Capitalismo di rapina
Saggistica
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Capitalismo di rapina
Tanto è ben raccontata, questa assurda vicenda dell’alta finanza, oggetto del volume “Capitalismo di rapina” (per intenderci quella che vide coinvolti Fiorani, Ricucci, Coppola and company), che alla fine si finisce per provare compassione per i piccoli uomini protagonisti delle grandi storie alla base della crisi economica. Che come bambini dinnanzi a un canestro di ciliegie, si sono lasciati sorprendere mentre, incapaci di smettere, seguitavano a ingoiarne, una dopo l’altra, tutto il contenuto. Trasformando l’amplesso con il denaro in un coito interrotto. Ma sono certo che le persone truffate dal “capitalismo di rapina” non leggeranno mai questo libro. Penseranno che sarebbe una fatica inutile e non alla propria altezza. Fossero stati in grado di comprendere i labirinti dell’alta finanza, allora non avrebbero perso i propri risparmi. Ma persone più intelligenti si sono prese gioco di loro….Questo penseranno. Se invece qualcuno di loro si accingesse a leggere il libro, si accorgerebbe immediatamente che capire come sono andate le cose non è poi così difficile. Non solo perché lucidamente raccontate da tre giornalisti di razza che non si sono voluti fermare a descrivere la superficie delle cose (il libro è firmato da Paolo Biondani, Mario Gerevini e Vittorio Malagutti ed è edito da Chiarelettere). Ma perché realmente non si tratta di operazioni così complicate, frutto dell’ingegno dei guru dell’alta finanza. Bensì della spregiudicata ambizione di un gruppo di rampanti rampolli che hanno reso pubblica la propria tragedia privata: un miscuglio di avidità e ignoranza. Riproponendo fin quando possibile uno schema ormai collaudato: far perdere la banca, far guadagnare il cliente e spartire con quest’ultimo i profitti da capogiro. Fa sorridere, eppure sono questi i ‘capitani coraggiosi’ la cui irresistibile ascesa entusiasmò l’allora presidente del Consiglio Massimo D’Alema che giunse, appunto, sino a definirli tali. Illuminanti a questo proposito alcuni passaggi del volume “Arrivati al potere anche i Ds tentano di ritagliarsi un loro spazio d’influenza nella sfera economica, ma sbagliano clamorosamente cavallo”. Questi personaggi “Esportano alla grande, commerciano con mezzo mondo senza saper una parola d’inglese. Si esprimono in uno slang italo-bresciano”. Emblematico il personaggio di Ricucci, talmente ignorante da non saper rispondere alla perfida domanda del pm che dopo averlo ascoltato illustrare per ore il suo progetto per Caorle, chiedeva dove si trovasse tale località. La risposta fu “A San Donà del Piave”. Il lettore del volume è dunque disorientato: qui manca tutto; le letture cosmopolite, l’intelligenza geniale e quella certa eleganza che da sempre distingue le classi dirigenti. Per dirla con la Arendt, qui si tocca con mano la banalità (e purtroppo anche una buona dose di stupidità) del male. Complici, va da sé, tutti coloro cui era affidata la responsabilità del controllo “Una stagista neolaureata vede e capisce tutto […] gli ispettori mandati da Bankitalia poco vedono e nulla capiscono. Loro monitorano”. In fondo dunque si legge questo libro per affrontare la banalità del presente con lo stile squisitamente ironico suggerito dai suoi autori.
di David Oddone