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Opinione inserita da emilio granata    30 Novembre, 2007

ora sei una stella

lo farò leggere ai miei 2 figli già all'altezza del nipotino ambrogio.

ne regalerò una copia a testa per natale a mio padre, mio fratello e mio cugino.

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Teresa Opinione inserita da Teresa    28 Novembre, 2007
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Il profumo

Difficile non restare colpiti e non provare compassione per questo personaggio emblematico, che per farsi amare arriva a gesti estremi, in un periodo storico in cui gli odori sono fortemente presenti, spesso in modo negativo.
Colpisce l'innocenza che in lui traspare nel commettere degli omicidi, solo per preservare la purezza di ragazze bellissime, trasformandola in aromi inebrianti.
Consiglio molto anche il film, che dopo tanti anni un regista - Tom Tykwer - ha avuto il coraggio di portare in scena, in cui recita anche un intramontabile Dustin Hoffman.

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Opinione inserita da Dalila    27 Novembre, 2007

LIBRO SENSAZIONALE, ECCETTO QUALCOSA

Un libro brutalmente reale. Una realtà ormai superata ma che ha influenzato la vita di milioni di coppie: la paura di non saper interpretare i segnali di un corpo sconosciuto. La paura di cedersi completamente all'altro. Il due protagonisti sono descritti da McEwan come due ragazzi intelligenti, sensibili che coronano il loro amore attraverso il matrimonio, fermandosi lì.. ma come si può evitare una critica.. come posso fare finta di aver letto con lo stesso entusiasmo il libro dopo una parte che mi ha assolutamente colpita. Come può una ragazza così intelligente come Florence uscirsene con un discorso come quella di pag. 127-128 (chi ha letto il libro mi capisce)??!! Io sono del tutto delusa dalla svolta di questo personaggio! Pur riconoscendo l'abilità dell'autore nel farmi vivere questo sentimento contrariato come se stessi assistendo ad una scena che si materializza davanti a me. Fuori luogo e davvero "scaduta" questa Florence.

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Opinione inserita da Luca    27 Novembre, 2007

Discreto

Quello di krakert mi sembra un giudizio troppo critico. Certo, non si tratta di un capolavoro della letterattura e io stesso non ne sono rimasto entusiasta (l'ho letto perchè mi è stato prestato e perchè si finisce in 50 minuti), ma... chi compra un libro di Moccia sa quello che di deve aspettare...

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Gialli, Thriller, Horror
 
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    26 Novembre, 2007
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Caccia al tesoro in corso di guerra

Questo romanzo è l’ideale continuazione del precedente Nero di maggio.

Infatti il teatro di scena è lo stesso (Firenze) e ritroviamo due personaggi di particolare spessore (il capitano dei Reali Carabinieri Bruno Arcieri, ora dei Servizi Segreti e aggregato agli alleati, e la sua fidanzata Elena Contini, ebrea nascosta per sfuggire alle deportazioni).

Cambia, tuttavia l’epoca: ora siamo nell’agosto del 1944 durante la battaglia per la liberazione di Firenze.

In Gori apprezzo molto la capacità di descrivere ambienti e situazioni con immediatezza, al punto che si ha l’impressione di assistere a una successione di immagini in movimento, proprio come in una pellicola cinematografica.

Avevo rilevato questa dote già in occasione della lettura di Nero di maggio, romanzo che mi ha notevolmente impressionato. Ebbene, ne Il passaggio, questa capacità si è ulteriormente evoluta, direi perfezionata e sembra proprio di vedere una città storica in pieno scontro bellico, direi che si avverte l’atmosfera tipica di morte e di paura in una serie di quadri di grande impatto emotivo.

La trama è imperniata intorno alla ricerca di un autentico tesoro, quel dipinto della battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci perso irrimediabilmente per la fretta di asciugare i colori. Sono in tanti e per diversi motivi impegnati in questa caccia, ricca di colpi di scena e di non pochi morti ammazzati, in una tensione che non viene mai meno dalla prima all’ultima pagina.

Certo che è naturale chiedersi come sia possibile sperare di trovare un dipinto su muro ormai irrimediabilmente perso, ma c’è una risposta logica e inconfutabile, pure nell’ambito della fantasia creativa dell’autore. Al riguardo non intendo rivelare nulla, perché mi sembra giusto che la ricerca in cui viene di fatto coinvolto anche il lettore non gli pregiudichi il piacere di esserne partecipe.

C’è un altro elemento, peraltro innovativo, rappresentato alla fine di ogni capitolo dalle riflessioni di un giovane fascista, un irretito da Pavolini, che dai tetti, in una sorta di delirio mistico e politico, spara agli alleati, ai partigiani e anche a ignoti cittadini. La sua lucida follia si inserisce come un tassello determinante nel mosaico degli eventi che riguardano la città e anche la caccia di cui ho detto.

In quella sorta di soliloquio si ritrovano tutte le caratteristiche di un regime irreale, retorico e sfrenato, in netto contrasto con le speranze di una nuova epoca, rappresentata dall’avvento degli alleati e dei partigiani. Eppure anche questo cecchino non è lì per caso e nell’epilogo dell’intricata vicenda sarà determinante.

Trecentoquarantasei pagine non sono poche, ma assicuro che si leggono quasi d’un fiato, a dimostrazione della valenza di questo romanzo, per certi versi migliore del già eccellente Nero di maggio.

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Nero di maggio, di Leonardo Gori
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Romanzi storici
 
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enrico78 Opinione inserita da enrico78    25 Novembre, 2007
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Splendido romanzo storico

Non sono un grande appassionato di romanzi storici, anzi. E confesso di aver letto Il sangue degli innocenti solamente perchè mi è stato regalato da un amico che me ne aveva già parlato in modo entusiasta. Bene, devo ricredermi. Si tratta di un grande libro, ben scritto, coinvolgente, appassionante fino alla fine. Possiede la capacità non solo di far vivere la storia, ma anche di far riflettere su come si rifletta sul presente. Consigliato a tutti i lettori.

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enrico78 Opinione inserita da enrico78    25 Novembre, 2007
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Grisham delude

Il professionista è sicuramente il peggior romanzo di Grisham. L'ambientazione in Italia, nella provincia parmense, poteva essere piacevole, ma veramente si tratta di un trionfo di luoghi comuni che rende l'intero romanzo deludente. Alcune descrizioni della provincia italiana e del mondo dello sport dilettantistico sono piacevoli, ma vengono appunto rovinate da tante frasi fatte... è proprio quello che ci si aspetterebbe da un americando medio che parla della vita in Italia. Da Grisham era lecito attendersi qualcosa di più profondo.

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krakert Opinione inserita da krakert    25 Novembre, 2007
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Il peggio della letteratura

Ecco un ottimo esempio di come la letteratura diventi orrore quando segue solamente le logiche commerciali. Classico caso di un autore che ha venduto tanto e che quindi viene invitato a scrivere qualsiasi porcheria perchè comunque si venderà. Un racconto imbarazzante, pieno di luoghi comuni, adatto a pubblico di Maria de Filippi.

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Racconti di viaggio
 
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Opinione inserita da Federico di Milano    25 Novembre, 2007

Racconti di montagna

Una raccolta di racconti dedicata agli appassionati della vita di montagna: non da intendersi alpinisti, ma persone che amano lo scenario naturale che si apre ad alta quota e che si riflette sullo stato d'animo di tutti noi. Alcuni racconti mi hanno deluso, ma sono comunque soddisfatto dell'acquisto perchè la sola storia narrata Nabokov vale la lettura del libro.

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Storia e biografie
 
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Opinione inserita da Federico di Milano    25 Novembre, 2007

Milano

Un interessante libro dedicato alla città di Milano. Ben scritto, il libro racconta la storia degli ultimi secoli di questa città offrendo spunti interessanti e buoni approfondimenti. Sicuramente però, da milanese, mi sento di consigliarlo solo ai miei concittadini o a chi è particolarmente interessato alla nostra città perchè altrimenti la lettura potrebbe risultare noiosa.

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Racconti
 
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    23 Novembre, 2007
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Un risorgimento non retorico

Non è facile per uno scrittore che va controcorrente ritagliarsi una collocazione nell’olimpo letterario e ancor di più lo è stato per Luciano Bianciardi, con quella visione critica, frutto dello spirito anarchico, con la quale osservava il mondo circostante.

Amava il Risorgimento, ma non quello falso e retorico che ancor oggi si insegna nelle scuole, ma la parte più scomoda di questo, cioè quella garibaldina, mazziniana e rivoluzionaria.

Questo gioiellino, che ho appena terminato di leggere, ne è un chiaro esempio ed è costituito da due racconti lunghi che hanno come tematica, rispettivamente, le cinque giornate di Milano e la spedizione dei mille.

Concepiti come un sogno, giacché ovviamente gli eventi non furono vissuti dall’autore, mescola sapientemente elementi dell’epoca ad altri più attuali, con una vena ironica che non potrà che stupire.

Sì, perché nel raccontare del passato, descrive anche il presente, che non può accettare, circostanza questa che l’ha sempre reso inviso al potere.

Scrive, a proposito delle cinque giornate di Milano “In questi cinque giorni di disordine ha regnato in città un ordine nuovo, spontaneo, entusiastico. Basti pensare che non è stato segnalato un solo caso di furto. Milano stava vivendo un clima morale del tutto nuovo. I ladri han ricominciato a rubare non appena è stato ristabilito il rispetto della proprietà".

Il concetto è tanto più evidente quando osserva che, cacciati gli austriaci, le istituzioni ripreso sovrane, con una progressiva disaffezione dei milanesi, che al ritorno di Radetsky ne furono contenti, tanto più che questi non fece rappresaglie, limitandosi intelligentemente a sanzionare grosse ammende ai più facoltosi, circostanza che indusse il popolo a credere che fosse ripristinata un po’ di quella giustizia ed eguaglianza che era stata presente solo durante le cinque giornate, cioè fino a quando era durata la rivoluzione.

Bianciardi non nasconde una spiccata simpatia per Garibaldi, visto come un’idealista e fautore della rivoluzione permanente, e nello scrivere della spedizione dei mille fa emergere chiaro il suo disprezzo per la dinastia sabauda, già approcciato nel racconto delle cinque giornate, con una descrizione di Carlo Alberto e dell’entourage piemontese del tutto impietosa.

Ripercorriamo così le storiche vittorie dell’eroe dei due mondi, da Calatafimi al Volturno, su cui aleggia però sempre l’ombra sinistra dei Savoia.

E, anzi, in occasione dell’incontro di Teano, procede ad un’acuta osservazione, ribaltando tutta la storiografia ufficiale e trovando una logica spiegazione non solo dell’attuale arretratezza economica del meridione, ma anche della sfiducia di questo nelle istituzioni.

Tengo a precisare, peraltro, che in questo non dice nulla di nuovo di quanto già gli storici non allineati non sappiano, ma è come lo dice, evidenziando la stortura secondo la quale il Regno delle Due Sicilie, più progredito rispetto al Piemonte, in breve tempo si vide depauperato, burocratizzato e, diciamo pure la verità, schiavizzato. Ai meridionali non restò che la ribellione, fatta passare per brigantaggio, e che scatenò una repressione generalizzata, in pratica un vero e proprio genocidio.

E’ un libro che si legge con immenso piacere, che fa meditare e che consacra, qualora ancora qualcuno avesse dei dubbi, la grandezza letteraria e umana di Luciano Bianciardi.

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Opinione inserita da filippo    23 Novembre, 2007

masada

ancora una volta la siliato non delude,un romanzo storico che suscita molte emozioni

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Romanzi
 
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enrico78 Opinione inserita da enrico78    22 Novembre, 2007
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Consigliato

Ho letto tutte le opere di Roth disponibili in italiano. Questo romanzo è nuovo per il nostro mercato, ma è stato scritto parecchi anni fa, nel periodo a mio avviso migliore dello scrittore statunitense. Sin dall'inizio il libro mi ha convinto, il ricordo della scoperta della vera natura della malattia del padre è molto toccante. A mio avviso è il migliore romanzo di Philip Roth, a pari merito con L'animale morente. Lo stile al solito non è proprio fluido, ma nemmeno pesante come ad esempio in Pastorale Americana. Da leggere.

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Everyman e L'animale morente dello stesso autore
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Gialli, Thriller, Horror
 
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Opinione inserita da annamaria naso    22 Novembre, 2007

”La briscola in cinque”

Da Settembre è nelle librerie il romanzo ”La briscola in cinque”, opera prima del giovane autore pisano Marco Malvali (edito da Sellerio, pag.161, euro 10,00).

Una ragazzina viene ritrovata uccisa alle prime ore dell’alba in un cassonetto della spazzatura. Sullo sfondo della provincia toscana si avviano le indagini : si cercano indizi, si formulano ipotesi sino alla scoperta finale del colpevole, secondo il procedere consueto del romanzo giallo.

La narrazione si sviluppa con un ritmo regolare, spesso molto coinvolgente grazie anche al linguaggio utilizzato, a tratti vicino al parlato toscano con le particolari espressioni della lingua orale e la presenza di termini popolari, di esclamazioni tipiche.

Nella riuscita contaminazione fra italiano e dialetto, consiste l’originalità del testo, e la lingua dunque diviene per l’autore mezzo per comunicare, per delineare una realtà e disegnare i personaggi che sino alle ultime pagine “discorrono con noi, ci consigliano e si legano a noi con una sorta di famigliarità attiva e penetrante” .

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Racconti
 
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Eloisa Opinione inserita da Eloisa    22 Novembre, 2007
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Non la migliore Alice Munro

Attendevo con ansia questa nuova raccolta di racconti di Alice Munro, che ha spesso scritto libri che mi hanno entusiasmato. Ho sempre trovato i suoi racconti di ottimo livello per la capacità di ricreare un'intera vita in poche pagine. Questa volta però l'autrice ha dato uno stampo autobiografico ai racconti, ed il risultato mi ha deluso, manca la sopracitata capacità di colpire il lettore in poche pagine. Rispetto ai suoi precedenti libri si tratta di una delusione. Per chi invece non ha mai letto niente della Munro, anche questa opera potrebbe andare bene.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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luiggino Opinione inserita da luiggino    22 Novembre, 2007
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Ha rapito anche me...

Wow!!!

Bellissimo!! Lo scrittore è riuscito a rapire anche me! Aiutooooo!!!

Non riuscivo più a scollare gli occhi dalle pagine! Volevo sapere... Volevo vedere, avrei voluto aiutare anche i poveri sventurati a salvarsi.

Meglio di un film, anzi lo proporrei a qualche regista, come trama per un prossimo Film.

La storia è molto scorrevole, e piacevole... bhè, oddio, non che siano piacevoli le torture o tutte le atrocità bizzarre che il 50/50 killer praticherà... però è stato piacevole leggerlo.

Mi sembrava di esser al cinema!

Lo scrittore è riuscito a descrivere, scene, suoni, sapori, con una dovizia di particolari, che, sembrava a anche a me, d'esser un personaggio del libro.

Per chi ama il genere è un libro da non perdere assolutamente!

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Romanzi
 
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pedrojuan Opinione inserita da pedrojuan    21 Novembre, 2007
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Capolavoro

Un vero e proprio capolavoro. In poche pagine un condensato della migliore letteratura russa. La Némirovsky è una scrittrice imperdibile, una delle migliori scoperte degli ultimi anni.

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per chi ama la letteratura russa
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Fantasy
 
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pedrojuan Opinione inserita da pedrojuan    21 Novembre, 2007
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Saga infinita

L'ombra della profezia è un capolavoro del genere fantasy. Come negli altri libri scritti dall'autore, stile e interesse suscitato dai contenuti sono a livelli altissimi. L'unico problema è che il libro riprende personaggi e situazioni delle uscite precedenti. Inoltre la storia non si conlude, restano in sospeso numerosi interrogativi per cui si dovrà attendere mesi per conoscerne il seguito. Peccato che allora sarà difficile ricordarsi quanto successo in questo libro...

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Gli altri capitolo dell'infinita saga scritta da George Martin
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Romanzi
 
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Opinione inserita da Paola R.    21 Novembre, 2007

Da tempo un romanzo non mi sorprendeva così

Da tempo un romanzo non mi sorprendeva così: abituata a trame contorte per stupire e catturare, o di contro monologhi intimistici così carichi di emozioni da rendere faticosa la lettura anche di una sola pagina, prendo in mano questo libro con approccio diffidente. L'ho appena comprato, io compulsiva da libreria scelto per una "quarta " tranchant, essenziale. Incomincio a entrare nel mondo dei due che credo essere i protagonisti del libro: lui stronzo e egocentrico, lei intelligente ma , perchè innamorata, a mio modo di vedere fessa. Poi ... poi scopro che il lui è meno stronzo di quanto immaginassi e la lei non obnubilata dall'amore ma più intelligente di quanto credessi. Fin qui un sospiro per non aver buttato via i soldi.

Continuo. E senza apparente motivo, Grandelis mi proietta in un'altra realtà, dico solo diversa per non svelare troppo di quel che DOVETE leggere, più dura.

Dove mi vuole portare? Storia diversa, situazioni diverse... mi sento smarrita. Ma entro sempre più nel libro. E poi la sorpresa, e credetemi uso questo termine nella più stretta accezione etimologica! Non vado oltre, per non dire troppo e tradirmi, quando vorrei raccontarvelo tutto d'un fiato. Un esordio sorprendente per un romanzo che sorprende. L'unico appunto è che lo si trova solo da Feltrinelli il che mi fa pensare che tanti librai neanche sanno dell'uscita di questo bel libro.

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Ian Mc Ewan, Sandro Veronesi e Hosseini
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Romanzi
 
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Cuba68 Opinione inserita da Cuba68    21 Novembre, 2007
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Originale e coinvolgente

Molto bello l'ultimo romanzo di Vincenzo Cerami. La storia è originale e coinvolgente: una giovane donna che esce dal coma non ricorda il suo passato e lentamente lo ricostruisce. Questo permette al libro di coinvolgere in ogni pagina il lettore, in quanto la curiosità non cessa fino al raggiungimento dell'ultima pagina. Consigliato.

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Un borghese piccolo piccolo
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Opinione inserita da Giulia    21 Novembre, 2007

Mondo senza fine

Il Mondo senza fine non è alla sublime altezza de I pilastri della terra. Ho fatto fatica a terminare il libro, perché non ho provato la magia che mi ha incatenata molti anni fa alla lettura del precedente 'capolavoro'.

In questo nuovo libro di Follett non c'è lo spessore della descrizione psicologica dei personaggi; non c'è la potenza delle meravigliose descrizioni d'amore, dei drammi di Tom il costruttore e di altri personaggi, della rabbia e del disgusto provati di fronte alla crudeltà di alcuni personaggi. Insomma non è un libro coinvolgente, e non che debba esserlo per forza, ma la continuazione de I pilastri della terra è una vera delusione.

Gli anglosassoni sembrano avere una vera e propria ossessione per i seguiti sia di film sia di libri di successo, ma non hanno ancora imparato che nella maggior parte delle volte questi si rivelano dei grandi fallimenti che fanno perdere credito agli autori/registi stessi. Un grande violinista, compositore, esecutore e direttore d'orchestra italiano, durante un’esibizione di fronte al re Carlo Felice, negò di eseguire il bis dicendo: “Paganini non ripete”.

Questa non è altezzosità, ma sensibilità di capire che un momento di prodigioso incanto non può essere riprodotto nel medesimo modo.

Leggetelo ma non aspettatevi nulla di particolare. Non fate riferimento a "I pilastri della terra".

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Il nome della rosa; il pendolo di Foucault; La regina Margot; Lucrezia Borgia (di Maria Bellonci)
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Romanzi
 
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Opinione inserita da Nina    20 Novembre, 2007

La sovrana lettrice

Bennett, impalpabile e arguto come sempre, non delude mai. La regina Elisabetta, all'improvviso e per caso, si scopre lettrice. Accanto agli sconvolgimenti che questo insolito interesse sembra causare a quanti gravitano attorno alla sovrana; accanto al sorriso con cui l'autore guarda all'intera struttura monarchica; accanto all'apologia della lettura di per se stessa, quella che emerge come idea di fondo è che la passione ti può spingere al di là di qualsiasi limite, ti può far fare cose che mai immagineresti possibili. Passione come causa scatenante, sembra suggerire Bennett, per infrangere barriere. Che poi si tratti della lettura piuttosto che di qualcos'altro, questo non conta.

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Religione e spiritualità
 
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Opinione inserita da Marco    20 Novembre, 2007

Peggio di così

Credo che le posizioni del papa e di alcuni cardinali abbiano scatenato tutta una serie di personaggi minori. La sciuretta in questione è la moglie del grande (?) sociologo Alberoni, che sul Corriere della Sera si presenta con banalità assortite il lunedì. Lei ha chiesto alla casa editrice Rizzoli-Corriere della Sera (notate l'assonanza) di pubblicarle un libro delirante, talmente pieno di inesattezze e insulti agli evoluzionisti (e in articolare al filosofo Telmo Pievani, chissà perché) da rendere la lettura imbarazzante. Sconsigliato a tutti, ma proprio tutti. Persino al papa.

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Racconti
 
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Opinione inserita da Diego Roma    20 Novembre, 2007

La parola come rito

Chiudere la copertina di questo libricino edito da Adelphi, è come serrare la persiana di una finestra dopo aver spiato da dietro le imposte. I racconti sono dieci come i comandamenti a cui fanno riferimento. Ma mai l'idea del sacro è stata più lontana dalle vite di questi personaggi, per la gran parte giovani, tutti irrimediabilmente impantanati in un'esistenza vuota, violata, (de)sacrificata e preda di ritualità assurde.

Il proverbiale "sole di Napoli" non appartiene al microcosmo di Longhi. E in genere la vena descrittiva è scarna, se non assente, soprattutto perché ogni racconto è una vita, rigorosamente narrata in prima persona. E dunque tutto è conficcato nei monologhi, nei dialoghi secchi di un dialetto cantilenante, reso egregiamente, ma che i personaggi svuotano di ogni funzione comunicativa usandolo come fosse l'esecuzione di un rito.

In "Dieci" c'è chi la vita la rimpiange perché ormai è andata, e chi l'ha già bruciata prima di viverla. Un libro duro e leggero a un tempo: un libro napoletano.

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Religione e spiritualità
 
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2.8
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knut Opinione inserita da knut    19 Novembre, 2007
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Libro reazionario

Un libro reazionario da vietare ai minori. Un attacco sconcertante alla teoria dell'evoluzionismo, degna degli ambienti neoconservatori in auge negli USA. L'autore chiude gli occhi su tutte le prove scientifiche che hanno reso certa e non dubitabile la teoria di Darwin, e si limita a filosofeggiare. Si salva lo stile, ma questo libro è davvero sconcertante.

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elenafirenze Opinione inserita da elenafirenze    19 Novembre, 2007
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La luce di Orione

Dopo una lunga attesa torna l'inquisitore Eymerich, ideato brillantemente dallo scrittore Valerio Evangelisti. Ho letto tutti i libri della saga e questo a mio giudizio è il migliore. Lo stile è migliorato, la storia più coinvolgente che mai. Un libro di oltre 300 pagine ma che si legge in pochissimo tempo perchè è impossibile riuscire a rimandare il seguito quando si inizia. Davvero complimenti all'autore!

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La saga dell'inquisitore Eymerich
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elenafirenze Opinione inserita da elenafirenze    19 Novembre, 2007
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Stefano Benni

Una nuova opera di grande livello per Stefano Benni. La grammatica di Dio è una raccolta di racconti scritti con grande maestria. Le storie sono leggibili con facilità e catturano l'attenzione all'istante. I personaggi ben scelti, caratterizzati con ironia sempre efficace dall'autore. Un libro che consiglio a tutti gli amanti della letteratura.

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Gli altri libri di Stefano Benni
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Scienze umane
 
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Opinione inserita da luca76    18 Novembre, 2007

Toghe rotte

Un libro perfetto per capire la gravità della situazione in cui si trova la giustizia italiana. Non una denuncia demagogica ma la fedele rappresentazione dei fatti riportata da un operatore della giustizia, senza vittimismo ma con spietata lucidità. Uno dei migliori saggi per capire un lato inquietante della società italiana.

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Opinione inserita da giada    17 Novembre, 2007

saporito!

la cosa bellissima e speciale di Margherita Oggero è che i suoi non sono SOLO dei gialli, nè SOLO dei libri femminili, nè SOLO dei romanzi pieni di poesia e di introspezione... sono delle opere ricche, in cui entra un pezzo di mondo vero e non di plastica, che ogni volta porta con sé tutti i suoi sapori e odori...

in quest'epoca de-odorata e tutta di plastica qui c'è tanto sapore. e adrenalina. e emozione.

Grazie Margherita, ti aspettiamo ancora!

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i tre romanzi precedenti
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Politica e attualità
 
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Cuba68 Opinione inserita da Cuba68    17 Novembre, 2007
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Il lato oscuro della CIA

Un saggio ben scritto e molto interessante, che fa luce sugli abusi compiuti dagli americani in territorio europeo, con i rapimenti di presunti terroristi. Fava è parlamentare europeo ed ha seguito in prima persona la ricostruzione della vicenda. Una denuncia inquietante, che dimostra come ancora oggi molti paesi europei siano succubi degli usa, ovvero siano stati a sovranità limitata.

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Cuba68 Opinione inserita da Cuba68    17 Novembre, 2007
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Deludente

Questo nuovo romanzo di Margherita Oggero mi ha deluso. Non è all'altezza delle precedenti opere della brava Oggero in cui era presente la stessa protagonista, la "profia" Camilla Baudino. Interessante e coraggioso il tema trattato, quello del mondo della prostituzione, e buono lo stile (essenziale e pulito), ma mancano i colpi di scena e soprattutto l'ironia presente nei precedenti capitoli.

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Opinione inserita da jaime    16 Novembre, 2007

le pagine più potenti che abbia mai letto

è la prima volta che mi capita di chiudere un libro, dopo aver letto le ultime righe, e di provare un senso di totale perdita, un lutto profondo nell'abbandonare Aue di cui avrei voluto continuare a leggere, leggere, leggere. Per me è un capolavoro assoluto. Aue uno dei personaggi più straordinari cui un autore abbia saputo dar vita. Il libro contiene, a mio avviso, le riflessioni più dolorose, crude e spietatamente sincere che qualcuno abbia avuto il coraggio di scrivere sull'uomo e su uno dei momenti più bui, purtroppo non il solo, della nostra storia recente. Grande scrittore, uno stile sapiente, pagine che grondano carisma e cultura. Si è capito che mi è piaciuto? sono certa che leggerò qualsiasi cosa il signor Littell avrà la generosità di voler condividere con noi

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a chi vuole capire l'"umano" con coraggio e senza ipocrisie
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Opinione inserita da lettore anonimo    16 Novembre, 2007

romanzo horror

Un libro orribile, dove tutto il dolore è per Aue, per gli altri, russi, ebrei come una fotrografia sbiadita. La tremenda spettacolarità delle esecuzioni di massa, salvo qualche sprazzo (Ivan, ebreo, interessante per Aue principalmemte perchè sa suonare bene), tutt'al più motivo di discussioni infinite, e dotte (Heidregger, Kant ecc.)che si concludono nel broccardo: quel che va fatto, va fatto, per il resto ognuno se la cavi come può. Coprofilo, incestuoso, pederasta: un intero e lungo capitolo. in cui si dispieganmo tutte le vaiazioni possibili, tra immaginario ed atti. A parte il grottesco morso al nasone di Hitler, anche nella conclusione il fine, il dotto, il diligente dott. Aue si rivela per quello che è: un figlio di puttana che, per salvarsi, con natutalezza e senza premeditazione assassina qujello che sembrava essere stato il suo unico amico. Da leggere. Tra i romanzi dell'horror.

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Opinione inserita da manuela    16 Novembre, 2007

L'innocente

Non ho mai amato D'Annunzio, l'ho sempre trovato pesantino... Anche il famoso Il Piacere non mi è mai piaciuto tanto... ma L'Innocente è un capolavoro. Mi ha scossa profondamente. Spaccato borghese, amore, sentimento, passione, dolore e tanti tanti aspetti psicologici che fanno riflettere... Per me resta e sarà sempre un libro indimenticabile.

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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    15 Novembre, 2007
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La vita è una scommessa

“Scommetto che nessuno ci riesce a fare questo.

Scommetto che se ho sete resisto senza bere. Scommetto che se ho mal di pancia non lo dico a nessuno.”



Terzo romanzo di Remo Bassini, Lo scommettitore non è solo il racconto di un’Italia provinciale, dove meschinità e sozzerie si elevano all’ennesima potenza nel torbido mondo della politica, ma è anche una storia di ben più ampio respiro e significato.

La trama indubbiamente avvince per i richiami a una realtà che abbiamo sempre sotto gli occhi, per quegli scandali così ripetuti da non apparire con il tempo più tali, e il tutto con il ritmo di un giallo, privo tuttavia degli immancabili omicidi, in un susseguirsi di eventi a incastro, fra passato e presente, di indubbia efficacia.

Se fosse solo questo, sarebbe già un buon romanzo, uno dei tanti che si leggono, che divertono, ma che poi metti in biblioteca, abbandonati in un angolo. E invece no, Lo scommettitore, è qualche cosa di più che un semplice reportage, pur ben scritto.

Bassini sembra volerci dire che in fondo la vita è tutta una scommessa, dalla nascita fino alla morte.

Prendiamo la figura del protagonista che, smessi i panni dell’investigatore dedito, ovviamente contro compenso, a partecipare attivamente alle campagne elettorali, facendo di fatto eleggere l’uno o l’altro candidato, vuole guardare dentro se stesso e arriva al punto di provare a vivere da povero, arrangiandosi fra mille difficoltà; finisce così con l’acquisire gradualmente la simpatia del lettore, specie con quel suo desiderio di riscatto che lo porta, con i mezzi meschini sempre in precedenza utilizzati, a combattere la corruzione solo per amore, per quel sentimento che prima non riusciva a provare.

Scommette pure il direttore di giornale Cardoni, una vecchia volpe rispolverata per necessità e che si lascia avvincere dal gioco avviato dallo Scommettitore, grazie al quale una generale aria di pulizia spazzerà via un torbido ambiente di intrallazzi e di veleni.

Insomma, scommettono tutti, ma soprattutto due personaggi, che la mano di Bassini ha saputo ricamare con straordinaria abilità e tenerezza: Ornella e il figlio, due vinti, lei non più giovane, reduce da uno sfortunato matrimonio, in disagiate condizioni economiche; lui, ancora un ragazzo, ma che soffre di epilessia.

Scommettono entrambi con la vita, affrontandola con dignità, nonostante tutto.

E alla fine della lettura di questo bellissimo romanzo, mi sono trovato a scommettere pure io:

Vuoi vedere che anche il prossimo libro di Bassini sarà un successo?

Glielo auguro di tutto cuore, perché se lo merita.

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Romanzi
 
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    14 Novembre, 2007
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Le vite sono come i sassi

"In fondo ogni uomo è una pietra, a suo modo. Ogni vita lo è. Le vite sono come i sassi, rotolano una accanto all’altra, cozzano, si rompono in frammenti; e i frammenti si scontrano con altri frammenti… Ogni vita è ricordo e possibilità di un’altra vita. Una vita può raccontare altre vite, o esserne il riassunto. Riassunto di un’identità, dove si capisce cosa porta qualcuno alle proprie scelte, cosa le comanda, se davvero esiste un libero arbitrio al di là del vortice dove ogni giorno ruotiamo di moto proprio, sulla spinta di altri moti che ci hanno toccato prima, che ci toccheranno…"



Spesso si considerano i noir romanzi di pura evasione, ma mai si pensa di associarli ad altri non di genere e che per qualità rientrano di diritto nella buona letteratura.

Penso che questa omissione dipenda dal fatto che la trama è spesso, per non dire quasi sempre, l’elemento essenziale dell’opera, mentre altri aspetti, comunque importanti, sono meno curati, quando addirittura trascurati.

Non è così per I sassi, di Sacha Naspini, che non voglio considerare un semplice noir, pur essendo presenti tutte le caratteristiche di questo genere, in una storia complessa che se parte lentamente poi accelera gradualmente al punto da tenere letteralmente incollato il lettore. E del resto della vicenda non intendo parlare, di questa storia narrata in epoche alternate e con una conclusione degna di un maestro della penna.

Quello che invece mi preme evidenziare è l’aspetto letterario dell’opera, perché c’è qualità, e non poca, nelle 149 pagine di questo romanzo, aspetto tanto più rilevante ove si consideri la giovane età dell’autore, nato nel 1976. Alla base c’è una formazione culturale di tutto rispetto che consente di esprimere concetti non facili con apparente semplicità e mi riferisco in particolare alla figura complessa della protagonista, intorno alla quale è poi costruito l’intero canovaccio. Infatti ci sono alcune pagine che definirei prioritarie per l’opera e sono quelle in cui lei parla di se stessa al suo interlocutore, per il momento sconosciuto, e nelle quali si delinea sapientemente la sua personalità di bimba adottata che sa di non essere la figlia naturale dei genitori legittimi. Questo stato di appartenenza e di non appartenenza alla famiglia che la ospita, la sua proiezione del senso di solitudine sono pagine di autentica elevata letteratura. L’autore ben sapeva che quella parte del libro era determinante per reggere tutta l’impalcatura della vicenda, una sorta di fondamenta, e infatti non ha risparmiato negli elementi di sostegno, con una caratterizzazione di pregevolissima fattura.

Mi corre anche l’obbligo di evidenziare come l’atmosfera sia stata oggetto di attento studio e che i risultati al riguardo raggiungano livelli di eccellenza, nonostante le evidenti difficoltà di trattare di epoche diverse, di più luoghi e di situazioni, che, pur concatenate, trovano giustificazione in quanto accaduto anni prima.

La vicenda, come ho già detto, è complessa, la protagonista e anche altri personaggi sono complessi, perché in fondo un essere umano è l’unione di tanti elementi, di qualità e di difetti, di atteggiamenti e di intimi convincimenti. In questo senso Naspini ha delineato delle figure vive, reali, che animano, quasi autonomamente dal suo creatore, l’intera trama. Questa quasi assenza dell’autore, che riesce a essere presente senza che ci si accorga, unita alla capacità di fornire indicazioni non elaborate degli ambienti e delle situazioni consente al lettore di avere una visione propria, di sviluppare la sua creatività, facendolo diventare partecipe. Non è un caso, infatti, se la lettura delle prime pagine, essenziali propedeuticamente, è stata lenta, ma poi è tale il senso di progressiva attenzione, quasi una crescente e ossessiva necessità di conoscere, di scoprire, che il testo viene quasi divorato. Non si riesce insomma a staccare gli occhi dal libro, con una fretta e un’ansia di arrivare in fondo, a quella pagina 149 che, girata, e bianca sul retro, ci fa provare il rammarico di essere giunti al termine.

Allora interviene una pausa di riflessione e ci si ricorda che c’è ancora qualche cosa da leggere, quella prefazione spesso trascurata e che nel caso specifico porta la firma di Walter Serra. Si tratta solo di una paginetta più qualche riga, dove si trova conferma delle sensazioni e delle emozioni, ancora vive e forti, provate durante la lettura del romanzo. Non c’è un moto di delusione, ma si è contenti di trovare conferma, in altra persona, del giudizio ampiamente positivo. Non è finita, però, perché nel foglio successivo è riportata una frase di Daniele Boccardi che dà tutto il senso all’opera, qualora non fosse stata compresa nella sua globalità:



Un bambino non è mai tutto suo padre.

Anche questo è un passo avanti (Genetica).



Leggete questo romanzo e capirete anche perché questa frase non è stata messa lì a caso, tanto per giustificare una pagina in più.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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Opinione inserita da Eleonora Verona    14 Novembre, 2007

Un buon thriller

L'ultimo copione di John Pellam di Jeffery Deaver è un buon thriller, non il migliore che abbia letto, ma sicuramente costituisce una lettura coinvolgente. Lo stile è semplice, molti sono i dialoghi "della strada", con parolacce, slang tipico newyorkese e frasi in spagnolo. Uno stile adatto al tipo di libro. Molto bello il finale a sorpresa, che non racconto per non rovinare la lettura a nessuno:-)

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Racconti
 
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enrico78 Opinione inserita da enrico78    14 Novembre, 2007
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Uno spaccato di Napoli

Ho letto con curiosità questi dieci racconti di Andrej Longo ambientati nel capoluogo campano. Si tratta di storie molto dure, tristi, tremendamente efficaci nel trasmettere la sensazione di una società che non funziona. Ho assegnato un voto basso solo allo stile a causa delle troppe parole dialettali presenti nel testo.

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Romanzi
 
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Opinione inserita da Paolo    14 Novembre, 2007

Chesil Beach

Un romanzo di grande livello, ma anche un libro molto triste e malinconico. Ian McEwan è un maestro nella analisi delle emozioni. Ogni pagina di questa stupenda opera mi ha dato la potente sensazione di vivere nella pelle dei tue principali protagonisti del romanzo, Edward e Florence, appena sposati quando la storia inizia. Quando si innamorano, nutrono le proprie ambizioni, si sentono felici, mi hanno trasmesso le loro sensazioni. Ma quando la felicità se ne va, la sofferenza è intollerabile, anche perchè l'autore non ci lascia mai dimenticare i bei momenti andati persi.

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Romanzi
 
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Opinione inserita da marcello    13 Novembre, 2007

cocktail all'italiana anzi alla napoletana

L'autore ha preso un pò da woody allen, un pò da bret easton ellis, ha aggiunto una spruzzatina di immancabile camorra e ha confezionato un libro piacione...se questi sono i nuovi scrittori italiani...aridatece De Crescenzo

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Politica e attualità
 
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Opinione inserita da gianni palermo    13 Novembre, 2007

Rampini

Un saggio interessante sull'India, scritto con il solito ottimo stile di Rampini, l'inviato di Repubblica in Asia. Il livello di approfondimento è un po' scarso, l'autore usa alcuni esempi specifici per analizzare i temi principali dell'economia e della società indiana, ma mancano ricerche dettagliate. Consigliato a chi vuole farsi un'idea sulla crescita dell'India, chi è già esperto del tema deve rivolgersi ad altri testi.

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Consigliato a chi ha letto...
I saggi o gli articoli/reportage su Repubblica di Rampini
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Opinione inserita da Manuela    12 Novembre, 2007

La camera viola

La prima volta l'ho letto tutto d'un fiato, in una notte, catturata dalla scrittura pulita e scorrevole, innamorandomi del protagonista maschile (sarà il mio istinto di crocerossina!) Poi l'ho riletto e certe pagine, soprattutto nella seconda parte, mi hanno fatto riflettere parecchio, a volte con amarezza, anche se alla fine un filo di speranza forse c'è. Un libro sincero.

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Consigliato a chi ha letto...
"La forza del passato" di Sandro Veronesi ma anche Richard Ford e "Da dove sto chiamando" di Carver.
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Romanzi
 
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luiggino Opinione inserita da luiggino    12 Novembre, 2007
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Sensazionale!

Ho scoperto questo scrittore leggendo un romanzo di uno scrittore italiano, Lorenzo Licalzi e... sono stato rapito!

Ho trovato nel suo modo di scrivere tutta la sensualità che i libri, spesso, non riescono a sprigionare. La rudezza nell'esprimere un atto d'amore, la cruda realtà della passione, del fuoco che divora. L'imperfezione dei personaggi. La loro umanità. E Murakami, non a caso, incarna in pieno il narratore ideale. Il romanzo è una storia d'amore. Una storia di folle determinazione; "amare a tutti i costi". Tradendo, impazzendo, soffrendo, combattendo. La morte, è vera protagonista della storia, che aleggia sopra ogni personaggio. Il ricordo di qualcosa perso per sempre e la perdita, sempre più densa, di ciò che si crede di possedere.

Questo libro merita di essere letto nella vita. Perchè mai nessuno, come Murakami, è riuscito ad imprimere in fatti quotidiani, condannabili e deplorevoli, il segno indelebile del sentimento più puro, e più indecente. Quello che unisce due esseri umani per sempre.

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"Non So" di Lorenzo Licalzi
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Romanzi
 
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Opinione inserita da enrico    11 Novembre, 2007

Coelho il santone

E' veramente triste vedere le ultime pubblicazioni di Coelho. Dopo aver raggiunto il successo con i romanzi, ormai vengono pubblicate riflessioni e miserie di ogni genere, purchè contengano il suo nome come autore. Lo stesso libro pubblicato con altro nome sarebbe ricordato come uno dei peggiori esempi nella letteratura mondiale. Da evitare.

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Consigliato solo a chi appartiene alla setta dei coelhiani
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Romanzi
 
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knut Opinione inserita da knut    09 Novembre, 2007
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Macabro

Avevo grandi aspettative su questo romanzo di esordio di Jonny Glynn. Devo dire che dalle presentazioni che avevo letto sulla stampa credevo si trattasse di un libro sul tema del suicidio e che quindi fossero presenti riflessioni filosofiche profonde... in realtà si tratta del racconto di come un uomo, impazzito e disperato per aver perso una figlia per mano di un omicida, decide di compiere ogni follia prima di togliersi la vita. Le riflessioni sono ben poche, il romanzo racconta con particolari spesso macabri e fin troppo realistici scende di omicidi e violenze. Originale, ma direi soprattutto che si tratta di una grande occasione mancata.

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Storia e biografie
 
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Opinione inserita da Andrea    07 Novembre, 2007

la memoria non ha guardiani, nemmeno Pansa.

Pansa scrive bene. E' capace ed è preparato. Sa quel che dice, legge, ed è informato sul dibattito storiografico contemporaneo. Però non riesce a mettere tutte queste cose insieme (e può anche darsi che questo in fondo non sia un difetto).

La cosa però che colpisce nei suoi ultimi libri, rispetto ai quali non penso affatto che ci sia un complotto contro la resistenza (e non credo ce ne siano neppure ai suoi danni)è il tono e l'atteggiamento assolutamente autistico del discorso. Pansa legge tanto, spesso colpisce anche nel segno, ma non sembra riuscire ad uscire da una lettura su se stesso. E questo libro, rispetto ai precedenti, davvero assume l'aspetto di esplosione dell'IO. Penso che avrebbe usato gli stessi toni per sostenere che con il cacciucco si deve bere grappa e non vino perché così la pensa lui.

Questo lo stile. I contenuti sono, oggettivamente, quelli di un libro "revisionista" alla De Felice (quindi per Pansa non credo sia un'offesa). Purtroppo, in alcuni punti usa l'arma dei negazionisti (alla Mattogno per intenderci ). Ad esempio quando attacca Capogreco perché nel citare il suo libro "Il Sangue dei Viti" commette un evidente errore di battitura (quel che accadde dopo il 2005 invece che dopo il 1945) e su questo errore imbastisce tutto un ragionamento (alla Holmes: da questo deriva che....). Ricordo che i negazionisti utilizzano le inevitabili incongruenze nei ricordi dei sopravvissuti per inficiare tutto l'impianto (cataste di 30 metri di morti? impossibile etc...).

Quello però che colpisce nelle ricostruzioni di Pansa (le quali sono vere così come è vero che il PCI ha lavorato spesso per il silenzio) è che la "mattanza" come la chiama lui del dopo 1945 non avviene in un paese normale. Non è l'Italia del 1978 e del rapimento Moro. E' un Italia distrutta dalla guerra e la guerra la iniziarono i fascisti alleati con Hitler (Bisognerà pur dare i nomi alle cose). E'un Europa distrutta dalla guerra! Una guerra totale con 60 milioni di morti, dove civili e militari erano considerati alla stessa stregua. Una guerra totale ed ideologica, di sterminio. In una tale temperie selezionare alcuni episodi estrapolandoli da un terribile clima di sangue e odio è del tutto fuorviante, soprattutto raccontandolo ad una platea di persone che vivono (per fortuna) in pace da 60anni.

Tuttavia, tuttavia, sarei ben contento che Pansa proseguisse nella sua storia "completa" che in Italia che viene sempre taciuta, sempre messa fra parentesi (o, peggio, deliberatamente ignorata).

Le foibe, le stragi, i bombardamenti. Le rappresaglie (oppure Perlasca etc...) in tutto questo manca qualcosa in quello che ci (o ci si) racconta. Cosa manca? il fatto che ci si rappresenta sempre come vittime. Che l'Italiano medio, anche se di destra (anche se fascista) ma anche del PD o di chi cavolo volete voi, si trova d'accordissimo nel condannare le stragi in Italia (e come non potrebbe). Ma le stragi che i nazisti insieme ai fascisti (o molto spesso questi ultimi da soli) hanno commesso in Italia sono identiche a quelle che gli Italiani hanno commesso all'estero: Jugoslavia, Libia, Etc....

L'Italia non è stata una vittima del fascismo ma ideatrice e allo stesso livello del nazionalsocialismo. Noi chiediamo la condanna, giustamente,dei criminali di guerra nazisti, ma i nostri??Graziani, Badoglio, Roatta... proprio ieri l'altro ho rivisto Fascist Legacy ( un documentario MAI visto nelle reti in chiaro pur se acquistato dalla RAI) ed i criminali di guerra italiani ricercati dopo la 2° guerra Mondiale erano oltre 1200!!!!. E, per chi lo deve vedere, vi assicuro che fa un certo effetto sentirsi descrivere (sì come italiani dico) esattamente come noi abbiamo descritto i criminali nazisti.

Ecco questo tema chissà quanta benevolenza porterebbe a Pansa dalla destra che oggi gli si dimostra tanto amica, come se le stragi e le uccisioni del dopo 1945 venissero dal nulla e si dissolvessero nella nebbia. Ma tant'è questo è il clima liquido e incolore (ma persistente) che ci tocca ai giorni nostri,

In ultimo vorrei segnalare a Pansa che contestare di fronte a Montecitorio per la presentazione di un libro (Ichino) in un paese democratico (come quello che vorrebbe Pansa, spero) è assai diverso dal non far parlare le persone e, spero, è ancora lecito.

Leggetelo, ma il tempo è prezioso.

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Almeno un bel manuale di storia contemporanea e a di che cosa si sta parlando.
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Opinione inserita da cristina    04 Novembre, 2007

bello

Credo che questo ragazzo sia uno degli scrittori più bravi. E' un libro che consiglio. Ancora una volta sceglie sport poco comuni da cui trae gli insegnamenti per un modo di vivere, come se nel gioco si potesse ricostruire la vita. E viceversa. esistenze normali, al limite della banalità che diventano epiche.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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Opinione inserita da paola brivio    02 Novembre, 2007

prima recensione

Piacevole, molto scorrevole e da leggere tutto di un fiato. Il Commissario Montalbano vanta esperienza e intuito geniali per scoprire intrighi e colpevoli, ma alla fine è un uomo, non piu' giovane e sempre lontano dalla sua Livia. Cade anche lui nel tranello di una giovane e bella donna che lo farà sentire ancora un ragazzo.

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Sicuramente gradevole lettura per chi ama il genere "Montalbano" , commissario fuori dai canoni abituato a districarsi da una non facile realtà siciliana.
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Opinione inserita da daniela    01 Novembre, 2007

come dio comanda

un testo terribilmente inutile, una forma che si involve su se stessa, compiaciuto e sardonico, voglio pensare, l' autore di un bel romanzo come "ti prendo e ti porto via" mi delude assai. Siamo alla laurea presa con cepu o vinta nelle patatine.

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...le varie storielle inutilmente manieriste delle cento santacroce, melissa p, ecc. ecc.
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