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Un cuore così bianco
 
Un cuore così bianco 2025-02-07 09:20:00 kafka62
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4.5
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kafka62 Opinione inserita da kafka62    07 Febbraio, 2025
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VERITA' E SEGRETI

“Tacere e parlare sono un modo di intervenire sul futuro.”

“Le mie mani sono del tuo stesso colore”, annuncia Lady Macbeth al marito, “ma mi vergogno di avere un cuore così bianco”. Similmente alla più famosa opera successiva, “Domani nella battaglia pensa a me”, anche il titolo di questo romanzo di Marias prende spunto dal verso di una tragedia shakespeariana (là il “Riccardo III”, qui il “Macbeth”). E’ un po’ come se le citazioni di Shakespeare, nel titolo o in esergo, fossero per lo scrittore spagnolo una sorta di puntello, di sostegno atto a supportare, conferendo loro un valore semantico più nobile ed elevato, la struttura di libri che del resto, anche al loro interno, fanno un abbondantissimo uso di citazioni (non solo del Bardo, naturalmente, ma anche di altri autori: si pensi a T.S. Eliot in “Berta Isla”). Per continuare con le analogie con “Domani nella battaglia pensa a me”, va poi sottolineato che anche “Un cuore così bianco” si apre con una morte drammatica, seppur avvenuta diversi decenni prima, ossia il suicidio di una giovane donna appena tornata dal suo viaggio di nozze e di cui all’inizio non si sa ovviamente nulla, e forse per questo viene raccontato in modo quasi asettico e distaccato, con inusuali e sconcertanti notazioni psicologiche (il padre della ragazza che ha ancora un boccone in bocca e quando accorre sul luogo della disgrazia non sa decidersi se masticarlo, inghiottirlo o sputarlo e continua a passarselo da una guancia all’altra, o l’ospite che osserva la raccapricciante scena dalla porta del bagno ma non riesce a esimersi dal controllare il suo riflesso nello specchio macchiato di sangue e ravviarsi i capelli). Questa scena è il cardine intorno a cui ruota l’intero romanzo, il convitato di pietra con cui tutti i personaggi devono, volenti o nolenti, fare i conti, un segreto familiare terribile e vergognoso, tenuto celato per tantissimo tempo e solo alla fine rivelato in una angosciante confessione serale. Il tema di “Un cuore così bianco” è proprio quello del segreto e della sua opportunità, del parlare e del tacere, dell’impossibilità di sapere e dell’altrettanto evidente impossibilità di ignorare. E’, in parole povere, la verità e la possibilità che le parole hanno di rivelarla. Non è un caso che il protagonista faccia di professione l’interprete, il cui compito consiste nell’ascoltare e tradurre in continuazione parole altrui, interpretando, memorizzando e intendendo ogni cosa che gli giunge all’orecchio. Ascoltare per Marias è un’attività molto pericolosa. La Lady Macbeth citata all’inizio non è infatti complice del marito per averlo istigato all’assassinio di Duncan, ma per aver appreso dalle sue labbra che il delitto è stato compiuto. “Le orecchie sono prive di palpebre che possano chiudersi istintivamente di fronte a ciò che viene pronunciato, non si possono proteggere da ciò che si presume stia per essere ascoltato, è sempre troppo tardi”. Sapere, essere informato, essere al corrente cambia tutto, rende responsabili anche degli atti che non si sono commessi. Ogni parola pronunciata, che sia sincera o ingannevole, ha, secondo Marias, ripercussioni inimmaginabili, trasformandosi addirittura in questioni di vita e di morte (come nel caso della seconda moglie di Ranz, suicidatasi - lo si apprende alla fine – per non essere stata in grado di sopportare il peso della confessione del marito, e fors’anche per essersi sentita, come Lady Macbeth, sua inconsapevole complice nel delitto da lui perpetrato). Non è un caso che una conversazione ascoltata casualmente dal protagonista attraverso la sottile parete di una stanza d’albergo inneschi in lui una catena di riflessioni capace di ingenerare nel suo matrimonio dubbi, inquietudini e sospetti. L’atto del raccontare, del confessare, del riportare non conduce peraltro alla verità, in quanto “raccontare i fatti deforma i fatti e li altera e quasi li nega, tutto ciò che si racconta diventa irreale e approssimativo benché veritiero”. La verità dipende più dal fatto che le cose rimangano nascoste e non siano conosciute né raccontate piuttosto che dal fatto che esse siano accadute, in quanto “appena si raccontano o si manifestano o si mostrano […] passano a formare parte dell’analogia e del simbolo, e dunque non sono più fatti, ma si trasformano in riconoscimento”. Raccontare le cose “significa spaventarle e far scappare i fatti”. Le parole pertanto non servono tanto a far conoscere quanto a confondere, a occultare e, in fin dei conti, a discolparsi, a liberarsi dalle proprie responsabilità per trasmetterle a qualcun altro. E’ una posizione estremamente pessimistica e negativa, che verrà in parte superata in “Domani nella battaglia pensa a me”, laddove viene detto che “ciò che non si racconta non esiste”. Qui invece raccontare è una sorta di maledizione (che ricorda l’”haunting” del romanzo successivo), come il morso di un vampiro che trasforma chi la riceve in un essere irrimediabilmente dannato. Se la verità non si può diffondere pena la rovina altrui, se il segreto è alla resa dei conti opportuno e financo necessario, la conseguenza inevitabile è che la verità in pratica cessa di esistere. La posizione nichilista di Marias assomiglia un po’ a quelle di certa filosofia contemporanea che negano, nel loro relativismo, che la ragione umana possa addivenire a una definitiva comprensione della realtà e del mondo. “A volte ho la sensazione – confessa il protagonista – che niente di ciò che succede succeda davvero, poiché niente persiste né persevera né si ricorda in eterno. […] Ciò che avviene è identico a ciò che non avviene. […] Tuttavia passiamo la vita… a tracciare una linea… che faccia della nostra storia una storia unica e da raccontare. […] Per questo siamo pieni di rimpianti e di occasioni perdute, di conferme e riaffermazioni e di occasioni sfruttate, quando l’unica certezza è che nulla si afferma e tutto si perde. O forse non c’è mai stato niente”. Nelle opere di Marias c’è sempre, se si riflette bene, una sorta di rovesciamento in negativo delle tematiche affrontate: se in “Domani nella battaglia pensa a me” il tema della sopravvivenza dell’io si ribalta nel suo contrario, ossia l’impermanenza, se in “Berta Isla” l’identità si trasforma nella spersonalizzazione, nell’impossibilità di conoscere l’altro, in “Un cuore così bianco” è la verità a capovolgersi nel suo inesorabile occultamento, nel segreto da preservare a tutti i costi per salvaguardare le apparenze e garantire una parvenza di innocenza.
Come si è forse già capito, nei romanzi di Marias le idee contano assai più della trama. I pochi spunti narrativi (il dialogo tra Guillermo e Miriam i quali, ignari di essere ascoltati dietro la parete dell’hotel dell’Avana, potrebbero star progettando un omicidio, il pedinamento di Bill da parte del protagonista per le strade di New York) vengono infatti lasciati in sospeso, letteralmente abbandonati in favore di un continuo, infaticabile sillogizzare. Marias si muove su un terreno instabile, scivoloso, in quanto non sorretto da una solida impalcatura diegetica, sembra quasi che non sappia che direzione far prendere al romanzo, se farlo essere un giallo, un romanzo d’amore e di gelosia oppure una storia familiare che attraversa diverse epoche e generazioni. Non è un caso che i suoi periodi siano pieni di avverbi come “forse… forse” (per esprimere tutte le possibili, innumerevoli alternative che ogni fatto, anche il più banale, può nascondere) o “se… se” (per manifestare gli assillanti scrupoli del protagonista, come quando egli prima dà dei soldi a due zingari che si sono posizionati con l’organetto sotto la sua finestra, impedendogli di lavorare, per farli spostare in altro isolato, e poi si preoccupa di avere, con questa transazione monetaria, deciso i loro movimenti e comprato le loro volontà, magari influenzando con questo semplice gesto le loro vite future). In apparenza sembra che ci siano solo, lunghe, interminabili digressioni senza importanza (le descrizioni minuziosissime del lavoro di interprete del narratore o dei loschi traffici del padre, esperto d’arte), che rischiano di mettere a dura prova la pazienza del lettore. Eppure, contro ogni aspettativa, alla fine tutto si incastra alla perfezione come i pezzi di un puzzle ben congegnato, rivelando una architettura narrativa che appare estremamente elaborata e funzionale (sebbene l’autore abbia sostenuto spesso nelle sue interviste di non sapere, quando inizia a scrivere un romanzo, come lo stesso si svilupperà, o quanti saranno i personaggi né come andrà a finire). Lo stesso stratagemma (che è un po’ il marchio di fabbrica di Marias) di ripetere più volte le stesse parole, le stesse frasi nel corso del romanzo non risulta tanto essere una mera ridondanza stilistica, quanto un mezzo ottimale per consentire loro, dopo che tante cose nel corso della storia sono trascorse e si sono evolute e fatte più evidenti, di apparire in una prospettiva migliore, più giusta, quasi che alla fine quelle stesse parole e frasi acquistassero una pregnanza di significato, una simbolica chiarezza, che all’inizio, scritte com’erano quasi distrattamente, con leggerezza, non potevano affatto lasciare immaginare. Perfino il mestiere di interprete del protagonista, come si diceva più sopra, acquista un valore metaforico ben preciso (al modo in cui lo avranno quelli di ghost writer e di spia dei personaggi di “Domani nella battaglia pensa a me” e di “Berta Isla”). Al termine di “Un cuore così bianco” tutto quindi miracolosamente torna, le decine di pagine apparentemente prolisse e inessenziali si rivelano quanto mai necessarie, e il romanzo dimostra di possedere una configurazione estremamente organica e coerente, quasi fosse un trattato filosofico, con in più uno stile elegante, raffinato e mai superfluo che mi ricorda alla lontana un autore come Stefan Zweig, oltre a una capacità sopraffina di descrivere la psicologia umana che ne fa una sorta di McEwan, solo con un enorme talento in più rispetto al celebre scrittore inglese.

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Javier Marias: "Domani nella battaglia pensa a me" e "Berta Isla"
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