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Cuore materno
Una madre israeliana, Yoela, nascosta nell’ ombra che spia una casa illuminata in una città di un paese lontano, con il rischio di essere scoperta, all’ interno una figlia ( Leah ) e la sua famiglia la cui vita splende pericolosamente sotto i suoi occhi, un solo grande problema, l’ amore, con se’ i resti di una relazione da anni svanita nel nulla.
Flashback, ricordi, vividi, confusi, svaniti, la ricostruzione di giorni che faticosamente si cerca di riacciuffare, elementi che giustifichino la fine di un’ intimità.
Che cosa è realmente successo e quale la causa? Non si tratta di confessare una colpa, forse di inadeguatezza, di certo qualcosa è mancato e una risposta pare nascosta nel proprio passato.
Un’ amnesia prolungata investe gli anni prima della nascita di Leah, una sorta di tabula rasa risorta nel camminano in compagnia della figlia.
Di certo l’amore incondizionato di Yoela è stato il motore di comportamenti oggi vivisezionati, un sentimento che ha ecceduto in ansia, paura, accudimento, che ha sofferto di pause in un’ infanzia che aveva dimenticato e che invece ha rivestito una tale importanza nel suo presente relazionale,
Può un amore all’ eccesso distruggere una figlia, trasformare l’ inclusivita’ in un’assenza assoluta, come capire e spiegare il presente quando ogni momento era stato condiviso?
E allora Yoela guarda delle foto in cui Leah sembrava felice, rimuginando su un’ armonia famigliare dissolta ma, dopo l’ improvvisa scomparsa del proprio compagno, non c’è più nessuno a cui chiedere.
Vero è che …” le storie di madri e figli non hanno mai un vero e proprio inizio, che spesso hanno bisogno di un riconoscimento “…., vero è che quando la vita improvvisamente deraglia la propria figlia, pur enigmatica, ha bisogno …” di tutto il nostro amore e appoggio incondizionato “….
Una lunga riflessione autoimposta, rimuginino e soliloquio di una vita intera, un pezzo della quale improvvisamente ci ha lasciato quasi per caso, imprevedibilmente, ricoprendoci di un’ ombra estesa al dolore della perdita e all’ abbandono a domande che scoperchiano una crisi identitaria.
Il tema relazionale madre-figlia riveste pagine di intimità svelate da una voce addolorata, quella materna, delicata, imperscrutabile, preoccupata, a tratti egocentrica e narcisista, perché riguarda una parte di se’ e, in questo caso, una diretta emanazione di se’.
Giusto sondare l’ imperscrutabile, radiografare il passato, richiamare sentimenti lontani, ammuffiti ed erosi dal tempo, aggrapparsi ai propri, alla buonafede, al cosiddetto amore incondizionato?
La profondità e gratuita’ affettiva di una madre risale alla notte dei tempi, avvolta dal mistero, dalla paura, dalla proiezione dei propri desideri, dal bisogno di amore, dalla legittimazione di un ruolo, ma può sfociare in una personalità deviata e deviante che rivela una certa morbosità trascinando la controparte all’asfissia.
È inevitabile, per una coscienza turbata e ferita, scavare dentro di se’ e nei propri sentimenti, alla ricerca di un’ assoluzione pacificatoria o di una condanna molesta, ma alla fine quanto realmente ne sappiamo dell’altro?