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DIO HA VOLUTO DISUGUAGLIANZE, NON INGIUSTIZIE
“Il liberalismo economico è l’estensione dell’ambito della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società. Allo stesso modo, il liberalismo sessuale è l’estensione dell’ambito della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società”.
L’opera di esordio di Michel Houellebecq ha un nome altisonante, richiama qualcosa di tecnico, magari uno studio sociale. Ma non è un saggio, è un romanzo breve che ha per protagonista un trentenne, un informatico che ha una buona posizione lavorativa, non è attraente, ma possiede quel minimo di fascino che gli permette ogni tanto di abbordare qualche donna. Il giovane che conoscerà all’interno della storia, un certo Tisserand , invece, verso cui la natura non è stata certo generosa con il suo aspetto fisico, è un vero frustrato dal punto di vista sentimentale e sessuale. Anche Catherine Lechardoy, la giovane informatica che conosce in una trasferta di lavoro non è dotata di bellezza: “No, non è proprio granché. Oltre ai denti marci ha i capelli di un colore indefinibile, gli occhi piccoli e rossi di rabbia. Seno e culo impercettibili. Dio non è stato molto generoso con lei.”
Tutti cerchiamo di assicurarci un po’ di affetto, nella società capitalistica anche il bambino di sette anni
“che gioca con i soldatini sul tappeto del salotto. Ti chiedo di guardarlo attentamente. Dopo il divorzio dei genitori, non ha più un padre. Vede pochissimo la madre, che occupa una posizione importante in un’azienda di cosmetici. Eppure gioca con i soldatini, e ha l’aria di appassionarsi molto a queste rappresentazioni del mondo e della guerra. Non c’è dubbio che stia già soffrendo un po’ di mancanza d’affetto;(...)
Nel caso del protagonista, voce narrante (probabilmente anche alias dello scrittore, che nella vita è stato un informatico) e dei personaggi sopracitati, la bellezza fisica ha lo stesso ruolo del denaro nella società del liberismo economico, serve a operare differenziazioni e discriminazioni: la vita è una continua lotta per sopravvivere e per accaparrarci quel minimo di affetto necessario per non disperarci nella solitudine e nella vacuità del solipsismo.
La penna di Houellebecq è sin da subito tagliente, schietta e scabra, per niente consolatoria “La scrittura non consola affatto. La scrittura rappresenta, delimita. Introduce un sospetto di coerenza, un’idea di realismo”. In alcuni passaggi le pagine trasudano malinconia, qualche accennata punta di lirismo. Spietato e sincero, a tratti snob. Disturbante.
Divorato in una giornata. Uno dei libri più belli dello scrittore francese, insieme a “La carta e il territorio”.