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Il volto tumefatto della vita
Jude, oggi avvocato di successo, da decenni è affranto da un vortice di insensatezza, dolore e sofferenza, da un reiterato autolesionismo, da un vuoto dell’animo, e a niente sono servite le premure degli amici di sempre (JB, Malcolm, Willem ), sin dall’epoca del college, di un padre adottivo amabile e amorevole ( Harold ), ne’ le cure di un medico sensibile e attento ( Andy ).
Le tormentate e masochistiche stagioni del protagonista sono l’epicentro di un lunghissimo romanzo che, servendosi di una certa fluidità narrativa, svela un’ inimmaginabile crudeltà autoimposta, un presente e un passato nebulosi celati ai più, un dolore vivido che continua a lacerarne corpo e mente, l’assenza di autostima e voglia di vivere, la certezza di un peccato originario che ha trasformato la sua vita in una condanna, un destino perverso in bilico tra la vita e la morte che prevede una fine certa, inequivocabile, già scritta.
Quanto nel cuore di una esistenza apparentemente ricca, piena, vivace, il passato ritorna, puntuale, vivido, sommergendo presente e futuro, quanto la solitudine emotiva e sentimentale è segnata sulla propria pelle e necessaria, quanto il farsi del male può essere l’unica fonte di vita, epicentro di un non sense che tutto avvolge?
Attorno a Jude il brusio della vita e della metropoli, il talento artistico degli amici, più o meno indirizzato a un futuro radioso, un lavoro che lo soddisfa, dentro di se’ l’impossibilità di amare, potere e denaro dissolti al cospetto di una vita preclusa in attesa di altro.
Ci sono così tanti argomenti di cui non ha parlato, neppure alle persone più care, con l’impressione di non avere le parole giuste per farlo, ha provato a scrivere, ma non sa neppure come parlare a se’ stesso di se’.
Vive ogni istante all’ interno di un senso di inadeguatezza, si sente sporco, deforme, non amato, ricoperto da una colpa cucitagli addosso da chi in passato lo ha ripetutamente ferito e violato, luoghi e persone incise nel proprio animo e sulla proprio corpo, un io obbrobrioso e artefatto onnipresente, la condanna alla fuga, da se’ prima che dagli altri.
Questo male di vivere ne annienta momenti, incontri, amicizie, la possibilità di un amore, accarezzando l’idea faticosa di pagine nuove, uniche, perché’, inevitabilmente, tutto ricade nell’ incubo di un inganno, in un’ essenza che supera la semplice malattia, fisica e mentale, le stigmate di ferite autoinferte cucite addosso.
È allora che tutto pare confondersi, estraniarsi, dissolversi, bene e male un unicuum, il masochismo riprende, scorre un fiume di sangue e una barriera separa di nuovo il protagonista dal mondo.
Sarà la forza di un amore costruito sulla presenza e fiducia nell’altro, illimitata, qualitativa, graduale, un’ affinità elettiva nata da una forte amicizia, senza forzature, inganni, secondi fini, a scardinare l’ impossibile, restituendo un nuovo volto, la possibilità del cambiamento, l’accettarsi per quello che si è, la gioia di vivere ed amare. Ci saranno momenti di felicità, sorrisi, progetti, speranze, nascosto faticosamente il fantasma di un passato ancora presente.
Si può convivere con il dolore, controllarlo, sedarlo, circoscriverlo, assaporare qualcosa di più grande, ma non si può lottare contro un destino infausto. È allora che la fine è inevitabile, la vita inaccettabile, ogni rimedio fallimentare, nonostante le apparenze. E’ allora che tutto ritorna all’origine, le risposte svaniscono e il senso insensato ritorna, giorni irrimediabilmente vuoti senza un domani.
Un lunghissimo romanzo che scuote nel profondo la sensibilità del lettore, spingendosi dentro e oltre i confini di una semplice vita. Bene e male, anima e corpo, arte e vita, un lungo percorso esistenziale, la profondità e insondabilita’ del dolore e della malattia, il silenzio e la voce delle relazioni e dei sentimenti, la grandezza di un amore illimitato e atemporale, la difficile ricerca di un senso.
Ci addentriamo in un cammino di dubbi e incertezze, un’ angosciosa presenza che scava nel profondo, restituendoci, attraverso una forte carnalità onnipresente, un senso di essenza spirituale che pare di volta in volta predominare e soccombere, tracciando e delineando i contorni di un protagonista vivido e sfuggente, rabbioso e struggente, teneramente assorto e atrocemente inserito nel cuore dell’esistenza.
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