Dettagli Recensione
Il mio io è dentro me
“Perché io appartengo ai boschi e alla solitudine”, questo è il lascito della voce narrante che occupa la parte preponderante della narrazione e che coincide con il personaggio principale, il tenente Glahn, solitario abitante di una baita nel Nordland. Dedito alla caccia, immerso nella natura, temperamento irascibile, natura scontrosa, racconta, a distanza di due anni, la sua estate nel nord e la faticosa integrazione con gli abitanti del vicino centro abitato. Le sue brevi frequentazioni lo avvicinano a due giovani donne godendo solo di quella che meno gli preme; l'altra infatti pare essere il contraltare della sua natura irrequieta. La giovane Edvarda è infatti capricciosa, insolente e infantile e lui ne è vittima ammaliata. Nessun coinvolgimento emotivo suscita quest'anima tormentata, la sua natura esplode in comportamenti bizzarri e insoliti rendendolo inviso anche al lettore. Un' ultima parte affidata ad un'altra voce narrante ce ne consegna infine il destino ultimo. Nessuna presa in me il panismo rappresentato e il suo infrangersi a contatto con il complicato mondo sociale. I fatti narrati annullano ogni possibile riabilitazione.
Stesso destino all'autore?
Premio Nobel, molto amato da Thomas Mann sin dalla gioventù, leggerne la controversa biografia mi ha allontanata ancora di più da una piacevolezza di lettura purtroppo mancata suscitando in me invece un interesse morboso rispetto alla sua biografia: medaglia del Nobel in regalo a Goebbels, necrologio a Hitler, accuse di collaborazionismo, internamento in manicomio...Approfondirò...