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18 aprile 1976
Nel recensire questo titolo mi trovo quasi in difficoltà, ho apprezzato a tal punto questo libro che non ho idea di come potrà svilupparsi questa recensione.
Il testo è un viaggio che si articola in passaggi continui tra ambienti grigi e tristi di Berlino intorno agli anni '70 e le sensazioni della giovane Christiane...sensazioni che diventano un tutt'uno con l'ambiente che la circonda.
Il viaggio nella caduta della ragazza nella droga viene interamente raccontato in questo romanzo che pur presentando uno stile di scrittura abbastanza basso, va ad adattarsi perfettamente con il tema trattato.
La causa di questa caduta va ricercata nella mancanza di libertà, nell'opprimente ambiente di una Berlino che non dà una via di fuga ai giovani ragazzi che inevitabilmente si trovano catapultati dentro al giro, prima delle droghe leggere e poi con il conseguente passaggio alle droghe pesanti.
"Tutto il mondo è di una tristezza e di una merda assoluta."
Questo libro è più di una semplice biografia relativa ad una porzione di vita di Christiane...questo libro è un viaggio nella società di quel periodo. Un viaggio tra sogni infranti, tra realtà opprimenti, tra amici veri che a causa della droga finiscono per diventare simili a sconosciuti ed addirittura rivali.
Un viaggio nella solitudine.
Un viaggio nell'abbandono da parte della società.
"Tutto in un colpo, per un buco, tra noi non c'era più niente in comune."
Infatti una delle cose che mi ha colpito particolarmente, è stato appunto l'abbandono da parte delle istituzioni che nulla riuscirono a fare per fermare questo fenomeno, che almeno in parte (dipende dai punti di vista, secondo me quasi totalmente anche), era stato causato da loro.
Nessuno accetta questa ragazza per tentare la strada della disintossicazione, è un susseguirsi di battaglie da parte della madre e di Christiane alla ricerca di un centro che la accolga ma che inevitabilmente le chiude sempre la porta davanti.
Tra le righe si riesce a percepire questo malessere, questa tristezza...ma allo stesso tempo anche la serenità e la pace dopo l'assunzione di droghe, che inizialmente sembrano migliorare la vita alla ragazza, ma che dopo la fanno precipitare del tutto. La droga inizialmente era vista come il metodo di evasione ed allo stesso tempo di accettazione da parte del gruppo, o almeno questa era l'idea della giovane ragazza.
"Qualche volta raccontavo quello che avevo fatto al Sound. Credo che adesso gli altri mi ammirassero. Io ero semplicemente un passo più avanti di loro. Che fosse un passo verso la merda totale allora non lo sapevo. E neanche sapevo che molti del vecchio gruppo un po' dopo avrebbero fatto lo stesso."
Per chi per caso avesse visto solamente il film, posso assicurarvi che il libro in confronto è disarmante. Un susseguirsi di disintossicazioni accennate, quasi riuscite e subito dopo buttate al vento con un buco. La droga che doveva essere un qualcosa per trovare un'evasione, diventa presto una necessità per la sopravvivenza, o meglio per non stare male. Un testo molto forte e che secondo il mio parere deve essere letto da tutti coloro che se la sentono..per poter rendere onore a questa testimonianza ed imparare qualcosa da questo viaggio nella droga, nella prostituzione e nella musica. Aggiungo musica perché è una costante la presenza di Bowie, idolo della ragazza e che almeno nella prima parte del libro è sempre presente, fino a quando nulla avrà più un senso oltre all'eroina che porterà la ragazza a perdere tutto.
Un'infinita corsa verso il "buco finale", però contornata da spazzi di speranza in futuro rigoglioso senza la droga nella propria vita.
Per concludere voglio lasciarvi un ultimo spezzone del libro, perché sinceramente potrei stare qua a scrivere altre 3 ore, senza arrivare ad una conclusione appropriata, forse perché le emozioni che mi ha trasmesso questo titolo sono forse le più forti di sempre e non riesco a pensare troppo razionalmente.
"Non realizzavo assolutamente che nei mesi passati mi ero preparata sistematicamente a essere matura per l'ero. In quel momento non avevo nessuna consapevolezza che ero così tremendamente giù, che questo "It is too late" mi aveva completamente sconvolta, che a uscirne fuori non mi aiutava più nessun'altra droga, che nella strada che avevo imboccato la logica conseguenza era l'eroina. Tutto quello che pensai in quel momento era che non volevo che i due bucomani adesso se ne andassero e mi mollassero sola nella mia merda. Dissi subito agli altri due che volevo provarla. Pollo riusciva a malapena a parlare. Ma si infuriò letteralmente. Disse:"Non lo fare, non hai idea di quello che fai. In poco tempo sarai esattamente come sono io adesso. Sarai un cadavere"."
[...]
"Tutta la merda era di colpo sparita. "It is too late" non esisteva più. Mi sentivo bene come non mai. Era il 18 aprile 1976, un mese prima del mio quattordicesimo compleanno. Questa data non la dimenticherò mai."