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“Un giorno dovrò far capire a qualcuno...”
Se la vita non può esplodere rigogliosa implode rabbiosa, diventando mortifera.
Dominique indossa da anni lo squallido vestito della solitudine cucitole addosso come un precoce sudario dal destino, un vestito che le sta sempre più stretto - glielo dice il suo corpo di vergine quarantenne che non si rassegna alla pace dei sensi, un corpo ancora bianco e morbido che nell'afa d'agosto suda copiosamente, forse piange, a suo modo.
Vive di lontani ricordi, Dominique, figlia di un generale morto da un paio d'anni (che tortura accudire fino all'ultimo un padre che non si è mai amato!) e non dimentica le sue origini altolocate, malgrado la povertà umiliante con cui da tempo deve fare i conti.
Ogni tanto muove le labbra mormorando qualche parola, nel desiderio di comunicare, di raccontarsi (“Un giorno dovrò far capire a qualcuno...”), o sbircia con un misto di attrazione e repulsione dal buco della serratura i rapporti sessuali della giovane coppia a cui ha dato in affitto una camera del suo appartamento.
Assiste con un'esaltazione che è quasi gioia ad un delitto nel palazzo di fronte, di proprietà dei Rouet, testimone silenziosa di una morte che sembrerà accidentale.
Da quel momento, per diverse pagine e in una sorta di film senza sonoro, il lettore osserva con gli occhi della protagonista i movimenti degli inquilini del palazzo ed in particolare di Antoinette, la moglie assassina, intuendone le parole dai gesti concitati.
Antoinette, che ha lasciato morire il marito malato per liberarsi di un peso morto e l'ha fatta franca, finisce per diventare, con la sua forza vitale, con i suoi appetiti di femmina sensuale, ciò che Dominique non ha mai avuto il coraggio di essere, ed è da lei che la donna sorbisce furtivamente ogni giorno il dolceamaro nettare della vita, controllandone le mosse, pedinandola senza nemmeno preoccuparsi di non farsi notare, desiderando ardentemente che le rivolga almeno una volta parole complici: “Tu che sai tutto...”.
E' diventata una maniaca, forse...
L'indagine psicologica che spesso caratterizza le opere di Simenon raggiunge in questo romanzo livelli freudiani, con bizzarri sogni erotici – scaturiti dai pensieri di una natura repressa – che lo scrittore lascia all'interpretazione di chi legge.
Sullo sfondo c'è Parigi nel succedersi delle stagioni, con la folla e il traffico e i vicoli oscuri che trasudano vizi nascosti, bassi istinti sfogati al riparo da occhi indiscreti.
Un quadro tutto sommato miserabile, ma vivo di vita vibrante e proibita, banchetto avvelenato e invitante per chi ha fame e sete:
“Ma perché il suo sguardo si inoltrava negli ingressi degli alberghi, aperti sulla strada come bocche tiepide?”
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Commenti
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Che splendido commento, questo mi pare sia tra i miei ultimi acquisti di qualche settimana fa :-)
Grazie a tutti :-)
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