Dettagli Recensione
Il silenzio è buono Leo. Ma il mondo è cattivo.
Corbetta ci sta abituando molto, troppo bene...
Ogni suo libro è un'immersione, struggente ma mai disperata, in una forma di dolore diverso: prima la malattia terminale, poi il sonno bianco di chi è in coma, adesso il mondo sommerso e vibrante di chi è affetto da sordità.
Ogni libro, un trauma.
Lo sguardo dell'autore però ha un taglio obliquo, decentrato, nel senso che si posa e inquadra principalmente chi, quel trauma, lo vive di riflesso.
Il tocco della sua scrittura non è mai invadente, entra con dignità e rispetto nel difficile universo di chi deve imparare forme di comunicazione alternative alla parola, cercando comunque la propria voce interiore... che c'è, esiste e chiede di essere ascoltata.
Siamo negli anni '60, quando ancora la lingua dei segni era proibita nelle scuole... ("perché i gesti erano per gli animali, l’istinto dei primati, e svilivano l’uomo. Solo la parola avrebbe salvato. Perché in principio era il Verbo, e il Verbo era Dio").
Cosa succede ad un bambino di 6 anni, affetto da sordità bilaterale, a cui viene negata la possibilità di "parlare" con le mani?
Quanta rabbia, quanta frustrazione, quanto bisogno di allontanarsi da quei lacci che gli legano le braccia dietro la schiena rendendolo ancora più muto (e solo) di quanto non sia?
Ed ecco che Leo scompare...
Lasciando la sua famiglia, e soprattutto Anna, sua sorella, privata di quel silenzio gioioso che tanto amava, e facendola precipitare in un silenzio davvero muto, privo di qualsiasi vibrazione, un silenzio che, anno dopo anno, ha inghiottito ogni speranza e si è mangiato la donna che sarebbe potuta diventare.
Qualcuno è più solido e continua, seppur nella disperazione, ad andare avanti, qualcun altro non ce la fa... e si arrende.
Ma dopo 19 anni accade qualcosa che rimette in moto tutto... ricordi, dolore mai sopito, domande, sensi di colpa.
Di nuovo quella maledetta notte innevata del 18 Dicembre del '64 che si è portata via Leo... e per Anna la vita non sarà più la stessa.
Indaga Corbetta, indaga con sensibilità e attenzione.
Tocca, scava e accarezza, crea mistero.
"La forma del silenzio" è un libro trasversale, che riesce a toccare, con delicatezza e maestria, diversi temi, tutti importanti: la disabilità, l'amore fraterno, lo smarrimento dell'assenza e della perdita, la disperazione che porta all'egoismo più cieco, la depressione e la ricerca della propria identità.
È denuncia sociale, in un paese come il nostro che ancora non vede riconosciuta, a livello giuridico, la lingua dei segni.
Ma soprattutto, secondo me, è un libro sulla rielaborazione del sé.
Ed è bellissimo.