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Il coraggio di resistere
Il tempo della vita scorre con un andamento lineare. Il tempo della memoria scorre con andamento irregolare, con bruschi ritorni a un passato ora recente ora remoto. È questo il ritmo della narrazione nell’ultimo romanzo di Sandro Veronesi, “Il colibrì” - ritmo che assomiglia al volo del più piccolo tra i volatili. E non è un caso che il protagonista del racconto sia soprannominato “colibrì” non solo per la sua minuta costituzione nel periodo dell’infanzia, ma anche per la capacità di rimanere fermo nella sua condizione esistenziale, pur con sofferenza e fatica, proprio come fa il colibrì, grazie al battito velocissimo e frequentissimo delle sue ali.
Dolore, sofferenza, qualche gioia scandiscono la vita di Marco Carrera, questo il nome del colibrì di Veronesi. Si, perché la vita di ciascun individuo è fatta di esperienze amare, di perdite, di improvvise assenze e di qualche momento di felicità. La forza di ognuno è data dalla capacità di resistere, di vivere e superare le avversità, le malattie, le delusioni e di concentrarsi sul dono dell’amore, di quello dato più che di quello ricevuto, di rielaborare il tempo passato, grazie a quella memoria che ha scolpito nella nostra mente i momenti più importanti della vita.
Questa resistenza, questo instancabile battito d’ali può fare di ciascun individuo un colibrì, che riuscirà a mettere ordine nel suo caos interiore.
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