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L'imperfetta di Carmela Scotti
Disteso sul letto con il libro in mano, appena letta l'ultima pagina,ho atteso un attimo prima di chiuderlo e riporlo sul comodino. Ho fissato allora il soffitto celeste della mia stanza: mi sono accorto che i miei occhi, rivolti verso quel pezzo di cielo confinato tra quattro mura, erano lastricati di strade, vie, piazze, piene di scarpe rosse, di forme e dimensioni diverse. Tante quanti i corpi delle donne martoriate dalla violenza dei maschi. La favola nera raccontata da Carmela Scotti nel suo bel “L'imperfetta”, nella cornice di una Sicilia antica di fine ottocento, legata a riti ancestrali, alla figura dell'uomo padrone, annodata mani e piedi alla terra, luogo di vita e morte, narra la cupa vicenda di una adolescente, Catena, che diventa, suo malgrado, una “mavara”, una strega. Circondata dall'affetto infinito del padre, che la guida sui percorsi della bellezza e della conoscenza raccontata nei libri che gli parlano delle stelle e del mondo, la giovanissima ragazza sprofonda in un incubo disperato dopo la morte improvvisa del genitore. Un pozzo nero che ha il colore scuro della notte senza luna come quello che fa da casa alla ragazza imprigionata in un carcere palermitano, un pezzo di inferno in terra. I capitoli in cui la scrittrice narra del periodo detentivo si alternano con quelli della vicenda prima dell'arresto. Una storia che ha la stessa tinta purpurea delle tante che, troppo spesso, leggiamo nelle pagine di cronaca ai nostri giorni. Dopo un grave fatto di sangue, seguito a infinite violenze, Catena fugge nei boschi e diventa per tutti una fattucchiera. Tra riti magici, pozioni, storie lette nei libri che le regalò il padre, che appare come speranza che non cessa nei suoi sogni e nei suo pensieri, dopo nuove violenze la giovane donna che salva dalla morte segnerà il suo destino quando deciderà di preservare una bambina dalle voglie di un prete. L'impossibilità dell'uomo (di alcuni di essi) di essere “uomo” macchia senza tempo le vicende del mondo: le violenze nella famiglia, dei fratelli, di coloro che dovrebbero rappresentare un luogo di Pace sono una catena dolente che pare non avere fine. Con una scrittura bella e mai banale, a volte forse un po' “ridondante ”, la brava Carmela Scotti ci pone di fronte a un dilemma: la vita deve cedere di fronte alla violenza, o anche questa può trasformarsi, comunque, in una occasione di speranza? Le ultime pagine danno una risposta chiara: la “vita” e' sempre innocente, perchè l'amore cancella alla fine ogni colpa. " Lo chiamo madre quel vento d'amore, e non conosco altro nome “ .
Commenti
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grazie alla sua recensione mi è venuta voglia di leggere questo romanzo.
Federica