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La memoria come forma di conoscenza
“L'idea che potrei morire senza aver scritto di colei che presto ho preso a chiamare 'la ragazza del '58' mi ossessiona. Un giorno non ci sarà più nessuno per ricordarsene. Ciò che è stato vissuto da quella ragazza, e da nessun'altra, resterà inspiegato, vissuto invano.” (p. 22)
La ragazza del '58 è Annie alla vigilia dei suoi diciotto anni, poco appariscente, alta, con i fianchi larghi, molto miope; un'adolescente desiderosa di “ballare, ridere, fare baccano, cantare canzonacce goliardiche, flirtare” (p. 87) lontano dallo sguardo severo e giudicante di sua madre. Vuole staccarsi dalla famiglia, gustare la libertà, piacere agli uomini e diventare una donna.
L'estate del '58 è la sua occasione: fa l'assistente educatrice in una colonia estiva ed è libera di dare il suo corpo a H, un professore ventiduenne di ginnastica, il primo a rivolgerle qualche attenzione. Ma H è già fidanzato, non la ama, la usa e poi, come un oggetto, la sostituisce con una ragazza più attraente; Annie viene messa in disparte, derisa ed insultata con epiteti volgari. Da questa esperienza esce sconfitta, umiliata, piena di vergogna “la vergogna dell'orgoglio di essere stata un oggetto del desiderio. Di avere considerato la sua vita alla colonia come una conquista della libertà” (p. 152). La mentalità nel '58 è perbenista e maschilista e “nulla può far sì che che quanto è stato vissuto in quel mondo, quello prima del '68, un mondo che l'ha condannato con le sue regole, possa radicalmente cambiare di senso un altro mondo” (p. 152). L'esperienza dolorosa cambia per sempre Annie che prende le distanze da se stessa, dalla 'ragazza del '58'. Da quel momento i suoi obiettivi diventano lo studio, il lavoro, la ricerca di un senso di quanto le è accaduto; grazie alla lettura di Simone de Beauvoir, la Ernaux trova una risposta alle sue domande e decide che non sarà mai più un oggetto, ma un soggetto libero. Tutto questo non basta però a lenire la sua sofferenza, perché “avere ricevuto le chiavi per capire la vergogna non dà il potere di cancellarla” (p. 170) e la sofferenza di Annie si radica nel suo corpo, la induce ad abbuffate e a digiuni cui solo vent'anni dopo saprà dare il giusto nome: bulimia.
La colonia che nel '58 l'aveva assunta rifiuta, per l'estate successiva, la sua candidatura, Annie lavora per altri istituti, poi frequenta per cinque mesi la Scuola Normale di Magistero; è un altro fallimento: viene ritenuta non idonea a fare la maestra. Parte per l'Inghilterra come ragazza alla pari, alla ricerca di un nuovo equilibrio, di una nuova immagine di sé, quella della 'signorina a modo', dell'impeccabile educatrice. Tornata in Francia si iscrive a Lettere e lì, tra gli scaffali delle biblioteche e le aule universitarie si sente, finalmente, felice; studia con profitto e inizia ad abbozzare il suo primo romanzo: si fa strada in lei la consapevolezza di voler essere una scrittrice.
Nel '62, durante un viaggio verso la Spagna con un'amica, Annie si ferma davanti al sanatorio in cui aveva lavorato nell'estate del '58: “ero tornata per dimostrare quanto ero diversa e per affermare la mia nuova identità, quella di una brillante e rispettabile studentessa di Lettere, consacratasi alla letteratura e al superamento di tutti i concorsi per diventare una professoressa, per avere una misura dello scarto esistente tra chi ero stata e chi ero” (p. 232)
“Memoria di ragazza” è un libro molto sofferto: nasce dalla vergogna, dalla negazione di una parte di sé volutamente rimossa e in parte dimenticata. La Ernaux confessa di aver impiegato più di cinquant'anni prima di decidersi ad “esplorare il baratro” e scrivere di quegli eventi che tanto l'avevano segnata e che all'epoca non era stata in grado di comprendere. La memoria per lei è una forma di conoscenza e la scrittura assume una valenza terapeutica. L'autrice si guarda con distacco, si analizza e si osserva dall'esterno, “come uno storico di fronte a un personaggio del passato” (p. 150). Il linguaggio della Ernaux è asciutto, molto essenziale, senza enfasi, privo di sentimentalismi; eppure mi sono sentita molto coinvolta nella lettura di questo testo, l'ho trovato vicino alla mia sensibilità e mi ha trasmesso le emozioni di quella 'ragazza del '58' non così diversa dalle adolescenti di sempre, proiettate verso un futuro incerto, alla conquista della libertà e alla ricerca della felicità.
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