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Parole e immagini
Una raccolta di poesie, accompagnata da schizzi a matita a opera dello stesso autore, costituisce un’omnia artistica che riflette comuni caratteristiche sia nell’immagine che nel verso.
In effetti, la stessa levità propria della poetica di Edio Vassalli è riscontrabile anche nei suoi delicati ritratti di figure femminili, volti mai aspri, anzi dai lineamenti dolci, abbozzati con ricercata finezza, oppure nella leggiadra figura di fanciulla intenta al cammino verso una meta sconosciuta e che impreziosisce in copertina l’ultimo lavoro di questo autore elvetico.
Non mi sembra che sia un caso se questa figura, ripresa di spalle, con incedere quasi a passo di danza, introduca all’opera vera e propria, una sorta di compendio poetico che va dall’analisi della natura, con espressioni di intima meraviglia, a temi sociali anche di notevole impatto emotivo, ma trasposti con pudica commozione, quasi un disagio per aver avvertito la necessità di parlarne, pur nella consapevolezza di non poter far altro.
Il titolo è ripreso da un verso di una tenue filastrocca dedicata alla figlia Sibilla e volta a esorcizzare le paure dei bimbi.
Ma la mezzanotte, orario fatidico specie in certa letteratura di genere, sta a rappresentare quel particolare momento in cui la riflessione dell’autore riesce a essere più incisiva, quello stato nel quale, in assenza della vita del giorno, meglio si riesce a coordinare sensazioni e a comprendere significati di esistenze che hanno una loro ragion d’essere nel quadro generale del grande ordinamento della vita.
E se aspetti del mondo che ci circonda privo della presenza modificatrice dell’uomo destano l’attenzione di Edio Vassalli, assai più definita appare la sua poetica quando si rivolge ai diseredati, agli ultimi, a chi soffre per colpe di altri uomini.
Figlia della miseria
Ti ho vista in un angolo di strada
Accatastata tra i rifiuti
Eri figlia della miseria
Un angelo dimenticato da Dio
…..
Cuba
Li ho visti giocare tra le vie
raccolti come stracci
in un giorno di follia
Facce sporche di vita
dagli occhi fradici di speranza.
…..
Sono bimbi queste vittime a cui l’autore rivolge il suo pensiero, gli esseri più indifesi, più deboli, a cui la prepotenza di alcuni uomini toglie ogni futuro.
Sono versi sommessi, quasi un sussurro in cui trova spazio un’amarezza, un tarlo silenzioso che giunge a segno più di parole urlate, più di proclami che l’animo sensibile di Edio Vassalli non può nemmeno ipotizzare.
E proprio per questo restano nell’animo del lettore, un seme che lentamente sviluppa una presa di coscienza a cui inconsapevolmente si finisce per arrivare.