Opinione scritta da gianoulinetti
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"T'aggia 'mpara' e t'aggia perdere"
Quando il giovane protagonista ha imparato a battere a scopa il maestro, la sua formazione è terminata. Il libro di Erri De Luca è un bel libro: racconto poetico di formazione che accompagna un ragazzino napoletano fino ai diciotto anni e alla sua maturità morale. Pieno di personaggi secondari e di immagini che rappresentano in modo efficace la Napoli del secondo dopoguerra. L’episodio più articolato riguarda la liberazione della città dai nazifascisti prima dell’arrivo degli americani, raccontato con partecipazione e senza un briciolo di retorica.
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Essere barbone è una scelta?
La discesa agli inferi di Lapo, ragazzo di buona famiglia, che diventa Lupo, barbone per scelta (?).La formazione alla vita di strada con un "maestro" -Tamoa- che riconosce nel discepolo se stesso e pur con dolore ne anticipa l'inevitabile destino (come aveva anticipato il proprio). La scrittura è gradevole, anche se non manca qualche scivolata di stile in passaggi un po' troppo prevedibili e tali da rischiare il luogo comune (soprattutto nell'uso del linguaggio).
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Ritratto di paese e storia di un'infanzia
Un altro dei dodici papabili per la cinquina dello Strega è Cristiano Cavina con I frutti dimenticati (presentato da Ernesto Ferrero e Valeria Parrella). Cavina parla di se stesso, del rapporto con un padre che conosce solo poco prima che muoia, dell’incerta e tormentata attesa di un figlio, di un amore che finisce, di un’infanzia vissuta all’asilo delle suore Dorotee del suo paese: Casola Valsenio in provincia di Ravenna. E poi di una congerie di personaggi di paese, tutti con la propria curiosa peculiarità e stramberia. Gradevole e garbato, ma non indimenticabile.
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Sofferenza
L'argomento è triste, alcuni passi angoscianti fino al limite della sgradevolezza. Quando si parla di malattia e di morte è d'altronde difficile essere allegri, ma all'autrice (esordiente settantenne) non manca certo l'umorismo e l'autoironia (la malattia di cui parla la riguarda) e la scrittura è elegante. Ha vinto il Premio Campiello Opera prima 2009.
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Rappresentazione musicale dell'angoscia
Tiziano Scarpa con il suo Stabat mater fa parte dei 12 per lo Strega e scommetto sul suo inserimento nella cinquina. Prosa poetica la sua, di un’intensità costante e ricca di evocazioni esistenziali. L’uomo (in questo caso Cecilia, l’orfanella di 16 anni) che si confronta con il (non)senso della vita e con la morte. L’angoscia è protagonista assoluta della narrazione, solo un po’ addolcita dalla potente possibilità espressiva della musica (qui quella di Vivaldi).
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Se non restano che gli alieni...
Romanzo di formazione di due generazioni: quella di Ale e Miro (sedici anni)e di Frico (ventuno). La prima -perduto qualsiasi riferimento- è a caccia di alieni, la seconda -più assennata- è rappresentata da un precario parcheggiato in attesa di giorni migliori alla cassa di un cinema porno. Squallore e smarrimento dilagano, il senno vacilla, la speranza sembra già morta da un pezzo e i giorni migliori sono solo enunciati nel titolo, ma niente lascia pensare che prima o poi arriveranno.
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Di questo Adamsberg non se ne può più
"Non sopporto i gialli ultraviolenti che raccontano crimini complicatissimi (che in realtà non esistono): un delitto è sempre semplice" dichiara la signora Fred. Alla faccia della semplicità e della delicatezza! Morti spappolati tanto da non ritrovarne i pezzi, figli che compaiono improvvisamente dal nulla, personaggi improbabili. E tutto per cavalcare la moda dei vampiri. Se proprio non potete fare a meno di leggere la Vargas limitatevi a "L'uomo dei cerchi azzurri" e poi, se amate la semplicità intelligente, passate al buon vecchio Simenon.
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Racconti di quotidiani sentimenti
Racconti sull'identità sessuale e sulla ricerca di una ragione di vita, passando dai sentimenti. Nove racconti scritti su registri diversi, ma sempre caratterizzati da una riflessione piana e quotidiana.
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Adolescenza e solitudine
Una scrittice matura (Francesca Duranti) fa parlare una ragazzina di quasi sedici anni alla ricerca di una propria collocazione nel mondo. Giulietta (la ragazzina) racconta al proprio diario gli sforzi per essere riconosciuta dai coetanei, in un ambiente estraneo (trapiantata a Milano da una provincia che l'aveva vista bambina felice) e in assenza dei genitori (occupati a ricostruire la propria vita dopo la separazione). Un libro sulla difficoltà degli adolescenti a trovare una propria dimensione e sulla incapacità di capire da parte degli adulti. Resta il dubbio se la Duranti sia stata veramente capace di osservare il mondo con gli occhi di una sedicenne (quando lo è stata lei sedicenne il mondo era un altro e anche gli occhi dei ragazzi erano diversi), oppure ci abbia raccontato il mondo dei ragazzini visto dagli adulti.
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Riti di passaggio
La "psicologia del branco" è descritta senza tentativi di interpretazione, ma affidandosi al linguaggio dei ragazzi e al loro punto di vista. Il gioko è il tentativo da parte di un gruppo di liceali di vincere paure e insicurezze adolescenziali, in uno spazio sospeso dove l'individualità non c'è bisogno che emerga, anzi nel gioko è annullata perchè così vuole la regola. E allora tutto ciò che da solo nessuno farebbe è possibile. E questo fa sentire grandi. Ma nel protagonista, Roberto, c'è anche spazio per il dubbio nel momento in cui si innamora e scopre sentimenti che sono solo suoi.
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Oltre lo specchio
La disperata ricerca dell'identità da parte di un ragazzo che rischia tutto, anche la vita, prima di incontrare l'altro diverso da sé.Il narcisismo adolescenziale di Gabriele lo spinge fra le braccia di ragazzi in cui crede e spera di riconoscersi e ritrovarsi, in un gioco crudele che rischia di consumarlo, disintegrarlo nello spirito e nel corpo.
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Se questo è l'uomo
Le Benevole è un libro sul male assoluto, che si esplicita storicamente negli orrori del Nazismo. Non è un romanzo storico, anche se pieno di dettagli storici, ma un testo metafisico sull'essenza dell'umanità. Una concezione dell'uomo che ha un suo spazio nella storia della filosofia occidentale e lo vede "lupo fra lupi". Maximillien -il protagonista- vive passioni travolgenti e che lo trascinanono in abissi indicibili, ma non ama nessuno e non conosce pietà o pentimento.I suoi plurimi omicidi non sono mossi dall'odio o da altro sentimento, ma sono atti contingenti e "banali" che -osserva più volte l'autore- "avreste potuto compiere anche voi". Lo stile è grondante immagini oscene (di un'oscenità mentale, prima ancora che fisica). Un enorme affresco che fa pensare a un Bosch incattivito, tutto terreno e senza speranza.
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Tutto quello che ci si aspetta da un noir
Non ci sono pause nel racconto del serial killer Albert. Al lettore non viene lasciato spazio per riflettere, tante sono le emozioni indotte. Gli eventi si susseguono in modo vertiginoso, tanto che ogni capitolo ha in sè materiale per un un altro libro. Carrisi ha bruciato nella sua prima opera una quantità di idee con cui avrebbe potuto scriverne venti.
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La complessità dell'amore
Lunga riflessione del maschio protagonista sulla complessità dell'amare: le donne (soprattutto),i figli,il lavoro... quindi la vita nelle sue molteplici accezioni. Qualcuno vi dirà che è un libro sul sesso, un libro erotico. Non credetegli. "La separazione del maschio" parla molto di sesso, ne descrive i dettagli, persino gli odori, ma unicamente come modalità di entrare in relazione profonda con l'altro e sempre con sincero rispetto. Nessuna violenza nei pensieri e nelle azioni del "maschio", ma desiderio di conoscere la persona con cui in quel momento sta insieme, nella convinzione che nessuno può mai essere conosciuto interamente (nemmeno un figlio) e soprattutto nessuno può mai essere posseduto (tantomeno un figlio).
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Un Simenon in tono minore
Un Simenon ormai stanco (come il lettore che lo ha seguito fedelmente fin qui) ripropone l'ennesima inchiesta di Maigret: la trovata"originale" è che questa volta l'indegine lo vede imputato in una vicenda piuttosto stiracchiata in cui hanno cercato di incastrarlo. Solito piacevole passatempo, con qualche sbadiglio in più.
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