Opinione scritta da Paolo Fiorillo
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Storia di una famiglia e di ambiguità
il libro narra la storia di una famiglia, la famiglia Lamb, con la vita di Mary e dei suoi figli, dei sui nipoti, dei suoi genitori, di suo marito Geoffrey, dei suoi avi. Riprende alcune tappe importanti nella vita della monarchia britannica, contestualizzandola alle vicende familiari. Una modalità interessante è proprio quella di legare i momenti storici a fatti accaduti in contemporanea, o meglio, a cavallo col "fil rouge" della storia recente e contemporanea. L'autore pone in contrapposizione i riti secolari di una monarchia vissuta, a tratti come vecchia e passata, per altri in linea coi desideri della comunità britannica. Ciò comporta anche la capacità dell'autore di esibire questo contrasto evidenziando i punti di contatto tra la vita dei singoli con quella delle istituzioni e quelli tra la società che cambia ed un vecchio, mai desueto, conservatorismo. Il libro scorre, molto inglese nel costrutto e nel contenuto, è scritto bene, non è un capolavoro ma è piacevole da leggere.
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Fernando Aramburu - Patria
PERSONAGGI CHE RESTANO APPICCICATI ADDOSSO
E' la storia di un libro diverso da tanti altri, una sintesi neorealista dei passaggi che hanno travolto le grandi città nel primo ventennio post guerra. L'espediente come modello, la vita sempre occasionale, esigenze sempre sul limite della sopravvivenza, quasi come gli uomini fossero animali. Le idee portate dal vento e distrutte dalle esigenze quotidiane di sopravvivenza, dov'è la vera natura. Se proprio dovessimo formulare un parallelismo dovremmo scegliere testi come "On the road", in cui la trama e il senso del libro è il viaggio, quasi senza soluzione di continuità. Chi legge "Una vita violenta" trova un lungo e perentorio scorrere di eventi, di volti (quasi tutti uguali), di luoghi; P.P.Pasolini sceglie di parlare di Pietralata, scorrendo mezza Roma, sempre citata e mai incontrata. I protagonisti sono un nugolo di facce che non vediamo più, indeformi, forse pure indecorose, sicuramente poco amabili. Un mondo altrove che oggi non è e speriamo non torni. Ma era davvero tutto così negativo, per non dire aberrante? Quei volti stravolti dai cambiamenti, di una vita diversa e di un mondo in completa rivoluzione hanno davvero completato il senso dell'opera? Beh sicuramente Pasolini ne era attratto, innamorato forse no, ma sicuramente ne riconosceva valore e contenuti. Per l'appunto, in un mondo che non c'è più.
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UNA PAGINA DI VITA
L'autore, che è tra i più brillanti della narrativa nostrana degli ultimi anni, con questo testo riesce a darci la sintesi di un'esistenza vissuta in bilico tra ipocrisia e realtà, tra presente e passato. In realtà l'autore brucia il futuro con la sua prospettiva, con la distanza che divide il momento in cui narra rispetto alle varie fasi. Ma è un libro sulle occasioni mancate, sull'importanza di vivere la vita e di non dimenticare mai chi siamo veramente. La trama è disegnata in maniera impeccabile. Poche le figure che rappresentano il punto di riferimento. Alessandro, voce narrante, la madre Gabriella, il padre, lo zio rimasto il capostipite della famiglia Sacerdoti e Francesca. Due mondi a confronto, una vita vissuta, quella di Alessandro, sul riflesso della vita di sua madre e della sua famiglia. Un padre non proprio all'altezza del suo ruolo. Un'adolescenza caratterizzata dall'omicidio/suicidio di sua madre (è stato il padre?): ma esiste davvero giustizia?
L'autore compone, come detto, l'opera in maniera magistrale. Il testo è privo di luoghi comuni e ridondanze, entra nella carne viva del lettore e non difetta mai di trasparenza e nemmeno di chiarezza.
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Narrazione esemplare
Gianrico Carofiglio, più o meno a giusta ragione, rappresenta l'esempio di un narratore contemporaneo che riesce nel compito, affatto semplice, di collocare personaggi vecchi (intendendo come soggetto, nello specifico l'avv. Guerrieri) in spazi e atmosfere contemporanee. Nella mia terra nello specifico. L'avvocato Guerrieri è un personaggio semplice di cui ci si innamora, ha una sua connotazione molto particolare e tanto, tanto realistica. E' un uomo medio, non un eroe nè un deus ex machina, ma una persona perbene con dei sentimenti comuni, di popolo. Ma la popolarità si scontra per certi versi con la caratterizzazione fatta dall'autore quando si trasforma in nottambulo impenitente, frequentatore dell'Osteria del Caffelatte che poi è una libreria notturna, riferimento di una città sommersa, di una elite. Pugile e sportivo domestico ante litteram. Personaggi mai incompatibili col mondo circostante. E poi i ricordi, personificati da Lorenza, un vecchio amore violento, come la vita del figlio nemesi di passati eccessi. Un libro che si apre a tante letture ma anche un testo capace di riconciliare alla lettura.
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TANTO LONTANI COSI' VICINI
Un libro che è un elegante percorso sull'importanza dei valori e sulla necessità di raccontarsi e di non perdersi nulla da chi ci è intorno. Un percorso a tappe sull'importanza e la bellezza della vita, la sua imprevedibilità e la forza dei legami.
Di questo libro prendo tutto! La sua velocità, l'eleganza dei dettagli, le dotte citazioni di matematici e non solo, prendo pure la stesura snella e mai banale. Prendo la franchezza dei personaggi, il loro vissuto, spogliati dei tratti tipici di molte opere contemporanee nelle quali i personaggi sono costretti sovente a trattenere il respiro. Qui è tutto chiaro, sin dall'inizio. Qui non ci si perde mai ma quanta cura del particolare, che bel racconto. Un storia, solo apparentemente, come tante.
Una stesura d'impatto come se ne vedono poche, un autentico marchio di fabbrica.
cit. "Ci sono occasioni in cui occorre parlare e non bisogna dare nulla per scontato. Poi ci sono occasioni in cui, invece, devi rimanere in silenzio perché nell'aria c'è qualcosa d'impalpabile e prezioso, e le tue parole potrebbero disperderlo in un istante. Sono due concetti semplici. La parte difficile è decidere quando applicare una regola e quando l'altra"
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Complesso e distinto!
Un libro complesso che rende giustizia ad un pezzo della storia contemporanea: la lotta dell'ETA nei paesi baschi spagnoli. Struttura molto complessa, ricca di flashback, di intrecci, sebbene la fabula sia piuttosto scontata. Forse non potrebbe essere diversamente. Ma il valore del testo è richiamato nello stesso titolo ovverosia la volontà di comunicare l'orrore della guerra civile vissuta nella quotidianità di due famiglie, un tempo molto vicine. La voce narrante, spesso cangiante e mutevole, stabilisce un filo diretto col lettore per portarlo nelle emozioni provocate dalla guerra, dalla barbarie. Che provoca subito la morte e dopo, lentamente, distanza, solitudini, inquietudini, rotture. Perché non esiste una guerra buona e, forse, non esiste una guerra giusta ma certamente, ogni guerra, lacera. E questo è il senso del libro.
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