Opinione scritta da Molly_
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Tra luce e ombra
"L’unico modo di liberarsi di una tentazione è abbandonarvisi."
A grandi linee tutti conosciamo la storia. Un ragazzo bellissimo che non invecchia mai e un dipinto maledetto che ogni giorno diventa sempre più mostruoso.
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Una trama originale, ben congegnata con un tocco dark e macabro che a mio parere non guasta mai. Ho amato l’ambientazione nella vecchia Londra vittoriana, con i suoi teatri dove la bella élite mostrava il suo lato migliore e artificiale, e i luridi sobborghi malfamati dove gli stessi borghesucci potevano calare la maschera e sfogare i loro impulsi più deplorevoli e i vizi più condannabili.
Un perfetto affresco della società perbenista e contraddittoria dell’Inghilterra del diciannovesimo secolo.
Un’opera ricca di riflessioni esistenziali che riesce a cogliere le profondità dell'animo umano trattando un tema che ha come radici la vanità e l'ambizione dell'uomo. Chi non ha mai immaginato quanto sarebbe meraviglioso poter restare per sempre giovani e belli?!
Una vera e propria celebrazione del culto della bellezza. La vita, per Wilde, si configura infatti come un'opera d'arte. Un'esperienza, quella estetica, che non sempre si rivela giusta e retta. La visione della vita come arte implica infatti da un lato la ricerca del piacere dall'altro uno stile di vita disinibito e dissoluto che porta allo sfacelo morale e, nel caso di Dorian Gray, al crimine.
Wilde non è uno scrittore a noi contemporaneo e perciò il ritmo della narrazione non appare sempre leggero. Verso la metà la lettura rallenta. Questa è stata la parte più dura a mio parere. Ci sono capitoli dedicati a particolari dettagli della vita di Dorian, uno è dedicato interamente ai suoi passatempi, per farvi un esempio. Superati questi si giunge al gran finale. Aumenta l'intensità della narrazione e le pagine si caricano di suspense ed eccitazione.
A quel punto il capolavoro di Wilde è compiuto e non si può che restarne ammaliati.
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"Non c' è una verità, ne conviene?"
“...e l’impossibile infrange d’un tratto le dighe della vita quotidiana.”
Kees Popinga è un onest’uomo olandese, agiato, con moglie e figli e vita tranquilla. Ma improvvisamente la bancarotta fraudolenta del suo datore di lavoro lo mette di fronte alla prospettiva di un inevitabile tracollo finanziario, alla quale reagisce in modo del tutto abnorme: abbandonata la famiglia, fugge a Parigi, dove a poco a poco si trasforma in uno spietato assassino che uccide solo per il gusto di farlo e sfidare la polizia.
Vi è mai capitato di leggere un romanzo giallo invertendo il punto di vista? Ebbene questo romanzo è un noir sotto ogni aspetto ma l’autore ha cambiato le carte in tavola. Fin dall’inizio conosciamo Popinga, la sua storia e come è arrivato a uccidere. Seguiamo i suoi passi, le sue strategie per non essere arrestato e i suoi atti di sfida verso la polizia parigina. Ma non sappiamo chi sia o come stia procedendo con le indagini il detective incaricato, nè quali prove o testimonianze siano state raccolte contro Popinga.
Un libro interessante e ben scritto che ti spinge addirittura a fare il tifo per il protagonista, un uomo che in fin dei conti non è descritto come un mostro, un paranoico probabilmente, ma anche simpatico per certi aspetti. Un uomo che a prima vista non sospetteresti mai. Che sia pazzo? O vittima degli eventi?
Questo non ci è dato saperlo, come dice Popinga stesso: "Non c' è una verità, ne conviene?"
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Dimenticare e guarire
Non ho parole per descrivere questo libro.
È la vera storia di Sophie, una storia che avrebbe voluto fare a meno di scrivere e vivere. Una storia non tanto diversa da quella di altri ragazzi e uomini e donne che combattono contro la stessa malattia. Una storia che purtroppo io e la mia famiglia conosciamo fin troppo bene.
Oltre ai ricordi e alle emozioni soffocanti che mi ha risvegliato posso affermare che questa è anche una storia di speranza e coraggio. Sophie ha paura, è arrabbiata e prova tantissima confusione ma grazie agli amici, la famiglia e a delle parrucche come alleati riesce a godersi la sua vita, a sorridere e a innamorarsi. Sì, lei vive.
Spesso si dimentica di vivere pensando solo alla malattia, rendendo la vita stessa la propria malattia e identificandosi con essa. Il che è assolutamente normale. Ma Sophie ricorda a se stessa che lei non è un tumore e che anche in quei terribili giorni la vita è la sua e lei merita di viversela.
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Mediocre
Si tratta di un libro nato dalla pena di un'autrice a me cara, Stephenie Meyer. La creatrice di Twilight e L'ospite, romanzo meno conosciuto ma che mi ha conquistata completamente. Malgrado ciò devo ammettere che ho faticato a terminare la lettura di The Chemist.
Purtroppo l'unico aggettivo che mi viene in mente per descriverlo è "mediocre".
La trama mi aveva incuriosita e anche il tentativo della scrittrice di allontanarsi dalla sua comfort zone per approcciarsi a un genere nuovo e tanto diverso. Nel complesso la storia mi è apparsa irrealistica e poco convincente. I personaggi troppo stereotipati e abbozzati.
A malincuore, per me è un "no".
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La felicità è una cosa che cade
Un romanzo di formazione fresco che fin dall’inizio mi ha incuriosito tantissimo.
Il vero punto forte di questo libro non sta, a parer mio, nella trama. Molto carina, ben architettata sebbene certi particolari (come il motivo della scomparsa di Lo) mi abbiano fatto storcere il naso.
La vera bellezza sta nelle Parole. Ebbene sì. Non parlo delle numerose parole intraducibili che Gioia colleziona (che neanche a dirlo sono un tocco bellissimo che ho amato ). Parlo delle parole usate da Galiano per raccontarci questa storia. Uno stile fresco e leggero ma che nasconde ricercatezza. Tra le pagine sono nascoste delle “perle”; delle piccole metafore, insegnamenti di vita, riferimenti musicali e culturali che danno profondità all’intero libro.
E non posso non menzionare il fantastico dizionario delle parole intraducibili!
Nel complesso è un bel romanzo che mi ha ricordato lo stile di John Green.
"Sai perché mi scrivo sul braccio tutti i giorni quelle parole, “La felicità è una cosa che cade”? Per ricordarmi sempre che la maggior parte della bellezza del mondo se ne sta lì, nascosta lì: nelle cose che cadono, nelle cose che nessuno nota."
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Chi sarà il prossimo?
Uno dei gialli più famosi di sempre. Quando lo aprii sapevo che stavo per imbarcarmi in una lettura eccezionale, ma per quanto le mie aspettative fossero alte Agatha Christe è riuscita addirittura a superarle.
Una trama intrigante, una serie di omicidi ingegnosamente architettati e un colpevole nascosto in agguato. Un elemento che rende questo racconto così insuperabile è l'atmosfera isolata, inquietante e irreale. Come i protagonisti ci si sente intrappolati e osservati dall'occhio invisibile dell'assassino. La suspence è resa ancor più acuta dall'attesa e dal presagio di morte contenuto in una filastrocca che risuona per tutta la villa.
"C'era qualcosa di magico in un'isola: bastava quella parola a eccitare la fantasia. Si perdeva il contatto col resto del mondo, perché un'isola era un piccolo mondo a sé. Un mondo, forse, dal quale si poteva non tornare indietro."
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Benvenuti a Blackheat House
Come descrivere questo romanzo con pochi aggettivi? Complesso, originale, affascinante e geniale! Stuart Turton mi ha conquistata. Questo è sicuramente il libro più spettacolare che abbia letto nell'ultimo anno.
Un intreccio molto raffinato, ogni pagina è una nuova sfida, un intrigo scoppiettante che mi ha tenuta sveglia di notte.
Un giallo? Un thriller? Un fantasy soprannaturale?
L’autore ha giocato unendo tutti questi elementi e ha creato, a mio avviso, un capolavoro.
Ingredienti: un enigma, un omicidio, una condanna eterna. La sola via per porre fine a questo tragico gioco è identificare l’assassino. Ma al sorgere di ogni nuovo giorno, Aiden si risveglierà nel corpo di un ospite differente e rivivrà la stessa fatidica giornata.
Una volta aperto è difficile toglierselo dalla mente!
L’autore ha mostrato grande talento narrativo nelle scelte linguistiche (il merito va anche alla traduttrice) e una grande abilità nel riuscire a far incastrare ogni indizio e ogni frammento al posto giusto.
Ho apprezzato il ritratto psicologico dei personaggi, ognuno di loro caratterizzato in maniera precisa e approfondita, e le ambientazioni oscure e decadenti che donano all'antica dimora un tocco ancor più affascinante.
Una sfida letteraria complicata che richiede molta attenzione e concentrazione. Un libro sensazionale che non può che lasciare a bocca aperta!
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