Opinione scritta da Primrose
7 risultati - visualizzati 1 - 7 |
Un cancello rosso
C’è qualcosa di magico nell'incontro tra realtà e immaginazione. Tra le mani di Antonella Lattanzi verità e finzione si cercano, rincorrendosi e trovandosi in un romanzo dai contorni sfilacciati in grado di attraversare le terre oscure del thriller, sfiorare i confini del racconto d’amore, esplorare l’immensa landa del romanzo psicologico per approdare in una terra sconosciuta, ancora da scoprire. Sono tante le etichette che potrebbero adattarsi sul dorso di questo libro eppure tutte scivolerebbero via, trascinate dall'irruenza delle parole e dalla varietà di emozioni che non si lasciano rinchiudere dagli schemi e dalle regole di un unico genere letterario. Francesca si trasferisce in un condominio nella periferia di Roma insieme alla famiglia. Una bella casa, dei vicini premurosi e tanto tempo a disposizione da dedicare a sogni e progetti chiusi nel cassetto. Un nuovo inizio che profuma di pace e serenità. Ma ben presto la luce di questi giorni si spegne, i colori sbiadiscono e quella patina di perfezione si sgretola sotto i colpi della cruda realtà. La scomparsa di una bambina all'interno di questo piccolo mondo idilliaco smuove il suo labile equilibrio creando uno strappo nella sua anima che sembra non potersi più ricucire. Antonella Lattanzi porta a galla le insicurezze di una madre che rinuncia alle proprie ambizioni per prendersi cura della famiglia, schiacciata dal peso di una vergogna "scura e collosa come la pece", combattuta tra l’angoscia di non essere adeguata e il bisogno di libertà. Con audacia e innovazione la scrittrice barese da vita e personalità ai luoghi trasformando la casa di Francesca nello specchio delle sue paure e tra bisbiglii, ordini, consigli e ammonimenti ci ricorda l’immensa valenza che i luogo hanno su chi li abita. All'interno di quel cancello rosso che protegge il condominio, Antonella Lattanzi descrive un piccolo mondo dove diversità diventa inevitabilmente sinonimo di emarginazione. In questo scenario così dolorosamente attuale anche le parole non dette e quelle sussurrate hanno l’impeto di un grido che può abbattere il muro del silenzio mettendo a nudo il lato oscuro e perturbante di una realtà che ci trasforma in naufraghi in balia di quella tempesta che chiamiamo vita.
Indicazioni utili
Meraviglioso e affascinante
Ci sono libri che non si dimenticano e storie che leggere una volta non è sufficiente. Ci sono personaggi che sanno conquistare e scrittori che sanno incantare. Pagine che ti restano dentro e parole manovrate con arte e misurate con precisione, per trasformare ogni lettore in spettatore. Kundera è così: meraviglioso e affascinante. Regista di un opera teatrale che va in scena solo per noi, architetto di un mondo che nasce sulla carta e si trasforma sotto i nostri occhi in realtà quotidiana. Il titolo è un ossimoro che cattura immediatamente l’attenzione e riassume attraverso una scrittura impeccabile il mistero che si nasconde nello scontro tra pesantezza e leggerezza. A rendere indimenticabile questo libro sono gli spunti di riflessione disseminati e celati tra le righe per lasciare a noi lettori il piacere di scoprirli e farli nostri: la difficoltà di guardarsi dentro e l’impossibilità di sapere quale sia la scelta migliore; il rifiuto dell’amore e il bisogno di essere amati; l’eterna lotta tra anima e corpo, e lo scontro inevitabile tra casualità e necessità. Impossibile stabilire se si tratti di un romanzo, di un saggio storico o di un trattato filosofico; difficile riassumere la trama: un incontro casuale di vite che involontariamente intrecciano le loro strade. Non ci sono personaggi principali e secondari, a ciascuno viene dedicato spazio e tempo perché ognuno di essi è portavoce di un messaggio: Tereza, con le sue incertezze è li per ricordarci che l’amore spesso si porta dietro la paura di soffrire e di perdere qualcuno. Tomas alla continua ricerca di relazioni effimere nasconde dietro una maschera di sicurezza l’angoscia di un legame durevole. Sabina e il suo bisogno di tradire ci insegnano come la leggerezza possa portare il suo peso insostenibile. Uomini e donne simili a noi, specchio delle nostre passioni, resi forti dalle loro debolezze. Vite incomplete che nelle parole di Kundera trovano la loro perfezione e il loro esatto compimento. A manovrare i fili della loro esistenza c’è l’amore incondizionato, interpretato e rivisitato nell'ottica TELEPATIA di sentimenti. Infedeltà e gelosie, fragilità e paure, vanno in scena per noi e ci insegnano che quel fardello che opprime la nostra anima e a volte fa sanguinare i nostri cuori è condizione necessaria per vivere in maniera autentica. Attraverso queste vite che scorrono sulla carta impariamo che amare significa anche rinunciare alla forza e mostrare ogni debolezza, concedendosi agli altri senza pretendere nulla in cambio.
Indicazioni utili
COMBATTENTE SOLITARIA
Una ragazza di trent'anni che lavora come impiegata in uno studio di graphic design. Altezza media, corporatura media, capelli lunghi castani,occhi grandi intenti a studiare un mondo a volte indecifrabile. Eccola qua Eleanor Oliphant. Se guardi bene potresti scorgerla china sulla scrivania a risolvere i suoi cruciverba, passatempo prediletto delle pause pomeridiane, o vederla intenta a prendersi cura della sua piantina Polly, unica ad attendere il suo rientro a casa e a tenerle compagnia nel weekend. Sembra di percepire la sua mano che sfiora delicata la cicatrice sul viso dopo la telefonata di sua madre che arriva puntuale ogni mercoledì sera a sconvolgere un equilibrio conquistato con fatica. Eppure Eleanor Oliphant sta benissimo! Accetta con stoicismo la sua condizione, limitandosi a ESISTERE senza avere la pretesa di VIVERE. Silenziosa, taciturna, riservata, tanto anonima nell'aspetto quanto singolare negli atteggiamenti; pungente nella sua schiettezza e irritante nel suo bisogno impellente di dire tutto ciò che le passa per la testa. Ostinata nel voler essere semplicemente se stessa, senza filtri, senza inganni, pagando il caro prezzo dell’indifferenza e a volte addirittura del disprezzo altrui; perché “l’unica cosa che conta è rimanere fedeli a ciò che si è veramente” . Se ti stai chiedendo cosa possa insegnarci questa insolita eroina dovresti prendere tra le mani questo libro e immergerti nelle sue stranezze. Potresti scoprire che la cicatrice sul suo viso è identica alle ferite di chi è stato tradito e deluso dalla vita .Ti accorgeresti che non è poi così sola come sembra. Accanto a lei troveresti ogni animo bisognoso di affetto, ogni amore rifiutato, ogni abbraccio negato. Eleanor ci prende per mano quando indossiamo una maschera per nascondere agli altri chi siamo, solo per sentirci parte anche noi di questo mondo che a volte non ci assomiglia tanto; ci sorride ogni volta che troviamo la forza di prendere la nostra vita tra le mani e ribaltarla; ogni volta che la paura di essere rifiutati ci impedisce di correre verso il traguardo, e che il terrore di guardarci dentro ci fa tremare le gambe. Se finora hai pensato di aver perso la strada sappi che ora sei arrivato a casa... benvenuto nell'incredibile mondo di Eleanor Oliphant. Pagina dopo pagina scoprirai quale mistero si nasconde dietro le sue ferite e alla fine saprai che è bellissimo lottare per risolvere questo straordinario cruciverba che è la nostra vita.
Indicazioni utili
AMORE E COMPASSIONE
In occasione di una festa Yair nota Miriam, un viso tra tanti in un gruppo di persone, uno sguardo e una postura che raccontano il bisogno di isolarsi dalla realtà. Nasce in lui la necessità di confidare a questa donna ciò che non è mai riuscito a rivelare nemmeno a se stesso. E’ l’incontro di due sconosciuti, l’inizio di una relazione scandita dal ritmo delle parole, tratteggiata dall'inchiostro di una penna che la notte non riposa. Si cercano, si studiano e si trovano in un mondo che fiorisce silenzioso e impalpabile ai limiti dell’immaginazione, dove i contorni della realtà si sfrangiano per lasciar spazio ai sogni. Yair e Miriam sono due persone all'apparenza diverse: lui, impulsivo, infantile e insicuro; lei pacata, riflessiva e generosa. Distanti nel carattere eppure simili nelle cicatrici, quasi identici nel tentativo di anestetizzare le proprie ferite affogandole nella monotonia quotidiana. Due cuori allo specchio che si sfiorano timorosi di toccarsi e di abbracciarsi. È insolita e anacronistica la scelta di comunicare tramite lettere eppure il messaggio ricamato sulla trama di queste pagine pare cucito su misura per una realtà materialista e corporea come la nostra, in cui la forma prende spesso il sopravvento sulla sostanza e l’apparire conta più dell’essere. Conoscendo Yair e Miriam si ha la percezione di tuffarsi in un pozzo di sentimenti dal quale emerge, prima fra tutte, la difficoltà di regalarsi agli altri senza filtri e senza maschere, privati dello schermo protettivo della nostra stessa pelle, nudi, fragili e inermi. Non mi limiterei a parlare di un racconto d’amore. Questo è un viaggio introspettivo nei meandri più nascosti della natura umana, in cui EMPATIA e COM-PASSIONE diventano protagoniste e poesia e musica si prendono a braccetto, orchestrate dalla sensibilità di David Grossman. Occorre leggere e rileggere questo romanzo, divorare ogni sua parola perché le lettere di Yair possano frugare come un coltello dentro la nostra anima, sbriciolarla e ricomporla pagina dopo pagina più vigorosa di prima “usando gli stessi pezzi e migliorandone il risultato”. E nella luce di una nuova autoconsapevolezza scopriremo anche noi che “è impossibile non essere belli quando si è felici”
Indicazioni utili
La resa dei conti
Abbiamo atteso impazienti di conoscere l’epilogo dell’indagine sulla morte del pensionato Romano Favre, ex ispettore di gioco del casinò di Saint-Vincent, raccontata dalla geniale penna di Antonio Manzini in “Fate il vostro gioco”. All’indomani dell’arresto dell’assassino, il cielo di Rocco Schiavone si copre nuovamente di nuvole cariche di pioggia. A seminare dubbi e incertezze sulla effettiva conclusione del caso di omicidio è il furto di un furgone portavalori che avrebbe dovuto consegnare alla banca di Aosta i quasi tre milioni di incassi del già citato casinò. Sembrerebbe una semplice rapina se non fosse che il furgone pare svanito nel nulla e che poche ore dopo il suo conducente viene ritrovato drogato e semiassiderato ai bordi di una strada in Valsavarenche. Con i suoi metodi alternativi e poco ortodossi il nostro vicequestore si trova a dipanare una matassa di intrighi, sotterfugi e mezze verità, affiancato dalla sua improbabile squadra di collaboratori che mai come ora vedremo affiatati e coesi alla ricerca della verità. Alberto e la Gambino con i loro continui battibecchi iniziano a nascondere un’amicizia dai confini sbiaditi, D’Intino e Deruta coppia scoppiata con i loro discorsi incomprensibili ci strapperanno più di un sorriso, Italo e Antonio con i loro vizi e debolezze ci ricorderanno quanto è fragile l’animo umano e infine Scipioni alle prese con la più temuta “malattia” dei nostri tempi (la solitudine) ci ricorderà che arriva un tempo in cui bisogna essere attori e non più solo spettatori. Mettetevi comodi e accompagnate Rocco in questa avventura perché il cielo grigio di Aosta minaccia tempesta e l’aria si fa sempre più greve sopra la sua testa, gli scheletri più temuti del suo passato arrivano a presentargli il conto: il cadavere del Killer Baiocchi che minaccia di parlare dal fondo della sua tomba e gli occhi tristi e disperati dell’ispettore Rispoli che continuano a scavare nella sua anima buia, come un tarlo prepotente e inarrestabile. E’ l’ora della resa dei conti . Ormai il gioco è fatto e per Rocco l’unica possibilità è trovare un solo unico valido motivo per andare avanti. Una trama intrecciata di colpi di scena che ci terrà con il fiato sospeso per tutto il tempo, a fare il tifo perché anche questa volta il nostro eroe riesca a cavarsela. Sarcastico, cinico, burbero e divertente come sempre è tornato sulla scena il vicequestore Rocco Schiavone. Un noir brillante, un thriller intrigante, una commedia divertente, una satira pungente. Questo e altro ci regala Antonio Manzini. E a noi lettori non resta che assaporare questo caleidoscopico intreccio di passioni, vizi virtù e peccati, di emozioni e debolezze e attendere di scoprire cosa ci riserverà la prossima imperdibile puntata!
Indicazioni utili
INDIMENTICABILE AUTUNNO
Ritorna la nebbia nel commissariato più scalcinato della città. Un turista americano viene ritrovato privo di sensi in un cantiere della metropolitana. E’ stato aggredito e derubato e nonostante gli indizi facciano pensare a una rapina finita male i Bastardi non si lasciano irretire da ipotesi e congetture. Iniziano così le indagini per scoprire l’identità dell’uomo e il motivo che l’ha spinto a Pizzofalcone. Tante le domande che attanagliano la squadra, poche le risposte soprattutto perché la vittima, sospesa tra la vita e la morte, non può aiutarli nella ricostruzione degli eventi. I nostri eroi dovranno immergersi in acque torbide e riesumare giorni lontani custoditi gelosamente nello scrigno dei ricordi perchè “nulla è gratis e il passato ritorna sempre a presentarci il conto” (e chi meglio di loro può testimoniarlo!). Aprite il vaso di pandora cari Bastardi perché la verità affonda le radici in una passione antica e mai dimenticata, cullata dalle onde del mare che riportano a galla il souvenir di un amore sfiorato e mai raggiunto . E mentre l’autunno avanza inesorabile cancellando i passi di un sole distratto a noi, dietro le quinte non resta che domandarci se sia più difficile vivere con il rimpianto di ciò che ci è scivolato dalle mani o tra i rimorsi della coscienza, giudice intransigente di noi stessi. E’ intriso di malinconia questo ottobre che apre le porte al commissariato di Pizzofalcone, rimorsi e rimpianti, ricordi e speranze, sogni e realtà. Una lotta continua contro il tempo che incalza e si porta via illusioni e disinganni. E’ autunno per Marco Aragona che si trova a fare scelte difficili e a decidere suo malgrado che tipo di uomo essere; è autunno per Francesco Romano che conosce l’amaro sapore che la paura della perdita porta con se; è autunno per Giuseppe Lojacono sopraffatto dal fantasma di ciò che poteva essere e poi non è stato. Uomini prima ancora che poliziotti, intenti a spolverare antichi cimeli, a pagare i retaggi di un passato ingombrante, a fare i conti con il proprio personale magistrato. Attenti perché le scelte di oggi saranno il vostro souvenir di domani. Sono eccentrici, scombinati e decisamente sopra le righe ma determinati a dimostrare che “a volte il passato smette di assomigliare al presente”: un’altra occasione di riscatto per i Bastardi di Pizzofalcone, un altro successo per Maurizio De Giovanni.
Indicazioni utili
Dolorosamente reale
Solomon Northup è un afroamericano come tanti, marito e padre di famiglia appassionato di musica; una vita semplice che procede serenamente fino a quando due sconosciuti riescono ad avvicinarlo proponendogli un ingaggio come musicista. Solomon viene drogato e la mattina successiva si risveglia in catene. Inizia così la sua disavventura. Viene trascinato al mercato degli schiavi e minacciato di morte qualora avesse rivelato la sua condizione di uomo libero. E’ così che Solomon lascia il posto al Plett, uno schiavo privato di ogni diritto persino quello di avere un passato. Paura e speranza si alternano come anelli di una catena, la stessa che imprigiona polsi e caviglie di miliardi di uomini come lui. Una storia tragicamente assurda eppure dolorosamente reale. Solomon ci rende partecipi di questa ingiustizia e attraverso il suo sguardo assistiamo a una delle più grandi iniquità che gli uomini stessi hanno inflitto ai loro simili. Il dolore di partecipare impotenti alla sofferenza dei propri compagni di sventura, la disperazione di non vedere davanti a se alcun futuro, l’angoscia di sentire una donna supplicare perché le venga tolta la vita. Questa è forse umanità? Giudicate voi e chiedetevi se ci sia un limite alla crudeltà. Se la libertà e la dignità di un nostro fratello possa essere talmente insignificante e precaria da essere sminuita e dismessa come un vecchio abito. Schiavitù e libertà si alternano e si intrecciano e ci ricordano che tutto ciò che per noi ora appare scontato e dovuto è in realtà il frutto delle lotte e della sofferenza di uomini coraggiosi come Solomon. In uno scenario così desolante essere padroni di noi stessi è il dono più grande che possiamo vantare di aver ricevuto.
Indicazioni utili
7 risultati - visualizzati 1 - 7 |