Opinione scritta da zonauefa
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Oscenità abbastanza normale
Il libro racconta la crescita la formazione la maturazione Libero Marsel, che copre un ventennio a cavallo degli anni 80 anni tra Parigi e Milano, da quando prepubere comincia ad affacciarsi alla vita fino quando lui stesso diventa padre e perde la madre.
Trattazione non originalissima, racconta la vita di un beneducato ragazzo borghese, che non deraglia mai dai binari della normalità e quindi priva di particolare suspence. Classico romanzo di formazione dove in fondo quello che accade è tutto normale o quasi, dai complessi e dai turbamenti adolescenziali alle scelte della giovinezza e alle prime problematiche della maturità.
Libero Marsel è un bravo ragazzo che forse cerca di rifugiarsi troppo nell’onanismo e fra le grandi tette di una bellissima ed improbabile donna matura in veste di “consigliori” che lo guida da consumata bibliotecaria nella scelta dei libri di vita
Il fatto che i protagonisti siano tutti politicamente corretti e gli altri personaggi di contorno tutti abbastanza positivi ne fanno un libro un tantino buonista. Dentro al libro ci sono molto cose, forse inserite un po’ forzatamente come la scuola per immigrati, i viali pieni di prostitute straniere (qui un po’ in anticipo con i tempi) fino al suicidio assistito.
Come un po’ narcisistica appare il riferimento ad una serie di letture che dovrebbero guidare il giovane Libero nel suo cammino di formazione, ma che vengono nominati senza eccessivi approfondimenti
Il titolo, allusivo e fuorviante e la copertina, sembrano più un’operazione di marketing, di osceno non c’è proprio nulla, il sesso fa da sottofondo alla crescita e maturazione del ragazzo, ma senza particolari voli ne variazioni sul tema.
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Decadente parabola di un uomo grigio in un mondo g
Premettendo che a me l’autore piace per come scrive, questo libro non è proprio travolgente e si finisce un po’ a fatica. Racconta la crisi esistenziale e la ricerca della solitudine di un maturo uomo nel mondo d’oggi, con i sui rimorsi e i suoi rimpianti.
L’andamento del libro è un po' un clone dei precedenti, chi conosce l’autore intuisce senza problemi come vanno a finire le storie dei suoi protagonisti, antieroi e depressi
Il libro è un amaro ritratto, forse un tantino esagerato dei nostri tempi, di ciò che succede in Francia e non solo
Lui rimane anticonvenzionale, nichilista, politicamente scorretto, scurrile e crudo nelle sue disamine sessuali sempre presenti nei suoi scritti, irriverente, dissacrante, cinico, pontifica, non è banale, la sua è una scrittura che rischia di essere irritante, ma ha il pregio di osservare le cose da una prospettiva diversa.
In sostanza il solito libro decadente, anche se stavolta Houellebecq ha perso un po’ di mordente.
Con la sua scrittura asciutta e dissacrante riesce ad evitare la noia, però non succede nulla, ovvero sai già che non succederà nulla. Libro consigliato solo a chi come me è un fan dell’autore, e del suo modo di scrivere
Lasciate ogni speranza voi che sopravviverete
Preso sull’onda delle entusiastiche recensioni, suggestionato dal periodo che stiamo vivendo, non lo avrei mai finito senza avere l’obbligo di rimanere in casa, con conseguente impossibilità di tornare in biblioteca per sostituirlo. Terminarlo è stato un esercizio di volontà.
Ma la forza è forza, la volontà è sforzo.
Costantemente lento, troppo descrittivo, inverosimilmente ripetitivo, stessi dialoghi stesse situazioni, tanto che le pagine sembrano un copia e incolla dell’altra.
Forse sarà proprio questa la forza del libro, dimostrare come sarebbe la vita, anzi la sopravvivenza, con tutti i dubbi, le paure, le speranze (quasi nulle), in uno scenario post apocalittico.
In tal senso il libro ha senz’altro una sua identità.
L' unico vero protagonista della storia è questa antieroica sopravvivenza, del resto non si sa nulla, non ci sono nomi, date luoghi e non si capisce a cosa sia dovuta la catastrofe. E alla fine non succede niente.
Lascerà aperti degli interrogativi, è un monito per il futuro,ma per me non è stato graffiante,non è riuscito a trascinarmi nella problematica. È mancato il piacere della lettura e non sono stato in grado di recepire altro. Forse il genere non mi si addice.
Una noiosa odissea, fredda,cupa, grigia
Il tempo non cancella tutto
Thriller ben scritto e ben confezionato, discreta suspence e colpi di scena peraltro credibili, fino a quasi l'ultima riga, con un ottimo intreccio con personaggi che richiamano la nostra attualità, fatta di corruzione, appalti pubblici truccati e la decadenza della società.
Senza supereroi, i personaggi vengono descritti con sufficiente approfondimento psicologico, ma andando più a fondo nell’analisi dei personaggi si correrebbe il rischio di fare spoiler
Protagonista il commissario Balistrieri, forse il personaggio più demodé, quello che sembra un po’ fuori tempo, la tipologia è quella del classico commissario da libri gialli, ma lo trovo un po' dissimile da un moderno dirigente di polizia. Leggermente forzati i riferimenti al suo oscuro passato fatto di estremismo politico e parentela con criminalità organizzata, ed anche alla nuova situazione familiare che gli capita nella seconda parte
Forse il libro è un po’ troppo lungo per il genere, nel corso della storia si possono dimenticare fatti accaduti inizialmente, non si scivola mai nella noia, anche se la prima parte un po' lenta si dilunga un tantino sulle problematiche di coppia, nella seconda con un salto di un decennio, accelera bruscamente e mette molta carne al fuoco, rischiando di complicare un po’ troppo le cose
Interessante la narrazione in prima persona fatta da diversi personaggi, e quindi da ottiche diverse. Un tocco di romanticismo, e qualche prurito, condiscono ulteriormente una storia già saporita.
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Filosofia (. . .poca) e quotidianità
Mi aspettavo di più da questo appena piacevole romanzo ambientato nella odierna Livorno, forse per via delle generose recensioni che avevo letto un pò dovunque.
Il libro sembra non decollare mai, dopo le prime 100 pagine i riferimenti filosofici sono minimi, la trama non è molto avvincente ed i personaggi non particolarmente indimenticabili.
Rimane una lettura leggera, molto descrittiva ma poco coinvolgente, l'argomento poteva essere originale e visto il genere non è paragonabile al fortunato " Il Mondo di Sofia" di qualche anno fa.
Consigliato a qualche livornese che puo ritrovarsi sia nell'idioma a volte utilizzato sia in qualche angoli di vita della propria città, ma lettura inutile a chi cerca un maggior approfondimento filosofico, le pillole di saggezza distribuite non lasciano il segno
Storia d'Italia criminale
Nonostante che il sottotitolo faccia esplicito riferimento alla banda della Magliana, il libro è uno spaccato di svariati decenni di storia d’ Italia vista in ottica criminale.
Dopo gli anni del boom economico, quando il concetto di benessere ha cominciato ad imprimersi bene nell’immaginario della popolazione, sono cominciate ad essere evidenti anche le disuguaglianze sociali che tale boom ha creato. L’ evidenza di questa nuova ricchezza mal distribuita, ha fatto da volano al salto di qualità della criminalità, che con rapine, sequestri di persona, e traffico di droga ha fatto degli anni ‘70 (e ’80) già martoriati dalla guerra politica e dal nascente terrorismo, uno dei periodi più sanguinosi della storia italiana.
Il libro narra quindi le vicende criminali di tutto quel periodo, ed essendo ambientato a Roma ha la banda della Magliana come assoluta protagonista, ma con riferimenti alla camorra, alla mafia, al clan dei marsigliesi, al clan Turatello, al terrorismo nero e rosso, ai servizi deviati, alla malapolitica, alla malagiustizia, alla corruzione diffusa.
Spaccio, ricettazione, gioc, scommesse, omicidi, estorsioni, sequestri di persona, droga, rapine, corruzione, vendette, evasioni …. un vero mosaico infernale
Il libro narra le vicende con un ritmo incalzante, se fosse fiction sarebbe estremamente avvincente.
Il libro che si basa sui documenti ufficiali processuali, ricco di dettagli e riferimenti inoppugnabili, ha nell’attendibilità e nella completezza il suo punto di forza.
Un libro bene informato che mantiene un certo distacco sia dai protagonisti che evita di “romanticizzare” come potrebbe avvenire in un romanzo, sia dai fatti, evitando giudizi moralistici inopportuni.
Nella sua vastità di personaggi (...criminali), forse qualcuno che in altre opere del genere ha un ruolo più centrale, qui ne hanno uno più marginale
Può considerarsi un’opera monumentale e si percepisce appieno lo sforzo di ricerca fatto dall’autrice, ma che comunque ha anche molti difetti e alla fine risulta confusionario e disorienta un po’ il lettore.
La divisione dei capitoli in filoni di malaffare non ha un andamento cronologico chiaro, vengono trattati troppi avvenimenti, troppi personaggi (siamo ai livelli di Guerra e Pace) che si intersecano fra loro, fatti che in realtà si svolsero contemporaneamente possono essere separati da centinaia di pagine, e a volte l’autore per mantenere il filo logico deve riportare alla mente del lettore fatti già trattati in precedenza, col rischio di far calare l’attenzione, facendo perdere cosi la bussola al lettore.
Con l’ultima parte, quando di parla delle questioni attinenti a Mafia Capitale e all’ultimo decennio di storia in generale, si è voluto strafare.
Anche se c’è sempre attinenza con gli argomenti precedentemente trattati, questa sezione sembra un corpo estraneo, scritta di corsa, in modalità più sintetica, e con stile diverso dal precedente messa lì a mo’ di appendice. E’ evidente la mancanza di approfondimenti che ha caratterizzato invece tutti gli eventi precedenti
Il libro andrebbe letto due volte, perché alla fine quando si chiude rimangono a mente i soliti personaggi, portati alla ribalta e già memorizzati dal libro Romanzo Criminale e dalle successive rivisitazioni cinematografiche e televisive.
Consiglio la lettura a chi già ha dimestichezza con l’argomento, per chi ci si affaccia invece per la prima volta consiglio un’opera più sintetica e meno articolata e con un ordine cronologico più sensato.(ad es. quelle di Giovanni Bianconi e Gianni Flamini)
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La verità del freddo (Fanelli) Banda della Magliana (Lupacchini) La notte della Repubblica (Zavoli)
Il fascino della follia
Attraverso i dettami del diario clinico, uno psichiatra racconta l’amore travolgente e distruttivo che travolge un internato in una clinica psichiatrica con la moglie di uno dei suoi medici.
La trama non è complessa, si basa sul solito cliché della bella giovane e annoiata moglie di un medico, che trova irresistibile il cattivo di turno, e l’andamento morboso delle vicende narrate fanno già intravedere quale sarà il finale della storia, anche per l’atmosfera cupa che sembra avvolgere i protagonisti anche quando sembrano essere felici.
Il libro è scritto con una certa maestria, che seduce fino alla fine.
Interessante l’analisi psicologica che fa il narratore oltre che dei protagonisti, anche per i personaggi di contorno che come un effetto domino subiscono loro malgrado le conseguenze nefaste di questa passione folle ed insana, e nessuno dei personaggi suscita simpatia.
A mano a mano che si va avanti nella lettura si percepisce che la strada imboccata da tutti i personaggi non rende possibile alcuna redenzione, ed il finale secondo me è la cosa meno sorprendente di tutta la narrazione.
In definitiva un bellissimo libro, anche se leggermente meno delle entusiastiche recensioni che ha avuto
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Piacere amaro
Il libro è la biografia raccontata tramite una triplice intervista a turno, di una coppia di coniugi ed il loro amico.
si percorre tutta la loro vita, dalla loro infanzia fino alla maturità, dove insieme arrivano a gestire un club per sesso trasgressivo, scambisti e affini
Ognuno dei tre personaggi raccontati rappresenta una particolare tipologia di soggetti che popolano questi club: il bull, la sweet, il cuckold, ovvero quest’ultimo è il marito più vecchio della sweet che si eccita vedendola avere rapporti con il bull. E ’un equilibrio perfetto in cui i tre protagonisti vivono per anni
L’autore, scandaglia bene l’anima dei personaggi, raccontando come dietro al ruolo che i tre protagonisti rivestono all’interno del Gioco che si sono creati, ci sia un percorso di sofferenza, che poi da origine al comportamento trasgressivo ed un po’ autolesionistico.
Facendo anche uso del turpiloquio, alcune situazioni sono descritte in modo molto esplicito, nonostante ciò il libro mantiene un certo garbo e non scivola nella volgarità.
I tre personaggi nonostante la loro eccentricità, le loro frequentazioni, il loro essere al di là della morale non sono mai sopra le righe, non c’è fanatismo nel loro raccontarsi, e non nascondono i risvolti amari della loro esistenza
Il libro è ben scritto, l’autore ha un certo stile, l’idea è buona e la tematica interessante, ma è anche insopportabilmente lungo, 525 pagine sono tante, su alcuni passaggi l’autore ci gioca un po' troppo, appesantendo oltremodo la narrazione
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. . . niente di nuovo
Ero adolescente e abitavo in zona il 16 marzo 1978, e ricordo perfettamente quel giorno e i successivi 55, un mio compagno di classe abitava proprio nel palazzo all’angolo sotto al quale avvenne l’eccidio.
Non sono dietrologo né complottista, ritenendo che le cose a volte sono molto più semplici di come sembrano. Il cercare sempre una ulteriore verità, un qualcosa in più rispetto a quello che si sa, è una tendenza innata nell’uomo, la stessa che lo ha fatto progredire nel corso dei millenni.
Penso che riguardo al caso Moro esistano due tipi di verità quella puramente operativa, e quella politica.
Rapito dalle BR puntando sull’effetto sorpresa, in una tranquilla periferica e residenziale strada di Roma, viene tenuto 55 giorni in una prigione del popolo nella periferia della città. Le istituzioni non hanno fatto passi indietro, ed il 9 maggio c’è stato l’epilogo che si presagiva. Era in atto una guerra fra le tante piccole guerre che si verificarono in quel periodo chiamato “Anni di Piombo” che ha fatto 455 morti ed oltre 2000 feriti. Moro è una delle vittime.
Nel corso degli anni sono stati coinvolti i Servizi Segreti, la Cia, il KBG, la Camorra, la Mafia, la banda della Magliana, i Palestinesi il Mossad, la Stasi, il Vaticano, la P2, supporre l’esistenza di ulteriori verità occulte è anche un po’ una trovata editoriale, il “complottismo” ha il suo fascino visto che periodicamente esce sempre un trattato sull’argomento che propone nuove clamorose rivelazioni. Complicare le cose a volte ha il suo fascino ed è anche abbastanza redditizio
Sulla dinamica dell’azione non penso ci sia molto altro da dire, e che non si sarebbe trattato con i terroristi è apparso chiaro fin dall’ inizio.
Ho apprezzato molto, altre opere di Bianconi, ma questo libro non aggiunge molto, anzi quasi nulla rispetto a quello che la sterminata bibliografia sull’argomento ha già proposto.
Il libro è la cronaca politica di quel giorno e di quelli a seguire, con tanti “già visti”, “già letti”, “già sentiti”.
Il grande vecchio
Qui il poliedrico Simenon parla del potere.
Scritto in tempi non sospetti (…in molti nel futuro assomiglieranno al protagonista), riesce ad intrecciare una trama su un segreto custodito da un vecchio politico nell’ ultima fase della sua vita dopo, essere uscito di scena.
Un uomo oramai solo, per avere dedicato tutta la sua vita alla funzione politica e poco a sé stesso, vive senza affetti in una tenuta in campagna, sembra ben assistito con il dovuto rispetto da tutta una serie di inservienti messigli a disposizione dallo stato di cui ne è stato per anni servitore e ne ha avuto le sorti., ma in realtà è spiato e controllato con molta attenzione, per cercar di carpire qualsiasi piccolo segreto che senz’altro si nasconde dietro la vita di un politico di alto livello.
Viene descritto molto bene il profilo psicologico del protagonista, ma il racconto manca un po’ di quel pathos che invece anima altri racconti di Simenon, e non può essere considerato un giallo.
Il fatto di essere abbastanza breve evita al racconto di scivolare nella noia
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Malinconico
Simenon rimane un grande narratore, che con la solita maestria racconta la dura realtà di persone comuni, in luoghi comuni. L’ angioletto è un bambino diverso dagli altri, che cresce in una povera e numerosa famiglia, nei sobborghi di Parigi ad inizio secolo.
Taciturno, pacifico, curioso, riflessivo e complessivamente indifferente, manca di quell’aggressività comune ai suoi coetanei, e ai suoi fratelli, è sempre e solo meravigliato e stupito dalle immagini e dai colori che osserva tutti i giorni, tanto da diventare un pittore in età adulta.
Personalmente preferisco il Simenon, delle atmosfere cupe, della suspence, dei sospetti crescenti, il libro scorre ma non vola mai, il protagonista suscita simpatia e tenerezza, tutta la sua esistenza è segnata da un velo di malinconia, interessa ma non entusiasma.
Un buon Simenon, ma in tono minore
Narra l’odissea di una nave mercantile nei mari del nord, dove la presenza della moglie del capitano per motivi essenzialmente economici sembra rompere gli equilibri di un mondo prettamente maschile.
Scritto sempre con la solita maestria, lo ritengo però un Simenon “minore” con una trama che forse l poteva essere un po’ più corposa, si ha la sensazione di essere lasciati all’oscuro sia di cosa è successo prima sia di quello che accadrà dopo. Si sente un po’ la mancanza delle cupe atmosfere dei racconti della provincia, dei segreti inconfessabili dell’uomo comune, della banalità del male.
Il racconto è breve e riesce ad essere avvincente pur essendo privo di particolari colpi di genio.
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Una Roma turpe e senza speranza
Scritto (…e da me comprato) sulle ali dell’entusiasmo dovuto al successo del precedente “Romanzo Criminale” ne dovrebbe essere la normale prosecuzione, ovvero un “Romanzo criminale” contemporaneo e attuale.
In effetti Il filone è sempre lo stesso, ma l’effetto per me, non è stato quello del primo libro, molti personaggi e un po’ troppo stereotipati, non si va mai pienamente a fondo nella loro personalità e sono privi di sfumature che li rendano un po’ più credibili, forse qui manca l’apporto della verità storica che aveva supportato il precedente.
La trama sembra forzatamente complicata, ci si mette dentro un po’ di tutto, si sforza per essere avvincente, personaggi, fatti, scene, linguaggio sono forse un tantini esagerati, e alla fine sembra una sceneggiatura scritta per fornire materiale ad una serie TV (come poi mi sembra che sia avvenuto).
Parla di una Roma criminale che in questo libro appare turpe e senza speranza, ma tutto sommato poco convincente, e forse va letto, senza pensare al precedente
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- sì
- no
... storia vera, recente e attuale
Storia vera, forse un pochino romanzata, della banda della Magliana, popolare e potente banda criminale di Roma a cavallo degli anni 80.
Ascesa, dominio, e declino di manipolo di normali malavitosi locali, che fanno il salto di qualità con un sequestro andato a male, e poi se ne è sentito parlare fino ai nostri giorni. Rapine, omicidi, vendette, mafia, terrorismo rosso e nero, il caso Moro, il Vaticano, le banche, massoneria, stragi, servizi segreti, corruzione. Un bel modo per conoscere uno spaccato di storia d’Italia recente, specie per i più giovani che non li hanno vissuti
Il libro è scritto bene e si legge d’un fiato, ma l’autore non ha dovuto inventarsi nessuna trama, nessun intreccio, è tutto vero, il vero intreccio sono le cose che di quel periodo ancora non si sanno.
Non ho guardato né il film né tantomeno la serie TV, ma lo ho letto il romanzo in parallelo all’ottimo libro di Bianconi “La banda della Magliana” per capire bene i riferimenti con i personaggi reali.
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...siamo tutti Popinga ?
E un noir trattato dal punto di vista del colpevole
Popinga è un uomo standard, con qualche talento (… uno è gli scacchi), soffocato però da una vita regolare e abitudinaria, buon lavoro, casa discreta, famiglia normale, qualche serata al circolo o sosta al bar.
Ma dopo un grave inconveniente in ambito lavorativo, riflettendo sul suo stato, si trova immerso in un mare di mediocrità da cui decide improvvisamente di evadere.
Dopo un omicidio che commette quasi per caso è quasi compiaciuto nel suo nuovo ruolo di latitante fuggiasco, infastidito però dall’ opinione che di lui scrivono i giornali in cui non si riconosce, e anche dal fatto che si ritiene un po' sottovalutato dalla Polizia.
Più che sull’intreccio o sulla trama, il libro è incentrato sulla personalità del protagonista che risulta anche simpatico, e non è senz’altro nel il male come lo ritengono gli sconosciuti, o completamente folle come invece lo ritengono i conoscenti più vicini. Ma nemmeno lui sa bene chi è.
In questo bel racconto, viene trattata la banalità del male, forse ognuno di noi ha un Popinga dentro da tenere a bada.
La consapevolezza delle nostre abitudini, la percezione di aver buttato via il tempo, la cosa più preziosa che abbiamo, più diventare insopportabile, è può bastare qualcosa che rompa questo equilibrio ed essere capaci di mandale all’aria tutto
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new York New York . . .
Un uomo e una donna, dal tormentato passato e dall’incerto futuro si incontrano per caso a New York . . . camminate, bar, notte, e poi tre stanze.
Nessun supereroe, nessuna avvenenza particolare, amore che nasce contrastato da dubbi, iniziali reticenze e gelosie, qualche sospetto, camminando per le strade di New York fermandosi poi in tre diverse stanze
Stavolta non si parla di crimini, ma di amore e solitudine, è Simenon conosce bene i turbamenti presenti nell’animo umano, è c’è sempre una cappa di mistero che avvolge la storia, che non rende mai chiara del tutto durante la narrazione quale sarà il destino di questo amore e dei due protagonisti
Il ritmo rimane comunque sempre un po' lento e contrariamente a molti non lo reputo uno dei migliori Simenon
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Cesare amava i tradimenti, ma non i traditori
Bellissimo e completo, è allo stesso tempo un saggio storico, una biografia, un romanzo di avventura.
Narra la ribalta (un po’ tardiva), e la rocambolesca vita, del grande condottiero, guerra, pace (poca), politica, fortune, sfortune, bassezze traditori, tradimenti, vendette, amori e colpi di genio di questo assoluto protagonista della storia.
Il libro scorre, la trama avvince, anche se tutti sappiamo chi era e come va a finire.
Vengono narrate avvenimenti anche minori della vita di Cesare, ma che testimoniano sia nel bene sia nel male di che tempra era dotato il personaggio
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. . . nessuna pietà per il lettore
Il film premio Oscar (ben 4!), ha reso il libro un best seller del genere, e ha dato lustro allo schivo autore T. Harris un ex reporter di cronaca nera, poi autore poco prolifico, che aveva già scritto un libro (Il delitto della 3^ luna ) in cui già compare sia pure marginalmente Hannibal Lecter, che qui invece diventa protagonista assoluto, dando seguito ad altre due puntate. E’ sempre difficile rimanere sullo stesso livello, e questo rimane senz’altro il migliore della serie, il libro non toglie e non aggiunge nulla al film che viene riprodotto fedelmente.
Non ci sono clamorosi colpi di scena e forse la conclusione può essere prevedibile, l’autentico protagonista del libro non è quindi la trama, l’intreccio, o l’andamento delle indagini, ma rimane il colto, geniale, psicopatico, raffinato, psichiatra cannibale, che incarna un genio del male pieno di fascino.
Forse uno dei “cattivi” più celebri e ammirati di sempre.
Il ritmo è incalzante e mantiene una costante tensione, si naviga all’interno delle più torbide perversioni umane. Splendido, claustrofobico thriller . . . non c'è pietà per il lettore
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...e se non fosse Bukowski ?
Quanta gente troverebbe gradevole questi racconti se non sapesse che li ha scritti Bukowski?
Personalmente non consiglio di iniziare la lettura di Bukowski da questo libro, forse il più famoso anche per via della trasposizione cinematografica
Trovo tutto un po’ forzato, linguaggio, alcool, sesso, sporcizia, c’è un po’ troppo di tutto, un po' troppo esibizionistico, tutte cose che forse se non fossero scritte da Lui sarebbero un po’ indigeste.
La sua sfrontatezza, il suo anticonformismo la sua indipendenza, la sua sregolatezza hanno un certo fascino, ma può ritenersi libero un uomo così schiavo dei suoi vizi? Contesta la società moderna ma l’alcool il fumo il gioco d’azzardo il sesso, sono suoi prodotti
E’ un romanzo autobiografico, crudo, scritto di getto, da l’impressione di non riguardare mai la pagina che ha appena scritto, anche se credo che non sempre la racconta giusta, bere con quella ossessione non porta molto lontano, e anche tutta quell’ energia sessuale per uno con un tale stile di vita mi sembra eccessiva.
Piace più per quello che è, che per quello che scrive, e forse poteva scrivere qualche racconto in meno, la lettura a volte è agevole a volte confusa, a volte banale a volte profonda, totalmente in linea col personaggio.
Rimane un maestro del genere . . . . anzi il maestro! Da leggere, ma bisognerebbe conoscerlo un po’ prima
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... poco convincente
Non è chiaro fino a che punto il libro sia autobiografico, o se il protagonista è quello che l'autore vorrebbe essere.
Come romanzo prettamente erotico (serie "Viola" di una volta) potrebbe anche andar bene, se invece vuole essere
un romanzo sulla condizione dell'uomo attuale, pur ritenendo veritiera la psicologia del personaggio, rimango perplesso sull'esistenza
di questi uomini di mezza età pieni di energia sessuale, pieni di donne (...ovviamente dalle grandi qualità fisiche),
pieni di tempo per operare, anche più volte al giorno in situazioni luoghi e partner diversi.
Forse la mia sarà invidia inconscia... ma voler lanciare qualche messaggio psicologico tra una scopata e l'altra ha reso il personaggio irritante
Mi sovviene il dubbio che spesse volte le scene di sesso vengono inserite gratuitamente perché il sesso si dice che faccia vendere un po’ di più.
Il libro non l'ho terminato, magari ho fatto male e mi sono perso un finale sorprendente, ed ha inciso negativamente sulla possibilità di leggere le
opere successive dell’autore che forse rimane più idoneo per scrivere sceneggiature di film o fiction
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Repetita iuvant ...?
Fu quasi un best seller delle pubblicazioni economico-finanziarie, scienze (economiche) di cui ne dichiara l'inconsistenza.
Insegna a diffidare della statistica (ma già lo sapevano che è la prima delle scienze inesatte), delle previsoni e dei "sapienti professoroni" che ne propinano a iosa, ma che riescono a dare plausibili spiegazioni dei fatti solo dopo che sono accaduti e mai prima.
Il futuro è imprevedibile e i cambiamenti della nostra vita sono determitati da pochi scossoni, ma che hanno avuto un impatto enorme.
Il successo del personaggio e delle sue teorie sono dovute al fatto che il libro è stato scritto in tempi non sospetti, ovvero prima della crisi del 2008, che lui in certo qual modo prevede
Dopo questo libro i Cigni neri si sono moltiplicati.
L'uccello simbolo dell'«evento imprevedibile di grande impatto» teorizzato da NNT nel corso di questi ultimi anni è stato usato per legittimare i crack finanziari, crolli di borsa, votazioni dagli esiti clamorosi, disastri naturali, eventi sociali imprevisti, forse anche un po' per autoassolversi.
Fermo restando la validità di questa illuminante teoria fuori dagli schemi, il libro rimane troppo dispersivo, ripetitivo, e mai coinvolgente,
lo stesso concetto di fondo, pur con esempi diversi viene quasi ripetuto ad ogni pagina, e sono più di 300...
Utile a tal proposito l'appendice finale, una specie di glossario che riassume parole e concetti espressi, per chi ha fretta può bastare leggere quella.
Sempre dello stesso autore ho letto il gemello "Giocati dal caso" e il successivo post crisi " Fragilità e Robustezza" dove però ripete gli stessi concetti,
e la raccolta di aforismi "Il letto di Procuste" cinico e a tratti geniale, forse il meglio riuscito.
In conclusione l'argomento è interessante, la lettura non è agevole oltrechè troppo lunga.
Taleb rimane migliore come filosofo che come scrittore.
Se interessa l'argomento si trovano oramai trattazioni ovunque, rendendo superflua la lettura del libro
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