Opinione scritta da Clangi89
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Dio cosa ne pensava?
Il vangelo secondo Gesù Cristo è il quarto libro che leggo di Saramago.
Leggere Saramago è una esperienza. Ci vuole infatti il giusto tempo per assimilare le emozioni, l'ironia, l'umanità e la profondità insita nelle lunghe frasi. Frasi caratterizzate da un utilizzo insolito e bizzarro della punteggiatura, non sono usate le virgolette, ad esempio, nei dialoghi. Eppure si tratta di uno stile narrativo che immerge il lettore nella narrazione.
Descrivere questo libro è complesso.
L'autore ripercorre le principali tappe della vita di Gesù di Nazareth secondo i vangeli proponendo una prospettiva decisamente terrena.
Il racconto comincia con la descrizione della crocifissione, le persone che vi partecipano e l'umano dolore ad avvolgere la sofferenza degli uomini crocifissi. Con l'abilità della scrittura l'autore ci fa tornare al concepimento di Gesù: non si assiste ad un angelo celeste bensì ad un mendicante ed una terra luminosa lasciata a Maria. Una delle tante Maria, sposata con un falegname, Giuseppe.
Fin dai primi capitoli le descrizioni delle scene di casa e di vita sono molto concrete, la donna silenziosa e casalinga, l'uomo che evita di esprimersi troppo con sua moglie, la diffidenza verto quest'ultima.
Il censimentro a Betlemme porta il primo evento drammatico con la strage degli innocenti ed il ruolo di silenzioso peccato di Giuseppe. L'uomo appena divenuto padre sarà infatti tormentato da un incubo costante per i pochi anni di vita che gli restano, prima di,prime crocifisso.
Significativo è il distacco dalla famiglia da parte di Gesù per poi avviarsi al contatto inatteso e non cercato con il Diavolo e con Dio.
I dialoghi sono profondi, è un libro che va letto per comprendere un punto di vista umano, un Dio che se c'è dorme, un Diavolo alternativo e tanta umanità. Il peso del sapere che si trascina dentro il figlio di Dio è un aspetto decisivo nel racconto. Sofferenza, guerre, egoismo e sentimenti umani fanno da sfondo costante nel libro.
Ho amato la figura di Maria di Magdala, finalmenteil trionfo del femminile.
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Società e cosa ne resta
Era da diversi anni che volevo leggere Sottomissione. Ricordo lo scalpore che fece in occasione della sua edizione, vicina all'attenzione a Charlie Ebdo.
Il romanzo intende provocare il lettore che si ritrova in Framcia, epoca contemporanea, sotto le elezioni del nuovo presidente della Repubblica. Francois Hollande ha infatti ultimato il mandato.
La prima tornata delle elezioni è bruscamente interrotta da una guerriglia civile delle forze estreme che disseminato sangue e terrore bloccando i seggi. Ma forze di destra? Forze di sinistra? Forze dei fratelli mussulmani che concorrono a piena voce alle elezioni? Nessuno sa dirlo.
I giornali sono un tripudio di inutile qualunquismo mascherato da finta etica, la politica gioca senza vere e proprie opposizioni in campo.
Nel caos che si diffonde viene tutto messo a tacere per procedere alla seconda tornata delle elezioni, in sicurezza. I sondaggi danno esiti incerti sui pronostici, 50% a ciascuno dei due schieramenti. A pieno titolo vince Ben Abbes, leader dei fratelli mussulmani. L'opposizione in realtà non esiste.
Gli eventi di fantapolitica sono filtrati dalla voce del professor Francois. Esperto letterato di Joris Karl Huysmans, docente di letteratura presso la Sorbona di Parigi. Ultraquarantenne si trova all'apice della carriera, intento a scrivere un'opera su Huysmans, fondamentalmente solo, passa da un'avventura ad un'altra con le studentesse ammiccanti. Avventure che si interrompo caso strano con le elezioni!
Accompagnati dal protagonista che parla in prima persona si assiste al cambiamento ineluttabile della società. I costumi, i vestiti delle donne cambiano sotto il nuovo schieramento politico e l'educazione subisce un brusco ribaltamento. Francois viene rimosso dalla cattedra, a meno che non si converta all'Islam, è implicito.
La decadenza del protagonista, la sua solitudine e l'individuazione pregnante della società che crolla vanno di pari passo con la politica di stampo islamica.
Una politica che riprende concetti, valori e strutture gerarchiche che la società aveva lasciato dietro le spalle. La famiglia, l'economia, le donne: tutto sta cambiando nell'ottica della sottomissione ai diversi livelli.
Una trama con un intreccio degli eventi che ho trovato molto interessante, l'autore vuole provocare e le sue parole secondo me ci riescono.
È interessante notare quanto la società nel racconto risulta ciclica, i valori dimenticati del passato, la decadenza dell'occidente sono temi pregnanti nel libro. Non mancano infine numerosi riferimenti ad autori letterali, opere e luoghi francesi. Un viaggio nella fantapolitica che va letto, anche se non si condivide quella versione, la lettura serve al confronto.
La conclusione del romanzo che ho letteralmente divorato, è ineluttabile.
Consiglio un libro che riprende il tema della ineluttabilità, Fiorirá l'aspidistra di George Orwell. Consiglio anche il Grande Gasby, la decadenza di un ideale.
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il Cile tra passato e speranza
Nei giorni immediatamente successivi all'arresto a Londra di Augusto Pinochet, Sepulvera scrive di getto articoli e racconti intrisi di speranza nella giustizia, con la volontà di tenere viva la memoria della dittatura cilenq.
Nel breve libro l'autore raccoglie l'animo di tutti i cileni che per oltre 16 anni di dittatura hanno lottato per i diritti umani.
È una condanna senza mezzi termini ai soprusi, alle torture, ai desaparecidos e ai diritti calpestati senza pietà dalle dittature in generale e da quella cilena in particolare.
Racconti di persone che hanno lottato e sono sparite, zenza una tomba per i parenti, zenza una giustizia nei confronti degli artefici di tali crimini.
Un percorso a ritroso nei principali passaggi della dittatura, dal 1973 agli anni'90. L'autore combattte con le parole per demolire la storia infame che viene, a più riprese, divulgata da sostenitori del regime. Si affronta il tema del dopo Pinochet, la democrazia sorvegliata e i risvolti per il popolo.
È un libro che tocca dentro, affronta temi politici sino alla condanna della globalizzazione, intesa come dominio delle multinazionali multinazionali. Non mancano spaccati di vita personale dell'autore che rendono i racconti vicini alla IMO umano, sempre.
Oltre le differenze, oltre le distanze, vive l'animo della lotta per la giustizia, senza mai dimenticare, non si deve né si vuole dimenticare.
"In Cile le ferite sono aperte, ben aperte e sanguinanti. Né la dittatura, né la giustizia dei provocatori rappresentata dalla corte suprema cilena, né la democrazia su cauzione ha d'atto il minimo sforzo per chiudere le nostre ferite."
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Parole per non dimenticare
È difficile recensire Niente di nuovo sul fronte occidentale, l'unico modo sarebbe riscriverlo parola per parola, affinché ciascuna di essa entri dentro di noi.
Gli occhi di chi la guerra l'ha vista si devono osservare da vicino, per riflettere e non smettere di dimenticare, non smettere di condannare l'orrore che fu e che c'è, vicino e lontano.
Entra nella coscienza di ciascuno il pensiero alle atrocità, alle brutture, ai dolori, alla fame, alle assurdità di ciascuna guerra.
Allo stesso tempo il lettore tocca con mano il cameratismo, le gioie ed i sorrisi tra compagni, i ricordi felici e le riflessioni sul futuro di una generazione di ragazzini che vennero gettati nelle trincee.
E' un libro che ti graffia dentro, non ti lascia uscire indifferente. È un inno contro la guerra, senza lasciar nulla per scontato.
Sono molti i pensieri che rieccheggiano dopo una simile lettura: i soldati nemici e uguali, la propaganda, il terrore che non potrà mai essere capito una volta rientrati dal fronte, le urla soffocate nella terra pregiata di sangue, sudore e lacrime.
Restano le parole, che non moriranno mai.
"Io sono giovane, ho vent'anni: ma nella vita non conosco altro che la disperazione, la morte, il terrore e la insensata superficialità, congiunta con un abisso di sofferenze. Io vedo dei popoli spinti l'uno contro l'altro, e che senza una parola, inconsciamente, stupidamente, in una incolpevole obbedienza si uccidono a vicenda. Io vedo i più acuti intelletti del mondo inventare armi e parole perché tutto questo si perfezioni e duri il più a lungo possibile."
"Mi rivolgo al morto e gli dico:"Compagno,io non ti volevo uccidere. Se tu saltasse un'altra volta qua dentro, io non ti uccidere, purché anche tu fossi ragionevole. Ma prima tu eri per me solo un'idea , una formula di concetti nel mio cervello, che determinava quella risoluzione. Io ho pugnalato codesta formula. Soltanto ora vedo che sei un uomo come me. Allora pensavo alle tue bombe, alla tua baionetta, alle tue armi; ora vedo la tua donna, il tuo volto e quanto ci assomigliano. Perdonami compagno!"
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C'è un prima e un dopo, sempre
Leggere il cacciatore di aquiloni tocca le corde del cuore. Hosseini ci trasporta in una terra, l'Afghanistan, prima dalla tempesta di guerre violente, a partire dalla seconda metà degli anni '70.
Il giovane ragazzino, Amir, vive nella Kabul dei privilegiati, cresce senza madre, con il padre Baba ricco e prosperoso. La villa ha ben due servi, Ali e il figlio Hassan, dal labbro Leporano, gli occhi a mandorla ed il viso da bambola. Intimi amici di Baba, il cui amore è causa delle gelosie di Amir.
Il nostro protagonista studia e sa leggere ma tutti i pomeriggi dell'infanzia trascorrono nei giochi con Hassan. Molte le scorribande, le gare di aquiloni e le merende con l'amico Hassan, analfabeta ma che lo ama senza limiti.
L'infanzia però cessa velocemente, le prime guerre e una grossa colpa che macchia l'animo di Amir fa chiudere il sipario dell'amicizia fraterna. Baba è sconvolto della irreparabile rottura, tiene molto ai due servi ma il destino èsegnato.
Nell'arco di pochi anni Baba e Amir diventano profughi, fuggono con molte difficoltà a San Francisco. Dalla ricchezza di Kabul alla vita umile negli Usa, dalle feste sfarzone, alla vendita di oggetti nel mercatino delle pulci.
Amir cresce, il padre muore e la vita segue un evolversi inatteso che lo riporta alle radici afgane, tra segreti scoperti e molta sofferenza.
La guerra ed i talebani hanno trasformato la terra che conosceva da bambino. Le brutture, la sofferenza, la distruzione, gli orfani sono ovunque.
La devastazione dei luoghi arriva fino al cuore dei bambini afgani, in special modo in Sohrab, figlio di Hassan ed orfano di entrambi i genitori.
Un amore che nasce timidamente, fatto di silenzi e sofferenze nella non facile adozione del bambino. Un racconto intenso e che fa riflettere su cosa lascia la guerra, sullo strascico di desolazione fisica, morale ed etica nelle persone, senza scampo.
Mi sono posta molte domande su una terra poco conosciuta, per me. Mi sono infatti imbattuta in una lettura chiara, scorrevole e dilaniante che sfiora molti sentimenti umani. Dall'amore, all'abbandono, alle menzogne, alla malattia, alla lotta. Non c'è un bianco né un nero ma sfumature che avvolgono la realtà deturpata che viene descritta.
"C'è un solo peccato. Uno solo. Il furto. Ogni altro peccato può essere ricondotto al furto. Se uccidi un uomo gli rubi la vita. Rubi il diritto di sua moglie ad avere un marito, derubi i suoi figli del padre. Se dici una bugia a qualcuno, gli rubi il diritto alla verità. Se imbrogli, quello alla lealtà. Capisci?"
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A cosa serve la cultura
Chi sono i radical chic e quali sono le caratteristiche che li differenziano dalla massa? Sicuramente l'intellettuale radical chic usa parole difficili che fanno pensare e pensare non è utile alla gente.
Avete presente le spugne? Come ci insegna il protagonista, fu Giovanni Prospero, esse rinunciarono ad un cervello, troppa fatica rispetto alla semplice finzione di assorbire particelle dall'acqua per nutrirsi.
Tutto ha inizio con la morte causa pestaggio del Sig. Prospero per aver citato Spinoza in un talk show, nulla di più osceno per il popolo. Gli assassini sconosciuti e la voce del popolo che mormora il classico, se l'era cercato.
Gli intellettuali diventano bersaglio della battaglia popolare, cappeggiata dal Primo Ministro e dal nuovo ministero dell'ignoranza.
Per accontentare il popolo il governo opta per un censimento degli intellettuali, a tappeto. In base ai vestiti, ai libri e ai gusti personali si viene inseriti in questo albo che concede diritti (sconti nei negozi etnici e similari) e non.
È diventata una vergogna la cultura che ha perso la guerra contro l'ignoranza, gli slogan, la mancanza di parole. Sono proprio le parole le prime ad essere additate, gli intellettuali sono inutili e succhiano soldi, quanto le parole difficili che che spremono di fatica le menti di chi ascolta.
La soluzione viene dettata dal nuovo garante per la semplificazione della lingua italiana: tagliare parole inutili e semplificare, sfoltire, alleggerire la grammatica.
In queste vicende rapide troviamo le vicissitudini della figlia di Giovanni, una pasticcera che vive a Londra. Al ritorno in Milano per il funerale del padre nutre sentimenti contrastanti ed un improvviso vuoto. La donna incontra vecchie conoscenze del padre a loro volta intellettuali. Lei stessa non capisce queste assurdità contro questa gente che ha pregi e difetti come tutti.
Un racconto che rappresenta un breve saggio sulla cultura e sulle parole che vivono nella nostra vita, un elogio alla bellezza ed alla delicatezza del sapere di fronte alle continue battaglie quotidiane.
Da leggere tutto d'un fiato. Non contiene parole difficili!
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Storie nella storia di guerra
Ho riletto il romanzo storico La figlia con il medesimo coinvolgimento di diversi anni fa. Il racconto è ambientato tra il 1992 ed il 1995, nella ex Jugoslavia, durante le atroci guerre serbo-croate.
La protagonista è Ana Mladi?, figlia di Ratko Mladi?, generale serbo condannato per crimini di guerra commessi nelle "liberazioni" di città considerate serbe ma occupate dai musulmani.
I capitoli si alternano alla carrellata di personaggi serbi passati alla storia, principalmente per cause di guerra.
Ana è studentessa di medicina a Belgrado, al rientro di un viaggio di studi a Mosca con amici inizia una fase di silenzi e tristezze.
La giovane non lascia alcuna lettera ed una mattina di tarda primavera del 1994 si uccide. Il suicidio avviene sparandosi con la pistola storica che Ratko Mladi? custodiva per lei, per festeggiare con degli spari propiziatori i futuri nipotini.
Ana nutriva una profonda adorazione per il padre, il nazionalismo nelle vene e la preoccupazione per le vicissitudini del genitore sul fronte bosniaco.
L'autrice ha approfondito le voci che circolavano sugli ultimi mesi della giovane donna, incastrando la fantasia letteraria alla storicità dei terribili eventi storici. Pare un atroce incubo che nei balcani si siano verificati quegli eventi sotto gli occhi europei.
Le atrocità della guerra, le uccisioni di massa, violenze e soprusi sui e sulle civili non hanno avuto tregua per anni. Nel racconto tale aspetto emerge in maniera egregia. L'autrice tratta la doppia vita del generale e quanto fosse diverso tra vita pubblica e privata colui che è meglio conosciuto per la strage di Sebrenica. Una orrenda pagina della storia recente.
Si mischiano personaggi politici dell'epoca, piccole e grandi storie nelle more del romanzo, 400 pagine da divorare per non smettere di conoscere.
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VENUTO AL MONDO Margaret Mazzantini
Orwell da scoprire
Dentro le corpose pagine ci caliamo in scritti, saggi, diari, lettere che secondo un ordine cronologico ed in prima persona, attraversano la vita di Orwell.
Il testo è suddiviso in capitoli, ciascuno dedicato a periodi di vita significativi.
"Sin dai primi passi della mia carriera avevo imparato che si può sbagliare senza volerlo, e poco dopo imparai che si può sbagliare senza nemmeno scoprire che cosa si è fatto o perché ciò che si è fatto è sbagliato"
La scuola svolta presso un collegio grazie ad una borsa studio ha dell'incredibile per la severità, la discriminazione di classe e lo squallore.
Si passa alla fase della Birmania in cui egli era militare. Successivamente l'autore ripercorre il periodo in cui vive con i vagabondi, povertà, fame e miseria.
Personalmente il capitolo che ho più amato è quello in cui approfondisce la vita nelle miniere ad inizio anni '30. Tema toccante sulle difficoltà di lavoro, sfruttamento e delle conseguenze in termini di salute ed arretratezza. Da qui emergono le idee sul socialismo e non mancano importanti prese di posizione dell'autore.
"Tutti credono alle atrocit commesse dal nemico e non in commesse dai propri soldati"."in qualsiasi momento , la situazione può improvvisamente capovolgersi e le storie dei crimini provate ed arciprovate ieri, diventano il giorno dopo ridicole menzogne, semplicemente perché è mutato il contesto politico."
La guerra e la politica rappresentano una grande fetta del libro. Interessanti sono le analisi sull'antisemitismo e sui regimi totalitari. Si legge tra le righe l'autore che ritroviamo nei suoi celeberrimi romanzi. Altro tema che non mi ha entusiasmato ma è interessante, consiste nella cultura inglese, le caratteristiche e le tipicità di tale società.
Libro particolare che ho amato molto perché parla di opinioni e piccole vite che sarebbero cadute nel dimenticatoio della grande storia. Parlo da persona di parte, di Orwell troverei interessante anche la lista della spesa.
"Le memorie di un periodo della nostra vita debbono necessariamente sbiadite, a mano a mano che c'è ne allontaniamo. Si imparano sempre nuove cose ele vecchie devono per forza venir espulse per far posto alle nuove. Ma può anche darsi che le memorie si staglino meglio dopo un lungo lasso di tempo, perché si considera il passato con occhi nuovi e si riesce ad isolare e per così dire scoprire fatti, che prima restavano confusi tra la massa dei ricordi"
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Parole sparse tra mente e realtà
L'importanza delle parole non la si coglie facilmente. In particolare, sottovalutiamo che con le parole scritte o pronunciate costruiamo pensieri. Dai pensieri creiamo azioni e risposte che generano emozioni all'interno della comunicazione. Con le parole trasmettiamo felicità, rancore, rabbia, sopruso, gioia etc. ma soprattutto costruiamo la percezione che abbiamo del mondo.
Da sempre sono affascinata dalla reazione che provocano le parole, la prossemica ed i suoni sia nell'interlocutore, sia verso noi stessi. Approfondire il tema della linguistica con questo breve manuale è stato un utilissimo strumento.
Le premesse del libro sono chiare, ossia vuole essere un mezzo per contribuire ad un uso consapevole delle parole. La magia è dentro le parole, basta dirlo.
Il testo è suddiviso in tematiche che riprendono concetti teorici e molti esempi e aspetti pratici. L'autore affronta numerosi bias cognitivi e poi interviene ad analizzare il perché le parole contribuiscono alla nostra felicità o alla infelicità.
Affrontiamo un gran numero di modi di dire davvero comuni e del motivo per cui vanno evitati oppure premiati, saremo noi a scegliere.
Scopriamo come ragiona il cervello e quali stimoli anche fisici provocano le parole e le immagini che ma mente ci ricama attorno. La mente infatti va sempre dove vuole andare o dove le diciamo di andare, da qualche parte va. Quindi comunicare anche a sé stesi é un tassello imprescindibile.
Molto apprezzabile è che l'autore sfata dei miti e convinzioni che provocano effetti contrari agli obiettivi prefissati, come l'eccessivo autoconvincimento e l'eccessiva idealizzazione.
Non aggiungo altri dettagli. Consiglio di leggerlo a chi piace la comunicazione come concetto globale, fondamentale per creare sfumature ed emozioni, per costruire la nostra realtà; per chi crede che l'uso di un vocabolario che non sia ridotto all'osso da icone e frasi fatte abbia un valore. A chi apprezza l'arte della comunicazione verbale e non verbale .
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Bellano tra misteri, carabinieri, prevosto e vices
La ridente e variegata Bellano continua a celare misteri. Vitali ci fa attraversare l caserma dei carabinieri, la stazione del paese, la canonica del Signor Prevosto Revelli e le stanze del municipio ma non solo.
Tutto comincia con l'arrivo in treno di una ragazza avvenente ,a sconosciuta, senza documenti. A quanto pare si chiama Marta e cerca un dottore. Il vicesindaco faccendiere Toninelli si allarma, Marta conosce il suo losco passato, quindi onde evitare ricatti è meglio aiutarla.
La sconosciuta porta di conseguenza guai ed avventure. La drogheria del paese è messa di mezzo e il vicesindaco continua a coltivare obiettivi poco chiari, denaro e interessi usurai.
Il racconto ruota poi attorno ad un suicidio, il gestore della drogheria che aveva assunto, spintamente, la Marta quale commessa e tutto fare visto che sua moglie era ormai invalida. Dal suicidio emergono nuovi misteri e strategie tra carabinieri e prevosto per scovare la verità e chiudere le brutte faccende.
Un racconto lungo e non breve ma che scorre piacevolmente. Ironia, semplicità di paese ed una ottima scrittura a livello di uso delle parole. Da farsi immergere nell'ambiente del lago.
Consiglio la lettura per chi già conosce questo autore, non delude e rilassa.
Da leggere per distendere i pensieri e vagare tra avventure e storie di paese all'italiana, scritte bene.
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Cosa aspettarsi dal cuore
Quando meno te lo aspetti è il quarto libro di Moscardelli che leggo, purtroppo è il primo che mi delude.
Dal titolo me lo aspettavo che non mi avrebbe esaltata, così è stato. L'anno successivo al grande esordio con Volevo essere una gatta morta, l'autrice torna in edicola con un romanzo.
Tra scontata, Penelope Stregatti è una giovane donna senza una grande carriera, talenti nascosti e sprecati mentre lavora in una azienda di assorbenti. Avrebbe voluto scrivere in realtà si limita a pubblicare quix sessuali su una rivista dozzinale. Senza fidanzato, spera nell'amore e nel mentre si ritrova ad essere grassottella, sbadata ma circondata da alcune importanti amicizie.
Penelope si scontra con il suo destino, in realtà investe un uomo in bici. Una serie di aneddoti travolgono il suo posto di lavoro, in quanto l'azienda va a rotoli. Interviene un controllore, certo Galanti. Misteri, avventure un po' strampalate e lei se ne innamora mentre continua ad avere dubbi sull'identità di questo uomo.
Aneddoti scontati e frettolosi. Sul finale, ovvio, lei scopre le sue potenzialità e l'amore si affaccia nella sua vita. Sugli ultimi capitolo ho riscontrato l'ironia di questa autrice ma nel complesso il libro, la trama, il ritmo non mi sono piaciuti molto.
Benché la narrazione avvenga in prima persona, aspetto che personalmente amo molto, non ho trovato l'immersione e la piacevolezza del racconto.
Siciramente leggerò altro della Moscardelli ma prima leggerò le recensioni!
Consiglio questo libro solo se conoscete già l'autrice e volete u a lettura leggerissima
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La vita senza essere gattamorta
La Moscardelli è una garanzia per rilassarsi, leggere piacevolmente e farsi sane risate. Sulla falsariga della celebre Bridget Johanes ma più sferzante, più commediografo, più italiana.
Chiara parla in prima persona, ripercorre l'infanzia, l'adolescenza, la giovinezza fino ai suoi 30 ormai superati da un pezzo. Single, pasticciona, sbadata, fuori forma, crede non solo nell'amore ma soprattutto insegue una teoria. Studia infatti l'esemplare di gattamorta. La femmina perfetta, che tace quando deve, parla e ride se necessario, sa dire di no e mantiene una schiera di spasimanti bellissimi.
Chiara non è gattamorta perché è nata podalica e fin dai primi rapporti con l'altro sesso beh gli esiti sono stati nefasti. In tutto ciò non mancano gli amici. Un gruppo di amicizie che coltiva nel tempo, sempre vicini a divertirsi ma anche nei momenti drammatici toccati nei capitoli.
Sani principi e tanti stereotipi della donna perfetta spiattellati tra le avventure narrate con una scrittura scorrevole e chiara. La narrazione in prima persona garantisce di affezionarsi a Chiara, permette di ridere e farsi trasportare. Brevi capitoli e tanto da raccontare. In parte biografico, in parte una ottima penna tra le mani.
Mi serviva una lettura distensiva che non fosse un romanzo rosa. Lo consiglio assolutamente. È stato il libro di esordio e con quelli che ho già letto successivi, confermo che trattasi di libri piacevoli. Ironia, sentimenti, riflessioni, senza banalità. Sane risate insomma, garantite!
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Bologna non è quella che sembra
Primo libro di Lucarelli che leggo.
Siamo nella fine degli anni '90 a Bologna. Alcuni assassini di giovani studenti, sempre ritrovati nudi. Una unità speciale della polizia indaga perché intravede un collegamento. Potrebbe esserci un omicida seriale. Poco credibile all'epoca per le forze dell'ordine locali ma le indagini si fanno avanti.
L'ispettore Negro Grazia, giovanissima donna che si occupa di profilare assassini seriali.
Si rimarca l'ambiente di lavoro molto maschilista e la grinta della donna. Lei rappresenta un punto di vista narrativo, avvicinato al personaggio ma non troppo. Donna dalla "voce viola" per Simone.
Altro punto di vista narrativo è quello di Simone un cieco (non vuole definirsi non vedente) bolognese che passa le giornate con uno scanner a sentire conversazioni telefoniche.
Dal canto suo, le voci sono colori. Non potendo vedere le persone non ama il tatto ma l'udito. Per lui la voce è una onda di colori e sensazioni. È lui che interviene nelle indagini in punta di piedi, è lui ad essere chiuso e ad aprirsi allo stesso tempo assieme a Grazia. Interessantissimo immedesimarsi dell'autore nella situazione di Simone.
Terza e ultima voce narrante, l'iguana. L'omicida. Psicopatico, con la smaniosa ricerca di maschere da ricoprire nella vita, mediante le vittime. L'iguana ha la voce "verde" acida e misteriosa. Uccide e spoglia le vittime e se stesso.
Le tre vite si intrecciano con l'indagine e un po' di suspance. Non mancano i sentimenti ed i risvolti delle vite passate sul presente.
Scrittura pulita, dettagliata e ripetitiva. Ripetizioni utili per via dei capitoli che rimbalzano tra i 3 punti di vista narrativi.
Personaggi non approfonditi, a mio avviso questo mi ha messo un certo distacco dal racconto. Ci si avvicina talvolta a Grazia, talvolta a Simone pur con quel muro invisibile ed impermeabile.
La musica è un tema costante e purtroppo non riuscivo per questo motivo a cogliere la profondità di tale legame.
Bologna è descritta in modo impeccabile, ho amato sentire quanta passione per la città trapela dalle righe.
Rimirevole la narrazione di Simone, del suo mondo a colori di voci, davvero particolare e profondo. Tema fondamentale quello della cecità.
Nel complesso, libro che consiglio, malgrado non abbia colto fino in fondo la profondità dello stesso, ma trattasi di gusti o del momento in cui si legge ciascun libro. Il momento di vita del lettore è fondamentale per la presa nella sua mente delle parole lette.
Lo stato d'animo ci spinge ad una lettura piuttosto che ad un'altra, oppure ci fa cogliere taluni dettagli. Sempre lo stato d'animo ci rimanda a collegamenti inattesi e profondi. Il momento in cui leggiamo un libro in po' influisce rendendolo ai ns occhi, poco o molto interessante. Dipende da noi, dipende dal libro, dipende dalle aspettative ma leggere è sempre una magia.
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Colori e misteri del lago
Un tassista fine anni sessante a Bellano sul lago di Como attende sonnolente, davanti alla stazione dei treni, uno sporadico cliente. Bussa al finestrino una donne per condurla al cimitero, una forestiera, il Sisto la inquadra subito. L'auto si inerpica per la salita verso il campo santo. La donna tace di un silenzio pesante. Pochi minuti e il tassista si ferma. La portiera aperta ma la donna immobile: morta.
Chi è la donna? Nessuno la conosce. Poi prima delle esequie in solitudine il maresciallo Riverso mette insieme dei tasselli. Una vecchia foto che ritrae due donne e un giovane della Bellano bene viene ritrovata presso casa della defunta. L'uomo decide di chiedere per curiosità, per fiuto, senza accusati né accusatori: non c'è un assassinio. Eppure i misteri ci sono.
Personaggio cardine è anche il Sisto che ruota attorno a tanti eventi, lui è il suo passato da meccanico con il Scaton. Il Sisto che frequenta brutta gentaglia e sogna di vedere un autogrill piena di figa, come gli hanno detto. Lui che pensava di fare i soldi con il tassi ma che vede scarni clienti.
In questa storia man mano ci affianchiamo alla suora storta. Così storta per via di una malattia che nessuno ricorda il suo nome. La suora è estremamente laboriosa e lavorava presso un ospedale e da lì tutto si evolve. La donna entra a pieno petto nel racconto.
Il maresciallo scava e scava con l'aiuto del prevosto e di tante figure che compaiono e scompaiono in una perfetta commedia all'italiana.
Un paese sfaccettato, sorridente allegro o mite e misterioso quanto il lago dai suoi mille colori.
Un romanzo scritto davvero bene. Scrittura pulita, frasi brevi e capitoli che vi portano avanti e indietro nel tempo senza creare confusione. Il lettore si affeziona ai personaggi e vaga per il paese alla scoperta di verità e sentimenti. Principi semplici e valori condivisi. Un romanzo da divorare per distendersi. Merita.
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Una nuova vita sotto mentite spoglie
Coincidenza ha deciso che dopo l'importante lettura de Il fu Mattia Pascal, mi ritrovassi con questo breve libretto della Nothomb. Che piace è stato leggere sotto abiti totalmente diversi un medesimo tema. La domanda è questa:se potessimo cambiare vita cosa faremmo?
I personaggi principali solo due, oltre il defunto ed un fantomatico personaggio iniziale che fornisce un consiglio prezioso al nostro fu Baptiste.
Inizio irriverente, il nostro eroe è si trova in una strampalata discussione con uno sconosciuto, incentrata sul cosa non fare se ti ritrovi un morto in casa, mancato per cause naturali. Il patrone di casa sarebbe immediatamente sospettato, ad avviso dello sconosciuto. Quindi, secondo egli, sarebbe da evitare la polizia ma si dovrebbe inventare un astuto stratagemma: far passare il decesso durante il tragitto verso l'ospedale. Insomma un inizio che spiazza il nostro Baptiste.
La mattina seguente proprio lui si ritrova uno strano tizio alla porta trafelato che chiede di poter telefonare per un guasto alla macchina. Mentre alza la cornetta si accascia a terra e muore. Il ns protagonista per via di somiglianze fisiche e affascinato da mille pensieri prende i documenti del defunto e le sue sembianze. E che il nuovo Olaf abbia inizio.
Percorriamo così un lungo tragitto arricchito di sogni e prospettive, ma anche dubbi e timori che portano ad una nuova vita. La scoperta della moglie, la sua moglie. Le bugie per mascherare il decesso e i soldi. Tanti soldi e un lungo viaggio verso la Svezia. Questi sono alcuni degli ingredienti che condiscono il racconto guarnito di tanti champagne.
Il cambio di vita che porta spensieratezza e amori e passioni per dimenticarsi la vita precedente. Soldi ma anche passioni melanconiche e sentimenti che diventano carenti e che poi nascono.
Il bene e il male dei soldi ma anche la voglia di ricominciare una nuova avventura. Come sempre la penna della Nothomb viaggia veloce e con brevi schizzi ci rappresenta personaggi e situazioni al limite tra verità e fantasia. Nomi di personaggi sempre sapientemente dosati. In questo libro c'è anche un rimando brevissimo alla Peste di A. Camus che mi è piaciuto, sebbene spesso nei suoi racconti vi siano riferimenti letterari.
Breve libro. Per me non disarmante come altri che ho letto di Amélie ma che risulta carino, adatto a staccare la mente.
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Falsi miti tra Orwell e attualità
Leggendo le posizioni del Garante della privacy sull'utilizzo di sistemi di videosorveglianza intelligenti nelle città, sull’etica della raccolta di dati biometrici in luoghi pubblici o sul grado di invasività decisionale degli algoritmi, non posso non fare un confronto con 1984 di George Orwell. Uno sguardo sull'orrore della sorveglianza portata alle estreme conseguenze distopiche.
La trama del romanzo è nota: una società priva di qualunque forma di libertà. Il protagonista nutre dubbi sul controllo assoluto esercitato dal Grande Fratello. L'oscurantismo dei sentimenti permea la civiltà basata sull'Odio. Lo slogan di 1984, infatti, la libertà è schiavitù, la guerra è pace l'ignoranza è forza.
"Nella veglia o nel sonno, al lavoro, a tavola, in casa o fuori, a letto o in bagno, non c'era scampo. Nulla vi apparteneva, se non quei pochi centimetri cubi che avevate dentro il cranio. Ognuno poteva essere scrutato senza preavviso, nulla di quello che si faceva era privo di importanza". La sorveglianza dai teleschermi orwelliani ha una portata applicativa attuale: nel concetto di allerta sul confine tra sicurezza degli individui, vantaggi economici degli attori coinvolti, autodeterminazione e trattamento di dati personali.
La tecnologia, siamo tutti concordi, riveste un ruolo di primaria importanza nelle ns vite. Tuttavia, esiste una linea sottile che separa l'autodeterminazione del singolo in caso di attività di monitoraggio.
In una società come la ns che corre senza sosta gli individui devono tenerne il passo. In una società liquida coacervo di informazioni, verità o menzogne la chiave di volta immutabile e non negoziabile per riprodurre se stessa resta il tempo. Un'economia assetata di dati è inevitabile.
Come comunicare attirando l'attenzione nella babele di attività ed informazioni che ci circondano? Bisogna conoscere la persona.
Le persone in genere sono schematiche, si allineano ad idee già maturate a conferma della propria integrità. Il sentirsi sicuri, a qualunque livello di sicurezza si parli fa sempre leva.
Fino a che punto il controllo ci rende sicuri, qual è il limite tra sicurezza, monitoraggio e sospetto? Difficlissimo il discrimine ma non parlarne non elimina le zone grigie che si creano, al cui interno, come insegnano gli eventi, si annidano tranelli. Il fine subdolo di ottenere informazioni per insinuarsi nelle ns abitudini si maschera con scopi i più coloriti.
Spesso c'è l'idea che chi mette in discussione la vita online, la rete, il digitale, la tecnologia è "contro" a prescindere.
Ogni società ha infatti miti e tabù, per riprendere la provocazione di Orwell "in qualunque momento esiste una ortodossia, un complesso di idee che si presume debbano essere accettate senza obiezione da chiunque la pensi correttamente"
Risposte nette ai dubbi etici non esistono. Tuttavia, subire acriticamente l'evolversi della realtà digitale può generare concause i cui effetti diventano di difficile controllo. Il pensiero critico con le sue domande non devono venir meno in quanto sono una delle armi più potenti per la consapevolezza.
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Misteri a catinelle tra martelli e scalpelli
Teresa Papavero torna alla ribalta con la scoperta di un cadavere murato nell'intercapedine di casa sua, presto B&B Le Combattenti, in ristrutturazione.
L'amica e socia Luigia Capperi é sconvolta quanto la nostra eroina. Tutto il paesello che avevamo conosciuto in "Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli" si accalca di nuovo sulla scena di un crimine misterioso.
Ritroviamo Ascanio il gioiellerie, Floriano Barbarossa il macellaio e il suo amore Antonia la bibliotecaria, la piccolissima Marisa il Sindaco, i carabinieri, Don Guarino, etc.
Abbiamo uno scheletro e Teresa con il suo fiuto e lo stile rocambolesco, tra il romanticismo ed indipendenza.
Il padre della protagonista, la quale sfoggia vestiti con fenicotteri rosa, interviene suo estremo malgrado nella pista delle indagini che man mano si fa strada. Teresa infatti individua un collegamento con sua madre, scomparsa quando era ancora bambina.
Lo scheletro a chi appartiene? Cosa c'entra un ex manicomio del ferrarese con sua madre?
Una rete che si infittisce. Molte le scoperte negative che emergono tuttavia siamo pur sempre in presenza della Papavero, possiamo star quasi tranquille!
Nelle indagini la detective conosce certo Dott. Tancredi, medico legale...un pizzico di pepe però non farà tramontare il mitico Serra. Lui c'è e non c'è, Serra scopre di nuovo i guai in cui si caccia la Papavero e prontamente interviene.
Guai ed intoppi non mancano di far sorridere, riflettere e distendere. Temi che fanno pensare sul rapporto tra passato, traumi infantili, malattia mentale e gestione della quotidianità e dei rapporti interpersonali. Il tutto con linguaggio e dialoghi lineari.
Confido nel sequel perché qualche mistero sulla vita della donna continua a permanere.
Giudizio: ottimo per distendersi, lettura che fonde giallo, romance senza essere mieloso. Atmosfere che si alternano tra serietà, pericolo, suspance e sorriso.
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Dei corrotti, aquile assassine e tocco inglese
Tutto ha inizio in un aeroporto nella coda al check destinazione Oslo. Un tizio che pare un armadio inizia a litigare con l'assistente: non ha il biglietto, non ha soldi né passaporto. La nostra protagonista, eroina pungente Sig.rina Kate, vuole partire per amore e abbandonare così la cupa Londra. Quel volo non lo prenderà mai, si sveglia in una stanza di ospedale dopo che in aeroporto, per cause misteriose, una esplosione ha distrutto tutto. Nessuna vittima, solo l'assistente suddetta è scomparsa. Ma ripeto è solo l'inizio, ci sarà poi l'arrivo del detective Olistico, Dirk Gently, una testa mozzata che gira a ritmo del giradischi, un distributore di coca cola che razzola, un martello volante e tante divinità nordiche a scombussolare la vita.
Il grande dio Odino anziano ama crogiolarsi al riparo di una casa di cura lussureggiante di bianchi lenzuoli ma il figlio Thor dio del tuono ha fatto casini per l'ennesima volta. La resa dei conti è vicina con destinazione di nuovo la Norvegia. In tutto ciò c'è anche un'aquila assassina che tormenta Gently senza farlo arrendere dalle ricerche.
I misteri da scoprire sono molti e le coincidenze non esistono. Lo humour di una penna a mio avviso sferzante e dissacrante può creare dipendenza. Tra le righe si legge del sarcasmo con minuti dettagli di una realtà ancora attuale. Gli dei vogliono essere mortali ed il noro mondo si intreccia con il nostro.
Terzo libro che leggo di Douglas, irriverente, un non senso che ha un filo saggiamente elaborato ad intrecciare la trama. Avevo voglia di fantasia, l'ho ottenuta alla grande. Che dire: Per me una recensione deve trasmettere l'emozione che le parole in un certo modo ordinate o disordinate del libro regalano, la trama è relativa all'attenzione riposta.
"Può darsi che non sia andato dove avevo intenzione di andare, ma penso di essere dove avevo bisogno di arrivare"
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Del viaggio cosa resta dentro
Non avevo ancora letto nulla di Sepulveda: questo libro prestato è stata una piacevole chicca di un week di piovoso.
Il tempo e lo spazio perdono consistenza mentre ci addentriamo nella Patagonia, conosciamo persone, quotidianità ed esperienze.
Il viaggio assume la forma del contatto non solo con amici di vecchia data per l'autore che torna e ritorna in quelle lontane terre del sud del Mondo, ma anche con sguardi fugaci e parole lasciate al vento.
Un tuffo di avventure nei cieli con vista su foreste e fenicotteri rosa, a bordo di rocamboleschi veicoli e storie di compagni volanti non del tutto vivi. L'amore per una natura da altri stuprata emerge con forza dai gesti di chi, in quelle terre battute dai venti e mari, ha vissuto e faticato. La convivialità di pasti preparati con voglia di condivisione e di parole a guarnire brindisi calorosi.
Brevi racconti per conoscere scorci di vita che marittimi, cittadini, agresti, sentimenti umani, rispetto per la natura, nefandezze del passato.
Tante piccole perle che formano una collana meravigliosa, sottile quanto resistente.
Libro che va letto più che per le singole trame per il sapore che resta. Una esperienza di lettura che mette voglia di toccare la Patagonia e di viverla, fuori dal tempo.
"L'orologio serve a pesare i ritardi. Anche un orologio si guasta, e così, allo stesso modo in cui le auto perdono olio, l'orologio perde tempo. "
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L'oscurità non si nasconde
Roma eterna, luminosa "mai, mai, mai" al buio secondo Leone X. Una profezia da rispettare, quella della gloria partenopea, nei secoli dei secoli.
Caos, ritmi frenetici, elettricità, tecnologia e vizi. Il sunto delle nostre vite risiede inesorabilmente negli apparecchi connessi alla rete virtuale, l'abitudine ci rende schiavi dormienti. Tuttavia resta sopito l'istinto umano, irrefrenabile, animalesco che in molti esseri non aspetta altro che venire allo scoperto: quale momento migliore delle tenebre, del buio profondo per germinare?
Il male, lento lavorio sotterraneo nei meandri della religiosità, nei sotterfugi dei segreti nascosti in peccati inconfessabili. Il male che non ti aspetti si scatena in una lunga notte romana. Le concause sono interconnesse, blackout programmato causa tempeste e nubifragi continui. E che il Morbo abbia inizio.
Le forze dell'ordine sono allertate, la popolazione impaurita, senza elettricità, il Tevere esonda, le morti si accavallano.
In questo clima l'agente Sandra Vega dell'ufficio passaporti della polizia viene richiamata nel formicaio, centro nevralgico in cui un tempo operava come investigatrice d'eccellenza. Un tempo in cui fotografava scene del crimine senza perdere nessun dettaglio. Sandra non vorrebbe tornare in scena ma deve, morti rituali, torture e la preoccupazione per Marcus che riemerge.
Il nuovo agente Vitali la accoglie sospettoso con il questore e altre figure di spicco per spiegarle pochi dettagli e la caccia ha inizio. Scopriamo di Marcus, ci addentriamo nel buio della notte, nei palazzi apostolici alla ricerca di un bambino. Il Tribunale delle anime si attiva, la Chiesa dell'eclisse vuole emergere attraverso il proprio Maestro delle ombre.
Il passato, il presente, il male dietro la cella di un convento, tenuto segreto, nascosto che non si trattiene.
Racconto da scoprire, come sempre per Carrisi. Suspance ma c'è anche la fantasia sulla distruzione momentanea di una Roma eterna, un mix di scene un po' rapide con personaggi che vengono assaporato correndo tra vicoli e fogne. Si vivono le paure attraverso le righe nella speranza che qualcuno, dentro, si salvi.
Voto personale, medio, ho letto di meglio dello stesso autore ma mi mancano ancora parecchi titoli, quindi, si alla lettura benché trattasi di trilogia a dirla tutta. Si alla riflessione su quanto basta poco a distruggere la nostra sicurezza, ossia, la tecnologia. Quanto siamo liberi da essa? Abbiamo sempre cercato riparo ma ciò che da protezione crea altresí un circolo vizioso di sottomissione dal sentore arcano.
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rifiuto umano, materiale o del lago?
Dopo la casa delle voci che per alcuni versi mi aveva delusa, con Io sono l'abissomi sono ricreduta, che dire...poche parole per aver divorato in 48 ore le pagine, incollata letteralmente all'Uomo che puliva, le sue scoperte, il suo passato.
Cosa c'entra la Cacciatrice di Mosche, il Lago di Como, un braccio riemerso di una cadavere e il mistero segreto che si cela dietro ciascun personaggio? Cosa c'entra la Ragazza con il ciuffo viola che tenta il suicidio? Dove ha origine il Male?
Soprusi, indifferenza degli adulti preposti alla cura ed alla custodia di anime indifese creano le fondamente di nefasti presagi successivi. Le radici che prendono forma nella mente, le radici che nemmeno la crescita riesce ad annientare totalmente. Le radici della natura che si acquisisce.
Un rifiuto materiale ha la stessa importanza di un rifiuto umano, così si percepisce l'Uomo che pulisce, invisibile, con un solo amico, Miky. Chi è Miky che vive dietro una porta vede? Cosa significa imparare l'amore per questo uomo che ha vissuto e diffuso sofferenza?
Tanti gli interrogativi ed i temi fondamentali. la violenza sulle donne è delineata in termini audaci, forti, capaci di scavare l'anima. La forza delle donne, la voglia di reagire ed aiutare, la complicità esaltata per cancellare le lacrime della perdita. Le donne senza stereotipi, come sono nella realtà.
Personaggi delineati per quanto necessario allo scopo di ciascuno nell'evolversi della trama. Suspance e temi molto importanti, attuali e descritti in maniera profonda. Non descrivo la trama, quella la si trova ovunque con brevi ricerche, questo libro regala emozioni, leggere, leggere....difficilmente apprezzo così tanto un trhriller ma Io sono l'abisso merita assolutamente per chi apprezza il genere. Fa riflettere e lascia sensazioni vive sulla pelle.
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Connessioni cosmiche di cavalli, divani e fantasmi
C'è un morto che non si da pace ma c'è anche un altro fantasma che da almeno quattro millennni soffre e si tormenta. Aspettate un attimo c'è un cavallo nel bagno del Professor Reg nel college mentre dopo una cena di gala invita l'ex alunno Richard a prendere un caffè. A casa di Richard, informatico che scala i successi di software musicali per top manager, c'è invece un divano incastrato nellepa tromba scale. Nel mentre, in quella sera uggiosa, un Monaco elettrico scorrazza sul dorso di un cavallo alla scoperta del nostro tempo, sorpreso e con viva fede interiore per ogni forma vivente.
A questo punto non può mancare il datore di Richard, Sig. Gordon Way che parla alle segreterie telefoniche per compiacersi della sua voce. E recandosi alla Villetta in auto blatera alla segreteria telefonica della sorella Susan, fidanzata di Richard per ricordarle di controllare il lavoro del ragazzo. Silenzio. Uno sparo.
Richard viene sorpreso mentre in piena notte, al rientro dalla cena al college, si arrampica sui muri per entrare in casa di Susan. A sorprendendo sul misfatto, niente meno che l'ex compagno di college, mago, mistico, ora detective olistico, Dick Gently.
"Le lavastoviglie lavano stupidi piatti al posto delle persone, evitando loro il fastidio di doverli lavare, i videoregistratori guardano stupidi programmi al posto delle persone, evitando loro il fastidio di doverli guardare; i Monaci Elettrici credevano al posto delle persone, evitando loro quello che era diventato un compito sempre più oneroso, credere a tutto ciò che il mondo si aspettava che credessero."
Siamo solo all'inizio. Di cosa stiamo parlando? Di un giallo che passa in secondo piano mentre scopriamo che i gatti spariscono in virtù delle regole quantistiche che governano le interconnessioni planetarie. Un racconto affascinante che si evolve in due giorni circa, attraversando tempo e spazio. Basti pensare che passiamo da un dodo della foresta pluviale prima che si estinguersi, alla mente di una navicella spaziale che emana musica e caos. Siamo sulle tracce fiutate da Dick, scapestrato ed intuitivo detective, sempre al verde. Un mix candito di umorismo inglese che vi tiene incollati alle pagine.
Preparatevi a immergervi in un vortice di situazioni lontane nel tempo e nello spazio, con il detective Dirk Gently per scoprire verità nascoste. Una messinscena di situazioni, scene da film e musica. Ampio spazio al taglio cinematografico, capitoli brevi dedicati a spezzettati che poi si uniscono. Dialoghi schietti, situazioni inimmaginabili quanto concrete, divertenti, esilaranti. A tratti sul finale la dispersione non mi ha aiutata a ricostruire dei ragionamenti confusi ma forse è proprio li, confondersi nel tutto. Avevo già letto Guida galattica per autostoppisti. Letture per me alternattive; super la fantascienza in questi termini e i riferimenti ai computer.....ottimo lavoro.
""È strano come molte delle migliori idee non siano altro che una vecchia idea rovesciata. Capisce, programmi che aiutano a determinare una decisione ordinando e analizzando tutti i dati rilevanti, per poi indicare in modo naturale la decisione giusta, ce ne sono già diversi. L'aspetto negativo è che la decisione indicata da tutti questi dati analizzati e coordinati non è necessariamente quella che si vorrebbe."
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amici, nemici o conviventi per caso?
Lettura alternativa, proattiva e fiduciosa per chi affronta o si avvicina a volersi conoscere meglio dal di dentro, in particolare dal versante dell'autostima. Attenzione non si tratta del solito manuale guru filosofeggiante o psicanalitico, bensì di istruzioni tangibili dellla parte distruttiva di noi che intralcia speranze e prospettive.
Un insieme di progetti andati a rotoli, di emozioni negative che si ripetono ciclicalemente, per non parlare degli effetti su mal di testa e somatizzazioni varie. Parliamo della nostra parte distruttiva che perpetra determinati schemi, appresi da bambini e rimasti immutati mentre noi siamo nel cresciuti; e se quelle idee ci fossero, ora, di intralcio? Come affrontare e dialogare con il nostro sabotatore? E perchè questo aspetto esiste?
Il nemico è nella testa "secondo il sabotatore l'autosabotaggio è un atto necessario a tutelare la vostra immagine e la vostra autostima".
L'autrice analizza nel cosro dei brevi capitoli le varie tappe di un percorso. La nascita del sabotatore (unico per ciascuno), il suo radicamento nel subconscio, la sua prospettiva divergente dalla razionalità, il confronto con leu (o lei) e la collaborazione. Il tutto con un taglio pratico, esemplificativo e diretto pur mantenendo l'impronta terapeutica che caratterizza l'autrice. L'obiettivo è infatti fornire degli strumenti attraverso esercizi divertenti e semplici di immaginazione, scrittura, dialogo interiore.
Ognuno è caratterizzato da un vissuto esclusivo, un percorso nel quale la variabile emozionale ed unama incide profondamente. Nel corso delle prime fasi di vita ci creiamo idee su com'è il mondo, cosa ci si aspetta da noi, come ci si comporta e quali regole danno fastidio. Memorizziamo gli eventi che maggiormente ci toccano a livello emozionale e il nostro inconscio impara a difendersi per evitare il ripetersi di senzazioni vissure come negative. Fin qui nulla questio. Il problema c'è nel momento in cui si crea un corto circuito, vogliamo una cosa, siamo però in mezzo a due fuochi di valori iteriorizzati ma contrastanti, spesso il tutto avviene senza rendersene conto. A quel punto ecco che ci mettiamo i bastoni tra le ruote, qualcosa non va come sperato e troppo spesso diamo la colpa all'esterno. Infatti "siamo programmati per evitare il più possibile situazioni sgradevoli. Se dopo una determinata attività vi sentite molto peggio rispetto a prima, vi passa sicuramente la voglia di farla". Imparare a riconoscere i meccanismi interiori sicuramente non è semplice, anzi, eppure ciò non deve essere un alibi per non cambiare mai punto di vista.
Il piccolo sabotatore conosce benissimo i bassifondi del nostro inconscio e troverà sempre la via per bloccarci o oberarci di idee, per additare colpe altrui e in qualche modo mettere i bastoni tra le ruote. Ma altre volte i suoi consigli potrebbero essere validi. Due pesi, due misure tra razionalità e questo sabottore da conoscere, soppesare e conviverci collaborando.
Ho scoperto questo libro per caso su un post in internet. L'ho apprezzato e divorato mentalmente, le vignette, gli esempi e le domande che propone di porre a se stessi sono utili strumenti.
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Guerra fuori, dentro e dietro gli occhi
Due donne, un uomo, destini che si incrociano nelle fine di una guerra fuori e dentro le mura domestiche. Parliamo di Kaboul, di Hetar e del cuore afgano. Un cuore che ha l'animo femminile in questi romanzo crudele, diretto, ricco e profondo.
Ho letteralmente divorato le pagine, non ci si può staccare dal destino di Maria mentre, ragazzina, vorrebbe approcciarsi al padre naturale. Quest'ultimo è un facoltoso uomo di Herat che vive con la sua estesa famiglia... Esclusa questa figlia, la cui madre è relegata in un kolba. Proprio questo amore per il padre che vede ogni giovedì la porta ad accettare un matrimonio ed andare a Kabul.
Sogni che svaniscono quelli di Mariam. Dopo la firma del matrimonio non toccherà più una penna sino alla fine. Dopo la firma del matrimonio si apre la via di gravidanze andate a male, marito molto più vecchio di lei e violento. Botte, impara ad indossare il burqa voluto dall'uomo e subisca colpo su colpo, litigate sfrenate dal marito calzolaio in proprio.
Gli anni passano e la situazione afgana peggiora, la guerra di metà/fine anni '90 si fa più incresciosa. L'autore pertanto ne dà conto in maniera fluida. Poi ecco Co. Parure una nuova moglie, Laila. Ragazza giovane che ha perso la famiglia sotto i bombardamenti. Marim la ostacola poi nasce la complicità. Laila diventa mamma di Aziza ma c'è un amore, di lei, lontano e vicino, vivo e nascosto. Iniziano le botte anche per questa moglie dall'uomo.
Donne che resistono, Laila aveva una cultura, credeva nel futuro che la guerra annienta. Morti, distruzione, fame e miseria si avvicendano con scene nitide e dalle tinte forti di emozioni.
La trama si evolve su eventi tragici dei quali non spoilerizzo per chi non avesse letto. Quel che mi preme evidenziare è l'importanza che assumono i sentimenti tra le donne. La forza ma anche la debolezza malcelata di lacrime e graffi. Donne che si difendono da un sopruso casalingo. Donne che però non smettono di CREDERE per vincere, per sperare, per essere qualcuno nella comunità.
I personaggi sono ben delineati, benché emergano soprattutto le sensazioni. Si sente che come evince la prefazione, l'autore ha approfondito la sua terra di origine, non soltanto dal punto di vista cronicistico ma soprattutto dal versante femminile. Ha parlato molte donne ed è nato un romanzo che lascia il segno. La volontà umana è ben più forte di quanto ci si aspetta.
L'istinto alla sopravvivenza umana ha una evidenza emozionale e sentimentale che ci rende unici. La vita, l'ambiente sociale, la storia in cui viviamo non possiamo controllarlo, ci siamo dentro nella maggior parte delle circostanze, tuttavia un gesto può rappresentare una scintilla. La scintilla che per quanto piccola è pur sempre uno spiraglio di vita essenziale per qualcuno.
Primo libro che leggo di questi autore, no l'ultimo. La sua penna si è calata bene nell'animo femminile eccetto per alcuni stereotipi, a mio parere, classicamente sentimentali.
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Parigi nel cicchetto o Parigi nel pane
Il naturalismo di Zola ripercorre le tappe sull'evolversi della vita ed il suo precipitare sempre più in basso, nella miseria della metropoli parigina durante la metà dell'800.
Piu che un romanzo naturalistico è un quadro del sentire umano e della tara dell'alcool. Tocchiamo infatti le difficoltà economiche e di vita provocate da una mela marcia: l'alcolismo.
L'assomoir è pregna degli orrori anche clinici sul finale, dell'alcool. Uomini e donne che spendono tutta la paga nelle distillerie, nelle bettole e balere. L'alcool che sale e annebbia non solo la vista ma anche i sentimenti e ciò che ci rende umani. Un problema che attraversa società è tempi. Un maledetto male che provoca sofferenza.
Il precipizio di vita della protagonista Gervaise, mamma della più celebre Nanà (siamo nel ciclo dei Rougon Macquart). Donna avvezza al lavoro di lavandaia, attività descritta ovviamente da Zola che si era personalmente documentato sia sulla situazione lavorativa, sia sulle condizioni di vita, sia sul gergo delle periferie parigine.
Gervaise non manca di avere problemi con un primo uomo, Lantier, scansafatiche dal quale ha due figli piccini. Un bel giorno se ne va lasciandola in miseria. Lei si rimbocca le maniche e avrà un nuovo compagno, serio, che non la picchia e non beve, Coupeau un lattonniere.
Molte le vicende che si sommano, le famiglie invidiose della aspirazione di Gervaise che la porta ad aprirsi una lavanderia inizialmente rinomata e la bontà della protagonista. Ma un brutto incidente sul lavoro capovolge del tutto Coupeau che inizia a bere. Il passo sarà breve, nel mentre vedremo alla ribalta Lantier e un lento precipitare.
La situazione economica diventa erosa dalla mania del marito. La bottega chiude. La promiscuità di quel palazzo non lascia scampo alle malelingue e alle avventure piccole e grandi. La donna cambia in peggio anche lei, l'alcool era un vizio delle rispettive famiglie e torna. Spariscono i sentimenti positivi, sparisce la dignità, prendono vita le botte sulla pelle.
Non mi dilungo nella sintesi del libro perché è corposo ma merita. Un manuale di temi. La povertà che provoca un ambiente ostile e vivace allo stesso tempo. La fame porta a ridere, ad aiutarsi (poco) ma anche ad indebitarsi sempre più.
Le famiglie promiscue determinano una educazione poco consona nei bambini che crescono immischiati in quell'ambiente. L'ambiente che influenza l'animo umano quanto la fame e l'alcool. Personaggi caratterizzati molto bene, filosofia di vita che si odora, si tocca, si vive tra le pagine di una Parigi nella quale già c'era l'apparenza.
La povertà che aspira a star meglio e sull'orlo della fame vede i nuovi boulevard, le pubblicità, la ricchezza ed il consumismo (tema più approfondito ne Il paradiso delle Signore). Il lavoro è si tema importante ma non quanto lo sarà in Germinal, nell'assomoir non c'è la lotta di classe ma c'è la vita che scorre, le fatiche e le brutture umane.
Zola è Zola, la classe operaia che si muove e arrabatta i piedi sul selciato, pare di udirne i passi. Pare di vedere quelle facce terre, affamate o inebriante, silenziose o smaniose o braille aleggiare sotto i lampioni a gas o sotto il sole afoso estivo o sotto la neve tagliente. Molti aneddoti sono tratti dalla cronaca dell'epoca e la descrizione della città è fotografica.
Le epoche passano, cambiamo gli abiti ma qualcosa alla base sembra un sempeverde. Il legame ed il condizionamento tra ambiente, individuo, idee ed azioni che però non possono significare giustificazionismo, bensì condanna di ciò che è condannnabile moralmente. Ma la morale fin dove si può spingere quando il pane non è nella dispensa? Cosa può arrivare a giustificare l'animo umano per arrivare a fine mese? Degno di nota è l'attenzione sulla violenza di genere su donne e bambine a causa di uomini violenti. Il ciclo del romanzo tocca eventi felici e orrendi (rottura di un amore, matrimonio, crescita lavorativa, festa di compleanno, lutti, miseria, fuga della figlia, fame, morte)
Ho amato moltissimo Germinal e Thérèse Raquin. L'assomoir a tratti è pesante.
Al lettore interessato: non leggerlo se vivi un periodo molto negativo e non consiglio come prima lettura di Zola. Scrittura grezza, gergale, elaborata e stilisticamente studiata a puntino per calarci nei boulevard.
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Dolci pasticci tra parole, fatti e pensieri
Quarantenne, uomo, il classico che si tiene a debita distanza dalle responsabilità. Ecco il primo approccio con Arturo ma c'è una chicca, o meglio, una sua esclusiva che rasenta la patologia: L'amore per la pasticceria, quella siciliana in particolare. Quanto vorrebbe condividere questa simbiosi culinaria con qualcuno eppure i colleghi immobiliaristi come lui e gli amici di calcetto (sport nel quale è stato trascinato suo malgrado nell'arduo ruolo di portiere) non sembrano interessati a questi argomento. La cottura della ricotta o la consistenza della crema non sono proprio al top dei discorsi comuni.
Arturo non ha una fidanzata, non ha particolari ambizioni finché qualcosa cambia e conosce Lei che ha una sua pasticceria ed è amore. Cosa non si fa per l'amore...è proprio una malattia!
Il nostro protagonista si trova alle prese con la religione ed iniziano così tre settimane di cristianità più pura con conseguenze inattese per lui che si approccia al Verbo dopo aver rubato un libro di catechismo ad un bambino.
Una serie di eventi ironici, comici e allo stesso tempo riflessivi. Si legge d'un fiato questo breve libro, l'ho comperato quasi per sbaglio e in due giorni l'ho divorato.
Alla fin fine i cristiani come dovrebbero essere? Come rapportarsi tra il proprio credo e la società? Con una penna ironica ma non banale il racconto si cala alla perfezione in un ambiente attuale, vite comuni, emozioni, sentimenti narrati in prima persona. Arturo da semi ateo decide di provarci, provare e credere in un obiettivo saranno elementi fondamentali per una sua crescita dentro e fuori di sé. Crescere vuol anche dire vedere più chiaramente chi ci sta attorno, oltre a noi stessi.
Ottima lettura, ironica, scritta bene.
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Cadere, inciampare, cambiare
Reduce da due letture che avevo divorato del medesimo autore, ossia, i celeberrimi titoli de La peste e Lo straniero, ho afferrato di recente in libreria questo libro. Conoscevo a grandi linee la trama che coinvolge letteralmente "la caduta" emotiva, fisica, professionale e di vita in generale del protagonista, sulla quarantina, Clemente. Avvocato, prima, di grande fama e prestigio a Parigi, Giudice Penitente, poi, in quel di Amsterdam, operante presso un bar di dubbie frequentazioni.
Un centinaio di pagine di monologo intenso. Moltissime le impressioni, numerosi i temi sull'animo umano, purtroppo, a mio parere, spesso toccati di corsa.
Un profondo senso di cambiamento in negativo, sfiducia nel genere umano. L'apparenza di un professionista esteriormente perfetto che si sgretola dentro per un accaduto tragico: un suicidio al quale egli ha assistito senza muoversi, suo malgrado.
Consiglio la lettura per avere un quadro introspettivo sullanimo umano e sul suo evolversi agli estremi delle ipotesi immaginabili. Tuttavia il ritmo del racconto e lo stile non sempre aiutano a seguire il discorso. Forse l'ho letto in un perioso nel quale non era la lettura per me più indicata, non mi ha lasciato molto per via della mancanza di approfondimento su alcuni tratti de personaggio nel suo evolversi. Eventi descritti alcuni nei dettagli ma manca qualcosa, a mio parere, per donare maggior chiarezza e fluidità.
Indubbiamente di Camus intendo leggere altri libri, forse meno conosciuti ma che magari saranno su un'altra impostazione narrativa. In ogni caso nulla togliere alla levatura dell'autore e non se la prendano gli innumerevoli lettori che hanno tratto molto da questo testo.
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Il prezzo della creta
"Leggendo si viene a sapere quasi tutto, Anch'io leggo, Qualcosa, dunque, dovrai pur saperla, Ora non ne sono più tanto sicura, Allora dovrai leggere in altra maniera, Come, Non serve per tutti la stessa, ciascuno inventa la propria, quella che gli sia più consona, c'è chi passa tutta la vita a leggere senza mai riuscire ad andare al di là della lettura"
Storia di una famiglia di sani principi, debita al lavoro della creta. Cipriano Algor vasaio, la figlia Marta in cinta sposata con Marcal, neo assunto come guardia al Centro. Trama di per sé semplice. Il Centro assorbe tutto il commercio è una città nella città, è cuore pulsante di vita, consumismo, ospedali migliori, divertimento, lavoro ma tutto ha un prezzo, è una macchina regolata da una sola legge: il mercato.
Le stoviglie in terracotta non si vendono più, il Centro non ha più bisogno del vasaio. Il rapporto di fornitura finisce. L'uomo ormai ultrasessantenne si sente smarrito ma la figlia pensa a fabbricare delle statuette. Allora si studia il metodo, si torna a sporcarsi le mani ed a sognare. Nel mentre arriva un cane, più umano dentro di molte persone e poi si, c'è anche una donna e del sentimento agrodolce. Alcuni eventi si susseguono lentamente finché anche Cipriano Algor e Marta si trasferiscono al Centro. Dov'è il cielo azzurro? Dove sono le realtà agresti alle quali erano abituati? La vita per loro cambia e malgrado gli agi e gli svaghi c'è qualcosa che non va. Nel piccolo alloggio con Marcal si perde il dialogo. Una verità nascosta viene a galla. E ci conduce verso il finale.
Scegliere chi vogliamo essere, capire l'importanza della propria individualità di fronte alla società sempre più cieca di consumismo. La pubblicità che induce, stuzzica, affascina le scelte. Il commercio che fa di tutto una merce, anche i sentimenti lo diventano.
La mente come in una caverna con gli occhi che guardano ombre di una realtà soffusa. Il mito di Platone riletto in questo libro.
Tutto ha un prezzo, il consumismo chiede, il consumismo da e il consumismo toglie. Estrema attualità della mercificazione e della bassezza che assumono importanti valori di fronte ad un solo dio, il denaro.
Racconto ricco di spunti di riflessioni sull'origine dei valori che ci legano alla società ed ai nostri cari. Ad un certo punto è successo a tutti di porsi delle domande sull'etica che vogliamo seguire. Questo libro lascia l'amaro di una scoperta che però produce alcune conseguenze significative. Consiglio la lettura a chi ha già letto altro del medesimo autore. A metà del libro ho trovato che il racconto rallentasse molto per poi correre sul finale. In ogni caso un libro che ho apprezzato molto.
""vedeva che il mondo è fatto così, le menzogne sono tante e le verità nessuna, o qualcuna si, ce ne sarà pure qualcuna, ma in continuo mutare, non solo non da il tempo di pensarla come una verità possibile, ma dovremo anche, per prima cosa, appurare che non si tratti di una menzogna possibile"
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La leggerezza sensuale dei silenzi
Impalpabile, leggero, prezioso quanto il tessuto della seta che nasce da piccole uova insignificanti. La seta richiede il rispetto dei tempi e la cura delle larve, la raccolta delle foglie di gelso ed un importante lavoro successivo.
Primo libro che leggo di Baricco. Molte le emozioni che suscitano le parole o, forse, le parole non dette e non scritte.
Hervé Joncour, mercante di bachi da seta della Lavilledieu, prende una decisione. Ad incitarlo il suo mentore che una decina di anni prima lo avviò a questo mestiere, Baldabiou. Uomo, quest'ultimo, silenzioso, al quale bastano parole secche e sguardi diretti per dettare legge nel settore della bachicoltura che traina l'economia del paese.
Le uova di bachi da seta sono malati, muoiono ma non ovunque è arrivata la malattia che le colpisce. Giappone, ecco la soluzione. Siamo nella seconda metà dell'800 ed il paese del Sol Levante è appena aperto alle rotte mercantili. Nessuno sa come la situazione laggiù. Si decide che ad andare sarà proprio Hervé Joncour. Saluta la moglie Hélène e si avvia in autunno per tornare con il bottino per la domenica di Pasqua. Così per alcuni anni il viaggio, lungo, estenuante e rischioso si ripete.
Il nostro protagonista è un uomo benestante, tranquillo, che guarda la vita scorrere ma il Giappone in quei quattro viaggi lo attrae. Una ragazza dagli occhi occidentali con lo sguardo basso, che lo guarda. A tratti emerge l'impalpabile emozione della sensualità e della malinconia. La vita scorre per il giovane uomo fino ad una lettera scritta in giapponese.
La vita lieve con la moglie, pochi sentimenti e poca introspezione eppure dalle frasi descrittive l'autore ci guida. Ci ritroviamo nella seta attorno alle dita, sentiamo la morbidezza del tessuto. Sentiamo la tristezza e l'amore, il rammarico e la nostalgia. Poi tutto cambia. La storia ci riporta alla realtà ma anche ai sogni.
Cosa cerchiamo nella parte più nascosta della nostra anima? Quante sensazioni non dette, quante parole taciute, quanto amore profondo può nascondere una lacrima o un silenzio? Lo sentiamo dalle parole di una donna, scritte nero su bianco, lo scopriamo con la leggerezza che una donna può portare attorno e dentro sé.
Libro sottile, libro penetrante e sensuale. Lettura che dona sensazioni interiori inspiegabili, ancor prima di emozioni, queste ultime scorrono, le sensazioni restano.
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Donne, dee, amori e capricci per Ulisse
Quando ho preso in mano questo libro, più che altro per curiosità del titolo, non mi aspettavo molto. Ho invece divorato in poco tempo i capitoli, ognuno dedicato ad una donna che Ulisse incontra nel suo peregrinare.
Da sfondo abbiamo Atena che, come il coro delle tradizioni greche, intervalla le voci delle donne con le sue opinioni sull'eroe suo protetto, della curiosità e della arguzia di elevata sottigliezza.
Le avventure e le sventure di Ulisse sono ricche di sentimenti umani, sofferenze, amori e attesa del ritorno alla sua amata Itaca. L'amore per Penelope che attende con il figlio Telemaco ed i proci che dissipano palazzo e beni del re del quale nessuno sa nulla.
Conosciamo così Calipso, Nausicaa, la celeberrima maga Circe, le acerrime Sirene, Euriclea la schiava anziana e Penelope. Ogni donna parla in prima persona e ripercorre chi è Ulisse, le sue prodezze, il suo aspetto ed il carisma che lo caratterizza. Molte sfaccettature del nostro eroe superstite della guerra di Troia. Detestato da alcuni dei e amato da altri, lui combatte. Le virtù umane a confronto con i limiti degli dei che non conoscono la morte, non capiscono certi slanci umani, hanno l'immortalità ma ciò ha il suo prezzo.
"non capisco gli uomini, le loro esitazioni, le loro gioie, la loro paura della morte. Così come loro non capiscono molte cose di noi dei."
Un viaggio nello spazio mitico, tra dee, dei, virtù umane e cattiverie.
La figura femminile non è idealizzata ma aderente al contesto. Penelope rappresentata come moglie che sa aspettare, soffre, ragiona sul da farsi ma allo stesso tempo deve regolarsi nel comportamento con il figlio, la società è comunque patriarcale.
La scrittura è fluida, chiara e diretta come lo sono i dialoghi ed i confronti tra personaggi.
Le donne e la loro praticità, le donne ed i loro sentimenti, amori e difetti in un connubio tutto da scoprire.
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L'aroma del passato
Chi di noi, almeno una volta, non si è chiesto come sarebbe tornare per un momento nel passato? Se la risposta la trovassimo in un connubio di Giappone, locanda ed aroma di caffè cosa vorremmo fare? Semplice.... Indagare sul funzionamento.
Addentrandoci in questo piccolo locale nipponico, pochi tavoli in un seminterrato, senza finestre e con orologi che segnano ore diverse, già ci si sente spaesati. Scopriamo poi che per tornare indietro dobbiamo sorbirci e rispettare cinque regole descritte dalla cameriera Kazu:
- solo una sedia permette di tornare indietro nel tempo ed è occupata da uno spettro
-bere il caffè finché è caldo per non incorrere in un grave incidente di percorso
-non alzarsi dalla sedia durante il viaggio, per nessuna ragione
-non potrai cambiare il corso degli eventi successivi
-puoi incontrare solo qualcuno che hai visto in questa locanda
Difficile rispettare tutti i requisiti, infatti, molti ci hanno rinunciato ed il mito della caffetteria che fa viaggiare nel tempo non ha avuto molta eco. Eppure nel racconto scopriamo persone che hanno insistito. Vite e calore umano si intrecciano, avventori che hanno tutti un conto in sospeso con il passato. Benché il viaggio nel tempo non cambierà il presente, ognuno di loro metterà pace all'anima, propria o altrui, vivendo un momento determinante del passato.
Conosciamo così una relazione finita, per ora; una malattia e la forza dell'amore che lega marito e moglie; l'insostenibile rammarico di parole non dette ad una sorella o l'incontro con una figlia tanto desiderata. Man mano che il narratore ci presenta i personaggi, assistiamo a momenti ed emozioni semplici e pure. I gesti lenti, gioie e dolori che tutti noi possiamo conoscere. E per ogni personaggio scatta una scintilla di pensiero: se le nostre azioni, almeno alle volte, fossero meditate per un nanosecondo in più, forse le relazioni ne trarrebbero vantaggi.
La vita maschera molte insidie che nel libro si affrontano con estrema delicatezza, gravi malattie con sentimenti genuini e soliti. Tante sfaccettature della vita in un ambiente onirico ma con sfumature di spunti che fanno riflettere.
Lo stile narrativo è piacevole, delicato, non aspettatevi estremi colpi di scena ma assaporate l'aroma del caffè e ricordatevi: va bevuto ancora caldo e, aggiungerei, in compagnia è meglio.
Dal sapore orientale e senza tempo, un libro che si legge velocemente per distendere la mente e viaggiare.
"Kazu comincio a versare il caffè nella tazza come se niente fosse, eppure Fumiko avrebbe giurato di assistere a un'antica cerimonia"
"la gente troverà sempre la forza di superare tutte le difficoltà che si presentano, serve solo il cuore"
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Economia tra sacro, profano e umano
Latouche con questo breve saggio condensa una approfondita analisi in merito alla centralità che l'economia ha assunto nella società unitamente alla crescita, alla tecnica ed alla scienza.
L'Occidente ha sviluppato un senso religioso nei confronti dell'economia, caratterizzata infatti da proprie chiese, le banche, da cattedrali anche nel deserto, le imprese, da profeti, gli agenti di cambio e fedeli nella veste di azionisti. Il vangelo del consumismo ed il credo nella pubblicità. In tutto ciò non mancano i sacrifici, i martiri e l'inferno.
Dal punto di vista antropologico emerge quanto gli umani siano intrisi dai concetti di scambio e di tariffe. Sia dal punto di vista religioso (es. La legge del taglione), sia dal punto di vista giuridico sociale si tende alla monetizzazione per facilitare gli scambi. Un processo, questo, che ha portato alla "ossessione della crescita, al tempo stesso necessita e desiderio. Necessità perché per rimborsare i debiti di vita bisogna tagliare sempre più teste e bisogna tanto più farlo in quanto bisogna conservare il più possibile per sé". Di conseguenza la crescita presuppone l'avidità all'arricchimento senza scrupoli, una corsa frenetica.
Latouche affronta i vari momenti che hanno portato a cascata la ricerca spasmodica della accumulazione materiale. Le implicazioni immediate riguardano aspetti etici liquidati dalla stessa economia nella quale la maggior felicità per il maggior numero di persone giustifica la supremazia della collettività sull'individuo e, se necessario, il sacrificio del minore per il maggiore nell'ottica di un conformismo globalizzato. Un equilibrio sociale che l'economia tiene costantemente in bilico.
Perno del concetto economico, suo principio cardine, è il Pil per realizzare ciò che la società individua come bene comune, il dogma assoluto. Ma quali sono i risvolti di questo sviluppo? Quale dimensione assume la natura umana e a quale livello viene relegato l'ambiente? La disgregazione delle economie locali per la chimera del mercato unico quanto la distruzione degli ecosistemi, nonché la perdita di punti di riferimento portano alla disgregazione della socialità dell'individuo stesso.
Un intero capitolo è dedicato al raffronto tra le encicliche papali che negli ultimi decenni si sono susseguite sui temi dell'economia e dell'ambiente. Particolare attenzione viene rivolta alle prese di posizioni decise di Papa Francesco che attribuisce le responsabilità economiche e ambientali alle scelte intraprese. La religione in rapporto all'economia rappresenta un legame contraddittorio, d'amore e odio, il sacro ed il profano.
L'autore tocca numerosi riferimenti filosofici ed economici per approdare al suo punto di vista fermamente laico. Una laicità che tuttavia non esclude il concetto di sacro in termini ampi e non necessariamente religiosi. Una sacralità che vorrebbe il ritorno ad un ritmo più adeguato all'uomo, alla sua natura ed all'ambiente verso una desacralizzazione dell'economia. Reincantare il mondo, orientare i singoli a distogliere l'incanto verso la religiosità che ha assunto l'economia. Siamo intrisi di questo sistema, dal lavoro, allo stress, alla crescita, al prestigio, ai bisogni inventati di acquistare ogni sorta di bene che proviene dai quattro angoli del pianeta senza chiederci quanto ha sfruttato quel prodotto nelle mani di altre persone o nel mondo vegetale. L'etica dell'ambiente e dell'uomo, un interscambio di relazioni con le quali dobbiamo fare i conti. Gli effetti delle azioni umane si ripercuotono sia nell'ambiente che devastano, sia nella salute psicofisica nostra. Molti i temi e le riflessioni, filosofiche, religiose, etiche, ambientali e scientifiche che l'autore intavolare al fine di provocare il lettore. La soluzione a questa sacralità della economia? Una decrescita felice che costituirebbe una seconda religiosità?
Non amo i saggi ma questo breve libro mi è stato proposto e malgrado non conosca tutti gli autori citati tra le righe, mi ha stimolato numerose riflessioni e fa assumere uno sguardo più critico verso i piccoli gesti quotidiani e verso aspetti umani che sono inscindibili alla nostra natura.
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Animi femminili, virtù e pensieri
Cosa succede al n. 7 di Rue de Grenelle, palazzo signorile di famiglie con la puzza sotto il naso e l'intelligenza scarsamente lungimirante? Ce lo raccontano due protagoniste poste agli antipodi: Renée la portinaia vedova cinquantaquattrenne sovrappeso, di povere origini e Paloma, ragazzina inquilina di questo palazzo, ricca e sagace.
C'è una nota stonata in entrambe queste vite: ognuna nasconde una profonda intelligenza, due animi delicati che vibrano della cultura e dei piccoli piaceri. La ragazzina è nobile dentro, non ama le frivolezze della sua famiglia ma ha un progetto molto negativo contro la sua esistenza. Solo sul finire delle vicende imparerà quanto di bello può svelare la vita umana.
Renée ci sospende fin dalle prime righe. Solitaria, una sola amica, Monica, la donna delle pulizie che agli occhi della portinaia è aristocratica dentro; due volte a settimana scambiano del tempo insieme, la pausa per il tè, il dolce e l'aroma del caffè e si scambiano idee e sorrisi. Poi c'è Lev, il gatto dal nome letterario che le fa costantemente compagnia. Donna dall'aspetto trasandato, appare volutamente ottusa e taciturna ma nasconde riflessioni, passioni filosofiche, storiche, letterarie che approfondisce nel suo piccolo mondo. La passione del sapere le ha permesso di osservare meglio lo spirito umano, di scorgere quanto possa donare un sorriso sincero ed un fiore inatteso. Una conoscenza che però è sotterrato con ogni astuzia a causa di preconcetti e traumi vissuti. Sarà lei stessa ad accorgersi di quanta ricchezza c'è nei momenti in cui si vive intensamente in sintonia con persone dall'animo nobile, carismatico e umoristico.
Tutto cambia infatti con l'attivo di un signore giapponese che tesse una rete attorno alla nostra Renée, si avvicina a lei poco a poco, in punta di piedi e con la collaborazione di Paloma. E man mano che ci addentriamo nella nostra eroina ce ne innamoriamo, una portinaia che legge Tolstoj e ascolta Mozart!
Il libro è strutturato in capitoli narrati in prima persona da Renée e Paloma. Pochi sono i fatti significativi, molti i nomi che entrano in scena, sembra di assistere alla sfilata delle ricche famiglie che varca o la portineria. Moltissimi i pensieri e le riflessioni, spesso di stampo filosofico e letterario con collegamenti alla cinematografia ed alla introspezione dell'animo umano. Entrambe scrivono infatti un diario, un flusso libero della mente che si sprigiona.
Un libro complesso nel senso che, per me, le prime 80 pagine sono state difficili, ma superato il primo approccio ci si fa travolgere. È sorprendente assistere alla gioia dei piccoli momenti della vita, al sapore che assume il calore umano tra persone affini, una sorta di legame invisibile che si fa strada e si rafforza magicamente. Lo scorrere del tempo come metro di misura delle proprie azioni, di quanto fatto e di quanto perso.
"dove si trova la bellezza? Nelle grandi cose che, come le altre, sono destinate a morire, oppure nelle piccole cose che, senza nessuna pretesa, sanno incastonate nell'attimo una gemma di infinito?"(pag. 83 Renée)
"il bello è ciò che cogliamo mentre sta passando. È l'effimera configurazione delle cose nel momento in cui ne vedi insieme la bellezza e la morte" (pag. 266 Paloma)
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Il Mondo, appunti e prospettive
Libro capitato per caso, lettura improvvisata di un importante autore che ammetto a malincuore non conosco. Mi riprometto quindi di mettere il lista altri libri di Tabuccchi. In questo libro sono riassunti appunti, scorci, momenti di viaggi che attraversano i quattro angoli del pianeta. Ogni luogo viene descritto in poche pagine in modo che il lettore può scegliere se e cosa leggere.
L'autore ci fa vedere il mondo da una prospettiva decisamente personale e alternativa rispetto alle classiche guide per il turista medio. Le mete sono infatti alternative e non mancano riferimenti culturali, storici e letterali ad arricchire le pagine. Sarò sincera, l'ho trovata una lettura a tratti curiosa, a tratti meno interessante, da tralasciare dettagli che ritengo superflui, in ogni caso il taglio stilistico è di livello. Gli spunti e le riflessioni sono molte e sicuramente profonde sono le riflessioni umane.
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Passi tra passato e presente, fuori e dentro sé
Pechino 2008, olimpiadi alle porte, la Cina si prepara ad allestire la propria vetrina per gli eventi sportivi che ospiterà. Un anonimo tassista trentenne, Wang vive nella megalopoli con la moglie Yda e la figlia Echo ancora bambina. Stremato dalle lunghe ore sul suo taxy Wang è appesantito da una vita sedentaria e pacchetti di sigarette fumati senza sosta. Stanco di un matrimonio privo ormai di stimoli. L'amore frizzante è un ricordo mentre la moglie si massacra le braccia in un centro massaggi.
Il nostro protagonista improvvisamente inizia a ricevere strane lettere. Una dietro l'altra, nessuna firma ma un curioso aspetto in comune: tutte ripercorrono le vite precedenti di Wang.
Ogni reincarnazione è descritta dalla sua anima gemella. Quest'ultima descrive anche l'attuale esistenza del tassista, le sue ferite ed i suoi errori. Sono infatti due anime che sono destinate a incontrarsi nei secoli ad ogni reincarnazione. Un legame profondo ed inatteso fino alla fine del racconto.
La monotonia delle giornate grigie di Pechino é interrotta da affascinanti scorci sulla Cina antica. Attraverso i secoli ogni vita precedente viene incastonata nel contesto storico. Il lettore è così immerso nella cultura e nelle tradizioni di una Cina antica ed attuale.
Tutto ha inizio sotto la dinastia Tang, 635 D.C, c'è la strega Wu e Radice Amara, una strana sorella di nome Fratello Venturo e poi una prostituta, Notte Ventura. Tutti personaggi che segnano i primi passi di un lungo viaggio. Il passo successivo sarà attorno a due schiavi sotto la Dinastia Jin nel 1213. Per poi trovarsi nella città proibita durante la dinastia Ming e le torture subite dalle concubine nel 1542. Sotto la Dinastia Qin si assiste alla guerra dell'oppio per poi conoscere le avventure e tragedie comuniste della Cina nel 1966.
L'autrice non perde mai di vista l'attuale vita di Wang, una famiglia ferita, una madre assente, un padre malato e un passato che ritorna. L'uomo ritrova un vecchio amico con cui ha condiviso la traumatica esperienza dell'ospedale psichiatrico.
Le paure delle lettere, la reazione della moglie e l'ossessione di traumi vissuti provocheranno scelte drastiche.
I temi coinvolti sono molti, la situazione delle donne nel tempo, l'amore nella sua interezza, il disagio famigliare e quello mentale. Lo straniamento sociale ed il senso di mancata realizzazione del sé rappresentano punti fermi. Il protagonista scopre soprattutto se stesso, affronta il legame mai reciso con la madre e con l'amico della giovinezza. L'uomo è messo di fronte alla realtà come la percepisce lui ma preso dalle paure e dalla rabbia per il suo passato nascosto la mente ne esce offuscata.
L' individuo all'interno del più ampio meccanismo degli eventi è infine un elemento che emerge costantemente. Il rapporto tra individui, comportamento e relazioni sociali viene ben delineato. Il tempo scorre, le persone cambiano ma solo in apparenza. Un romanzo interessante che affronta passato e presente nella più ambia prospettiva della centralità umana e dei suoi inscindibili sentimenti.
Il fascino dell'Oriente personalmente mi attira moltissimo, quindi, consiglio questa lettura anche per il collegamento storico e culturale che emerge.
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Racconti di racconti
Mi ero affezionata a Benni con Bar Sport, Bar sport 2000 e La grammatica di Dio. Eccomi a leggere il Bar sotto il mare. Poca irriverenza e numerosi racconti che paiono smilzi, scialbi, poco accattivanti a mio parere. Ad eccezione di qualche personaggio come il cuoco Ouralphe, il marziano innamorato e le vicende curiose che fanno capolino qua e la.
Alcuni racconti proprio non mi hanno attratta e ho saltato qualche pagina, cose che evito di fare ma questa volta ho ceduto. Trama, ritmo dei racconti e stile non erano nelle mie corde.
Mi aspettavo altro dalla penna sferzante, irriverente e allo stesso tempo sottile e riflessiva che ho più volte riscontrato in questo autore. Benni sa infatti tratteggiare situazioni arricchendole di sfumature umane, azioni e sentimenti, risate e pensieri che ho sempre apprezzato.
Speravo di ritrovare le vicende e le ambientazioni come nei racconti che ruotavano attorno ai bar ma così non è stato. Trattasi di impressioni soggettive, quindi proverò, più avanti, altri titoli per ricredermi su questo autore! Consiglio questo libro? Si ma senza aspettarsi troppo.
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Parole sulle carte e simboli nel tempo
Due mazzi di tarocchi, il Bembo risalente al secolo XV per i Visconti di Milano e i Marsigliesi stampati a Marsiglia nel 1761. Carte diverse, le prime riccamente elaborate con dettagli in miniatura, le seconde in stile più grezzo e lineare. Ai due mazzi corrispondono, di conseguenza, ambientazioni diverse: un castello ed una taverna, luoghi di rifugio in una foresta, per viandanti, cavalieri, trovatori e dame in movimento.
Ci troviamo di fronte a personaggi muti. Entrati nel non luogo letterario essi sono riuniti davanti ad un tavolo sia nel castello che nella taverna. Chi parla per loro? Chi racconta le vicende, i tormenti, gli amori e le tragedie vissute o perse? I tarocchi.
Ogni avventore muove ed affianca una carta all'altra e dal mimo e dagli sguardi, i compagni di avventura si costruiscono domande e risposte.
La voce narrante segue ogni carta e la rispettiva posizione. I simboli interpretati e rielaborati non possono che collegarsi alla carta precedente e a quella successiva, ogni racconto si intreccia così nell'altro.
Noi lettori perdiamo il senso del tempo e dello spazio e incontriamo l'Orlando furioso, Ophelia, Amleto, Elena di Troia, ancora, Diavoli, ciarlatani e donne fatali o guerriere che ripercorrono le avventure.
Sono le carte che leggono il personaggio, ognuno si riconosce nelle carte che lo attraggono come calamite.
Le immagini a margine del testo aiutano il viaggio a ritroso o nel futuro, attraverso città moderne in cui l'uomo non è più nulla e le macchine hanno preso potere. Altri passi ci conducono invece in città abbandonate o in campi di battaglia dissanguati. I tarocchi che tanto esprimono nella simbologia e nella magia diventano il filo conduttore attraverso tempo, spazio e gesta che rappresentano l'avvicendarsi delle nostre piccole grandi quotidianità interconnesse.
L'autore si diverta a giocare non solo con le carte ma anche con noi lettori, ci smarrisce, ci acciuffa e ci fa roteare dappertutto. A tratti infatti la lettura può risultare di non semplice comprensione per via dei simboli e dei pensieri espressi.
Nella premessa l'autore ci descrive la struttura del libro e la grande difficoltà incontrata nella "taverna". Difficoltà che egli stesso ammette essersi ripercossa nella coerenza delle carte.
A chi piace Calvino, consigliatissimo!
Leggere il passato o assaporare il non tempo ancora da vivere, "l'eremita, qui rappresentato come un vecchio gobbo con la clessidra in mano, un indovino che rovescia il tempo irreversibile e prima del prima vede il dopo"
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La consistenza del corpo nei passi dei sentimenti
Come sempre, la penna della Nothomb o la si ama o la si detesta. Rientro nella prima categoria pur ammettendo che alcuni suoi racconti, in passato, avevano abbassato la media di gradimento: quest'ultimo mi ha fatta ricredere.
La narrazione in prima persone delle ultime ore di Gesù. Cosa pensava mentre, mosso da nervi e da sentimenti saldamente ancorati al lato umano, provava il dolore della sofferenza che porta lentamente alla morte?
Ci addentriamo in un viaggio introspettivo. Gesù uomo sorpreso dagli atteggiamenti di chi ha ricevuto suoi miracoli, sorpreso e arrabbiato con sé stesso nell'aver saputo fin da subito ed accettato quel disegno divino.
Gesù descrive i miracoli come momento di concentrazione ed allontanamento dei pensieri, una "scorza" che ha seguito e che non reputa di essere l'unico a poterlo fare, anzi.
L'uomo che conosciamo si rimprovera come ogni persona sa fare, rimane estasiato dalla forza dell'amore e dalle differenze tra le persone. Ogni persona accosta dentro sé il bene e il male, lui non si sottrae a ciò.
Gesù si sofferma a più riprese sulla figura di Giuda e ce lo mostra da una prospettiva umana, totale. Un traditore o uno che fa domande e mette in dubbio i sentimenti?
La sete, apice del desiderio che non si colma, accostata all'amore e alla morte. Tre elementi che richiedono un corpo. Alcune osservazioni sul Divino risultano profondamente umane.
Lo sguardo per Maria Maddalena è sorprendentemente descritto mentre, dalla croce, si scambiano parole inespresse. La donna è amore, è l'essenza del sentimento. Una rinascita dalla morte che significa ripresa delle energie, un passaggio verso i suoni senza capire fino in fondo ciò che è materia da ciò che non lo è.
Le parole sui sentimenti, lungi dal rappresentare il monito di un guru, sono una tavolozza di colori differenti accostati come le sfaccettature umane.
L'autrice accosta sapientemente i pensieri alle esperienze vissute, in modo da non avere un flusso di coscienza costante, bensì un intervallarsi di situazioni che aderiscono alla concretezza.Poche le pagine, come sempre per questa autrice, molto ricche!
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Sentimenti nel cammino e parole nei passi
Va dove ti porta il cuore è un cerchio che si chiude. La vita ripercorsa della protagonista ormai anziana, malata e sola, Olga che tratteggia eventi ed esperienze per la nipote che studia all'estero.
La donna cerca di ricostruire il vissuto con occhio altamente critico verso se stessa, in primis. Molte sono le osservazioni e le riflessioni emotive che emergono. Dalle vicende della sua infanzia, famiglia benestante, matrimonio deludente ma che non si interrompe fino alla vedovanza. Il difficile rapporto che legava lei a sua madre e, poi, il rapporto contorto con sua figlia ormai morta. A questo segue l'agrodolce sentimento con la nipote.
La ragazza è ormai corazzata, il suo cuore sembra distante dalla nonna che l'ha cresciuta con le migliori intenzioni. Sentimenti contrastanti, errori, cadute e rattoppi segnano molti passaggi del libro. Di per sé sono pochi gli eventi significativi perché il racconto segue un ritmo lento, cadenzato e riflessivo.
Alle volte l'autrice si perde il descrizioni superflue e poco attinenti ma, posso pensare, trattasi di uno stile voluto in quanto la scrittura di un diario segue le idee che nella mente prendono forma in maniera confusa e astratta. In ogni caso i fatti sono narrati secondo una linea temporale lineare.
Dei personaggi conosciamo soprattutto aspetti interiori, pochi esteriori. È un libro che sicuramente fa riflettere su quanto i piccoli o grandi momenti della vita possano donare molto.
Non sono gli eventi eclatanti che pensiamo possano accadere a stravolgere tutto, bensì le scelte, quelle prese con la partecipazione dell'anima. I piccoli passi che ognuno porta avanti, non sempre giusti ma che hanno un loro perché.
La semplicità fa da padrona. Alle volte lasciarsi guidare dal sentimento rappresenta un'arma a doppio taglio e l'autrice non vuole mostrarsi un guru, nessuna risposta a portata di mano ma uno stile pulito e delicato a tratteggiare i risvolti di un cuore pulsante.
Consiglio il libro in un momento in cui si vuole leggere qualcosa di semplice e riflessivo.
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I rumori dei ricordi
Carrisi ci trasporta nella mente e nei suoi inganni che, volutamente o meno, ingombrano pensieri e azioni.
Pietro Gerber, psicologo infantile specializzato nell'ipnosi che si definisce l'addormentatore dei bambini, é il protagonista dell'ultimo thriller di questo autore, la casa delle voci. Il giovane ha seguito le orme del padre, il signor B. lavorando con piccoli pazienti travolti da pesanti vicende personali. Le sue perizie sono di supporto alla giudice Anita Baldi, amica a suo tempo del Signor B, defunto da anni.
Pietro che non ha conosciuto la madre, mancata quando era bambino, ha un conto in sospeso con il padre. Quest'ultimo in punto di morte ha espresso al figlio una confessione tremenda.
Il protagonista, forse per reagire al lutto, forse per combattere la solitudine, si crea una famiglia.
Una nuova paziente benché adulta, Hanna Hall, si presenta bello studio di Pietro. Pare arrivare dall'Australia per scavare nella sua infanzia trascorsa in Italia e capire se è autrice di un delitto misterioso. La donna ha vissuto 10 anni con mamma e papà vagando da una dimora all'altra nel mezzo delle campagne fiorentine. L'isolamento dalla comunità civile, l'esclusività dei genitori e le singolari regole di distacco dagli "estranei", l'hanno segnata profondamente. Un incendio ha però messo la parola fine a quel periodo. Hanna andrà infatti in Australia a vivere un nuovo inizio con una diversa famiglia. Una realtà non cercata, non voluta dall'allora bambina che viveva tra voci, riti, i e misteri.
"Nessuno sa ascoltare veramente quello che hanno da dire i bambini" e questo Hanna lo sa bene. La terapia crea confusione nello psicologo. Hanna crede negli spettri, sembra conoscere troppi particolari della vita dell'uomo. Pietro inizia ad avere timori per la sua famiglia, si sente minacciato e, a poco a poco, assume gli stessi atteggiamenti sospettosi e psicopatici della paziente. Hanna è giunta a Firenze per salvare se stessa o per salvare Pietro?
Emergono allusioni sulla vita dell'addormentatore di bambini che provocano una sorta di percorso a ritroso sino ad indagare nella orrenda realtà dei manicomi.
L'autore ripercorre il passato ed il presente con la suspense che caratterizza la sua penna. C'è un sentiero da seguire, ci sono domande alle quali risponde e nuovi interrogativi che si affacciano. I pochi personaggi sono analizzati più o meno nei dettagli a seconda dell'importanza che rivestono.
Il collegamento tra difficoltà emozionali e realtà dei manicomi viene affrontato soprattutto nella seconda metà del libro.l.
Il finale si collega con la storia, forse un po' rapido ma è interessante il dubbio che si crea: Chi decide che cosa è il bene di un individuo e, nello specifico, chi salva chi? La visione ambivalente dell'etica è sorprendente, crediamo di salvare qualcuno senza domandarci cosa avviene dopo, qual è l'impatto emotivo che subisce chi vive un evento traumatico.
La delicatezza della psiche umana unita alle vicende intime del vissuto personale può provocare comportamenti difficili da comprendere se non si adotta un punto di vista particolare.
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L' A B C della natura umana
Qual è il filo conduttore che unisce, ingarbuglia e contorce le vite ed i destini umani? Qual è la grammatica divina che tira le sorti del mondo? Un linguaggio che non possiamo conoscere del tutto perché siamo umani; un lessico che possiamo percepire senza poterlo cogliere sino in fondo se non con l'ascolto di suoni, voci, rumori, silenzi e racconti.
Benni ci spinge dentro un marasma di esperienze, un ciclone di vite, una valanga di sentimenti opposti che tingono di mille colori la tavolozza delle emozioni che si sentono con il cuore.
Racconti, quelli narrati, che ci fanno conoscere personaggi ed esperienze le più disparate che sapientemente amalgamate dipingono un ritratto umoristico accompagnato dalle riflessioni sui temi della gioia, della solitudine, dei piccoli gesti significativi e dello spirito umano. Emergono le stranezze dei desideri umani, l'insoddisfazione e la non curanza per quello che si possiede, la voglia e la brama di avere ma anche la leggerezza di pensieri dolci, il calore di gesti e sguardi che accompagnano momenti e situazioni. Si medita così sul peso dei pensieri che si ripercuotono nei comportamenti come animati dall'antica e veritiera legge di causa-effetto. Lo specchio dei nostri gesti riflette infatti il giardino o il deserto che caratterizza i cuori, quelli veri, che non si potranno mai negare in fin dei conti, alla resa dei conti.
Tante vite unite le une alle altre, dalla strega al vecchio pescatore, dal frate all'uomo che conta, dalla ragazza sola al cane di compagnia, all'amore struggente di Orlando... sacro e profano si mischiano e si confondono costantemente. Forse l'unico modo per assaporare le diverse sfaccettature di quel che ci circonda è racchiuso nel racconto di racconti, storie sentite, narrate, tramandate, storie senza tempo, storie che rimandano alle fiabe ascoltate da bambini, al caldo tepore della sera ed alla brezza marina che accarezza il viso.
A spasso in questo breve libro tra le parole che suonano di sorrisi e frasi che rimandano a solitudini, lacrime e sentimenti, il lettore non può non farsi trascinare alla scoperta della natura strampalata, rocambolesca, contraddittoria e coinvolgente che caratterizza ogni persona. Tante facce della stessa medaglia, tanti personaggi che, come nella vita, sono caratterizzati da sentimenti ed emozioni sapientemente dosati dalla penna di Benni che strappa riflessioni e sane risate. Il segreto sta nel cogliere le sfumature, di questa storta realtà!
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Vedere, osservare, sentire
Un libro decisamente simbolico, lirico ed al momento stesso sensoriale. Ecco le prime impressioni che mi hanno colta al termine di Cecità.
Saramago fa rapidamente precipitare il lettore nel bianco latte che ad un certo punto avvolge la vista di una intera comunità. L'angoscia accompagnata dallo spaesamento di ogni persona che all'improvviso inizia ad urlare "Sono diventato Cieco" sorprende il lettore sin dalle prime righe.
Davanti ad un semaforo, nel letto di un Hotel, nel bel mezzo del lavoro, a casa ed in mille situazioni differenzia un cittadino dopo l'altro, senza differenza di sesso, origine, ricchezza, perde la capacità di vedere. La cecità è bianca, non lascia pace, non lascia sonno rilassante, fa cadere nella luce totale.
La società si organizza per contrastare la cecità contagiosa ed allora si crea una quarantena isolata in un ex manicomio, ciechi che diventano animali, abbandonati a loro stessi, alla mercé della sporcizia e della miseria. Questa situazione dura poco, a causa di un incendio, dopo una serie di tragedie nelle tragedie, tutti escono e la vita cieca prosegue nella città.
I protagonisti sono un gruppo senza nome, nessuno ha più bisogno di identificarsi, c'è il primo cieco con sua moglie, c'è la ragazza dagli occhiali scuri, il ragazzino strabico, l'uomo dalla benda nera, l'oculista (lavoro quanto mai bizzarro ed assolutamente inutile ormai!). Ma in tutto ciò c'è una figura: La moglie dell'oculista che non ha perso la vista. Fortuna o sventura? La donna assiste alla decadenza degli esseri umani, accudisce e protegge chi ha a fianco, cura le ferite e lenisce i pianti, combatte e si ribella e si strema nelle forze. L'unica persona che può vedere il male e l'indifferenza che la circonda sino alla fine.
L'importanza della vista ma soprattutto della volontà di vedere ciò che ci circonda acquisisce ruolo preminente. Ogni aspetto sensoriale prende corpo ed ecco che il numero dei passi assume rilevanza quanto la differenza delle superfici o la percezione dei rumori.
La fame aumenta ed i viveri scarseggiano, allora l'autore ci mette faccia a faccia con la morte dei corpi perché la morte interiore la si stava già vivendo e stava divagando.
Le lacrime quanto le parole cullano il passare dei giorni. Chi è davvero cieco? Chi ha smesso di volev assistere e partecipare al mondo con le proprie possibilità oppure chi, una volta riacquista la vista non saprà, forse, goderne a pieno? L'indifferenza, la noncuranza e la cattiveria non hanno cessato di mietere proseliti e vittime anche in una società di ciechi. Non c'è disgrazia che elimini i Mali radicati nella natura umana. Non c'è male però che elimini le lacrime se non l'amore che interviene anche da parte di un cane, fedele animale, simbolo di sostegno. Nel nostro gruppo di protagonisti, forse grazie alla moglie del medico, c'è sentimento, ci sono azioni positive e caritatevoli che toccano il cuore e lasciano sperare.
La società, i soprusi, l'aiuto e la parte più animale dell'uomo emergono con fare disarmante. I sensi sono attivi fin dall'inizio ma proprio la vista viene descritta a tratti, le persone non hanno volti, non hanno fattezze, quasi che la mancanza della vista appiattisse gli animi che prendono forma nei nostri corpi, unici, irripetibili.
Una condanna all'appiattimento ed allo stesso tempo una condanna all'angoscia che vuole essere annientata.
Il libro risulta, a mio parere, prolisso in certe parti ed alle volte ripetitivo. Tuttavia la scrittura continua, senza punteggiatura è il marchio di Saramago e le riflessioni che si susseguono nel racconto sono di elevato livello stilistico e concettuale, sicuramente da assaporare lentamente e con il giusto grado di concentrazione. Dell'autore avevo letto Le intermittenze della morte, molto piacevole e mi riprometto, più avanti di leggerne altri, la scrittura è così coinvolgente che trascina sino alla fine.
"ecco come sono le parole, nascondono molto, si uniscono pian piano tra loro, sembra non sappiano dove vogliono andare, e all'improvviso, per via di due o tre o di quattro che all'improvviso escono, parole semplici, un pronome personale, un avverbi, un verbo, un aggettivo, ecco lì che ci ritroviamo la commozione che sale irresistibilmente alla superficie della pelle e degli occhi, che incrina la compostezza dei sentimenti.. "
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Stelle, navicelle, numeri e niente panico
Tutto ci si può aspettare da questo titolo tranne che iniziare con l'immagine riflessa nello specchio del bagno di Arthur, delle ruspe gialle pronte all'opera di demolizione della sua casa. Nella piccola vita di Athur Dent questo rifugio, la sua tana va demolita per ordine del comune deciso a costruirci una superstrada ultra efficiente ed imprescindibile per la società. Il diretto interessato nulla ne sapeva malgrado i documenti della Pubblica amministrazione fossero a completa disposizione in cantine sperdute ed anfratti umidi di remoti palazzi fatiscenti. Ad Arthur non resta che opposi e stendersi sul prato in difesa della sua casa!
Molto semplice fin qui, non fosse che il destino mondiale ha ben altri problemi ancora sconosciuti: sta per essere distrutto da una razza aliena, anzi, sta per essere disintegrato.
L'annientamento della Terra è previsto perché le rotte intergalattiche, guarda a caso, devono transitare proprio sulla retta che incrocia il nostro pianeta innocuo.
Conosciamo in estremis certo Ford, un essere alleno dalle fattezze umanoidi che per 15 lunghi anni è stato recluso sulla Terra, tutto conosce dell'avvento imminente dei Vogon ed è deciso a salvare l'amico Arthur!
L'avventura ha inizio dopo una rapida ed intensa bevuta di birra! La Galassia non può aspettare oltre.
Per affrontare il viaggio nelle stelle c'è un supporto che non può mancare, la Guida galattica per gli autostoppisti, una sorta di computer portatile con risposte, notizie, curiosità su mondi, stelle, forme di vita, forme nebulose intelligenti o barbarie e chi più ne ha più ne metta, un'enciclopedia che però non è aggiornata. Il prode Ford munito di questo splendido aggeggio di viaggio vuole proprio scoprire per aggiornare e sviluppare una nuova versione duttile per chi come lui si getta nel tempo e nello spazio stellare. La guida è per garantire al viaggiatore una soluzione antipatico per situazioni.... Non attese!
Certo l'avventura è ben traumatica per Arthur che prima di concepire l'accaduto inizia a conoscere strani esseri, navicelle, forme bizzarre e scorbutiche di alieni. Tutto è di più in queste coincidenze, pianeti e misteri su quanto sia importante l'asciugamano e quando la sapevano lunga i delfini! Un vortice di stramberie, non sens, risate ed ironie soprattutto nella prima parte del libro! Si ride sicuramente tra il presidente della Galassia ed il furto della Cuore d'oro. I protagonisti si aggiungono ad una combriccola e rischiano più volte la morte, fare l'autostop non è attività senza rischi anche nelle stelle.
Sembra di essersi persi, si, smarriti in mondi lontani ma forse non troppo distanti dalle stranezze alle quali tutti i giorni noi esseri umani diamo sfoggia di possedere, ogni mondo è paese! Cosa ne sappiamo dei super poteri amministrativi che regnano nella sperduta galassia e le trame che incombono tra una navicella e l'altra? Cosa ne sappiamo dell'origine di tutto, del perché è del per come? Ma soprattutto cosa significa "42"! Troppe domande per la mente di Arthur e di tanti altri intenti ad arrancare e salvarsi la pelle dai futili accadimenti che poi, alle volte, sono poca cosa se paragonati al tutto.
L'uomo che pensa di essere superiore e saperla lunga rispetto ai topi che sono cavie ma chi sarà la cavia di chi? Semplice la risposta, basta munirsi della Guida galattica, pronti per non farsi assalire dal panico e soprattutto con un asciugamano a portata di mano (e qui non voglio spoilerare)!
Primo libro di questo autore, lettura di fantascienza. Situazioni che corrono al ritmo galattico. Scrittura che si adatta a questo stile, elenchi, numeri, colori e metalli e molto altro. Certi tratti, soprattutto nella seconda metà del racconto, sono un po' meno coinvolgenti a mio parere ma nel complesso è un viaggio da leggere a cuor leggero e con lo spirito giusto. Sorriso per il lettore ed ironia sono garantiti!
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Cosa succede se dici Strangolagalli?
Cosa succede nel piccolo paese laziale di Strangolagalli in una calda stagione estiva che sta per cominciare?
Teresa Papavero, quarantenne single, non ha mai realizzato il lavoro di psicologa in ambito criminale, non è pertanto diventata una profiler come il celebre papà. Tutt'altro, la donna di colori vivaci e sgargianti, dalla battuta pronta e sagace e da una memoria sopra le righe, si è barcamenata in lavori dalla call center, alla commessa di un sexy shop per tornare sulle orme del paese natio, Strangolagalli, per rifugiarsi ed avviare con un'amica il B&B "Papavero e Capperi". Una vita che all'apparenza non ha molto di speciale ma che maschera tristi eventi di abbandoni. Teresa venne infatti abbandonata dalla madre, non si sa perché né per come, un giorno se ne andò di casa.
Proprio mentre la nostra protagonista pensa di aver fallito su tutti i fronti ecco che qualcosa nel paesello inizia a succedere, uno strano suicidio in cui la Papavero è stranamente partecipe nascosta in quell'appartamento del giovane uomo e questa presenza non passerà inosservata dietro le quinte di questa morte.
In paese tutti si agitano e non manca l'arrivo di Leonardo Serra, poliziotto affascinante ma non manca nemmeno un altro evento oscuro: sparisce una donna straniera che aveva dormito nel famoso ed unico B&B di Strangolagalli.
Scrittura simpatica, leggera, ricca di dialoghi tra i personaggi coloriti che ben rendono l'idea della vita di un paese di provincia, dal prete al sindaco, dall'estetista alla bibliotecaria ai carabinieri, fino all'arrivo delle telecamere dei cronisti e l'avvento di curiosi. Il paese è letteralmente preso d'assalto!
Le telecamere portano un'altra novità, questa volta legata alla nostra protagonista. La Papavero si scontra con sentimenti che credeva di aver archiviato addirittura da 20 anni e rischia perfino di essere ammazzata perché indaga e non si accontenta di briciole, anzi, ostinatamente segue il suo intuito. Si salva e nel salvarsi affiorano domande e risposte che la sua mente pungente non manca di rielaborare.
Non ci si può non affezionare alla Papavero che ispira simpatia, tenerezza, regala sorrisi tra aggeggi sexy, improponibili gonne colorate e chincaglierie che addobbano l'immagine di una donna insicura ma forte allo stesso tempo. Assistiamo alle riflessioni sul sentimento degli abbandoni subiti ed alle conseguenze di disagio. Il rapporto con il padre che tutto sa e per tutto spara sentenze. Il giallo è il filo conduttore di una serie di intrecci e di personaggi.
Un racconto piacevole, una lettura distensiva che vien voglia di scoprire fino in fondo in compagnia di Teresa e dei colpi di fulmine e di scena. Forse le indagini, il lato della cronaca nera e dei fatti pesanti che si verificano, passano in secondo piano ma penso che questo sia voluto dalla scrittrice per mantenere un livello di narrazione che oscilla tra la commedia, il dramma, l'ironia ed il sentimento.
Lo consiglio a chi, magari come la sottoscritta, dopo alcune letture impegnative, vuole dedicarsi a pagine distensive, dal sapore italiano della vita di provincia che improvvisamente si trova sotto i riflettori della cronaca. Una detective autodafé che dispiace abbandonare al termine del libro con un finale... Forse aperto a nuove e prossime avventure!
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L'apoteosi del doppio
Chi si cela dentro gli armamenti ferrosi, quelle corazze pesanti, capaci di proteggere alla belle meglio il corpo dei cavalieri nei campi la cui terra è macchiata dal sangue della guerra?
Calvino ci propone una storia rocambolesca a tratti cavalleresca ambientata tra le fila degli esserci di Carlo Magno che, nelle lande francesi, sono intenti a combattere e cacciare gli invasori infedeli.
Come ogni esercito tutto sembra logico, preciso. Per ogni situazione, intervento, operazione è infatti previsto un nome, una procedura ed uno schema di azione tale per cui quella massa di esseri si muove all'unisono, o quasi.
Tanti esseri umani simili quanto diversi, tanti uomini che fuori dalla battaglia dormono, si cibano dei ranci, si azzuffano, si sbeffeggiano, si tolgono le pulci a vicenda e si leniscono le ferite delle battaglie lodando imprese eroiche ai limiti della fantasia. Elmetti, scudi ed armi contribuiscono ad uniformare tutti questi soldati eccetto uno.
La penna di una suora chiusa in un convento ci narra gli eventi e ci presenta un cavaliere unico perché non esiste. Ebbene si, un'armatura vuota ed immacolata, bellissima, lucida e senza ammaccature é animata da una volontà che non ha consistenza. Dietro quei ferri freddi e luminosi non c'è un uomo in carne ed ossa le cui membra sono caratterizzate da fili ed intrecci di sentimenti, passioni, oneri ed onori della vita umana. Il nostro cavaliere Agilulfo è perfetto quanto pedante, la sua mania di precisione rasenta l'irritazione dei commilitoni e dei superiori. Eppure questo NonEssere che non è minimamente toccato delle pestilenze umane non può nemmeno godere dei piaceri della vita, non ha appetito, non dorme, non può amare, non esiste nella corporeità. Come un riflesso a questa perfezione senza corpo conosciamo il vagabondo scudiero Gurdulú che esiste e non sa di esistere: se vede una rana si crede rana, se vede un albero si immedesima nei rami colmi di frutta, se mangia la zuppa è la zuppa a mangiare lui. Lo scudiero arranca dietro il nostro prode Agilulfo, l'uno pesante, rozzo e sconquassato, l'altro leggiadro, splendente, calibrato.
Il racconto si snoda tra storie di donne e cavalieri. Una donna da scovare e da salvare dal nostro eroe, Sofronia, una donna cavaliera, Bradamante, che insegue Agilulfo ed è a sua volta inseguita da certo Rombaldo. L'ironia di un intreccio di vite dal quale emerge l'apoteosi stilistica incentrata sul senso del doppio.
Ogni elemento del romanzo è caratterizzato dalla doppiezza. La perfezione estetica del nostro cavaliere è vuota, una volta che dietro la maschera splendente cessa di animarsi quella volontà, quel senso di onore e vana gloria decadono, resta il nulla. Così il protagonista che abbiamo conosciuto nelle avventure, sfogliando queste pagine stampate ricche di segni non può che svanire, o cambiare forma visto che già non esisteva.
Ad un certo punto il tutto viene paragonato al nulla. L'autore fa parlare i personaggi che riflettono sulla morte come chiusura del cerchio della vita umana la quale tornando alla terra si riconcilia al ciclo infinito della natura. Eppure proprio nella breve parentesi della vita, nella corporeità e nelle imperfezioni delle cose che prendono forma ed esistono nella loro essenzialità, proprio nell'azione dei gesti tangibili, si coglie il substrato umano.
Tutti aspiriamo alla perfezione e siamo attratti dal bello ma cosa resterebbe dell'uomo se tutto fosse davvero perfetto? Forse nulla della sua essenza,forse resterebbe solo una desolante noia che appiattisce gli animi. Il racconto scava nell'emblema della eterna battaglia tra l'essere e l'apparire. Tema costantemente attuale. Bradamante scopre con il furore dei sentimenti di Rombaldo che la perfezione ha assunto vesti umane, non è quindi perfezione ma è sentimento perché è di sentimenti, emozioni e animo che l'uomo riempie se stesso. Nel racconto nulla è come appare, fino alla fine, fino agli ultimi passi di fuga che vogliono ancora scoprire cosa non si conosce, cosa c'è dietro l'angolo di non ancora espresso.
Un breve libro che si struttura, quindi, su più livelli di lettura. La voce narrante si mette in mezzo fra il lettore ed il racconto ed è capace di farci inciampare prendendosi gioco di noi che nulla avevamo inteso della suora. Con questa recensione ho voluto esprimere i pensieri che secondo me può indurre nel lettore guidato e scombussolato dalla penna di una donna devota alla fede che per penitenza ci narra avventure cavalleresche.
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Fratelli tra pregi e difetti
Sin dalle prime pagine si percepisce che la narrazione sarà nettamente improntata sull'analisi a tutto tondo di alcuni dei pochi personaggi che si susseguono nelle lente scene famigliari. Una introspezione accurata, attenta e meticolosa nei sentimenti della rabbia, del furore cieco misto alla vergogna e alla malcelata invidia travestita da finti sentimenti di fratellanza, il tutto svelato agli occhi crudeli di una verità nascosta e vogliosa di venire a galla. Siamo nella seconda metà dell'800 in Francia e ci affacciamo su una famiglia della piccola borghesia, genitori che hanno lavorato nel settore dell'oreficeria e che ora con le rendite accumulate nemmeno troppo cospicue, si dilettano alla vita tranquilla, pesca in mare, amicizie, salotti un po' sottotono, nulla di eclatante. Due figli giovani adulti che hanno appena concluso gli studi, l'uno in medicina, Pierre e l'altro in legge, Jean. Mai fratelli furono così diversi nel fisico e nello spirito, irrequieto, vigoroso, bruno e forte Pierre, pacato, poco incline a farsi pensieri e tanto meno sangue amaro, biondo, un po' confuso e delicato, Jean.
Un evento fa capolino nel tranquillo fluire delle giornate. Uno di quegli eventi che possono sconvolgere quelli successivi, che determinano le svolte e, in un senso o in quello opposto, portano gioie o dolori a seconda delle prospettive. Proprio questo accade nella famiglia. Una strana eredità molto importante, un lascito da un vecchio amico defunto senza famigliari al seguito. Fin qui tutto normale, non fosse per un piccolo grande particolare: tutta l'eredità spetta a Jean. Si può ben immaginare la reazione sottopelle del fratello maggiore che non ha mai nutrito slanci di amore fraterno.
Iniziano cosi le domande, lui, Pierre che ha studiato e faticato suoi libri di medicina, lui che sogna di avere uno studio per esercitare la professione e non ha il becco di un quattrino, si ritrova con un fratello sotto lo steso tetto che improvvisamente accetta una eredità smisurata.
Papà Ronand, madre Louise e qualche sporadica amicizia, tra cui spicca una giovane vedova, Rosémilly, che frequenta amabilmente la loro casa, gioiscono, brindano e festeggiano. Pierre tace. Lui per l'appunto inizia a pensare, a covare quel germe di sentimenti negativi, nebuloso che stimola altri pensieri e rende l'uomo sospettoso, all'erta nei confronti di tutti e pronto ad agire.
Il dubbio sull'origine di quella strana eredità non lascia in pace il giovane medico. E la madre, Louise proprio quella donna sottomessa e trascurata dal rozzo marito, ossequiosa e amorevole dei figli, nasconde qualcosa di inconfessabili.
Una lavoro stilistico degno di nota quello di scavare nella mente di Pierre "soddisfatto di aver capito, di aver rivelato se stesso e svelato l'altro se stesso che c'è un tutti noi". L'auto analisi che ognuno di noi effettivamente sperimenta in quelle "tristi giornate in cui si fruga in ogni angolo della propria anima per esplorare tute le pieghe", aggiungerei, le infinite pieghe che spesso ci stupiamo di nascondere persino a noi stessi.
L'autore si concentra sui passaggi dalla mente alla pelle dei sentimenti che animano il giovane, dei tormenti che turbano i suoi pensieri e che oscillano tra la voglia di urlare e quella di tacere fino a giungere alla conclusione di scappare e rinascere. Due animi che si scontrano nel silenzio dei rimorsi, madre e figlio che si capiscono con poche parole nette e con occhiate che nulla hanno più a che vedere con l'amore che dovrebbe legare loro. In tutto ciò Jean capisce più lentamente, non vuole lottare, ma d'astuzia saprà intervenire per salvare il salvabile evitando un disastro per la madre da lui adorata ed il fratello, ormai un peso. Il padre è figura al margine del grottesco, inconsapevole di cosa succede, spensierato all'idea dei soldi piovuto dal cielo.
Pierre racchiude e vive molti sentimenti che si susseguono fino a farlo sentire come in una famiglia di sconosciuti senza più nulla da condividere ma lo sfogo di tutto quello che cercava di tacere sarà inevitabile, per lui come per la madre "perché doveva parlare, perché aveva troppo sofferto".
Il libro è breve ma racchiude molti temi sull'animo umano che non muta con il passare delle epoche. Un concentrato di analisi introspettiva. Il ritmo tuttavia è lento, fino a metà della narrazione si perde quasi lo stimolo della scoperta perché pochi sono i fatti significativi. Ammetto che fosse stato un romanzo lungo avrei faticato non poco a concluderlo, pur rimirando lo stile e la scrittura limpida, netta e precisa anche nella descrizione dei paesaggi che fanno da cornice.
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Passi e scelte che arricchiscono il percorso
Essere attratti dalla prospettiva del cambiamento, della crescita e della scoperta di sé.
Un racconto semplice, molto simbolico e diretto all'animo quello che Coelho ci trasmette attraverso le sensazioni di Santiago. Il giovane pastore andaluso porta infatti negli occhi la visione di un mondo piccolo quanto grande, arricchito da un viaggio nei sentimenti e nelle sensazioni assaporate malgrado passi falsi, sfide e cadute repentine.
Il viaggio ha inizio sotto le fronde di un sicomoro nei pressi di ruderi abbandonati, la sera, con la testa del pastore stanco poggiata su un voluminoso quanto illeggibile romanzo, che di giorno appesantisce i passi del lento peregrinare con le pecore e di notte fa da cuscino.
Il sonno assale il protagonista in posti sempre diversi ma un sogno che si ripete lo trasporta all'ombra delle Piramidi, di fronte al bagliore di un inestimabile tesoro. Questa visione notturna è la miccia per smuovere pensieri e turbamenti nella mente di Santiago che, dopo aver lasciato la famiglia per fare il pastore e guidare un gregge di sessanta pecore nelle lande spagnole, inizia a domandarsi se il mondo finisca con ciò che ha visto, oppure se ci sia qualcosa oltre quelle terre costellata di villaggi, mercati, botteghe e castelli.
Le pecore così placide e metodiche sembrano non avere altri desideri rispetto a quelli primari di cibarsi e ripararsi dietro la guida attenta del pastore il quale, tuttavia, si sente limitato e non riesce più ad accontentarsi del mestiere che ha scelto. Dentro sé stesso la forza che smuove i pensieri, e di conseguenza le azioni, inizia a prendere forma.
La Leggenda personale (il proprio vivere in sintonia con il tutto) che ognuno porta nel cuore vibra costantemente ma pochi vogliono sentirne il suono che se non viene colto si assottiglia man mano nel tempo. Per differenziarsi dalla massa, raffigurata dalle pecore placide e chine, assistiamo all'inizio di un percorso alla scoperta di nuovi orizzonti per conoscere meglio se stesso, gli altri e l'anima del mondo, l'essenza delle energie, al fine di realizzare la leggenda personale scritta nei segni che incrociano i passi del nostro protagonista.
Lo scorrere dei personaggi senza tempo scandisce le decisioni ed il ritmo del racconto. Scopriamo così che le promesse fatte ad una zingara che legge nei sogni del ragazzo, avranno un loro peso significativo. E scopriamo che si, c'è un Re di Salem, Melchisedek saggio, luminoso e particolare. Il Re infatti tutto conosce del ragazzo senza mai averlo incontrato prima, o così pare. Dal fatidico incontro le mani di Santiago abbandonano le sessanta pecore vendute al Re e si arricchiscono di doni preziosi. Il saggio infatti regala due pietre, Urim e Tummim, che collaboreranno nelle scelte del cammino: una indica il no e l'altra il sì e dispensa una serie di utili riflessioni spronando il pastore a prendere il largo verso l'africa. Il Re non cesserà di prendere svariate forme e rappresentare un elemento di riflessione e di ritorno.
Nell'arco di due anni il cammino prende forma, unitamente al lavoro, alle piccole e grandi avventure fino alla decisione di attraversare il deserto.
Gli elementi naturali che caratterizzano la distesa di sabbia battuta dal sole, dal vento e dai passi della lunga carovana silenziosa cullano i pensieri di Santiago e affinando la percezione dei sensi verso i segnali.
Le sfide ed i problemi si susseguono senza mai abbattere del tutto quella fiamma di volontà che guida alla ricerca del tesoro. I simboli che arricchiscono questa favola senza tempo rimandano costantemente al legame tra l'uomo, le energie, la volontà e la speranza. Le mille difficoltà rappresentano le prove di quanto grande sia il desiderio di abbattere per raggiungere la mete. Quale sarà questa meta che Santiago vuole raggiungere? Il tesoro rappresenta l'inizio e la fine allo stesso tempo, un ciclo continuo che unisce persone, luoghi e sentimenti ci ricorda che l'esperienza di un percorso vale tanto quanto, se non di più, del tesoro ultimo. Il tesoro consiste infatti nell'arricchimento che ogni singolo passo ci ha donato. Percepire dalle piccole cose gli insegnamenti, il valore o le difficoltà e cogliere le prospettive di crescita dona quel senso di fiducia che si, alle volte, serve.
Dal racconto che ho letto più volte resta la scia degli insegnamenti che l'Alchimista voleva trasmettere, rimane il pensiero di quanto profondo possa essere lo spirito di una persona che coglie le sottigliezze in ciò che lo circonda.
Il deserto come simbolo apparente di assenza di vita, fa emergere quanto troppo spesso ci scordiamo che l'ambiente fisico e sociale circostante è fondamentale nel nostro percorso che giorno per giorno può donare, come una fitta rete di incroci, difficoltà, speranze e miglioramenti.
Il racconto sottolinea molto la dote dell'ascolto, caratteristica posseduta potenzialmente da tutti ma difficile da affinare perché presuppone il legame tra la testa ed il sentire nell'animo, collegamento non scontato. Allenare i sensi per trarne insegnamenti e vantaggi sembra avere un senso nel riordino dei pensieri e delle idee che confusamente fanno capolino nella mente.
Il tema del ciclo, del ritorno a pensieri, situazioni nuove e vissute diversamente a seconda della crescita individuale porta a riflettere sui passi fatti, da fare ed in corso d'opera, con negli occhi il sorriso di Santiago sotto il sicomoro ed il suo tesoro.
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L'arte di rendersi infelici di P. Watzlawick
"Ma la tua pecora è autentica?"
In un mondo battuto dal vento, annientato da una polvere radioattiva, la palta, di cui non conosciamo l'origine ma che tutto copre e che ha sterminato le forme di vita animali, cosa può restare dell'uomo in quanto tale, della sua essenza? L'uomo che è stato artefice, nonché principale complice, della desolazione che ora lo circonda come può pretendere di annientare l'altra forma di "nonvita" che egli stesso ha creato con lo sviluppo degli Androidi?
Le prime vittime che la pestilenza radioattiva ha attaccato sono stati gli animali, dagli uccelli ai pesci, dagli insetti ai rettili, un massacro impietoso. Gli animali sopravvissuti sono catalogati in appositi listini dai prezzi esorbitanti e per coloro che, rimasti sulla Terra per motivi fortuiti e fuorvianti, non possono permettersi tali somme resta la triste opzione di comperare animali finti. Il tutto malgrado il fatto che "possedere un animale fraudolento riusciva pian piano, non si sa come, a demoralizzare chiunque. Eppure da un punto di vista sociale era una scelta obbligata, se mancava l'animale vero".
La catastrofe è quindi palpabile ma l'uomo dalle mille risorse materiali, manageriali e consumistiche non manca di farsi attendere. Dal canto loro gli esseri umani sono stati pertanto caldamente invitati a suon di pubblicità martellanti e diffuse su un unico canale televisivo e radiofonico, ad emigrare su Marte con allettanti prospettive di una vita migliore nella terra promessa. Una vita, laggiù, arricchita dagli Androidi. Questi ultimi si svelano essere robot costruiti ad arte, anzi, più che robot, sono umanoidi all'apparenza del tutto simili agli umani ma programmati per vivere al massimo 4/5 anni perché permane un aspetto inimitabile in laboratorio: la riproduzione cellulare.
L'emigrazione spaziale lascia perplessi. Sulla Terra restano soggetti "speciali" catalogati ai margini, secondo discutibili scale di valori e persone che hanno ancora un qualche interesse o necessità professionale a rimanere senza tuffarsi nello spazio siderale con la compagnia di Androidi dall'aria perfetta e studiata. Su questa Terra però gli umanoidi sono intrusi, vengono banditi da ogni nazione ed in ognuna di esse diversi cacciatori di taglie come il nostro protagonista Rick Deckard danno la caccia ai "cosi" per "ritirarli" (alias annientarli).
A questi Androidi manca una sola caratteristica umana: l'empatia. Proprio su questa peculiarità l'autore ci spinge a riflettere. Con che diritto l'uomo pensa di essere empatico dal momento in cui non ha saputo tutelare le diverse forme di vita terrestri? Mentre assistiamo velocemente a come gli uomini (esseri umani? Forse) si sono organizzati per sopravvivere in una orrenda landa desolata scopriamo che c'è una dottrina religiosa che va di moda, il Mercerianesimo, e che placa le menti sulla falsa riga del consumismo; ci sono scatole che regalano felicità e sentimenti di condivisione perché la condivisione, quella vera data dal contatto umano, sembra dileguata. Come non collegare queste scatole alle realtà virtuali che oggi ci circondano, ricche di falsi sentimenti da elargire a profusione a persone sole quanto isole!
La scrittura onirica, fantascientifica dallo stile distopico dell'autore non approfondisce i dettagli della trama come forse ci si potrebbe attendere, tuttavia spinge il lettore a voler scoprire cosa accadrà a Rick Deckard, al suo sogno di un animale vero ed alla sua pecora elettrica. Proprio quest'uomo che da la caccia agli umanoidi arriva a chiedersi se è eticamente corretto e fino a che punto ci stiamo affezionando alle macchine, ai circuiti elettrici/elettronici e tecnologici quotidiani provando per le questi una forma di empatia. Il lettore è spinto a non capire più chiaramente se i personaggi che si susseguono nell'arco di due giornate, sono veri o frutto di invenzioni robotizzate ed automatizzate.
Gli umanoidi che appaiono superiori agli uomini ma che da questi ultimi cercano di imitare il loro limite, l'umanità e di superarsi. Gli umani che invece cercano i sentimenti e le emozioni che paiono ormai appiattiti, annullati dalla palta e ridotti a scatole alle quali affidare gioie e dolori per modulare la felicità.
L'autore ci fa toccare spesso la disperazione e la solitudine perché "quando ci si deprime fino a quel punto, non ce ne importa più niente. Si precipita nell'apatia, perché si è perso qualsiasi senso del proprio valore. Non importa sentirsi meglio perché ormai non si vale più niente".
Un libro che nella sua velocità di narrazione si abbina al ritmo che la nostra realtà ci impone, tutto veloce, spesso annebbiato da uno strato di polvere al quale non sappiamo o non vogliamo andare oltre. Allora, proprio allora, il posto vuoto lasciato dalla nostra noncuranza verso la vita vera, naturale, ambientale e biologica viene soppiantata dalla funzione. Una falsa illusione che nei circuiti che ormai ci circondano tutti i giorni, qualunque cosa facciamo, ci sia la prospettiva del futuro migliore, del tanto sperato ed immacolato progresso. Ma dove sta il progresso nel momento in cui rischiamo di perdere il punto di vista umano? Un progresso che ci dona molto ma che va calibrato e modulato.
Una strana sensazione di polvere addosso che attraversa tutto il libro spinge a guardare i colori ed il cielo che in realtà ci circondano con sentimenti differenti. Questo perché "una volta, pensò, avrei visto le stelle. Anni fa. Ma ora non c'è altro che polvere, sono anni che nessuno vede più le stelle, perlomeno dalla Terra", come non pensare di alzare gli occhi al cielo e di ammirare la terra e fare qualche passo, purché sia fatto, nella prospettiva migliore.
Sull'orlo di un precipizio l'autore ci fa correre e sprigiona in noi tanti spunti fortemente attuali che toccano i temi ambientali, etici, commerciali ed economici. Un libro che si legge, un racconto che confonde e smarrisce tra la realtà e la finzione tecnologica, tra le cellule, i sentimenti ed i circuiti che si intrecciano e si mischiano inesorabilmente.
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L'inizio sospeso
Dieci sono i racconti che iniziano sotto gli occhi attenti del lettore e, parallelamente, dieci sono le storie che restano sospese senza giungere ad una fine.
Il Lettore cammina tra le pagine, le tocca, vede quei caratteri neri stampati e sente il ritmo mutevole delle parole che si susseguono. Da un percorso che pare scombussolato nascono sensazioni, collegamenti ed impressioni che Calvino vuole provocare nel Lettore, il quale è posto al centro del vortice. Viene infatti esaltata la parte più pura della lettura che mette in collegamento il detto con il non detto ad opera dell'autore. Quest'ultimo non ha consistenza, è un artefice, un creatore ed è marginale allo stesso tempo.
Calvino intende smentire se stesso creando dieci inizi di romanzi del tutto differenti in contenuto, velocità e sensazioni e l'effetto è garantito. Volutamente, credo, alcuni tratti sono decisamente difficili da seguire perchè mutevoli. Tuttavia alla fin fine risulta propro questa difficoltà la chiave di volta per sviluppare innumerevoli legami tra i tempi ed i piani incrociati che si delineano.
I limiti tra la scrittura e la lettura che toccano l'apice all'interno delle pagine rilegate si frantumato. Non sappiamo più distinguere la volontà dell'autore di dare un ritmo e guidare il Lettore, dalla ricerca del Lettore stesso che vuole sapere, vuole avventurarsi, vuole immaginare o anche solo farsi cullare verso "lo scrivibile che attende d'esser scritto".
Se una notte d'inverno un viaggiatore è un libro ostico, a mio parere, non semplice perché prende il Lettore e sfliaccia, ad uno ad uno, i fili conduttori che con fare ostinato vorrebbero strutturarsi nella sua mente.
Un Lettore, una Lettrice, due vite si amalgamo tra dieci romanzi che si intrecciano secondo un ordine caotico perché "al romanzo da leggere si sovrappone un possibile romanzo da vivere".
Storie di libri e del posto che essi rivestono nella quotidianità di chi, tra un ritaglio di tempo e l'altro, si immerge nelle pagine scritte. Infatti "la tua casa essendo il luogo in cui tu leggi, può dirci qual è il posto che i libri hanno nella tua vita, se sono una difesa che tu metti avanti per tenere lontano il mondo fuori, un sogno in cui sprofondi come una droga, oppure se sono dei ponti che getti verso fuori, verso il mondo che t'interessa tanto da volerne moltiplicare e dilatare le dimensioni attraverso i libri".
L'autore analizza molti aspetti legati all'editoria, alla scrittura, all'estro creativo ed al valore che il contenuto dei libri acquisisce per chi legge, a prescindere da tutto ciò che l'autore stessa avrebbe voluto trasmettere o meno. La "lettura è solitudine" e la storia è quella percepita dal lettore, non a caso, la scrittura "continuerà ad avere un senso solo quando verrà letta da una persona singola tramite i suoi circuiti mentali".
Al pensiero di quanto NonDetto si trae da questo breve volume vengono alla mente quante possibilità si celano nelle PAROLE. Parole che una volta scritte nero su bianco assumono mille forme, mille varianti a seconda dei Lettori nei cui occhi le parole si riflettono per riflettersi ancora. L'apice di ciò che la scrittura può e vuole donare che consiste nella libertà che ne deriva. Un elogio alla scrittura, un elogio al Lettore, ecco come va preso questo romanzo eclettico, unico particolare, a mio parere.
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Woland e che tutto abbia inizio
Un libro nel libro, un racconto nel racconto, una narrazione che si intreccia alla biografia dell'autore in maniera sottile, stupefacente, profonda e coinvolgente.
Per descrivere l'architettura studiata ad arte tra i piani di due veri e propri libri che si intersecano ci vorrebbe un ulteriore libro, quindi, facciamo ordine, o proviamoci, con l'aiuto di Woland e della sua scapestrata squadra di satiri.
Cerchiamo di capire cosa c'entrano Satana in persona, un quartetto di suoi aiutanti, una donna sofferente d'amore, certa Margherita, un Maestro folle ex scrittore e Ponzio Pilato! Chi è questo fantomatico prestigiatore di nome Woland che incontriamo nei giardini Patriarsie, in un tardo pomeriggio moscovita degli anni '20, in epoca staliniana? Per avere un'idea più chiara teniamo presente, sempre, che "è pericoloso parlare con gli sconosciuti", le conseguenze di un semplice scambio di parole saranno nefaste. E sarà solo l'inizio delle vittime che, in un modo o in un altro, si ritroveranno sotto lungimiranti attacchi: pioggia di soldi e sortilegi, perdita di lucidità mentale, smarrimento fisico, angosce tremende ed avventure inattese.
La squadra di Wonand si accompagna di quattro personaggi dall'aria sinistra, stravagante, bizzarra e curiosa, tra cui grosso gatto nero pasticcione, ma non troppo.
Ampia e veriegata è l'accozzaglia di personaggi che si aggirano nel carrozzone amministrativo, burocratico e danaroso di ciò che sta dietro alle quinte del teatro moscovita battente bandiera staliniana. Satira e riferimenti, questi ultimi, che denotano una chiara allusione a quel mondo con frecciate nemmeno troppo sottili a critici di teatro e faccendieri.
Situazioni oniriche coinvolgono la cittadinanza e chiari riferimenti simbolici all'etica, alla società ed al varietà sotto il periodo staliniano sono lo sfondo di tutto.
Il romanzo però incontra un'altra storia che vede come principale protagonista Ponzio Pilato nella sua terra mediorientale in qualità di funzionario amministrativo romano. L'incontro dei due romanzi ha radici profonde nei sentimenti di due personaggi, un Maestro ed una donna Margherita. Wonand, Ponzio Pilato, uno scrittore e questa Margherita che diviene aletta per una notte decisamente unica, agli inferi. L'epilogo del libro tocca riflessioni profonde, scopriamo le facce multiple di Woland e di conseguenza delle delicatezza umane, della rabbia e degli slanci di passione che toccano ciascuno di noi, prima o poi. Lessico ricercato, sarcasmo, molti e molti personaggi sono solamente alcuni degli elementi che unitamente al sapiente legame degli eventi conduce il lettore in un vortice di sogni dal sentore russo. Le parole usate dal Maestro, le riflessioni di Margherita e di altri personaggi prendono forma, struttura e profondità.
L'origine stessa del libro, del tutto censurato per ovvie ragioni, scoperto solamente sul finire degli anni '70 rende particolare e profondo il senso che "I LIBRI NON BRUCIANO MAI". Un sogno, una speranza, una propensione che mettiamo in atto può portare a quella fiamma incisa su parole di inchiostro o trasformata in idee o ancora in azioni, tutte tracce che non muoiono a causa di tragici e semplici fuochi. C'è qualcosa che resta oltre alla cenere e Woland lo sapeva.
Vorrei dedicare a questo libro una nota personale. Un regalo natalizio inatteso, donato con molti significati che ho colto leggendolo d'un fiato e che, una volta conclusa l'ultima pagina, mi accompagna come uno dei migliori romanzi perché "i libri non bruciano mai" quanto i legami che collegano pensieri, persone, eventi, luoghi e speranze.
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Fahrenheit 451 di Ray Bradbury
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