Opinione scritta da Manuela Vitale
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FRITTO E RIFRITTO. UN BUON PRIMO LIBRO MA CON UN S
Secondo volume della saga del Dominio di Licia Troisi, si riprendono le vicende di Myra. La giova ragazza si troverà davanti una strada già tracciata che le farà una paura oltre ogni previsione: quella del Liberatore. Vedendo che tutte le persone attorno a sé continuano a morire senza sosta la ragazza cade in un profondo baratro di disperazione. Dopo aver scoperto chi è il reale assassino del padre, senza alcuna remora andrà da lui ma la sorpresa che troverà sarà ben diversa.
Nel complesso il libro prende, non è male, ma non si può tacere sulle trame fritte e rifritte della Troisi. A me, personalmente, piace ma posso ben capire chi dice che è diventato tutto un ripiegarsi su sé stesso. Effettivamente, conoscendo anche tutti (davvero tutti) gli altri libri della Troisi, posso affermare che lo sviluppo è pressoché identico. Mi dispiace poiché avevo visto nel primo libro, Le lame di Myra, un nuovo personaggio interessante.
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Sì ma avanti il prossimo
Premetto che ho già conosciuto Martin con le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco e, quindi, il mio paragone era proprio con i suoi bestseller. La storia si presenta all'inizio interessante, misteriosa, a tratti quasi claustrofobica, con la presenza di personaggi ingombranti, pesanti e profondi. Il protagonista, Annelyn, è sempre a metà fra cacciatore e preda. Un po' come nelle Cronache, anche qui nulla è mai scontato e questo, senz'ombra di dubbio, è la parte più interessante del libro. Infatti, Martin, non annoia mai del tutto anche se, come in questo caso, la storia risulta essere un po'.. banale. E' davvero con tanta tristezza che azzardo a scrivere ciò: la trama è noiosa. La trama è intensa a tratti, non scorre liscia, è come se non ci fosse stata la solita macchinazione tipica di Martin (chi ha letto le Cronache può capire benissimo). Nonostante la trama abbia questo piccolo - grande - problema il vero punto forte del libro è lo stile di Martin: così tolkeniano, così forbito, così abile, così... bello. Ecco, nonostante le lunghe descrizioni - che fanno proprio vedere ai lettori le cose - non ci si stanca. Comprerei questo libro? Forse sì ma non posso dire che sia minimamente all'altezza dei precedenti. Penso che sia un libro senza infamia e senza lode e, sottolineo, prima di scrivere ciò ho letto l'opera ben due volte. Concludo sostenendo che Martin, come sempre, si dimostra un maestro del fantasy, anche se qui vi sono degli elementi di molti altri generi (ad esempio ho sentito qualcosa del distopico).
Forse la mia è una voce fuori dal coro?
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- sì
- no
Lame affilate ma non originali
Licia Troisi è una scrittrice italiana che ha avuto il suo boom pubblicando la sua prima trilogia: Cronache del Mondo Emerso con protagonista Nihal. Successivamente, ha pubblicato altre due trilogie relative al Mondo Emerso (Guerre e Leggende); ha creato altri mondi, quello della “Ragazza Drago”, di “Pandora”, dei “Regni di Nashira” e, infine, “La saga del Domino”.
La saga del Domino si apre con “Le lame di Myra” edito Mondadori nel 2016, che apre verso un nuovo mondo. La copertina è molto d’impatto: c’è una ragazza con i capelli bianchi e gli occhi cremisi che guarda indecifrabilmente il lettore, su uno sfondo graffiato rosso che esce da un bianco-grigio del resto della copertina. La ragazza in copertina è la protagonista, Myra, e lo sfondo bianco è il luogo in cui si svolgono la maggior parte delle vicende: nelle terre ghiacciate, Asgarö e dintorni.
La trama è incentrata sulle vicende di Myra, una giovane combattente già comandante dell’esercito di Acrab. Le sue caratteristiche che lasciano tutti i suoi nemici ed alleati senza parole sono la sua voce roca e le sue armi, una coppia di walud mortali. Però, come ogni eroina della Troisi che si rispetti, Myra ha dei demoni interiori che si agitano in lei: infatti, quand’era piccola, degli uomini avevano ucciso brutalmente il padre, lasciandola orfana e facendole uccidere già un uomo. Così, quando un giovane Biswadi appare nel suo esercito, i suoi dubbi ritornano a tormentarla fino a farle prendere una decisione: abbandonare l’esercito del suo amato Acrab per trovare gli assassini del padre. Nonostante Acrab non sia per nulla d’accordo, acconsente e Myra parte alla ricerca di un uomo che qualcosa avrebbe dovuto sapere. Purtroppo, le piste la portano solo a persone già morte, ma nel suo viaggio l’affiancano due personaggi molto validi: Kyllen e Marjane. Per chi ha letto Cronache del Mondo Emerso, Kyllen è un po’ il Sennar della situazione: è un giovane evocatore e si occupa di magia, compagno fedele di Myra e ben presto prova verso di lei un’attrazione crescente. È l’opposto di Myra su moltissimi aspetti: è riflessivo, calmo e controbilancia gli impeti della protagonista. Marjane è la classica aiutante, che interviene quando Myra non è in grado di combattere. Le due s’incontrano in una taverna, dove lei era una cameriera e Myra, controvoglia, la porta con sé. I tre iniziano questo viaggio a dorso di draghi fantastici, che portano il lettore a conoscere un mondo gelido e spietato. Myra andrà rincorrendo una figura misteriosa che tutti riconducono alle sue vicende: Graffiasi ma nessuno sa chi sia davvero né, tanto meno, dove trovarlo.
Grazie al fondamentale aiuto di Eileena, vecchia maestra di Kyllen, Myra capisce il perché di un fenomeno che si scatenava attorno a lei: gli elementari si avvicinano a lei in maniera strana. Infatti, i maghi si servono di questi spiriti degli elementi per fare le loro magie fino ad incatenarli a loro e ucciderli. Dopo essersi resa conto che lei è il Liberatore – o meglio, la Liberatrice – inizia a capire il perché delle parole di suo padre: “lei è mia, non vostra”. Le parole che l’avevano tormentata per anni ed anni avevano acquisito un significato differente: era lei che volevano, non la terra del padre. Scoprendo questo nuovo lato della sua storia, così intricato, violento ed oscuro, Myra si rende contro che neanche il suo amato Acrab è così pulito e puro come credeva. Dopo avere scoperto delle verità che la destabilizzeranno profondamente; dopo aver rischiato di morire, Myra dovrà mettere tutto in discussione.
Lo stile di Licia Troisi è sempre lo stesso: fluido, piacevole, scorrevole, abile nelle descrizioni. Com’è inevitabilmente, i personaggi iniziano a somigliarsi fra loro, anche se bisogna rendere evidente una cosa: Myra sembra una sintesi delle varie – altre – protagoniste della Troisi ma, personalmente, mi è piaciuta la sua caratterizzazione. La struttura narrativa creata è molto interessante: il lettore dovrebbe scoprire man mano la situazione, che s’intrica sempre di più, fino al climax finale. Purtroppo, avevo già immaginato che Acrab non era il santo che Myra descriveva e la sorpresa è stata minore.
Una cosa che ho apprezzato particolarmente sono le descrizioni dei luoghi: l’autrice mi ha fatto vedere i gelidi luoghi in cui si svolge la gran parte del romanzo. La parte finale è costruita in luoghi più miti nel sud del Domino, le città natie di Myra che sanno più di primavera.
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Sì ma... il finale
L’autrice è Lauren Kate, scrittrice statunitense già rodiata e conosciuta nel mondo fantasy e nel paranormal romance. Infatti, ha già pubblicato tutta la saga di Fallen con - appunto – Fallen (8 dicembre 2009) , Torment (28 settembre 2010), Passion (14 giugno 2011), Rapture (12 giugno 2012) e con l’intermezzo di Fallen in love (8 febbraio 2016).L’altra serie scritta dalla Kate è quella di Teardrop con: Teardrop (2013) e Waterfall (2014).
Ultimo arrivato in “casa Fallen”, edito Rizzoli, è Unforgiven (2016).
Se tutti gli altri libri della saga di Fallen erano incentrati sul rapporto fra Daniel e Luce, qui, invece, è Cam ad essere protagonista. Lo splendido angelo caduto, infatti, dopo aver assistito ai fatti svolti a Troia si è reso conto che c’è una speranza anche per lui: perciò va alla ricerca del suo primo ed unico amore, Lilith.
Purtroppo, non è affatto semplice perché la povera ragazza è tenuta prigioniera da Lucifero in un inferno perenne, che cambia perpetuamente ma che non si arresta mai del tutto.
Cam, sconvolto dalla notizia, decide di far cessare l’inferno della ragazza e stringe un patto con Lucifero: in soli quindici giorni avrebbe dovuto far innamorare Lilith o sarebbe rimasto per sempre al fianco di Lucifero. Seppur preoccupato, Cam si mette in gioco ed entra nel mondo di Lilith.
Però, la situazione non è facile: Lilith prova un odio viscerale e profondo per Cam d’istinto, in quanto la sua anima ricorda ancora la sofferenza che l’angelo le fece provare secoli e secoli prima, nell’antico Egitto.
Come se non bastasse, il perfido Lucifero decide di rendere il compito di Cameron ancora più gravoso: deturpa il suo corpo, togliendogli la sua bellezza mozzafiato e mette zizzania fra lui e Lilith. Ma Cam non si arrende e, anche grazie all’aiuto del fratellino di Lilith, gravemente malato, cerca di farsi strada nel cuore della ragazza.
Quindici giorni sono molto pochi e il tempo scorre in fretta; l’anima di Lilith è molto ferita e perciò cerca di arginare in tutti i modi la presenza di Cam. Grazie alla formazione di una band, il perseverare senza sosta di Cam e l’aiuto importantissimo di Arrianne e Roland, pian piano, Lilith si scioglie. A fatica e con moltissimi problemi, Cam si fa spazio nella vita della ragazza, che vive grazie alla musica.
Ma la ferita che Cam ha provocato all’anima di Lilith si riverbera contro ogni persona: a scuola tutti odiano Lilith, che vive ignorando i suoi compagni, tranne che gli amici della band.
Ogni volta che i due ragazzi riescono ad avvicinarsi un po’ di più arriva Lucifero con qualche inganno che spinge via con violenza Cam da Lilith, creando nell’angelo una frustrazione e una preoccupazione crescente.
Seppur con difficoltà, i due in un bosco – grazie all’aiuto di Arrianne e Roland – si scambiano un bacio appassionato.
Solo verso la fine del libro, quindi dopo il bacio, i due riescono a vivere la loro porzione di felicità, ma le cose non sono mai semplici. Lucifero, infatti, non si arrende e allo scadere dell’ultimo giorno interroga Lilith: ama o no Cam, l’angelo caduto che nella sua vita precedente l’aveva portata al suicidio?
Lucifero, per la seconda volta durante il suo millenario regno, batte in ritirata anche perché, in una scena finale Roland arriva guidando uno schieramento di angeli. Infatti, questi vorrebbero rovesciare il regno di Lucifero e deporlo.
Il finale è aperto ma si vedono chiaramente Cam e Lilith pronti a vivere la loro esistenza insieme.
Lo stile di Lauren Kate non sembra per niente cambiato, anzi, è pressoché uguale. Il libro scorre con facilità, senza fatica e non ci sono sbavature. La storia d’amore è più strutturata e, forse, sotto alcuni punti di vista, più ragionevole in confronto all’idillio di Luce e Daniel.
Il personaggio di Lilith è molto ben fatto: è una ragazza tormentata, che vive un’esistenza pessima e dolorosa a causa di Cam, perciò lo odia in cuor suo. È una ragazza in cui molte adolescenti con i problemi riguardanti l’età potrebbero rivedersi: la voglia di criticare tutto, il senso di solitudine, la musica e l’amore.
Cam, invece, in questo libro ha subito una svolta: non è più né il belloccio né il pungente angelo caduto schierato dalla parte di Lucifero ma qualcos’altro. C’è stata un’evoluzione del suo personaggio più verso il “classico bravo ragazzo innamorato”. Personalmente, credo che l’autrice abbia fatto perdere un po’ di spessore così facendo al personaggio di Cam, che in precedenza, era il non-principe-azzurro per eccellenza.
I personaggi che ruotano attorno ai due principali sono circa tutti ben strutturati e inseriti. Una pecca è il personaggio di Lucifero che sarebbe dovuto essere molto più cattivo di quanto lui si dimostri in questo libro; un principe degli Inferi un po’ soft.
Nel libro ci sono dei piacevoli riferimenti alla storia di Daniel e Luce: è nominata la Sword&Cross, la coppia viene spesso evocata e Daniel diventa un modello per Cam.
L’altra pecca del libro è il finale. È quasi frettoloso, arrangiato, poco soddisfacente e chiaro. L’autrice ha lanciato le basi per un eventuale continuo, facendo riferimento ad una guerra contro Lucifero ma ha trascurato Cam e Lilith, chiudendo la loro storia in maniera insufficiente.
Il libro, arrivando alle conclusioni finali, non è male. Io stessa ho aspettato Unforgiven per molto tempo, avevo grandi aspettative verso questo libro, amando il personaggio di Cam. Purtroppo, in parte, queste aspettative sono state deluse ma non posso dire che sia stata una spiacevole lettura. Anzi, mi è piaciuto molto leggere il libro ma quel finale davvero è un pugno.
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Non distruggiamolo
Licia Troisi, autrice di questo libro, primo di una serie di quattro, si è stagliata come una stella nel panorama italiano del fantasy esordendo con “Cronache del Mondo Emerso”, protagonista era Nihal, una mezzelfo. La nostra scrittrice, dopo aver completato questo primo lavoro, s’imbarca in un’altra trilogia, forse la mia preferita, “Guerre del Mondo Emerso”, protagonista Dubhe, un’assassina. Il Mondo Emerso non termina così ma con “Leggende del Mondo Emerso”, trilogia conclusiva e, secondo me, nell’ultimo libro, la nostra scrittrice ha davvero dato il meglio di sé. Protagonista qui, Adhara, un’umana su cui sono stati fatti esperimenti.
Nel 2011 la scrittrice torna con “I regni di Nashira”, protagonista Talitha, una giovane talarita, razza predominante, figlia del conte di Messe. Indomita, ribelle, brava con le armi ma incredibilmente simile a Nihal come caratterizzazione del personaggio. Ma la nostra protagonista non è sola, inseparabile amico è lo schiavo Saiph, saggio, calmo, femita, tranquillo e spesso molto simile a Sennar, il compagno di Nihal. Il paragone, avendo letto già tutto della Troisi, sale spontaneo, c’è una similitudine davvero evidente. Affianco ai due personaggi principali appena descritti ne ruotano altri di minore importanza ma indispensabili per il proseguimento della storia: Melkise, il cacciatore di taglie che prima li catturerà ma poi sarà indispensabile per i due protagonisti, il suo aiutante, Grif; la sorella di Talitha, Lebitha, una sacerdotessa valente da cui scaturirà tutto il mistero e la storia del libro; i genitori di Talitha, che non faranno altro che ostacolare la figlia davvero in tutto. Oltre a questi, ci sono tutta una serie di personaggi di contorno che conoscerete leggendo la storia.
La cornice è molto complessa, molto di più in confronto alle altre sue opere (“La ragazza Drago”, “Mondo Emerso”, “Pandora”): ci troviamo in un mondo completamente diverso dal nostro, ci sono due razze, Femiti e Talariti, e i secondi hanno sottomessi i primi durante una guerra. Il mondo è diviso in cinque regni, con le rispettive contee e la nostra protagonista vive a Messe, nel Regno dell’Estate, in una specie di palazzo. La prima cosa particolare che risalta riguarda il cielo: nessuno lo vede davvero. Esistono due pianeti nel loro cielo, Cetus e Miraval, rispettivamente il male e il bene; fra i due vi è una sorta di lotta celeste, poiché il calore di Cetus è ostacolato da Miraval. Tornando alla situazione di Talitha, – se non avessi fatto questo preambolo, sarebbe stato davvero difficile inquadrare bene il libro – è mandata in monastero, in seguito alla terribile scomparsa della sorella, morta di un male misterioso. La protagonista, anche se molto riluttante e ribelle, va e scopre ben presto che le sacerdotesse nascondono un segreto, probabilmente strettamente collegato con la morte della sorella. Intanto, il suo schiavo, Saiph, riesce a raggiungerla in monastero e decidono di fuggire insieme. Scontrandosi più volte con le Combattenti, sacerdotesse addestrate, tra cui la temibile Grele (che ricorda vagamente Rekkla delle Guerre del Mondo Emerso), imparando ad utilizzare anche la magia, tramite l’uso dell’Es, i due protagonisti riescono finalmente a fuggire via dal monastero. Scappando, i due rubano una spada leggendaria da una teca: la Spada di Verba, personalità leggendaria che forse sa qualcosa sul mistero del cielo. Contemporaneamente a tutte queste vicende, il tempo inizia a cambiare: fa sempre più caldo, l’estate sembra non voler finire più. Una volta fuori dal monastero, i due giovani, però, finiscono fra le mani di un cacciatore di taglie e il suo aiutante, Melkise e Grif. Inizialmente le cose sembrano precipitare sempre di più fra i quattro, il cacciatore vorrebbe riportare Talitha al padre insieme al suo schiavo, Saiph. Ovviamente, riescono a fuggire dopo non pochi problemi. Dopo rocambolesche avventure, trascinandosi anche i parenti di Saiph, ma i due devono fuggire ancora, anche perché il padre di Talitha ha ormai messo una taglia sulla testa della figlia. Fuggire, ma dove? La copertina del libro scrive una frase è perfetta: “Esiste un luogo in cui fuggire o un’arma con cui combattere quando il nemico è il cielo stesso?”. Potrebbe riassumere tutto il significato del libro.
Lo stile di scrittura di Licia Troisi è ancora una volta inconfondibile, quasi impeccabile e piacevole da leggere. Ottime descrizioni dei luoghi, non facili spiegazioni della cornice, buona caratterizzazione dei personaggi, ciò lo rende un libro di facile lettura, piacevole per gli amanti del fantasy.
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Il vero vampirismo
“Il male è sempre possibile. E il bene è eternamente difficile”
Edito nuovamente da Longanesi, ma la prima edizione è fieramente rivendicata da Salani nel 1993, è il capolavoro di Anne Rice, regina indiscussa dell’horror e dei vampiri. L’autrice di si presenta da sola, questo è il romanzo che l’ha lanciata nel panorama mondiale dell’horror, essendo anche stata denominata come la Bram Stoker. Il libro ha avuto anche una buona rappresentazione cinematografica con un giovane Brad Pitt nel ruolo di Louis du Lac.
Nata a New Orleans nel 1941 vanta una grandissima cultura letteraria e con Intervista col Vampiro, l’allora giovanissima Anne lancia il primo libro della famosissima serie Le Cronache dei Vampiri (il primo, ovviamente, è Intervista col Vampiro, seguito a ruota da: Scelti dalle Tenebre, la Regina dei Dannati, il Ladro di corpi, Memnoch il Diavolo, Armand il Vampiro, Merrick la Strega, il Vampiro Marius e il Vampiro Blackwood che consiglio vivamente).
I due protagonisti indiscussi sono Louis de Point du Lac, meglio conosciuto come il vampiro dagli splendidi occhi verdi malinconici, che conosce Lestat de Lioncourt, vampiro immortale ed invincibile. Lo sfondo è una Parigi dell’ottocento oscura, maledetta ma bellissima ma poi sarà tutta l’Europa.
La storia viene presentata tramite la modalità dell’intervista, fatta da un giovane curioso, Daniel, che è affascinato immediatamente dal bellissimo Louis. L’atmosfera in cui siamo immediatamente immersi è oscura, tenebrosa, affascinante, a tratti horror e Louis si rivela ben presto a Daniel per quello che è: un vampiro. Nonostante la condizione di non-morte di Louis, Daniel non si ferma e continua l’intervista, nonostante la paura innegabile. Così inizia il racconto di Louis, della sofferenza per la sua grave perdita in famiglia, il suo “lato umano” che non accenna a spegnersi, anzi, continua a crescere, maturare, di giorno in giorno. Lestat viene descritto nella sua modalità più oscura, cattiva, inumana e Louis ne è profondamente terrorizzato: egli è da solo contro colui che si definisce il Male assoluto.
Tutto ciò fin quando Louis, cercando di spegnere i suoi istinti troppo umani, va in una casa dove c’è una giovane donna morta con la sua bellissima bimba affianco. Come preso da istinto irrefrenabile, Louis si avventa sulla bambina e ne beve il sangue, quasi uccidendola. Tornando nella principesca casa di Lestat, l’affliggono i sensi di colpi e le sue domande sul vampirismo all’altro non-morto diventano sempre più incalzanti. La notte seguente la coppia di vampiri esce per nutrirsi e con l’inganno Lestat porta Louis di nuovo dalla bambina e trasforma la bellissima bambina vampira, una contraddizione non-vivente. Quest’ultima sarà Claudia, compagna bambina di Louis, che condivide con il vampiro dagli occhi tristi le arti: filosofia, musica, storia e via dicendo. Ma non solo, la bimba condivide anche alcune caratteristiche di Lestat: spietatezza nell’uccidere, la durezza e il cinismo. La storia va avanti e Claudia cresce ma solo nell’anima e nella mente, vivendo sempre a contatto con Louis e Lestat.
I due vampiri filosofi iniziano a sviluppare un’idea terrificante: uccidere Lestat. Così, nascerà un nuovo intreccio, finalizzato ad uccidere Lestat. Dopo aver fallito una volta, il vampiro sarà bruciato da Louis e Claudia, ormai liberi di fuggire. I due vampiri superstiti inizieranno a girare per tutto il mondo, giungendo anche in Italia dove Louis farà la conoscenza di una compagnia teatrale con un capo molto particolare: un altro vampiro, che conosce anche Lestat, Armand. Tra i due nascerà una connessione innata (che si manterrà in quasi ogni libro della serie) ma che da molto fastidio a Claudia. Ben presto, la bimba vampira avrà delle contraddizioni nella sua anima che la porteranno quasi alla pazzia, da qui l’idea sofferta di Louis: uccidere anche lei.
Louis è forse il personaggio che più preferisco nella serie: è pieno di contraddizioni nell’anima, gli piace far crescere a dismisura la fame e poi scagliarsi con violenza contro la vittima, è un filosofo nell’animo e come tale si comporta. Per Lestat il discorso è diverso, si tratta di un personaggio così sfaccettato che per avere un quadro completo sarebbe necessario leggere a fondo tutti i libri della serie: bipolare, triste, dannato, amato, odiato, profondo, esteta, duro, debole, invincibile, pieno di sé, oscuro e potrei continuare con gli aggettivi per mezza pagina.
Claudia è forse il personaggio che meno preferisco: è una donna bambina insieme, una vampira all’interno della quale si agitano oscuri sentimenti e passioni. La bimba nonostante gli anni che passano rimane sempre uguale nel corpo ma nella mente no, e ne soffre profondamente. Nutre un trasporto profondo per Louis ma è oscuramente attratta da Lestat, è gelosa del primo e non vorrebbe condividerlo con nessuno, come farebbe una bambina col suo giocattolo preferito.
Essenzialmente il romanzo per la maggior parte è giocato su loro tre, inizialmente solo su Louis e Lestat, poi arriva Claudia e infine giungono anche gli altri vampiri che saranno fondamentali anche per i libri seguenti: Armand, Marius eDaniel.
L’autrice ha avuto un’abilità incredibile a muoversi solo con tre personaggi, anche così difficile da manovrare senza annoiare il lettore. È un libro che spesso tende al filosofico, psicologico, con lunghi monologhi dei nostri vampiri.
Intervista col Vampiro è un libro che merita e va letto con attenzione, purtroppo, si potrebbe facilmente cadere nella noia nel caso in cui non piaccia il genere o il modo di scrivere dell’autrice, non proprio facilissimo ma che prende dannatamente.
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Io amo questo libro, Anne Rice è la regina indiscussa dell’horror, seconda solo a Bram Stoker. Va letta e amata, soprattutto considerato il fatto che oggi, ormai, dopo l’avvento di Twilight, il fenomeno del vampirismo è diventato solo un gioco per le ragazzine.
Questo è il vero vampirismo: niente sbrilluccichii, vegetariani, donne deboli, ridicoli comportamenti, assurda bontà, debolezza e vampiri che sono fin troppo inseriti nel mondo umano.
Permettetemi, il vampiro è un essere antico, rabbioso contro il mondo, amante delle arti, completamente slegato dagli affetti nella maggior parte dei casi, talvolta geloso degli esseri umani ma mai suo amico. Alcuni vampiri delle Cronache potrebbero apparire “amici” di umani o “compagni” fra loro ma l’istinto del vampiro di Anne Rice (e Bram Stoker) è la solitudine.
Un bellissimo mix fra intrighi e azione
Valerio Massimo Manfredi è uno storico, scrittore, archeologo e mille altre cose che solamente pronunciando il suo nome sembra che le sabbie dei tempi si spostino verso di me. Già famosissimo per opere come “Alexandros” (trilogia del 1998), “Le Idi di Marzo” (2008), “L'ultima Legione (2002) e “Lo scudo di Talos” (1988), anche stavolta ci presenta un libro che ci riporta al mondo degli antichi romani. Avendo già letto qualche suo romanzo (in particolare “Le Idi di Marzo” e “Lo scudo di Talos”), mi aspettavo da quest'ultima pubblicazione, Mondadori, grandi cose. E senz'altro ne sono rimasta soddisfatta.
Ritengo doveroso fare una premessa sul romanzo storico: ormai, è ben difficile leggere di veri scrittori storici, molti si proclamano tali senza esserlo nemmeno lontanamente. Quindi, lasciarsi sfuggire Teutoburgo sarebbe un gran peccato.
Il modus scrivendi di Manfredi è impeccabile, mantiene alta la tensione narrativa (tranne che per un piccolo calo fra la divisione delle due parti del libro), regala descrizioni di luoghi e oggetti (come la grandiosa descrizione dell'ara pacis) magnifiche.
La storia inizia in Germania, introducendoci nella sua natura selvaggia e presentandoci i due protagonisti: Wulf e Armin. I due sono nientemeno che i figli del re Sigmer, ma, a causa della loro curiosità, si troveranno circondati da soldati romani. Catturati, saranno usati come ostaggi ma, ben presto, il comandate della truppa romana, Tauro, darà loro una sconcertante notizia: andranno a Roma per essere educati. E così sarà.
Così, pian pian, Wulf e Armin diventeranno Arminius (diretta latinizzazione del nome) e Flavus (latinizzando da una caratteristica di Wulf, i suoi capelli biondi).
Voglio sottolineare questa parte perché trasformare il nome dei due protagonisti indiscussi è senz'altro difficile ma Manfredi se l'è cavata egregiamente, facendo corrispondere la loro romanizzazione con il conseguente cambiamento del nome.
Tornando ai nostri giovani protagonisti, ormai giunti a Roma e già stregati dalla sua bellezza, i due si troveranno a dover fronteggiare un duro addestramento con un maestro inaspettato ma saranno anche catapultati nella parte oscura della bella città. Infatti, nonostante la pax che ormai regna grazie alla potenza di Augusto, ci sono intrighi e sussurri di uomini e donne che fanno presagire un pericolo in avvicinamento. C'è una donna a Roma che ha nelle sue mani la vita e la morte della così faticosamente e sanguinosamente conquistata pax, la bella signora. Purtroppo, la signora è bella ma altamente imprudente e Arminius e Flavus saranno coinvolti nel suo intrigo, dovendo compiere una scelta non facile.
Dopo aver quasi rischiato la vita, i due fratelli avranno una lauta ricompensa ma l'onore comporta sempre un onore: saranno separati, violeranno l'antico giuramento di non lasciarsi mai. Dopo viaggi lunghissimi in paesi strabilianti come l'Egitto, dopo il ritorno in terra madre, i due fratelli, ormai cambiati, si ritroveranno e scopriranno che il vento a Roma è mutato: dopo la disgraziata morte dell'erede di Augusto, il trono imperiale è conteso fra Tiberio e Germanico e bisognerà scegliere con chi schierarsi.
Ma come dimenticare delle proprie origini? Non si può dimenticare la terra da cui si proviene, la propria patria, il proprio orgoglio. Per quanto la scelta sia dura, Arminius la fa e torna ad essere Armin, Armin il condottiero. Sarà colui che guiderà la battaglia di Teutoburgo, 9 d. C., e sconfiggerà l'esercito invincibile, fermando la strada che non finisce mai ma il prezzo da pagare c'è per ogni cosa.
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Mh, meglio il prossimo
Pubblicato nel maggio 2010, Fallen è il primo libro di una lunga serie dedicata ad angeli e demoni. Seguendo un po' la scia di Twilight, la protagonista, Lucinda, rassomiglia, a tratti, terrificantemente a Bella Swan.
L'autrice, Lauren Kate, classe 1981, prima di pubblicare il romanzo, aveva già avuto diverse esperienze in case editrici (tra cui anche la Rizzoli, editore di tutti I suoi libri).
La presentazione esterna del libro è stata, secondo il mio modesto parere, successivamente copiata da molti altri libri fantasy: “un amore capace di varcare I confini del tempo...”. Senz'altro perfettamente coincidenti con la storia del libro, quelle poche parole riescono a far cogliere al lettore il succo del libro: si conoscono, si scontrano e poi si amano alla follia.
La protagonista femminile, come già detto sopra, è Lucida, Luce per gli amici, che, soprattutto in questo primo libro, risulta essere debole, fino a risultare fastidiosa. Il protagonista maschile, invece, è Daniel, misterioso studente che passa il suo tempo a guardare di sfuggita Luce con astio, seppur senza un apparente motivo reale.
La storia parte molto a rilento, gli unici due eventi realmente significativi sono il trasferimenti di Luce alla nuova scuola, la Sword & Cross, e l'arrivo del belloccio di turno, Cam. Egli sarà un personaggio molto importante e che a me, da amante degli anti-principi azzurri, piace molto.
Dopo essersi ambientata nella scuola, Luce farà conoscenza con altri personaggi: Arriane, Gabbe, Roland e altri. Ma, nello stesso tempo, Luce nota che Daniel la guarda e, nonostante un primo momento di istintivo fastidio, se ne innamora perdutamente. Tra i due inizia un gioco pericoloso, si attraggono e si respingono allo stesso tempo ma lo sguardo di Daniel è sempre coperto da un'ombra oscura. I mesi passano e, alla fine, Daniel cede all'amore che anch'egli prova per Luce ma la loro storia sarà tormentata dai punzecchiamenti di Cam, che sembra sapere molto più di quello che sembra.
Gli interrogativi che Daniel nasconde dietro ai suoi occhi, però, improvvisamente si sciolgono e la una verità sconvolgente coglie Luce. Dopo rocambolesche avventure quasi paranormali, tra cui una blibliotecaria assassina, scoperte terribili e un destino che sembra già scritto, Luce cerca di trovare un posto nel mondo che sembra essersi rivoltato improvvisamente contro di lei. Sopportando anche eventi cupi, la nostra protagonista cercherà di sopravvivere accanto al suo Daniel, che sarà sempre protettivo.
Il romanzo prende un ritmo più serrato verso la fine ma ha una conclusione che è molto deludente: una partenza, così, senza alcun motivo apparente.
I personaggi accanto a Luce e Daniel risultano essere, in ultima analisi, poco importanti e troppo di contorno; non sono approfonditi e vengono “sparati” dall'autrice quasi a caso. Inoltre, le “battaglie” descritte non hanno lo spessore adatto per chiamarsi tali e in quei momenti sembra che l'autrice abbia difficoltà a raccontarci le situazioni.
Nonostante la trama alquanto contestabile in alcuni punti, Lauren Kate sa bene cosa vuol dire scrivere. Lo stile, quasi sempre, è impeccabile (probabilmente anche frutto di una lunga revisione). È senz'altro una piacevole lettura, si tratta di una storia d'amore abbastanza classica che riprende il mondo degli angeli e dei demoni. Personalmente non amo molto le storie d'amore ma, avendo letto tutta la saga, ammetto che dopo l'autrice rialza in pieno la sua protagonista.
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Una bella ascesa
“Nel giardino dell'orco” è una novità editoriale di Rizzoli scritto da Leila Slimani. Il libro, fin da subito, ha suscitato un certo scalpore a causa del tema trattato: la ninfomania. La giovanissima autrice francese con questo libro ha vinto un prestigioso premio marocchino e si è fatta conoscere, più o meno, in tutto il mondo europeo.
Il genere è senz'altro quello della narrativa moderna e la giovane protagonista, Adéle, potrebbe essere una persona qualunque, anche una nostra amica o vicina di casa.
La storia racconta di Adèle, una giovane giornalista che ha una vita molto frenetica a Parigi: spesso è fuori casa per lavoro ma è moglie, madre, amica e, soprattutto, amante. La protagonista viene presentata come una personalità problematica fin dell'inizio della storia: il rapporto conflittuale con le persone, soprattutto con i genitori, la freddezza e il menefreghismo apparente verso il piccolo figlio, la continua falsità che mette in pratica ogni giorno per evitare che il marito scopra i suoi continui tradimenti. Infatti, il tema centrale della storia è proprio quello del tradimento, esplorato in tutti i suoi ambiti. Eppure la vita della giornalista sembra apparentemente perfetta: è entrata in un prestigioso giornale grazie ad una raccomandazione, viene ben pagata, lei ed il marito hanno una bella casa, Adéle è libera di fare ciò che vuole, il marito l'ama e, a sua volta, guadagna molto bene.
Adéle, però, non riesce a controllare la sua brama sessuale, appena scorge un uomo desidera di essere posseduta da lui; se prova a contenersi, soffre e, durante il sonno, immagina ciò che non ha fatto da sveglia. I tradimenti di Adéle, nel libro, si susseguono l'uno l'altro fin quando non fa l'errore di cadere in tentazione con un collega medico del marito durante una cena di lavoro. Tra i due si instaura fin da subito un'ottima intesa sessuale ma, come tutti gli amanti di Adéle, si tratterebbe solo di “una notte e via”. L'uomo, però, si è innamorato di lei. Poco a poco, Adéle inizierà ad avere paura di ogni cosa, temendo di poter essere scoperta dal marito; i suoi incontri con il collega del marito proseguono e il rischio di essere scoperti è sempre più concreto. Fino a quando, una sera, le sue bugie vengono scoperte e il marito è disperato. La situazione in famiglia precipita rapidamente ma poi, tutti e tre si trasferiranno in campagna, fuori Parigi, e la protagonista sarà aiutata da uno psicologo.
Lentamente, le cose si tranquillizzano anche se Adèle è sempre controllata in toto dal marito. La storia si chiude quando il marito, riconoscendo a se stesso di amare ancora sua moglie, decide di non abbandonarla al suo destino di ninfomane solitaria ma di starle accanto e aiutarla.
I personaggi principali sono vari e spesso difficili da definire: Adéle, il marito, Richard, l'amante, Xavier, e tutti gli altri amanti incontrati. Gli altri amanti sono personaggi importanti, a loro volta, non perché vengano approfonditi o analizzati dall'autrice, ma poiché per la protagonista sono fondamentali e, quindi, messi in rilievo dall'autrice stessa senza, però, trattarli direttamente. Adèle, invece, è una giovane donna in carriera che vorrebbe una libertà sessuale estrema ma, allo stesso tempo, desidera qualcuno che si prenda cura di lei. Psicologicamente è ben costruito il personaggio, si riesce ad arrivare, alla fine del libro, all'essenza della donna. Il marito, Richard, invece, è l'esatto opposto della moglie: padre, marito, lavoratore esemplare, persona giusta e retta.
I due si scontreranno più volte per via dei loro caratteri ma senz'altro è indiscutibile l'amore dell'una verso l'altro. Infatti, anche se in maniere diverse, si amano: Richard ama la moglie in maniera più convenzionale, mentre Adéle ama il marito in maniera più malata, difficile da capire, lo vede come una sicurezza ma, allo stesso tempo, un peso.
I temi principali sono quello dell'amore, espresso in maniera differente e difficile da capire, l'incomunicabilità fra genitori e figli, il tradimento, la famiglia, le bugie, la falsità.
Il romanzo è estremamente realistico poiché, personalità come quella di Adéle esistono e, spesso, vengono ignorate. Dietro questo libro c'è anche una sorta di denuncia sociale, mettendo in luce la parte oscura di una società apparentemente perfetta.
Lo stile dell'autrice è molto discorsivo, caratterizzato da dialoghi e belle descrizioni. Il lessico è perfettamente consono ai personaggi ed è ben curato.
Ritengo, però, che il romanzo parta a rilento, non riesce ad interessare il lettore fin da subito ma, nella parte finale, si riprende a pieno. Da quando Richard sta per scoprire i tradimenti della moglie, il ritmo del libro si fa più serrato, la scrittrice incatena meglio il lettore al libro.
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Un libro che incendia l'animo
Tess Gerritsen – Il battito del sangue
“Il battito del sangue” di T. Gerritsen (edito Longanesi) è un romanzo thriller in piena regola, capace di incatenare il lettore al libro. L’autrice, già ben nota nel mondo letterario con i suoi “medical thriller” tradotti in ben 35 lingue diverse e con più di 25 milioni di copie vendute in 40 nazioni, non perde un colpo con questa novità editoriale. Il suo modo di scrivere crea il giusto climax che crea dipendenza, mantenendo alta la tensione narrativa.
Il romanzo è ambientato in Italia, in una Venezia brillante e sfaccettata; ciò dimostra l’amore che l’autrice ha sempre avuto per l’Italia.
La struttura del libro è equamente divisa in due parti: la prima protagonista presentataci è Julia, donna contemporanea, musicista, madre, moglie, vive a Brooklyn con la sua famiglia. Il secondo protagonista è il giovane Lorenzo: musicista in erba, ebreo, violinista e futuro compositore che non scampa ai nazisti ma la sua musica sarà una salvezza.
La storia racconta della giovane giornalista Julia che vive la sua vita da musicista tranquillamente, con il suo gruppo va a Roma, in Italia, per un concerto. Qui, dopo il concerto, ne approfitterà per conoscere meglio la capitale italiana e, per puro caso, entra in un vecchio negozio antiquato dove trova uno spartito di nome “Incendio”. Come presa da un impulso irresistibile, lo compra nonostante il prezzo spropositato. Una volta a casa, proverà a suonarlo, nonostante la difficoltà, davanti alla piccola figlia. Misteriosamente, la bimba sembra avere delle strane reazioni davanti a quel brano e così, Julia e il marito, faranno diverse indagini per capire il mistero. Contemporaneamente alla storia di Julia, inizia la storia di Lorenzo: i suoi esordi come musicista fin da bambino, lo splendido violino regalatogli dal nonno e poi la storia d’amore appena accennata con Laura, stroncata, però, dalla violenza nazista. La trama del “Il battito del sangue” è complessa, ricca di viaggi e di misteri che Julia dovrà cercare di districare, scoprendo anche una nuova parte di sé alla fine.
Il tema principale è quello della musica, ricorrente ovunque, filo conduttore fra le storie di Julia e Lorenzo, l’uno il continuo dell’altra. I due protagonisti sembrano molto diversi fra loro: Julia è una musicista, sicura di sé, donna contemporanea; Lorenzo è un giovane musicista ancora timido ma con un gran talento e sarà proprio quel talento a tenerlo vivo nel campo di smistamento nazista di San Sabba. Entrambi i protagonisti, però, hanno una forte tempra di fronte alla difficoltà: Julia rischierà di perdere la famiglia, gli affetti a causa anche del suo passato familiare; Lorenzo rischia di perdere tutto a causa dei nazisti ma grazie alla sua passione per la musica e il suo amore, rimarrà se stesso. I personaggi di “contorno” sono tanti e vari ma quelli che meritano di essere citati sono senz’altro la figlia di Julia, Lily, protagonista in secundis nel dramma della madre, e il marito, Rob, che viene descritto perfettamente come il freddo economista. Figura di spicco nella storia di Lorenzo è la sua violoncellista, da lui amata, Laura.
Lo stile utilizzato è perfettamente consono ai due personaggi, le descrizioni dei paesaggi sono ricche, chiare e non annoiano mai e, inoltre, dimostrano l’enorme amore che l’autrice ha per l’Italia ma, in particolare, per Venezia. L’autrice è stata perfettamente in grado di creare due protagonisti, mostrandoli al lettore a 360°, facendolo affezionare il lettore. Come spesso accade nei romanzi Tess Gerritsen, ci si immedesima profondamente nei personaggi e la struggente storia di Lorenzo nella Risiera di San Sabba fa molto riflettere. Il climax della storia è proprio con Lorenzo, quando in momento di disperazione, nella notte, scrive un testo e in questo punto cruciale l’autrice da il meglio di sé: sembra quasi di vedere questo ragazzo che, affacciato ad una specie di grata, dopo una giornata di lavoro da musicista per uomini nazisti e fascisti, compone sentendo una musica nella sua testa, pensando alla sua amata.
Il significato di tutta la storia è interpretabile da persona a persona, però, penso sia chiaro a tutti che l’autrice abbia voluto far capire come anche in una situazione disperata, soprattutto in queste situazioni, nascano cose grandiose.
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50 sfumature di sottomissione psicologica
Voglio iniziare affermando che sono partita leggendo questa trilogia con spirito e mente aperti.
Come tutto il mondo saprà, questa serie si articola i tre libri scritti da E. L. James: Cinquanta Sfumature di Grigio, Cinquanta Sfumature di Rosso e Cinquanta Sfumature di Nero.
Il primo volume, Cinquanta Sfumature di Grigio, come la maggior parte dei libri che aprono collane, trilogie o serie, fa un ampio giro su tutta la situazione: la debolezza, spesso fin troppo evidente, di Anastasia Steele, la protagonista femminile; la forza, lo charm, il carattere, la possessività, l’autorevolezza – spesso anche eccessiva – di Christian Grey, il protagonista maschile.
Potrei dire che i veri personaggi principali di questo primo libro siano esclusivamente loro due ma penso di dover dare giustizia a Katherine Kavangh, migliore amica di Anastasia, che fin dalle prime pagine mostra un carattere forte e deciso, e a Mrs. Robinson, alias Elena Lincol, ex partner sessuale di Christian, cui lui le fu sottomesso da ragazzo. Gli altri personaggi sono molto marginali, a volte li definirei persino inutili: José Rodriguez, amico di Anastasia, Jason Taylor, guardia del corpo, Carrik Grey (padre di Christian), Elliot Gray (fratello di Christian), Ethan Kavanagh (fratello di Katherine), Grace Trevelyan-Grey (madre di Christian), Jack Hyde, che non anticipo chi sarà, Leila (ex sottomessa con crisi psicotiche di Christian), Welch, altra guardia del corpo e, in ultimo, citerei Ray Steel (padre di Anastasia).
Dopo questa carrellata di personaggi, che io definirei anche terziari, passiamo al libro.
La sintassi è semplice, elementare, abbastanza scorrevole, anche se spesso, dopo le prime descrizioni del sesso che potrebbero essere interessanti all’inizio, l’autrice inizia a cadere in ripetizioni e monotonia. La storia prende abbastanza l’anima del lettore al momento ma non certo a distanza di tempo, il libro si lascia andare tranquillamente.
Anastasia Steele è una giovane donna di 21 anni, senza particolari ambizioni, che sta per laurearsi in Letteratura inglese alla Washington State University di Vancuver. Un mattino Kate è malata ma ha da giorni prenotato un’intervista con il direttore della Grey Enterprises che cade proprio quel giorno, e già da questo punto si nota la scarsa forza d’anima di Anastasia, che nonostante debba studiare per gli imminenti esami – e ne sia pienamente consapevole – accetta dopo ben poche obiezioni. Anastasia arriva alla Grey Enterprises che è descritta come un ambiente molto elegante, raffinato, tirato a lucido, ricercato e popolato da assistenti tutte con le stesse caratteristiche: bionde, alte, occhi chiari. Tanto per renderci simpatico il personaggio, l’autrice fa inciampare Anastasia giusto sulla soglia dell’ufficio di Christian. Il signor Grey è presentato come un uomo di presenza, alto, piuttosto muscolo, occhi grigi”luminosi”, capello castano chiaro- biondo, molto affascinante. La ragazza viene da subito colpita dalla personalità forte di lui e fin da subito ne è sottomessa psicologicamente, nonostante i ben vaghi e deboli tentativi di resistere a lui. Dai suoi lui canti, Christian Grey è colpito fin da subito da Anastasia – forse dalla sua indole remissiva che a lui piace tanto? – e le chiederà di approfondire la loro conoscenza. I due s’incontrano più volte e Anastasia stessa si rende conto che l’uomo al suo fianco ha qualcosa di oscuro. Alla fine Anastasia accetta di... stare insieme (?) con lui e, invece di un bell’anello di Cartier (che in seguito avrà), si trova davanti ad un contratto di sottomissione, con tanto di parametri e “limiti invalicabili”. Andando contro ogni limiti della logica, seguendo la sua “dea interiore”, accetta e da qui il bel Christian Grey diventa un uomo sadico e masochista. Sopravvalutandosi del tutto, credendo di riuscire a gestire la relazione del tutto fuori dalla sua portata, si butta a capofitto nella relazione ma ne esce palesemente sconfitta perché Christian la travolge totalmente con la sua forza e il suo essere “master”, sottomettendola non solo ma fisicamente ma, soprattutto, psicologicamente. Ma, inspiegabilmente, Anastasia s’innamora di Christian e desidera aiutarlo ad affrontare le proprie paure, perché il suo atteggiamento nasce da esperienze strazianti e innaturali vissute nei primi anni di vita: è stato adottato, all'età di quattro anni, da una famiglia benestante insieme con altri due bambini, un maschio e una femmina. Ma pur apparendo come un uomo perfetto e ambizioso, dentro ha ancora il ricordo di essere stato un bambino abbandonato, maltrattato, figlio di una prostituta drogata e incapace di badare alle esigenze del figlio. Pensando, e credendo, di avvicinarsi di più all'uomo e cercando di capire il motivo per cui in alcune circostanze lui non è capace di accettare nessun tipo di contatto fisico, Anastasia chiede a Christian di conoscere qual è il limite massimo che può raggiungere il suo sadismo. Anastasia non si rende conto della pericolosità della richiesta e vive un'esperienza che le fa capire di essere innamorata di un uomo profondamente malato, i cui problemi psicologici non possono essere superati facilmente. In un improvviso atto di forza, Anastasia abbandona Christian con la promessa di lasciarsi dietro gli orrori vissuti.
Sotto molti punti di vista Christian Grey è simile, come forse avrete già notato, al suo omonimo Dorian Grey, il grande protagonista del romanzo di Oscar Wilde. Di nome solamente, come spessore sta mettendo a confronto lana e seta.
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Senza infamia e senza lode
Jo Nesbo, autore noir, ha presentato al pubblico un suo nuovissimo romanzo: “Sangue e neve” (edito Enaudi). Anche stavolta è un noir degno del termine, deciso e crudo .
Vincitore di numerosi premi internazionali, ma soprattutto norvegesi, l’autore da in pasto al suo pubblico la storia di un killer inusuale: dislessico, incapace in matematica, negato come rapinatore o strozzino e col cuore tenero.
Il nome del killer protagonista è Olav e lavora per un master del crimine, il signor Hoffman. Olav è spietato, sa fare bene il suo lavoro, è pulito e insospettabile.
Il protagonista, per ordine di Hoffman, ha “liquidato” moltissime persone. Liquidare le persone è proprio il mestiere di Olav, cioè ucciderle senza lasciare alcuna traccia. Ma poi, il suo capo decide di assegnargli una “liquidazione” unica: quella di sua moglie, Corina, sospettando un tradimento. La giovane moglie di Hoffman è bella, sensuale e delicata e, in breve tempo, Olav se ne innamora ma, allo stesso tempo “liquida” qualcuno che forse non avrebbe dovuto. Lui stesso si definisce più volte un killer dai troppi sentimenti (perché lo capirete leggendo) e anche Corina lo affermerà, affidandosi a lui. Però, la loro vita insieme non sarà affatto semplice perché il marito di Corina, Hoffman, cercherà di ucciderli in tutti i modi. Così, inizierà una caccia all’uomo spietata, costellata di morti e abili descrizioni crude.
I personaggi più approfonditi nel libro, sostanzialmente, sono tre: il protagonista, Olav; Corina, la moglie di Hoffman, e Hoffman stesso.
Il personaggio di Olav, personalmente, mi è piaciuto molto: nonostante abbia un’apparenza molto piatta e sempliciotta, in realtà è una persona con grande spessore. È un personaggio autonomo, molto forte, che, nonostante le notevoli difficoltà, cerca di trovare il suo posto nel mondo a modo suo, con tutto il suo bagaglio di esperienze, in parte piacevoli.
Invece, Corina, la moglie del capo, secondo me, non è stato un personaggio degno di nota. È la “Elena di Troia” della situazione ma non è sufficientemente approfondita come personaggio. Viene lasciata alleggiare nella storia senza un particolare scopo, se non solo inizialmente. L’ho trovato un personaggio che l’autore avrebbe dovuto approfondire di più .
Ben strutturato, invece, è Hoffman: classico cattivo, con i suoi abili scagnozzi che lo seguono e proteggono. È un personaggio molto interessante, poi, io amo molto i “cattivi” nelle storie e questo rientra perfettamente nella categoria “cattivo senza cuore”. Questo è il classico personaggio che o si ama o si odia.
Le tematiche, soprattutto all’inizio, non sono ben chiare, sembra che ci sia solo l’alleggiare della morte nella storia. Però, poi la storia è come se maturasse man mano e andando avanti inizia un percorso che porta ad una scoperta di sé maggiore, per quanto riguarda il protagonista. Su tutta la storia alleggia un quid di amoroso, dolce, e questo è dato senz’altro della storia tra Corina e Olav (su cui, però, non anticipo nulla). Forse, quest’aria dolciastra data al romanzo è quello che potrebbe farlo apparire un po’ noioso anche se, comunque, quest’amore è ricollegato a una parte del passato di Olav.
Ritengo che sia molto adatto il lessico utilizzato: perfettamente consono ai personaggi, al genere di romanzo. Personalmente, mi piacciono questi stili molto discorsivi, fluidi, anche se, talvolta, c’è da evidenziare – spero che si sia trattato solo di errori nella traduzione in italiano – qualche pecca in sintassi italiana .
Il libro si legge abbastanza bene, è scorrevole ma non posso dire che sia uno di quei noir che prende e porta via dalla realtà. È un libro per tutti, forse chi è particolarmente sensibile a certe scene crude non tanto, ma è senz’altro una piacevole lettura prima di andare a dormire .
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Un inferno deludente
Mi stavo affezionando a questo libro, devo ammetterlo. Mi è sempre piaciuto Dante, adoro il suo Inferno e anche Gungui deve amare molto il grande padre della lingua italiana poichè dimostra fin da subito analogie forti e perfette fra l'Inferno dantesco e il nostro mondo. Il genere è fantasy, senz'ombra di dubbio, ma rientra anche nel genere distopico, se vogliamo. Il tutto è ambientato in un tempo leggermente indefinito, non è chiaro al 100% in che epoca siamo ma è senz'altro futuro. Il protagonista è Alec, un povero ragazzo che vive in un'Europa del futuro e cerca di tirare avanti insieme alla sua famiglia. Non trovandosi nei quartieri più alti, vede scene dall'Inferno, che non è nient'altro che una prigione. L'ho trovata un'idea originalissima, bella, di forte denucia sociale. In pratica, i prigionieri, a seconda del crimine o dei crimini commesi, sono smistati nei vari gironi, che sono descritti molto bene. A essere sincera, mi aspettavo qualcosa in più da Lucifero ma non si può avere tutto dalla vita. Il libro è intenso finchè Alec non arriva in paradiso. Quando poi Alec conoscerà Maj, un'abitante del paradiso, le cose diventeranno meno chiare, e seguire la storia sarà più difficile. Inoltre, la storia d'amore su cui si basa la trilogia è bella, senz'altro, ma non si capisce come fra i due scocchi la scintilla; è come se i due fossero pronti a morire l'uno per l'altro da un'ora all'altra. Un vero peccato, secondo me, perchè l'ambientazione era tra le migliori del fantasy italiano e consiglio la lettura del libro anche solo per questo, perchè davvero merita. Si notano durante la lettura piacevoli stoccate alla politica italiana e non, senza mai sfociare nell'eccessivo. Il pezzo che ho riportato di sopra non è casuale, è un estratto della parte finale e riassume le problematiche e i pregi del libro: un bello stile, bei personaggi, ben strutturati ma con una storia d'amore, che dovrebbe essere la colonna portante, purtroppo, non abbastanza forte (e a mio parere, troppo sdolcinata). La storia continua con altri due libri: Purgatorio e Paradiso. Quindi, l'autore sta seguendo lo stesso percorso di Alighieri e, in alcuni punti, si potrebbero accostare Alec e Dante (ma non esageriamo). Spero che in "Purgatorio", l'autore riprende quella coerenza fra le azioni che dalla seconda metà di "Inferno" è mancata. Consiglierei questo libro soprattutto ai ragazzi, così che si avvicinino al mondo dantesco ma anche a qualche appassionato che vuole vedere fin dove Gungui è riuscito a spigersi.
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Il nuovo Lupo
“Il dono del lupo” (edito Longanesi) è il nuovissimo libro di Anne Rice, una delle scrittrici horror più famose della storia moderna vendendo più di 100mila copie dei suoi lavori. L'autrice è conosciuta, soprattutto, per il suo famosissimo libro, da cui è tratto l'omonimo film, “Intervista col vampiro”. Il genere di questo nuovo libro è horror, un vero horror degno della sua autrice.
La storia narra di un giovane giornalista, Reuben Golding, che incontra la misteriosa proprietaria di una casa antica e bellissima, Marchent. I due, dopo una lunga e interessante conversazione sulla storia della casa, passano una lunga e intesa notte di passione. Però, durante questa notte, qualcosa turba la loro quiete: Marchent viene uccisa da un misterioso essere e Reuben viene ferito quasi mortalmente. Dopo esser stato portato in ospedale in condizioni pietose, il giovane giornalista miracolosamente guarisce. Inoltre, Reuben sente dentro di sé una forza che prima non possedeva, i suoi sensi avevano assunto un quid di animalesco. Così, il giovane protagonista viene più volte a contatto con la sua nuova natura, nascondendola, però, agli occhi dei suoi familiare. Molte domande lo perseguitano. Perché proprio lui? Perché l'ha salvato e chi? Cos'era diventato? Un lupo? Mille domande vorticano nella sua testa e Reuben cerca in tutti i modi di darvi risposta, compiendo un percorso ai limiti della realtà e guidandoci nel mondo dei licantropi.
Lo stile dell'autrice non è cambiato: forti e precise descrizioni, lessico curato, linguaggio ad hoc per i personaggi e forte suspance narrativa. Anne Rice non si smentisce ancora una volta, non cade dal suo piedistallo di autrice e ci guida all'interno della mente del protagonista, mettendo in evidenza le ombre e le luci, non solo del suo carattere, ma quelle che potrebbero essere proprie di ognuno di noi. Nonostante l'autrice abbia creato innumerevoli personaggi, non posso sostenere che si imitino l'un l'altro e Reuben è ben lontano dall'essere un surrogato di Lestat, il grande personaggio dell'autrice.
Consiglio questo libro specialmente a chi non si è mai approcciato all'horror. L'horror di Anne Rice è quello di Bram Stoker, quindi, se non iniziare con quella che potrebbe essere definita l'autrice horror migliore del nostro secolo, con cos'altro?
Chi ama questo genere (o magari anche l'autrice, come me), sia chi si approcci per la prima volta, non potrà che restare contento del tempo speso a leggere questa novità editoriale.
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