Opinione scritta da GRest93
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BROOKLYN
“COLM TÓIBÍN è FORSE IL MIGLIORE SCRITTORE IN LINGUA INGLESE DEI NOSTRI TEMPI”
Dopo aver letto un'affermazione del genere puoi non leggerlo?
Comprato questo mese per puro caso, devo dire che per finirlo c'è voluta una settimana buona.
Brooklyn è un racconto in terza persona che non mi ha particolarmente coinvolta, benché lo scrittore venga esaltato all'inverosimile per le grandi doti e per le sue capacità stilistiche. Il libro è suddiviso in quattro parti ed è una sorta di diario interiore più attuale che mai.
La storia racconta di una giovane ragazza, Eilis, che vive con sua madre sua sorella Rose in una piccola cittadina dell'Irlanda del Sud.
Negli anni '50, benché il mondo si aprisse a nuove opportunità, il progresso e le possibilità lavorative sembravano ritardare ad arrivare a Enniscorthy.
Per la giovane protagonista si prospettano nuove possibilità quando Padre Flood, amico di Rose, propone di andare a lavorare in un grande emporio a Brooklyn, in America.
A causa delle ristrettezze economiche e delle difficoltà della propria famiglia, che veniva mantenuta solo dallo stipendio della sorella Rose, Eilis decide di accettare la proposta.
Da qui la storia si delinea e il libro risulta perfettamente come un’ analisi dettagliata delle vicende della protagonista in una sorta di percorso emotivo che porta all'evoluzione e alla maturazione con la conseguente accettazione di sè. Tutto sommato ho trovato il tutto un po' troppo impersonale, nonostante l'autore provi a inserire citazioni piacevoli qua e là e ripercorra sommariamente le tappe emotive che qualsiasi espatriato incontra adattandosi in un posto lontanissimo da casa.
Durante la sua lontananza la protagonista conosce anche l'amore e inizia a frequentarsi con Tony, un giovane ragazzo italiano conosciuto durante una festa della parrocchia.
Il finale è un po' troppo confuso, non lascia capire le intenzioni della protagonista e se abbia scelto consapevolmente o per forza . Paradossalmente ho trovato il film di John Crowley più bello del libro ,ben articolato e ben diretto. Senza la visione del film non avrei capito molto bene il finale, forse lasciato volutamente in sospeso dall'autore o concluso troppo celermente .
infine una delle citazioni più belle che ho trovato è questa:
“[...] Leggendo quella lettera, Eilis pensò che avrebbe dovuto portarla dalla madre condividerla con lei. Il tono era secco, formale, antiquato, chiaramente il tono di qualcuno abituato scrivere. Eppure tony era riuscito a mettere qualcosa di sé in quelle parole, il suo calore, la sua bontà e il suo entusiasmo per la vita. In quella lettera c'era anche qualcosa che lui non mancava mai: la sensazione che, se si fosse distratto momento, l'avrebbe persa. Qualche ora prima, mentre si divertiva tuffandosi nel mare di Brindisi la compagnia di Nancy e George, E perfino, sul tardi, quella di Jim,eilis si era sentita lontana da tony, molto lontana, crogiolandosi nel piacere di quella familiarità ritrovata. Adesso si ritrovò a rimpiangere di averlo sposato, ma non perché non lo amasse e non volesse tornare da lui, bensì perché il non aver mai parlato di lui né con la madre né con le amiche trasformata tutti i giorni che aveva vissuto in America in una specie di fantasia, Qualcosa che non riusciva a confrontare con le giornate che stava vivendo a casa. E questo la faceva sentire strana, Come se fosse le persone: una era quella che a Brooklyn aveva lottato con due inverni gelidi E dopo tantissimi giorni duri aveva conosciuto l'amore, E l'altra era la figlia di sua madre, La eilis che tutti conoscevano, O che credeva di conoscere”.
Voto finale? 3,6 su 5
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BEAUTIFUL
Ho comprato questo libro per caso, mi sono lasciata convincere dal trafiletto che decantava la possibilità di trovarsi di fronte ad una storia densa di dramma e cambiamento.
Come sempre, mi lascio guidare da una sorta di senso senso che mi spinge verso il libro prescelto del giorno.
La storia che ho trovato nelle pagine di questo romanzo è molto cupa: racconta di Maisie, sedicenne atleta, che per uno sfortunato scherzo del destino viene sfigurata da un incendio elettrico.
Da qui inizia una sorta di diario introspettivo,dove ritroviamo un’adolescente alla scoperta di una nuova se stessa ( definita da lei stessa Maisie 2.0) e notiamo come il cambiamento la segna ma non la distrugge.
Il libro è articolato in quarantasette capitoli, divisi a loro volta in quattro sezioni dall’Estate alla Primavera.
Il racconto passa attraverso le 5 fasi di elaborazione del lutto per una Maisie che non c’è più : Diniego, rabbia,negoziazione, depressione e infine l’accettazione.
E’ davvero difficile e pesante leggere le prime due sezioni del libro, ogni pagina è intrisa di un disperato abbandono e di cupo desiderio per ciò che è stato perso, tanto che davvero ho fatto fatica a proseguire celermente nella lettura di queste due parti. Il punto di svolta della storia arriva solo a pagina 183, dove finalmente la protagonista capisce che non può continuare così e afferma lei stessa le seguenti parole : “ Voglio vivere, per quanto possa valerne la pena”.
Essenziale in questo racconto è stato l’ingresso nel gruppo di sostegno, dove persone con differenti problematiche si trovano a raccontare di sé e ad aiutare gli altri ad accettarsi un po’ di più. È proprio qui che Maisie incontra una figura chiave: è Adam, ragazzo che in guerra ha subito un incidente terribile ed è stato vittima di un esplosione che l’ha sfigurato. A differenza della protagonista Adam non ha avuto il beneficio di un innovativo trapianto di faccia, ma non per questo ha gettatola spugna e si è compianto fino ad esaurirsi. E’ la persona saggia e positiva del romanzo, che merita di esser menzionato per la sua caparbietà e razionalità, nonostante sia un personaggio di sfondo nel racconto di Maisie.
Sarà proprio lui che favorirà poi il cambio di prospettiva, che i lettori devono pazientemente aspettare fino al capitolo trentaquattro.
Il finale è un po’ troppo frettoloso e la citazione più bella è proprio nell’ultima pagina:
“Non sarò più come prima. Nessun trucco mi trasformerà nella bella ragazza di prima, nonostante la pelle chiara, le lentiggini e il naso grande che odiavo. Tra qualche anno, anche dopo che avrò passato con questo naso, questo mento e queste guance più tempo dei sedici anni che ho trascorso con le fattezze con cui sono nata, a volte mi sorprenderò ancora quando vedrò la mia immagine allo specchio; forse non riuscirò più a dormire durante una tempesta e anche se stasera ho ballato con un principe e sto andando via prima come Cenerentola, non mi sento una principessa delle favole con il lieto fine di aspettarla.
Ma so chi sono. Sono una ragazza con la lingua tagliente e un senso dell'umorismo sarcastico, come ha detto Adam; Sono una ragazza che si è innamorata per la prima volta a sedici anni, che ha la stessa migliore amica da quando ha cinque anni, che litiga con la mamma che è fiera di amare e che ha un padre che ogni sera le cantava una ninnananna.
Ho anche capito che la mia identità è un concetto fluido, mutevole, impossibile da identificare, per quanto provi a fare una lista a cui attenermi; la mia persona sarebbe stata mutevole anche se non fossi andata a correre quella mattina, anche se quell'albero non fosse stato colpito dal fulmine, anche se non avessi mai sentito parlare di incendio di natura elettrica e di trapianto facciale.
Mi piacerebbe pensare che sarò per sempre grata ai miei dottori, ai miei amici, ai miei genitori e specialmente alla mia donatrice: io vivo nella sua pelle che è diventata la mia.
Alla fine mi sento fortunata, proprio come mi dicevano tutti e spero che questo non cambi mai.”
Giusto per concludere la mia analisi, devo dire che il romanzo non ha grandi pecche sintattiche e strutturali, anche se un appunto va fatto per gli errori ortografici che si riscontrano in alcune pagine.
La storia non mi ha particolarmente colpita, non mi sono persa completamente nelle pagine e non mi ha entusiasmata. Come ho lasciato intendere precedentemente il personaggio che mi è piaciuto è Adam, mentre ho trovato Maisie un po’ troppo lamentosa e capricciosa.
Lo consiglio? Mah, onestamente c’è di meglio.
Il voto finale per questo romanzo è 3,6 su 5
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LA RAGAZZA DELL'ULTIMO BANCO
La vita al liceo non è mai semplice, per nessuno.
A maggior ragione se sei circondata da persone un po’ ottuse che ti definiscono “immigrata” o “mezzosangue”.
La sola fortuna della protagonista sembra sia essere la bellezza, che la innalza al rango delle ragazze popolari,ricevendo la medaglia di bronzo in bellezza.
Anika Dragomir è il nome di una ragazza che è in tutto e per tutto una di noi. Non ti fa credere di dover aspirare ad ideali irraggiungibili o di avere quel qualcosa che ti manca per raggiungere la perfezione da lei incarnata meravigliosamente, anzi, lei ti parla apertamente della sua vita un po’ imperfetta e del suo mondo per niente idilliaco. Ha diversi fratelli e sorelle, un padre che punta solo a vederla realizzata pretendendo da lei tutte A e un patrigno che pensa solo a mangiare e che più volte definisce “orco”.
Nonostante tutto, però, ha una mamma unica, di quelle che,benché abbiano scelto e commesso degli errori, sono sempre le migliori. Come in ogni romanzo rosa che si rispetti non c’è solo lei : il nostro lui si chiama Logan ed è il ragazzo che fa sognare.
Al di là dell’aspetto estetico, chi non vorrebbe un ragazzo che ti sorprende e ti bacia all’improvviso, che ti ritrae meravigliosamente, che riempie un aula di farfalle solo per te e che ammette di amarti alla follia? È saggio, poetico e incredibilmente inteso.
L’unico inconveniente di tutta la vicenda sono le dannate apparenze, perché Logan non è sempre stato il ragazzo incredibilmente bello e affascinante. All’inizio era decisamente nerd e sovrappeso e ,grazie a una determinazione nota solo a chi combatte, cambia radicalmente.
Il susseguirsi di vicende che riguardano Anika toccano
inevitabilmente anche Logan, che si scopre non avere affatto la famiglia perfetta. Il finale giunge a sorpresa denso di significato e, sebbene sia totalmente privo di connessioni logiche e prevedibili, risulta il più possibile tristemente reale.
È un libro che risulta decisamente schietto, sincero e tagliente grazie alle battute sagaci di Anika e ritrae realisticamente una vasta porzione di adolescenti moderni.
Non ti racconta frottole, non ti indora la pillola e ti tiene la manina nella speranza che tu ti riprenda, racconta i fatti nudi e crudi e descrive apertamente un ritratto sociale ampiamente diffuso nelle scuole superiori, dove puoi essere definito “sfigato”, facente parte dell’ anonima mischia o del gruppo dei popolari cattivi e senza scrupoli.
Quello che però spicca nelle ultime pagine, ed è un messaggio che è essenziale comprendere, è che bisogna imparare a lasciar perdere le critiche di chi non ha di meglio da fare che distruggere la vita degli altri e passar oltre per definire ciò che sei e quanto vali,indipendentemente dalle convenzioni o dagli agi.
Anika si fa vedere per quello che è, sa perfettamente di esser fatta di “stufato di ragni”(come lei stessa dice) ed è perfettamente consapevole di commettere come tutti degli errori ed essere soggetta al suo stesso rimorso di coscienza; non è profondamente cattiva, non è insensibile e inverosimilmente vuota come ci si aspetta da una ragazza popolare di 15 anni, non è stupida, fissata solo con l’aspetto estetico e incentrata sullo shopping compulsavo per sopperire a dei bisogni affettivi (In poche parole non è una sociopatica), piuttosto la definirei umana, sensibile e altruista. Lei non vede niente di buono in sé,perché purtroppo non è sempre facile accorgersi degli aspetti positivi, noi lettori però lo vediamo. Cresce all’interno del libro, capisce davvero i suoi errori e cerca di porvi in qualche modo rimedio. Al più grosso errore non può porre
rimedio, anche se però ci lascia nelle ultime pagine con la consapevolezza che qualcosa in lei è cambiato per sempre.
Questo libro l’ho sentito vero, ho percepito in ogni singola pagina l’autenticità della scrittrice nel raccontare dei fatti che forse le sono accaduti (lo fa intendere nella dedica iniziale ) e che magari ha elaborato e un po’ mascherato. Nonostante tutto quando lo leggi non resti immune dal chiederti se tutto ciò che fai è giusto e rifletti con la consapevolezza e capacità legata alla tua età e al tuo trascorso.
Proprio perché un libro deve entrarti dentro e segnarti devo dire che per me è promosso.
Mi è piaciuto, nonostante non si profili come un romanzo totalmente felice fino all’ultima pagina.
Non ti lascia totalmente l’amaro in bocca, per quanto la storia non finisca propriamente con “ e vissero tutti felici e contenti”.
Voto finale? 4,3 su 5
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PICCOLI LIMONI GIALLI
Un po’ per caso, un po’ perché nella libreria dove l’ho acquistato era ben esposto, mi sono avvicinata e ho acquistato questo romanzo in promozione.
La storia viene riassunta in copertina in un modo un po’ catastrofico e, se non fosse per il vago sentore di speranza che viene lasciato intendere e perché è considerato un grande best seller in Svezia, non l’avrei acquistato.
Il romanzo è articolato in 46 capitoli e la protagonista è una giovane donna di nome Agnes. La sua vita non è facile come sembra: lavora da qualche anno in un prestigioso ristorante francese di Stoccolma , il Bateau Bleu ,da cui decide di licenziarsi per le molestie sessuali ad opera del suo capo.
A seguito di questo triste incidente Agnes scopre nel giro di poche ore che il suo fidanzato in tournée si sta frequentando con un 'altra donna e che i suoi genitori devono accettare una proposta di prepensionamento a causa della chiusura della fabbrica storica della piccola cittadina in cui vivono.
Agnes sembra aver perso tutto, ormai nulla le sembra avere più senso e tutto sembra esserle avverso. In tutto ciò si imbatte casualmente nel coinquilino del piano di sotto, che per sbaglio le ruba il turno in lavanderia senza saperlo. Qui inizia una sorta di avversione per questo ragazzo, che sembra aver solo la colpa di essere capitato nel momento sbagliato.
Agnes, dal canto suo, sembra però non lasciarsi scoraggiare totalmente la tutte le avversità e per caso incontra un suo vecchio collega di lavoro, Kalle, che le propone di intraprendere un percorso lavorativo con lui.
Da qui la storia prende una piega diversa, entrambi mostrano un'attaccamento al nuovo locale di Kalle e Agnes investe tutte le sue forze affinché il locale aumenti gli introiti e la clientela.
Da qui c’è una sorta di crescita personale della protagonista, che inconsapevolmente abbandona le proprie fragilità e cerca di diventare più adulta e conscia di sè e dei propri limiti. Ciononostante Agnes è ancora vittima del fascino del suo ex, Tobias, e non riesce del tutto a lasciarsi andare a nuove conoscenze.
Un aspetto essenziale viene ad esser rappresentato dall'attesa di un importante recensione scritta da un critico gastronomico anonimo che si firma con il nome di “Lola”.
Tra sviste, la presenza costante del suo vicino a cena, l’ irriverenza della sua amica Lussan, il ritorno del suo ex e una parte di quotidianità razionalmente raccontata prende forma una storia che nel complesso risulta autentica e concreta.
Potrebbe essere un po’ come un diario personale scritto in terza persona da ognuno di noi e con la sola pecca di lasciare forse poco spazio all’immaginazione.
Devo dire che l’inizio è un po’ lento, con parti inutili e un po' troppo prosaiche. La storia ingrana verso il capitolo 16 ed è scritta in terza persona sotto forma di diario. E’ ben delineata la sfera emotiva di Agnes, ma fortunatamente viene lasciato anche un po’ di margine alle figure a lei affiancate.
Presenta a mio parere una piacevolezza un po’ frammentaria e devo dire che la figura di Lola è palesemente deducibile.
Complessivamente il libro non mi è dispiaciuto, anche se onestamente lo definirei “senza infamia e senza lode”.
Voto finale? 3,4 su 5
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CENTRAL PARK
Tra me e “Central Park” è stato amore a prima vista.
Mi ispirava molto la grafica e l’idea della copertina ritraente una giovane donna che ammira la maestosa New York mi è sembrata originale.
Quando ho letto poi le poche righe di sintesi del trafiletto,non ho potuto fare a meno di acquistare questo libro.
La storia è suddivisa in quattro parti, ognuna strettamente concatenata con la precedente, ed è narrata impeccabilmente con maestria dove in nessuna parte risulta troppo artefatta o forzata.
E’ un thriller ben riuscito, calibrato in ogni sillaba e piacevole da leggere.
Il romanzo racconta di una giovane donna, Alice, che una mattina si ritrova misteriosamente incatenata da un paio di manette ad uno sconosciuto su una panchina di Central Park.
Non sa come è arrivata fin lì, essendo lei una famosa investigatrice a capo della Crim di Parigi, e l’uomo con cui si risveglia è Gabriel, pianista Jazz americano che la sera precedente si trovava a Dublino per un concerto.
I due rimangono sconvolti, inspiegabilmente perplessi dalle dinamiche della sera precedente e sorpresi più che altro di trovarsi insieme in una città diversa da quella che si aspettavano. Immersi nella parte più nascosta e selvaggia di Central Park si ritrovano senza soldi e senza cellulari, costretti a trovare un modo per spostarsi e con pochi indizi su chi li ha portati fino a lì e perché. Entrambi hanno un passato difficile che sembra caratterizzarli e a mano a mano che il racconto procede,evidenziando le varie tappe dell’avventura che intraprendono Alice e Gabriel alla ricerca di indizi, viene ad esser mostrato un punto in comune.
Gabriel in realtà non è chi dice di essere: è un agente dell’FBI in missione a Dublino per cercare un uomo che sembra aver segnato e turbato l’esistenza di Alice, Erik Vaughn.
E’ una caccia contro il tempo, dove inevitabilmente passato e presente si fondono ed emerge la triste verità che attanaglia il cuore di Alice: il suo bambino e suo marito sono stati vittime involontarie di un uomo spietato che ha ucciso molte donne a Parigi e che ha quasi fatto lo stesso con la giovane investigatrice.
Insieme cercano un modo per rintracciarlo e per arrestarlo, in modo che possa finire la strage di donne che continua perpetrarsi per colpa sua e per porre fine a un triste capitolo che da anni terrorizza i residenti del XVI e il XVII Arrondissement di Parigi.
Il proseguo è tutto tranne che scontato: tra il kit di CSI comprato in un negozio di giocattoli, impronte fatte analizzare di nascosto,telefonini e macchine rubate,
una valigetta recuperata nel deposito del Greenwich Hotel e inseguimenti con pattuglie della polizia tutto prende un piega decisamente diversa.
Anche quando tutto sembra esser chiaro e ormai scontato, Musso non ci lascia a bocca asciutta: il colpo di scena è proprio nella pagina successiva e niente è davvero come sembra.
Ho trovato questo libro coinvolgente, ben scritto e ben articolato. Se devo però fare una critica credo che alla fine della parte terza la storia risulti un po’ incerta, ma vi consiglio di non smettere di leggere e accantonare il libro perché è proprio nella parte successiva che tutto diviene chiaro.
Arrivata alla fine devo dire che non ho potuto fare a meno di dire: “ ho trovato un buon libro”.
Le ultime pagine intitolate “CI SARANNO…” sono molto belle, ma la citazione che più mi è rimasta è senza dubbio questa :
“Nell’esistenza ci sono momenti in cui si apre una porta e in cui la nostra vita si proietta verso la luce. Rari momenti in cui qualcosa, dentro di noi, si dischiude. Si fluttua in assenza di gravità, si corre su un’autostrada senza limiti di velocità. Le scelte diventano chiare, le risposte sostituiscono le domande, la paura lascia il posto all’amore.
Bisogna averli conosciuti, quei momenti lì.
Raramente durano”.
Voto: 4,3 su 5
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IL GIARDINO DEGLI INCONTRI SEGRETI
Per ogni libro che inizi a leggere sai che stai per intraprendere un’avventura. Non sai cosa ti aspetterà, il percorso intrapreso o la meta che ti si prospetta davanti e puoi solo intuire il genere di percorso che vivrai.
Così accade anche ne “il giardino degli incontri segreti”, romanzo scritto da Lucinda Riley ed edito da Giunti.
La storia si delinea in due mondi paralleli ed estremamente incrociati, in cui il destino la fa da padrone.
La protagonista dell'era contemporanea è Julia, una giovane donna che per una disgrazia improvvisa ha perso marito e figlio durante un incidente stradale. Per lei sembra che nulla abbia più importanza, né la sua brillante carriera da pianista né l’affetto del padre e della sorella che che tentano in tutti modi di riportarla nel mondo dei vivi. Nella prima parte della storia si percepisce fino in fondo il percorso interiore che Julia affronta e la sua lotta strenua contro il dolore, fino ad una accettazione e la riscoperta dell'amore. Kit è in tutto e per tutto un uomo fantastico. È maturo, per niente egoista ed estremamente consapevole che ci sarà nella vita sempre un un passato ed un futuro. Ciò che lo rende speciale è il semplice fatto di essere davvero uomo, dotato di estrema sensibilità e con un’accortezza e un rispetto per la sua donna che in molti dovrebbero da lui carpire.
L’assiste, cura e lenisce le sue ferite e aspetta che lei sia abbastanza forte da intraprendere la vita insieme. Hanno un passato che li lega, un incontro in gioventù a Wharton Park, la residenza degli Zii di Kit dove i nonni di Julia abitavano e lavoravano come giardiniere e cameriera.
Durante il trasferimento di Kit a Wharton Park dopo la morte dei parenti, il mistero di quelle mura si infittisce, perché nel Cottage dove una volta abitavano i nonni di Julia viene ritrovato un vecchio diario di pelle nascosto sotto le assi di legno del pavimento.
Affidato alle sagge mani di Julia, il diario torna alla nonna Elsie che decide di svelare la storia legata alla sua famiglia e alle pagine ben scritte con una calligrafia ordinata.
Da qui inizia il tuffo nel passato.
Norfolk. 1939.
Harry è il giovane figlio di Lady Adrianne e Lord Christopher Crawford. E’ un ragazzo appartenente ad una famiglia nobile e agiata dell’Inghilterra degli anni ’30 e nella vita ha intuito che ci sarà posto al dolore e all’amore. Del primo sentimento è consapevole, del secondo del tutto privo di immaginazione. Si lascia convincere da sua madre che una giovane donna intelligente e sensibile è quello che gli serve, proprio perché la sua famiglia ha bisogno di un erede che porti avanti la sua tenuta, dal momento che la guerra è alle porte e il suo ritorno non è certo.
Per questo motivo Harry sposa Olivia, una ragazza inglese molto bella e ben istruita, che ha passato la sua prima gioventù in India e ora è tornata in Inghilterra con la sua famiglia. Lei si innamora perdutamente di lui e acconsente a sposarlo, pur sapendo in cuor suo che lui, forse, non è del tutto certo del suo sentimento. Il matrimonio, però, sembra non andare molto bene e i due giovani passano più tempo divisi che insieme e tutto questo provoca grande dolore e turbamento in Olivia, che non riesce a darsi pace. A tutte le sue domande, però, sembra esserci una risposta del tutto inattesa: Olivia vede il suo Harry baciare un amico nel suo studio.
Da qui la tormentata storia prende forma e Harry, profondamente pentito, cerca in tutti i modi di riconquistare la moglie, giurandole fedeltà e amore sincero. Olivia, disposta a perdonarlo dopo un’iniziale titubanza, decide di credere alle parole del marito e accetta di dare una nuova possibilità ad entrambi per riprendersi la loro vita insieme e concedere una nuova prospettiva a Wharton Park. Così facendo , Olivia rimane incita, proprio poco tempo prima che Harry venga chiamato per prestare servizio militare col proprio battaglione.
La guerra è lunga, estenuante ed Harry vive insieme a Bill (suo fedele giardiniere, amico e sergente) la terribile esperienza della prigionia a Changi,in Giappone. Dopo 4 anni di sofferenze e stenti vengono però liberati e Bill torna subito in Inghilterra dalla moglie Elisie mentre Harry viene salvato da un suo amico e portato a Bangkok.
Le sofferenze ti cambiano e ti induriscono e lo stesso vale per Harry, che decide di concedersi tempo e di riprendersi la vita presa rimanendo in Thailandia da un amico. Viene ospitato all’Oriental Hotel con estremo piacere e con tutti gli onori concessi ai combattenti sopravvissuti all’orrore della guerra e qui ha la fortuna e la sfortuna di conoscere una donna che lo segnerà per sempre.
Lidia è il suo nome. Lidia dalla carnagione ambrata, lunghi capelli corvini e un corpo minuto. Lidia il “fiore di serra”.
I due intraprendono una storia d’amore densa di significato per entrambi, sembrano sospesi nel tempo e avvolti in un’aura di eternità apparente, che è destinata a finire nel momento stesso in cui Harry ricorda di appartenere a Wharton e di non poter lasciare tutti senza il suo aiuto.
Prima di andare via, però, Harry giura a Lidia di tornare e le promette che la sposerà dopo essersi liberato del fardello di Wharton Park.
Ciò che però Harry non fa è esser sincero: infatti non rivela a Lidia di esser sposato con Olivia e di avere un potenziale erede a casa .
Il suo ritorno è però diverso da ciò che si aspettava: sua moglie ha perso il bambino, sua madre è molto stanca e suo padre è sul punto di morte. In quel momento Harry realizza di non poter abbandonare tutto e vede per sempre sgretolarsi il suo sogno di una vita con Lidia in Thailandia.
Quando non riceve più notizie dalla sua amata Lidia , Harry decide di mandare in spedizione per lui Bill, il giardiniere, col compito di rivelarle l’esatta natura degli impegni che lo trattengono e di rivelare alla giovane che non potrà più tornare da lei.
Quello che però Bill trova in Thailandia al suo arrivo è ben diverso da quello che Harry ha raccontato e da tutto questo dipenderà l’evolversi della storia.
Da qui inizia una parte finale ricca di colpi di scena (in parte prevedibili da un occhio attento) e la storia si prospetta in un’ottica diversa, dove il lieto fine è meritato e conquistato duramente.
Il libro risulta in parte ben studiato, con una trama ben chiara e un’idea di base molto buona. Ciò che credo manchi più di tutto, però , è la scorrevolezza in alcune parti, che risultano un po’ frammentate e a tratti inutili e troppo prolisse. La storia resta comunque piacevole e si anima nelle ultime 120 pagine (scorrono molto velocemente e catturano il lettore che aspetta una degna conclusione a tutta la faccenda).
Per quanto riguarda invece i personaggi non posso dire di aver amato Harry : un uomo così capriccioso ed egoista da essersi dimenticato che di fronte ha una moglie con dei sentimenti. Olivia, invece, mi sembra una donna sopraffatta dall’amore e per questo più umana e apprezzabile del marito. Le manca un po’ il carattere, ma non per questo è biasimevole. Tra tutti e due gli intrecci ho apprezzato il contemporaneo e Julia e Kit restano i personaggi migliori.
Nel complesso il libro è discreto, non mi ha fatto particolarmente impazzire ma non posso dire che si merita per questo una bocciatura.
Voto finale? 3,8 su 5
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io prima di te
Appena entri in libreria non puoi non venir catturato dalla pubblicità di questo libro e da come te lo descrivono.
Ti lasci convincere che sia un libro sensazionale, leggi le varie opinioni in merito e speri di aver trovato una storia che ti sconvolgerà vita .
Beh, è proprio così.
Da quando ho iniziato a leggere le prime pagine c’è qualcosa che mi ha subito catturata.
Non puoi non avvicinarti in qualche modo alla stravaganza di Lou e al carisma di Will e allora è decretata la tua fine.
La storia racconta di Louise o “Lou” ,come lei preferisce farsi chiamare, che per uno strano scherzo del destino perde il suo lavoro stabile al Buttered Bar e si ritrova a dover cercare un impiego per poter aiutare la sua famiglia, comprensibilmente provata dalla crisi economica. E’ una ragazza tenace e caparbia, non si spaventa delle difficoltà della vita ed è disposta ad accantonare un po’ di sè per far star bene i propri cari. Loro, in compenso, sembrano non ritenerla “abbastanza” e privilegiano in tutto e per tutto la sorella Katrina, la prediletta della famiglia.
Nonostante tutto lei non si arrende, cerca il modo di rimboccarsi le maniche e, dopo vari tentativi lavorativi falliti e dopo aver abbandonato le sue riserve, decide di provare a ricoprire l’impiego di assistente domiciliare. Qui conosce Will, un giovane e attraente trentenne tetraplegico che sembra inavvicinabile .
Inizialmente non è semplice perché Will ha perso totalmente la voglia di vivere e crede che il senso del suo esistere si sia perso con l’uso delle gambe, causato da un incidente avvenuto due anni prima.
Lou ci prova fino alla fine. Prova a rendere la sua vita di nuovo piena di colori e di suoni. Prova a fargli vivere una sorta di normalità e lo porta alla scoperta del mondo esterno, a lui sconosciuto da dopo l’incidente. Ma tutto assume un senso più profondo,perché per una fortuita coincidenza,Lou scopre che la sua missione non è semplicemente farlo sorridere ma consiste nel salvargli la vita.
Non è mai semplice evitare di cedere allo sconforto ed evitare di lasciarsi sopraffare dalla negatività, ma lei ci riesce e tenta fino alla fine perché realizza di non poter far a meno di lui. Non puoi non sperare con lei che lui decida di ricredersi e inevitabilmente senti che anche tu puoi essere diverso e puoi affrontare la vita con uno spirito positivo.
Ovviamente il finale NON è scontato e non credo sia così facile accettarlo.
O almeno, per me non è stato così.
All’inizio non potevo crederci. Trovandoti di fronte a qualcosa di sorprendente e inaudito due sono le possibilità : o sfoghi la tua rabbia repressa o ti lasci prendere dallo sgomento e piangi come un fiume in piena . Nel mio caso sono passata dalla prima alla seconda nel giro di pochi giorni.
Penso che però sia giustificato, perché volevo e speravo in un finale migliore.
Stilisticamente parlando, invece, devo ammettere che il libro mi è piaciuto molto. È ben strutturato,molto scorrevole e ben calibrato in ogni vocabolo e delinea perfettamente i personaggi e li inserisce molto bene nell’ambiente e nella storia. Sembra infatti di vederli passeggiare nei pressi del castello e di sentirli direttamente chiacchierare nelle vicinanze, come se fossero di fronte a noi e potessimo ampiamente apprezzare la loro compagnia,seppur momentanea. L’autrice ha la dote innata di non farti smettere di leggere fino alla fine e per me il tempo e le pagine sono volati. Che dire, piacevole!
In sintesi lo definirei un libro tristemente crudo e ti spinge molto a riflettere. E’ davvero il caso di dire “Amati nonostante tutto, nonostante tutte le condizioni avverse e le sventure. È il solo modo per andare avanti e poter amare gli altri”.
Inizialmente avrei preferito non consigliarlo, soprattutto perché richiede mente lucida e un po’ di serenità emotiva. Avendo già visto che è in arrivo il seguito, non posso far altro che attendere di vedere cosa farà Lou e sperare in un miglioramento della sorte. Resta il fatto che il libro non è così leggero come sembra, quindi il mio voto complessivo è 3 su 5.
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