Opinione scritta da silviapaviotti
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Una parola: SUSPENSE!
Letto in occasione dell'uscita dell'omonimo film, mi ha conquistata immediatamente! Un libro che si lascia divorare una parola alla volta, senza annoiare, senza dilungarsi ma mantenendo fino all'ultimo punto l'ansia nel lettore. Personaggi ben delineati caratterialmente (anche se non descritti fisicamente in modo preciso), ogni loro azione è aspettata ma non scontata: ciascuno di loro potrebbe essere l'assassino, nessuno di loro potrebbe mai fare del male; è impossibile capire chi sia stato, tanto da essere convinti fino alle fine che gli ospiti dell'isola siano undici e non dieci. Il finale, quindi, è assolutamente inaspettato ma ben bilanciato con tutto il resto del racconto. Un romanzo breve (non arriva alle 200 pagine) ma ben strutturato.
Particolare la scelta della "censura" del titolo: la poesia parla di "negretti" (è stato scritto negli anni '30, quindi niente di insolito), mentre la versione italiana cita gli "indiani" e quella inglese "little soldiers". Ci si potrebbe scrivere una trattazione su queste scelte in base al periodo storico.....
Non è facile scrivere un giallo, figurarsi un horror che mantenga la tensione fino in fondo. Mrs Agatha c'è riuscita (come sempre). Bello, davvero bello.
PS consiglio VIVAMENTE la visione del film omonimo prodotto dalle BBC nel 2015. Solo un nome: Miranda Richardson.
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Storia di una margherita sopravvisuta
Questo libro è la macchina del tempo della protagonista: un viaggio tra la ragazzina arrabbiata, la "sopravvissuta" (per uno scherzo del destino e della sua biologia) a un crudele omicida e la donna che ora deve riaffrontare tutto, per liberare un innocente e trovare il vero colpevole.
Tessa si dimostra forte, cerca di essere il più distaccata possibile, sopratutto per la figlia Charlie, ma mano a mano che la storia procede, i suoi dubbi e paure diventano più forti fino a sparire totalmente e liberare noi e lei dal trauma dell'infanzia.
Tessie, allo stesso modo, era una ragazzina fredda e diffidente, che vuole tenersi tutto dentro e non vuole rivelare nulla neanche allo psicologo che la guida prima e dopo il processo. Rimasta per un periodo cieca per lo stress emotivo, la sua forza è l'amica Lydia, personaggio fondamentale nel finale, dove incarnerà la freddezza e distacco di Tessa.
La struttura del romanzo è un'alternarsi tra Tessie e Tessa, ieri e oggi, tra i dialoghi e le bugie allo psicologo e l'indagine condotta dalla stessa ex traumatizzata ragazzina. Il finale poi è assolutamente inaspettato e lascia un leggero dubbio al lettore (dubbio assolutamente benvenuto!).
Degli altri personaggi non conosciamo molto e persino del crimine in se intuiamo qualche dettaglio, ma è lasciato quasi tutto alla fantasia del lettore, il che rende il romanzo e il crimine ancora più terrificanti.
Le margherite dagli occhi neri sono il filo conduttore di tutto il romanzo, creano uno stress crescente fino all'ultimo. Arriviamo ad odiarle, anzi, a temerle, quanto Tessa.
Ah, a breve uscirà il film. Non dico altro!
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Non un semplice libro a fumetti
Rileggo questo libro almeno una volta l'anno, per ricordare quanto questo mondo sappia essere violento, iniquo e perso nel proprio egoismo.
Che lo definiate romanzo o autobiografia, resta comunque un'istantanea precisa di com'è cambiato il medioriente nel giro di trent'anni e di come sia per uno straniero "sentirsi straniero anche a casa propria".
In una realtà come la nostra in cui non abbiamo ancora trovato un equilibrio con i migranti, la Satrapi ci ricorda che sono persone, da cosa sono spinte, cosa lasciano e cosa trovano.
Per quanto riguarda lo stile, non fatevi fermare dal fatto che sia un "fumetto": come ha spiegato la stessa Marjane a Cannes durante la premiazione del film omonimo, la scelta delle immagini è stata immediata e guidata dalla volontà di trasmettere in modo crudo e immediato la realtà in cui la piccola Satrapi è cresciuta e diventata donna.
Un applauso va fatto, inoltre, all'enorme coraggio e forza dimostrati sia dalla famiglia che da Marjane stessa.
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Oscenità
Un serial killer mostruoso, vigliacco e malato, con le caratteristiche del perfetto sociopatico.
Una detective forte e brillante ma con un passato che scopriremo davvero solo alla fine. Le vittime sono ragazzine di un tempo passato e adulti (persi e bugiardi) del presente. Come se non fosse già difficile il caso che le si delinea davanti, Kim deve anche guardarsi le spalle e non lasciare che i propri fantasmi interferiscano.
La trama è molto ben strutturata, i personaggi sono credibili e ben delineati. Non ho amato molto i framezzi dell'antagonista perchè non mi hanno fatto entrare nella sua mentalità, anzi, mi hanno infastidita; avrei preferito l'intervento di uno psicologo esterno a spiegare perchè "John Doe" ha agito in determinati modi.
Lo stile non è curato, non ci sono termini tecnici nè riferimenti al lavoro del detective; inoltre, verso la fine ho notato la costante ripetizione di alcuni termini (es. "Alzò gli occhi al cielo") che fanno davvero innervosire.
In complesso però è stata una lettura piacevole, ottimi colpi di scena e trama interessante.
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Si piange, si ride...
Non si può capire davvero questo libro finchè non si ha un tornado come Marley in casa.
Ho letto questo romanzo/autobiografia anni e anni fa, terminandolo in pochi giorni. La storia effettivamente sembra un insieme assurdo di situazioni deliranti. Ma, come detto all'inizio, quando un eterno cucciolone di 30 kg ti gira per casa, capisci che John Grogan ha descritto la pura, semplice, allucinante realtà.
Un pasticcione che perde fiotti di pelo, distrugge casa e ti ama con tutto se stesso, come solo un animale può fare. Si ride dall'inizio alla fine, con un piccolo passaggio tra le lacrime.
Ovviamente non aspettatevi una perla letteraria, è un romanzo leggero, adatto a bambini e ragazzi (motivo per cui hanno fatto la versione "censurata").
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I bambini che non possono essere bambini
"-Le cose sono di chi le trova per primo- aveva detto il Teschio.
Se era così, il bambino in fondo al buco era mio."
Sicilia, 1978. Anzi, Acqua Traverse, soldi, 1978. Sì, perchè è questo il motore del romanzo di Michele Avetrano, di questo ragazzino che prima di metà romanzo si dimostra capace di un coraggio di cui ben poco adulti saprebbero parlare, un coraggio di cui, invece, Ammaniti ci porta a essere fieri testimoni. Alla fine, diventiamo genitori, fratelli sia di Michele che del piccolo Filippo, così fragile e annientato dall'avidità degli adulti. Sì, perchè in questo romanzo i cattivi sono gli adulti. Anzi, i genitori.
Non dirò di più per non creare spoiler, ma chi non l'ha ancora letto non si aspetti colpi di scena assurdi o un padrino con i denti d'oro che compare al secondo capitolo. Ammaniti va oltre, porta il lettore a sentire ogni scena come naturale seguito della precedente, creando però un romanzo da togliere il fiato, dall'inizio alla fine.
Lo stile è meraviglioso, i piccoli "errori" grammaticali (ovviamente voluti) fanno sembrare davvero che a scrivere sia un ragazzino siciliano la cui lingua è una fusione tra italiano e siciliano, come tutti i bambini cresciuti in paese.
Penso sia uno dei romanzi che ho letto in meno tempo. Non puoi smettere di leggerlo, DEVI sapere cosa succede poi, se Michele vincerà finalmente la gara con la Scassona, perchè proprio Filippo, perchè la famiglia di Michele è costretta a questa oscenità.
Da leggere.
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Come andrà a finire?
Letto in un attimo poichè breve, arrivata alla conclusione ho dovuto rileggere alcuni brani per capire che cosa avevo davanti, tanto che alla fine ero convinta fosse un anticipazione o che ci fosse per lo meno un seguito (che ovviamente leggerei volentieri!!!). Per quanto riguarda lo stile, torna una delle pecche di Manfredi, cioè scrittura frettolosa e piena di lacune: se nei romanzi lunghi è un errore marginale che, anzi, lascia più spazio all'immaginazione e all'empatia del lettore, qui risulta per lo meno fastidiosa. Il finale, poi, mi ha lasciata piena di domande: non c'è una vera "soluzione al caso", molte cose dette non trovano nè riscontro nè una conclusione. Originale la trama, un giallo che si estende per diversi secoli e coinvolge un Alberto Angela avventuriero. Peccato solo che sia buttata lì per riempire qualche pagina.
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