Opinione scritta da martaquick

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martaquick Opinione inserita da martaquick    19 Settembre, 2021
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CONCLUSIONE PESANTE

La conclusione della trilogia delle oscure materie purtroppo non mi è piaciuta.
Ho trovato il romanzo particolarmente pesante e prolisso, con delle parti davvero noiose.
Le idee di base sono belle, i nuovi personaggi anche ma non mi ha catturato come i primi due capitoli.
Il finale soprattutto, abbastanza triste, l’ho trovato di una lunghezza esasperante.

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La lama sottile
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martaquick Opinione inserita da martaquick    19 Settembre, 2021
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WILL IL CORAGGIOSO

Il secondo capitolo della bussola d’oro mi è piaciuto molto di più del primo.
L’introduzione di WILL, un ragazzo di un’altro mondo parallelo a quello della protagonista Lyra, è quello che fa la differenza.
Will è un ragazzo coraggioso e premuroso e grazie alle sue doti verrà in possesso di un’oggetto magico, la lama sottile, che permette di muoversi attraverso i mondi.
Sarà così che lui e Lyra incontreranno nuove avventure e si conosceranno a vicenda, diventando inseparabili.

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La bussola d’oro
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martaquick Opinione inserita da martaquick    10 Giugno, 2021
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IL VIAGGIO VERSO NORD

La bussola d’oro è un romanzo sicuramente dedicato ad un pubblico giovane, ma può benissimo andar bene anche ad un lettore adulto.
In questo caso con me la lettura non mi ha catturato da subito, mi sembrava il tipico incipit della bambina destinata a grandi cose, in un mondo di adulti bigotti e noiosi.
Invece mi sono ricreduta proseguendo con la storia. La protagonista Lyra ha un carattere con molte sfaccettature, coraggio e generosità non le mancano ma ha anche dei difetti, è impulsiva e impaziente.
La sua avventura attraverserà il nord Europa per riuscire a salvare il suo amico e ritrovare lo zio, accompagnata da diverse persone che la aiuteranno o la ostacoleranno, sempre affiancata dal suo daimon, un essere speciale che fa parte della sua stessa anima e che tutti gli umani possiedono.
Un personaggio che mi è piaciuto molto è l’orso corazzato Iorek, anche io mi immaginavo a cavallo di questa creatura possente.
Il romanzo è un fantasy semplice ma con dei sotto argomenti più complessi, come la scienza e l’universo, il destino e la spiritualità.
Adesso non mi resta che leggere il seguito.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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martaquick Opinione inserita da martaquick    30 Mag, 2021
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NEEDFUL THINGS

Cose preziose (titolo originale Needful Things che ovviamente è più azzeccato) è un romanzo davvero grande.
L’ho paragonato a It o a l’Ombra dello Scorpione, non tanto per la mole anche se non è per niente breve, ma più che altro per il percorso.
La storia è ambientata nella Castle Rock tanto cara a King, come lo è Derry, ed è un complesso intreccio di fatti e misfatti che portano al disastro finale.
Leland Gaunt è un commerciante particolare , vende cose di tutti i tipi che si rivelano di vitale importanza per gli abitanti di Castle Rock.
Ma che prezzo hanno queste cose preziose?
Il prezzo lo fa il venditore e per il signor Gaunt vale di più uno scherzo piuttosto che il denaro contante.
Così ognuno dei clienti si ritrova a dover compiere una marachella ai danni di un’altro, conoscente o estraneo che sia, per conto del signor Gaunt.
Ma cosa succede se tutti questi scherzi collegati tra loro scatenano la rabbia e il tormento altrui?
Questo è quello in cui King si addentra, il marcio dell’animo umano, il male che si annida in ogni persona , colpa la cupidigia o il sospetto, la diffidenza e l’egoismo.
Come sempre l’autore è bravo a raccontare l’horror non tramite i mostri, ma attraverso la psiche umana.
Un po’ come It che si avvale di aiutanti umani per uccidere i Perdenti, un po’ come nell’ombra dello Scorpione in cui il male è aiutato dai seguaci di Randall Flag.

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Romanzi
 
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martaquick Opinione inserita da martaquick    02 Mag, 2021
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BREVE MA INTENSO

Quando scrittori e lettori descrivono questo romanzo come capolavoro minore, fanno bene a specificare che minore è attribuito solo per la brevità del libro.
Eh si, perché di minore da altri punti di vista non è.
Ho letto L’Amico ritrovato in poco più di qualche ora ma, seppur siano poco meno di cento pagine, mi ha letteralmente lasciato con qualcosa dentro.
Vale la pena leggere questo piccolo romanzo solo per il tema toccato, l’olocausto, un argomento che mi ha sempre attirato anche se con timore, ma anche per i sentimenti di amicizia, amore per la patria, innocenza giovanile, tutto questo comprare nelle poche pagine di Uhlman.
Ma più di tutto, la conclusione è quella che ti rimane, io l’ho trovata davvero toccante.

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Classici
 
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martaquick Opinione inserita da martaquick    01 Aprile, 2021
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SOFFERENZE

Nella mia testa ho sempre pensato che Frankenstein fosse un romanzo diverso da quello che ho letto, immaginavo un romanzo molto più incentrato sulla creazione di un mostro e la sua vita, un po’ più horror.
Mi sono trovata a leggere invece la sofferta vita del creatore del mostro , il signor Frankenstein appunto.
La vicenda è un raccontata da un uomo che incontra il nostro protagonista in fin di vita, quindi è una storia nella storia: Frankenstein narra la sua vita a l’uomo che a sua volta la scrive come corrispondenza alla sorella e devo dire che come metodo narrativo è stato molto originale.
Il creatore, un uomo di grande genio, assembla un terribile mostro deforme che poi ripudia per l’orrore che gli provoca e da quel momento sarà condannato ad una vita di disgrazie e tormenti.
È doloroso leggere come Frankenstein perda tutto a causa delle sue stesse mani, la colpa il suo orgoglio e la mancanza di pietà verso una creatura sola è invidiosa del genere umano.
Io ho percepito tanto sentimento nell’opera della scrittrice, l’elogio per delle qualità quali la generosità, l’amore fraterno e la fedeltà, mentre mi è mancato quel qualcosa che rendesse l’opera un po’ più incalzante per quanto ben scritta.
Sicuramente è un romanzo da leggere ma non a cuor leggero, lascia un po’ l’amaro in bocca.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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martaquick Opinione inserita da martaquick    29 Gennaio, 2021
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LA FAMOSA VIDEOCASSETTA

Chi non ricorda il famoso film che ha spopolato un bel po’ di anni fa con la frase “sette giorni e morirai”?
Ecco, quella trasposizione cinematografica (americana) era originariamente un romanzo, Ring.
Io non ho mai avuto il coraggio di vedere interamente il film perché non amo gli horror, mentre i romanzi dell’orrore, paranormale e thriller li adoro.
Il libro in questione è un po’ un mix degli elementi che ho citato perché racchiude una storia abbastanza terrificante, una videocassetta che uccide chiunque la guardi.
Il protagonista è un giornalista, Akasawa, che grazie al suo fiuto per le notizie capisce che le morti di quattro giovani ragazzi, tutte alla stessa ora e tutte in circostanze particolari, abbiano qualcosa in comune.
L’uomo chiederà al suo amico d’infanzia Riuji un aiuto nelle indagini, complice la sua mancanza di sangue freddo e isteria facile, sapendo che l’amico è una persona intelligente e fuori dal comune.
Le indagini portano a una storia strana, una ragazza con poteri psichici che vuole vendicarsi del genere umano..
Molto lontano da quello che ho sempre immaginato, il romanzo mi è piaciuto moltissimo, seppur semplice come scrittura e veloce come lettura le vicende mi hanno incuriosito e il lato horror mi è piaciuto, soprattutto la descrizione del video della cassetta, ho sentito un brivido mentre lo leggevo.
Davvero un bel lavoro, lo consiglio sicuramente.

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Romanzi
 
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martaquick Opinione inserita da martaquick    22 Gennaio, 2021
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IL SEGRETO DIETRO AL ROMANZO

Un romanzo particolarissimo della scrittrice Amelie Nothomb questo “Igiene dell’assassino”. Mai letto nulla di simile.
Quasi interamente fatto di dialoghi, è un’insieme di interviste rivolte allo scrittore premio nobel Pretextat Tach, un uomo anziano e grasso che ha appena scoperto una malattia che lo porterà alla morte nel giro di pochi mesi.
L’uomo è disgustoso e i primi giornalisti che lo interrogano ne vengono nauseati sia da personalità, sia da cattiveria e anche dallo stile di vita.
L’unica persona che gli terrà testa è una giornalista donna che si presenta preparata sulla vita e le opere dello scrittore, al punto da ricordare a memoria tutti i titoli dei libri e altri dettagli.
In particolare la donna vuole approfondire l’unica opera incompiuta dell’autore, intitolata appunto Igiene dell’assassino, un romanzo diverso da tutti gli altri per realismo e trama.
Incalzato senza tregua Pretaxtat Tach rivelerà fatti e vicende mai raccontati nella sua lunga vita , una vita fatta di solitudine e abitudini malsane e soprattutto di segreti.
Tutto il romanzo è cosparso di frasi dal tocco filosofico, attacchi verbali da entrambe le parti, pensieri malsani e teologie discutibili.
Quello che stupisce è il finale che ho trovato strano, ma anche per niente scontato, all’altezza di questo particolare libro.

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Altro della Nothomb
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Gialli, Thriller, Horror
 
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martaquick Opinione inserita da martaquick    27 Dicembre, 2020
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LA STORIA DI JOHN COFFEY

Leggere Il Miglio verde per me non è stato da subito amore come per altri romanzi di King, e la motivazione ce l’ho avuta subito chiara, ho sentito davvero tanto il fatto che il romanzo inizialmente fosse stato scritto a puntate.
Personalmente non amo i racconti in generale e secondo me questo romanzo, seppur successivamente unificato, risente lo stesso nella lettura di alcune ridondanze che si trovano nei racconti seriali, che vogliono dare dei piccoli riepiloghi al lettore.
Detto questo la storia della prigione di Cold Montain, la tragedia della condanna a morte del gigante Jon Coffey sicuramente mi sono piaciuti al di là di tutto il resto.
La storia è nota a tutti ma oltre alla trama principale ci sono delle piccole sotto trame che funzionano particolarmente e tengono il lettore pieno di curiosità in entrambi i fronti.
Il Paul Edgecombe giovane a capo della prigione è un uomo forte, sensibile a modo suo e con una coscienza pulita sebbene il lavoro che ha scelto di fare.
Accompagnare i detenuti che sono stati condannati per i loro crimini è un compito pesante, ti consuma l’anima ma Paul lo fa con la massima “delicatezza” che può esserci in un lavoro del genere.
Il Paul anziano, colui che narra la storia, è un uomo più debole ma ancora di lucido e sveglio di mente, rinchiuso in un’ospizio ma con un piccolo segreto.
Di sicuro non posso dire che è il mio King preferito ma ho trovato la storia toccante e leggermente da brivido, con questa sottile lotta tra bene e male che non può mai mancare nei suoi romanzi.

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Romanzi
 
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martaquick Opinione inserita da martaquick    14 Dicembre, 2020
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L’UOMO DEL CAPRICCIO

Recensire questo romanzo totalmente assurdo è difficile quindi in poche parole cerco di esprimere in cosa consiste leggere questo uomo dei dadi di Rhinehart.
L’autore scrive questa specie di autobiografia, infatti il protagonista si chiamerà proprio Luke.
Il dottor Rhinehart è uno psicologo discretamente affermato con una vita comune mediamente soddisfacente ma anche noiosa fatta da un lavoro, una moglie, una famiglia e qualche amico e collega con cui conversa amabilmente.
Un giorno a caso Luke, dopo una serata a giocare tra amici, si troverà solo con due dadi in mano e farà una scommessa con sé stesso, un lancio dei dadi determinerà se fare un’azione o meno.
Il lancio deciderà di obbligare il protagonista a fare una cosa che altrimenti non avrebbe mai fatto e questo da il via ad una catena di eventi che porterà a cose assurde quanto divertenti.
Luke deciderà di lasciarsi andare e vivere in base al capriccio del dado, dandogli varie possibilità di personalità e azioni da fare e in base al numero eseguire a comando quello che capita.
Gli episodi che racconta il protagonista sono davvero irreali è molto spesso tendenti al promiscuo, infatti come si può dedurre l’autobiografia è totalmente inventata dall’autore.
Ciò nonostante la lettura è divertente, è un romanzo decisamente strano ma diverso da tutto quello che ho letto e mi ha fatto piacere ampliare la mia biblioteca personale con un libro del genere.

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Romanzi
 
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martaquick Opinione inserita da martaquick    27 Novembre, 2020
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LA FORZA DI UN NOME

Romanzo particolarissimo scritto da un’autrice altrettanto unica.
Ho conosciuto da poco la Nothomb ma mi ha colpito tantissimo .
Hai idee graffianti e le mette in gioco in storie brevi ma uniche.
Questo romanzo racconta di un incubo: una trasmissione televisiva chiamata “concentramento “ in cui normali cittadini vengono rinchiusi come un tempo lo furono gli ebrei, vengono denutriti è obbligati a lavorare per poi morire secondo la scelta dei Kapo.
Cosa c’è di peggio della nascita di un programma del genere?
Ovviamente il pubblico che lo guarda. Milioni di persone che osservano questi poveri malcapitati subire maltrattamenti e non parlano.
Perché è vero i media sono indignati, denunciano la trasmissione come terribile, ma nessuno fa effettivamente niente.
Le uniche persone che fanno la differenza in questo romanzo sono la bella Pannonique, prigioniera del campo e simbolo di forza e intelligenza per i suoi compagni di celle, e Zedna, una Kapo che si innamora della ragazza.
Il breve libro si snoda con queste vicende fino ad un finale molto forte, quasi un miracolo.
Io ho sentito la conclusione, mi è rimasta a distanza di giorni, e apprezzo lo stile della scrittrice semplice ma efficace.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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martaquick Opinione inserita da martaquick    24 Novembre, 2020
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UN MIX TRA PRESENTE E PASSATO

Devo essere sincera, ho deciso di leggere questo romanzo dopo aver visto il film che mi era piaciuto moltissimo.
La trasposizione cinematografica ha preso spunto dal libro perché in effetti sono leggermente diversi ed è uno dei pochi casi in cui posso dire mi siano piaciuti a pari merito.
La scrittura dell’autore a mio parere è molto semplice e ci racconta una storia nella storia.
Il protagonista Chaparro è in pensione dal suo ruolo di vice cancelliere e decide di darsi alla scrittura narrando il suo passato ma concentrandosi in una vicenda particolare che gli ha cambiato la vita.
Lo stupro e l’uccisione di una giovane donna e moglie di un uomo che entrerà nella vita di Chaparro lasciandolo solamente dopo la sua morte.
La storia intriga e il mix con la vita attuale di Chaparro, eterno innamorato della collega Irene, funziona.
Il messaggio che vuole dare l’autore, o almeno quello che ho voluto cogliere io, è che l’amore, di qualsiasi tipo, influenza la nostra vita di continuo. È la ragione di vita o di morte e ci scombussola la quotidianità anche a lungo termine.
L’amore di Chaparro per Irene l’ha segnato per tutta la vita con un finale aperto, l’amore per la moglie assassinata da parte del vedovo gli ha dato un motivo per continuare a vivere operandosi per una vendetta.
Il lo consiglio a me è piaciuto il romanzo, si legge velocemente.

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Classici
 
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martaquick Opinione inserita da martaquick    01 Novembre, 2020
Top 100 Opinionisti  -  

DIARIO DI MORTE

Una specie di diario degli ultimi pensieri di un condannato a morte, questo “romanzo” fu scritto dall’autore contro la pena di morte.
Romanzo tra virgolette perché sembrano più appunti e pensieri di un ragazzo che attende la ghigliottina, pieni di ansia e disperazione che ti rimangono addosso.
Devo dire che ho fatto fatica a leggerlo ma non perché non mi sia piaciuto, ma più che altro perché la tragedia che emana ogni pagina ti mette angoscia, ti tormenta, credo che l’intento dell’autore sia pienamente riuscito perché chi potrebbe condannare a morte una persona dopo aver letto queste pagine?
Interessanti le prefazioni riportate nell’edizione Feltrinelli e anche l’approfondimento.

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Narrativa per ragazzi
 
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martaquick Opinione inserita da martaquick    17 Settembre, 2020
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IL TEMPO

Momo è un romanzo che consigliano di leggere almeno una volta nella vita.
È un romanzo di Michel Ende, famoso per “la storia infinita “, che ho letto qualche anno fa e che mi è piaciuto molto, ma Momo dice molto di più.
Questo libro, etichettato come libro per ragazzi, è un racconto quasi in stile fiabesco, in chiave moderna, la storia di una bambina buona ed innocente in un mondo di avidità e cupidigia.
Momo è orfana e povera, è vestita di abiti troppo grandi e rattoppati e vive alla giornata, ma dall’altra parte è ricca perché possiede dei grandi doni come pazienza, gentilezza e saper ascoltare gli altri senza volere nulla in cambio.
È una bambina che attrae il prossimo perché dona il suo tempo agli altri e le persone nelle sue vicinanze diventano migliori , e per questo diventa piena di amici, sia adulti che bambini.
Un giorno però un morbo inizia ad avvelenare l’anima dei suoi amici adulti, l’ansia del risparmio del tempo.
Momo si accorge di questi Signori Grigi che corrompono il prossimo con una specie di lavaggio del cervello che li induce a non “sprecare “ tempo nelle faccende secondarie, come andare a trovare gli amici o passare dei momenti di pace in casa propria.
Tutte le persone lavorano in modo frenetico e nervoso e la città diventa sempre più fredda e cupa.
Momo si rende conto che la situazione porterà solo al peggio per i suoi amici e deciderà di intervenire con l’aiuto di una misteriosa tartaruga e di un uomo singolare.
La storia parrebbe semplice e a prova di bambino, come infatti lo è, ma nasconde tantissimi punti di riflessione per noi adulti: gli uomini che pensano solo a lavorare e al guadagno, le persone trascurate da chi “non ha tempo da perdere”, la fantasia che muore nei bambini obbligati a trascorrere tempo in appostiti centri, l’amico più grande di Momo che sceglie la fama piuttosto che l’amica.. e molto altro.
A me ha colpito moltissimo la riflessione che ti obbliga a fare il romanzo, questa malattia di non avere tempo di fare nulla perché dobbiamo sempre lavorare o fare cose che non ci piace fare. È un grande spunto per prendere la propria vita e renderla di una qualità migliore con consapevolezza.
Sicuramente lo farei leggere a un giovane ragazzino perché potrebbe solo che giovare alla sua mente, ma lo farei leggere anche a moltissimi adulti che pensano esclusivamente in termini di profitto.
Un bel racconto e mi sono anche affezionata a Momo!

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Letteratura rosa
 
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martaquick Opinione inserita da martaquick    10 Settembre, 2020
Top 100 Opinionisti  -  

TRISTE

Ho deciso di leggere dopo tanti anni il seguito di io prima di te e devo dire che non mi è dispiaciuto, anche se sicuramente non mi ha fatto impazzire.
Mentre il primo romanzo è vivace e vuole essere positivo, dopo di te l’ho trovato abbastanza cupo e negativo.
La prima metà della storia mi è piaciuta, ovviamente mi aspettavo la protagonista in lutto per la perdita del suo amato e gli sforzi per riprendere in mano la sua vita, ma credevo che la seconda metà si risollevasse. Invece è rimasto tutto un po’, come dire, triste, fino alla fine.
Non posso dire che l’ho letto tutto d’un fiato come il primo, complice il fatto che non sono una grande lettrice di romanzi d’amore.
I protagonisti e le storie di ognuno di loro sono ben costruite ma è un davvero un peccato che l’autrice abbia spento così un personaggio come Louisa Clarke, piena di vitalità e di allegria.
Il lutto sicuramente segna tutte le persone e la scrittrice ha dovuto far evolvere la protagonista per farci capire il segno che ognuno di noi porta dentro quando perde qualcuno, ma nonostante questo non avrei riempito così tanto di tristezza un romanzo che come trama è buono.
Lo consiglio a chi ha letto il primo e come lettura estiva senza grandi pretese.

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Scienze umane
 
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5.0
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martaquick Opinione inserita da martaquick    24 Agosto, 2020
Top 100 Opinionisti  -  

UN SAGGIO CHE COLPISCE AL CUORE DI TUTTI

Questo piccolo saggio della grande Virginia Woolf si può descrivere solo con una parola: stupendo.
Non so perché ho aspettato fino ad adesso per leggerlo ma, con il senno di poi, forse l’ho letto proprio nel periodo più giusto della mia vita è l’ho apprezzato al cento per cento.
Le prime pagine introduttive dove la Woolf ci racconta il suo incarico, scrivere delle donne e il romanzo, non mi facevano ingranare la marcia per continuare in modo spedito.
Andando avanti e entrando più nel fulcro del saggio ho iniziato a leggere la storia della donna e devo ammettere che mi ha fatto riflettere su cose a cui non avevo mai fatto caso più di tanto.
L’autrice ci racconta il nostro percorso come sesso femminile sempre all’ombra della “fazione contraria” ossia l’uomo.
La donna non poteva studiare, non poteva scrivere e non possedeva nulla perché era totalmente dipendente dal marito, poteva e doveva solamente governare la casa e i figli.
Prima del 1700 la scrittrice ci fa notare che esistono ben pochi se non nessun romanzo o poema femminile, i grandi classici che amo anche io leggere sono al novanta per cento scritti da mano maschile. È stato un colpo al cuore rendermi conto che non ci avevo mai pensato.
Virginia ci nomina tutte le scrittrici più famose che si sono rivelate pian piano dal 1700 in poi, alcune che già conoscevo e ho letto, altre che non avevo ancora incontrato e che mi sono segnata nella mia lista di letture.
Piena di ironia e di spunti di riflessione, il saggio scorre e mi lascia tante emozioni, rabbia, sgomento, tristezza ma anche meraviglia e fiducia nella crescita della donna, felicità per il nostro sesso che al giorno d’oggi è molto più emancipato.
Le ultime pagine con i consigli della Woolf nei nostri confronti mi hanno fatto davvero battere il cuore, ci spinge a non perderci d’animo e a scrivere in modo sempre più schietto, senza limiti, e penso che se potesse leggere qualche romanzo di autrici contemporanee potrebbe essere fiera di noi.

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Lo consiglio a tutte le donne e anche agli uomini che sanno quanto vale il genere femminile.
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Gialli, Thriller, Horror
 
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martaquick Opinione inserita da martaquick    08 Agosto, 2020
Top 100 Opinionisti  -  

HARD BOILED PER TUTTI

Raymond Chandler è considerato uno dei promotori del genere hard boiled, oppure pulp, cioè racconti tra il giallo e poliziesco ambientate negli Stati Uniti, storie per veri duri.
I romanzi in questione venivano pubblicati in una rivista chiamata Black Mask attorno gli anni venti/trenta del secolo scorso, e pubblicizzavano vari autori tra cui appunto Chandler.
Detto questo l’autore, prendendo liberamente spunto da Dashiell Hammett, colui che praticamente ha creato il genere pulp (come ammette lui stesso), crea il personaggio di Philip Marlowe che a mio parere è davvero geniale.
In effetti si potrebbe dire che il romanzo non sia tanto la trama ma il protagonista, questo detective dall’impermeabile lungo, dalla mente acuta e dall’intuito speciale.
È un uomo piacente ma è il cervello che fa la differenza, i dialoghi di Marlowe così pungenti e d’effetto sono una vera chicca per noi lettori, abituati ai gialli moderni più d’azione e di suspance.
La storia è intricata ma la soluzione non tarderà ad arrivare per il protagonista, che rimane deluso per l’ennesima volta dall’uomo, dalla ricchezza che corrompe le cose... deve fare i conti con una città sporca e con la gente che la vive.
Dopo aver letto numerosi thriller di oggi penso che molti abbiano preso largamente spunto dai noir di ieri.
C’è chi riesce a fare un buon lavoro e chi no ma a mio parere personaggi come Marlowe sono inimitabili.

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Romanzi
 
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3.3
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martaquick Opinione inserita da martaquick    28 Luglio, 2020
Top 100 Opinionisti  -  

ESSERE PRECOCI

Ho scoperto Amélie Nothomb da pochissimo tempo e per caso, ma ho deciso che avrei voluto conoscerla leggendo qualche suo romanzo.
Già il suo look vedendo qualche foto in internet mi aveva colpito e ,leggendo qualche trama dei suoi libri, ho deciso di iniziare da questo, perché parla della sua giovane età, un piccolo scorcio sulla sua vita.
La sua scrittura è perfettamente nelle mie corde: leggermente fredda e distaccata, un po’ pessimista, forse anche un po’ ironica.
La trama di questo breve romanzo invece mi ha lasciato un po’ perplessa.
Si parla di una giovane Amélie di sette anni, appena trasferita insieme ai genitori dal Giappone alla Cina, che non apprezza minimamente.
È una ragazzina molto consapevole di sé stessa e del mondo che la circonda, in “guerra” con bambini di altre etnie segregati in ghetti per separarli dai cinesi.
In tenera età scoprirà subito cosa vuol dire soffrire per amore con l’incontro con la bella Elena, una bambina italiana dai capelli lunghi e lucenti, innamorandosi a prima vista.
Elena si rivela una bimba crudele che gioca con i sentimenti delle persone e Amélie si ritroverà ad avere come nemico il suo stesso sentimento.
Un romanzo particolare che mi ha fatto venire voglia di leggere altro dell’autrice per scoprire di cos’altro è capace.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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4.0
Stile 
 
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martaquick Opinione inserita da martaquick    22 Luglio, 2020
Top 100 Opinionisti  -  

STRAPPARSI IL LUPO

Terminata la storia dei precedenti romanzi, Alice Basso torna con una nuova protagonista: Anita Bo.
Io ho adorato il personaggio di Vani Sarca, la ghostwriter ironica e accattivante, la Lisbeth Salander italiana, quindi io deciso di provare questa nuova serie (?) ambientata negli anni del governo fascista.
Innanzitutto per me Anita non è stata nemmeno lontanamente paragonabile a Vani Sarca ma, prendendo il romanzo senza voler fare paragoni, questa nuova ragazza in effetti è un personaggio ben fatto, forse leggermente frivolo , forse volutamente per l’età è il periodo storico.
Ho ritrovato alcuni elementi che la Basso ha sicuramente riutilizzato dopo il successo della ghostwriter: la migliore amica confidente, l’appuntamento settimanale con la ex professoressa (nei romanzi di Vani Sarca era un ex cuoca anziana ma molto sveglia), l’editore capo leggermente avido, l’amore che sboccia tra i libri.
In realtà sembra una combinazione vincente perché nel complesso tutti i personaggi mi sono piaciuti, ma quello che mi piace davvero di Alice Basso è l’ironia sempre presente tra le righe e la passione per la lettura.
Anche qui ho trovato citazioni da libri famosi, spunti di lettura e di ricerca che mi hanno fatto conoscere nuovi autori.
La trama in sé vuole essere un po’ gialla, nel senso che c’è effettivamente un mistero ma è davvero marginale nella storia.
Ho trovato invece davvero interessante i momenti storici e le vicende fasciste contestualizzate al romanzo, con Mussolini che fa da sfondo lontano.
Posso dire sinceramente che il morso della vipera vale la pena di essere letto ed è davvero molto piacevole.

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A chi ha amato Vani Sarca!
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martaquick Opinione inserita da martaquick    17 Luglio, 2020
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L’AMORE SMONTATO

Condivido brevemente la mia opinione su “la trama del matrimonio “ che ho letto molti anni fa ma che mi è ben rimasto impresso.
Sono di parte, a me Eugenides piace moltissimo come scrittore.
Posso comprendere che non piaccia a tutti perché secondo me lui è un analista della natura umana. Gli piace smontare e osservare un personaggio e descrivere gli sviluppi interiori.
Quindi per questo la trama nella maggior parte dei suoi romanzi passa leggermente in secondo piano.
In questo in particolare l’autore racconta la vita di tre ragazzi giovani: Madeleine, una studiosa amante dei romanzi d’amore, Leonard, un ragazzo intelligente e brillante ma con delle tendenze depressive , e Mitchell, eterno innamorato di Madeleine, timido e riflessivo.
La ragazza si invaghisce di Leonard e si sposano seppur molto giovani e dovrà convivere con la malattia di lui che lo porta ad avere fasi di esaltazione alternate a momenti di buio.
Con il matrimonio lei sacrifica in parte le sue probabilità di carriera e di crescita personale per essere sempre a fianco del marito.
Mitchell parte in una spedizione spirituale e quando torna scombina l’equilibrio precario della coppia.
Quindi la trama del matrimonio che romanzo è? È un racconto di amore in tre forme diverse ma nessuna delle tre a mio parere sana.
A me ha intrigato come lettura perché propone il matrimonio in un’ottica diversa dal solito e lo consiglio agli amanti dell’autore.

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martaquick Opinione inserita da martaquick    14 Luglio, 2020
Top 100 Opinionisti  -  

UN CAPOLAVORO SPIETATO

Lette le prime 10 pagine del romanzo me ne sono totalmente innamorata.
Aldilà della scrittura di McCarthy, che già conoscevo avendo letto La strada, e che mi piace molto perché è asciutta ed essenziale, qui non ho potuto non perdermi tra le parole dei protagonisti.
Sono tre gli uomini della storia: uno sceriffo, un uomo qualunque è un assassino.
Ma. Ma l’uomo qualunque, Llewelyn, è una persona trasparente, è quello che è senza pretendere di essere qualcun altro, agisce come pensa sia giusto, ama sua moglie e ci delizia con delle perle di saggezza quasi buttate a caso nei suoi dialoghi striminziti.
Lo sceriffo è una brava persona, vuole difendere i suoi cittadini ma nel suo invecchiare si porta dentro un episodio drammatico della sua vita che definisce peso.
L’assassino è il male del romanzo secondo me, un uomo che ha un suo codice ma freddo e spietato.
Non so dirvi quanto a me sia piaciuto il personaggio di Llewelyn, in un romanzo così breve e dai dialoghi davvero esili la sua storia mi è arrivata.
Ho capito che il mondo come lo racconta lo sceriffo non è un paese per vecchi perché sembra che vada sempre tutto più a rotoli. I dilemmi del passato sembrano più pesanti man mano che va avanti e per assurdo invece il mondo gli sembra sempre più sbagliato e violento.
È davvero una storia affascinante anche se vi assicuro non c’è lieto fine, non è un romanzo che dà speranza nel futuro.

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martaquick Opinione inserita da martaquick    06 Luglio, 2020
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TREDICI MOTIVAZIONI PER RINUNCIARE ALLA VITA

Ho deciso di leggere 13 dopo aver visto la serie tv tratta dal romanzo qualche anno fa, come sempre incuriosita dai libri che diventano film o altro.
13 è un libricino molto sottile e senza nessuna pretesa, con alla fine qualche appunto dell’autore su finale alternativo, parti eliminate e appunti.
La prima stagione della serie tv mi era piaciuta per le tematiche affrontate e anche per alcuni personaggi ben delineati ma devo dire che nel romanzo è tutto molto più superficiale.
Tutto è narrato da Clay e Hanna, la voce di lei attraverso queste famose cassette e quella di lui condividendo pensieri e sensazioni ascoltando la ragazza suicida di cui si era innamorato.
Tutti gli altri personaggi sono accennati e presi in causa quando è il loro turno di essere incolpati da Hanna per la sua decisione finale. Non ci sono grandi approfondimenti su nessuno e tutto scorre velocemente fino all’ ultima cassetta.
Potrebbe essere una lettura interessante per ragazzi giovani, insegnanti e genitori senza però pretendere di essere un romanzo di spessore o di grande riflessione, l’ho trovato più un racconto di adolescenza infranta e amori scolastici con drastiche ripercussioni sulla vita...Sicuramente può far riflettere in generale su come il periodo tra i 13 e i 17 anni sia delicato, i ragazzi hanno bisogno di supporto prima di cedere alla vita e alle malignità altrui.
A me è piaciuto, l’ho letto in qualche giorno e può sempre tornare utile ricordarsi che nella vita bisogna essere forti e tenere duro.

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martaquick Opinione inserita da martaquick    30 Giugno, 2020
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TUTTE VORREMMO UN PO’ DI OAK NELLA VITA

Via dalla pazza folla è uno dei romanzi più famosi di Hardy ed è il primo che leggo dell’autore.
Devo dire di averlo scelto perché mi affascinava la “lotta” tra tre uomini per una ragazza sola, tutto ambientato nel 1800, periodo storico dove la donna era solo moglie o governante della casa.
Batsheba è una delle prime donne che si vogliono sentire indipendenti, che lottano per la loro posizione senza dover per forza ricorrere ad un matrimonio.
Anche con queste premesse il suo personaggio mi è piaciuto un risultato non molto piacevole perché sebbene sia testarda e intraprendente, dall’altro lato è anche capricciosa e chiaramente vanitosa.
È proprio grazie a questi suoi difetti che conosce tre uomini diversissimi tra loro ma con in comune la passione per Batsheba.
Il pastore Oak , il personaggio che più ho apprezzato e che mi ha reso la lettura più piacevole di quel che in realtà fosse, è un uomo paziente e grande lavoratore. Si innamora di Batsheba al primo sguardo, un classico colpo di fulmine.
Boldwood è un fattore, un uomo leggermente cupo e anche altezzoso, schivo al genere femminile ma uno scherzo di Batsheba lo farà infatuare al limite della pazzia.
Il soldato Troy è il classico dongiovanni, usa le donne finché queste gli interessano ma quello che più ama è sè stesso, è molto egocentrico. Si intestardisce per conquistare la protagonista solo per diletto.
Questi tre uomini si legheranno sentimentalmente a Batsheba senza che lei abbia potere di cambiare le cose, ma si lascia corrompere dalla vanità e, ahimè, dalla natura insita della donna alla ricerca di un matrimonio solo per il gusto di ritenersi accasata.
Il romanzo mi ha convinto ma anche no, sono combattuta nella mia opinione perché l’ho trovato un po’ pesante ma in alcuni tratti mi è davvero piaciuto.. è di difficile valutazione.
In ogni caso il titolo non l’ho pienamente capito.. forse via dall pazza folla si riferisce alla voglia di indipendenza della protagonista ma non ne sono sicura.

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martaquick Opinione inserita da martaquick    19 Giugno, 2020
Top 100 Opinionisti  -  

CONTROLLO, CAOS E CONTRATTO

Suzanne Collins torna dopo molti anni con i suoi ormai famosissimi Hunger Games e per me ha fatto decisamente centro.
Avevo delle riserve lo ammetto: che sia una trovata per riprendere una saga redditizia e farci sopra ancora qualche soldo? La Collins avrà ancora quella scrittura magnetica o subirà una caduta di stile dopo tanti anni? Verrà rovinata una saga che a parer mio era davvero godibile?
Posso dirvi che no, tutto questo non è successo.
L'autrice ci propone sì un argomento che già conosciamo, ma totalmente nuovo e diverso.
Non si parla degli Hunger Games come li abbiamo vissuti finora ma gli albori, l'alba di quello che sarebbe stato l'evento di maggior intrattenimento per Capitol City.
Il presidente Snow, il "cattivo" per Katniss e Peeta (in realtà io ho sempre pensato che fosse la persona simbolo del male nella saga, ma non il vero cattivo) in questo romanzo è un giovane ragazzo nobile di casata, ma solo di quella.
La guerra dei ribelli dei distretti contro Capitol City ha lasciato anche i più altolocati alla povertà e Coriolanus Snow non fa eccezione.
Il ragazzo è uno studente dotato e fa parte di un gruppo in cui verrà fatto per la prima volta, durante i decimi Hunger Games, di introdurre dei mentori per i tributi.
Coriolanus viene assegnato al tributo femmina del distretto 12 e, preoccupato per avere uno dei distretti più povero e abbandonato, scoprirà invece di essere fortunato. Sì perchè il tributo estratto nel 12 è Lucy Gray Baird.
La ragazza già alla mietitura riesce a spiccare e Coriolanus si applica per trovare un modo per far vincere il suo tributo.
Già al primo incontro Snow si rivela originale e temerario e la sua campagna di pubblicità per Lucy Gray procede a gonfie vele se non fosse per un sentimento che si insidia nel suo cuore, un affetto per la "sua ragazza", il suo tributo, la sua scommessa personale.
Nell'arena Lucy si distingue in tutto e per tutto, Coriolanus al di fuori anche.
Cosa succede dopo gli Hunger Games per i due protagonisti?
Coriolanus è affascinato più dal potere, dalla voglia di riportare il nome degli Snow agli antichi splendori.
L'amore forse non è la cosa più importante per il ragazzo. E l'amicizia? è sacrificabile per un bene superiore.
Gli Hunger Games di cui ci parla la scrittrice sono grezzi, non sono uno spettacolo mondiale ma sono un abbozzo di quello che saranno in futuro. Vivremo insieme ai tributi e agli abitanti di Capitol City la crescita di questo promemoria eterno per i ribelli, la punizione annuale per chi ha provato a rovesciare il sistema. Vedremo la nascita del presidente Snow per come lo abbiamo conosciuto veramente.
La scrittura della Collins rimane a mio parere sempre accattivante e mi sono davvero goduta la lettura.
Non pensavo potesse fare un così bel prequel e le faccio i miei complimenti più sinceri.

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martaquick Opinione inserita da martaquick    29 Mag, 2020
Top 100 Opinionisti  -  

NON FA PER ME

Ero consapevole che Zero K fosse un romanzo particolare.
Ne ero molto incuriosita, anche se ero già stata avvertita che la scrittura di Don DeLillo potesse risultare un po’ pesante.
Ecco per me è stato proprio così alla fine.
Il romanzo è sicuramente interessante trattando temi controversi come la morte in crioconservazione, per poi rinascere nel futuro.
Purtroppo però a me non è piaciuto il romanzo, non mi hanno dato molto i protagonisti e ci ho visto più una sorta di analisi delle reazioni umane in base alle loro relazioni, piuttosto che una storia scientifica come potrebbe indicare la trama.
Credo di aver colto il lato giusto del romanzo però, anche se non l’ho apprezzato, i legami tra i personaggi e le loro situazioni di vita sono i veri protagonisti in Zero K.
Ross è un uomo ricco che investe in questo centro chiamato Convergence, in cui sua moglie Artis, gravemente malata, decide di farsi congelare in attesa di un futuro in cui ci sia una cura per la sua situazione.
Ross capisce di non voler vivere il resto della sua vita senza l’amata e decide di seguirla qualche anno dopo e ci viene raccontato il degrado dell’uomo che aspetta solo di poter raggiungere la sua amata.
Tutto questo narrato da Jeff, il figlio di Ross con la sua prima moglie.
Jeff ha una personalità strana, dovuta ad una infanzia vissuta sola con la madre, con un senso di abbandono da parte del padre, e un’età adulta ancora più incerta dopo la morte della prima e il percorso di conservazione del secondo.
Jeff ci racconta anche i suoi rapporti con la fidanzata Emma, che a sua volta è turbata dal comportamento del figlio adottivo, quindi la loro relazione viene sconvolta dalla scomparsa di quest’ultimo.
Tutto è legato, tutto è una reazione ad un comportamento altrui, tutto è una conseguenza.
Questo io ho colto dal romanzo e mi è piaciuto, il resto sinceramente no.

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Romanzi
 
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martaquick Opinione inserita da martaquick    14 Mag, 2020
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L'EREDITà CHE CI PORTIAMO DENTRO

Ho letto tutti e tre i romanzi di Jeffrey Eugenides, so che poi ha scritto una serie di racconti ma non sono una persona che predilige quel tipo di lettura.
L'autore secondo me è molto particolare, ha una delicatezza tutta sua nel parlare delle storie che racconta; i temi sono scottanti ma lui li espone con sincerità e pacatezza, come se la sua schiettezza fosse leggermente attutita da una penna che si sente in difetto nel narrare alcune vite.
Il romanzo in questione, Middlesex, gli è valso anche un premio letterario ormai quasi vent'anni fa. Io l'ho letto nel pieno della mia adolescenza e tutt'oggi, passati una quindicina di anni, me lo ricordo benissimo ma quanto mi è rimasto impresso.
La storia inizia con l'amore, ahimè, di due fratelli, che fuggono dal loro paese per andare in un altro in cui spacciarsi da semplici innamorati.
Come oggi sappiamo bene i figli di persone imparentate tra loro si portano un'eredità nel sangue spesso negativa, che li porta a nascere con gravi problemi.
Calliope è la nipote di questi due fratelli innamorati: nasce come femmina ma già nella giovinezza non vi si riconosce.
Si sente attratta fisicamente dalle amiche e non si sviluppa come loro, si sente diversa in tutto e per tutto.
Quando finalmente Calliope scopre cosa c'è che non va nel suo essere, nata ermafrodita, decide di vivere la vita come gli è stata data, non senza sacrifici e grandi difficoltà emotive.
Ricordo che il romanzo non è uno di quelli che scorre ed incuriosisce ma piuttosto è destabilizzante; già l'ambito sessuale in genere in un racconto può turbare, sopratutto se esplicito, ancora di più lo è entrare nei particolari di un organo sessuale.
Callie si esamina, si corrode, si rassegna e alla fine si accetta per quel che non è, e decide di vivere la vita diversa da come gli era stato insegnato.
Penso che l'autore abbia fatto davvero un ottimo lavoro, un'analisi nella mente di una persona, senza genere e con tanti dubbi, che vuole solamente vivere la sua vita nella sessualità che sente e non che vede.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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martaquick Opinione inserita da martaquick    11 Mag, 2020
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INSIEME SIAMO PIù FORTI

Mi sento fiera di dare il mio apprezzamento a quest'ultimo romanzo di Stephen King perchè mi è davvero piaciuto, e molto!
Devo dire che ho letto diverse opere dell'autore ma la maggior parte sono quelle scritte agli albori della sua carriera, capolavori come It, The Strand e Shining, famosissimi, ma anche i meno conosciuti come Cell (che è uno dei miei preferiti) o la Lunga Marcia.
Terminata la lettura de L'istituto ho colto come un grande mix tra tutti questi suoi lavori, ma senza pensare a un riciclo di vecchi temi già utilizzati, anzi.
King è un mago quando si tratta di paranormale come di horror, ma è anche un grande analista dell'amicizia soprattutto in giovane età; una caratteristica dello scrittore è descrivere personaggi carichi di sentimenti, circondati da persone che supportano la crescita spirituale e caratteriale, sia nel bene che nel male.
In questo romanzo ci sono tanti bambini, e si sa che sono un punto "debole" di King, debole nel senso che ci è molto affezionato. I ragazzini possono fare di tutto: sconfiggere un pagliaccio assassino, affrontare una marcia sino alla morte, uccidere un malvagio Hotel...ma senza nulla togliere agli adulti, che sia nella veste di buoni sia in quella dei cattivi, fanno la loro parte.
In questo Istituto vengono rinchiusi dei bambini speciali che hanno poteri paranormali. Chi più chi meno.
Luke è super intelligente e ogni tanto anche qualcosa di più. Quando si risveglia in una stanza che sembra la sua ma non lo è, capisce subito che c'è qualcosa che non va.
Incontrando altri "ospiti", altri ragazzini speciali, ottiene diverse inquietanti informazioni, ossia che in quell'istituto si fanno esperimenti, ci sono varie fasi di sperimentazione e sembrerebbe che la conclusione per tutti sia di finire nella Seconda Casa, in un reparto particolare...
Se il romanzo parte in modo soft, che incuriosisce il lettore e lo tiene incollato alle pagine con i misteri della struttura, prosegue poi con un lato macabro, l'immagine che si crea quando si scoprono delle nuove informazioni sul percorso delle vittime, è davvero agghiacciante.
Ma i medici e i dottori dell'istituto non avevano fatto conto dell'amicizia tra i bambini, dell'intelligenza di Luke, degli effetti collaterali delle iniezioni sui bambini e anche che quando si è troppo sicuri di sè, si abbassa la guardia e si rischia di perdere tutto.
Una storia davvero bella, ve la consiglio.

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martaquick Opinione inserita da martaquick    02 Mag, 2020
Top 100 Opinionisti  -  

TANTA, TANTA FILOSOFIA

Gore Vidal mi aveva piacevolmente stupito con il suo romanzo, La statua di sale, che ho letto diversi anni fa e poi anche consigliato a più persone.
La trama di questo che ho appena terminato mi ha incuriosito molto, tanto da andarmi a rileggere l'episodio della mitologia greca chiamato appunto il giudizio di Paride: Zeus incarica Paride, il più bello degli uomini mortali, a scegliere la Dea più bella; Atena gli offre sapienza, Era lo seduce con il potere e Afrodite gli promette l'amore della donna più bella. Paride sceglie quest'ultima e così Afrodite lo aiuta a rapire la famosa Elena di Troia dando così inizio alla famosa guerra.
In questo libro troviamo Philip, un bel ragazzo sui trent'anni, piacente e dalla personalità particolarmente riflessiva, che decide di prendersi una specie di anno sabbatico per decidere che fare della sua vita.
Durante questo periodo incontra tre donne diversissime tra loro che l'autore delinea molto bene, quasi meglio dello stesso protagonista che risulta leggermente apatico.
Regina è una donna di mondo, moglie di un uomo politico molto influente e cerca di convincere Philip a intraprendere appunto questa carriera; Sophia è una ricercatrice, dedica la sua vita alle rovine e alle antichità, fredda ai sentimenti e quasi schiva, trascina il protagonista alla ricerca dell'immortalità attraverso la storia.
Per ultima Anna, una donna sposata ma alla continua ricerca d'amore attraverso altri uomini, conquista solo con qualche frase il nostro Philip che ne rimane talmente ammaliato da partire per una breve fuga d'amore con lei.
Tornato all'origine del suo viaggio, ovvero Roma, Philip incontra le tre donne ad una festa e c'è una sorta di scelta che dovrà fare, anche se secondo me è abbastanza confusa come conclusione.
Il romanzo in sè è scritto davvero bene e l'idea di fondo mi è piaciuta un sacco ma in finale devo ammettere che il libro non mi è piaciuto molto, l'ho trovato lento e troppo prolisso in alcune delle riflessioni espresse dal protagonista o dagli altri personaggi che incontra.
Davvero un peccato perchè l'autore mi ispira, alcuni argomenti che tratta sono davvero interessanti e non sono le ordinarie storie che trovi normalmente nei romanzi.
Non mi sento di consigliarne la lettura perchè l'ho trovato pesante, ma non nego che a chi ama romanzi che tendono al filosofico potrebbe piacere di più.

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Classici
 
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martaquick Opinione inserita da martaquick    22 Aprile, 2020
Top 100 Opinionisti  -  

IL CLASSICO DEI CLASSICI

Finalmente terminato il Conte di Montecristo, posso condividere con voi la mia opinione perchè sicuramente trama e contenuti sono noti a tutti.
Non mi dilungherò perchè tutto quello che posso dire è che sicuramente questo famoso e importante classico della letteratura è ricco in tutti i sensi: di personaggi, di contenuto, di stile e di pathos.
Devo anche aggiungere che per leggerlo tutto mi ci sono voluti due mesi (nel frattempo ho letto anche qualche altro breve romanzo) ed è uno dei libri che ho impiegato più tempo a leggere in tutta la mia vita.
Sicuramente la mole del romanzo e il linguaggio forbito non hanno aiutato a renderlo scorrevole, e a mio parere alcune parti si potevano benissimo leggermente tagliare senza nulla togliere al romanzo.
Rimane il fatto che in tutta la sua complessità e spessore è un racconto che lascia il segno, i personaggi sono delineati in maniera magistrale e sopratutto il protagonista Dantés, l'uomo dai molti volti, subisce un percorso interiore che entra anche dentro di noi, vorremmo quasi supportarlo nel suo periodo di prigionia ed essere la mano della sua vendetta.
Le ultime 200 pagine per me sono un capolavoro e la conclusione che immaginavo diversa, mi ha lasciato piacevolmente appagata.

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Romanzi storici
 
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martaquick Opinione inserita da martaquick    17 Aprile, 2020
Top 100 Opinionisti  -  

VITE SPEZZATE DALL'OLOCAUSTO

Racconto la storia di come ho letto questo romanzo: quando ero piccola leggevo davvero tantissimo ma i miei genitori non potevano comprarmi libri di continuo quindi tra biblioteca scolastica e quella comunale qualcosa avevo, ma mi ritrovavo spesso anche a spulciare i libri di mio papà anche se molte volte erano romanzi particolari e un bel giorno mi sono ritrovata in mano questo, Olocausto, e ho deciso di provare a leggerlo.
Credo di aver avuto 11 o 12 anni quando l'ho letto la prima volta e mi aveva fatto una certa impressione.
A scuola ci insegnano le terribili vicende della seconda guerra mondiale e dello sterminio degli ebrei, ma di certo quando siamo ancora piccoli non siamo sempre pronti a leggere certe cose così forti.
La prima lettura del romanzo mi ha lasciato abbastanza scossa infatti dopo tutti questi anni me lo ricordo molto bene questo libro, la storia di più personaggi che si intreccia in un terribile periodo storico.
I protagonisti sono un ragazzo e la sua famiglia ebrea che fugge dalla Germania dopo aver visto la morte dei genitori e lo stupro della sorella (resa catatonica dall'abuso); un militare tedesco che non si riconosce nel suo popolo che uccide e terrorizza le persone; un uomo ebreo che viene rinchiuso in un campo di concentramento e sua moglie tedesca che cerca di aiutarlo usando il proprio corpo per corrompere un ufficiale dell SS.
Quando poi diversi anni dopo l'ho riletto ho pensato che fosse un racconto (ispirato a storie vere) molto toccante, forte e rappresentativo di un mondo che per fortuna non abbiamo vissuto ma che purtroppo c'è stato.
Il romanzo è molto vecchio e non credo sia facilmente reperibile però ne varrebbe la pena leggerlo.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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martaquick Opinione inserita da martaquick    16 Aprile, 2020
Top 100 Opinionisti  -  

UN ROMANZO DECISAMENTE URCOSO

Non sono una persona particolarmente sensibile e non mi sono mai fatta intimorire da mostri e altri elementi horror, nella lettura, nei film invece il miei limiti sono tutto ciò che riguarda esorcismo e tortura umana.
Detto questo, un romanzo di King come sappiamo bene tratta l'oscurità in tutte le sue forme e in questo in particolare si parla di un uomo letteralmente tormentato.
Devo dire che la lettura è stata davvero raccapricciante, non mi sono mai trovata davanti ad un libro che mi abbia fatto orrore, che allo stesso tempo mi chiamava e mi disgustava, una lettura terribile e devo dire che una notte ho fatto anche un brutto incubo.
Lo scrittore Paul Sheldon dopo un grave incidente in macchina viene "salvato" da Annie Wilkes, una sua grande fan e lettrice assidua della serie di thriller avvincenti con protagonista Misery.
Quello che salta subito alla mente di Paul e anche al nostro occhio è: perchè Annie non ha portato Paul all'ospedale? Perchè ha preferito curarlo in casa, lei ex infermiera, invece che chiamare un ambulanza e nel frattempo fare solo qualche operazione di primo soccorso?
Durante la lettura scopriremo il motivo..
King ci descrive un nuovo lato oscuro della psiche umana, quello delle persone mentalmente instabili che all'apparenza ad un occhio disattento possono sembrare normali ma che in realtà nascondono pulsioni e perversioni al di là della nostra immaginazione.
Paul subirà supplizi in vari modi, nel corpo e nell'anima.
L'aggettivo della mia recensione, "urcoso", è un termine di Annie Wilkes che descrive con termini assurdi tutto quello che la disturba.. e ci sono moltissime cose che la infastidiscono come scoprirà Paul Sheldon.
Un capolavoro da mal di pancia, il più terribile romanzo del re che io abbia letto.

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Agli amanti dell'horror
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Gialli, Thriller, Horror
 
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martaquick Opinione inserita da martaquick    04 Aprile, 2020
Top 100 Opinionisti  -  

UN THRILLER PER PASSARE IL TEMPO

Non so se sono io che dopo aver letto molti gialli e thriller non mi stupisco più di niente, non so se è invece il romanzo Ragdoll che non mi ha particolarmente colpito, ma devo dire che a lettura terminata non trovo molto da dire.
Sicuramente è un thriller ben strutturato: c'è la parte motivazionale, quella psicologica e qualche mistero ingarbugliato ma non posso dire che questo romanzo mi abbia catturata e incuriosita particolarmente.
Un poliziotto, Wolf (anche il nome l'ho già ritrovato in altri thriller, che sia parte anche questo del mio giudizio?) ha vissuto la caccia a un killer che bruciava giovani ragazzine; fattosi prendere dall'indagine aldilà del consueto, nel corso del processo una combinazione tra corruzione, giornalismo e burocrazia scagiona l'imputato con grande disappunto del detective che cerca di uccidere l'assassino.
Wolf viene rinchiuso in una clinica psichiatrica per un lungo periodo per poi rientrare in servizio e scontrarsi con un nuovo killer, quindi una nuova caccia ad uno spietato omicida che si diverte a mutilare i cadaveri e cucirli insieme in quelle che sembrano delle bambole di membra.
Una lista di future vittime viene quasi allegata alla ragdoll e Wolf si ritrova nuovamente preso al 100% in un caso apparentemente senza soluzione..faustiano.
Nel svilupparsi delle indagini ci sono alcuni flashback del periodo nella clinica per malati di mente, all'inizio quasi senza senso ma poi legati intrinsecamente al presente.
Colleghi, vittime e comparse sono gli altri personaggi del romanzo che, come il protagonista Wolf, non mi hanno coinvolto molto.
Quello che posso dire è che la trama è un po' banale ma il finale, che non mi è piaciuto, è diverso dal solito, forse perchè altamente improbabile e quasi fantascientifico..
Non è un thriller che boccerei ma nemmeno uno di quelli che mi ha conquistata.
Forse appunto come dicevo inizialmente dopo aver letto molti romanzi del genere solo alcuni capolavori possono ancora stupire il lettore...

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martaquick Opinione inserita da martaquick    03 Aprile, 2020
Top 100 Opinionisti  -  

I VAMPIRI PRIMA

Ho letto intervista col vampiro moltissimi anni fa dopo aver visto la trasposizione cinematografica (del 1994). Il film mi era piaciuto moltissimo e dopo aver letto il romanzo (credo fosse circa 10 anni fa) è uno dei pochi che considero all'altezza del libro.
I protagonisti sono dei vampiri ma non quelli a cui siamo abituati oggi, quelli delle storie d'amore belli e impossibili, ma dei veri ex uomini diventati mostri che si nutrono di sangue.
La voce narrante è quella di Luis, un vampiro che rifugge la sua condizione, causata dal morso dell'altro personaggio principale, Lestat.
Luis era un uomo afflitto e depresso e Lestat decide di convertirlo ad una nuova vita, piena di libertà e bellezza come lui la descrive. In realtà Luis vede solo il male con cui è costretto a convivere, il dover uccidere altre persone per nutrirsi, la paura da parte della gente comune.
Lestat cerca di legare a sé Luis convertendo una bellissima bambina che tratteranno come loro figlia, finchè quest'ultima non si ribella al suo creatore perchè condannata ad una vita di eterna forma infantile senza la possibilità di diventare una donna.
La bambina e Luis fuggiranno da Lestat a Parigi dove incontreranno nuovi vampiri simili a loro ma che conducono una vita particolare, un po' nascosti alla gente comune ma osano rivelarsi attraverso scene teatrali in cui in realtà si nutrono davanti ad un pubblico inconsapevole..
Lestat è terrorizzato dallo scorrere del tempo, soprattutto dall'evoluzione della tecnologia perché la sente come minaccia al regno misterioso dei vampiri.
La conclusione della vita di Lestat si palesa davanti agli occhi di Luis che decide di non voler fare la stessa fine del suo creatore.
Come veniamo a conoscenza di tutta la vita di Luis? Un giornalista si presenta dal nostro protagonista avendo scoperto la sua vera natura e gli chiede di narrare la sua storia per il suo giornale. Ma sarà solo curiosità da reporter o c'è dell'altro sotto?
A voi scoprirlo.
Uno dei migliori romanzi vampireschi che esista, ve lo consiglio!

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martaquick Opinione inserita da martaquick    23 Marzo, 2020
Top 100 Opinionisti  -  

CHI LO DICE CHE IL DOLORE è SEMPRE UTILE?

Un giorno questo dolore ti sarà utile. Grande titolo, ottima presentazione, incuriosisce, ci spinge a pensare che sarà un romanzo breve ma drammatico. La trama un po' allontana la sensazione ma ho iniziato la lettura più o meno con questi presupposti.
Una volta terminato quella che era la mia idea è completamente stravolta, ma non in senso negativo.
L'autore che non avevo mai conosciuto ha del grande potenziale; moderno, forse leggermente superficiale, profondo in alcune riflessioni ma senza spingersi nel filosofico.
Il romanzo si apre facendoci conoscere l'adolescente James che è alle prese con il suo carattere estremo: asociale, ironico fino allo sfinimento, difficile da trattare, schivo e introverso.
Quello che James vuole far capire è che sì, si rende conto di essere diverso e forse di avere qualche problema, ma perchè chiunque non sia come la gente comune è considerato alla stregua di un disadattato?
Al ragazzo succedono delle vicende particolari legate alla sua personalità contorta, i genitori lo aiutano mandandolo da una psichiatra (che si rivela quasi inutile), la sorella lo pungola, la nonna è una delle poche che lo accetta così com'è.
E' proprio quest'ultima che spiega a James che il dolore, le cose brutte che gli possono succedere lo plasmano, che non deve farsi abbattere, che le persone che vivono solo esperienze felici forse poi si rivelano poco interessanti, che deve considerare le esperienze negative "dono, un dono crudele ma pur sempre un dono".
Dopo queste riflessioni Cameron ci scaglia in un frettoloso finale in cui tutte le belle parole del romanzo non sono servite a nulla, la vita di James non è cambiata di molto sebbene la difficile adolescenza..
Quindi chi lo dice che il dolore è sempre utile? Credo che utile non lo sia, sicuramente un senso ce l'ha, ma anche l'autore, secondo me, denuncia le falsità del forgiare un carattere in base a questo, perchè basterebbe allungare una mano per aiutare il nostro prossimo per risparmiargli qualche brutta esperienza..
Io ho inteso così il romanzo e per questo lo consiglio.

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martaquick Opinione inserita da martaquick    29 Febbraio, 2020
Top 100 Opinionisti  -  

JIM FRANCIS BEGBIE

C’è poco da fare, Irvine Welsh mi piace proprio.
Mi fa impazzire come racconta le sue storie assurde, violente, drammatiche, sporche, come usi uno slang scozzese da teppisti come fossero dialoghi che si svolgono davanti a noi (tradotto ovviamente ma rende bene).
Per me è davvero una mente contorta e affascinante. Mi ha conquistato con Trainspotting, l’ho seguito nel suo racconto delle vite di Renton, Sick Boy, Spud e Begbie attraverso i suoi romanzi.
L’artista del coltello parla appunto di Frank Begbie, il personaggio violento e malato di alcolismo. Si può collocare in linea temporale dopo il romanzo “Porno” e prima di “Morto che cammina” ( che io invece avevo già letto un anno fa).
Begbie è sparito e al suo posto nella sua nuova vita californiana c’è Jim Francis, un ex galeotto che letteralmente si è rifatto da solo. In gabbia ha capito che l’alcol è la rabbia non l’avrebbero portato da nessuna parte, se non nei locali scozzesi a bere e fare rissa. Grazie al supporto di un carceriere che ha visto una scintilla di speranza nel nostro Frank e merito anche della psicologa Melanie, nonché futura moglie, Franco esce e diventa Jim.
Jim è felice: una moglie splendida e due figlie adorabili, un lavoro come artista che gli consente di creare statue di attori famosi dilaniati tramite i suoi benamati coltelli, una casa sulla spiaggia e l’unico sacrificio è quello di non far prendere il sopravvento al suo alter ego malvagio.
Una specie di Dottor Jekyll e mister Hyde.
Ma cosa succede se il figlio maggiore di Jim, che vive a Edimburgo ed è un tossicodipendente, viene ucciso?
Jim torna nella città natale e con lui torna anche il suo alter ego Franco.
Rivede sorella e nipoti, ex compagna e madre del figlio defunto, ex soci e “amici”. Lo accompagnano flashback della sua infanzia, che ci danno indizi su come un ragazzino possa diventare un adulto malvagio.
La moglie Melanie invece ci regala ricordi di un passato recente in cui ha conosciuto Franco che stava attraversando le varie fasi per diventare Jim.
Begbie a Edimburgo va alla ricerca del colpevole dell’omicidio del figlio.. e qui esplode nuovamente il suo lato oscuro ma mai a briglia sciolta, c’è sempre Jim da qualche parte che gli impedisce di distruggere completamente la sua attuale vita è gli permette solo e soltanto di attuare la sua “meritata” vendetta.
Un libro violento ma sincero e un personaggio che ho sempre considerato secondario, perché per me i protagonisti sono sempre stati Rent e Sick Boy, che si è completamente meritato un suo romanzo personale.
Lo consiglio agli amanti dei ragazzi di Edimburgo!

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martaquick Opinione inserita da martaquick    25 Febbraio, 2020
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IN COME INNOCENTE, IN COME INDECENTE

Questo romanzo mi ha ipnotizzato ma darvi una spiegazione logica sul perchè non è facile, non lo so nemmeno io.
Tutto inizia con la protagonista, Tamaki, una scrittrice giapponese non particolarmente famosa ma in compenso molto meticolosa, appena uscita da una storia d'amore lunga sette anni, alla ricerca di informazioni per il suo nuovo romanzo, "l'indecenza".
Questo libro parlerà a sua volta di un lavoro di un altro scrittore,Midorikawa Mikio, deceduto 17 anni prima, intitolato "l'innocente".
Il romanzo in questione parlava della vita coniugale dell'autore quindi raccontava il suo adulterio con la misteriosa "X", l'amante di cui non rivela l'identità, delle reazioni della moglie Chiyoko e le conseguenze nella vita dei figli.
Detto questo il succo del romanzo è la ricerca di Tamaki per scoprire chi fosse la famosa X del romanzo.
Il percorso della protagonista verso il suo obbiettivo passa attraverso la vita di numerose persone, ne analizza la psiche e le motivazioni per cui ognuno abbia agito in determinati modi, le testimonianze sono sia scritte che interviste ai diretti interessati.
La maestria della Kirino sta nel presentarci così tanti personaggi ricchi di sfumature e nessuno risulta superfluo alla trama; come sotto trama possiamo conoscere la storia che ha vissuto Tamaki con il suo ex editor, Seiji, un amore passionale e non voluto, scomodo ma che ha creato dipendenza in entrambi, che ha distrutto le rispettive famiglie e che è terminato con la brusca rottura che li ha fatti allontanare.
Una relazione vissuta senza riserve.
Tamaki vuole invece scrivere un romanzo sull'annientamento dell'amore, sulla soppressione del sentimento, ma incontrerà diverse difficoltà dal momento che le persone agiscono in base appunto alle loro scelte emotive. Non sempre siamo razionali, lo sa lei in prima persona.
Da una parte la grande curiosità di scoprire chi è X, dall'altra lo stile dell'autrice che è così scorrevole che le pagine volano, un mix tra delicatezza e schiettezza, mi hanno fatto per l'ennesima volta amare la scrittura di Natsuo Kirino.

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martaquick Opinione inserita da martaquick    18 Febbraio, 2020
Top 100 Opinionisti  -  

LA SEMPLICITÀ DI UN BUON LIBRO

La capanna dello zio Tom è un classico non particolarmente famoso è descritto come lettura per ragazzi e concordo su questa etichetta poiché dovrebbero leggerlo tutti i giovani per trarne insegnamento.
Il linguaggio è molto semplice, per alcuni versi anche troppo, ma in effetti una volta terminato capiamo che questo romanzo non aveva grandi pretese, voleva solo raccontarci le vicende di alcuni schiavi di colore alle prese con i loro guai.
L’autrice, da come ho capito una delle prime dell’epoca a denunciare il trattamento degli schiavi in America, ci presenta la situazione: ogni uomo bianco che acquisti uno schiavo di colore ne è proprietario e può disporne a piacimento.
Tom è un uomo ostinatamente buono, aggettivo semplicistico per le sue tante qualità che fanno capolino tra le pagine del romanzo, ed è anche molto religioso e con l’aiuto della sua fede affronta il cambiamento tra padroni onesti e corretti o malvagi e crudeli.
L’uomo è circondato da tanti altri schiavi come Eliza che per non perdere il figlio venduto dal padrone ad un altro uomo, fugge e viene continuamente braccata come un animale.
La tenacia di entrambi i protagonisti li porterà a due diverse conclusioni e le loro storie toccheranno cuori che decideranno di mettere in moto la liberazione della schiavitù nello Stato.
Il racconto per quanto semplice è toccante ma forse un po’ troppo buonista, l’autrice fa ricorso di continuo alla fede cristiana e alla fiducia verso il prossimo per risolvere le situazioni scomode.
Sicuramente ci sono romanzi che parlando del razzismo e della diseguaglianza in modo più profondo e acculturato, ma io devo dire che la capanna dello zio Tom è talmente scorrevole che si passa sopra alle leggerezze della scrittrice.
Lo consiglio sicuramente!

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Il buio oltre la siepe
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martaquick Opinione inserita da martaquick    14 Febbraio, 2020
Top 100 Opinionisti  -  

IL MIO PRIMO WULF DORN

Mi è stato regalato questo romanzo di Wulf Dorn che non avevo mai ancora letto come autore, e posso dire che non credo che leggerò altri suoi libri.
Non che non sia stato un buon thriller, sia chiaro, solo che per me non c’è stato niente di particolarmente esaltate nella lettura.
La storia non è banale ma non è nemmeno così originale, mi aspettavo di più da un autore tanto acclamato.
Inizialmente quando ho conosciuto i protagonisti del romanzo li ho trovati classici stereotipi del genere e i dialoghi alquanto macchinosi; tuttavia proseguendo con la lettura,soprattutto nella seconda metà del romanzo, in cui mi è piaciuto come la protagonista Ellen abbia “passato la palla” al collega, Mark, che è diventato il centro del finale del romanzo.
Non sono un’esperta del settore medico/psichiatrico ma credo che ci siano delle grosse incongruenze su dettagli magari di poco conto, ma che mi hanno fatto tirare il naso.
Nessun personaggio mi ha colpito ma il romanzo si fa leggere, infatti in una settimana ho terminato la lettura.

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martaquick Opinione inserita da martaquick    10 Febbraio, 2020
Top 100 Opinionisti  -  

SENSAZIONI CONTRASTANTI

Per me leggere Madame Bovary è stato davvero difficile perché durante tutto il romanzo ho provato due sensazioni differenti, ossia una grande pena ma anche un forte fastidio per la protagonista.
Senza dilungarmi sulla trama che è famosissima e di certo non serve che io la ripeta, vorrei soffermarmi su appunto Emma, la giovane donna che ha turbato il piacere della mia lettura.
La protagonista è una eterna insoddisfatta della vita e rappresenta in pieno la vita delle donne di quell’epoca.
Emma, annoiata dalla vita di campagna con il padre, sposa il dottore Charles Bovary credendo di migliorare la sua situazione sia economica sia sociale.
Non essendo andata come sperava, il senso di apatia e di insoddisfazione ritorna ed ella lo appaga comprando ninnoli, vivendo una vita che non si può permettere a discapito delle finanze del marito.
Qualche tempo dopo incontra un uomo facoltoso che seduce, Rodolphe, e da grande innamorata come si dichiara propone di fare una fuga d’amore, per poi venire abbandonata da quest’ultimo.
La delusione delle sue aspettative romantiche la conduce ad una “malattia” che il marito cerca di curare dandole attenzioni e libertà di intrattenimento che sfoceranno in un secondo tradimento con Leon, il sostituto del notaio.
Leon, inizialmente innamorato dell’idea che si era fatto della donna, dopo qualche tempo scoprendone la vera natura, decide anche lui di abbandonare Emma e di scegliere la strada del matrimonio.
Emma, delusa dagli uomini, unico mezzo di fuga da una vita che per una donna non è facile da accettare, fatta di figli e casa senza altre distrazioni, ricoperta di debiti per il lusso e gli sfarzi che si è concessa, si avvelena e si uccide dando fine alle sue pene.
Queste fasi del romanzo mi hanno fatto provare pena per la protagonista alla continua ricerca di cambiare la sua vita, sempre dipendente dagli uomini che la circondano, un’esistenza fatta per essere moglie e madre e niente di più.
Dall’altra parte mi ha fatto infastidito come Emma incolpi chi le sta attorno delle sue sciagure quando è lei che sceglie di tradire il marito e diventare infedele, lei decide di sperperare il denaro frutto del lavoro onesto del signor Bovary. Infine lei sceglie di togliersi la vita senza aver mai apprezzato quello che le aveva dato: un marito devoto, una figlia in salute e una situazione economica discreta.
Sicuramente un romanzo ben scritto che mi ha suscitato queste sensazioni che non tutti i racconti sanno fare, ma non posso dire che mi sia piaciuto molto anche se rappresenta alla perfezione la vita delle donne dell’epoca.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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martaquick Opinione inserita da martaquick    24 Gennaio, 2020
Top 100 Opinionisti  -  

LA FATICA SULLA PELLE

Prima di esprimere la mia opinione su La lunga marcia voglio dire due cose riguardo all'autore.
La prima osservazione che vorrei fare è che questo romanzo mi conferma che Stephen King è davvero un genio nel vero senso della parola.
A parte l'aver scritto romanzi davvero unici e completi a tutto tondo come It o l'ombra dello scorpione, con altri ha anticipato temi che tuttora vanno molto di moda, come la distopia, la lotta tra il bene e il male, perché no anche un po ' di fantascienza.
Con la lunga marcia troviamo argomenti, seppur trattati con quasi noncuranza, che oggi sono un vero e proprio business, basti guardare saghe come Hunger Games o il meno conosciuto Batte Royale (scritto molti anni fa ma comunque successivamente a questo romanzo) o programmi come il Grande Fratello. Il romanzo in questione propone uno stato in cui dei giovani sono costretti a marciare all'infinito finché uno solo rimane in vita, gli altri che si arrendono perché sfiniti vengono uccisi. Non ci viene detto perché si tiene questa gara ma ci viene spiegato che tutto è pubblico, seguito alla televisione come intrattenimento.
La seconda nota di merito va all'introduzione dello stesso King al romanzo, in cui spiega perché ha voluto pubblicare alcuni suoi scritti degli anni '80 con un'altro pseudonimo. Era curioso di vedere se dei suoi lavori pubblicati con altro nome sarebbero stati acquistati lo stesso per la trama, e non per la notorietà da lui raggiunta come scrittore. Direi che è un azzardo per chi pensa a scrivere solo con scopo lucrativo, quindi direi che King scrive soprattutto per il piacere di scrivere.
Veniamo al romanzo, non un capolavoro ma di certo è appassionante e la bravura dell'autore sta nel farci sentire esausti come i marciatori! Che fatica sentite tutto quello che passano Garraty e gli altri ragazzi ed è dura sentirli anche morire man mano che i kilometri passano.
La conclusione è l'unica che mi ha leggermente rovinato la lettura, ma sicuramente ti rimane impressa anche quella.
Lo consiglio!

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martaquick Opinione inserita da martaquick    16 Gennaio, 2020
Top 100 Opinionisti  -  

UNA CONCLUSIONE MICIDIALE

Breve romanzo di Eggers ho divorato in pochi giorni e che mi è piaciuto davvero molto. È il secondo che leggo dell'autore, dopo il cerchio, e l'i trovato davvero ben scritto.
Il racconto si può dividere in due grandi capitoli secondo me, almeno io l'ho vista così.
La prima parte del romanzo ci presenta i due protagonisti, due operai che sono addetti alla costruzione di una grande strada in un paese del terzo mondo, che collegherà la parte più povera alla parte più ricca.
I due uomini non possono rivelarsi il nome o altre informazioni e quindi anche a noi viene detto solo il loro temporaneo soprannome, Nove e Quattro.
Sono due persone completamente diverse tra loro se non contrarie: Quattro è un lavoratore preciso e serio, anche troppo, quasi insensibile e freddo; Nove è nel suo mondo, non affronta le responsabilità del suo incarico e anzi vaga nei villaggi di quel paese arretrato e pericoloso, con grande fastidio di Quattro che gli ricorda che è una cosa espressamente vietata dal loro contratto lavorativo.
Detto questo noi inquadriamo così questi due personaggi , ci infastidiscono sia l'ilaritá di uno sia la troppa serietà dell'altro, ma capiamo anche noi l'urgenza di portare a termine questa strada per la grande parata che si terrà al comportamento del lavoro.
La seconda parte del romanzo inizia quando Nove contrae un virus locale che lo debiliterá quasi fino alla morte; noi lettori subito pensiamo che il freddo Quattro abbandonerà il collega per non ritardare il suo lavoro, mentre alla fine quest'ultimo si farà davvero "in quattro" per trovare un modo di guarire Nove, grazie anche all'aiuto delle persone locali che prendono a cuore il lavoro degli uomini stranier, perché la strada che stanno aspettando li aiuterà ad essere collegati con le tecnologie più moderne, commercio e servizi sanitari migliori.
Quattro vivrà molte situazioni pericolose, dimostrandosi un uomo non più privo di grande compassione come ci era stato presentato, ma al contrario scopriremo che è dotato di grande sentimento.
La conclusione non voglio rivelarla ma mi ha lasciato profondamente sconvolta.. non me l'aspettavo, una mazzata così.
Un chiaro riferimento alla vita odierna, guerre nei paesi poveri che straziano le vite mentre noi comodi e agiati assistiamo da distante, impotenti..

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Gialli, Thriller, Horror
 
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martaquick Opinione inserita da martaquick    09 Gennaio, 2020
Top 100 Opinionisti  -  

TUTTO CAMBIA, MA L'ORIGINALITÀ DI ALICE BASSO RIMA

Il quinto romanzo di Alice Basso mi conferma che è una scrittrice di talento, originale, colta e anche ironica.
Sono davvero felice di aver letto questa sua serie di libri sulla ghostwriter Vani Sarca.
Questo volume (presumo ultimo e lo spero perché sarebbe una conclusione perfetta) vede la nostra protagonista alla ricerca del capo Enrico Fuschi, sparito alla fine del quarto volume dopo aver fatto un grandissimo gesto che però gli è costato la carriera.
Diciamo che la parte della ricerca di Enrico, con dei flashback riguardanti l'infanzia di quest'ultimo, l'ho trovata piacevole ma non appassionante come la seconda parte del romanzo dove Vani, una volta ritrovato il suo capo, si prodiga a ridargli una vita che merita di essere vissuta davvero.
Alice Basso si muove con maestria tra la trama principale e la parte riguardante la vita personale di Vani, tanti cambiamenti la aspettano e la spaventano, lei sempre abituata a mettere uno scudo tra sé stessa e il genere umano.
Ci pensano le persone attorno a lei ad abbattere definitivamente questa barriera..tutto leggermente sentimentale per gli standard dell'autrice ma senza mai sconfinare del melenso.
La conclusione del romanzo è stata il tocco finale ad una storia durata cinque volumi, piena di sfaccettature, di momenti divertenti, di citazioni letterarie e di tanto altro. Solo per le ultime 10 pagine di questo volume vale la pena iniziare il primo romanzo!
Complimenti alla scrittrice, spero pubblicherà nuove storie con nuovi altrettanto appassionanti protagonisti.

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Gli altri capitoli della serie
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Gialli, Thriller, Horror
 
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martaquick Opinione inserita da martaquick    24 Dicembre, 2019
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CARRIE CARRIE CARRIE

King è un autore che ormai leggo da moltissimi anni, dalle scuole superiori piu precisamente, ma con ordine sparso, ho iniziato con shining per poi andare a It, l'ombra dello scorpione e molti altri, tutti libri più datati della sua carriera.
Ho voluto leggere la sua prima opera pubblicata (la foto nella copertina con un giovane King che quasi non ricordavo) e l'ho trovato diverso.
La storia non è complessa e la trama è abbastanza scontata: una ragazza vittima di bullismo dai compagni di scuola e maltratta dalla madre invasata scopre e sviluppa poteri telecinetici, arma che userà dopo l'ennesima offesa per vendicarsi per gli anni di abusi che a subito.
Senza dilungarmi sulla storia in sé vorrei esprimere cosa mi è piaciuto di questo romanzo anche senza trovarlo eccelso.
Innanzitutto la particolarità dei paragrafi di interviste e pezzi di articoli di giornale che girano intorno al grande evento finale, li ho trovati interessanti come tipologia di scrittura per un giovane King.
L'inizio di poteri che poi in altri romanzi troveremo chiamati come la luccicanza, altro argomento abbozzato ma originale, qui sono quasi secondari perché quello a cui noi pensiamo durante la lettura è povera Carrie.
Poi gli albori dei temi cari allo scrittore che ritroveremo in tanti suoi romanzi: la lotta tra il bene e il male, l'adolescenza, la religione, il demone che sta dentro ad ognuno di noi che ci fa fare cose brutte come umiliare, ignorare e deridere..
Insomma un romanzo di formazione che a me è piaciuto leggere, io personalmente ho finito per fare il tifo per Carrie..bravo King.

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Romanzi
 
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martaquick Opinione inserita da martaquick    17 Dicembre, 2019
Top 100 Opinionisti  -  

UNA VITA

Leggendo opinioni e recensioni varie avevo già intuito che Stoner è un romanzo di quelli che vanno letti, che ti lasciano qualcosa dentro. Non ho avuto delusioni.
Leggendo il romanzo ho capito cosa ci trovano i lettori in questa storia: Stoner è uno di noi. È un uomo qualunque che vive una vita normale, quasi banale e noiosa e ci si può rispecchiare benissimo nei fatti che accadono durante la sua vita.
Inizialmente si dedica agli studi e si allontana dai genitori per amore della letteratura ed é una fase che chiunque passa in età adulta, la ricerca del proprio percorso e il taglio del cordone ombelicale (non sempre così drastico) con la famiglia.
Poi la ricerca del proprio posto nel mondo e Stoner sceglierà di fare il professore proprio nell'università in cui ha studiato.
La scelta del matrimonio, per interrompere la solitudine e forse anche per una sorta di innamoramento porteranno il nostro protagonista alla vita comune coniugale in cui troverà solo tanta amarezza.
L'arrivo di una figlia, l'amore puro per Grace e il sentirsi genitore, altra tappa comune per quasi tutte le persone.
Tutto questo ci fa comprende Stoner come se fosse un nostro conoscente, ed è per questo che durante la lettura quasi vorresti dare una scrollata alle spalle di quest'uomo che vive la vita passivamente, a parte qualche piccola esplosione di personalità.
Cercando di fuggire dal suo disastroso matrimonio si rifuggerå tra le braccia di una sua allieva e professoressa, per poi venire ostacolato dal rettore universitario con cui aveva avuto anche un diverbio lavorativo e personale, e quindi anche questo piccolo periodo di felicità viene demolito.
Cosa rimane a Stoner? Una vita senza grandi stimoli, senza tanto amore o affetto, senza un apparente motivo di essere vissuta.
L'arrancare di un uomo che non ha saputo prendere in mano la sua vita e le persone che ne facevano parte ma a sua difesa si puo dire che non è nemmeno stato molto supportato dalla moglie e dal mondo in generale.
Cosa può offrire la vita ad una persona? Tanto e poco, dipende dai punti di vista.
La conclusione del romanzo, in cui mi aspettavo magari un piccolo riscatto per il protagonista, è molto delicata e bellissima da leggere.

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Romanzi storici
 
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martaquick Opinione inserita da martaquick    12 Dicembre, 2019
Top 100 Opinionisti  -  

COMPLIMENTI KEN FOLLET!

Ricordo quando lessi I pilastri della terra ormai molti anni fa e ne rimasi affascinata, era il mio primo romanzo di Ken Follet e trovai un mondo basato su fatti storici reali ma confezionato per noi lettori, con personaggi indimenticabili e la cattedrale di Kingsbridge come sfondo.
La colonna di fuoco con grande maestria dell'autore ci ripropone la stessa città diversi secoli dopo, con nuovi protagonisti altrettanto unici sempre contestualizzati nel periodo storico in cui ci si trova.
In questo caso siamo nel 1558 ed è il secolo in cui troviamo la salita al potere di Elisabetta Tudor, dichiarata regina illegittima dalla Chiesa perché protestante, minacciata dalla regina di Scozia Maria Stuarda, cattolica ed appoggiata dal Papa e dai suoi fedeli.
I personaggi del romanzo entrano a contatto con questi personaggi storici realmente esistiti ed è questo l'aspetto che mi è piaciuto di più di quest'opera di Follet.
Ned Willard è un protestante che diventa consigliere di Elisabetta Tudor; il suo grande amore Margery Fitzgerald invece è una cattolica fedele e organizza una rete di preti clandestini da introdurre in Inghilterra ; Sylvie Palot è una coraggiosa protestante francese che viene raggirata dal crudele Pierre Aumande, un arrampicatore sociale senza scrupoli ed infine Rollo Fitzgerald è un uomo che pur di sostenere la sua fede cattolica dedicherà una vita intera a tentare di eliminare il governo di Elisabetta.
Questi sono solo i protagonisti che possono piacere o non piacere ma sono davvero ben delineati dalle loro azioni e dalle loro motivazioni , personalmente ho amato la storia di Ned e di Sylvie e tutte le parti riguardanti la regina Elisabetta e il suo consigliere Walsingham.
Il romanzo è molto lungo come gli altri di Follet ma si legge davvero con piacere, è un opera completa e di grande bravura da parte di un autore che anche se affermato continua a produrre lavori di alto calibro.
Lo consiglio sicuramente partendo da I pilastri della terra per arrivare a quest'ultimo.

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martaquick Opinione inserita da martaquick    25 Novembre, 2019
Top 100 Opinionisti  -  

UNA ATWOOD DIVERSA DAL SOLITO

Mi sento in obbligo di dire che essendo una appassionata della scrittura di Margaret Atwood questo romanzo mi ha leggermente deluso e voglio dare un giudizio oggettivo.
Ho pensato : facciamo finta che l'autore sia anonimo e non uno dei miei preferiti, cosa ne penso di questa storia?
Penso che sia lunga, molto lunga.
La vita di Elaine, una pittrice canadese abbastanza affermata che ripercorre la sua infanzia e giovinezza nella sua città natale, Toronto.
Il racconto dal punto di vita stilistico è davvero impeccabile, appunto per questo non mi è sembrata la solita Atwood fredda e quasi spietata. Qui la troviamo quasi delicata, scorrevole e forse un po' prolissa.
Ho faticato a continuare la storia con interesse acceso perché non c'è nulla di avvincente, di misterioso o di particolare, è davvero il racconto di una vita intera di una donna canadese.
Non so se magari c'è un tocco autobiografico ma ci sono molte riflessioni che si possono fare come l'influenza dell'infanzia nella vita adulta di una persona, la paura del giudizio altrui, la presenza del genitore e della famiglia, il rimpianto per non aver amato abbastanza, il rimorso per non aver aiutato delle persone che in ogni caso magari neanche lo meritavano.
Ci sono tanti elementi in questa storia tra cui anche del buon sano femminismo.
Nonostante tutto questo la lettura non mi ha dato molto appagamento e nemmeno il finale.
Non mi sento di consigliarlo.

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Romanzi
 
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martaquick Opinione inserita da martaquick    30 Ottobre, 2019
Top 100 Opinionisti  -  

FUGA DAL RAPPORTO SENTIMENTALE

Mi sono avvicinata a Roth con questo primo suo breve romanzo ma forse ho sbagliato, magari avrei dovuto cominciate con la Pastorale Americana, perché con L'animale morente potrei già chiudere la porta in faccia a questo autore..vedremo cosa deciderò in futuro, se dargli una seconda possibilità o meno.
Il libro parla della morbosa relazione, se così si può chiamare, tra il professore universitario David e la sua studentessa Consuela.
La voce narrante é quest'uomo che, fiero del suo stile di vita, ci racconta come sia fuggito dal suo matrimonio praticamente abbandonando il figlio dedicandosi alla cultura del sesso come appagamento più grande della sua vita. Forse anche proprio il rito dell'individuare la "preda" tra le sue studentesse per poi arrivare all'amplesso è quello che entusiasma di più il professore.
Ci spiega come poi entra nella sua vita questa donna, Consuelo, e la stravolge; lui mai stato geloso improvvisamente si ritrova a pensare a lei giorno e notte , a sentirne la mancanza e a provare sentimenti di possesso.
Dal canto suo la donna sa di avere questa importante fisicità cubana ed è consapevole di avere il dominio sul suo amante David, ma un giorno sceglie di stroncare la loro storia dopo la sua festa di laurea.
Il professore si ritrova a dover superare il suo sentimento per Consuelo (forse amore non ammesso? O forse solo malattia di desiderio?) e continua le sue relazioni sessuali.
Un giorno però torna ad avere notizie della sua ex amante , non voglio svelare le motivazioni per nono rovinarvi la lettura.
Quello che posso dire liberamente è che Roth forse vuole raccontare come in questi tempi più moderni la libertà sessuale e l'emancipazione della donna comportino delle conseguenze sulla psiche dell'uomo, e come il comportamento di David sia dovuto sì alla sua dipendenza dell'indipendenza, dalla paura del legame restrittivo che è il matrimonio o una relazione stabile, ma che anche sia accentuato dalla società senza più grandi inibizioni.
Io sinceramente sono stata tormentata dalle continue critiche dell'autore/protagonista verso il matrimonio e ai vincoli familiari..mi sembra quasi ridicolo che un uomo rifugga così alla vita e sdegni quello che è la famiglia per rincorrere la soddisfazione sessuale.
Non so se l'ho voluto cogliere io o se effettivamente l'autore voleva far arrivare questo messaggio con il finale del romanzo, ma mi è sembrato che la conclusione sia la dimostrazione che in ogni caso i legami con le persone non si possono pienamente controllare..
In ogni caso non ho amato il suo scritto, non mi hanno colpita le sue riflessioni e non mi ha fatto impazzire la storia di per sé.
Non lo consiglio.

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Fantasy
 
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martaquick Opinione inserita da martaquick    26 Ottobre, 2019
Top 100 Opinionisti  -  

UN MONDO SPECIALE

Ho letto ben due volte nella mia pre-adolescenza questo magnifico romanzo che è la trilogia del Signore degli anelli, scritta dal grandissimo Tolkien, promotore del genere Fantasy da me amatissimo, scrittore che non ha eguali e che rimarrà sempre uno dei migliori autori di tutti i tempi.
I romanzi come è risaputo sono tre e parlano del percorso del famoso hobbit Frodi che deve portare l'anello del potere a Mordor per distruggerlo.
Questa è solo la trama principale perché tutto quello che sta attorno a questa storyline è un mondo immenso, bellissimo, pieno di personaggi fantastici ed affascinanti. Creature già esistenti ma usate,se non per la prima volta quasi, in un racconto, come gli elfi e i nani, mostri per esempio orchi ma anche pura invenzione come gli hobbit appunto o i nazgul, degli esseri malvagi dotati di ali e zanne.
Tolkien crea anche paesaggi inimmaginabili se non da un genio come lui, sia posti bellissimi ma anche zone terribili di sofferenza come la Terra di Mordor.
I personaggi sono ben caratterizzati e rimangono impressi nel lettore seppur sono tantissimi, io ricohe ho sempre adorato Aragorn e la sua Arwin..
L'unica nota leggermente negativa che posso dare è che essendo un romanzo pieno di descrizioni potrebbe risultare lento in alcune parti anche se nella complessità è un capolavoro della letteratura.
Lo consiglierei non solo agli amanti del Fantasy ma agli amanti delle grandi avventure letterarie in generale.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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martaquick Opinione inserita da martaquick    25 Ottobre, 2019
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ABRA KADABRA

Ho letto Doctor Sleep non appena è uscito (ormai un po' di anni fa) e mi è venuta ora la voglia di condividere la mia opinione in concomitanza con l'uscita della trasposizione cinematografica.
Ricordo che il romanzo mi è piaciuto molto e anche i personaggi.
Danny è un uomo che racchiude gli effetti della sua infanzia particolare ed ha il dono della luccicanza, una specie di potere, un'aura, che però cerca di soffocare con una vita miserabile.
Nel suo percorso distruttivo entra in contatto con Abra, una ragazzina con una luccicanza molto forte che corre il pericolo di essere "divorata" dal Vero Nodo , un gruppo di esseri che si nutrono del potere delle persone speciali.
Danny dovrà superare le sue paure, la sua esperienza traumatica all'Overlook, per aiutare Abra che invece impersonifica la positività della vita e la forza di volontà.
L'aiuto che chiede quest'ultima a Danny in realtà dará una svolta alla vita di entrambi, finalmente due persone con la luccicanza possono confrontarsi e confortarsi, peccato l'impossibilità di sfuggire ad uno scontro con il villain del romanzo..
Il personaggio di Abra a parte il nome azzeccatissimo mi è piaciuto ma non lo definirei uno dei migliori usciti dalla penna di King.
Mi è piaciuto moltissimo ritrovare il protagonista di Shining e scoprire cosa fosse successo nella sua vita e ho trovato la trama del seguito molto accattivante per essere il romanzo successivo di un grande capolavoro .

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Fantascienza
 
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3.0
Stile 
 
3.0
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martaquick Opinione inserita da martaquick    19 Ottobre, 2019
Top 100 Opinionisti  -  

UNA EREDE NON ALL' ALTEZZA

Sono passati circa 15 anni da quando abbiamo lasciato Tom ed Hester ad Anchorage, dopo una battaglia contro schiavisti, Stormo Verde e Ragazzi Perduti.
Si sono stabiliti nella città che essendo andata alla deriva non è più in movimento ma è stabilmente ancorata al terreno, si sono sposati ed è nata la loro figlia Wren.
È proprio quest'ultima la nuova protagonista del terzo capitolo di macchine mortali e voglio subito mettere in chiaro che non è minimamente paragonabile ai genitori come personaggio. L'ho trovato il classico cliché della figlia adolescente che si ribella ai genitori e scappa verso avventure che si rivelano pericolose.
Wren si ritrova catturata e poi venduta come schiava nella città di Brighton, una villeggiatura - città trazionista, un paradiso per i turisti e anche un posto di neutralità nei confronti della guerra che impervia da anni.
La città è descritta magistralmente dall'autore, come tutte quelle che ha creato per questa saga: Brighton parte dal basso con livelli ricchi di artisti e negozi per poi svilupparsi verso l'altro e al culmine, legato da una specie di struttura dotata di ascensore , c'è Settimo Cielo, la residenza del sindaco della città, una vasta tenuta con giardini immensi, piscina e un palazzo degno di un re.
Ovviamente Tom ed Hester partono alla ricerca della figlia e così abbiamo qualche capitolo dedicato anche a loro, fortunatamente per me che adoro il personaggio di Hester, il migliore di tutti i romanzi a mio parere.
Tom ed Hester sono caratteri opposti ma hanno sempre trovato un equilibrio nel loro amore ma la fuga della figlia rovinerà il loro rapporto, con la scoperta anche da parte di Tom di alcuni segreti della moglie.
Wren si ritroverà dal canto suo a lavorare per il sindaco di Brighton, che si scoprirà essere una vecchia conoscenza per il lettore, e un antico manufatto in suo possesso (il libro di latta) spingerà lo stormo verde all'attacco per recuperarlo perché nasconde importanti informazioni su un'arma del passato.
Sinceramente mi é sembrato un po' un riprendere quello che è successo nel primo volume e rimescolarlo per creare il terzo con qualche piccola differenza, ma in ogni caso il romanzo mi è piaciuto molto meno dei primi due.
Sicuramente darò una possibilità al quarto romanzo perché secondo me la saga ha molte idee originali e lo stile dell'autore mi piace, spero dopo aver letto la conclusione di ritrovare più spesso Hester Shaw.

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