Opinione scritta da Kira
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Guardare in faccia la realta' e farsi un bicchiere
Stile alcolico, punteggiatura ribelle, periodi lunghi, tante parolacce. Sono i tratti distintivi di Bukowski, uno scrittore che se ne infischia delle regole. Le regole sono fatte per essere infrante. La massa non e' altro che un branco di pecore legate tra loro, incatenate ad una societa' erta su ideali fittizi. Una societa' piena di divieti, che schiaccia i piu' deboli, li deride, li umilia, e solo in questo trova la sua realizzazione. Quel povero diavolo che decide di uscirne, che ad un tratto si ribella alle oppressive manipolazioni morali e sociali, viene inequivocabilmente etichettato come pazzo, o ubriacone, o poco di buono. In fondo sono tutti sinonimi.
"Storie di ordinaria follia" e' sicuramente una delle piu' belle avventure underground mai regalate alla letteratura di tutti i tempi. A che servono trame articolate, stili virtuosistici e pudore letterario quando si puo' contestare l'ipocrisia della societa' moderna senza mezzi termini, semplicemente parlando di se stessi?
Un libro da leggere tutto d'un fiato, basato sulla storia di un uomo che vive la propria vita. La vive alla giornata. Non si priva di nulla, o di tutto. E' difficile dirlo. Egli beve, scrive, beve ancora, scopa, gioca ai cavalli, beve di nuovo, e' perfino in grado di amare, e di tanto in tanto lavora perche' purtroppo c'e' ancora bisogno del vile denaro per comprarsi il pane (o un paio di confezioni da 6 di birre).
A nome di tutti i lettori, dai piu' rozzi ai piu' acculturati, grazie Charles per averci narrato di te e averci aperto gli occhi come solo un artista puo' fare, spuntandoci addosso la tua verita'.
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Il Grande Flop-sby
Ho sentito talmente tante persone parlare bene di questo romanzo, che alla fine mi sono deciso a leggerlo. La prima cosa che mi fa storcere il naso è la prefazione scritta da Fitzgerald prima della seconda ristampa del 1934, in cui fa di tutto per difendersi dalle innumerevoli critiche che ricevette subito dopo la pubblicazione del libro e non attua il minimo sforzo per valorizzarne invece i suoi punti forti, ben pochi a mio avviso.
La trama è semplicistica, assolutamente banale, priva di colpi di scena e piena di fronzoli, artifici letterari con il solo e spudorato fine virtuosistico, ma assolutamente fine a se stesso. Lo scrittore vorrebbe far credere che ci siano altissimi significati metaforici dietro le sue massime e frasi ad effetto, tuttavia senza successo. Sarebbe possibile raccontare l'intera trama di questo romanzo in pochi minuti, forse secondi se in possesso di capacità di sintesi nemmeno tanto notevoli.
Il narratore che racconta eventi del passato, il classico personaggio enigmatico iniziale, la cui personalità si va man mano delineando durante il racconto, la storia d'amore celata e tormentata da anni, colma di nobili ideali, qualche sprizzo di perbenismo e insignificanti trasgressioni d'alcol di inizio novecento, infine la tragedia. Punto. Ecco il Grande Gatsby, considerato un capolavoro della sua epoca .... per me di capolavoro non ha nemmeno il titolo, sul quale lo stesso scrittore pare aver avuto diversi ripensamenti; ha optato palesemente per la scelta sbagliata, sembra il titolo di un romanzo per bambini. Non bisogna giudicare un libro dalla copertina (e dal titolo)! Ci dicevano un tempo, signori, questa è l'eccezione che conferma la regola.
Lo stile di scrittura è esageratamente sfarzoso, filosofico, a tratti enigmatico. Per ogni pagina sfogliata ci sono almeno un paio di elementi di trama che Fitzgerald ritiene per scontati, ancora una volta facendosi beffe di quella che lui ritiene essere insufficiente attenzione durante la lettura del suo amato romanzo o scarsa propensione letteraria del lettore, solo gli dei lo sanno... Ha tutta l'aria di essere una banalità travestita da grande letteratura del '900, i quali abiti sono stati cuciti con tessuti contraffatti.
Niente di originale, per nulla incisivo, un romanzo che non consiglierei a nessuno.
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Il disfacimento causato dal male
Volevo leggere un bel romanzo, vado nella libreria di mio padre e vedo questo librone nero, inquietante... C'è qualcosa che mi attira, inizio a leggerlo e una cosa è certa, non mi pentirò mai di quella scelta!
La storia si svolge in un quartiere tranquillo di campagna, di quelli dove non succede mai nulla, ma che sarà sede di importanti eventi che cambieranno le sorti della eterna lotta tra il bene e il male. Un ex detective della omicidi di Los Angeles, andato in pensione a soli 31 anni per motivi ignoti, viene incitato a partecipare alle indagini su un famoso serial Killer di bambini, chiamato il Pescatore. Le indagini conducono a un punto morto, i bambini del quartiere continuano ad essere assassinati e alcuni abitanti sono ormai sull'orlo della pazzia, causata dal panico e da altri eventi inspiegabili.
Il romanzo passa gradualmente dal giallo al thriller, per poi sfociare nell'horror in cui regna una spettacolare discesa negli inferi, con una successione di eventi che farebbe invidia, a parer mio, a qualsiasi film horror.
In linea generale, lo stile è privo di fronzoli, molto "americano", tipico di King insomma. Uno stile immediato, che raggiunge subito il lettore e che viene modulato in relazione agli eventi, con grande maestria (lo capisci subito che quello che stai leggendo, non l'ha scritto l'ultimo arrivato, per intenderci). Colpiscono subito gli strumenti letterari utilizzati per descrivere i sogni dei personaggi, in grado di trascinare il lettore in una dimensione onirica, irreale, ma al tempo stesso connessa con la realtà tramite forze misteriose; per non parlare della strategia di narrazione, a mio avviso geniale in un romanzo di questo genere, che non consiste in un classico narratore onnisciente che racconta gli eventi al passato, ma in una persona che accompagna fisicamente il lettore nei luoghi dove si svolgono gli eventi nel presente, ed entrambi godono della facoltà di rendersi invisibili, in modo tale da poter osservare quello che sta accadendo, ma senza poter agire per cambiare il corso degli eventi.
Stile di trama e di scrittura in grado di trascinare, rilassare ed a tratti divertire chi lo sta leggendo. Libro consigliato ad ogni tipo di lettore, magari con una età non inferiore ai 14 anni :)
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Cos'è la conoscenza ultima?
Stiamo parlando di Hesse, un Nobel per la letteratura, un personaggio dalla vita travagliata, segnata profondamente da ben due conflitti mondiali; genio indiscusso della narrativa, quindi tutte le opinioni/recensioni che possiamo scrivere noi "comuni mortali" sono assolutamente superflue.
In "Siddharta", più che in altre opere di Hesse, si notano le sue profonde radici culturali di filosofia orientale, che tuttavia mai diventano dogmatiche o pretenziose nei confronti del lettore. E' una storia dalla forte strutturazione fiabesca, leggera, rilassante, ma estremamente sottile stilisticamente, evocativa ed allegorica. Essa narra della vita del giovane Siddharta, che col suo amico Govinda, decide di tagliare definitivamente le sue radici con il suo paese natale, per incamminarsi in un viaggio all'insegna dell'esperienza e della conoscenza. Dopo una breve parentesi ascetica dagli anziani saggi Samana, presso i quali apprende le nobili arti del digiunare, pensare e pazientare, Siddharta si avventura da solo nella futile vita degli "uomini-bambini", ovvero nella quotidianità dell'uomo comune, condannata ad un'eterna lotta tra gioia e dolore, povertà e ricchezza, amore ed odio, ansia e soddisfazione, ma che alla fine non rende niente all'uomo, se non fugaci note emotive, intercalate dalla monotonia e dalle dipendenze. Dopo molti anni decide quindi di abbandonare tutto e tutti, nonostante sia ormai segnato fisicamente e psicologicamente dall'età, per continuare il suo viaggio, ancora speranzoso di raggiungere la "conoscenza ultima".
In definitiva, il "Siddharta" di Hesse è un testo davvero unico, che induce profonde riflessioni sul senso della vita, sul tempo e sulla più profonda essenza della natura, di tutte le cose che ad essa appartengono, siano esse animate o inanimate. Lo consiglio a tutti, ad ogni categoria di lettore; è un libro dal quale puoi estrapolare tanti più significati quanti più vuoi riceverne.
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Un libro, una maledizione
Un padre libraio vecchio stampo decide di portare suo figlio in un cimitero di libri dimenticati, luogo avvolto da un'inspiegabile aria sinistra. Il bambino deve scegliere una di quelle opere senza proprietario, che nonostante tutto continuano a vivere all'ombra del mondo circostante, e custodirla per tutta la sua vita. Tuttavia non è il bambino a scegliere il libro, ma in qualche modo il libro a scegliere il bambino e tutti i misteri che emergeranno lentamente sul passato dello scrittore quasi sconosciuto di quel romanzo, sconvolgeranno la vita del protagonista.
"L'ombra del vento" cattura il lettore fin dalle prime pagine. E' un romanzo del mistero, cosparso di venature horror, che ti catapulta nella Barcellona di inizio novecento, in cui la storia del protagonista è stretta nella morsa della guerra civile e del secondo conflitto mondiale.
Le personalità dei personaggi sono delineate alla perfezione e gli eventi si susseguono lentamente con un'aura continua di mistero. Molti romanzi svelano gli intrighi man mano che la storia procede, mentre in questo, Zafòn ne concentra tutte le soluzioni nelle ultime pagine, con un finale non esoterico e non interpretativo, ma estremamente bello e concreto.
Libro consigliatissimo ad ogni tipo di lettore dato il suo stile scorrevole, ma dal carattere raffinato che si rifà ai grandi autori novecenteschi.
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L'amore come tabù
La vita amorosa, i presupposti per la stabilità di una relazione, le caratteristiche che si cercano consciamente ed inconsciamente in un partner non sono tematiche scontate, richiedono una analisi psicologica approfondita e tutte le persone possono essere catalogate mediante psicoanalisi.
Sicuramente non stiamo parlando del libro più bello ed innovativo scritto da Freud, ma è pur sempre un saggio scientifico, che fa luce su alcuni aspetti, troppo spesso trascurati, della vita amorosa.
Che cosa cerchiamo in un partner? Quali sono i ragionamenti ed i calcoli che il nostro "radar" inconscio effettua per la ricerca della dolce metà? Di certo l'attrazione puramente fisica, la simpatia e gli interessi in comune rivestono importanza fondamentale, soprattutto nelle primissime fasi del rapporto, ma come mai scegliamo proprio quella persona piuttosto che un'altra, magari altrettanto tra le nostre conoscenze e con le stesse caratteristiche di quella scelta? Freud dimostra che ci sono dei meccanismi, che variano notevolmente in base al background psicologico, che portano ad essere attratti proprio da una certa persona o da una determinata categoria di persone, che conducono gli esseri umani ad addentrarsi in una ricerca frenetica del partner ideale, che molto spesso si rivela infinita, dato che per sua natura intrinseca non riuscirà mai a trovare soddisfacimento totale.
Altri temi importanti sono oggetto di questo testo, come il tabù della verginità, prerogativa sessuale spesso considerata preziosa, ma che in determinate civiltà viene addirittura ripudiata ed è analizzata dall'autore utilizzando argomentazioni storico/psicologiche, esplicandola dalle sue più profonde radici culturali.
In conclusione non mi sento di acclamare questo libro al pari di altri scritti da Freud, ma lo consiglio comunque, per gli argomenti interessanti che tratta (in genere considerati banali dal luogo comune) e per l'approccio scientifico utilizzato nel trattarli, tipico di uno dei più grandi Nobel mancati della storia.
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Un vero ricercatore all'opera
Come al solito il Dott. Freud se ne frega altamente dell'ipocrisia, dei vincoli sociali e di tutti i limiti dettati dalla "società civile". Io sono un appassionato di psicologia, assolutamente privo di esperienza nel campo essendo un biotecnologo, ma devo per forza di cosa ammettere che ci sono cose che la biochimica e la biologia non possono spiegare neanche vagamente con i mezzi di cui dispongono. Al di là delle teorie cellulari e neurotrasmettitoriali del comportamento umano, c'è tutta la questione delle prime esperienze e dei primi istinti dell'uomo, che poi vanno a determinare il suo carattere e purtroppo, alcune sue eventuali patologie, dette psiconevrosi. Freud questo lo sapeva bene ed era consapevole di non essere un semplice "strizzacervelli", ma uno scienziato, un ricercatore e come tale doveva trovare un modo per liberarsi dai vincoli e dai pregiudizi sociali della gente comune, che bombardano costantemente le persone che fanno questo tipo di mestiere. Bene, egli ci è riuscito in pieno.
Nel primo saggio, "Le aberrazioni sessuali", Freud esegue una trattazione, sostanzialmente di tipo descrittivo e catalogativo di tutte le anomalie sessuali come perversioni ed omosessualità, attribuendo loro l'innegabile carattere "multifattoriale" (termine utilizzato soprattutto in genetica per definire patologie imputabili, anche se in percentuali variabili da caso a caso, sia alla genetica di un determinato individuo, che alle condizioni ambientali in cui si trova durante la sua vita). Definendo in tal modo queste anomalie, anche non utilizzando questo termine specifico per il semplice fatto che non esisteva ancora nel linguaggio scientifico, Freud anticipa moltissimo i tempi, infatti ad oggi sappiamo che più del 80-90% delle malattie, sia somatiche come tumori, diabete ecc. che psicologiche come nevrosi ed isterie, sono multifattoriali.
Il secondo saggio, "la sessualità infantile" è stato quello più criticato e potete ben immaginare il motivo. Esso andava spudoratamente a minare l'innocenza dei bambini e addirittura il concetto stesso di amore genitoriale. Anche se i successivi sviluppi della psicologia infantile hanno confutato o spiegato più dettagliatamente determinati concetti trattati in questo saggio, non si può negare che Freud abbia gettato le fondamenta per la comprensione di alcuni comportamenti infantili, che poi si ripercuotono inevitabilmente sia in quelle che diventeranno persone normali che psiconevrotiche. Non voglio riassumere gli argomenti trattati in questo saggio dato che ho scritto questa recensione per invitare chi non l'avesse ancora fatto, a leggere questo magnifico report scientifico e non ad evitarlo.
Il terzo ed ultimo saggio si intitola "Le trasformazioni della pubertà", in cui viene trattato tutto lo sviluppo sessuale dagli anni immediatamente precedenti alla pubertà fino a quelli seguenti, quindi l'età sessuale adulta, sia nei maschi che nelle femmine. La trattazione, come al solito eseguita in termini rigorosamente scientifici, descrive tutta l'evoluzione anatomica ed in particolare psicologica, del "bambino che diventa adulto" e delle fasi chiave di questo sviluppo a livello delle quali, se dovesse agire qualche influenza accidentale negativa, ciò potrebbe portare allo sviluppo di anomalie come omosessualità, perversioni o psiconevrosi.
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Genio bastardo
Penso che chiunque abbia un Mac, un iPhone, un iPod o qualunque altro dispositivo Apple, debba leggere la biografia di Steve Jobs, che tra l'altro è l'unica autorizzata dallo stesso. Da quando qualche anno fa acquistai il mio primo iPhone, subito mi posi le classiche domande: come mai è così diverso dagli altri smartphone? Come mai è così veloce anche se ci sono altri dispositivi con caratteristiche tecniche di gran lunga migliori? Perchè non ha un tasto apposito di accensione e spegnimento? Perchè tutti gli altri cell funzionano come delle classiche penne USB, mentre qualsiasi dispositivo Apple ha bisogno del dannato iTunes? Questo libro vi chiarirà le risposte a queste e a molte altre domande, vi spiegherà approfonditamente la FILOSOFIA che c'è sotto ogni singolo dispositivo Apple, della quale i punti chiave riguardano l'essenzialità e la semplicità come sinonimi di bellezza, della teoria del "sistema chiuso" che permette una più alta affinità software e dell'interfaccia "amichevole" che è un prerequisito fondamentale, secondo Jobs, per l'utilizzo dei suoi dispositivi a tutti: dal bambino di 5 anni che gioca a Temple Run sull'iPad, al giovane che ascolta musica su un iPod e va su Facebook dall'iPhone, fino ad arrivare all'agente di borsa che ha bisogno di controllare l'andamento delle sue azioni o alla vecchietta che usa app di ricette di cucina o di lista per la spesa.
Ad oggi queste sembrano cose banali, scontate, ormai alla portata di tutti, ma vi assicuro che per arrivarci Jobs ha impiegato una vita, facendosi più nemici di quanti possa farsene una persona normale in 200 anni di vita.
Pochi sono a conoscenza del fatto che a Jobs dobbiamo anche gran parte del patrimonio di pura arte della Disney-Pixar, Toy Story, A bugs life ed altri capolavori di questo calibro.
Questo libro vi chiarirà che solo una persona dura, a tratti crudele può giungere a questi risultati, devastando completamente la concorrenza e che solo un'azienda che punta all'eccellenza, può soddisfare i suoi clienti e i suoi stessi dipendenti, alla data di uscita di ogni prodotto.
Certo è che Jobs è sempre stato bravo in materie analitiche ed elettronica, ma non era un ingegnere, anzi sulla carta non era assolutamente nulla, non ha mai conseguito nessuna laurea, ma era un genio, un visionario, un medium in grado di predire il futuro e le direzioni che avrebbe preso la tecnologia in tutti i suoi settori, tutte qualità che non ti insegna nessuno, sono scritte nel DNA.
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Un capolavoro spaccato in due
"Demian" è senza dubbio un romanzo da leggere, si nota subito che lo scrittore è un virtuoso letterario, oltre che un grande pensatore e non a caso, un Nobel per la letteratura.
Il libro si apre con la storia del giovane Emil Sinclair, un ragazzo di buona famiglia, legato a forti principi etici e religiosi. Per una serie di circostanze dovute sia al caso che al suo desiderio di vantarsi di fronte agli amici, tipico dei ragazzi della sua età, cade vittima di una forma di bullismo psicologico che lo costringe a mentire ai suoi stessi genitori e a mettere in discussione i suoi principi, la sua educazione ed il suo rapporto con il mondo che lo circonda, in particolare per quanto concerne la sfera sociale. Nonostante l'apertura del romanzo possa sembrare, agli occhi di un lettore poco esperto, banale e non originale, viene raccontata con tale maestria, che non si può fare a meno di continuare a leggere. Le descrizioni dell'ambientazione, ma ancor più degli stati d'animo dei personaggi e delle loro evoluzioni, sono eseguite in maniera magistrale, viene miscelata prosa e poesia alla perfezione, come solo un grande autore può fare e la lettura risulta sempre assolutamente scorrevole e piacevole.
Tuttavia a mio avviso questo romanzo può essere diviso in due parti distinte:
- La prima parte è stupenda sia per quanto riguarda lo stile di scrittura che per l'avanzamento della trama, si percepisce subito di non stare leggendo un semplice romanzo, ma un capolavoro indiscusso.
- La seconda parte, pur mantenendo sempre uno stile degno di uno scrittore del calibro di Hesse, diventa esageratamente surreale ed esoterica, si percepisce nettamente la differenza dalla prima parte del libro e la lettura diventa più difficoltosa, a tratti pesante.
Rimasi molto deluso mentre leggevo questa seconda metà del romanzo, nella prima parte del libro avevo raggiunto un picco di attenzione altissimo, che ho raggiunto solo per pochissimi altri libri, mentre nella seconda parte, fino ad arrivare al finale, è stato tutto in discesa, l'attenzione calava sempre più e mi ero praticamente rassegnato al netto cambio di stile scelto dall'autore.
Nonostante ciò, voglio concludere questa recensione con un giudizio positivo, consigliando a tutti di leggere il "Demian" di Hesse come un romanzo di altissimo livello, che racconta del viaggio della vita di un ragazzo che diventa adulto, di tutte le difficoltà di natura pratica e psicologica che incontra nel suo cammino, delle conseguenti evoluzioni che il suo animo è costretto ad effettuare e nel quale tutti possono immedesimarsi.
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Telenovela su carta...
Uno dei libri più brutti che abbia mai letto. Mi fu consigliato da un mio amico amante del genere e quindi decisi di leggero, ma vi confesso che non l'ho nemmeno terminato, mi sono talmente annoiato che non ce l'ho fatta. Si dice che se un romanzo non ti piace dalle prime 50 pagine, allora non ti piace affatto; io ne ho lette le prime 200 di "Mondo senza fine", ma mi sono talmente annoiato che ho deciso di smettere.
La trama consiste in elementi medioevali già visti e rivisti, banali e ripetitivi, sia per quanto riguarda le vicende e i personaggi, che per quelli paesaggistici e di ambientazione. Amore, segreti celati, ambizione smisurata di una mamma per il proprio figlio, ricchezza, potere e affetto genitoriale per il figlio più stupido e più crudele, mentre l'altro deve in qualche modo accontentarsi, caratteristiche ipocrite della classe ecclesiastica. Sono questi i temi che predominano e il lettore resta sempre più annoiato man mano che prosegue, ad ogni pagina ci si aspetta sempre una rivelazione, un punto di svolta, che però non arriva mai; sembra quasi che Follett abbia trovato uno stratagemma letterario per convincere i lettori che stanno avendo una lettura piacevole, quando in realtà può essere definita solo noiosa.
Si potrebbe obiettare a queste critiche affermando che è puramente una questione di generi e che questo particolare genere consiste sostanzialmente di questi elementi, ma qui non si parla affatto di generi, piuttosto si parla di incisività di lettura, totalmente assente in questo romanzo. Lo vedi, inizi a sfogliarlo e subito ti chiedi quanto tempo impiegherai a leggerlo dato che è un libro di circa 800 pagine, ma dopo averne lette una decina, ti rendi conto che in realtà sono pochissime poichè è una lettura estremamente leggera; sono fermamente convinto che anche un ragazzino di terza media potrebbe leggere almeno 100 pagine al giorno di questo libro, trovandolo oltretutto seccante.
Penso che sia il classico libro fatto per vendere subito milioni di copie, che non ti da nulla, la cui lettura non ti offre nulla di nuovo. I libri davvero belli ti trasportano, non riesci a smettere di leggere, vieni catturato sia dallo stile particolare dello scrittore che dalla trama e dopo che li hai conclusi, ti senti una persona migliore, indipendentemente dal genere a cui appartengono. E' assolutamente superfluo che vi dica che "Mondo senza fine" non è tra questi.
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Capolavoro senza tempo
C'è davvero poco da dire. E' il mio libro preferito, è il Maestro all'opera! Potrei dilungarmi scrivendo righe su righe riguardanti gli innumerevoli riconoscimenti del suo autore, il posto centrale da esso occupato nella letteratura inglese di tutti i tempi o il numero di copie vendute, ma non lo farò, sarebbe perfettamente inutile nella stessa misura in cui sarebbe superfluo darvi anche solo un accenno della trama.
"Il ritratto di Dorian Gray" è pura droga letteraria, fin dalle prime pagine il lettore viene rapito dalla maestria di scrittura del suo autore, Oscar Wilde, così sofisticata ed impeccabile, ma contemporaneamente semplice ed immediata. Quando poi la trama inizia ad addensarsi, si "entra" letteralmente nel libro, le descrizioni sono spettacolari, al lettore sembra di trovarsi lì con i protagonisti, nella Londra vittoriana di alta borghesia del XIX secolo e ad ogni colpo di scena o avanzamento della trama, non sono rari fenomeni come pelle d'oca oppure occhi sgranati.
Insomma, leggere questo romanzo è d'obbligo per chiunque voglia capire come si scrive una storia che ti trascina fin dalla prima pagina e dalla quale non si può più uscire, fino all'ultima.
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Viaggio visionario
"Kafka sulla spiaggia" è un romanzo molto diverso dai romanzi canonici contemporanei, soprattutto per quanto riguarda lo stile di scrittura del suo autore, Murakami. Il romanzo si apre con la decisione di un giovane quindicenne di scappare di casa, per motivi che non risultano subito chiari al lettore. Il giovane dialoga con il suo amico "Il ragazzo chiamato corvo", gli espone vagamente le ragioni della sua decisione e gli illustra il duro addestramento fisico e psicologico che si è imposto di effettuare, in vista del viaggio senza meta precisa, che ha intenzione di fare. Parallelamente si inizia a delineare un'altra storia, in apparenza non legata minimamente a quella del quindicenne, che riguarda un vecchio debole di mente, di nome Nakata. Questi è un personaggio ingenuo, generoso e a tratti stravagante, basti pensare che è in grado di dialogare con i gatti e il suo mestiere consiste proprio nel ritrovare gatti scappati di casa, su commissione, chiedendo informazioni ad altri felini randagi, che vagano per le strade.
Man mano che la storia procede, il lettore si addentra sempre più profondamente nella trama ed inizia ad entrare nell'ottica di una storia che passa dal reale al surreale, da riflessioni profonde della veglia, al sogno.
"Kafka sulla spiaggia" è un romanzo che si legge piacevolmente, che trasporta in un'altra dimensione, proprio sulla linea di confine tra la realtà ed il sogno. E' un viaggio visionario e rappresenta un percorso psicologico dalle forti caratteristiche oniriche e il cui finale consente una vasta gamma di interpretazioni.
Report scientifico 100%
"L'interpretazione dei sogni" è un testo che si distingue in tutta la letteratura su questo argomento, per la sua concretezza e per l'approccio altamente scientifico che Freud utilizza per delucidare questo tema cosi' oscuro, anche se cosi' studiato in tutta la storia della psicologia e della filosofia.
Come ogni report scientifico che si rispetti, il libro si apre con una breve trattazione della principale letteratura pregressa sul sogno e quindi con le considerazioni dei punti di forza e delle lacune di ogni teoria. Dopo questo breve excursus, il lettore viene immediatamente catturato dalla spiegazione, sempre esaustiva, dei fenomeni onirici principali quali le fonti del sogno, il ruolo degli stimoli esterni su di essi, le attività del lavoro onirico (condensazione, spostamento e revisione secondaria), il significato dell'assurdità e della confusione di alcuni sogni, il ruolo delle emozioni del sognatore nel suo stesso sogno, che talvolta non sono assolutamente corrispondenti alle rappresentazioni oniriche manifeste a cui si riferiscono. Il tutto è enunciato dapprima in via generale e poi argomentato e dimostrato con numerosi esempi, metafore e similitudini, per la maggior parte riguardanti i sogni dello stesso Freud. Egli stesso confessa più volte nel testo di essere stato inizialmente restio alla pubblicazione di questo splendido lavoro, poichè è sempre stato consapevole del fatto che avrebbe messo a nudo molti aspetti intimi della sua personalità, oltre che a fornire una teoria universale di interpretazione dei sogni.
In conclusione, "L'interpretazione dei sogni" è un testo argomentato con un approccio altamente scientifico e che, anche facendo uso di linguaggio tecnico, non infastidisce mai il lettore, ma incrementa ancora di più la sua curiosità di acquisire cultura sull'argomento, scendendo sempre più a fondo nella comprensione del tema dei sogni, cosi' universale e scontato, ma le cui cause e sviluppi sono stati, fino all'epoca precedente Freud, così oscuri.
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