Opinione scritta da sonia fascendini
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Quando il postino era uno di famiglia
C'era un tempo in cui i portalettere giravano in paese a bordo di una biciletta. Un tempo in cui si aspettavano le lettere con ansia. C'era la gioia di toccare la busta, sentirne l'odore, aprirla lentamente e poi leggere con calma notizie dei cari lontani. E per chi era analfabeta c'era qualcuno, magari lo stesso postino ,che si sedeva al tavolo della cucina e la leggeva ad alta voce, diventando depositario dei segreti di tutto il paese. In quel tempo viveva Anna, che nel 1934 arriva in paesino in provincia di Salerno. Con sé porta un bambino piccolo e la ricetta del pesto, che spera possa aiutarla a sentire meno la mancanza della sua Liguria. Anna capisce subito che nonostante sia sposata con un uomo in vista lei sarà sempre una straniera. Ma non fa nulla per non essere diversa dagli altri. Contro il parere dei più fa il concorso per diventare portalettere, indossa i pantaloni, costruisce una casa per donne maltrattate. Insomma fa tante piccole rivoluzioni con garbo, ma con una tenacia ammirevole. Questo libro, opera prima di
Francesca Giannone è molto gradevole, scritto con una prosa curata, ma semplice, con una storia che dosa in modo ben equilibrato una storia d'amore con temi sociali che sono attuali ancora oggi. Non condivido tutto il clamore che ha suscitato questo libro, ma merita comunque di essere letto.
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Chi si rivede!
Lo avevamo lasciato parecchi anni fa in fuga da una gang di mafiosi, e ancora peggio da un intero studio di avvocati furiosi. Eccolo ricomparire quindici anni dopo, ripulito, molto più ricco ma ancora con quella sua capacità di infilarsi in guai più grossi di lui. Ha inoltre il merito di aver dato il via alla carriera di John Grisham grazie al successo internazionale de "il socio". Si tratta di Mitch McDeere, che dopo quindici anni dal momento in cui è stato contattato dall'FBI è diventato socio di un importante studio di Manhattan che ha sedi in tutto il mondo. Proprio gli interessi di un cliente turco lo portano dapprima in Libia e poi in giro per il mondo in quello che, partito come un legal thriller, diventa un libro di azione con tanto di complotti internazionali. Per una persona come me abbastanza abitudinaria, questo libro è stato una mezza delusione. Lo scrittore non si discute, la sue descrizioni sono sempre chiare, credibili e coerenti. la trama è ricca, i personaggi sono convincenti . Però io da Grisham mi aspetto tribunali del profondo sud degli Stati Uniti, battaglie legali, giurie e prove dell'ultimo minuto. Questo intrigo internazionale, poi mi è sembrato un po' forzato, lontano da quelli immaginati da altri scrittori che si sono specializzati in quel settore. Insomma, non è il suo.
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Non aprite quella scatola
Nikki Erlick immagina che così, di punto in bianco tutta l'umanità inizi a ricevere a casa un innocuo pacco. Dentro c'è solo un pezzo di spago, tanto innocuo all'apparenza, tanto potente nella realtà. La lunghezza di quel pezzo di filo infatti corrisponde agli anni che ancora restano da vivere al suo destinatario. Dopo l'iniziale sconcerto, il mondo continua a girare come sempre. E come sempre ognuno reagisce a questa novità a modo suo. C'è chi vuole conoscere il contenuto della scatole per godersi al meglio il tempo che gli rimane, che preferisce vivere nell'ignoranza, c'è chi decide di farne un business, chi invece architetta truffe. La Erlich sceglie alcune persone che hanno ricevuto il pacco e ci accompagna nelle loro menti e ci fa conoscere le loro scelte. Il romanzo si legge con agilità. anche se i comprimari che si alternano tra le pagine sono parecchi. Nonostante il tema non sia poi così lieve, il libro ha una sua leggerezza, che probabilmente sarebbe maggiormente apprezzabile se non avessimo ancora fresco il ricordo dell'epidemia di covid, di cui immagino questo racconto sia un po' figlio. Nel complesso un libro non eccezionale, ma comunque gradevole e con molti spunti di riflessione.
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Sembrava un posto tanto carico
Direi ottimo esordio per questo scrittore italiano, che si nasconde dietro uno pseudonimo. Bella l'ambientazione nordica, con i paesaggi tanto belli quanto inquietanti, con gli abitanti dell'isola cesellati dal vento e dal mare che con la complicità del clima chiudono fuori dal loro piccolo mondo tutto il resto dell'umanità. Questo è un giallo con tanto di polizia locale impreparata di fronte a una serie di omicidi che riguardano ragazze che vivono sull'isola. A dare una mano viene inviato Henning Olsson, un ispettore della scientifica che lì proprio non ci vuole andare. Ha frequentato quel posto come turista e non intende più tornarci. l'ostilità è reciproca e i residenti non fanno nulla per nasconderlo. Quindi non un eroe che arriva in sella al suo bianco destriero per salvare un isola in difficoltà, ma uno straniero saccente che non si vede l'ora di rimandare da dove è venuto. Veniamo ai delitti: agghiaccianti, incredibili per le modalità con cui sono stati eseguiti e apparentemente senza un colpevole. Ma un colpevole c'è, e basta sgomberare la mente dai preconcetti, da tutto quello che viene spiegato nei corsi all'accademia ed ecco la spiegazione, chiara logica anche se inquietante. L'autore con questo romanzo oltre che a mettere in scena un bel giallo, facile da seguire, ma comunque complesso ed articolato tocca anche temi importanti, in particolare quello di quanto sia difficile essere giovani, soprattutto per chi vive in un'isola e si sente ignorato quanto il puntino che sulle carte geografiche segnala il loro paese di origine. Non posso dire che lo scrittore abbia sfiorato questo tema con delicatezza e empatia. perché c'è andato giù piuttosto pesante, ma con dispiacere devo dire che considerando alcuni fatti di cronaca probabilmente questo romanzo è più realistico di quanto sembri all'apparenza.
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Storia di famiglia
Difficile pensare che una storia come quella di Tara Westover si possa raccontare senza indulgere in recriminazioni, senza cercare pietà o lanciare accuse verso la famiglia, lo stato, la stessa comunità in cui si è svolta. Eppure l'autrice lo fa: ci racconta in modo schietto e deciso quello che le è successo durante l'infanzia e nel corso degli ani in cui da giovane donna avrebbe dovuto guardare al futuro con entusiasmo e speranza. Lascia da parte critiche, letture psicologiche, valutazioni psichiatriche e ci snocciola davanti tutta la sua famiglia come se fosse qualcosa di naturale. Tiene solo a precisare che il fatto che i suoi fossero mormoni è solo un caso, niente a che vedere con quello che le è successo. In effetti il padre non solo ha scelto di interpretare in modo piuttosto rigido e personale i dettami religiosi, ma ha una serie di altri problemi, che lo portano a far vivere la famiglia in un isolamento pressoché totale. Niente scuola per i figli, niente medici, ma solo gli intrugli preparati dalla moglie. inutile dire che sono esclusi da casa loro anche televisioni, computer o qualsiasi cosa che possa mettere la famiglia in contatto con il mondo. Quando Tara, seguendo le orme del fratello decide di lasciare la casa ed iniziare a studiare le cose sembrano andare meglio. In realtà il legame d dipendenza che ha sviluppato nei confronti della famiglia non si vuole spezzare. Legata con una specie di elastico, riesce ad allontanarsi anche di parecchio dal gruppo, ma viene sempre irrimediabilmente attratta verso quel gorgo infernale fatto di violenze sia fisiche che psicologiche. Come già detto ho trovato il libro ben scritto e anche piuttosto onesto. Difficile credere che cose del genere possano succedere, e che siano ospitate negli Stati Uniti. Il genere umano però da dimostrato più volte quello di cui è capace, quindi anche se vorrei che tutto quello che c'è in questo libro fossero fantasie, temo che invece corrispondano alla realtà.
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Prede e predatori
Colter Shaw, un cacciatore di teste, già noto agli appassionati lettori di Jeffery Deaver viene ingaggiato per recuperare un segreto industriale. fFnito il lavoro per cui è stato pagato si trova quasi per caso in mezzo a quella che inizialmente sembra solo un brutto caso di violenza domestica. L'ingegnere capo dell'azienda che gli aveva commissionato il lavoro, infatti risulta in fuga. Il marito, incarcerato per averla picchiata brutalmente, infatti è stato rilasciato in anticipo e pare avere giurato che porrà fine alla sua esistenza. Parte quindi una caccia alla donna e alla figlia. Da un lato l'investigatore e dall'altro il marito e due sicari assoldati per fermare la donna. Solo sul finire della storia, però tutte le carte verranno messe in tavola rivelando un quadro ben più complesso di quello che ci era stato prospettato all'inizio. Confesso che questo genere di romanzi di solito non è la mia prima scelta. In realtà pensavo di trovarmi davanti uno dei libri alla Lincoln Rhyme. Si tratta di tutt'altra cosa anche se un bravo scrittore lo è sempre indipendentemente dal genere con cui decide di cimentarsi e quindi il risultato è buono anche per una come me che non ama inseguimenti e sparatorie. Magari c'è un po' troppo buonismo, tanti voltafaccia, troppi colpi di fortuna, ma del resto ci troviamo pur sempre dentro una fantasia.
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L'altra faccia degli USA
Se devo considerare questo un romanzo thriller premetto subito che non mi ha impressionato un granché. Però devo aggiungere che lo stile della Castillo mi piace: schietto, preciso, capace di delineare i personaggi con chiarezza senza falsi pudori o pregiudizi. Questo e tutta la serie di romanzi che hanno come protagonista il capo della polizia Kate Burkholder, hanno come coprotagonisti la comunità di Amish che vive nell'Ohio. Una comunità con regole del tutto diverse rispetto a quelle a cui siamo abituati, che rifiuta l'uso di tutto quanto è moderno a partire dalle auto per arrivare fino ai cellulari, agli abiti vistosi o ai cibi troppo elaborati. In questo mondo si muove Kate, una amish che ha deciso di lasciare la sua comunità, ma che viene spesso chiamata ad occuparsi delle vicende che coinvolgono chi vi appartiene. Solo chi conosce a fondo le regole e la sensibilità del gruppo infatti è in grado di vedere oltre le apparenze. Il libro mi è piaciuto abbastanza, non tanto per la parte relativa all'investigazione, secondo me poco stimolante e banale. Interessante invece tutta la parte che fa da contorno.
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Un classico moderno
Non aspettatevi, voi che state per leggere questo romanzo, un thriller di quelli che vi fanno correre i brividi lungo la schiena, di quelli che vi fanno guardare sotto il letto prima di coricarvi e neppure di quelli che vi tengono in una piacevole tensione fino alla fine. Si tratta, certamente di un giallo, ma lo definirei classico se pur scritto in modo moderno. L'autrice infatti decide di sostituire alla normale prosa le email e i messaggi che si scambiano i protagonisti. La storia si delinea in un ambiente tranquillo, dove nessuno all'apparenza può essere un criminale, salvo poi scoprire alzando qualche tappeto che dello sporco c'è ed è stato nascosto con cura. In sostanza la storia è quella di due investigatrici che stanno indagando su un delitto e che leggono con noi tutte le comunicazioni avvenute tra i possibili sospettati del reato. Convengo con qualcuno che ha scritto una recensione prima di me che lo scambio di messaggi e di email è piuttosto forzato. Chi al giorno d'oggi scrive delle missive così lunghe e dettagliate, per non parlare dei messaggi. E' evidente che il destinatario non è tanto la persona a cui è indirizzato, quanto il lettore, che deve essere messo nelle condizioni di seguire la storia, le dinamiche che ci sono tra i vari protagonisti e fare le proprie ipotesi. Questo per forza di cose rende ben poco realistico tutto il romanzo, ma quando i gialli lo sono completamente? Io per esempio mi arrabbio ogni volta che in un film poliziesco il medico legale fornisce delle informazioni aggiuntive alle sue comunicazioni, quasi come se stesse parlando con dei poliziotti che non hanno mai sentito parlare di un autopsia. Chiaro che il medico sta, in quel momento parlando con chi sta dall'altra parte dello schermo.
Un po' ostico da seguire all'inizio, perché, visto lo stile seguito, i personaggi non prendono subito forma, dopo alcuni capitolo, però la storia inizia ad avere dei contorni ben definiti e tutte le vicende diventano semplici da seguire. Nel complesso una lettura piacevole, non un capolavoro o qualcosa di indimenticabile, ma comunque un esperimento interessante e coraggioso da parte di Janice Hallett.
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Io ci avevo creduto
Un uomo viene trovato morto in fondo a un dirupo. Sembra si tratti di un suicidio, drammatico, ma tutto sommato niente di nuovo. Le stranezze emergono quando nell'auto della vittima la polizia trova tre patenti diverse, tutte con la foto dello stesso uomo, con la stessa data di nascita, ma con nomi e luoghi di registrazione dell'avvenuto lieto evento molto distanti tra loro. Le indagini portano in effetti a tre donne, ognuna delle quali trascorre alcune settimane al mese con uno dei tre uomini, senza sapere nulla, anzi negando che sia possibile che siano state vittime di un simulatore. Ma come spesso accade nei romanzi anche l'assurda idea di avere a che fare con un uomo che conduce una tripla vita è troppo semplice come spiegazione. Bussi allora ci prende per mano e con continui salti temporali e spaziali, poco alla volta ci offre una spiegazione, in effetti del tutto incredibile, ma soddisfacente, di quello che ha indotto Renaud
Duval, per così dire, a triplicarsi.
Sono forse stata un po' troppo generosa nel dare la valutazione numerica a questo romanzo, mi piacciono però gli autori che hanno il coraggio di inventarsi qualcosa di nuovo, Di osare, creando una storia su qualcosa di diverso dal solito serial killer, di costruire attesa e brividi dosano piano piano le informazioni e giocando sull'apparenza e sul legittimo desiderio del lettore di correre avanti e fare ipotesi prima di avere tutte le carte in mano. Quindi, questo libro non è un capolavoro, a tratti rallenta e inizia a zoppicare, però Michel Bussi ha stimolato la mia curiosità e adesso fa parte della mia lista di autori da tenere sott'occhio.
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Segreti di famiglia
La vita di Harriet non è quella che s potrebbe dire semplice. A diciotto anni ha perso la madre, vive in un appartamento che cade a pezzi. In più ha contratto dei debiti con dei personaggi poco raccomandabili che li vogliono riscuotere. Ha un lavoro, si può dire che sia una figlia d'arte. Dalla madre ha ereditato un baracchino al porto dove predice il futuro, Le ha lasciato anche l'abilità nel capire subito la gente e nel dire ai clienti proprio quello che desiderano. Così quando un avvocato la contatta per comunicarle che la sua amata nonna è defunta e l'ha nominata nel testamento non le sembra vero di entrare in possesso di qualche migliaio di sterline che tranquillizzeranno i suoi creditori. Peccato che lei non ha idea di chi sia quella nonna, anzi è abbastanza sicura che ci sia stato uno scambio di persona. Inizia così la sua storia: misteriosa e assurda in un ambientazione fatta apposta per far partire al galoppo il cuore ogni volta che uno scricchiolio si insinua nel silenzio della notte.
L'autrice in questo romanzo decide astutamente di scegliere come ambientazione una vecchia magione isolata nella campagna inglese. Niente di meglio che un edificio pieno di stanze fredde e polverose, soffitte piene di vecchi fantasmi e cantine dove perché no? potrebbero trovare inquieto riposo cadaveri vecchi di secoli. Non manca una governante scorbutica e pronta a difendere con la propria vita il suo regno e una serie di parenti tanto perfetti all'apparenza quanto lochi e manipolatori nel privato. insomma un romanzo che strizza l'occhio ai classici del genere, senza però raggiungerne il livello. Gli stereotipi sulle ricche famiglie britanniche ci sono tutti e in effetti non tutto segue sempre una logica ferrea. Comunque gradevole da leggere e secondo me molto meglio di altri romanzi della Ware come per esempio La camera numero 10 che mi aveva molto delusa.
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Holly: una di noi
Holly ha fatto le cose per bene: è arrivata in punta di piedi, timida, e timorosa di tutti, alcuni romanzi fa. I lettori di Stephen King l'hanno conosciuta, forse l'hanno apprezzata, ma le hanno dato poco peso. Ma lei non se ne è preoccupata, piano piano, ha preso sicurezza e con gli anni, senza spintonare né alzare la voce si è presa i suoi spazi. Dapprima personaggio secondario, poi comprimaria e finalmente protagonista di un libro che porta anche il suo nome. Lo stesso giorno del funerale di sua madre, in mezzo alla crisi postcovid Holly viene incaricata di cercare una ragazza scomparsa. Lo fa dapprima controvoglia, solo per liberarsi di una donna estremamente insistente, ma piano piano si convince che sotto c'è qualcosa. E che cosa!
In questo romanzo c'è il mistero, ci sono i mostri. quelli che fanno veramente paura perché potrebbero abitare proprio nella villetta in fondo alla strada, c'è coraggio, intuizione e follia sia nel senso migliore che in quello peggiore del termine. La trama è ricca, chiara e coinvolgente. Come sempre molto dettagliati e ben strutturati i personaggi. In particolare lo è Holly con la sua normalità che potrebbe essere confusa con banalità, con la sua cautela che spesso sconfina con la paura, con la sua diffidenza, molto vicina alla paranoia. Ma soprattutto la sua umanità, intelligenza e coraggio. A suo modo affascinante anche l'antieroe della storia, perché inaspettato e perché con un livello di crudeltà e di follia tale che non può non lasciare qualcosa. Magari solo un modo diverso di guardare i nostri vicini.
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Megan la svitata
In questo romanzo facciamo subito la conoscenza con Megan, e Deaver ci tiene a farci sapere fin da subito che è svitata. In realtà, nonostante sia anche quello, e chi non lo è almeno un po'? è molto altro e lo scopriremo poco alla volta. Megan scompare in un pomeriggio qualsiasi, dopo una seduta con un nuovo psicologo di cui nessuno sa niente. Tutto porta a pensare che quella diciassettenne problematica, già nota alla polizia e, per dirla tutta, anche piuttosto antipatica abbia deciso di concedersi una fuga verso la grande mela. Non la pensano così i genitori, che nonostante siano tutto meno che la famigliola perfetta sanno che invece è successo qualcos'altro. Comincia così una specie di caccia nella quale un abile gatto gioca con con quelli che crede siano degli innocui topolini e in effetti si diverte parecchio.
Come ci si poteva aspettare da Deaver questo romanzo è un thriller, e scritto anche piuttosto bene. La trama scorre bene, anche se le vicende si svolgono in contemporanea in diverse ambientazioni. Ci sono in effetti alcune scene piuttosto esagerate e poco credibili, nel complesso però si tratta di un buon romanzo con una sua originalità e con tutta una serie di eventi imprevedibili, ma perfettamente logici. La novità di questo libro è che quello su cui l'autore punta è il potere delle parole. Tate, il padre della ragazza rapita è un avvocato, che va particolarmente orgoglioso della sua capacità di convincere i giurati delle sue tesi. Il suo antagonista, invece è uno psicologo, per il quale la comunicazione e la capacità di interagire coi pazienti è fondamentale, i due ci danno prova delle loro abilità nel corso di tutto il romanzo, ma danno il meglio sul finale con un duello dove si affrontano, invece che con le armi con il loro cervello. Peccato solo per le ultimissime pagine, stucchevoli e scontate, che mi hanno lasciato in bocca un fastidioso sapore dolciastro che ha in parte rovinato un piatto abbondante e ricco di sapori ben amalgamati.
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Incubo interrotto
Evidentemente la recente pandemia ha lasciato dei segni indelebili anche negli scrittori. la Russel immagina che negli Stati Uniti sia in corso un'epidemia di insonnia. Il problema è tanto grave da impedire a chi ne viene colpito di dormire fino al momento in cui muoiono a causa della mancanza di riposo. Protagonista della storia è una giovane volontaria, la cui sorella è stata la prima vittima di questo morbo. Di fatto la sua immagine e la sua capacità di creare empatia, ma soprattutto i suoi sensi di colpa per non essere stata lei a morire al posto della sorella, sono sfruttati dall'associazione di cui fa parte. Scopo del gruppo è quello di raccogliere donazioni di sonno da parte di persone che dormono benissimo, per poi cederle agli ammalati e consentire loro di sopravvivere più a lungo, o nei casi più fortunati di guarire completamente. Nel corso della storia scopriremo che non tutti i volontari del gruppo hanno solo interessi di tipo filantropico, ma come potrebbe non essere così? Forse l'idea di una nuova terribile malattia non è molto originale, però nel complesso il romanzo è sviluppato in modo coerente, ci presenta un modo alternativo di vedere la vita dettato appunto dalla presenza di condizioni particolari, dove tutte le priorità vengono ribaltate. Qui non ci sono buoni o cattivi; ci sono genitori che devono decidere se donare il sonno dei loro bambini e così metterne a rischio la salute per salvare dei perfetti estranei. Ci sono persone che per guadagnarsi qualche mese in più di vita sono disposti a mentire e imbrogliare. E poi c'è un finale non finale che ti lascia perplesso mentre nelle roventi notti di questa estate ti rigiri nel letto in preda all'insonnia.
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Il punto di vista di Orazio
Fabrizia Scorzoni decide di cimentarsi nell'impresa di presentarci il punto di vista di un uomo. La storia di Orazio infatti ci viene raccontata in prima persona. Le sue non sono decisamente le vicende di un uomo di successo. Sembra di sentire le lamentele della classica donna arrivata agli anta, lasciata dal marito, perché ha trovato una compagna più giovane e che cerca di ridare un senso alla propria vita. Dopo dieci anni passati a crescere il figlio, Orazio si guarda attorno e si accorge di essere infelice, insoddisfatto, privo di prospettive. Il suo lavoro non è gratificante, il figlio è arrivato nell'età della ribellione e dal tenero frugoletto che adorava il padre si è all'improvviso trasformato in un mostro, dedito all'alcool, che cambia una ragazza a sera ed ha una preoccupante tendenza a comportarsi in modo violento. Questa è la molla che lo spinge a rivolgersi a un guru che insegna un metodo infallibile per sedurre qualsiasi donna. Diligente e fiducioso l'uomo fa tutti i compiti a casa, salvo accorgersi che forse i consigli del suo insegnante non sono quello che fa per lui. Scritto con una prosa vivace ed efficace nel descrivere le varie situazioni questo libro si legge in un attimo. L'autrice con qualche pizzico di ironia sparso qua è là è riuscita ad alleggerire argomenti piuttosto complessi e spinosi pur senza banalizzarli. Orazio spesso ci fa sorridere, ma lo facciamo con simpatia senza mai deriderlo e dal lato opposto ci fa simpatia e tenerezza senza mai apparire patetico. Forse rispetto è il termine che assocerei a questo romanzo: nessun pregiudizio, critica gratuita o cattiveria: solo il racconto lineare della vita di uno di noi.
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Chiudemmo gli occhi e aspettammo
Sandrone Dazieri immagina un ragazzo quindicenne nel 1993. Gli capita di vivere in quella Toscana funestata dai delitti del mostro di Firenze. un mostro che è in carcere, ma che non convince molti. la scia di terrore che ha lasciato nelle campagne fiorentine ancora continua a fare sussultare chi vi si addentra. Ma poi e soprattutto, le cose stanno come si racconta o dietro ci sono ancora misteri irrisolti? Chi veramente faceva parte di quel fantomatico gruppo di assassini dediti a riti satanici, a orge e ad atroci delitti? Di tutto questo Antonio si preoccuperebbe poco, se non fosse che suo padre: il mago, muore in un incendio nella suo roulotte. Una rapida indagine nel campo di giostrai in cu è avvenuta la morte liquida la questione come un tragico incidente. Pare che l'uomo, noto astrologo, abbia lasciato qualcosa sul fuoco, e da lì il fuoco si sia propagato nella sua roulotte trovando strada facile grazie ai numerosi materiali infiammabili di cui era composta. Me, e se non fosse così? Spinto dalla curiosità Antonio si introduce nel deposito dove è sotto sequestro il mezzo e trova appeso sopra il sedile un mazzo di rose rosse chiaramente poste lì di recente. Questo e l'insistente richiesta di riavere un pacco appartenuto al padre, fatto da un presunto amico di famiglia lo mette in allarme e lo spinge a farsi delle domande su una vita segreta del padre, magari collegata al mostro. Scopre alcune cose, altre le sospetta, altre ancora non osa neppure tradurle in parole. Alla fine con la sua ragazza si chiede " Forse il mostro di Firenze non c'entrava, forse mio padre aveva aperto il gas per errore. Magati i fiori, i ladri, i libri di magia erano avvenimenti senza ragione."
Questo libro parte con delle premesse importanti. La scelta di abbinarlo a un caso, che anche se piuttosto datato, ancora stuzzica la curiosità dei più è stata certamente una balla furbata da parte dell'autore. Il modo in cui è stata sviluppata la trama, però mi ha entusiasmato poco. Non tanto il fatto che in definitiva non ci vengono date delle risposte chiare. Avevamo dei dubbi all'inizio e ce li teniamo fino alla fine. In realtà trova che il libro sia piuttosto lento, con colpi di scena poco clamorosi, spesso scontati. I personaggi sono privi di spessore: delle caricature dei cattivi. Probabilmente si tratta di qualcosa di voluto visto che anche nella realtà abbiamo avuto modo di conoscere più dei poveri diavoli che dei feroci demoni. questi ultimi probabilmente sono rimasti ben nascosti. Lo stesso autore nelle note finali cita tutti i delitti di quel periodo a cui si è ispirato e che sono stati considerati probabilmente collegati a quelli del mostro, anche se le indagini non hanno portato a risposte certe. Tenuto conto anche di questo fatto concluderei con un bravo per l'impegno, anche se il risultato finale è poco convincente. Non sempre basta la fantasia e la capacità di narratore per riempire i buchi che mancano nel racconto della realtà.
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Orrore in sala operatoria
Questo romanzo pur essendo una storia di fantasia si ispira a fatti realmente accaduti. Questo le rende, almeno per me, particolarmente agghiacciante. L'ho letto con quell'apprensione e quel brivido lungo la schiena che in genere mi accompagna quando sono alle prese con uno di quei thriller scritti veramente bene. Questo stato d'anima non deriva tanto dalla crudezza dello scritto o da momenti di particolare tensione, quanto dalla consapevolezza che quello che stavo leggendo era successo davvero. La storia è quella di Ruth Esmeraldine, direttrice dell'ospedale psichiatrico che porta il suo nome. La donna messa a capo della struttura del padre, non per nepotismo, ma per merito, fa il possibile per curare tutti i pazienti che in genere vengono chiusi in strutture terribili, isolati, spesso ignorati e trascurati e destinati a peggiorare progressivamente fino al completo annientamento. Tormentata dal pensiero che il fratello suicidatosi a seguito dei traumi subito nel corso della prima guerra mondiale, avrebbe dovuto essere salvato, cerca di redimersi riversando sui suoi pazienti cure e attenzioni. L'incontro col futuro marito, che le fa conoscere la lobotomia presentandola come la panacea per tutti i mali della sfera psichiatrica, la convince di avere raggiunto il proprio obiettivo. Acciecata dall'amore per il marito e dalla stima che ha in lui come medico si lascia sfuggire però il reale corso che stanno prendendo gli esperimenti fatti nella sua clinica. L'autrice riesce a raccontarci con garbo e precisione una pagina della storia medica che pur partita con le migliori intenzioni si è trasformata in un dramma per migliaia di pazienti La Russel ci accompagna poco alla volta nel processo che ha portato alla nascita della lobotomia, ai primi esperimenti, che sembravano avere dati esiti positivi. Da qui verso la convinzione che anche qualche effetto collaterale sia accettabile il passo e breve. Ancora più breve è quello del medico che si sente onnipotente e decide di utilizzare la sua tecnica in modo massiccio dimenticando che i suoi pazienti non sono macchine guaste, ma persone. Senza dare giudizi, o fare critiche l'autrice ci propone questa storia guardandola dal punto di vista di chi l'ha vissuta: il contesto storico, le conoscenze e il sentire comune non vanno mai trascurati in un romanzo storico. Questo non significa che fornisca giustificazioni o scuse per l'orrore che è stato commesso. Al lettore l'ardua sentenza.
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La magia della realtà
Figlia di una fata e di un elfo e come " narra la leggenda che sia accaduto solo una volta, dico una sola volta che una goccia di rugiada abbia scelto proprio quell'istante infinitesimale per nascere, quell'attimo fugace in cui il sole e la luna fossero a contatto l'uno con l'altro. E proprio in quell'attimo pare sia nata la bellissima fata di nome Sandy." Se queste sono le premesse la protagonista del romanzo di Daniela Viviano non poteva che essere speciale. Così come speciale è anche "Il magico mondo di Sandy": si tratta indubbiamente di un fantasy, dove protagonisti sono fate, streghe, elfi, folletti e personaggi sovrannaturali. Con la piccola Sandy ci addentriamo in mondi colorati e bizzarri, bui e freddi, o abitati da creature incredibili, conosciamo alcuni segreti della magia, apprendiamo che ci sono infiniti regni e mondi in precario equilibrio. Ma questo romanzo è molto di più di un volume dedicato a ragazze adolescenti che lo possano utilizzare per trascorrere qualche ora sotto l'ombrellone. Si tratta di un libro ricco di contenuti, molto più profondo di quanto l'accattivante copertina colorata da cui ci sorride la rossa Sandy possa far pensare. Qui ho trovato una giovane donna che si ribella alle convenzioni e decide di vivere la sua vita a modo suo. Come spesso succede, le toccherà fare un bagno nella dura realtà e scoprire che ci tocca sempre fare i conti anche con le scelte degli altri, che non sempre hanno come conseguenza il nostro meglio. Ma mentre la storia si svolge sotto i nostri occhi Sandy scopre di non avere a che fare con un solo mondo magico, ma con tanti mondi. Allo stesso modo inizierà a conoscere anche le diverse sfaccettature dei personaggi che incontra. Imparerà la forza dell'amicizia, la potenza dell'amore di una madre e l'importanza di accogliere a braccia aperte le differenze considerandole come un valore aggiunto.
Scritto con una prosa semplice e immediata, e ricorrendo a un tipo di scrittura "teatrale" nella quale prima di ogni battuta viene indicato il nome di chi la pronuncia, questo libro si legge tutto d'un fiato. Nonostante la complessità della trama e il numero piuttosto elevato di comprimari l'autrice riesce sempre a trattenere l'attenzione del lettore. Molto utile la scelta di fornirci una sorta di prontuario per aggirarci all'interno del magico mondo di Sandy. Un obiettivo da raggiungere, un segreto da svelare, personaggi che si rivelano essere del tutto diversi da come ci erano apparsi all'inizio, fanno il resto.
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Quanti folli a Brighton
Alison Belsham continua con la serie dedicata al detective Sullivan di Brighton. Anche questa volta, così come aveva fatto con il tatuatore ci racconta la storia di un serial killer folle. Ma tanto folle da essere abbastanza incredibile. Mi verrebbe da pensare che se quelli raccontati nei romanzi della Belsham siano gli abitanti tipo di Brighton difficilmente mi farò una vacanza in quel posto. Premesso che il primo romanzo della serie: il tatuatore mi era piaciuto e non rinnego il mio commento. In questo caso però mi sembra che siamo andati un po' troppo in là con la voglia di eguagliare se non superare l'opera precedente. La storia è quella di una serie di cadaveri o di parti anatomiche trovati in vari posti pubblici della città, ognuno con a fianco qualcosa che richiama gli egizi e i loro metodi di imbalsamazione dei defunti. Ogni ritrovamento è più macabro e inquietante del precedente, forse troppo. Pur riconoscendo che l'autrice ha la capacità di descrivere in modo asettico e professionale le scene del delitto, forse avrebbe potuto limitare la sua fantasia macabra. Altro punto: il serial killer. Pur capendo che ci siano persone con manie tra le più disparate, mi sembra che anche qui siamo andati molto, ma veramente molto oltre il ragionevole. Avrei anche fatto a meno delle descrizioni dei metodi di imbalsamazione, e se proprio fossi stata attratta da queste pratiche le avrei cercate in un volume dedicato alla storia di questo popolo e non in un thriller.
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Rimedi contro il mal di schiena
Una scrittrice che soffre di mal di schiena, dopo averle provate tutte decide di spendere una somma di tutto rispetto per trascorrere dieci giorni in una specie di ritiro spirituale. La promessa è di quelle che fanno battere il cuore: alla fine di questo periodo, che sarà costellato da pratiche di rilassamento, pasti sani e gustosi, momenti di riflessione insomma dove sarà coccolata in tutto e per tutto, potrà dire addio al terribile mal di schiena che non le da tregua. Già prima di arrivare in quel luogo ameno inizia però ad avere qualche dubbio. Altri arrivano quando incontra gli altri ospiti, ognuno con un tipo di problematica diversa. Ma poco importa. Un po' di più importa il tipo di "terapia" prevista. Fino a quando le stranezze diventano piuttosto ingombranti. Mi è piaciuta l'idea di questo romanzo, anche se magari mettere dieci sconosciuti in una villa isolata, da dove non possono fuggire e senza neppure i cellulari per chiedere aiuto è qualcosa di già sentito. In effetti lo sviluppo è in parte inaspettato e quindi il romanzo ha un qualcosa di intrigante. Però gli manca parecchio per essere un grande libro, di quelli che ti fanno venire voglia di rileggere. ci trovo della banalità, poca attenzione nel descrivere a fondo i personaggi. E' vero che sono parecchi, però si poteva fare di più. E molto di più si poteva fare nel trovare una spiegazione a quello che succede: la spiegazione che mi ha da Liane Moriarty mi sembra troppo comoda, per lei naturalmente.
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Buoni consigli di lettura
Questo giallo non mi ha per nulla entusiasmata. Una via di mezzo tra i gialli classici e alcune serie televisive dedicate ai polizieschi soft. Ambientato a Cagliari in una libreria dedicata ai libri gialli, il romanzo ci racconta le vicende di un gruppo di lettura che ha il merito di tenere a galla il negozio in cui si svolgono le loro riunioni settimanali. La loro enciclopedica conoscenza di libri del genere viene vista dalla polizia locale come un valore di cui approfittare. Vengono così convolti in una vera indagine. Già l'idea mi sembra piuttosto banale, visto che di investigatori dilettanti che aiutano la polizia in modo maldestro, ma che misteriosamente riescono sempre a risolvere con un colpo di genio il mistero, ce ne sono a bizzeffe. A seguire il gruppo di lettura non solo è male assortito, ma sconfina pericolosamente nella macchietta. Però mi è piaciuto molto che l'autore citasse parecchi titoli di gialli, col pretesto di consigliarli ai clienti del negozio. Bello che uno scrittore utilizzi un suo libro per promuovere la lettura e che decida di omaggiare alcuni suoi prestigiosi colleghi inserendoli nella trama del suo romanzo.
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In memoria del padre
Annie Ernaux, con questo volume autobiografico vuole fare un omaggio al padre. Un omaggio che non ha fatto in tempo a fargli mentre era ancora in vita. Più probabilmente non si è neppure resa conto fino a quando è stato troppo tardi dei meriti di quell'uomo tenace, che per tutta la sua vita ha avuto come obiettivo quello di migliorare, di avere un riscatto sociale, che coinvolgesse non solo lui, ma anche tutta la famiglia. La giovane Annie questo non lo ha capito, ha studiato, si è laureata e sposata bene. In questo modo ha raggiunto uno degli obiettivi che si erano ai genitori, elevandosi di ceto. Quello però ha segnato l'allontanamento soprattutto dal padre: un lavoratore, pratico, poco incline a soffermarsi su pensieri astratti e fini a se stessi. La sua tenacia, la dignità con cui si rapporta alle persone che economicamente sono state più fortunate di lui, l'amore per la famiglia e la sua bontà d'animo gli sono riconosciute in questo breve romanzo. Un inno a tutti gli uomini cosiddetti semplici, che in realtà non lo sono affatto, a meno che con questo termine non ci si voglia riferire al fatto che hanno messo da parte inutili complicazioni per concentrarsi solo sulle cose veramente importanti. Un grazie a tutti i padri, le cui spalle sono state talmente larghe da permettere ai figli di salirci sopra e da li spiccare un salto verso condizioni di vita più agiate. Tuto questo la scrittrice lo fa con uno stile asciutto, quasi freddo. Un ottimo modo, secondo me per rendere omaggio a un uomo a cui probabilmente non sarebbero piaciute inutili smancerie.
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Partenza lenta e viaggio senza scossoni
I romanzi di Dicker non sono fatti per lettori impazienti. Lo si vede subito dal peso di ogni volume, ma lo si impara poco alla volta mentre si leggono i libri. La storia c'è, ci sono anche tutti gli elementi di un buon giallo, ma ci sono raccontati senza fretta. E non lasciamoci tentare e sbirciamo nell'ultimo capitolo, perché ci toglieremmo tutto il piacere della lettura. Sì perché quelli di questo autore non sono probabilmente dei grandi gialli, ma sono delle belle storie raccontare con abilità, piene di sfaccettature, con storie dentro le storie che non sono solo funzionali alla soluzione di un delitto, ma che hanno anche una vita propria. In questo volume lo scrittore Joel decide di rintanarsi per un po' di tempo in un hotel di lusso sulle alpi svizzere. Qui completerà il suo nuovo romanzo e si leccherà le ferite per la fine di una storia d'amore e cercherà di elaborare il lutto per il suo editore nonché mentore e grande amico. Il caso lo fa alloggiare nella camera in cui anni prima c'è stato un omicidio rimasto irrisolto. Da quella scoperta e dalle insistenza della sua enigmatica vicina di camera partono le indagini. Così poco alla volta consociamo i protagonisti di una vicenda ambientata nel ricco mondo dei banchieri svizzeri. Con Joel rispolveriamo vecchi rancori, assistiamo al nascere di amori contrastati, partecipiamo a incontri dove si tessono intrighi. Solo alla fine scopriamo finalmente chi è l'assassino. A quel punto dopo esserci saziati con con tutte queste storie la soluzione dell'enigma ci sta bene quanto un bel caffè a fine pasto.
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Un libro di cui potevo fare a meno
Ho finito questo libro solo perché gli ultimi racconti sono stati scritti da Lansdale in collaborazione con la figlia e lo stile è diventato un po' più frizzante, questo però non significa che abbia cambiato idea sulla raccolta nel suo complesso. La mia idea è che si tratti di un genere che proprio non mi piace. I racconti ci narrano le vicende di una cacciatrice di fantasmi, o disinfestatrice di case occupate da spiriti, mostri e compagnia bella. Nelle storie dove collaborano padre e figlia si aggiunge una apprendista che ci offre il suo punto di vista aggiungendo al testo ironia, freschezza ma non quel sale e quel pepe che avrebbero reso le storie se non memorabili, quantomeno interessanti. Gli autori ci accompagnano in un mondo fatto di case infestate, dove una ricchissima scrittrice/cacciatrice di mostri ricorrendo ai più svariati oggetti rimette al loro posto fastidiosi fantasmi, anime moleste o morti che hanno perso la strada. Da pistole ad acqua caricate con acqua santa, a candele fatte di grasso umano, fino a gessetti benedetti da svariati autorità religiose tutto serve allo scopo di Dana Roberts. Il risultato sono "epiche" battaglie che spaziano dal ridicolo al patetico. Se questa è una serie horror non mi ha fatto paura, se è un thriller non ho sentito brividi e infine, se sono racconti comici, a tratti ho sghignazzato, ma non mi sono mai fatta una bella risata convinta.
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Panni sporchi
Due fratelli con le rispettive famiglie .Entrambi si chiamano Goldman, ma si riferiscono gli uni agli altri col nome della città in cui vivono. Ci sono i Montclair con due genitori che hanno un lavoro modesto, ma sicuro e sufficiente a garantire alla famiglia ciò di cui ha bisogno. Completa il quadro il figlio, diventato scrittore, che si prende l'onere di raccontarci le vicende del clan. Poi ci sono i Baltimore: madre medico in un prestigioso ospedale, padre che si occupa di finanza con entrate di un livello decisamente elevato. Entrambi belli, simpatici, generosi e amati da tutti. I figli non sono da meno. uno con un'intelligenza schietta e sopra la media ma che fatica a inserirsi a scuola. L'altro adottato dalla famiglia con un fisico possente che lo porta ad essere un campione sportivo, oltre che la preda ambita per tutte le ragazze che lo incontrano. La storia parte da questi dati di fatto, per portarci attraverso continui passaggi tra passato e presente e utilizzando i ricordi dell'infanzia e dell'adolescenza dello scrittore sommati alle indagini che fa in seguito. Il quadro completo dei Goldamn che esce da queste indagini è molto diverso da quello che appariva in superfice. in particolare molto diverso è il destino a cui vanno incontro i due clan. Per tutta la storia ci sono due cose che aleggiano sulla vicenda aspettando di essere spiegate. Una è "la tragedia" la cui entità ci verrà svelata solo nelle ultime pagine. L'altra è il ruolo di Alexandra : ragazza amata da tutti e tre i cugini durante l'adolescenza e in qualche modo sempre partecipe di quello che avviene in famiglia. Nel complesso ho trovato che questo romanzo sia scritto molto bene, facile da leggere e capace di generare curiosità, poi ripagata con risposte inaspettate, e intelligenti. Non è un capolavoro, di quelli indimenticabili, ma consigliato a chi ama le saghe familiari.
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Un alieno a Borg
Britt-Marie pensava di sapere tutto della vita. Tutta una questione di ordine: mai dimenticare i sottobicchieri, non uscire senza prima avere messo tutto in ordine, e poi bicarbonato e lievito come se piovesse, così da non dare scampo ad acari, batteri e compagnia varia. Queste attività le danno sicurezza, così come il lavare i vetri ogni mattino col Fanix le permette di vedere con maggiore chiarezza quello che c'è fuori casa. Poi un giorno deve prendere atto, perché non ha alternative, dei ripetuti tradimenti del marito. Non basta più lavargli ogni sera la camicia per non sentire gli odori che gli ha lasciato addosso l'amante, è necessario fare qualcosa di più definitivo. Allora decide di prendere in mano la sua vita partendo dalla ricerca di un lavoro. Lo fa quasi vergognandosi di trovarsi in quella situazione, ma allo stesso tempo con la tenacia di chi ritiene di avere il diritto a uno stipendio e non vuole accettare di non essere in grado di guadagnarsi la vita. Così, senza pensarci due volte si traferisce a Borg, dove a causa di un disguido amministrativo si è liberato il posto di custode per un centro sportivo che comunque sarà al più presto chiuso, così come quasi tutte le attività del paesino sono state progressivamente chiuse. Rimane imperterrita aperta solo un'attività che funge da pizzeria, posta, officina meccanica e luogo di incontro per i residenti e il cui parcheggio diventa un campo da calcio per i ragazzi. Questo libro è un inno alla resistenza, alla tenacia e alla capacità delle comunità di farsi forza e andare avanti. E' a tratti divertente e ironico, ma offre anche delle pagine coinvolgenti e capaci di far riflettere. Lo scrittore ha uno stile gradevole, ma i continui riferimenti alle manie di Britt-Marie dopo una cinquantina di pagine mi hanno parecchio stancato. Mi rendo conto che il personaggio prevedeva che avesse delle compulsioni e che fosse particolarmente pedante e fastidiosa verso gli altri, pur senza rendersene conto, ma il tutto mi è parso eccessivo e inutilmente ripetitivo. Va dato comunque atto all'autore di avere creato un personaggio nuovo, con delle caratteristiche ben delineate e coerente dall'inizio alla fine, senza repentini cambi di carattere arrivati dal cielo all'improvviso solo per scrivere un lieto fine particolarmente lieto.
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Tutto sotto gli occhi
Non c'è nulla da dire: i grandi classici sono sempre i migliori. Magari un po' polverosi, spesso incapaci di far venire quel brivido che ti scorre lungo la schiena, ma delicati verso la sensibilità del lettore, e soprattutto onesti. I libri delle Christie certamente appartengono a questa categoria. Una storia che si svolge in un villaggio, con un assassinio fatto nel modo più classico. Un uomo con un coltello che gli sporge dal corpo, in una stanza chiusa a chiave, la finestra provvidenzialmente aperta, ma niente altro in disordine. Anzi qualcosa in disordine c'è e solo un ometto meticoloso come Poirot se ne poteva accorgere. L'autrice è abile nel disseminare in modo sapiente bricioline di pane che solo nelle ultimissime pagine danno luogo a dei sospetti circostanziati. Però tutto è davanti agli occhi del lettore; quello che deve sapere è ben in vista, anche se confuso in mezzo a tutta una serie di dettagli, interessanti e intriganti, ma abbastanza inutili. Il lettore in definitiva viene preso per il naso durante tutto il romanzo, ma in modo talmente abile e intelligente che non c'è altro da fare che dare alla regina del giallo gli onori che merita.
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Sempre peggio
Sono una appassionata di lunga data di Kay Scarpetta, anche se come succede un po' a tutti gli autori i primi episodi erano molto migliori degli ultimi, forse a causa anche di una certa stanchezza e della mancanza di idee. Mi sono piaciuti poco, invece gli altri personaggi seriali creati dalla Cornwell. Così quando ho visto che era tornata dopo qualche anno con una nuova puntata dedicata alla famosa anatomopatologa ho sperato che lo avesse fatto perché motivata e mi sono illusa di ritrovare i romanzi di qualche decennio fa, quando mi sono appassionata alle indagini fatte con bisturi e microscopio. Invece devo dire che questo romanzo è decisamente brutto. Devo dare atto all'autrice che per la prima volta i protagonisti sono relativamente sereni dal punto di vista personale. Benton e Kay vivono un periodo di quiete coniugale, la nipote Lucy non sta vivendo drammi, e Pete Marino si è rimesso in forma ed ha deciso di indirizzare l'amore non corrisposto per il suo capo, sulla sorella di lei, che ha sposato. Molto peggiorata invece la situazione del punto di vista paranoia. Tutti ce l'anno con la famosa professionista, sia i suoi collaboratori, che i suoi capi e i politici a cui deve rendere conto fanno il possibile per metterle i bastoni tra le ruote, a maggior ragione adesso che con i suoi stretti familiari è entrata a fare parte di un segretissimo gruppo che si occupa di sicurezza nazionale. Basti pensare che vivono in un luogo protetto da sistemi di sicurezza inaccessibili, dove si entra solo dopo essere stati sottoposti a verifica da sofisticati software. Neppure il povero gatto è indenne da attenti tracciamenti. La storia parte dall'omicidio di un'amica di famiglia avvenuto con modalità inquietanti. vengono infatti usate come arma delle strane onde magnetiche. La storia si dipana in modo lento e noioso, direi di quelle che non si vede l'ora di finire non perché particolarmente belle, ma per passare ad altro.
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Pulizia a tutti i costi
Biloxi è una città del Mississippi affacciata sul mare. A fine ottocento attira numerosi immigrati grazie alle opportunità di lavoro che offre. Le scelte sono quella di dedicarsi alla pesca o di aprire locali dove vendere alcoolici, che negli Stati Uniti ancora sono proibiti. A lato di quello fioriscono le case da gioco e la prostituzione. Grazie ad autorità che, dovutamente foraggiate chiudono un occhio, questo tipo di attività fiorisce. La cittadina, di fatto, diventa un luogo al di fuori della legge dove quello che altrove è proibito, è del tutto normale e legittimo. Le due anime della città: quella laboriosa dei pescatori e quella oscura gestita dalla malavita locale fioriscono senza di fatto entrare in contrasto. In questo contesto, due famiglie di immigrati croati: quella dei Rudy e dei Malco decidono di schierarsi dalle due parti della barricata. Tra i primi nasce una stirpe di legali, e un procuratore che si impegnerà per la prima volta a debellare la malavita in città. La seconda famiglia invece si arricchisce con tutta una serie di attività illecite gestendole in modo tanto tranquillo e naturale da essere colta impreparata quando arriva il primo affondo dalla procura. La reazione però sarà tanto grave da cambiare per sempre la città. Mi è piaciuto molto questo libro: nello stile di Grisham, quindi con sedute in tribunale, macchinazioni di avvocati, giurie da influenzare e testimoni reticenti. Oltre a questo ci si aggiunge la storia di due famiglie che ci viene proposta per tre generazioni. Infine uno dei temi più scottanti in America. quello della pena di morte. Questa volta visto più dal punto di vista dei parenti della vittima, che non del condannato come avviene di solito. Mi ha un po' sorpreso il finale, però mi rendo conto che sarebbe stato poco aderente alla realtà e anche al modo di pensare di molti statunitensi decidere per un lieto fine.
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Film mentale
Immaginate un gioco folle che parte dal web. I giocatori sono selezionati e contattati in modo del tutto anonimo per partecipare a un gioco che mette in palio parecchie migliaia di euro. Immaginate che tutto sia segreto, e che guarda caso a parteciparvi siano chiamate delle persone che tendono alla paranoia e che vedono intrighi e complotti ovunque. Il gioco parte, seppure con numerosi dubbi, senza sapere chi lo abbia organizzato chi siano e buoni e chi i cattivi ed in effetti se ci siano dei buoni. La prima regola è che niente di quello che sta per succedere è reale. La seconda è che entro la fine della giornata uno dei partecipanti morirà. Chiusi in un ospedale psichiatrico dismesso, e isolati dal resto del mondo da una tormenta di neve i giocatori iniziano la loro avventura cercando di convincersi che la prima regola del gioco sia la più importante. ma è davvero così? Questo libro mi è piaciuto molto anche se l'idea non è una novità assoluta. E' scritto con maestria, senza lasciarsi sfuggire nessun dettaglio. come un giocoliere lo scrittore tiene in piedi più di una storia. come un abile illusionista ci fa credere di avere visto una cosa mentre in realtà sotto il nostro naso c'è tutt'altro. E anche quando il lettore è convinto di avere capito tutto, ecco il dubbio finale.
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Pensavo meglio
Ed ecco arrivato nel panorama degli investigatori anche Enrico Mancini. Si tratta di un profiler all'americana che si è specializzato oltreoceano e verso cui sono poste molte speranze da parte della polizia italiana. Bella idea, mi dico, e mi immagino qualcosa sullo stile di Donato Carrisi. Poi vedo con dispiacere che anche questo autore è caduto nella trappola dell'investigatore tanto bravo sul suo lavoro quanto disastrato nella sua vita privata. In questo caso i suoi fantasmi sono i sensi di colpa che Mancini ha per non essere stato presente nel momento della morte di sua moglie. Quindi tutto il romanzo è avvolto in una scura cappa di dolore, recriminazioni e di: se solo avessi... Il serial killer invece fa indubbiamente bene il suo lavoro, anzi forse anche troppo indulgendo anche in descrizioni di crudeltà che mi sembrano eccesive, gratuite e non necessarie allo sviluppo della storia. Lo stile di scrittura è chiaro, con molti. anche troppi, dettagli, e personaggi con caratteristiche precise. Nel complesso non si tratta di una storia da buttare, ma secondo me pesante e faticosa da portare fino alla fine, con qualche elemento di novità, ma che non è sufficiente a controbilanciare le parti noiose.
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L'anonimato di anomia
E' arrivato! Il nuovo episodio della serie dedicata a Cormoran e Robin. Mi soppeso con gusto questo mattone da oltre mille pagine, già pregustandomi la lettura. poi lo sfoglio velocemente, e intravedo che ci sono parecchie pagine, con dialoghi di chat e di social. A quel punto vacillo. non non mi piace un giallo che abbia a che fare con la rete, con indagini fatte da esperti di informatica, con codici sorgente e un sacco di altre cose che non capisco. E invece no, un bravo scrittore è anche quello che si rinnovare, che sta ai passi coi tempi pur sempre mantenendo l'identità e le caratteristiche dei personaggi della serie. E in questo caso è stato fatto appieno. Robin e Cormoran sono sempre gli stessi, con i loro limiti, le loro debolezze la loro umanità e la loro amicizia che non sa bene in che direzione andare. E non cambia neppure la tenacia che mettono nelle indagini, l'amore per il loro lavoro e l'empatia che hanno per i loro clienti. Quello che cambia è l'ambiente in cui si svolgono le indagini. sempre di pedinamenti si tratta, ma questa volta l'inseguimento non è fatto solo tra le strade di Londra, ma parallelamente nel web. Il metodo è però è sempre lo stesso: un travestimento, tanta pazienza e spirito di osservazione. La storia parte con l'omicidio della creatrice di una serie che va per la maggiore su youtube e con l'accoltellamento del cocreatore. Principale indiziato sembra essere Anomia: il creatore di un gioco web non autorizzato ispirato alla serie. Ma nessuno sa chi sia e neppure se si tratti di una donna o di un uomo. Il romanzo si sviluppa dapprima in modo lento, con vati tentativi che vanno a vuoto e a volte con poca chiarezza visto i numerosi personaggi presenti. Poco alla volta però tutti: che si tratti di persone reali o di avatar del web diventano familiari e la storia comincia a diventare coinvolgente e lineare da seguire. Non per questo però scontata o tanto semplice da districare. Mi ha lasciato un po' perplessa il finale, che mi è parso eccessivo, ma nulla da eccepire su tutto il resto del volume.
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Questa mi mancava!
Il libro mi è piaciuto. Mi piace il modo di scrivere di questo scrittore. Mi piace che nonostante i suoi libri siano piuttosto corposi non annoino e che finiscano al momento giusto: quando tutto è stato detto e senza l'aggiunta di informazioni inutili. C'è però una cosa che mi ha lasciato perplessa, anzi che nella prima parte del romanzo mi ha piuttosto infastidita. Non ho mai letto un romanzo, neppure nei casi in cui il protagonista torna ad affacciarsi molte volte dalla penna dello scrittore, dove si faccia in modo così spudorato ed insistente pubblicità alle opere precedenti. Normale e comprensibile che si richiamino i romanzi precedenti, forse un po' meno che si continui a citarli. Non riesco a giustificarlo neppure col fatto che Dicker abbia immaginato che il suo Marcus Goldamn sia uno scrittore che prima svolge le indagini su un cold case e poi le trasforma in un romanzo di successo. Perché continuare a riproporci incontri dove Goldaman riceve elogi sperticati per il suo successo editoriale, citandone ogni volta il titolo. Per quale ragione insistere a ripercorrere vicende raccontate nell'altro romanzo, che nulla aggiungono alla vicenda di Alaska Sanders? Secondo me nessuno se non quello di cavalcare il successo ottenuto in passato e eventualmente dare un consiglio di lettura a chi non lo conosceva ancora.
La storia è quella di una ragazza trovata morta in riva a un lago, che secondo tutti gli indizi sembra essere stata uccisa dal fidanzato che poi si suicida in carcere. Dopo parecchi anni qualcosa mette la pulce nell'orecchio a Marcur che decide di ripercorrere indagini fatte in modo frettoloso. Con pazienza, intuito e quella dose di fortuna che sembra essere la dote principale di molti degli investigatori che vivono in un libro, porterà alla luce una vicenda molto diversa da quella che era apparsa agli occhi dei primi investigatori. Non sempre credibile, ma coinvolgente e gradevole.
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Un libro per tutti
Un legal thriller per ragazzi: perché no? Ho preso questo libro in biblioteca, perché mi piace l'autore e non mi sono accorta che era dedicato agli adolescenti. Però a quel punto visto che lo avevo in mano, era un peccato non leggerlo. Sulla prima pagina c'era appicciato un foglietto fucsia, dove una ragazzina esprimeva il suo entusiasmo per il romanzo e lo consigliava anche agli adulti. Questo mi dice che ho gli stessi gusti di un adolescente visto che a me non solo il libro è piaciuto molto, ma che se non avessi saputo che era letteratura per ragazzi non me ne sarei accorta. Questo è il primo capitolo delle avventure di Theo. figlio di due avvocati e appassionato per tutto quello che gira attorno ai tribunali. Dedica il suo tempo libero ad aiutare i suoi compagni di scuola con problemi di tipo legale, a volte approfittando delle conoscenze dei genitori, a volte forzando un po' la legge o i sistemi informatici pubblici. Quando nella sua città si svolge un processo per omicidio non sta più nella pelle dalla gioia. finalmente qualcosa di interessante da seguire. e le cose si fanno ancora più interessati quando le sorti di quel processo finiscono nelle sue mani. Questo libro è un capolavoro o qualcosa di indimenticabile? Certamente no, però è una lettura molto gradevole. Qui dentro si trova lo stile chiaro di Grisham, i suoi personaggi ben delineati e con un loro carattere, una storia intrigante, delle indagini e un finale non del tutto scontato.
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Le indagini di Pippa
Mi viene da pensare che quando le indagini di un doppio omicidio vengono lasciate nelle, pur capaci, mani di una diciassettenne, la polizia dovrebbe iniziare a farsi qualche domanda. L'autrice di questo romanzo immagina che Pippa, una ragazza prossima ad iscriversi al college scelga come tesina di fine anno di occuparsi di un delitto avvenuto cinque anni prima nella sua città. Qualcosa che l'ha colpita molto perché conosceva uno dei ragazzi coinvolti, ma che ha scosso tutta la comunità. La vicenda infatti ha visto la scomparsa di una ragazza il cui corpo non è mai stato ritrovato. Gli indizi trovati, hanno convinto sia la polizia che i suoi concittadini che il responsabile sia stato il fidanzato. Il suo suicidio a pochi giorni dalla scomparsa ha confermato questa ipotesi. Pippa, dubbiosa sul coinvolgimento del ragazzo e perfino sull'ipotesi che si sia effettivamente suicidato decide di improvvisarsi investigatrice. Come si legge sul retrocopertina: fare i compiti non si è mai rivelato così pericoloso. In effetti la ragazza si accorge subito che il suo mettersi a frugare in mezzo ai panni sporchi della comunità non è gradito da tutti. Il romanzo è costruito ricorrendo sia a brani di narrativa, sia a parti in cui ci viene proposto il diario delle indagini di Pippa e a trascrizioni delle interviste che fa alle persone coinvolte in modo diretto o indiretto con il delitto. Nel complesso ne viene fuori una lettura gradevole, a tratti anche con momenti di tensione e con qualche sorpresa. non un grande thriller, ma comunque un libro che si lascia leggere. Pensato per un pubblico di giovani, che si possono ritrovare nei numerosi adolescenti che bazzicano questo libro, ma adatto anche a chi ama gialli più leggeri, nei quali la tensione viene stemperata da uno stile lieve.
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Una scia di vittime
Quando leggo romanzi come questo mi viene da pensare che ci siano in circolazione talmente tanti libri, che siamo arrivati al punto in cui non ci sia più nulla di nuovo da raccontare. E allora che cosa fare se non prendere storie già raccontate, personaggi che già conosciamo e rivestirle con nuovi panni. Peccato però che col tempo questi panni diventano sempre di più e che la storia diventa sempre più incredibile. Detto questo, do comunque una valutazione positiva al romanzo, perché pur nella consapevolezza che quanto ci raccontano gli autori è del tutto inverosimile, l'ho letto con gusto. La storia riprende personaggi già noti ai seguaci di Lars Kepler: Saga Bauer e e Joonna Linna. Anche se deceduto già alcuni romanzi fa, è ben presente in tutte le pagine anche il serial killer Jurek Walter. II protagonisti di questo libro infatti sono tutti delle sue vittime. chi è stato imprigionato dal criminale, che lo ha visto torturare qualche suo familiare, altri ne sono stati affascinati e ne hanno seguito le orme. Insomma questo è il caso emblema di qualcuno capace di lasciare un segno, anzi molti segni. La vicenda inizia con la morte di un capo della polizia, al quale seguono altri assassini feroci, che sono preceduti dall'invia a Saga Bauer di una statuina di stagno accompagnata da indizi che dovrebbero farle capire in anticipo chi sarà la prossima vittima, dove sarà catturata e dove abbandonata. Inizia da lì una corsa per arrivare qualche minuto prima del killer e fermarlo prima che porti a termine il suo complicato piano. Come già detto l'autore ci ha messo parecchia fantasia, attribuendo al colpevole motivazioni, certamente dettate dalla follia, ma comunque del tutto fuori misura. Parimenti il piano messo in atto è con evidenza impossibile da attuare se non disponendo di una serie di competenze difficili da trovare in una sola persona. E anche in quel caso dovrebbe essere dotato di una dose di fortuna all'ennesima potenza. Poco verosimile che così tanti dettagli magicamente si coordino e che tutto vada come progettato. Veniamo ora ai due detective: tormentati, soli e ciò nonostante i migliori nel loro campo. Si tratta anche qui di qualcosa di già visto, anzi sembra quasi che non ci siano più i detective di una volta con una bella vita lineare, una famiglia solida e privi di segreti inconfessabili. Vista la storia che contribuiscono a raccontare, però direi che vanno bene così come sono.
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Mai una gioia
Marco riceve in dono il suo soprannome: colibrì, dalla madre. Un ritardo della crescita lo accompagna fino all'adolescenza, quando una miracolosa cura sperimentale gli fa recuperare in pochi mesi i centimetri in meno che ha rispetto ai suoi coetanei. La mamma per nulla preoccupata da quello sviluppo lento lo paragona a un uccellino che secondo lei ha in comune con il figlio piccole dimensioni associate a una bellezza fisica fuori dal comune e a un agilità, sia fisica che mentale, straordinarie. In effetti di quell'agilità dovrà fare ampio uso per incassare i numerosi colpi che la vita gli infligge. Uno dietro l'altro senza neppure lasciargli il tempo di riprendere il fiato tra l'uno e l'altro. Forse un po' troppe disgrazie per un solo uomo? A mio avviso sì. Però in questo romanzo che io ho letto come un elogio alla capacità di resistere e di andare avanti, probabilmente ci sta tutto. Non mi è piaciuta un granché la scelta di raccontare la storia spezzettandola in tanti frammenti che ci sono forniti in modo quasi casuale. Salti temporali, personaggi che appaiono all'improvviso e dei quali capiamo il senso solo diverse decine di pagine dopo. Storie solo abbozzate e completate in seguito, oppure che diventano chiare solo quando si incastrano con un altro pezzo del puzzle. Infine parti raccontate alternate a frammenti di lettere e a conversazioni telefoniche messe lì senza nessuna ulteriore spiegazione. Per chi ama i racconti lineari e semplici decisamente questa lettura è impegnativa.
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Un thriller a bassa voce
Scrittore vedovo con figlio in età scolare a carico, decide di cambiare se non vita ,quantomeno casa per cominciare da capo. Suo figlio è strano: parla da solo, si isola e pur amandolo a lui non piace. A dieci mesi dalla morte della moglie fatica ad averlo attorno. vorrebbe dare sfogo al suo dolore e non lo può fare. Inutile dire che il bambino soffra dall'essere trascurato e si senta un peso per l'unico genitore rimastogli. La scelta della nuova casa in effetti non sembra molto felice. Si tratta di un edificio dall'architettura bizzarra che i bambini del luogo considerano come infestata dai fantasmi e che gli adulti prudentemente evitano. Tanto per non farsi mancare nulla la cittadina scelta per vivere sta assistendo inerme al rapimento di un bambino, con modalità che fanno pensare a una serie di delitti avvenuti vent'anni prima e per i quali è già stato incarcerato il colpevole. Che in circolazione ci sia un complice, o un emulatore intenzionati a far rivivere un incubo del passato? Questo thriller non mi ha particolarmente coinvolto. La storia e soprattutto i protagonisti non sono molto originali o interessanti. il poliziotto che si occupa delle indagini è ancora una volta un ex alcolizzato alla prese coi suoi demoni, tra i quali quello di non essere riuscito ad evitare la morte di un bambino vent'anni prima. Gli altri personaggi compreso il killer non sono un granché e hanno un fastidioso sapore di stantio e di già visto. Una storia comunque c'è, con una sua logica, delle indagini e delle spiegazioni logiche anche per i dettagli che inizialmente sembravano un furbo tentativo di cavarsela ricorrendo al sovrannaturale. In definitiva ho trovato questo volume una lettura gradevole, ma senza particolari picchi.
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Chi ha coraggio aiuta
Con questo romanzo Stephen King torna al genere fantasy. Costruisce un mondo di fiaba, che facendo un po' il verso alle storie classiche si trova sotto terra, sconosciuto ai più e protetto da chi lo ha visitato perché teme che la razza umana lo possa razziare per impossessarsi delle ricchezze che nasconde. Ci si accede nei più banale dei modi: attraverso un capanno che si trova nel giardino di una vecchia casa. Un eroe per caso: il diciassettenne Charlie che si è trovato a passare in strada quando un uomo anziano è caduto da una scala, si trova a trasformarsi da idolo delle arene sportive a salvatore di un popolo sconosciuto. La storia si divide in due parti: la prima nella quale lo scrittore ci racconta l'infanzia e la prima adolescenza di Charlie è la più intensa. Qui ho trovato il King capace di raccontare storie con tutte le lettere maiuscole. Quello per intenderci che ti fa vedere davanti agli occhi tutti i dettagli dei personaggi di cui parla, che ti fa provare le loro emozioni e che quando vuole farti paura lo fa senza risparmiarsi. La seconda parte, quella che si svolge in un mondo sotterraneo in pericolo, sembra far parte di un altro libro. Personaggi improbabili, animali parlanti e con poteri straordinari, cattivi così cattivi da ispirare quasi simpatia ed eroi che non hanno nulla di eroico, ma solo tanta bontà d'animo. In sostanza un genere del tutto diverso, che a me non piace un granché. Probabilmente a causa di questo il libro mi è sembrato un po' troppo lungo, visto che tra l'altro, dato il genere, il finale era piuttosto scontato. Detto questo, però non posso non riconoscere l'abilità di chi ha scritto il romanzo.
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Cercando Pamela
Una madre rischia di affogare a pochi metri dalla spiaggia. Ma questo è solo l'inizio del suo incubo. Proprio in quei pochi minuti in cui lei combatte tra la vita e la morte e suo marito cerca di strapparla alle onde, qualcuno rapisce la loro bambina. Come se fosse stata inghiottita dalla sabbia la piccola scompare, senza che nessuno abbia notato qualcosa di anomalo. I due genitori sono distrutti: la madre perché si sente in colpa per avere distratto il marito che vigilava sulla figlia. Il padre perché pensa di sapere chi sia il rapitore. Ha infatti intrattenuto una relazione extraconiugale finita male e crede che la sua ex amante si sia vendicata togliendogli la bambina. Invece di rivolgersi alla polizia chiede aiuto a un investigatore privato: Charlie Cameron. L'uomo fa una certa resistenza perché teme di riportare a galla un dramma che lo ha colpito da piccolo e che ancora lo tormenta. Quando si iniziano a trovare cadaveri di bambini però non può fare a meno di farsi coinvolgere. Il romanzo è scritto in modo chiaro e lineare, con dettagli precisi, essenziali, credibili e coerenti. Però non mi ha dato particolari brividi o scossoni. Una storia pulita e abbastanza credibile, e questo è già molto, ma priva di quel qualcosa in più che avrebbe potuto trasformarlo in un ottimo romanzo. Il personaggio principale: un uomo solo e ala deriva che vive con i suoi demoni e fantasmi del passato e allontana tutti è qualcosa che si è già visto parecchie volte. Certo, ci sono infinite possibilità di declinare il bello e dannato, però qui non ci ho trovato una grande originalità.
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Meglio non chiedere
Raphael, uno scrittore padre di un bambino piccolo e fidanzato da sei mesi con una pediatra si trova nella condizione di pentirsi di aver chiesto alla sua ragazza dettagli sul suo passato. Anna, infatti stanca delle sue insistenze gli butta sotto la faccia la foto di tre cadaveri carbonizzati urlandogli di essere la responsabile di quella tragedia. Di fronte alla comprensibile reazione del fidanzato raccoglie tutte le sue cose e se ne va. Da quel momento scompare, lasciando dietro di sé una serie di indizi che pongono seri dubbi sull'effettiva identità della ragazza. Pare proprio che non sia la dolce, ma decisa dottoressa che tutti credono, ma qualcuno con una doppia o tripla identità. A questo punto inizia una indagine fatta in coppia da Raphael e da un suo amico poliziotto, che si svolge parte in Francia e parte negli Stati Uniti. Come succede in molti romanzi di Musso la storia inizia con una serie di fatti uno più incredibile dell'altro e senza una apparente logica. Man mano che la vicenda prende quota, però ogni cosa va al suo posto e tutto assume una certa logica. Non il più bel libro che ho letto di questo autore, ma comunque un giallo coinvolgente, una storia d'amore d'altri tempi dove il cavaliere senza macchia insegue la sua bella in capo al mondo e un lieto fine, che fa sempre bene all'umore.
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Gradevole torpore
E se una maniaca del controllo decidesse di andarsene, ma con stile, e senza lasciare indietro niente di fuori posto? La Flagg si immagina che una sessantenne, ex miss Alabama, stanca della vita decida di suicidarsi. Però lo vuole fare nel modo giusto. Per lei questo significa curare tutti i dettagli. dalle bollette pagate, alla casa lasciata in ordine fino alla scelta di una morte che la faccia scomparire così da non essere vista in disordine. Le prime pagine, con tutti i preparativi sono in effetti piuttosto divertenti. Con lo scorrere dei capitoli, però la storia tende sempre più a rallentare. non solo non ci sono colpi di scena, ma spesso neppure eventi di rilievo. Con la clama placida di un tranquillo fiume nelle giornate estive, pian piano si arriva al finale, che non porta alcuna sorpresa. Nel complesso però il libro è scritto bene, anche se è tutt'altra cosa rispetto ad altri volumi della Flagg. Direi adatto a chi ama i libri a lieto fine.
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Troppa roba
Succede di frequente che un libro del quale si dicono meraviglie si riveli poi una delusione. Per questo mi sono avvicinata a Cambiare l'acqua ai fiori aspettandomi poco e sono stata accontentata. Devo riconoscere alla Perrin che scrive bene. chiara, scorrevole, capace di destreggiarsi con molti personaggi e molte storie senza perdere un colpo. La storia e i contenuti però sono tutt'altra cosa. Tanto per cominciare molti dei personaggi sono delle macchiette: poco credibili, con atteggiamenti esasperati. Le loro storie, poi sono dei cliché portati all'ennesima potenza. Insomma, niente di nuovo sotto il sole. Detto questo io ho comunque letto il romanzo fino alla fine e nelle ultime pagine con una certa curiosità, mista ad esasperazione perché la scrittrice non mi raccontava l'unica cosa che volevo sapere. A un certo punto ho temuto che fosse così dispettosa da lasciarmi senza sapere chi fosse il responsabile della morte di quattro bambine in vacanza in un castello. Alla fine però c'è arrivata seppur dopo lunghe digressioni di altro genere. Concordo con qualche mio collega che forse se il libro fosse stato più snello ci avrebbe guadagnato molto.
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Avanti così Ilaria!
in questo romanzo Ilaria Tuti torna al genere storico. Così come aveva fatto in modo eccellente con fiori di roccia ci racconta ancora di un gruppo di donne coraggiose, che nel silenzio interrotto solo da chi le vuole criticare, contribuiscono a fare la storia. Qui ci racconta delle prime donne che si occupano di chirurgia di guerra. Tenaci, testarde e indomabili mettono le loro conoscenze al servizio di tanti soldati dilaniati da armi sempre più devastanti. Sul lato opposto della barricata, dapprima, e poi al loro fianco, i soldati che hanno lavato, consolato, ricucito e spesso con dolore anche privati di uno o più arti per consentire loro di vivere. Il romanzo è molto accurato nei dettagli, e pur con le dovute licenze che si è presa l'autrice fanno riferimenti ad alcune vicende realmente accadute. Un ottimo affresco realistico di un altro volto della guerra. quello di chi non è andata al fronte, ma ha dato un contributo fondamentale senza riceverne un giusto apprezzamento. Sorvolo sulla inevitabile storia d'amore, che ritrovo in ogni genere di romanzo, e che in questo caso avrebbe potuto essere evitata senza tanti drammi, ma immagino che non se ne possa fare a meno. Trovo che con questo genere di libri Ilaria Tuti abbia trovato la sua giusta collocazione riuscendo a produrre romanzi a mio gusto qualitativamente migliori, più accurata, avvincenti e interessanti rispetto ai gialli con cui ha esordito.
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Storie di ordinaria ingiustizia
Il ritorno di Jack Burdette a Holt non passa inosservato. Perché lo fa a bordo di una costosa auto rossa, perché rimane per ore seduto al volante a bordo strada guardandosi in giro. ma soprattutto perché otto anni prima quando è scomparso nel nulla si è lasciato dietro rabbia, rancore, che nel frattempo non ha fatto altro che lievitare. Pat, suo ex amico e direttore del giornale locale ripercorre la sua storie, le ragioni che lo hanno spinto ad allontanarsi e quelle per cui è tanto odiato da tutti i suoi concittadini. La storia è quella di un idolo dello sport a cui tutto è perdonato, di un ragazzo che ha ai suoi piedi tutte le compagne di scuola , di un uomo che si approfitta del fascino che esercita sulle donne, e di un lavoratore che ruba dalla cassa di chi gli paga lo stipendio. Ma è anche un uomo incapace di provare pentimento o empatia, convinto di non avere mai abbastanza e tanto sfacciato da prendersi anche con la forza quello che vuole. In tutto questo ci sarà qualcuno a pagare, ma non sarà Jack, saranno le persone che gli hanno dato fiducia che non hanno saputo vedere dentro quell'abisso, o forse che lo hanno fatto e ne sono state risucchiate. Da questa storia non è solo il protagonista ad uscire male lo è anche tutto il paese, lo è il sistema giudiziario. Ho trovato questo romanzo interessante, ben scritto anche se un po' eccessivo. Con questo termine intendo che alcuni episodi sono stati piuttosto gonfiati. Capisco la necessità di dare enfasi all'odio verso Jack, ma il modo in cui la moglie ha espiato la colpa di averlo sposato, è del tutto fuori misura, forse inadatto anche a un romanzo ambientato diversi secoli prima. In definitiva però questo scrittore, che non conoscevo, mi è piaciuto e credo che continuerò a leggerlo.
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Così reale che senti l'odore del barbecue
Dando una sfogliata preliminare al romanzo mi sono detta che la scelta di ricorrere a continui passaggi dal presente al passato, e anche a quello di inserire stralci di giornali locali avrebbe reso il tutto piuttosto goffo e tortuoso. Invece no, la bravura della Flagg è stata quella di riuscire a mettere insieme diverse storie che si sono svolte anche in periodi storici diversi, senza mai fare calare l'interesse del lettore. Il pregio migliore di questo libro, però per me non è tanto la storia in sé, quanto la capacità di rendere in modo vivido il clima che si respira al caffè di Whistle Stop. Così bene che sembra di vedere Ruth e Idgie dietro al bancone o di sentire i profumi che arrivano dalla cucina. Tutto attorno, poi una serie di temi caldi come la depressione e le sue conseguenze sulla popolazione, la separazione tra etnie, la violenza domestica e l'amore tra donne. Non immaginiamoci però che si tratti di un romanzo cupo e triste: tutt'altro. La Flagg con buonumore e ironia, ma anche con intelligenza e arguzia ci apre una finestra sul passato, riuscendo anche a infilarci un assassino e il mistero di una specie di Robin Hood dei treni, di cui solo alla fine conosceremo i volti.
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Non chiamatelo giallo
In questo romanzo, con il suo stile inconfondibile che le deriva dal suo garbo, tipico da anziana signora di campagna la George ci racconta l'antefatto del suo libro precedente. Dopo averci lasciato con la morte ancora inspiegata della moglie del suo ispettore Linley la scrittrice ritorna sui suoi passi e ci svela che cosa è successo nei mesi precedenti e le ragioni per cui quel fatto di sangue è avvenuto. La storia è quella di tre ragazzini con un padre morto, una madre chiusa in un manicomio, affidati a una nonna che si accompagnano con uomini discutibili, che a un certo punto decide di lasciarli sulla porta di casa di sua figlia per potersene andare all'estero a costruirsi una nuova vita. I tre ragazzi: un'adolescente abusata, un ragazzino con difficoltà cognitive e un undicenne che cerca di fare l'adulto, in un mondo in cui gli adulti che dovrebbero aiutarlo non hanno idea di quello con cui hanno a che fare, non possono che finire male. La George ci racconta il loro tentativo di rimanere a galla, le grida di aiuto che lanciano e infine la decisone di lasciarsi andare e di accettare la logica delle bande criminali che domina la zona di Londra dove vivono. Il romanzo è certamente scritto bene, curato nei dettagli e nonostante la crudezza dell'argomento, esposto in modo rispettoso, sia dei lettori che dei suoi personaggi. Detto questo, non è un giallo, un thriller o altro di simile.
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Perdere l'innocenza
Attraverso gli occhi, le orecchie e tutti i sensi della piccola Scout ,Harper Lee ci accompagna a fare un'incursione nell'Alabama del 1935. Nonostante la bambina appartenga a una famiglia che dà scandalo per le sue idee progressiste e poco in linea con quelle in voga in città, l'atteggiamento che loro stessi hanno nei confronti dei diversi e in particolare le persone di colore è agghiacciante. Ancora di più lo è quello del sentire comune, che senza mezzi termini divide la popolazione in diverse categorie ognuna delle quali ha dei diritti che diminuiscono a seconda della casa in cui il caso ha voluto che nascesse. Scout comprende appieno questo stato delle cose solo quando il padre è chiamato a difendere un uomo di colore dall'accusa di stupro di una ragazza bianca. Così scopre non solo le iniquità della legge, assistendo al processo, ma lei stessa diventa oggetto di scherno e di minacce da parte dei concittadini che non approvano la parte assunta dal padre nel procedimento. La scelta di farci raccontare la storia da una bambina ha permesso alla scrittrice di mettere su carta una storia delicata e esposta con garbo, nonostante la gravità dei temi toccati. La piccole Scout si pone tutte le domande che si fa un bambino riuscendo così a farci riflettere non tanto sulla gravità del razzismo che per noi dovrebbe essere qualcosa di consolidato, ma sul modo in cui effettivamente funzionavano le cose negli Stati Uniti anche a 1900 inoltrato.
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In cerca dell'amore
Ipotizziamo che una bambina venga trovata in una scatola di sapone sull'uscio di una famiglia ricca del Cile di fine '800. Alla piccola viene dato il nome di Eliza, un'educazione in rigoroso stile inglese dalla donna che l'ha accolta, mescolata con quanto le tramanda la domestica cilena. Con l'adolescenza arriva il primo travolgente amore per un ragazzo del tutto inadatto a lei secondo i canoni della sua famiglia. Quando il ragazzo parte verso la California attratto dalla caccia all'oro, la ragazza abbandona tutto, sale come clandestina su una nave e inizia a cercarlo. Nel complesso un romanzo che è storia, ma anche d'amore e di denuncia. Molto interessante la parte di stampo storico soprattutto quando si parla della febbre dell'oro, e della costruzione delle prime città californiane. Il resto, la storia personale della protagonista, le vicende della famiglia che l'ha accolta, i segreti nascosti sotto il tappeto, mi hanno piuttosto annoiata. Ho trovato lente le parti di avventura e ingenue le parti d'amore.
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Tanto di tutto
Il modo da scrivere di Grisham mi piace molto. E' lineare, chiaro, e preciso. Il sistema giudiziario americano, del tutto diverso dal nostro, ci viene spiegato passo passo, man mano che la storia procede. così è anche in questo caso, anche se forse gli argomenti messi sul piatto sono un po' troppi. C'è la corruzione di un giudice su cui si indaga, la questione delle case da gioco gestite dagli indiani e poi anche una mafia della costa, che nell'ombra tiene le fila di tutto. Se non bastasse abbiamo a che fare con un numero elevato di personaggio di primo o di secondo piano. Prima fra tutti Lacy Stolz, un investigatore che si occupa di indagare sulle denunce contro i giudici, con relativa famiglia ingombrante che meriterebbe una storia a sé. C'è poi l'informatore, o meglio gli informatori, il giudice, tutta una serie di cattivi e qualche sporadico buono. Niente di male se non fosse che ognuno di loro vuole il proprio spazio, ha una storia da raccontare e sgomita per avere qualche riga in più. Ne esce una storia complessa piena di informazioni e di avvenimenti che la appesantiscono molto. L'abilità dell'autore rende il romanzo comunque gradevole anche se un po' scontato, ma dalla sua penna sono usciti libri di tutt'altro calibro.
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Un'altra faccia del nazismo
Questo non è un romanzo. Per quanto l'autore ci si sia impegnato, non ha la freschezza e la capacità di coinvolgere di un libro di mero intrattenimento. Però è un ottimo libro di divulgazione storica: un saggio dove le fonti sono indicate con precisione e riportate in modo onesto. Rispetto ad altri volumi del genere però contiene tutta una serie di dettagli, soprattutto sulla vita della figlia Martha, che lo rende più accessibile e godibile anche dal lettore medio. La storia è quella di William Todd e della sua famiglia, in particolare la figlia. che si trovano a diventare per caso protagonisti della storia con la S maiuscola. Lui è un professore universitario che si occupa di storia, che a causa della mancanza di altri candidati diventa ambasciatore statunitense a Berlino in uno dei periodi più difficili della storia mondiale. Inadatto al ruolo per indole, impreparato e anche poco stimato da chi lo dovrebbe ascoltare Todd fa quello che può. Dal suo punto di vista è molto, perché mette a repentaglio la sua vita e quella dei suoi cari. Dal punto di vista del resto del mondo, invece è poco, perché dapprima sottovaluta lui stesso il problema e lo minimizza. Quando per forza di cose si rende conto di quello che sta succedendo viene deriso e boicottato, quello che può fare sono solo gesti simbolici e inutili dispacci inviati in patria. Il libro ci propone un punto di vista diverso: il clima di terrore in cui gli stranieri vivevano in Germania, il sostanziale menefreghismo del resto del mondo e , per me, a sorpresa un atteggiamento antisemita molto diffuso anche negli Stati Uniti. Atteggiamento che ha favorito quanto successo.
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