Opinione scritta da Virè
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Un giudizio confermato
Secondo volume della saga dei Cazalet. E' trascorso un anno dal primo volume e tanti sono i cambiamenti che hanno coinvolto la famiglia e il mondo. La tanto temuta guerra è scoppiata coinvolgendo anche l'Inghilterra ed ovviamente le paure ed i condizionamenti che ciò impone hanno ripercussioni su tutta la famiglia.
Le ragazzine che avevamo lasciato nel primo volume sono ormai adolescenti e la narrazione si concentra su di loro, oltre che su tutta la famiglia. In questo volume infatti lo scorrere delle stagioni è scandito principalmente dalle vite di Polly, Clary e Louise cui sono dedicati interi capitoli.
Come nel precedente, anche in questo volume, viene descritto con magistrale bravura il procedere del tempo, le tensioni della guerra,l'approccio di ciascun personaggio che affronta i suoi timori con il proprio carattere. Non perdiamo i contatti con nessuno, lo sguardo è posto su tutti, dai membri della famiglia, ai parenti, alla servitù.
Non mancano momenti tristi, come spacchetti che strapano un sorriso, amori disillusi e corrisposti. Insomma ancora una volta la scrittrice non delude, ti fa entrare nel pieno del romanzo, non lascia nulla al caso, ti coinvolge, non perde quel imprinting dell'inizio, anzi è addirittura più marcato.
Insomma un giudizio confermato non mi resta altro che affrontare il terzo capitolo...
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Un vortice di emozioni
Vincitore del Premio Campiello 2017, ancora una volta le scelte della giuria mi consegnano un libro che lascia il segno come pochi.
Poche pagine intense e struggenti, che, affrontando un tema difficile e complesso, si rivelano in grado di toccare corde profonde come tomi ben più voluminosi spesso non riescono a fare.
L'"arminuta" è sinonimo di ritornata, soprannome dato alla ragazzina protagonista che,adottata da parenti dei genitori che non potevano avere figli, all'età di tredici anni viene riportata dalla famiglia naturale, senza troppe spiegazioni. Dalla vita agiata di città, di figlia unica amata e perfettamente educata,si ritrova catapultata da un giorno all'altro in un paesino di montagna, con una famiglia numerosa e in difficoltà economiche, dove si "tira avanti" e i rapporti sono fatti di poco dialogo e molta violenza. La mancanza di rapporto con la madre naturale, quasi del tutto anaffettiva e l'improvvisa sparizione della mamma adottiva, la lasciano smarrita, in cerca di risposte e di un nuovo equilibrio quasi impossibile da raggiungere, di fronte all'incapacità di rassegnarsi.
Con un linguaggio schietto ed immediato,sintetico ed incisivo,che mescola perfettamente italiano e dialetto,la scrittrice colpisce il cuore del lettore, ne fa vibrare le corde fino alle lacrime, portandolo dentro le sensazioni, lo smarrimento, la tristezza e la rabbia, l'ostinazione e la desolazione, la solitudine della protagonista.
Impossibile non essere coinvolti e solidali con questa ragazza rimasta senza madre eppure alla ricerca di punti di riferimento, avendo perso il più importante. La sua voce, narrando la storia che la vede protagonista, passa dal passato al presente, presentando un'adulta la cui vita sarà per sempre segnata dal dolore profondo subito in un'età tanto delicata come quella dell'adolescenza. I personaggi che la circondano, spettatori silenziosi e quasi incuranti del dramma che si sta consumando, presentano ed esaltano alla perfezione la contrapposizione delle due realtà, quello di città e quello di paese, quello di persone benestanti, educate ed istruite, contro quello di gente modesta che vive alla giornata, barcamenandosi tra poco denaro,poca cultura e tanti figli, difficili da educare ed inesauribile fonte di preoccupazione. Lo sguardo della protagonista, abituata a vivere in uno di questi mondi ed ignara dell'esistenza dell'altro, accentua ancor più le differenze tra stili di vita contrapposti e caratteri forgiati inevitabilmente dalle difficoltà,spigolosi e duri come la roccia della montagna in un caso, luminosi come le vetrine delle strade di città che mostrano una realtà falsata.
Un perfetto equilibrio, un vortice di emozioni, un linguaggio pulito che colpisce dritto al cuore e personaggi che non possono lasciarti indifferenti, insomma un insieme di caratteristiche che rendono questo un libro bellissimo e consigliatissimo.
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Le assaggiatrici di Hitler
Le assaggiatrici, libro vincitore del Premio Campiello 2018, che ancora una volta incontra i miei gusti di lettrice.Dopo averlo scartato a lungo, mi sono lasciata convincere alla lettura proprio dalla vittoria al premio e devo ammettere che ne è valsa la pena.
La storia è stata ispirata dalla scoperta dell'esistenza ancora in vita di una delle Assaggiatrici di Hitler, gruppo di donne selezionate dalla SS nella Prussia Orientale per provare i pasti del Furer prima che gli fossero serviti, in modo da scongiurare avvelenamenti.
Siamo nel pieno della guerra, tutte le donne ne sono segnate e con delicatezza e attenzione, l'autrice cerca di mostrarne tutte le sfaccettature, le donne spaesate, senza marito, famiglie distrutte, SS rigorose che eseguono il proprio dovere e sembrano lontani da qualunque rimorso.
Il gruppo di donne, molto schive all'inizio, inizia a condividere, per forza e per scelta, i propri drammi, i propri sogni, il proprio tempo libero. Alcune si scontrano, altre si coalizzano, incontrano nello stare insieme il solo modo per trovare la forza di andare avanti.
La protagonista, spaesata e confusa, sopravvive al periodo più difficile della sua vita, si porta avanti a fatica, si lascia andare, ma la vita che ha dentro e l'istinto di sopravvivenza è più forte della sua stessa volontà. Si lascia trasportare attraverso gli anni difficili della guerra, fino a venirne fuori, sola ed ammaccata, portando su di sè i segni indelebili di quanto vissuto.
Un linguaggio delicato e profondo, i sentimenti che guidano il lettore attraverso la narrazione, trapelando dalle parole e spostandosi addosso a chi legge.
Un bel libro, che si legge con estremo piacere ed estrema facilità, nonostante il dramma che nasconde, nonostante la tristezza della storia.
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Una bellissima saga familiare
Bello bello bello questo libro. Una saga familiare con tutte le caratteristiche proprie del genere, che si legge d'un fiato.
Siamo alla fine degli anni '30, in un'Inghilterra in ripresa dalla prima guerra mondiale, che assiste con timore all'ascesa di Hitler ed al rischio di un nuovo conflitto.Nella campagna inglese si riunisce per le vacanze estive la numerosa famiglia di un commerciante di legname: ritroviamo il capostipite, ormai anziano, sua moglie, tre figli maschi con rispettive consorti e figli e la sola figlia femmina nubile che si occupa dei genitori. Accanto a loro sfilano domestici e altri parenti che decidono di allontanarsi da Londra in attesa che sia scongiurata la guerra. Un variegatissimo gruppo di personaggi quindi, che riempiono le pagine con le loro caratteristiche, tutte diverse e perfettamente inquadrate, anche con poche righe. E' impossibile non ritrovare nei caratteri descritti i propri parenti, vizi e virtù delle proprie famiglie.
L'autrice è bravissima a passare da personaggi maschili a personaggi femminili, ad inquadrare i bambini, con i loro ragionamenti un po' "strampalati" e le loro curiosità; così come le paure ed i turbamenti adolescenziali dei ragazzi più grandi, la noia delle donne sposate, le difficoltà dei domestici.
Le descrizioni sono piene di particolari che ti permettono di inquadrare ogni situazione, luogo, epserienza come se la stessi vedendo con i tuoi occhi; eppure non si cade mai nella noia, nel prolisso. Ogni parola è ponderata per permettere al lettore di vedere l'immagine di ciò che accade, ma senza dilungarsi in descrizioni sterili o in dovizie di particolari inutili; si ha quindi l'impressione di guardare un film piuttosto che leggere un libro.
Il racconto scorre rapidissimo, passando da un personaggio all'altro, facendoti entrare nella vita di tutti,ma senza soffermarsi su nessuno in particolare ed inquadrando alla perfezione lo stile di vita così come il momento storico.
I volumi della saga sono ben cinque, quindi terminato il primo, non resta che tuffarsi nel secondo.
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Due donne e una sciarpa
Due donne, due grandi tragedie che hanno colpito New York ad un secolo di distanza l'una dall'altra: l'attentato dell'undici settembre 2001 e l'incendio di una famosa fabbrica tessile nel 1911. Entrambe sono sconvolte e rimangono "sospese" in un limbo, incapaci di andare avanti con la propria vita lasciandosi il dolore alle spalle, costrette a convivere con un perenne senso di insicurezza e di in
Due ritratti femminili che tentano di riprendere le fila della propria esitenza nonostante il dolore e le cui storie sono accomunate da una sciarpa ricamata, che attraversa più volte l'oceano e, un po' per caso, si ritrova a passare dalla prima protagonista alla seconda.
Il romanzo non mi è dipiaciuto, anche se dalla quarta di copertina, mi aspettavo qualcosa di diverso, una narrazione che avesse per protagonista la sciarpa e la scoperta della sua storia. L'autrice si concentra prevalentemente su di Clara, infermiera dei primi del 900, mentre lascia un po' in secondo piano l'altra protagonista, cercando poi sul finale di raccogliere, anche un po' frettolosamente ed in maniera scontata, i pezzi della sua storia.
Un libro che si fa leggere, nonostante a momenti sia un po' lento e prevedibile e non sempre riesca a far arrivare al lettore le sensazioni e le emozioni dei personaggi; una narrazione semplice ed immediata, senza troppe pretese, che risulta tranquilla e gradevole per chi cerca una lettura poco impegnativa e di compagnia.
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Un Vitali frizzante
Siamo di nuovo a Bellano, stavolta nel 1936 poco dopo il termine della guerra in Etiopia, dove ai grandi eventi storici si alternano piccole storie di paese, pettegolezzi, chiacchiere e qualche intrigo da risolvere. Stavolta il giallo ruota intorno ad un'aggressione ed ad un paio di mutande da donna ritrovate in una giacca da uomo. Già qui scappa una risata ed è facilmente intuibile la piega ironica e divertente che prende la vicenda, con personaggi che si alternano sulla scena, con il loro carattere, le loro idee, i loro unici gesti.
Un Vitali frizzante come non mai, che mette in scena una commedia che, pagina dopo pagina, il lettore riesce a visualizzare come fosse nella platea di un teatro a vederne la rappresentazione sul palcoscenico. Tra i diversi libri che ho letto sicuramente è tra quelli che più mi ha divertito, che ho trovato più brillante e che ho letto con più piacere.
Non delude nemmeno questa volta questo autore senza troppe pretese, ma simpatico e divertente che si lascia divorare in poco tempo mettendo sempre di buon umore.
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Il caffè dei miracoli - Franco di Mare
Tante facce di Donna
Ritengo che Camilleri sia uno dei più grandi autori italiani viventi; ovviamente sono innamoratissima dei libri di Montalbano, gialli ben costruiti che non mancano di mostrare l'immane cultura dell'autore, nella letteratura, nell'arte, nell'attualità. Uscendo da questa serie famosissima, altri scritti, gialli e non, sono a volte difficili da leggere, soprattutto quelli ambientati nel passato, principalmente per la lingua siciliana troppo influente e poco comprensibile. Mentre alcuni di questi ultimi ho dovuto abbandonarli, di altri, lì dove l'autore ha scelto di non usare il dialetto, ho sempre apprezzato le caratteristiche particolari, lo stile, la profondità e questa volta non è stata da meno.
Nel libro sono raccolte storie di donne, persone reali che Camilleri ha incontrato nella sua vita o di cui ha sentito raccontare, eroine della letteratura e della storia i cui tratti si ritrovano nelle donne di oggi, del passato e del futuro.
Ogni capitolo è dedicato ad una di queste figure, è quindi di poche pagine e si legge rapidamente. Ovvio che c'è quello che appassiona, quello che non dice nulla di particolare, la donna che odi e quella che ammiri ed è giusto sia così.
E' molto bello che in questo momento storico, in cui la donna ha acquisito tanti diritti ma che troppo spesso viene ancora privata delle sue libertà, quando non della sua vita, si dedichi un libro intero a coloro che, piaccia o no, portano avanti il mondo. Ed è ancora più bello che a farlo sia un uomo, un uomo del sud, nato e cresciuto in una regione dove ancora, purtroppo, c'è molta supremazia di genere. E' meraviglioso sentir parlare un autore colto e vivace della donna come fonte di ispirazione, punto di riferimento, insegnante di vita, compagna, amica, guardandola con tenerezza, amore, ammirazione e soprattutto rispetto.
Ancora una volta un grande merito ad uno scrittore con la S maiuscola, uomo che, per quanto al passo con il nostro, non smette di essere un cavaliere d'altri tempi.
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Leggero e piacevole
Ed eccoci di nuovo a Bauci, paesino della costiera amalfitana, piccolo centro dove tutti si conoscono e dove la vita scorre tutt'altro che tranquilla.
Un nuovo romanzo che, con ironia e semplicità, porta i lettori in un altro spaccato della nostra Italia; come Camilleri, Vitali e tanti altri, gli scrittori italiani del genere ci fanno viaggiare da nord a sud presentandoci personaggi tipici e ben caratterizzati, perfettamente ambientati nella terra in cui vivono e ne narrano piccole storie quasi quotidiane, dandoci modo di conoscere il loro carattere e il loro spirito fino in fondo. In questo caso ci addentriamo in un ambito appetibile al giorno d'oggi, un paese che viene sconvolto dall'arrivo di nuove mode "cittadine", quelle in campo culinario per la precisione, così lontane dallo stile di vita dei piccoli borghi di periferia, che quindi causano grande scompiglio e paura, come sempre il cambiamento porta con sè.
La storia è meno divertente rispetto al primo libro, che già dall'inizio denotava una nota ironica che qui non si intravede; nonostante questo la storia scorre, i personaggi si susseguono, volti già noti si alternano a volti nuovi, ma tutti senza dubbio entrano in sintonia con il lettore.
Mi piacciono i libri del genere, mi fanno sorridere e difficilmente mi deludono. Anche in questo caso, la storia forse manca un po' di mordente nel finale, ma tutto sommato si conferma quella lettura leggera e piacevole che ci si aspetta. Un libro consigliato per passare qualche ora di relax.
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Le belle Cece - Andrea Vitali
Una buona autrice stavolta deludente
Dopo un po' di anni di lontananza, ho preso in mano nuovamente un libro di questa autrice, che in passato mi ha affascinato parecchio, con libri come Vicolo della Duchesca, 6 Aprile '96, Rosso Corallo, Vaniglia e Cioccolato ed altri. Le sue opere sono molto simili tra loro per struttura narrativa, personaggi e spesso anche trama. La narrazione alterna capitoli del presente a capitoli del passato; ritroviamo sempre protagoniste femminili, spesso generazioni di donne di cui viene raccontata la vita travagliata, tra dolori ed amori irrealizzabili.
Nonostante questo i suoi personaggi sono donne così determinate e carismatiche, che non possono non suscitare ammirazione e grande empatia oltre che simpatia, la trama risulta avvincente e il modo in cui l'autrice descrive i sentimenti porta a gradire i suoi libri, a maggior ragione se letti a distanza di tempo l'un dall'altro.
Fatta questa premessa, Festa di famiglia ha purtroppo visto venir meno tutto quanto appena detto.
Siamo a Milano e questa volta troviamo come protagoniste quattro amiche, diversissime tra loro eppure molto legate e pronte a sostenersi a vicenda di fronte alle difficoltà della vita. C'è l'avvocato di successo, concentrata sul proprio lavoro, che passa da una storia all'altra senza volersi legare a nessuno; la donna ricca di nascita, che non lavora, sposata con il fidanzatino di sempre, proprio come voluto dalla propria famiglia; l'eterna fidanzata alle prese con i problemi della nuova convivenza ed infine, quella su cui l'autrice si sofferma di più, la ragazza dal passato difficile sopraffatta da un amore travolgente.
Le premesse per un buon romanzo ci sono tutte, così come appare dai primi capitoli, in cui ritroviamo il gioco tra passato e presente tanto amato dalla scrittrice. Ben presto però il racconto prende una piega diversa, diventa scontato, con episodi risolti semplicisticamente e narrati senza alcun coinvolgimento, senza approfondire reazioni, soluzioni e nemmeno sentimenti. Le quattro protagoniste vengono presentate all'inizio, ma i loro caratteri e le loro emozioni non sono elaborati, ma lasciati lì a rappresentare ciascuno lo stereotipo che incarna. Probabilmente l'autrice temeva che, soffermandosi troppo su ciascuna di esse, avrebbe dato vita ad un volume di migliaia di pagine, o più semplicemente ha esaurito le idee per qualcosa di nuovo. Qualunque sia il motivo, ne viene fuori un libro anonimo, con poco mordente, fin troppo scontato e molto poco coinvolgente.
Un ritorno ad una buona autrice decisamente deludente.
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Un thriller piatto
Finalmente ho terminato questo libro che mi incuriosiva da mesi. Le premesse sono quelle di un thriller, ambientato nella bellissima Venezia (probabilmente lo scrittore ha preso spunto dal famoso film, che infatti viene anche citato). Senza entrare nei dettagli della trama, così da non togliere curiosità a chi vuole intraprendere la lettura, ritroviamo nel mezzo della laguna un serial killer che sceglie la preda sbagliata e si ritrova così nel bel mezzo di un intrigo internazionale, che vede partecipi poliziotti in carica e non, guardia di finanza, servizi segreti di diversi paesi. Vista così sembrerebbe un libro thriller di tutto rispetto, che lascia il lettore con il fiato sospeso dall’inizio alla fine, invece non è affatto così.L’autore ha uno stile semplice e lineare e narra i fatti passando dai buoni ai cattivi, come se stesse riportando un fatto di cronaca, facendo seguire un’azione dopo l’altra, senza insinuare un dubbio o lasciare un indizio da seguire e meno ancora creando la suspense che il genere impone come elemento portante.
La quarta di copertina termina con la frase: “Per scrivere il suo primo thriller ha fatto saltare ogni paradigma, costruendo una macchina narrativa che non offre certezze se non quella dell’adrenalina che mette in circolo“, mentre personalmente ho riscontrato esattamente l’opposto, ovvero tutte certezze e nemmeno un briciolo di adrenalina.
Anche i personaggi non hanno suscitato in me particolare empatia o simpatia, sono presentati senza una buona caratterizzazione in grado di suscitare un’emozione del lettore, se ne conoscono le azioni, senza alcuna implicazione psicologica da parte loro, come se a narrarlo fosse un estraneo che non può e non vuole coglierne sensazioni e pensieri.
La città di Venezia è presentata nei dettagli, sembra di attraversarla, camminare per le sue strade e solcare le sue acque; ma anche in questo caso, non c’è il tentativo di far innamorare il lettore della città, vengono citate strade e piazze, senza soffermarsi su particolari in grado di affascinare.
Insomma un libro che fa solo crollare le strutture del genere, senza però offrirne una alternativa altrettanto valida, in grado di reggere.
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Il difficile rapporto padre figlio
Ho preso in mano questo libro, seppur poco convinta, incuriosita dal successo che ha avuto; mi ci sono voluti due tentativi di lettura per portarlo a termine, nonostante sia alquanto breve.
Un monologo di un padre che cerca un punto di contatto con la generazione del figlio adolescente. L'autore inquadra alla perfezione usi e costumi dei giovanissimi di oggi, dei "millennials", dal disordine in cui vivono, allo scarso interesse per la vita che li circonda e a volte anche per il prossimo, dalla moda e dal voler indossare a tutti i costi il marchio di tendenza del momento, al vivere perennemente connessi, con cellulare, i pod, televisione e computer da adoperare contemporaneamente, con un fuso orario completamente diverso da quello del resto del mondo.
L'autore calca la mano di proposito, eccedendo, ma sicuramente inquadra alla perfezione una fascia di adolescenti di oggi, che rientra perfettamente in tutti questi stereotipi.
Quello che non mi ha convinta, nè la prima volta che ho preso in mano il libro, nè questa seconda è lo stile. L'autore parla per metafore, alcune indovinate perfettamente, ma trascinate troppo per le lunghe, altre esagerate e a volte spropositate. In generale credo che lo stesso stile che può essere molto apprezzato in una rubrica su un quotidiano, possa invece risultare pesante ed annoiare all'interno di un libro, seppur di poche pagine, ancor più se monotematico come in questo caso.
Non vuole essere una storia, ma solo un insieme di considerazioni;personalmente mi sarebbero risultate più gradite in meno pagine, oppure tese ad arricchire di un racconto più complesso, ma prese così a sè stanti mi hanno lasciato qualche spunto di riflessione e poco più, risultando molto meno interessanti di quanto avrebbero potuto.
Immagino che tutto il successo che ha avuto questo libro, sia dovuto ad una fascia di pubblico, la stesso che legge Serra sui giornali, che si è immedesimata in lui per età e situazioni, ritrovando nelle sue parole la medesima distanza che incontra quotidianamente con i propri figli. I tempi ormai cambiano troppo in fretta, ma chissà se rileggendolo in futuro da madre di un adolescente non riesca ad apprezzarne meglio il contenuto.
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Grandi temi ed un cadavere
Una tormenta di neve che si abbatte su Brooklyn in un weekend di gennaio, tre personaggi sconosciuti,diversi per origini e caratteri, che si ritrovano a dover fronteggiare il freddo ed un'insolita situazione. Nell'arco di pochi giorni, durante i quali si avventurano in un viaggio a nord di New York, si conoscono ed affezionano l'uno all'altro, soprattutto si raccontano, ripercorrendo il proprio passato, che, pur con esperienze completamente differenti, è caratterizzato per tutti e tre da episodi drammatici e grandi perdite.
Seppur un po' scontato per quel che riguarda la storia di fondo, dal finale abbastanza prevedibile, ritroviamo in questo romanzo intensi personaggi il cui destino spesso si intreccia con quello del paese di origine, segnati dalla vita e dalle proprie esperienze, alla ricerca di un riscatto, di una stabilità che li porti di nuovo ad apprezzare la propria esistenza. Accanto ai tre protagonisti, troviamo una serie di personaggi minori che sono entrati a far parte della vita di ciascuno di essi ed in qualche modo ne hanno determinato l'andamento. Personaggi minori, ma non per questo poco importanti o poco caratterizzati, che nei racconti dei tre assumono un ruolo di primo piano, capaci di affascinare come se fossero parte integrante della trama.
Sebbene le tre storie siano drammatiche, l'intreccio ed il continuo passaggio dal presente al passato, dalla vita di un personaggio a quella dell'altro, rendono la lettura piacevole e per niente pesante. Vengono toccati grandi temi, come l'immigrazione, la delinquenza, l'alcolismo, la depressione, la dittatura del Cile con il dramma dei desaparecidos, la violenza sulle donne, attraverso le profonde ferite che lasciano sulle persone.
Il linguaggio è semplice ed immediato, privo di divagazioni e riflessioni personali, l'autrice si limita al ruolo di narratrice, senza eccedere nelle descrizioni, ma con stile impeccabile.
Come già detto il punto debole è la storia di fondo, che vuole incuriosire senza però prendere il sopravvento e ci riesce bene; rimane però una storia scontata, così come il tema dell'amore che sebbene rappresenti la via per superare le prove cui la vita ha sottoposto i protagonisti, lo fa in modo troppo semplicistico e banale.
Un libro quindi nel complesso gradevole, che si legge rapidamente e con piacere, ma che non riesce a lasciare un segno forte nel lettore.
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Mi aspettavo di più
Ho comprato e letto questo libro dopo aver visto la pubblicità della nuova serie tv su raiuno, pensando: "Per trarne una fiction non sarà un capolavoro ma chissà che non ne valga la pena...". Beh, non voglio farne una critica pessima, ma non riesco nemmeno ad individuare una caratteristica che mi abbia colpito particolarmente.
Tralasciamo, ma non troppo, gli errori di ortografia, in particolare le innumerevoli "e" non accentate, soprattutto ad inizio periodo; capisco un errore di distrazione, ma sembra che non si conosca l'esistenza della "e maiuscola accentata" (o la differenza tra voce del verbo essere e congiunzione?). Fa arrabbiare, perchè al giorno d'oggi è in primis il computer a suggerire errori ortografici ed è impensabile che tra scrittore, correttore di bozze e le innumerevoli altre persone che mettono mano ad un libro prima che esca in libreria, nessuno si accorga di così tanti "strafalcioni".
Passando alla trama, ci si aspetterebbe un romanzo giallo, ma non lo è; c'è l'omicidio di fondo che diventa quasi un'ossessione per la protagonista, ma si capisce dal primo momento chi sia il colpevole e come si siano svolti i fatti; forse un po' meno ovvio è il movente, ma di certo non è la storia che ti appassiona e coinvolge. Il resto è il classico romanzetto rosa, con la storia d'amore di fondo ed una protagonista simpatica, ma che alle volte avresti voglia di prendere a schiaffi per come affronta le cose, per la stupidità con cui si lascia abbindolare e trascinare in cose sbagliate.
Il linguaggio è quello diretto e scorrevole dei romanzetti del genere, si lascia leggere senza sforzi e senza guizzi.
Insomma sembra una critica pessima, in realtà non lo è, forse mi aspettavo qualcosa in più dal successo della serie, forse non era il momento adatto per una lettura così leggera; diciamo che è una classica lettura estiva, per quando si cerca qualcosa di divertente ed evasivo senza troppe pretese.
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L'odore del caffè
Finalmente ho terminato questo libro, impiegando tempo, ma con piacere. La storia di una famiglia che vive grazie alla torrefazione del caffè, in un piccolo vicolo di Palermo a ridosso della seconda guerra mondiale. L'autrice siciliana ed immagino palermitana, presenta i luoghi di questa città, prima in tutto il suo splendore, poi sofferente per le bombe e la distruzione che gli alleati e gli invasori lasciano dietro di sè. Sembra soffrire anche lei assieme alla città che stenta a rialzarsi e descrivendone le piaghe e i colori, le strade e gli odori sembra farcela attraversare ed esplorare.
Così come descrive il processo di preparazione del caffè fino quasi a farcene sentire l'odore e il sapore... Descrive ma senza stufare, presentandoti ambienti oggetti e persone in profondità, senza risultare ripetitiva, prolissa e alla fine noiosa. Il linguaggio è semplice e scorrevole, le metafore perfettamente impiegate così da riuscire a far vedere al lettore esattamente quello che immagina al momento di scrivere. Non mancano i vocaboli e le espressioni in siciliano, che a parte essere ben chiarite da un dizionario in fondo al libro, sono ben distribuite da non disturbare chi non è in grado di comprenderle, ma utili allo scopo di farti immedesimare ancora meglio nella sua terra. Nulla è lasciato al caso, tutto è dettagliato e curato, come dicevo senza esagerazioni che possono stonare.
La storia va avanti senza guizzi particolari, con un finale a tratti prevedibile, ma non scontato, ma si fa leggere con piacere fino all'ultima pagina e non manca di riservare qualche sorpresa. Si osserva la vita di questa famiglia, dei suoi personaggi , dei vicini e di tanti I personaggi sono ben costruiti anche solo per fare da sfondo alla protagonista che cresce con la guerra e le sue tragedie. Forse tanti aspetti sarebbero potuti essere approfonditi, sicuramente ne sarebbe uscito un romanzo più lungo e complesso, ma non sarebbe stato quello che voleva l'autrice, che si limita a raccontare una storia semplice tuttosommato facendocela vivere senza disturbare, come spettatori coinvolti.
Mi è piaciuto questo ulteriore spaccato d'Italia, del sud, stavolta in piena guerra; sicuramente tornerò ad apprezzare l'autrice.
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Il sogni più dolce - Doris Lessing
Vicolo della Duchesca - Sveva Casati Modigliani
La chiusura del cerchio
Quarto ed ultimo volume della saga dell'amica geniale; ovviamente è impossibile limitarsi ad un giudizio solo su questa parte e non su tutta la saga nel complesso.
Questa ultima parte chiude il cerchio della storia, anche se devo ammettere che lascia un po' l'amaro in bocca: dopo quattro volumi, mi sarei aspettata un finale più "completo". Attraversiamo questa volta parecchi anni, dagli anni 80 ai giorni nostri, con numerosi salti temporali avanti e indietro, così come nel volume precedente, al contrario dei primi due che rimanevano invece abbastanza circoscritti nel tempo.
Il personaggio di Lila assume ormai contorni ben definiti, quelli di una donna dalle incredibili capacità, con un fascino magnetico in grado di incantare chiunque capiti nel suo raggio d'azione e di influenzare azioni e scelte altrui, a volte anche in maniera esagerata e un po' fuori dalla realtà. Una donna sempre più provata dalla vita, sempre più capace di rialzarsi, che mantiene intatto il suo fascino anche con il passare degli anni e lo scorrere del racconto, forse anche per l'ammirazione incondizionata che emerge dalla voce narrante, quella dell'amica Lenù, e di tutti gli altri personaggi. La protagonista invece conferma la prima impressione, è un carattere che non riesce a suscitare la mia empatia e totale simpatia. L'insicurezza che la tormenta, nei confronti dell'amica, della società, del mondo del lavoro, infine dei figli, il costante senso di inadeguatezza che la accompagna per tutta la vita, bloccandola in molte circostanze, o portandola a scelte "obbligate", è rappresentato magistralmente dall'autrice, ma, seppur condivisibile in alcuni casi, non riesce ad incontrare la mia completa solidarietà.
Scorrono sotto gli occhi del lettore, inoltre, le vite degli altri personaggi, che seppur minori, accompagnano le nostre amiche fino all'età matura; come già nel libro precedente, nessuno è lasciato indietro o dimenticato, ma di tutti è portata a conclusione la storia.
Ritorniamo inoltre ad affrontare le dinamiche caratteristiche del rione, un quartiere difficile, con codici non scritti ma ben noti, che evolvono e peggiorano con il passare degli anni e con il cambiamento della società intera e contro i quali questa volta si scontrano due donne adulte, non più ragazzine.
Nei quattro volumi attraversiamo la storia di Napoli e dell'Italia intera dalla metà del secolo scorso ai giorni nostri; l'autrice è bravissima ad intrecciare i fili della vita della protagonista, con i principali eventi storici del nostro paese, senza entrare nei dettagli, ma portando all'attenzione il clima e le reazioni che essi hanno determinato nella gente. Attraversiamo così i movimenti del 68, la passione politica, l'emergere e il radicarsi del terrorismo, la delusione politica, fino a mani pulite e l'avvento di un nuova classe dirigente; attraversiamo il terremoto con tutto quello che ha rappresentato per la città di Napoli, l'attentato dell'11 settembre.
A proposito della città, questa volta, oltre a nuovi quartieri e strade, viene fatta anche una divagazione per approfondire la storia di alcuni luoghi, non particolarmente noti, che viene presentata nel dettaglio e personalmente mi ha affascinato e incuriosito.
Nel complesso quindi una saga promossa, per lo stile, per l'autrice, per come viene presentata Napoli con le sue facce belle e brutte, per i personaggi, nonostante la protagonista non convinca a pieno.
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Un anello della catena
Terzo capitolo della saga dell'amica geniale. La storia di amicizia tra le due donne prosegue, anche se ormai le loro vite hanno preso pieghe completamente diverse e, come spesso accade con le amicizie dell'infanzia, resta un legame profondo, che si manifesta a tratti, tra silenzi e allontanamenti. Ci si perde, ci si dimentica l'una dell'altra, ci si ritrova nel momento del bisogno o semplicemente nei momenti importanti.
Rispetto ai precedenti libri, soprattutto al secondo, ho trovato questo terzo alternare momenti più coinvolgenti ad altri più lenti e a volte inutilmente prolissi. Inoltre l'inizio resta come staccato dal resto del libro, ci sono avvenimenti a cui il lettore si aspetta di ritornare alla fine del libro, come a chiudere un cerchio, che invece resta apertissimo. Al contrario degli altri che lasciavano la possibilità di proseguire il racconto, ma senza darlo per scontato, qui resta aperto proprio il punto di partenza, la storia va avanti per la sua strada senza ritornarvi, anzi allontanandosene sempre più. Mentre il primo ed il secondo volume mi hanno sembravano scritti in forma indipendente l'uno dall'altro, questa volta ho avuto l'impressione che l'autrice volesse riempire lo spazio che la separava dal successivo capitolo; diventa quindi fondamentale leggere il quarto,che si spera porti a conclusione il tutto.
In questo volume le descrizioni a volte mi sono apparse eccessive, non saprei dire se perchè effettivamente in alcuni punti siano più calcate o semplicemente sia una sensazione enfatizzata dalla stanchezza di leggere di seguito libri dello stesso autore, cosa che in genere preferisco evitare. In generale però i ragionamenti della protagonista, che nonostante sia avanzata l'età restano sempre gli stessi e non sembrano maturare con lei, vertono sempre sugli stessi punti e alla lunga, dopo ben tre libri, stufano.
Continua invece ad appassionare la storia, proprio perchè viene presentata l'evoluzione non solo delle vite e delle esperienze delle due amiche, ma anche di quelle dei personaggi di contorno che le accompagnano dall'infanzia. L'autrice non si dimentica di nessuno, riaggancia i fili in maniera superba, riuscendo a portare avanti tutto contemporaneamente, senza lasciare indietro nè chi ha avuto un ruolo più importante nè le piccole comparse. Chiunque è entrato nelle pagine dei libri precedenti ricompare, come a sottolineare che nessuno è stato inserito casualmente o marginalmente. Anche per questo suona ancora più dissonante il non chiudere i primi episodi narrati, il non ritornare ai tempi iniziali del libro, ma rimanere sul finale, ancora molti anni indietro.
In generale bel libro, ormai la saga è nota e consolidata, ma non entusiasmante e coinvolgente come il secondo.
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Finalmente più matura
Ho letteralmente divorato il secondo volume della saga l'amica geniale, trovandolo molto più coinvolgente e piacevole del primo.
Il racconto dell'amicizia tra le due ragazze, Lenù e Lila, riprende dal 1966 quando la protagonista mette insieme i pezzi di storia vissuti in prima persona, notizie apprese da altri e racconti dell'amica.
Ormai le due ragazze hanno vite completamente diverse, Lila è ormai sposata ed è principalmente sulla sua vita che si concentra il fulcro della storia, mentre quella di Lenu fa solo da sfondo. Ritroviamo però una protagonista più matura in grado di canalizzare la competitività nei confronti dell'amica e soprattutto più consapevole della sua strada e delle sue scelte, non più dettate solo ed esclusivamente sulla voglia di primeggiare e dimostrare qualcosa all'altra. Nonostante continui ad essere molto insicura ed incerta, a farla da padrone indiscusso è la voglia di emanciparsi dalle sue origini e dal suo ambiente attraverso lo studio e la cultura.
La scrittrice in questo caso riesce a rappresentare perfettamente l'incertezza, lo scoraggiamento e tanti altri sentimenti che invadono la protagonista nel suo sforzo di emanciparsi e nel suo sentirsi sempre inferiore a paragone non più della sua amica, che ha carattere e inclinazioni diverse,ma nei confronti di chi vive e viene fuori da un ambiente più colto e strutturato. Lo studio le permette di entrare in contatto con persone e situazioni diverse, nelle quali esce fuori la discrepanza tra lo studio nozionistico e quel qualcosa in più che può darti solo l'origine, la crescita in ambienti più stimolanti e colti.
Troviamo anche in questo volume uno spaccato su Napoli, stavolta più ampio, si varcano i confini del rione, si incontrano strade, quartieri e luoghi diversi e nuovi.
Il tutto rende il libro molto più gradevole, abbandonando quell'aspetto stucchevole del primo e lasciando spazio invece ad una storia varia che non manca di colpi di scena, alcuni forse un po' forzati, ma che ancora una volta sono la perfetta rappresentazione di ambienti e dinamiche.
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Un'amicizia troppo sbilanciata
Incuriosita già da tempo da questo libro, che ha scalato le classifiche e ancora ne fa parte, dopo anni dalla sua uscita, avevo iniziato la lettura più di un anno fa,interrompendola all'incirca a metà, senza più avere la voglia di continuarla; ora, al secondo tentativo, sono riuscita a leggerlo tutto di un fiato ed anche a capire cosa mi aveva allontanato la prima volta.
L'amica geniale è il primo volume di una tetralogia che ripercorre la storia di un' amicizia tra due donne, dalla scuola fino all'età matura. Siamo nella Napoli degli anni 50, in un rione popolare, dove, a fare da cornice al rapporto tra le due protagoniste, troviamo tanti personaggi alle prese con le proprie vicende personali e professionali. Si vede che la scrittrice conosce bene la città, così come le dinamiche di alcuni quartieri, che narra senza nascondere, anzi esplicitando per bocca della protagonista, il suo sguardo critico. Ne sono un esempio le figure di padre padrone dei capofamiglia e dei fratelli maggiori, la necessità di giovani ed adulti di affidarsi ad un linguaggio colorito e sboccato per esprimersi, in particolare in determinate situazioni, o ancora il rispondere, come fosse un dovere, ad offese e torti ricevuti in prima persona o da un membro della famiglia, ricorrendo spesso anche alla violenza. Il vivere, che a volte diventa sopravvivere, secondo meccanismi ben precisi e consolidati. Verso le ultime pagine del libro esce allo scoperto chiaramente la voglia della protagonista di emergere, di scappare, l'esigenza di uscire da quel mondo che non le appartiene più, in cui non riesce più a riconoscersi e a vivere, lei, che ha avuto la fortuna di riuscire a studiare e di vedere realtà diverse, attraverso i libri e non solo.
Il linguaggio della Ferrante mi piace molto; il modo di presentare personaggi e situazioni, ponderando bene le parole, dando un tocco assolutamente personale senza cadere mai nel prolisso e senza mai annoiare, rende la lettura piacevole e scorrevole, sebbene a tratti un po' lenta.
Si scoprono a poco a poco tratti della città, visti con gli occhi di chi, bambina e poi adolescente, esce per le prime volte dai limiti del quartiere degradato in cui è nato e scopre mondi nuovi, completamente diversi, stili di vita di cui ignorava l'esistenza, luoghi e paesaggi del tutto inaspettati.
Quello che all'inizio mi ha disorientato, ma che poi nel corso della lettura è venuto pian piano meno, è il presentare nei primi capitoli situazioni e personaggi, mischiandone le disposizioni temporali e spaziali. Nelle prime pagine,infatti,si passa continuamente da un episodio ben preciso, alla narrazione di abitudini consolidate, da avvenimenti riferiti ad un'età, ad altri successivi o precedenti; diventa difficile quindi inquadrare il racconto fino al momento in cui viene ripresa una linea temporale precisa e consequenziale.
Arriviamo ora a ciò che non mi è piaciuto per niente, portandomi ad interrompere la lettura una prima volta e risultando insopportabilmente stucchevole anche ora che l'ho portata a termine. Si tratta proprio dell'elemento portante, l'amicizia tra le due ragazzine. La voce narrante è di una delle due, Elena, che ormai anziana ripercorre le tappe del legame con l'amica di sempre. Nel racconto però non troviamo l'affiatamento, l'affetto, la complicità che dovrebbero avere due amiche per la pelle, soprattutto nel periodo dell'infanzia e dell'adolescenza; anzi sono questi elementi che restano quasi del tutto nascosti, emergendo solo nell'ultima parte della narrazione e rimanendo comunque marginali.
Quello che invece guida tutto, ogni scelta pensiero ed azione della protagonista è l'ammirazione incondizionata,se non addirittura l'amore, per l'amica, sentimenti che fanno a gara con uno spirito competitivo che diventa desiderio di rivalsa. Anche in questo caso, non parliamo di sentimenti salutari che possono caratterizzare il rapporto tra due persone di qualunque età, non parliamo si sentimenti che ti spronano e ti portano a crescere e migliorarti. La protagonista sembra vivere solo ed esclusivamente all'ombra dell'amica, non c'è scelta, opportunità, episodio della sua vita che venga valutato per quello che è e che rimanga circoscritto alla sua persona;no, tutto viene giudicato solo in relazione all'amica, per far vedere all'amica, per fare come l'amica, per far sapere all'amica, etc. Ci ritroviamo perciò di fronte ad una personalità quasi inesistente, che si sente sempre sopraffatta, non solo nel periodo dell'adolescenza, come avviene a tutti, da un senso di inadeguatezza, di inferiorità, di invidia, a volte del tutto fuori luogo. Non è mai concentrata su ciò che capita a lei, ma solo su ciò che capita all'amica, che è sempre più importante, più avvincente, più significativo. Ed anche quando la vita dell'amica sembra aver preso una strada bel delineata e definitiva, mentre la sua è in pieno cambiamento, anche quando sta vivendo esperienze del tutto nuove, non c'è mai un vero entusiasmo, ma solo e soltanto l'idea che l'amica abbia di più, o che sia necessario fare determinate scelte per vivere le stesse esperienze, nello stesso istante, senza però evitare di sottolineare che in ogni caso non sarebbero mai come quelle dell'altra. Insomma è un costante voler vivere nei panni di un'altra persona, senza mai far emergere il proprio carattere, le proprie esigenze o le proprie caratteristiche, senza mai effettuare delle scelte consapevolmente e con sicurezza e determinazione. Per quanto alcuni di questi sentimenti e di queste situazioni siano tipiche del periodo dell'adolescenza, le troviamo qui enfatizzate oltremodo, vissute con un senso di assolutezza che personalmente mi ha stufato presto, fino a risultarmi insopportabile.
In definitiva cederò per curiosità, ma non solo, alla lettura dei volumi successivi della saga, ma non posso fare a meno di sperare, dubitandone, di poter assistere ad un riscatto, anche minimo della protagonista.
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Breve racconto piacevole anche per adulti
Come primo libro mi ritrovo a recensire un racconto per ragazzi, scritto da un'insegnante molisana che vuole riportare l'attenzione sul problema dell'inquinamento ambientale. Ci troviamo in Molise, piccola terra dell'Italia centrale e per questo spesso dimenticata, ma che offre un bellissimo paesaggio, molto simile a quello del vicino e ben più noto Abruzzo. Proprio sulle sue montagne, sfruttando il vento che le accarezza, si moltiplicano le installazioni di pale eoliche e lo scopo dell'autrice è far riflettere su come queste grosse costruzioni finiscano per rovinare la bellezza di quelle terre. Il libro si apre con la prefazione di Italia Nostra, associazione per la salvaguardia e la conservazione dell'ambiente e del territorio in Italia, che da anni si batte per una migliore regolamentazione riporta interessanti approfondimenti sull'argomento, anche dal punto di vista normativo.
Passando alla trama, siamo di fronte ad un racconto breve e dal finale abbastanza prevedibile, ma nonostante ciò si legge con piacere. Protagonista è una bambina amante della montagna e dei boschi che si ritrova alle prese con familiari adulti dal carattere molto diverso tra loro e pertanto con opinioni divergenti. Quello che ho trovato interessante è che, pur trattandosi di un racconto di poche pagine, i personaggi presenti sono tanti e l'autrice è in grado di caratterizzarli con grande maestria al punto di farne una presentazione degna di una saga familiare di centinaia di pagine. Questo è un grande punto di forza, che compensa pienamente la trama un po' scarna, che però ben si adatta alla brevità della narrazione e si rivela utile allo scopo per il quale si è scelto di scrivere.
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Stavolta mi ha delusa
E' complicato giudicare questo libro, che ho impiegato un anno a terminare. La Mazzantini è una grande autrice e su questo nessun dubbio; come sempre i suoi lavori non sono semplici nè leggeri ed anche questa volta non si smentisce. Il tema è, come sempre, molto interessante: la storia di due ragazzi, poi uomini, che si rincorrono per tutta la vita attratti l'un l'altro da un sentimento che tentano di schivare,ma che li rende inseparabili. Entrambi si costruiscono una vita "normale" tentando di allontanare e ignorare quello che provano, senza però riuscirci.
Lo stile con cui il tutto è raccontato è inconfondibile, ma stavolta ho trovato a volte eccessive le descrizioni delle scene di sesso, per quanto necessarie per portare avanti l'argomento trattato.
Detto questo, le 320 pagine sono decisamente troppe per una narrazione che oltre a descrivere l'attrazione fatale dei due, raccontata dalla voce di uno solo dei protagonisti, non presenta grandi caratteristiche. La vita infatti procede in modo assolutamente normale, senza colpi di scena o eventi imprevisti o meglio senza entrare troppo nel dettaglio di tutti gli episodi che non riguardino gli incontri tra i due. Probabilmente si poteva chiudere il tutto in molte meno pagine, soprattutto per un'autrice come la Mazzantini che in forma breve è in grado di trattare esaurientemente argomenti importanti e toccanti (vedi "Il mare al mattino" o "Zorro"). Avendo scelto in questo caso un romanzo, avrei personalmente trovato più interessante e più dinamico, quindi meno noioso, se si fossero alternate le voci dei due protagonisti, invece di lasciare tutta la storia in mano ad una sola. Trattandosi, per giunta, di due persone che affrontano, dall'inizio alla fine, l'attrazione travolgente che provano l'un l'altro in modo completamente diverso. Resta quindi un po' di delusione per un'autrice che rimane tra le mie preferite e più ammirate; purtroppo stavolta ho dovuto portare a termine la lettura a forza, non vedendo l'ora di arrivare all'ultima pagina per terminare, senza alcun rimpianto, il libro.
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Per persone "cervellotiche"
Sto un po' esagerando con le valutazioni dei libri ultimamente. In questo caso sono rimasta incerta fino all'ultimo, ma alla fine ho deciso di premiare due autori che mi piacciono molto, devo ammetterlo.
Siamo alle prese con un romanzo "epistolare", lo scambio di lettere tra la giovane protagonista, in crisi dopo la fine del suo matrimonio ed il suo angelo custode, che risponde ai suoi richiami ed alle sue grida di aiuto. Quello che tutti noi, nei periodi bui, abbiamo desiderato: che si creda o no all'esistenza di esseri superiori o non umani, tutti abbiamo attraversato momenti di sconforto, durante i quali abbiamo cercato qualcuno che sapesse starci accanto, risponderci, risolvere i nostri dubbi e, perchè no, alimentare quelle piccole speranze in cui si prova a trovare sollievo.
Sicuramente se si legge questo libro in un momento difficile, a meggior ragione quando si è alle prese con problemi di cuore, si può incontrare una boccata di ossigeno, qualche spunto di riflessione e un pizzico di conforto. Se lo si legge in un momento positivo, allora forse può addirittura stufare. Di sicuro è uno scritto adatto a persone davvero cervellotiche, proprio come me. Con tutto che lo sono, a volte, leggendo tante pagine di fila, mi è sembrato eccessivo; non oso quindi immaginare in mano a persone più ciniche e pratiche...
Lo sconforto è uguale per tutti; la fine di un matrimonio, di una storia, di una coppia, lascia in tutti le stesse sensazioni: avvilimento, sensi di colpa, rabbia, incapacità di rialzarsi, tanti rimpianti e rimorsi. I pensieri che occupano la mente e pesano sul cuore sono senz'altro gli stessi per uomini e donne, persone più e meno sensibili. La differenza la si trova in quanto ciascuno si lasci abbandonare e sopraffare da questi pensieri, in quanto si abbia, per conto proprio, la forza di reagire, di trovare un modo di porsi e di dirigere la mente, che permetta di non cadere in un vortice senza uscita in cui molti, invece, si ritrovano.
La protagonista, alle prese con tutti i sentimenti negativi che un matrimonio finito male può lasciare, si tormenta senza trovare pace; chiede all'angelo come fare per uscirne, senza volerlo davvero, come spesso capita; continua a cercare il suo uomo in ogni cosa,a ricordarlo in ogni momento, a soffrire per la sua mancanza. Appunto la mancanza è la chiave di tutto. Quanto è espressione di sentimenti e quanto, invece, solo confusione per un'abitudine persa? La cose più difficile da capire quando ci si trova in situazioni del genere.
L'angelo prova, appunto, a districarsi nel groviglio di pensieri che occupa la mente e pesa sul cuore della protagonista, lasciandola in una condizione di stasi, incapace di rialzarsi, di capire in quale direzione andare. Per farlo, entra nel suo inconscio, analizza i suoi atteggiamenti, cerca di farle capire i suoi errori, da presenza non fisica che però le è stato sempre accanto e per questo conosce perfettamente le dinamiche della coppia, come solo chi ne fa parte può fare. Qui emerge appunto la "cervelloticità" dell'autore, che analizza, scava, prova, con parole giuste, a volte poetiche, a volte dure, ad entrare in contatto e fare luce nella mente di questa donna. Qualcuno, come ho già fatto presente, potrebbe trovare il tutto eccessivo. Molti preferiscono, soprattutto riescono, a non lasciarsi sopraffare da pensieri e sensazioni negative, a no farsi trascinare a fondo dalla zavorra, a voltare pagina o comunque ad andare avanti, facendo di tutto per non pensare e per far sì che la sofferenza nn prenda il sopravvento. Queste persone credo possano ritenere questo libro noioso, esagerato, troppo mieloso e forse qualcuno potrà esserne addirittura spaventato, vedendo in queste pagine la minaccia di essere tirato dentro proprio a quei pensieri da cui cerca di scappare.
La storia di sfondo, quella d'amore, ma anche piccoli episodi della vita della protagonista, è semplice, banale, senza sorprese particolari e con un finale abbastanza scontato.
La scrittura è quella che contraddistingue i due autori, si può apprezzare o criticare, dipende dal gusto soggettivo di ciascuno; personalmente, come ho detto all'inizio mi piace. Non ho trovato neanche, come osservato da qualcuno, troppa differenza tra la parte femminile e quella maschile, anzi credo che si integrino perfettamente; nè ho rilevato un Gramellini troppo giornalistico, piuttosto ho ritrovato in pieno l'autore di "Fai bei sogni".
Il motivo per cui alla fine ho deciso di dare un giudizio elevato è solo ed esclusivamente il coinvolgimento emotivo che mi ha portato a divorare il libro e trovarne piccoli utili spunti di riflessione sulla vita di coppia. D'altronde è questo che rende una critica soggettiva, molto più che non considerazioni stilistiche o contenutistiche.
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Per dieci minuti - Chiara Gamberale
Davvero niente male per chi cerca una lettura di d
Molto carino questo libro, una storia semplice, scritta bene, una piacevole compagnia che ti tiene incollata dalla prima all'ultima pagina, con un mix di curiosità, simpatia, drammaticità e ilarità.
Partiamo dalla trama. Un piccolo libraio di provincia, vedovo e ormai con poca voglia di vivere, si ritrova all'improvviso alle prese con una bambina da crescere. Leggendo la quarta di copertina ci si aspetterebbe la storia di un padre improvvisato e di una simpatica bimba piena di voglia di leggere; non è proprio così. La storia prosegue seguendo le vicissitudini, non solo del protagonista ma dei diversi personaggi che si stringono intorno a questa nuova piccola famiglia. La piccola bambina, di cui seguiamo le vita dalla tenera fino alla maggiore età, rimane in realtà come sfondo, serve solo da legante per poter presentare le varie vicende degli adulti che la circondano.
Questo fa sì che ci si affezioni non solo ai due protagonisti ma anche a tutti gli altri personaggi, ognuno con una propria vita rovinata, che grazie alla presenza di questa ragazzina che cresce con cui confrontarsi, trovano una propria strada. Il protagonista appassionato di racconti, scrive ogni tanto alla figlia per suggerirle un nuovo libro da leggere, con poche righe, senza annoiare, le presenta nuova storie da cui attingere. Intanto la sua vita va avanti e non mancano colpi di scena ed eventi drammatici, che però non entrano con impatto nella storia, ma vengono presentati con discrezione, in una maniera simpatica che, anche nei momenti più tristi, permette di proseguire la lettura con leggerezza.
Già un libro leggero, carino, in grado di regalare qualche momento di svago, condito con i migliori ingredienti, tanta simpatia, un po' di suspense, varietà di eventi e personaggi ed uno stile semplice ed efficace.Davvero niente male per chi cerca una lettura di distrazione.
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Breve ma bello
Molto breve questo libricino di Stefano Benni e questa forse è l'unica nota negativa. Pur nella sua brevità vi sono incluse due storie, quella di Pantera che dà il titolo e la copertina al libro e una seconda con un'altra protagonista femminile, completamente differente dalla prima, la piccola Axis. La prima storia di svolge in una sala da biliardo in cui lavora il giovane protagonista, che assiste e narra le partite che lì si svolgono; ne esce una storia molto semplice nella trama, ma nella cui narrazione si riconosce la penna di uno scrittore supremo che fa delle descrizioni la sua arte. I personaggi che affollano la sala sono unici e particolari e sembra di trovarseli lì davanti, come sembra quasi di assistere dal vivo alle partite che tra i più famosi giocatori di biliardo di tutti i tempi. La seconda storia è invece un racconto breve dove di personaggi ce ne sono ben più pochi, nonostante forse siano tanti confrontati con il numero di pagine della storia; qui la penna dello scrittore si riconosce non tanto nei personaggi quanto nei pensieri della piccola protagonista, che farebbe di tutto per aiutare il povero padre morente e dargli ancora qualche giorno felice. Storie diversissime e se vuoi banali, ma che si leggono con immenso piacere e che ti coinvolgono, ben scritte proprio perchè uscenti dalla penna di uno scrittore degno di questo nome.
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Un Camilleri diverso
Ancora il maestro Camilleri stavolta alle prese con un giallo diverso dal solito.Non troviamo il solito commissario Montalbano e nemmeno qualche anonimo poliziotto di provincia; protagonista di questo libro è un anziano notaio Agrigentino, amante e studioso dei quadri di Renoir. Non entra nella narrazione alcun cadavere, nè qualche strana situazione su cui indagare; vengono infatti riportate le lettere scritte dal protagonista ad una donna sconosciuta che lo ha contattato dopo aver letto un suo libro scritto in gioventù.
Ovviamente trattandosi un epistolario, si legge facilmente e per gran parte del libro ti chiedi dove voglia andare a finire, perchè fino ad almeno la metà non hai idea di quale storia si andrà a sviluppare. Camilleri è sempre un maestro nell'arte dello scrivere e quindi ti fa scorrere tra le pagine nonostante le perplessità e non manca di ampliare le conoscenze del lettore sulla vita del pittore Renoir, cui è dedicato il libro, anche se si è alle prese con una storia di fantasia. Alla fine ne esce un giallo, non del tutto scontato, proprio come ci si aspetta e gradevole da leggere.
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Montalbano non delude mai
Eccoci di nuovo con il nostro amato commissario Montalbano. Stavolta il maestro Camilleri ci offre non un libro complesso, bensì un insieme di brevi episodi aventi per protagonista il giovane Montalbano. Non ho ancora letto "Il primo caso del commissario Montalbano", quindi non so fare un paragone con l'altro esempio di commissario alle prime armi; qui però di giovinezza troviamo ben poco. Manca il "pensiero" del commissario ormai in là con l'età, che si pone tanti dubbi e cerca di fuggire ai primi sintomi dell'invecchiamento, che a qualche lettore sono cari, ma a me personalmente hanno sempre un po' infastidito. Ritroviamo invece la scrittura dei primi romanzi, sempplice, scorrevole, che non esce dalla narrazione principale, ma procede per arrivare al punto di chiusura senza divulgazioni. Incontriamo i personaggi di contorno che hanno sempre accompagnato il nostro protagonista, Fazio, Augello, Catarella, Livia, che l'autore non perde tempo a presentare, essendo ormai fin troppo noti, qualche personaggio minore ben caratterizzato come sempre, nonostante qui le storie siano tutte brevi. Non mancano i momenti di ilarità tipici nè le belle passeggiate paesaggistiche, le mangiate famose del commissario. Insomma non manca proprio nulla del Camilleri migliore, anzi viene concesso qualcosa in più al commissario che a volte si permette di sbagliare e lascia ad altri la corretta soluzione del caso.
Insomma Camilleri non delude mai!
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Un bel libro per ragazzi, che non dispiace neanche
La piccola mercante di sogni, un libro per ragazzi comprato per caso, non essendo un'appassionata del genere, ma letto con molto piacere.
La storia ha per protagonista un ragazzino, che dalle prime pagine risulta simpatico al lettore e si fa seguire nelle sue mirabolanti avventure nel Regno delle Ombre. Le similitudini con "Alice nel paese delle meraviglie" sono subito evidenti, tanto nella trama, quanto nei personaggi, dal ragazzino svampito protagonista, a tutte le figure che egli va incontrando durante il viaggio in questo mondo magico. Nelle prime pagine le similitudini sono sfacciate, poi la storia si può dire che si diversifichi, per quanto restano comunque preminenti i tratti comuni.
La trama non riserva grandi sorprese, ma il linguaggio semplice e scorrevole, la durata breve dei capitoli e dell'intero libro e il fatto che ti faccia completamente estraniare dalla realtà, ti fanno proseguire la lettura con piacere e simpatia, fino alla fine.
E' un bel libro per ragazzi, che non dispiace neanche agli adulti.
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La notte dei desideri - Michael Ende
Nulla di speciale
Sono tornata a leggere questo autore dopo tanti anni e sapevo che avrei avuto un'impressione diversa da quella che ricordavo. Credo infatti che i suoi libri, ricchi di suggerimenti e belle frasi su come affrontare la vita con gioia, vadano molto bene in alcuni periodi, quando si è giovani e ci si scontra con un mondo che non corrisponde a quello che ci si aspetterebbe, quando si cerca una lettura che apra gli occhi e il cuore, in un momento un po' buio. Sapevo di non essere più predisposta a questo tipo di letture e già dalla quarta di copertina avevo intuito che si trattava di un libro più banale rispetto a quelli che lessi anni fa.
Non si tratta di un romanzo, infatti, ma di un diario di viaggio dell'autore che vuole tentare una nuova impresa: nuotare in mare con le balene.
Lo stile è sempre semplice e scorrevole, si fa leggere con piacere. In questo caso ho trovato incantevole la descrizione dell'isola su cui arriva il protagonista, che sembra un vero e proprio paradiso ed è descritta in modo da permetterti facilmente di immaginarla nei dettagli, quasi come se ne stessi vedendo una fotografia, e da fartene innamorare. Posti stupendi che, per la vita che si conduce oggi, in città, tra smog e frenesia, sembra impensabile possano esistere sul serio da qualche parte sul pianeta. Descrizioni così belle non ne ricordo nemmeno nei libri precedenti e mi hanno davvero incantato.
Il libro quindi scorre, sembra di leggere il resoconto di viaggio di un amico che vuole farti partecipe delle sue avventure. Detto questo manca mordente e il racconto prosegue con le descrizione delle nuotate del protagonista, degli incontri con altri personaggi di contorno, ma nulla di più. Lo scopo dell'autore era quello di far riflettere sulla scelta di compiere un'azione pericolosa per realizzare un sogno, mettendo a repentaglio la propria vita, senza tener conto di tutte le persone che potrebbero risentirne, qualora qualcosa potesse andare male. In questo ho ritrovato soltanto considerazioni scontate e quasi forzate, che non aggiungono nulla, semmai tolgono qualcosa, al meraviglioso racconto di viaggio che si sta leggendo.
Essendo un libro breve si giunge alla fine senza fatica, anche con piacere, si apprezza l'evasione dalla realtà che la lettura permette di compiere, portando il lettore in posti meravigliosi, a contatto con la natura più selvaggia. Per il resto di ferma qui; dal punto di vista emotivo ed in particolare di riflessione personale, non lascia nulla.
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Ottimo modo di affrontare il tema
Sconvolgente questo libro, semplicemente sconvolgente. Durante la lettura mi sono pentita ancora una volta di non essere andata a vedere lo spettacolo teatrale e mi auguro di averne presto la possibilità. Il tema è scottante e non può lasciare indifferenti: la cronaca riporta quotidianamente più di un caso di femminicidio e violenza sulle donne, l'uno diverso e più inquietante dell'altro, tutti con lo stesso tragico finale.
In questo libro l'autrice vuole trattare il tema da una prospettiva nuova, quella delle vittime, dar loro voce e far raccontare, senza eccessivi drammi, la loro storia. Il tentativo è molto ben riuscito.
La prima parte del libro è costituito da storie brevi, la maggior parte ispirate a casi di cronaca che, anche se sono utilizzati nomi di fantasia, è molto semplice ricondurre ad episodi che sono stati sulle prime pagine dei giornali. Tra questi non ritroviamo solo la nostra Italia, ma tutto il mondo, si dà voce a donne dell'Asia, dell'Africa, dell'America. Alcuni sono racconti individuali, altri, pur trasmessi in prima persona, vogliono mettere in luce la condizione di interi gruppi, a volte di intere nazioni. Si affronta il tema delle donne indiane che muoiono per la dote, di quelle africane che si ammalano per non usare il preservativo, di quelle sudamericane che si lavorano duramente per poi morire perchè troppo emancipate e tanti altri casi ancora. Non si parla, quindi, soltanto di casi isolati, ma vengono messe in luce anche realtà che ci toccano soltanto marginalmente o di cui non sospettiamo nemmeno l'esistenza. Il tutto raccontato dalla voce delle vittime, che riescono a narrare la propria tragica esperienza, a volte addirittura strappando un sorriso nel lettore.
Le emozioni sono tante: sdegno, paura. angoscia, preoccupazione, ti accompagnano dalla prima all'ultima pagina, ma non ti fanno venir voglia, nemmeno per un attimo, di abbandonare la lettura , ma anzi, ti spingono ancor di più a terminarla.
La seconda parte del libro è dedicata all'informazione, sono riportati dati reali, numeri e statistiche per dare la dimensione della gravità del fenomeno; viene illustrata la condizione delle donne in diversi paesi, in diverse circostanze ed alla fine si pone l'attenzione su leggi, norme, per finire con associazioni e indirizzi utili per aiutare chi è in difficoltà.
Questa seconda parte è importante quanto, se non più, della prima, l'ho trovata molto interessante e per nulla noiosa, ma mi rendo conto che qualcuno potrebbe dissentire, nonostante il tema sia così scottante e a mio parere rilevante. La prima parte, invece, penso che vada consigliata davvero a tutti, donne ed uomini, a chi è più sensibile all'argomento, a chi ne è totalmente indifferente, a chi non ne ha la percezione, a chi vive quotidianamente una qualsiasi forma di abuso. Credo che tutti vadano sensibilizzati e probabilmente quello utilizzato qui è uno dei modi migliori per farlo. Oltre a porre l'attenzione sul fenomeno, l'autrice è riuscita a rendere onore a tutte le vittime, quelle che già lo erano quando è stato scritto il libro, quelle che purtroppo lo sono diventate in seguito. Davvero un ottimo lavoro.
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Bella storia cattivo italiano
Finalmente sono riuscita a leggere questo romanzo di Chiara Gamberale che cercavo da tanto. Ho letto diversi suoi libri, alcuni mi sono piaciuti di più, altri di meno, ma questo è al di fuori della classifica: di certo se non fosse suo ne darei un giudizio molto più negativo.
Di questa autrice mi piace particolarmente il fatto che metta dentro ogni suo romanzo un'idea stravagante, rendendo ogni libro unico, mai simile ad un altro suo o di qualche altro autore. Pur scrivendo storie tutto sommato comuni, in ogni suo romanzo ritrovi una premessa particolare che porta avanti tutta la narrazione e la caratterizza inevitabilmente. In "Quattro etti d'amore, grazie" le due protagoniste che si incrociano al supermercato e, dalla spesa nel carrello dell'altra, immaginano quale vita possa avere quella sconosciuta, invidiandola. In "L'amore quando c'era" ritroviamo un piccolo libro incentrato sulla comunicazione breve, mail e sms, tra vecchi compagni di scuola innamorati che si ritrovano. In "Per dieci minuti" troviamo una protagonista abbandonata dal marito, a cui la psicoterapetua consiglia di fare per dieci minuti al giorno una cosa che non si è mai fatta.
Tornando ad "Arrivano i pagliacci", anche qui non manca l'idea simpatica: una giovane ventenne che lascia la casa i cui è cresciuta e che descrive ai nuovi inquilini tutto quello che negli anni è avvenuto nella sua famiglia e tra quelle mura, portando avanti la narrazione attraverso gli oggetti che ha deciso di non portare con sè.
Quello che in questo caso proprio non mi è piaciuto invece è lo stile, semplice ed immediato come è negli altri romanzi, ma qui troppo spesso sconclusionato, con frasi mancanti di punteggiatura e periodi che non si capisce dove vogliano arrivare. Considerazioni che a volte non è chiaro nè chi o cosa riguardino nè quale ne sia il senso. Se avessi letto questo, primo libro di questa autrice, per primo, non so se le avrei dato una seconda possibilità, ma sicuramente l'avrei criticato molto, molto di più. Leggendolo dopo altri suoi romanzi, so che è il primo tentativo di un'autrice che mi piace e che poi ha imparato a scrivere in italiano di senso compiuto e quindi sono più propensa a perdonare i suoi errori giovanili.
Detto questo anche in questo libro da un'idea particolare ne nasce un racconto che nulla ha di scontato, pieno di personaggi particolari, alcuni ben integrati nella realtà dei nostri giorni, altri con la testa tra le nuvole, ma come sempre si ritrova una realtà vasta e particolare. E nulla aggiungo sulla trama che, anche se da metà libro lascia intravedere il finale, si legge con piacere e stupisce.
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Una piacevole sorpresa
Innanzitutto ringrazio gli utenti che hanno scritto le recensioni prima di me e che mi hanno indotto a leggere questo libro, che altrimenti non so se avrei scelto!
Avrei voluto scrivere la recensione di questo libro già prima di completarlo e questo la dice lunga su quanto mi sia piaciuto. E' stata una bella sorpresa, viste le perplessità iniziali dovute all'autrice, il cui successo nello scrivere è sicuramente dovuto più al fatto che sia un volto noto dello spettacolo che non alla sua abilità letteraria.
Di sicuro non siamo di fronte ad un capolavoro della letteratura, ma devo ammettere che la protagonista di questo libro ha le caratteristiche di un grande personaggio. Ti prende e coinvolge sin dalla prima pagina, ti fa affezionare a lei e si fa seguire nei suoi salti descrittivi tra la sua vita attuale e la sua storia. E' lei che regge tutto il romanzo, ne riempie la trama e il linguaggio, mette in ombra tutti gli altri personaggi e nonostante questo non risulta noiosa.
E' questo il pregio principale di questo libro, una protagonista che riesce a reggere sulle sue spalle tutto, senza far pesare una trama e un linguaggio semplici se non banali.
Le altre persone che compaiono nel romanzo sono lì solo per fare da cornice, ne vengono presentati gli aspetti fondamentali per spiegare il loro rapporto con la protagonista e nulla più. Se ne parla quando è necessario e per il resto vengono tenute ai margini, ma anche questo non risulta un difetto, anzi si inquadra perfettamente nella storia.
La narrazione si muove tra il presente che vede Eugenia, la protagonista, fragile e insicura, in uno stato di despressione e insofferenza e il suo passato, che però nulla ha di straordinario, è la vita più o meno normale di una ragazza, irrequieta da adolescente, che cerca la propria realizzazione e parte dai lavori più insignificanti per cercare di costruirsi una posizione migliore e di capire cosa realmente vuole fare nella vita. Una ragazza a cui le opportunità arrivano, un po' perchè cercate con caparbietà, un po' casualmente, con proprio quello che capita un po' a tutti nella vita.
Insomma una storia che in fondo non ha una trama particolarmente originale, nè piena di colpi di scena, eppure in grado di coinvolgere comunque il lettore, di suscitare quella curiosità che ti porta a voler divorare il libro per sapere com'è andata avanti la vita di questa donna, quale scelte ed eventi si è trovata di fronte.
Il linguaggio è semplice, scorrevole, senza perifrasi complicate, ma neanche pieno di frasi brevi e ad effetto. Un linguaggio descrittivo che ben si adatta alla voce narrante.
Insomma come dicevo, non è un capolavoro della letteratura, ma è un libro che ha tutta la sua forza nella protagonista e in quanto tale si fa apprezzare tanto. Tutto il resto, la storia normale, ma non per questo banale, il linguaggio semplice, ma non per questo sbagliato, lo rendono una piacevole sorpresa.
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Non convince
Questo libro non mi ha deluso, ma neanche entusiasmato. E' la prima volta che incontro questo autore, quindi non posso fare paragoni con altri suoi romanzi; la sensazione che mi è rimasta a fine lettura, però, è che il mio giudizio sia molto legato al momento, ovvero credo che sarebbe stato diverso se avessi letto il libro in un altro periodo. Già questo basta a rendermi quindi poco convinta.
Entrando nel dettaglio, si riconosce senz'altro la penna di un bravo scrittore; lo stile mi è piaciuto: semplice, scorrevole, si fa leggere volentieri. Inoltre è simpatico il passaggio dalla prima alla seconda persona nel raccontare il presente e il passato, mi è parsa una trovata originale, che permette anche di rendere più dinamica la lettura.
I personaggi presentati sono tutti ben strutturati, nonostante molti siano solo di contorno, persone incontrate per qualche pagina e poi sparite;tutti sono descritti in modo da farteli immaginare bene, a volte grazie ad un' apposita presentazione, altre volte tramite stralci di dialoghi, messi lì appposta per far emergere un dettaglio in più della loro vita e della loro personalità. Anche questo l'ho trovato gradevole, un modo diverso per farti conoscere i personaggi senza dilungarsi in descrizioni lunghe e tediose.
Quello che invece mi ha convinto poco è la trama. L'autore vuole presentare un viaggio di introspezione del protagonista che, dopo un episodio di cronaca, decide di tornare sulle tracce del proprio passato. E' tanto che non leggo qualcosa di De Carlo, ma mi è sembrato di ritrovare un po' il suo stile, quello di lunghe riflessioni ed introspezioni. Questo ovviamente è una cosa che può piacere o meno e, personalmente, a seconda del momento, può coinvolgermi o annoiarmi. Il problema in questo caso è la mancanza di storia. Il protagonista narra il suo passato e lo fa bene, condisce il suo presente di riflessioni e anche questo è ben fatto, ma il tutto avviene sulla base di una storia normalissima o quasi. La lettura per me è proseguita con l'aspettativa di "qualcosa", che invece non avviene mai. Manca infatti quell'episodio particolare in grado di rendere avvincente la trama; lo aspetti nella narrazione del presente,in quella del passato, ma alla fine ti rendi conto che non c'è e non ci sarà. Di conseguenza rimane una storia statica, che non presenta nulla di particolare in grado di renderla avvincente, di incuriosire e di appassionare e quindi di coinvolgere il lettore al punto giusto.
Non è un libro che non suscita empatia, attenzione, e questo ritengo sia dovuto alle caratteristiche positive illustrate prima,alla qualità della scrittura, delle citazioni, dei personaggi, ovvero alla penna di uno scrittore capace, cosa che invece spesso manca e viene sopperito, con tentativi riusciti o meno a seconda dei casi, con una trama forte. D'altro canto però, mi sarei aspettata una storia più avvincente o quanto meno una maggiore introspezione nei momenti cruciali, quella che permette di decidere da che parte stare del "bordo vertiginoso delle cose". Invece proprio quando magari un'analisi più approfondita avrebbe regalato quel qualcosa in più ad una storia altrimenti banale, viene a mancare; quindi quello che ha poi determinato un certo atteggiamento, una certa scelta, non viene più analizzato, bensì viene lasciato ai fatti.
In questo no, non mi ha convinto.
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Aspettavo qualcosa di diverso
Mi aveva incuriosito questo romanzo e dopo aver letto il primo capitolo, ho deciso di comprarlo; mi aspettavo una storia scorrevole, un po' romanzata, ma ispirata a fatti realmente accaduti, avente al centro le esperienze della protagonista, nel passaggio da una casa dell'alta aristocrazia inglese all'altra. Non so chi ha visto il film di Robert Altman "Gosford Park", ma ecco, immaginavo qualcosa del genere, magari ristretto ai soli "piani bassi", ancor di più dopo aver saputo che questo libro ha ispirato una serie televisiva. Invece mi sono trovata a leggere qualcosa di completamente differente; il primo capitolo inganna, per il suo contenuto e per la sua forma, facendoti illudere che quello che stai per leggere sia un romanzo,mentre non lo è. Andando avanti nella lettura, infatti, ci si trova dinnanzi ad una scarna descrizione di episodi di cui è stata protagonista l'autrice, nel passare da una casa all'altra; una sorta di diario, nel quale entrano altri personaggi, ma solo di contorno per quell'avvenimento piuttosto che quell'altro. Non si può definire romanzo, ma neanche vero e proprio diario, dal momento che non c'è alcun allusione, se nn quelle d'obbligo, alla parte emozionale e sentimentale, non c'è alcun approfondimento, se non un vacuo riferimento, alla sua vita al di fuori della casa di turno in cui lavora. Diventa quindi una scarna descrizione della sua vita lavorativa, quando a volerla romanzare un po' si sarebbe potuto tirar fuori una buona caratterizzazione dei personaggi incontrati, oppure, volendene fare un vero e proprio diario, si sarebbe potuto descrivere il tutto con l'aggiunta di un'opinione personale, il che in entrambi i casi avrebbe sucitato una maggiore empatia nel lettore, coinvolgendolo di più. Chi sceglie di leggere un libro come questo sicuramente è attratto dalla vita dell'epoca, anche dallo stesso contrasto tra nobiltà e servitù e parte già predisposto per immaginare l'ambientazione, i personaggi; pertanto basta poco per trascinarlo dentro la narrazione e farlo appassionare. In questo modo, invece, senz'altro si legge e ci si può rendere conto delle condizioni di vita dell'epoca, ma nulla di più; tutto resta allo stato descrittivo, senza che l'autrice, nonchè protagonista, ci metta nulla di suo. Pertanto dopo un po' rischia di annoiare e l'unica cosa che salva dal lasciarlo a metà è lo stile scorrevole e tutto sommato piacevole. A livello di contenuto, come già detto da qualcuno, l'ultima parte sembra scritta di corsa, descrivendo ben poco, così da un certo punto in poi, il libro diventa completamente piatto ed anche quel minimo di curiosità che può aver suscitato resta insoddisfatta. Insomma non mi ha convinto, non ne posso dare un giudizio completamente negativo, perchè, come detto, si fa leggere, ma di certo non sento di consigliarlo più di tanto, se non a chi ricerca una descrizione della vita dell'epoca per capirne e apprenderne qualcosa in più.
Grande delusione
Mi ha lasciato con l'amaro in bocca questo libro. Sentendolo decantare e non essendo il primo di questa autrice ad incuriosirmi, ho deciso di intraprenderne la lettura.
L'incipit incuriosisce non poco, un doppio funerale raccontato da uno dei due morti, che presenta la cerimonia e soprattutto i suoi partecipanti. E' quando ci si addentra nel racconto, nei fatti che hanno portato alla morte dei due, che la delusione inizia a manifestarsi e a farsi sempre più grossa.
Diversi personaggi, ognuno con le proprie caratteristiche, che si intravedono, ma non vengono mai approfondite, così da lasciare il lettore con la sensazione di non entrare mai in contatto con nessuno.
La cosa che mi piace più dei romanzi è proprio il fatto che, siano essei brevi o lunghi, si instaura sin dalle prime pagine un legame con i diversi personaggi, che continua poi fino all'ultima pagina, tanto che, la voglia di terminare la lettura, deve sempre fare i conti con la nostalgia che ti lascia il dover abbandonare l'ambiente e suoi protagonisti che,per tanto o per poco, ti hanno fatto compagnia, guidandoti per mano nelle loro vite. Bene, qui non c'è nulla di tutto questo. I personaggi son tanti, ma con nessuno si entra in sintonia, sembrano tanti esseri che passano lì per caso e restano estranei al lettore.
La storia affronta temi importanti, tanti, troppi e tutti insieme, così da toccarli tutti, senza affrontarne nessuno. C'è la violenza sulle donne, l'anoressia, l'essere omosessuale, la tratta di neri, l'immigrazione clandestina, le bravate di ragazzi, lo spaccio di droga, il matrimonio di convenienza e chi più ne ha più ne metta. Tutti temi duri ed importanti, buttati in un calderone, in modo da metterci di tutto un po' e non affrontarne davvero nessuno. Violenza e crudeltà sono descritti nei particolari, in modo assolutamente inutile e fine a sè stesso, visto che poi non si entra mai nel merito delle questioni e non si affronta il problema.
Insomma mi sarei aspettata molto di più dall'autrice e molto di più dal romanzo.
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Un thriller di cui ho un buon ricordo
Ho letto questo libro parecchi anni fa, poco dopo la sua uscita, per questo è dura scriverne ora, dopo tanto tempo; nonostante ciò ci tengo a lasciare una recensione, anche se superficiale, perchè ne serbo un bellissimo ricordo.
Conoscevo l'autrice per le sue trasmissioni televisiva, "Assassine" in particolare, ed ho ritrovato qui lo stesso stile narrativo, semplice ed efficace, in grado di affascinarti e innestare quella curiosità che ti permette di addentrarti nella storia e volerla "vivere" fino alla fine. Il lettore entra subito in contatto con i personaggi e, tra le emozioni contrastanti che essi possono provocare, rimane legato a doppio filo con la vita dei protagonisti...E' uno di quei libri, insomma, che dispiace portare al termine, per non dover uscire dal racconto e separarsi da chi ti ha accompagnato dentro di esso per tante pagine.
La storia è dura, narrando di esperimenti dell'epoca nazista, ma nonostante ciò la trama ti tiene incollata fino all'ultimo, senza tralasciare, nel thriller e nella crudeltà del racconto, il lato umano e sentimentale. Un perfetto mix tra thriller e storia d'amore che affascina e trascina.
Da allora ho comprato parecchi libri dell'autrice, ma questo sento proprio di consigliarlo agli amanti del genere.
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Sole ed ombra - Cinzia Tani
Sarà proprio lui?
Ultimo tentativo letterario di Fabio Volo; dopo aver letto tutti i suoi romanzi, sorge spontanea una domanda: avrà cambiato ghost writer?Alcuni libri saranno scritti effettivamente da lui ed altri no?O semplicemente è la "maturità" ad averlo portato ad un cambio così radicale?
Lungi da me considerare Fabio Volo un grande scrittore, lo reputo semplicemente un personaggio simpatico ed intelligente e i suoi libri sono sempre stati un'occasione di evasione, letture leggere e divertenti, nulla più. I primi romanzi erano caratterizzati da stile semplice ed immediato, frasi brevi e qualche riflessione corretta, parlavano del mondo visto con gli occhi del ventenne-trentenne dei nostri giorni, preso dal divertimento con gli amici e play-boy impenitente, fino a poi incontrare una donna in grado di fargli cambiare rotta. I romanzi che hanno avuto più successo hanno fatto effetto sull'animo romantico delle sue lettrici, quelle già affascinate dalle riflessioni da diari adolescenziali, che, di fornte alla storia d'amore improponibile, ma oltremodo romantica, hanno apprezzato ancor di più lo scrittore.
Il suo penultimo tentativo, arrivato ad un po' di distanza dagli altri, dimostrava già un ulteriore, forse azzardato, passo avanti, da storia d'amore che inizia a storia che finisce. Stavolta addirittura raccontato dalla voce della protagonista. Non sembrava convincente e non sembrava uscire dalla penna della stessa persona, ma alla fine si faceva leggere. Forse perchè riusciva a toccare comunque le corde dell'animo femminile. Confrontandomi con altre lettrici appassionate, l'impressione era per tutte la stessa: è sempre lui lo scrittore?Sembrava effettivamente un romanzo scritto da una donna....
Affascinata, come ho detto, dai primi romanzi, non mi aveva convinto, però l'avevo trovato comunque piacevole, pur avendo perso quella leggerezza e quella scanzonatezza, che caratterizzava i libri precedenti e che erano proprio quello che mi piaceva di più.
Bene, dopo questa premessa, posso smontare totalmente l'ultimo tentativo letterario. Qui l'autore torna a parlare al maschile,ma stavolta abbandona la prima persona per presentare due personaggi antagonisti, fratelli dal carattere opposto, alle prese con l'età adulta e i problemi di vita che la caratterizzano. Non entro più nei particolari per non rovinare la lettura a chi vuole intraprenderla. Parlavamo di un autore discreto per romanzi di evasione, che qui tenta di affrontare temi importanti, quali quelli della malattia, della crisi dell'età adulta, di quarantenni che pensano di avere tutto e si accorgono di non aver combinato nulla.Argomenti che trattati con stile, da veri scrittori, che sappiano toccare le corde giuste con le parole giuste, avrebbero dato luogo a opere letterarie di tutto rispetto. Qui invece troviamo un "non scrittore" che passa da un argomento all'altro senza trasmettere nulla al lettore. Il passaggio dalla prima alla terza persona nel raccontare, rende quello stile immediato e caratteristico, pesante e insopportabile, diventa un susseguirsi di "tizio dice", "caio pensa", "sempronio risponde, che rendono stucchevole la lettura. Per non parlare di volgarità buttate lì a casaccio, forse con l'intenzione, per niente riuscita, di rendere più umane e reali alcune situazioni.
Insomma, capisco la volontà di cambiare tema, staccarsi dalla storia d'amore scontata e surreale, ma tentare di trattare temi tanto seri e drammatici, mantenendo lo stesso stile semplice usato in precedenza, non regge, non eleva al livello di scrittori, accentua anzi la distanza dal genere.
Quindi ripeto la domanda, sarà proprio farina del suo sacco?
Al di là del dubbio, questo romanzo mi ha deluso non poco e so di non essere l'unica, visto che altre persone con cui mi sono confrontata hanno esattamente condiviso il mio giudizio, qualcuno addirittura ha rinunciato a terminare la lettura.
Bocciato con diritto d'appello...magari dopo aver letto la quarta di copertina e, perchè no, anche un estratto; sicuramente non è più un autore da comprare a libro chiuso!
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Non è Larsson, ma ci accontentiamo
Secondo episodio della serie della Sezione Q di Carl Mørck. Ritroviamo gli stessi protagonisti con l'aggiunta di una nuova collaboratrice affidata alla squadra, che dovrà combattere con il caratteraccio del suo capo,ma si saprà comunque distinguere per intuito e capacità organizzative. Siamo di nuovo alle prese con un giallo, più thriller direi, ambientato nella penisola scandinava e come tale, cosa ormai nota, contraddistinto da una dose non indifferente di violenza.
Questo secondo episodio, pur trattando un caso forse più vicino a quelli di cronaca di oggi, risulta essere molto più cruento rispetto al primo; in alcuni momenti mi è pesato, non posso negarlo. Soprattutto quando già le notizie riportano quotidianamente episodi violenti, spesso gratuiti, che non lasciano indifferenti, leggere così in dettaglio ulteriori descrizioni di brutalità e sopraffazioni toglie quella caratteristica della lettura che è l'evasione e la distrazione dalla realtà.
Detto ciò i personaggi sono ben fatti, hanno ispirato simpatia già nel primo volume e la confermano nel secondo; la narrazione scorre via bene, senza troppe divagazioni e con la giusta dose di suspense; stavolta anche la traduzione mi è sembrata migliore, si distinguono infatti chiaramente le "imprecisioni" e gli errori del siriano Assad rispetto alla narrazione principale.
Seppur confermando la prima impressione, ovvero che Stieg Larsson, con cui il paragone è d'obbligo, rimane su un piano superiore (soprattutto dal momento che "Uomini che odiano le donne" mi piacque tantissimo e lo divorai letteralmente, nonostante il numero di pagine), questa serie regge abbastanza bene il paragone. Si fa leggere insomma, mi piace e ben vengano le puntate successive.
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Uomini che odiano le donne - Stieg Larsson
Buone premesse non del tutto rispettate
Devo dire la verità tra il titolo, la quarta di copertina e le prime pagine mi sarei aspettata di più da questo romanzo. L'idea è carina e l'incipit invogliante, incuriosisce sin dalle prime righe: dove andrà mai questo vecchietto centenario, scappato in modo così divertente dalla casa di riposo, proprio mentre stanno arrivando gli invitati per la sua festa di compleanno?
Pian piano però il ritmo si affievolisce, la curiosità rimane, ma la storia prosegue lentamente, procendendo secondo due persorsi narrativi: la fuga, ambientata nel presente e i ricordi del passato dell'anziano, che ha girato un po' tutto il mondo, partecipando ad innumerevoli ed importanti eventi storici nei diversi paesi.
La curiosità di vedere dove andrà a finire, dove lo porterà la rocambolesca fuga, permane, ma si interrompe durante i lunghi resoconti del suo passato, dove si cerca di affidare il divertimento a situazioni surreali, che personalmente non mi hanno conquistato, anzi hanno contribuito a farmi ritenere tutto eccessivamente fantasioso e irrele. Chiariamo, ovvio che dalle prime pagine, dalla fuga in pantofole e poco più , è chiaro che non si tratta di un romanzo "reale" e di una storia "con i piedi per terra", però probabilmente è l'ironia e il modo di raccontarlo che aiuta a mantenere di più il contatto con il racconto. Andando avanti questo si perde, vengono raccontati, in maniera anche un po' noiosa, episodi sì divertenti, ma che non suscitano perticolare curiosità e fanno perdere la voglia di andare avanti fino al tanto sospirato finale. Credo che l'idea fosse molto carina, ma il tentativo di percorrere, tutta, ma proprio tutta, la storia di più di mezzo secolo, senza voler perdere nemmeno uno dei grandi avvenimenti che l'hanno caratterizzata e pretendendo di rendere sempre lui il protagonista di tali eventi, abbia reso pesante la narrazione, togliendole quella semplicità, quell'immediatezza e quel divertimento che invece all'inizio presentava.
Diciamo che la storia principale, quella ambientata ai tempi nostri, mantiene abbastanza le premesse dell'inizio; premesse che invece sono perse totalmente nei racconti del passato, a volte troppo approfonditi, per dilungarsi su episodi di ben poca importanza, a volte troppo superficiali, forse per mancanza di idee e che, quindi, rendono ancor più inutile la divagazione su quel periodo storico.
Inoltre una scelta di tal genere ha fatto sì che gli altri personaggi rimanessero sempre e solo di contorno alle peripezie del protagonista, quando invece avrebbero potuto dare molto di più alla storia, essendo tutti ben congeniati, ben caratterizzati e altrettanto simpatici.
Insomma, il giudizio non è negativo, ma non è di certo un libro che rimane impresso. Nonostante ciò lascio aperta la possibilità di tentare con il secondo, "Storia di un analfabeta che sapeva contare", sperando che quel senso di leggerezza, ilarità e divertimento che si avverte qui parzialmente, possa caratterizzare tutto il racconto.
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Non lasciarsi ingannare dal titolo
Innanzitutto una premessa: non bisogna lasciarsi ingannare dal titolo. Questo è il libro che ha ispirato la serie televisiva, "Braccialetti Rossi" in Italia, il cui soggetto è opera dello stesso autore, ma non ha niente a che vedere con la storia raccontata in tv.Non è un romanzo, ma semplicemente un insieme di consigli dati dall'autore sulla base della propria esperienza.
Detto questo, passiamo alla recensione.
Ho trovato questo libro molto particolare. Conoscevo già l'autore Albert Espinosa, avendo letto "Si tú me dices ven lo dejo todo... pero dime ven", dove, in tono più romanzato, già venivano fuori piccoli consigli e spunti di riflessione, che in questo caso sono invece i protagonisti assoluti.
La vita dell'autore non deve essere stata facile, con un tumore diagnosticato in giovane età, un'adolescenza trascorsa in ospedale (ben dieci anni), con interventi chirurgici che l'hanno privato di una gamba, di un polmone, di parte del fegato. Forse è facile capire perchè un uomo così sfortunato possa oggi apprezzare la vita, dopo essersela "guadagnata"; ma di sicuro non ti aspetti tanto entusiasmo, tanta gioia di vivere, voglia di insegnare agli altri ciò che ha imparato, in modo che, non solo lui, ma anche chi non ha i suoi stessi trascorsi, possa beneficiare della sua esperienza.
Il libro riporta 23 "scoperte", lezioni apprese nel periodo di ospedale, che l'hanno aiutato non a superare quella fase della sua vita, ma che sono risultate utili ed applicabili anche al di fuori della malattia, per affrontare le difficoltà di tutti i giorni. Nella seconda parte si sofferma, invece, su queste figure, da lui identificate con un nuovo termine: "amarillos", ovvero gialli; gialli come il sole, che si fa guardare per pochi secondi al massimo, ma ti riscalda tutti i giorni. Sono quelle persone che entrano nella nostra vita non come amici o amanti, ma con qualcosa di molto diverso; a volte sono semplici sconosciuti, che però, nel corso di un breve dialogo o attraverso un periodo trascorso insieme, sono in grado di lasciarti tanto, aiutarti, indirizzarti sulla retta via e farti procedere per la tua strada meglio di come, chi ti conosce da sempre, in quel determinato momento, potrebbe fare. Quelle persone che, da sconosciuti, riconosci che siano sulla tua stessa lunghezza d'onda, come a volte nemmeno gli amici, i familiari o gli amanti sanno fare.
Il libro sprizza gioia di vivere da ogni parola. Tutto può riassumersi in una frase che l'autore ripete e che si rispecchia in tante idee che esprime, ovvero il giorno in cui è stato operato non ha perso una gamba, ma ha vinto un "moncone". Vedere il lato positivo sempre, ogni perdita come un guadagno, non lasciarsi sopraffare dal dolore, dalla rabbia, dal senso di sconfitta, ma trasformare tutto in una nuova occasione di vittoria. Sembrano concetti ripetuti tante volte da guru del "saper vivere ed essere felici", ma qui è molto più semplice accettarli, forse perchè il conoscere la storia di chi ti parla, ti dà la sensazione non di una persona che dall'alto della cattedra pretende di insegnarti a vivere, ma di chi dal basso della sua esperienza drammatica, cerca di spiegarti come, anche le cose più difficili, possano essere superate.
Qualcuno può trovare assurdi certi consigli, può annoiarsi a leggere 23 capitoli di consigli di vita, alcuni possono risultare superflui, sciocchi, si può non riconoscere l'esistenza e la potenza di questi amarillos, non crederci. A parte che, scegliendo di leggere un libro di questo genere, ci si predispone innanzitutto ad accogliere il suo contenuto e farlo proprio; ma dopo aver completato la lettura credo sia impossibile, anche per i più scettici, chiudere l'ultima pagina senza portarsi qualcosa dentro.
Sono d'accordo con chi ha scritto che è un libro che va letto più volte per capirlo a fondo e farlo proprio. Non mi piace rileggere lo stesso libro, ne ho così tanti che attirano la mia attenzione, che non penso neanche lontanamente a rileggere nemmeno quelli di cui serbo un bellissimo ricordo o che ho dimenticato; quindi dubito di farlo anche con questo. C'è il vantaggio che i capitoli sono molto brevi e magari può essere piacevole sfogliarlo qualche volta, per rileggere qualche parte ed afferrarla meglio, questo no non lo escludo.
Mi è piaciuto, l'ho trovato un grande insegnamento di vita, a prescindere dal credere o meno ai consigli scritti e non posso far altro che ammirare ancora di più questo autore.
Avendolo letto in spagnolo, ovvero in lingua originale, mi auguro che la traduzione italiana riesca, con parole diverse, non solo a rendere gli stessi concetti, ma a trasmettere la loro forza.
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Dieci minuti originali...
Altro tentativo con Chiara Gamberale, ancora una volta senz'altro positivo, pur senza raggiungere i livelli di "Quattro etti d'amore, grazie", che, tra quelli letti, rimane quello che mi è piaciuto di più. Mi piace questa autrice, non posso negarlo. Frasi brevi e immediate che arrivano subiro al lettore, si fa leggere senza mai pesare, nessun capolavoro della letteratura, ma sicuramente idee simpatiche che si fanno apprezzare.
In questo caso la base della storia è trita e ritrita, una donna lasciata dal marito che non si decide a scomparire definitivamente dalla sua vita; la parte originale è invece nel modo scelto per superare il brutto momento: fare per dieci minuti al giorno una cosa che non si è mai fatta.
E così, di dieci minuti in dieci minuti, la protagonista analizza, interiorizza ed infine acquisisce una consapevolezza ed una maturità diversa.
Come ho già detto, non si tratta di un capolavoro della letteratura, ma si legge con piacere, senza annoiare, anzi dandoti anche qualche spunto di riflessione.
Ancora una volta promossa questa autrice, per una lettura piacevole, di svago, non troppo impegnativa, ma che non cada nel ridicolo, nello scontato, al contrario ti lasci comunque qualcosa, quanto meno un sorriso e un buon ricordo.
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Ma le stelle quante sono - Giulia Carcasi
Imitazione mal riuscita
Ho scelto questo libro per caso, attratta da un'offerta e tentata dal leggere un nuovo giallo, ambientato al sud, scritto da una donna e con una protagonista femminile, cosa abbastanza anomala nell'ambito di questo genere.I presupposti c'erano tutti, magari non per innamorarsi della serie, ma almeno per trovarla interessante.Invece....
La storia è abbastanza banale, portata avanti con un unico filo conduttore, senza divagazioni nè intrighi paralleli,semplice insomma ed anche un po' scontata, ma trattandosi del primo tentativo di una scrittrice, può andar bene.
La protagonista è ben presentata, forse incarna anche bene una certa tipologia di donna del sud Italia, ma personalmente l'ho trovata un po' troppo rozza e non ha suscitato in me una particolare simpatia, anzi in certi casi mi ha dato anche un po' sui nervi. Gli altri personaggi sono messi lì a contorno, per qualcuno si vede il tentativo, poco riuscito, di caratterizzarli, magari con qualche particolare tipico del sud Italia, ma nulla a che vedere con quelle macchiette ben preparate da scrittori di tutt'altro calibro. Non verrebbe in mente di fare paragoni, meno che mai con un autore di tutto rispetto quale, personalmente, ritengo essere Camilleri; ma visto che la stessa scrittrice fa comparire nel libro il caro Montalbano, beh il paragone è d'obbligo e la critica anche!Qui tutto è un tentativo mal riuscito di imitazione e probabilmente se si fosse mantenuta la propria strada, senza tentare sfacciatamente di seguire le orme di qualcun altro, sicuramente il giudizio sarebbe stato più positivo.
Fino a questo punto, ho fatto delle valutazioni su un libro che non ha particolarmente lasciato il segno, ma comunque passabile ed essendo il primo di una serie, avrei lasciato anche aperta la possibilità di leggerne un altro, per vedere magari qualche passo avanti. Quelle fin qui elencate sono tutte caratteristiche che un bravo scrittore dovrebbe avere, ma si sa, alcuni hanno talento, altri devono lavorare un po' per arrivare ad un buon risultato, quindi la carenza di alcune cose, in un primo tentativo ci possono stare.
Ma di cosa uno scrittore proprio non può fare a meno? La conoscenza della lingua italiana!
Vero è che oggi scrivono un po' tutti, che il linguaggio usato nei testi si avvicina sempre più a quello parlato, che non mancano strafalcioni e continue mancanze di congiuntivi, che alcuni errori capitino anche a scrittori di tutto rispetto; ma qui si è proprio esagerato. Non si tratta, infatti, sporadiche distrazioni o di una scrittura di basso livello, come può essere considerata quella di alcuni autori, qui si tratta proprio di non avere padronanza di linguaggio, non saper costruire una frase ed esprimere un concetto in maniera corretta. Beh, questo proprio non si può perdonare ad una persona che decide di far di mestiere lo scrittore! Con uno "stile" di questo tipo, anche quello che normalmente potrebbe essere perdonato, se non considerato licenza poetica, a mio avviso mette solo ancor di più in evidenza una totale ignoranza. Se poi si prova ad imitare anche nel linguaggio altri,mettendo in gioco l'uso del dialetto, si peggiora ulteriormente la situazione, perchè invece di risultare una nota di stile, in questo contesto diventa soltanto sinonimo di una scarsa conoscenza della propria lingua e nulla di più. Personalmente ritengo vergognoso che una casa editrice scelga di pubblicare un libro del genere, piuttosto che dare la possibilità ad uno dei tanti aspiranti scrittori, che di certo meriterebbero una possibilità, se non altro perchè sanno mettere la penna su carta.
Che dire, bocciata senza possibilità di appello. Si salva soltanto l'idea di chiudere il libro con una serie di ricette tutte a base d'arancia, suggerite dal commissario, ottima cuoca.
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Senz'altro consigliato
Dopo che il film ha vinto il premio oscar nel 2012, scoprendo che era tratto da un romanzo, ho deciso di comprare questo libro e leggerlo prima di vedere la resa cinematografica. La scelta si è rivelata ottima, dal momento che tanto la lettura mi ha rapita, quanto il film mi ha delusa! La storia è ambientata negli anni '60 nello stato del Mississipi, in quel sud degli Stati Uniti d'America che ancora vive di razzismo e sfruttamento dei bianchi nei confronti dei neri. Senza tralasciare episodi drammatici e storici, che hanno segnato la battaglia contro il razzismo in quegli anni, la narrazione contrappone la vita di donne bianche e benestanti a quella delle loro cameriere di colore, che vivono tutto il giorno al loro servizio. Con la giusta leggerezza, in grado di strapparti qualche risata ogni tanto, pur trattando un argomento importante, senza sminuirlo nè farcirlo di retorica, la trama prende, appassiona, coinvolge, porta il lettore ad immergersi completamente nella storia e nei luoghi, a tifare per un personaggio ed odiare il suo antagonista: tutto quello che un buon libro deve fare!
Tanto i protagonisti, quanto i personaggi minori, sono presentati in modo da permettere a chi legge di immaginarli da subito e farli propri, lasciandosi travolgere dalla simpatia o dall'antipatia e quindi proseguendo la lettura carichi di sentimento e coinvolgimento, aspettando il riscatto di questa classe "nera" discriminata tanto, pur essendo quella a cui viene affidata la cura della casa e addirittura dei figli dei bianchi.
Ognuno degli episodi principali viene riportato da tre voci differenti, quella della protagonista scrittrice, quello della protagonista bianca e quello della protagonista di colore; potrebbe annoiare, invece è realizzato in modo brillante e non fa altro che coinvolgere ancora di più il lettore, permettendogli di capire i diversi punti di vista che hanno portato al compiersi di una determinata azione ed aggiungendo, di volta in volta, quei particolari in più in grado di incuriosire e portare avanti la trama senza che risulti ripetitiva. Inutile fare confronti con il film, dove già solo togliendo questa particolarità della narrazione, la storia risulta molto più scarna e meno coinvolgente.
In definitiva, bel libro, ben scritto e senz'altro consigliato.
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Originale
Strano e divertente questo romanzo di Marc Levy. Certo non è un capolavoro della letteratura, ma si legge con piacere. Simpatica l’idea da cui parte la storia e che trasforma quello che inizialmente sembrerebbe un romanzo rosa in qualcosa di diverso e senz’altro particolare. La storia si fa seguire, appassiona ed incuriosisce e nonostante alcune banalità ti lascia con un sorriso.
Un bel romanzo per staccare e distrarsi senza cadere nella stupidità.
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Una piacevole lettura
Secondo tentativo fatto con questo autore dopo "Regalo di nozze", letto un paio d'anni fa; due romanzi diversissimi, che in comune mantengono soltanto l'ambientazione: Bellano, paese del nord Italia sulle rive del lago di Como. Già le prime pagine incuriosiscono, offrendo, al di fuori del racconto, la presentazione dei personaggi principali, quasi fosse un testo teatrale. In realtà non lo è per niente, forse lo ricorda un po' nella divisione in un numero elevato di capitoletti brevi, (ben 137!), scritti a mio parere mantenendo un buon equilibrio e un giusto compromesso tra descrizioni e dialoghi, senza eccedere mai nè con gli uni nè con gli altri, rendendo così scorrevole la lettura. La storia narra di due sorelle che arrivano in paese per aprire una nuova merceria, portando scompiglio tra gli abitanti, in particolare in una famiglia, il cui figlio si innamora perdutamente di una delle due. Chi si aspetta una storia d'amore, rimarrà però deluso: l'attenzione infatti girerà intorno a questo evento senza mai soffermarsi più di tanto sui suoi particolari. La trama segue infatti bensì due percorsi narrativi, uno presente ed uno che mostra il passato delle due sorelle e gli eventi che le hanno portate in paese, finchè essi non si incroceranno, procedendo a filo unico verso un finale per niente scontato. In questo intreccio si mescoleranno decine di personaggi differenti, tutti ben presentati, con caratteristiche che li rendono unici e permettono al lettore di immaginarli e di riconoscerli come quelle personalità che non possono mancare in qualsivoglia comunità. La lettura scorre veloce, passando quindi da un ambiente all'altro, da questo a quel personaggio, da questa a quella situazione, risultando quindi varia e incuriosendo sempre più il lettore. Lo stile risulta chiaro ed essenziale, senza mancare però di particolari e termini che fanno riconoscere la penna di un buon autore; in alcuni punti ho trovato un po' difficile e il dialetto, stavolta del nord piuttosto che del sud, ma ovviamente è necessario per dare più credibilità ai personaggi popolari e, da lettrice accanita di Camilleri, so che basta un po' di abitudine per non trovarlo più ostico. L'unica nota è per gli ultimi capitoli, nei quali un po' la curiosità di scoprire il finale, un po' la mancanza di nuovi luoghi o personaggi, rende la lettura un po' più pesante...Ecco forse qualche pagina di meno ci sarebbe stata bene. In definitiva lettura piacevole ed scrittore assolutamente da continuare a seguire.
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Senza infamia e senza lode
Questo è un libro che non avrei comprato: per la lunghezza, per la copertina poco accattivante, per l’autrice, famosa ma non troppo, lo vedevo esposto tra gli scaffali delle librerie senza che attirasse la mia attenzione più di tanto. Poi invece, capitandomi più volte, tra le mani e sotto gli occhi, articoli ed interviste a questa scrittrice, ho deciso di approfondire, ne ho letto un estratto e alla fine mi son detta “perché no?” e ho deciso di leggerlo.
Bene, le sensazioni che mi ha lasciato dopo averlo completato rispecchiano in pieno l’incertezza e l’impressione avuta nello sceglierlo. Non mi ha preso, ma nemmeno annoiato, ero spinta a leggerlo, ma non curiosa al punto da sfruttare ogni occasione per portarlo avanti. Probabilmente se non l’avessi letto in vacanza, non l’avrei portato a termine o comunque non l’avrei finito in così poco tempo. Son d’accordo con alcune recensioni di altri lettori, la prima parte scorre via veloce, anzi personalmente mi aveva incuriosito sin dalle prime pagine il passaggio della narrazione dal presente al passato e mi sarei aspettata che il romanzo proseguisse su quella strada. Invece no, piuttosto pian piano rallenta sempre di più. Cominci a notare divagazioni che potevano tranquillamente essere evitate (stiamo parlando di un libro di 900 pagine circa, quindi perché "allungare il brodo"?), perché nulla mettono e nulla tolgono alla narrazione e soprattutto una storia che rallenta sempre di più per poi scorrere svelta, forse anche troppo sul finale, che risulta quasi buttato giù di getto, senza essere riletto e corretto, con pochi particolari aggiunti alla storia e tante, troppe considerazioni superflue.
I personaggi sono ben descritti, ma, dopo aver terminato la lettura, posso affermare che siano quasi tutti mancanti di qualcosa, quel particolare in più in grado di suscitare una qualche emozione nel lettore, caratteristica fondamentale per coinvolgere e quindi far apprezzare un libro.
Non posso dire che sia un brutto libro, né dargli un giudizio negativo, ma sicuramente dalle premesse, ovvero dalla trama, dal premio ricevuto e dal numero elevato di pagine mi sarei aspettata un libro di tutt’altro “spessore”.
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