Opinione scritta da Mr. A
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Uomini complessi
In assoluto il mio libro preferito di Hesse e uno dei miei libri preferiti in generale, Demian racconta la vita giovanile di un uomo complicato, profondo e tremendamente tormentato che è l'autore stesso. Romanzo autobiografico, scritto durante la prima guerra mondiale fu il frutto di una profonda crisi interiore che porterà Hesse ad un cruciale punto di svolta nella sua visione dell'uomo.
Narrato in prima persona con lo pseudomino di Emil Sinclair, Herman hesse racconta la sua travagliata vita adolescenziale, spaccata in due mondi diversi, la luce il buio, la vita la morte, il bene e il male. Da un lato l'ambiente famigliare, così sicuro e luminoso, protetto dai genitori e da una profonda credenza religiosa (il tema di Dio sarà sempre presente nel romanzo ma sotto un ottica diversa) dall'altro il mondo esterno, il male l'oscurità, un mondo rappresentato prima da un compagno di scuola, Franz Kromer, un bullo aguzzino che tormenterà l'infazia del piccolo Sinclair che lo porterà ad assumere un carattere ancora più introverso e chiuso.
Damian rappresenta la guida spirituale del giovano, una sorta di "Virgilio dantesco", che lo porterà a scoprire un lato misterioso della vita, un lato dove bene e male possono fondersi e diventare una cosa sola, I dogmi della bibbia vengono stravolti e Dio da essere perfetto e immutabile diventa improvvisamente un Dio "Abraxas", ovvero un Dio dualistico, dove bene e male compongono la sua totalità, lontano quindi dal Dio cristiano che la gente predica come il Dio buono e perfetto.
"L'uccello vola alto in direzione della divinità... Dio si chiama Abraxas" queste sono le parole che Demian lascia al giovane Sinclair, un principio creativo che unisce divino e diabolico.
Altra tematica a me particolarmente cara è la ricerca di se stessi. lascio a voi interpretare questi versi presi dal libro oltre il quale non mi dilungherò oltre:
"La vocazione autentica di ognuno consisteva soltanto di arrivare a se stessi, Poteva finire poeta o pazzo, profeta o delinquente, non era affar suo, anzi era in realtà irrilevante. Affar suo era trovare il proprio destino e non uno uno qualsiasi, vivendo fino in fondo se stesso in modo intenso e fiero. Tutto il resto era un fermarsi a metà, un tentativo di fuga, era un ritorno nell'ideale della massa, significava adattarsi e avere paura della propria interiorità".
Un romanzo complesso, da leggere più volte per capirne tutte le sfaccettature, personalmente sono alla quinta e non smetto mai di emozionarmi.
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La storia delle grandi pianure
Questo libro in 2 aggettivi ? Epico e Coinvolgente. Il primo libro dellaserie di Gengis Khan stupisce in posistivo. Avevo già letto un libro(ne) su Gengis Khan scritto dal buon Franco Forte, ma era ovvio che un libro non bastava e tralasciava un sacco di cose. Così, spinto dal mio interesse per questo condottiero ho deciso di leggere questa saga di Iggulden e non tradisce le aspettative.
La vera storia di Temujin narrata così com'è ci è giunta nei secoli, tramandata e tradotta dal mongolo al cinese ed infine in Inglese, poi sapientamente romanzata da Iggulden in un libro capace di tenere i sensi tesi e l'amina sognante.
Questo libro racconta la storiadi Yesunghei e della venuta al mondo di Temujin, delle fondamenta del futuro impero mongolo che temujin il grande sarà in grado di mettere in piedi.
Le ambientazioni fredde e deserte delle immense pianure sono meticolosamente descritte, il freddo e il gelo invernale sembrano uscire dal libro, così come le usanze, i costumi, le battaglie delle tribù nella steppa. Il ritratto del crudele Gengis Khan così come noi lo conosciamo è in parte ribaltato. Non era un uomo malvagio, ma un uomo giusto e orgoglioso, capace di compiere gesta malvage quando riteneva ce ne fosse bisogno (come l'assassinio del fratello ad esempio), un profilo in cui è facile immedesimarsi ed in cui non si può non provare ammirazione.
Come gli dei avevano predetto, nacque con un grumo di sangue stretto nella mano, Temujin farà grandi cose che vanno aldilà di uomini normali.
NOTA: la saga di gengis khan di Iggulden è composta da 5 volumi
1) Il figlio della steppa
2) Il volo dell'aquila
3) Il popolo d'argento
4) La città bianca
5) Il signore delle pianure
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Gladiatori combattete !
In attesa dell'uscita in Italia del quattordicesimo libro della saga di Scarrow "eagle series", L'editore Newton Compton propone la mini serie di 5 ebook uscita solo in formato digitale, in un unico volume.
Il libro è composto da 5 mini puntate, che sono intitolate:
1. La conquista
2. La sfida
3. la spada del gladiatore
4. La rivincita
5. Il campione
A livello storiografico, si pone prima degli eventi narrati nel primo libro della eagle series, "sotto l'aquila di Roma", qui macrone è ancora un optio e combatte nella seconda legione in stanza sul Reno (prima dell'invasione della Britannia). Richiamato a Roma per essere decorato come un eroe di guerra, gli vieni affidato l'incarico di addestrare un giovane gladiatore M.Valerio Pavone per alcuni giochi gladiatorii, dai due liberti e consiglieri imperiali (che vengono prima d Narciso) di Claudio, due serpi come pochi, Pallade e Murena.
Il giovane Pavone è figlio di un Legato, Tito, che considerato un traditore venne buttato in un ludus a combattere contro il più forte gladiatore del tempo, Ermete, che lo umilia uccidendolo in una maniera indecorosa. Pavone perciò, figlio di un traditore, è condannato a morte in un arena, ma grazie alle sue abilità e aquelle di Macrone, diventerà ben presto forte e popolare, tanto che levarlo di mezzo non sarà facile. Pavone non avrà pace finchè suo figlio Appio non sarà in salvo e finché non ha avrà vendicato suo padre.
Il libro nel complesso mi è piacito, bella la descrizione del ludus, degli allenamenti, della vita gladiatoria, dei combattimenti (sono descritte per filo e per segno le classi e gli equipaggiamenti dei gladiatori) e delle armi. Lo stile è ormai il rodato stile di Scarrow, narrazione in terza persona, stile epico e cruento, impeccabili le descrizioni dei combattimenti che ti portano al centro della scena.
Quello che non mi ha convinto del tutto è stato proprio il personaggio principale, Pavone, che non viene fatto emergere, a volte sembra un viziato figio di papà, lamentoso e lagnoso a più non posso, altre volte viene descritto come un guerriero forte e imbattibile, capace di affrontare nemici sempre più forti e importanti.
[SPOILER!]
il corso degli eventi porterà Pavone davanti al suo nemico giurato in un finale a dir poco scontato ma anche al centro di una congiura contro Claudio, il che non dispiace perché la trama è piuttosto prevedibile.
[FINE SPOILER]
Libro che consiglio sia a scopo di intattenimento sia a scopo istruttivo sulla vita dei gladiatori a Roma. (anche se tal proposito ci sono libri nettamente miglior [vedi Colosseum Sarasso, Spartaco di Marcialis])
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Lotta interiore tra bianco e nero
La novella degli scacchi è l'ultimo racconto di Zweig prima del suicidio avvenuto nel 1942. Scritto nel 1941 racconta la storia di due personaggi molto particolari che,destino vuole, si incontrano di fronte ad una scacchiera. Il primo è un certo Czentovi?, un contadinotto rozzo e ignorante ma è il campione mondiale in carica degli scacchi, l'altro è un personaggio molto affascinante, chiamato Dottor. B., è un avvocato che copriva i conti della chiesa tedesca.
Tutte le vicende si svolgono su un piroscafo transatlantico, uno spazio limitato, dove i personaggi finiscono per incontrarsi. Quello che li accomuna (anche se in maniera del tutto diversa) è il gioco degli scacchi. Nel libro vengono narrate, sotto forma di racconto le storie dei due protagonisti. Da un lato il campione in carica, cresciuto in campagna, ha scoperto il suo talento per gli scacchi per caso. Ha un comportamento arrogante e non curante ed è legato solo al denaro e agli scacchi (tanto da giocare sulla nave solo in cambio di denaro), dall'altro lato, la storia è più interessate. Il nostro avvocato Doctor.B fu arrestato dalla gestapo e rinchiuso per mesi in una stanza d'albergo tutto solo con l'obbiettivo di sottoporlo a continui interrogatori. I mesi passano, 1-2-3 mesi, lenti, finché non riesce a sottrarre di nascosto un libro, un compendio di scacchi di 150 partite di partite famose. Il nostro doctor B inizia ad imparare a memoria le partite e a ricostruirle mentalmente, finché non decide di giocare da solo. Questo è il punto chiave del romanzo. Come può giocare da solo se non ha un compagno ? avrebbe mosso sia per i bianchi che per i neri, ma lui chi era ? il bianco ? il nero ? l'amico o il nemico di se stesso ? Iniziando a giocare esultava quando il suo Io nero facevo una buona mossa, ma si disperava se il bianco ne faceva una pessima. C'è una spaccatura interiore, una totale mancanza di senso di interiorità personale che rappresenta l'uomo durante il secondo conflitto mondiale. Questa condizione lo porterà ad una grave schizofrenia che sfocerà all'aggressione di una guardia mentre esclamava nella più totale confusione mentale "fai la prossima mossa bastardo, tocca a te ".
Comunque venne liberato e costretto all'espatrio dall'Austria, i due si incontreranno davanti alla scacchiera sulla nave.
Il libro è assolutamente scritto benissimo, ad un ritmo lento e pacato dell'inizio, si contrappone una prosa incalzante, frenetica, che trasmette una forte empatia al lettore tanto da sentirsi angosciato per quella condizione mentale in cui si trova il doctor B. l'Io narrante è un personaggio che assiste agli eventi e che interroga i protagonisti sulla loro storia. Notevolmente complessa è l'analisi dei personaggi. con Il campione mondiale (e qui cito la critica) "Zweig sottolinea nella figura del campione l'aridità di chi vive unicamente e spietatamente per denaro. Czentovi? è il simbolo del tramonto dell'anima aristocratica, degli antichi valori destinati a soccombere di fronte a un'intelligenza arrogante, selettiva e solo per questo vincente." , mentre il Doctro B è un uomo spaccato in due, che riflette la condizione umana di un mondo aperto al secondo conflitto mondiale, le fazioni opposte e la guerra, la disperazione di Zweig e ne anticipa il suicidio avvenuto l'anno dopo.
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I VIZI (e le virtù) di Caligola
Caligola è stato, senza dubbio, l'imperatore romano che nessuno si asterrebbe a non definire pazzo. Governò Roma per quasi 4 anni dal 37 al 41 d.C. successore di Tiberio, morto il 16 marzo del 37 soffocato da Macrone (il prefetto del pretorio).
Come fa di consueto, l'autore espone nel suo romanzo l'intera vita di Gaio, figlio di Germanico, partendo dalla sua nascita fino alla sua morte (descritta nell'ultima pagina del romanzo). La vita di Gaio non è una vita facile, ha molti fratelli più grandi di lui, 3 sorelle e la madre che dopo la morte del padre, diventa una donna ambiziosa e pericolosa per l'allora imperatore Tiberio. Le mire della madre sono di riportare la dinastia Giulio Claudia sul trono. Ben presto Tiberio si accorge del pericolo che corre, e Gaio rimane solo, come unico esponente della dinastia Giulio Claudia dopo la morte dei suoi fratelli e l'esilio delle sorelle. Dopo aver stretto una forte amicizia con Macrone (il prefetto del pretorio di Tiberio), Caligola partecipa alla congiura della morte di Tiberio e ne diventa successore a 25 anni.
Come Imperatore Caligola soddisfa tutte le sue voglie e tutti i suoi vizi, dal rapporto incestuoso con la sorella Drusilla (ne è terribilmente innamorato fino a quando era ragazzo), ai giochi erotici che faceva con Micenio, un transessuale ricevuto come dono. Nel volume sono descritte meticolosamente tutte le sue "avventure", la malattia che lo portò quasi alla morte, la morte di Drusilla per avvelenamento, le congiure di palazzo, finché ormai impaurito e rassegnato iniziò a scrivere tutti i nomi di coloro che cercavano di complottare ai suoi danni, su dei registri che chiamò "spada e pugnale", per infliggere pene, suicidi ed esili. Leggendari i suoi atti di follia come la nomina a senatore del suo cavallo Incitatus, l'attraversamento della baia di napoli su un ponte di barche perché "doveva galoppare sopra l'acqua come un Dio", la divinizzazione di sa sorella Drusilla ecc... e a proposito di questi atti di apparente follia, è interessante porre l'attenzione nella versione di Franco Forte in cui appare che queste folli azioni erano azioni ragionate, ciascuna con un preciso obiettivo. Caligola morirà in seguito ad una congiura da parte di Cherea e Callisto, gli succederà Claudio.
Il libro è magnificamente scritto, le descrizioni sono meravigliose e la descrizione storiografica accurata e appagante. Ho trovato eccessivo il ripetersi (intendo almeno 1-2 volte ogni capitolo e con scene anche molto esplicite) di continui riferimenti sessuali. Ogni capitolo ha quasi sempre una scena di sesso descritta in maniera molto esplicita, che coinvolge intrighi erotici di ogni genere, Perfino nella prima parte del libro, vengono descritte scene erotiche in cui Caligola partecipa all'età di 5 anni (!!!). Questo è stato il motivo del mio voto (3) a piacevolezza, perché a tratti le trovavo fuori luogo e anche leggermente disgustose. Anche se è storia (perché i romani facevano d tutto), un minimo di contegno in più non guastava di certo. Consiglio comunque assolutamente il libro e l'autore (in particolare il meraviglioso libro di Gengis Khan), le 400 pagine scorrono bene e la precisione storiografica è senz'altro molto ricercata e apprezzabile.
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Dietro una macchina c'è sempre un uomo
I 12 racconti che Doyle mette in scena in questo libro, sono 12 casi estremamente interessanti, ben scritti, intriganti a tal punto che ogni racconto meriterebbe di essere ampliato in un libro a parte. Doyle è maestro nei gialli e lo dimostra ancora una volta scrivendo 12 trame molto diversificate, ben intrecciate ma ahimé dal finale sempre troppo frettoloso e poco sviluppato.
Se con "uno studio in rosso" e "il segno dei quattro" abbiamo fatto la conoscenza di Sherlock Holmes e del dottor J.Watson, con questi 12 racconti (almeno da quello che ho notato io) si continua a delineare il personaggio di Sherlock Holmes, dove oltre a essere una "macchina" investigativa, logica, pura deduzione, Il nostro amato investigatore mostra il lato umano di sé, un uomo con paure, sogni e timori, capace di provare pietà oltre che per le vittime, anche per i criminali, indagando nel loro passato e cercando di capirne la storia, non saranno pochi i casi in cui Serlock Holmes "chiuderà un occhio" sulla vicenda.
Le storie, sono molto belle ed originali, i moventi non sono scontati, le dinamiche oscure, i reati bizzarri, ma tutto appare incredibilmente chiaro nella mente di sherlock holmes, quel minuscolo dettaglio che non possiamo vedere per lui è evidente ed elementare, tanto che a volte basterà il semplice racconto del caso per dedurre immediatamente il colpevole.
Certo non aspettatevi per ogni caso un omicidio, a volte sono "semplici" storie di vita quotidiana, più bizzarre del solito, ma comunque per chi ama un minimo i gialli, potrà apprezzarne la storia intrecciata e le vicende originali che purtroppo decorrono in un finale molto spesso prematuro e frettoloso, che meriterebbe molte più pagine per essere approfondito ed ampliato.
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Un romanzo storico dal sapore di thriller
Questo è il tredicesimo volume della "eagle series", la saga di romanzi storici scritta da Scarrow che vede come protagonisti Catone e Macrone.
Questo romanzo è un po diverso dagli altri, La resistenza di Carataco in Britannia è ormai agli sgoccioli così come l'impero di Claudio, a Roma, dove mille complotti organizzati per portare sul trono il giovanissimo Nerone, si stanno ripercuotendo su tutto l'impero. Alla guerra in Britannia si accostano quindi le congiure di palazzo, dove se da un lato Narciso tenta di mantenere saldo il ruolo d'imperatore di Claudio, dall'altro Pallante tenta in tutti i modi di ostacolarlo. Quale migliore occasione per rafforzare l'impero di Claudio se non quella di un imminente vittoria e l'annessione definitiva della provincia britannica ? Una grande vittoria militare è quello che ci vuole per portare il popolo di Roma dalla sua parte, peccato che Pallante cercherà grazie all'invio di una spia di ostacolare con tutti i mezzi possibili (sabotaggi, assassinii, intrighi e sotterfugi) la sconfitta di Carataco con la promessa di uccidere i nostri due eroi Catone e Macrone.
Proprio questa spia genera una continua tensione all'interno dell'accampamento romano, una tensione che dona quel retrogusto di thriller storico al romanzo (che non mi è dispiaciuto). Lo stile di Scarrow a me piace molto, fluido, comprensibile capace di donare quella tensione nei momenti più frenetici e di creare quella ricercata ironia nei momenti meno coinvolgenti. Bellissime come sempre le scene di battaglia, ma a mio avviso si perde un po nel corpo centrale del romanzo dove a tratti diventa un po noioso (niente di drammatico, le pagine volano che una meraviglia) e ripetitivo.
Quello che ancora riesce a stupirmi è che in 13 volumi (che seguo da tanti anni) sono rari i casi in cui Scarrow risulta ripetitivo ma riesce a creare situazioni ed eventi sempre nuovi e intriganti.
Il finale del romanzo ti catapulta in un altra vicenda che verrà senz'altro ripresa nel prossimo volume (già uscito in Inghilterra) intitolato Britannia.
Nota: L'editore italiano Newton Compton, cambia sempre i titoli, dando titoli privi di senso. In particolare gli ultimi due libri della saga " The Blood Crows" che doveva essere tradotto "I corvi sanguinari" (che aveva un senso!) è stato tradotto "il sangue dell'impero", mentre questo "Brothers in Blood" è stato tradotto "sotto un unico impero"... ora la domanda è PERCHE' ?
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Le dimensioni contano
Flatlandia è un mondo in due dimensioni, ovvero un mondo dove c'è solo altezza e lunghezza e manca di quello che noi "spacelandesi" chiamiamo spessore. Gli abitanti di questo mondo così apparentemente assurdo sono delle figure geometriche, circoli, linee, quadrati,triangoli, isosceli, pentagoni,esagoni ecc...
ad ogni figura geometrica corrisponde una classe sociale di appartenenza: i circoli sono i preti, le linee sono le donne, i triangoli isosceli i soldati e così via, ma in generale maggiore è il numero dei lati di un flatlanders più elevato è il suo status sociale, il rango è più alto. Come potrete immaginare non è facile vivere in un mondo in 2D, pensateci, provate a disegnare un quadratino e avvicinare il vostro occhio in modo da vederlo "di lato". esatto ! si vede una sola linea. i flatlanders (gli abitanti della flatlandia) vivono in un mondo fatto di linee, e immaginate quanto può essere difficile riconoscere una persona dall'altra ! pensate poi alle donne, linee rette, che quando si girano "di faccia" diventano pressoché invisibili (un misero punto !).
Nella prima parte dell'libro viene un po raccontata la vita in flatlandia, dei metodi che i flatlanders utilizzano per riconoscersi a vicenda. Ma è nella seconda parte dell'libro quella che a mio modesto parere è la più interessante, ovvero quando il quadrato protagonista ha una visione. Gli compare un circolo pazzo, che dice di venire da un mondo dove ci sono 3 dimensioni, di non chiamarsi circolo, ma bensì sfera. Incredulo il quadrato viene accompagnato come in un viaggio dantesco, attraverso un mondo chiamato pointlandia, ovvero in un mondo a una sola dimensione, dove gli abitanti, i punti, vivono in una linea retta senza alcuna possibilità di movimento. Ritornato in Flatlandia, la sfera gli dice "prova a muoverti verso l'alto, e non verso il nord", in questo modo si entra nel mondo a tre dimensioni, dove gli abitanti non sono figure piane, ma solidi, con spigoli e facce. Incredulo il quadrato dedicherà la propria vita alla contemplazione del mondo in 3D che come il paradiso dantesco ne resenta la perfezione.
Libretto molto interessante, ti porta a riflettere, ed è inevitabile che alla fine della lettura, il lettore non chieda "e sono come un flatlanders incastrato in un mondo in 3d ma che in realtà appena fuori c'è un mondo in 4d,5d ecc ?" un libro sicuramente interessante e altamente consigliato.
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Perché scalate l'Everest ? perché è lì
Premetto che è il primo libro che leggo di Dan Simmons e che non lo conoscevo affatto quando ho iniziato, un po d'impulso, la lettura di "everest alba di sangue" (the abominable è il titolo originale).
Il romanzo è narrato in prima persona da un alpinista inglese, siamo nel 1925 e l'everest, la vetta del mondo 8848m, non era ancora stato conquistato. Un gruppo di 3 alpinisti (i 3 protagonisti principali del romanzo) riescono a farsi finanziare una spedizione sull'Everest da una ricca signora col pretesto di trovare il corpo di suo nipote deceduto sulla montagna, quest'occasione venne colta al volo dai 3 alpinisti che sognavano la vetta. La spedizione seguirà le orme dei due famosi scalatori George Mallory e Sandy Irvine che, avvistati non troppo distanti dalla vetta, scomparvero tra i ghiacci dell'Everst lasciando tutt'ora irrisolta la questione se l'avessero o meno raggiunta.
La trama si sviluppa tra scalate sulle alpi (nelle prime pagine i 3 si trovavano sul cervino), montagne inglesi, Galles, Germania e India, nelle varie fasi dell'organizzazione della spedizione e dell'equipaggiamento (descritto benissimo, nei minimi dettagli (addirittura vengono nominatele marche delle stufe d'altissima quota in voga negli anni 20)) nonché della partenza e dell'organizzazione dei vari campi (dal campo base al campo VI, poco distante dalla tenda).
Sul resto della trama non mi dilungherò, per non cadere nello spoiler, ma i misteri, gli intrighi, l'azione a mano armata, si concentreranno nella parte finale dell'libro (circa 1/3 e addirittura meno), il resto è dedicato al puro alpinismo. L'autore ci fa capire in maniera chiara, cosa significa essere un alpinista negli anni 20. Nessun dettaglio tecnico viene risparmiato, dalle tecniche alpinistiche agli effetti del freddo glaciale sul corpo umano, dalle usanze degli abitanti del tibet alla penuria di ossigeno al di sopra della cosiddetta death zone. Tutta questa parte occupa circa il 65-70% del libro.
Da grande appassionato di montagna ho trovato il libro molto piacevole e mai noioso. Vuoi perché rivela fatti poco conosciuti, vuoi perché la suspense è mantenuta alta dalle continue avversità climatiche e da tutti i problemi che possono sorgere quando si scala l'Everest, una montagna di quasi 8900 m con temperature che sfiorano i -60 °C , con abbigliamento di lana e semplici corde di canapa.
dal'70% in poi (parlo in percentuale e non per pagine perché ho letto il libro sul kindle) il libr cambia completamente volto e da un libro di montagna si trasforma in un giallo, in un libro d'azione, è la parte dove i pezzi del puzzle iniziano a combaciare e a ricostruire la vera motivazione della loro impresa, quando al Deacono (un alpinista dei 3, il più grande ed esperto) gli viene chiesto "Perché scali l'Everest ?" lui risponde "Perché è lì" ma in realtà ha ben altri motivi.
Questa parte scorre veloce e trascina all'epilogo in un batter d'occhio (a parte alcune scene totalmente irreali e incredule), la suspense è sempre altissima, e i colpi di scena non mancheranno davvero.
ATTENZIONE: io l'ho saputo troppo tardi, ma pare che l'edizione Italiana edita da fabbri, sia tagliata di 150 pagine rispetto a quella originale. In alcuni tratti infatti ho avuto l'impressione che la storia correva troppo velocemente e rimanesse in alcuni punti un po "campata in aria".
Comunque è un libro che consiglio a tutti gli appassionati di libri sulla montagna, vi farà venire i brividi (di freddo).
PS: non c'entra nulla col film uscito da poco al cinema !
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Un mondo che affascina terribilmente
Studiando Biologia all'università, mi sono sentito particolarmente attratto leggendo questo libro, che in un certo senso mi ha spaccato in due, la parte della scienza, della razionalità da una parte e il lato "umano", emozionale dall'altra. Dico questo perché nel libro sono praticamente affrontati molti temi che si ritrovano nella bioetica moderna: Il concetto di razza umana, l'eugenetica (manipolazione genetica al fine di migliorare fisicamente l'uomo), clonazione, procreazione in vitro, sono solo alcuni dei temi oggi ampiamente dibattuti che Huxley ha utilizzato per dare forma alla nuova società.
Il romanzo è ambientato nell'anno 632 d.F. (d.F. sta "di Ford") che corrisponde all'anno 2540 della nostra era. E' proprio sul modello di Ford che l'intera società moderna è basata, in un mondo dove i principi della produzione in serie sono rigidamente applicati anche nella creazione di umani, che non avviene più per fecondazione interna e parto naturale, ma per fecondazione in vitro, dove spermatozoi fecondano ovuli in provetta, che grazie a speciali tecniche di laboratorio e sostanze biochimiche come ormoni sintetici, permette lo sviluppo di embrioni sani. La cosa interessante di questo processo è che da un ovulo maturo fecondato, tramite un processo chiamato dall'autore "processo Bokanovsky", l'ovulo fecondato può germogliare e dare vita a un gruppo da 8 a 96 embrioni ! tutti identici tra loro.
Questo processo di creazione avviene dentro una vera e propria fabbrica dove i principi della costruzione in serie sono applicati alla lettera e metro dopo metro nuovi bambini prendono vita.
Tutte le persone sono divise in caste, ma non si tratta di caste come possono essere le caste antiche tipo "schiavi, cittadini liberi,nobili ecc..." ma le persone che fanno parte di ciascuna casta sono biologicamente diverse tra loro, la casta alfa è la casta del comando quindi le persone sono perfette le caste beta e gamma sono quelle amministrative, mentre quelle delta ed epsilon sono le caste più basse e fisicamente di bassa statura e di scarsa intelligenza.
In questo mondo tutti sono felici, o almeno sono tutti convinti di essere felici, grazie alla colossale opera di condizionamento psicologico che i bambini dovevano subire tutti giorni: ad esempio la classe delta deve solo lavorare ? i bambini delta sono condizionati ad odiare i libri e i fiori, cosi non perderanno tempo a studiare o passare del tempo all'aria aperta da grandi. Tutto è calcolato a minimo dettaglio, ogni piccolo ingranaggio del grande meccanismo della società deve combinarsi con un altro e un altro ancora per dare vita alla società perfetta, dove non ci sono malattie, dove tutti sono felici, dove nemmeno la vecchiaia esiste, si muore a 66 anni ma con il corpo di un 30 enne e per di più nessuno ha paura della morte (perché tutti da bambini visitavano il centro dove la gente moriva --> condizionamento), e per i piccoli problemi quotidiani o per divertirsi un po c'è sempre il "soma" una droga che fa viaggiare e dimenticare.
Ah un altra cosa che mi sono dimenticato di dire, è che in questa società tutto è di tutti, la monogamia è illegale, le donne sono di tutti gli uomini e viceversa. nessuno può avere figli, nessuno ha un padre o una madre tanto meno diventare una mamma o un papà.
Il corpo del romanzo è incentrato sulle vicende i Lenina e Bernardo che durante una vacanza vanno a visitare una riserva di nativi. in questa riserva di selvaggi, tutto funziona alla "vecchia maniera" le donne partoriscono figli, le persone cacciano, ci si può sposare, si professano religioni ecc... tra questi selvaggi c'è Jonh andrà a vivere nel nuovo mondo....
Un romanzo che volevo leggere dai tempi del liceo ma che per un motivo o per un altro l'ho dimenticato. Un libro che mi ha affascinato parecchio, mentre lo leggevo trovavo da un lato affascinante la nuova società, la procreazione di umani in provetta (un prodigio della scienza), dal altro essere manipolati e stra manipolati da provette, condizionamenti, droghe, non avere figli naturali, non potersi innamorare di qualcuno... ebbene lo trovo umanamente devastante e questo mi ricorda che (citando Shakespeare, nel libro Huxley ne mette molte di citazioni di S.) "senza cuore saremmo solo macchine".
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Un solo dio in cielo, un solo signore sulla terra
Con questo romanzo, Franco orte ci racconta la storia di uno dei condottieri (o forse il migliore) più grandi che la storia ricordi. Forse non conosciuto come Giulio Cesare o Alessandro Magno, ma Gengis Khan non ha nulla da invidiargli, anzi, sotto il suo comando i mongoli hanno conquistato territori immensi, dalla costa orientale della cina fino a toccare le sponde del mar Morto ad occidente, passando a fil di lama tutti coloro che gli sbarravano il camino, soggiogando re e regine, demolendo imponenti fortezze.
Come in altri suoi romanzi (Carthago e Roma in fiamme che ho recensito) Il bravo Fanco Forte dedica un ampio excursus (circa metà volume) sull'infanzia di Temugin (nome giovanile di G.Khan) Primogenito di Hulun e Yesunghei, un guerriero valoroso, khan dei Keyati e della stirpe dei Borgigin. Yesunghei aveva un sogno, quello di riunire tutte le tribù della steppa sotto un unico stendardo ma alla sua morte, avvenuta per avvelenamento, questo compito passò a Temugin che non ebbe pace finché non avesse conquistato tutti i territori allora conosciuti. Un futuro glorioso attende il giovane khan, un futuro di ricchezza e splendore ma al costo di centinaia di migliaia di vite umane.
Dal punto di vista stilistico, il romanzo è scritto magnificamente, la scena è sempre chiara e ben impressa, i dettagli sono vividi, le descrizioni dei paesaggi spaziano dall'immensa steppa russa ai vasti altipiani del Pamir. Le scende di battaglia (e ce ne sono molte) sono veramente belle, l'imponente cavalleria mongola, le Guran d Gengis Khan sono descritta in tutto il suo splendore, comprese le tattiche di battaglia che Gengis Kan metteva in campo.
Ma è dal punto di vista storiografico che il romanzo eccelle, nessun dettaglio è lasciato al caso. Sono narrate tutte le conquiste di Gengis Khan, dalla conquista della Cina (oltre la muraglia cinese) fino ai confini con la Persia e l'assedio a Samarcanda. Degna di nota è anche la vita privata del generale, dei suoi numerosi matrimoni con le sue 4 mogli e con la sua prima sposa Borte da cui avrà numerosi figli.
I buchi che abbiamo nella vita di Gengis Khan sono stati sapientemente riempiti dalla capacità narrative dell'autore, non di rado ci capiteranno stregoni malvagi che con tutte le maledizioni possibili cercheranno di ostacolare il Grande khan nelle sue conquiste, e devo dire che mi ha fatto piacere spezzare la pura storiografia con eventi che storiografici non sono (tipo l'intervento degli dei, sogni, maledizioni di sciamani ecc...)
Conclusioni: Il romanzo vale la pena di essere letto, è un bel librone di quasi 700 pagine, ma lo consiglio a tutti gli amanti di romanzi storici, anche per distaccarsi dai classici romanzi ambientati a Roma e buttare uno scorcio là dove non guardiamo mai, dove ci sono state le gesta di uomini grandi, forse i più grandi della storia, in oriente, nei territori di Gengis Khan.
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Avventura in noir per Sherlock Holmes
Sherlock Holmes e il segno dei quattro è la seconda avventura dell'investigatore più famoso di sempre.
all'inizio del romanzo troviamo uno Sherlock Holmes annoiato, senza casi a cui pensare, costretto a farsi di cocaina per mantenere il "cervello impegnato", finché una ragazza non suona il campanello della casa e gli espone un nuovo caso.
Il caso è incentrato su un misterioso tesoro, che il padre della ragazza trovò in India mentre era un soldato britannico, ma un altrettanto misterioso omicidio scombussolerà i piani dell'investigatore tanto da mettere a dura prova la genialità e la brillantezza del detective.
In questo libro compaiono nuove caratterizzazioni dei personaggi che non emergevano in "uno studio in rosso", i personaggi oltre ad essere protagonisti di un caso poliziesco, sono più umani ed hanno sentimenti (perfino sherlock Holmes !).
L'ambiente noir dell'Inghilterra ottocentesca è descritto molto bene, leggendo il libro sembra di sentire l'umidità della strada e i vapori del Tamigi.
Nel complesso un buon romanzo, scorrevole e di facile lettura. l'ho letto in versione live deluxe della newton.
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La montagna che non perdona
L'Annapurna, 8091 m di parete rocciosa, 3 uomini con un unico obiettivo: Arrivare in vetta in pieno inverno, sull'ottomila più pericoloso di sempre...
Una tragica storia, quella raccontata da Simone Moro, l'alpinista d'altissima quota Bergamasco che insieme al suo amico Kazaco, Anatolij Bukreev, che lui chiama amichevolmente Tolij, tentarono un impresa molto difficile, quasi impossibile, la scalata invernale dell'Annapurna, senza ossigeno ed in pieno inverno con temperature che toccano i -50°C.
In questo libro Simone ci racconta un po della sua vita, della sua passione per la montagna che nasce da bambino e che non l'ha mai abbandonato. Racconta poi delle sue imprese e degli ottomila scalati (Sasha Pangma,Lothse,Makalu e ben 4 volte sull'Everest) e di come ha conosciuto Anatolij, suo grandissimo amico e compagno di cordata in moltissime scalate. L'ultima della quale, compiuta sull'Annapurna dove Tolij perse la vita in una disastrosa caduta da 800m di altezza. Fortunatamente Moro cadde su un manto di neve fresca subendo gravi ferite. Riusci a salvarsi, ma l'amico rimase per sempre su quella montagna.
Libro tutto sommato piacevole, ne esce un bell'affresco della vita di un alpinista che organizza una spedizione in Nepal. Ma quello che più ne risulta è dal punto di vista umano, perdere un amico e restare soli in pieno inverno, ferito e dolorante a 7000m di quota è una cosa terribile.
Consiglio la lettura a chi, come me, ama la montagna, per conoscere le avventure di uomini coraggiosi che possono dire di averla vissuta veramente.
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Ritorno al passato
Scarrow si conferma un grande scrittore di romanzi storici. Il libro "Blood Crows", tradotto in italiano come "sangue dell'impero", è il dodicesimo libro della Eagle Series, la saga sugli antichi romani che vede come protagonisti Catone e Macrone.
In questo volume assistiamo ad un ritorno in Britannia, che sotto il governatore Ostorio, mira ad essere finalmente conquistata. La missione dei due è quella di soffocare le ultime forme di resistenza e sconfiggere la terribile armata di ribelli comandata da una vecchia conoscenza.... Carataco.
Catone, ormai promosso a prefetto, ha il comando di una divisione di cavalleria Tracia, e Macrone il comando di una coorte nella quattordicesima legione. Ma una volta giunti a destinazione, al forte di Bruccium, Trovarono una situazione a dir poco disastrosa. Il forte sotto il comandante di Querto, un centurione crudele e spietato, ha messo a ferro e fuoco i villaggi dei Siluri trucidando senza pietà donne, uomini e bambini. Ma con l'arrivo di Catone, mandato a prendere il comando del forte, le cose dovranno cambiare, a qualunque costo.
Le armate di Carataco metteranno sotto assedio il forte, I romani ormai ridotti all'osso dovranno far uso di tutta la loro esperienze e capacità con le armi se vogliono, almeno sperare di sopravvivere.
Questo romanzo è senza dubbio uno tra i migliori di Scarrow, la capacità narrativa dello scrittore rende il romanzo (415 pagine) scorrevolissimo e piacevole sotto ogni punto di vista. Non è facile narrare una battaglia, combattuta da più di 15000 uomini, ma Scarrow ci riesce, non perdendo mai il filo del discorso, cambiando continuamente il punto di vista del narratore.
I dettagli di questo episodio, sono molto più cruenti rispetto agli episodi scorsi, dal sacrificio di un bambino, alle teste che vengono mozzate e appese come trofeo, sulle mura del forte.
Narrazione storica fantastica, emerge molto bene la profonda conoscenza di Scarrow per la storia antica, per gli usi e costumi dei romani e delle popolazioni che essi affrontavano.
Sicuramente un romanzo che consiglio ad occhi chiusi a tutti gli amanti del genere.
ma d'altronde consiglio l'intera saga composta da 12 volumi tradotti in italiano e sono in ordine:
Sotto l'aquila di Roma
Roma alla conquista del mondo
La spada di Roma
Roma o morte
La battaglia finale
La profezia dell'aquila
L'aquila dell'impero
Il Centurione
Il gladiatore
La legione
Il pretoriano
Il sangue dell'impero
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Quello che ha fatto grande l'impero romano
Il romanzo si presenta al lettore come un racconto, che un vecchio ex legionario della X legione narra ad un mercante che, in cambio di denaro, si propone di dargli un passaggio in un viaggio che lo (ri)porterà in Britannia.
Così veniamo a trovarci 30 anni prima, all'invasione della Britannia da parte di Cesare, il grande condottiero che con la X legione prima, e la XIV poi, inizierà a mettere a ferro e fuoco l'isola britannica. I teatri della storia sono in primo luogo la Gallia, dove a porto Izio vengono preparate le navi per il trasporto delle legioni, poi successivamente la Britannia il teatro di guerra, dove il sangue delle battaglie viene mescolato alle vicende intime di Lucio che conoscerà una bella schiava e inizierà una relazione con lei.
Proprio sull'intimità del personaggio che si concentra il corpo del romanzo, che ci fanno ricordare che in fondo, i legionari, spietate macchine da guerra sono pur sempre uomini con pregi e difetti, addestrati per uccidere ma nati per amare. [Spoiler] L'improvvisa scomparsa di Gwynith tingerà di giallo il romanzo e tutto si concentrerà sulle indagini per il suo ritrovamento...
Mi sono piaciute molto le descrizioni della Britannia, umida, selvaggia, fredda e tetra (sull'invasione della Britannia vi consiglio i primi 5 volumi della saga di Scarrow molto belli e caratterizzati), la parte storica nulla da eccepire, i dettagli delle battaglie risaltano molto bene, cruenti e spinti come piacciono a me. Molto bella la ricostruzione della storica battaglia di Atuataca dove Cotta e Sabino persero contro gli Eburoni, dove emerge tutta la potenza della guerra, Il clangore delle armi, le strategie, la disciplina e l'AQUILA di Roma...
Un libro che consiglio di cuore, ti dà quella sensazione di affetto verso i personaggi, che terminato il libro ti mancano, soffri con loro nei momenti difficili ma nel contempo ti emozioni e speri in un finale felice, ma che inevitabilmente una nota d'amaro lo lascia sempre.
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mi sono perduto io nel leggerlo !
Molto originale l'inizio del romanzo dove tre ragazze di un villaggio assistono alla lapidazione di una donna, apparentemente priva di alcun senso, venuta da lontano. Ormai in fin di vita, viene soccorsa dalle ragazze e riescono a salvarle la vita isolandola in una capanna dove la donna, Abira, racconterà loro la sua storia... Anche lei, come loro, era una ragazza di quel villaggio ed una notte passò un imponente armata guidata da Ciro con lo scopo di penetrare e assalire l'esercito del gran re per conquistare il potere del più grande regno allora conosciuto. Abira si innamora di uno scrittore, Xenophon, detto Xeno e deciderà di partire con lui in questo lungo viaggio... Un viaggio lunghissimo, irto di mille pericoli, difficoltà e situazioni estreme.
Lo stile adottato da Manfredi è sempre lo stesso, descrizioni decise, che richiamano la potenza della natura, che fanno sembrare piccolo l'uomo anche davanti ad un fiocco di neve che cade leggero al suolo ma che con se porta tutta la potenza del gelido inverno. Molto belle le caratterizzazione dei personaggi, a volte imprevedibili, come Abira, dolce, spaventata ma determinata a sopravvivere ad un destino beffardo, che continuamente la mette alla prova.
Il viaggio che i diecimila devono percorrere per ritornare a casa, sarà un viaggio lunghissimo che mi ha dato l'impressione di allungarsi fin troppo, molti avvenimenti e descrizioni oltre a ripetersi, sono fin troppo futili, messi li solo per allungare il brodo ed aver un numero più grande di pagine.
[SPOILER]
Finale deludente, molto deludente... certo che in tutto il libro Abira era innamorata di Xeno, non vedevano l'ora di rivedersi dopo una battaglia ecc... e poi che succede ? viene abbandonata perché i genitori di Xeno lo hanno promesso sposo ad un altra donna ! ma cosa ? la povera Abira se ne andrà da sola, in messo al deserto, fino al suo villaggio per venire lapidata (struttura ad anello), un destino veramente orribile...
[FINE SPOILER]
Non mi sento di consigliare pienamente il libro, perché a me non ha convinto del tutto, riguardo alle descrizione e ad alcune scelte tematiche. lo consiglio a chi cerca un bel romanzo storico (ambientazione dell'epoca bellissima) ambientato nell'antica Grecia, tra Persiani, Spartani e Ateniesi e a chi la pazienza di leggere grandi descrizioni sui paesaggi ma pochi eventi degni di nota
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- sì
- no
la fantastica avventura continua
(attenzione potrebbe contenere piccoli spoiler sulla trama)
Continua il racconto di Derfel, un vecchio Monaco che da giovane è stato paladino di Artù e servitore di Merlino, vissuto in una Britannia post-romana profondamente spaccata da contrasti politici e sociali. Alcuni dicono che gli antichi dei siano morti, alcuni non ci hanno mai creduto, ma altri, come Merlino sono convinti che basta risvegliarli per scatenare tutta la loro primordiale potenza.
La sacerdotessa di Merlino, Nimue, subirà le tre grandi ferite (corpo,mente e orgoglio), verrà tenuta prigioniera in un luogo dove nessun uomo vivo ha mai avuto il coraggio di entrare, un luogo dove follia e mistero, pericolo e morte dominano incontrastate. Solo un uomo, il protagonista del racconto, troverà il coraggio necessario per entrare nell'isola dei morti e salvare Nimue da un tragico destino.
Dall'altro versante, i regni della Britannia non riescono a trovare pace, Il regno del Powys con il suo re Gorfyddyd non perdona lo smacco ricevuto da Artù che durante la cerimonia di fidanzamento abbandona la graziosa Ceinwyn per gettarsi nelle braccia della seducente Ginevra. Questi contasti sfoceranno nella sanguinosa guerra della valle di Lugg, dove i Britanni si uccideranno a vicenda in un terribile scontro...
Merlino intanto, ha scoperto i doni della Britannia e metterà su una spedizione per andare a cercare il 13 dono, un calderone, insieme a Derfel e Ceinwyn, Nimue e Galhad più una trentina di guerrieri sotto l'emblema della stella, partiranno per un viaggio al limite del reale, dove anche un druido potente come Merlino arriverà sul punto di morte....
Un libro meraviglioso, che combina tutti gli elementi principali che richiede un romanzo storico-fantastico, personaggi leggendari, battaglie, intrighi di corte, suspense, avventura, amori , ma anche morte, tristezza e rimpianti. Il tutto si pone meravigliosamente in una ricostruzione storica impeccabile della Britannia di quel periodo, SI vede che il maestro Cornwell ha una profonda conoscenza della Britannia, così come delle usanze, dei regni e delle religioni. Si legge nella nota dell' autore "la Britannia del V e del VI sec. deve essere stato un posto orribile, i romani l'abbandonarono e i britanni dovettero affrontare un gran numero di nemici, da ovest i pirati irlandesi, a nord le tribù della Scozia, ma i più terribili erano i Sassoni..."
Non è facile mettere insieme Leggenda e Storia, narrare fatti reali, ma nello stesso tempo raccontare gli eventi di personaggi fantastici, come Artù, Merlino, Lancillotto e Derfel. Ma Cornwell ci riesce magnificamente.
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Un inedito ciclo arturiano
Romanzo che narra le gesta di personaggi leggendari, Tempi oscuri si posano sulla Britannia, I sassoni sono alle porte, e il vecchio re Uther, l'unico in grado di tenere unite le forze britanniche sta lentamente morendo, la sua sposa Norwenna partorirà un erede storpio, Mordred. Al neonato spetterà il ruolo di erede al trono, ma fino al raggiungimento della maggiore età i vari regni della Britannia dovranno cavarsela da soli, le vecchie alleanze si stanno lentamente sgretolando, Artù ha il piano di riunire i regni per respingere i sassoni, ma incapace di fare un matrimonio politico con Ceinwyn, principessa di Powys, Figlia di Gorfyddyd (ferito da Artù in passato), sposerà la bella e provocante Ginevra, disgregando ancora di più i rapporti tra i regni Britannici. Merlino è scomparso da 5 anni, e solo Dio sa che fine ha fatto, ma tutti sanno che è vivo, e che tornerà.
Questo primo libro della saga (5 libri), ci catapulta nella anno 480 d.C. in una Britannia post-romana, profondamente spaccata dai giochi di potere dei signori, e dalla mancanza di una religione comune. Il cristianesimo sta via via prendendo piede e va a sostituire l'antica religione pagana britannica, provocando profonde spaccature sociali, con i vescovi che vederemo, andranno a ricoprire ruoli importanti della società. Il romanzo è narrato dal punto di vista un personaggio tangenziale alla storia, da Derfel (pronuncia "Dervel"), che ormai vecchio, è racchiuso in un monastero e narra le sue avventure a Igraine, regina di Powys. Partendo dalla sua giovinezza, Derfel racconta le sue avventure senza modificarne i dettagli, ma "così come se le ricorda", (cosa che non farà Igraine, che storpierà il racconto per migliorarne i contenuti, la "spada nella roccia" è un invenzione di Igraine, la spada non era incastonata, ma poggiava di piatto), Derfel, cresciuto nel castello di Merlino (un vecchio e potente druido) diventerà ben presto un guerriero agli ordini di Owain, per diventare poi una guardia di Artù e comandante, combatterà con lui in battaglia.
Battaglie, amori, intrighi di corte, personaggi leggendari. Questi sono gli ingredienti di questo meraviglioso libro, un pizzico di mistero e una spolverata di cruenza, tutto sapientemente mescolato dalla bravura di Bernard Cornwell, un grande del romanzo storico-avventuroso, raccontato con uno stile profondo, descrittivo al punto giusto, mai noioso.
Insomma un libro capace di rimanere dentro, capace di far affezionare il lettore ai personaggi (che si tratti del buon Derfel, del borioso Lancillotto o del mistico Merlino).
Leggerò subito il secondo volume, Il cuore di Derfel.
NOTA: La versione proposta in foto da Qlibri (la stessa che ho letto io), si tratta di una ristampa TEA del 2011, su licenza di Mondadori. in edizione TEA i sono soltanto i primi due volumi, gli altri tre sono in edizione Oscar Bestsellers Mondadori.
1) Re d'inverno
2)Cuore di Derfel
3)Torre in fiamme
4) Il tradimento
5) La spada perduta
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Ritorno alle radici
Scritto nel 1949 , quattro anni dopo la Liberazione, "la luna e i falò" rappresenta l'ultimo romanzo di Pavese (morto nel 1950).
La storia è narrata in prima persone dal protagonista, soprannominato Anguilla, che dopo la liberazione torna nel suo paese d'origine in Italia, dopo un lungo periodo d'assenza passato in America.
Insieme al suo amico Nuto, Anguilla ripercorre la sua giovinezza trascorsa al paese del Belbo (in Piemonte) alla fattoria della Mora, insieme a sor Matteo e alle tre figlie: Irene, Silvia e Santa.
I 32 capitoli del romanzo sono un continuo andirivieni tra passato e presente, i due piani narrativi si intrecciano nei racconti, spesso tristi, che Anguilla rivive con il suo amico Nuto, racconti che porteranno il protagonista in un bellissimo ma sofferente viaggio nel tempo, alla riscoperta delle sue antiche radici.
da "La lune e i falò" ne esce un affresco meraviglioso e squisito della vita contadina nel periodo dell'immediato dopoguerra.Nel romanzo vengono ad intrecciarsi i temi civili della resistenza partigiana e della lotta contro la dittatura fascista, con le vicende interne dei personaggi che ne fanno da protagonista, in una storia semplice e drammatica che reca con se molta malinconia.
L'uomo ancora una volta spaccato dalle guerre, si ritrova in un mondo in cui non riesce a riconoscersi e per farlo deve trovare appiglio nei valori, nell'affetto dei cari, nei ricordi, nella luna e nei falò...
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un libro claustrofobico
Con questo terzo appuntamento della saga di Hunger games, si chiude il ciclo delle avventure di Katniss Everdeen. Dopo esserci lasciati con la notizia che il distretto 12 è stato distrutto da ripetuti bombardamenti da parte di Capitol city, Katniss si risveglia nel distretto 13, un tempo anch'esso distrutto dalle forze di Capitol city, risorto sotto la superficie è il baluardo dei ribelli che stanno organizzando la rivolta. E' qui che è ambientata la prima parte del libro, dove viene descritta la vita nel distretto 13 dei ribelli. Con Katniss ci sono Prim, Gale, sua Madre, Haymitch... ma non Peeta, che non è stato salvato dall'arena, ma è tenuto prigioniero dalle forze governative.
Così si svolge tutta l'intera parte del libro, in un distretto chiuso, Katniss sarà costretta girare molti (Troppi) scatch pubblicitari da mandare in onda contro capitol city per fomentare la rivolta, e a combattere contro una serie di Crisi interiori davvero pesanti che la gettano sull'orlo della pazzia.
Decide di arruolarsi come soldato, [SPOILER] e guiderà un attacco direttamente sul territorio di Capitol city perdendo molti dei suoi compagni... la sete di vendetta verso il presidente Snow aumenta sempre di più, così come i suoi conflitti interiori che la porteranno a cercare di togliersi più volte la vita.
Quello che mi è apparso durante la lettura di questo romanzo è stato un forte senso di claustrofobia. Forse perché gran parte del libro è ambientata sottoterra, non ci sono i bei stagni, i bei boschi verdi dove cacciare in pace, ma tutto si limita ad una città sotterranea, posta a centinaia di metri da suolo. In più la situazione psicologica di Katniss non aiuta affatto. Perderà la maggior parte delle persone che ama, provocando in lei apatia, Frustrazione e voglia di morire, cose che si ripercuotono e vanno ad incrementare la già forte atmosfera cupa, priva di ogni forma di felicità.... pesante.
[SPOILER] Discutibili sono poi alcune scelte per quanto riguarda il corso della trama (morte della sorella (che sinceramente dopo tutto questo casino avrei preferito farla sopravvivere), la morte di la Coin, l'abbandono di Gale... ) trama troppo accelerata nel finale, alla fine si ha la sensazione che manchino dei pezzi, Confusionaria poco scandita (tant'è che ho fatto fatica a capire della morte di Prim, quando ad un tratto si parla del mare, della spuma, delle fiamme, per poi svegliarsi ustionata all'ospedale).
Finale: un po troppo semplice a mio parere, però adatto. ci voleva un lieto fine, almeno un poco, dopo tanta sofferenza che la povera Katniss (e il lettore) ha dovuto subire.
Capitol City è caduta, il distretto 12 risorgerà dalle proprie ceneri, ma una cosa è certa, Gli Hunger games non esisteranno mai più.
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Il prequel del signore degli anelli
Dopo aver letto e riletto Lo Hobbit numerose volte, voglio scrivere la mia opinione dopo lo straziante bombardamento mediatico a cui questo libro è stato sottoposto dopo l'uscita dei film.
Premessa: so che molti hanno preso in mano il libro solo sopo aver visto il film, vi do uno spassionato consiglio DIMENTICATE IL FILM !
Ne "Lo Hobbit" viene narrata la storia della terra di mezzo prima degli avvenimenti descritti nel signore degli anelli. E' una limpida sera quando il signor Bilbo Baggins (un hobbit che odia le avventure) di casa Baggins si appresta a godersi in tutta tranquillità la sua cena, quando d'improvviso gli si presentano ben 13 nani affamati, con lunghe barbe e uno stregone con l'abito grigio e un vecchio bastone, e gli dicono che deve prepararsi ad un'avventura per la terra di mezzo. La loro missione è di recuperare un immenso tesoro posto nel cuore della Montagna Solitaria sorvegliato dal vecchio e feroce drago Smaug, distante molte e molte miglia dalla sua Casa Hobbit. Mille pericoli lo attendono, Troll, orchi,draghi ed elfi ma anche una creatura nascosta nella montagna, una creatura che un tempo non era molto diversa da un hobbit e che nasconde con lei un inestimabile tesoro. E' destino di Bilbo quello di trovarlo, colui che possiede l'anello ha il potere di cambiare le sorti del mondo intero...
con questo tono va letto "Lo Hobbit", con un tono fiabesco perché è appunto una fiaba pensata per scatenare la fantasia dei bambini e di catapultarli in un mondo tutto loro. Scritto nel 1937 venne annunciato come ""la più piacevole storia del suo genere dai tempi di The Crock of Gold" e ben presto il grande genio di Tolkien venne notato anche dagli adulti. Ma è soltanto una favola ? nient'altro ? certo che no... non dimentichiamo che il libro è stato scritto nel dopo guerra, e lo stile tolkeniano è stato profondamente influenzato dalle due grandi guerre mondiali che lui stesso ha combattuto.
Ecco fatta questa premessa a me piange veramente il cuore vedere il bombardamento mediatico in cui è stato sottoposto questo povero libro, se da un lato sono contento (parlo da fan di Tolkien) perché ha permesso alle nuove generazioni di conoscere questo Immenso autore, dall'altro quando vedo in libreria scritte del tipo "il libro che ha ispirato il capolavoro di P. Jackson" o decine di gadget il peluche di Bilbo, la tazza, il portachiavi, le sagome, i calendari.... non posso che trattenere la rabbia e stringere i pugni. Basta ! è veramente troppo ! Sarà che a me i film non sono piaciti per niente, hanno poco in comune con la storia originale manipolata e stra manipolata dagli sceneggiatori per farla piacere a più persone possibile, allungata con scene inesistenti per farne tre film da un solo libro. Credo che tolkien si sia rivoltato nella tomba.
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un consiglio ? restate vivi
Dopo aver divorato il primo libro della saga, decido di leggere un altro libro prima di continuare le disavventure di Katniss con questo secondo capitolo della trilogia per disintossicarmi un po.
indovinate ? non è servito a nulla, ieri ho iniziato il libro e oggi mi trovo a voltare a malincuore (pure) l'ultima pagina. Lo stile della Collins rimane fedele a quello di "hunger games" come racconto in prima persona da parte della protagonista Katniss Everdeen, una ragazza del distretto 12 adesso diciassettenne, vincitrice insieme al suo "amico" Peeta della 74° edizione degli Hunger games, un sadico gioco dove 24 ragazzi sono chiusi in un arena e costretti ad ammazzarci a vicenda per divertire e dare spettacolo come in un comune reality show. Ma... c'è un ma, [ATTENZIONE SPOILER] nei 75° hunger games ci sarà una novità, Ogni 25 anni, gli strateghi elaborano qualcosa di diverso dai normali Hunger games, In questa occasione verranno scelti come tributi, Solo coloro che hanno già vinto in precedenza le precedenti edizioni, e dato che Katniss è l'unica ragazza del 12 ancora in vita, sarà scelta per i giochi di quest'anno (fin qui nulla di nuovo, tutto abbastanza scontato). Ma qualcosa inizia a muoversi a Panem, i distretti, stanchi dei continui soprusi che sono costretti a subire dalla arroganza di Capitol city iniziano a ribellarsi, uno per uno dando inizio ad una rivolta, il cui simbolo diventerà la ghiandaia imitatrice di Katniss. Ancora una volta la nostra eroina dovrà tirare fuori tutta la sua tenacia e la sua forza per difendere tutte le persone a cui vuole bene, Prim, Peeta e Gale in primis....
Romanzo sicuramente piacevolissimo, ti costringe ad andare avanti e avanti nella lettura, Il tempo passa, le cose da fare si accumulano, ma non c'è verso si mollare la triste storia di Katniss. Questo tutto grazie ad un semplice stratagemma, ovvero inserendo alla fine di ogni capitolo un evento, un colpo di scena un dettaglio particolare che ti spinge nella lettura (un altro capitolo, un altro solo, giuro che è l'ultimo... e ti ritrovi ad aver letto 100-150 pagine in un attimo).
Finalmente un finale non scontato, ben congegnato che proietta alla perfezione nel terzo libro,il canto della rivolta, prossimo libro che leggerò così mi lascerò alle spalle questa saga che ormai la sogno anche la notte.
Quello che mi fa preferire questo libro al primo, è la profondità con cui si sviluppa la trama. Se nel primo libro abbiamo soltanto l'insicura ragazza sedicenne che per vivere deve uccidere (animali e uomini), in questo secondo libro c'è la speranza e la voglia di un profondo mutamento. La ribellione alla dittatura, il rovesciamento dei poteri crudeli e totalitaristi che attanagliano Panem. Inconsapevolmente Katniss si ritroverà a simboleggiare la rivoluzione, lei, la ghiandaia imitatrice, la ragazza di fuoco.
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Un libro che dà assuefazione
Con occhio critico e forse un po scettico mi cimento nel primo libro della saga di Hunger games, Premetto che non ho visto nessuno dei due film, proprio perché volevo prima leggere i libri.
Il libro ci catapulta in un paesaggio che sembra essere uscito da 1984 di George Orwell, in un nord america post-apocalittico, tra misera e povertà, gli abitanti dei 12 distretti sono costretti a subire giorno dopo giorno i morsi della fame. Katniss Everdeen, l'eroina ce fa da protagonista al romanzo si ritrova a vivere da sola con la madre e la sorella minore, Prim, in seguito alla scomparsa del padre morto in miniera. E' lei che deve provvedere al sostentamento della famiglia, è lei che deve guadagnarsi il pane e portarlo a casa. Lo fa andando a caccia nei boschi (anche se vietato) e barattando le prede con altri cibi. Così la famiglia Everdeen tira avanti, finché arriva il cosiddetto"giorno della mietitura" dove vengono pescati a sorte un ragazzo e una ragazza per ciascun distretto per partecipare agi Hunger games. Gioco alquanto macabro, che consiste nel chiudere i 24 ragazzi in un arena, con l'unico scopo di uccidersi a vicenda. soltanto uno, secondo le regole, riuscirà a vincere e tornare a casa...
Questo libro ha avuto su di me, lo stesso effetto che altri provano con alcol e tabacco, si ne sono uscito completamente dipendente. Ho finito il libro in 2 giorni, non riuscivo a staccarmi dalle sue pagine ed ogni momento era buono per sapere come andava a finire, merito dell'autrice, che utilizzando uno stile adatto soprattutto ai ragazzi, tiene alta la suspense e alla fine di ogni capitolo c'è un colpo di scena o un evento che ti costringe (letteralmente) a continuare la lettura (per certi versi mi ricorda i libri di "piccoli brividi" che leggevo da bambino).
I contenuti del libro sono piacevoli ma non eccelsi, scene di lotta e di azione, intervallati da una storia d'amore sullo sfondo, dettagli abbastanza cruenti che fanno continuamente crescere la suspense della narrazione. Discutibile sono alcune scelte stilistiche per quanto riguarda la trama, a volte banale ,scontata, prevedibile, ma mai noiosa.
Il libro ricorda, per quanto riguarda l'ambientazione e il genere (direi distopico), 1984 di Orwell, ma anche Fahrenheit 451 di Bradbury, il signore delle mosche di Golding... libri su cui la Collins si sarà sicuramente ispirata.
Finale, a mio parere poco chiaro, lascia un po quel senso " e adesso ???" o "ma che finisce così" ? probabilmente uno stimolo proseguire la lettura con il secondo libro.
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L'uomo tra bene e male, razionalità e violenza
In questo breve romanzo (250 pagine) Golding esplica la sua celebre frase "L'uomo produce il male come le api producono il miele".
Lo fa utilizzando quelle che possono sembrare le creature più innocenti che esistono, i bambini.
Sopravvissuti ad un incidente aereo, un gruppo di ragazzi si ritrova a vivere una vita disagiata su un isola deserta. Subito tra loro si elegge un capo, Ralph, un ragazzo democratico e saggio, che per il bene della comunità decide di accendere un fuoco sulla cima della montagna per creare una sorta di segnali di fumo ed essere salvati dalle navi che transitano vicino all'isola. Jack, un ragazzo che nel romanzo rappresenta l'antagonista principale, aggressivo e impulsivo, forma un gruppo di cacciatori che sempre più assetati di sangue passano le giornate a soddisfare la loro voglia di carne e sangue, stanando e uccidendo i maiali nella foresta.
Una bestia misteriosa accenderà il terrore nei ragazzi e i cacciatori gli lasciano come tributo un macabro totem, una lancia con immolata una testa di maiale, che riempita di mosche prenderà il nome di "signore delle mosche". Non pochi contrasti saranno costretti a superare i ragazzi finché Jack decide di distaccarsi dal gruppo e formare un gruppo a se, e il suo carattere aggressivo degenera compiendo atti molto violenti nei confronti degli altri compagni...
Perché un gruppo di bambini ? Golding vuole dimostrare che anche le figure più innocenti nascondo le debolezze e i contrasti degli esseri umani adulti, la violenza innata degli uomini, il predominio degli istinti più animaleschi si manifestano puntualmente quando i ragazzi iniziano ad avere piena autonomia e libertà. Netto è il contrasto quindi tra bene e male, anche una paradisiaca isola tropicale nel bel mezzo del pacifico diventa, grazie al male prodotto dall'uomo, un inferno di angoscia e desolazione, ne viene fuori una visione assolutamente pessimistica dell'indole umana, capace di provocare tanta angoscia nel lettore.
Leggere questo libro è come trovarsi davanti ad uno specchio dannato, che riflette le cose più torbide dell'animo umano, che con la nostra società civile abbiamo dimenticato di avere ma che sono e saranno inevitabilmente dentro di noi.
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Lo schiavo che sfidò l'impero
3 sono state le guerre servili che Roma ha dovuto tenere testa, la terza è stata quella capeggiata da Spartaco, detto "lo schiavo che sfidò l'impero"
3 sono i protagonisti di questo romanzo. Decio, ex legionario ingiustamente considerato un traditore, costretto alla fuga si unirà ai ribelli di Spartaco. Claudia una giovane patrizia Romana, innamorata del suo schiavo Lucio, sarà flagellata da un amore impossibile, costretta ad un matrimonio con un uomo violento Claudia dimenticherà cosa significa essere felice. Floro, un centurione al servizio di Roma, combatterà nelle legioni contro Spartaco.
Dai 3 personaggi partono 3 linee narrative, inizialmente indipendenti ma che nel corpo del volume daranno vita ad una ragnatela di avvenimenti dove il lettore rischia di perdersi e smarrire il filo del discorso.
In questo lo stile di Marcialis non aiuta affatto. utilizza frasi bravi ritmate da numerosi punti, che spezzano il filo narrativo (cosa che alla lunga può dare fastidio) lasciando il lettore un po col fiato sul collo,Tuttavia è un ottimo espediente per aumentare la solennità della discorso. A volte ci troviamo in un vero e proprio monologo interiore del personaggio, davanti al suo flusso di coscienza dove si capiscono i suoi pensieri e le sue opinioni.
Lungo tutto il volume troviamo una struttura che si ripete; Decio-Claudia-Floro-Intermezzo-Decio-Claudia-Floro-Intermezzo... Espediente che al lettore fa molto piacere, perchè permette di passare da una fazione all'altra (dall'esercito ribelle a quello romano) compresa la stessa Urbe dove la sua vita viene descritta meticolosamente tramite il capitolo di Claudia che mai lascerà Roma. Nell'intermezzo vien descritta a puntate, uno spettacolo gladiatorio in tutti i suoi dettagli (cruenti, molto duri).
Tanto di cappello all'autore per quanto riguarda la descrizione storiografica degli eventi e il contesto storico in cui sono inseriti. Nel romanzo sono presentati tutti i grandi generali che hanno affrontato Spartaco (Crasso, Pompeo,Gellio...) le legioni che hanno guidato, le battaglie che hanno affrontato (la battaglia contro Crisso sul Gargano,la costruzione del vallo da parte di Crasso ecc..). Trovano posto nel romanzo anche altri personaggi molto famosi come Giulio Cesare che al tempo era solo un tribuno.
La descrizone della vita in città è storicamente fedele, ma molto molto fredda e dura, forse Marcialis sotto questo punto di vista voleva proprio sottolineare la crudeltà che avevano i romani nei confronti degli schiavi.
Non c'è felicità per i 3 protagonisti,non c'è il futuro roseo che tanto mi aspettavo di trovare, sono ingabbiati in un mondo che odiano e che non gli appartiene. Questo romanzo mi ha colpito molto, ti lascia un alone d'ombra che attanaglia il cuore, forse la stessa ombra delle oltre 6000 croci, piantate lungo la via appia da Roma a Capua.
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Come tutto ebbe inizio...
Grazie ad una ristampa in una nuova collana della Newton (ultra economici) ho trovato FINALMENTE il libro in libreria (era praticamente introvabile nella vecchia edizione del 2006, neanche su store online).
Con questo romanzo inizia la "eagle series" di Simon Scarrow, una saga che vedrà coinvolti i due protagonisti Macrone e Catone.
Siamo nel 42 d.C, Roma è governata dall'imperatore Claudio, e la II legione augusta guidata da Vespasiano è di stanza sul Reno, in Germania. Macrone, da poco nominato centurione, si ritroverà a gestire un nuovo optio appena giunto da Roma, di nome Catone. Gli opposti si attraggono, così il sensibile e timido Catone sarà presto il vice del burbero e possente Macrone. Catone, dopo le prime difficoltà si rivela subito un buon soldato e farà presto l'invidia dei suoi commilitoni. I due si ritroveranno coinvolti in giochi di potere, storie d'amore, tradimenti e battaglie finché il segretario imperiale Narciso gli affiderà una missione segreta una volta iniziata l'invasione della Britannia...
Romanzo avvincente dalla prima all'ultima pagina, coinvolge il lettore ai massimi livelli, grazie allo stile narrativo di Scarrow che tiene sempre alta la suspense. Le figure dei protagonisti sono ben plasmate anche da un punto di vista psicologico, risaltano molto bene le caratteristiche sia fisiche che comportamentali. Molto belle inoltre le ambientazioni, la descrizione delle legioni, dei soldati delle usanze tipiche dell'esercito romano.
Se c'è una cosa che amo di questo autore sono le descrizioni delle battaglie. Ho letto molti libri di questo genere, ma i dettagli feroci e cruenti, inseriti sempre al posto giusto rendono la descrizione reale, " essa si abbatté sul collo del legionario, un attimo dopo la punta fendeva l'erba insanguinata accanto alla pista. La testa del legionario saltò in aria e con un tonfo sordo atterrò diversi metri più in là mentre fiotti di sangue sgorgavano dalle arterie del collo mozzato" non sò se ho reso l'idea ma al lettore sembra di abbracciare un gladio e uno scudo e di scendere sul campo e combattere contro i barbari. Superbo.
La trama è un continuo intrigo, finale per nulla scontato. Ne consiglio la lettura agli amanti del genere storico ma anche a chi, per la prima volta, vuole avventurarsi in un viaggio nel tempo e vivere per 350 pagine come un legionario della II legione augusta
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Benvenuti nel "malato" mondo di Nerone
Nerone, forse uno dei personaggi più controversi, più folli, più perversi dell'intera storia di Roma, Riprende vita nelle pagine di questo romanzo. Il bravo Franco forte riesce sempre a stupire nelle sue ricostruzioni storiche, anche quando trattano un personaggio misterioso come Nerone le cui gesta sanno più di leggenda che di storia.
Come al solito, l'autore parte con un piacevole racconto del infanzia di Nerone, quando non ancora Imperatore, era sotto il controllo della madre Agrippina, sposa dell'imperatore Claudio, che puntava a mettere il figlio Nerone sul trono nonostante la presenza del unico figlio maschio di Claudio, Britannico, legittimo erede del titolo imperiale. Proprio da qui inizieranno le vicende di Nerone, che sarà costretto da Agrippina, ad un infedele matrimonio con la timida Ottavia, sorella di Britannico,pur di ottenere l'obbiettivo che si era prefissato la madre. Franco Forte non dà l'interpretazione classica della storia per i numerosi crimini di cui si sarebbe (condizionale d'obbligo) macchiato (come il famosissimo incendio di Roma, l'uccisione di Britannico e di Agrippina...) ma si basa su nuove interpretazioni che fanno di Nerone più.... umano.
Notevole la descrizione della viziata corte di Nerone, delle sue voglie sessuali fuori dalla norma (descritte fin troppo dettagliatamente,quasi al limite dell'erotismo, ma è storia! ) come la relazione con Sporo, il suo consigliere Eunuco incredibilmente somigliante alla madre, le relazioni, che vanno spesso fuori dalla normale eterosessualità, tra le sue numerose mogli ( Poppea e Messalina) e anche con la sua schiava, la bellissima Atte.
Interessante e molto ben costruito è il rapporto che Nerone aveva con Seneca, suo maestro e consigliere, e con Burro, il capo del pretorio. E' proprio a loro che era stato affidato il giovane Nerone , diventato imperatore all'età di 17 anni.
Nel libro sono inserite, con accuratezza storica, tutti i principali avvenimenti che sono accaduti sotto Nerone, dal incendio di Roma, la costruzione della domus aurea, la congiura dei Pisoni e l'avvento di Galba che porteranno alla caduta dell'imperatore Apollo, come si faceva chiamare per le sue "innate" doti liriche.
Romanzo di 500 pagine piacevolissime, che trainano il lettore in un viaggio emozionante (lo lessi in 6 giorni). a mio parere è anche questa caratteristica che rende un autore, un ottimo autore, la capacità di stupire ed emozionare anche narrando eventi scontati che tutti noi conosciamo dalle scuole medie. In questo Franco Forte ci riesce in pieno. Come sempre.
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Annibale contro Roma
Con questo libro, l'ottimo Franco Forte fa una Ricostruzione romanzata della seconda guerra punica combattuta dal 218 a.C. al 202 a.C. tra Cartagine guidata da Annibale e Roma capeggiata da Publio Cornelio Scipione, soprannominato in seguito Scipione l'Africano.
L'autore inizia la narrazione con un piacevole excursus sulla vita dei due comandanti fin dall'infanzia, in cui vengono narrati il primo incontro tra Annibale e la sua futura sposa Himicle e l'incontro tra Scipione e Versilio, uno schiavo comprato al mercato affidatogli dalla madre Pomponia. Sono proprio questi due personaggi, all'apparenza di poco conto, che daranno sostanza alla trama e aiuteranno i due protagonisti nelle loro decisioni. Franco Forte utilizza un continuo scambio di prospettiva durante la narrazione dei fatti, cosa che mi è piaciuta molto perché offre uno scorcio molto ampio su entrambi le fazioni in guerra. Molto accurata la descrizione della vita intima dei due personaggi, forse anche troppo, che permette di trascendere dalla pura storiografia per avventurarsi nei vizi e nei capricci che i grandi generali si concedevano puntualmente.
Nel romanzo sono inserite con cura e nel punto giusto, citazioni, avvenimenti e curiosità come quando Annibale è rimasto cieco in un occhio durante l'attraversamento delle paludi in Italia, in seguito ad una grave infezione che lo costrinse a rimuovere l'intero bulbo oculare.
Quello che non mi è piaciuto molto di questo romanzo, sono le descrizioni delle battaglie (A volte vengono completamente saltate dalla narrazione), descritte in maniera macchinosa e poco attrattive per il lettore che si ritrova in una continua inversione di andamento (prima vincono loro, poi noi, poi loro ecc... ). All'inizio, durante la descrizione delle prime battaglie, l'esercito romano è visto come un branco di formiche rispetto al enorme ed invincibile esercito cartaginese di Annibale (sappiamo che i romani hanno perso , ma con una certa dignità insomma [ma forse sono io di parte]).
Un libro di circa 500 pagine che scorrono molto molto bene, agli appassionati di romanzi storici che non cercano nulla di molto tecnico ma un libro per fare un tuffo nel passato e rivivere una delle guerre che ha messo Roma in ginocchio piacerà tantissimo. Vi sembrerà di trovarvi lì, davanti ad un elefante impazzito che corre verso di voi e l'unico modo per salvarvi è girare la prossima pagina.
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Un romanzo avvincente e ben scritto.
Già dalle prime pagine il libro ci catapulta immediatamente nella Roma imperiale, più precisamente nel 45 d.C. sotto l'imperatore Claudio. I due protagonisti della saga di Scarrow, Macrone e Catone, in quest'episodio sono alle prese con i pirati di Telemaco, in missione per conto del segretario Imperiale Narciso. Entrambi in attesa di essere riassegnati alle legioni, dopo la vittoria in Britannia (romanzi precedenti ) i due si ritrovano nella flotta imperiale di Ravenna al comando del prefetto Vitellio (una vecchia conoscenza dei due, soprattutto di Catone) con il compito di recuperare delle misteriose pergamene rubate dai pirati di Telemaco.
Non mancano, anche in questo titolo, gli elementi fondanti dello stile di Scarrow (per chi ha letto i precedenti volumi può capirmi benissimo) descrizioni cruente, colpi di scena a non finire, ottima descrizione storiografica e qui apro una piccola parentesi; i personaggi come le vicende che vengono narrate sono di fantasia dell'autore, ma quello che emerge grazie alla grande capacità di Scarrow, è un ottima e realistica descrizione della società romana, della vita militare al tempo dell'impero, della cruenza delle battaglie e delle tattiche militari, in questo romanzo vengono per la prima volta descritte in tutta la loro meraviglia le possenti navi che componevano l'immensa flotta militare di Roma.
Scocciante (per chi come me ha seguito la saga dall'inizio) è il fatto che i romanzi non sono stati tradotti in ordine cronologico in italia, ma l'editore (Newton Compton) ha pubblicato i volumi a sbalzi perdendo così il filo conduttore dell'intera saga. questo infatti rappresenta il sesto libro (uscito fine del 2013 in Italia e nel 2005 in Inghilterra) mentre il nono libro è uscito nel 2012 in Italia e nel 2011 in Inghilterra. Per gli amanti dei romanzi storici consiglio l'intera saga "the eagle series".
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