Opinione scritta da viviana84

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Gialli, Thriller, Horror
 
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viviana84 Opinione inserita da viviana84    25 Aprile, 2014
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Un tuffo dove l'acqua è più scura

La prima domanda che mi sono posta quando ho letto questo libro è esattamente questa. Perché non ho ancora letto gli altri? Forse, mi sono lasciata distrarre, ma Brian Freeman è davvero un autore imperdibile. Un ritmo veloce, dinamico, descrittivo quanto basta e di grande impatto visivo. Ecco, l’impressione che mi ha lasciato sin dal prologo è quella di un bel film. Protagonista il detective Stride e una giovanissima ragazza perduta che spalanca le porte al passato e ai sensi di colpa. Orfana di una madre, la cui morte ossessiona lo stesso Stride, Cat è una ragazzina che ha conosciuto troppo presto la prostituzione, che porta un coltello sempre addosso e che, nonostante sia finita nella mani di uomini sbagliati, sin dalle prime pagine non sembra certo un angioletto indifeso. E quando qualcuno sembra intenzionato ad ucciderla, per sfuggire ad una morte più che sicura, non esita a gettarsi dal ponte di una nave, dov’era stata chiamata per una festa privata (se si può definirla così!). Sarà Stride, coinvolto dal fatto che la morte della madre di Cat è ancora una ferita che brucia nel suo animo, ad aiutarla. Ma è davvero tutto come sembra?
Un tuffo che darà vita ad un thriller a mio parere ben congegnato, in cui si affondano le radici in tematiche tristemente attuali, sull’innocenza perduta e sulle apparenze ingannevoli.
Ovviamente, non avendo letto gli altri, mi sono persa qualche dettaglio della vita dei protagonisti, ma ho già comprato Immoral. E, visto l’inizio accattivante, non vedo già l’ora di finirlo!

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Immoral e i libri di Brian Freeman o semplicemente thriller!
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Racconti
 
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viviana84 Opinione inserita da viviana84    02 Aprile, 2014
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Il sonno avanza come una marea a cui è impossibile

“Sonno profondo”, “Viaggiatori nella notte” e “Un’esperienza”. Sono questi i titoli di cui si compone la raccolta. La notte è il filo conduttore della narrazione. Notti in cui le protagoniste si ritrovano a fare i conti con loro stesse, con il dolore di un lutto, il terrore della solitudine e la ricerca di una nuova speranza.
Ogni racconto è pervaso da un elemento sovrannaturale, dalla capacità delle protagoniste di stabilire un contatto con chi si trova in bilico tra la vita e la morte o coloro che hanno già oltrepassato i confini dell’esistenza. La scrittura della Yoshimoto è semplice, ma nella sua semplicità si ritrovano le emozioni del quotidiano, le coinvolgenti emozioni che avvolgono la vita. In poche descrizioni e dialoghi essenziali, tratteggia in maniera perfetta i problemi e le difficoltà della vita quotidiana in cui ognuno di noi può facilmente riconoscersi.

Il primo è, a mio parere, il più intenso. Nell’affrontare la tematica della morte di un’amica e del tormentato rapporto d’amore tra la giovane Terako e un uomo sposato, Banana Yoshimoto coglie l’essenza dell’animo umano, di quell’impercettibile sensazione d’impotenza e fragilità che pervade la nostra vita quando tutto sembra avvolto da una spirale d’infelicità. L’inspiegabile apatia che costringe la protagonista ad arrendersi al sonno nei momenti più impensabili, diventa metafora della sottile malinconia (o forse, si potrebbe definire depressione) che grava sulla sua esistenza. Diventa il luogo dove la coscienza dimentica il dolore, annulla ogni tristezza, dove la mente e il cuore si trovano in uno stato di pace totale. Una pace che diventa inquietante nel momento stesso in cui diventa rappresentazione dell’incapacità di reagire di fronte agli ostacoli, di trovare un obiettivo che possa far ritrovare l’energia e la voglia di costruire il futuro. Un'immobilità che potrà essere spezzata solamente con la presa di coscienza che non tutto è perduto.

Nel secondo racconto, Shibami e Marie brancolano nell’oscurità e nel silenzio di notti innevate, affrontando la perdita dell’amato fratello e fidanzato segreto. Nel freddo abbraccio di quell’inverno giapponese, ricordano, piangono, soffrono fino a trovare consolazione nell’affetto reciproco.

Per finire, “Un’esperienza”, il meno interessante e coinvolgente dei tre, racconta l’incontro magico e surreale, in una notte di tempesta, tra una giovane donna e una sua vecchia amica scomparsa da tempo.

Comunque, a fine lettura, la sensazione che lascia il libro della Yoshimoto è quella di avere ancora una speranza davanti a sé, anche quando tutto sembra cristallizzarsi in un tempo sospeso.



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A chi ama Banana Yoshimoto e la dolcezza della letteratura giapponese.
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viviana84 Opinione inserita da viviana84    29 Marzo, 2014
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Tra storia e romanticismo...

Premetto che è la prima volta che affronto questo genere di lettura, ma lo stile dell’autrice, realistico e allo stesso tempo intenso, è riuscito a rendere piacevole la lettura di questa lunghissima saga storico-familiare.
Tutto comincia con una donna che ha attraversato mezzo secolo e che, al di là della definizione di sensitiva, possiede il dono speciale di ogni madre. Quello che permette di conservare un legame indissolubile con il proprio figlio. L’anziana Anni custodisce la speranza che non tutto sia perduto e alla vigilia di una morte che sente ormai vicina, decide che sarà il suo cinico e indifferente pronipote Ari a dover seguire le orme del passato per ricostruire i misteri e la storia della sua vita. Così, quando Anni morirà, pochi giorni dopo l’ultima festa di famiglia, il nipote riceverà la lunga lettera-diario della bisnonna, che segnerà l’inizio di un viaggio tra passato e presente, tra due continenti e due culture diverse.
Nell’India del primo Novecento, un luogo magico di profumi e colori, Anni coltiva una sincera e profonda amicizia con la principessa Indira che, a dispetto di un carattere frivolo e viziato, nasconde un cuore generoso. Sarà proprio in sua compagnia che lascerà il suo paese natio per trasferirsi in Inghilterra, nella tenuta degli Astbury, dove conoscerà l’uomo destinato a cambiare il suo futuro. Ed è in questa stessa tenuta che, ai giorni nostri, Ari incontrerà Rebecca Bradley, un’attrice americana, la cui vita sembra legata al passato della nobile famiglia inglese e alle misteriose vicende che hanno segnato l’esistenza della vecchia Anni.
L’autrice mescola romanticismo, storia e un tocco di mistero. Riesce a ricreare affascinanti atmosfere e descrivere in maniera approfondita i personaggi e le vicende storiche. Forse, potrebbe ricordare le saghe televisive alla Downtown Abbey, commerciali e assolutamente d'evasione, ma per chi ama i romance mi è sembrata una lettura abbastanza piacevole.

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Letture romantiche e gli altri libri della Riley.
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Gialli, Thriller, Horror
 
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viviana84 Opinione inserita da viviana84    21 Marzo, 2014
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Persi nel buio...

C’è qualcosa di oscuro che si nasconde in quel bosco ai margini della città. Inquietanti sparizioni che affondano le radici in un passato d’orrore e morte, volontariamente insabbiato dalla polizia. E quando la giovane Megan scompare nel nulla alla famiglia non resta che affidarsi all’investigatore David Raker.
Ed è lui il personaggio che mi ha profondamente colpito. Umano, vero, un uomo che brancola nel buio della sua stessa sofferenza per la perdita dell’amata moglie. Un uomo che nonostante sia imprigionato nella propria corazza di rabbia, riesce ad insinuarsi nelle coscienze altrui, comprendere il dolore e scoprire il segreto che si cela dietro ogni sguardo per indagare nelle profondità di vite apparentemente perfette. Così, quando i genitori di Megan gli chiedono aiuto, lui è lì, pronto a mettere in pericolo se stesso pur d’inseguire le tracce di altre ragazze sparite nel nulla. Inghiottite dal buio di quel luogo dove aleggia l’ombra agghiacciante di un serial killer.
Con una prosa intensa e coinvolgente, Weaver costruisce un romanzo in cui la suspense si rivela pian piano per poi farsi sempre più incalzante. Il punto forte è sicuramente la psicologia dei personaggi e le emozioni che la scrittura riesce a trasmettere fin dalle prime pagine. Questo è il secondo capitolo della serie dedicata a Raker. Mi sono persa il primo, ma devo dire di aver scoperto un autore veramente meritevole.

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Thriller e il primo libro di Tim Weaver
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Racconti
 
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viviana84 Opinione inserita da viviana84    17 Marzo, 2014
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La dolcezza e la tirannia del primo amore...

Affrontare un autore russo potrebbe spaventare, ma vista la brevità del racconto (meno di 90 pagine) è un’occasione per emozionarsi senza lo spettro della possibile noia.
Perché a volte, un libro come quello di Turgenev è il luogo della memoria, dove le prime pagine sono la porta segreta per accedervi e ogni un lungo sentiero che si addentra nelle profondità dell’animo umano. Questo racconto non è altro che il luogo del cuore. Quell’angolo misterioso del nostro corpo dove si celano dolci e struggenti ricordi di un tempo perduto. Il tempo del primo amore.
Tutto comincia con una scena intima e familiare. Il quadro ottocentesco di una serata fra vecchi amici che, per riempire la noia di un dopocena, rinvangano a turno i fantasmi del loro primo amore. Quel sentimento che racchiude la tenerezza di un incontro e il fatale presentimento che il destino sia pronto ad insinuarsi nella magia di quegli attimi. Perché in ogni primo amore esiste una lotta, una disperata battaglia contro il nostro desiderio di rendere eterno il sentimento che proviamo per l’altro e la consapevolezza della fragile precarietà del nostro sogno.
Ed è su questa duplice visione dell’amore che si fonda il racconto, incarnandosi nella figura di Zinaida, principessa decaduta, figlia di un aristocratico ridotto sul lastrico a causa dei suoi debiti di gioco e di madre una volgare e intrigante, dedita alla costante ricerca del denaro perduto.
Vladimir Petrovi? è l’adolescente che, nell’estate dei suoi sedici anni, s’innamora perdutamente di lei. Nell’incantevole cornice della campagna alla periferia di Mosca, dove tutto è immerso nella quiete di giardini e fontane, l’affascinante e ambigua figura della giovane vicina di casa diventa l’oggetto di un inaspettato desiderio, di una passione che diventa ossessione.
Circondata da ammiratori, Zinaida si diverte a giocare, ad inventare racconti e storie di regine davanti ai giovani amici che si radunano ai suoi piedi in intriganti serate notturne che si svolgono nella sua proprietà ormai decadente. E lei, al centro di quel cerchio perfetto, incarna il fascino del doppio. Fata e strega, principessa e zingara, creatura innocente e insidiosa seduttrice. Una figura eterea che si aggira nel buio della notte, una voce che si espande nel silenzio con la dolcezza di uno scroscio d’acqua e, contemporaneamente, contaminata da parole allusive. In ogni suo gesto si coglie l’incanto di un’ideale d’amore e una misteriosa quanto torbida forza che si agita dentro di lei. Un’inquietudine e un oscuro segreto che, nonostante la spinga in parte a ricambiare l’amore che ha acceso nell’inesperto Vladimir, le impedisce di abbandonarsi tra le sue braccia.
Qualcosa la trattiene. Qualcosa che spinge il protagonista sull’orlo di una follia omicida e che lo porterà a scoprire una verità sconvolgente. Una verità che aveva inconsciamente ignorato e che contaminerà per sempre la sua idea dell’amore.
La prosa lirica e poetica di Turgenev ci svela il potere magnifico e, allo stesso tempo, malevolo dell’amore. Rappresenta con un stile a tratti commovente, a tratti spietato, il doloroso passaggio dall’adolescenza, dove tutto è immaginazione, sogno, magia, all’età adulta, dove non resta nient’altro che la malinconia del ricordo. Che dire, questo piccolo gioiello della letteratura russa emoziona come sanno fare solo i classici. Dimostra che nella grande letteratura i personaggi possono rivivere in noi, resuscitare le nostre stesse memorie e lasciare aperto il confronto con le proprie esperienze personali.
Purtroppo, non ho ancora letto il secondo racconto di questa raccolta, preferendo un’altra edizione dove compare solamente Primo amore. Ma penso che presto colmerò la lacuna.

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Classici, in particolare russi come Tolstoj, Dostoevskij
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Gialli, Thriller, Horror
 
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viviana84 Opinione inserita da viviana84    17 Marzo, 2014
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Ragazze perdute...

Una bambina ritrovata a vagare in un bosco in stato confusionale. Una detective, figlia di due poliziotti, alle prese con un padre malato di Alzheimer che viene coinvolta nel ritrovamento della piccola senza nome. Una terza ragazza, di nome Janet, trascurata e rifiutata dalla madre, che sembrerebbe legata al passato dell’anziano padre di Lucy. Il mistero ruota intorno a queste tre figure femminili, perdute in un mondo di abusi, corruzione, rapimenti, al recente conflitto nordirlandese e ai disordini di un periodo in cui la stessa Lucy era solo un’adolescente. A complicare il tutto, si scopre un collegamento con il rapimento di Kate McLaughlin, figlia di un noto imprenditore, e con l’esplosione di una bomba che ne uccise la madre. Così, Lucy e il suo nuovo capo dovranno destreggiarsi in mezzo a una folla di personaggi ed eventi che s’intrecciano in un’indagine tortuosa e complicata.
L’opera ha lo stampo del giallo classico. Le indagini si sviluppano in maniera intrecciata e realistica, ma senza troppi colpi di scena, con una buona descrizione dei personaggi e dell’ambiente. Forse, l’atmosfera è la parte più riuscita. Per il resto, nonostante sia un romanzo abbastanza piacevole, non mi ha particolarmente coinvolto. Mi ha dato l’impressione di una lettura in cui si va a rilento. Si può leggere quando non si ha molto altro per le mani.

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Gialli classici
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Gialli, Thriller, Horror
 
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viviana84 Opinione inserita da viviana84    14 Marzo, 2014
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Il fascino del male...

Arnie Cunningham è un perdente, un escluso. Un liceale della piccola cittadina di Libertyville che non ha successo con le ragazze, non è palestrato e tantomeno bello. Non possiede alcuna qualità se non un talento innato per i motori e le automobili. Il narratore è l’unico amico che ha. Un amico che ci racconta la storia di un triangolo d’amore. Quello tra Arnie, una ragazza in carne e ossa chiamata Leigh e l’altra “protagonista femminile”. Christine. La Plymouth dei sogni che si trasforma nella Plymouth degli incubi. Una carretta scolorita degli anni ’50, di proprietà dell’inquietante LeBay, un vecchio militare in pensione che solo a vederlo farebbe rabbrividire anche il diavolo. Ma per Arnie non conta più nulla.
Il suo è un amore a prima vista. Una passione che esplode senza una ragione precisa, che lo porta quasi all’isolamento, allontanandolo da tutto e da tutti. Quell’insana follia che potrebbe cogliere ognuno di noi davanti all’oggetto dei nostri desideri. Forse, il fascino magnetico del male. Un male che Christine porta impresso su ogni centimetro della sua carrozzeria. Un male che si sprigiona dalla luce accecante dei suoi fari. Due occhi sgranati nel buio alla ricerca della prossima vittima. E quando la morte si aggirerà con furia indomabile nella piccola comunità di provincia e strani incidenti cominceranno a coinvolgere anche le persone più vicine ad Arnie, sarà inevitabile per il suo amico pensare ad un’oscura e terribile vendetta di quella fedele automobile, che nasconde in sé il segreto di un antica vicenda. Una storia che affonda le sue radici nel passato del vecchio LeBay e che darà vita ad una scia inarrestabile di sangue.
Ho letto questo libro tanti anni fa, quando avevo solo quattordici anni, ma ho deciso di riprenderlo in mano qualche mese fa. In fondo, è una storia di adolescenti, le sensazioni della lettura sono cambiate, ma è stato ugualmente piacevole.
Perché i libri di King vanno al di là della pura definizione di horror. Sono un inno ai sentimenti che si agitano nell’animo umano, nel bene e nel male. Questo romanzo parla di amicizia, solitudine, sogni infranti, emarginazione e persino amore. L’amore reale e quello irrazionale, l’amore per una giovane ragazza da cui potrebbe nascere la felicità e l’amore insano verso Christine. Un amore che, come spiega il vecchio Lebay al narratore della storia, è il più antico degli assassini.
Così, posso dire che la sensazione d’ansia e leggera adrenalina sono tornate ad impossessarsi di me, spingendomi ad non interrompere la lettura. Come ogni altro libro di King, non ci si annoia mai. In tutte le 600 pagine e più, la tensione continua ad accelerare.
Il maestro accende il motore della sua narrazione e non si ferma fino all’imprevedibile finale.
I suoi romanzi sono indimenticabili. Del resto, se io stessa l’ho custodito nella memoria per ben quindici anni, ci sarà un motivo, no?

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Altri libri di Stephen King
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Gialli, Thriller, Horror
 
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viviana84 Opinione inserita da viviana84    13 Marzo, 2014
Top 500 Opinionisti  -  

Menti criminali...

“I serial killer sono come le piante infestanti: ne estirpi una e al suo posto ne spuntano altre dieci”.
Lo sa bene Jefferson Winter, ex agente dell’FBI e ora profiler che lavora in proprio. In giro per il mondo a caccia di spietati assassini.
Eppure, Winter non è un profiler come tutti gli altri. Qualcuno ha scosso con violenza le sue certezze. Qualcuno lo ha spinto a chiedersi con ossessiva inquietudine quale sia la sua reale natura. E questo qualcuno non è altri che suo padre. Uno dei più spietati serial killer americani, giustiziato per gli omicidi di quindici ragazze. Un uomo senza coscienza, un uomo spietato che non si è mai pentito delle sue azioni e ha instillato nel figlio il dubbio più atroce. Winter e suo padre sono poi così diversi?
L’interrogativo sarà destinato ad inseguirlo durante la sua carriera.
Ad ogni modo, quando una Londra, fredda e invernale, diventa lo scenario perfetto in cui si muove un nuovo serial killer, soprannominato il Sezionatore, Winter non esiterà a rispondere alla richiesta d’aiuto dell’ispettore Hatcher. Dovrà aiutarlo a tracciare un profilo psicologico del brutale omicida, scoprire la ragione delle orribili torture che infligge alle sue vittime. Giovani donne rapite e sottoposte a terrificanti sevizie, prima di essere rimesse in libertà. Perché il killer non uccide le sue vittime. La morte non gli sembra abbastanza.
Un thriller agghiacciante, con un protagonista nuovo e interessante. Ritmo incalzante, descrizioni essenziali e dialoghi veloci. La scrittura è perfetta e coinvolgente. Narrato dal punto di vista del protagonista, ci fa addentrare nei tormenti e nei dubbi della sua coscienza.
Primo libro, sembrerebbe, di una serie, consigliato a chi non teme emozioni davvero thriller.

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Il silenzio degli innocenti
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Romanzi
 
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viviana84 Opinione inserita da viviana84    11 Marzo, 2014
Top 500 Opinionisti  -  

La guerriglia dell'amore...

È questa la sensazione di cui parla l’italiano Nico, il protagonista di questo bel romanzo di Ongaro. Un’emozione che travolge, che diventa ossessione e ricerca di un’espiazione solamente attraverso il ricordo. La scoperta di un affresco della donna amata, un’immagine celata al di là della patina dell’intonaco, lo porta a ripercorrere ogni dettaglio, riportare alla luce ogni immagine nascosta accuratamente nel fondo della coscienza, analizzare meticolosamente la sua tormentata relazione con la bella e fragile Sidney. Una passione nata nello spazio di pochi istanti, una passione clandestina consumata in quell’appartamento dove il marito o gli amici della giovane donna non avrebbero mai potuto scoprire il loro segreto. Un amore, però, destinato ad esaurirsi, a diventare routine e a portare inevitabilmente alla rottura. Una decisione sofferta a cui Nico non riesce a sottrarsi. La fine di un desiderio e di un sogno che segna per tutti loro una discesa negli inferi del dolore e della sofferenza.
In un crescendo emotivo e coinvolgente, l’autore ci svela le profonde contraddizioni dell’animo umano, analizza attraverso l’unico punto di vista del protagonista la passione, l’erotismo, l’amore e la fragilità di un rapporto a due. Tutto, sullo sfondo della Buenos Aires del passato, fatta di luci e ombre, di tanghi sensuali e incontri clandestini, e della città del presente, ancora segnata dallo spettro della guerriglia e della rivoluzione contro il governo militare. La prosa di Ongaro è intensa, precisa, a tratti lirica e a tratti spietata, ma sempre profondamente lucida e realistica.
Questo libro è stato un regalo ed è stata la scoperta di un bravo autore italiano.

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Romanzi drammatici e psicologici
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Romanzi
 
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viviana84 Opinione inserita da viviana84    09 Marzo, 2014
Top 500 Opinionisti  -  

Quando brucia la felicità...

“La verità è che non c’è mai nessuno che vuole la tua felicità, tutto qui. Ognuno vuole la propria, di felicità. Se sta bene anche a te, allora le cose vanno a gonfie vele. Se no, peggio per te. È una regola importante”.
È questa l’amara realtà di cui parla all’inizio del romanzo la madre del protagonista. E il sedicenne Joe, che si accorge di quanto sia impossibile per lui stesso comprendere a fondo i problemi dei suoi genitori e le difficoltà di un matrimonio, non può far altro che assistere agli eventi che stravolgono la sua vita. Così, gli incendi che devastano le montagne intorno al piccolo paese del Montana, dove Joe e la sua famiglia si sono trasferiti in cerca di fortuna, diventano il simbolo della distruzione e del cambiamento che li coinvolge tutti in prima persona. Fuochi che, inizialmente, appaiono lontani, talmente irraggiungibili da non sentirsene particolarmente preoccupati. Eppure, il fuoco è lì vicino, pronto a devastare tutto ciò che incontra sul suo cammino. Il padre di Joe, arruolandosi come volontario nelle squadre che tentano di domare il fuoco, cerca di ritrovare un senso alla sua vita, per dimenticare i suoi fallimenti lavorativi e il sogno infranto di diventare un giocatore di golf di alto livello. La moglie, che a sua volta ricomincia ad insegnare nuoto per colmare il vuoto di una quotidianità monotona e banale, si lascia travolgere dalla passione per un altro uomo. E così come gli incendi avanzano veloci verso Great Falls, così la vita della famiglia inizierà un percorso che li condurrà verso nuovi destini.

Il romanzo di Ford è un’opera coinvolgente, scritta con un linguaggio scorrevole e appassionante. Indaga nei sentimenti e nel cuore del protagonista, un adolescente che si ritrova smarrito e senza guida, in un periodo in cui l’America e i suoi abitanti inseguono lo spettro del denaro e della fortuna.
Incendi ha il sapore della grande letteratura americana, in cui ciascuno di noi, tuttavia, può ritrovare l’immagine di se stesso. Pagine che pongono molti interrogativi e che, alla fine, insegnano che non sempre esiste una risposta a tutto.

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La grande letteratura americana contemporanea
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Gialli, Thriller, Horror
 
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viviana84 Opinione inserita da viviana84    07 Marzo, 2014
Top 500 Opinionisti  -  

La casa infestata...

Una casa disabitata dall’aspetto inquietante. Omicidi irrisolti e il misterioso suicidio di uno dei Guardians, un gruppo di tipici adolescenti canadesi legati dalla passione per l’hockey. L'argomento richiama le storie tipicamente “americane” e tenta d'imitare le atmosfere del grande maestro dell’horror Stephen King. Nonostante questo, la lettura è abbastanza piacevole. La voce narrante di Trevor, uno dei ragazzi diventato ormai un adulto affetto dal Parkinson, trascina il lettore in un alternanza di passato e presente, d’incubo e realtà. Registrando la sua voce su un dittafono, prima che la malattia gli impedisca di parlare o ricordare, Trevor decide di raccontare ai posteri (a noi lettori, ovviamente), ciò che accadde loro nell’inverno del 1984. Una colpa oscura ha devastato le loro vite, li ha resi degli uomini falliti, senza speranza o possibilità di riscatto. Ma la morte del loro amico Ben potrebbe essere l’occasione per riprendere in mano le loro vite e liberarsi del peso che si portano sulle spalle da anni. Aiutato anche dall’amore di Sarah, una sua vecchia fiamma, Trevor si ritroverà a condurre un’indagine parallela alla polizia, mettendo a rischio la sua stessa vita.
Non è da sorprendersi che il libro diventerà presto un film. La scrittura di Pyper è già di per sé molto cinematografica e gli ingredienti ci sono tutti. Lo stile è veloce e scorrevole, anche se molti espedienti narrativi si rivelano abbastanza scontati e la trama non abbia dei risvolti sorprendenti. Lettura consigliata solo per rilassarsi in qualche pomeriggio di noia. Non adatto a chi ama l'impareggiabile Stephen King.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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4.0
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viviana84 Opinione inserita da viviana84    06 Marzo, 2014
Top 500 Opinionisti  -  

Tra luce e buio...

Luce e buio, calma apparente e insidiose ossessioni. Sono queste le contrapposizioni che dominano questo intrigante thriller scandinavo. Il romanzo si apre su una scena a dir poco rassicurante. Una serena mattina d’estate, ragazzini che nuotano in un lago e un cottage dal giardino rigoglioso. Eppure, la mano delle scrittrici è già pronta a disturbare questo quadro di monotona quotidianità, quasi che uno zoom invisibile costringesse il lettore ad inoltrarsi pian piano nel cuore segreto e feroce di questo luogo idilliaco. Un gioco di equilibri spezzati in cui si ritrova invischiata la protagonista della vicenda, Siri Bergman. Fragile e insicura, si nasconde dietro il suo ruolo di psicoterapeuta per mascherare le sue stesse paure e il ricordo di un doloroso passato. Il senso di colpa per il suicidio inspiegabile del marito e un’indole già ansiosa, ne fanno la vittima ideale di qualcuno che ha deciso di vendicarsi di lei. Accusata dell’omicidio di una sua giovane paziente, Siri si ritrova ad affrontare un incubo da cui potrà salvarsi solamente nel momento in cui ritroverà il coraggio di affrontare il buio che avvolge la sua vita. Un buio che diventa il vero protagonista della narrazione. Ma la luce è lì, più vicina di quanto non sembri. Ad aiutarla, Aina, l’amica di sempre, e Marcus, un giovane agente di polizia che sembra credere nella sua innocenza.
Ho trovato interessanti le descrizioni delle varie sedute psicologiche e le pagine in cui il punto di vista della narrazione si sposta dai pensieri di Siri a quelli della misteriosa figura che agisce nell’ombra per uccidere le sue vittime senza pietà. La scrittura è sempre scorrevole, l’atmosfera davvero inquietante e le parole intessono una rete in cui il lettore ritrova sempre il presentimento che stia per accadere qualcosa di terribile. La soluzione finale può risultare prevedibile, ma vale la pena di scoprirne le motivazioni.

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Thriller con approfondimento psicologico
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