Opinione scritta da valeceleste
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L'OMBRA DEL MALE
Altro "librone" di Stephen King, una delle sue opere più lunghe, a livello di pagine (in buona compagnia con "It").
La storia è suddivisa in due grandi parti, che si possono riassumere in questo modo: l'epidemia che falcia quasi interamente il genere umano e la lotta dei buoni contro i cattivi (o viceversa) superstiti.
La prima parte, devo ammettere, mi ha preso tantissimo, ma anche perchè personalmente rimango sempre affascinata da queste visioni distopiche, del degrado della società umana in situazioni disperate, del silenzio, del nulla che pian piano dilagano sul Mondo con la scomparsa del genere umano: le immagini sono inquietanti, come solo il Maestro del male può descrivere. King a mio parere ha un enorme talento: la capacità di parlare di più storie, di descrivere a 360 gradi più personaggi, una moltitudine di personaggi, come in questo romanzo, come in molti altri (cosa ammirevole se si confronta a "scrittori" che a malapena riescono a dettagliare i protagonisti...).
La seconda parte invece tentenna, e anche nel contenuto sembra distaccarsi dalla prima (che in fondo è molto realistica, non ci sono "mostruosità", fatta eccezione per la figura del Diavolo...). Non so, sembra quasi volesse epilogare frettolosamente la vicenda, proponendo le solite lotte, trite e ritrite, come se non sapesse come concludere l'opera o volesse, appunto, chiuderla in fretta, per qualche motivo.
In generale comunque è un sì.
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La rabbia della Mazzantini
Una specie di Guerra dei Roses molto più psicologica ma anche assai meno divertente e brillante. E' la storia di una coppia decaduta e schifata dall'amore, la cui vita insieme è diventata, per usare le parole della scrittrice, "una risacca brutta, che rotola e sputa su una spiaggia di rottami". Adesso, io non so cosa le ha combinato Castellitto alla Mazzantini (il libro è peraltro dedicato a lui), ma deve essere stato qualcosa di davvero grave per tirarle fuori tutta questa bile e veleno! A parte gli scherzi, ho trovato questo romanzo, sinceramente, un po' inverosimile, perchè, per quanto l'amore subisca nel tempo delle trasformazioni, non posso credere si arrivi a detestarsi, così, dall'oggi al domani, e per motivi in fondo futili (np: forse sono una sognatrice!). Inoltre avrei preferito meno volgarità, meno "cazzo", uno stile e un'immagine più vicini al poetico, se pur decadente, "Non ti muovere". Il romanzo comunque ha un bel ritmo e non annoia, ed escluse le "parolacce" usate un po' a sproposito, è scritto davvero bene, come è uso della Mazzatini. Sconsigliato a chi sta vivendo un momento di crisi con il/la proprio/a compagno/a. Per gli altri da leggere, con leggerezza.
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La Strada
Storia di un padre e di un figlio in un viaggio perenne, un viaggio verso un miraggio, verso una salvezza che non esiste ma che rappresenta l'unica speranza e il motivo per vivere. Probabilmente in moltissimi conoscono questa storia attraverso il buon film "The Road" e bisogna ammettere che ben la rappresenta, o almeno io non ne sono rimasta affatto delusa. Unica cosa o una delle poche cose che il film rende con superficialità e che invece è il fulcro del romanzo è la sacralità del rapporto del padre verso il figlio. Due sono i punti focali della vicenda: uno è la necessità di preservare il figlio in quanto sacro e l'altro è la caduta dell'essere umano in un contesto di degrado, in cui non vive ma sopravvive, che non necessariamente doveva essere una Terra apocalittica e contaminata (tant'è vero che l'autore non si perde nello spiegare il perchè del cataclisma in quanto non importante). Lo stile è semplice, scorrevole ma di impatto. Si sogna con questo romanzo tra le mani. Bello, lo consiglio.
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Il migliore libro di King
Secondo me il più bel libro di Stephen King. L'apparente storia dell'orrore descritta, in realtà è un'introspettiva indagine sulle relazioni umane, con se stessi e verso gli altri. La capacità di King di descrivere le paure (il fulcro del romanzo) e i sentimenti di un bambino è ammirevole. Non è questa una semplice lotta del bene contro il male ma è la lotta contro la paura, insita nell'animo umano. Il libro è lungo, c'è da dirlo, ma sul serio garantisco che è impossibile non terminarlo in due settimane massimo, tanto prende la storia e tanto è scritto con scorrevolezza. Ricorda molto un'altra opera di King, il racconto "Il corpo" (contenuto in "Stagioni diverse" e da cui è ispirato il bel film "Stand by me"). Unica pecca (ma pecca in generale di King) l'eccessiva descrizione della violenza (in particolare sugli animali), cosa che a me personalmente tocca sempre molto. Da perdere il film a episodi ispirato.
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Carrie
Carrie è il primo libro letto di Stephen King e devo dire che mi è piaciuto moltissimo. L'ho letto diverse volte e anche rappresentato a fumetti (avevo 14 anni più o meno), tanto mi aveva entusiasmato. Diciamo che è un romanzo con un contenuto abbastanza semplice ma che fila liscio come l'olio e non delude. Ideale per un lettore teenager. Un po' troppo breve forse ma c'è da dire che allora King non si preoccupava di essere "pagato a parole" (eh eh eh) quindi lo si perdona (e lo si apprezza). La fine è particolare perchè lascia intendere ad un sequel che poi però non è mai stato realizzato. Bello anche il film di Brian De Palma.
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I numeri primi
IL TESTO CONTIENE SPOILER.
Buon libro (finito in meno di una settimana) che indaga sulla vita ai margini di Alice e Mattia, due esistenze segnate da profondi traumi infantili mai risolti. L'analisi sui personaggi è molto approfondita (soprattutto della controparte maschile, Mattia) e molto bella e calzante l'analogia con i numeri primi, sperduti e separati tra loro all'interno dei numeri naturali. Lo stile è ricercato ma senza troppi stancanti virtuosismi (così irritanti da parte dei giovani letterati). In generale è una buona opera, piacevole e apprezzata maggiormente da chi si sente in un certo suo senso speciale e reietto nei confronti della società e degli altri. Unica cosa che mi ha deluso è l'improvvisa e non certa ricomparsa del personaggio di Michela, ormai adulta, questa cosa mi ha un pochino deluso perchè ero rimasta affascinata dalla scena iniziale in cui la sorella gemella scompare nel nulla, come inghiottita dal parco. Questa improvvisa ricomparsa, che poi non provoca nessuna conseguenza nella vicenda, mi ha lasciato stranita e mi ha tolto parte di interesse nei confronti del romanzo. Sarebbe stato bello poi che il rapporto fra Alice e Mattia, almeno nel finale, si evolvesse maggiormente, invece semplicemente un bacio? Non so. Poi chiaramente va a gusti e a sensazioni personali.
Nel complesso lo consiglio.
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Ancora molto da imparare
Romanzetto scritto senza troppe indagini e riflessioni, nonchè con molta inesperienza (sia analitica sia letteraria). Il tema è l'amore, e in particolare un amore "impossibile" fra due giovani fratelli gemelli che si incontrano diciotto anni dopo, senza essersi mai vissuti come fratello e sorella. Escludiamo la stravagante scelta di parlare di una simile tipologia d'amore, l'errore della scrittrice, a mio parere è stato principalmente questo: sopravvalutarsi. Perchè si può trattare di qualsiasi argomento ma bisogna averne cognizione ed esperienza, invece lei è troppo, troppo immatura, sotto ogni punto di vista.
Contro: personaggi orribilmente piatti, personaggi secondari inesistenti, scarsissima introspezione, situazioni ripetitive, luoghi a casaccio (imbarazzante tentativo di creare un nesso con Romeo e Giulietta ambientando la storia in una Verona assolutamente anonima).
Consiglio del lettore per eventuali migliorie: il romanzo avrebbe dovuto essere un racconto, approfondimento dei personaggi principali e secondari, iniziare da tematiche più semplici.
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