Opinione scritta da dsa92
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Una rivoluzione interiore
Tiziano Terzani con la sua ultima opera ci lascia il suo testamento. Un uomo che ha visitato gli angoli più remoti dell'Asia. E soprattutto ha sempre voluto comprendere fino in fondo la cultura dei popoli vivendola e osservandola dall'interno.
In quest'opera tenta di risolvere uno dei grandi quesiti dell'umanità: il senso della vita.
Vuole proporci un nuovo modo di vedere il mondo, un modo migliore. Lontano anni-luce dallo sfrenato consumismo e dalle logiche capitaliste che spesso ci privano di prendere per mano la nostra vita e modellarla a nostro piacere. "Io trovo che la cosa più bella che un giovane possa fare è inventarsi un lavoro che corrisponda ai sui talenti, alle sue aspirazioni, alla sua gioia", questo consiglia Terzani ai giovani, e ci assicura che "ognuno lo può fare, ci vuole solo coraggio, determinazione, e un senso di sé che non sia quello piccino della carriera e dei soldi".
Vedere il mondo secondo la sua prospettiva significa anche accettare la morte come parte della vita. Significa staccarsi da tutti i desideri e i legami che ci tengono attaccati alla terra. La vita bisogna viverla quando se ne ha la possibilità, per poi giungere all'atto finale con la consapevolezza di averla vissuta a pieno. Di averla "consumata".
Il libro si sviluppa lungo un'intervista del figlio Folco in cui Terzani racconta della propria vita cercando di aprirci ad una nuova prospettiva. Il messaggio che Terzani ci lascia è di tralasciare e accettare ciò che non compete a noi, come la morte o il dolore, e di prendere invece tutto ciò che possiamo e vogliamo prendere. Non quello che la società ci impone, ma quello di cui noi sentiamo il bisogno. La possibilità di essere quello che vogliamo. La libertà di essere diversi. E questa libertà possiamo averla solo accettando la diversità altrui e di conseguenza condannando qualsiasi forma di violenza con la pace. Questo infatti è un altro grande insegnamento che ci lascia Terzani dalla sua nuova prospettiva: la violenza genera altra violenza, ed dobbiamo stare attenti a non cadere in questo meccanismo distorto.
In conclusione il grande messaggio che Terzani ci lascia nel suo testamento ingloba tutte insieme le altre questioni appena citate e le riassume in una sola parola: "Rivoluzione". Una rivoluzione interiore, che ci aiuti a guardare il mondo con i nostri occhi.
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Un mondo reale con intrecci surreali
Ken Follett racconta i grandi avvenienti degli inizi del '900 come solo lui è capace di fare. Riesce a raccontarci la Prima guerra mondiale e la Rivoluzione russa facendocele vedere dall'interno. Riviviamo tramite i personaggi di Follett la paura, l'amore, la rabbia, il patriottismo e perfino il dolore che hanno accompagnato la maggior parte dei popoli europei durante quel periodo. E' grazie alla storia di Grigorj, un giovane rivoluzionario russo, che comprendiamo perché in Russia si sono create le condizioni socio-culturali che hanno permesso a Lenin e a tutta la rivoluzione di avere successo. Alla sfacciata arroganza di Otto, un ufficiale tedesco di vecchio stampo, che comprendiamo sia le ragioni della sconfitta tedesca nella Prima guerra mondiale e sia le premesse storiche che poi porteranno all'idiozia nazista. Ed infine il dualismo tra Ethel, una giovane governate con un brillante futuro, e il conte Fintzherbert, un uomo profondamente conservatore, ci accompagna dall'inizio del romanzo fino all'ultima pagina. L'eterna lotta tra la classe dominante ottusa e conservatrice, e la classe dominata brillante e progressista. Il contesto storico dunque è ben descritto e i personaggi si integrano alla perfezione.
Tuttavia non possiamo sorvolare sugli intrecci completamente surreali che caratterizzano le storie di questi personaggi. In alcuni punti le coincidenze sono davvero troppo forzate e rendono le vicende molto improbabili. A volte si avverte una fastidiosa forzatura degli avvenimenti che di conseguenza divengono poco credibili. Così facendo si rischia di compromettere tutto il minuzioso lavoro fatto per attenersi ad una descrizione attinente alla realtà del contesto storico e culturale.
Un'opera certamente ambiziosa, ma riuscita solo in parte.
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