Opinione scritta da Grenouillette

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Grenouillette Opinione inserita da Grenouillette    29 Settembre, 2012
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Oltre le porticine di quei sentieri ...

Piccolo monile, estremamente raffinato, all’interno del quale è raccontata la guerra partigiana, vista dagli occhi vispi ed attenti di Pin, un bambino la cui infanzia difficile ha reso un adulto, un po’ brusco, un po’ troppo disilluso. L’unica illusione infantile e fiabesca concessagli sono i nidi di ragno, costruiti in un posto per lui ameno e fatato e che saranno rifugio di azioni azzardate, tetro nascondiglio e luogo sul quale piangere. Un Calvino mirabile, dolce, seppur a tratti molto aspro, comunque sentimentale ed appassionato. Non a caso, gli intrecci tra la miriade di vivaci personaggi (Gli ambigui Lupo Rosso, Miscèl, Cugino sono solo alcuni degli sfuggenti partigiani che tinteggiano la vita del protagonista) sono in primo piano rispetto alle questioni politiche, che sembrano effettivamente sfumare, come se le cause della guerra fossero, in primis, dovute ad una mancata comprensione del valore e della bellezza delle cose …
- C’è pieno di lucciole, - dice il Cugino.
- A vederle da vicino, le lucciole, - dice Pin, - sono bestie schifose anche loro.

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Grenouillette Opinione inserita da Grenouillette    19 Agosto, 2012
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"Se puoi vedere, guarda. Se puoi guardare, osserva

“Lottare è sempre stata, più o meno, una forma di cecità”; vederlo fare da un gruppo di personaggi poco definiti, senza nome né storia, ma con una forza ed un carattere ben delineato, è ancor più inumano. Tuttavia se, dopo aver letto questo libro, venisse da chiedersi in cosa consti davvero l’umanità, credo che i dubbi sarebbero parecchi. Chi mi ha regalato “Cecità” mi aveva, a priori, convinto della grandiosità dell’opera, il cui titolo originale sarebbe, in effetti, “Saggio sulla cecità”. E del saggio ne ha tutte le caratteristiche, sebbene allo stesso tempo sia anche un romanzo di singolare bellezza, che narra di un’epidemia globale che colpisce la popolazione, in un tempo ed in un luogo indefinito. Sin dall’inizio, chi legge non può che sentirsi cieco e continuare ad esserlo fino all’ultima pace, attraversando pagine dipinte dalla sublime penna di Saramago, dove scorre una prosa furente e emozionata, che esclude l’uso della grammatica comune e pone la scrittura quasi sotto un unico simil flusso di coscienza.
Una storia davvero seducente, che nasconde un’ampia metafora di quel che siamo e di quel che facciamo e, allo stesso tempo, un gran monito contro l’umanità che pecca di un egoismo smodato, di una solidarietà assente e di una cooperazione benevola. Un libro da capire a fondo ma, soprattutto, da osservare, per cercare di mantenere fissi e spalancati i nostri occhi, aperti sul mondo, e non rischiare di essere ciechi che, pur vedendo, non vedono.

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Grenouillette Opinione inserita da Grenouillette    19 Agosto, 2012
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Una vela di speranza.

Questo libro è una pastiglia effervescente: man mano rilascia il suo brio, che ti fa avvicinare tanto da farti solleticare il naso. Storia e personaggi originali, incastellati in una narrazione che scorre veloce come i pensieri del protagonista tredicenne, Ettore, un cosiddetto figlio della Luna, malato di un grave xeroderma e costretto a vivere di notte, navigando per lo più con la sua barca a vela (deliziose, per altro, le descrizioni delle sue uscite in mare). È la storia di tutti: la prima cotta, la gelosia, il rigetto, i problemi adolescenziali …, ma anche e soprattutto il coraggioso attraversamento, da parte di Ettore, di quella che Conrad definirebbe “la linea d’ombra”: la linea che separa la giovinezza dall’età adulta, benché in questo caso il giovane non passi del tutto sull’altra sponda, ma comunque cresca enormemente. Da tener davvero presenti alcuni seducenti personaggi come Ivan, il giovane, atletico prete e amico, sulla via dell’abbandono clericale e Virginia, novantaduenne che divora hamburger e milk-shake e vorrebbe laurearsi.
Ebbene, un abile Caccia …

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Grenouillette Opinione inserita da Grenouillette    19 Agosto, 2012
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"La parola più bella del vocabolario."

Se uniste monologhi di un’arguzia unica, con semi flussi di coscienza di un elegante cinismo e con precise digressioni storiche condite di pungenti commenti, otterrete, senz’altro, questo avvincente ed ottimo lavoro del buon vecchio Philip. La storia è, anche questa volta, ambientata a Newark, ai tempi della guerra di Corea, degli anni ’50, ma il personaggio protagonista è Marcus Messner, un giovane studente americano ebreo, alle prese con se stesso e con i difficilissimi caratteri della madre e del padre; è proprio in seguito ad un piccolo litigio con quest’ultimo, Marcus decide di fuggire e trasferirsi in un college dell’Ohio, dove avrà luogo la sua catabasi. Tra depravati compagni di campus, tra sconvolgenti incontri, come quello con Olivia e noiosi obblighi ai quali adempiere, il lettore, soggiogato da una serie di strabuzzanti sorprese narrative, sarà stravolto almeno quanto il protagonista sarà “indignato”.
Non resta che augurare Buon Roth a tutti!

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Grenouillette Opinione inserita da Grenouillette    09 Agosto, 2012
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Olive: dappertutto e in ognuno (di noi)

Quando ho finito di leggere questo prezioso volumetto, mi è sembrato di richiudere un portagioie, all'interno del quale conservare le più svariate pietre, questo perché Elizabeth Strout ha scritto un libro che è un insieme di tanti racconti, ognuno dei quali è un piccolo gioiellino, che aumenta di ricercatezza verso la fine dell'opera (gli ultimi racconti 'Criminale' e 'Fiume' sono due madreperlacee). Ed attraverso questa rete di racconti ben scritti e curati, emerge la straordinaria figura di Olive Kitteridge, che lega tutte le storie presenti nel testo e, dunque, le vite interconnesse dei vari personaggi nella contea di Crosby, nel Maine, nella quale «ci si adatta alle cose, senza mai abituarsi». Crosby diventa una fotografia dell'America di oggi e di sempre e la sprezzante, forte e acuta Olive la descrizione esatta di una donna che arriva (troppo tardi?) a capire quanto si sprechi inconsciamente un giorno dopo l'altro e quanto sia importante amare, «altrimenti ci si ammala». Bellissimi personaggi (Henry, il marito, in primis), ambientazioni deliziose e dialoghi irriverenti: un eccellente quadretto per un libro Premio Pulitzer 2009 e Premio Bancarella 2010. Unico neo: a volte, nel mezzo dell'opera in particolare, è un po' troppo spossante.

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