Opinione scritta da »мσяgαиα«
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Storia di una "Relazione Mentale"
Le ho mai parlato del vento del Nord è un romanzo epistolare, lo scambio di email tra due persone che si trovano per caso a condividere una situazione in cui entrambi hanno bisogno di parlare e di trovare un rapporto - seppur di tipo virtuale - umano capace di aprire loro gli occhi. Come ogni rapporto anche quello che si instaura tra Emmi e Leo è destinato a crescere, giorno dopo giorno, e a travolgerli fino a spingerli ad incontrarsi..
Inizialmente non nascondo di aver avuto una sorta di deja vu, qualcosa di già visto e in un certo senso potrebbe ricordare il film C'è post@ per te; tuttavia, questa sensazione si dissipa man mano che si procede nella lettura. Lo stile narrativo è molto immediato, piacevole e ricalca quello che può essere un reale scambio di messaggi tra due perfetti sconosciuti con annesso lo sviluppo di quello che è un rapporto in bilico tra amicizia e, lasciatemi passare il termine, attrazione mentale. Assistiamo alle problematiche dell'una e dell'altro, quasi fossimo dei guardoni seduti in prima fila.. eppure, non manchiamo di esserne attratti e incuriositi da quanto potrebbe o meno accadere.
Un romanzo che si legge molto velocemente, di quelli che ti rimangono dentro anche, e in particolar modo, per il finale aperto che lascia presagire ad un possibile seguito (ndr. infatti La Settima Onda è il secondo capitolo che conclude la storia). Il lettore s'immerge in quelli che sono i sentimenti, i timori e le falsità che i personaggi condividono e raccontano, soprattutto a loro stessi. Nonostante la trama sia piuttosto semplice, a colpire chi legge è il modo in cui i due protagonisti discorrono tra loro.
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Misteri e Fantasmi
Come anticipatoci dalla descrizione nel retro del romanzo, I misteri di Chalk Hill promette - e mantiene - di far rivivere ai lettori le atmosfere di Jane Eyre con un pizzico di suspense e una storia romantica e misteriosa.
La protagonista ricalca le orme dell'eroina di Charlotte Bronte, il cui nome fa l'occhiolino proprio all'autrice britannica, approdando nella cerchia familiare della piccola Emily: un clima provato dalla prematura scomparsa della signora della casa, su cui vige il più massimo riserbo da parte di tutti i dipendenti e di Lord Andrew stesso. I collegamenti a Jane Eyre sono molteplici e tutti coloro che ne hanno letto il romanzo non avranno alcuna difficoltà a scovarli. Per quanto riguarda la storia romantica e misteriosa promessa direi che c'è anche se, vi metto in guardia, non vi viene dato molto spazio. Infatti, è qualcosa di molto leggero che, per gran parte del romanzo, viene intuita in una sorta di "vedo non vedo" che, sinceramente, ho apprezzato. Nonostante le storie d'amore mi piacciano, in questo caso, l'avrei vista più come una stonatura che un punto a favore.
Proseguendo nella narrazione, il lettore accompagna le indagini di Charlotte alla scoperta di tutto ciò che circonda la morte di Lady Ellen.. tuttavia, una piccola pecca c'è: già a metà romanzo (se non prima) ero riuscita a capire una cosa che non vi svelerò. Visto che non mi ritengo particolarmente acuta alla Sherlock Holmes, direi che il punto in questione è stato trattato in modo un po' troppo scontato. Ho apprezzato molto, anche se avrei preferito ne venisse dato più spazio, l'inserimento della scena nel Druid's Grove (non piacerebbe poterlo vedere anche voi coi vostri occhi?).
I personaggi che incontriamo, a partire dalla protagonista, sono tutti ben caratterizzati e capaci di suscitare, ciascuno, ben determinati sentimenti. Il lettore è portato a immedesimarsi con la protagonista e a trovare irritante, almeno per quanto mi riguarda, altri come Nora e Lord Andrew.
Giungo al termine di questo mio commento consigliandone la lettura agli amanti del giallo e a coloro che amano le ambientazioni storiche (a mio avviso trattate davvero bene). Un testo dallo stile scorrevole e mai noioso che saprà piacevolmente intrattenervi in una giornata autunnale.
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Un capitolo conclusivo che non delude
Ancora una volta Jennifer L. Armentrout non ci delude, regalandoci un epilogo ben costruito e, tutto sommato, nemmeno troppo scontato. L'amore dei due protagonisti, Katy e Daemon, verrà nuovamente messo alla prova ma, se nei precedenti capitoli avevano a che fare con il governo e Dedalo, ora il suo nemico è rappresentato proprio dagli invasori alieni che conferiscono alla narrazione una sfumatura sci-fi che non stona. Una delle mie preoccupazioni, nel rapportarmi a quest'ultimo capitolo, era quella di trovarmi con scene melense e - come spesso accade - un finale troppo "alla buona". Beh, devo dire che per fortuna i due protagonisti si mantengono freschi e originali dall'inizio alla fine di questa serie; i personaggi secondari che vengono loro affiancati sono altrettanto interessanti - basti pensare ad Archer e Luc - nonostante l'accoppiata Dawson-Beth sia, dal mio punto di vista, troppo "mielosa".
Cos'altro posso dire.. la mia predilezione per il personaggio di Katy è rimasto immutato lungo questa avventura, così forte e tosta nonostante le stranezze e i drammi accaduti da quando Daemon è entrato nella sua vita. Daemon è stato, almeno per quanto mi riguarda, sorpassato dal personaggio di Archer, capace di attrarmi sin dalla sua comparsa (non chiedetemi come mai, ma pensando a lui rivedo il Bellamy di The100 infiltrato nella base di Mount Weather). Le scene d'azione e quelle più sentimentali sono saggiamente mixate, corredate da dialoghi freschi e accattivanti, al pari dello stile di scrittura molto scorrevole e leggero.
Concludo quindi dicendo che per me è stato un piacere iniziare l'avventura assieme a voi che mi avete seguito e sopportato sino alla fine, e sono felice di aver avuto la possibilità di leggere questa splendida serie capace di catturare, far sognare ed emozionare i suoi lettori. Inutile dire che ve la consiglio, anche a coloro che sono scettici nei confronti degli alieni perché.. beh, non mi hanno mai attirata così tanto come questi ^.*
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Una bellissima rivelazione
Cosa posso dire di questo romanzo, se non che è stato davvero una sorpresa? Sapete, spesso e volentieri si rimane affascinati, in primo luogo, dal trinomio cover-titolo-sinossi (non necessariamente in quest'ordine, badate bene) per poi rimanere delusi dal contenuto. Non è di certo il caso di Gala Cox che rappresenta una di quelle letture che consigliere ad occhi chiusi a chiunque. Infatti, lo stile narrativo ed il modo con cui l'intera vicenda è stata portata avanti, è in grado di catturare l'attenzione di giovani e meno giovani, di pubblico femminile e maschile.
Gala ha passato un anno difficile, dopo la morte della sua migliore amica e l'allontanamento - per un viaggio - del padre, che l'ha portata a vivere solo con la madre - una medium - nella vecchia "Impressionantisssssima e disorientatisssima" [ndr. Dennis] villa a quattro piani, grande come un isolato, circondata da salici piangenti. In realtà, e questo lo tiene ben nascosto, le due non vivono completamente da sole.. infatti, a far loro compagnia ci sono gli spiriti del saggio indiano Matunaaga e dell'austera monaca benedettina Ildegarda. Un alone di mistero avvolge la giovane che non ama parlare dell'attività della madre o degli ospiti che vivono con loro o che, talvolta, sono solo di passaggio. La perdita di una persona cara potrebbe spiegare quelle che, alla gente comune, potrebbero apparire come allucinazioni ma.. c'è un'altra verità che ai più rimane celata e sarà proprio questa a stravolgere la tranquilla vita di Gala.
Come avrete notato non mi sono addentrata troppo nella trama, anzi direi di essere stata praticamente evasiva, ma vi garantisco che questo romanzo (e la storia che esso racchiude) merita di essere scoperto pagina dopo pagina. Attraverso le minuziose descrizioni delle location e dei vari personaggi, riusciamo a percorrere l'avventura assieme alla protagonista; anzi, vi dirò di più, in qualche modo il punto di vista della ragazza è talmente nitido da far calare il lettore nei suoi panni. Ogni singolo personaggi è caratterizzato in maniera impeccabile e capace di stuzzicare la simpatia (o antipatia) di chi legge; personalmente ho adorato un po' tutte le figure presenti, compreso il famigerato Black Coat (come villain non è male), e in modo particolare Dennis.
Lo stile, nonostante le ampie descrizioni, è semplice e scorrevole tanto da adattarsi senza alcun problema sia alla lettura da parte del giovane pubblico a cui si rivolge che a quella dei più grandicelli. La trama è originale e portata avanti in modo da ottenere il massimo sviluppo, cercando di non tralasciare nulla o quasi. Ho amato l'inserimento degli spiriti così come l'ambientazione Vittoriana che s'interpone a quella moderna; il tutto è stato amalgamato in modo da non apparire forzato e/o incoerente. Giungo ora alla fine del mio commento, consigliandone la lettura a chi ama il genere steampunk, la Londra Vittoriana e i viaggi nel tempo. Non ne resterete affatto delusi, ve lo garantisco.
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Il capitolo della svolta
Ultimamente pare che io stia leggendo solo opere della Armentrout, ma vi assicuro che è solo un caso dato che alcune recensioni s'erano accumulate e finite dritte, dritte, nella pila degli arretrati. Ad ogni modo, prosegue l'avventura che ha per protagonista la coppia formata da Daemon e Katy. Ho letto in rete che Origin è definito come il romanzo della svolta.. e direi che non posso che trovarmi in accordo.
“I want a years-worth of seconds and minutes with you.
I want a decade's worth of hours, so many that I can't add them up.”
Katy è rimasta intrappolata all'interno della base di Dedalo a Mount Weather, durante la missione di salvataggio di Bethany in compagnia degli altri Luxen e del solito traditore Blake. La vicenda riprende esattamente dal punto in cui si sono chiuse le porte e Daemon ha visto portar via la sua amata. Attraverso il racconto, a due voci, dei protagonisti principali assistiamo a quanto accade entro le mura (per non dire i piani) della famigerata Area 51. Sì, avete capito bene, proprio quell'Area 51. Il bel Luxen non rimarrà di cerco con le mani in mano, ben sapendo cosa potrebbe diventare Katy (il monito è lì davanti a lui con le sembianze della ragazza del gemello).
Non scenderò oltre nei particolari perché, trattandosi di una narrazione da cardiopalma, rischierei solo di rovinare la sorpresa a chiunque abbia intenzione di leggerla. Posso però dirvi che l'autrice riesce ancora una volta a catturare il lettore grazie al suo stile ironico che arriva dritto al punto. Grazie alla narrazione a due voci, non è difficile ritrovarsi nei panni dei due innamorati, sentirsi coinvolti sino ad avvertire il senso di dolore ed impotenza che anima Daemon e, allo stesso tempo, il senso di confusione che avvolge Katy. In questo quarto - e penultimo - capitolo della serie Lux come detto, non mancano le sorprese e delle "spalle" davvero niente male. Ho apprezzato moltissimo il personaggio di Archer (forse perché in qualche modo trae ispirazione da Daryl Dixon? *_*) e anche il rivedere Luc. Il finale vi lascerà a bocca aperta, tra tradimenti, rivelazioni e perdite (sì, su questo vi voglio almeno preparare un pochino, quindi.. tenete i fazzoletti a portata di mano se siete sensibili), in attesa della conclusione con l'ultimo romanzo, Opposition.
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Uno, non toccare le lancette..
Le storie che colpiscono non sempre sono quelle che contano un maggior numero di pagine e il terzo romanzo di Mathias Malzieu fa parte di questo gruppo. Non nego che a colpirmi è stata in primo luogo la copertina molto dolce, romantica e per alcuni versi anche malinconica.
Jack è venuto alla luce con un cuore che faticava a battere vigoroso così Madeleine, colei che vedrà sempre come una madre, decide di aiutarlo innestandogli un orologio di legno. Un bambino speciale dal temperamento tranquillo che però vuole vedere il mondo oltre la collina. E' proprio durante la sua prima visita a Edimburgo che incontra la splendida e misteriosa Miss Acacia, della quale s'innamorerà perdutamente. Questo amore lo costringerà a lasciare la sua casa per raggiungerla nel continente.
Il viaggio del protagonista verso l'età adulta prevederà tutte quelle tappe che ogni ragazzino e adolescente deve affrontare: amore, gelosia, passione, amicizia a molto altro. Un racconto che, con le sue atmosfere alla Tim Burton, rappresenta in chiave di favola il percorso tortuoso, fatto di gioia e dolore, del primo grande amore. Lo stile di Malzieu è leggero, scorrevole e privo di fronzoli e banalità; l'ironia di cui si tinge la narrazione aiuta il lettore ad avvicinarsi maggiormente all'indole del giovane protagonista. E' difficile non essere dalla sua parte dall'inizio alla fine.
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Il primo (e angosciante) distopico
In questi ultimi anni ho letto diversi distopici per ragazzi e ya, eppure nessun mondo futuro mi è mai parso così angosciante come questo. Pur riconoscendo tutti gli aspetti negativi delle società che troviamo in Hunger Games, Divergent, Matched e Maze Runner, credo che quella creata dalla Lowry sia un qualcosa di spaventoso. Tutto predeterminato, la sentenza di congedo che pende sulla testa di tutti come una spada di Damocle pronta a cadere.. e quando cade, tutto avviene in un modo meccanico, privo di rispetto per la vita in sé. Non nego di essere rimasta sconvolta negli ultimi capitoli e nemmeno mi vergogno di dire che avrei fatto volare il libro attraverso la stanza da quanto ero arrabbiata. Rabbia, proprio come quella che prova Jonas e che lo fa decidere di prendere una posizione, di prendere in mano le redini di una vita che dipende da lui.
Un romanzo che si legge in fretta, grazie allo stile privo di fronzoli e diretto, e che lascia alla libera interpretazione del finale. Riflessivo e, almeno per quanto mi riguarda, angosciante che - datemi pure della matta per questo - mi ha fatto sorgere il pensiero "E se una cosa del genere accadesse per davvero?". Se una persona è in grado di pensare ad un futuro del genere.. chi dice che, in un lontano futuro, non ci siano più persone che la penseranno in questi termini arrivando a metterli pure in pratica per un "bene superiore"? Certo, per allora sarò bella che morta, ma ciò non toglie che la cosa mi faccia un certo che. Ad ogni modo, mettendo da parte le mie "paure", non posso dire che non mi sia piaciuto, ma ci sono rimasta davvero molto male per una scena in particolare che non vi dirò (altrimenti vi guastate la lettura) e che non riesco a togliermi dalla testa. Se lo consiglio? Direi di si, ogni lettore ha una propria chiave di lettura per ogni libro e, beh, il mondo è bello proprio perché non tutti ragioniamo allo stesso modo no?
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Emozionante
Il mio incontro con questa saga, come molti di voi sanno, è piuttosto recente. Ne avevo sempre sentito parlare molto e, nonostante tutti gli elogi, non sono mai stata del tutto convinta. Tuttavia, man mano che leggevo, ho constatato che, effettivamente, la serie creata da J.R. Ward crea una sorta di dipendenza. Questo terzo capitolo me ne ha dato la conferma.
Porpora riparte dal rapimento, ad opera del lesser O, di Bella. Dopo settimane di ricerche, la famiglia della vampira piange la sua morte e i membri della Confraternita hanno perso la speranza di ritrovarla ancora in vita. Tutti lo pensano. Tutti tranne Zsadist che riuscirà, grazie alla soffiata di un civile, a liberarla assieme ai compagni. Mentre i lesser sono in subbuglio, la relazione tra Zsadist e Bella si evolverà tra incomprensioni, dubbi (da ambo le parti) e atti di "coraggio" (si può dire? uhm, direi di si...).
«Prima che tu mi trovassi ero morto, anche se respiravo.
Ero cieco, anche se ci vedevo.
Poi sei arrivata tu... e mi hai risvegliato alla vita.»
La coppia Zsadist-Bella ci viene presentata già nel precedente romanzo. Infatti, non appena lo vede, Bella rimane subito attratta dal vampiro che reca con se una ben poco nobile fama. Zsadist infatti, fin dal primo libro, ci viene presentato come il membro più letale della Confraternita: un tipo che è meglio non contrariare. Tuttavia, nel corso della vicenda scopriamo quel suo lato fragile e sensibile che lo rende uno dei personaggi più carismatici di tutta la saga.
L'autrice tratta il delicato tema degli abusi sessuali subiti da Zsadist, al tempo in cui era uno schiavo di sangue, soffermandosi sullo stato d'animo del personaggio (non è un racconto brutale dei fatti, insomma) e conferendogli quel carico emotivo che, in qualche modo, permette al lettore di capire la motivazione dietro al suo carattere e al rapporto con Phury. Non vi preoccupate, non farò alcuno spoiler, lo prometto!
La figura di Bella, come Beth e Mary prima di lei, sarà l'ancora di salvezza a cui il Fratello potrà aggrapparsi per poi risollevarsi ed iniziare una nuova esistenza accanto a lei, la sua compagna.
Grazie al suo stile scorrevole ed avvolgente, l'autrice riesce a catturare l'attenzione del lettore anche sui personaggi secondari e marginali (mi vengono in mente Vishous e Butch, Tohrm, Wellsie e John). Uno stile narrativo privo di fronzoli che, non cadendo mai nel volgare, ti incolla alla pagina sino alla fine.
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Butch e Marissa
Continua la mia avventura al fianco dei carismatici componenti della Confraternita del Pugnale Nero creati dalla Ward. E' il turno del quarto capitolo di questa saga che mi ha letteralmente rapita (mentre scrivo questa recensione, ho appena finito il settimo libro *__*).
Protagonista maschile di questo volume è l'umano Butch, ex detective della omicidi di Calwell, che incontriamo già dal primo libro. Venuto a conoscenza dell'esistenza dei vampiri, della Confraternita del Pugnale Nero e della guerra ingaggiata contro la Lessening Society, l'umano è stato costretto a scegliere: vivere coi Confratelli o venire eliminato. Vivere coi vampiri guerrieri ha significato per lui tagliare i ponti con la sua vecchia vita, sparire dalla circolazione e adeguarsi ai ritmi sonno/veglia dei suoi coinquilini. Non è stato semplice inizialmente, ma questa nuova situazione gli ha permesso di conoscere la donna di cui è innamorato, una vampira della glymera (nonché ex del Re) di nome Marissa.
Nonostante la "bella vita" fatta di vestiti firmati e di classe, il divertimento e la grande amicizia con V, Butch sente di non essere utile in alcun modo alla Confraternita. L'occasione di dar prova del suo coraggio arriva una notte in cui, dopo aver soccorso e salvato un civile, viene rapito dai lesser. Questo episodio segna l'inizio della serie di cambiamenti, e conseguenti riflessioni, che porteranno Butch a divenire un membro effettivo della Confraternita.
Ho trovato questa storia davvero molto carina e dolce, per certi versi un po' meno, chiudete un occhio per il termine non del tutto consono, "passionale" delle precedenti (nonostante le scene d'amore non manchino). Butch e Marissa, i due protagonisti, hanno una cosa in comune: il non sentirsi "consoni" alla loro posizione. Nonostante Marissa mi stia un po' antipatica per quel suo essere "snob", trovo questa coppia ben assortita (anche se non paragonabile alle precedenti).
Ancora una volta l'autrice è riuscita nell'intento di tenermi incollata alle pagine di un suo romanzo: scorrevole e con un buon equilibrio tra la coppia protagonista e il pericolo derivato dalla Lessing Society. Una lettura piacevole che, purtroppo, risente del confronto col precedente romanzo (la cui coppia protagonista era formata da Zsadist e Bella).
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La battaglia disordinata
Il termine di una saga libresca porta con sé quel sentimento di nostalgia nato dall'aver compreso una regola basilare (e ogni lettore dovrebbe tenere bene a mente): la sola possibilità di ritrovare i personaggi a cui ti sei affezionato/a è quella di rileggere la serie da capo. Ecco, detto questo, posso dire in tutta sincerità che la saga di Wings non mi mancherà affatto. Vediamo il perché ed il per come.
Il terzo capitolo c'aveva lasciato letteralmente in una fase di stallo, a mio parere piuttosto seccante. Al termine del ballo dell'ultimo anno, infatti, Yuki viene catturata ed il suo segreto, la sua natura di Fata d'Inverno, svelato. La narrazione riprende esattamente da qui e, nel giro di una manciata di pagine, subisce un veloce cambio di location. Klea, giunta in "soccorso" di Yuki, intende colpire duramente il regno faerico di Avalon. E' proprio per questo motivo che i buoni (Laurell, Tamani, David e Chelsea) decidono di raggiungere i Cancelli d'Ingresso e riferire a Jamison tutto ciò che sta' accadendo. Ci vorrà davvero poco perché la battaglia per Avalon abbia inizio.
Come molti di voi sanno, non sono rimasta molto colpita da questa saga. Uno dei problemi principali è stato, almeno dal mio punto di vista, la caratterizzazione e l'evoluzione dei singoli personaggi.
Oltre a non essermi affezionata a nessuno di loro, ho notato (di nuovo) quanto i personaggi principali siano statici nel loro, come dire, "modo di essere". Laurel è, e rimane, la bellissima ragazza fatata che resta passiva davanti alle difficoltà, salvo nelle ultime battute in cui sembra darsi una svegliata (cosa che ho trovato forzata e molto in stile "E' la protagonista e da lei ci si aspetta un'atto risolutore/eroico/ecc"). Stessa cosa vale per Tamani che rimane ancorato al suo essere Sentinella e Protettore dell'amata. Si salva, in qualche modo, David (ho notato un cambiamento abbastanza evidente).
Ancora una volta, il personaggio di Yuki (come del resto le altre Fate d'Inverno) non viene sviluppato del tutto, mancando di incisività. Buono il background che porta Klea ad odiare la società di Avalon, anche se un po' "sbrigativo".
La vicenda narrata copre un arco temporale di sole 24 ore e, non lo nego, la scelta m'ha lasciata in dubbio. Nel senso che, durante la lettura, si ha in realtà l'impressione che il tempo sia molto più lungo. Inoltre, il rapido susseguirsi di avvenimenti, durante la battaglia, crea una sorta di confusione e disordine nel lettore.
Una lettura d'evasione, nel complesso, piacevole (presumo possa essere maggiormente apprezzata dalle adolescenti) e con un finale che può lasciare l'amaro in bocca a molti. Termino riallacciandomi a quanto scritto inizialmente. Diversamente da molte altre saghe (vedi Harry Potter, Hunger Games, Lotr, la Trilogia delle Gemme, ecc), non proverò alcuna sorta di malinconia derivata dalla conclusione di questa.
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Nemici dell'erede temete..
Secondo capitolo della saga che ha portato J.K. Rowling al successo in tutto il mondo, Harry Potter e la Camera dei Segreti vede il piccolo mago di Grifondoro combattere nuovamente con il Signore Oscuro e, come in precedenza, sarà affiancato dai suoi inseparabili amici, Ron e Hermione.
"Ronald Weasley! Come hai osato rubare la macchina?!?! Sono veramente disgustata! Ora in ufficio tuo padre verrà sottoposto a un'inchiesta e sarà tutta colpa tua! Se farai un altro passo falso noi ti riporteremo subito a casa!"
Ogni antica dimora ha i suoi misteri, le sue stanze segrete e la scuola di Hogwarts, situata in un posto non ben definito della Scozia, non si discosta da questa realtà. Tra i labirintici corridoi della scuola di magia, vi sono passaggi segreti e camere nascoste che appaiono dal nulla. Eppure è la Camera dei Segreti a rimanere la stanza con la storia più oscura e affascinate: creata da Salazar Serpeverde, si dice sia la dimora di una creatura pericolosissima.. nessuno sa dove sia l'ingresso alla famigerata camera, ma in molti hanno sentito parlare della sua apertura e della morte di una studentessa mezzosangue.
Dopo l'arrivo a bordo di una Ford Anglia incantata, Harry e Ron si ritrovano ad indagare, assieme ad Hermione, sulle misteriose aggressioni che avvengono nel castello. Misteri, magie e duelli con le bacchette spiegate, ancora una volta il giovane protagonista si ritroverà ad affrontare il Signore Oscuro.. ma in che forma?
Nonostante tutti ormai conoscano le vicende del secondo capitolo della saga di Harry Potter, non mi sento di rovinare la sorpresa a coloro che ancora non hanno letto il libro perché, come sempre, il romanzo è ben diverso dalla trasposizione cinematografica. In questo volume incontriamo la simpatica Mirtilla Malcontenta e scopriamo come preparare una perfetta Pozione Polisucco e, cosa molto importante, mai farsi sistemare un braccio rotto da Gilderoy Allock :)
"Sono le scelte che facciamo che dimostrano quel che siamo veramente, molto più delle nostre capacità"
Harry rimane il protagonista incontrastato della narrazione, relegando gli altri personaggi al ruolo di "spalla" o semplici comparse. Nonostante questo, l'autrice riesce a mantenere i livelli di attenzione del lettore dalla prima all'ultima pagina con colpi di scena capaci di far sorridere, far trasalire e tirare sospiri di sollievo. Uno stile fresco e semplice adatto a grandi e piccini, una storia che ha una sua morale e che insegna che "siamo noi, con le nostre scelte, a decidere chi vogliamo essere".
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Katy e Daemon.. una riconferma
Anche questa volta la Armentrout riprende la sua narrazione dal punto in cui ci aveva lasciato: dopo aver guarito Will e salvato la sua Katy, Daemon vede il ritorno del gemello, Dawson, che tutti credevano ormai morto. Molte cose sono cambiate nelle dinamiche che coinvolgono il gruppo di Luxen frequentato dalla giovane blogger: Dee non è più la stessa dalla morte di Adam, ma lo stesso possiamo dire della protagonista che, rispetto ai precedenti capitoli, risulta più forte e determinata nell'affrontare le situazioni che le si pongono davanti.
“Oh, dear God and baby Jesus in the manger, my eyes!” Dee shrieked. “My eyes!”
My own eyes snapped open. Daemon lifted his head, eyes luminous. Then I realized my hands were still up his shirt. I yanked them out.
“Oh my God,” I whispered, mortified.
Quando si ama una persona, quando il sentimento che ci lega ad essa è totale, non è certo semplice aspettare e mantenere la calma frenando il proprio istinto. E' esattamente questo che sta accadendo a Dawson, appena tornato a casa e voglioso di liberare - da Dedalo - la sua Beth. La narrazione ha come punto focale la missione di liberare proprio l'amata del terzo gemello Black e la preparazione di esse. Tra ibridi capaci di annientarti, nuovi incontri e tradimenti, Katy e Daemon cercheranno di ritagliarsi degli spazi per loro.. vivere qualcosa di normale come una cena, un cinema ed il ballo di fine anno, non è di certo cosa facile avendo mille e più pensieri per la testa.. eppure, in qualche modo, ci riusciranno perché l'amore è più forte di tutto.
Come avrete notato non mi sono soffermata troppo sulla trama, in effetti quasi nemmeno toccata; non l'ho fatto solamente perché la sinossi ne dà già una traccia, ma anche per evitare di rovinare la sorpresa di quanto avviene.. colpi di scena, attimi di passione, e immancabili battutine che fanno sorridere il lettore (quella riportata sopra ne è un esempio ^.*) sono il motore di una lettura capace di catturare dalle prime pagine e lasciare col fiato sospeso sino all'epilogo.
I vari personaggi, in particolar modo Katy e Daemon, sono cresciuti ed evoluti in modo naturale, a fronte dei vari accadimenti, senza alcuna forzatura da parte dell'autrice. Alla luce della storia di Beth e Dawson conosciuta grazie al prequel Shadows, posso dirvi che in questo romanzo la figura del terzo gemello cattura l'interesse (e non è il solo punto.. personalmente voglio saperne un po' di più dell'amicizia nata tra due personaggi.. evolverà?) del lettore, lasciandosi "conoscere" un po' di più. Nessuna figura viene lasciata troppo in disparte, ognuna di queste ha infatti un suo ruolo che, anche se in parte marginale come Lisa, va a completare un quadro d'insieme che regge senza essere mai scontato. In conclusione, ancora una volta Jennifer L. Armentrout riesce a tessere una storia capace, grazie allo stile fresco e scorrevole, di conquistare coi suoi personaggi che nulla hanno di stereotipato.
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Poteva essere qualcosa di buono
L'arte ingannevole del gufo è un romanzo di poche pagine, nemmeno duecento, eppure non riuscivo più a vederne la fine; non sentivo,a dirla tutta, l'impellente bisogno di terminarlo.. questo tipo di reazione mi capita poche volte, fortunatamente, ma come potete ben immaginare denota la mia mancanza di coinvolgimento durante la lettura. Le mie aspettative, fomentate da una sinossi accattivante e da una protagonista abbastanza originale, erano piuttosto elevate e, man mano che la lettura procedeva, sono scivolate via tra le mie dita come la sabbia di una clessidra. Ok, direi di andare dritta al dunque di questo commento, esaminando un po' la storia ed i suoi personaggi.
Viola è una quattordicenne affetta da una grave, quanto rara, malattia che le impedisce di esporsi alla luce del sole; le sue giornate iniziano, così, dopo il tramonto e trascorrono tra passeggiate nei boschi, esercitazioni alla viola e attività di routine alla fattoria. Il trantran quotidiano della ragazzina viene spezzato da un omicidio, a sfondo economico, a cui assiste per caso e che pare capitare a fagiolo data l'esistenza di un bel gruzzolo di soldi - di cui si appropria - che può aiutare i genitori a saldare i prestiti con la banca.
Una trama potenzialmente promettente che però, a mio parere, cade nella trappola degli stereotipi che, spesso e volentieri, si trovano nelle serie televisive americane per teenager e che diventa, in certi punti, persino inverosimile. A cosa mi riferisco? Essenzialmente al comportamento della protagonista. Posso capire l'ingenuità di una ragazzina cresciuta isolata dal mondo, ma alcune cose penso siano piuttosto elementari. Voglio dire.. assisti ad un "omicidio" e, oltre a rimanertene zitta - senza avvertire la polizia o chi di dovere, nonostante il polverone del caso -, hai la bella idea di appropriarti pure del bottino scatenando, come naturale che sia, la reazione da parte del cattivo di turno? In un certo senso, seppur marginalmente badate bene, mi ha fatto ricordare Pretty, Little, Liars. Ad ogni modo, Viola non è riuscita a colpirmi e nemmeno è stata capace di suscitare alcun moto di simpatia, al pari degli altri personaggi che rimangono dei puntino sullo sfondo di un quadro: inconsistenti, poco caratterizzati e per certi versi inutili. Unica nota "positiva" è lo stile dell'autrice, scorrevole e immediato, come ci si aspetta sia un racconto scritto dal punto di vista di una ragazzina di quattordici anni; eppure non riesce a decollare, ponendo anche un finale scontato e troppo, davvero troppo, semplicistico e tirato.
Giungo alla conclusione di questo mio punto di vista, senza spoilerare nulla, ammettendo che, probabilmente, mi sarei goduta maggiormente questa lettura qualche anno fa; testo dedicato più ad un pubblico young adult che adulto ma, ripeto, questo è solamente il mio punto di vista personale (e di thriller - e gialli - ne ho letti molti eh). Quindi, non mi sento di sconsigliarlo totalmente.. in fin dei conti i gusti sono personali no?
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- sì
- no
Streghe, mondi paralleli e stereotipi
Josephine Angelini non figura tra le mie autrici preferite e la lettura di Starcrossed mi aveva lasciato talmente delusa da non proseguire con gli altri due volumi della serie. Ora, questo primo approccio semi-traumatico avrebbe dovuto fermarmi dall'andare a leggere un'altra opera, invece.. Dovete sapere che ho una passione smodata per la figura delle streghe e per tutto ciò che concerne il panorama del paranormale (eccetto zombie e alieni di cui faccio volentieri a meno). Ad ogni modo, quando ho saputo che sarebbe uscito un romanzo sulle streghe di Salem ho provato, allo stesso tempo, curiosità e preoccupazione. Eh si perché, diciamocelo, l'aspettativa è sempre molto alta nel caso di rivisitazioni, spunti o altro, della suddetta tematica; quindi, nonostante la fibrillazione, ho preferito procedere cautamente pagina dopo pagina.
Attraverso il fuoco mi ha piacevolmente stupito, nonostante ci siano stati alcuni punti che ne hanno compromesso i pieni voti. Procediamo con ordine e, senza soffermarmi troppo sulla storia (non intendo rovinare la sorpresa a nessuno), vediamo un po' il cuore del romanzo.
Lily, a seguito di una delusione d'amore, si lascia attrarre dalla proposta rivoltale da Lillian: lasciare tutto alle spalle e farsi trasportare, anima e corpo, in un universo parallelo. Ovviamente scappare sembra essere la soluzione immediata e più semplice per la ragazza che non ha idea di ciò che l'aspetta. L'altra Salem, attingo spudoratamente al modo con cui Neil Gaiman si riferisce al mondo parallelo di Coraline, è ben diversa dalla sua città così come le persone che la abitano e la giovane non tarderà ad accorgersene. Tra una fuga attraverso una foresta presidiata da feroci creature ibride e qualche incantesimo, il lettore segue da vicino l'evoluzione di una storia che ha le carte in regola per tenerlo avvinghiato alla pagina.
Sì, sta per arrivare un ma; sono così prevedibile? Ad ogni modo, nonostante la storia di base sia molto buona (nonostante l'ambientazione fosse un tantino campata in aria, priva di un qualche background fatto come si deve) e in grado di fornire non pochi spunti narrativi, c'è qualcosina che sembra - e questo è un mio parere - non andare esattamente come dovrebbe (ok, non va come voglio io.. l'ho detto). Il problema di fondo sta nella protagonista. Eh si, non è la prima volta che mi trovo a togliere punti ad un romanzo a causa di un suo personaggio e, suppongo, non sarà questa l'ultima. Cosa non mi piace di Lily? Innanzitutto la trovo banale e con nemmeno un filo di carattere; ancora una volta ci troviamo a fare i conti con una protagonista che pensa di essere sempre e comunque al centro di tutto, che s'innamora del classico figo della storia. A tal proposito voglio far notare solamente una delle tante discrepanze sul modo di ragionare della donzella in questione: capisco tutto, e mi ritengo una persona con la mente aperta, ma se sei innamorata non ci metti una manciata di giorni per scordarti una persona e nemmeno se tale ti ha ferito (certo, a meno che non sia passata Hermione a farti un bell'incantesimo Obliviante). Ad ogni modo, arrivo al punto.
"Attraverso il fuoco" non s'è rivelato esattamente all'altezza delle mie aspettative ma non è stato nemmeno un'impresa horror come lo fu, a suo tempo, "Starcrossed". Si legge velocemente ed è abbastanza piacevole se non ci si sofferma troppo sui lati oscuri dell'ambientazione e di alcuni personaggi. Quindi, e questo ripeto è solamente un mio parere, mi sento di dare solo una sufficienza.
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La rabbia che rompe il silenzio
Conoscevo Oriana Fallaci per i suoi libri "Se il sole muore" e "Lettera a un bambino mai nato", peraltro mai letti seppur lì sullo scaffale della libreria di casa, e per sentito dire. Lessi il suo articolo giusto quando venne pubblicato, per un lavoro con la scuola che portammo avanti per tutto l'anno scolastico. Un articolo che non è altro che un estratto di uno sfogo più ampio, non iniziato bensì scoppiato con l'attentato al World Trade Center, capace di "animare" anche una persona tranquilla come me.
Il pomeriggio di quell'11 settembre me lo ricordo bene. Me ne stavo in camera a fare zapping tra i canali radio dello stereo - che è ormai passato a miglior vita - cercando chissà quale nuova hit quando, non ricordo la stazione, sentii le voci di quelli che mi parevano essere la Gialappa's commentare qualcosa su di un aereo dirottato che aveva colpito una delle Torri Gemelle. La prima cosa che pensai fu che dovevano aver rilasciato un qualche trailer di una pellicola cinematografica.. a quindici anni non vai mica a pensare ad un atto terroristico. Lo vedi solo nei film. Eppure, accendendo la televisione, il secondo aereo l'ho visto in tempo reale infilarsi dritto, dritto, nella seconda torre. Le ho viste crollare. Se questo era riuscito a scuotermi, a chilometri e chilometri di distanza, non oso immaginare - e nemmeno posso capire - cosa sia stato per gli americani e per tutti coloro che si trovavano a Manhattan.
"Ma vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa
e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre."
Non è semplice scrivere una recensione su di un libricino come questo e, non lo nego, sono stata in dubbio se farla o meno. Come molti di voi sanno, per aver letto in prima persona o sentito dire, lo stile e la schiettezza della Fallaci - con cui ha sempre espresso le proprie opinioni - la si può amare o odiare. Ho letto diversi commenti in rete riguardanti a quest'opera e sinceramente non ho visto né una persona razzista né, tanto mento, qualcuno che si erge a totale difesa dell'America. L'autrice scrive al direttore della testata giornalista, scrive di getto con una lucidità ed una capacità di far arrivare sensazioni e nozioni che non è da tutti, e ne ha per tutti: politici, italiani, europei, capi di stato.. non si salva nessuno. Un libro dai toni forti che portano il lettore a riflettere su molti temi che vanno dalla politica alla religione, dal patriottismo alla storia della nostra - e non solo - civiltà, sino al patrimonio culturale al quale - e mi dispiace molto dirlo - non diamo il rispetto che merita.
Consiglio questa lettura senza alcuna esitazione, lasciando che siano i vari lettori a trarne le loro personalissime conclusioni e opinioni in merito. Come detto, non è così semplice stendere una recensione senza entrare troppo nel "vivo" dell'opera.
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Okay? Okay.
Dopo averne tanto sentito parlare, dopo che la casa di produzione ha rilasciato il trailer della trasposizione (in uscita da noi proprio qui a settembre), mi sono decisa a leggere questo romanzo. Premetto che mi sono lasciata spoilerare qualcosina (non tutto eh, ma buona parte) ma, pur così facendo, i sentimenti che mi hanno pervasa durante la lettura non sono stati poi così diversi da quelli che avrei ugualmente provato se mi fossi astenuta dal farmi raccontare alcuni pezzi qui e là. Ad ogni modo, andiamo con ordine e vediamo le mie impressioni in merito a trama, personaggi e stile narrativo.
"Mentre leggeva, mi sono innamorata così come ci si addormenta: piano piano, e poi tutto in una volta."
Prima di quella domenica, non avevo mai letto nulla di John Green pur conoscendolo di nome (e fama) per il romanzo "Cercando Alaska"; quindi non sapevo che stile avesse e, ammetto, ero un po' preoccupata per come avrebbe trattato il tema del cancro. Non è di certo tematica semplice da affrontare, eppure è stato davvero molto bravo; essenzialmente perché, pur trattando una malattia così grave, ha tessuto una storia d'amore e forza talmente genuina da far scordare al lettore, seppur per un breve lasso di tempo, l'ombra della morte che aleggia lì sospesa come la ben nota Spada si Damocle.
Hazel è una sedicenne che, grazie ad un farmaco sperimentale di cui pare essere una dei pochi - se non l'unica - ad avere dei riscontri positivi, si trova ora in regressione da un cancro ai polmoni. Un giorno viene costretta dai genitori - preoccupati che possa essere vicina alla depressione - a partecipare ad un gruppo di sostegno organizzato dalla comunità della cittadina in cui abita. E' ad uno degli incontri che fa la conoscenza di Augustus che, di poco più grande della protagonista, la porta alla "vita" contagiandola con la sua voglia di reagire e riprendere il controllo della propria esistenza.
"Non ti uccidono, se non le accendi" (...) "E non ne ho mai accesa una. E' una metafora, sai: ti metti la cosa che uccide fra i denti, ma non le dai il potere di farlo"
Ogni singolo personaggio, principe o meno, è caratterizzato talmente bene da riuscire a farsi spazio e colpire il lettore. Ognuno con la propria identità ed il proprio carattere, Green traccia una mappa pressoché completa della natura umana a tu per tu con una malattia. Abbiamo, tra i malati e i guariti, chi è realista come Hazel, positivo e che non s'arrende come Augustus, chi si butta giù.. e poi abbiamo anche i parenti e coloro che vivono accanto a coloro che hanno un cancro; troviamo così i genitori che infondono, a modo loro, messaggi positivi sparsi per casa, quelli che decidono di accantonare i propri interessi per sostenere i figli e chi, come la ragazza di Isaac, decide di allontanarsi pur avendo promesso di rimanere accanto ad una persona per sempre. L'autore non ha mancato di descrivere anche i lati più brutti della malattia, facendo arrivare davvero con chiarezza disarmante (che si è tradotta, a livello pratico, con un riversamento di lacrime non indifferente da parte mia) i sentimenti che pervadono le persone durante una ricaduta. Rimanendo nell'argomento personaggi, ho amato Gus per il suo modo di reagire e spronare gli altri, così come ho trovato molto veritieri i tratti conferiti a tutti gli altri; una particolare menzione la faccio per Van Houten, Isaac ed il padre di Hazel, tutti davvero fantastici nel loro rapportarsi.
La storia viene narrata in prima persona dalla protagonista ed ha lo stile fresco e genuino tipico di un'adolescente, cresciuto in fretta, che tiene un proprio diario. Chiaro e scorrevole, il romanzo risulta piacevole con quel dolce/amaro capace di rimanerti dentro per molto tempo dopo averne terminato la lettura. Direi quasi che ci sono dei veri e propri pugni nello stomaco, alternati a momenti più leggeri, capaci tuttavia di lasciare una traccia profonda e a spingere il lettore a delle riflessioni.
In conclusione, un libro che consiglio davvero a tutti senza alcuna distinzione perché, anche se non spesso, ci sono delle storie capaci di scatenare non solo forte emozioni ma anche di dare delle piccole lezioni di vita.
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Tornano Katy e Daemon
Ho atteso questo secondo capitolo con non poca trepidazione, lasciandomi un po' deludere dal prequel Shadows, e non appena mi è arrivato non ho saputo resistere: dovevo leggerlo subito. Purtroppo la recensione arriva con un mostruoso ritardo (e altre la accompagneranno) ma solo ora riesco a destreggiarmi nella giungla della mia libreria.. ma questo è un altro discorso che faremo in un altro post. Torniamo a noi e al mio personalissimo parere sul secondo capitolo della saga Lux.
La storia riprende esattamente da dove l'avevamo lasciata in Obisidan. Katy, la nostra protagonista, è alle prese con la consapevolezza che i suoi vicini di casa sono degli alieni e che, oltre a questi, esiste anche una razza aliena a loro ostile. Se nel primo capitolo l'autrice sembrava aver lasciato da parte alcune informazioni, rimpinzate un poco dal prequel Shadows, in Onyx ci ritroviamo a scoprire maggiori notizie riguardanti il mondo creato dalla sua penna.
Esattamente come nel precedente volume della serie, la trama ruota attorno alla coppia umana-alieno formata da una giovane, peraltro molto diversa dalla maggior parte delle sue colleghe protagoniste degli ya, blogger ancora insicura sui propri sentimenti ed un ragazzo alieno che porterà alla luce ciò che prova per lei con tanto di scenate di gelosia da gustare, dolcezza e gesti premurosi. Il ritorno di una persona che tutti pensano morta porterà i due a cercare la verità sulla scomparsa di Dawson.. ma la ricerca della "conoscenza" ha sempre un prezzo (Rumplestinskin perdonami per averti rubato la battuta!).
Cosa dire ancora? Consiglio la lettura a tutte coloro che amano il genere e che vogliono passare qualche ora in compagnia di personaggi accattivanti, non eccessivamente stereotipati (dal punto di vista del filone ya), e di una storia capace di prendervi fin da subito e, non dimentichiamo, non mancando di quel pizzico di romanticismo che non guasta. Unico avvertimento/consiglio spassionato: leggete Shadows dopo Obsidian; trovandolo personalmente sottotono rispetto ai romanzi, questo racconto prequel rischia di smorzare l'intenzione di iniziare la lettura dell'intera saga.
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Alieni e.. un'eroina ya originale (finalmente!)
"Grazie" mormorai e sottovoce aggiunsi "coglione". [...] "Testa di cazzo" ripeté lui. "Affascinante". Sollevai il dito medio.
Come preannunciato, tra le recensioni arretrate capeggia anche il primo capitolo della serie Lux di Jennifer Armentrout. Letto su consiglio di un'amica ("Leggilo, dai sbrigati! Ancora non l'hai letto? Leggilo!"), posso dirvi che ne sono rimasta molto soddisfatta.
Kathy si è appena trasferita con la madre in un tranquillo paesino di provincia del West Virgina. Una ragazza ordinaria, non diversa da molte di noi a dire il vero, che ama scrivere recensioni letterarie sul suo blog "Kathy e i suoi libri". Ha un enorme senso dell'umorismo che, diciamocelo, non guasta e, soprattutto, non cade immediatamente ai piedi del bel personaggio maschile di turno. Immaginatevi la mia sorpresa quando mi sono imbattuta in una protagonista del genere: c'è mancato poco che saltassi dalla gioia.
Ammetto che negli ultimi tempi sono diventata un pelino prevenuta nei confronti degli young adult che troppo spesso soccombono a stereotipi e storie già viste e riviste (purtroppo anche questo paranormal romance non si discosta dalla linea guida della trama però). Ad ogni modo, torniamo a noi., dicevamo? Ah si, trasferitasi dalla Florida, la ragazza vive con la madre infermiera - che passa la maggior parte del tempo a tenersi occupata per alleviare il dolore della perdita del marito, avvenuta tre anni prima - intenzionata a recuperare il rapporto madre/figlia. La sua quotidianità viene totalmente scombussolata da Daemon, il vicino di casa strafigo - il cui atteggiamento la manda sui gangheri - con cui ha degli scambi di battute a dir poco epico! Ben presto Kathy si ritroverà a porsi non poche domande sulla vera natura del ragazzo e della gemella Dee.
Una lettura piacevole con una trama abbastanza originale che tratta una nuova razza, quella degli alieni, ben diversa dai soliti vampiri e licantropi che ultimamente hanno spopolato. La storia romantica non manca, tuttavia sono davvero molto felice - e già ve l'ho detto - di aver letto un'eroina che non capitola immediatamente ai piedi del belloccio di turno come una triglia lessa (non me ne vogliano le fan e le protagoniste stesse). Come detto, lo sviluppo della storia ricalca i canoni tipici degli young adult di questo filone, tuttavia lo stile frizzante dell'autrice riesce a far dimenticare cliché, stereotipi e banalità, al lettore che si ritrova coinvolto in una lettura veloce. Aspetto quindi il seguito!
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Prequel sottotono
Appartenente alla serie Lux, Shadows parla della storia di Dawson, il terzo gemello Black, e Bethany che nel primo capitolo della serie viene solamente accennata.
Come moltissimi, se non tutti ormai, young adult dell'ultimo decennio anche questa storia presenta le consuete caratteristiche del genere: la protagonista s'è appena trasferita, per X motivi, in una nuova città in cui ha modo di incontrare un ragazzo speciale di cui s'innamora ricambiata; la loro relazione viene messa a dura prova da altri personaggi e/o dalle varie avversità dovute alla diversità delle loro razze (eh si, tanto non è un mistero che si parli di umani vs. vampiri/alieni/fate/licantropi e chi più ne ha più ne metta!). Nulla di veramente nuovo, insomma, in termini di sviluppo della trama.
Scorrevole, questa piccola storia si legge davvero velocemente. Adatta ad un piccolo break in cui non pensare troppo e rilassarsi. Tuttavia, seppure lo stile della Armentrout sia, secondo me, gradevole, ci sono alcune piccole note negative. Prima tra tutti, l'idea che tutto venga spiegato fin troppo velocemente e senza dare il giusto peso a determinati punti caldi: mi riferisco, ad esempio, alla differenza tra le due razze aliene, secondo me spiegata blandamente. Inoltre, nonostante mi piaccia credere al colpo di fulmine... qualcosa mi fa storcere un pelino il naso. Avrei preferito che l'autrice spendesse qualche pagina in più per arricchire la storia, rendendola così meno, come dire, creata ad hoc per tappare un buco temporale. I personaggi principali non li ho trovati indimenticabili e nemmeno caratterizzati troppo da farmi dire "Cavolo, che personaggio!"... ed è davvero un peccato perché l'idea di base apre le porte ad una sfilza di sviluppi interessanti. Eppure, alla fine, mi sono emozionata e, non lo nego, ho pure versato qualche lacrimuccia nonostante tutto.
Conclusione veloce, veloce. Shadows è una storia che, nonostante potesse essere sviluppata maggiormente, consiglio a tutte coloro che vogliono passare una manciata di ore in scioltezza, staccando la spina dalla quotidianità.
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In punta di piedi nel mondo dei nascosti
Ne ho sentito talmente parlare tanto, e bene, che non ho più avuto validi motivi dalla mia parte per rifiutarmi di iniziare anche questa saga. Ammetto che l'imminente uscita del film e le sollecitazioni da parte di un'amica hanno contribuito alla scelta. Cercherò di non dilungarmi e, soprattutto, di non perdermi in blablareggi riguardanti il film in uscita o il cast (uhm, credo che scriverò un apposito post per quello).
Allora, partiamo da quanto ho sentito/letto sulla saga. Viene indicata come l'erede letteraria di altre due serie di grande successo: Harry Potter e Twilight. Beh, posso dirvi che, mettendo da parte la saga della Meyer (su cui non ho nulla da dire di positivo se non ringraziarla di aver fatto sì di spingere alla lettura una massa non indifferente di persone... nonostante la visione distorta del vampiro luccicoso e stalker quale sogno romantico per le ragazzine di tutto il mondo... ma sto divagando), secondo me non ha nulla a che spartire con quella della Rowling. Essenzialmente perché sono due generi diversi a mio parere. Ad ogni modo, non mi sento di paragonare l'opera di una a quella dell'altra. Precisato questo, passiamo al resto.
Non starò qui a raccontarvi ciò che accade, badate bene, ma mi soffermerò essenzialmente su personaggi e trama generale.
Nonostante gli sviluppi e gli spunti siano numerosi, ho trovato tutto piuttosto scontato (mi riferisco al nascondiglio di un oggetto in particolare -.-), personaggi compresi, e in certi punti poco chiaro. La protagonista non si discosta dallo stereotipo a cui gli young adult degli ultimi anni c'hanno abituato, così come il coprotagonista maschile. Non dico che sia brutto da leggere, solo che non è affatto nuovo! Abbiamo la protagonista che è convinta di non essere uno splendore, ma che regolarmente avrà due spasimanti; il coprotagonista maschile si comporta da macho stronzo; abbiamo la super bellezza che scatena le gelosie delle protagonista ed un cattivo che, boh... non m'ha convinta del tutto. Fortunatamente, però, ci sono anche alcuni personaggi che mi sono piaciuti fin da subito: Simon, Alec e Magnus. Questi tre m'hanno colpito per il loro carattere e, soprattutto, per il modo di porsi rispetto alle situazioni in cui si trovano.
Infine, per quanto riguarda la trama. In alcuni punti risulta scontata, in altri avrei preferito che l'autrice si soffermasse maggiormente sullo spiegare l'ambientazione... eppure, nonostante questo, la lettura è stata piacevole. Una lettura piacevole data essenzialmente da uno stile letterario scorrevole e semplice. L'idea di partenza, quella di un mondo nascosto agli umani, un mondo popolato di mostri e demoni, mi è piaciuta fin da subito. Probabilmente verrà sviluppata meglio nei volumi successivi che, non nego, voglio leggere al più presto.
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Un thriller leggero...
Conoscevo questo romanzo da tempo, ma non ho mai sentito la voglia impellente di leggerlo o, comunque, di acquistarlo. Suppongo che non fosse il momento adatto per immergermi in una lettura di questo genere. A quanto pare ci sono voluti un paio d'anni ed un giro in biblioteca per farmi cambiare idea. Il secondo capitolo della serie Dark Secrets di Elizabeth Chandler, Innocenti Bugie, è un romanzo autoconclusivo appartenente al filone dei thriller paranormali rivolti ad un pubblico young adult.
La trama vede protagonista la giovane, e quasi diciottenne, Lauren tornare a Wisteria dopo un'assenza di ben sette anni. Il motivo del suo allontanamento, dalla cittadina del Maryland, viene fornito nelle primissime pagine che narrano come, in una notte d'estate, la madre della ragazza sia stata trovata morta. Qui ritrovo gli amici con cui, da piccola, era solita trascorrere le vacanze estive: Holly, Nora e Nick. Ben presto, si renderà conto di quanto le persone a lei care siano cambiate nel corso della sua assenza.
Pur rispettando i canoni base delle storie young adult, il lettore si trova davanti ad un romanzo in cui la storia d'amore non è il centro del tutto. Non è neppure una storia melensa che ti fa venir voglia di chiudere il libro all'istante, proprio no. L'autrice è riuscita a delineare, in punta di piedi, la relazione romantica presente, senza perdere di vista il vero punto focale dell'intera vicenda: i fenomeni che coinvolgono Lauren (e che a suo tempo coinvolsero la madre della ragazza). Il tutto è narrato in modo semplice e riesce ad trasmettere al lettore lo stesso senso di smarrimento e di dubbio provato dalla protagonista.
I personaggi, nonostante le sequenze descrittive siano succinte, sono ben caratterizzati. In modo particolare, m'ha colpito moltissimo il personaggio di Nora con il suo background di bimba che parla con esseri invisibili e la sua evoluzione.
Nonostante avessi capito già dai primi capitoli chi fosse il responsabile di tutto, devo ammettere che la storia è talmente ben equilibrata, lungo tutto il suo percorso, che la lettura risulta davvero piacevole. Lo consiglio a coloro, soprattutto alle adolescenti, che vogliono leggere un thriller leggero e pervaso dal quel mistero derivato dalla componente paranormale del romanzo.
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Un romanzo piacevole ma...
Come moltissime altre prima di me, ciò che m'ha colpito in primis è stata la cover. La tonalità, il soggetto e il carattere del titolo, tutto azzeccato ed in grado di solleticare la curiosità di noi romanticone (si, perché sotto, sotto, lo siamo tutte). In giro per la rete, prima di immergermi nella lettura, ho avuto modo di leggere parecchie recensioni (negative e positive). Premetto che, avendolo letto in solo giorno (cosa che capita raramente, ormai), l'ho trovato abbastanza piacevole nella lettura, nonostante il voto complessivo non sia stato altissimo. Ecco le motivazioni della valutazione.
La storia si svolge nel territorio di Illea, che scopriremo corrispondere (più o meno) agli Stati Uniti d'America odierni, in un futuro "lontano" e la cui società è il risultato della Terza e Quarta Guerra Mondiale. Dopo il conflitto per la liberazione degli stati americani dal dominio cinese, la popolazione è suddivisa in otto classi, al cui vertice troviamo la famiglia reale e sul fondo il ceto più disagiato e problematico.
Un giorno, la routine di migliaia di ragazze viene sconvolta dalla notizia che una Selezione avrà presto inizio. Questa prevede la nomina di trentacinque ragazze, una per ogni provincia del Paese, che si contenderanno la mano del principe Maxon e la possibilità di cambiare la propria vita. America non ha nessuna intenzione di prendervi parte perché lei e Aspen sono segretamente legati da due anni. Il ragazzo la convince a compilare il modulo di partecipazione, senza aspettarsi, però, di essere una delle fortunate candidate.
Questa a grandi linee la trama (di cui non svelerò altro). Come di certo avrete notato, questo romanzo ha parecchie cose in comune con la famosa trilogia di Suzanne Collins, The Hunger Games. Sono analogie talmente evidenti che è quasi impossibile restarne totalmente indifferenti. Non mi soffermerò a farvi un elenco, ma posso dirvi le mie impressioni in merito a qualche punto ben preciso.
Iniziamo con l'ambientazione. L'autrice da' in pasto al lettore un contesto, attorno al quale si sviluppa l'intera storia, secondo me traballante. Il lettore non riesce a capire, se non dopo 190 pagine e sommariamente, il perché dell'avvento di ben due guerre mondiali e della costituzione di Illea. Inoltre, sappiamo che la popolazione si suddivide in otto classi, ma ignoriamo il perché e di cosa s'occupi ognuna.
Tralasciando il tema Reality Show (che nemmeno voglio sfiorare), passiamo a parlare dei personaggi. Sarò molto breve: non mi piacciono. O meglio, non m'hanno colpito positivamente. America, la protagonista, l'ho trovata egoista e poco coerente nelle sue decisioni. Aspen proprio non lo posso vedere, con quel suo "è l'uomo che deve portare a casa più soldi della donna" altrimenti la nostra storia è al capolinea. E, infine, il principe Maxon che viene descritto come il ragazzo perfetto, per carattere e modi, ma relegato al ruolo di belloccio ricco e, per certi versi, senza spina dorsale (e per questo piuttosto "malleabile"). Mi dispiace molto perché lo trovo un personaggio abbastanza interessante con il suo esser costretto a fare ciò che l'etichetta e la società gli impone.
The Selection è una lettura piuttosto piacevole, il cui stile narrativo rispetta i canoni degli young adult visti in quest'ultimo decennio: linguaggio semplice e descrizioni ridotte allo stretto necessario. Come molti romanzi di questo genere, non può mancare la storia romantica che, prevedibile fin dalle prime battute, si trasforma nel più classico dei triangoli: lui, lei e l'altro. Mi chiedo se vedrò mai il giorno in cui la protagonista di uno ya rimanga single o, perlomeno, non faccia cadere tutti ai suoi piedi.
In conclusione, è un romanzo carino e molto scorrevole che, tuttavia, può far storcere il naso per le varie analogie con altri libri e storie. Non è una di quelle opere che resterà impressa, a lungo, nella mente del lettore (almeno non nella mia), ma non me la sento nemmeno di sconsigliarla.
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V
Altro giro, altro romanzo! Continua l'avventura accanto ai bei fratelli della Confraternita del Pugnale Nero: questa volta tocca al libro di Vishous. Fin dal primo capitolo della serie, in moltissime hanno elogiato questo personaggio definendolo anche il più figo. Sinceramente, m'è stato sulle scatole fin dall'inizio (le fan possono tranquillamente mandarmi a quel paese, tanto non cambio idea). Non ho nulla contro di lui, sia ben chiaro, ma non m'ha mai preso la sua caratterizzazione fisica e psicologica. Premesso questo, passiamo ad esaminare un po' il romanzo a lui dedicato.
La battaglia dei Confratelli contro la Lessing Society continua imperterrita, mescolandosi alle vicende sentimentali di questi maschioni tutto testosterone (che però capitolano davanti alle richieste delle loro donne). Questa è una missione che può rivelarsi mortale e V lo comprende più degli altri. Lui, dotato del dono/maledizione della preveggenza, ha "visto" la caduta di ogni suo singolo compagno e sa che non può far nulla per evitarlo. Nulla può contro il destino, nemmeno quando scorge la sua morte in una delle sue visioni. L'unica cosa che può fare è evitare, per quanto possibile, tutte quelle situazioni che potrebbero render veritiere le premonizioni. Eppure, se le visioni spariscono di punto in bianco, è un bene o un male?
Nel romanzo precedente, se ben ricordate, avevamo lasciato V alle prese con i suoi sentimenti (confusi ed ambigui) per l'amico Butch. Stretto legame d'amicizia, simpatia oppure amore? La questione trova una risoluzione in questo quinto libro, grazie alla comparsa di Jane. Durante uno scontro V viene ferito gravemente e rischia di morire. Trasportato all'ospedale viene operato da Jane che, all'arrivo dei Confratelli, verrà rapita e portata alla Tana per seguirlo nella guarigione. La passione tra umana e vampiro scatta quasi subito (un po' troppo per i miei gusti, se devo essere sincera). Ovviamente, come nelle precedenti storie, il loro amore subirà alti e bassi, ma più per fattori esterni da imputare ad un pezzo da novanta che alle loro divergenze caratteriali.
Scopriamo qualcosa del passato di Vishous e, cosa non da sottovalutare, l'origine dei suoi misteriosi poteri. Riguardo a questo, era abbastanza ovvio capirlo già dal precedente volume (no, non faccio spoiler!), devo ammettere che l'autrice è stata in grado di rendere il background di V abbastanza interessante.
Non posso dire nulla sullo stile narrativo che, grazie alla saggia alternanza di azione e sentimento, riesce a non annoiare il lettore (anche se forse dovrei dire la lettrice ^^). I capitoli finali hanno sollevato il mio senso critico: se da una parte determinate scene m'hanno emozionata (vedi quella con gli uccellini, chi l'ha già letto sa a cosa mi riferisco), dall'altra la risoluzione del problema alla base della "riuscita" della relazione della coppia protagonista m'ha fatto storcere il naso (prevedibile e un poco insensata dall'altra).
Ok, tiriamo le somme su questa lettura. M'è piaciuta?
Sì, l'ho trovata una lettura piacevole e, come sempre, scorrevole e capace di conquistare chi legge fin dalle prime battute.
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Speravo in qualcosina di più
Probabilmente sarò una delle pochissime lettrici a non aver amato particolarmente questo romanzo, nonostante l'abbia trovato gradevole nella lettura. Ok, vi lascio alla mia piccola analisi.
"Hybrid. Quel che resta di me" è il primo capitolo della trilogia, The Hybrid Chronicles, creata dall'esordiente Kat Zhang. Il racconto, appartenente al genere distopico ya, viene narrato in prima persona da Eva, l'anima "recessiva" di Addie. Sì, avete letto bene: anima recessiva. Ma andiamo con ordine.
In un futuro non così diverso dal nostro, i territori delle Americhe sono chiusi al resto del mondo. Perché, vi state chiedendo? Semplice, gli ibridi rappresentano una seria minaccia per la popolazione stabilizzata. A causa loro sono nati conflitti e si sono combattute guerre sanguinarie. La chiusura delle cosiddette "frontiere" è stata quasi una scelta obbligata. Giustamente vi starete chiedendo chi o cosa siano questi fantomatici ibridi. Dovete sapere che, in questa sorta di ventunesimo secolo alternativo, ogni persona nasce con due anime. Anime che coesistono nello stesso corpo finché, intorno ai 7-10 anni, quella dominante non ne prende pieno possesso provocando la conseguente soppressione della recessiva. Ovviamente ci sono persone che non riescono a stabilizzarsi e sono proprio queste ad essere definite, dal Governo, ibridi. Nessuno sa veramente cosa accade agli ibridi che vengono catturati, ma tutti sanno che li devono temere.
La protagonista di questa storia altri non è che un ibrido. Si chiama Eva ed è l'anima recessiva di Addie. Non vi svelerò i particolari della vicenda narrata, state tranquilli.
Le due ragazze, perché tutto sommato sono due personalità distinte e diverse tra loro, vivono una vita abbastanza normale e in continua allerta per non far cadere la loro maschera. Nessuno sembra accorgersi di nulla tranne Hally e suo fratello Devon, che aiuteranno entrambe a capire cosa vogliono veramente.
Allora, come vi accennavo, non mi ha emozionato particolarmente e i motivi sono molteplici. Probabilmente sono io ad essere diventata un po' troppo esigente nei confronti della narrativa young adult, ma non nascondo di aver avuto gradi aspettative per questo romanzo.
Partiamo dalla trama. L'idea di base non era malvagia, anzi era quasi originale. Sì, ho proprio scritto originale. Non so voi, ma ho riscontrato una sorprendente similitudine con il primo capitolo della trilogia His Dark Materials di Philip Pullman (ovvero, La bussola d'oro). Ok, nella saga abbiamo la presenza dei Daimon (la manifestazione fisica dell'anima di una persona) e non di due anime nello stesso corpo, ma dovete ammettere che c'è una "procedura governativa" che ricorda molto il lavoro degli Ingoiatori (chi l'ha letto sa a cosa mi riferisco).
Altro punto debole è la pseudo storia romantica, scontata fin dall'inizio peraltro, tra due personaggi. Nonostante le storie smielate e melense non siano esattamente il mio genere, avrei preferito qualcosina di più.
I personaggi non sono molto caratterizzati: tutto si riduce ad una semplice descrizione fisica. Si poteva battere un po' di più sulle differenze delle due anime, non solo della protagonista, ma anche di altri ibridi che troviamo lungo la storia. Insomma, l'anima X non muoverà il corpo allo stesso modo della Y (magari ha dei tic o altro).
Non ho nulla da dire sullo stile narrativo della giovane autrice: è semplice e scorrevole. Senza fronzoli o descrizioni troppo articolate. Il lettore potrebbe, in certi punti, confondersi con "quale anima dice/pensa cosa". Ad ogni modo, Hybrid è una lettura piacevole, nonostante mi sia parsa piuttosto lenta nel ritmo. Non ho dato un voto molto alto, ma aspetto di vedere il seguito.
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Zombi e ironia
E' in assoluto il primo romanzo sugli zombi che leggo. No, non sto' scherzando. Gli zombi non m'hanno mai attirata (infatti ho un brutto rapporto anche con le versioni cinematografiche e televisive ^^). Ho iniziato a leggere questo libro più per darmi la conferma che, anche nella versione letteraria, non fanno per me. Invece, mi sono dovuta ricredere.
Nel liceo di Barracuda Bay, il corso di economia domestica è maledetto. Infatti, dall'inizio dell'anno scolastico sono già morte tre ragazze e in molti hanno deciso di tenersi alla larga da quel corso. Nonostante questo, Maddy è convinta che si sia trattato semplicemente di incidenti. Lo sa' perché suo padre è il medico legale della cittadina e se lo dice lui dovrà pur essere vero. Non esistono maledizioni. Tuttavia, la sera in cui esce di nascosto per andare ad una festa, la sua vita verrà totalmente sconvolta: scoprirà di essere diventata una non-morta.
Maddy è una di quelle protagoniste che riescono ad attirare la simpatia del lettore per la sua "normalità". E' una ragazza piuttosto comune, un po' sfigata se vogliamo, con una cerchia di amici piuttosto ristretta. La sua unica amica è Hazel. Chi di noi non ha mai avuto un'amica/o come questa? Egoista da far paura e talmente stronza da mettertela nel di dietro appena possibile (e senza olio di vasellina), Hazel è riuscita a starmi indigesta fin dalle prime righe come il duo inquietante dell'ultimo banco di economia domestica. Come ogni buon ya che si rispetti, non possono mancare i bellocci: uno sveglio e quell'altro meno. Non scendendo troppo nei particolari, ho trovato dei personaggi ben caratterizzati e abbastanza interessanti da non farmi annoiare.
Ho apprezzato molto lo stile semplice, immediato ed ironico, con cui l'autore da' voce al racconto di Maddy. Una storia in cui gli zombi non sono quelli classici dei film splatter che gridano "Fame, fame" o "Cervello, cervello" e chissà cos'altro. In questo romanzo ci troviamo davanti a due distinte categorie di non-morti: gli zombi (che si nutrono di cervelli animali) e gli zerker (che si nutrono di cervelli umani). Davvero una bella idea. Unica pecca il sentore, quasi una sicurezza, della presenza del famigerato triangolo (ultimamente è un classico nei romanzi ya) nel prossimo libro. Concludendo, Gli zombi non piangono è una lettura piacevole e che non annoia. Consigliato agli amanti del genere ma anche a quelli che s'avvicinano per la prima volta
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The Familiars (una storia "potteriana")
Ho acquistato questo romanzo per pura curiosità nei confronti di una storia i cui eroi sono, diversamente dal solito, degli animali. Avevo avuto modo di leggere anche alcune recensione che indicavano questa saga (eh sì, questo è il primo capitolo delle avventure di Aldwyn e co.) adatta per chi ha amato Harry Potter. Beh, direi che è abbastanza vero.
La storia parla di Aldwyn, un gatto di strada che, fuggendo ad un cacciatore di taglie, si rifugia in un negozio specializzato nella vendita di Famigli. Cosa sono i Famigli? Semplice. Sono gli animali che affiancano maghi e streghe nella vita e nelle loro operazioni magiche. Il fato vuole che il gatto venga scelto da Jack, un giovane apprendista mago di undici anni. Tra i due si crea subito un legame speciale del tutto nuovo ad Aldwyn, abituato a non fidarsi e contare sull'aiuto di nessuno. Giunti alla dimora in cui abita il ragazzino assieme alla sorella Marianne, Dalton e al loro mentore Kalstaff, fa la conoscenza degli altri due compagni animali: Skylar, una ghiandaia, e Gilbert, una rana. Il gatto si ritrova, se vuole rimanere al sicuro, nella spinosa situazione di doversi fingere un Famiglio con le carte in regola. Non passano che pochissimi giorni che il coraggio e l'audacia dei tre Famigli viene messo alla prova: dovranno salvare i loro Leali dalla brutta sorte che li attende.
Il lettore non può far a meno di notare quanto il romanzo rispecchia la prima avventura del maghetto inglese famoso in tutto il mondo, Harry Potter. Proprio come Harry, anche Aldwyn non conosce le sue origini e si sente un pesce fuor d'acqua riguardo a tutto ciò che riguarda la magia e il ruolo dei Famigli. Nonostante questo, la sua capacità di arrangiarsi lo tirerà fuori dai guai più di una volta. Parliamo di Skylar e Gilbert, gli altri due Famigli che incontriamo nella storia? Cosa posso dire oltre al fatto che rassomigliano molto Hermione e Ron? Beh, sono due personaggi interessanti. Skylar col mistero che avvolge lo strano braccialetto che porta alla zampa (ammetto che qui ho pensato al film "Ladyhawke") e Gilbert con la sua numerosa famiglia. Tuttavia, seppure piacevole alla lettura, è proprio questa somiglianza alla saga potteriana a far scendere di una stellina il voto finale.
Lo stile narrativo è semplice ed immediato, proprio come l'ambientazione creata che piano, piano, viene svelata al lettore. Mi è piaciuto molto leggere una storia i cui protagonisti principali sono degli animali. Li ho trovati davvero ben caratterizzati e molto convincenti. Un primo romanzo davvero piacevole che ti prende fin dalle prime pagine. Una saga per ragazzini ma che, sono sicura (beh io ne sono l'esempio ^^), piacerà molto anche ai più grandicelli cresciuti con Harry Potter. Non mi resta che consigliarvelo e attendere il capitolo successivo, la cui uscita è prevista per questo mese.
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Un twilight in salsa "mitologica"
Tutto è iniziato quando, un bel giorno, sono andata in edicola per acquistare alcuni giornali e, in uno di essi, mi sono imbattuta in uno di quei libricini promozionali in cui puoi leggere i primi capitoli di un romanzo in uscita. E' così che ho scoperto Starcrossed, primo capitolo di una trilogia appartenente ai generi urban fantasy, ya e romance. In principio, mi attiravano la trama e l'aspettativa di trovarmi difronte a qualcosa, a detta della pubblicità e della casa editrice, di veramente unico. Dopo i primi capitoli, però, mi sono dovuta ricredere.
Purtroppo mi sono ritrovata a leggere il solito ya creato sull'onda del successo dell'ormai famosissima saga di Twilight di Stephenie Meyer. Tuttavia, andiamo con ordine.
Starcrossed racconta la storia di Helen, una bellissima ragazza alta e bionda (una modella insomma), e del suo improvviso odio nei confronti del nuovo arrivato Lucas, ragazzo fighissimo e con una famiglia a dir poco numerosa. Ma, da cosa scaturisce questo odio? Chi sono le donne che la giovane vede accanto a lui? Helen ben presto dovrà fare i conti con la sua vera natura e con l'accettare che i miti sono più che reali.
Le troppe analogie con Edward e Bella m'hanno infastidita parecchio. Credo che sia soprattutto questo ad avermi fatto pesare questa lettura. In alcuni punti, m'è sembrato quasi di rileggere Twilight con una spruzzatina di Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo. Tuttavia, bisogna ammetterlo, l'idea di far rivivere la storia che portò alla guerra di Troia (già narrata nell'Iliade di Omero) è davvero originale. Purtroppo, l'accenno alla mitologia m'è parso più una spiegazione tratta da wikipedia che una rielaborazione.
L'amore impossibile tra i due protagonisti non è una novità nel panorama dello ya ma, ad essere onesta, i tratti che assume nel finale del libro mi hanno lasciata parecchio perplessa. Probabilmente l'autrice sperava in un colpo di scena. Sinceramente? Ha fatto perdere credibilità alla storia (non che ne avesse molta nemmeno in principio) facendomi storcere il naso.
Nonostante lo stile sia semplice e immediato, ho trovato la lettura davvero molto lenta (almeno per i miei standard) e non m'ha coinvolto per nulla. La storia, la cui idea era originale, sembrava non voler decollare. Non lo so, forse è un problema mio. Spero che il secondo capitolo sia più emozionante e coinvolgente di questo. Nonostante a me non sia piaciuto, qualcuno potrebbe anche trovarlo piacevole.
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La Bella e la Bestia
Appartenente al panorama urban fantasy ya, Beastly riprende la storia di una delle più belle fiabe europee: La belle et la bête. Esattamente come la fiaba che abbiamo imparato ad amare nella versione della Disney, il romanzo parla di come un ragazzo, ricco e superficiale, si vede costretto a rivalutare la propria condotta verso gli altri e, soprattutto, verso se stesso dopo l'incontro/scontro con una strega.
Kyle è il classico adolescente cresciuto con la convinzione di poter avere qualunque cosa grazie alla sua bellezza e ai soldi del padre. Un giorno però decide di prendersi gioco della persona sbagliata: Kendra. La ragazza, piuttosto bruttina e per nulla popolare, è in realtà una strega in incognito che tiene d'occhio il ragazzo e le sue azioni. Saranno proprio le cattive azioni di questo a portarla alla decisione di punirlo con un terribile maleficio. Kyle viene trasformato in una bestia e, solamente grazie ad una sua buona azione dell'ultimo minuto, gli saranno concessi due anni per poter spezzare l'incantesimo:
«Due petali, due anni per trovare una persona che guarderà al di là della tua repellenza e saprà vedere qualcosa di buono in te, qualcosa da amare. Se ricambierai il suo amore e se lei ti bacerà per dimostrarlo, l'incantesimo sarà rotto e tu ritornerai a essere bello. Altrimenti resterai per sempre una bestia».
La storia è conosciuta da tutti, grandi e piccini, eppure Alex Flinn è stata in grado di far rivivere quella stessa magia che si crea quando si ascolta per la prima volta la fiaba originale.
Un libro che cattura l'attenzione fin da subito e che ti porta a finirlo senza quasi rendertene conto, grazie anche allo stile semplice e diretto con cui è scritto. Ho trovato davvero simpatiche le riunioni in chat anche se, ammettiamolo, un po' hanno spezzato il ritmo del romanzo (comunque l'idea era molto carina ^^). Come già detto, è un romanzo ya e come tale non è privo dei temi e degli stereotipi del genere: rapporto figli/genitori, lui bellissimo e stronzo, lei timida e bruttina, ecc.
Ultima cosa e poi chiudo la recensione. Ho apprezzato molto il messaggio che l'autrice trasmette: un'attenta riflessione su come, nella nostra società, l'apparenza e l'aspetto fisico abbiano maggior importanza rispetto alla bellezza interiore.
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Sequel deludente
Delusione. Ecco la parola che esprime perfettamente il mio stato d'animo al termine della lettura di questo romanzo. Ok, lo ammetto, un pochino me la sono andata a cercare. Qualcuno, giustamente, potrebbe chiedersi: come può un'amante di Cime Tempestose lasciarsi, passatemi il termine, abbindolare da un libro come Io sono Heathcliff? In fondo, il paragone al classico è quasi d'obbligo.
Ero consapevole che il romanzo non sarebbe mai stato all'altezza del capolavoro di Emily Brontë (chi mai potrebbe riuscirci, dopotutto?) ma, in qualche modo, speravo in una lettura quantomeno coinvolgente ed emozionante. Dopo una lunga attesa, iniziata a giugno 2011 (col bonus d'esser presa per una "pazza maniaca convinta di essere Cathy" quando, in libreria, chiesi di questo romanzo), e la pubblicità fatta, avevo davvero grandi aspettative. La trama mi incuriosiva parecchio con quel suo tocco fantasy e, cosa che ha avuto grande peso nella decisione di acquistarlo, la possibilità d'incontrare nuovamente, nella pagina, quei personaggi così carismatici che avevo adorato così tanto: Heathcliff e Cathy.
Questo romanzo è stato presentato come il sequel, in salsa fantasy e ya, dell'intramontabile opera dell'autrice inglese. La scelta di riprendere uno classico dello spessore di Cime Tempestose, la sua storia e i suoi personaggi, e utilizzarlo come base di partenza per la stesura di un romanzo d'esordio è stata molto ambiziosa ed rischiosa. In un certo senso, una vera e propria arma a doppio taglio dato che, come il titolo stesso, richiama il lettore a fare un confronto.
«Le rocce ne saranno custodi. La brughiera prigione.
Finché una Figlia di Sangue non giungerà per ridare il sale alle loro ossa.
E la terra non griderà più i loro nomi»
Elena è una ragazza viziata, capricciosa, e col mondo ai suoi piedi. Damian, invece, è un giovane cresciuto in fretta, che ha imparato a sopravvivere con le sue sole forze. Quando s'incontrano, durante un tentato scippo, scatta qualcosa, un'immediata attrazione che li sconvolge e che li porterà ad incrociare i loro passi più volte. Esattamente come Cathy e Heathcliff, protagonisti di Cime Tempestose, il loro amore verrà messo alla prova ma, gli spiriti inquieti dei due amanti "veglieranno" sui giovani affinché facciano la scelta giusta.
Quando ho iniziato a leggere il libro ero certa che la vicenda si svolgesse nello Yorkshire, dove si trova Wuthering Heights. Purtroppo no. La stragrande maggioranza della storia è ambientata a Roma e, cosa che mi ha quasi fatto interrompere la lettura e far volare il libro fuori dalla finestra, riprende in modo piuttosto evidente alcune scene del libro "Tre metri sopra il cielo" di Federico Moccia (il primo incontro tra i due protagonisti, l'amico e l'amica dei due, i caratteri e l'estrazione sociale, le scene della moto, pure la prof "bastarda"). Sorvoliamo e passiamo, invece, ai protagonisti. Elena e Damian rispettano tutti quei luoghi comuni a cui c'hanno abituato film, libri e serie tv (gli opposti che s'attraggono, la relazione che non può funzionare perché sono troppo diversi, la rivale in amore, ecc) ma non trasmettono nulla al lettore. Così come gli spiriti di Heathcliff e Cathy: mancano totalmente di forza. Troppo buoni e, a tratti, melensi per essere quei personaggi caratterizzati da odio, egoismo e vendetta.
L'idea non era malvagia, anzi l'ho trovata originale. Purtroppo, lo sviluppo è risultato, a mio parere, carente su più punti: la caratterizzazione dei personaggi, i dialoghi e alcune descrizioni un po' forzate, le scene piuttosto sbrigative ed un finale davvero troppo scontato e "sempliciotto". Tra l'altro una cosa mi ha lasciata piuttosto perplessa (forse dovrei dire sconvolta): ma come cavolo fa', Elena, a non conoscere Cime Tempestose e a non collegare che la tenuta in possesso del padre, guarda caso, ha il medesimo nome di quella del romanzo?
Lo stile dell'autrice è abbastanza buono e avrà sicuramente modo di migliorarsi. Credo che l'aver presentato il suo romanzo d'esordio come il sequel fantasy di un caposaldo della letteratura inglese l'abbia penalizzata parecchio. Pertanto, non mi sento di consigliare questo romanzo alle amanti di Cime Tempestose ma non escludo che, per altri, possa rivelarsi una lettura piacevole.
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- sì
- no
Prime impressioni: l'orgoglio di lui e il pregiudi
Scritto tra il 1796 e il 1797, "Orgoglio e Pregiudizio" venne sottoposto, per la prima volta, ad un editore con un titolo ben diverso e che, sono sicura, molti di voi conosceranno: "Prime Impressioni". Tuttavia, non ci fu alcun esito positivo. Nel gennaio del 1813, viene pubblicato dopo una rivisitazione da parte dell'autrice. Il nuovo titolo mette subito in evidenza i temi trattati: l'orgoglio di Mr. Darcy e il pregiudizio di Elizabeth Bennet.
La vita della famiglia Bennet, composta dai genitori e dalle cinque figlie, viene animata dalla notizia dell'arrivo, nel "vicinato", di un gentiluomo. Mr. Bingley, un giovane e ricco scapolo, ha appena acquistato la dimora di Netherfield in cui si è trasferito con le due sorelle e un amico. La notizia suscita in Mrs. Bennet una frenesia da "dobbiamo accalappiarlo" che dimostrerà al lettore quanto, perdonatemi il termine, insulsa sia. La signora, infatti, ha un unico pensiero: vuole vedere tutte e cinque le figlie fare matrimoni convenienti. E' con questa idea in testa che inizia fin da subito a suggerire al consorte di presentarsi al gentiluomo. Mr. Bennet, diversamente dalla moglie, è una persona riflessiva ed intelligente. In alcune parti notiamo il suo sarcasmo e l'ironia mossa nei confronti degli atteggiamenti della moglie e di alcune delle figlie.
Spesso, leggendo e rileggendo il romanzo, mi chiedo come possano essersi "incontrati" Mr. e Mrs. Bennet. Mah...
Il primo incontro tra i due protagonisti avviene ad un ballo organizzato da Mr. Lucas. Qui, Jane attira l'attenzione di Mr. Bingley mentre Elizabeth si fa' una prima idea sull'amico del gentiluomo. Mr. Darcy appare subito come il classico damerino che pensa, forse per la sua elevazione sociale, di essere migliore degli altri (e non ci vuole molto tempo prima che gli invitati lo additano come un uomo orgoglioso e presuntuoso). Durante la narrazione, a mio parere molto equilibrata (non ci sono eccessive descrizioni lunghe e noiose) tra parte descrittiva e parlata, le prime impressioni di entrambi i protagonisti si trasformano, nonostante le molte differenze sociali e lo stesso livello d'orgoglio (forse Mr. Darcy è un tantino di più).
In un clima permeato dalla presenza di sorelle-oche, bellimbusti in divisa, un cugino inquietante ereditario di casa Bennet (ma non poteva chiedere la mano di Mary?? li avrei visti molto bene insieme) e una Duchessa che, a mio parere, dovrebbe farsi i fatti suoi invece che quelli del nipote, ecco prender vita una delle storie più romantiche del panorama letterario inglese dell'Ottocento. Inutile che vi dica quanto mi sia piaciuto. Lo stile narrativo della Austen, scorrevole e provvisto di ironia nei confronti dei luoghi comuni dell'epoca, risulta molto piacevole e di facile comprensione.
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La scelta
Matched. La Scelta parla di una scelta. La scelta di seguire o meno un cammino preimpostato da altri. La scelta tra una vita "sicura" ed una, per così dire, "allo sbaraglio" che, nemmeno a dirlo, avrà delle ripercussioni su tutti quelli che ti stanno accanto.
In un futuro imprecisato, la Società decide ciò che è meglio per la vita, in ogni suo singolo aspetto, della popolazione. Un mondo in cui non ci sono possono esser più di 100 canzoni, poesie o opere d'arte. Un mondo in cui non si scrive più e in cui non c'è scelta. Nemmeno nella morte. Eh sì, perché la Società ha "programmato" la dipartita di ogni singolo individuo nel giorno dell'ottantesimo anno di vita.
La storia di Cassia Reys inizia col suo viaggio in aeronave in direzione del Banchetto di Abbinamento, in compagnia dell'amico Xander Thomas Carrow e dei rispettivi genitori. All'età di 17 anni, i giovani possono esser chiamati, qualora non avessero deciso di essere Single, per conoscere il proprio promesso (sposo o sposa). Ovviamente, grazie agli analisti, le coppie vengono formate esclusivamente tramite un meccanismo telematico in cui viene tenuto conto di aspetto fisico, psichico e scolastico/lavorativo.
Cassia viene abbinata a Xander ma, una volta a casa, al momento di guardare la microscheda (contenente i dati del ragazzo) le appare, per un momento, il volto di un giovane che conosce: Ky.
E' da questo momento in poi che Cassia inizia a rivalutare il sistema della Società e a porsi domande. Chi è il suo promesso? E' Xander, scelto dalla Società, oppure Ky, che a causa del passato del padre non può essere abbinato a nessuno?
Una storia davvero bella che ci dice di fermarci e ragionare con la nostra testa. Un romanzo in cui i personaggi non sono vampiri, mannari o altro. Personaggi che, nonostante le difficoltà, cercano di mantenere la propria indipendenza. A colpire è soprattutto l'idea di una Società che tiene in catene le persone in modo che non possano ribellarsi. In certi punti ho trovato queste idee piuttosto assurde. Tuttavia mi è piaciuto.
Durante la lettura mi è venuto in mente il film Equilibrium con Christian Bale e Sean Bean (vi consiglio di vederlo ^^).
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Green: epilogo di una saga
Alla fine siamo giunti al termine anche di questa saga. Sono contenta di aver avuto modo di conoscerla (tramite il consueto passaparola dei blog letterari ^^), di acquistarla e, ovviamente, di leggerla. Come ho già detto nella doppia recensione dei due capitoli precedenti, nel leggere la Trilogia delle Gemme mi sono ritrovata ad essere talmente coinvolta da lasciar perdere tutto il resto. Credetemi, non scherzo!
Tuttavia, come alla fine di un viaggio, un po' di dispiacere c'è. L'autrice ha creato dei personaggi talmente "veri" e vicini alla realtà di tutti i giorni (fatta eccezione per i salti nel tempo, ovviamente ^^) da farci affezionare ad essi. Inoltre, cosa non sempre facile nelle trilogie (o nelle serie più lunghe), è stata in grado di lasciare al lettore la possibilità di non rimanere deluso dall'inizio alla fine.
In quest'ultimo capitolo, ritroviamo Gwen alle prese con la delusione e l'amarezza provocata dal comportamento di Gideon, suo compagno nei viaggi nel tempo. Tuttavia, la nostra eroina dovrà andare avanti e cercare di compiere il suo dovere e, cosa ben più importante, il suo destino. Accanto a lei il simpaticissimo demone doccione Xemerius (vera rivelazione degli ultimi due capitoli della saga ^^) e l'amica Leslie.
Nonostante l'epilogo della storia tra i due giovani sia abbastanza scontata, trovo che sia stata descritta in modo talmente naturale da non pesare o annoiare. Vengono chiariti alcuni dubbi, svelati segreti e, tuttavia, questo capitolo lascia ancora delle cose in sospeso a cui, sarò sincera, non sono riuscita a trovare una risposta ^^ (perché, ad esempio, Gwen non parla a nessuno del suo dono?). Lo stile è semplice, molto realistico nei dialoghi e, sebbene sia un romanzo rivolto ad un pubblico adolescente, anche i più grandicelli lo troveranno davvero buono e piacevole.
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La ragazza templare
Ho acquistato questo romanzo mossa dalla curiosità di leggere una storia originale e piacevole. L'ambientazione londinese e la presenza dell'Ordine dei Templari, poi, hanno giocato un ruolo fondamentale nella mia scelta (nonostante l'idea: sarà il solito libro per adolescenti con angeli caduti, ecc.)
Come ogni romanzo young adult che si rispetti, troviamo i consueti temi: il rapporto contrastato tra genitori e figli, le amicizie, i primi innamoramenti, il dolore, ecc. Nonostante ci sia una sorta di triangolo, Devil's Kiss non ha, e non è, una storia d'amore! (Quindi non aspettatevi un paranormal romance alla Twilight!) Lo stile di Sarwat Chadda è piacevole, scorrevole e per nulla noioso, grazie anche all'accurata scelta di inserire brevi descrizioni alla narrazione. I capitoli sono brevi e, anche questo, permette una lettura davvero veloce.
Nonostante la trama e il soggetto, in sé, sia davvero buono, non mi hanno convinto molto i personaggi. Tralasciando Billi e Kay, e per certi versi anche Mike, ho trovato che gli altri personaggi non hanno trovato grande spazio in quanto a caratterizzazione. Spero di rivedere la mia idea nel leggere, prima o dopo, il seguito di questo romanzo che, ammetto, mi ha stupita. Infatti, ero convinta (grazie alla cover ingannevole) di sorbirmi un altro young adult alla Twilight. Fortunatamente no!
Devil's Kiss è un romanzo adatto non solo alle ragazze ma anche ai ragazzi (ci sono combattimenti, addestramenti...vi piacerà!) che, tratta anche temi delicati come la religione. Una lettura piacevole.
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Quando i sentimenti superano gli ostacoli
Persuasione è uno di quei classici della letteratura ci cui non ho mai sentito il bisogno di leggere. Vi sarà di certo capitato almeno una volta di trovarvi davanti ad un libro del genere. Tuttavia, qualcosa mi ha fatto cambiare idea. Vi starete chiedendo che cosa. Beh, mi è capitato di vedere la trasposizione cinematografica del 1995 e, lo ammetto, la storia mi ha colpito molto. Così sono andata in libreria ed ho acquistato il libro.
Il romanzo racconta la storia di Anne Elliot, una giovane donna inglese, figlia di un baronetto, dall'indole tranquilla e facile da persuadere. E' proprio quest'ultima caratteristica della giovane a dare il titolo all'opera. Innamorata di un giovane marinaio, viene sollecitata a rifiutare la sua proposta di matrimonio perché non all'altezza del tenore di vita della figlia di un baronetto. I due si perdono di vista per circa otto anni, durante i quali Anne non partecipa alla vita di società (grazie anche ad un padre e ad una sorella che la reputano inferiore per bellezza e carattere). Il caso vuole che i due si rincontrino, scoprendo, lungo la narrazione, che i sentimenti non sono stati affatto dimenticati.
Gli avvicendamenti ed i sentimenti che coinvolgono i vari personaggi, in modo particolare Anne e Frederich, sono descritti ed affrontati con una maggiore maturità rispetto ai precedenti romanzi dell'autrice. Non manca, tuttavia, la consueta ironia con cui vengono affrontati gli usi e costumi dell'epoca. La narrazione, ricca di descrizioni, risulta essere, a mio parere, piuttosto lenta. Tuttavia, come ogni romanzo della Austen, Persuasione è una di quelle opere che dovrebbero essere lette almeno una volta nella vita.
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Che gli Hunger games abbiano inizio
Se solo penso di aver tenuto in disparte questo romanzo (per quanto? un anno?) per così tanto tempo, perdendomi una delle letture più belle ed emozionanti che abbia mai fatto (nel genere ya), non riesco proprio a capacitarmene. Dopo averne letto molto in giro nella rete, credo sia stato il trailer della trasposizione cinematografica, uscito ad aprile nelle nostre sale, a darmi la "spinta" a leggerlo.
Una storia avvincente, per nulla banale o scontata, che cattura il lettore fin dalle primissime pagine. Senza alcun preambolo o sproloquio, i lettori entrano nella storia arrivando a provare, spesso, i sentimenti che animano i protagonisti (in più punti gli occhi mi sono diventati lucidi) sia felici che tristi. Inutile dirvi che i due protagonisti conquisteranno il vostro gradimento ^^. Tuttavia, il romanzo è costellato da personaggi interessanti che, nonostante le poche apparizioni, risultano davvero ben caratterizzati.
Grazie ad uno stile scorrevole, riuscirete a rimanere incollati alle pagine per diverse ore (non sto' scherzando) senza perdere l'attenzione, senza distrarvi. E' un romanzo che ti cattura e ti getta nella mischia degli Hunger Games come un'avventura interattiva. Un libro che consiglio, a chi ancora non l'ha fatto, di leggerlo. Non è il solito young adult con vampiri, licantropi, fate e quant'altro...è un romanzo d'avventura piuttosto intenso a cui non manca un pizzico di sentimentalismo e "romanticismo".
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Ritorno nell'arena
Dopo aver perso completamente la cognizione del tempo col primo capitolo, ero preoccupata che il secondo non fosse all'altezza delle mie aspettative. Mi sbagliavo. Nonostante un inizio un po' sottotono, ho trovato un seguito avvincente quasi quanto il primo romanzo, "Hunger Games".
I primi capitoli sono stati un po' pesanti. Ciò, a parer mio, è dovuto alla lentezza delle scene e all'analisi dei sentimenti che prova Katniss. Ammetto che in alcuni punti mi hanno logorato i nervi. Ancora non capisco quanto le ci voglia a capire che prova effettivamente qualcosa per Peeta! (se non si fosse capito sono una sostenitrice accanita del coprotagonista ^^) Ad ogni modo, il romanzo riprende brio non appena incontriamo il Presidente Snow intento a minacciare la protagonista. Cosa aggiungere ancora? Una lettura piacevole e un plauso all'autrice che è stata in grado di mantenere i livelli del precedente romanzo.
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Un serial killer all'Ariel College
La narrazione principe si avvale dell'ausilio di numerosi flashback per far capire al lettore come tutto sia iniziato (dal ritrovamento del corpo mutilato e decapitato della prima vittima) e come siano proseguite le indagini. Inizialmente, sarò sincera, ho trovato qualche difficoltà (sono rimasta spiazzata!) a seguire il racconto ma, una volta compresa la dinamica dei salti temporali è fatta. I personaggi sono ben caratterizzati così come l'ambientazione stessa. Nonostante molte parti ricordano film, libri o classici luoghi comuni dei thriller psicologici, sono rimasta colpita da questa prima opera di Ruth Newman. In un certo senso mi è sembrato di guardare una puntata della serie televisiva "Criminal Minds": sono rimasta incollata alle pagine sino alla fine (scontata).
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Una boccata d'aria fresca nel panorama ya
Anna vestita di sangue mi ha coinvolto nella lettura ma, purtroppo, mi ha dato anche la sensazione di rivedere un episodio di Supernatural (l'autostoppista iniziale, il padre ucciso, la fantomatica eredità di cacciatore, l'athame...). Cas, il protagonista, sembra la copia più giovane ed antipatica di Dean Winchester: l'ho trovato, a tratti, davvero irritante. Forse per quel suo modo di fare, per quell'aria di superiorità. Al contrario di Carmel che è stata una sorpresa: ero convinta di avere davanti la solita svampita e invece... mi sono ricreduta. Arriviamo alla nota clou: Anna. La vicenda ruota principalmente attorno a questa figura che, lo ammetto in un primo momento, mi ha fatto pensare a Carrie di Stephen King. Comunque, mi è piaciuta molto con quella sua dualità (feroce assassina vs. fantasma coi sensi di colpa) anche se, a dirvela tutta, avrei preferito che l'autrice si soffermasse un pochino di più su di lei, che la rendesse, in qualche modo, più partecipe della vicenda.
Tirando le somme su questa lettura, il soggetto è buono, nonostante gli stereotipi e la prevedibilità delle scene. Una lettura piacevole e veloce, grazie anche allo stile semplice e diretto utilizzato dall'autrice, ma non così horror come ci si può aspettare (almeno a mio parere). Cos'altro posso dire... aspetto la pubblicazione, in Italia, del secondo anche se... qualcosa mi dice che lo leggerò in lingua .
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Un "successo" della curiosità
Allora, parto col dire che, per quanto riguarda trama e stile narrativo, non è un capolavoro. Credo che il merito del successo di questa saga vada essenzialmente alla pubblicità che è girata attorno ad essa. Una pubblicità, basata anche sul passaparola, che ha spinto la gente a leggere i libri per pura e semplice curiosità per un tema tabù come il bdsm applicato ad una fan fiction su Twilight.
I personaggi sono visibilmente correlabili ai più noti Edward e Bella ma, a parte questo, non mi hanno detto assolutamente nulla: non sono caratterizzati minimamente.
La storia si concentra sulla loro relazione, basata su di un contratto che, per come la vedo io, mi farebbe scappare a gambe levate. Altroché assaporarne l'idea. Ana, dal mio punto di vista è un'idiota (scusate il termine). Insomma, cerchi il vero amore e t'invischi con Mr. Dominatore che, come dice lui, “Io non faccio l’amore: io fotto… senza pietà”, e lo vuoi pure portare sulla "retta via"? Mah. Le scene di sesso non mi hanno scandalizzata (pensavo molto peggio a dire il vero) ma, secondo me, hanno quasi totalmente coperto quel minimo di "storia" che avrebbe reso il libro più... uhm... completo.
Ho letto diverse recensioni in rete, pareri contrari e a favore. C'è chi sostiene che E.L. James sia riuscita a dar voce ai desideri erotici delle donne... sicuramente non i miei. Ad ogni modo, senza dilungarmi troppo, è una lettura veloce che piace o non piace. Nulla di impegnativo e nulla di così esaltante. Spero solo che uomini e ragazzi non inizino a pensare che, per far felici le donzelle, ci vogliano corde, frustini e sculacciate.
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- sì
- no
La storia di un viaggio
Il viaggio di un uomo che ha perso di vista i propri valori mettendo al primo posto il potere ed i soldi.
Un breve racconto, una favola che ci invita a fermarci e a riflettere sui valori che, spesso, perdiamo di vista. Quei valori importanti che ci permettono di vivere serenamente con noi stessi e con gli altri, che ci permettono di non fare affidamento su cose volatili come potere e ricchezza. Una lettura davvero bella che, grazie allo stile dell'autore, arriva dritto al cuore senza giri di parole.
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