Opinione scritta da McLennon
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No time for goodbye
Non è certo una sorpresa recensire molto positivamente un autore come Barclay, capace di regalare thriller sempre di ottima fattura, mai banali e anzi originali e dall'alto tasso di coinvolgimento e suspance.
Anche in questo caso, il libro in esame è un concentrato di ritmo, tensione e mistero che si lascia leggere tutto d'un fiato...gli eventi sono narrati secondo ritmi serrati, la trama risulta ingegnosa e accattivante, sempre in grado di tenero incollato il lettore.
Originale l'idea di far narrare le vicende della trama non al personaggio principale della storia, bensì di lasciarlo raccontare in terza persona al marito della protagonista, che pur partecipando in modo preponderante agli eventi che si susseguono non ne è il diretto interessato.
L'autore utilizza uno stile semplice ma allo stesso tempo fluente ed assai scorrevole e a mio parere è stato anche astuto nel congegnare un finale ad effetto, particolarmente commovente seppur leggermente prevedibile.
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Un inferno improbabile..
Mi spiace dirlo, perché Glenn Cooper ha scritto romanzi che personalmente sono piaciuti parecchio (e la foto del mio avatar ne è la prova), ma questa volta il risultato è poco convincente, se non a tratti imbarazzante.
La sensazione provata durante la lettura è quella di un miscuglio di deja-vu, un continuo sapore di riciclato, un miscuglio di storie che miscelano Divina Commedia con Dan Brown e Ritorno al futuro;
basta leggere le prime pagine e sentire parlare di CERN per inevitabilmente pensare ad "Angeli e Demoni"...
-ATTENZIONE SPOILER-
L'inferno narrato è a dir poco improbabile e assai poco credibile; l'autore l'ha popolato con il preciso intento di piazzare il colpo di scena (tentativo non riuscito tra l'altro) con personaggi storici buttati ì alla rinfusa quali Enrico VIII, Robespierre, Federico Barbarossa, Stalin, Garibaldi, Caravaggio senza una logica precisa e senza un filo conduttore plausibile.
Anche le vicende che compongono la trama appaiono un'abbozzata avventura alla Indiana Jones, una lotta contro il tempo scontata e priva di suspance, scadendo in alcuni tratti ai limiti del paradossale.
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Tutti amano l'omino dei gelati...
Libro inconsueto questo, per il Re.
Da praticamente ogni punto di vista ci troviamo di fronte a un romanzo dai contenuti, dallo stile, dalle tematiche e dalle atmosfere assai differenti a quelle a cui King ci ha abituato; di misterioso, di paranormale, di terrorizzante qui non c'è quasi nulla, a parte la follia omicida del personaggio da cui il titolo prende il nome...c'è casomai un macabro e scabroso rapporto che lega quest'ultimo alla madre.
E' strano pensare che una storia del genere scaturisca dalla penna dell'autore di It e Shining - solo per citarne due - in quanto appare più verosimile pensare che a scriverla sia stato un Deaver o un Connelly e forse per questo tante recensioni sono state di medio livello, forse con King si crea un'aspettativa sempre consona al marchio di fabbrica col quale è sempre stato contraddistinto, ovvero l'horror/thriller a sfondo paranormale.
A mio parere il libro è comunque piacevole e merita, in quanto garantisce ottimi livelli di suspance ed è popolato da una serie di personaggi ben caratterizzati e credibili: questo è uno dei tanti aspetti tipici della genialità del Re ossia avere una capacità innata e unica di rendere mostruosi e inquietanti personaggi e situazioni perfettamente anonimi e quotidiani.
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Michael Connelly
Dennis Lehane
Una storia di amicizia e di sentimenti
Romanzo un po' anomalo rispetto agli schemi e alle tematiche soliti all'autore..un libro che si compone di cinque atti, via via sempre più brevi (in termini di lunghezza), strettamente connessi l'un l'altro, il primo, forse, un po' più riuscito dei seguenti e un po' più misterioso e "paranormale".
King sviluppa la trama dipingendo perfettamente gli stati d'animo dei protagonisti e allo stesso tempo narrando le emozioni, gli ideali, le vittorie e le sconfitte di tutta un'epoca, quella degli adolescenti americani degli anni '60, del Vietnam e delle rivolte pacifiste.
Come precedentemente accennato il primo macro-racconto (per così definire il primo atto) è quello a mio parere più azzeccato e più interessante, anche perché condito del pizzico di soprannaturale tipico delle "ricette" letterarie del "Re", mentre i tre centrali li ho trovati un po' sottotono e in alcuni punti un po'
dispersivi, con il conclusivo invece, carico della giusta dose di pathos e emozioni.
Chi è alla ricerca di una storia alla "King" rimarrà leggermente deluso, qui non troviamo i canoni dell'horror e del thriller di opere quali "It" o "Shining" ma scopriamo un lato più "umano" del Re, più riflessivo e nostalgico che regala comunque un romanzo di ottimo livello.
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Mai fermarsi alle apparenze...
Dorn non sbaglia un colpo...
Almeno personalmente, ho trovato tutti i suoi thriller molto ispirati e carichi di una perfetta dose di suspance e adrenalina e anche in questo caso, con "Phobia" la formula adottata ha centrato in pieno il bersaglio.
Lo stile classico dell'autore mantiene le sue più che collaudate connotazioni: tanti e brevi capitoli, dotati di un ritmo e di un tasso di coinvolgimento altissimo, perfettamente incasellati e alternati tra di loro, che inchiodano gli occhi sulle pagine facendole scorrere che è un piacere...
La trama è ben congegnata e anche se non originalissima, offre a mio parere alcune interessanti tematiche tra le righe, risulta più profondo dei precedenti a livello di argomenti, regala spunti di riflessioni che vanno al di là della classica facciata del thriller psicologico classico.
Un romanzo che merita e che non deluderà chi è alla ricerca di una bella "botta" di adrenalina", sia chi è alla ricerca di un giallo dai toni forti e inquietanti.
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L'incubo di Redemption..
"Il vangelo secondo Satana" è stato una bella botta di suspance per me..quindi mi aspettavo qualcosa di simile in questo successivo romanzo di P.Graham e in parte così è stato, anche se le tinte della storia risultano un tantino meno macabre, seppur denotando aspetti particolarmente comunque inquietanti.
La partenza è col botto...ritmi serrati e ad altissimo tasso di adrenalina (l'autore tesse una trama più o meno volontariamente somigliante all'incipit di "Desperation" di Stephen King) che alternano flashback tra il passato e l'infanzia dei protagonisti nel carcere/lager di Redemption e presente (e qui mi sento di dire che si respira più di un omaggio a "It" sempre del Re del brivido).
L'autore dosa sapientemente i momenti di tensione snocciolando una narrazione dalle forti tinte thriller/horror, utilizzando uno stile particolarmente scorrevole e dalle forti connotazioni cinematografiche.
Qualche volta questi salti temporali spiazzano e forse rendono leggermente confuso il susseguirsi degli eventi, ma si tratta di un peccato veniale che non va ad inficiare il ritmo e l'adrenalina che rimangono sempre su livelli alti senza mai stancare o cadere nel banale o nello scontato.
In generale un ottimo libro per chi vuole passare qualche ora in compagnia di una storia agghiacciante e dalle tinte forti.
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"Non voglio essere una rockstar. Sarò una leggenda
Libro dalla grafica elegante e curatissima e dai contenuti (fotografici) eccezionali.
Le immagini sono veramente fantastiche, ottimamente impaginate e di grande qualità.
Dal punto di vista delle descrizioni e del contenuto, si tratta di una veloce carrellata della vita di Freddie, dove le didascalie alle foto costituiscono il valore aggiunto del libro.
Consiglio di affiancarlo alla lettura del libro di Peter Freestone "Freddie Mercury:una biografia intima" in modo tale da avere una panoramica generale dell'artista geniale e del personaggio umano che è stato.
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"Io so cosa ti spaventa a morte"...
Incuriosito dalle recensioni più che positive ho deciso di scoprire questo autore e devo ammettere di essermi imbattuto in un thriller di ottima fattura, intrigante, appassionante e coinvolgente.
Lo stile adottato dall'autore è di stampo chiaramente cinematografico e utilizza un linguaggio semplice e moderno...una moltitudine di dialoghi che vanno a comporre una lunga serie capitoli brevi e ottimamente interconnessi e alternati: ognuno termina con una sorta di collegamento con quello successivo, a tutto vantaggio della tensione che rimane per tutta la lettura su toni altissimi.
La trama si basa sul tema classico del serial killer ma con sottili e ingegnose variazioni che rendono accattivante il susseguirsi delle vicende narrate.
Lo consiglio anche io vivamente a chi è alla ricerca di un thriller dalle forti emozioni, che si fa leggere d'un fiato.
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LAZARUS
Un thriller di ottima fattura e una piacevole scoperta questo giovane autore inglese.
La partenza del romanzo è di quelle col "botto..subito la tensione è alta e la narrazione cattura assai piacevolmente il lettore per proseguire su livelli sempre carichi di grande suspance.
Lo stile è molto fluido e scorrevole, le vicende si susseguono con un ritmo sempre d'impatto e mai tedioso e la trama risulta abbastanza originale.
Se devo fare un piccolo appunto devo dire che dopo un partenza così misteriosa e interessante, verso tre quarti del romanzo gli avvenimenti narrati prendono una piega leggermente meno carica di quella vena inquietante così forte dell'inizio, scivolando un pochino su canoni classici del filone action thriller con vicende abbastanza prevedibili (questo però è un giudizio soggettivo che non va a intaccare l''ottima fattura del libro).
PS: Azzeccatissima l'immagine della caramella in copertina..
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Ottimo thriller nordico
Primo thriller che leggo della coppia di autori svedese (sotto lo pseudonimo di Lars Kepler) e piacevole sopresa.
Inuriosito dalle buone recensioni in merito ho deciso di iniziare con questo thriller che in realtà è una sorta di terzo volume delle inchieste dell'agente Joona Linna e devo dire di essermi trovato di fronte ad un ottimo thriller.
La trama è ben congegnata e particolarmente ispirata, pur presentando i classici canoni del serial killer psicopatico rinchiuso, del prigioniero che riesce a scappare, della inchiesta senza apparenti soluzioni..eppure il tutto è condito con uno stile narrativo estremamente incalzante e accattivante: numerosissimi (olte 170) brevi capitoli che catturano, si fondono e spingono il lettore a proseguire con quello immediatamente successivo.
La neve, il freddo e il buio sono elementi costanti che permeano tutte le ambientazioni descritte e contribuiscono in maniera particolarmente efficiente e realistica a rendere la storia ancor più cupa e misteriosa.
Forse in un paio di punti le vicende perdono leggermente di mordente e appaiono un po' forzate ma il tutto non va ad inficiare il piacere della lettura che seppur senza pretese, risulta sempre piacevole.
In generale lo consiglio a chi è alla ricerca di colpi di scena, di una trama appassionante e avvincente.
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Il maligno viene dalle viscere della terra...
Un romanzo leggermente sotto tono rispetto agli standard dell'autore, che parte forte, è di grande impatto ed è terrificante nel suo incedere lento e inquietante, ma che verso metà della trama si trasforma in un qualcosa di forse troppo forzato e soprannaturale, con un mordente lievemente insipido..
Lo stile di King non si discute, è un maestro nel destreggiarsi tra gli stati d'animo dei protagonisti e i colpi di scena che come sempre non mancano e il romanzo scorre che è una meraviglia, almeno fino a 3/4 della sua lunghezza per poi, però, perdersi un po' e sembra voler tirare le somme un po' precipitosamente.
Forse mi sarei aspettato di più dopo cotanto prorompente inizio e forse è stata un'occasione mancata per farne uno dei migliori libri del "Re", ma è un giudizio prettamente personale e soggettivo.
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It - Stephen King
Niceville - Carsten Stroud
illuminante...
Il tema della vita dopo la morte è il quesito per antonomasia per l'essere umano.
Ciascuno ha la propria idea in merito, ognuno di noi ha una sua percezione di quello che potrebbe esserci o non esserci oltre la "soglia".
In questo libro l'autore (eminente figura nel campo della scienza e della medicina) affronta il discorso analizzando numerosissime testimonianze di NDE (near death experience = esperienze di "pre-morte" o meglio di "estremo avvicinamento alla morte").
Quello che ne risulta è sconcertante.
Statisticamente parlando, tali esperienze risultano in modo impressionante simili indipendentemente dall'età, dal sesso, dal credo religioso o dalla provenienza geografica della persona testimone dell'evento.
Inoltre mette in luce scientificamente come tali episodi non possano essere legati in alcun modo a un estrema "allucinazione" o "visione" causata dal cervello in quanto avvenuti in stati di encefalogramma piatto se non addirittura dopo minuti di arresto cardiaco e quindi senza alcuna possibilità di ossigenazione cerebrale e quindi attività neurologica.
Ma c'è di più..le persone che riferiscono tali esperienze raccontano eventi impossibili da spiegare come ad esempio fatti accaduti in stanze distanti dal loro corpo se non avvenuti a chilometri.
I fatti sono riportati in modo analitico e esposti con rigore snocciolando percentuali e delucidazioni dal carattere scientifico, al contrario di chi possa credere che sia l'ennesima favola da psuedo-medium o veggenti con l'intenzione di lucrare sull'argomento.
Insieme alle opere di R.Moody, personalmente è stato di grande conforto e ha contribuito a farmi vedere in modo leggermente diverso l'enorme e prezioso dono che è la Vita, soprattutto dopo un'enorme perdita come quella di un genitore..dopo aver letto questo e altri libri sull'argomento, la mia idea è che ad attenderci, alla fine, ci sia veramente un posto bellissimo.
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Kenneth Ring
Melvin Morse
Elizabeth Kubler Ross
L'incubo di Jerusalem's Lot
In questa sua seconda opera, il "Re" del brivido mette in scena la tematica che costituirà l'ossatura, il pilastro portante di tutta la sua successiva produzione: l'eterna lotta tra bene e il male e l'irrefrenabile peculiarità di quest'ultimo di trovare sempre una strada per insinuarsi nel mondo reale.
Lo stile dell'autore è un po' acerbo se paragonato ad alcuni dei suoi capolavori seguenti, ma cattura sin dalle prime righe e procede con ritmo incalzante fino alla fine, senza incappare in momenti di stallo e senza dilungarsi in parti prolisse e narrativamente prive di suspance.
Il terrore permea tutta la trama dell'opera e l'atmosfera descritta dipinge perfettamente il paesaggio lugubre e macabro di Salem's lot, fin quasi a farci assaporare l'aria tetra e opprimente che lo pervade.
Immancabile poi la presenza del soprannaturale che, per alcuni potrebbe risultare assurda ma che a mio parere è dotata di una resa emotiva di grande effetto: sin da queste prime scritture King mostra tutto il suo potenziale.
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..Non c'è nulla di cui aver paura...
Mi dispiace dirlo..ma stavolta il Re, a mio parere, ha commesso un errore.
Perché, soprattutto a così tanti anni di distanza, è un'impresa titanica trovare un degno seguito a un'opera monumentale quale "The Shining"...ci vuole una trama coi fiocchi e spunti in gradi di tener testa alla qualità dell'opera di riferimento e questo non è certo il caso di Doctor Sleep.
E' vero, gli ingredienti per un thriller/horror di buona fattura ci sono, ma risultano poco incisivi e con scarso mordente, niente a che vedere con la suspance e il terrore che regnava ai tempi dell'Overlook Hotel.
Inoltre, gli elementi che collegano tra loro i due romanzi sono assai pochi e risultano quasi essere un mero pretesto per reputarli un il seguito dell'altro.
Cambiasse il nome del protagonista (Daniel Torrance) e la luccicanza venisse chiamata semplicemente "telepatia" potrebbe essere benissimo una storia a sè.
Lo stile dell'autore è come sempre di alto livello, capace di trascinare il lettore all'interno delle vicende narrate e catapultandolo fra le righe della sua creazione senza però avere quel tocco speciale da renderlo inconfondibilmente "alla King" - e forse qui nasce il sospetto dell'ausilio di qualche ghostwriter...
Resta comunque sia una piacevole lettura, a tratti commovente e a tratti agghiacciante, come del resto quasi tutti i romanzi dell'autore del Maine e mi sento di consigliarlo anche a chi non ha letto il capitolo precedente, essendone profondamente slegato, un mondo a sé stante.
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"Nulla è destinato, sulla terra, a durare x sempre
"Ieri notte a tarda ora,
i Tommyknockers, i Tommyknockers
hanno bussato e oggi ancora,
Vorrei uscire, ma non so se posso,
Per la paura che m'hanno messo addosso!"
Non so per quale motivo..ma un po' a causa della copertina, un po' a causa del nomignolo (Tommyknockers appunto) ho sempre avuto l'impressione che questo romanzo avesse come protagonisti strani e diabolici folletti della foresta..ebbene niente di più sbagliato.
Il libro parla di UFO.
E ammetto di aver notato più di un'analogia con il successivo The Dome, sempre del Re, del 2009.
E' un libro molto corposo, ma come sempre lo stile di King cattura e accompagna il lettore attraverso un viaggio incredibile e agghiacciante, geniale nella sua idea.
Senza dilungarmi sulla trama, vorrei sottolineare ancora una volta la grandezza dell'autore nel miscelare momenti di tensione e suspance a momenti commoventi, in grado di rapire, a storie fatte di odio di amore e di amicizia in un mix assolutamente fluido e scorrevole, mai prolisso.
Forse rispetto alle altre sue opere, il Re qui forse riesce meno ad affascinare construendo una trama solida ma con dosi di pathos che non raggiungono di certo le vette di altre sue opere (vedi Shining, It o 22/11/1963...per citarne alcuni) ma in ogni caso ci offrono un'ottimo libro dal sapore horror/fantascientifico.
La suddivisione dei capitoli è stata a mio parere una scelta azzecatissima, ognuno infatti (a parte un paio di lughezza superiore) risulta composto da poche pagine, a voler spezzare gli eventi narrati e a tenere sempre vivi l'interesse nel lettore.
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Insospettabile..
Un buon thriller che affascina sin dall'inizio ma che, nel proseguire della trama, perde un po' di mordente e quel senso di mistero che aleggia nelle prime pagine, stabilizzandosi sul filone classico del genere giallo americano.
La scrittura di Barclay è infarcita di dialoghi che mi sento di affermare, costituiscono il novanta per cento dell'intero romanzo e che danno un taglio alle vicende molto cinematografico mantenendo i ritmi serratissimi e su alti livelli.
Un'appunto che mi sento di fare a questo libro riguarda il finale, che, pur risultando piuttosto prevedibile, arriva in modo a mio parere brusco, interrompendo d'impeto la narrazione (ma forse la cosa è deliberatamente voluta dall'autore)...
In generale lo consiglio se si è alla ricerca di un thriller di buona fattura, senza troppe pretese e che si fa leggere molto volentieri e appasisona.
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Epico e monumentale
Con questo romanzo storico ci troviamo di fronte ad un'opera di spessore, profonda, corale, epica, che racchiude storia, amore, odio, sotterfugi, inganni, forti emozioni.
Risulta difficile descrivere la maestosità dell'opera di Follett che abbraccia quaranta anni di narrazione, tutta imperniata attorno alla costruzione della cattedrale di Kingsbury e ai personaggi che ne partecipano.
Come nel caso delle due opere dello stesso autore già recensite dal sottoscritto, riguardanti la trilogia sulle guerre mondiali, la quantità di eventi narrati è impressionante e la maestria di Follett è stata quella di saperli rendere sempre avvincenti, accattivanti, di donare alla trama un qualcosa sempre incalzante, coinvolgente che spinge a leggere "ancora un'altra pagina..."
E' impossibile non addentrarci emotivamente all'interno della narrazione, non addentrarci fra le strade che attraversano le città di Shiring e Knigsbury, non immaginarci assistere ai dialoghi fra i vari personaggi che popolano questo romanzo epico così come esimerci dall'amarne alcuni e odiarne fortemente altri, grazie alla caratterizzazione impeccabile e magistrale dei protagonisti.
Pur essendo un romanzo da milleduecento pagine circa, non ho trovato un solo momento in cui sia risultato prolisso o in cui la tensione narrativa sia scemata o calata di livello, per tutta la durata dell'opera l'attenzione e la curiosità nello scoprire "cosa succede dopo" è sempre stata una costante come è giusto che ci si aspetti da uno dei migliori libri degli ultimi trent'anni...
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Il lato oscuro di ognuno di noi
Dopo aver letto tutti gli altri suoi romanzi temevo cadesse nel ripetitivo e scemasse di qualità e invece, pur sempre affrontando tematiche legate alla follia e alla psichiatria, Dorn snocciola un thriller originale, spiazzante, avvincente.
La trama è un susseguirsi di colpi di scena, di false piste, di indizi fuorvianti che alla fine si ricompongono in un puzzle chiaro e definito, inatteso.
Lo stile dell'autore è attuale, moderno, scorrevolissimo, forse fin troppo semplice ma allo stesso tempo cattura l'attenzione del lettore, risucchiandolo nel turbinio degli eventi narrati che si susseguono con ritmi incalzanti e avvincenti.
E' un'ennesima conferma da parte di questo autore che non riesce proprio a deludere.
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La Chiesa e i suoi segreti
Un thriller sulla falsariga dei romanzi di Dan Brown, con una trama ben intessuta all'interno dei complotti più celati e nascosti della Chiesa Cattolica.
Lo stile di Berry è assai scorrevole, fluente, accattivante e alterna con giusto equilibrio l'attenzione sui vari luoghi nei quali si snodano le vicende narrate, senza mai essere tedioso o fuorviante: il lettore trova sempre uno spunto per proseguire con la lettura e difatti la fine è stata raggiunta in breve tempo.
E' anche un romanzo che cela una morale poi nemmeno tanto nascosta tra le righe: quella della redenzione e della necessità di cambiamento (più o meno condivisibile) da parte della Chiesa dei giorni d'oggi.
In generale lo reputo un buon romanzo, accattivante e istruttivo su alcuni riti e cerimoniali che accompagnano la vita all'interno del Vaticano.
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"Sono la tua ammiratrice numero uno..."
E' uno dei romanzi dove il Re esprime a mio parere in modo migliore la sua vena horror, perchè si tratta di una vicenda assolutamente possibile e credibile, senza nulla di paranormale, terrificante per la sua "normalità".
King costruisce quasi interamente e con grande maestria tutta la storia ambientandola tra le mura domestiche (anzi direi quasi prettamente le mura della stanza del letto di Paul) e con grande maestria riesce a tenere la tensione ad un livello altissimo pur avendo a disposizione quasi esclusivamente dialoghi tra Paul e Annie e un ambiente ristretto nel quale dipanare la trama.
Le pagine scorrono veloci e la suspance come detto è ai massimi livelli: assistiamo ad una storia agghiacciante e terrificante, un incubo tremendo nel quale il protagonista è la follia umana: in particolar modo la caratterizzazione del personaggio psicopatico di Annie è magistrale e inquietante.
Come quasi tutte le opere del "Maestro" del brivido anche MIsery è un romanzo attualissimo: gli eventi narrati non hanno tempo e il libro potrebbe senza alcun problema esser stato scritto adesso senza che nessuno possa notarlo.
Consigliatissimo a chi è alla ricerca di una bella dose di tensione e brivido...
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un incubo in crescendo..
Sono pochi i libri capaci di catapultarci in un certo contesto e di farci vivere le esperienze narrate come se noi stessi facessimo parte della trama...uno di questi è certamente Shining del "Maestro" dell'horror.
Sì, perchè il tasso di suspance e di "partecipazione" del lettore in questo romanzo si attesta su livelli vertiginosi: si viene catapultati all'interno della scena quasi fossimo noi i registi del "film" a cui stiamo assistendo durante la lettura.
La narrazione è un percorso nei meandri delle tenebre, un continuo scendere nell'oscurità della mente umana condito da un crescendo di follia, scaturita dai fantasmi che albergano all'Overlook Hotel e dal male che - tematica classica del repertorio di King - cerca ogni occasione e ogni strumento possibile per manifestarsi.
Pilastro fondamentale della storia è l'aura, il luccichio (peccato che il termine non traduca appieno il significato della controparte inglese del titolo) posseduto dal piccolo Danny, figlio di Jack e Wendy Torrance, ossia la sua capacità di percezione e di lettura del pensiero e degli avvenimenti del futuro.
Lo stile dell'autore cattura dalla prima riga e ha una capacità incredibile di trasmettere nel lettore le stesse tonalità macabre e oscure che permeano le vicende narrate: il livello a mio parere è eccelso e dotato di una modernità disarmante pensando che ci troviamo davanti a un'opera del 1977 - un esempio: gli intemezzi fra parentesi posti all'improvviso a indicare i flashback o i deliri dei personaggi ...
Il libro differisce in diversi aspetti rispetto al capolavoro cinematografico del maestro Kubrick soprattuto nel finale assolutamente diverso da quello del film e sinceramente ho apprezzato più la versione letteraria di quella su grande schermo.
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Dono o maledizione?
King, come più volte ho sottolineato, è dotato di una maestria unica nel ricreare atmosfere pananormali ricche di suspance e di tensione ad altissimo livello allo stesso tempo però, tingendole di grande naturalezza e realismo.
E' il caso della storia di John Smith, uomo comune dal nome comunissimo, che un giorno della sua infanzia, mentre si trova nel bel mezzo di un pomeriggio di svago a pattinare sul lago ghiacciato della sua città, cade e batte la testa riportando quella che all'apparenza sembra una contusione da niente.
Da quel momento però John comincia ad avere delle specie di sensazioni, offuscate e vaghe, che gli donano una capacità di vedere gli avvenimenti futuri e cade in una specie di trance ogniqualvolta ne sperimenta una.
Visioni che esplodono in vera e propria capacità di veggenza in seguito ad un terribile incidente automobilistico di cui è nuovamente vittima anni più tardi, al quale riesce a sopravvivere per miracolo.
La vita a questo punto diventa per lui una sorta di inferno perchè quel dono che all'apparenza sembra la chiave per l'immortalità si tramuta in un incubo; ogni percezione ha dei lati oscuri e terrificanti, e John giustifica la cosa affermando che è a causa della "zona morta" ossia quella parte del suo cervello che è stata lesa prima durante la sua infanzia e poi nello scontro automobilistico.
Per alleviare quindi tale fardello deciderà quindi di sfruttare le sue doti paranoramali per aiutare a risolvere efferati crimini locali e successivamente una minaccia ancor più grande..
Al di là di quella che può essere una buona trama, coinvolgente e di grande suspance, il "Re" nasconde (neanche poi più di tanto) tematiche assai più profonde e caratteristiche della sua biografia: l'ineluttabilità del destino che si manifesta nelle maniere più strane e imprevedibili ma che raggiunge sempre il suo scopo finale, l'eterna lotta tra bene e male, la capacità di quest'ultimo di trovare sempre una via per manifestarsi, la buona fede che finisce col rivelarsi disastrosa, la redenzione.
Il romanzo, come spesso accade quando si parla di King, riesce ad essere di un'attualità disarmante pur essendo stato scritto sul finire degli anni settanta e lo stile lascia senza respiro fino all'ultima pagina, permeando ogni singola riga con un senso di inquietudine e di tensione unici: mai una parola di troppo o un passaggio prolisso, mai una frase fuori posto.
Tutto è voluto e tutto concorre al fine ultimo.
Un libro fantastico, a mio parere tra i suoi migliori.
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SUNSET
E' l'affascinante storia di una donna, Sunset (tramonto), che negli anni della depressione Americana, si ritrova a essere lo sceriffo a capo della comunità locale dopo aver assassinato il proprio marito che la molestava ripetutamente.
Viene quindi a conoscenza del ritrovamento di un cadavere nel campo di uno dei coltivatori neri del villaggio e piomba in una serie di retroscena dai risvolti inquietanti.
Lo stile di Lansdale è unico, un mix di ironia e allo stesso tempo di realismo e tensione unico, dai dialoghi fulminanti e dalla battuta sempre pronta.
La trama scorre che è un piacere, il lettore è sempre invogliato a proseguire con le pagine per avventurarsi in un gran bel romanzo, dalle tinte "rosse" come la terra del Texas e i capelli della protagonista..
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metafora della vita
Il "Re" è uno scrittore straordinario perchè come pochi ha saputo essere un precursore capace di scrivere romanzi di un'attualità impressionante anche a trent'anni (e più) di distanza.
E' il caso di questa storia, che inizia senza tanti preamboli con i preparativi per l'imminente partenza della Marcia che le dà il titolo, un reality show il cui premio (per l'unico vincitore) sarà ciò che egli desidera, per tutta la sua restante vita.
L'atmosfera che si respira sin da subito è quella di una società Orwelliana, un mondo assurdo nel quale il mondo è regolamentato dalle cosiddette "Squadre", in cui sembra normale che l'eliminazione di un concorrente da un gioco a premi avvenga tramite fucilazione.Perchè è così che avviene durante "La Lunga Marcia", nessuno si può fermare pena una immediata ammonizione che, se ripetuta per tre volte, si trasforma in "congedo" ossia mediante fucilazione seduta stante, ad opera di impassibili soldati che scortano i concorrenri lungo tutto il tragitto.
Una lettura che all'apparenza può risulare leggera, forse dalla trama banale, ma a mio parere tra le righe va sottolineata la volontà dell'autore di ricreare quella che è la trasposizione metaforica dell'esistenza umana, dove regna il concetto di "Mors tua vita mea" attraverso un'analisi introspettiva dei personaggi, tentati dall'aiutarsi reciprocamente e, allo stesso tempo, rosi dal desiderio di vittoria e di sopravvivenza a scapito del prossimo.
Lo stile del "Re" è fluente, scorrevole, ricco di suspance e cattura in un crescendo di emozioni fino all'ultima pagina: non rientra nella cerchia delle sue opere migliori ma si attesta su standard di alto livello.
Senza svelare niente, poi, il finale è prettamente alla "King"...
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I mitici Hap e Leonard..
Libro che alterna diversi stili narrativi, destreggiandosi dal classico giallo/thriller al poliziesco, il tutto condito con sprazzi di pura comicità e ironia.
Trama abbastanza lineare, ma a farla da padrone è la straordinaria caratterizzazione dei due protagonisti ossia Hap e Leonard, due amici che scelgono di investigare su una macabra scoperta ossia il ritrovamento, durante la sistemazione della casa avuta in eredità da uno zio, di un piccolo scheletro, verosimilmente di un bambino.
I dialoghi sono al vetriolo e, in diversi punti le battute fra i due e fra gli altri personaggi della storia risultano irresistibili tanto da farci affezionare a loro fino la soluzione del caso per poi farcene sentire la mancanza.
Il ritmo è incalzante fino all'ultima riga, non ho riscontrato momenti in cui l'attenzione sia piombata in fase di stallo o abbia perso smalto: il romanzo si fa leggere alla svelta e assai piacevolmente.
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Un'esperienza mistica
Devo dire di essermi approcciato a questo libro aspettandomi di leggere un classico thriller stile americano, con la scomparsa di una bimba ad opera del serial killer di turno...ebbene è vero, questo è quello che accade nella prima parte della trama: ma ad un certo punto tutto cambia radicalmente e la storia diventa un viaggio all'interno dell'io e dell'anima del protagonista.
Senza svelare il modo e le figure che lo caratterizzano voglio solo dire che il cambio di trama e di stile narrativo è stato per me del tutto inatteso e allo stesso tempo azzeccatissimo.
L'autore ci conduce attraverso un viaggio di redenzione e di perdono, cercando di dare una risposta ai tanti quesiti umani, soprattutto a quelli più difficili quali capire il disegno di Dio ed il suo amore di fronte ad una tragedia quale la morte di un innocente, di un bambino, il tutto con uno stile semplice, fraterno oserei dire, senza troppe pretese filosofiche.
E' un romanzo che offre parecchi spunti di riflessione e risulta essere un tentativo a mio parere riuscito di smuovere quelle che sono le nostre convinzioni più accese per cercare di comprendere quello che magari è un disegno più grande, al di fuori delle nostre presunzioni di conoscenza.
Ha saputo regalarmi suspance, tristezza, commozione e gioia in un contesto di facile lettura, dallo stile scorrevole e semplice che si legge assai rapidamente e piacevolmente.
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festina lente..
Un libro assai piacevole e scorrevole, indubbiamente carico di sapore fantastico e ambientato in epoca moderna.
L'autore ha utilizzato uno stile di scrittura assai fluente, diretto e scorrevole, farcito di dialoghi e dal ritmo sempre elevato, intessendo una trama originale e assai accattivante.
L'attenzione del lettore è catturata da ogni pagina grazie ad un crescendo di colpi di scena e di episodi inaspettati, che solo nel finale risultano chiarificatori.
Lo consiglio per una lettura spensierata e leggera in quanto lo reputo un libro che si fa leggere benissimo e molto velocemente.
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La fattoria dei Beckett..
E' un thriller dalle tinte oscure questo della Link, una trama assai probabile e verosimile, ed è proprio questo che la rende appassionane e struggente allo stesso tempo.
Presente e passato si alternato e si avvicendano scanditi da misteriosi omicidi e fantasmi che riemergono dal tempo in una trama ben congegnata e accattivante.
La storia di Fiona è quella su cui ruota tutta la vicenda..è lei la protagonista a cui tutti gli eventi finiscono con l'essere collegati e la fattoria dei Beckett il luogo dove tutto accade.
La storia è stata condita con una buona dose di suspance, di atmosfere cupe e tenebrose, con toni di grande impatto emotivo e sentimentale e la lettura è stata sempre fortemente di impatto e appassionante.
Un romanzo che colpisce e che lascia il segno.
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Noir dalla metropoli alla provincia..
Attratto principalmente dalla mia passione per i Beatles, mi sono immerso nella lettura di questo libro di Grugni e tirando le conclusioni l'ho trovato accattivante..scritto in uno stile "metropolitano" e moderno, a volte crudo, a volte sentimentale e certe noir.
Una prima sezione narra le vicende di Tommaso Matera, da insegnante di provincia a semiologo collaboratore della Polizia e delle sue esperienze con efferati omicidi nella capitale lombarda.
Stanco di questa vita sceglie di abbandonare tutto e trasferirsi in quel di Volate, nella provincia Comasca ma l'ottocentesca villa che sceglie di affittare si rivela custodire un oscuro e inquietante segreto.
A questo si aggiunge il passato, che credeva di essersi lasciato alle spalle, che torna a tormentarlo in modo atroce e sconvolgente...il tutto scandito da indizi che hanno fin troppo evidenti connessioni con alcuni testi delle canzoni dei Fab Four, sua enorme passione..
E' un romanzo che si legge assai alla svelta, scorrevole e con colpi di scena imprevedibili e lo consiglio per una lettura senza troppe pretese.
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Il bene ed il male ovvero lo yin e lo yang..
Carrisi con "L'ipotesi del male" affronta la narrazione con un taglio ancor più internazionale rispetto ai suoi romanzi precedenti, decisione evidente già dalla scelta di utilizzare nomi inglesi per i suoi personaggi e di ambientarne le vicende in locations al di fuori del nostro Bel Paese.
Per tutta la durata della storia l'autore è stato accurato nel tingere di chiaroscuro la narrazione, in perfetta sintonia con il concetto celato tra le righe, ossia che esista un confine quasi impercettibile tra bene e male, tra luce e tenebre esista che ognuno esista solamente in funzione dell'altro.
La trama è molto ispirata, da subito ci si immerge tra le vicende dei protagonisti e con loro si vive pagina dopo pagina ogni sentimento ed ogni fobia..ogni personaggio è ottimamente caratterizzato: dall'agente Mila al reietto Simon Berish, dal "Giudice" al capitano Stephanopulos.
Lo stile narrativo dell'autore è, come ho già espresso in merito a "Il tribunale delle anime", particolarmente cinematografico (la trama stessa a mio parere sarebbe perfetta per il grande schermo).
Numerosi e imprevisti sono i colpi di scena presenti e gli intelligenti "depistaggi" narrativi che regalano un'esperienza di lettura particolarmente coinvolgente e avvincente.
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Uccidimi....
Primo romanzo di Carrisi che mi accingo a leggere e giudizio senza dubbio positivo: l'autore ha tessuto una trama a mio parere originale e ingegnosa, molto accattivante e coinvolgente.
Esiste una società segreta ecclesiastica che, basandosi sulle confessioni dei penitenti, sceglie nei casi più cruenti di omicidio di opporsi al siglillo sacramentale e, tramite suoi agenti in incognito, di indagare in merito.
La storia è scandita dall'alternanza narrativa delle vicende dei protagonisti che alla fine intraprendono un filo logico che li accomuna e fa intersecare le loro vite.
Lo stile dell'autore mi ha ricordato molto gli scrittori statunitensi avendo un tratto fortemente cinematografico, dal ritmo serrato, incalzante e fortemente coinvolgente...uno stile molto alla Connelly o alla Deaver e a volte un mix tra i due - cosa quindi da me apprezzatissima.
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Mah...
La storia tra Mattia e Alice è sofferta, sono due poli che si attraggono senza mai riuscire a toccarsi, sono vittime di un dramma che li ha menomati ma che allo stesso tempo li rende unici; in generale il romanzo trasmette un profondo senso di malinconia ed è pervaso da una generale sensazione di infelicità.
Nel complesso non mi ha entusiasmato..non so..non mi ha catturato vuoi per la trama che ho trovato inconcludente, vuoi per lo stile narrativo che mi è parso lento a parte qualche sporadico caso soprattutto all'inizio subito dopo la sparizione di Matilde; tuttavia è risultato una lettura scorrevole e fluente.
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Un thriller coi fiocchi ..
Una gran bella sorpresa questo romanzo di Linwood Barclay, un thriller mozzafiato dalla tensione altissima, capace di catturare dalla prima all'ultima pagina in un crescendo di adrenalina e suspance (ne è garanzia il commento di Stephen King in merito, riportato direttamente in copertina).
Abilissimo l'autore nel depistare il lettore durante il susseguirsi della trama, fuorviandolo con diversi colpi di scena e intrecci ingegnosi che solo alla fine si snodano e risultano chiarificatori.
Ho percepito anche tra le righe un senso più profondo della storia...un quesito sulla morale umana, così debole e facilmente corruttibile dal denaro ma anche così capace di sapersi redimere.
Lo stile di Linwood è assai fluente e l epagine quasi si girano da sole tanto è appassionante la lettura: i personaggi sono ben caratterizzati e hanno tutti un'ottima personalità e credibilità.
In definitiva uno dei migliori thriller che abbia letto negli ultimi mesi...
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bond o indiana Jones?
Appassionante romanzo del sapore orientale, un mix tra lo spionaggio e l'avventura, dalla penna di quel maestro di Follett, abilissimo nel dare vita a personaggi dotati di grande spessore e carisma, tessendo una trama ricca di intrecci e coincidenze come solo lui sa fare.
La narrazione è coinvolgente per tutta la durata della storia; ci si affeziona facilmente ai protagonisti della storia e con loro si rivive un'avventura caratterizzata da parecchi colpi di scena e da un tasso di suspance sempre elevato.
Lo stile dell'autore è particolarmente scorrevole e ispirato: i personaggi (Wandam, Alex e Sonja su tutti) convincono e risultano essere assai credibili e ottimamente caratterizzati.
La lettura è consigliata chiunque voglia assaporare una piacevole storia sullo sfondo del mistico Egitto agli albori della seconda guerra mondiale, senza troppe pretese, ma risultando appassionante e godibile.
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Trovami...
Thriller ben congegnato, che parte dal ritrovamento di quella che all'apparenza è una mummia millenaria ma che ben presto assume connotazioni misteriose e inquietanti..
Lo stile dell'autrice, che qui mi ritrovo a leggere per la prima volta, è assai scorrevole e cattura piacevolmente nel fluire degli eventi narrati: non ho mai percepito momenti di "stallo" nel susseguirsi della trama anzi, la fine è arrivata velocemente grazie a una ottima intelaiatura e colpi di scena orchestrati a dovere e saggiamente collcati al suo interno.
Mi è parso un mix tra un Jeffery Deaver del periodo Kathryn Dance e una Patricia Cornwell (soprattutto nei personaggi di stampo poliziesco) e mi sento di consigliarlo ad appassionati del genere e non, perchè è un romanzo intrigante anche se dai risvolti macabri in certe descrizioni, ma col giusto apporto di pathos e di tensione che non devono mancare in libri di questo genere.
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Patricia Cornwell
Michael Connelly
L'ipnosi come tramite...
E' il primo romanzo che mi accingo a leggere di questo autore, acclamato come uno dei maestri del brivido e, ahimè scomparso da poco: un libro che va in crescendo, una tensione che si solleva fino all'ultima pagina in un turbine di adrenalina e mistero..
Magistrale la capacità dell'autore di sfruttare come location una tranquilla via di una qualsiasi tranquilla cittadina americana per scatenare un'incubo che travolgerà la famiglia del protagonista e il vicinato: è proprio la normalità e la routine quotidiana in cui si inserisce la vicenda che restituisce un aspetto ancor più inquietante alla trama.
Il suo stile è scorrevolissimo e le pagine avanzano quasi automaticamente tanto coinvolgente è la trama e il pathos che le pervade.
Consigliato agli amanti del genere horror/thriller sicuramente..ma anche a chi è alla ricerca di emozioni forti..
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Dan Simmons
Un viaggio nel buio, una prospettiva agghiacciante
Il tema trattato da questo libro è uno di quelli "pesanti" e "pericolosi": esiste veramente Dio? Quello che la Chiesa nei secoli ci ha comunicato, fatto credere, corrisponde alla realtà dei fatti?
In chiave romanzata e ovviamente di pura fantasia l'argomento viene sfruttato per intelaiare una trama a dir poco avvincente e coinvolgente.
Senza dilungarmi troppo su di essa, come del resto evito quasi sempre di fare, vorrei segnalare che diverse parti della narrazione sono assai cruente e poco adatte ai "deboli di cuore", tanto macabre sono le descrizioni delle malvagità e dell'operato dei seguaci della "Bestia".
E' un viaggio verso l'oscuro, una vertiginosa caduta nel limbo e la sensazione che avvolge l'intera trama fino all'ultima riga è di assoluta tenebrosità.
Trattandosi di opera di pura immaginazione e dovendo escogitare colpi di scena "ad effetto", è chiaro che non mancano episodi forse al limite dell'assurdo e dell'inverosimile ma è pur vero che sono proprio essi ad imprimere alla narrazione quel senso di esoterismo e paura che mantengono saldo il lettore alle pagine, con uno stile scorrevolissimo e mai tedioso.
Se siete alla ricerca di uno di quei libri che vi regali forti emozioni siete su un titolo perfetto: non vedrete l'ora di ritornare a riprenderne la lettura non appena lo chiuderete.
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Glenn Cooper
Stephen King
La terra della Gioia.
Romanzo atipico del "Re", per lo meno per chi si aspetta il classico King re dell'orrore e del thriller.
Ha una componente molto "emotiva" e verte spiccatamente sui sentimenti che si instaurano fra il protagonista Devin e gli altri personaggi: in questo mi ha ricordato in qualche modo "Duma Key" forse anche per l'ambientazione a ridosso del mare e del modo in cui avviene l'incontro con Annie e Mike.
La componente sovrannaturale classica del maestro non manca, ma qui è passa quasi in secondo piano..la trama sembra cedere il passo più al fattore sentimentale, affettivo e pare fungere da mero pretesto per giustificare il legame tra Devin e il ragazzino malato.
Lo stile dell'autore è come sempre impeccabile, scorrevole e incalzante..la scrittura è fluida, priva di punti morti e mai scema nel prolisso anzi, il ritmo e il susseguirsi degli eventi tiene sempre alto l'interesse del lettore fino all'ultima riga.
Forse è vero, in qualche punto la trama pare essere un tantino incostante e mancante di qualche passaggio chiarificatore..forse una mossa editoriale per evitare di pubblicare un'opera troppo corposa e più commerciale, ma nulla che possa pregiudicare la piacevolezza di questo romanzo.
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31 consigli per diventare un vero scrittore..
..."Andrò in ordine decrescente.
Consiglio numero 31: il primo capitolo è fondamentale, Marcus.
Se ai lettori non piace, non leggono il resto del libro.
Tu come intendi cominciare il tuo?”
“Non lo so, Harry. Pensi che un giorno ci riuscirò?”
“A fare cosa?”
“A scrivere un libro.”
“Ne sono certo.”
"La verità sul caso Harry Quebert" è un romanzo forte, denso di emozioni, saturo di sentimenti e di passioni: non solo di amore, ma anche di odio, di amicizia, di follia, di dolore.
E' un romanzo sulla fragilità dell'uomo, sulla sua indole debole, incapace di farsi guidare dal raziocinio preferendo cedere al richiamo dell'anima e del cuore, disposto a tutto pur di difendere le proprie bramosie.
E' capace di commuovere, di appassionare, di farci odiare e farci adorare i suoi protagonisti e alla fine, lascia veramente un senso di vuoto e di nostalgia.
Lo stile adottato è semplice e fortemente improntato sui dialoghi dal taglio serrato e fortemente cinematografico: ciò rende assai scorrevole la lettura e fluente lo scorrere della narrazione.
E' un libro dai molteplici colpi di scena...veramente parecchi e fuorvianti assicurano una suspence sempre di altissimo livello e incollano, anzi inchiodano il lettore nel susseguirsi delle pagine, innescando un desiderio sempre maggiore di proseguire per aggiungere un tassello al grande puzzle che caratterizza la trama.
Ne consiglio vivamente a chiunque la lettura perchè credo che contenga un po' tutto quello che si cerchi un un romanzo..
cito uno dei passi finali:
“...Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull’effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All’incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l’ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un’emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito.”
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Oltre ogni limite
Un libro immenso, in tutti i sensi: partendo dalla mole (ben 1400 pagine) per poi passare alle innumerevoli vicende narrate (seppure comprese in un lasso di tempo di un paio di settimane) e alla moltitudine di personaggi che lo popolano (tant'è che alla fine si trova un comodo elenco di ciascuno, con annessa una breve descrizione) e finire con le emozioni che regala, davvero tante.
La caratterizzazione dei personaggi, e qui parliamo di diversi protagonisti della storia, è forte e tratta i lineamenti psicologici ed emotivi di ciascuno in profondità, ce li fa conoscere appieno, ce li fa amare ed odiare, ci rende partecipi in prima persona delle vicende narrate.
La trama, è vero, è di fantasia e in certe occasioni l'autore sembra spingersi un po' troppo oltre (il limite appunto) e sfociare nell'inverosimile a mo' di filmone hollywoodiano saturo di effetti speciali; tuttavia la storia coinvolge e parecchio.
Personalmente ho trovato molto di impatto l'inizio (senza svelare ulteriori dettagli) mentre nella parte centrale l'interesse è calato leggermente per poi tornare "in auge" nel finale.
Lo stile dell'autore è in genere scorrevole e fluente ma in alcuni passaggi sembra perdersi in una eccessiva descrizione risultando essere prolisso senza apparente motivo, quasi a voler per forza aumentare la mole delle pagine.
Molte sono le tematiche affrontate e molteplici sono i generi che l'opera abbraccia durante tutta la sua durata: si va dalla fantascienza al thriller, dal poliziesco al romanzo psicologico a quello d'amore.
In generale è stata una piacevole lettura e mi sento di consigliarla a chiunque abbia il "coraggio" di affrontare un simile tomo: credo che non ne rimarrà deluso e le pagine scorreranno veloci fino ad arrivare al finale, una sorta di "Dieci piccoli indiani" della Christie ambiantato in epoca futura.
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"Il fine giustifica i mezzi"
Leggendo questo romanzo, non ho potuto che respirare un senso di fierezza e di orgoglio nell'essere cittadino di un Paese come il nostro, che vanta opere artistiche e architettoniche aventi un valore inestimabile, da sempre fonti di ispirazione per opere letterarie e cinematografiche da parte di artisti di tutto il mondo: per una buona parte di questo romanzo, a fare da protagonista, oltre ovviamente all'ormai celeberrimo Robert Langdom e alla sua compagna femminile di turno, Sienna Brooks, sarà proprio l'Italia con la sua arte, la sua architettura e la sua storia.
E' chiaro, come da sempre del resto, che sfruttare il Bel Paese come sfondo per una storia offre innumerevoli spunti e infinite possibilità di creare atmosfere di ogni tipo: ciò suscita ogni volta notevole fascino e ammirazione da parte di chi si immerge in tali paesaggi e tali suggestive narrazioni.
L'autore, del resto, non è nuovo a sfruttare l'arte e la storia Italiana per la creazione dei suoi romanzi - vedasi il più famoso "Il Codice Da Vinci" ed il suo seguito "Angeli e Demoni" dove, ancora una volta a farla da padrone è una forte componente tricolore; qui, secondo me però, rispetto ad essi, è più marcato il desiderio di dare importanza alla storicità ed al senso dello scenario rispetto allo svolgere della trama.
In ogni caso considero questo un piacevole omaggio all'Arte ed alla Storia Italiana seppure romanzata e in un contesto di pura finzione.
La trama non è originalissima, come del resto già evidenziato da chi mi ha preceduto, anche se devo ammettere che nel mio caso la lettura è rimasta sempre piacevole e incalzante nel susseguirsi degli eventi descritti: uno psicopatico che minaccia di distruggere il mondo e il nostro eroe pronto a risolvere ogni tipo di enigma pur di salvarlo.
Ho trovato alcuni aneddoti ed alcune descrizioni inerenti le varie Chiese, i vari monumenti e luoghi protagonisti delle vicende veramente interessanti e allo stesso tempo credo che possano, seppur nella loro limitatezza, offrire delle piccole nozioni di storia dell'arte: in certi casi sembra di immaginarsi l'autore, in quel preciso luogo, inteno a scattare foto e a documentarsi per poter poi mettere nero su bianco la stesura del proprio romanzo.
A me è piaciuto tenere a fianco del libro il mio ipad per poter visualizzare, di volta in volta, i luoghi descritti in modo tale da percepirne la reale entità.
Alcuni enigmi mi sono sembrati piuttosto banali, mentre altri colpi di scena e risvolti improvvisi mi sono parsi azzeccati e di impatto (ovviamente non sto a dire quali).
Lo stile dell'autore l'ho trovato fluente, scorrevole e appassionante: nei primi 3/4 dell'opera direi avvincente.Verso il finale il ritmo tende e scemare e a sfociare nel banale calando leggermente di intensità: tutto sommato, però reputo il romanzo una buona lettura anche se di stampo assai commerciale, scritto in maniera semplice, un po' per tutti i palati.
Ps: la cosa vergognosa che mi sento di dire è che 25 euro per un libro sono una cosa indegna.
Come già detto da qualcuno la copertina l'ho trovata particolarmente di effetto e piacevole.
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Agghiacciante
Splendido libro di questo autore molto conosciuto all'estero ma (ingiustamente a mio parere) poco noto qui da noi.
La trama ha qualche similitudine con quella di IT di Stephen King, ma solo per il fatto di avere come protagonista una compagnia di ragazzini alle prese con una forza oscura in una cittadina americana degli anni '60.
Lo stile dell'autore è assai fluente, scorrevole, ricco di dialoghi e di descrizioni mai tediose, anzi, esaustive che arricchiscono la conoscenza e lo spessore dei personaggi; ad ogni pagina che si scorre corrisponde un episodio che cattura, che appassiona e che tende a svelare, piano piano, le cause degli eventi che si susseguono.
Le atmosfere ricreate sono perfette con lo stile della narrazione..i paesaggi dipinti dalla penna dell'autore sono reali, credibili e magistralmente macabri nella loro apparente normalità.
E' uno di quei romanzi che ti "prende" sin dall'inizio e poi prosegue in modo incalzante, appassionante, ti inchioda alle pagine come pochi mi è mai capitato di leggere.
L'unica "pecca" che mi riservo di fare riguarda la conclusione secondo me un po' affrettata e sproporzionata, in termini di pagine, rispetto al resto dell'opera ma forse si tratta di una precisa volontà dell'editore di non rendere troppo corposo e lungo il libro.
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Una serie di strane coincidenze..
King riprende la tematica già affrontata ne "L'Ombra dello Scorpione" del male che trova sempre una via per sembra pilotare gli eventi, per creare coincidenze e far combaciare le circostanze per manifestarsi nei modi più svariati.
E' quello che avviene a Castle Rock, la famosa cittadina nata dalla mente dello scrittore americano, dove nella torrida estate del 1980, dopo i cruenti delitti dello psicopatico Frank Dodd assassino di donne e bambini, una serie di fatti fanno sì che avvenga una macabra strage, questa volta a causa di un San Bernardo affetto da rabbia.
La genialità dell'autore sta nel concatenare gli eventi in modo tale da rendere terrificanti situazioni ordinarie, di vita quotidiana, all'apparenza normali ed innocue: una giornata qualunque con niente può trasformarsi in un incubo.
La tensione è alta per tutta la durata del libro e lo stile con cui si snoda la trama ha un taglio assai cinematografico, con passaggi dall'uno all'altro personaggio e alle sue vicende ottimamente intrecciati e interrotti al punto giusto per creare la giusta suspance.
Il finale l'ho trovato struggente e inaspettato.
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Istinto di sopravvivenza
Un buon romanzo del "Re" che fa rivivere l'orrore e il panico di una bambina di 9 anni (quasi 10) che, una volta perdutasi nel bosco durante una gita con i suoi familiari, si trova costretta a lottare con le insidie della natura, con i suoi pericoli e con l'onnipresente entità "esterna", tipica dei romanzi di King.
La trama è molto realistica e potrebbe essere piuttosto credibile tuttavia la bimba a mio parere, per l'età dichiarata nel libro, appare troppo "adulta" nei ragionamenti, nella parsimonia e nelle azioni di sopravvivenza,; questo l'unico appunto che mi sento di fare.
Non manca la suspance e alcuni piccoli colpi di scena, in un'avvicendarsi di situazioni abbastanza prevedibili ma lo stile dell'autore è come sempre di primo livello nel mantenere alta la tensione.
Non uno dei migliori del "Re", ma un buon romanzo, piacevole.
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Resurrezione..ne vale la pena?
Stephen King non a caso è soprannominato "il Re" dell'horror (The King appunto); ha una straordinaria capacità di creare atmosfere surreali e allo stesso tempo credibili, agghiaccianti nella loro natura così onirica eppure così reale.
Il tema qui trattato è quello della morte, della sua inaccettabilità da parte dell'istino umano, incapace di metabolizzarla ma capace di scendere a ogni compromesso pur di riavere indietro la vita che si è persa...ad ogni costo.
La scrittura e lo stile sono struggenti in alcuni punti; la maestria dell'autore nel tenere altissimo il livello di tensione per tutta la durata del romanzo è straordinaria: l'autore ci rende partecipi di ogni sentimento e pensiero che pervade ogni singoli personaggio e come sempre la loro caratterizzazione è di prim'ordine.
Un libro che all'apparenza credevo fosse una buona sceneggiatura per un film dell'orrore si è rivelato un bel'approfondimento sul tema della fragilità umana con risvolti addirittura consolanti in merito.
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Il male trova sempre una via...
Da dove cominciare per dare un giudizio degno a un'opera di tale dimensione?
Il libro è uno di quelli particolarmente "corposi" (soprattutto se si legge la versione completa dell'opera) ed è strutturalmente suddiviso in due sezioni: la prima, dal tono più thriller, che narra delle vicende dello scoppio dell'epidemia e del suo mortale propagarsi; la seconda che invece ha uno stile improntato più sulla fantascienza-post-apocalittica con una trama scandita dalla contrapposizione tra le forze del bene e quelle del male e avente come protagonisti i sopravvissuti della terribile "Captain Trips", ovvero l'influenza che ha decimato il 99 per cento della popolazione mondiale.
Le tematiche che si possono leggere tra le righe e fra le vicende che legano i personaggi delle due fazioni sono molteplici: l'ambiente, l'ecologia, l'innata attitudine umana dell'auto-distruzione, la follia, la sopravvivenza, la sociologia, la rinascita, ma soprattutto la capacità del maligno, dell'ombra, del male, di trovare una strada per manifestarsi.
La caratterizzazione dei personaggi (Fran, Larry, Stu, Glen, Mother Abagail, Flagg, Lloyd...) è magistrale e riesce a far conoscere appieno al lettore le sensazioni, gli stati d'animo di ciascuno e a tenerlo sempre incollato al susseguirsi degli eventi.
Un'opera complessa, ricca, scritta ottimamente e priva di momenti di stallo, da rileggere sicuramente (avendo tempo!) per cogliere sfumature che, a mio parere, sfuggono al primo "round".
Un libro di un'attualità impressionante.
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Inquietante...
Mi ha ricordato le atmosfere cupe e misteriose di "The Dome" di Stephen King e anche lo stile narrativo più di una volta mi è parso molto somigliate a quello del "Re" dell'horror...
In generale un romanzo dai toni horror / mystery, scritto con un linguaggio crudo, diretto e condito talvolta di macabra ironia: la suddivisione in brevi e intrecciati capitoli (ognuno con un titolo sarcastico) ha reso incalzante e appassionante la lettura.
Forse ho trovato il finale un po' affrettato..avrei preferito qualche pagina in più per concludere in modo più approfondito i vari episodi dei vari personaggi, ma in generale promosso a pieni voti!
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Per non dimenticare..
Auspicando che le vicende narrate siano veritiere, si tratta della narrazione di una vita, quella di Denis Avey, attraverso le battaglie che ha vissuto nel deserto dell'Africa per poi essere fatto prigioniero e deportato ad Auschwitz.
Essendo soldato inglese, una volta deportato nel lager tedesco non era sottoposto alle stesse terribili e indicibili crudeltà subite dai suoi compagni di prigionia ebrei; per poter testimoniare di persona i loro supplizi un giorno decise di scambiare la propria uniforme con la tristemente nota casacca a righe e provare sulla propria pelle cosa significasse un giorno oltre i cancelli con la scritta "Arbeit macht frei" (Il lavoro rende liberi), che delimitava la zona del campo dove i prigionieri ebrei.
Ma al di là di questo episodio, che può anche essere visto come incosciente e sprovveduto, stando alla sua testimonianza Avey ha cercato di aiutare diverse persone all'interno del campo e allo stesso tempo ha narrato alcune delle ignobili e raccapriccianti atrocità ad opera delle SS.
Lo stile è quello semplice di una persona "normale" che racconta la propria vita, anche se in casi particolari si sente il trascrittore calcare un po' la mano per rendere gli scenari narrati un po' più "cinematografici" (senza nulla togliere alla drammaticità del contenuto).
Alcune parti della narrazione sono molto crude e potrebbero anche impressionare alcune persone.
Consiglio la lettura per non dimenticare l'assurdità e la terribile disumanità che la persecuzione degli ebrei ha rappresentato.
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Ottimo davvero
Primo thriller che leggo di questo autore.. e ottima scoperta.
Assieme al protagonista si piomba sin dalla prima pagina nell'oscuro e sconvolgente incubo che gli sconvolge la vita e lo si accompagna fino all'ultima riga del libro, con un senso di inquietudine e insicurezza veramente difficili da trovare.
Potremmo suddividere l'opera in due tempi che coincidono quasi perfettamente con le due metà di cui è composto: il primo, nella quale si è travolti dall'inferno nel quale si è trasformata la vita di Frederick Starks, il protagonista e il secondo tempo nel quale si assiste alla sua reazione all'incubo e alle minacce cui è stato sottoposto.
Ritmo elevatissimo (a parte forse l'inizio della seconda parte, un po' più lento) e adrenalina alle stelle con continue sorprese e colpi di scena: lettura appassionante e avvincente grazie alla quale è stato veramente difficile abbandonare la lettura senza scoprire un ulteriore tassello della trama.
Vivamente consigliato agli amanti del genere e non.
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Cambia lo scenario..ma il genio non cambia..
Chi conosce Jeffery Deaver sa che i suoi thriller sono quasi totalmente basati su omicidi e indagini ambientati in tempi moderni.
In questo caso però, lo scrittore americano, decide di spostare e incentrare le vicende della trama negli anni '30, esattamente nel 1936, sullo sfondo dell'ascesa al potere di Hitler e del nazismo.
L'ossatura del romanzo si basa sulle vicende di Paul Schumann, sicario professionista americano ma dalle origini teutoniche, al quale il governo statunitense offre un'alternativa al carcere che dovrebbe scontare per i crimini che ha commesso: assassinare uno dei principali collaboratori del Fuhrer, responsabile dell'imponente e minaccioso riarmamento dell'esercito tedesco.
Ogni riga del libro è carica di tensione e la tensione è mantenuta alta per tutta la durata della trama..difficile veramente staccare gli occhi dalla lettura talmente è alto il desiderio di scoprire il tassello successivo di una fitta successione di eventi e colpi di scena.
Lo stile di Deaver è il suo solito, incalzante e fluente e ottima è la caratterizzazione sia del protagonista che dei personaggi sia reali (Hitler, Ernst, Goebbels, Goring, Himmler..) che di fantasia.
Ottima anche la resa dell'atmosfera cupa e minacciosa dell'epoca in cui gli eventi si svolgono ossia quella dell'incombente ascesa al potere nazista in Germania.
Consigliatissimo.
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