Opinione scritta da Hypo

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Hypo Opinione inserita da Hypo    28 Mag, 2017
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Vicende attorno la scogliera

Il terzo romanzo di Elly Griffiths alle prese con le vicende di Ruth Galloway risulta essere -a mio avviso- il migliore del lotto. Questa volta la storia appare "corale", riuscita e ben studiata, capace di farti deglutire al meglio alcuni aspetti diciamo telefonati che non deturpano però un quadro generale sicuramente ben impostato.

Leggere Elly Griffiths è un vero piacere, la sua scrittura si muove fra il semplice e il descrittivo senza essere ne troppo difficile ne troppo "terra terra". Ne La Palude Delle Ossa ci vengono introdotti diversi nuovi personaggi e la loro caratterizzazione risulta essere davvero efficace e convincente, di pari passo al caso principale vengono proseguite le vicende personali dei protagonisti che nella loro semplicità riescono a rendersi interessanti. E così fra i soliti scenari (a questo giro ci viene presentata Sea's End House, la casa moribonda sulla scogliera) e il solito carattere non convenzionale della protagonista Ruth la lettura si offre per essere divorata in poche ore, complice di un'ossatura "storica" che saprà dipanarsi in modo interessante ma soprattutto a mio modo di leggere poco prevedibile (ma la cosa devo dire non è qui di primaria importanza).

La Palude Delle Ossa rafforza senza dubbio la trilogia scritta da Elly Griffiths e ci lascia con la voglia di proseguire, di scrutare le vicende che saranno nei prossimi capitoli.

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I primi due libri di Elly Griffiths
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Hypo Opinione inserita da Hypo    24 Mag, 2017
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Oggi è un nuovo giorno....

La Psichiatra mi ha lasciato con un misto di sensazioni addosso difficili da definire, cosa abbastanza strana anche se a conti fatti non sono pervenuti raggi così innovativi da farmi stropicciare gli occhi. Eppure qualcosa si è mosso (tanto che non posso fare a meno di consigliarlo nella sua semplicità), soprattutto nell'ultima parte del libro, parte che sarà banale e prevedibile quanto si vuole, ma che riesce a smuovere acque e dinamiche nel modo giusto e impattante.

Wulf Dorn ha sicuramente scritto un bel romanzo, un romanzo facile da "bere" (le pagine bruciano in pochi secondi) intriso di mistero e aspetti psicologici che non possono essere spiegati per evitare quelle fastidiose e involontarie anticipazioni. Ma niente è davvero "anticipabile" se si vuole finire appieno dentro questa lettura e nel suo svolgimento che ci porterà a nutrire i soliti giusti/sbagliati sospetti di rito sullo sfondo di una vicenda che sembra prendere una decisa piega sin da subito.

E così alcune cose saranno come le immaginiamo, altre no, altre quasi, in questa sorta di "caos ordinato" faremo il nostro personale viaggio all'interno di queste fredde pagine.

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Hypo Opinione inserita da Hypo    22 Mag, 2017
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Ma si, ma no, ma mah!

Niceville... cosa dire?

I punti positivi sono senza dubbio la lettura estremamente scorrevole e una storia che prende a suo modo. I paragoni di lusso (Stephen King) ci possono stare ma rischiano anche di creare aspettative infine troppo elevate. Il romanzo scorre, ha i suoi punti forti (la casa di Delia Cotton su tutti) e quelli deboli riscontrabili su alcune banalità. Ma alla fine ciò che resta è una buona lettura, una lettura che lascia aperti chiari spiragli per i libri seguenti e che quindi dovrà essere letta nel suo assieme per essere completamente giudicata.

Non ho trovato i tanti personaggi "confusi" e anche se non sono ispezionati più di tanto si riesce a farsi un'idea ben precisa di ognuno di loro. Si poteva fare meglio? sicuramente si anche perché certe cose sembrano accadere troppo facilmente e in maniera telefonata. Di contro i brevi capitoli rappresentano senz'altro un aiuto prezioso per saltare di qua e di là nel mezzo degli avvenimenti.

Alla fine la curiosità di proseguire vive e quindi proseguirò appena possibile con il secondo racconto. Forse bisognava "volare bassi" e avremmo avuto pareri più bilanciati. In Niceville ci sono buone idee e alcune "cadute" che a ben vedere non rovinano più di tanto la lettura.

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Cose Preziose di Stephen King.
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Romanzi autobiografici
 
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Hypo Opinione inserita da Hypo    20 Mag, 2017
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Semplicemente... Vita e Morte

Finalmente dopo anni dalla sua uscita riesco a "nutrirmi" di questa prima parte biografica da parte dello scrittore norvegese Karl Ove Knausgard. Non penso possano esistere reali mezze misure al momento della chiusura del libro, un libro che chiede al lettore una sorta di particolare empatia e quella capacità di essere schietti e sinceri che in molti casi ti fa risultare scomodo o ancor peggio scorbutico/antipatico. La vita di Karl Ove, la sua crescita, la sua consapevolezza di fronte agli spiazzamenti con la parola e la certezza della morte, chi c'è già passato lo capirà, chi è in qualche modo affine al carattere dello scrittore lo adorerà (come nel mio caso), il tutto condito dai freddi ma in qualche modo sempre confortevoli paesaggi scandinavi (ci muoveremo fra Norvegia e Svezia).

Un libro schietto, un libro che riflette e nel farlo non cerca mai facili nascondigli. Io l'ho divorato nella sua pace e nella sua scorrevole "assenza". Non cercateci rivelazioni eclatanti o accadimenti sensazionali, solo così riuscirete a godervi alcune speciali chicche che navigano nascoste in ognuno di noi. Leggendo questo libro impareremo ad accoglierle e conoscerle meglio, conoscere lui per conoscere meglio noi stessi, il tutto in qualità di silenziosi osservatori.

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Hypo Opinione inserita da Hypo    06 Agosto, 2013
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King è sempre King

Potrei fermarmi al titolo di questo piccolo commento, basterebbe per andare sul sicuro con "Duma Key", un romanzo che sprigiona forze completamente Kinghiane dove lo scrittore va sul "sicuro" mettendo in mostra ciò che meglio sa fare. Sto parlando ovviamente della sua particolare arte di farti amare qualsiasi personaggio di un suo libro (si, anche Perse in questo caso), ma soprattutto della sua innata capacità di unire forti sensazioni malinconiche con orrori che a questo giro arrivano tutti assieme ma quando arrivano non perdonano. Lo si potrebbe dividere in due parti "Duma Key", la prima di "studio", la seconda di azione, la bellezza è che ovviamente una parte non può vivere senza l'altra, la seconda mette in ordine eventi in un crescendo da fiato sospeso. Come al solito leggo di un finale poco apprezzato, mi tocca andare controcorrente visto che mi piaciono gli epiloghi svolti come in questo caso.

E così ecco la sua capacità di scegliere un luogo e farlo diventare "mistico", l'apparente "vuoto" di un isola al largo della Florida diventa così scenario ideale di questa storia che è anche un racconto di speranza, sul come si debba sempre andare avanti per sconfiggere i propri mostri. Ennesimo romanzo lunghetto per King, ma come spesso accade durante la lettura vorresti che le pagine mancanti restino sempre tante. Realtà, mistero, orrore.

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Hypo Opinione inserita da Hypo    23 Aprile, 2013
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Sweet Mnemosyne

Mi aspettavo di più, l'ho letto abbastanza velocemente e senza problemi ma mi aspettavo di più perché l'idea di partenza era assolutamente vincente, le prime pagine ti facevano venir voglia di scoprire la storia e il "tempo dimenticato" dalla protagonista. Invece ben presto si finisce in un circolo claustrofobico che viene in parte lavato via da un finale -per me- prevedibilissimo. Insomma continua a frullarmi in testa l'idea che poteva essere gestito moooolto meglio. Alla fine lo si legge tranquillamente e non mi sento di andare contro chi lo apprezzato di più.

Certi momenti avrebbero potuto essere più agghiaccianti, a tratti quasi ci eravamo ma tutto è sfumato piano piano. Comunque non deve essere stato facile buttar giù il libro con tutti i vari ricordi, quindi una lancia spezzata in favore dell'Autore spetta di diritto.

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Hypo Opinione inserita da Hypo    06 Aprile, 2013
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Esseri umani

Le solite "verità" di McGrath, la solita penna che scatta verso le viscere, la descrizione intima di due persone che studiano il presente guardando al passato speranzosi per il futuro. Un dramma emotivo crescente, questo è "L'estranea", un racconto che "butta la maschera" facendoci quasi vergognare della nostra natura e dei sentimenti che proviamo o crediamo di provare. Una famiglia sfortunata che ne inghiotte a sua volta un altra sino ad arrivare ad un finale quasi imprevisto vista la successione di eventi accaduti poco prima. Un libro che ci fa capire quanto poco basti per fare saltare la quotidianità e la sicurezza che ne deriva, un libro forse da evitare quando siamo troppo giù.
Amanti della narrativa drammatica, questo libro soddisferà la vostra voglia di "sgretolamento", io l'ho letto bene e di volata, diciamo che con le parole McGrath non ostacola minimamente la lettura nonostante la storia non sia propriamente "easy".


N.B.
Non leggete la trama sopra che è parecchio spoilerosa.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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Hypo Opinione inserita da Hypo    26 Ottobre, 2012
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Per il ciclo alta tensione

Bello, bello e ancora bello. Seconda indagine per Lincoln Rhyme (il verme) e secondo centro assoluto per Deaver. Se la prima storia era più macabra e sotto certi aspetti "maleodorante" questo "Scheletro Che Balla" è pura adrenalina dalla prima all'ultima pagina. L'impostazione segue l'indagine "serrata" ma qui c'è un qualcosa di più che ha fatto si che divorassi il libro in brevissimo tempo. A volte cerco di fare altro oltre che leggere, invece durante questa lettura ero sempre li, in maniera ossessiva, curioso come una scimmia di vedere come si sviluppava la storia e come andava a finire. ci sono talmente tante cose in questo libro che non voglio rovinare nessuna parte della storia, al resto ci pensano i non pochi (e riuscitissimi) colpi di scena. Andate a ripescarlo, non ve ne pentirete.

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Fantasy
 
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Hypo Opinione inserita da Hypo    23 Ottobre, 2012
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Ecco come ti trovo l'anello

Leggo "Lo Hobbit" parecchio in ritardo, dopo aver letto due volte "Il Signore Degli Anelli" e il "Silmarillion". Il suo essere additato "troppo fiaba" mi aveva da sempre allontanato dalla sua lettura; Solo ora capisco cosa mi sono perso, "Lo Hobbit" è snello e decisamente più facile di un singolo libro della trilogia, è un storia che non concede soste, che ne riserba sempre delle nuove, tutte in pieno stile Tolkien. Il viaggio di Bilbo, il modo in cui viene reclutato e il suo pensiero durante tutta la storia sono la parte più divertente e umoristica, ma c'è molto, molto di più. Non mancano le componenti epico/magiche e non manca lo spirito di fratellanza di quando si sta per un lungo periodo insieme ad altre persone. Avventura con la A maiuscola insomma, una lettura doverosa per chi vuole conoscere alcuni avvenimenti precedenti al viaggio di Frodo.

Ci sono parecchi momenti da ricordare fra mille fughe e preoccupazioni, come al solito risulta perfetto l'uso di Gandalf e delle sue "missioni segrete" e reputo il finale abbastanza sorprendente per come si evolve la questione (mi aspettavo tutt'altro davvero ma poi con il senno di poi pensi a chi ha scritto il libro e ti sembra tutto normale). Anche in questo caso il fattore nostalgico cattura nelle ultime pagine - Tolkien è bravo nel farti ripensare alle pagine precedenti con sole poche righe- ma se vogliamo rimediare c'è sempre il proseguimento da leggere e per un po di tempo possiamo ritenerci ancora a posto.

Da apprezzare infine per il suo forte lato poetico, musicale ed "indovinnelistico".

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Gialli, Thriller, Horror
 
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Hypo Opinione inserita da Hypo    29 Agosto, 2012
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Hell-sinki

Ritmo serrato in clima apocalittico. Questo in poche battute "Il Guaritore".

Hel(l)sinki è lo scenario di questa storia scritta da un Annti Tuomainen in gran spolvero. Scrittura semplice e scorrevole (l'unico ostacolo è quello di fraternizzare con le location di Helsinki), dialoghi avvincenti che sanno sempre far presa e una storia cupa che sa regalare "banalità" quanto colpi di scena.

Il protagonista è Tapani, un semplice marito che si ritrova investigatore. Lo scenario è quello di una città, di un paese in piena devastazione, dove il crimine dilaga e poco o nulla si può fare per migliorare le cose. La storia avanzerà di tassello in tassello (di qui la banalità che citavo prima) con qualche mirato (e devo dire gradevolissimo) flashback ad aumentare il grado di nostalgia.

Ottima ambientazione, buono l'intrattenimento (c'è anche da dire che è difficile prevedere la svolta della storia sino alla sua conclusione) ed un finale forse un pochino frettoloso ma buono.


"Riflettei su come a sorprenderci di più non sia tanto quello che ci è da sempre sconosciuto, ma ciò che credevamo di conoscere e invece scopriamo di non conoscere affatto".

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Classici
 
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Hypo Opinione inserita da Hypo    06 Agosto, 2012
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Ritorno alle origini

Leggere Walden è come guardare un documentario, leggere Walden è come fare pace con il proprio spirito per cogliere l'essenza della semplicità. Ritornare ad uno stato "primordiale" ma soprattutto sincero con se stessi per lasciare da parte vizi e sperperi. Pensare a questo diario (il libro narra l'esperienza solitaria dell'autore in una casetta costruita per l'occasione su una riva de lago Walden durante gli anni 1845-1847) come ad un libro comune è quantomeno fuorviante. Qui c'è esperienza ed autentica vita, un rapporto leale con la natura rispettandone ogni aspetto anche quello apparentemente meno importante. Si parte con lo spiegare come nasce e si realizza l'idea di isolamento e si continua la lettura tramite minuziose descrizioni di stampo naturalistico. Così impareremo a conoscere vita ed il mutare delle stagioni, ciò che cambia e quello che sempre ritorna. Impareremo a conoscere meglio noi stessi forse e l'uomo in generale. In certe parti potrebbe risultare pesante, soprattutto quando si sofferma a parlare del lago nelle varie stagioni dell'anno, ma penso che un animo nobile possa trarre da questo libro solo tanta positività e voglia di fare. Un libro che sprona che seduce, una sorta di medicina terapeutica per lo spirito e per quello che dovremo tutti rispettare.

Mi accodo al commento/recensione che mi ha preceduto, leggetelo, carpitene l'essenza e tornaci sopra a distanza di anni per rinfrescarvi le idee e per guardarvi attorno.
Leggere questo libro è come conservare un poco di speranza nei confronti di un mondo che va sempre più a rotoli. "Walden ovvero Vita nei boschi" è ben più di un libro, considerarlo come tale rappresenterebbe un errore già in partenza.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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Hypo Opinione inserita da Hypo    26 Luglio, 2012
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Terre di morte

Molto piacevole, una volta superate un po a rllento le prime pagine si parte alla grande e si arriva alla conclusione in totale scioltezza. La categoria è quella del "thriller fanciullesco", il grosso della storia vede la difficile situazione famigliare di Steven, un ragazzo cresciuto nell'ombra di una tragedia e completamente immerso nella sua speciale missione di "scavatore" . Ottima l'ambientazione arida ed ancora più preciso il modo in cui Belinda Bauer entra nella testa dell'assassino di turno. Bisogna anche dire che nulla stupisce, niente lampi di genio o cose del genere. Però nel suo piccolo questo "Blacklands" cattura e nemmeno poco. Un poco asfissiante e pesante a tratti, la sensazione è quella di avere l'aria centellinata (e nemmeno colline e ampi spazi aiutano in tal senso) lungo tutta la lettura. Il finale ben architettato prende e regala suspence senza dare però assoluti colpi di scena.

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Romanzi
 
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Hypo Opinione inserita da Hypo    17 Mag, 2012
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Un albergo, una spiaggia

"Chesil Beach" è un breve racconto che narra la vicenda amorosa di una giovane coppia inglese (Florence e Edward) e delle problematiche che vigevano nei primi anni sessanta. Tema principale ovviamente il sesso, vero e proprio tabù ai tempi, qui sviscerato in maniera chirurgica e "lenta" da un McEwan preciso e perfetto come sempre. Leggere McEwan da non forse un intensità esagerata ma quando arrivi alla fine del racconto qualcosa dentro ti rimane. In questo caso ci troviamo di fronte ad un finale malinconico (in fondo tutte le vite viste alla fine procurano questa sensazione), un breve riassunto, un rimpianto per un qualcosa che poteva essere cambiato con poco.

Bella la scelta di inframmezzare la storia del presente con interessanti passaggi nel breve passato, il libro si legge facilmente e la sua brevità rappresenta sicuramente un ulteriore incentivo alla lettura.

E ora....sposatevi!

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Romanzi
 
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Hypo Opinione inserita da Hypo    14 Mag, 2012
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Un mondo di ciechi

Come ricevere un pugno nello stomaco e provare piacere, questo è "Cecità". Mai una lettura mi aveva asfissiato con tanta grazia, mai avevo sperimentato la repulsione unita alla forte voglia di continuare e vedere come andava a finire. Una serie di episodi, una scala che si arrampica sempre più in alto. Quando pensi di aver letto il peggio raggiungibile dalla natura umana arriva puntualmente qualcosa a farti ricredere che si può andare sempre più a fondo. Terribilmente intenso, vero, crudo, non sembra di leggere finzione, sembra di leggere vicende realmente accadute. Saramago è un maestro, senza definire luoghi, nomi o quant'altro (a cosa serve tanto siamo cechi) riesce a trasmettere il massimo, è come se lui avesse sperimentato la vicenda realmente sulla propria pelle. Ci sono talmente tante perle di saggezza dentro "Cecità", tante di quelle verità che si rischia un indigestione. E intanto la storia va avanti e si resta paralizzati, schifati, tormentati da quello che a conti fatti realmente potrebbe succedere se gli eventi del libro si avverassero.

"Cecità" è un capolavoro che rimane dentro, i personaggi hanno una caratterizzazione incredibile, quasi impensabile pensare a una cosa del genere, eppure Saramago c'è riuscito. Cercare di spiegare altro è probabilmente inutile, questo libro va vissuto e sofferto, tanto catturerà in qualsiasi modo.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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Hypo Opinione inserita da Hypo    16 Aprile, 2012
Top 500 Opinionisti  -  

State a sentirli i figli della notte...

Cosa si può dire di questo classico dei classici? Come si può parlare di un romanzo che ha fatto scuola e sedotto fatalmente un mondo intero? "Dracula" non è di certo esente da imperfezioni (alcuni incastri sono troppo esagerati così come le storie d'amore risultano troppo "leccate" da sembrare finte ed esagerate), ma erano altri tempi e questo gioca senz'altro un ruolo fondamentale e primario per valutare l'opera tutta. "Dracula" si muove esclusivamente fra diari e telegrammi dei non pochi protagonisti, protagonisti che si uniscono e si sentono legati visceralmente di fronte ad un qualcosa di incomprensibile ma vero.

Io sono rimasto schiavo di ogni scena svolta in Romania, inizio e fine sono di una bellezza per me infinita e misteriosa. L'inizio penso sia uno dei migliori in assoluto, mette ansia e voglia di scoprire qualsiasi cosa possibile ed immaginabile. Poi si passa ad avvenimenti apparentemente slegati fra loro, ma non bisogna temere perché ogni cosa torna al proprio posto, basta armarsi di poca pazienza. Il grosso pezzo centrale dell'opera a volte è davvero lento e pesante, ma allo stesso modo la curiosità farà scorrere le pagine sotto ai nostri occhi in maniera mirabile e "febbrile".
Elogio particolare va senza dubbio a Van Helsing e alla sua particolare e signorile parlata. Mentre non si possono omettere le due protagoniste femminili Mina e Lucy, entrambe vittime di un calvario particolare e sofferente.

"Dracula" un classico immortale, orrorifico, romantico e aristocratico. Chi vuol farsi sedurre è servito...

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Gialli, Thriller, Horror
 
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Hypo Opinione inserita da Hypo    05 Aprile, 2012
Top 500 Opinionisti  -  

Ruth Galloway atto secondo

Continuano le avventure di Ruth Galloway e dell'ispettore Harry Nelson dopo il buon debutto (anche se appena sufficiente) "Il Sentiero Dei Bambini Dimenticati". La seconda avventura "La Casa Dei Corpi Sepolti" continua il leit motiv storico e archeologo aggiungendo -se possibile- un tocco macabro in più al tutto.

Il romanzo mantiene grossomodo il medesimo "mediocre" standard, la storia si legge bene e fluidamente ma non rilascia mai quella sensazione "di voglia di scoperta" che dovrebbe regnare in lungo e in largo in questo particolare filone narrativo. Va avanti la storia dei due protagonisti (più il valente e misterioso druido Cathbad di contorno) e il loro particolare intreccio sentimentale. La storia in se è meno banale rispetto all'opera prima, diciamo che questa volta è un pelino più difficile capire dove andrà a parare la vicenda. La narrazione è semplice ed è ancora usato l'espediente "misterioso" delle poche righe apparentemente slegate dal racconto principale tra un paragrafo e l'altro. Tutto sommato è bello ritrovare personaggi e paesaggi tipici del Norfolk, anche se non superlativo "La Casa Dei Corpi Sepolti" rappresenta un buon passatempo e un avventura thriller da leggere in maniera spensierata. In fondo la protagonista Ruth più che classica indagatrice è trasportata dagli eventi e questo è senza dubbio un incentivo alla lettura perché si rifugge dai classici stereotipi investigativi.

Il romanzo è corto e diciamo che non se la mena troppo su vicende di poco conto, mentre la costruzione della vicenda procede ordinata senza fare sbalzi atti a disorientare il lettore.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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Hypo Opinione inserita da Hypo    20 Marzo, 2012
Top 500 Opinionisti  -  

La storia di due sorelle

Questa volta le classiche parole "sponsor" in retro copertina ci hanno preso in pieno. L' opera prima di Rosamund Lupton è riuscitissima, intensa e senza un briciolo di noia. "Sorella" è la lettera di Beatrice alla sorella Tess, una lettera che non tralascia la minima emozione e alimenta un continuo rimpianto. La storia si muove fra i rami del classico thriller ma esce anche da tale seminato per sfondare i muri psicologici di una creatura apparentemente forte ma molto più semplicemente fragile. Nulla è lasciato al caso e la vicenda fluttua nei ricordi della protagonista che si ritrova a narrare le tristi vicende che hanno coinvolto sua sorella (e se stessa), un legame "a distanza" ma vivo e vero, un legame che non potrà mai essere spezzato. Un indagine in prima persona, pezzo su pezzo, giorno per giorno, scopriremo sempre più dettagli sino ad arrivare alla fine e al "triplice colpo di scena" (ognuno vedrà i suoi penso). Un finale giusto, un finale che tocca dentro e smuove alcune particelle nascoste, un finale che corona degnamente questo debutto nella migliore maniera possibile.

"Sorella" è uno di quei romanzi che rilascia svariate perle (mi vengono in mente il canto degli uccelli e la pianta gialla), un romanzo che non ha bisogno di una scrittura ricercata per colpire. Le vibrazioni sono tante e ci immergono completamente in una lettura speciale e catalizzante, una lettura che ricorderemo malinconicamente (e positivamente).

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Classici
 
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Hypo Opinione inserita da Hypo    20 Marzo, 2012
Top 500 Opinionisti  -  

Nobiltà e decadenza

"Umiliati e Offesi" è rimasto nell'ombra rispetto alle opere più famose di Dostoevskij , la cosa un po' mi infastidisce poiché la lettura è stata estremamente piacevole nonostante il classico "compiacersi" del nostro (che diventa ulteriore godimento per chi si nutre del suo linguaggio o viceversa inutilità per chi mal lo sopporta).
Me lo immagino il buon Fedor mentre butta giù pagine su pagine di questo romanzo, un romanzo perfettamente spiegato dal titolo scelto. Noi assistiamo alla vicende per mezzo di Vanja (Ivan Petrovic) astro nascente della letteratura grazie al suo primo fortunato romanzo. Il nostro si viene a trovare in mezzo ad una serie di faccende per nulla semplici da districare. Da una parte c'è la famiglia che lo ha cresciuto, da una parte l'affetto per la bella Natasa e dall'altra quella di una dolce ma "selvatica" orfanella. Su tutto incombe la figura "diabolica" del principe decaduto Valkovskij, sempre pronto ad infastidire chiunque si metta sulla strada del denaro.

Leggere Dostoevskij è come completarsi, la sua nobiltà emerge su ogni rigo con straordinaria eleganza, sia che parli di ambienti aristocratici o di quelli poveri ogni oltre criterio. Trovo il primo capitolo (quello che ci presenta il vecchio e il suo cane) di una straordinaria forza narrativa, mi ha praticamente tenuto incollato alle righe in maniera incredula. Così ampio il bagaglio, un continuo compiacimento narrativo che ha ben pochi eguali.
Non mancano nemmeno alcuni colpi di scena anche se bisogna dirlo la lettura è abbastanza lineare e priva di "sobbalzi", diciamo che quando ci sono sono sempre in qualche modo attutiti e sta a noi recepirli secondo nostre sensazioni.
Caratteri da non trascurare sono quelli del principino Alesa (dove magari ritroveremo qualcuno di nostra conoscenza) e della piccola Nelly (straordinari i suoi primi ingressi in scena).

Se la scrittura di Dostoevskij potrà essere un ostacolo per tanti lo stesso non si può dire per la storia che scorre avanti in maniera precisa e mai confusa. Nel suo angolino nascosto "Umiliati e Offesi" chiede più attenzione, ora sta a voi decidere se dargliela o meno.

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Romanzi
 
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Hypo Opinione inserita da Hypo    09 Marzo, 2012
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E' tutto così grottesco

Mai titolo fu più azzeccato, a volte si sa i libri non hanno titolo (o copertina) adatti al loro contenuto, invece in questo caso la confezione "esterna" da perfettamente l'idea di quello che andremo a trovare.

Patrick McGrath è un vero artista della parola, grazie alla sua abilità riesce a rendere al massimo (e con suspence) una storia sicuramente non troppo eccezionale. Penso che se questa storia fosse stata scritta da qualcun altro non avrebbe catturato come in effetti succede grazie allo scrittore inglese.

L'intera opera è narrata in prima persona dal protagonista Sir Hugo Coal, un vero personaggio dai tratti misantropici ma sempre schietto e sincero con il prossimo (sotto certi aspetti mi rivedo abbastanza in lui), a suo modo pensatore e romantico il nostro finisce vittima di un piano ordito subdolamente dal suo nuovo maggiordomo Fledge (mai visto un co-protagonista rimanere così ai margini del racconto, questa cosa l'ho gradita molto) e già ho detto troppo. Interessante la psicologia di Sir Hugo Coal in un romanzo tutto sommato breve che tratta fra le cose principi morali e un non so che di filosofico ad impreziosire il tutto. Più si entra nel racconto e più si diventa curiosi di sapere alcune cose che vengono accennate e poi archiviate (ma tutto torna, o quasi...), potrei quasi paragonare la lettura ad una instabile azione di borsa. "Grottesco" potrebbe anche interessare i lettori di gialli, visto che non manca un risvolto assai misterioso e macabro.

Che la lettura inizi, e non dimenticate di chiamare il rospo Herbert per l'avvenimento.

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Hypo Opinione inserita da Hypo    01 Marzo, 2012
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Frammentaria epicità.

Dopo svariato tempo torno a fare una puntatina in territorio fantasy con le avventure dello Strigo Geralt. "Il Guardiano Degli Innocenti" è il primo libro a lui dedicato e ha il compito di presentarci a dovere la psicologia del personaggio e l'ambiente in cui opera. Lo sfondo è puramente fantasy, pieno zeppo delle classiche creature divenute famose nel tempo (chi di più, chi di meno) con maghi, elfi e quant'altro possa essere messo a disposizione in abbondanza.

"Il Guardiano Degli Innocenti" non comprende una storia unica e completa (anche se c'è una sorta di continuum che sottolinea parte delle vicende primarie del protagonista) ma tante diverse avventure di breve intensità. In questa maniera la lettura poteva risultare dispersiva o poco accurata, invece quello che andremo a sfogliare è un libro seducente scritto da una penna oltremodo elegante.

Puntuale e diretto Andrzej Sapkowski nel rendere le brevi narrazioni mai scontate, la lettura e scorrevole e l'unico ostacolo è dato dalla folta quantità di nomi al quale non siamo ancora adeguatamente preparati. Le storie potranno sembrare banali ma catturano quanto la loro brevità, ed il bello è che sono straordinariamente varie (pescando perfettamente da più fonti senza mai annoiare) e allontanano lo spettro della ripetizione. Guerra, imprese eroiche, romanticismo e magia sono condensati assieme e fusi in un opera degna di attenta lettura. Mentre non è sottovalutare la ben presente (ma senza invadere) carica ironica che strapperà più di un sorriso al predisposto lettore.

Si parte dalla Strige per arrivare sotto le cure della sacerdotessa e amica Nenneke, simpatica la stretta amicizia con il cantastorie Ranuncolo mentre ho particolarmente apprezzato l'episodio e la conseguente interazione con Renfri (mi è rimasto dentro qualcosa di incompiuto). Immancabile poi il sentimento "difficile" che rende il nostro eroe più umano di quanto in effetti non sia.

Insomma ne succedono di belle e il finale è proprio ben fatto nella sua semplicità. Preparatevi a lotte ed inseguimenti, preparatevi ad essere uno Strigo.

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Hypo Opinione inserita da Hypo    18 Febbraio, 2012
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Sagace Matrioska nella città di K.

Appena si inizia a leggere "Trilogia Della Città K." non sappiamo ancora dove si andrà a finire, si avverte però una certa "puzza di bruciato" nella prima delle tre parti. Capitoli secchi, cruenti, estremamente drammatici dove tutto è il contrario di tutto, del niente o della più cruenta realtà.
Veniamo da subito calati in una dimensione onirica per quanto sia poi effettivamente reale (soprattutto nelle due parti che seguono) in ogni suo piccolo frammento. Non vengono specificate date, luoghi, avvenimenti, alla Kristof basta narrare la storia di due città e la presenza di una terribile guerra per suscitare le emozioni volute.
Una narrazione secca, sublime, piena di punteggiatura e ancor più piena di dialoghi. E' una disarmante facilità di lettura quella che ci prende, una lettura così semplice che cozza con gli avvenimenti tragici continuamente narrati, il risultato è quello di venire disorientati e con lo svolgere della storia in qualche modo ingannati per la ricorrenza e sovrapposizione di nomi ed avvenimenti. Ingranaggi ben oliati che vengono resi fluidi da una terza parte "rivelatrice".
Alla fine si rimane un poco di sasso, si pensa all'inizio e a metà libro, si torna indietro di alcune pagine per essere sicuri di aver letto bene (credo sia questo in fondo l'obiettivo della scrittrice) un preciso passaggio.

Personalmente reputo un piccolo "capolavoro/trip" il "Grande Quaderno" al quale non servono ghirigori per colpire il lettore con cruenta e fiabesca crudezza. Con la "La Prova" si assiste ad indizi più precisi e la storia prende mano a mano forma concreta per trionfare poi nel finale dal nome "La Terza Menzogna". Dove sta lo spartiacque? Dove stanno follia o semplice invenzione? Starà a voi decidere dove.

Questo libro può attirare a se diverse tipologie di lettore, chi cerca dramma e semplicità ne diventerà ubriaco, alla stessa maniera di chi saprà cibarsi con veli d'insensata incompiutezza. "Trilogia Della Città K." è un libro destinato a farsi rileggere, su questo non ci piove.

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Hypo Opinione inserita da Hypo    11 Febbraio, 2012
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L'osso è l'aspetto più forte del corpo..

Avvincente, non trovo parola migliore per descrivere questa prima indagine di Lincoln Rhyme.

"Il Collezionista Di Ossa" raggiunge alti livelli d'inquietudine. Ho adorato tantissimo le prime pagine, le scene dei primi delitti appaiono realmente in tutto il loro orrore di fronte ai miei occhi. C'è fascino (di quello macabro e nauseabondo) e le immagini fanno fatica a lavarsi via. Ma ben presto orrore e disgusto lasciamo spazio alla suspence e ai colpi di scena. Splendida la caratterizzazione dei tre protagonisti principali (Lincoln Rhyme, Il Collezionista Di Ossa e la bellissima Amelia Sachs), ognuno di loro vive i propri incubi, difficoltà e ricordi influenzando in maniera determinante la storia.

"Il collezionista Di Ossa" è un romanzo che scava nella sofferenza, un romanzo che va oltre l'indagine principale (che comunque non esce mai di scena) per affondare le proprie radici nella psiche dei personaggi coinvolti. Jeffrey Deaver è astuto, gioca sino alla fine con il lettore fornendo continui colpi di scena (alcuni certamente teatrali, ma mai fuori luogo), e le ultime pagine sono la dimostrazione perfetta di come concludere un romanzo di tale intensità emotiva.

Il gioco del gatto con il topo potrebbe stufare i meno attenti ma cattura inesorabilmente durante il svolgimento dell'indagine, mentre sono narrate superbamente e minuziosamente le scene del crimine. La comunicazione "a distanza" (non voglio dire di più a riguardo anche se immagino che in tanti sappiano in che maniera o "stato" si svolge la storia) è avvincente e curiosa, una fitta rete tempestiva che si svolge nel giro di poche ore. E aspettatevi di tutto quando Lincoln rimugina con se stesso.

Anche ora che l'ho finito continuo a vedere quel braccio, quella stanza, quei tubi e a sentire odori di luoghi chiusi da lungo tempo a questa parte. Direi che è proprio questo che si richiede a questo tipo di letture (oltre ovviamente ai colpi di scena, che di certo non si fanno mai attendere).

"Il Collezionista Di Ossa", lettura astuta (a volte forse troppo), psicologica nonché filosofica.Uno splendido affresco di partenza per il signor Rhyme.

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Hypo Opinione inserita da Hypo    01 Febbraio, 2012
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Ogni vera gioia ha una paura dentro

"Mare Al Mattino" è breve, è intenso ed emana colori forti e caldi. "Mare Al Mattino" è intriso di una perenne duplicità dove speranze e sofferenze si sfiorano, si danno il cambio per arrivare ad azzerarsi, o meglio per arrivare alla realtà. Questo piccolo romanzo narra di partenze, di ritorni nella terra amata o di speranze di ritorno. L'approccio è senz'altro semplice ma la Mazzantini si dimostra molto brava ad esprimere i concetti con un non so che di poetico ed astratto.
Tutto ciò rende forse meno intenso il "romanzetto", la grazia con cui è scritto fa scendere a mio avviso di qualche grado la drammaticità ma non importa perché la lettura scorre in modo piacevole (le paginette si divorano in pochissimi secondi e difficilmente ci si ferma una volta innescata la marcia) e colorato (giallo, blu, rosso, ocra).

Buona la divisione delle due uniche storie principali, due storie che saltano di continuo dall'Italia all'Africa e fanno da sfondo alle problematiche che tutti bene o male abbiamo sentito nei telegiornali da un po di tempo a questa parte. E' come se Margaret Mazzantini si fosse messa a fare la reporter per intervistare due famiglie e le loro difficoltose vite.

"Mare Al Mattino" non lascerà magari un segno indelebile come altri romanzi (forse proprio per il suo essere così attuale e vicino, in un certo modo siamo già preparati a questo) ma credo possa dare una "strana" voglia di essere riletto proprio per la grazia con cui è scritto. Da assaporare come un gusto forte che però fa presto ad andarsene.

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Hypo Opinione inserita da Hypo    28 Gennaio, 2012
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Un nuovo apice di Stephen King? Si!

Sono ancora scosso, sono ancora frastornato.

"22/11/63" me lo sono gustato e goduto piano piano (tranne il finale, quando King mette la marcia "pre-finale" non si può più resistere, ma solo soccombere), ho assaporato ogni pagina lentamente, non ho mai forzato più di tanto la lettura. Appena finito di leggere il pensiero è stato chiaro e limpidissimo "questo è senz'altro uno dei suoi libri migliori di sempre", Stephen King fuori dall'horror è ancora più profondo e "sentimentale", uno scrittore in grado di toccare le corde giuste dell'anima con il suo solito stile.

Intrigante, sconvolgente, ipnotico e tanto tanto malinconico. Lo scrittore lungo queste non poche pagine poteva fare di noi ciò che voleva, penso siano state centinaia le possibilità, le vie che poteva intraprendere ed estrapolare da un racconto cosi arioso e "vivo".

La storia parte, si evolve, e si ri-evolve ancora e ancora, e ogni volta catalizza sempre più. Si parte in un modo e si finisce in un altro (e provate questa volta a contestare il finale), si ritorna, si soffre e si creano domande alle quali diventa difficile rispondere.

Il finale una volta lanciato è di quelli che non scordi mai, la storia diventa come reale e lascia dentro quel velo nostalgico che gli accaniti lettori conoscono molto bene, è per questo in fondo che leggiamo no?

E cosi via, una sensazione chiama l'altra (immane commozione per l'arrivo del nostro protagonista a Derry, questo l'unico spoiler che mi concedo), quello che all'inizio era un venticello si tramuta ben presto in una tempesta inarrestabile.
Non ho trovato il minimo cedimento strutturale, anzi alla fine volevo che le pagine si riformassero da sole, volevo che non finisse tutto cosi (e ripeto, che modo magistrale di chiudere un romanzo del genere). Ogni passaggio è determinante, non c'è mai fretta e anche i risvolti storici sono seguiti perfettamente.

Grazie Stephen, per avermi fatto soffrire, per avermi fatto amare una donna che non esiste, e fatto star male per un uomo che non esiste a sua volta.
Se questo è il livello/stile del "nuovo te" ci sarà ancora da divertirsi a lungo.

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Hypo Opinione inserita da Hypo    04 Gennaio, 2012
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Kashwak=No-Fo

Leggere critiche e delusioni su questo "Cell" mi hanno spinto in maniera istantanea alla lettura. Sarà che sono partito "con il cuore in pace" o sarà che la scrittura di Stephen King (il suo marchio traspare forte e chiaro su ogni riga) ti cattura sempre e comunque, poco importa quanto la storia sia più o meno buona, fatto sta che "Cell" mi è piaciuto, moderatamente certo, ma piaciuto.
Certo il paragone con i cavalli migliori dello scrittore è impari, con "Cell" King sembra tornare su vecchi e splatterosi inizi ma è comunque ben radicata l'evoluzione che lo ha reso ciò che è.

Tempo una paginetta e mezza e siamo già completamente dentro la storia, tutto avviene velocemente, siamo subito dentro il disastro e i segreti non sono mai celati per troppo tempo. Mi sono trovato in più di una occasione abbastanza "angosciato", ho pensato a diverse soluzioni durante la lettura (per quanto non fossero realmente ben precise) ed erano tutte possibile conseguenze della storia (che da un lato per come è svolta è prevedile ma dall'altro lascia aperto un bel varco all'immaginazione).

Non si fa fatica ad entrare in confidenza con i pochi protagonisti, la classica bella squadra di gente qualsiasi che si ritrova di fronte ad un qualcosa di totalmente inaspettato e tragico. Di contorno non mancano le solite figure "colorite" dello scrittore, mi vengono in mente il leader dei cosiddetti "cellulati", la famiglia del protagonista principale Clay e il signor Ricardi.
Come d'abitudine con King l'inizio è più spettacolare della conclusione (semplice ma tanto tanto intensa), lui è sempre bravo a farti immaginare i diversi scenari, ma in questo caso non sembra solo immaginare perfettamente le cose, sembra quasi che sia li a vederle per raccontartele in ogni minimo particolare (e non è mai facile immaginare in maniera così precisa avvenimenti apocalittici).

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Per chi ama tutto ciò che esce dalla penna di King.
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Hypo Opinione inserita da Hypo    27 Dicembre, 2011
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Signor Ranocchio e tanto altro

Come riesce a catturare, ad avvolgere, e a fornire frivola ma intensa immediatezza il signor Murakami solo lui lo sa. Anche in un racconto "sfuggevole" e breve (appena 130 paginette) come "Tutti I Figli Di Dio Danzano" riesce a far emergere tutta la passione per la scrittura. Questa volta ci troviamo di fronte a sei capitoli a se, sei storie che vedono all'opera protagonisti sempre diversi. Sei storie che vivono sullo sfondo del terremoto di Kobe del 1995. Il bello è che questo espediente usato come "trait d'union" non funge assolutamente da protagonista nelle sei storie, il suo ruolo è quello di far leva nella psicologia dei diversi personaggi.

Mi risulta impossibile riuscire a preferire uno spezzone piuttosto che un altro, ogni storia è intensa, viscerale, perfetta (e da ognuna potrebbe benissimo nascere un romanzo più corposo). Ho desiderato in più occasioni che le storie potessero in qualche modo continuare (nonostante le brevità del libro sia evidente al tatto) e non fermarsi bruscamente dopo poche pagine.

Stranezze, oniricità, insegnamenti si danno continuamente il cambio arrivando a toccare un completo trionfo emotivo. Ci si affeziona ai vari Komura, Miyake (quante verità non dette su un "semplice" fuoco), Yoshiya, Satsuki (quanto può essere controproducente odiare a dismisura qualcuno), Katagiri, Ranocchio (date un premio a codesto personaggio!!) e Junpei senza la minima fatica, senza nemmeno accorgersene, come se fossero protagonisti di storia già conosciute e lette svariate volte.
Inutile raccontare vagamente lo svolgersi degli avvenimenti, se conoscete e apprezzate Murakami anche in questo caso non sarete minimamente delusi.

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Hypo Opinione inserita da Hypo    26 Dicembre, 2011
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Ghiaccio, sangue e mistero

Devo dire che l'atmosfera natural-gelida di contorno a questo racconto è stata l'ideale per questo momento dicembrino. Ci sono libri che devono andar letti secondo le varie stagioni, e devo dire che "La Principessa Di Ghiaccio" calza a pennello con il frescolino di questo periodo invernale.

Tornare a casa e leggere le vicissitudini di Erica e Patrick è stato via via sempre più avvincente. Camilla Lackberg ha studiato questo thriller davvero molto bene, l'omicidio sul quale ruota la vicenda è abbastanza particolare e fascinoso, la storia che si sviluppa magari è un poco lenta (non pochi i personaggi presentati) ma la curiosità sale in proporzione alle pagine lette. Iniziale mistero, conseguente suspense, e non pochi contentini quasi immediati si danno il cambio a nuove raffiche di punti interrogativi. Praticamente impossibile riuscire a capire come finirà l'indagine e quante e quali persone saranno implicate attivamente nella storia. Gli incastri sono studiati perfettamente e non è da trascurare l'ottima psicologia data ai personaggi (principali e non).

Mi è piaciuta molto la protagonista Erica e allo stesso livello ho apprezzato i racconti descrittivi della sorella Alex (per la serie come rendere la vittima parte attiva del racconto sino alla fine). Ma anche il più piccolo ed insignificante personaggio è dotato di un profilo accattivante e vero, in più di un occasione Camilla Lackberg scrive di assolute verità quotidiane dando perfettamente senso alla situazione di una piccola città che vive alimentata sui più disparati pettegolezzi.
A tratti la lettura si fa poetica e non si fa fatica ad entrare subito dentro i personaggi e soprattutto dentro la storia (che non è per niente sempliciotta).
Il finale è totalmente soddisfacente e si merita anche attenzione l'ultimo paragrafo dedicato ad uno dei personaggi minori della storia (ma non per questo meno denso di significato, anzi l'ho trovato un signor modo di chiudere degnamente il romanzo).
Consigliato su tutta la linea, storia e stile di scrittura ineccepibili.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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Hypo Opinione inserita da Hypo    21 Dicembre, 2011
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Interessante debutto

Gran bel esordio quello di Chevy Stevens. "Scomparsa" è un thriller profondo, un racconto narrato in prima persona, una lettura che non concede la minima sosta. Poche righe e si entra subito nel fulcro della storia, si vive in prima persona e vividamente tutto quello che accade alla sfortunata protagonista Annie.

Il parco personaggi è ben assortito, la curiosità di sapere non arriva mai a livelli vertiginosi ma non vedo tutto questo come un lato negativo. La Stevens con una scrittura incredibilmente fluida e semplice (bannato ogni tentativo di rendere il romanzo anche per sole poche righe vagamente complicato) ci rende partecipi di ogni singolo pensiero della protagonista. In più di una occasione riesce ad estrapolare, pensieri o situazioni così intime da colpire perfettamente il bersaglio nel centro.

"Scomparsa" non ambisce di certo alla novità (lettura caldamente consigliata a chi ha adorato "Misery" di King), non vuole essere innovativo ma riesce a prendere, a catturare intensamente come solo un romanzo riuscito in ogni sua parte può fare. Buona l'idea di dividere i capitoli in sedute psichiatriche, il rovescio della medaglia è la ciclicità che assume il racconto (si sa già come sarà diviso più o meno ogni capitolo) ma dopo essere entrati nel pieno della storia non ci si bada più di tanto finendo immersi nella agghiacciante trama.

"Scomparsa" è da leggere, per empatizzare con Annie, una donna devastata che si ritrova ad affrontare un conflitto quasi perso in partenza.
Davvero ben riuscite le conclusioni delle diverse vicende, e ottimo il modo in cui prosegue il romanzo una volta sciolto il nodo principale.

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Misery
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Hypo Opinione inserita da Hypo    16 Dicembre, 2011
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Un giardino ai margini della città

"Il Giardino Di Cemento" è un breve racconto diviso in due parti (collegate tra di loro cronologicamente) dove viene narrato un breve ma intenso spaccato di vita del protagonista adolescente Jack. Lo stile di vita di Jack è particolare, il suo modo di affrontare la vita è apatico (se dovessi definire la lettura in una sola parola direi per l'appunto "apatica", ma non in maniera negativa) e menefreghista, la numerosa famiglia di Jack ha dei problemi (come le hanno tutte in fin dei conti), problemi difficili, problemi che finiranno tutti sulle sue spalle e su quelle delle sue due sorelle (una più grande di lui) e del piccolo Tom.

Ogni personalità è ben delineata e Ian McEwan si dimostra un abile scrittore, uno scrittore che a questo giro "bada al sodo" facendo intendere tutto fin da subito, usando un linguaggio semplice e fluente. "Il Giardino Di Cemento" è una storia scritta facile ma estremamente drammatica, una storia che getta ombre e luci sui rapporti più stretti tra fratelli e fratelli e figli e genitori. Caratteri ben definiti dunque, ma a svettare in maniera particolare è la psicologia del fratellino più piccolo, non è il personaggio principale ma i momenti che lo vedono protagonista sono quelli più esasperanti ed impegnativi.

Ad emergere è un clima claustrofobico generale, particolarmente fetido ed opprimente, la storia si evolve su continue vicissitudini precarie e ha un finale magari banale ma dall'effetto assicurato (perfetto esempio su come decidere quando è il momento per far calare il sipario e tranciare di netto la narrazione).

"Il Giardino Di Cemento" non è di certo da considerarsi come un capolavoro, però le particolari sensazioni che riesce a trasmettere si meritano una rapida e a suo modo follemente terapeutica lettura.

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Hypo Opinione inserita da Hypo    14 Dicembre, 2011
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Non diciamolo

Questo romanzo ha una duplice (diciamo triplice?) faccia. La storia è semplice da leggere ma la padronanza di parola di Baricco la rende a tratti un vero trip mentale (sono presenti diverse serie di pagine impegnative e quasi indistricabili).

Pur riconoscendo la bellezza di "City" devo anche ammettere che non sono stato accalappiato completamente dalla storia (e) in sè. Per carità, tutto è narrato splendidamente e a più riprese si gode ampiamente immersi nella sua lettura, ma purtroppo ho trovato il tutto un pò frammentario (sicuramente anche per volere dell'autore), tante belle idee (molte davvero interessanti) che però si spegnevano dopo poco.
Per il resto su "City" è presente un pò di tutto, ho apprezzato specialmente la sua parte western e le vicende "bizzarre" del presente. I protagonisti sono ben definiti e creano -molto ruffianamente- simpatia immediata. Il mio personaggio preferito è senza dubbio Shatzy Shell (niente a che vedere con quello della benzina), la paladina è seguita a ruota dal bislacco duo Diesel-Poomerang mentre assai interessanti sono gli incontri del piccolo genio Gould (quanto può essere ingombrante essere reputati piccoli einstein?) con il professore Taltomar al campo da calcio (in una parola: Esilaranti).

Si salta di qua e di là, a volte troppo bruscamente (per come la vedo io), se piace essere continuamente disorientati, sballottati repentinamente in situazioni completamente differenti tra di loro, solo in quel caso "City" potrebbe diventare una lettura davvero importante.
Oltre alla forte carica ironica io mi sono affezionato in maniera particolare (come già detto) al lato western, essendo una delle varie componenti non posso quindi dire di aver apprezzato tutto allo stesso modo (storie differenti, aspettative differenti). Nonostante tutto la lettura è altamente consigliata. La classe di certo non manca.

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Hypo Opinione inserita da Hypo    08 Dicembre, 2011
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Telecamera notturna

Avete mai provato a girare per una notte intera in una città? Se la risposta è si conoscerete benissimo la sensazione che si respira una volta terminata. Quello che rimane è un ricordo onirico, ci si chiede persino se veramente abbiamo fatto questa o quella azione specifica. Magari si soffre e in più di una occasione si immagina, si desidera di essere al calduccio nel nostro letto, ma generalmente si rimane affascinati dall'esperienza notturna, in qualche modo stregati (questo è quello che esperienze personali mi hanno dato) inconsapevolmente.

Leggere "After Dark" è stato grossomodo tutto questo, la storia non prevede particolari colpi di scena, non c'è "spettacolarità", però Murakami come al solito narra il tutto magistralmente (renderebbe interessante anche una persona che mastica una gomma con fare totalmente annoiato), e volenti o nolenti finiamo catturati in una trama leggera e per l'appunto sognante.

Quando si passa una notte vagabondando pare quasi che il tempo si dilati (e Murakami ne fa un perfetto paragone con la scena dell'ascensore), perda in qualche modo la sua forma ordinaria. Il ricordo ci farà pensare ad una sorta di percorso a tappe, ed è proprio così che Murakami ci presenta questo romanzo, i capitoli sono divisi in base alle ore e a tutto quello che succede in quel lasso di tempo. Questa soluzione affascina ed aiuta una già semplice lettura.

"After Dark" appagherà i vogliosi di classe e le persone bisognose di continue e perfette descrizioni, lo scrittore ci prende la mano e ci consegna simbolicamente una telecamera e mai parole furono così precise da essere praticamente alla pari con l'oggetto tecnologico.

"After Dark" è una piccola gemma, non si trova spesso una pietra preziosa così poco pesante che richieda in cambio minimi sforzi "sensoriali" e una tale e lampante oniricità di fondo. Questo libro dovrà essere evitato soltanto da quelle persone che leggono un qualcosa aspettando "fuochi pirotecnici" da ogni riga e conseguente finale sconvolgente.

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Hypo Opinione inserita da Hypo    05 Dicembre, 2011
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Le memorie...

Che esperienza unica e particolare ho vissuto leggendo "Memorie Del Sottosuolo", quanta classe, quante verità escono dalla penna di Dostoevskij.
Due racconti brevi, uniti saldamente da una riflessione profonda, una riflessione che porta il protagonista a compiere azioni "di continua derisione" per la propria persona, a dire e fare tutto e il contrario di tutto, avvolto da un costante, strano e autentico velo di pentimento interiore.

Si legge "Memorie Del Sottosuolo" in pochissimo tempo, nonostante la scrittura non sia per niente semplice da districare, si finisce ben presto preda degli incubi interiori che il nostro svela con audacia, ironia e schiettezza.
Non c'è una sola riga che produca banalità, non c'è un solo passaggio "frivolo", a stupire è l'intensità di due brevi racconti che si "ricaricano" a rotazione uno sull'altro, in maniera speciale e personale. Il sapore che si trasportano dietro è strano e sicuramente unico, un esperienza che non può portare che alla continua riflessione perchè i deliri di Dostoevskij sono veri e fanno male.

Fa male lasciarsi trasportare sopra una prima parte completamente "ubriaca", un monologo astratto e marcio, una continua spirale avvolgente che deve avere su di se la massima attenzione per essere compresa a dovere in ogni suo piccolo meccanismo. Più semplice invece il lato " A Proposito Della Neve Bagnata" dove il protagonista narra le proprie bassezze, e noi, trasportati da una abilità narrativa innata ci sentiremo un pò complici di queste vergognose ma "vive" azioni.

Ci sono libri che si leggono, che piacciono, ma tuttavia non saranno più ripresi in futuro. Credo che "Memorie Del Sottosuolo" invece rappresenti la fazione opposta, quella sui quali si ritorna ancora e ancora, vuoi grazie alla sua brevità, vuoi grazie all'abbondante insanità che riesce a somministrare all'ignaro lettore di turno.

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Hypo Opinione inserita da Hypo    02 Dicembre, 2011
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Si ritorna bambini

Non mi stupisce il fatto che questo libro sia subito stato oggetto di "aste" per i diritti cinematografici. Diciamo che sembra un romanzo scritto appositamente per essere ripreso su schermo. Da questo punto di vista appare in certi punti abbastanza frettoloso, fortunatamente però la suspence non è mai intaccata e le persone che hanno voglia del "tutto e subito" saranno sicuramente accontentate.

"La Casa Per Bambini Speciali Di Miss Peregrine" è una bella storia (su questo non ci piove), certo non è il massimo dell'innovazione ma con un piccolo sforzo si riesce a sorvolare su cose già lette o viste altrove.
Ci troveremo a percorrere un sentiero misto, dove la fantasia si mescola con l'horror, dove atmosfere gotiche si uniscono a quel senso di avventura che solo le storie adolescenziali riescono a fornire magicamente. Quello che rende particolare questo libro è senz'altro l'aspetto fotografico, le bellissime foto d'epoca diventano cosi un arma a doppio taglio per l'immaginazione. Possono fare comodo certo, ma da un lato impongono un immagine che frena leggermente la fantasia che invece dovrebbe girare libera a pieno ritmo (questo "esperimento" lo reputo riuscito a metà ecco). Però l'aspetto esteriore del tutto è davvero "figo", bella rilegatura, belle le pagine e belle le foto, un piccolo gioiello visivo insomma (e soldi sicuramente ben spesi).

Il ritmo non concede soste, la storia scorre liscia e i misteri vengono svelati in maniera quasi istantanea. Le idee ci sono e sono tante, soprattutto sono spesso vincenti. Probabilmente avrà uno o più sequel, quindi tenetevi pronti a questa evenienza con la speranza che il tutto non scada malamente e mantenga questo alto valore.

In poche parole: Meritevole, curioso, fulmineo.

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Romanzi
 
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Hypo Opinione inserita da Hypo    30 Novembre, 2011
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Il tuo modo di parlare mi piace un sacco...

...Giro la frase che ripete a più riprese Midori al protagonista Watanabe direttamente a Murakami. Il nostro si dimostra un autentico maestro di parola e ci avvolge -tiepidamente- con una storia dalla trama apparentemente semplice ma dal contenuto "straordinariamente intenso".

"Norwegian Wood" porta con sè un gusto pieno, una sensazione mista fatta di convenzionalità e tragedia, ma sopra tutto regna incontrastato un particolare sentimento, una difficoltà costante che si riflette su ogni più piccola azione del protagonista. Paragonerei la lettura di questo romanzo all'appagamento fornito da un buon bicchiere di vino rosso di una certa consistenza, o come il conforto che riescono a dare thè caldo o cioccolata calda durante le fredde giornate invernali.

"Norwegian Wood" si fa divorare, ci si affeziona ai protagonisti e al loro rapporto in maniera istantanea. Murakami mi ha fatto adorare ogni piccolo intreccio, mi ha in qualche modo destabilizzato, catturato, sedato e adagiato su una strana ma piacevole sensazione di appagamento. E' strano leggere un libro come questo senza affezionarsi ad una ben precisa relazione, ogni riga e ogni storia sono narrate cosi bene che diventa impossibile farsi anche la più piccola delle scalette preferenziali.

Watanabe è un personaggio cardine riflessivo, un personaggio che si pone (a mio modo di vedere) in maniera giusta ed equilibrata con tutto. Sia con gli amici (sono personaggi davvero unici e particolari Nagasawa e Sturmtruppen), sia quando c'è da far galoppare i sentimenti. Modi opposti ma entrambi speciali i rapporti/dialoghi con Naoko e Midori (senza omettere un altra figura cardine come Reiko), l'uno eccezionalmente intenso e se vogliamo "ultraterreno", l'altro quasi buffo,"folle" e reale.
Elogio particolare infine per come come vengono trattati e "usati" argomenti sempre spinosi come morte e sesso, nonostante certe parole rimangano sempre le stesse bisogna tessere sperticate lodi a Murakami per come riesca a far apparire il tutto sotto una luce di candida "innocenza".

Non mi resta che lasciare una citazione e consigliare "Norwegian Wood" a chi vuole esplorare ed esplorarsi. Per chi vuole capire e capirsi, ma più semplicemente per chi vuole leggersi una bella storia drammatica, chiaro/scura narrata con lucentezza invidiabile.

"La morte non è l'opposto della vita, ma una sua parte integrante".

Sayonara.

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Hypo Opinione inserita da Hypo    24 Novembre, 2011
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La terra che incontra il cielo

Comincia il mio percorso con Elly Griffiths e la protagonista Ruth Galloway.

Non ci sono grosse sorprese, la prima cosa da fare prima di leggere questo romanzo è quella di non crearsi troppe aspettative. Solo in questa maniera potremo poi definirci in qualche maniera appagati. "Il sentiero dei bambini dimenticati" si fa leggere in maniera piacevole e "ultra rapida", la storia cattura discretamente e disorienta quel tanto che serve per far proseguire degnamente la lettura. E' vero (come da commento sotto) che indovinare il criminale non è poi cosi difficile, però devo ammettere di avere avuto più di un dubbio lungo lo scorrere delle righe (cambiando di tanto in tanto il pronostico anche se un particolare chiodo fisso permaneva).

I punti forti di "Il sentiero dei bambini dimenticati" sono a mio modo di vedere due, il primo è certamente la protagonista, sento Ruth molto simile a me sotto certi aspetti "materialisti" (sarà per questo che alla fine la lettura è stata per me senz'altro positiva) e questo la rende un personaggio principale un pò fuori dal coro. E' bello leggere la storia attraverso il suo modo di pensare. Il secondo punto forte sta nella decrizione dei luoghi delle vicende, le parole ricreano perfettamente i burrascosi e particolari scenari paludosi/"tristi" del North Norfolk.

In definitiva una buona lettura, ma solo se non siete persone "difficili".

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Hypo Opinione inserita da Hypo    18 Novembre, 2011
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L'enciclopedia del mal di vivere

Una lunga, costante e serpeggiante sensazione di disagio avvolge questo romanzo. La lettura è a tratti sconvolgente nel suo essere terribilmente essenziale. Mi sono ritrovato immerso in una strana oniricità (di sicuro questo romanzo ha la capacità di "smuovere"), si continua a leggere le varie situazioni narrate e ci si sente in qualche maniera "sporchi". Ho apprezzato tantissimo "La Nausea" perchè a più riprese ho ritrovato quelle classiche sensazioni che durante la vita ti ritrovi a pensare ma che non riesci a formulare in parole concrete.

Il racconto si svolge a rotazione senza una trama ben definita (questo almeno quello che ho recepito),si salta da situazione in situazione sulle righe di uno dei più strani diari in circolazione.
Pochi personaggi, pochi protagonisti ma ben definiti e particolari incontreremo in questa non facile lettura. Quasi esilaranti i momenti in compagnia dell'Autodidatta e da incorniciare per intensità/distacco l'incontro con Anny.
Non mi sorprende il fatto che "La Nausea" possa portare all'esasperazione, alla totale noia. Chi riuscirà a prenderlo per il verso giusto si sentirà in qualche modo più completo, più concreto. Se letta con lo spirito giusto (secondo me acquisisce ancor più valore se letta in una situazione "di degrado" interiore con tutti i rischi del caso) questa "Nausea" saprà fare riflettere a fondo e perchè no anche aiutare.

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Hypo Opinione inserita da Hypo    15 Novembre, 2011
Top 500 Opinionisti  -  

I Bimbi Sperduti

Si può consigliare la lettura di "Giuramento Di Sangue" tranquillamente. La lettura è estremamente piacevole e limpida, le righe scorrono sotto gli occhi in maniera fluida e Patrick Graham si dimostra abilissimo nel raccontare mettendo sempre davanti a tutto la semplicità. Forse è proprio questo alla fine quella che stona, da una parte il romanzo funziona perfettamente ma dall'altra sembra costruito in maniera troppo frettolosa e spiccia. Da segnalare fra le cose la massiccia presenza di dialoghi rispetto al resto .

La storia si divide molto bene fra passato e presente, la vicenda dei ragazzini riporta un po alla memoria la "sapienza d'unione" del maestro Stephen King e nel mentre saremo continuamente trasportati da avvenimenti magari banali ma pur sempre a modo loro catalizzanti.
Mi è molto piaciuto l'inizio, riesce a nascondere la trama principale che si manifesterà da li a poco. Oltre il protagonista Peter Shepard spicca sicuramente la figura di Ezzie, un "cattivo" che riesce nonostante tutto ad intenerire.

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Hypo Opinione inserita da Hypo    05 Novembre, 2011
Top 500 Opinionisti  -  

Cruda realtà e immaginazione a contatto

Ho divorato in poco tempo "Amabili Resti", una lettura che definirei atipicamente tiepida, intimissima da una parte ma estremente distaccata dall'altra. Un leggere fluido (anche se a più riprese ho dovuto riprendere da qualche riga passata per capire la linea temporale visto i continui salti) e agrodolce, si entra in maniera brutale nella situazione, nel dramma e nei risvolti che solo una situazione "deflagrante" possono fare scattare. Si legge "Amabili Resti" come in un unico lungo sorso, e si salta continuamente assieme a Susie nei vari avvenimenti che accadono dopo la tragedia (descritta davvero molto molto bene). Ho apprezzato il lato "post", descritto cosi fascinosamente da fare scattare desiderio e convinzione che sarà proprio cosi. Straziante assistere alla descrizione delle vite che vanno avanti restando ancorati al proprio sicuro limbo.
Il finale è stato gestito in maniera semplice e sapiente,lascia alle spalle la vivida sensazione di aver letto un gran bel libro, un libro dal sapore pieno e malinconico.

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Hypo Opinione inserita da Hypo    28 Ottobre, 2011
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L'aereo e la marmotta

Ancora una volta un centro, l'ironia e la piacevolezza di Stephen King emergono ancora una volta in un romanzo accattivante, semplice e di immediata presa. Magico e a suo modo epico l'inizio (non vedo l'ora di vederla rappresentata su schermo), impossibile poi sottrarsi alle continue vicende "ad incastro" archittetate ancora una volta sapientemente da King. L'evoluzione del libro potrà non piacere a tanti, tanti vedranno troppa carne sul fuoco rispetto ad un finale "tormentosamente rapido" (ma quanto mi è piaciuto leggerlo). I personaggi sono descritti in maniera eccezionale (fra le cose King ci mette nelle mani il personaggio perfetto, possibile indiscusso protagonista e lo fa schiattare poco dopo avercelo presentato) e alla fine non c'è un vero e proprio protagonista ma tanti diversi caratteri. Impossibile non adorare Junior Rennie e Phil Bushey. Un libro che parte da un idea sicuramente banale ma che arriva a colpire perfettamente le giuste corde emotive. Da parte mia non posso far altro che consigliare la lettura.

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