Opinione scritta da lucabettin

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lucabettin Opinione inserita da lucabettin    26 Gennaio, 2012
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XY

E’ davvero difficile inquadrare questo libro, circondarlo da steccati, incanalarlo dietro o dentro un genere letterario prestabilito e tradizionale.
E’ originale. E’ Innovativo. E’ per certi versi geniale e per altri sfrontato ai limiti della sfacciataggine. Tutto si può dire di Veronesi meno che lasci il lettore indifferente. Per me è già un risultato straordinario. Ti affronta senza mediazione e ti dice: “ Io sono così. Prendere o lasciare”.
Un giallo che si trasforma in un romanzo esistenziale che si trasforma in un thriller che si trasforma in una seduta psicoanalitica collettiva che torna ad essere un romanzo esistenziale che ripiega temporaneamente nel giallo e diventa infine una corsa a perdifiato lontano dalle abitudini che ci soffocano incontro alla vita che fornisce sempre una nuova occasione mascherata da irraggiungibile speranza.
A volte con spazi e punti ripetuti ossessivamente per farci riflettere e respirare. RIPOSARE.
A volte senza interruzioni e senza freni fino a portarci al limite della sopportazione, con i polmoni che si comprimono fino ad arrivare ad un’inezia dall’esplodere. INSEGUIRE.
Veronesi non sceglie MAI la strada più veloce e la soluzione più scontata, lui non desidera arrivare, vuole solo camminare.
Non si può recensire questo libro.
Si cerca una storia dove il narratore ci prende per mano e ci dondola regalandoci solo certezze?
Meglio lasciar perdere e passare ad altro.
Si cerca un guazzabuglio di emozioni dove provare a districarsi assomiglia davvero tanto a vivere?
Bene. XY.

La sensualità. Sottolineate questa parola, senza capire perché, per ora. Leggete il libro. Poi ditemi cosa ne pensate del rapporto tra QUEI DUE.
Chi sono? CAPIRETE.

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lucabettin Opinione inserita da lucabettin    28 Dicembre, 2011
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Le Catilinarie

E’ proprio arrivato il momento, cara Amelie, di chiarire alcune cose. Possiamo parlare in tranquillità, io e te, tanto non ci sente e non ci legge nessuno. Ci siamo solo noi due, adesso.
Mi devi spiegare come fai ogni volta a stupirmi con quello che scrivi. Voglio capire dove trovi le trame dei tuoi libri. Voglio sapere in che modo le idee invadono il tuo cervello e lo conquistano.
Passi per un romanzo. Passi per due. Passi per tre. Ma così no. Così non va bene. ORA BASTA, devi dirmelo.
Questa originalità mi lascia senza parole, il tuo linguaggio è affilato come un coltello, è apparentemente distaccato ma in realtà trabocca di sarcasmo e travolgente ironia. Mi annichilisci. Rendi ogni cosa semplice e naturale.
Solo strade diritte. Solo discese. Niente curve. Niente salite. Niente ostacoli.
Adesso VOGLIO sapere. Adesso VOGLIO capire.
In che momento della giornata ti si accende la lampadina? In che occasione?
Quando è che dici: “Ecco. Questa è l’idea per il prossimo romanzo.”
Prendiamo LE CATILINARIE, per esempio.
Come ti è venuto in mente di far andare una coppia di innamoratissimi pensionati ultra sessantenni senza difetti – lui ex professore, lei casalinga - ad abitare in campagna per stare tranquilli e d’improvviso farli imbattere in un irritante vicino, obeso e silenzioso, e nell’abominevole e assurda moglie?
Quando è che hai deciso di giocare con i vizi e le virtù dei protagonisti fino a mischiarli così vorticosamente da rompere ogni equilibrio e ogni certezza?
In che momento di quale giornata hai stabilito di togliere il romanzo dai binari che stava prendendo per arrotolare nuovamente tutto? Dov’è finito il bene assoluto? Dove hai nascosto le certezze prive di dubbi che avevi fatto intravedere?
DIMMI, Amelie.
DIMMI!
Spiegami, io ti ascolto.

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A chi piace la Nothomb oppure a chi vuole provare una lettura che rompe gli schemi tradizionali.
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lucabettin Opinione inserita da lucabettin    22 Dicembre, 2011
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Commento

Appena finito di leggere questo libro, il primo pensiero è stato: “Ma come è possibile essere arrivato a oggi senza aver mai letto Sandor Marai?”
Due anziani, in giovinezza amici inseparabili, si ritrovano dopo quarantun anni in un castello in prossimità dei Carpazi. Dal giorno che si sono persi di vista, uno non si è praticamente mai mosso da lì, l’altro ha passato alcuni decenni in Oriente. Sullo sfondo di entrambi aleggia una donna. La stessa donna.
Le braci è un libro lento, spesso prolisso, un dialogo tra due persone che è sostanzialmente un monologo. Uno parla, l’altro ascolta.
Lento. Meravigliosamente lento.
Le descrizioni sono così accurate e delicate che catapultano il lettore alla fine dell’ottocento, rapito dalle immagini nitidissime e dal ritmo.
Prolisso. Meravigliosamente prolisso.
Uno parla e ripercorre, con il distacco regalato dall’età, le vicende che hanno riguardato entrambi, l’altro ascolta e senza proferire praticamente parola avvalora quei ragionamenti.
Ogni sfaccettatura dell’animo umano - sia l’amicizia, sia il tradimento, sia l’amore, sia l’evolversi della vita in generale - viene descritta con una profondità che annichilisce.
Le riflessioni del protagonista, arricchite dalla saggezza della vecchiaia, assumono un punto di vista originale che ipnotizza chi si fa accompagnare, pagina dopo pagina, dentro il racconto.
Questo libro non si può presentare con squilli di tromba e fanfare, serve un suadente violino.
Questo libro non è un mazzo di rose rosse, è una delicata composizione di orchidee.
Questo libro non è una semplice fotografia, è un pregiato dipinto.
Dopo ogni capitolo cresce dentro di me la voglia di visitare quel meraviglioso castello ai piedi dei Carpazi, cenare nell’enorme sala da pranzo, bere un bicchiere di vino e leggere un libro seduto sulla poltrona vicino al camino. Ogni descrizione trasuda una nobiltà che affascina.
Il protagonista trasforma gli schiaffi in carezze. I pugni in massaggi. Ridefinisce il significato di vendetta. Pregi e difetti si ingarbugliano e il risultato finale è sorprendente.

Un libro da leggere assolutamente. Se possibile d’inverno, quando fuori fa freddo, magari nevica.
Leggere con lentezza. A volte è meravigliosamente necessario.

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Chi a voglia di immergersi in una lettura lenta ma affascinante.
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lucabettin Opinione inserita da lucabettin    17 Dicembre, 2011
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Libri da ardere

Libri da ardere non è un romanzo tradizionale, è scritto e strutturato come un’opera teatrale.
Un’ambientazione scarna. Una stanza spoglia a parte una grossa libreria piena di libri. Due sgabelli. Una stufa di ghisa, spenta. Tutto il resto è già stato bruciato.
Un professore universitario. Il suo assistente. Una studentessa all'ultimo anno, sua fidanzata.
Fuori imperversa un conflitto lungo e feroce. E’ il secondo inverno d’incessanti bombardamenti.
Dentro l’abitazione fa un freddo pungente e insopportabile, l’unico sistema per scaldarsi è bruciare, di volta in volta, alcune opere.
Quali gettare nella stufa? Quali salvare? Perché?
I testi dei libri s’incastrano con il gelo che i personaggi accusano e con la follia della guerra.
Intorno a questa situazione s’intrecciano inattese e non consuete domande e risposte. Con il passare delle ore, i punti di vista cambiano, le priorità si spostano, i giudizi sul passato e sul futuro si modificano, i comportamenti derivati dalle privazioni prendono una piega imprevedibile.
L’istinto animale prenderà il sopravvento o la ragione riuscirà a resistere?
Il confine tra le due cose quanto si dilaterà? Quante volte sarà possibile oltrepassarlo senza perdersi definitivamente?

Cosa ha combinato questa volta Amelie?
Pronti. Via. Dietro la guerra che sovverte e ingarbuglia i valori e le convinzioni, la vita e la letteratura si mischiano tra ironia e follia. TUTTO VACILLA.
La Nothomb ha dipinto una danza tra le virtù e le debolezze degli uomini, un’analisi sarcastica e a volte impietosa riguardante il mondo della cultura e le certezze che ci portiamo appresso.

Irriverenza. Genialità. Ritmo. Una spruzzata di sana e rigenerante pazzia.
Signore e signori: Amelie Nothomb.

PS: Come il solito, quando parlo di quest’autrice, non bisogna considerare quello che scrivo come attendibile, ma solo come una sfacciata e poco obiettiva serenata di un innamorato.

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A chi piace la geniale follia della Nothomb
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lucabettin Opinione inserita da lucabettin    12 Dicembre, 2011
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Il tunnel

A mio parere questa è un’opera piuttosto complicata da recensire.
Si può vivere e percepire in molteplici modi e in maniera diversa da persona a persona.
Io scrivo, di getto, le mie impressioni.

Ernesto Sabato non scrive questo romanzo per noi.
Non scrive questo romanzo per chi legge.
Non scrive questo romanzo per avere consenso o ammirazione.
L'autore scrive per se stesso, getta sul foglio tutte le sue sensazioni e le sue nevrosi.
Senza filtro. Senza riflettere.
Si getta privo di paracadute, non mostrando alcuna paura di schiantarsi.
In molti passaggi sembra dire, “Voglio vedere se dopo questa cosa riesci a non odiarmi”.

Cos'é questo libro?
E' la storia di un amore vissuto e attraversato dalla smodata follia dei due protagonisti.
Due persone complicate e assolutamente diverse tra loro si incontrano e provano una fortissima e reciproca attrazione. Questo sentimento è un contenitore che racchiude tutto e al suo interno si aprono molteplici conflitti, generati dalle reciproche antitetiche fobie.
Non c'è nessuna volontà dell’autore di sviluppare il romanzo seguendo canoni di scrittura tradizionali e di arricchire la storia con spunti a vantaggio del lettore.

Cos'è questo libro?
Un'idea allo stato primordiale scaraventata su carta senza filtro e senza mediazioni.
Una pazzia. Un pugno. Uno schiaffo che stordisce. Una sfida a ogni tipo di buon senso e di ragionevolezza.

Vale la pena di leggerlo?
Si. Perché può provocare sentimenti contrastanti ma di sicuro non lascia indifferenti.

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Chi vuole avventurarsi in una lettura molto fuori dal comune.
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lucabettin Opinione inserita da lucabettin    28 Novembre, 2011
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MATTATOIO NR 5 (o la crociata dei bambini)

Mettiamo subito le cose in chiaro, questo non è un libro tradizionale, anzi forse non è neppure un libro.
Chi cerca un romanzo strutturato e lineare, personaggi coerenti con una personalità ben definita, situazioni figlie di azioni causa/effetto, stia lontano da quest’opera e anche da questa recensione.
Io ti ho capito, Kurt Vonnegut. Tu non hai voluto narrare una storia, tu hai inteso sfidare a regolar tenzone ogni lettore. Uno per volta. Bene. Io ho accettato il duello.
Tu hai provato a portarmi allo sfinimento, a dilatare l’assurdità di alcuni personaggi e di particolari avvenimenti per indurmi a desistere e a battere in ritirata. Hai cercato di fiaccarmi distorcendo le parole, nascondendo i concetti, manomettendo le normali regole narrative. No, caro Kurt, io sono andato avanti. IO NON MI SONO ARRESO.
L’architrave del romanzo è tanto geniale quanto assurda. Il protagonista, personaggio goffo esteticamente e debole caratterialmente, danza nel tempo, attraversando in maniera frenetica le varie fasi della sua vita in un forsennato ping pong che lo porta nel futuro, nel passato e nel presente, alternativamente. A questo si aggiungono continue incursioni nello spazio, dove egli viene ripetutamente rapito da una popolazione extraterrestre, che con il suo particolare stile di vita smaschera le contraddizioni dei nostri comportamenti abituali, irridendo tutti i parametri su cui si basano le nostre convinzioni.
Sullo sfondo il drammatico bombardamento di Dresda da parte degli alleati, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, al quale il protagonista partecipa come prigioniero dei tedeschi.
Cosa ho trovato, dietro le tue difese preventive e il tuo lessico al limite del paradossale?
Un’appassionata requisitoria contro la guerra, l’analisi e la messa a nudo di ogni atrocità che la stessa comporta. La tua è una dolce dichiarazione d’amore nei confronti della vita e verso le dinamiche più semplici che questa sviluppa e regala, è un balletto sopra le ingiustizie della nostra società moderna, una strenua ed appassionata difesa dei più deboli.
Cosa penso di te, in conclusione?
Penso che tu sia un folle che ha scritto un romanzo assurdo, ma sono contento di aver avuto la pazienza di leggerti fino in fondo. All’interno delle tue pagine ho trovato emozioni, rabbia, riflessioni, memoria, rassegnazione, speranza. ORIGINALITA’.
Hai vinto tu il duello, Kurt, ed io sono felice di aver provato a tenerti testa. GRAZIE.
“Così va la vita”.

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consigliato a chi vuole cimentarsi in una lettura fuori dai parametri tradizionali.
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Avventura
 
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lucabettin Opinione inserita da lucabettin    10 Novembre, 2011
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La voce del destino

Questo robusto romanzo ha attirato la mia curiosità sin dal primo momento in cui l’ho notato in libreria, grazie ad una quarta di copertina molto stuzzicante, che descrive una vicenda che si intreccia con un’epoca storica lunga e colma di avvenimenti, dal secondo conflitto mondiale ai giorni nostri, attraversata da svariati misteri e da una serie rilevante di fatti ambigui e non del tutto chiariti dalla storia. Elemento cardine di questo romanzo sono le vite, che danzano inebrianti e parallele, di due donne dallo straordinario fascino e carisma: Luce de Bortolo, la più grande soprano di tutti i tempi, ed Eva Duarte Peron.
Ho tergiversato un po’ prima di acquistarlo, a causa dell’elevato prezzo di copertina e perché, risultando molto “corposo” (650 pagine), pensavo mi impegnasse troppo tempo, a scapito di altre letture già programmate.
Al contrario di ciò che temevo questo libro si legge rapidamente, la storia procede in maniera fluida e si sviluppa su diversi piani geografici e temporali, ma la scrittura semplice e dinamica dell’autore permette al lettore di seguirla con una certa disinvoltura, avendo la possibilità di districarsi senza difficoltà nelle pieghe degli accadimenti.
Le 650 pagine si “consumano” a ritmo serrato e non si incontrano mai periodi di stanca.
Secondo il mio parere alcuni passaggi significativi si basano su casualità troppo forzate che indeboliscono un po’ la storia ed il finale prende una piega eccessivamente “avventurosa” che si discosta dallo stile del resto del libro. Personalmente, ma è una cosa mia e assolutamente soggettiva, ho trovato un po’ fastidioso l’uso smodato e non sempre necessario dei puntini di sospensione.
In definitiva, un libro piacevole da leggere, capace di lasciare, in mezzo a tutto ciò che è frutto della fervida fantasia dello scrittore, alcune nozioni storiche particolarmente interessanti e degne di essere approfondite.
Un consiglio: non saltate le note finali dell’autore. Non sono marginali e sono parte integrante della storia, contribuiscono a “chiudere il cerchio” in maniera soddisfacente a chi ha affrontato con impegno tutte quelle pagine.

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lucabettin Opinione inserita da lucabettin    03 Novembre, 2011
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Io non ricordo

Sono inciampato in questo libro per caso.
Incrociato in libreria mi ha attirato per alcune ragioni: giovane autore americano, storia che si prospetta originale, curiosità di leggere qualcosa che non mi viene suggerito o consigliato da qualcuno, voglia di seguire l’istinto.
Quel libro mi chiamava.
Comprato. Letto. Vissuto. Finito.
Il risultato, una volta chiusa l’ultima pagina, è andato oltre le mie migliori aspettative.
Il romanzo è scritto e tradotto benissimo, con un linguaggio lineare, non semplice ma piacevole ed accattivante.
E’ una storia che si sviluppa sullo sfondo di una grande e complessa malattia, l’alzheimer familiare ad esordio precoce. Entrare troppo nei particolari, secondo me, svelerebbe dettagli che meritano di essere letti nel modo, originale e delicato, in cui li sviluppa l’autore.
L’inizio può essere un po’ ostico ma con il passare delle pagine si viene accompagnati su un piano inclinato che facilita la lettura e incuriosisce sempre più.
Si parte con due storie che sembrano lontane anni luce e quasi incompatibili e si arriva con una storia unica e personaggi che camminano uno a fianco dell’altro. Tutti i pezzi magicamente si incastrano e collimano con una naturalezza che sorprende.
I capitoli sono intervallati dalla descrizione di un paese fantastico e nascosto, Isidora, dove gli abitanti vivono il presente senza ricordi, senza memoria e senza pensare al futuro. Sembra una situazione slegata da tutto e, poco alla volta, diventa il fulcro del racconto.
La complicata descrizione della malattia, che è presente nei diversi capitoli, è minuziosa ma, grazie all’abilità dell’autore, non appesantisce la lettura in nessun frangente.
Un grande libro.
Difficile da pensare. Complicato da scrivere. Emozionante da leggere.
Un’esperienza originale ed appagante.
Grande merito alle librerie Giunti, che hanno deciso di dare visibilità a quest’opera. Sicuramente mi cimenterò presto nel secondo romanzo dell’autore, LA TEMPESTA ALLA PORTA.

“Accanto a questo mondo ce n’è un altro. Vi sono punti in cui si può sconfinare”.

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lucabettin Opinione inserita da lucabettin    02 Novembre, 2011
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Cause di forza maggiore

Premessa doverosa: sono sfacciatamente di parte perché adoro questa scrittrice.
Lo stile e l’originalità della Nothomb mi affascinano e mi sorprendono ogni volta di più. Quando prendo in mano un suo libro penso che sia impossibile che possa inventarsi qualcosa di più sorprendente del libro precedentemente. Puntualmente mi smentisce con una naturalezza disarmante.
Le sue storie sono spesso assurde ma si incastrano così bene con le debolezze umane da sembrare, alla fine, normali. Il linguaggio è talmente diretto che non è consigliato a chi soffre di vertigini o mal sopporta la velocità.
Nessun preambolo. Nessuna titubanza. Nessuna curva.
Un’autostrada imboccata a tutta velocità verso le incertezze e le nascoste paure del lettore.
Lei ti guarda. Ti scruta. Ti scopre.
Capisce le incongruenze dei tuoi pensieri e li mette a nudo.
Come ci si sente mentre si legge?
In mutande, imbarazzato, sul pianerottolo di casa, sperando che qualcuno apra la porta e ti faccia entrare.

Cause di forza maggiore inizia con uno sconosciuto che suona alla porta del protagonista e chiede di fare una telefonata.
Entra. Muore.
Da lì una sequenza di avvenimenti improbabili. Ma sono davvero tutte assurdità? Oppure dietro si cela un retroterra composto dalle nostre insoddisfazioni e dai nostri tabù?

Un libro piccolo che si legge in una sera. Difficile da consigliare. Può piacere moltissimo, come a me. Può essere considerato inutile. E’ questo il bello, no?

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Gialli, Thriller, Horror
 
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lucabettin Opinione inserita da lucabettin    21 Ottobre, 2011
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Ragionevoli Dubbi

Ho scritto la mia opinione, come sempre, senza leggere quelle di chi mi ha preceduto. Una volta finito, e quindi letto anche gli altri giudizi, mi è venuto da sorridere e da pensare che il bello della letteratura è proprio il fatto di suscitare a persone diverse, che leggono un libro in momenti differenti, sensazioni contrastanti.
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L’approccio a questo romanzo è stato piuttosto casuale, incrociandolo sulla mia strada tra un libro finito ed uno ancora da comprare e cominciare, in quella “terra di mezzo” da riempire con qualcosa.
L’ho trovato in casa e mi ha incuriosito, spinto dal fatto che, in questi giorni, in ogni libreria ci si imbatte in cataste di libri dell’autore presentati con una certa enfasi.
La storia parla di un avvocato e di una particolare vicenda processuale che lo riguarda, intrecciandosi con la sua vita privata e con le sue inquietudini personali. Capitolo dopo capitolo si alternano gli incontri con il cliente in carcere e con la moglie fuori, l’amicizia con un poliziotto che lo aiuta nelle indagini, le procedure e i meccanismi delle aule dei tribunali, le pulsioni di un avvocato quarantenne che, continuamente, fa bilanci sulla propria vita professionale e sentimentale.
La narrazione procede fluida e senza strappi e risulta piacevole anche se non eccessivamente brillante. Non ci sono colpi di scena che spiazzano il lettore e tutto si snoda secondo un copione piuttosto scontato e prevedibile. Il linguaggio utilizzato è semplice e scorrevole e, a volte, lascia dietro di sé una scia non sempre appagante.
La sensazione finale, ovviamente assolutamente personale, è quella di dire: Non male, ma… tutto qui?
Ho letto solo quest’opera dell’autore e quindi non posso esprimere giudizi complessivi.
Ieri, però, andando da Feltrinelli e vedendo all’entrata decine di libri di Carofiglio uno sull’altro, ho avvertito la strana impressione di non aver compreso qualcosa oppure di essere in un meccanismo dove, inconsapevolmente, ci troviamo a leggere libri che sempre meno scegliamo noi e sempre più i giudizi sugli stessi sono quanto meno “orientati e guidati”.
Forse è lecito avere, qualsiasi sia il giudizio, ragionevoli dubbi.

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lucabettin Opinione inserita da lucabettin    17 Ottobre, 2011
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La casa dei destini intrecciati

Non so di preciso cosa mi abbia spinto ad acquistare questo libro. Non lo conoscevo e non avevo letto l’opera precedente dell’autrice. Forse mi ha incuriosito il titolo, che assomiglia ad un vecchio libro di Calvino a cui sono affezionato (il castello dei destini incrociati), anche se non c’entra assolutamente nulla. Forse hanno colpito la mia curiosità le poche righe scritte in prima pagina.
Sensazioni ben ripagate, però.
La trama è originale. Kate è una donna che, guarita dal cancro, riunisce le sue amiche più care per una cena. Durante questo appuntamento annuncia di aver ricevuto in regalo da sua figlia una settimana di rafting nel Grand Canyon. La cosa la terrorizza. Decide di affrontare questa sua paura, una sorta di “bentornata alla vita”, solo a patto che ognuna delle invitate accetti a sua volta di fare qualcosa che la spaventa o che non si sente in grado di affrontare. Naturalmente deciderà lei la sfida per tutte.
Da questo momento si aprono e si chiudono sette capitoli. Uno per ogni protagonista, compreso l’ultimo per Kate. Racconti nel racconto. L’autrice riesce a trasmettere una sensazione particolare: tutte le protagoniste sembrano persone serene e felici, quando arriva il turno della loro storia, con la singola sfida da affrontare e sconfiggere, ci si ritrova all’interno di un microcosmo di retaggi del passato, paure, ansie, vittorie e sconfitte.
Quando il capitolo si chiude, la donna interessata torna a svolgere un ruolo attivo nella vita e nella vicissitudini delle altre, riconquistando magicamente equilibrio e integrità.
L’inizio non è folgorante e la mia impressione è che il libro ci metta qualche pagina a “carburare”. La traduzione non parte benissimo per poi riprendersi durante il percorso.
I particolari e le sfumature son descritti con maestria e lasciano la sensazione di avere in parte provato, qua e là, quello che viene descritto. Il risultato finale è molto convincente; si comincia osservando tutto dall’alto e si conclude percorrendo le pagine a fianco delle protagoniste.

Un libro originale ed intenso. Possibile.
Emotivamente coinvolgente.

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lucabettin Opinione inserita da lucabettin    13 Ottobre, 2011
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Acido Solforico

Mi hanno sempre attirato gli autori (o autrici) che si discostano dai canoni tradizionali di scrittura per sperimentare qualcosa che rompa in qualche modo gli schemi. Per questo motivo, ormai qualche anno fa, mi ha attirato questo libricino pubblicato da Voland.
Il titolo, la quarta di copertina e la biografia della scrittrice sono riusciti a suscitare la mia curiosità.
Bisogna tener presente che questo libro è stato pubblicato nel 2006 quando i fenomeni Grande Fratello e reality show erano nel pieno della loro fase ascendente e sembravano una nuova e affascinante frontiera da esplorare.
Il libro narra l’evoluzione di un incredibile reality show dal nome inequivocabile, Concentramento, e della sua escalation di assurdità e violenze, prima mascherate poi, poco alla volta, sempre più palesi e alla fine addirittura ostentate.
I concorrenti vengono “rastrellati” per le strade da intraprendenti troupe televisive. Alcuni di essi vengono scelti per svolgere anche il ruolo di “Kapò”. Il tutto sotto lo sguardo vigile di telecamente costantemente accese e posizionale ovunque.
I telespettatori sono sempre più protagonisti fino ad arrivare a poter decidere l’esecuzione dei concorrenti, nessuno si stupisce o si scandalizza più di nulla.
L’obiettivo finale è il raggiungimento del 100% dello share e del totale gradimento del pubblico.
In questo assurdo meccanismo qualcuno comincia a riflettere e a non capire. Qualche concorrente prova a resistere. Questo è forse il messaggio di speranza.
Ci sono passaggi, letti dopo alcuni anni, che appaiono illuminanti e premonitori. Il linguaggio è diretto e suscita emozioni. La Nothomb ha la capacità di arrivare diretta alle corde emozionali delle persone, le sue parole percorrono una strada senza curve. Senza salite. Senza ostacoli.
L’ironia è tagliente ed irriverente e mette il lettore di fronte ad un disarmante interrogativo:
Quanto di tutto questo è davvero vicino a diventare realtà?
Quante delle assurdità narrate si stanno poco alla volta realizzando o si sono già realizzate?

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lucabettin Opinione inserita da lucabettin    10 Ottobre, 2011
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Il viaggiatore notturno

Per apprezzare fino in fondo questo libro è necessario leggerlo in un contesto adeguato con lo stato d'animo giusto.
E' un libro che non corre ma cammina.
E' un libro che alla fine,però, arriva.

Il protagonista è un esperto di migrazioni animali che attende, seduto sopra un'altura nel cuore del deserto sahariano, il passaggio delle rondini.
Quell'attesa è il viatico per legare un numero imprecisato di storie, personaggi e sensazioni diverse tra loro.
Il modo di vivere del popolo Tagil, la lungimiranza della guida Jibril, i versi del poeta viaggiatore Tighritz, la figura della PERFETTA, la donna che si può incontrare in ogni istante in una qualsiasi strada del mondo. Questi sono solo alcuni degli spunti.
Sullo sfondo aleggia la presenza del monaco Charles de Foucauld che ha vissuto tanti anni in quei luoghi. Un'esistenza fatta di studi e meditazione, riflessioni che sembrano essere ancora imprigionate in quei posti anche dopo la sua morte: nella sabbia, nelle pietre, come un'eredità trasmessa a chi si dimostrava capace di comprenderne il significato.

La capacità narrativa di Maggiani è, secondo me, straordinaria. Le parole sono ricercate ed oltre al loro significato evocano suoni, ritmo, armonia.
L’autore riesce a legare poco alla volta storie molto diverse che inizialmente sembra impossibile possano convivere. Col passare dei capitoli tutto sembra assumere un ruolo diverso e le domande e le perplessità iniziali svaniscono.
E' un libro lento ma efficace, che si può apprezzare meglio se ci si sforza di guardare dietro il significato immediato delle differenti storie.
Se si trova il filo lo si afferra e non lo si lascia più.
Questo libro bisogna leggerlo mettendo in gioco tutti i sensi, si percepiscono i colori, gli odori, i sapori. Si apprezzano le sfumature. Di tanto in tanti è utile chiudere gli occhi.
Questo libro è un viaggio, anche se il protagonista non si muove dal luogo dove attende il passaggio degli uccelli.

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lucabettin Opinione inserita da lucabettin    08 Ottobre, 2011
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Gli ingredienti segreti dell'amore

Ho comprato questo libro per curiosità, non essendo assolutamente il mio genere di romanzo. Mi ha colpito il percorso del giovane autore, riuscito ad imporsi partendo da romanzi pubblicati per una piccola casa editrice e venduti soprattutto con il passaparola, e la vivace ed accattivante quarta di copertina.
La lettura è stata molto piacevole e il risultato finale è andato oltre le mie migliori previsioni.
La scrittura è lineare ma accattivante, la storia è ricca di elementi originali che vengono disseminati capitolo dopo capitolo con sagacia.
Se si affronta questo romanzo senza la pretesa di leggere un classico della letteratura si ottiente il risultato di rimanere piacevolmente impigliati nelle sue pagine, di familiarizare con i protagonisti tifando, inconsciamente, per il lieto fine della storia.
La narrazione a due voci è efficace e le molte frasi lasciate in francese rendono l'impatto anche visivo del libro davvero brillante. I riferimenti culinari disseminati nel testo lo completano ed arricchiscono.
Si legge velocemente e alla fine rimane un po' di dispiacere per dover abbandonare i due simpatici protagonisti. La sensazione che resta è quella di aver visto al cinema oppure in TV una bella commedia brillante che ha il potere di far trascorrere qualche ora in spensieratezza. Ogni tanto non guasta!

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lucabettin Opinione inserita da lucabettin    07 Ottobre, 2011
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La libreria del buon romanzo

Lo spunto che genera questo libro è originale ed accattivante, risultando capace di affascinare tutti quelli che sognano di avere nella propria città, o addirittura nella propria via, una libreria costruita e gestita con le modalità della "Libreria del buon romanzo". L'inizio sparge una cortina di mistero che si dipana con il passare dei capitoli, parallelamente ai successi ottenuti dal progetto editoriale stesso.
Le note meno positive sono, a mio avviso, una traduzione scadente e per nulla all'altezza della trama e la componete "da giallo" che si ingarbuglia e non riesce a mantenere fede alle aspettative create, finendo per evaporare quasi completamente pagina dopo pagina.
Alla fine la sensazione che resta è comunque buona e l'idea originale di partenza riesce a nascondere anche i punti deboli che si incontrano durante la lettura. Il punto vincente di questo romanzo è quello di toccare le corde del cuore di tutti quelli che, almeno una volta, hanno sognato di poter possedere e gestire una libreria del genere.
A distanza di tempo rimane, di questo libro, un piacevole ricordo.

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lucabettin Opinione inserita da lucabettin    05 Ottobre, 2011
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il profumo delle foglie di limone

La lettura di questo libro è stata una piacevole sorpresa.
La storia si sviluppa in maniera originale e l'autrice introduce elementi di originalità alla storia, che si sviluppa con tempi che permettono di metabolizzare il susseguirsi degli avvenimenti facendo crescere poco alla volta l'attesa per ciò che dovrà accadere di volta in volta.
I protagonisti sono "anti-eroi" per eccellenza che fanno riflettere ed immedesimare.
Un anziano che porta con se tutte le limitazioni ed i problemi derivanti dalla sua età ed una ragazza incinta con una vita da ricostruire.
L'amore entra nella storia in maniera non usuale da sembrare all'inizio una situazione un po' forzata, risulta però in seguito un'appendice azzeccata ed originale della trama.
Il finale trova una via d'uscita per la storia non facile da prevedere e per nulla assolutamente banale.
Semplice, come semplici sono i protagonisti.
Le sensazioni che si metabolizzano dai libri sono assolutamente soggettive e personali.
Questo è un libro che lascia qualcosa, anche dopo un po' di tempo dalla fine della sua lettura. Sedimenta. Ed è una piacevole sensazione.

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