Opinione scritta da LauraZ
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Chi l'avrebbe mai detto?
CONTIENE SPOILER
Di nuovo! Accede sempre così con la migliore scrittrice di gialli: riesce sempre a trarci in inganno! tutti cadono nella trappola, sospettando come assassino colui che poi si rivela innocente. Tutti tranne l'investigatore Poirot che, vuoi per la sua intelligenza, vuoi per la sua professione qui specializzata, non sbaglia mai.
Lo stile sobrio e scorrevole della Christie, il linguaggio basato sulla concretezza-questa volta arricchito da termini francesi- cattura il lettore e lo libera solo a fine romanzo, facendogli leggere in un solo fiatto tutta l'opera. E così arriviamo alle ultime righe e non possiamo non domandarci "chi l'avrebbe detto?" nello scoprire che sull'Orient Express non viaggia un solo assassino, bensì tanti personaggi assetati di vendetta...
indagine nell'interiorità di ciascuno
Tristezza, commozione: è ciò che si prova di fronte all'autobiografia dell'autrice - orfana da bambina, suicidatasi nell'acqua di un fiume... Leggendo Gita al faro, il pensiero non può non andare alla storia crudele della Woolf e cercare nel libro stesso l'accenno a quella depressione fatale di chi l'ha scritto.
Conosciuta per aver introdotto le tecniche stilistiche di indagine nell'interiorità dei personaggi, quali il flusso di coscienza e il monologo interiore, la Woolf mostra in quest'opera tutta il suo genio. Con un inconveniente: un'estrosità eccessiva, un continuo scrutamento dei pensieri di ciascuno che rompono la linearità della trama, rendendo impegnativa la sua comprensione. Il risultato è un procedere della narrazione inintelligibile a molti che, con poco tatto, potrebbe definire il romanzo "noioso".
cucinare per il bene dell'anima
Chi leggendo l'opera senza precedenti della Powell non prova, forse per la prima volta in vita sua, il desiderio di mettersi ai fornelli, magari emulando la stessa julie? Chi non sente nostalgia delle abitudini di un tempo, quando gli gnocchi si preparavano a casa e il supermercato era un superoptional? L'opera della Powell è la storia vera di una donna che, sposata e con un lavoro a dir poco stressante, percepisce che qualcosa di vitale le manca, qualcosa che limita il suo benessere e la sua felicità.
La rivelazione è contenuta in un antiquato ricettario degli anni Cinquanta di julia Child, che esportò in America la raffinatezza della cucina francese. Allora perchè non mettersi alla prova e sfidare se stessi nella stessa attività della Child? Dopo fatica ed impegno, cannelloni e anatre da dissossare, la Julie dei nostri giorni riesce nel suo tentativo. Il risultato è il ritrovamento di se stessa e la scoperta dell'identità di cibo e anima.
Il fascino della città eterna
Un'opera sui geberi, che fa risplendere il fascino dell'Urbe nell'epoca moderna. Al lettore che si avventura tra le pagine stese da una penna esperta, quale la passione per il sapere di Angela, le strade non appaiono più dominate da edifici grigi che sembrano sfiorare il cielo, ma da abitazioni lussuose, le domus dei ricchi, o condomini un po' meno comodi di quelli attuali e senza acqua corrente agli ultimi piani, le insulae. Le pareti bianche si rivestono di affreschi di paesaggi bucolici, per terra appaiono colorati mosaici che recitano "cave canem"... Per le strade niente smog, solo carri trainati dalla forza animale, di rado qualche portantina. Tuttavia la capacità di Angela di coinvolgere il lettore e di trasmettere il suo amore per la Roma antica non si esaurisce qui: la sua penna scorre veloce e fluente sulle tavole imbandite dei cittadini dell'Urbe, nelle loro camere, nelle piazze, nell'anfiteatro... Il risultato è un capolavoro che non ha simili.
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Virgilio nella terra dei Rasna:un capolavoro di st
Un romanzo che appassiona e stupisce, un’opera in cui
realtà e immaginazione si intrecciano con armonia.
Ecco “Un infinto numero”,
il capolavoro di Sebastiano Vassalli.
Ora la sua particolare macchina
del tempo va oltre il
periodo napoleonico di
“Marco e Mattio”, supera
gli anni dell’Inquisizione evocati da “ La Chimera” e ci riporta nel vivo della Roma Augustea.
A guidarci, è Timodemo,
ex schiavo di origine greca, divenuto il segretario personale del più grande
fra tutti i poeti latini: Virgilio. È questo il prediletto del princeps, colui che dovrà creare il grande mito di Roma: la città potrà presentarsi ai suoi sudditi con un’immagine di grandezza oltre che di forza,
le sue origini e quelle di
Augusto verranno esaltate.
La Fama è già pronta a prendere il volo, per superare il confine dell’impero e
raggiungere il limite delle terre
emerse.
Ma come poter scrivere un poema sulla nascita di Roma, date le poche conoscenze sulla sua fondazione?
Secondo Mecenate, il fido collaboratore di Augusto, re etrusco di Arezzo in esilio, “tutto ciò che era sorto in un lontano passato, sulle rive del Tevere, era sorto per opera dei Rasna, cioè degli Etruschi ”.
Un’affermazione che lascia perplesso Virgilio: non è possibile che un popolo senza una letteratura, appunto i Rasna, abbia dato vita ad una delle più grandi
civiltà di tutti i tempi.
Che storia può aver avuto chi non ha sentito il bisogno di raccontarla ai suoi posteri?
“C ’è un mistero nel passato dei Rasna, ed è proprio su questo che si basa la grandezza di Roma” .
Alla ricerca della documentazione per scrivere il “grande mito”, il poeta intraprende un viaggio nella terra degli Etruschi. Lo accompagnano lo stesso Mecenate, che in questo modo potrà riprendere possesso dei beni ora in mano ad amministratori disonesti, una scorta di soldati guidati dal centurione Cuoricino, le belle Ninfa e Tecmessa, Timodemo. La meta è Sacni, la città santuario: si trova qui il saggio sacerdote di Velthune, dio etrusco della vita e della metamorfosi, l’unico che conserva nella sua memoria ciò che i Rasna non hanno scritto, l’unico che può rivelare a Virgilio le vere origini di Roma.
Lungo l’accidentata via Cassia, trascorrendo le notti in locande malsicure, sfuggendo agli agguati dei banditi di strada, la compagnia entra in contatto con una civiltà ormai in decadenza, avvolta nel mistero e nel silenzio.
Il mercante che Virgilio conosce a Surina è l’ultimo orafo etrusco: dopo di lui, non si avranno più gioielli così raffinati.
Volsinii era un tempo il cuore palpitante dell’Etruria: ora, in questa città, i discendenti dei Rasna lavorano come schiavi nelle miniere e nei campi appartenuti ai loro antenati.
Pochissimi sono gli Etruschi che, favoriti dagli dei, hanno conservato potere e ricchezze. Tra questi, il cugino di Mecenate, il quale, nella sua dimora a Chiusi, può vantare di splendidi esemplari di leopardi e leoni. Nessuno, però, può sentire i loro feroci ruggiti: dipinte sulle pareti, queste belve sono ormai un ricordo dell’antica grandezza dei Rasna.
Nel muro di Northia, a Sacni, c’è spazio solo per un ultimo chiodo sacro, simbolo di un nuovo anno di vita del popolo etrusco: dopo settecento e più primavere, dopo settecento e più chiodi affissi alla parete, l’epoca dei Rasna si può dire conclusa.
In una notte di visioni e incubi, una notte che, nel tempio di Mantus, dura diecimila anni, in un ciclo di morte e di rinascita, il passato degli Etruschi si rivela a Virgilio.
Vassalli evoca magistralmente voci di oltre un millennio prima, voci che i Rasna non hanno voluto scrivere: sono quelle dei Lidi, sbarcati con Eneas sulle coste laziali, quelle degli indigeni massacrati, quella della vergine guerriera Camilla…
“Hai detto bene, la scrittura ci fa orrore, così come ci fa orrore la morte: non lo sai? Tu che di mestiere fai lo scrivano, non hai mai pensato a questo genere di cose? Gli animali non possono morire: solo i loro nomi muoiono. Chi non ha un nome, e non può scrivere il suo nome, non muore in eterno”.
Due grandi civiltà a confronto, i Rasna e i Romani, tanto unite, tanto diverse: per Virgilio la scrittura rappresenta l’unico strumento per l’immortalità, l’unico mezzo per sopravvivere dopo la morte.
Nell’Eneide, egli non racconta la vera storia di Roma, non descrive i massacri e gli eccidi dello sterminatore Eneas : le reali origini della città devono rimanere nascoste. Infatti, “il vero Eneas era impresentabile. La realtà è sempre impresentabile; e l’arte esiste anche per questo scopo specifico, di renderla migliore e degna di essere raccontata. (…) La poesia deve mostrarci la parte migliore dei nostri sentimenti, così come la pittura e la scultura mostrano l’armonia dei nostri corpi…”
Tuttavia, nemmeno l’Enea forte, saggio, paziente, generoso, rispettoso di tutte le leggi e di tutte le divinità, il pius Enea, soddisfa Virgilio. Nonostante le sollecitazioni imperiose e persino stizzite di Augusto, il poeta ha ormai preso una decisione: l’Eneide dovrà essere distrutta…
Sono, quindi, la scrittura, la poesia e soprattutto il tempo, personificato nella dea etrusca Northia, a costituire il filo conduttore dell’opera di Vassalli.
“Siamo noi a far esistere il tempo. Il futuro, il passato: ma in fondo è tutto un gran girare intorno al presente. In questo senso i miei romanzi hanno poco o nulla del romanzo storico ottocentesco. Semmai, esprimono il convincimento che per rendere il presente convenga esplorare il passato. In fondo il presente non è molto dissimile dal passato, con la sola differenza che il presente si racconta da sé…”
E poi si ritrova quel mostro, la Fama, l’ultima arrivata tra le dee dell’Olimpo, quell’essere invincibile e instancabile che nell’Antica Roma teneva sotto il suo potere Augusto e che esiste ancora oggi: “le più spudorate verità e le più spudorate menzogne venendo da lei diventano ugualmente credibili, e credute…”
La vicenda di “Un infinito numero”, narrata con uno stile sobrio e vivace, diventa quindi metafora del presente, spunto di riflessione sulla realtà contemporanea.
Il lessico semplice, ricco di espressioni tipiche del parlato, e la focalizzazione interna contribuiscono sicuramente a diminuire la distanza tra il lettore e i personaggi.
Efficace è la finzione letteraria con cui prende avvio la narrazione: nel giardino di casa di Sebastiano Vassalli, la stessa ex canonica nella bassa Novarese acquistata dallo scrittore, passeggiano i personaggi dei suoi romanzi; tra questi c’è anche Timodemo che, con al polso il bracciale dell’urobòros, il serpente che si morde la coda, inizia a raccontare una storia di tempi lontani…
Un romanzo, quindi, ricco e complesso, metaforico ed etico, che non delude il lettore: lo stesso Virgilio che incontriamo nei libri di scuola diventa il protagonista di una vicenda che suscita stupore ed interesse.
Ad ogni pagina, il nostro bagaglio culturale si arricchisce con informazioni e curiosi particolari che altrove non possiamo trovare. Scopriamo, quindi, le mentalità, le tradizioni e le abitudini di vita che differenziano due popoli con radici comuni, capiamo il difficile rapporto tra Virgilio e la sua opera, che egli raccomandò di distruggere, la sua concezione dell’arte e della poesia come rappresentazione dei valori positivi degli uomini.
L’Eneide viene riscoperta e valorizzata e diventa simbolo di una civiltà, quella di Roma, che da sempre affascina tutti noi.
Alla fine del racconto, Timodemo si sente chiedere dall’autore: «Cosa verrà dopo il futuro, tu, forse, lo sai? » “La sua risata ha turbato il silenzio del giardino, e ha fatto trasalire gli altri personaggi che si sono voltati a guardarci. «Tornerà il passato, cos’altro vuoi che succeda? Velthune cancellerà le cose del mondo e i loro nomi.(…)
Allora tutto ricomincerà dall’inizio »”.
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Una trama originale
L'uomo dei cerchi azzurri di Fred Vargas presenta una trama molto originale. Al centro dell'attenzione ci sono dei cerchi tracciati sull'asfalto con un gesso azzurro intorno a degli oggetti dimenticati, come tappi di bottiglia, un bigodino... Non si sa chi è l'autore di queste opere, ma sicuramente si tratta di un bontempone maniacale. Tutta la città di Parigi è comunque interessasta alla faccenda di questi cerchi. Oltre ai numerosi psichiatri, affascinata dalla situazione è anche una bizzarra oceanografa, che è solita pedinare le persone per syudiarle, proprio come fa con i pesci. Intanto alla stazione di polizia, si trova un nuovo commissario, trasferito lì da poco, dopo aver risolto un enorme numero di casi: Adamsberg. Questo pensa che la quastione dei cerchi deiventerà in qualche modo una "grossa faccenda" e prenderà una svolta negativa. il commissario ha proprio ragione: una notte un cerchio azzurro viene tracciato intorno al cadavere di una signora sgozzata. Successivamente compaiono anche altri cadaveri, sempre circondati dal segno di un gesso azzurro e la faccenda inizia così a complicarsi, finchè Adamsberg riesce a individuare l'autore dei cerchi, nonchè l'assassino...
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Sherlock Holmes ritorna in scena...
Con questo romanzo, Sir Arthur Conan Doyle fa ritornare in scena il celebre Sherlock Holmes, reclamato da migliaia di lettori dopo la sua scomparsa nell'ultimo episodio dei suoi mitici racconti... Nel "Il mastino di Baskerville" alla base della storia c'é una maledizione, quella appunto di un mastino infernale che, dopo aver ucciso l'antenato Hugo Baskerville, perseguiterebbe tutti i suoi discendenti. L'avventura e i mille colpi di scena iniziano proprio con la morte di uno dei discendenti dei Baskerville, Sir Charles. A chiamre il famosissimo investigatore è l'amico medico del discendente, Henry Mortimer. Questa volta Sherlock Holmes non domina da subito la scena, poiché decide di inviare nel luogo del delitto il suo fedele compagno Watson, che conduce le ricerche. Durante la sua permanenza, Watson è però intimorito da uno strano personaggio che si aggira sulle colline di quella zona e che si rifugia in una piccola caverna, al sicuro dal lungo sguardo del cannocchiale di un naturalista del paese... Il dottor Wastson scoprirà che il tizio misterioso è nientemeno che il suo amico Sherlock Holmes! Da qui cominceranno le vere indagini e le deduzioni che solo il mitico Holmes riesce a sempre a ricavare...
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Una biografia eccellente...
Con David Copperfield, Dickens vuole raccontare la sua storia dietro il personaggio di David, che conduce una vita non poco intrigata... Questo romanzo presenta uno stile eccellente e il linguaggio non è troppo complicato... Certo, in alcuni passi la storia può sembrare noiosa e monotona, ma è anche vero che non sempre la vita è un'avventura... Leggendo questo libro, si possono meglio conoscere i secoli in cui è ambientato il romanzo e, immedesimandosi in Copperfield, scprire alcuni aspetti della vita in quest'epoca. Credo, quindi, che valga la pena leggere questa straordinaria opera...
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L'inizio di un'altra avventura...
Come potevamo pensare che con Twilight fosse tutto finito? La storia continua, e per Bella sarà l'inizio di un'altra avventura... Infatti, entra in scena Jacob, che non è più il solito ragazzino, ma diventa un forte e attraente licantropo, tanto da voler prendere il posto di Edward... Tuttavia è costretto ad aspettare per la sua Bella, fino a quando questa non viene lasciata con banali spiegazioni da Edward, che si allontana dalla città... Per bella inizia un periodo di tristezza e dolore, che però verranno alleviati proprio da Jacob... Tuttavia il licantropo non impedirà a Bella di compiere gesti estremi, come gettarsi da una rocciosa scogliera nel mare, per ritorovare il suo Edward...
Anche in New Moon, la Mayer ci conduce in un altro mondo, nel mondo di Bella, facendoci provare il suo dolore e le sue emozioni, e pone un interrogattivo: chi sceglierà in seguito Bella tra Jacob ed Edward?
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Dopo Twilight, arriva l'Ospite!
L'Ospite è davvero un capolavoro, proprio come la famosossima saga di Twilight... Credo che la mayer abbia superato se stessa... molto originale è stata la sua idea di crare degli alieni non verdastri e con occhi grandi come noi sempre li immaginaimo, ma soffici e candidi, molto più piccoli dell'uomo, ma anche più intelligenti: le anime. Melanie, la protaginista, si ritrova dentro una di queste anime, che come sono solite, devono vincere l'umano e insediarsi all'interno del suo corpo... Melanie però non si sottomette all'anima, e continua a combattere, dando vita ad una straordinaria avventura...
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Davvero divertente
Credo che "Marcovaldo" sia una delle più belle opere di Italo Calvino. Il protagonista, appunto Marcovaldo, è un personaggio deivertente e forse un po' ingenuo, un padre di famiglia non di certo in una situazione economica agiata. Egli è una persona semplice: lavoro, casa e famiglia. In particolare è pronto a fare sacrifici per sua miglie Domitilla e i suoi figlioletti, che hanno nomi un po' bizzarri: Isolina, Filippetto, Michelino e Teresina... Il suo spirito di sacrificio è evidente in "Il bosco sull'autistrada", in cui Marcovaldo si avventa nel freddo della sera per andare a recuperare della legna per la stufa. Al posto degli alberi, però, finisce per tagliare con la sua sega dei cartelli pubblicitari che si trovana a lato dell'autostrada... Insomma, un racconto davvero comico... Italo Calvino riesce a dare tante emozioni e con un po' di umorismo è in grado di far emergere una realtà contemporanea non molto diversa da qualla in cui vive Marcovaldo...
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L'orecchino di perla
"La ragazza con l'orechino di perla" narra una storia straordinaria, in cui la realtà si unisce alla finzione. Infatti, possiamo trovare il grande pittore Veermer, un suo vero qudro... La protaginista è la giovanissima Griet, che si trova a fare i conti con una vita totalmante di versa da quando ha messo piede nella casa del pittore. Il suo luogo preferito è l'atelier dell'artista, in cui deve fare le pulizie ogni giorno, senza però mai spostare un solo oggetto. Successivamente viene incaricata anche di produrre i colori al pittore, pestando con una pietra i vari pigmenti colorati. Ancora una volta tutto si complica, poichè diventa sempre più difficile per Griet nascondere questo suo nuovo ruolo alla moglie del pittore e a Tanneke, l'altra donna di servizio che mostra non poca gelosia nei suoi confronti. Nel contempo, la ragazza continua a subire le molestie di un amico di Vermeer... sarà proprio questa squallida persona ad obbligare il pittore a fare un ritratto a Griet... Come se non bastasse, la povera ragazza è costratta a farsi i buchi alle orecchie per indossare quei pesanti orecchini di perla che avevano il compito di attirare l'occhio dell'osservatore del quadro. Quando, poi, la moglie di Vermeer vedrà il dipinto, la situazione diverrà ancora più complicata, tanto che la povera Grit prenderà la decisione di andarsene da quella casa, per tornarci molti anni più tardi, dopo la morte del pittore, per ricevere in dono dalla vedova gli orecchini di perla...
Questo libro è davvero un capolavoro...
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semplicemente Twilight...
Ho letto Twilight un po' dopo la sua uscita, così ho potuto leggermi l'intera saga tutta di seguito, senza aspettare ogni volta la pubblicazione del romanzo successivo. In Twilight, Bella, la protagonista, rappresenta un po' tutte noi. La Mayer è proprio riuscita a creare un ritratto di noi stesse, tanto che durante la lettura mi sembrava quasi di essere Bella, di sentire le sue emozioni e le sue paure. Twilight è il primo romanzo della saga e credo sia anche il più bello, perdchè ci conduce in un modo tutto nuovo, in cui non c sono più fate o streghe, come nei racconti fantastici tradizionali, ma compaiono i vampiri! Questi, però, non sono tutti crudeli e assetati di sangue come ci aveva fatto credere Bram Stoker con Dracula... In Twilight, Edward, il protagonista vampiro e la sua famiglia sembrano dei comuni esseri umani, tanto che frequenta la stessa scuola di Bella... Inoltre, il padre di Edward lo ha creato,e cioè ha morso Edward quand'era umano, non perchè voleva il suo sangue. Infatti, nella sua azione, il padre è stato spinto da una sorta di "altruismo", dato che il morso era l'unica maniera per tenere in "vita" Edward, che altrimenti sarebbe morto... Io consiglio questo romanzo a tutti voi, per l'originalità della storia che per la sua capacità di condurre il lettore in un altro mondo, in cui la fantasia si unisce alla realtà...
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Propongo anche io una recensione di questo straord
Denis Guedj (pronuncia Guedg) con “Il teorema del pappagallo” riesce a fare della matematica una storia avvincente, trasmettendo il messaggio che questa disciplina è molto più che numeri e teoremi. Il libro si legge d’un fiato e, unendo scienza, storia e humour, crea un racconto davvero appassionante. Il lessico usato dall’autore è molto semplice e il suo stile scorrevole, in grado di esprimere con naturalezza una disciplina che appare spesso complessa e intricata. Consiglio questo libro a tutti voi, perchè ci permette di cogliere la vera essenza della matematica. Altre opere di Denis Guedj che vi piaceranno sicuramente sono: "Il Meridiano" e "La matematica spiegata alle mie figlie"...
Ecco la trama...
Il signor Ruche è un anziano filosofo che gestisce la libreria “Mille e una Pagina” a Parigi, in rue Ravignan, insieme a Perrette Liard, madre di Jonathan e Lea, due fratelli gemelli tanto simili e al contempo molto differenti, e di Max, un ragazzino sordo ma con mille risorse. Attorno alla “Mille e una Pagina” gravitano anche Albert, un taxista con la sua inseparabile Renault 404 e Habibi, proprietario di una drogheria araba.
A turbare la quiete su cui si era ormai agiato il signor Ruche è una lettera proveniente da Manaus, nel cuore della foresta amazzonica, spedita dal suo vecchio amico Grosrouvre. I due si erano conosciuti ai tempi dell’università alla Sorbona, quando uno era iscritto a filosofia e l’altro a matematica, e tra un trattato sull’ontologia e in libro sullo zero, erano stati battezzati “L’Essere e il Nulla”. Ora, dopo tanti anni, proprio come accade ai numeri “amici”, è arrivato il momento di “fare la somma dei loro divisori”, come dice Grosrouvre nella sua lettera. Da un giorno all’altro la “Mille e una Pagina” si ritrova immersa nell’intera biblioteca dell’amico del signor Ruche, che, da Manaus, ha attraversato l’intero Oceano Pacifico. Tra le preziose opere matematiche si nasconde la causa della morte di Grosrouvre, perito misteriosamente in un incendio della sua casa, forse per dimostrazioni che lui non voleva rivelare. Ma di quali dimostrazioni si tratta? L’incendio è stato un incidente oppure un delitto? Spinti da questi “problemi” di rue Ravignan, il signor Ruche e il mondo della “Mille e una Pagina” si ritroveranno catapultati nello strabiliante universo della matematica e, spostandosi da Atene a Crotone, da Alessandria a Baghdad, e viaggiando attraverso il tempo, conosceranno i grandi Talete, Pitagora, Euclide, Archimede, Fermat, accompagnati nelle loro scoperte da Nofutur, un pappagallo amazzone fronte blu. Dal passato del signor Ruche entrerà in scena Tavio, l’amico del “L’Essere e il Nulla”, grazie al quale egli avrà più chiarezza sulla morte di Grousrovrue, ma soprattutto scoprirà che le dimostrazioni dell’amico, tanto desiderate da Tavio, sono conservate nientemeno che in Nofutur.
Dopo inutili tentativi per fare recuperare la memoria al pappagallo, ma non ancora arresi di fronte alla sua amnesia, Tavio e il mondo della “Mille e una Pagina” lasceranno Parigi per raggiungere Manaus. Qui le dimostrazioni voleranno via e scompariranno per sempre nei cieli dell’Amazzonia...
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