Opinione scritta da Merilu
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Dovevo immaginarlo
"Dovevo immaginarlo.
L'articolo era breve: poche frasi a pagina sei, subito dopo i fumetti. Parlava di una ragazzina di sei anni che aveva rapito un bambino del vicinato. Quella fredda sera di novembre aveva portato il bimbo, di tre anni, in un giardinetto
del luogo, l'aveva legato a un albero e gli aveva dato fuoco. Ora il piccolo era ricoverato in ospedale, in condizioni critiche. Lei era in stato di fermo."
Così inizia la storia di Sheila.
Sei anni ed una pesante storia familiare alle spalle.
Sei anni e precedenti penali che neanche ci si immagina.
Sei anni e mai una lacrima.
Sei anni ed un grande desiderio di sentirsi voluta...
Così entra in scena Tor, Torey Hayden.
Laureata in botanica ma insegnante in una "classe spazzatura", composta da bambini "psicologicamente labili", spesso rifiutati dalla società.
Poco più di vent'anni e tanta voglia di mettersi alla prova.
Così inizia il libro commuovente e coinvolgente narrante la storia del vero e proprio salvataggio di Sheila, altrimenti destinata all'ospedale di Stato. La bambina è, per tutti, "ineducabile", "irrecuperabile". Persa, insomma. Eppure Torey riesce a vedere in lei quello che gli altri non notano. Dietro uno strato di sporcizia, una maglietta ed una salopette si cela una bimba oltremodo intelligente, dolce e desiderosa di affetto. Di qualcuno disposto a starle accanto. Dopo una serie di scontri, di delusioni e svariati tentativi falliti, le Sheila e Tor iniziano ad avvicinarsi, ad affezionarsi l'una all'altra, ad "addomesticarsi" a vicenda (volendo usare una citazione del "Piccolo principe", spesso presente nel libro) e ad intessere un meraviglioso rapporto. Grazie alla tanto cara maestra, Sheila riuscirà a capire che la vita non è sempre brutta come aveva immaginato. E riuscirà, per la prima volta, a piangere. Un pianto che sarà liberatorio per tutti gli anni trascorsi indegnamente. Un pianto che le permetterà di iniziare a vivere veramente.
Dovevo immaginarlo che questo libro mi sarebbe piaciuto tantissimo!
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Libro dal sapore insolito
Nella mia "libreria" (è un gran complimento, davvero, definirla tale) ci sono libri di vario genere.
Questo non saprei come classificarlo.
Forse perchè insolito in quanto narra le vicende di un anno scolastico vissuto non da uno scolaro ma da Carla, insegnante di lettere triste perchè non sempre riesce a trasmettere ai suoi alunni ciò che vorrebbe.
Forse perchè descrive teneramente la storia dell'amicizia creatasi tra la professoressa e Tanni, una ragazzina che "...non è la prima della classe e forse non è nemmeno un genio. Però ha qualcosa, non so come dire: ha i pensieri; e possiede la dote straordinaria, ormai rarissima, di saperli esprimere, in un sorriso, in un tema."
Forse perchè, anche grazie al tema trattato che mi sta a cuore, è uno di quei libri che mi è piaciuto seriamente, che non ho faticato a rileggere sottolineando frasi che mi hanno colpita.
Unico neo, a mio parere, è il finale: perchè Tanni non "segue", non rimane con la donna che tanto le vuole bene, che l'ha aiutata ad "andare avanti" nonostante la difficile situazione familiare con cui la ragazzina si trova a convivere?
D'altronde l'ho detto: il libro è insolito. Quindi non poteva finire in modo diverso!
...Sarà che a me piacciono i lieti fine, i "e vissero per sempre felici e contenti" delle favole...
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