Opinione scritta da skizzo89

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skizzo89 Opinione inserita da skizzo89    22 Novembre, 2010
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Molto di più di un semplice giallo!


Il libro può essere letto attraverso tre diversi filoni narrativi: 1, quello storico, con il connesso affresco medioevale. 2, quello ideologico. 3, quello iniziatico, che ti spinge a suscitare innumerevoli domande e digressioni, perchè in effetti tutto ciò ha un significato nascosto! E' un libro con un immenso patrimonio di informazioni di tutti i tipi. Info sull' impensabile trafficata vita monastica, info sulla giustizia medioevale, info sullo strano modo operandi dell'inquisizione, info sulla religione (con tanti passaggi biblici), info sulla filosofia antica, info, info, info!!!. Memorabile l'immagine di una chiesa trasformata in una meretrice, imbevuta nel lusso. Una chiesa che dalla purezza e umiltà della stalla è passata all'ingannevole ricchezza e sfarzosità. In pratica è un vero e proprio saggio!. Della trama in sè non vorrei dire tanto, perchè in fin dei conti non è la cosa che importa di più di questo libro. Posso dirvi che è un libro che parla di LIBRI, ma quelli con la L. E' un libro in cui l'amore per i libri si taglia con il coltello. E' un libro che deve essere necessariamente custodito nella tua libreria. Ma c'è ben altro di cui parlare, che se potessi, starei qui a scrivere all'infinito, quindi mi avvio alla conclusione.

La mia impressione è che Eco(alla mia prima lettura) sia riuscito ad avvicinarsi tantissimo a un realismo letterario. Se il pittore realista ebbe dalla sua parte la tela e il colore per aiutare l'osservatore ad immergersi nel passato, Eco ha solo la carta e la penna. E questo gli fa onore. Egli riesce a guidare l'immaginazione del lettore grazie ad un ritmo tanto lento quanto efficacie da consentire al lettore di ricreare il luogo, gli odori, i sapori e i personaggi della storia. Un capolavoro della letteratura italiana!

Per utilizzare le stesse parole di Eco.."Il bene di un libro sta nell'esser letto. Un libro è fatto si segni che parlano di altri segni, i quali a loro volta parlano delle cose. Senza un occhio che lo legga, un libro reca segni che non producono concetti, e quindi è muto"!...per chi non l'ha fatto ancora...che si affretti!!!

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skizzo89 Opinione inserita da skizzo89    22 Novembre, 2010
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Una corsa avvincente!!! Adatto a tutti i sognatori

E' il mio primo approccio con Grossman, scrittore tanto acclamato in questa pagina, e non solo!. Mi sono fatto coinvolgere così da questa "febbre" e l'ho comprato con piacere!. Lo amato già dalle prime pagine, a dispetto di chi dice che parte in sordine, e che si riprende solo a metà libro. Un libro che trattando la storia e la situazione sociale di molti giovani, potrebbe apparire leggero, ma in realtà nasconde tra le righe una vena più profonda, densa di significato, che sottolinea le difficoltà dei giovani e la loro forza nel reagire, per raggiungere l'obiettivo. La storia di 3 ragazzi e una cagna, una storia di amicizia, sofferenza e anche amore.. di una delicatezza prorompente che ti colpisce. Una scrittura con i piedi per terra che ti permette di immedesimarti nelle loro storie, anzi ti verrebbe voglia di far compagnia ad Assaf e Dinka in questa folle e affscinante corsa, che prima si rivela essere solo un modo per ritrovare il proprietario della cagna, mentre km dopo km ti accorgi che stai per entrare in un mondo sconosciuto, sporco e pericoloso. Soprattutto per una ragazza, che, spinta dall'amore irrefrenabile per il fratello, si mette in pericolo di vita, pur di salvarlo dalla tossicodipendenza. Particolarmente originale è la centralità di questo amore fraterno, un sentimento così innato e viscerale, ma purtroppo spesso dimenticato dalla narrativa. La corsa è simbolica, una corsa che ti mette ansia, una corsa in cui se cadi rischi di non poterti rialzare. Ma quando arriverai al traguardo, ti ritroverai rinato, soddisfatto, e maturo. Il personaggio meglio riuscito? La cagna, e poi senza dubbio la suora. Che fascino questo libro, lo conserverò con cura. E' dedicato a tutti quelli che pensano di non essere stati provvisti di quel pezzettino dell'anima fatto a posta per combaciare con quello di un'altra persona,a tutti quelli che pensano di essere troppo strani per vivere in questo mondo. Per tutti i sognatori. Parla di famiglia, di amicizia, di amore in modo semplice ed emozionante... Grossman, ti stimo!

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skizzo89 Opinione inserita da skizzo89    22 Novembre, 2010
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Angosciante e inutile!

Divorato in meno di due giorni! Ma non fatevi ingannare.... non perchè mi sia piaciuto, ma perchè non vedevo l'ora di togliermelo di dosso!!!. L'ho portato a termine solo per rispetto, perchè un libro non può essere interrotto!!! Può deluderti l'inizio, ma puoi trovare affascinante il finale così da rimanerti impresso. Purtroppo non è questo il caso. Se non l'avessi letto, di certo non ne avrei sentito il bisogno. Mi sono lasciato trascinare dal tanto clamore che ha suscitato, e dalla curiosità. Meno male che l'ho preso sottoprezzo, altrimenti avrei rimpianto come non mai quei 18euro!!!. Per uno come me che è abituato a leggere libri di altro spessore, ciò che mi è rimasto è zero!. E' un libro che potrebbe andare giù a chi si affaccia per la prima volta alla lettura, e a qualche ragazzina alle prese con i primi problemini di cuore...ma probabilmente anche lei ne rimarrà delusa!. L'unico merito che gli dò, è la scrittura scorrevole e mai noiosa, e l'affascinante titolo. Ecco, per questo mi sono lasciato fregare. Solo per il titolo. Come disse Eco del suo "Il nome della rosa", il titolo deve partorire mille interpretazioni, e infatti lo ammetto, "La solitudine dei numeri primi" mi ha fatto pensare a tante cose...ma campate in aria e che lì sono rimaste!. Al centro della vicenda c'è il passaggio di due ragazzi dall'infanzia, segnata da uno spiacevole incidente, all'età adulta. 20 preziosi anni, buttati al vento, fuggendo sempre dalla realtà. Alice e Mattia, tra la famiglia, gli amici e il lavoro, portano dentro e fuori di sé i segni di un passato terribile. La consapevolezza di essere diversi dagli altri non fa che accrescere le barriere che li separano dal mondo fino a portarli a un isolamento atrocemente arreso. Azzeccata qui la metafora con i numeri primi! Ma resta un messaggio orrendo!!! I personaggi sono artefatti, sembrano due manichini che perseverano nel loro autolesionsmo senza mai guardarsi intorni...ma questo li porta conseguentemente ad un isolamento totale, proprio nel momento in cui si sta cercando di riparare "la barca da viaggio". L'idea di fondo è originale, ma a che serve se non fai fare un salto di qualità ai tuoi personaggi?? Che ne rimane di tutto ciò??..Il finale poi è di una delusione... Ennesimo libro "pompato" più di quello che si merita...per me, da dimenticare! e lo farò.. Alla fine rimane solo un profondo grigiore che non è neppure un'emozione, ma un senso di angoscia che non auguro a nessuno con la lettura di un libro.

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