Opinione scritta da crisk

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crisk Opinione inserita da crisk    29 Settembre, 2013
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L’ossessione

Se siete riusciti a terminarlo, lasciatelo decantare lentamente , vi rimbomberà perpetuo come la marea nella vostra testa, confusi come nel mezzo di una burrasca, sicuramente vi avrà segnati, difficilmente capirete se vi è piaciuto o meno. Confusi perché non si riesce a capire cos’è quest’opera, potrebbe essere un romanzo, potrebbe essere un manuale completo sulla baleneria, forse un’opera teologica di una religione marinaresca arcaica, un diario, un trattato di psicanalisi per soggetti maniacali; Moby Dick è tutto questo o è niente, forse! Qualcuno all’epoca della sua uscita disse che l’intento di Melville fosse fare un’allegoria della società del tempo, quello stesso qualcuno affermò anche che forse Melville non sapeva neanche lui cosa avesse scritto. Di sicuro si percepisce l’ossessione, si mangia balena, si beve balena, si respira balena, si prega la balena che viene trasformata in un feticcio; si evolve in religione diventando un mitologico Dio bianco, diventa un limite da oltrepassare com’è nella natura autodistruttiva dell’uomo, e quando si sfida una divinità l’esito è certo. Fatevi del male, soffrite leggendo il mito, potrete dire di esserci riusciti, e certamente potrete dirvi esperti in baleneria.

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crisk Opinione inserita da crisk    17 Marzo, 2013
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Eugenie

Romanzo di Honoré de Balzc, molto fluente e semplice nella scrittura.
Senza soffermarsi sulla trama, direi che il tema principale di questo breve racconto siano i vizi e le virtù dei personaggi.
Da un lato, abbiamo papà Grandet, che simbolizza il vizio capitale dell'avarizia, che a mio parere non ha niente da invidiare all'avaro di Moliére, dall'altro abbiamo Eugenie che incarna le virtù cardinali; la fortezza e la prudenza, oltre che l'amore e la purezza dei sentimenti.
Quello che affascina di quest 'opera narrativa non è la trama, si viene catturati dall'immensità e dalla profondità di come l'autore descrive i sentimenti e le sensazioni dei personaggi. Ciò che permane è sicuramente una riflessione sui valori e sull'essenza della vita.
La ricchezza, la famiglia, il benessere possono non dare la felicità se sono vissute solo come mezzo per possedere sempre di più, ciò porta alla solitudine e la solitudine logora l'animo nel tempo.

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crisk Opinione inserita da crisk    31 Gennaio, 2013
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Scorrevole

"La collina del vento" narra la storia di una famiglia che da quattro generazioni vive sulla collina del Rossarco sulla Sila, in Calabria. L'amore per questa terra spinge a proteggerla come una madre col proprio figlio. Per quattro generazioni questa famiglia ha difeso questa terra dai latifondisti, dagli imprenditori che ne volevano fare un villaggio turistico, dagli scavi archeologici, perchè sotto questa collina vi era sepolta una delle città più antiche della Magna Grecia, Kremisia.
Ma si racconta anche, la storia di una famiglia che soffre la fame durante la grande guerra, che sacrifica tutto per l'educazione e l'avvenire dei figli, per farli studiare e migliorare socialmente. Ma nonostante ciò, il richiamo della terra li attira a se perchè questa collina ha qualcosa di magnetico, i colori delle stagioni, i profumi degli aranci degli ulivi e, su di essa aleggia il mistero dell'antichità, del tesoro nascosto dagli antichi greci.
Un romanzo scorrevole, che si legge velocemente, una storia semplice ma che sottolinea molto i valori della famiglia, dell'amore, dell'essere felici con poche cose semplici e del rispetto per la propria terra. Scontato anche nel finale, senza colpi di scena, diciamo una lettura un pò piatta, un racconto da fiction.
"La verità è che i luoghi esigono fedeltà assoluta come amanti gelosi: se li abbandoni, prima o poi si fanno vivi per ricattarti con la storia segreta che ti lega a loro......
se li tradisci, la liberano al vento, sicuri che ti raggiungerà ovunque..............."

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crisk Opinione inserita da crisk    29 Gennaio, 2013
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Lettura impegnativa

La strada di Swann è il primo dei sette volumi che compongono "La ricerca del tempo perduto". Un viaggio nella memoria che conduce il narratore a ritroso lungo tutta la sua vita, tutto comincia da una madeleine bagnata nel tè, da qui tutta una serie di ricordi dell'infanzia vissuta nella residenza di campagna,la dolcezza della nonna , le passeggiate nei boschi. La seconda parte del libro è dedicata all'amore e alla passione per una donna non solo di classe sociale inferiore, ma che si prende gioco di lui. Il suo forte desiderio di possedere quello che non può avere lo spinge tra le braccia di una donna che non lo renderà mai felice. Uno dei capolavori del Novecento, dove l'autore risalta i temi della memoria ,del tempo, la parte introspettiva, la descrizione dettagliata di scene che inducono a far riaffiorare i nostri stessi ricordi. Sicuramente è un opera che va letta data la sua importanza.
Una lettura molto poco scorrevole, impegnativa e lunga, per certi aspetti anche un pò noiosa soprattutto nella descrizione di luoghi e stati d'animo; un pò contorta passa da un ricordo all'altro e ci si perde il filo della narrazione, ma è pur sempre "Marcel Proust"

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crisk Opinione inserita da crisk    16 Gennaio, 2013
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GUERRA E PACE

Da premettere che scrivere una recensione su questo romanzo è un impresa ardua. Leggere "Guerra e Pace", anche se ci ho messo mesi, è stato come vedere un film ininterrotamente, ha una vastità di eventi che immediatamente ci si sente trasportati in un'altra realtà. Questo romanzo è una di quelle opere di cui è impossibile narrare la trama, si può solo dire che gli eventi sono collocati tra il 1805 e il 1812, durante l'epoca delle guerre napoleoniche. Il tema fondamentale, secondo me, è il confronto tra le piccole storie private di personaggi che cercano la felicità terrena, attraverso la donna giusta da sposare, un esistenza che dia il benessere, che per alcuni è la materialità delle cose e per altri l'etica, l'onestà, la spiritualità, paragonata al percorso violento della grande guerra russa. Il messaggio che Tolstoj vuole trasmette è che la realtà è fatta di destini che si intrecciano, di avvenimenti che determinano le sorti di un individuo, cambiando il suo essere, il suo modo di interpretare la realtà, le sue priorità; come avviene sia nel personaggio di Pierre che nel principe Andrej il quale sceglie di andare in guerra per salvare se stesso,ritrovando la sua nobiltà d'animo. Tutti i personaggi in fondo forniscono un profilo psicologico del comportamento umano, che spingono a riflettere sul senso della vita e sull'influenza degli eventi che ci travolgono. Io credo che sia un romanzo che va letto scorgendo tra le righe il vero significato introspettivo, perchè se letto e interpretato da questo punto di vista conduce a porsi delle domande e a rivedere alcuni aspetti della propria vita.

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crisk Opinione inserita da crisk    11 Aprile, 2012
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La Nausea

La nausea” è un romanzo dello scrittore e filosofo Jean-Paul Sartre, un romanzo scritto nel 1938, che è ormai entrato a far parte dei grandi classici della letteratura del 900.
Più che un romanzo un diario, sulla “La Nausea” o per meglio dire sulla solitudine, sulla noia che accompagna il protagonista, lo studioso Antoine Roquentin. Un uomo solo nella sua meditazione, estraneo alla vita e incapace di relazionarsi. La sua incapacità di esprimere i propri sentimenti compromettono la storia con la sua amata Anny. Ma nel suo percorso di vita quando giunge all’età di 30 anni e si rende conto che la sua esistenza non è servita a nessuno, soltanto con l’aiuto della sua ex fidanzata, Antonie riuscirà comprendere che l’unico senso della vita sono i momenti perfetti, tutti quei momenti che per essere vissuti veramente non hanno bisogno di alcuno studio o pensiero profondo. Sono semplicemente lì belli e perfetti per il solo fatto di esistere.
“La nausea” è un romanzo introspettivo, che si addentra nell’animo dell’uomo per mostrarne le sue più intime sofferenze.

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crisk Opinione inserita da crisk    21 Marzo, 2012
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Pieno di nostalgia

Due madri e due figli.
Due mondi che si confrontano, due passati che comunque lasciano l'impronta nel tempo.
Un libro commovente, che fa riflettere sulle cicatrici che una guerra può lasciare.
È la storia di Farid e Jamila che cercano di fuggire dalla guerra costretti ad abbandonare la loro terra, la Libia, e la storia di Angelina e Vito costretti ad adeguarsi a vivere in una terra che non è la loro patria.
Il mare è protagonista di questo romanzo, il mare divide, il mare congiunge...
Un romanzo pieno di nostalgia, e tristemente attuale, dove la sfera sentimentale diventa poesia.
Senza dubbio più appassionante di “Nessuno si salva da solo”, per nulla banale, molto suggestivo sia per i sentimenti trasmessi sia per la descrizione degli scenari.
Poche pagine tante emozioni.

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crisk Opinione inserita da crisk    04 Gennaio, 2012
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una ragazza da Tiffany

Il romanzo narra l’epoca dei grandi cambiamenti sociali, economici, e di costume che faranno di New York la grande metropoli.
Nella New York del 1892-1908 Clara Driscol , disegnatrice di vetri per la Tiffany Glass & Decorating Company, dedica la sua vita al lavoro e soprattutto all’arte creando le famose lampade di vetro a piombo ormai note come “di stile Tiffany.
E’ difficile descrivere quello che si prova leggendo questo romanzo che vuole essere un inno all’arte e alla bellezza delle opere di Louise Confort Tiffany. Attraverso un’attenta descrizione delle tecniche di lavorazione, le difficoltà pratiche di adeguare il vetro alle forme della natura, si resta incantati, quasi sembra vederle realizzare davanti ai nostri occhi, queste meravigliose opere.

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crisk Opinione inserita da crisk    04 Novembre, 2011
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le stanze di lavanda

Louise, la protagonista di questo formidabile romanzo, racconta la sua storia dolorosa, la storia dell’Armenia, vivendo in prima persona la tragedia del popolo armeno.
“ Ignoravo che il genocidio degli armeni avrebbe fatto più di un milione di morti”.
Le prime pagine sono di una dolcezza infinita, a cui seguono pagine di una durezza spietata, e tanto dolore da far perdere qualsiasi speranza, qualsiasi ancora di salvezza.
“Ti ucciderò Dio, ti ucciderò”
Un’indescrivibile commozione assale leggendo queste righe struggenti, la storia di una donna che ha vissuto atrocità terribili che si è indurita nel tempo abbandonando tutto quello che di “poetico” c’era in lei. Durante la lettura si viene travolti da emozioni contrastanti. La tenerezza per una ragazzina spensierata, lo sconforto per una fanciulla che da un mondo fiabesco e protettivo si ritrova sola nel deserto; il ribrezzo per il genere umano capace di atrocità indefinibili e l’ammirazione per la forza interiore di una donna capace di risollevarsi e continuare a vivere, affrontando i suoi fantasmi del passato senza dimenticare le sue radici.
Consiglio di leggerlo non solo per gli spunti riflessivi che pone, ma soprattutto per conoscere e ricordare questo sterminio di cui poco si parla.

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crisk Opinione inserita da crisk    30 Ottobre, 2011
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Clara e Johannes


“ anche se eravamo lontani l’uno dall’altra, per mesi o per anni, non passava giorno che non pensassi a te mia amata”

Settembre 1853 Johannes Brahms, appena ventenne, incontra Robert e Clara Schumann a Dusseldorf per esporre alcune delle sue composizioni musicali.
Robert ne resta appassionato e Clara, celebre pianista dell’epoca, è eccitata al solo pensiero di poter suonare al pubblico quelle meravigliose sonate. Robert accoglie nella sua casa Johannes, e per lui comincia una nuova vita. La convivenza con la coppia Schumann non solo potenzia la sua capacità creativa nelle composizioni, aprendogli le porte del successo, ma in loro trova la serenità e il calore di una vera famiglia. Purtroppo, si innamora follemente di Clara, il loro amore epistolare avrà solo brevi momenti di passione ardente.
Con la detenzione di Robert in manicomio e la sua successiva morte, questo amore viene soffocato per il rispetto della vedovanza di Clara costringendo Johannes a rinunciare a tutto pur di restarle vicino. Nessuna donna prenderà mai il posto di Clara, Johannes rinuncerà all’amore e alla famiglia che aveva sempre desiderato, e resterà solo sino alla morte.
Il romanzo è una lunga lettera, l’ultima, che Johannes scrive a Clara dopo la sua morte, confessandole i sentimenti d’amore che forse non le aveva mai rivelato apertamente.
Ed è toccante il racconto di questa vita e di quest’amore idilliaco, un’ amore capace di far rinunciare ai piaceri della vita, che trova consolazione solo in un incontro, in una lettera.
I sentimenti e la grande musica romantica dell’ottocento sono i protagonisti di questo breve racconto appassionante e commovente.

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crisk Opinione inserita da crisk    19 Ottobre, 2011
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L'amante di Chopin

Questo romanzo racconta il percorso di due donne alla ricerca dell’amore perfetto, della passione. Maria docente universitaria, sposata con due figli e un amante più giovane, decide di scrivere un libro sulla vita di George Sand, famosa scrittrice francese dell’800, una donna anticonformista che nella vita ha avuto diversi amanti tra cui Frederic Chopin attraverso lo studio e le ricerche sulla vita di George, Maria trova risposta alle numerose domande, su se stessa e sull’ amore che l’assillano.
Il libro sembra diviso in due sezioni, da un lato il racconto storico, e dall’altro la vita di Maria donna dei tempi moderni, ma ciò che colpisce è il fondersi di queste due parti. Nonostante i secoli che dividono George da Maria le problematiche sentimentali restano le stesse. Scorrevole nella lettura,ma poco avvincente.

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crisk Opinione inserita da crisk    05 Settembre, 2011
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saggio sulla lucidità

Il “saggio sulla lucidità” è una sorta di seguito di “ Cecita” romanzo di Saramago. L’autore si riallaccia alla cecità “bianca”, un bianco che ora è quello di una grande illuminazione collettiva, la scelta di una popolazione che si oppone in maniera pacifica al sistema politico. La città che solo quattro anni prima aveva vissuto l’epidemia della cecità come una peste, si ritrova nuovamente ad affrontare una “rivolta bianca”. I risultati delle elezioni amministrative della capitale mostra che oltre il 70% della popolazione ha votato scheda bianca, il governo quindi decide di annullare i voti e fa spiare i cittadini dalla polizia per scoprire l’esistenza di un’organizzazione sovversiva. Ma i risultati sono nulli non si trova nessun indizio che possa far pensare a una cospirazione contro il governo, il quale decide di ripetere le elezioni, ciò non cambiò i risultati, anzi rispetto alla prima, le schede bianche aumentarono. La risposta del governo fu di dichiarare lo stato di assedio della città, ritirando ogni traccia delle istituzioni centrali comprese le forze dell’ordine. Ma quando il governo si trovò ad osservare che l’intera popolazione non reagiva all’abbandono politico e che non vi erano episodi di violenza tra loro, reagì cercando un capro espiatorio. Architettò l’esistenza di un’organizzazione anarchica innescando una bomba nella metropolitana della capitale, sperando in una reazione dei cittadini, ma anche questo avvenimento non produsse i risultati che il governo attendeva, proprio in questo momento giunge al ministero una lettera del primo uomo divenuto cieco, che confessa che solo una donna durante la peste bianca non divenne cieca e che aveva commesso dei crimini. A quel punto, il governo aveva trovato il capro espiatorio che cercava......
Il messaggio di questo romanzo è senz’altro più ottimistico rispetto a ” Cecità” in quanto, se la luce si riaccendeva grazie ad una donna straordinaria, ora questa luce accende di bianco l’intera città che dimostra di poter fare a meno del potere. Ciò che l’autore vuole evidenziare è l’arroganza del potere e il rapporto tra il governo e il popolo. Anche in quest’opera l’autore utilizza uno stile che prevede l’assenza della punteggiatura e dei nomi dei personaggi sempre identificati tramite espressioni impersonali.

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"Cecità" di Saramago
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crisk Opinione inserita da crisk    19 Agosto, 2011
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l'arte di dimenticare

“Dimenticare”, come si può cancellare una vita vissuta in funzione di un marito e dei figli, Mira è costretta a farlo dall’oggi al domani, quando durante un ricevimento il marito Giri l’abbandona per sempre……lasciandola naufragare nei sensi di colpa, e costringendola a spogliarsi dalle ali protettive del marito, per affrontare le difficoltà economiche e le responsabilità di educare due figli in un’età particolare come l’adolescenza. Per Mira è l’inizio traumatico di una nuova vita, che la obbliga a riconsiderare il proprio ruolo e il proprio passato, a riscoprire in se stessa risorse e ambizioni sepolte. Un cammino per far fronte alle sue insicurezze, a uscire allo scoperto e mostrare la sua vera personalità e non celarsi più dietro alla figura della perfetta moglie “aziendale”…….. scrivendo galatei per “la perfetta moglie aziendale” si è calata tanto nel personaggio, creandosi un temperamento non suo, ma a immagine e somiglianza della moglie che Giri voleva mostrare al suo stato sociale. Mira si riscopre così una donna piacente, nonostante il peso che prova per i suoi quarantaquattro anni, ostinata e coraggiosa. Incontra Jak un uomo totalmente diverso dal marito, uno studioso di cicloni, con vestiti comodi e un brillante all’orecchio. Anche la vita di Jak deve ricominciare, ritorna in India dagli Stati Uniti, per poter assistere la figlia, vittima di un terribile incidente, e non riesce a darsi pace, tormentato tra il bisogno di scoprire la verità su quanto le è accaduto, e il senso di colpa per non averla saputa proteggere.
Un romanzo che descrive l’intera sfera affettiva, le difficoltà di una donna dopo il fallimento di un matrimonio, l’amore di un padre, le passioni, e il valore di una famiglia premurosa.
Il libro è diviso in cinque stadi, come se l’autrice volesse riprodurre le diverse fasi che i due protagonisti dovranno attraversare, prima di ricomporre i pezzi della loro vita. Ogni fase è introdotta dalla lettura della “metafisica dei cicloni” devastanti e imprevedibili, ma in realtà si parla delle illusioni e degli eventi graffianti delle nostre vite. Una scrittura individuale e raffinata, con un carattere avvincente e toccante.

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Storia e biografie
 
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crisk Opinione inserita da crisk    30 Luglio, 2011
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Edda

"Edda Ciano e il comunista" racconta una passione che annulla ogni convenzione. Un amore Tra Edda e Leonida vissuto tra le onde del mare e la luce abbagliante di Lipari. Il loro incontro, l’ardente desiderio che li unisce, e lo sfondo storico che comprende il periodo tra la fine della seconda guerra mondiale e l’inizio della Repubblica.
Non un romanzo autobiografico e nemmeno totalmente storico, in quanto quello che l’autore fa emergere sono i profondi sentimenti, le emozioni vissute e le difficoltà politiche e di vita, che Edda e Leonida si trovano ad affrontare. Predominante è la figura di Edda che appare come una donna inquieta, stravagante, screditata, e adoratrice della mondaneità.
Bello nello stile e scorrevole nella lettura, piacevole anche il prologo dove l’autore racconta il suo soggiorno a Lipari, in cui ha raccolto testimonianze, lettere, fotografie rimaste confinate sull’isola, per raccontare questa splendida vicenda d’amore e ricostruire questo straordinario pezzo della storia d’Italia.

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Romanzi erotici
 
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crisk Opinione inserita da crisk    24 Luglio, 2011
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Non comune

Il libro narra la storia di una famosa pornostar che alla fine della sua carriera decide di raggiungere il record in una gang bang con 600 uomini, e rimanere all’apice del successo morendo sul set. I principali protagonisti del romanzo sono tre dei seicento, che aspettano in questa sala buia per essere chiamati sul set. E attraverso questi tre personaggi che emerge l’aspetto intrinseco della trama vera e propria. Emergono gli aspetti psicologici che hanno cambiato la vita di ognuno, la loro visione del sesso, dell’amore, e del rispetto verso se stessi e verso gli altri.
Sin dalle prime pagine si ha la sensazione che ci siano già tutti gli ingredienti per la conclusione, per cui sembra tutto scontato, ma la curiosità spinge alla lettura proprio per capire come l’autore stravolgerà il finale. Uno stile non proprio fluente ma singolare, e considerando il contenuto un linguaggio per nulla volgare.
Un libro stravagante, un po’ fuori dal comune.

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Romanzi
 
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crisk Opinione inserita da crisk    22 Luglio, 2011
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qualcuno con cui correre

Qualcuno con cui correre è un romanzo, quasi fiabesco, che narra le vicende di due adolescenti.
Assaf un ragazzo timido e impacciato, d’estate presta servizio al municipio, dove gli viene affidato il compito di ritrovare il padrone di un cane, Dinka. Attraverso l’inseguimento del cane per le vie di Gerusalemme inizia la sua corsa parallela a quella di Tamar. Una sedicenne, caparbia e astuta che fugge di casa alla ricerca del fratello Shay.
In questa lunga e affannata corsa, entrambi si troveranno ad affrontare una realtà sconosciuta, che permetterà loro di maturare e di affrontare le loro debolezze.
Un racconto incantevole e avvincente, che porta a riflettere sui rapporti interpersonali: sull’amore tra un fratello e una sorella, sull’amicizia e sull’importanza che questa ha nella vita di ogni uomo.

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crisk Opinione inserita da crisk    06 Luglio, 2011
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Eugenia

Un “Karma pesante” è un romanzo con un’unica protagonista “Eugenia”. Eugenia è una donna “vera” e credo che molte donne si possano riconoscere in lei, nella sofferenza verso se stessa, e nella sua incapacità di godersi in pieno gli avvenimenti della vita. Eugenia appare una donna che ha patito gli eventi della vita, rincorrendo uno stato di felicità che non raggiunge mai, si fa travolgere da situazioni che in fondo non vuole, solo per godere di emozioni forti che la fanno sentire viva. Anche, quando la vita gli propone un amore da “sogno” con un uomo che le possa dare tutto il benessere che desidera, perfino questo sembra non appagarla. Si ritrova per caso a fare un lavoro, che poi sarà il suo lavoro definitivo quello che le darà grosse soddisfazioni professionali, ma che apparentemente non la rende felice. Forse tutta questa sofferenza interiore, questa insoddisfazione che prova, la confonde con quello che ha voluto e che vuole veramente, perché questa è Eugenia, una donna che da sola si è costruita una carriera e una famiglia e anche se crede di non averlo scelto, ha scelto questa vita, e forse questa la rende felice ma non ne ha la consapevolezza. Inseguire le forti emozioni non le permette di godere di quelle sensazioni semplici, che poi sono quelle a dargli la felicità, in fondo la felicità è uno stato d’animo transitorio, una piccola emozione che dà gioia.
In questo personaggio mi sono rispecchiata molto in fondo credo che la quotidianità , lo stress, le insoddisfazioni, ci fanno correre dietro a qualcosa che pensiamo di volere, ma che in fondo non vogliamo veramente. Probabilmente quello che desideriamo è davanti a noi ma non riusciamo a vederlo.
La scrittura scorrevole e fluida rende la lettura estremamente piacevole, non sarà una trama originale, ma gli spunti riflessivi che offre sono notevoli, per questo lo consiglio veramente a tutti e non solo alle donne……..

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Gialli, Thriller, Horror
 
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crisk Opinione inserita da crisk    27 Giugno, 2011
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La contessa

Un libro scritto in maniera scorrevole e raffinata, un incantevole affresco storico, anche se non l'ho trovato uno dei migliori nella tipologia dei romanzi storici.
Molto affascinanti sono le descrizioni dei luoghi dell’Ungheria e la ricostruzione degli eventi e usanze dell’epoca.
La narrazione in prima persona vincola la storia dal punto di vista della contessa Erzsebet Bathory, che scrive un diario per il figlio Pal, durante i suoi anni di prigionia nella torre di Csejthe.
Ne emerge un ritratto di una dama seicentesca, premurosa e affabile. Una donna incompresa, sempre alla ricerca dell’amore e dell’affetto delle persone che la circondano, che crede in valori come l’onestà, il rispetto e la devozione. Un personaggio quindi, ben lontano dalla storica figura che la ritiene la più famosa serial-killer ungherese attribuendogli più di 300 vittime, forse questo è il punto debole della narrazione. Nel complesso un bel libro, appassionante e travolgente, anche se lo definirei più un romanzo appartenente al genere storico che al genere giallo-thriller.

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Romanzi
 
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crisk Opinione inserita da crisk    15 Giugno, 2011
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il malinteso

Agosto 1924 nello scenario paesaggistico di Hendaye, Denis trascorre le sue vacanze con il marito e la dolce figlioletta France; anche Yves Harteloup passa i suoi giorni di ferie in questo posto meraviglioso.
In spiaggia la piccola France attira l’attenzione di Yves e crea l’incontro con Denis, scoprono poi di risiedere nello stesso hotel. Tra i due nasce subito un sentimento di amicizia misto all’attrazione fisica. La loro relazione amorosa nasce a Hendaye e al termine delle vacanze continua a Parigi dove entrambi risiedono.

Nel grigiore di Parigi, Denis scopre che Yves non è l’uomo d’affari, benestante, come il marito ma un semplice impiegato di ufficio, che è stato costretto ad abituarsi ad una vita “povera” del dopo guerra. “un bambino ricco……ma che ora non sapeva rassegnarsi a rinunciare al superfluo per il necessario”.

Questo cambiamento di classe sociale fece di Yves un uomo frustrato, malinconico e solitario. Denis giovane, bella e ricca che conduceva una vita agiata portò nella vita di Yves una ventata di freschezza…. ..come una luce che inaspettatamente illumina l’oscurità. Una relazione di amore e di passione, ma anche di tristezza, ansia e amara dolcezza.

Il Malinteso può apparire un romanzo fiabesco, un intreccio sentimentale che sfocia nel melodramma, ma andando oltre le apparenze svela le tante difficoltà psicologiche ed economiche che vennero affrontate dopo l’avvento della prima guerra mondiale, per poter riconquistare una collocazione sociale.
Ciò che colpisce di questo romanzo non è ne lo stile, semplice e scorrevole, ne l’originalità della trama, ma l’intensità delle emozioni che l’autrice fa rivivere.
L’amore struggente di due amanti, la loro passione, il desiderio proibito di un incontro, l’ansia di un telefono che non squilla, l’angoscia e l’attesa del domani.


“…..Io non lo sapevo che era quella la felicità……..”

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crisk Opinione inserita da crisk    10 Giugno, 2011
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attimi di allegria

Non un romanzo ma un catalogo di minuscoli momenti di allegria, piccoli piaceri che riempiono le nostre giornate. Momenti che all’attimo non consideriamo, ma che inconsapevolmente ci rendono gioiosi…..” Alcuni aneddoti decisamente strepitosi che possono sembrare irrilevanti come il racconto della ragazza di periferia, quello sulle file interminabili o la storia della bottiglia di vino, ma letti tra le righe, molto significativi. Un libro scorrevole e divertente, ma allo stesso tempo profondo.

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crisk Opinione inserita da crisk    27 Mag, 2011
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"il profumo delle foglie di limone"

Il racconto narra le vicende di due personaggi, lontani per età, ed esperienza di vita. Jiulian, un ottantenne scampato ai campi di concentramento, Sandra una ragazzina ingenua e confusa che si rifugia nella casetta al mare della sorella per meditare le decisioni che dovrà prendere nella sua vita. Casualmente le storie di questi personaggi si intrecciano dando vita ad un romanzo intenso e travolgente. La trama per nulla banale, l’epilogo dolce e amaro allo stesso tempo, lo rende ancora più struggente e commovente, lasciando delle emozioni piacevoli e spingendo alla riflessione. “Si conoscono veramente le persone a noi così vicine?”. Una lettura semplice e scorrevole, che mescola avvenimenti storici personaggi realmente esistiti, con la fantasia della scrittrice creando suspance e forti emozioni.

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crisk Opinione inserita da crisk    15 Mag, 2011
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nessuno si salva da solo

In “Nessuno si salva da solo” l’autrice racconta la storia di una coppia contemporanea, Delia e Gaetano, i due protagonisti si incontrano a cena e si raccontano di quell’amore che fu. Un ritratto un po’ tedioso di una coppia che ha vissuto un grande amore, che si è consumato con la routine della vita quotidiana, con l’arrivo di due bambini, con le difficoltà che la vita ci pone davanti. Delia e Gaetano si incontrano per capire “dove hanno sbagliato”.
Ho comprato questo libro stimolata dalla curiosità, dal momento che gli altri libri dell’autrice mi avevano affascinato molto, soprattutto “Venuto al mondo” invece, è stato una vera delusione. La Mazzantini sembra non riuscire a rendere consistente la trama , tutto il racconto è fatto di flashback uno dietro l’altro, per spiegare le ragioni e la rabbia che c’è dietro questa coppia ormai scoppiata. Un linguaggio crudo e anche un po’ volgare, un ritmo lento e noioso. Una trama per nulla avvincente, al contrario deludente e scontata.

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crisk Opinione inserita da crisk    23 Aprile, 2011
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ciechi nel mondo

Cecità è un romanzo a sfondo sociale, di uno scrittore premio Nobel per la letteratura pubblicato nel 95’ . In una città anonima un automobilista fermo ad un semaforo diventa improvvisamente cieco la sua è una cecità bianca, si sente immerso in un mare di latte, a soccorrerlo è un altro uomo che lo riaccompagna a casa. L’automobilista racconta l’accaduto alla moglie e decidono insieme di recarsi da un oculista. Giunti all’ambulatorio ci sono già molti pazienti, un bambino strabico con la madre, una ragazza con gli occhiali scuri che soffre di congiuntivite, un vecchio con una benda nera, ma vista l’urgenza l’assistente del medico da loro la precedenza. Il medico si rende conto dalla visita che questa cecità improvvisa non ha spiegazioni, rientrato a casa comincia a studiare il caso, e proprio durante la lettura diventa cieco. Ben presto l’epidemia si diffonde in tutta la città per cui il governo decide di mettere in quarantena tutti i contagiati in un ex manicomio. All’ interno del quale accadono gli episodi più strazianti la fame, la violenza, la morte, una guerra di tutti contro tutti per la sopravvivenza. Solo la moglie del medico non viene colpita da questa strana cecità, e sarà spettatrice della catastrofe di questa epidemia. Lo scrittore utilizza uno stile che prevede l’assenza di nomi, infatti sia l’ambientazione che i protagonisti sono anonimi vengono identificati con qualche particolare che li personalizza come” il vecchio con la benda nera”, inoltre i dialoghi non vengono anticipati dalla punteggiatura ma solo separati da una virgola rendendo un po’ difficile l’intonazione della lettura. Il tema principale del romanzo è quello dell’indifferenza tra gli uomini, una riflessione sulla società, sul potere politico. Spinge a meditare sulla natura umana, dove l’uomo libero da qualsiasi legame sociale, politico, e umano invece di riorganizzarsi creando una società idillica cade nella regressione e nella brutalità facendo prevalere la legge del più forte. Un romanzo sulla natura umana, un po’ pessimistico ma che fa riflettere. Non di facile lettura ma che ricompensa ampiamente gli sforzi.

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crisk Opinione inserita da crisk    07 Aprile, 2011
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milano 1491

Un romanzo che unisce il racconto storico, la politica, la società, le guerre del più fulgido periodo dell’ Italia rinascimentale con l’introspezione psicologica. Due giovani donne ambiziose e assetate di potere: Isabella d’Aragona e Beatrice d’Este. Isabella, figlia di Alfonso II erede al trono di Napoli e Ippolita Maria Sforza, sposa Gian Galeazzo Maria Sforza dal quale ebbe quattro figli, divenendo duchessa di Milano ma presto si rese conto che il potere era nelle mani dello zio del marito Ludovico Sforza detto “IL Moro” reggente del ducato di Milano. Isabella viene narrata come una donna dal carattere fiero, orgogliosa della sua dinastia, con una spiccata attitudine al comando, e appassionata dell’arte e della cultura. Beatrice, figlia di Ercole I d’Este e Eleonora d’Aragona sorella minore di Isabella d’Este marchesa di Mantova, già duchessa di Bari fu promessa sposa all’età di cinque anni a Ludovico Sforza dal quale ebbe due figli, fu una delle principesse più colte e raffinate del rinascimento italiano. Giunta alla corte di Milano come moglie del reggente fu acclamata e amata dai sudditi come fosse la vera “Duchessa” di Milano, la sua posizione a corte gli permise di circondarsi di uomini di cultura e grandi artisti come Leonardo da Vinci. Beatrice compare come una donna forte, desiderosa di un amore romantico, temeraria e questa sua tenacia si scontrava con la forte personalità della cugina Is alla quale era molto legata, le strategie politiche e gli intrighi di corte spezzarono questo legame di empatia e complicità. Il titolo di Duchessa di Milano era troppo ambito da entrambe e questo le portò a essere antagoniste. Un avvio confuso causato dall’introduzione di numerosi personaggi e dalle situazioni storiche delle corti di Napoli, Ferrara e Milano, che poi prende quota e diventa interessante, non solo da un punto di vista storico ampiamente narrato, ma anche dal rapporto umano che si crea tra i personaggi principali Isabella, Beatrice e Ludovico. Il legame tra Beatrice e Ludovico, imposto dalle famiglie diviene una bellissima storia d’amore, si ritrovano nel corso degli anni di matrimonio, innamorati e consapevoli di dipendere l’uno dall’altro. Uno splendido racconto dell’amicizia tra Beatrice e Isabella che nonostante gli eventi si ritrovano sempre più legate a un forte sentimento.


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crisk Opinione inserita da crisk    13 Marzo, 2011
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Le luci nelle case degli altri

Non c’è cosa lì per lì assurda che domani non sembrerà naturale aver vissuto.”


Un racconto lineare e semplice, ma molto originale e ben costruito che si segue con interesse e curiosità fino alla fine. Mandorla la protagonista, perde la madre Maria in un incidente e viene adottata dal condominio di Via Grotta Perfetta 315 dove Maria era l’ amministratrice. Dopo la morte di Maria una lettera ritrovata svela che Mandorla è stata concepita una sera di marzo nell’ex lavatoio del palazzo e che il padre è uno dei condomini. Da una riunione condominiale si decide di non fare il test del DNA e di crescere la bambina tutti insieme. Il racconto narra la crescita di Mandorla con questi cinque tipi diversi di famiglie, le loro storie ,le paure, l’egoismo adulto, i sentimenti inespressi ,che aiutano Mandorla a crescere e a maturare riflessioni e decisioni che riguardano il suo futuro. Uno stile colloquiale, ripartito fra il racconto, le riflessioni, le preghiere di Mandorla, e le scene di vita degli altri protagonisti. Un romanzo che cattura non solo per la curiosità del finale ma anche per gli spunti riflessivi che propone.


“Viviamo tutti allo scuro di qualcosa che ci riguarda”


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crisk Opinione inserita da crisk    19 Febbraio, 2011
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La Regina Maria di Scozia

Maria Stuarda regina a pochi giorni di vita, consacrata per diritto divino a soli nove mesi, la sua fu una vita che iniziò tragicamente e finì tragicamente. Scappata dalle guerre anglo-scozzesi, Maria fu cresciuta nell'ambiente colto e raffinato della corte francese di Enrico II ed ebbe un'ottima educazione in ambito culturale. Alla morte del primo marito Francesco II di Francia tornò in Scozia, dove l'attendeva lo scontro con la nuova religione calvinista istituita durante la sua assenza, il potere dei Lord protestanti riuscirono a rivoltarle contro il paese approfittando della sua turbolenta vita amorosa, sposata con il Lord Darnley si fa amante di Bothwell dal quale resta in attesa di due gemelli che poi perderà durante il periodo della sua prima prigionia. Scappata in Inghilterra, pensava di poter essere aiutata dalla regina e cugina Elisabetta I che invece la tenne prigioniera. Il racconto si concentra negli anni dell’esilio forzato presso la dimora del conte di Shrewsbury George Tablot e della sua consorte Bess, dando il via a un’affascinante vicenda di amori e di complotti politici. Maria infatti, divenne il fulcro dei complotti organizzati per assassinare Elisabetta, per rivendicare il trono di Scozia e d’Inghilterra, si ritrovò ad essere il simbolo della controriforma nella lotta tra la Spagna di Filippo II e Elisabetta I. Una storia raccontata da vari punti di vista, quello di Maria e dei suoi carcerieri George e la moglie Bess, nonché dal primo consigliere della regina Elisabetta, William Cecil. Tutti esprimono una differente considerazione: George un uomo integerrimo nobile d’animo, vede Maria una donna dotata di una bellezza straordinaria, ammaliante , amabile e intelligente tanto che se ne innamora pazzamente perdendo tutti i suoi beni . La moglie Bess una donna che ha accumulato ricchezze dai suoi precedenti mariti, opportunista, avara ed egoista, ne ha una concezione completamente opposta motivata anche da sentimenti di gelosia e di inferiorità. Mentre il quadro dell’intera corte di Inghilterra viene dipinto attraverso la voce di William Cecil un personaggio enigmatico perfido e manipolatore, che la descrive come una traditrice, una meretrice, una donna pericolosa per il regno. Nel racconto Maria si trasforma in un entusiasmante eroina una donna lucida, determinata, pronta a sacrificare se stessa per i propri ideali. Nonostante il racconto sia scontato, dato che l’autrice si attiene all’ autentica Storia della regina Maria Stuarda, emerge comunque un romanzo avvincente, leggero nello stile, intrigante nel modo in cui vengono descritte tutte le vicende, e seducente è il ritratto che ne emerge di questa donna bellissima “La Regina Maria di Scozia“.

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L'ultima moglie di Enrico VIII di Carolly Erickson
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crisk Opinione inserita da crisk    26 Gennaio, 2011
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Ombre

Florence e Kasha si conoscono tra i banchi di scuola tra di loro nasce una profonda amicizia. Al termine degli studi intraprendono strade diverse, Kasha si trasferisce in America a studiare psicologia, mentre Florence diventa una violinista. Dopo ventisei anni decidono di incontrarsi, tra loro è rimasta un’ombra Collin l’uomo che ha segnato la vita di entrambe, in modo completamente diverso. Florence invita Kasha al Pacific, il ristorante alla moda un tempo, adesso un posto cupo e isolato, per porle la domanda che da anni la tormenta…..e raccontarle il suo amore per quell’uomo, ormai morto da quindici anni, che le ha cambiato la vita, e che invece Kasha ha sposato senza amore. Due ritratti femminili diversi una, Florence perde l’uomo che ama per troppo amore, l’altra Kasha la sua rivale ,incapace di amare lo conquista. Un romanzo che si legge velocemente, si viene catturati dalla storia e dalla personalità di due donne antagoniste e amiche allo stesso tempo, dall’indagine psicologica e dai brevi flashback sulle loro famiglie. Un racconto coinvolgente, una scrittura semplice e concisa porta a leggerlo tutto di un fiato.

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crisk Opinione inserita da crisk    23 Gennaio, 2011
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"Amore è: che tu sia per me il coltello con il qua

“Che tu sia per me il coltello” citazione di Kafka da cui Grossman estrapola il titolo di questo incantevole romanzo epistolare. Da un incontro, tra la folla, Yair individua Myriam che lo colpisce per un suo insignificante gesto; “Ma sei tu quella che ho visto stringersi nelle braccia con un cauto sorriso”, dal quale si costruisce un’idea e pensa, anzi ne è convinto che lei possa accettare la proposta di instaurare un rapporto particolare e intimo. Yair sin dalla prima lettera sottolinea l’esigenza di raccontarsi scrivendo. “Non che la mia vita sia così interessante ma mi piacerebbe darti qualcosa che altrimenti non saprei a chi dare”….”Non voglio incontrarti e interferire nella tua vita…” Infatti, non lo farà mai, lui non entrerà mai nella sua vita reale e quotidiana ma invaderà la sua anima. Con la sola forza dell’immaginazione Yair riesce a toccarla a incontrarla e sentirsi appagato. Una trama tenera e delicata dove il fascino delle parole assume sfumature irreali e seduttive, unica protagonista l’anima. Il tema è affine a quello scritto da Kafka in “Lettere a Milena”, da cui Grossman si è ispirato non solo per il titolo. In “Lettere a Milena” i protagonisti si incontrano più volte, la loro storia d’amore fondava più radici nella realtà, la storia di Yair e Myriam è fatta di immaginazione. Un rapporto a scadenza, segreto e intimo. “Questo incrociarsi di lettere deve cessare, Milena, ci fanno impazzire, non si ricorda che cosa si è scritto, a che cosa si riceve risposta e, comunque sia, si trema sempre”……”Myriam, questa è l’ultima lettera ….non ti scriverò più…. Se non fossi un tale idiota avrei potuto essere felice con te, non importa come, il mondo ce l’avrebbe permesso”. L’aspetto straordinario di questo romanzo è quello di trasmettere l’intensità dell’utilizzo delle parole. Attraverso la scrittura, forse, ci si può conoscere in maniera perfino più profonda mettendo in luce frammenti più intimi dell’anima, di quanto potrebbe rivelare un incontro reale. Di forte attualità visto lo spazio che ha recuperato la comunicazione scritta attraverso l’uso di sms e chat.

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crisk Opinione inserita da crisk    16 Gennaio, 2011
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Il mio migliore amico

April e oliver sono i protagonisti principali di questo romanzo.
Amici sin dall'infanzia legati da una forte empatia.
Nel corso degli anni le loro strade si separano, April diventa una persona introversa, sempre alla ricerca di storie distruttive, completamente priva di punti di riferimento,avendo subito la morte dei genitori nell'età adolescenziale.Oliver invece l'opposto, un uomo serio, responsabile e razionale. Proprio la sua logicità e il suo realismo lo portano ad abbandonare la sua passione per il piano per scegliere di diventare un brillante studente di legge. Un episodio funereo fa incrociare i loro destini. La morte del fratello di April risveglia i ricordi, i sentimenti sopiti che riportano alla luce segreti condivisi e soprattutto la verità su quel legame che il tempo non ha saputo cancellare. Un esordio un pò lento e angosciante dato che il racconto comincia proprio dall'incidente e la conseguente morte del fratello di April, solo dopo le prime cento pagine la narrazione si fa avvincente.L'epilogo per nulla scontato infatti,i protagonisti intraprendono percorsi differenti,l'autrice lascia poi alla fantasia del lettore il destino di April e Oliver

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crisk Opinione inserita da crisk    17 Dicembre, 2010
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"La passione si svela come fonte vera dell'arte"

Un romanzo incentrato sulla carriera artistica del pittore francese Claude Monet, il principale esponente dell'Impressionismo.Un movimento artistico che propone la riscoperta della pittura paesaggistica usando la tecnica del 'en plein air" dove l'attenzione era rivolta più ai contrasti di luce ed ombre, piuttosto che al disegno, mettendo in risalto l'emozione e la soggettività dell'artista. L'autrice concentra tutto il racconto sulle difficoltà di Monet di imporre la sua pittura, in un periodo storico che ancora sente l'influenza del Romanticismo e del Realismo. Sullo scenario della narrazione storica, appare l'amore per una giovane donna Camille Doucienx, la quale lascia una vita agiata e confortevole per seguire colui che poi sarà l'uomo della sua vita.
Camille gli fa da modella nel suo primo dipinto che la ritrae con un bellissimo abito verde. Il loro amore sboccia durante un soggiorno a Fontainbleau dove Monet dipinge "Colazione sull'erba".Camille affronta la sua famiglia, che respinge la loro relazione,abbandona il suo promesso sposo e fugge con l'uomo che ama.Da qui il racconto della tormentata storia d'amore, che alterna momenti di serenità e passione ardente, a momenti di dissapori e sconforto. Un racconto avvincente ma nello stesso tempo monotono e prevedibile. Ciò che impressiona sin dall'inizio è la capacità dell'autrice a "dipingere" i quadri con le parole, dando al lettore la sensazione di vederli e toccarli con mano.Inoltre è emozionante l'intensità con cui vengono narrati i sentimenti dei protagonisti.

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crisk Opinione inserita da crisk    26 Novembre, 2010
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Intuibile

Una storia d'amore come tante, che l'autore esprime con una poeticità esclusiva e appassionante,attraverso uno stile scorrevole e sdolcinato.
Mettendo in rilievo il valore della sfera affettiva e creando un'atmosfera di singolare senso di appagamento.
Un bel racconto senza colpi di scena.

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Politica e attualità
 
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crisk Opinione inserita da crisk    24 Novembre, 2010
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Interessante

Un reportage dei giorni trascorsi dall'autore tra il Caucaso e Mosca, a Groznyi capitale della Cecenia.Dove l'autore attraverso varie interviste e racconti ostenta una situazione politica impensabile a noi cittadini europei.Presentando una realtà apparentemente idillica, centrata sulla riedificazione di una città distrutta dalla guerra e, sul benessere della popolazione cecena.In verità dei fatti,tutto il sistema è convogliato nelle mani di un uomo che usa il potere per conseguire i suoi scopi.Per cui, la corruzione, l'islamizzazione ad oltranza, la sottomissione delle donne,la tortura e gli omicidi diventano risorse per accaparrarsi il controllo supremo del territorio.Come nelle "Le Benevole" lo scrittore usa uno stile accorto e meticoloso, ma in "Cecenia anno III" sintetizza le vicende ponendo in rilievo gli argomenti più notevoli. Ne scaturisce un testo interessante e formativo su una realtà ignorata.

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crisk Opinione inserita da crisk    18 Novembre, 2010
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travolgente

Un romanzo travolgente dove si racconta un'amore proibito e scandaloso alla corte di Luigi XV. Un inno alla passione e alla follia, che trasmette con intensità l'emozione di un amore da favola.Una scrittura epica, rapida e incalzante che toglie il respiro.

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