Opinione scritta da luk74
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Emozionante, commovente, intrigante...
Questo è un romanzo atipico se vogliamo, visto i precedenti a cui ci aveva abituato Glenn Cooper.
Non ci sono riferimenti storici, intrighi che riportano ad antichi manoscritti o luoghi segreti, né a tempi passati. Tutto si svolge nei nostri tempi, ed è lo specchio di una società sempre più disorientata.
Pensate cosa fareste voi, se vi prospettassero l'opportunità di rivedere i voistri cari defunti, di rivivere anche solo pochi istanti in loro compagnia, con la promessa di poterli, in un breve futuro, raggiungere per trascorrere del tempo con loro, per poi poter tornare sulla Terra alle vostre faccende quotidiane. Se scopriste insomma, che dopo la morte c'è qualcosa, con assoluta certezza!
Questo è ciò che accade in questo libro, e visto che ognuno di noi ha almeno una persona nell'aldilà, e farebbe di tutto per poter trascorrere un ultimo momento in sua compagnia, non può che affezionarsi a questa vicenda, trattata in maniera sublime dallo scrittore.
Ma veniamo ai fatti: nel 1988 a Londra durante il ritorno da un partita di calcio, l’auto sulla quale viaggiava il piccolo Alex Weller con il fratello e i genitori viene coinvolta in un tremendo incidente, del quale lui rammenta solo un lampo di luce che lo separava dal padre, in piedi, sull’altra sponda di una sorta di fiume, e pronto ad accoglierlo a braccia aperte.
Poi, il risveglio improvviso tra le lamiere contorte del mezzo, la scoperta della morte dei genitori, e il bisogno mai sopito di riviere l’esperienza di premorte.
Questi gli antefatti che portano alla vicenda odierna,
Negli Stati Uniti si sviluppano una serie di omicidi di uomini e donne sempre più giovani, tutti accomunati dalla presenza di un forellino alla base del cranio.
Le morti sono il segno concreto della presenza di un serial killer a Boston, e il detective Cyrus O’Malley comincia una serrata indagine che lo porterà a sommare tutti i suoi sospetti attorno alla inquietante figura di Alex Weller.
Una intuizione che travolgerà O’Malley e la sua famiglia, sconvolgendone il già fragile equilibrio, mentre nel resto dell’America e del mondo prenderà il sopravvento una strana droga chiamata “bliss” che ha il potere di far vivere alle persone che la assumono, un viaggio allucinante, al termine del quale rivedono i loro cari defunti, pronti ad accoglierli a braccia aperte.
Seguiranno una scia infinita di suicidi, dovuti agli effetti di questa droga, che convince sempre più persone dell'esistenza di un aldilà migliore.
L’ultimo giorno è un thriller ad alta tensione, nel quale Cooper inserisce diverse riflessioni su quello che caratterizza la nostra società contemporanea afflitta da un decadenza tale da destabilizzare l’economia e le relazioni sociali.Un romanzo che fa riflettere, una lettura impegnativa, una trama geniale, come solo Glenn Cooper e pochi altri sanno elaborare.
Un romanzo che fa riflettere, una lettura impegnativa, una trama geniale, come quelle che solo Glenn Cooper e pochi altri sanno elaborare.
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Giallo... paglierino.
Il commissario Wallander va in trasferta, e si spinge fino alle coste della gelida Lettonia, ad inseguire gli assassini di due cadaveri misteriosamente apparsi sulle coste della sua Svezia, quasi dal nulla.
L'anti-eroe di questa avventura, mette sovente a rischio la sua stessa incolumità nel tentativo di raggiungere la verità..
Tra le brume lèttoni, il freddo che fa battere i denti, ci troviamo di fronte a cospirazioni e spie a ogni angolo di strada.
I panorami dei vicoli di Riga, tetri e indifferenti sono ben dipinti dalle pennellate naif dell'autore, e ci ritroviamo a seguire Wallander nel suo senso di inadeguatezza, nei suoi umanissimi dubbi, nelle sue paure, e nelle nottate insonni davanti a un bicchiere di whisky e ai suoi pensieri che paiono sempre senza sbocco...
Più della trama gialla in sé, (colore davvero sbiadito in questo caso) si apprezza la descrizione di luoghi e situazioni, utile nella fattispecie per comprendere il difficile momento politico che le repubbliche baltiche hanno vissuto nei mesi precedenti ed immediatamente successivi alla dissoluzione dell'Unione Sovietica.
Ma se di un giallo / poliziesco si tratta, non posso prescindere dal coinvolgimento della trama nel dare un giudizio, che in questo caso, ahimè, davvero non decolla mai... Sarà colpa del freddo ;-)
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TANTO STILE, POCA SOSTANZA
Un romanzo sobrio, a mio parere, questo Caos a Bruges.
Ritmo lento e pochissima azione, ma chi ha detto che debba sempre essere il contrario?
Corriamo già tutto il giorno per lavoro e impegni vari.
La trama è decisamente interessante, con un paio di cadaveri e attentanti dinamitardi nella sorniona Bruges, cittadina meravigliosa delle Fiandre, che si scoprono essere legati a un aggressivo piano finanziario e in qualche modo a strascichi dell’invasione nazista.
Ma la ciliegina sulla torta di questo giallo sono personaggi. Il commissario Van In, in particolare, è antieroe da manuale: beve come una spugna, sta per finire sotto un ponte, ha una compagna bellissima ma frequenta abitualmente una prostituta.
Anche se a volte fin esagerato, sembrato un protagonista capace di tenere la scena, ben coadiuvato nel compito dalla sua “spalla” Versavel, dichiaratamente omosessuale, e dalla dolce metà cornificata Hannelore, sostituto procuratore in carica.
Non un capolavoro intendiamoci, ma nel complesso una lettura scorrevole, in alcuni passaggi spassosa e nel complesso piacevole, vista anche la fluidità della scrittura di Pieter Aspe.
Tutto sommato, quindi, il giudizio è sicuramente positivo.
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UN PO' SOTTO TONO...
Forse Glenn Cooper ci aveva abituati troppo bene, quindi le aspettative, quando si decide di prendere in mano un suo tomo per dedicarsi a qualche piacevole ora di svago, sono fin troppo alte.
O forse l'argomento, trito e ritrito da libri, film, racconti e via discorrendo, non ha proprio più nulla da dire.
Eppure era partito bene a mio modo di vedere, gli esperimenti del CERN di Ginevra, la Dottoressa Emily Loughty catapultata in una dimensione parallela per colpa di un collega senza scrupoli, l'approdo sulla Terra di un "individuo" sconosciuto al suo posto, pronto a creare scompiglio tra i vivi, il prode fidanzato che decide di replicare l'esperimento, collocandosi nel posto preciso in cui si veniva a trovare l'adorata al momento della sparizione, per raggiungerla.
Tutto sembra filare liscio, le pagine scorrono, aumenta il desiderio di scoprire questo nuovo luogo, appunto l'inferno, nel quale i nostri paladini si sono ritrovati loro malgrado.
Tuttavia, seguendo le disavventure di John Camp, questo è il nome del nostro moderno Rambo infernale, per salvare la sua amata Emily in questo luogo di perdizione, ci scontriamo con l'aridità della fantasia di uno spento Cooper, che non ha saputo fare di meglio che ridisegnare un'epoca passata, come il Medioevo, infarcendola di personaggi storici tra i più disparati, da Garibaldi, a Caravaggio a Rosbespierre a Enrico VIII ecc.
Ad un cero punti mi sarei aspettato di veder spuntare anche Batman o l'uomo ragno, per fortuna questa l'autore ce l'ha risparmiata.
Del finale non voglio dire nulla, speriamo solo che nel seguito (si tratta infatti del primo capitolo di una trilogia) le cose migliorino e Glenn Cooper ci stupisca, come ha fatto in molti altri casi, inventando qualcosa di VERAMENTE originale.
Per ora è un nì...
Peccato per il finale....
Accidenti, Faletti non smetterà mai di stupire, uno libro scritto in maniera sublime, con le giuste dosi di umanità, di umorismo e volgarità, mai fini a se stesse.
Sarebbe stato un cinque stelle se il finale non fosse stato così all'acqua di rose, cosa che non ti aspetti quando tutto il libro è un continuo crescendo di emozioni, di situazioni ribaltate, di personaggi che non sono ciò che crei che siano.
Peccato, resta comunque uno dei libri meglio scritti di quello che, a mio modo di vedere, è il più grande thrillerista italiano.
Aggiungo un grazie di cuore alla redazione di Qlibri per avermelo inviato dopo la vittoria del concorso di racconti thriller ;-)
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A dir poco...geniale.
Un'agenzia per chiedere scusa al posto di chi non ci riesce, di chi non è capace, perché dall'esterno è tutto più semplice e così poco reale da essere svolto con velocità e senza traumi.
Questa è l'dea un po' strampalata ma che ha subito un successo clamoroso ideata da quattro amici a cui le cose non andavano proprio per la migliore.
E poi qualcosa o qualcuno inizia a prendere il sopravvento sulle loro vite, sui loro percorsi e sulla loro amicizia. E, senza accorgersene, si trovano catapultati in un gioco molto più grande di loro, dove non riescono a reagire, dove non riescono a dimenticare e a fare la scelta giusta.
Una storia innovativa, personaggi delineati con maestria, tutto è curato sotto ogni punto di vista; dialoghi accattivanti, frasi lasciate in sospeso per accennare, ma non svelare.
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Manca qualcosa...
Noto che le recensioni sono molto discordanti...
Infatti questo titolo è così, o lo ami, o lo odi.
Io ho cercato di dare un giudizio il più possibile obiettivo senza esagerare né da u lato né dall'altro.
La storia è molto intricata, i riferimenti archeologici, storici e religiosi sicuramente interessanti e ben riportati dallo scrittore.
Quello che non convince a pieno a mio modo di vedere è il cattivo di turno, il suo movente, i suoi atteggiamenti, spesso banali che sconfinano nel ridicolo...
Le potenzialità ci sono, la trama a mio modo di vedere è accattivante ma nel complesso... manca qualcosa per farne un buon libro, Dan Brown insegna.
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Convincente..
A differenza di altri libri della Reichs parte abbastanza forte, subito un rapimento e il lettore si incuriosisce...
A volte la protagonista è fin troppo prevedibile nel finire in situazioni più grandi di lei ma poi si riscatta con un finale degno di nota e, per un certo senso, imprevedibile.
Anche se alla lunga la Tempe può stufare e sembrare un po' un clone di Kay Scarpetta la trama convince e fa ciò che viene chiesto di fare a questo genere di libri, creare un certa suspance per poi destabilizzare il lettore con colpi di scena.
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Dal Giappone con stile
Un romanzo davvero sorprendente,
inizierei col dire che non è proprio il mio genere preferito, essendo un amane della cultura giapponese mi sono addentrato tra le pagine di questo libro con una propensione particolare,e devo dire che non sono rimasto assolutamente deluso, anzi.
Una lettura scorrevole, una trama piacevole, personaggi ai quali ci si affeziona.
Ambientato nel Giappone dei primi del novecento racconta, attraverso gli occhi della giovane e bella Sayuri, le difficoltà e le differenze di un Paese lontano, affascinante come pochi.
Consigliato a tutti.
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Capolavoro.
La storia è narrata da un secondino ormai anziano e vedovo, che lascia scorrere numerose vicende ormai filtrate dalla memoria, ma ancora vivide nella sua mente.Interessante soprattutto il rapporto che si instaura tra i detenuti del braccio della morte e gli agenti di guardia.
La storia è ambientata nei primi anni 30 e un nero viene accusato di aver rapito e violentato due bambine bianche: i pregiudizi e l' odio verso la gente di colore sono chiaramente palpabili.
Direi che il proverbio "l'abito non fa il monaco" calza a pennello al povero John Coffey ed il finale ci lascia parecchio con l'amaro in bocca.
Emozionante, commovente, insomma...consigliatissimo!!
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Rimpiangendo L'Azteco
Nonostante sia morto nell'1999 la fondazione Gary Jennings continua a pubblicare libri dell'autore. Continua qui la saga dell'Azteco. Un personaggio diverso ad ogni libro che fa però le stesse cose degli altri eroi dei romanzi precedenti. Il personaggio principale è sempre un giovane indio, povero, schiavizzato dagli spagnoli che riesce a mettersi maggiormente nei guai (per motivi diversi, ma che poi tramuta gli stessi in occasioni per poter scappare dal nuovo continente e dirigersi verso altri lidi. Alla fine del libro ritorna in Messico e vince contro gli invasori spagnoli.
Purtroppo il libro non è neanche lontanamente paragonabile al primo uscito di questa saga, ovvero l'Azteco, resta però la capacità narrativa dell'autore e, per chi appassionato di civiltà precolombiane, il fascino dell'ambientazione.
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Un bel thriller
La premessa è che un thriller di Deaver è sempre ben scritto e avvincente, soprattutto quelli con Lincoln Rhyme come protagonista.
Questo in particolare, però, non è tra i miei preferiti.
Mi sono piaciuti gli approfondimenti di personaggi minori (Dellray, Pulanski) e il fatto che la storia costituisca - come spesso nei gialli di Deaver - lo spunto per affrontare argomenti di attualità, controversi. In questo caso, le fonti di energia tradizionale e alternative, l'eco terrorismo.
Però ho trovato pesanti e noiose da seguire le numerose spiegazioni tecniche, che rallentano il ritmo del racconto. La conclusione, poi, non è del tutto insapettata: era un po' strano il fatto di avere due filoni paralleli nella stessa storia, ambedue importanti...
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Bello ma..
una bella avventura,alla ricerca di una statua scomparsa dal
museo nazionale di Bagdad,per la quale si è disposti ad uccidere!
un altro bel libro di Clive Cusser,maestro incontrastato del genere!
Ma si vede che il tempo passa, Dirk Pitt non c'è più, Cussler non è più quello di una volta, le storie non hanno più quel mordente. Intendiamoci, la macchina cussleriana funziona ancora tutta, c'è avventura, c'è suspence, c'è qualcosa che potrebbe cambiare la storia del mondo ma, ecco, "Enigma", "Sahara", "Onda d'urto", "L'oro degli Inca" erano un'altra cosa.
O forse sono io a non essere più la stessa di una volta... ;)
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