Opinione scritta da rondinella

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rondinella Opinione inserita da rondinella    25 Mag, 2020
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Un nuovo salto nel passato

Per una persona come me che adora la saga di Hyperversum, e che ha divorato tutto l'operato della Randall, il 'seguito' alla prima trilogia era decisamente un MUST da non perdere; ed ora sono qui, a scriverle brevemente un'opinione di TUTTA LA TRILOGIA: Hyperversum Next, Ultimate e Unknown.

Nel nostro tempo, Alexandra, figlia - senza saperlo - del 'viaggiatore nel tempo' Daniel Freeland, in una giornata noiosa di studio forzata, decide di fare dispetto al padre e si mette a rovistare e creare caos nella stanza privata dell'uomo. Non contenta di aver rimescolato documenti, libri e scartoffie, decide di accendere e usare il vecchio computer all'angolo, dove è installata la versione di Hyperversum che ha permesso al padre di viaggiare nel Medioevo. Alex, inconsapevole dei 'poteri' di quel gioco, incomincia una partita e, come la sua famiglia in precedenza, si ritrova catapultata nel medioevo francese, A.D. 1233, da sola e senza la minima idea su cosa fare. I guai per lei cominciano da subito ma per fortuna, senza saperlo, la sua strada incrocia quella di un cavaliere molto familiare, e da lì inizieranno molte altre avventure.

Intanto va detto che se si è già letta la prima trilogia di Hyperversum, la sostanza della storia è simile: tornei, battaglie, sotterfugi, vita di corte e tutto ció che ha reso la prima saga entusiasmante, si ritrova anche qui. A qualcuno potrebbe sembrare la solita solfa già sentita, ma personalmente ho letto questi libri proprio per questo motivo: sapevo cosa avrei comprato e cosa aspettarmi dalla narrazione. Il mio unico interesse era sapere come sarebbe proseguita la vita dei personaggi, le loro storie, e quindi ho amato anche questa trilogia. I libri sono ricchi di colpi di scena (o meglio, guai), missioni di salvataggio, indagini, intrighi, amicizia, onore e lealtà, insomma tutto quello che ci si aspetta dal periodo medievale. Anche se ci sono diversi passaggi sembrano déjà-vu e un po' naïv (soprattutto agli occhi di una 25enne che ha letto per molti anni), la lettura è fluida ed entusiasmante, con una trama lineare facile da seguire.
Lo stile di scrittura è semplice e diretto, sebbene pieno di termini tecnici riguardanti l'architettura e i paesaggi, il che dimostra la buona informazione dell'autrice. In questa trilogia ci sono molti meno fatti e personaggi storici, ma l'ambientazione resta fedele ed è quindi verosimile per il lettore fare un salto nella 'vera' Europa medievale - o quelle che allora erano Francia, Fiandre e Inghilterra.

Questa trilogia è indipendente dalla prima, sebbene collegata, quindi per chi magari non
conosce 'le origini' può essere una novità, una piacevole sorpresa.

Per me che invece sono 'amica di vecchia data', un nuovo viaggio nel medioevo romanzato della Randall è stato un passatempo rilassante e appassionante. E anche se definirei i testi dell'autrice per ragazzi, io continuo ad apprezzarli nella loro semplicitá.
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Altri libri dell'autrice, Diana Gabaldon, romanzi storici
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rondinella Opinione inserita da rondinella    09 Novembre, 2014
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Scontro tra... titani

Il vice generale Met Gresten è riuscito in quella che sembrava un'impresa impossibile: unire Unione ed Extraunione in un'alleanza strategica per combattere l'invasore Neutoniano. Ora a lui è affidato il compito di coordinare il novello esercito composto da quelli che erano un tempo signori e sottomessi. Riuscirà a far combattere gli uomini sullo stesso fronte? Ma soprattutto riuscirà a contrastare l'inesorabile avanzata nemica?

Il secondo volume della saga è all'altezza del primo, si riallaccia alla perfezione all'epilogo della prima parte. La narrazione si svolge in un arco di tempo molto breve dove ogni evento è ben descritto, non ci sono salti temporali (a esclusione del prologo).
La narrazione è scorrevole con un buon lessico, ma procede sempre allo stesso ritmo non favorendo la suspense; tuttavia questo piccolo 'difetto' è compensato dalla presenza di molti colpi di scena che davvero non ci aspetta, che rendono la storia totalmente imprevedibile... mi hanno sorpresa, e non è cosa da poco.
La trama anche questa volta è lineare e abbastanza semplice, ancora un po' 'ingenua', e mi fa pensare ai libri derivati dai videogiochi, avete presente? Tutto immediato. I protagonisti sono delineati quanto basta per evidenziare le loro peculiarità principali -sicuramente non è il genere di storia che ha bisogno di fronzoli -, l'azione non manca mai e i capitoli brevi invogliano a continuare la lettura.
Peccato che manchi ancora il punto di vista del 'nemico', che sarebbe ottimo per rendere l'intreccio più sfizioso.

È un libro gradevole e avvincente, che si fa leggere volentieri in breve tempo; non è del genere 'impegnativo' e quindi non adatto per chi cerca contenuti profondi, tuttavia è ottimo se amate le storie di guerre conquiste e ribellioni che includono eroi dalle grandi capacità e interessanti trovate scientifiche - in stile futuristico ovviamente.

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Extraunione e la Società degli Uomini morti
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rondinella Opinione inserita da rondinella    24 Agosto, 2014
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Non è tutt'oro quel che luccica....

La città di Giza può tirare un sospiro di sollievo: Anubi e il suo malefico padre sono stati sconfitti, e la Sfinge è tornata per riappropriarsi della città. L'Egitto ha due nuovi governanti, che promettono d'essere giusti e buoni, mentre gli eroi della battaglia si leccano le ferite e si preparano a godersi una meritata felicità.
Ma all'orizzonte si addensano strane ombre, e forse la pace tanto agognata deve attendere ancora un po'...

Siamo al secondo capitolo della saga YA ambientata nelle antiche terre dell'Egitto e dell'Asia occidentale, dove dèi e uomini vengono a contatto e non sempre in modo piacevole.
Il secondo capitolo è all'altezza del primo, anche se in modo differente: lo stile è migliorato, veloce e con un ritmo incalzante, come da film, e sebbene personalmente non mi piaccia molto (troppo rapido) rende la lettura più appassionante. Ci sono ancora dei refusi e il lessico è molto variegato, tuttavia nell'insieme risulta gradevole.
La storia è composta da eventi interessanti, ma questa volta l'ho trovata troppo frammentata: l'autore ha voluto illustrarci più scene possibili per creare un'ambientazione totale, ma il risultato l'ho trovato un po' troppo essenziale, superficiale, perché non c'è stato modo di approfondire alcuni aspetti; qualche pagina in più non sarebbe guastata per descrivere meglio alcune situazioni. Una cosa che mi ha lasciata perplessa è stato l'accostamento di episodi più ingenui e 'buonisti' ad altri dai tratti decisamente più cruenti. Non è stato sgradevole, semmai è risultato un po' strano.
I personaggi sono ben delineati, soprattutto fisicamente, alcuni escono di scena ed altri entrano, e nonostante la moltitudine (forse troppi, ci sono molte comparse) è facile tenerli a mente: io ho preferito quelli 'fissi', perché si ha occasione di conoscerli meglio.
Mi piace il fatto che ci siano suspance e molti colpi di scena imprevedibili, che non puoi indovinare neanche alla fine; così la lettura risulta sempre stuzzicante, mai monotona.

In definitiva è un libro che consiglio, soprattutto se amate lo YA, perché in questo caso lo apprezzerete più di me. E' una storia fresca, molto movimentata, con veritiere informazioni storiche (verificate) che presenta ancora una trama originale. Ottima come lettura estiva e per evadere dal quotidiano, anche se per i miei gusti il libro finisce troppo in fretta.

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Aegyptiaca, YA
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rondinella Opinione inserita da rondinella    19 Agosto, 2014
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Il mio nome è Celaena Sardothien e...

... mi piace arricciarmi i capelli col mio graziosissimo ditino.
Celaena Sardothien, Assassina dalle mille qualità, è sopravvissuta un anno alle terribili fatiche del campo di lavoro di Endovier; un giorno, inaspettatamente, viene liberata nientepopodimeno che dall'affascinante/bellissimo/seducente erede al trono e sorvegliata dall'intrigante/risoluto/rispettabile capitano della guardia. Celaena si ritrova così al Palazzo reale, viziata e coccolata (e comunque bellissima e desiderabile) con l'obiettivo di diventare la paladina del re, per ottenere, un giorno, l'agognata libertà. Ma per raggiungere quel posto dovrà affrontare prove difficilissime, scoprire i segreti del castello e combattere forze oscure...

Arrivati a questo punto voglio precisare che ho letto abbastanza fantasy da aver trovato cliché su cliché in questa storia, ma davvero, questo libro mi ha lasciata basita per la trama quantomai scontata, prevedibile e mal tradotta.
Iniziamo male già con la protagonista, è la perfettina di turno: bella, intelligente, forte, coraggiosa, brillante (o almeno così si vuol far credere)... non ho nulla contro un personaggio che sappia il fatto suo, ma quando è troppo è troppo. Tutto ruota intorno a lei e l'unica cosa che importa sono i vestiti che indossa o il modo in cui gli uomini sono sedotti dalle sue infinite virtù. Indicibilmente spocchioso, e stomachevole se non te l'aspetti, senza carattere.
Ovviamente, dopo aver fatto la sua conoscenza, non mi sono aspettata chissà cosa dalla storia: la parte avventurosa/fantasy/d'azione passa totalmente in secondo piano di fronte alla luminosa stella di Celaena, e tutto ciò che non riguarda le sue vicende sentimentali è raccontato superficialmente, giusto per mantenere una parvenza fantastica.
Ci tengo a precisare tutto questo per il semplice fatto che se siete in cerca di un vero fantasy dovreste starne alla larga: qui ci troviamo di fronte ad uno YA romantico con accenni ad un mondo fantastico, e niente più. Sia ben chiaro, non ho nulla contro i romanzi d'amore, ma spacciarmeli per letteratura fantasy non va proprio bene.
Un'altra cosa che mi ha allibita è stato lo stile del romanzo: non so come scriva l'autrice nella sua lingua, ma la traduzione in italiano, dal lessico alla sintassi, lascia davvero a desiderare. Non dubito che si sia trattato di un lavoro frettoloso, perché altrimenti non me lo saprei spiegare (voglio credere che gli impiegati della Mondadori sappiano fare il loro lavoro).

Questa è una lettura estiva, leggera e frivola, per passare un po' il tempo. Ho letto il libro velocemente e senza dispiacere dopo averlo valutato per quello che è. Se siete indecisi, leggete i primi quattro racconti introduttivi, che tanto l'andazzo è sempre quello.
Consigliato se leggete YA, letteratura rosa o se, non amando il genere, non avete niente di meglio da fare.

p.s. Si accettano scommesse su come si pronunci l'altisonante nome (!?!) di Celaena Sardothien; io propongo 'Celena' , molto italianizzato.

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Celaena mi sembra la pallidissma versione di Dubhe, una delle eroine della Troisi; ma a confronto di Sarah J.Maas, la Troisi è una maestra.
Leggete le Guerre del Mondo Emerso, e troverete tante corrispondenze
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rondinella Opinione inserita da rondinella    30 Luglio, 2014
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Un ippopotamo in gonnella

Bartimeus di Uruk, furbo e accattivante jinn dalle infinite qualità, viene evocato per compiere alcune importanti missioni (costruire templi a mano come gli uomini, trasportare carciofi freschi di rugiada e così via) alla corte del Re d'Israele Salomone, uomo tanto 'saggio' quanto potente. Quest'ultimo terrorizza i regni vicini grazie alla riconosciuta forza del suo Anello che è capace di evocare intere legioni di demoni da assoggettare al proprio comando per esaudire ogni desiderio (vi ricorda qualcosa?).
Ma pian piano le cose si fanno più complicate: il Re si fa sempre più misterioso, i tributi dovuti al suo regno sempre più pesanti e nella sua cerchia di maghi non tutte le ambizioni sono delle più onorevoli...

Questo è un libro per nostalgici. Io l'ho comprato appunto perché sentivo la mancanza di Bartimeus e del suo smisurato carisma, capace di rendere una storia esilerante e piena d'ilarità.
Che dire, il nostro protagonista non mi ha deluso neanche questa volta; ma come avrebbe potuto? I suoi lazzi, le sue riflessioni di ironiche, le sue avventure riescono sempre a farti scappare un sorriso!
La trama in sé è semplice e ben strutturata, le pagine volano via facilmente, e come sempre l'autore è riuscito a tenere alto il livello d'attenzione con colpi di scena (beh, non proprio imprevedibili), avventure mirabolanti, dialoghi divertenti/stuzzicanti e descrizioni soddisfacenti arricchite con qualche cenno storico. Lo stile è scorrevole e lineare, con un lessico adatto a tutti, e con un ritmo costante che ci permette una lettura fluida.
Tuttavia... Prima di questo volume ho letto il Ciclo dedicato a Bartimeus e Nathaniel, e devo ammettere che, nonostante l'anello di Salomone sia una lettura interessante e coinvolgente, non ha la stessa forza narrativa della trilogia.
Sebbene sia riuscita ad apprezzare pienamente i personaggi di questo libro, non mi hanno trasmesso le stesse emozioni, né appassionata tanto, né particolarmente stupita. Oserei dire che qui l'unico protagonista è proprio Bartimeus, mentre gli altri sono semplici comparse nella sua storia. O perlomeno così è sembrato a me, che ho amato così tanto il Ciclo e forse sono un po' restia ad 'innamorarmi' di altro.

In definitiva però è una bella lettura: fresca, scoppietante, vivace e simpatica come solo può essere una storia in cui il protagonista è l'unico, inimitabile, Bartimeus di Uruk.
Se potete, leggete prima questo e poi la trilogia; forse così avrà più gusto. Consigliatissimo

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La precedente trilogia, letteratura fantastica in generale
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Fantascienza
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    23 Luglio, 2014
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'Bella gerant alii, tu, felix Austria, nube'

Deryn Sharp è una giovane plebea che si arruola nell'Aviazione britannica in panni maschili, inseguendo il suo 'senso dell'aria'; nel frattempo, il principe Aleksander di Hohenberg fugge dal suo palazzo dopo l'assassinio dei suoi genitori, braccato da quelli che dovrebbero essere i suoi alleati.
E' scoppiato il primo conflitto mondiale:le strade dei due giovani s'intrecciano al seguito di un incidente che li condurrà da un capo all'altro del mondo, a bordo del leggendario Leviathan, in avventure pericolose e mozzafiato, per combattere in una guerra destinata a sconvolgere gli equilibri planetari.

Oggettivamente basterebbe dire che: lo stile è scorrevole, con una sintassi semplice e chiara nonostante l'utilizzo di termini più tecnici per le descrizioni; ambienti e vicende sono ben descritti e facili da immaginare; i personaggi sono ben delineati sia fisicamente che caratterialmente, e molto è lasciato allo show don't tell.

Soggettivamente, mi sento in obbligo di spendere altre parole di plauso: poche storie mi hanno tenuta incollata alle pagine come questa. Leviathan mi ha stregata. Pagine su pagine divorate in brevissimo tempo, ansiosissima di arrivare alla fine per leggere la conclusione.
In realtà, la trama in sé per sé non è nulla di eccezionale: un’eroina ‘nascosta’, un principe fuggitivo, una guerra che dovrebbe dividere ma che poi unisce. Nonostante questo, complice la semplicità di una narrazione fluida e accattivante, Deryn e Alek catturano il lettore e lo trascinano al loro fianco nelle loro avventure. I personaggi sono sicuramente il pezzo forte: piacciono tutti ‘a pelle’, con le loro peculiarità ed i loro sentimenti ‘immediati’… tanto da desiderarli come amici (almeno alcuni!).
E che dire delle fazioni Cigolante-Darwinista? Sicuramente Leviathan dalla sua parte ha anche l’originalità di una corrente poco conosciuta e diffusa, qual è lo Steampunk. Le atmosfere di questo genere sono frizzanti ed ‘esplosive’, e molto attraenti per chi desidera le novità. Io, perlomeno, ne sono rimasta incantata.
Infine, trovo molto stuzzicante il retrogusto storico del romanzo, sebbene NON si tratti di romanzo storico e non vuole neanche esserlo.
E dato che oggigiorno anche l’occhio vuole la sua parte, cosa si può desiderare di più di un romanzo illustrato? Non so a chi sia venuta l’idea, ma i disegni dell’artista in merito agli eventi del libro sono molto belli, e sicuramente aiutano a immaginarsi le macchine e le creature così particolari partorite dalla mente dell’autore. E’ stata una bella sorpresa, come tutto il libro del resto.

In definitiva, un libro più che consigliato se cercate una storia ‘fantastica’, sopra le righe, che offre un’alternativa visione del mondo dove le tradizioni si scontrano col progresso, dove la scienza naturale e scienza industriale si sfidano per la supremazia.
E tu, da che parte stai?

p.s. sul sito dell'autore Scott Westerfeld c'è un capitolo bonus - in inglese - da leggere alla fine della trilogia. E' molto simpatico!

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A chi piacciono le novità
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Classici
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    25 Aprile, 2014
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Avventure ai tempi di Riccardo Cuor di Leone

Non è mia abitudine recensire Classici, in quanto si tratta di libri di cui tutti abbiamo sentito parlare almeno una volta nella vita e su cui esistono infinite opinioni; per questo romanzo di Walter Scott però, farò un'eccezione: consiglio a tutti, e soprattutto ai nostalgici di amor cortese, cavalleria e glorie antiche, di prendere in mano Ivanhoe e di prepararsi a leggerlo a cuor leggero, perché è un'opera che appassiona il lettore del nostro secolo e lo catapulta nel passato con una facilità sorprendente.

Siamo nell'Inghilterra medievale: Riccardo Cuor di Leone è prigioniero, il fratello brama per spodestarlo definitivamente del trono, l'Inghilterra stessa è in preda ai conquistatori normanni e certo non c'è amore tra i dominanti e i sassoni assoggettati; in questo ambiente ostile e teso i potenti cercano di nascondere i problemi dedicandosi a piacevoli passatempi, il clero va in giro con le dita tempestate di pietre preziose, i boschi sono affollati di fuorilegge. Molti sono i cuori corrotti e senza scrupoli, e le passioni sono forti. E in questo ambiente incerto dove l'onore si scontra con l'amore si aggira Ivanhoe, paladino, 'desdichado', e puro esempio di cavaliere.

Per prima cosa mi soffermerei sulla definizione di romanzo storico: senza alcun dubbio lo sfondo in cui si svolgono i fatti è verosimile e documentato, ma a parte ciò, la serie di mirabolanti avventure, eventi e sviluppi generalmente è frutto di fantasia e quindi fruibile anche a chi non è avvezzo al genere. Sembra di leggere un romanzo storico sì, ma soprattutto d'avventura e fantastico. Ci tengo a specificarlo per chi di fronte all'etichetta 'romanzo storico' si sente timoroso. Non ce n'è motivo!

Walter Scott ha una penna prodigiosa: sembra un romanzo dei nostri giorni, la lettura è fluida, di facile comprensione, il lessico è ricco; l'autore si prodiga molto nelle descrizioni definendo i dettagli, e le immagini create sono estremamente vivide: nonostante questo la lettura non è mai pesante.
La società medievale è ben rappresentata, plausibilmente è la reale protagonista del romanzo intero: si percepiscono i sentimenti di ogni individuo o fazione, i loro valori ed obiettivi, ma anche le descrizioni fisiche e concrete sono ben delineate e verosimili.
I personaggi principali sono stati ben definiti nei tratti più 'superficiali' e ognuno stuzzica il lettore a suo modo; il contrasto tra 'buoni' e 'cattivi' è fortemente evidenziato, le qualità e i difetti degli stessi spesso sono esagerati, proprio per sottolineare il divario in quella società con un modo di pensare superstizioso e, in un certo senso, ingenuo.
La storia è lineare e semplice da seguire, nonostante ci siano diversi fili che si intrecciano e alcuni eventi accadano in contemporanea; ma in questo caso l'autore ci riporta dolcemente a dove ci eravamo fermati precedentemente e ci fa riprendere il filo senza fatica.

In definitiva un ottimo romanzo, soprattutto d'intrattenimento (non ci sono profondi insegnamenti morali come negli altri Classici); regala molte emozioni e spesso fa sorridere, è un intreccio frizzante capace di stuzzicare ogni palato; inoltre c'è anche da imparare a livello storico, soprattutto sulla società medievale normanna-sassone, quindi ben venga.
Assolutamente consigliato

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se volete vedere a chi si è ispirato Manzoni per i suoi - ben più pesanti - Promessi Sposi...
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Romanzi storici
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    01 Aprile, 2014
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In hoc signo vinces...

Un giovane illirico, dubbioso e spaesato, figlio bastardo del Cesare d'Occidente, viene condotto nella splendente corte di Nicomedia per essere addestrato come un vero guerriero; Costantino cresce,il ricordo della dolce madre si attenua, la tempra si rafforza, il battesimo del sangue non si fa attendere, così come viene coltivata la destrezza nel muoversi tra gli intrighi di palazzo.
Che ne sarà del giovane 'vilgurto d'Illiria', pagano figlio di una stabularia, futuro imperatore cristiano di mezzo mondo?
Cosa diventerà un'innocente anima tra le spire di un Impero decadente?

Questo romanzo è pura forza narrativa; ti prende, ti sommerge e ti lascia annegare in un passato lontano, dall'apparenza dorata ma pieno di ombre. E sia, in fondo si tratta solo di un romanzo storico che non vuole avere nessuna pretesa a saggio, ma non importa; ciò che conta è la voglia che trasmette nel divorare capitoli, stuzzicando il lettore al punto giusto, senza mai annoiare.
La prosa è incalzante, spesso da film, scorrevolissima, con un lessico abbordabile da tutti; e non importa la presenza di citazioni 'fuori tempo' (vi invito a indovinare a cosa mi riferisco quando lo leggerete) perché tutta la narrazione è accattivante e ti invita a continuare la lettura.
I protagonisti... pieni di vita! Sembra di vederlo davanti agli occhi il Costantino dorato pieno di regalità, pieno di energie nel seguire la Croce, così carismatico da superare la barriera del tempo con le sue gioie e i suoi tormenti; e come lui tutti gli altri personaggi, empatici e ben definiti nell'aspetto e nei costumi, ma senza sfinire coi dettagli.
Medesima cosa per le ambientazioni, facili da immaginarsi, il chiasso della folle Roma, Nicomedia abbaglia gli occhi con il suo splendore, il gelido vento del Nord che si insinua sotto i vestiti; tutto il libro prorompe di vitalità e si rende caro il lettore.

La piacevolezza di un romanzo denso di eventi incontra il mito e la leggenda, e il tutto s'intreccia su uno sfondo storico ricamato delle tradizioni e degli usi romani; quale sia la realtà e quale la finzione non ci è dato saperlo (ma d'altronde come si potrebbe dopo secoli?), ma l'importante è assaporare ogni attimo della vita di un uomo che tanto fece, nel bene o nel male, da segnare fermamente il destino dei posteri.
E' una storia che si adatta a tutti palati, molto avvincente per chi vuole avvicinarsi al genere, una gradevole novità per chi è già 'addetto ai lavori'.

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Romanzi storici
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Romanzi
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    02 Novembre, 2013
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La malinconia di una vita

Immagina che tua moglie un giorno va via, così, va via di casa salutandoti con un biglietto. Un biglietto corto, poche righe, vago.
Tu, padre di tre figli, che dividi il matrimonio con tua moglie e con il tuo strumento, un uomo tranquillo ed equilibrato. Finché dopo questo abbandono ti scopri in grado di provare rabbia, molta rabbia, nei confronti della tua donna a cui hai dato tanto.
La tua Sara Arno... le hai dato davvero tutto quello che credi?
Chi è quella donna che ha dormito con te per anni, ma di cui non sai quasi nulla?

E' un libro breve e tranquillo, si legge gradevolmente, le pagine volano via senza fatica.
Lo stile è semplice ma con belle parole, adatto a tutti, anche se personalmente l'ho trovato troppo 'pacato' per la storia che la Bignardi ha voluto raccontare.
Tutto in questo libro mi è sembrato troppo 'pacato'.
Sarà che non sono abituata ai romanzi di genere, non so bene cosa cercare, ma la storia travagliata di Arno e Sara mi ha coinvolta fino ad un certo punto. Ho compreso lo spaesamento del protagonista e condiviso la sua rabbia, ma non la sua sofferenza.
A mio parere il filo conduttore che lega gli eventi non è ben approfondito: la musica, lo strumento di Arno, è un nodo fondamentale, ma io tutta questa passione non l'ho percepita.
Invece si passa direttamente all'abbandono del nido familiare, e tutta la vicenda s'incentra sulla ricerca di segreti nascosti, di anni sepolti, di parole non dette. Una narrativa sicuramente intrigante e con le sue motivazioni, ma io avrei preferito capire meglio il perché di tutto questo invece che assistere al solo percorso interiore che si prolunga per tutto il libro. Non sono riuscita a sviluppare un legame intimo con il protagonista, lui e gli altri personaggi mi sono sembrati lontani, le loro voci mi sono arrivate ovattate e un po' fredde, nonostante il linguaggio che ispirava tenerezza, o dolcezza, o calore.
Io mi domando: le donne possono mettersi nei panni di uomini quando scrivono? Scommetto che la maggior parte crede di sì, ovviamente bisogna essere delle brave autrici.
Per me invece resterà sempre un no categorico: il protagonista maschile ha dei tratti irreali che lo rendono inverosimile. E' un uomo, senza alcun dubbio, ma un uomo come lui non esiste.

Che cosa dire? E' un libro scorrevole e che si legge in breve, la struttura è ben costruita così che ogni pezzo del puzzle si incastra perfettamente. Il finale è aperto, al lettore l'immaginazione.
Per quanto mi riguarda l'ho trovata una lettura 'delicata', ho letto il libro volentieri riprendendolo con piacere ogni volta, ma non è una storia che mi rimarrà impressa.

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Narrativa di genere
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Romanzi
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    28 Ottobre, 2013
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Libertà per i sentimenti

La madre di Piero ha lasciato il marito per stare con un altro uomo: il fratello di lui, professionalmente realizzato e sicuro di sé. Piero ha una ferita enorme in petto: la separazione dei genitori è stata un duro colpo, colpo aggravato dal fatto che il suo nuovo patrigno è lo zio. Il padre, un artista, lo ha affidato alle cure della madre, è partito alla ricerca di nuove ispirazioni, lontano. Piero è solo: non ha amici, la madre è opprimente, lo zio è un nemico, il padre un fantasma. Pensieri cupi si fanno avanti dentro il suo cuore, lui non si sente compreso, le sue mute accuse vengono ignorate. La sua espressione è sempre più criptica, i suoi occhi sempre più sfuggenti, il petto sempre più pesante, gravato dal rancore.
Finché un giorno arriva lei, Caterina: una luce timida, ma persistente, facile da coprire ma bellissima nella sua tenacia. E ci vuole una luce costantemente accesa per rischiarare le tenebre che offuscano Piero.

Un’opera davvero gradevole e dai tratti intensi, un plauso meritato all’autrice. Intanto voglio specificare che la lettura di questo libro è consigliata se avete letto l’Amleto questione, in quanto il parallelismo tra le due narrazioni – praticamente identiche salvo alcuni dettagli – è essenziale. Personalmente se non avessi letto prima la tragedia di Shakespeare avrei trovato questo romanzo alquanto strambo e illogico, invece mettendo a confronto le due letture tutti i pezzi s’incastrano.

La storia si svolge in un brevissimo tempo, le ambientazioni sono poche così come gli eventi; questo è stato possibile dato che la cosa più importante era rilevare il lato psicologico del protagonista, cercando di cogliere più sfumature possibili. Il profilo di Piero prende vita dalle parole, il lettore riesce a comprendere la sua rabbia e il suo dolore, ma Piero non è certo la persona con cui voler passare del tempo insieme. Tutti gli altri personaggi, anche Caterina, sono visti attraverso i suoi occhi, accentuandone così le caratteristiche più importanti che contribuiscono a far immedesimare il lettore nella vicenda.
Di per sé la trama è quasi inesistente, ma la sua semplicità è stata compensata dall’approfondimento caratteriale del protagonista, il quale è stato sviscerato tramite i suoi comportamenti, i suoi pensieri filosofici inframmezzati da momenti più ‘terreni’, la sua inettitudine davanti a qualcosa di nuovo e vivo come la co-protagonista.
Piero a volte mi è sembrato duro e ingiusto, altre volte semplicemente abbandonato. Spesso mi ha fatto molta tenerezza, considerando come alcuni suoi atteggiamenti non si discostino dalla realtà. E’ vero che si tratta di una personalità ‘copiata’ – è la versione soft del principe di Danimarca – ma l’autrice è riuscito a renderlo vicino.

In definitiva un romanzo piacevole, nonostante le descrizioni spesso prolisse e spiccate variazioni lessicali – si passa da monologhi dotti a discorsi così, terra terra – scorre senza problemi. E’ vero che all’inizio a livello di contenuti zoppica un po’ (mi sono sembrate un po’ inutili le pagine iniziali dedicate allo zio del protagonista, che è un personaggio importante, ma non così tanto) e che l’intreccio non sia nulla di eccezionale, tuttavia seguendo la lettura si migliora in tutti i campi - potrebbe rimanere un po' ostico delineare le ambientazioni ed i paesaggi, in quanto le descrizioni si concentrano spesso su dettagli ed il resto risulta sfocato (usate l'immaginazione!).
Quanto a coinvolgimento emotivo, instaurare un rapporto intimo con il protagonista risulta un po’ difficile, ma d’altronde chi di voi si è così tanto affezionato ad Amleto stesso?
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rondinella Opinione inserita da rondinella    11 Agosto, 2013
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Un altro bicchiere commissario?

Vedi quanto poco ci ho messo a tornare da te, Harry?
E' abbastanza come dimostrazione di devozione? Spero di sì, cosicché anche tu mi dimostrerai che vale la pena rincontrarci.

Ebbene, in breve ho divorato anche questo. Lo stile aiuta, scorrevole e lineare, conciso, descrizioni ben dosate, dialoghi essenziali e diretti. Mi piace questa immediatezza che si crea tra lettore e protagonista, elimina tutte le possibili barriere. Le indagini di Hole e del team della polizia scorrono chiare e precise anche se noi non potremo indovinare nulla finché Nesbo non vorrà darci spiegazioni. E tra un omicidio ed un altro, scomparse, ombre del passato e crucci personali, la lettura non annoia mai, coinvolge e trascina fino alla fine.
Per quanto riguarda questo volume mi ha incuriosito molto all'inizio grazie alla costruzione degli eventi (non sono una seguace di thriller, per me è ancora tutto una novità) della storia 'principale' (impropriamente, le cose si intrecciano troppo per scinderle), mentre mi ha lasciato un po' perplessa la storia parallela, mi è sembrata sottotono e un tantino affrettata; tuttavia non ho nulla da criticare, anche perché il finale ha i fiocchetti.
Il protagonista è sempre il jolly della narrazione, come non innamorarsi di lui nonostante i suoi numerosi difetti... simpatico, a volte fa tenerezza, credo si riesca ad adattare alle esigenze di un po' tutti i lettori; non male anche gli altri profili, Nesbo non si dilunga a esprimere il lato psicologico delle sue creature ma lascia che loro ci dimostrino chi sono... per farci creare la nostra idea.

Concludo consigliandolo caldamente (magari in fila, come sto cercando di fare io) in questa torrida estate, è una sorsata d'acqua fresca che sì, finisce troppo presto. Però molto dissetante.

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rondinella Opinione inserita da rondinella    07 Agosto, 2013
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Piacere di conoscerti, Harry!

Anzi, più che piacere, onoratissima!
Harry Hole, sei stato uno dei pochi in grado di farmi fare le ore piccole pur di non lasciarti solo nelle tue avventure! Io con tanto di occhi sbarrati, sopracciglia inarcate, voglia di leggerti, leggerti e leggerti, perché tu mi hai sviata ovunque e io non potevo restare con i dubbi. Harry, ma che combini?

Quoto l'utente della prima recensione, Harry Hole crea dipendenza. Ho terminato Nemesi in 4 giorni, anzi, l'ho dovuto terminare perché lasciare queste storie in sospeso non dà pace.
Suspense, azione, indagini piene di interrogativi, strade che portano in direzioni diverse e che si incrociano, lo scenario creato da Nesbo è ampio, intricato e spesso incomprensibile. Fortuna che ci sono i nostri eroi ed antieroi a darci delucidazioni!

Che dire, mi è piaciuto davvero molto. Confesso candidamente che non sono una cima di intuito (...semmai in contrario) e che spesso mi sono sentita spaesata perché ambientazioni e situazioni sono molte e variegate. Però alla fine si riesce sempre a riprendere il filo perché l'autore non lascia mai dubbi irrisolti e nonostante storie e storie secondarie il tutto è amalgamato bene; è come tirare il filo di una matassa, bisogna prima risolvere un nodo e poi continuare a sfilarla, così Nesbo ha strutturato Nemesi, facendo incontrare al lettore nuovi indizi e nuove indagini prima di andare avanti con la trama principale. Quindi standard classico del genere, ma comunque stuzzicante, fresco (e non solo perché siamo al nord) e, beh, dire vivace è riduttivo ma rende l'idea.
Il profilo dei personaggi è ottimo, soprattutto il protagonista ha ben caratterizzate le sue luci e ombre (un soggetto che indubbiamente rimane impresso, e non solo perché è quasi due metri di autentico maschio norvegese) ma anche il team dei 'buoni' e le motivazioni dei criminali sono chiare e ben delineate.

Cos'altro dire, io lo consiglio a tutti dato che per me è stato amore a prima... pagina!
Ha uno stile scorrevole con dialoghi serrati e spiegazioni concise ma comprensibili, si legge tutto d'un fiato...unico difetto, finisce troppo in fretta!

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Romanzi storici
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    31 Luglio, 2013
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La felicità non è una scelta

Sponsa Christri, 'la Bella': Giulia Farnese, donna bellissima e colta, amante del papa, i suoi capelli affascinano, le sue labbra seducono, le sue dita indossano pietre ed anelli. Com'è possibile che una figura così luminosa spesso compaia solo di sfuggita nelle vicende dei Borgia?

La del Linz ha dedicato un libro intero a lei, Giulia Farnese, cercando di sondarne l'animo, ripercorrendo la sua vita da quando ancora giovanissima fu presentata al temibile Rodrigo Borgia. Troviamo le memorie di Giulia, che scrive alla sua amica Lucrezia per ricordare i momenti che l'hanno segnata, che ritorna con la mente indietro nel tempo per rivivere quei giorni tristi, malinconici, pieni di delusioni.
L'idea era davvero interessante ma, ahimé, lo sviluppo della trama e dei personaggi non mi ha colpito.
Lo stile è scorrevole e lineare, ma le frasi sono brevi, creano un ritmo spezzato; inoltre, quantomeno fino a metà libro, ci sono molti punti di vista che spesso servono solo ad aggiungere pagine, in quanto non presentano alcun seguito necessario.
Per quanto riguarda i contenuti, la ricostruzione è abbastanza verosimile (se non si fa troppo caso alla copertina...) sebbene questa Giulia Farnese-Orsini non mi sia sembrata all'altezza del nome: un po' troppo 'semplice', sintetica, lontana, non è una personalità che mi ha sorpreso per empatia, manca di un certo spessore; il suo ruolo tra il papa e il suo ambizioso fratello è chiaro, ma non c'è quel qualcosa che ti faccia compatirla o comprenderla, noi capiamo che è bella e nobile, ma la sua arguzia e determinazione non si intuiscono a tinte forti. Lei dovrebbe essere la protagonista, eppure non spicca in Roma e tra gli altri personaggi secondari, spesso abbozzati; inoltre, avrei preferito un maggior equilibrio tra le descrizioni degli eventi, alcuni dei quali importanti un po' trascurati, poco delineati.
Da metà libro si migliora un po' in tutti i campi, soprattutto si acquista una certa profondità nella persona di Giulia e alcuni aspetti di questa donna diventano più nitidi e concreti.
Si nota che l'autrice scrive per il teatro, ma purtroppo ciò non aiuta il romanzo storico che mira a dare una personalità ad un soggetto così rilevante.

In definitiva un libro che avrebbe avuto molte potenzialità, ma il livello è sceso a causa della scelta stilistica troppo succinta e dei personaggi che recitano una parte a memoria, muovendosi su un palcoscenico in cui luci e ombre non definiscono bene i contorni fondamentali.
Comunque se siete curiosi di indagare un po' sulla vita della 'Bella', di acquisire qualche nozione storico-sociale in più (che male mai non fa) e se cercate una lettura leggera potete provare, si finisce in poche ore ed è gradevole.

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Romanzi storici
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    13 Luglio, 2013
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QUESTA - E' - SPARTA !!!

Chi non ha avuto la pelle d'oca al potente grido di Leonida: QUESTA - E' - SPARTA !!! sognando di emularlo, almeno una volta nella vita, con lo stesso tono e determinazione.
Ricordando il celebre film ho letto questo pagine, che non c'entrano niente con il grande schermo se non per la capacità di coinvolgimento: alle Termopili, con Frediani, Aristodemo, Leonida e tanti altri,c'ero anche io.

Chi mi legge abitualmente sa che amo questo autore, e non a torto: la Storia la sa, la sa raccontare e far piacere. Quando mi accingo ad iniziare i suoi libri so già cosa aspettarmi: realtà e fantasia amalgamati così bene da non poterli scindere, narrazioni molto descrittive e abbastanza prolisse, personaggi animati e perfettamente rappresentativi della società del tempo.
Neanche questa volta mi ha delusa, ha soddisfatto tutte le mie aspettative.
Lo stile come sempre può presentare un po' di problemi se il lettore non è abituale del genere: Frediani è puntiglioso, descrive tutto, abiti, campo di battaglia, questioni burocratiche, potrebbe indurre qualche sbadiglio; ma io che ormai lo conosco glielo perdono, perché grazie alla sua precisione e all'utilizzo generoso di lessico specifico almeno insegna qualcosa.
Ottime le ricostruzioni delle tecniche di battaglia, del territorio, degli armamenti e di tutto ciò che riguarda la strategia bellica, forniscono un quadro generale abbastanza chiaro e alla portata di tutti. Cosa che ho trovato molto interessante (per quanto lunga) è stato il modo in cui ha riempito i giorni tra l'arrivo dell'esercito dell'Ellade alle Termopili e lo scontro con l'infinito esercito persiano: cosa hanno fatto i soldati per tenersi allenati? Ovvio: sport! E così si ha anche una panoramica di quali fossero gli intrattenimenti della'antica Grecia.
I personaggi poi... che emozione! Un confronto con un passato dove morire sul campo di battaglia è il massimo onore, dove l'affetto che lega gli amici può essere anche più forte dell'amore; non fatico a crederci, Sparta è stata celebre per lo stile di vita essenziale e per la tenacia, la forza e il coraggio dei suoi guerrieri. Frediani mi ha solo mostrato più limpidamente queste caratteristiche, i legami, gli intrighi, il pensiero e lo stile di vita di un vero uomo spartano. Singole personalità analizzate al massimo in una società dove ciò che conta non è il singolo, ma il gruppo. I protagonisti così empatici, dall'io prorompente, sono posti quasi tutti sullo stesso livello, cosicché ci si affeziona a tutti e si ha voglia di seguirli fino alla fine della loro avventura.
Un po' di suspance all'inizio che aumenta man mano e che ti costringe a divorare le pagine, l'ho dovuto finire il prima possibile.

In definitiva un altro valente romanzo storico tutto Made in Italy, lento, troppo emotivo per non lasciarsi coinvolgere, che lascia poco all'immaginazione ma questo non è un difetto. Le pagine prendono vita e quando Leonida grida, in ultimo: "Stasera ceneremo nell'Ade!" vorresti esserci anche tu.
Consigliatissimo

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Fantasy
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    07 Luglio, 2013
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Un monologo al maschile

Questo è un libro 'maschio' in molti sensi:
- i personaggi sono quasi tutti uomini;
- il linguaggio è, di conseguenza, estremamente fine;
- ci sono tutti tipi 'tosti' (o che perlomeno, così sembrano);
- diciamo addio ad inutili idealizzazioni del tipo 'sei il mio EROE' e così via.
Ora, tralasciando le disgressioni riguardo il sesso del libro (che comunque ritengo utili per farsi un'idea), devo dire che si tratta di una lettura particolare, non totalmente appagante ma nemmeno da buttare via. Si tratta appunto di uno dei quei casi dove è d'obbligo pensare 'si può dare di più'.

La quarta di copertina per una volta ci azzecca: avete presente Martin e l'impietosità nei riguardi delle sue creature?
Joe Abercrombie non scherza a riguardo: come il collega (a fine libro ammette candidamente di aver preso alcune idee da vari autori) abbandona il buonismo e la 'perfezione' del fantasy classico per indagare il meschino, egoista e corruttibile animo umano relegando il fantasy a funzione marginale.
Quindi astenersi se siete amanti di gloria, onore, coraggio e giustizia: qui, di eroi, non ce ne sono. Neanche un grammo.

Ci sono due cose che ho apprezzato particolarmente: lo stile nelle descrizioni e i personaggi.
Riconosco immediatamente la bravura dello scrittore nelle descrizioni, il lessico si fa funzionale nel tratteggiare gli ambienti e più personale quando il soggetto è l'uomo, con molta premura nell'adattarsi al personaggio; ma ciò che ho più apprezzato è stato il modo in cui ha colmato lo spazio tra i dialoghi e tra le azioni: pensieri, monologhi interiori di una certa ironia, 'perle di saggezza' con nulla di glorioso: insomma, nessuna riga davvero necessaria eppure il brodo è stato allungato in modo gradevole, sfizioso, e si arriva a fine libro con la sensazione di aver letto tanto, quando, effettivamente, non c'è granché.
Secondo punto a favore, i personaggi: guerrieri? Sì e no. Paladini? Non esistono... Secondo la filosofia di Abercrombie durante la guerra ognuno riesce a dare... il peggio di sé!
No ad inutili buonismi, no a spassionate idee di libertà, no alla pietà o alla forza della parola: il campo di battaglia è la tomba per i vili e per gli impavidi, è la scacchiera d'interessi dei potenti che muovono le pedine come vogliono con noncuranza. I protagonisti non sono uomini eccezionali, spesso sono alla stregua di 'antieroi', ben caratterizzati, sviscerati nelle loro passioni: una metafora del mondo attuale, forte e prepotente.

A questo punto vi domanderete perché non ho dato il massimo dei voti.
Nonostante temi e situazioni incontrassero i miei gusti ho riscontrato una certa superficialità quando il tempo si fermava ed iniziava il flusso dei pensieri e dei ricordi dei personaggi; c'è questa guerra che si combatte ma non si capisce perché, ci sono cose accennate a cui non si dà una spiegazione. Tutto ciò non è importante ai fini complessivi del romanzo (che si potrebbe quasi classificare come letteratura non di genere) ma il detto - non detto lascia delle perplessità.
Ho avuto delle difficoltà anche a seguire gli scontri: le cartine aiutano, ma l'arco di tempo breve e lo show don't tell, se enfatizzati in modo eccessivo disorientano un po'. Mi sono ritrovata a leggere passaggi nel pieno della battaglia senza sapere che questa era iniziata, come una lente d'ingrandimento che si sposta qua e là lasciando dettagli in ombra.
Può darsi che la colpa sia della casa editrice che per motivi incomprensibili a noi comuni mortali ha deciso di iniziare con questo volume invece che con la precedente trilogia... un peccato.

In definitiva un fantasy (se così si può ancora definire) meritevole, con una voce potente e graffiante, conquista e si fa leggere volentieri. Forse, data la dose di sangue e di testosterone, è più adatta ad un pubblico maschile, ma se il lettore non si aspetta il grande amore o il cavaliere leale va bene per tutti.
Cos'altro dire? La vittoria è dei codardi e Joe, se stiamo parlando di uomini senza scrupoli, bagna un altro po' nel sangue.
Consigliato.

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Fantascienza
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    22 Giugno, 2013
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Occhio che non vuole vedere

ExtraUnione e la Società degli uomini morti è il primo volume di una tetralogia ambientata in futuro non proprio impossibile e può essere considerato come una lunga introduzione alle successive avventure del tenente Met Roustin.

Met Roustin frequenta la scuola, come tutti gli altri ragazzi; peccato che non ci sia passione nell'apprendimento, in quanto insegnare ad Ullmanopoli I per la professoressa Peura è una disgrazia.
Così distrarsi è facile, l'occhio scivola annoiato fuori dalla finestra... e ciò che vedi ti spaventa così tanto da farti tornare a casa a gambe levate, ad affrontare una di quelle giornate indimenticabili...

Diciamo che come prima prova per Michele Raniero non è male: in generale la storia di per sé non è nulla di eccezionale ma comunque scorre veloce e si legge gradevolmente, senza mai dar noia.
La trama è quella classica, buoni, cattivi, buoni che forse buoni non sono, una libertà da riconquistare a qualunque prezzo; e poi c'è lui, Met Roustin, di cui non sappiamo tantissimo, che deve ancora costruirsi una vita memorabile.
Un'ampia introduzione come l'ho già definita, dai tratti un po' acerbi che promettono grandi avventure, dai toni un po' ovattati, una trama logica e semplice (e forse a volte ingenua). Tuttavia c'è gusto nel leggere, c'è la voglia di sapere come prosegue, stuzzica la curiosità.
Distinto lo stile dell'autore, credo sia la cosa che più ho apprezzato, non tanto per la costruzione della frase (che a volte risulta un po' lunga) quanto per il lessico utilizzato, molto variegato e pertinente, che ben si adatta alle situazioni, incalzante durante l'azione e più descrittivo per l'ambiente. Ne sono rimasta sorpresa perché spesso tra gli esordi si usa essere più stretti nello scegliere le parole mentre l'autore ha cercato di variare il più possibile (per questo sono perdonabili le parecchie frasi fatte). La lingua italiana ringrazia.
Per quanto riguarda i contenuti la storia fila liscia, però manca spesso di approfondimenti, il che rende le avventure più immediate. Credo che l'aspetto psicologico sia stato un po' trascurato per favorire l'azione, e spero che nei successivi volumi potremo conoscere meglio tutti i personaggi.
Inoltre tra uno scontro e una promozione di grado traspaiono spesso messaggi inerenti alla società odierna, sentiti e risentiti ma che puntualmente vengono ignorati, questo per dire che non va a penalizzare.
Invece sono rimasta un po' perplessa dal finale: troppo aperto, non proprio ad effetto, praticamente rende obbligatorio continuare. Certo, è una saga, però così si è troncato troppo di netto... io mi aspettavo qualcos'altro dopo.

In definitiva ve lo consiglio, è una lettura leggera, scorrevole e abbastanza tranquilla, si fa leggere volentieri e credo si adatti a tutti quelli che vogliono cambiare un po' aria, se non siete appassionati di fantascienza lo troverete carino, se invece siete abituali del genere vi sembrerà un po' cliché.
Certo, poi ci vuole un cervello maschile per appassionarsi ad armi varie, nuove tecnologie e gradi militari... ma per il resto ve lo consiglio!

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Romanzi
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    22 Mag, 2013
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...la spina penetra sempre più a fondo

... ed il sangue continua a scivolare.

Meggie è una bambina, ha un viso bellissimo, si tiene dietro il gruppo dei suoi fratelli quando Ralph de Bricassart va a prendere la famiglia Cleary alla stazione; Padre Ralph de Bricassart, però, la nota, rimane incantato dai suoi capelli tizianeschi e dal suo viso angelico.
Anni prima, decenni prima, Fee sposa Paddy, diventa una buona donna di casa e dà al marito molti figli, figli che diverranno presto uomini impegnati per tutta la vita a portare avanti la magione di Drogheda.
Drogheda, perla australiana, casa eterna, arida e infinita, dove la pioggia è una benedizione e l'agio la realtà; il luogo a cui dedicare anima e cuore e corpo fino all'ultimo Cleary.

Meraviglioso. Un romanzo che mi ha lasciata senza parole, troppo pieno, troppo vivo, troppo penetrante. Un fiume straripante da ogni pagina, troppo impetuoso per non lasciarsi trascinare... circondati dalle sue poetiche acque.
La McCullough scrive divinamente, questo è sicuro: il suo stile è inconfondibile, delicato ma incisivo, le sue descrizioni sono immaginifiche e ammalianti: non si fa fatica a visualizzare luoghi e persone, perché dalla sua penna emergono paesaggi e caratteri in modo estremamente concreto. Sembra di vedere un film lento e gustoso. E poi, che paesaggi! Nuova Zelanda terra d'incanto, Australia volubile ed immensa, Roma fastosa e gloriosa e tanto altro... un viaggio dolcissimo.
I personaggi sono indimenticabili, così veri e tormentati, pieni di dubbi e passioni umane che coinvolgono il lettore in un batter d'occhio portandolo al loro fianco e commuovendolo. Mi hanno rapita, emozionata, rattristata, l'eco dei loro sentimenti è arrivato fino a me, lontana decenni e chilometri: un'onda forte a cui è impossibile resistere.

Vorrei dire che, a mio parere, questo è molto più di un romanzo d'amore, è un vero e proprio romanzo sociale: il tempo con la McCollough fa salti veloci oppure soste prolungate, ma tra un anno ed un altro emergono gli eventi salienti del periodo che, nella lontana Australia (e prima in Nuova Zelanda) arrivano attutiti e distaccati, ripercuotendosi in modo più o meno pesante sui Cleary.
E' una saga familiare continua, mai ripetitiva sebbene spesso prevedibile, che evidenzia bene l'evoluzione del modo di pensare e dei costumi della prima metà del secolo (si 'conclude' nel 1968).
Per questo sarebbe riduttivo rilegarlo ad una -seppur travolgente- storia d'amore, in quanto ha molte, ben articolate, sfaccettature.

Un libro affascinante, mirabile, sublime, profondo, intenso; stuzzica tutti i sensi.
E se lo dice una lettrice che odia le saghe familiari ed è allergica ai romanzi d'amore, forse potete crederci un po' di più.
Consigliato mille volte... soprattutto a chi crede che l'amore ha bisogno di poesia.


"La leggenda narra di un uccello che canta una sola volta nella vita, più soavemente di ogni altra creatura al mondo. Da quando lascia il nido, cerca e cerca un grande rovo e non riposa finché non lo abbia trovato. Poi, cantando tra i rami crudi, si precipita sulla spina più lunga e affilata. E, mentre muore con la spina nel petto, vince il tormento superando nel canto l'allodola e l'usignolo. Una melodia suprema il cui scotto è la vita. Ma il mondo intero tace per ascoltare, e Dio, in Paradiso, sorride.
Al meglio si perviene soltanto con grande dolore... o così dice la leggenda"

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Fantasy
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    12 Mag, 2013
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Le magagne degli dèi

Andando un po' indietro nel tempo, fino alla piana di Giza, tre maestose piramidi si innalzano contro il cielo; e lì, in guardia alla città, c'è lei, la Sfinge, a vegliare eternamente sul riposo dei faraoni.
La Sfinge, dea e donna, severa e bellissima, divina e non divina; intorno alla sua mirabile figura s'intrecciano vite, avventure e sorti dall'alba dei tempi, in un ciclo continuo di scontri tra Bene e Male che culminerà con la battaglia per la salvezza dei Figli dell'Uomo... una nuova Era sta per cominciare: chi ne farà parte?

Un esordio da tenere d'occhio nel panorama fantasy, non c'è che dire: una storia originale, trama 'classica' ben rivisitata, ambientazioni affascinanti e personaggi caratteristici. Non è esente da difetti, ma risulta una lettura coinvolgente, emozionante, a tratti toccante, le pagine volano via piacevolmente tanto da desiderare che fossero di più.
Lo stile è semplice e lineare, adatto a tutti i palati, scorrevole; ci sarebbe qualcosa da rivedere in merito alla scelta del lessico e alla struttura di qualche frase, tuttavia questo non crea particolari difficoltà.
Per quanto riguarda i contenuti, un plauso per l'idea portante di tutta la narrazione, una ventata d'aria fresca nell'immaginario fantastico: sono presenti sì gli elementi base del genere, ma sono trattati in modo diverso, con riferimenti storici e religiosi ben amalgamati nella trama; non risultano punti morti, c'è un buon equilibrio tra azione e passaggi meno movimentati, le idee già sentite sono rese interessanti, i capitoli brevi favoriscono la lettura.
Di contro, personalmente, ho trovato meno equilibrate le descrizioni: più particolareggiate nelle vicende amorose/scaramucce o nel profilo dei personaggi (vedere la sublime Sfinge che si definisce 'la creatura più bella e preziosa dell'Universo' infinite volte... cara, ti ho capito, ma non ci riesci a farmi sentire inferiore, tié!), mentre nei momenti clou della battaglie o per situazioni più truculente un po' in sintesi.
Immagino che questo aspetto sia stato abbastanza condizionato dal fatto che il target dei lettori dev'essere esteso... se prediligete gli YA vi piacerà, ma se si è fan particolari di 'cozzar di spada e sangue' potreste trovarlo un po' insoddisfacente. Questione di gusti.
Ben riusciti i personaggi, sia quelli umani con tutte le loro sensazioni, sia quelli divini con le loro brame, forse sarebbe stato preferibile sviscerarli un po' più psicologicamente (con un notevole numero di pagine in più) invece che fisicamente, tuttavia sono empatici e invitano il lettore a rimanere al loro fianco. L'albero genealogico è notevole, anche in questo caso sarebbe stato gradito un maggiore approfondimento.

In definitiva un buon romanzo, accattivante ed entusiasmante, che lascia con la curiosità di vedere come proseguirà la storia (finale semi-aperto, come far disperare un lettore appassionato per intenderci), si fa divorare in un batter d'occhio. Gustoso e vivace, mai noioso, presenta un retrogusto storico e un'atmosfera 'egittizzante' davvero stuzzicante.
Consigliato

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Fantasy YA
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Romanzi storici
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    05 Mag, 2013
Top 100 Opinionisti  -  

La Pietra del Destino si macchia di sangue

Scozia, fine XIII secolo: il trono è vacante dopo che re Alessandro III è morto in un misterioso incidente. I pretendenti si fanno subito avanti, signori scozzesi che vantano discendenza di sangue o semplicemente una designazione di preferenza. Ma c'è anche chi tesse trame dietro le quinte, e chi, seppur lontano, mira a sedere sulla pietra bianca di Scone.
Tra questi anche Re Edoardo, sovrano d'Inghilterra e Guascogna, che si umetta le labbra pregustando quel trono vuoto e succulento: l'Ultima Profezia di Merlino è vicina a compiersi e sarà proprio lui che la porterà a termine.
Ma riuscirà a sottomettere la bellicosa terra scozzese, patria di uomini impavidi e determinati?
Chi sarà colui che avrà il sangue più tenace per sedere sul trono di Scozia?

Lettura appagante, densa, vivace, gustosa: non avevo mai letto niente di questa autrice ma d'ora in poi la terrò d'occhio. Un'abilità imperdibile.
Dico subito che la parte che più ho apprezzato riguardo questo libro è lo stile: lessico ricco, forma gradevole, dai tratti eleganti; descrizioni meravigliose, creano immagini reali e allo stesso tempo immaginifiche: un'atmosfera ovattata dal sapore delicato prende vita dalle parole, riportandoci indietro in un tempo di guerre e dissidi con incredibile maestria.
Per quanto riguarda la vicenda storica, come ben evidenziato nella nota dell'autrice a fine libro, c'è un buon equilibrio tra le parti romanzate e quelle storicamente vere: tuttavia, senza la spiegazione a fine volume personalmente non sarei riuscita capire quanto ci fosse di accaduto e non, perché la trama presenta un intreccio verosimile per tutto il romanzo. Inoltre, anche le vicende frutto della fantasia dell'autrice sono verosimili per quanto riguarda ambientazioni, tattiche, questioni burocratiche e costumi.
Ben riusciti i personaggi, soprattutto il protagonista che ha sempre puntati addosso i riflettori, presenta un profilo psicologico che rispecchia bene la società del tempo, riesce facilmente ad entrare in sintonia con il lettore coinvolgendolo nelle sue avventure e turbandolo con i suoi dubbi: un nodo eccellente che permette di rendere più piacevole la lettura. Ottimi anche gli altri, alleati e antagonisti, un po' ostica la quantità di appellativi e personaggi che potrebbe disorientare il lettore (vi dico solo che il protagonista e il padre e il nonno di lui hanno tutti e tre lo stesso nome, Robert Bruce... comunque a fine libro c'è anche la Dramatis Personae per chi perde la bussola).

Questo è il primo volume di una saga, l'arco temporale descritto è abbastanza diluito, con frequenti salti temporali; quindi è bene tenere a mente le date ad inizio capitolo per seguire il filo logico.

In definitiva un romanzo storico valente, infiocchettato al punto giusto, scorrevole ma che si presta ad una lettura quieta per non perdersi neanche una parola. Non è particolarmente movimentato ma riesce a tenere sveglia l'attenzione del lettore con interessanti aneddoti e informazioni stuzzicanti.
Davvero consigliato.

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E agli orfani di Braveheart
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rondinella Opinione inserita da rondinella    07 Aprile, 2013
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Verità, questa sconosciuta!

! ATTENZIONE !
Questa recensione è soggetta a editing!
Dato che la saga conta migliaia di pagine (impossibili da recensire tutte insieme) aggiungerò altre notizie mano a mano che leggo i libri seguenti. Il giudizio delle stelline è riferito esclusivamente al primo volume.
___________________________________________________________________________


LA SPADA DELLA VERITA' vol.1 (L'assedio delle tenebre - La profezia del mago)

Che dire? Questa saga è stata una bella scoperta, soprattutto per me che amo il fantasy 'medievale'.
Non è esente da tentennamenti e momenti clou, ma nel complesso è un buon romanzo, un 'inizio' promettente.

Richard Cypher ha da poco perso il padre, barbaramente assassinato. Vaga triste tra i boschi, conducendo apaticamente il suo mestiere di sempre, quello di guida per i viandanti.
Una mattina però qualcosa cambia: una donna vestita di bianco sembra dispersa tra i sentieri, preoccupata. Richard, da buon galantuomo, offre immediatamente il suo aiuto e da qui si ritroverà coinvolto in qualcosa di davvero inaspettato...
Il viaggio ha inizio, un viaggio che si prospetta difficile e clamoroso, alla ricerca della Verità.

Lo ammetto, la partenza non è delle migliori: un po' semplicistica, scontata, prevedibile, banalotta, sembra il solito fantasy per ragazzi. Le prime 200 pagine sono titubanti, indecise, così come i caratteri dei personaggi e tutti gli avvenimenti. Lasciano un po' freddi, senza coinvolgimento... tanto da sembrare che tutto il libro (970 pagine la mia versione) avrà la solita solfa.

Illusione.
Dal mare si innalza un'onda gigantesca che ti sommerge, e l'unico modo per non affogare è ... continuare a leggere, perché poi ti prende e ti trascina fino alla fine.
Una storia senza punti morti, molto sbrigativa nelle descrizioni solitamente 'lunghe' (tipo i viaggi, i cibi, le cerimonie etc...) che si concentra molto di più sui momenti dell'azione. In questa maniera si va a tagliare la parte più psicologica, ma il tutto qui è andato a beneficio dell'avventura (un po' distaccata, ma sempre avventura).
Alcuni tratti fantasy risaltano per la semplice originalità nelle descrizioni e nello svolgersi, che lasciano un gusto gradevole in bocca.
Inoltre, proseguendo la lettura, ci si allontana sempre più da un libro per ragazzi: scene più crude che rasentano lo splatter, situazioni più intime ben accennate, taglienti confessioni da far storcere il naso.
Per quanto riguarda i protagonisti, affrontano una certa evoluzione, anche se non spiccano per personalità... riescono ad emozionare sì, ma sempre un po' in sordina, sembra che il libro non sia dedicato a loro. Tuttavia, a parte qualche pecca d'ingenuità (vedere l'umile guida Richard Cypher che diventa un uomo modello in quattro e quattr'occhi o che si ostina a riferirsi a Kahlan come amica...), sono piuttosto simpatici e vivaci. Chi più e chi meno.
Infine, mi dispiace per lo stile: nonostante le pagine volino via in un batter d'occhio e il lessico sia buono, la traduzione lascia molto a desiderare (questo sempre riferito alla mia versione del 2003). Poteva essere indubbiamente fatta meglio.

In conclusione un fantasy con molte potenzialità, bene anche come autoconclusivo (mi vengono gli incubi a pensare che ci sono almeno un'altra decina di libri), capace di coinvolgere, farsi divorare e far passare ore in piacevole compagnia.
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Le cronache del ghiaccio e del fuoco, fantasy medievale
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rondinella Opinione inserita da rondinella    23 Marzo, 2013
Top 100 Opinionisti  -  

Un'amicizia lunga due millenni

Ho concluso.
Vorrei potervi dire 'finalmente ho terminato questa splendida trilogia' ma non ci riesco, perché questa è una di quelle storie che vorresti non finissero mai.

John Mandrake è ormai un gran elitario tra il governo dei maghi: giovane, bello, preciso, corrotto al punto giusto, egoista, snob. Insomma, un politico modello.
Ma la comunità magica non è più integra come una volta: le invidie e le ambizioni fratturano il sistema interno, lo scontento del popolo comune inizia a far tremare i vetri. Troppe voci si levano per essere ignorate, troppe iniziative vengono intraprese a scapito di altre. All'estero, nuovi poteri si accalcano ai confini sperando di conquistare il grande impero britannico.
I governanti si ostinano ad essere ciechi. Il collasso è vicino.
Sulle spalle del sicuro e ingenuo Mandrake si va via via accumulando un peso troppo grande da sopportare in solitudine... che ne sarà di lui? Riuscirà a sopportare e vincere, o il mondo gli crollerà addosso?
Bartimeus, servo 'fedele', aiutalo... e perdonalo.

Incantevole, ammaliante, coinvolgente, entusiasmante, imprevedibile, vivace, spiritoso: ho amato dalla prima all'ultima pagina, le ho gustate, ho sperato che mi si moltiplicassero nel sonno in modo che non finissero mai.
Ma insomma, le cose belle prima o poi finiscono... è questo a renderle belle no?
Uno stile semplice e scorrevole con un lessico variegato, avventure che si susseguono l'una dietro l'altra, suspance incredibile, inventiva eccezionale... ma che cosa vogliamo di più da una storia fantastica come questa, che di fantastico ha davvero tutto?
Personaggi concreti, empatici, emozionanti, ben descritti in tutti i campi, amici o nemici che si desidera avere (o non avere) accanto e che dispiacerà abbandonare anche per poche ore; belle descrizioni di luoghi, paesaggi, eventi, particolareggiate al punto giusto, mai pesanti o inutilmente dilungate.
Tutto scorre sotto gli occhi in modo immediato, con colori vivaci ed un audio altissimo, effetti speciali a go-go e tante sensazioni. Un libro che sembra un film di cui il lettore entra a far parte (e ce lo facessero veramente questo caspita di film! Da quant'è che la casa cinematografica ha acquistato i diritti?)
Non so cos'altro dirvi, davvero. Non riesco ad esprimere quanto Bartimeus, John, Kitty ed altri mi abbiano deliziata, divertita, appassionata. Appena avevo un po' di tempo libero tornavo subito da loro, troppo impaziente per far attendere oltre le loro vite così ... sopra le righe (fantasiosamente parlando ovviamente). Ma si capisce no?

Sulla copertina è riportata la dicitura 'capolavoro della fantasy contemporanea'.
Verissimo.
Una conclusione che rispetta le aspettative, densa, scoppiettante, briosa, di forte impatto.
Un libro, anzi, la trilogia che straconsiglio a tutti, lettori 'fantastici' o meno.

p.s. vi domanderete perché nonostante tutte le mie lodi non ho dato il voto massimo alla piacevolezza: in verità vi dico che meriterebbe 10, ma io ho dato 4 perché... sono rimasta così colpita dal finale, completamente diverso da quello che mi aspettavo, che accuso ancora adesso il colpo.
Ci sono rimasta malissimo. Non fraintendetemi: è un finale coi fiocchi, ma io avevo pensato a tutt'altro proseguimento...

Queste 'cavolo di promesse!'

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L'amuleto di Samarcanda - L'occhio del Golem

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Romanzi storici
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    22 Marzo, 2013
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La strada perduta per Gerusalemme

Frediani è Frediani.
Ammetto di amarlo, ma nonostante questo vi assicuro che è un grande autore, di quelli che nella Storia ci vive ancora e ci trasporta anche i suoi lettori.
Jerusalem non è altro che l'ennesima, sublime macchina del tempo, per fare un salto indietro nei dintorni e tra le mura dell'intramontabile Città Santa.

Urbano II bandisce la prima crociata per liberare Gerusalemme dagli infedeli. L'Europa risponde in massa all'appello, chi per desiderio di gloria, chi per ambizione, pochi per vera fede.
Ma in fondo, dov'è la fede se non nel cuore?
Quali sono i veri motivi per cui è necessario conquistare quella terra lontana e prospera?
Le truppe muovono verso Oriente, distruggendo, saccheggiando e facendo violenza lungo la via, prendendosela anche con i loro alleati, spinti da un fanatismo estremo. Il confine tra le 'buone intenzioni' e le azioni brutali si assottiglia fino a scomparire.
Ed ora Gerusalemme, chi sono i veri infedeli?

Ho già detto che adoro Frediani vero?
Adoro la sua capacità di miscelare Storia e fantasia, di dare carattere ai personaggi, di far rivivere nitidamente tempi passati come se si fosse presenti. Lui riesce in tutto questo.
Si comprende lo studio, la volontà di creare un'opera indimenticabile e interessante: mi ha rapita, tenuta sveglia per ore, incantata dalle ottime descrizioni e dalla perizia storica.
Un libro che vale, veritiero. Ad inizio lettura ci sono le note dell'autore dove spiega ciò che è vero e ciò che ha dovuto aggiungere, e io vi assicuro che accorgersi dove finisce la realtà e inizia l'immaginazione (immaginazione storicamente verosimile comunque) è quasi impossibile.
Ottime ricostruzioni di dialoghi burocratici e superbe descrizioni di battaglie (sembra di vedere un film), eccellente caratterizzazione dei personaggi, perfettamente inseriti nel contesto storico e nell'ambiente, ma così umani da suscitare emozioni contrastanti nel lettore. Un distinto specchio della società corrotta e dubbiosa che nell'anno 1000 era alla ricerca dei valori perduti e della... libertà.
Ovviamente non è che la narrazione fluisca liscia liscia: purtroppo la Storia (beh, forse pure Frediani) ha le sue esigenze, esigenze che comprendono uno stile più specifico, un po' più pesante, con un lessico adattato; inoltre le questioni burocratiche sono notoriamente noiosette (come quelle moderne no?), però restano necessarie per avere una logica visione d'insieme.
Inoltre l'autore spesso si dilunga qua e là per ribadire meglio alcune situazioni, cosa che probabilmente potrebbe ulteriormente rallentare la lettura, soprattutto se non si è abituati.

In definitiva un altro splendido romanzo, preciso, coinvolgente, vivido e originale (per quanto lo possa essere una tiritera sentita mille volte tra i banchi scolastici): veramente non lo consiglierei se non conoscete ancora Frediani, non è uno dei suoi testi più scorrevoli.
Se invece siete costanti viaggiatori del tempo, beh, da non perdere: suspance, azione, battaglie e coraggio vi aspettano tra queste pagine straripanti di fatti e parole.
Consigliatissimo.

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Romanzi di Frediani, romanzi storici
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Romanzi storici
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    19 Marzo, 2013
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Roma non riposa mai...

Vado in libreria e chi trovo?
Il mio caro Frediani a 0,99€! Come lasciarselo sfuggire? Mi piace tantissimo questo autore, con lui vado ad occhi chiusi, sicura della sua bravura. E infatti, non mi ha delusa neanche questa volta!

Roma è minacciata dai suoi stessi cittadini: Mario, in testa ad un esercito e fedelissimi, è determinato a rientrare nell'Urbe per il suo 'leggendario' settimo consolato. Di rientrarci con qualunque mezzo e a qualunque prezzo. L'opposizione all'interno delle mura è tenace, e costerà fatica sbaragliarla per ritornare al governo: costerà fatica, sudore e tanto, tanto sangue.

La storia è brevissima: 120 pagine che volano via in un battito di ciglia, scritte in uno stile comprensibile e scorrevole.
E' anche vero che il momento illustrato raccoglie un arco di tempo altrettanto corto, e quindi non è stato necessario sfronzolarci inutilmente.
Ottima e gradevole come al solito la descrizione storica, Frediani ha studiato e si vede; solo che questa volta la narrazione è più leggera, gli eventi più succinti, senza sproloqui noiosi, in modo da adattarsi anche a chi non mastica il genere (e volesse iniziare).
Non ci sono punti morti, le questioni burocratiche sono ridotte all'osso, giusto il necessario per una visuale chiara e logica, così come gli scontri sono veloci e poco incisivi.
Tuttavia, ciò che l'autore intendeva mostrare si può circoscrivere alla difficile situazione di tensione che si ebbe nella cruenta disputa tra Mario e Silla: sono ben evidenziati i dissapori, le invidie, la corruzione e l'ambizione che -molto probabilmente- serpeggiavano negli animi dei generali.
I personaggi non sono molto particolareggiati, soprattutto quelli secondari, ma è una caratteristica che contribuisce a far fluire il racconto; le descrizioni delle battaglie sono scarne ma comunque soddisfacenti, utili allo scopo senza perdersi in inutili dilungamenti che avrebbero potuto appesantire.

In definitiva una lettura senza troppe pretese ma piacevole e di qualità, un po' di Storia antica a buon prezzo; se conoscete già Frediani lo troverete stranamente 'soft', ma credo che sia per esigenze di marketing; se non lo conoscete, è un buon libro per iniziare, si finisce in un paio d'ore e permette di rivedere qualcosa dell'antica, gloriosa Roma.
Consigliato

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Romanzi
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    15 Marzo, 2013
Top 100 Opinionisti  -  

Corri coi lupi

Che bella scoperta questo romanzo!
Una storia dolcissima, tenerissima, carinissima!

Al tempo dei primi uomini, lupi ed esseri umani vivevano insieme, cacciando, giocando e coccolandosi a vicenda, creando un equilibrio difficile, ma stabile.
Purtroppo qualcosa andò storto e queste due specie, irrimediabilmente attratte, persero l'equilibrio sull'equilibrio creato, sciogliendo l'idillio che permetteva loro di sopravvivere anche nei tempi più duri. Ma perché questo filo si è spezzato? Quale istinto è subentrato a sbilanciare l'ago?
E soprattutto, ciò che legava uomini e animali riuscirà a rinascere?

Una storia stupenda. Molto semplice, quasi elementare, ma pur sempre meravigliosa e coinvolgente.
Ho divorato pagine su pagine, incapace di abbandonare le avventure della coraggiosa Kaala e dei suoi fedeli amici, incapace di scappare da quelle foreste insidiose ed aspre per tornare alla realtà.
I protagonisti sono incredibilmente accattivanti, emozionano, ti conducono con loro; mi sono innamorata, soprattutto dei loro sentimenti puri e sinceri, amicizie fortissime e gelide rivalità che arrivano al lettore affascinandolo e tenendolo col fiato sospeso.

I lupi, indiscussi signori del romanzo, sono stati tratteggiati con aspetti selvatici tipici della specie (troverete infatti anche qualche caratteristica veritiera) e tratti più 'umani' che però negli animali risultano più amplificati. Gli umani invece prendono spazio in un secondo momento, con un ruolo più secondario, ma condizionando già dall'inizio l'avvicendarsi degli eventi.
Belle le descrizioni, vivide e surreali, interessante l'intreccio e lo svolgersi delle vicende, sempre originali, che lasciano molto spazio all'immaginazione.

E' una lettura adatta a tutti, gradevole e trascinante, con uno stile scorrevole e un lessico semplice, senza fronzoli o inutili dilungamenti. Una lettura che entra nel cuore con la sua ingenuità e testardaggine, facendo trascorrere il tempo in piacevole compagnia.
Un romanzo a tratti fantasy, fresco, vivace, denso e appassionante.
Consigliatissimo!

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Romanzi storici
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    03 Marzo, 2013
Top 100 Opinionisti  -  

L'Aquila in Britannia

Mio primo incontro con Scarrow, con questo terzo libro dedicato alle avventure del centurione Macrone e del suo optio Catone. Nonostante i libri siano collegati tra loro, si possono tranquillamente leggere singolarmente.

Ci troviamo in Britannia, i Romani sono decisi a conquistare quest'isola così ostile ma ricca di risorse. A volte hanno l'appoggio delle tribù locali, altre volte sono apertamente contrastati. Ma la forza delle legioni è immensa, e ben presto anche i nativi britanni se ne accorgeranno a loro spese...

Devo dire che questo autore è stato una bella scoperta: perfettamente inserito nell'ambito del romanzo storico, è capace di amalgamare per bene scene truculente e dettagli più delicati, di delineare ottimamente la psicologia dei personaggi e le tecniche di combattimento dell'epoca. E' un romanzo 'tranquillo', nel senso che nonostante alcune scene un po' più forti non fa storcere il naso.
E' un storia alla portata di tutti, scritta con uno stile semplice ma perfettamente comprensibile, anche con alcuni termini specifici.

Non ci sono punti morti, l'attenzione che magari può scemare durante i dialoghi più tecnici si riaccende facilmente una volta scesi in campo con le legioni: le descrizioni delle battaglie, delle armi, delle tecniche di combattimento sono ottime, non annoiano, trasportano il lettore indietro nel tempo, come se avesse la scena di fronte.
Un elogio a parte meritano i due protagonisti: Macrone, romano tutto d'un pezzo, incarna in modo soddisfacente tutti quelli che dovevano essere vizi e virtù del soldato delle legioni; e poi, quasi in contrapposizione, c'è l'optio Catone: un uomo tranquillo, più pacato, fa quasi tenerezza con tutti i suoi complessi e indecisioni (e l'autore spesso divaga -inutilmente secondo me- nelle sue inquietitudini...). Personalmente mi hanno aiutata ad ambientarmi nell'atmosfera del romanzo, illustrandomi indirettamente gli aspetti spesso ignorati delle personalità antiche.
Dunque il lettore ha molte possibilità di simpatizzare con i personaggi, uno specchio della società passata, finendo coinvolto ancora di più nelle pericolose avventure di questi due uomini e dei loro alleati.

In definitiva una lettura davvero da consigliare: essendo un romanzo è molto più vivido e accattivante di un saggio, si legge senza difficoltà, è coinvolgente e interessante. Sparsi qua e là sono presenti aneddoti o battutine capaci di incuriosire e di far scorrere piacevolmente le pagine.
Se siete appassionati di Roma e delle sue meraviglie non perdetevelo, ma è adatto anche per chi non mastica il genere e vuole iniziare.

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Valerio Massimo Manfredi
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rondinella Opinione inserita da rondinella    02 Marzo, 2013
Top 100 Opinionisti  -  

Il grandioso ritorno...

... del jinn spiritoso e saccente, circospetto e multiforme, nuovamente al servizio del suo (idiota, stupido e quant'altro si vuol dire) 'adorato' John Mandrake.
Cosa sta succedendo a Londra?
Cos'è che causa tutto quello scompiglio in città?
Si tratta solo di altri attacchi della Resistenza, o qualcun altro (qualcos'altro?) semina terrore e distruzione senza un obiettivo apparente?
Tutto questo e molto altro ancora nella nuova, esilerante puntata delle avventure di Bartimeus.

Chi ha letto già il primo non farà fatica a divorare anche queste frizzanti avventure: Stroud ha uno stile semplice equipaggiato di un lessico ricco, di facile comprensione ma capace di creare scene estremamente vivaci ed evocative. Una penna precisa, ampie descrizioni vivide, avventure sempre originali e che stuzzicano la curiosità con la giusta dose di suspance.
E' una trilogia che rapisce, crea dipendenza, fresca al palato ed estremamente gustosa, dotata di tutti gli ingredienti per rendere una storia fantastica davvero... fantastica!

Il secondo capitolo regge le aspettative, forse è un po' più 'denso' in quanto assume rilevanza un altro punto di vista oltre quello dei due protagonisti del libro precedente (Bartimeus e Nathaniel): si ha così un certo 'rallentamento' della storia principale per concedere più spazio ad altri eventi importanti che concorrono a creare un ambiente più completo, lasciando più possibilità d'azione per sviluppi futuri. Tuttavia, questo rimane un altro capitolo accattivante e pieno di novità, capace di staccare il lettore dalla realtà riempiendolo di emozione e curiosità.
L'unica pecca?
E' così coinvolgente che finisce troppo, troppo in fretta (sono circa 550 pagine)!

Se già siete seguaci di Jonathan Stroud dopo la sua prima avventura con L'Amuleto di Samarcanda, non esitate oltre ad acquistare il secondo volume; se invece siete titubanti ad incontrarvi con questo 'magico' autore... non abbiate più dubbi! E' eccezionale!
Consigliatissimo!

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L'amuleto di Samarcanda
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Avventura
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    23 Febbraio, 2013
Top 100 Opinionisti  -  

Una Vendetta... senza sale!

Accattivante. Insapore. Entusiasmante. Piuttosto vuoto.
Non sono impazzita, no. E' semplicemente la mia opinione.

Hector Cross ha tutto ciò che un uomo può desiderare: una bella moglie, un buon amico e tanti soldi. Troppi soldi. Il Dio denaro è impietoso, e spesso colpisce i suoi seguaci con dure azioni.
Hector Cross è un uomo tutto d'un pezzo: sua moglie rimane vittima di un assassinio e lui desidera vendetta. Superba vendetta.
Chi ha ucciso la sua adorata Hazel? I soldi sono l'unico motivo? Cosa si cela dietro il potentissimo impero della Bannock Oil?
Se volete scoprirlo, prendete questo voluminoso tomo ed immergetevi nella lettura.

Un'immersione completa, intanto. Già dall'inizio si viene catturati completamente, tant'è che è difficile straccarsi, le pagine volano via senza problemi, fluide; lo stile non ha nulla di complesso, perfettamente aderente al genere, ottimo collante dei nostri occhi che scorrono agilmente tra le righe.
Wilbur Smith non vi risparmierà nulla: descrizioni crude o più dettagliate, ma il tutto in modo da non annoiare mai. D'altronde, un romanzo d'avventura deve invogliare il lettore a proseguire dotandosi di tanta suspance, e lui ci è magistralmente riuscito, non vedrete l'ora di terminare.
La narrazione prosegue incalzante, senza intoppi o punti morti, vivida e coinvolgente.

E a questo punto vi domanderete: perché un giudizio così basso?
In breve: Vendetta di sangue è un libro pieno di contenuti, ma contenuti 'vuoti'.
Come ho già detto si fa leggere con piacere, è denso di azione, colpi di scena, vicende inaspettate, turpi passioni e tanto altro... il lettore non fa fatica ad immaginare il tutto, le scene scorrono intense nella sua mente. Ma sotto, poi, non c'è nulla.
Vuoto: personaggi 'meccanici', davvero non ho provato alcuna simpatia per loro, soprattutto per i cosiddetti 'buoni', mi sono sembrati troppo abbozzati, senza quel soffio dell'anima capace di renderli 'umani'. Capisco che da un romanzo d'avventura non si pretendono abissi psicologici, ma questa 'carenza' si riflette anche su tutti gli svolgimenti principali del romanzo levandogli emotività e veridicità.
Ne risulta un'atmosfera generale fredda, troppo distaccata, di 'superficie',o almeno così a me è sembrato.

In conclusione direi che è una lettura che consiglio se amate il genere, se non avete aspettative letterarie; nonostante la mole infatti si legge in fretta, è un libro leggero che alla fine dà anche soddisfazione e fa sentire 'pieni'. Sazia per bene, anche se ad un'analisi più attenta è abbastanza 'insipido'. E povero di nutrienti.

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Lettura adatta a tutti, ma senza troppe pretese
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Gialli, Thriller, Horror
 
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4.0
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rondinella Opinione inserita da rondinella    13 Febbraio, 2013
Top 100 Opinionisti  -  

Dov'è l'inganno?

Allora allora, dove cominciare?
Forse dicendovi che non sono una lettrice di thriller e nonostante ciò mi ha entusiasmata facendomelo finire in breve tempo? Un libro che fa quest'effetto pregi deve pur averli!

In verità l'ho comprato al volo, senza nemmeno sapere che genere fosse, attirata dal personaggio su cui l'autore ha indagato ogni virgola e graffetta: William Shakespeare.
Ma chi è davvero questo tizio?

Parto avvantaggiata, dato che non conosco bene il Bardo (orrore! Perdonatemi) ciò che l'autore ha propinato per me ha assunto toni non proprio impossibili.
Underwood, avvalendosi di numerosi documenti e di argute connessioni crea una storia mirata non tanto a tenere il lettore col fiato sospeso, quanto a stimolarne la curiosità.
Ma in fondo, chi non è stuzzicato quando si insinua che Shakespeare sia un impostore?

Mi è piaciuto davvero: un'attenta analisi, una acuta osservazione, teorie non proprio inverosimili (ovviamente l'opera è di pura fantasia, se cercate la 'verità' non pensateci neanche!) che attirano l'attenzione, ti invogliano a proseguire per trovare qualche nuovo, succulento punto di vista.
Come ho già detto, l'obiettivo principale non è certo quello di far venire l'ansia al lettore, l'unico scopo credo sia quello di dilettarlo offrendo nuove interpretazioni, le novità risultano saporite ad ogni palato.
Buona la caratterizzazione dei personaggi, nulla di complesso né scontato, simpatizzano facilmente con lettore (non proprio tutti....) agevolando la lettura tra i numerosi punti interrogativi non sempre facili da seguire; infatti, nonostante lo stile lineare la scorrevolezza non è eterogenea, a causa di varie speculazioni a volte si arriva a periodi più pesanti un po' noiosetti. Tuttavia, un po' di pazienza, si supera facilmente.
Belle le descrizioni, leggere ma utili allo scopo, belle le ambientazioni (l'Inghilterra ha sempre il suo fascino), piuttosto scialbe invece sono le motivazioni dell'opposizione tra 'innovatori' e 'conservatori', un aspetto non troppo approfondito.
La fine sembra un po' troppo svelta, alcuni passaggi sono accennati e non debitamente conclusi, altri un po' caotici.

In definitiva un thriller 'con riserve', potrebbe dilettarvi molto se come me non frequentate il genere.
Superato qualche scoglio ostico e con la giusta dose di buoni propositi (e senza troppe pretese) la lettura risulterà gradevole, accattivante e sostanziosa.
Consigliato

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Romanzi storici
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    08 Febbraio, 2013
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Un Cielo nuovo

Eccomi alla conclusione del mio primo -felice- incontro col celebre Valerio Massimo!
Ebbene, nonostante bazzico costantemente il genere non avevo letto mai nulla di questa celebrità e dunque sono rimasta piacevolmente sorpresa.

Premetto che personalmente non lo classificherei propriamente come un romanzo storico, perché, nonostante accenni e descrizioni riguardanti l'Impero ai tempi di Gallieno e Valeriano, tutta la storia è contornata da elementi quasi favolistici.
Non è tutto inventato (Manfredi si è avvalso dell'aiuto di un'esperta dell'argomento) ma ovviamente quest'idea di far incontrare due culture così lontane suona molto 'irreale' (anche se hai tempi di Roma ci hanno provato! Perché non sia accaduto tocca a voi scoprirlo!).

Taqin Guo e Sera Maior, cosa sarebbe successo se questi due potentissimi e vastissimi Imperi si fossero incontrati?
E' questa l'idea alla base di quest'epopea mozzafiato, coinvolgente, piena di avventure ed emozioni.
A me è piaciuta tantissimo, mi ha tenuta incollata alla pagine senza fatica, ogni momento della giornata era buono per leggerlo. Il fatto che sia più leggero, meno 'storico', lo rende adatto ad ogni palato, senza che per questo perda il suo valore letterario e la possibilità di insegnare qualcosa.
Ogni tassello trova il giusto posto, le vicende si susseguono l'una dietro l'altra tenendo sempre alta l'attenzione.
E poi, mi ha stupita... stupita tantissimo. Che cosa? La Cina! Che descrizioni, che parole per mostrare paesaggi degni di un fantasy (che esistono!), incantati, fuori dal mondo... in questo verso è stata una lettura immaginifica, capace di trasportare in un altro mondo distante quasi due millenni ma ancora attuale.
Le avventure dei romani in una terra così ricca ed esotica per quanto improbabili (o no?) sono davvero interessanti, piene di suspance, sono personaggi accattivanti che simpatizzano col lettore. Il confronto che ne scaturisce con la civiltà e le genti cinesi risalta eccezionalmente, gli occidentali così concreti e 'fisici', gli orientali con menti e cuori protesi al cielo... una stretta di mano che solletica la curiosità di chi legge.

Alcuni elementi forse sono un po' forzati, è vero, messi lì per stuzzicarci ancora di più, tuttavia il tutto è ben amalgamato e risulta gradevolissimo, senza difficoltà di assimilazione.
Virtù, vendette, cozzar di spade (gladi e katane), valore, amicizia, tenacia, lealtà, amore, odio, rammarico... si può trovare un po' di tutto per tutti i gusti.
Per cavare qualche pecca, il finale è un po' troppo stile happy end (opinione strettamente personale) e alcuni passi sono piuttosto prevedibili, o troppo succinti, ma non sono 'difetti' sminuenti.
La narrazione è fluida, non ci sono termini astrusi, qualche parola in lingua qua e là ma a cui si può tranquillamente arrivare.

In definitiva davvero una bella avventura, gustosa, straripante, 'fresca', tiene col fiato sospeso e si fa divorare.
Buon per tutti, consigliatissima!

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rondinella Opinione inserita da rondinella    03 Febbraio, 2013
Top 100 Opinionisti  -  

Anch'io salvo un agnello...

Il titolo mi ha fatto pensare parecchio. La quarta di copertina ha il suo che d'interessante.
Il protagonista è un'esca a cui non ho saputo resistere.
Tutti questi ingredienti per arrivare a questo libro, così criticato, ammirato, discusso.
Su di me ha avuto uno strano effetto; dopo aver visto commenti che ne esaltavano l'audacia o che ne biasimavano i contenuti arriva la sottoscritta che pensa solamente: 'questa è la vita non raccontata di un uomo speciale'.
Punto e basta.
Ora, se dovessi giudicare dal fatto che io (credente, ma molto laicizzante) amo le novità, direi semplicemente che questo libro mi è piaciuto, per ciò che è raccontato, per come viene raccontato e perché viene raccontato.
Saramago, ateo, conosce le Sacre Scritture meglio di me (e io ho profonda stima di qualunque autore sappia ciò che scrive).

Bellissimi i suoi modi di descrivere gli antichi paesaggi, reali, vividi, da tutte le angolazioni, il suo modo di puntare la nostra attenzione sulla società del tempo, così severa, chiusa, superstiziosa. E' un salto all'indietro in un tempo davvero esistito che riecheggia ancora nel nostro mondo.
Lo stile come già detto in precedenza non è semplice, richiede calma e buona pazienza per adattarsi, in tal modo il lettore riesce pian piano anche a entrare in sintonia con una storia così fuori dagli schemi.
Per quanto riguarda i contenuti io li ho apprezzati, mi hanno incuriosita, invogliata a proseguire, mi hanno portato nuovi punti di vista da approfondire. E tutto questo senza minare in alcun modo la mia fede religiosa (sinceramente penso che la religione con questo libro c'entri poco... o forse è solo un mio parere?).
Vediamo questo Gesù così umano, un ragazzo quasi come tutti gli altri, io ho pensato solamente " questa potrebbe essere la vita di Gesù non raccontata nei Vangeli, non ci trovo nulla di strano o 'blasfemo' ". Un uomo dalle tante sfaccettatture, dai mille dubbi e convinzioni, con un cuore come gli altri e un destino così 'pesante'.
Particolari e interessanti le figure di Dio e del Pastore, una contrapposizione che ne evidenzia (secondo l'autore) le molte cose in comune, le tante bontà e malefatte di queste due entità che dovrebbero essere l'uno l'opposto dell'altro, ma che in realtà sono due facce della stessa medaglia (sempre a detta dell'autore).
Una scelta che dovrebbe far riflettere il lettore anche sulle situazioni della vita.
Gli altri personaggi, la madre, l'amante, i fratelli, il padre e altri sono altresì fondamentali per creare intorno la figura del Messia quella parvenza d'umanità forse poco apparente nei testi sacri.

Detto questo, ne consiglio la lettura a tutti, i temi trattati sono rilevanti ma si tratta pur sempre di un romanzo. L'autore fa una specie di cronaca, il tono è quasi distaccato come se gli eventi scorressero dietro un vetro, l'immagine è reale ma il suono è ovattato.
Ovviamente la scelta del libro sta alla sensibilità del lettore, ma credo che ognuno con un piglio più oggettivo e una mente più aperta possa leggerlo senza problemi. Io tutta questa eresia non l'ho trovata, così come non ci ho visto (o non sono riuscita a vederci?) tutta quest'aspra critica alle istituzioni religiose o ai credenti stessi. Secondo me il libro è a libera interpretazione. Se invece non lo è, nessuno mi ha puntato la pistola addosso per farmi comprendere il vero significato.
Consigliato

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Narrativa per ragazzi
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    11 Gennaio, 2013
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Nessuno è solo

Nobody Owens è un ragazzo davvero speciale: salvato da due fantasmi quando ancora era un bimbino, vive e cresce grazie all'aiuto della comunità del cimitero. La sua famiglia è stata assassinata da una setta misteriosa e a lui non resta che un vaghissimo ricordo di quell'ombra scura...

Sinceramente non capisco come riesca a pensarle tutte lui: nessuno può dire che Gaiman non sia un autore originale. I suoi libri non annoiano mai, riesce sempre a metterci quel qualcosa di speciale che fa da garanzia.
La storia in sé per sé è quasi elementare: il lessico è semplice, proprio adatto al protagonista, lo stile molto scorrevole, le pagine volano via senza difficoltà tra scenette commoventi e sprazzi di allegria.
Le avventure di Nobody sono uniche, ben descritte anche senza ricercatezze, frizzanti, vivaci, invogliano davvero il lettore a seguirle passo per passo.
I personaggi sono disparati e nella maggior parte dei casi tratteggiati in un aspetto unico ma particolare. Interessante la figura del protagonista, un bambino -quasi- come tutti, ma una chicca della storia, può sembrare sfuggente ma ha qualcosa di davvero accattivante.
Le descrizioni in generale sono buone, anche se non c'è nulla di complesso, in effetti il libro è più indicato per ragazzi (ma se siete più grandicelli non vi dispiacerà lo stesso!).
Unica pecca, il finale: tutti i tasselli infatti andranno a posto, ma secondo me con troppa facilità... Gaiman è stato sbrigativo, sebbene non sia pensato come narrativa per adulti credo che un po' più di approfondimento non avrebbe guastato.

Detto questo, nient'altro da aggiungere: rimane una lettura simpatica, leggera (se ci si vuole trovare qualche insegnamento ben venga, sono sicura che ognuno saprà interpretarlo come meglio crede), con un'atmosfera improbabile ma gradevole, insolita e saporita.
Buona lettura!

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tutto Gaiman, narrativa fantastica in generale
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Fantasy
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    08 Gennaio, 2013
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C'era una volta...

... un jinn di nome Bartimeus dai modi vezzosi che si crogiolava nel Tempo attendendo ogni volta la convocazione di un mago. Accadde un giorno che un ragazzino smilzo e di dubbie capacità (e stupido, cocciuto, incompetente, impulsivo) lo evocò e questo jinn (o demone, o Bartimeus, o Tolomeo etc...) di gran malavoglia (ma molta molta malavoglia) fu costretto al suo servizio per...
Per fare che?
Se volete scoprirlo leggete questa -simpatica, originale, frizzante- storia!

Una trama semplice ma ben sviluppata, situazioni spesso inverosimili (e ingenue) ma ben descritte, personaggi un po' visti e un po' svisti che rendono le loro avventure così accattivanti da far sì che il lettore ne faccia una scorpacciata (io l'ho finito in un paio di giorni perlomeno).
Stuzzica la curiosità, avevo una voglia matta di continuarlo per vedere come andasse a finire, l'ho divorato con gusto ed entusiasmo.
Sebbene alcune cose mi siano sembrate un po' troppo studiate non ho trovato grandi cliché o banalità, semplicemente una certa facilità di svolta degli eventi salienti che comunque non rovina affatto il gusto.
Come precedentemente detto prima di me, il punto forte di tutto è il protagonista: la personalità di questo demone è davvero simpatica, il lettore non può far altro che sorridere e seguirlo con vivacità, perché Bartimeus cattura bene l'attenzione e tiene svegli.

Dunque se siete amanti del genere non lasciatevelo sfuggire, è una lettura scorrevole, non troppo impegnativa, scoppiettante, briosa e perché no, anche allegra in certi tratti, che può accompagnarvi gradevolmente per qualche ora (credo si possa leggere in fretta un po' per tutti) in un immaginario fantasy un po' insolito.
Consigliatissimo!

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Gaiman, Pratchett
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Racconti
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    04 Gennaio, 2013
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Fusa, coccole e combinaguai

Meeeeowww!
Iniziamo commentando così questa dolce, commovente, spiritosa e malinconica raccolta di storie... Miciose!
Sono 10 storie di gatti, gattini e gattoni semplici ma toccanti, tutte diverse e inaspettate.

La cosa più bella di tutte secondo me è l'amore per i nostri amici a quattro zampe che traspare da ogni pagina: l'autore infatti è un veterinario, ed è stupendo sapere che ci sono persone che riescono ancora a percepire così intimamente il contatto con questi animali, con la loro stessa natura.
I gatti, chi non ne ha mai coccolato uno, eppure a volte così sconosciuti.

Sono racconti semplici, quasi elementari, scorrevoli, adatti a tutti.
Non c'è alcuna pretesa letteraria da parte dell'autore, lui vuole solo aiutarci a conoscere questi nostri amici dedicandogli storie di ogni tipo, dalle più spiritose fino alle più tristi.

In definitiva è così, una raccolta breve ma gradevole, piena di fusa, grattini e graffi, che accompagnerà il lettore per un'ora di piacevole compagnia.
Inoltre sono presenti molti disegni davvero graziosi di questi felini che sono uno splendido intermezzo.
Bravo all'autore per le emozioni che riesce a trasmettere - le proprie e quelle degli amici pelosi - e un ringraziamento meritato per averci fatto comprendere un poco di più la vita di questi signori con i baffi.
Consigliato in particolare a tutti i gattofili (e quindi aggiungerei alla metà degli utenti di qlibri :), ma la ritengo una lettura universale.
Meow Meow!!!

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Romanzi storici
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    29 Dicembre, 2012
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Fortunata pure io!

Senza parole!
Come sono felice di averla trovata, insieme agli altri libri del nonno, una storia più vecchia di me, dalla carta profumata e dai contenuti... sublimi! Favorita anch'io!
Per chiunque sia appassionato di Storia romana, se vi capitasse questo titolo sottomano non esitate a prenderlo, è una perla rara!

Tomo terzo di un ciclo di libri (che purtroppo non ho mai visto in circolazione, ma spero di trovare gli altri), è un condensato appassionante e vivido di un importante spaccato della vita romana, che ripercorre l'ascesa al potere di Silla dopo lo sbarco in Italia, segue le emergenti personalità di Cesare e Pompeo, i conflitti con Sertorio, Spartaco e altri nemici di Roma, interessi e laudi di uomini di spicco come Crasso e gli albori di grandi carriere, come quella di Cicerone.

E' una lettura magnifica, magnifica davvero! 800 pagine di intrighi politici, battaglie, accordi, trame, questioni burocratiche, amori, odio, vittorie, sconfitte e tanto altro... il tutto descritto con una narrazione fluida, ricercata, ricca, che permette al lettore di fare un salto indietro nel tempo con incredibile facilità.
Il periodo storico è di per sé già denso di eventi, ma la McCollough è riuscita a rendere il tutto coinvolgente, riesce a catturare sapientemente l'attenzione del lettore con aneddoti ben distribuiti, capaci anche di suscitare un sorriso. Ciò che è raccontato è frutto di un'ottima selezione, molto ordinata (e quindi ben comprensibile), e sebbene io non sia certo una storica, il tutto è molto veritiero (o almeno così deduco, alcune cose di più, altre meno... è comunque un romanzo, non un saggio).
C'è un certo tono distaccato nel raccontare gli eventi, senza giudizi ma in modo estremamente partecipe, grazie anche all'enorme quantità di dettagli, descrizioni precise di riti e manifestazioni, il puntiglio su ciò che serve a destare curiosità.
I personaggi poi, che interpretazione! Assolutamente verosimile e incredibilmente accattivante! Un'audacità apprezzata dal lettore, che non si ritrova spaesato, ma completamente assorbito dalle vicende private e pubbliche, morali o di dubbio gusto, divertenti e serie, anche quelle normalmente ritenute noiose o soporifere (sarete impazienti di sapere come si concluderà un processo di Cicerone!).
Personalità antiche e carismatiche, piene dei vizi e delle virtù derivanti dall'appartenenza al città più potente del mondo, che vi faranno tornare tra i vicoli affollati dell'Urbe con grande piacere (o timore, o venerazione, o disgusto).

Una cronaca, una relazione, un'insieme di vite, una storia nella Storia, e alla fine, semplicemente un prezioso romanzo: pagine che vorrebbero rivivere, parole straripanti dalla carta, l'antichità che diviene reale come un film; il tutto accompagnato da uno stile estremamente meritevole.
Certo, se non siete abituati a lunghi romanzi di questo genere la lettura, sebbene scorrevole e lineare, potrebbe risultarvi un po' ostica a causa della grande quantità d'informazioni e di appellativi (non facilissimi da tenere a mente) ma pian piano ci si abitua e si acquista sicurezza.
Se invece siete consueti esploratori delle antiche civiltà, non posso che dirvi: consigliatissimo!

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Classici
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    09 Dicembre, 2012
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140 anni e non sentirli...

Allegria! In quale altro modo potrei presentare questo libro? Solo con: Allegria!
Perché ogni pagina è un palese invito al sorriso sulle labbra.

Dimenticate il Robin -per carità, molto affascinante- impersonato dal gran Russell Crowe, uomo psicologicamente complesso e umano: prendete invece il romanzo di Dumas, tutto dedicato al proscritto di Nottingham e ai suoi -allegri- compagni di Sherwood, una vivace comitiva che vive secondo proprie leggi -sempre galanti con le dame comunque, con le proprie morali e ... A beffe di clero e nobiltà.

Una lettura scorrevole e dal tono scanzonato, che si divora in breve tempo: è ciò che non ci aspetta, una storia 'leggera' ma coinvolgente, vivida ed altamente improbabile.
Eppure il mito (o realtà?) di questo celebre personaggio incantano ancora: ci troviamo di fronte ad una personalità carismatica -difensore della giustizia, protettore dei deboli- ma anche, come traspare nel libro, con caratteristiche di un comune essere umano -una certa venerazione per le dame, dedizione al buon vino e coscienza dei propri limiti.
Una figura particolare, introvabile nella realtà ma assolutamente empatica col suo modo di accattivarsi il lettore.
E mai dimenticare i compagni fedelissimi, con i quali Robin non sarebbe... Robin: Little John e la sua grande amicizia , Will il Rosso e le sue irreprensibili doti da agente matrimoniale etc... Tutte persone 'oneste' mosse dai più dignitosi ideali.
E senza dimenticare le donzelle di Nottingham senza cui questo indomabile gruppo di uomini non saprebbe vivere.

Cos'altro aggiungere?
La penna di Dumas non delude mai, una lettura breve ma ben condensata, adatta a tutti grazie ad un linguaggio diretto e senza fronzoli, sembrerebbe elementare, ma mette il punto su ciò che è necessario.
La beffa ai danni degli 'oppressori' è percepibile da ogni parola, ma la morale qual è?
Io ne ho trovata una carina: le cose belle possono finire per uno scherzo insulso del destino.
Probabilmente l'autore non aveva intenzione di lasciare nessun insegnamento (se non un po' di nazionalismo) ma a me va benissimo cavarci qualcosa.
Lettura consigliata a tutti, per chi ama Robin Hood e per chi cerca una storia 'fresca'.
E poi è firmato Dumas...

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Tutto Dumas
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Romanzi storici
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    17 Novembre, 2012
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Una corsa contro se stessi

Ottimo. Ancora ottimo. Prima opera in assoluto che leggo sulla Grecia antica e nonostante sia abituata ad un Frediani tutto romano sono rimasta piacevolmente sorpresa.

L'autore ci accompagna nei pressi di Maratona, alla vigilia di una delle più importanti battaglie della Grecia antica.
Eucle, Filippide e Tersippo sono frementi per la battaglia imminente, i persiani sono sempre più vicini. Ma i tre amici prima di tutto sono atleti, desiderosi di misurarsi contro un potente nemico, ma soprattutto con loro stessi. Chi risulterà alla fine il più ambizioso, il più determinato a raggiungere i propri obiettivi? Gli dei ritardano a concedere un verdetto deciso, e alla fine tutto si disputerà in una corsa, la corsa per salvare Atene, la corsa per sfidare se stessi.

Per tutti gli appassionati di Storia consiglio vivamente la lettura. Ok, Frediani sa essere a tratti noioso, dilungarsi in descrizioni prolisse e non proprio lineari, ma in fondo la Storia stessa ha esigenze 'intrecciate' e l'atmosfera che si respira nella piana di Maratona è davvero veritiera.
Devo dire che ho fatto un po' di fatica a proseguire, non è certo un libro che si riprende facilmente, ma una volta che ha catturato non lascia più.
La narrazione è costituita da diversi punti di vista: ogni capitolo è formato da tre parti, una al presente (la corsa dei tre amici verso Atene per portare l'importante messaggio, raccontata da Eucle con tutte le sue 'pippe' mentali), e due generali per la battaglia stessa in cui l'autore delinea gli eventi tramite i personaggi principali. La divisione è netta ma non stona affatto, quindi non si hanno problemi a seguire in contemporanea le due storie parallele (sebbene siano avvenute in tempi diversi).
Stile ricco di vocaboli specifici ma facilmente comprensibili anche da chi non mastica la materia.

Ed ora, brevi lodi alle carte vincenti che mi hanno conquistata: i personaggi.
Vivi e concreti, facile immaginarli come antichi eroi in lotta per la patria. Ho sentito la loro fatica nella corsa, la loro voglia di primeggiare, una competizione continua e tangibile anche dal lettore lontano millenni. Sono così umani, con una personalità complessa e oggigiorno probabilmente discutibile, ma che forza di volontà. Coinvolgenti, decisi, affamati di gloria. Uomini 'normali' diventati leggenda. Che siano esistiti o meno (la Storia ha ancora punti interrogativi a riguardo) non importa, da questo libro prendono vita e basta.

In definitiva un altro gradevolissimo romanzo storico, c'è un buon equilibrio tra le vicende storiche realmente avvenute (qualcuno forse sbadiglierà seguendo la battaglia, ma certamente la guerra non era una cosa in cui dilettarsi...) e le rispettive descrizioni, tra la psicologia dei personaggi e annesse peculiarità. Non è molto movimentato, ma avvicinandosi al termine si ha un incremento di suspance che tiene incollati alle pagine.
Mai dimenticare che comunque è un 'semplice' romanzo storico con pregi e difetti, ma che dire, io lo apprezzato tantissimo, sarà perché mi ha riportato indietro in un tempo totalmente nuovo per me con incredibile concretezza. Che bello vivere i libri!
Consigliatissimo ovviamente.

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Tutto Frediani, romanzi storici
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Fantascienza
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    10 Novembre, 2012
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Il futuro che non c'è

Prima volta per me alle prese con un libro di genere distopico (se escludiamo Hunger Games), prova che ritengo superata a voti medi.

Theo è un professore inglese, un uomo di mezza età, con le proprie esperienze, con i suoi -scarsi- piaceri e con i suoi macigni. Ed è anche il cugino del Governatore dell'Inghilterra, un uomo buono e giusto dedito solo al bene per la propria nazione. Ma il mondo ha grandi problemi, palesi: non ci sono più bambini, si invecchia, le creature più giovani sono diventate dei mostri. Come è possibile vivere in un mondo senza bambini e dunque, senza futuro?

Una lettura non proprio coinvolgente e appassionante, ma che è riuscita a rendere bene la propria idea.
Theo vive in un mondo senza bambini, quindi senza speranze,e ciò si ripercuote sull'intera società, disperata e senza via di uscite per una situazione che non cambia mai, un malessere generale che porta ad effettuare gli atti più folli pur di non affrontarlo.
Queste pagine per me sono state una finestra socchiusa su un futuro non proprio impossibile, tanto da turbarmi e da farmi riflettere, perché non si può vivere solo al presente, perché bisogna anche imparare a controllare i propri istinti e lasciarci guidare dalla ragione, la ragione che apre gli occhi e fa vedere.

Non l'ho trovata una storia molto incisiva, mi è parsa molto quieta e distaccata, come se ci fosse un vetro di mezzo. Tuttavia ho potuto vedere, e anche sentire, tutte le cose necessarie perché io capissi.
L'umanità dei personaggi si percepisce, così come si comprende la decadenza di una società e la voglia di reagire, l'inerzia di una vita quasi inutile e la voglia di combattere.

Le descrizioni sono buone, a volte si dilungano troppo, lo stile è scorrevole, il lessico non impegnativo, la divisione in capitoli agevola la lettura.
Personaggi caratterizzati quanto basta per non appesantire, le sfumature sono poche ma buone, però alcuni soggetti sono abbandonati a loro stessi, semplici comparse che a volte sarebbero dovuto essere approfondite di più.
Non è una storia ricca di azioni o colpi di scena, ce ne sono pochi non ben diluiti (e neanche di particolare effetto a dirla tutta), però lasciano quel pizzico di curiosità.
Libro consigliato se non siete esperti del genere, si legge in breve e gradevolmente.

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Romanzi storici
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    03 Novembre, 2012
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Roma caput mundi... e vizi e virtù

Rieccomi a una nuova conclusione con Frediani, un'altra delle sue lunghissime (e ben riuscite) storie su Roma.
Questa volta l'autore ci riporta indietro fino all'età di Augusto, dal fraticidio di Cesarione e da lì si prosegue con tutta la narrazione delle vicende della dinastia giulio-claudia, maledetta dal delitto, teatro di scandali, intrighi, guerre, vizi e glorie.

Un altro tomo molto gradevole, pieno di aneddoti, un romanzo (e sottolineo: un romanzo) che non ha la pretesa di essere un saggio e quindi adatto ad ogni tipo di lettore interessato alla storia di Roma -e possibilmente dotato di tanta pazienza.

Lo stile di scrittura è relativamente scorrevole, infatti sono presenti anche termini specifici che però sono facilmente comprensibili nel contesto, il lessico è ricco ma non troppo vario. Ciò che rende tediosa la lettura -lo ammetto sebbene per me non sia un problema- è la notevole quantità di descrizioni prolisse che induce agli sbadigli, soprattutto se non si è pratici di romanzi storici. Comunque, superato questo scoglio -chi ci riesce- la lettura si fa interessante.
Frediani ci accompagna per mano nella gloriosa Roma antica, centro di un grande Impero corrotto da invidie, superbia e ambizioni.

Il volume è formato di capitoli che delineano particolari vicende e quindi rendono più facile la divisione degli eventi, sebbene a mio parere non c'è un buon equilibrio di descrizioni, alcune cose sono tralasciate, altre rimarcate fino allo sfinimento, alcune non proprio utilissime alla narrazione (vedere le performance tra le lenzuola... qui devo dire che il nostro storico non ci sa proprio fare con certe descrizioni, e per fortuna dopo un po' pare averlo capito anche lui perché sono state sintetizzate). Sempre su questa scia, alcuni eventi sono messi molto più in risalto (vedere le campagne di Druso, Germanico o il governo di Augusto), altri hanno meritato solo poche pagine (il periodo di terrore sotto Tiberio o il regno di Claudio). Ma forse sono io che avendo solo una conoscenza scolastica dei fatti accaduti non so quali siano davvero i più importanti.
La panoramica finale, tuttavia, è molto soddisfacente (se non di hanno pretese storiche), in un modo o nell'altro vengono trattati tutti i momenti salienti.
C'è da dire che l'autore si sofferma molto sulla personalità dei personaggi più importanti, creando spesso noiose e lunghe elucubrazioni mentali (decisamente più intime ed umane), mentre accenna poco a quella delle figure in secondo piano. In questo modo si ha una visione vivida degli imperatori che in un modo o nell'altro hanno segnato la storia di Roma (con i folli e/o immorali pensieri e con le discutibili opere, ma in fondo i protagonisti sono loro...), ma anche di altre comparse (senatori, capitani etc...) che aiutano ad avere un quadro più ampio dei vizi e delle virtù dell'antica città eterna e della società del tempo.
Molto interessante anche il rilievo che l'autore ha dato ai personaggi femminili (tanto da far chiedere se forse non siano state loro a governare per davvero), delineandone la grande importanza avuta, i tratti più caratteristici, azioni e giochi di potere, peccati e gioie.
Stessa cosa per i personaggi inventati (pochini direi), perfettamente integrati con la Storia e mai fini a se stessi.
A fine libro, inoltre, la lista (lunghissima) di tutti i nomi presenti (veri e non) che aiuta a districarsi tra un marea di appellativi simili. E' presente anche una breve postfazione in cui Frediani ci dice ciò che c'è di vero e ciò che ha inventato.

In definitiva un'altra opera che ho molto apprezzato, anche se si poteva fare di meglio (forse Frediani arrivato a metà si era stufato e ha cercato di terminare in quattro e quattr'otto? Chi lo sa...), un affresco storico molto vivace e gradevole, pesantuccio sotto vari aspetti ma che si può leggere con tranquillità e calma. Alcune immagini descritte colpiscono davvero, emozionando o facendo indignare, e si riesce anche ad avvicinarsi agli 'eroi' antichi, scoprendo più il lato umano che quello freddo e distaccato riportato nei testi di Storia, fornendo così nuove prospettive.

Consigliato se amate i romanzi storici dove preferite le persone alle personalità.

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Frediani, romanzi storici
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Romanzi
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    21 Ottobre, 2012
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Una guerra non conclusa...

Io rinuncio.
L'ho annusato, l'ho rigirato, l'ho corteggiato, ho cambiato mille prospettive, ma niente, il risultato è sempre lo stesso: questo libro mi sta facendo penare (non ancora lo finisco e non so se lo finirò: mi mancano solo 40 pagine eppure non ho alcuna voglia di riprenderlo in mano).

Non mi soffermerò a descrivere la trama (ops... quale trama?), mi limiterò ad un giudizio obiettivo e poi personale.
Lo stile di scrittura non ha alcun difetto, si legge senza difficoltà, è abbastanza piacevole e scorrevole e i contenuti sono degni di attenzioni.
Ma le mie parole di merito (e oggettive) si concludono qui.
Il resto è delusione. Totale.

Parto col dire che come successo per Eva Luna non ho idea di dove e quando si svolgano le vicende narrate (beata ignoranza), quindi mi sono ritrovata a leggere pagine intere di eventi senza capirne l'utilità visto che non sapevo di cosa si stesse parlando. Immagino che questa sia una caratteristica delle narrazioni della Allende, ma non ne vedo la peculiarità: se vuole mischiare fantasy e realtà che almeno non tralasci cose che un lettore non colto come me può capire.
Da qui è poi scontato che, non avendo la più pallida idea di cosa stessi leggendo, la mia (modesta) curiosità è andata via via scemando, tanto che leggendo la sera il sonno non faticava a venire.
A tutto ciò aggiungiamo i personaggi, ASSURDI: e ora sì, voi mi direte, questo libro fa parte del genere realismo magico e i protagonisti devono essere così, e io questo lo accetto, l'idea mi intrigava. Ma non ha portato a nulla perché li ho trovati tutti inconsistenti, senz'anima: Rosa dai capelli verdi e dall'aspetto marino (?), Clara che parla con gli spiriti (??, ma soprattutto: dove sono gli spiriti? Anzi, no, a cosa servono??), Blanca perdutamente innamorata (???) , Alba coraggiosa e intraprendente (????). Dette così sembrano caratterizzazioni particolari, e anche io credo lo siano, ma non portano a niente! Non servono a niente! Donne che dovrebbero essere così peculiari, empatiche, dovrebbero costringerti a seguire le loro personalità... a me hanno solo annoiato. Figure su carta, fanno centinaia di cose che un lettore dovrebbe trovare affascinati e renderle eroine ai propri occhi, ma io le ho trovate solo semplici, senza fantasia, per nulla coinvolgenti, vive o morte che fossero mi hanno lasciata nella più totale indifferenza.
E poi, diciamolo chiaramente: la Allende descrive vita di donne inesistenti riassumendo (quando sono brutti i riassunti per certe descrizioni! Come può una personalità fare una comparsa e poi sparire?) quelli che ritieni i punti salienti e più sfiziosi. Che dire, io preferisco un altro genere di aroma!

Non voglio dilungarmi oltre, anche perché nonostante la mia obiettività ovviamente ciò che questo libro mi ha lasciato, o meglio, non mi ha lasciato, condiziona la mia opinione.
Tengo a precisare solo un paio di cose: questo libro non è brutto, ha qualcosa di particolare, sicuramente piacerà a chi ama le saghe familiari.
Di contro, seppure leggo di tutto, non fa per me: non è brutto, non è scritto male ma... l'ho trovato completamente inutile. Se non lo avessi letto non ci sarebbe stata differenza. Non mi ha lasciato niente. Senza contare che poi avendo conosciuto Eva Luna mi sono sembrati molto simili tra loro, le stesse tematiche sfumate di qualche virgola.
Non ha suscitato in alcun modo il mio interesse, dopo un certo punto mi sono accorta di leggerlo per pura forza di volontà (non mi piace non terminare libri, ma forse con questo farò un'eccezione).
Una sensazione bruttissima. Un libro puoi detestarlo, amarlo, apprezzarlo, odiarlo... ma un libro che lascia indifferenti è ... amaro.

Comunque resta consigliato per chi ama l'autrice, le descrizioni sono buone, la scelta lessicale (che io trovo piuttosto discutibile) va bene, i capitoli lunghi rallentano un po' la lettura ma se vi prende è facilmente sopportabile.
Beati coloro che l'hanno amato e apprezzato...

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SCONSIGLIATO a chi ama storie movimentate, sempre diverse, che tengono col fiato sospeso.
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Romanzi storici
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    20 Ottobre, 2012
Top 100 Opinionisti  -  

Una serie di strane coincidenze...

... tanto da farmi pensare: ma questa è la versione storica di Tempesta d'amore?!?

No scusate, ma che sensazione questo Follett della Seconda Guerra mondiale! Mi è sembrato di leggere il copione di una ... telenovela!

Ma andiamo con ordine.
Chi conosce già Follett sa com'è: uno scrittore accattivante, ti strizza l'occhio al punto giusto, prende un pendolino e ipnotizza, fa perdere qualche ora di sonno etc etc... 'effetto Follett' in genere comune in tutti i suoi libri. Un intrico di situazioni appassionanti e ben descritte, vivide e che colpiscono.
Anche in questo secondo volume de The century trilogy, L'inverno del mondo, Follett si è messo all'opera mischiando di tutto e di più, azione, strategie belliche, amore, spionaggio, qualche sprizzatina di scienza, sfondo storico verosimile. Il suo mix ad effetto, audace ma che riesce (quasi) sempre.

Ma qui qualcosa cade... come si dice: questo libro è bello ma non balla.

Punto uno, iniziamo dai personaggi: solite descrizioni ampiamente soddisfacenti puntate sul dettaglio, ben caratterizzati, eppure...avete presente i personaggi delle telenovele, veri ma 'finti'? Ebbene, a me questi così son sembrati...certi atteggiamenti e profili messi lì per riempire, che però non servono davvero, con tratti davvero improbabili. E poi... ma è possibile che si trovano tutti al punto giusto nel momento giusto? Come già detto in precedenza da qualcuno prima di me queste coincidenze rendono la narrazione inverosimile.
Senza contare poi la scelta degli stessi protagonisti: potete dire (quasi) addio ai cari vecchi Ethel, Maud, Grigorji, Gus, Fizherbert, Billy etc... finita la prima guerra a quanto pare la loro vita si è ridotta a un mero contorno... che peccato!
Punto due, la narrazione storica. Che delusione. Anni di guerra e Follett non si è sprecato con più di un paio di frasi per dire della deportazione degli ebrei e altre atrocità commesse dai regimi. All'inizio qualcosa c'era, ma poi viene tutto trascurato, abbandonato, a volte concluso in modo spiccio. Ma cos'è? E io che mi aspettavo tanti accenni alle torture, ai campi di concentramento, al trattamento delle persone... ma no, a quanto pare i parties di Daisy erano più importanti e Hitler sembra quasi un fantasma.
Forse sarà una mia impressione, ma quando leggo Follett ho sempre l'impressione che la Storia serva per fare uno sfondo più particolare a vicende individuali.

Caro Follett, mi sembra che tu abbia perso di mira un po' di obiettivi, la voglia di graffiare si è ridotta a ferite superficiali. Spero ti riprenda, perché le potenzialità ci sono tutte! Non è che per caso (ma proprio per caso) c'era fretta di finire...?

Comunque per ci segue l'autore (e non) la lettura resta consigliata: stile scorrevole (anche troppo secondo me... troppe frasi spicce, proprio da film), storia interessante, coinvolgente e ben intrecciata che nonostante la mole si legge che è una meraviglia.
Finito in una decina di giorni!

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La caduta dei giganti, tutto Follett
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Romanzi
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    07 Ottobre, 2012
Top 100 Opinionisti  -  

Io non mi muovo ma...

...cara Mazzantini, che ne diresti di emozionarmi di più?

Premetto che questo è il mio primo incontro con l'autrice, che ho deciso di conoscere dato la sua notevole fama.
Ho iniziato con 'Non ti muovere', una lettura diversa da ciò che mi aspettavo ma a suo modo gradevole.

Angela scivola dal motorino ed è grave, la corsa in ospedale, deve essere operata. In quello stesso ospedale dove lavora Timoteo, suo padre. Il dolore è tanto per Timoteo. Il dolore nel vedere sua figlia morire, la sua incapacità di starle vicino. E l'ombra di un retroscena passato, buio, una menzogna che non ha necessità di essere svelata, ma che inizia a pesare troppo.

Una lettura coinvolgente, capace di incollare alle pagine. L'ho finito in breve tempo, mi ha trascinata grazie ad una storia intensa e diretta.
Detto ciò vi domanderete come mai non ho dato il massimo dei voti, perciò voglio puntualizzare una cosa: le caratteristiche sopraelencate per me non sono (state) sufficienti a farmelo apprezzare appieno.

Partiamo dallo stile: distinto, lessicalmente ricco, richiede un certo impegno per goderlo totalmente, cosa che io non ho fatto poiché spesso l'ho trovato poco scorrevole, con un linguaggio non idoneo al personaggio (cioè Timoteo, è lui che racconta tutte le vicende).
Per carità, il nostro medico è sicuramente una persona coltissima, ma i monologhi interiori con certe parole, metafore, rimandi quasi filosofici alla lunga è piuttosto noioso, stancante, certe cose poi non riuscivo neanche capirle perché si spaziava da una cosa all'altra senza concludere mai niente per bene, un disorientamento costante che ha reso il tutto troppo irreale per farmelo apprezzare.
Sarà per questo che non mi ha emozionata granché.

Per quanto riguarda i contenuti, si hanno passi di calma piatta e situazioni più interessanti, ma nulla di molto 'vicino', sempre sulla stessa lunghezza d'onda, sempre con un certo distacco.
Io non sono riuscita percepire il dolore di Timoteo, né il suo grande Amore per Italia (ma forse è colpa mia: amor non lo può intendere chi non lo prova...), né molti suoi comportamenti che mi sono parsi semplicemente insensati.
Troppe cose accennate da una parte, troppo poche in altre, troppe immaginate e troppo poche ben delineate. E poi i continui salti temporali, i continui salti di luoghi, situazioni, una volta con la moglie, una volta dall'amante, una volta con l'amico... è un'alternarsi di balzi che mi hanno fatto perdere spesso il filo.

Capisco che si tratta pur sempre di un discorso con se stessi e per se stessi, intimo, Timoteo parla di se anche se vorrebbe parlare alla figlia... ma questo esclude un coinvolgimento emotivo del lettore? Io non lo so, questo non è il genere che di solito leggo, e non so se ho sbagliato prospettiva o cos'altro.

In definitiva è stata una lettura particolare, che si fa leggere volentieri, ma mi è parsa altresì inconcludente, 'astratta', mi ha lasciata spaesata. Insipida. Una cosa da vedere, ma che non si può toccare.
Comunque la consiglio se conoscete l'autrice o se leggete abitualmente questo genere di romanzi.

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l'autrice, romanzi in generale
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Fantascienza
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    01 Settembre, 2012
Top 100 Opinionisti  -  

(my) Neverending Story

Perdonatemi l'insolenza.
Ma ho voluto fare 'mia' questa Storia Infinita perché nessuno può scrivere una Storia Infinita, e quindi è necessario che altri la continuino per quel qualcuno.
Dunque io la proseguirò per 'me', come altri l'avranno proseguita per loro (io spero!), perché altrimenti la Storia di tutte le storie rimane 'incompleta'. Dico ciò perché 'terminata' la lettura non mi sono sentita 'sazia'. Ci manca qualcosa, qualcosa che secondo me solo il lettore può aggiungere.

La trama la conoscono tutti, non mi dilungherò nel descriverla, però, a beneficio di chi ha visto il film e perciò è titubante nella lettura del libro, voglio dire che versione cinematografica (bellissima, ho passato ore ad ascoltare Neverending Story di Limahl) copre in realtà solo la metà dell'opera: infatti il libro si può dividere in due blocchi ben distinti, di cui la seconda parte non è stata riprodotta per il cinema.

Precisato questo, passiamo alla vera e propria recensione.
E' un po' difficile per me dire tutte le emozioni che mi ha suscitato questo libro, visto la varietà di spunti infinita.
Inizierò col dire che non lo dimenticherò, né ora né mai.
Ogni amante del fantasy loda il genio di Tolkien come massima espressione nel genere, ma dopo aver letto le avventure di Bastiano e Atreiu trovo che Ende non abbia nulla da invidiare al contemporaneo. Anzi, per certi spunti è stato più originale e anche più 'umano', un lato che ho apprezzato tantissimo.
Ho amato ogni pagina da questo libro, ogni avventura, il Bastiano umano e quello Fantàstico, Atreiu e la sua amicizia senza riserve, tutte le strane creature, ogni situazione, ogni dettaglio, ogni discorso.
Perché l'autore non ha lasciato nulla al caso, tutto è collegato, tutto è importante anche se non lo sembra.
E perciò dopo essere arrivati a contemplare l'Infanta Imperatrice, a sfidare la perfida Xayde e a recuperare i ricordi con Yor ognuno di noi trarrà degli insegnamenti importanti, cose non dette ma che vanno comprese, cose che i bambini, se nessuno gliele insegna o gliele indica, non le capiscono.
Bastiano, il protagonista, questi insegnamenti li ha dovuti imparare da se; e la cosa fondamentale è che, il conto delle proprie azioni, buone o malvagie che siano, arriva sempre. E il prezzo può essere davvero alto e pagarlo può diventare impossibile.
Ma questa è solo una minima parte di ciò che la'autore ci raccomanda, dunque, cari lettori, leggete questo libro con gli occhi della mente e estrapolatene ogni sfaccettatura e ogni significato. Io credo che ognuno possa trovarci una perla per se.

Detto questo, via ogni pregiudizio: è vero, quest'opera è un fantasy ma considerato come un romanzo di formazione. Vi troverete tante avventure surreali, incredibili, personaggi particolari e situazioni toccanti o allegre, strambe o 'normali', ma come è giusto che sia, tutto a rigor Fantàstico. Figure come il protagonista Bastiano, il leale Atreiu, Fùcur (lo voglio!) Graogramàn, donna Aiuola e altre vi rimarranno nel cuore, diventeranno amiche.
Anche lo stile rende facile la lettura, scorrevole e leggero, sebbene non sia eterogeneo per tutta la lunghezza del libro: nel primo blocco, le avventure di Atreiu sono narrate in modo spiccio,sintetico, come una storia per dilettare i bambini, descrizioni scarne ed essenziali, nel secondo blocco invece, quello che racchiude anche le peculiarità di questo romanzo, troviamo dettagli, stati d'animo, una gradevole introspezione dell'io del protagonista, descrizioni più accurate e toccanti, situazioni che ti invogliano ad andare avanti per vedere come andrà a 'finire' (ha minacciato perfino di non farmi dormire...).

Coinvolgente, una ventata di deliziosa fantasia, novità, tante belle immagini a vivi colori, cose che faremmo bene a ricordare messe qui e là, allegria e voglia di conoscere, ma anche malinconia e compassione e tristezza. Ci vorrebbero troppi aggettivi per descrivere quest'opera sublime, oltre ogni immaginabile immaginazione.

Vi lascio con una frase che mi è piaciuta tantissimo, che recita così: " ...fino a quel momento egli aveva sempre voluto essere un altro, ma non aveva mai desiderato di cambiare se stesso"

Che mi resta da dire... leggetelo a qualunque età! Sognare non è mai sbagliato, ma ai desideri bisogna stare attenti...

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A tutti, ma soprattutto se si è già cresciutelli
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Romanzi storici
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    25 Agosto, 2012
Top 100 Opinionisti  -  

Ave Cesare...

Ed ora? Ed ora come farò?
Ci mancava un piccolo pezzo... e avrei ripassato tutta la storia di Giulio Cesare.
Caro Frediani, perché hai tralasciato le idi di marzo?
Ok, sicuramente sarei stata molto triste della morte del dittatore (come mi hai intristita con quella del collaboratore) ma insomma... fatto trenta, potevi far trentuno?

Un po' di trama: la disfatta degli anticesariani nell'Illirico non ha condotto alla fine delle battaglie; i nemici si preparano nuovamente a battersi contro il dittatore sul territorio africano, alleati con i potenti numidi. Cesare sa di essere in svantaggio, ma confida ancora nella Fortuna, colei che l'ha sempre aiutato... così si prepara a combattere gli alleati di Pompeo per vincere ogni resistenza.
Ma il grande condottiero non è più il giovane deciso e pronto di un tempo, e nella capitale lo scontento per le continue guerre si fa sentire sempre più...

E' finita. Dopo pagine di descrizioni belliche, discussioni politiche e analisi introspettiva dei personaggi è finita.
Nonostante questo però non sono dispiaciuta. Tralasciando l'inconclusione della vita di Cesare, la lettura è stata molto appagante.
Frediani si è dimostrato bravo come sempre nelle relazioni causa-effetto, nell'attenersi alle fonti storiche finché gli è stato possibile e a saper colmare i vuoti storici con le sue ipotesi abbastanza verosimili e la sua fantasia. Ne è venuto fuori così un romanzo prolisso (inutile dirlo: descrivere le battaglie per filo e per segno gli piace proprio, ma anche la sottoscritta ha ampiamente apprezzato), dettagliato, pertinente al periodo e anche istruttivo.
Però, un difettuccio mi è parso di scovarlo: se la campagna africana è stata così ben redatta, perché per quella spagnola abbiamo avuto solo una descrizione della battaglia definitiva? Essì che 800 pagine sono tante, ma se ne aggiungevi qualcun altra?
Comunque voglio precisare che questi sono gusti personali: sono sicura che i più che hanno letto questo libro sono stati felici di non doversi sorbire altre 100 pagine di conflitti nella penisola iberica... ma io sono io, e mi stavo esaltando parecchio a seguire i conflitti e ciò che li ha provocati.

In definitiva una trilogia che secondo me merita molto.
Lo stile è un po' impegnativo a causa del lessico adattato ai vari contesti, ma nulla di insormontabile, si legge piacevolmente nonostante alcune divagazioni introspettive o noiose questioni burocratiche (eh, governare Roma e l'Impero mica era facile!); i ritratti introspettivi dei personaggi veramente ben fatti, l'autore ha saputo riportarli in vita con le loro virtù e vizi in modo eccellente, non mi pare abbiano virgole fuori posto, né quelli reali né quelli inventati; ambientazioni ottime, immagini ben delineate in ogni contesto.
Ho amato pressoché tutto in quest'opera. Anche se lo ammetto, ho un debole per i protagonisti come Cesare, Ortwin, Quinto e, ancor di più, Labieno. Questi sono stati in grado di farmi emozionare.

Consigliato a chi ama i romanzi storici, a chi ben sopporta descrizioni dettagliate e anche a chi si è scordato un pezzo di Storia romana (come me che ho fatto un po' la monella...) e vuole farsi un ripassino (o nel mio caso, studiarla proprio... col mio Frediani sicuro non la dimentico più!).
Non si sa mai se può tornare utile!

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I primi due libri, Frediani in generale
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Romanzi
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    23 Agosto, 2012
Top 100 Opinionisti  -  

Vita di una serva fantasiosa...

Eccomi. Per mio diletto volevo leggere un libro di questa autrice, celeberrima, e ho scelto Eva Luna, vuoi per il titolo, vuoi per la quarta di copertina, vuoi per la brevità.

Da dove posso iniziare per elencare i vari motivi per cui non mi è piaciuto?
Vorrei poter descrivere la trama innanzitutto, ma qui già mi sorge un problema: qual è la trama di Eva Luna? Qual è il filo logico che conduce gli eventi? Ammetto che me lo sto chiedendo ancora odesso.

Ma ci provo lo stesso:
Eva Luna è una bimba nata da una madre costretta fin da tenera età a servire in casa di padroni.
Eva Luna cresce ascoltando i racconti della madre e sviluppa tanta fantasia e la passione per le storie.
Eva Luna rimane orfana e la madrina la manda a servire nelle case come la madre.
Eva Luna fa la serva ma crescendo ha i suoi lampi di ribellione, quindi spesso scappa o combina guai.
Eva Luna così, nelle case o in strada, conosce tantissimi personaggi vari, che a loro volta rimangono affascinati da questa fanciulla che racconta storie.
Intanto che succede questo è in corso una guerra (?), e un europeo-depresso-futuro-reporter va a vivere nei pressi della capitale.
Punto. Tutto ciò che c'è nel libro è questo. Ovviamente condito con la personalità e le avventure dei protagonisti, e con uno sfondo storico che io non ho capito.

Lo stile di per se non è male, anche se non mi dice nulla: non so se la traduzione possa c'entraci qualcosa, ma onestamente ritengo che anche io sappia scrivere a suoi livelli con un po' d'impegno. Il lessico è ottimo, la prosa scorrevole e con un retrogusto poetico (cosa che si addice molto a questo racconto surreale), ma nulla di eccezionale.
Cosa che mi ha infastidito non poco, però, è che l'autrice passa da innumerevoli punti di vista: Eva racconta in prima persona, a volte in terza persona e altre volte c'è pure una terza persona che non ho capito si tratti sempre di Eva (visto che la narrazione avviene per la maggior parte al modo imperfetto) o se dell'Allende (molto probabile date certe situazioni raccontate troppo minuziosamente e riguardanti personaggi estranei alla protagonista). Diciamo che già sono partita con la testa confusa.

I personaggi, invece, sono caratterizzati piuttosto bene, non tanto fisicamente quanto caratterialmente, tramite i loro pensieri e le loro azioni.
Ma personalmente non mi hanno coinvolta per niente. Troppo 'surreali' quelli inventati, troppo trascurati quelli esistiti.
Ma la cosa che non è andata è una certa incoerenza della 'protagonista': un esempio, Eva che si racconta quando era piccola e dilettava le persone con le sue storie, creando un'immagine di se molto graziosa e 'pulita' e dopo due pagine, tornando al presente, mi fa una riflessione ponderata sul rapporto del naso di un uomo con i suoi attributi (assolutamente inutile ai fini della storia). Ma stiamo scherzando? Questa cosa mi ha lasciata davvero basita, similmente ai tanti riferimenti a fatti accaduti in cui ama paragonare alcune sensazioni ai suoi amplessi futuri (mah...). I riferimenti al sesso, velati o meno, in questo libro sono troppi e rendono la storia ancora più inverosimile, non portano a nulla (come ho trovato inutile gran parte della storia di Rolf Carlé nel Sud America: ma che m'importa che si porta a letto le cugine??? A cosa serve saperlo per i fini della storia?).
Se a questo aggiungo la caratteristica della Allende di anticipare gli eventi futuri (cosa che a un'amante di suspance come me proprio non va giù, ma questi son gusti personali), capirete che la sottoscritta stava già mettendo un broncio infinito per la delusione.
E infine, ciliegina sulla torta: la mia totale incomprensione degli eventi storici citati dall'autrice.
La Allende si è premurata di non inserire né i nomi delle città (no aspettate, ce n'era uno, ma uno solo...), né una data indicativa con cui un'ignorante me potesse capire dove si svolgessero i fatti da lei narrati. L'autrice ci narra una guerra contro il Governo, le rivolte, le battaglie che per quanto mi riguardano potrebbero essere avvenute tanto in America che in Asia che in Africa o qualsiasi altro posto dotato di foreste e di fabbriche (forse escluso l'Antartide, visto che lì fabbriche e foreste non ci sono...). Però, facendo due calcoli (autrice cilena, foresta amazzonica, radio e tv) suppongo che tali vicende siano ambientate nel Cile della seconda metà del '900. Sicuramente più probabile della mia interpretazione iniziale quando pensavo fossero ambientate nell'epoca delle colonizzazioni! Per maggiori info sarà meglio consultare Wikipedia, se avrò voglia di farlo. Sinceramente dopo aver terminato non mi interessa granché.

Frutto di un'analisi durata un giorno intero a cercare i pregi dell'opera, la mia conclusione è questa: un riassunto di una vita tanto neanche speciale, i personaggi piuttosto comuni dotati di una inverosomiglianza che non si riesce ad amalgamare bene (cara Allende, mischiare fantasia e realtà è una della cose più difficili in letteratura, e per i miei gusti non ci sei riuscita), stile fluido che si legge con piacere. Tutto qui.

Vorrei capire cosa ci trovano gli altri lettori in te, cosa non ho trovato io. Perché se tutte le tue opere sono così allora mi rimetto a scrivere e potrei ottenere il tuo stesso successo.

Consigliato a chi segue l'autrice, a chi piacciono le stranezze, a chi non vuole netti confini.
Io proseguirò con La casa degli spiriti, se non mi piacerà neanche quello ci diremo addio.

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Altri libri dell'autrice, la narrazione è particolare.
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Gialli, Thriller, Horror
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    20 Agosto, 2012
Top 100 Opinionisti  -  

A.A.A. cercasi nuovi spunti

Finalmente ho finito anche questo.
Ammetto che ormai lo sto leggendo più che altro per curiosità e per rilassarmi un po', visto che la lettura non è impegnativa.

Questa è la volta dell'idillio tra (l'apparente) umano Butch e la stupenda-sottomessa-regale Marissa, un amore contrastato, sconveniente, quasi impossibile (come gli altri del resto).
Ovviamente questo è l'argomento principale, perché poi la Ward, immaginando che un libro di smielature, battibecchi, tira-e-molla alla lunga possa stufare, ha prontamente inserito una storia parallela, che prometteva battaglie, violenze, sangue a fiumi, torture spietate... beh, non voglio dire chissà cosa, ma se per questa parte più cruenta ci avessi messo mano io queste storie paranormal romance sarebbero adattissime anche per i ragazzi. Ma non voglio sminuire le prodezze della Ward, questa incapacità di descrivere per bene dettagli sanguinolenti gliela perdono.

E' inutile che ripeto sempre le stesse corse, ormai dopo aver letto i primi romanzi la mia idea è sempre quella: un'autrice accattivante, capace di coinvolgere, ma che non entrerà mai nell'Olimpo degli scrittori (e ci credo, a chi vuoi che interessi premiare libri di questo genere? Paranormal e sopratutto fantasy...che a volte sono molto meglio dei libri dei grandi autori di romanzi), dedita a love story non a livelli strappalacrime e molto molto appassionate.
Anche se una critica questa volta gliela faccio: man mano che vado avanti, le descrizioni piccanti non cambiano quasi di una virgola, le scene che riguardano il conflitto tra il Bene e il Male vengono abbandonate a se stesse: questo volume era iniziato piuttosto bene, prometteva chissà quali grattacapi e invece... la cosa è stata lasciata così, gli amplessi più o meno sempre uguali, l'azione abbandonata a se stessa, senza neanche una vera risoluzione alla fine.
Insomma, pare che l'autrice stia esaurendo le idee. E io mi auguro che si riprenda, almeno fino al punto di rivedere un po' i rapporti in camera da letto perché questa volta il mio interesse è andato scemando, intervallato da sonori sbadigli.

In conclusione una lettura scorrevole, leggera, senza particolari pretese, sconsigliato a chi non ama i romanzi rosa, consigliato a chi ha letto la saga o ama il genere, io nel frattempo attenderò un po' a leggere il quinto, nella speranza di incrementare la suspance che la Ward si premura di lasciare sempre a fine volume.

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Consigliato a chi ha letto...
Gli altri libri della saga, Sherrilyn Kenyon e faccio un'azzardo: i libri della Carey, anche se in questo caso la Ward potrebbe sembrare una dilettante...
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Fantasy
 
Voto medio 
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    17 Agosto, 2012
Top 100 Opinionisti  -  

La rivincita della padella

Il fantasy ha nuove armi.
Dimenticate amuleti magici, spade di fuoco, frecce incandescenti.
Finalmente è la volta delle padelle!
E delle bimbe coraggiose!

L'ingenuo e rompiscatole fratellino di Tiffany scompare. Tutti lo cercano disperati, ma Tiffany che ha sensi da strega capisce subito che l'hanno rapito. E dato che nessuno può prendersi ciò che le appartiene, lei vuole ritrovarlo, e nella sua ardua missione viene aiutata da una rana con crisi d'identità, una massa di piccoli omini blu stile scozzese e da ricordi della vecchia Nonnina pastora del Gesso.

Molto simpatica questa storia. Un sorriso continuo, condito da massime davvero filosofiche in stile giovane donzella-io-sì-che-so-tutto e da avventure al limite della realtà... o meglio, dei sogni.
Personaggi interessanti, originali, fuori dagli schemi, improbabili, perfettamente inerenti al contesto di un mondo ai limiti dell'onirico. Descrizioni brevi, esaurienti, dicono solo il necessario, ben dosate.
Pratchett sa creare mondi alternativi con leggerezza, pieni di vivacità e colori. Situazioni tra realtà e irrealtà senza un limite ben definito, un vagare sempre sulla soglia di vari eventi. Si entra da una parte per finire in un'altra, e quando pensi di aver trovato l'uscita... ti rendi conto che ti sei sbagliato, perché la fine non è vicina.

In conclusione un fantasy interessante, particolare, frizzante, scritto con uno stile scorrevole e chiaro, i dialoghi e le riflessioni dei personaggi si incastrano alla perfezione l'uno all'altro. Bellissimo secondo me il modo in cui la traduzione italiana ha reso il linguaggio dei Piccoli uomini liberi, con uno stile un po' retrò, una parlata un po' antica, molto gradevole.
E allora vi domanderete: perché un voto così basso?
Ebbene, vi dirò: per essere bello è bello, per essere divertente è divertente. Ma non sono riuscita a trovarlo nulla più che una storia per bambini e/o ragazzi. I personaggi sono sì peculiari, ma mancano di approfondimento psicologico. In fondo cosa si può pretendere da una bimba, riflessioni da dotti?
E inoltre le avventure sono fin troppo surreali. Di quel genere che ti fanno volare pian piano e ti fanno poggiare i piedi a terra all'improvviso, con un finale non detto in stile 'The End'.
Comunque consigliato agli amanti del genere.

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Romanzi
 
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rondinella Opinione inserita da rondinella    16 Agosto, 2012
Top 100 Opinionisti  -  

Sapore di Napoli

Nostalgia di Napoli, presenza di Napoli, perché la nostalgia è presenza.
L'amore per questa città traspare tutto, ma senza tralasciare anche gli aspetti più rudi.

Passeggiare tra gli stretti vicoli di Montedidio non è difficile con de Luca, sentire l'odore del mare, gli spiriti che rinfrescano il viso, che si toccano e non si vedono; sentirsi liberi, sui tetti di Montedidio, dove c'è abbastanza spazio per far volare il bumeràn, per conoscere l'ammore, per spiccare il volo la notte di capodanno.
C'è spazio per tutti lassù in cima, mentre la bottega di Mast'Errico è più stretta, piena delle scarpe che ripara il calzolaio alato e piena della barba del legno levigato.

E' tutta un'immagine Montedidio. Non solo sensazioni, si può vedere. Si può vivere.
Le parole di de Luca non sono semplici parole, sono immagini. Immagini che ti scivolano accanto, concrete, vivide. Parole italiane che scorrono quiete e dolci, parole napoletane che vanno urlate, che rimbombano facendo vibrare l'anima.

Bellissimo. Una storia semplice, ma densa di emozioni, di sfumature, di voglia di raccontare, e se uno ha davvero voglia di raccontare, di far amare un po' anche agli altri la propria 'casa', allora si può stare sicuri che la storia sarà indimenticabile.
E il tutto è definito con una prosa particolare, poetica sì, ma una poesia adatta a tutti, gustosa, saporita, come la pizza napoletana direi.
Cos'altro dire: lo consiglio vivamente a tutti. Merita.

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rondinella Opinione inserita da rondinella    09 Agosto, 2012
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Trasferiamoci in Finlandia!

E se per caso cadesse il mondo io mi sposto un po' più in là?
No no no! Se per caso venisse l'Apocalisse... trasferiamoci tutti in Finlandia!

Che storia simpatica questa di Paasiliinna!
Una storia allegra, leggera, ma che racchiude un messaggio importante.

Asser Toropainen, uomo che in gioventù fu un grande bruciachiese, alla vigilia della sua morte lascia un importante compito al nipote Eemeli: costituire con i lasciti testamentari una fondazione religiosa con tanto di costruzione di un 'tempio di legno'. Così a Eemeli non resta che esaudire l'ultimo desiderio del morente.
Rimboccandosi le maniche, dopo tanto lavoro finalmente la chiesa di legno è fisicamente pronta, e poi? Il vecchio Asser non gli aveva detto tutto. Era dunque necessario un pastore che guidasse i religiosi? E il cimitero della comunità mica poteva restare vuoto, c'era bisogno di cadaveri! Senza contare i problemi con lo Stato: Eemeli ha messo in piedi una chiesa abusiva, con tanto di cimitero e centri abitati, e non vorrebbe pagare le tasse?
Con tutte le ricchezze che aveva, nonostante l'intero mondo stesse andando in sfacelo!

Insomma, il mondo è devastato dalla Terza guerra mondiale, l'inquinamento ha raggiunto livelli incredibili, la moneta serve sempre meno e nonostante questo dei 'normali' cittadini vivono come se non accadesse nulla?
Ebbene sì! Perché nei boschi della Finlandia centrale, terra ricca di laghi, legna e cibo, l'Apocalisse sembra un miraggio in una grotta (cioè, impensabile).
Questa lettura fa scappare molti sorrisi: il tema trattato pur essendo importante con la penna di Paasiliinna assume toni così ironici che lo rendono quasi inverosimile. Quasi. Non bisogna comunque dimenticare che la Terra e tutti i suoi abitanti esigono rispetto.
Interessanti sono i personaggi, spesso assurdi, con un'aria disinteressata che ben sì adatta alla loro pace: ne troviamo davvero di tutti i colori, da chirurghi improvvisati a orsi affamati e irascìbili, loschi trafficanti e cavalli assennati.
Un mix simpatico, accattivante, capace di creare situazioni impensabili ed esilaranti;
molto interessanti, e secondo me la parte meglio riuscita, le descrizioni degli ambienti e della vita della comunità: Paasiliinna è stato un guardaboschi e questa sua precedente occupazione trapela da ogni pagina, da ogni suo dettaglio riguardante la natura selvaggia. È stato un po' come esserci, passeggiare tra i boschi o pescare sul lago.

Il tutto raccontato con una prosa irriverente, scorrevole, con un linguaggio ricco che dice tutto quello che c'è da dire.
Consigliato... sopratutto se amate la natura e/o cercate una visione più leggera della vita e/o pensate che vivere senza nuove tecnologie, regredendo un poco, sì possa stare meglio.
Perché Paasiliinna lo sa che la gente tende a complicarsi le cose, e in modi veloci e diretti vi dice lo stretto necessario che che serve per stare bene: ovvero che le donne (e gli arabi) non hanno il senso dell'orientamento e che gli animali selvatici non amano il blues ;)

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rondinella Opinione inserita da rondinella    04 Agosto, 2012
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Cosa ti basta, se Roma non ti basta?

Perdonami, Frediani, perdonami! Perdonami per aver usato questa tua fantastica opera come fermaporta, solo perché con il troppo caldo non ce la facevo ad affrontare questo... capolavoro!
Capolavoro per me, perlomeno. Sicuramente ci saranno altri libri anche migliori sull'argomento, ma a me non importa: il sequel de 'L'ombra di Cesare' merita tutta la mia ammirazione!

Cesare è finalmente riuscito a sottomettere definitivamente la Gallia e dopo anni di proconsolato si sente pronto a marciare su Roma, dove i suoi avversari politici lo vedono come un nemico della Repubblica, un tiranno con il solo scopo di governare l'impero; ma Cesare non demorde, e contro ogni aspettativa, contro ogni minaccia e con un'unica legione, oltrepassando contro ogni legge il Rubicone, marcia sulla capitale, sorprendendo il Senato, i consoli e tutti coloro che gli si oppongono, costringendoli alla fuga.
Ma si sa, gli scontri non potranno terminare finché non riuscirà ad abbattere i suoi nemici, e da qui inizieranno così una serie di inseguimenti, corruzioni, intrighi, guerre civili degni di un'epopea fantasy.

Dopo aver tentennato un po' nella lettura, sarà stato il caldo o i contenuti molto tecnici, sono riuscita a prendere il giusto slancio per lasciarmi andare alle mirabili pagine di questo romanzo.
Perché intanto bisogna dire che è un romanzo storico: Andrea Frediani per descriverci tutte le tappe dell'ascesa al potere di Cesare si è avvalso spessissimo di documenti dell'epoca, ma purtroppo certe cose accadute più di due millenni fa non ci è dato comunque saperle. E lì dove non sono bastate le fonti storiche, l'autore ha aggiunto un pizzico delle sue intuizioni e della sua fantasia, amalgamandoli così bene che non avrei saputo dire dove terminasse il romanzo e iniziasse la Storia.
Nonostante questo ho potuto ripercorrere passo passo tutte le decisioni, gli eventi e le battaglie che hanno portato alla divisione dell'impero e ai conflitti, cause e effetti sono stati sempre ben collegati, resi adatti, anche a chi, come me, della Storia romana sotto Cesare non ne sa molto.
Un plauso dunque per la maestria di Frediani a narrare gli eventi, descriverli minuziosamente (anche se questo a volte può appesantire la lettura) e a ricreare dialoghi politici e militari molto verosimili.
Altro merito per la caratterizzazione dei personaggi storicamente esistiti, dalla sua penna riprendono vita, quasi che l'autore sia riuscito a tornare indietro nel tempo per incontrarli; e ottima caratterizzazione anche per alcuni dei suoi protagonisti inventati, che sembrano veri anche loro e sono stai utili per caratterizzare maggiormente alcuni dettagli della vita sociale dell'epoca, oltre che per alleggerire un libro che sembrerebbe da soli storici.

Insomma, un libro che, una volta superata una certa indecisione iniziale, riesce a coinvolgere, appassionare, tenerti col fiato sospeso perché, a meno che non si conoscano già gli esiti di tutti gli scontri, di cose inaspettate ce ne sono tante; inoltre, chi è amante delle descrizioni belliche sui campi di battaglia non potrà far altro che adorarlo poiché - come specifica Corrado Augias in copertina - "Frediani è un grande narratore di battaglie".
Confermo che è verissimo! Sembra di esserci!

In conclusione una lettura davvero interessante, che richiede anche un certo impegno a causa di descrizioni molto particolareggiate e del lessico specifico, una lettura capace di aprire nuove vedute sulla Storia conosciuta (Cesare il grande condottiero, uomo che combatte per il bene dell'impero, onesto, giusto... ma è davvero così, come la Storia ci insegna? E i suoi nemici... davvero tutti cattivi, o tutti nel giusto o con buone intenzioni? Mah...). In poche parole, se siete appassionati di romanzi storici non dovreste perdervelo, soprattutto se amate il periodo. Consigliatissimo!

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Dictator - L'ombra di Cesare
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rondinella Opinione inserita da rondinella    01 Agosto, 2012
Top 100 Opinionisti  -  

sarebbe gradita un po' più di considerazione...

Tutto ebbe inizio quando una tegola scivolò giù mancando per poco lo sfortunato vescovo di Wykeham: un semplice incidente o un attentato da parte dei Lancaster?
O, aspettate, forse ho sbagliato: il vero inizio sì ebbe quando la farmacista cadde da uno sgabello e perse il bambino che aveva in grembo; povera Lucie, che sofferenza, che tragedia!

Vi domanderete: cosa lega un vescovo a un'umile farmacista? Semplice: il nostro capitano-investigatore Owen Archer, uomo di legge determinato a scoprire ogni verità nascosta dietro le continue fatalità che sì susseguono nella tranquilla cittadina di York.
È l'ottobre del 1371 quanto di vescovo mette piede in città, e da quel giorno iniziano anche gli eventi nefasti: un incendio, feriti, morti, furti e quant'altro turbano la normale quiete pubblica. Così il nostro capitano, aiutato anche dalla moglie Lucie cercherà in ogni modo di fare chiarezza sull'accaduto.

Personalmente ho trovato questo libro una lettura abbastanza gradevole: nulla di sensazionale, ma neanche da buttare.
La trama prometteva bene, e in effetti le promesse sono state mantenute: misteri da risolvere, verità da scoprire, il tutto in una York sfuggente ma tangibile, grazie a descrizioni curate nella giusta misura. Intrighi, tradimenti e bugie ben congegnati, in non sono riuscita a capire davvero tutta la situazione fino alla fine, sono stata costretta a seguire passo per passo le intuizioni di Owen e nonostante questo ho dovuto attendere che lui mi sbrogliasse la matassa. Dunque almeno in questo campo la Robb è riuscita, aiutata anche dal fatto che la sottoscritta non è un tipo molto intuitivo!
Ma ora passiamo alle note 'dolenti': parto col dire che non c'è nulla che non mi sia piaciuto o mi sia risultato particolarmente fuori luogo, ma devo dire che questo libro l'ho letto un po' 'rimboccandomi il maniche': se è vero che le vicende siano interessanti, i personaggi principali mi hanno un po' delusa: sì passa dalla fredda razionalità di Owen (e voi direte: ma è un investigatore, che pretendi?) alla forte emotività di Lucie, all'ostentata impassibilità dei sospetti interrogati. Ho trovato che mancassero di una certa empatia, non mi hanno coinvolta, ma solo permesso di seguire le indagini senza che io potessi immedesimarmi un po' a fare la detective: insomma, hanno fatto tutto loro! E mi dispiace, perché terminata la lettura, non ho avuto quella malinconica sensazione di aver perso un amico.
E un'altra cosa che mi ha lasciata perplessa è stato il finale, la risoluzione del caso: sebbene io non sia riuscita in nessun caso a indovinare colpe e colpevoli (cause: poca intuizione e poca possibilità di partecipazione), le rivelazioni mi hanno lasciata del tutto indifferente. Come se non fosse successo niente.

In definitiva, una lettura gradevole, con uno stile fluido ma un ritmo lento, che a volte può scoraggiare il lettore, contenuti buoni ma forse troppo 'lontani' per ammettere un vero coinvolgimento, ma se volete conoscere questa autrice penso sì possa comodamente iniziare con questo testo... Senza troppe pretese.

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