Opinione scritta da murasaki
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un' eccellenza senz' alibi
Nessun altro Paese al mondo è densamente popolato di oggetti quanto il Giappone; l' oggetto e la sua autonomia sono ovunque; nessun posto sulla Terra è riuscito a modernizzarsi senza incorrere nell' insidia dell' occidentalizzazione.
Ciò che ancora colpisce del Giappone, a distanza di quarant' anni (quando venne pubblicato il saggio di Roland Barthes,) è la sua alterità, la sua differenza sempre e comunque.
E si cominci pure dalla lingua scritta: caratteri non alfabetici bensì oggetti detti "ideogrammi", figure che non hanno bisogno di alcun alibi referenziale.
"Come potremo immaginare un verbo che sia ad un tempo senza soggetto, senza complemento e ciononostante transitivo, per esempio un atto di conoscenza senza soggetto conoscente e senza oggetto conosciuto?"
Questa immaginazione è la richiesta che viene fatta dall' india a l giappone e riesce non traducibile senza interporre la meditazione, il rapporto tra il dio e il soggetto. La nostra lingua è limitata. Come tale , nel momento in cui ce ne rendiamo conto e ne prendiamo atto, ci sentiamo grotteschi: con lo strumento linguistico noi pretendiamo di contrastare e contestare il nostro sociale ma ben presto ci rendiamo conto della gabbia in cui siamo costretti.
Non è vero che la lingua sia comunicazione: il corpo e i suoi segni servono a comunicare:
"Non è la voce (con cui identifichiamo i diritti della persona) che comunica (comunicare che cosa? La nostra anima, per forza bella, la nostra sincerità? Il nostro prestigio?) ; è tutto il corpo che intrattiene con noi una sorta di parlottio a cui il perfetto dominio dei codici toglie ogni carattere regressivo, infantile (...)"
Barthes scrive dei giochi, delle vie, del teatro, delle maschere, dei luoghi in cui si dispiega il movimento di una città molteplice, moltiplicata : " in quale altro paese al mondo la televisione e la stampa annunciano ogni giorno, in autunno, il progredire dell' arrossarsi delle foglie (...) scrive Renata Pisu in uno splendido articolo di qualche tempo fa.
E il capitolo sull' importanza del pacchetto fa emergere ancor più intensamente il rapporto fondante tra ciò che sta dentro e ciò che è fuori, indistinzione tra forma e sostanza ma forma come tutto, come identità non separabile dalla carne dell' esterno. Il confine tra "dentro" e "fuori" non esiste come nel nostro uso.
L' involucro vive qui la sua consacrazione a pensiero prezioso e ancor più gratuito. La scatola vale per quello che nasconde, protegge e designa.
La funzione del pacchetto è quella di proteggere, e di rimandare nel tempo. A noi occidentali par quasi allora, che la funzione sia quella di proteggere il contenuto non tanto dallo spazio quanto dal tempo. Nell' involucro sta la concentrazione di un lavoro, di un fare. L' oggetto sembra via via perdere la sua consistenza: il significato fugge, è gettato via.
Restano i segni vuoti, rapidamente trasportati.
Il luogo del segno, assoluto.
Indicazioni utili
ore giapponesi, maraini
l' immagine e il segno, atzeni
il giappone tra noi, zucconi
il fiore nel demone, calza
fenomenologia della percezione, merleau - ponty
l' uomo a una dimensione, marcuse
antico, irrinunciabile come il mare
Questo delizioso e agile saggio è una sorta di wunderkammer ideale per chi ancora si stupisce e si incanta quando , a giugno , l' odore penetrante dei tigli suscita memorie di mare e di vacanze o quando viene febbraio e il profumo del calicanto inebria il senso, magari in un giorno gelido quando ogni cosa sembra vivere in letargo, sospesa.
Si tratta di una scrittura succulenta, una scrittura che suscita appetito ad ogni frase: una tira l' altra come quando si mangiano le ciliege o le patatine fritte.
Accanto a notizie di certo interesse filologico (e semantico, naturalmente)vivono le tracce di una narrazione olfattiva e noi, come segugi siamo invitati senza sforzo a seguirle.
Veramente pare d' essere a un banchetto: ognuno in questo saggio potrà trovare una fetta di torta. Grande pregio , insisto, quello dei libri che riescono ad essere interessanti per una fascia ampia, che riescono ad essere "popolari".
Altro grande pregio, il percorso letterario, strade principali e strade secondarie che si intersecano; odori evocati dalla letteratura aulica quanto da quella ritenuta più cheap.
Un mondo articolato si diapiega davanti ai nostri occhi: curiosità è la parola d' ordine.
Indicazioni utili
notte fatale, ben jellhoun
fabulae, esopo
bouvard e pecuchet, flaubert
il profumo, suskind
l' airone, bassani
moby dick, melville
qualunque-cosa- andrea -camilleri- abbia- scritto
storia naturale degli odori, corbin
miasmi ed umori, cipolla
dioniso e la pantera profumata, detienne
blade runner, dick
shining, king
l' odore del mondo, jha
i turbamenti del giovane torless, musil
libro d' ombra, tanizaki
Di cosa parliamo quando scriviamo di noi
"In genere scopro cosa voglio dire proprio nell' atto di dirlo"
Che cosa fa uno scrittore? Scrive. Scrive le cose che vede. Esse passano attraverso di lui; con le loro immagini penetrano nello scrittore e rifluiscono fuori. Così diventano la scrittura. lo scrittore non si cela ai suoi lettori, anzi si mostra e li rende partecipi del processo che le cose agiscono per sua mediazione. La scrittura fa parte di una giornata. La scrittura fa parte della vita.
"Le parole sono tutto quello che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste"
Carver credeva alla sua vita, a tal punto che spesso fu sul punto di abbandonarla: vita e scrittura si compendiano convivendo ed esprimendo un uomo che non si faceva illusioni sulla possibilità di cambiare il mondo attraverso la letteratura. Ma la letteratura in azione può far capire
"cosa serve veramente per essere del tutto umani, per essere qualcosa di più grande di quello che in effetti siamo, qualcosa di meglio"
Il racconto di Carver per me manifesto della sua poetica più estrema è Cattedrale, in cui un uono cieco insegna a guardare. Ed è questo, alla fine, ciò che ritengo sia il compito della letteratura. Chi scrive non ha alcun privilegio, anzi, chi sa qualcosa continua a commettere errori. Viene in mente, leggendo i gesti dei personaggi di Carver, il mito di Prometeo: lui dà il fuoco agli uomini ma veniva punito e soffriva. Non c' è alcuna vittoria e neppure nobiltà del gesto. C'è vivere. C'è scrivere.
Nel racconto DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO D' AMORE assistiamo (e siamo) a quello che vorrebbe essere uno scambio dialogico, un confronto tra due coppie.
Non si sa bene come accada, i personaggi si chiedono che cosa sia l' amore. E qui, se vi va, potete trovare tutti i pretesti che più vi piacciono. potete pensare che il tema emerga poichè tutti credono di vivere l' amore e si chiedono dove stia. E cosa sia.
"che te ne fai di un amore del genere?" si domanda un personaggio dopo aver raccontato che l' uomo con cui viveva "l' amava tanto che aveva tentato di ammazzarla di botte". Ognuno dice la sua; per qualcuno, quello non era amore.
E allora perchè mai, se non era amore, l' uomo tenta il suicidio? Perchè mette in gioco tutto quel che ha, il suo stesso corpo?
"Certo che la gente ne fa di cose strane!", dice Laura, uno dei personaggi. E ancora: "Al peggio non c'è mai fine". Laura si innamora di un altro ma quando l' uomo che l' ama, non più riamato si spara, lei va a vegliarlo in ospedale:
"Non aveva nessun altro (...) lui era disposto a morire per quell' amore. E in effetti ne è morto"
A questo punto, davanti a un fatto così evidente come la fine fisica, la fine del corpo -e dopo una sofferenza-, i quattro personaggi (e tutti vivono intanto le loro singole realtà, e reciproche) si preoccupano delle reazioni:
"Tesoro, stiamo solo parlando"
"Non devo essere ubriaco per dire quello che penso. Cioè, siamo qui a parlare, giusto?"
L' uomo che sta parlando, Mel, dichiara, in una frase, la sua intenzione di stare tranquillo, di non voler essere turbato.
Infatti: "oggi sono di riposo. Voglio solo ricordartelo. Oggi sono di riposo" . Il signore in questione fa di professione , guarda caso,
il cardiologo. Come non ricordare quella frase di Marguerite Yourcenar, in Fuochi:
"Il cuore. Una cosa piuttosto sporca, di competenza della tavola anatomica o del banco del macellaio. Preferisco il tuo corpo"
Ora, i personaggi si dichiarano il bene reciprocamente e Mel interviene, dopo una sospensione e un silenzio durante il quale tutti paiono pensare alle parole pronunciate:
"Vi volevo raccontare una cosa. Cioè volevo dimostrarvi quello che penso." e racconta di un fatto accaduto: un giovane ("con la vita davanti") provoca un grave incidente stradale. Lui muore e i due anziani investiti finiscono, assai malconci, in ospedale.
Passa la notte, e i due sventurati vengono sottoposti a tutto ciò che è possibile per salvare loro la vita.
A questo punto il racconto prende una di quelle che io chiamo "pause laterali", e si parla di cuochi, di cavalieri, di armature, e, in fondo, di limite del corpo. Si conviene finalmente che da allora non è cambiato granchè:
"...o per qualsiasi cazzo di cosa combattevano a quei tempi"
"le stesse cose per cui combattiamo oggi" disse Terri. Laura disse "non è cambiato niente" (...)
"Allora, i vecchietti?" dissi infine
"Più vecchi ma anche più saggi" disse terri. mel la fissò.
Terri disse: continua pure la tua storia, tesoro. Era solo una battuta. insomma cos'è successo?
"certe volte, Terri..." disse Mel
"E dai Mel, per favore" disse Terri.
"Non essere sempre così serio, amore. non sai stare allo scherzo?"
"Quale scherzo? disse Mel. Chiuse il bicchiere e guardò severo la moglie. "che cosa è successo?" disse Laura. mel fissò lo sguardo su Laura. Poi disse: "Laura, se io non avessi Terri, e se non l' amassi tanto, e se Nick non fosse il mio migliore amico, mi innamorerei di te e ti porterei via, tesoro"
Ma la compagna, leggera, o forse meno di lui, sta al lettore decidere, :
"Racconta la tua storia" disse Terri. "Così poi andiamo in quel ristorantino nuovo, va bene?"
Mel continua a raccontare e fino al punto in cui i due anziani, seppure malridotti, se la caveranno. Il marito però è depresso. Non per l' incidente, quanto perchè, a causa delle bende non può girare la testa e "vedere" la moglie. Ecco di cosa abbiamo parlato parlando d' amore.
"Capite quello che voglio dire?" chiese.
(recensione apparsa sulla rivista "Spigolature")
Indicazioni utili
La pesca alla trota in america , Brautigan
Centuria, Manganelli
Ivanohe, scott
Trilogia di N. Y., Auster
Carne, Ozeky
Clessidra, Kis
Vita e morte di Don Chisciotte, Cervantes
Umano troppo umano, Nietzsche
Così parlò Zarathustra, Nietzsche
Racconti, Cechov
L' incomunicabilità delle memorie, tutte le vite.
Il romanzo di Coe, ormai consueto esempio di una narrazione impeccabilmente rispettosa del senso del romanzo europeo moderno (per intenderci, da Joyce ad oggi) , delizia la voglia di forma con il ritmo delicato e forte quanto la memoria e i suoi malinconici, inevitabili artigli. Lo troviamo in libreria nell' intensa e ottima traduzione di Delfina Vezzoli.
Questione assai cara all' autore: la saga famigliare, gli abissi della perdita, i recuperi, le lontananze, l' ineffabile sentimento che lega gli esseri umani allo scorrere delle loro vite.
Confesso che leggendolo, tra tutte le altre cose, ciò che mi colpisce maggiormente è la comparazione mirabile che Coe riesce a mettere sul piatto: la storia e la melodia che costruisce una trama per chi ha voluto o ha avuto la fortuna di ascoltare.
Una insegue l' altra e l' altra fugge, come spesso accade nelle cose dell' amore. Una staffetta in cui la promessa di scambio di rado viene mantenuta dai protagonisti ma che sempre si ritrova su piani diversamente leggibili e intraducibili se a tutti i costi si volesse rimanere legati, certezza illusoria, ad un unico linguaggio.
La narrazione è forte, in questo romanzo; nello stesso tempo, la commozione e l' emozione che le vicende trasmettono, paiono deflagrare, come un lungo pianto o una ambigua risata nervosa, in un vorticoso balletto di frantumi, proprio nell' attimo in cui la priorità vanitosa che ci caratterizza e ci condanna, ci imporrebbe di trattenere l' istante di bellezza o la fitta pungente di turbamento. Forse è questo il sentimento più prossimo a quello che Gill intuisce aspettando una telefonata, nelle ultime pagine:
"Gill riattaccò e rimase lì in piedi stordita, in mezzo alla cucina, con i pensieri che ancora le mulinavano in testa. Un mosaico fatto di...coincidenze? Era questo che erano, tutti loro? Se solo fosse riuscita a prendere le distanze, per vedere il disegno più chiaramente. Ma purtroppo stava diventando ancor più confuso (...)"
Le immagini fotografiche che Rosamund racconta utilizzando un registratore, trasmettono certo un fardello emotivo ma nel contempo il mezzo stesso, e il tempo che è trascorso, impongono la consapevolezza della distanza: la nostalgia. E ce lo suggerisce direttamente l' autore. Quel senso dolce e pungente di qualcosa che non ritorna ma che è stato e noi non possiamo far altro che cullare quella dolcezza di cose perdute dentro le nostre e altre vite, tenerla come un tesoro doloroso ma inevitabile.
Forse la stessa inevitabilità che viene dichiaratamente conferita alla figura ritratta di Imogen :
"Non è miracoloso , che sia riuscita a cogliere tutto questo - a cogliere lo spirito di una persona, a esternarlo, a renderlo permanente e immutabile, usando niente di più di una miscela di pigmenti e olio vegetale? Lo trovo notevole ciò che può fae un artista. L' hai colta in pieno, dissi allora a Ruth. Hai catturato la sua essenza. Lei non aveva una grande opinione del quadro, come ho detto. 'Cosa vuoi dire?' rispose 'E' solo una somiglianza' .Era una delle sue parole più sfavorevoli, più negative - 'somiglianza' . 'No', insistetti. E' più di questo. Hai detto qualcosa di Imogen in questo quadro. Hai dimostrato qualcosa su di lei'
Ruth trovò da ridire sul mio modo di esprimermi e mi chiese cosa avesse dimostrato esattamente quel quadro. Al che risposi che aveva dimostrato la tua inevitabilità."
Il tempo, il tempo è, lì, altrove, dove e quanto. Noi ci passiamo dentro e lui ci attraversa e ci consuma, lasciandoci sì, qualcosa che se ne va con noi e se ne abbiamo la forza e ce ne prendiamo lo spazio, ne diamo il residuo a qualcuno. Un residuo, che a quel punto è impastato con la nostra identità, con la qualità unica che fa di noi esseri unici; ognuno di noi è un mondo, tutte le vite sono diverse.
Il libro che ho tra le mani è ricco di immagini ma anche di traduzioni di sensi (un altro modo per raccontare una metafora, se vogliamo) In particolare l' immagine che segue mi fa pensare, se chiudo gli occhi, ad un evento noto e appartenente al periodo delle avanguardie dell' arte figurativa del XX secolo. Naturalmente, l'immagine che ha forma nella mia memoria, è mediata dal mio immaginario e da altre coordinate:
"e adesso la quinta fotografia per te, Imogen. Un paesaggio invernale. Il parco giochi di Row Heat, a Bournville, in una delle giornate dei primi gelidi mesi del 1945 (...) In primo piano, imbacuccate in giacconi pesanti e berretti di lana, ci sono due figure: io , a undici anni, e Beatrix, a quattordici. Beatrix stringe un guinzaglio nella mano sinistra a cui è legato Bonaparte, seduto impaziente ai suoi piedi. Entrambe le ragazze sorridono felici, ignare del disastro che sta per abbattersi su di loro. (...)
Qui è dove possiamo vedere il terzo strato della fotografia -le figure dei pattinatori. Alcuni sono ritratti in movimento, simili a macchie confuse che sfrecciano davanti all' obiettivo; altri sono colti in strani momenti di immobilità scomposta: le braccia spalancate nel tentativo di restare in equilibrio, le ginocchia goffamente alzate a mezz' aria (...) Hanno tutti un' espressione molto intensa, catturati così dalla foto che li ha ridotti a un' immobilità innaturale, proprio mentre sono ale prese con un' attività dinamica e allegra come pattinare sul ghiaccio - simili alle figure imbalsamate nel fiume di lava a Pompei, catturate nel momento dell' ultima lotta prima della morte (...) ...tutto accadde in un attimo. Beatrix decise che era ora che Bonaparte facesse un ò di sano esercizio. Liberò la stupida bestia dal guinzaglio, e aspettò che cominciasse a correre in tondo, come amava fare di solito. Questa volta, però, Bonaparte fece qualcosa di totalmente diverso. Senza esitazione, sfrecciò via verso il perimetro del parco, in una linea perfettamente diritta. (...)All' inizio lo osservammo, tutti e tre sorridendo, contenti di assistere a quello sfogo di energia compressa. Correndo sollevava piccole folate di neve con le zampe. Poi, nel giro di pochi secondi ci rendemmo conto di quel che stava accadendo. Bonaparte non si sarebbe fermato, non sarebbe tornato indietro (...)"
"La pioggia prima che cada" è un segno; la pioggia cadrà ma gli istanti odorosi e i segnali luminosi restano impressi nella coscienza dei sensi, come in una foto che si può rivedere, sempre che si rimanga nel tempo biologico per poterlo fare. Voglio concludere con un omaggio alla voce che ci racconta le immagini ("questo è per te cara Rosamund, per ricambiare il dono stupefacente di aver raccontato") E' una frase di Jung:
" Virtù non è il dominio e l' eliminazione delle immagini, bensì dare loro un ordine".
(recensione pubblicata sulla rivista online "Spigolature" )
Indicazioni utili
Turno di notte, Waters
L' età verde, Mishima
La famiglia Winshaw, Coe
Il capro espiatorio, Du Maurier
Quando, dove è la casa?
Il romanzo breve e ferocemente illuminante che simenon diede alle stampe durante il 1956, narra la vicenda ("autoreferenziale, straziante epopea del quotidiano", diceva Parise,) di un uomo la cui patria è se medesimo e non altra:
"Non solo si sentiva a disagio in casa sua , ma si sentiva a disagio nella sua pelle"
Come accade per molte altre figure dei romanzi di Simenon - e penso in particolare a Mister Hire- anche in questo caso leggiamo dell' esistenza pacifica e comune di un individuo il cui equilibrio dentro il sociale si regge su coordinate fragili, su convinzioni che puntualmente diventano una gabbia. Le donne scritte da Simenon non sono quasi mai figure positive.
Le donne servono a riordinare la casa , a mantenerla decorosa, a cucinare, a fare compagnia. non sono, bensì rappresentano.
Il protagonista del romanzo, Jonas, propone il matrimonio a Gina, una ragazza del luogo, una bella ragazza le cui forme descritte suggeriscono seduzione, carnalità, una prorompente vitalità sessuale -e nel novero è coinvolto anche il "caldo odore di ascelle" che in un certo senso sottolinea il personaggio di Gina come animale. Gina, tutti ne sono al corrente, molti ne hanno aprofittato, è una ragazza di facili costumi. Nonostante questo, o proprio a causa di questo, Jonas la chiede in moglie. Non è la passione il motivo che lo spinge a questo; o perlomeno, dichiaratamente, lui intende darle una tranquillità.
Gina accetta e la vediamo sempre più annoiata, trascurare i doveri domestici. L'immagine, anche olfattiva, di una padella non lavata ci accompagnerà per parte della narrazione diventando un motivo fondante.
Gina è una porta: se dapprima è l' elemento che lega Jonas alla società, è sempre Gina che in un cambio repentino di gioco, procura l' esilio del sociale a Jonas.
Un giorno la donna esce di casa e non vi fa ritorno. Nessuno sa dove sia andata, e Jonas dice di volerla "proteggere" dando anche a se stesso tante motivazioni. Naturalmente, la gente preferisce pensare che sia stato lui a farla sparire, per vendicarsi del comportamento di Gina. A Jonas viene rubato molto di ciò che crede di avere, identità compresa.
Gina stessa se ne va portandogli via alcuni francobolli la cui preziosità non sta nell' ufficialità e nelle carte ma in un lento e lungo lavoro di scelta. Jonas vede le cose che agli altri sfuggono, per disamore, per abitudine, per quel fiume di superficialità e fretta che porta il "valore" ad essere legato e demandato alla cifra del denaro e delle carte della burocrazia, del dogma. Sappiamo bene che è più facile seguire una regola imposta che costruire una verità. E dunque appare evidente come chiacchiera e verità siano separate da un filo sottile. Cominciano i sospetti, un poco alla volta. Un poco alla volta, la gente del luogo comincia a trattare Jonas con distanza, il dubbio e la condanna si sono già insinuati nella fragilità dei rapporti che fingono d' essere di buon vicinato.
" No, non aveva più niente da fare da nessuna parte. Non lo avevano capito, oppure era stato lui che non aveva capito gli altri, e ormai non c' era più verso di chiarire l' equivoco"
E così:
"Fu tentato, per un istante, di lasciare una lettera di spiegazione, ma era un' estrema vanità di cui ebbe vergogna e vi rinunciò"
La gentilezza di Jonas è infine rassegnazione. Quasi un martire, potremmo pensare: Il sacrificio che l' individuo compie per affermare la propria verità, la propria identità, nel non arrecare disturbo agli altri, è quasi imbarazzante nella sua pretesa di purezza. Ricordiamo che secondo Platone, l' uomo meno scaltro e definito è colui che vuole sempre andare d' accordo con tutti.
Ma Jonas (e pensiamo a Giona nel ventre della balena,) è grato alla gente, si sente onorato del saluto; si illude che sia un saluto affettuoso e gode nel venire riconosciuto. C'è in lui una amichevole mancanza di fretta e la conseguente illusione che la spiegazione dei "fatti" permetterà il ritorno all' equilibrio precedente la sparizione di Gina.
Nessuno dichiara apertamente che lui sia il responsabile e il colpevole ma tutti alludono e ammiccano sgradevolmente a quei "fatti" che altro non sono che il diritto di dire qualcosa rimanendo distaccati e sordi all' indiscrezione delle domande tanto spesso più simili a interrogatori.
Nelle ultime pagine del romanzo, l' intervento di una figura di donna, illude anche noi lettori, per un attimo (noi lettori, noi spie, noi che crediamo di sapere come sono andate veramente le cose, essendo stati messi in condizione di poter guardare l' anima di jonas) che la vicenda potrà avere un finale positivo in cui tutto sarà finalmente spiegato e la figura di Jonas riabilitata agli occhi del mondo. Questo improvviso personaggio dichiara di conoscere dove Gina si trovi e:
"Jonas ringraziò ancora e, una volta rimasto solo, si sentì più disorientato che mai, come capita ai detenuti quando, riaquistata la libertà dopo anni, non sanno che farsene"
Per un istante, come la scia di un boomerang che non colpisce il bersaglio, noi aneliamo un finale che renda giustizia al piccolo libraio; ma è solo un attimo, la brevità di una immagine urbana e famigliare o che tale avremmo voluto fosse.
Il finale è angosciante e al contempo ovvio: se Jonas andasse alla polizia, resterebbe comunque il fatto che nessuno ha pensato nè creduto alla sua innocenza. Non la donna che gli rivela dove si trova Gina, poichè non conosciamo il suo movente, in realtà.
Nè i vicini di casa, coloro che prima lo salutano cordialmente poi sembrano evitarlo dichiarandone "strano" il comportamento.
Jonas comprende in un attimo che nessuno l' ha accettato; lui è un estraneo, anzi, lui è estraneo ai meccanismi dell' ipocrisia, del tacito consenso che domina il sociale. La sua purezza, la sua coscienza, il suo non saper venire a patti e accettare di fare un po schifo come gli altri, lo portano, infine, alla stessa ventura definitiva, la stessa che vive Mister Hire ne "Lo strano caso di Mr Hire". Le ultime frasi del romanzo:
"Mr Basquin non rispose subito, perchè aveva appena visto il piccolo libraio di Archangelsk appeso al ramo del tiglio che sporgeva nel suo cortile (...) Un merlo, sbucato dall' interno della casa, si affacciò sulla porta e volò sulla cima del tiglio, dove aveva il nido"
(recensione pubblicata durante l' autunno 2008 sulla rivista online "Spigolature")
Indicazioni utili
Il signor Hire, Simenon
Delitto e castigo, Dostoevskji
Madame Bovary, Flaubert
del gelo della bellezza
Come sempre, davanti ad un capolavoro non è immediato applicare una metodologia critica efficace. Per "efficace" intendo riuscire a comunicare alle persone una realtà intima e allo stesso tempo universale come è la letteratura degna di tale nome.
Dunque, il romanzo di Mishima comporta una lettura paziente: una lettura fatta di strati e velature, di strade principali e strade secondarie, di sentieri e larghe carreggiate, di nicchie e , di altitudini e abissi.
La trama, aldilà di un indubbio interesse di natura puramente narrativa (è possibile parlare di "purezza" in casi nei quali trama e stile non possono vivere una senza l' altro?)è notevole poichè mette a confronto due tradizioni contrapposte : l' etica dei samurai di radice orientale e concetto della bellezza di natura occidentale (armonia del corpo nel suo elaborarsi ,per lo scrittore giapponese era inscindibile dall' elaborazione intellettuale)
Il vecchio scrittore Shunsuke protagonista del romanzo, assiste all' emersione dal mare del giovane Yuichi dal corpo perfetto come quello di una statua.
Allora, da una parte l' emblema dell'identità giapponese in decadenza è riflessa in Shunsuke (l' alter ego di Mishima, naturalmente)mentre Yuichi è la rivelazione di una realtà stilistica occidentale. Due situazioni conviventi, in un dato momento che è proprio il momento in cui il Giappone sta vivendo la lunga lacerazione del secondo dopoguerra. Mishima non si può pensare senza ri - pensare alla ricerca di una ricostituzione di quell' identità integrale che il Giappone andava perdendoe che forse oggi ha perduto . Lo scrittore non cercava di certo, come accadeva a molti suoi connazionali, un referente di modernità nel mondo occidentale. L' ideale di Mishima consisteva nella ricerca di equilibrio , nella fusione tra anima e corpo.
oggi , non solo l' estremo oriente ma anche l' occidente vive una separazione intestina, un intristimento di identità, una perdita di quel "valore" un tempo pienezza e oggi diventato progressivamente involucro, apparenza. Il "cogito ergo sum" diventa "appaio dunque sono". Ma non è questa la sede.
Mishima lottò sempre contro il conformismo intellettuale ed ebbe una formazione profondamente etica , soprattutto da parte della nonna paterna, compagna di un uomo il cui unico interesse era godere i privilegi del ricco borghese.
Probabilmente, come sostenne la Yourcenar -a mio parere l' unica tra i biografi che avesse potuto accettare e comprendere la scelta del seppuku, del suicidio rituale ,- Yukio Mishima realizzò la sua più grande opera tra l' incomprensione di tutto il mondo, il suo e quello del quale vedeva già la disgregazione. Mi permetto di segnalare la lettura del carteggio tra Mishima e Kawabata, altro grande artista giapponese che scelse invece un suicidio "grottesco", non certo tradizionale e "nobile" come quello scelto da Mishima; inoltre il pregevole saggio IL CRISANTEMO E LA SPADA di Ruth Benedict per chi desiderasse approfondire la conoscenza del modello culturale del Giappone negli anni del secondo dopoguerra.
Indicazioni utili
L' eleganza è frigida, Parise
Del metallo della carne, Patroni Griffi
La casa delle belle addormentate, Kawabata
La bellezza e la tristezza, Tanizaki
La croce buddista, Tanizaki
l' ultimo suono, la prima passione
Ogni lingua cerca di dire qualcosa; ogni lingua non può che approssimare la volontà di passione e ogni lingua è un labirinto per abbracciare la coscienza del comunicabile e del valore del silenzio. Il personaggio di questo romanzo è un superstite ; come chi appartiene alla civiltà tenta di raggiungere un luogo che sia la comunicazione, anche Ivan tenta di comprendere. Tenta con i propri mezzi, con i propri suoni. Ma sono proprio i suoi suoni che daranno la stura ad una sorta di vaso di Pandora.
"Il significato delle cose è un luogo nascosto, estraneo a ogni lingua , e ognuna tenta con le sue imperfette parole di raggiungerlo. Da sola nessuna può riuscirci.
Servono tutte le lingue del mondo per tenere vivo l' universo"
I suoni da soli non innescano che la reazione della curiosità, o la fascinazione ineffabile della musica; ma qualcuno vuole strumentalizzare suoni di una lingua che non esiste più e lo stesso Ivan, depositario ultimo di una tradizione ormai scomparsa.
I personaggi che intenteranno una competizione per ricavarne un profitto personale pagheranno cara la loro velleità; e non soltanto loro. Anche qualcuno di apparentemente innocente pagherà con la propria vita.
Ivan in fuga, sulla nave che dovrebbe riportarlo vicino ai suoi boschi:
"...batteva coi piedi e urlava le parole della sua canzone strozzandole nella gola perchè non mandassero eco. Così facevano i cacciatori del Tajmyr. come un fumo , il suo canto si levava nella sala avvolto da una calda raucedine. La gente ascoltava estasiata quelle grida selvagge che nessuno aveva mai udito. Tutta l' arena fremeva, pulsava al ritmo della danza di Ivan (...)"
E' un momento di commozione, e anche se nessuno comprende le parole del canto intonato da Ivan, tutti i presenti si mettono a manifestare la loro partecipazione.
Vi invito a pensare a quando vi è capitato di ascoltare i battiti di una percussione, o la musicalità di un gruppo di suoni del quale non si cerca neppure più il significato. Musicalità. Onda.
"Su una nave da crociera che attraversa il baltico da Helsinki a Stoccolma, l' ultimo dei Vostiachi si guadagna da vivere esibendosi nello spettacolo del gruppo folcloristico estone "Neli Sardelli" .Suona un tamburo fatto di pelli di renna, cantando le antiche canzoni di una lingua misteriosa che a sentirla fa accapponare la pelle, fa venire la voglia di pregare"
E così termina la storia di Ivan.
se vi piace la musica e vi piace il silenzio, leggete questo piccolo gioiello.
Indicazioni utili
Tokyo soup, R. Murakami
Il morbo di Haggard, McGrath
New York trilogy, Auster
Hobby, Fried
Delitto e castigo, Dostoevskji
del corpo, della modernità
“… Mi sono guardato bene dal fare della verità un idolo; ho preferito lasciarle il nome più umile di esattezza. I miei trionfi e i miei pericoli non sono quelli che la gente s’immagina; ci sono altre glorie oltre la gloria e altri roghi oltre il rogo. Sono quasi riuscito a diffidare delle parole. Morirò un po’ meno sciocco di come sono nato.”
Noi, insieme a Zenone, a tastoni facciamo il giro della prigione di carne e di pensieri che l' esistenza ci riserva; noi siamo consapevoli che il dubbio , fino a qualche decennio fa una sorta di eresia, diventa la benedizione salvifica nella tentata laicità del moderno; l' opera al nero, nel linguaggio alchemico è anche uno stadio primario del conseguimento da parte dell' essere umano di uno stadio di coscienza. Abbiamo tutti, credo, sentito parlare in qualche modo di "albedo" e di "nigredo" , anche se questi termini sono ormai usciti dall' uso comune nella lingua.
"Più vado avanti negli anni, più questa follia che consiste nel rifare libri antichi mi appare una grande saggezza. Ogni scrittore porta in sé solo un certo numero di esseri. Piuttosto che rappresentare questi esseri con le sembianze di personaggi nuovi, che sarebbero solo personaggi già conosciuti chiamati con nomi diversi, ho preferito approfondire, sviluppare, nutrire questi esseri con i quali ero già abituata a vivere, imparare a conoscerli di più via via che conosco meglio la vita, perfezionare un mondo già mio. " Non ho mai capito che ci si sazi di un essere", faccio dire ad Adriano parlando dei suoi amori. Non ho neanche mai creduto che mi possa saziare di un personaggio che avessi creato. Non smetto di guardarli vivere. Essi mi riserveranno delle sorprese fino alla fine dei miei giorni."
Non posso esimermi dal citare questo brano dai "Taccuini per le memorie di Adriano". Sono parole della stessa Yourcenar, e sono parole che rivelano quanto alter ego di Zenone e di Adriano abitassero la scrittrice.
Le ambientazioni de L'opera al nero sono varie; così come sono variamente collocati i pensieri di uomini differenti: uomini ancora tenacemente inchiodati al passato che si sta sgretolando e uomini che verranno puniti per aver voluto andare oltre. E uomini che , per la prima volta nella storia dell' europa dopo il medioevo, si porranno domande. Gli eretici, allora. Ma come scrive Blaise Pascal, il filosofo tanto amato dalla Yourcenar, alla finne gli uomini sempre vengono sconfitti da qualcosa di più grande di loro.
Una lingua sontuosa ed elegante fa di questo romanzo, uno dei più belli del XX secolo. Mi riesce difficile parlarne tenendo una distanza; non è un romanzo da leggere ; come Le memorie di Adriano, è da rileggere. Da tenere sempre a portata di mano. E' pieno di cose che indicano spesso la prigione della quale non possiamo non fare il giro.
Indicazioni utili
Autodafè, E. Canetti
I buddenbrok, T. Mann
L' uomo senza qualità, R. Musil
Pensieri, Marco aurelio,
Lettere a Lucilio, Seneca
De Rerum Natura, Lucrezio
La perdita dell' amore
"Ma lei era anche una dannata imbrogliona. Com' era arrivata a mascherare per anni la sua personalità, modellando i suoi gusti sui miei, andando in estasi davanti a quello che odiava, detestando quello che adorava?"
Un uomo che viene tenuto in stato di segregazione dalla moglie, fa questa considerazione. L' amore asssomiglia all' odio , vien ripetuto spesso durante le pagine del romanzo. E viene ripetuto in modi differenti.
L' amore è bulimico, agli inizi: spesso accade che quando finisce si viva una carestia. Non sembra che il cibo sia più a portata di mano, proprio come il corpo di chi abbiamo amato e non amiamo più o dal quale non siamo più amati.
La seduzione funziona in uno strano modo: non c' è seduzione senza un sedotto. Sulla bilancia i due termini del discorso mutuano la stessa cifra.
"Non voglio parlarne. Dimentichiamocela. L' odio può assomigliare all' amore come un fratello , quando si è consumati dalla solitudine. L' isolamento vi spingerebbe a innamorarvi di uno sgabello (...) Ci vorrà solo un istante per sbarazzarmi di questo bisogno di amare che stupidamente ho scambiato per amore"
E a questo proposito, mi piacerebbe qui poter riportare un parallelo con quel capolavoro di frammento taglente che è Frammenti di un discorso amoroso di roland barthes, in particolare i brani sulla perdita, o come la chiamava il grande barthes: "fading", la condizione umana di chi viene dimenticato in un cassetto come un fazzoletto ancora buono da usare ma che ci ha annoiato. E non solo.
Comunque, due esistenze al limite della follia. Magnifiche le descrizioni dei cibi immondi di cui il protagonista cerca di nutrirsi.
A mio parere, un romanzo, opera prima, che è un piccolo gioiello di sapienza narrativa.
Indicazioni utili
Estensione del dominio e della lotta, Houellebecq
Troismi, Darieussecq
Il paradiso degli uragani, Grainville
Grottesco, McGrath
L' amore fatale, McEwan
I parassiti, Du Maurier
Confessioni di una maschera, Mishima
L' amore di uno sciocco, Tanizaki
La noia, Moravia
Frammenti di un discorso amoroso, Barthes
Tropico del cancro, Miller
Il dono dell' impunità al lettore è altrove
Le ipocrisie del mondo si raffinano nel tempo; all' improvviso -ma non troppo- arriva qualcosa che fa piazza pulita: una guerra, una rivoluzione, un' epidemia. Colpe e inganni, condizionali mai risolti se ne vanno così senza che ci si possa più fermare.
Ciò che avrebbe potuto essere finisce. Il tempo finisce. Resta l' espiazione. Come sempre, almeno a me così pare, ogni romanzo degno di tale "valuta" verbale e significante, cela un discorso "stereomobile".
E' certamente il caso di questo cristallino e tagliente lavoro di McEwan. Lode alla magnifica traduzione di Susanna Basso per Einaudi, traduzione che riesce a conservare proprio quel cesello e quel gelo al quale la pelle del leggere si appiccica.
La storia, lo so che si vuole sempre una storia; e va bene.
Inizia la sceneggiata durante un' estate della metà degli anni '30. Una ragazzina propina i suoi lavoretti letterari ai famigliari.
E' evidente fin da subito che farà la scrittrice. Ma è noto che da piccoli, ciò che si vede è differente da ciò che si vedrà più tardi. Con i propri strumenti critici, Briony Tallis arriva ad accusare una persona di aver commesso un crimine. All' errore non verrà mai data la possibilità di riscatto : espiazione. E Briony espierà per sempre. Come lei , noi tonti voyeur che leggiamo: per sempre un' opera , nascosta, "CI" sarà assente nella sua perpetua presenza. "In absentia" ricorderemo qualcosa leggendo, confonderemo l' immaginario con ciò che accade nel sogno o in un ricordo. Non sarà che un' opera assente, desiderata, mai realizzata se non nella eterna espiazione.
"Ma cosa è successo veramente? La risposta è semplice: gli amanti sopravvivono, felici (...)"
Questo è ciò che la Briony ormai anziana e in procinto di perdere la memoria per una grave malattia, domanda retoricamente a chi legge e chi leggerà; e ancora:
"Come può una scrittrice espiare le proprie colpe quando il suo potere assoluto di decidere dei destini altrui la rende simile a dio? Non esiste nessuno , nessuna entità superiore a cui possa fare appello , per riconciliarsi, per ottenere il perdono. Nulla al di fuori di lei. La sua fantasia sancisce i termini della storia... Si risolve tutto nel tentativo (...)"
Indicazioni utili
La signora Dalloway, Woolf;
Il colpo di grazia, Yourcenar;
L' abbazia di Northanger, Austen
Rashomon, Akutagawa
"...all' unica verità, che è la letteratura"
L' opera di Fernando Pessoa è una di quelle opere assolute, quei capolavori che appartengono alla terra dell' utopia.
Non ci si lasci ingannare dall' ipotesi del monologo; le parole del diario del protagonista, Bernardo Soares - Fernando Pessoa, vengono definite -totalmente a ragione, - da Antonio Tabucchi "un dialogo incerto". dalla lettura di questo scritto, non oso chiamarlo diario poichè ritengo di poter soltanto timidamente cogliere frammenti (anzi, mi sento anche piuttosto pudica nei confronti di uno snudamento d' anima specchiata...distorsione di uno nell' altro, sconfinamento continuo) emergono manie, idiosincrasie, malinconia , riflessione. le cose di tutti, quando quei tutti si ascoltano dentro il torrente che stride , dei pensieri non detti neppure a sè stessi. la traduzione, pur mirabile e decisamente splendida, come sosteneva Ortega Y Gasset, è sempre un percorso, uno dei tanti, verso l' opera.
"L' unica aristocrazia è non toccare mai"
Ecco. Non toccare, come non scegliere; come non pensare ai nutrimenti terrestri di Gide? Impossibile.
"Avere il pudore di noi stessi; capire che in nostra presenza non siamo soli, che siamo testimoni di noi stessi..."
E come non pensare a Dostoevskij, a tutta quella letteratura spaventosamente e criticamente europea , a kafka...
Il libro di Pessoa non va letto come un diario personale e va letto proprio per questo come il più personale dei diari della nostra condizione di europei, condannati alla finestra ma allo stesso tempo protetti da essa. "We gonna get in to get out", direi citando i grandi Genesis...
Indicazioni utili
I nutrimenti terrestri, Andrè Gide;
Peter Schlemil, Adalbert Von Chamisso;
Il giudice e il suo boia, Friedrich Durrenmatt;
Requiem, Antonio Tabucchi
I quaderni di Malte laurids Brigge, Rainer Maria Rilke
stare dalla parte dei sopravissuti è possibile?
Il mosaico della storia rilascia una tessera, qui, in questa opera immensa di Mishima. La tessera in questione è la notte dei lunghi coltelli, rievocata con fatale pretesa di oggettivismo.
In fondo, il messaggio di cui lo scrittore giapponese sembra ammiccare la ventata sardonica, è il disastro senza appello a cui ogni uomo che voglia il potere va incontro. Uomo inteso come contenitore di animalità col peccato presunzione della ragione. Mishima, pur con la sua enorme conoscenza del mondo letterario occidentale, era giapponese (che meraviglioso popolo sfortunato)e se non lo fosse stato forse avrebbe impostato il discorso della disfatta di Hitler su una linea platonica.
Mi domando se sarebbe stato possibile.
Si può pensare alla violenza della storia; ma la finzione della letteratura dopo un pò fa piuttosto pensare niente altro che alla storia scritta, le cose accadute e che non si possono abbellire, le verità che non si possono sconfessare. Questa è grande letteratura a mio parere. La forma di quest' opera è il dramma. Consta di tre atti.
Per stessa dichiarazione dell' autore, la figura centrale non era tanto quella di Hitler quanto quella di Rohm, il capitano che in certi momenti ci fa pensare ad una identità quasi ingenua -soprattutto nella sua fede in una rivoluzione.
Indicazioni utili
Il padre di un assassino, Alfred Andersch;
Le benevole, Jonathan Littell;
Come si diventa nazisti, Allen
Britannico, Racine
dell' inutilità dell' editoria, ovvero quanto sono
Irritante; personaggi non credibili, trama pretestuosa e presuntuosa. Una scrittura del genere non serve, non diffonde alcun messaggio. Se voglio leggere schopenhauer o nietszche senza fare troppa fatica vado a ripescare Bohumil Hrabal oppure Le novelle orientali della Yourcenar, o se volessi anche ridacchiare, Igiene dell' assassino di Amelie Nothomb.
Questo pacchetto di carta sprecata dimostra come sia facile oggi farsi pubblicare; il copione non ha bisogno nè di ricerca linguistica e tantomeno di originalità. Vorrei segnalare a chi ama questa "roba" letture più utili, che ne so, L' opera sconosciuta di Zola o Guerra e Pace di Tolstoj, o I racconti di Cechov. Ma più di tutto sarei curiosa di vedere come si sarebbe infuriato Raymond Carver daventi a uno spreco simile.
Per fortuna non sono l' unico lettore al mondo; se così fosse , la signora che ha scritto questa "roba" non avrebbe guadagnato un centesimo.
Indicazioni utili
nostalgia delle cose ineffabili...
Incantevole, intenso, doloroso.
Non sono ancora riuscita a capire, dopo anni, quale sia il motivo che mi fa pensare ad un film di Amenabar, The Others, quando ripenso a questo romanzo.
Forse la struttura quasi scenografica del ritmo narrativo...
Indicazioni utili
come vola il corvo, anne marie macdonald
i beati anni del castigo, fleur jaeggy
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