Opinione scritta da Pelizzari
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Due anime stanche
Una lettura fondamentalmente intimistica, che parla di fede, di colpa, di redenzione e gi grazia e che è di fatto principalmente incentrata sull’impatto che la religione ha nella vita delle persone. E’ una tematica che non sento particolarmente vicina, pertanto la lettura a me è sembrata un po’ ostica, soprattutto a livello di contenuti. Mi è piaciuto il personaggio di Lila, abituata alla solitudine, dura ed orgogliosa. Ho apprezzato meno il personaggio del reverendo, molto più difficile da capire. In tutta la lettura mi è sembrato diffuso il senso di malinconia ed un grande intimismo in cui, di fatto, non mi andava di entrare.
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Un sistema solare
Questo libro è una vera perla e ti fa pienamente capire che leggere è prendere coscienza dei propri limiti. Il protagonista è un biblioterapeuta, che riceve l’incarico, da parte della sorella di un uomo anziano affetto da Alzheimer, di capire qual è il libro di cui lui ricorda solo alcune frasi senza senso logico. Da lì scatta un viaggio, una specie di gioco insensato di associazioni, che permette al protagonista di accedere all’immensa collezione di libri di questo anziano uomo. Un vero e proprio sistema solare, per struttura, per contenuti, per il tempo ed i viaggi grazie ai quali è stato possibile costruire questo tesoro. Ed è solo in quei locali ed immersi in quel mondo, che, con tanta intelligenza e tanta cultura, a partire da una serie di indizi, si riesce a ricostruire il puzzle, scoprendo un’inaspettata segreta storia d’amore, di una dolcezza infinita. Le coincidenze della vita non sono tali, ogni cosa avviene per un motivo ed ha il suo perché. Ogni libro è un mondo ed è una scatola sonora. Questo libro riproduce i suoni di un’orchestra ed anche il titolo, geniale, non è una coincidenza.
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I momenti della vita
Sarà la mia incompatibilità con la narrativa americana contemporanea, ma anche questo libro, seppure vincitore dell’ambìto Premio Pulitzer, non mi è piaciuto molto. Prima di tutto perché, seppure dedicato alla figura femminile di Olive, ho fatto fatica ad inquadrare il personaggio. Da una mia idea, me l’aspettavo come una figura femminile dimessa ed accogliente, invece l’ho trovata a tratti arrogante, invadente e decisamente antipatica. Olive osserva i segni del tempo moltiplicarsi attorno a lei. Forse il cuore della storia sta quindi più nei personaggi minori che le ruotano attorno che non nella sua persona. L’unica cosa buona che salvo è la morale di fondo del libro, che ci insegna che uno dei pregi dell’invecchiare è la consapevolezza che molti momenti non sono solo momenti, ma sono doni.
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Incontinenza ironica
Viviana e Modesto sono i due protagonisti di questa storia d’amore, che è a dir poco esilarante. Per il rapporto estremamente vivace ed ironico che hanno, per la loro simpatia, per le loro paranoie, per il loro modo di rapportarsi anche con i personaggi secondari. Viviana e Modesto sono una coppia frizzante, una potenziale bomba ad orologeria e penso che l’autore non abbia scelto i loro nomi a caso. Lo stesso stile dell’autore è veramente eccezionale, a due voci, con uscite brillanti e spontanee e nello stesso tempo con un linguaggio ricercato e non comune. Uno stile dall’incontinenza ironica che in molte occasioni ti fa proprio sorridere intanto che sei intento nella lettura. Cos’è che davvero sono e cosa vogliono lo si capisce dall’inizio. Sono due amanti impantanati. Ma sono due amanti che si amano davvero tanto.
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Oltre l'apparenza
Libro delicatissimo e davvero emozionante, che racconta la storia di due belle anime, fragili ed in qualche modo gemelle: una donna adulta, Renée, portinaia, che legge Tolstoj ed ascolta Mozart ed una ragazzina di 12 anni, Paloma, un po’ ribelle ma molto sensibile. È una storia che ci insegna ad andare al di là dei pregiudizi e delle apparenze, perché non bisogna giudicare, ma cercare le persone e vedere oltre. Oltre l’apparenza si scoprirà la bellezza e la bellezza è ovunque: nella lingua, svelata dalla grammatica, nella letteratura, che è rifugio dalle angosce quotidiane, nell’arte, che è emozione, nella musica che dà equilibrio. Lo stile è ricercato, raffinato, non di semplice lettura, perché ricco e intriso di riferimenti culturali. Il messaggio è un messaggio di vita, perché occorre guardare al futuro, perché esso ci permette di costruire il presente con veri progetti di vita; perché occorre amarla questa vita. È molta disperazione, ma è anche qualche istante di bellezza, in cui il tempo non è più lo stesso. E anche per uno solo di quegli istanti, vale la pena viverla.
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Lento e trascinato
Siamo nel periodo della seconda guerra mondiale. A capitoli alterni conosciamo la storia di una bambina e di un ragazzino. La bambina è Marie-Laure, affetta da una malattia degenerativa che, ben presto, la rende cieca. Lei è di una dolcezza infinita e nello stesso tempo molto coraggiosa. Il ragazzino è un’altra anima pura e le loro anime sono destinate ad incontrarsi. Il ritmo della storia è lento e malinconico; è strano questo stile narrativo, cerca come di commuoverti senza però eccedere. Nel complesso il punto di vista della narrazione è originale, perché la guerra è nello stesso tempo sullo sfondo e protagonista; ho però trovato il tutto eccessivamente lento e trascinato nel tempo, al punto da sembrarsi a tratti proprio noioso.
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La banda della Magliadilana
Una busta che si apre, dalla quale esce un frammento di passato che non è quello che ti aspetti. La busta è quella di un testamento. L’inaspettato è legato al fatto che il testamento può essere invalidato, seduta stante, per la contemporanea ammissione di colpa per un omicidio successo nel passato. E’ sempre bello leggere un giallo italiano. Se poi il giallo contiene influssi dialettali, lo si sente ancora più nostro. Camilleri ci ha abituato al siciliano e Malvaldi ci fa entrare nel bellissimo mondo del dialetto toscano, che crea una gran bella atmosfera. Con un quartetto di personaggi memorabili, la cosiddetta banda della Magliadilana, e le loro chiacchiere da bar al BarLume, l’autore ci offre questo bel “cold cheìs”, che viene risolto con vegliarda sapienza e simpatia.
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Un mite antieroe
Il tutto inizia con un borseggiatore a cui non ci si vuole opporre, a cui non si vuole tenere testa. E questa figura-ombra fa da filo conduttore ad un’indagine su un suicidio che il protagonista di questa storia conduce in modo discreto. L’indagare sulla vita di un uomo che si è tolto la vita equivale in un certo senso a violarla. Bisogna solo rispettarla, perché il capire i motivi di quel gesto soddisfa solo la curiosità morbosa degli estranei, senza di fatto aiutare nessuno. Se la mitezza del protagonista si era intravista fin dalle prime scene della storia, è proprio durante il dispiegarsi dell’indagine che emerge nitidamente; vi si aggiunge, un po’ alla volta, anche l’apatia del perdente, ma nonostante questa brutta impressione che ti sembra dare apparentemente, questo personaggio ti entra nel cuore, perché è di quelli che non hanno la determinazione e la cattiveria di difendersi, ma in tutto questo ritrovi tanta sensibilità, non mollezza. E’ un animo sensibile e sono proprio queste anime che sentono più forte il tradimento delle persone, perché sono loro che più credono nelle persone.
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Un mondo strampalato
Raccolta di racconti molto divertenti, che si presentano come un carosello, un comico ribollire di storie e ci offrono mille sfaccettature di un mondo strampalato. Ogni storia affronta, a modo suo, temi importanti ed attuali, come il terrorismo, l’abbandono degli animali, la mania del telefonino, i tradimenti, ma lo stile scelto è la chiave comica, per strappare un sorriso al lettore e per offrire un bell’affresco di un’umanità varia, decisamente molto caricaturizzata. La solitudine è al centro di quasi ogni storia e tutti i matti che incontriamo forse ci vogliono dire che ognuno di noi, a modo suo, ha il suo mondo e che siamo tutti espressione di qualcosa di superiore che ci accomuna e grazie al quale nessuno di noi è davvero solo.
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Il respiro del diavolo
Bellissimo giallo italiano, ambientato a Firenze, che si presenta come una matrioska di enigmi, con protagonista un giornalista fiorentino che ho imparato ad amare e che è diventato a pieno titolo uno dei miei investigatori preferiti. Per la sua autoironia, per la sua simpatia, per il rapporto fresco e spontaneo che ha con la figlia e con tutte le figure della sua cerchia con cui intrattiene relazioni personali e professionali. La storia è appassionante, inizia con un banale incidente, che presto si trasforma in un omicidio volontario, per poi evolvere in un regolamento di conti e poi ancora in un intrigo internazionale. Sembra di essere in uno di quei labirinti dei luna park che hanno gli specchi deformanti. Niente è come sembra. Ed è entusiasmante seguire i protagonisti, farsi una propria idea, collegare immagini, ipotizzare nomi, identificare il colpevole, fino ad arrivare all’ultimo e vedere ribaltati tutti i propri pensieri. E’ un libro che ti intrappola.
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Cacciatori cacciati
Giallo di impronta scandinava che racconta la storia di una morte sospetta di un cacciatore durante una battuta di caccia all’alce. Potrebbe trattarsi di un incidente di caccia ma anche di un omicidio premeditato e durante le indagini, in questa piccola comunità isolata, emergono relazioni intrecciate fra i personaggi, nonché scomodi segreti e legami inaspettati, di vita e di sangue, che offrono spunti di riflessione anche sulle debolezze di ciascuno di noi. Ambientato in autunno nella zona centrale della Svezia, è più che mai affascinante, come in tutti i gialli scandinavi, il contesto ambientale che fa da cornice agli eventi, la natura selvaggia e magnifica dei boschi, fatti di abeti e di cespugli di mirtilli.
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Una sporca faccenda
Tutto il contenuto di questo libro-inchiesta si capisce già anche solo dalla Renault 4 rossa raffigurata in copertina e dal colore giallo ocra scelto come sfondo. Scritto da un giornalista d’eccezione, in chiave comunque romanzata, per apprezzarlo pienamente occorre essere appassionati di storia ed italiani, perché questo libro è, di fatto, la ricostruzione degli intrighi politici che hanno portato al sequestro ed all’omicidio di Aldo Moro. Una storia ancora senza finale, perché la vicenda resta a tutt’oggi ancora oscura. Quello che colpisce è che la pubblicazione di questo libro, scritto già nell’81, è stata impedita. È un libro che si legge tutto d’un fiato, ha il ritmo incalzante di un thriller, ma vale un’inchiesta, una delle più importanti della storia del nostro paese.
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Una casalinga perfetta
Tipico esempio di letteratura americana, questo libro racconta di una famiglia perfetta e la lente d’ingrandimento è puntata sulla madre e moglie, Mrs Bridge, una donna abbastanza fredda nei modi di fare, ma premurosa e piena di buoni sentimenti e di amore per la propria famiglia. Lei educa i suoi figli all’onestà, parsimonia, igiene e riguardo verso gli altri, trasmette valori, dona il meglio che può. Il libro ci restituisce il ritratto di una mamma ansiosa e di una donna in fondo in fondo non particolarmente soddisfatta della propria vita, che lei stessa sente via via sempre più vuota. Appare come una figura fredda, un po’ rigida, un po’ poco flessibile, molto poco moderna. Però ti ci affezioni, forse perché in lei c’è qualcosa di molto comune a tutti noi.
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La "sciantosa" mummificata
Con questo libro cominciamo a conoscere una “montalbanina”, che promette davvero bene. E’ infatti la prima indagine di un’investigatrice siciliana, che mette anima e corpo nella risoluzione delle rogne che le vengono affidate, ed è dotata di un intuito sbirresco davvero non comune. La storia è ambientata fra Catania e Noto, con il particolare di una tempesta di sabbia vulcanica in corso, che dà il titolo alla storia e che dà colore all’ambientazione ed alla cornice. Il concatenarsi degli eventi e lo svolgimento dell’indagine è serrato e tiene molto vivo l’interesse del lettore, anche se la nebbia attorno al caso aumenta di mano in mano, per poi prospettare una soluzione possibile, ma da provare, per poi ribaltare il tutto in modo inaspettato. Molto apprezzabile la scelta dello stile e del linguaggio che ti permette di tuffarti fin dalle prime pagine nel mondo siciliano e nel loro splendido dialetto. Un po’ le espressioni usate, un po’ l’uso intenso del passato remoto mi hanno risvegliato la nostalgia della mia regione preferita.
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Impalpabili ed evanescenti
Piccolo libro che raccoglie sei brevi racconti…e io…di sei racconti…non ne ho capito nemmeno io. Io sono convinta che i racconti siano mille volte più difficili di un libro, perché devono racchiudere tutto in poche pagine e, per essere ricordati, lasciare il segno, come una freccia che colpisce il centro del bersaglio. Questi hanno qualcosa in comune, sono storie di fantasmi in cui l’invisibile si fa sentire come un refolo, uno spiffero appunto, ed è ora una persona, ora un suono, ora una speranza. Questi racconti però mi sono sembrati tutti impalpabili, come soffi e tutti senza senso. Se si legge ciò che l’autrice racconta nelle sue interviste, un senso lo si ritrova, ma io resto del parere che un lettore un senso in ciò che legge lo deve trovare da solo, senza guide alla lettura, se no…tanto vale…
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Ruralità
Secondo libro della “Trilogia della pianura”, dove si ritrovano sia i tratti tipici dello stile di Haruf, come ad esempio la lentezza oppure i dialoghi non differenziati dal testo descrittivo, ma si riscontrano anche notevoli differenze rispetto al primo libro. Qui lo stile è molto più articolato e commentato, meno secco rispetto allo stile adottato in “Benedizione”. Là il fulcro era la storia di un fine vita, qui il fulcro è la storia di una nascita. Anche in questo libro più storie di vita di paese sono intrecciate ed anche grazie a particolari momenti che hanno per protagonisti gli animali, emerge la ruralità americana, che è forse l’impronta maggiore che l’autore voleva lasciare. Fra i due spaccati io ho apprezzato molto di più quello di “Benedizione” forse perché di quella famiglia così unita nel dolore avevo amato proprio tutto, e nessuno dei personaggi di questo secondo capitolo è riuscito a darmi altrettante emozioni.
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Testa o croce o forse no
Splendido libro, scritto in modo tale da tenere letteralmente inchiodato il lettore alle pagine. Sia per la storia, sia per gli espedienti narrativi escogitati dall’autore nel raccontarcela. Con la voce di un diario, scritto in un quaderno verde pallido, che ci viene letto, strada facendo, da uno dei protagonisti principali, la vicenda della bimba orfana, personaggio-chiave del libro, ci viene presentata fornendoci via via tutti gli elementi per risolvere l’enigma, fino ad un inaspettato colpo di scena finale. Il libro è avvincente, scritto in modo intelligente e direi anche geniale a livello di struttura narrativa, nonché davvero umano e commovente.
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Dal grigio all'arcobaleno
Bellissima storia con un protagonista grigio, alle prese con una lenta caduta personale, priva di emozioni, che si abbandona all’apatia e che si chiude in se stesso. Vicende professionali e personali lo fanno diventare come la polvere, ovvero si deposita e smette di muoversi nell’aria. Finchè arriva una signora anziana, una vicina di casa, che gli affida un compito: chiudere la sua ferita più grande, ancora sensibile ad ogni minimo tocco. Questo compito, preso inizialmente di malavoglia, diventa per lui uno scopo e gli permetterà di vedersi aprire davanti tutta una gamma di possibilità e di colori, che lo riporterà alla vita, permettendogli di scrollarsi di dosso la polvere dell’indifferenza e permettendo di chiudere tante ferite importanti, sue e delle persone che gravitano nel suo mondo.
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Il vero senso di ogni viaggio
Libro francese che ricorda quelli scritti da Osho. Mistico e riflessivo. Inizia con la storia di una malattia, che è un fatto della vita che, come altri, azzera tutte le priorità, si snoda con un’esperienza a 7.000 km da casa, forse difficilmente credibile per come è raccontata, ma un romanzo è e come romanzo lo accogliamo e si chiude con un’amicizia rinsaldata, vera come ce ne sono poche. Anche se il tutto è romanzato e reso leggero, forse anche troppo, è molto piacevole leggere la storia di questa giovane donna, tutta presa dal lavoro e da false priorità, che riscopre il proprio battito interiore e la vera se stessa, grazie ad un’esperienza nell’estremo Oriente, sulle vette dell’Himalaya, con delle guide spiriturali. Durante questo viaggio saltano tutti i suoi punti di riferimento e scatta un nuovo sistema di pensiero che la mette in risonanza con se stessa. Capita spesso che un cammino intrapreso porti in luoghi diversi da quelli che ci aspettavamo. Sarebbe il senso vero di ogni viaggio. Qualsiasi tipo di viaggio. Anche quello della vita stessa.
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Tutti sospettati
Detective novel scritta da un’autrice inglese del primo Novecento, che non conoscevo. L’indagine riguarda un omicidio che avviene in scena, durante una rappresentazione teatrale, in cui un’arma in teoria caricata a salve, viene caricata con pallottole vere e quindi uccide. Sospettati sono tutti gli attori. Artificiosi ed illogici fuori dal loro mondo. Veri e reali solo sul palcoscenico. L’ispettore incastra l’assassino con un espediente, davvero intelligente. O comunque forse davvero troppo ingenuo l’assassino. Nel complesso una lettura scorrevole ed una buona ambientazione. Personaggi non eccellenti.
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Il narratore di mezzanotte
Con la letteratura dell’estremo oriente io non ho in grande feeling ed anche questo libro, poco conosciuto ma da quei pochi molto amato, sinceramente non l’ho molto apprezzato. Ambientato nella Cina degli anni ’70, racconta la storia di due giovani che scoprono una valigia di libri proibiti e si innamorano della letteratura occidentale. È una storia che mi ha fatto molto pensare all’importanza della libertà di pensiero, di lettura e di parola, per noi scontata, ma non affatto così nella storia del mondo. Mi è piaciuto molto il momento in cui uno dei due protagonisti diventa il narratore di mezzanotte e racconta agli altri una storia lunga nove notti: anche questa è una forma di condivisione che sembra avere la tinta seppia del passato. Tutto il resto è più spento ed anonimo. Strani i capitoli del “cosa disse”: sono capitoli dedicati ai diversi punti di vista. L’idea sarebbe buona, ma mi sono sembrati piazzati un po’ in mezzo ed anche questo particolare ha contribuito a darmi dell’intera lettura un’immagine di un libro un po’ sconclusionato e comunque molto freddo e distaccato.
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Il giorno dell'arrivo
Questo libro affronta il difficile tema dell’integrazione, raccontandoci la storia di una famiglia americana e di una famiglia iraniana, che vive in America, che adottano due bambine coreane. Ne nasce un’amicizia, che viene celebrata ogni anno ricordando il giorno dell’arrivo delle bimbe con una festa davvero speciale. E’ un libro che fa riflettere sul senso della maternità, sulla solitudine della vecchiaia, sul concetto di famiglia. Perché più che non le bambine sono proprio le due famiglie al centro dell’attenzione dell’occhio dell’autrice. Lo stile è scorrevole, semplice, ma direi non entusiasmante.
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Freddo ed incolore
Questa è stata una lettura strana, perché è un libro che non sono riuscita ad inquadrare. Ricco di premi, però io l’ho trovato freddo ed incolore. Vicende umane di personaggi anaffettivi, con sullo sfondo la vicenda storica della prima guerra mondiale. Ho molto apprezzato solo i richiami alla guerra ed a quello che possono provare i soldati, perché quando si combatte si pensa a restare vivi e si combatte con e per l’uomo alla nostra sinistra e con e per l’uomo alla nostra destra, perché sono loro che, vivi, potrebbero salvare la vita a noi. E’ una prospettiva a cui non avevo e non avrei mai pensato in questi termini. Buoni alcuni pensieri sparsi, che condivido, come il fatto che a volte è meglio difendere la dignità col disprezzo del silenzio, ed il fatto che l’attesa è di per sé terrore, mentre solo l’agire toglie l’aria alla paura. Ma mi è rimasto poco o nulla dei personaggi, davvero molto molto poco speciali e mi è rimasto poco o nulla anche della trama in sé.
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L'imperfezione gestibile
Giallo italiano, ambientato nella Bologna degli anni ’50, con un’ampia prima parte che descrive i fatti prima di un certo incidente ed una più ridotta seconda parte, a mio avviso ancora migliore, con il racconto dei fatti post-incidente, nonché con la conclusione dell’indagine. Storia vivace nell’esposizione e molto originale nei contenuti. Con un personaggio protagonista che riveste un ruolo enigmatico, fino all’ultima pagina, direi parola, e che si rivela essere un vero cane da caccia. Con personaggi minori che sono altrettanto delle vere sagome, perché due persone fanno sempre più sbirro di una e perché l’accoppiata poliziotto buono e poliziotto cattivo non è solo un cliché americano. Con uno stile spontaneo e fluido, arricchito in diversi punti, nei dialoghi, di simpatiche espressioni ed esternazioni, anche dialettali. Con una spiegazione dei fatti che fa davvero capire che, con un delitto imperfetto, è comunque possibile costruire un’indagine perfetta, anche scegliendo il colpevole. Colpevole o meno che sia. E fra rane fritte, rane in umido, pesce gatto e bomboloni, un finale che davvero non ti aspetti.
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Al settimo cielo
Commedia brillante, ambientata a metà fra Parigi e Venezia, e già solo per gli sfondi merita attenzione, perché è bello perdersi nelle vie di una e nel dedalo delle calli e dei ponti dell’altra. Per ritrovare di fatto se stessi. E’ quello il vero senso di ogni viaggio. La storia è fresca, giovane, da innamorati ed ovviamente con un lieto fine. In ogni commedia che si rispetti c’è un momento in cui i vari personaggi si ritrovano tutti insieme conoscendo soltanto un unico aspetto della situazione in cui sono coinvolti. Anche in questa ci sono scene davvero divertenti e non mancano gli equivoci che mettono pepe ed allegria in una storia già di per sé bella. Meraviglioso il racconto delle quattro settimane a Venezia, vissute all’insegna della bellezza del momento. Perché è vero che l’universo ha un’anima ed è meraviglioso quando le coincidenza della vita ci portano al nostro destino.
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La cura
Primo libro della trilogia della pianura (anche se, nella serie originale, questo in teoria dovrebbe essere il secondo libro). Lo stile è particolare, perché sono completamente annullati tutti i segni di punteggiatura tipici dei dialoghi; pertanto il lettore si ritrova in un flusso continuo tra il raccontato e gli scambi di battute fra i personaggi. Questo dà un piacevolissimo senso di immersione. L’autore è un vero maestro dei sentimenti che, forse anche grazie a questo suo particolare stile, affiorano spontaneamente. Emergono da soli dalle pagine perché il lettore entra un po’ in esse, per ritrovarsi, per capire, per interagire in un mescolamento continuo. La parte che ho amato di più, sentendola fin nelle ossa, il modo con cui una moglie ed una figlia accompagnano il marito/papà negli ultimi suoi giorni di vita. In questo racconto emerge prepotente la preziosa normalità che si vorrebbe come congelare, anche se la lentezza con cui la storia viene narrata quasi quasi ci riesce. E forse, più di qualsiasi altro aspetto, ho amato la cura e le attenzioni che queste donne riversano su di lui, con una semplicità di sentimenti e con un amore che mi hanno toccato nel profondo.
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Il potere dell'immaginazione
E’ stupefacente leggere una sceneggiatura teatrale, così come penso possa essere altrettanto bella una sceneggiatura cinematografica, e pensare che l’autore, intanto che la scriveva, già immaginava ogni minimo dettaglio o particolare, pre-vivendo, pre-sentendo, pre-gustando quella che sarebbe poi diventata la rappresentazione in scena. In questa opera, che si legge agevolmente e che presenta una girandola di figure, comprendiamo anche l’importanza dei personaggi, così come dei caratteristi, cioè quelle figure che interpretano dei ruoli. Quanto è vivo e moderno il teatro. Quanta vita c’è in ogni suo aspetto.
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Tre cuori in affitto
Libro che racconta storie dell’adolescenza in una scuola superiore di Torino. Ho apprezzato che l’ambientazione temporale fosse negli anni ’80, con tanto di paninari, felpe Best Company e dark, che mi hanno in effetti permesso di fare un tuffo all’indietro nella mia stessa adolescenza. Ho apprezzato che in questo mondo di cuori in tumulto non ci fosse quindi alcuno spazio dedicato a telefonini o a Facebook. Però il contenuto l’ho trovato molto povero, alla Federico Moccia e penso che questo sia un po’ il leitmotiv di un autore, da cui cercherò di stare abbastanza lontana in futuro.
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Ricordi malinconici
Breve libro che di fatto è una raccolta di pensieri, di appunti e di ricordi, personali, autobiografici, familiari. Fra i vari capitoli non c’è un filo logico. Si presentano proprio come frammenti di memoria. Interessante è il peso che, in questi lampi, hanno i genitori dell’autore, le proprie origini napoletane, i libri e le scalate. In tutto questo c’è la maggior parte della sua vita. E se è immenso il concetto che il libro, di per sé, è un semilavorato, in quanto per finirlo ci vuole il dopolavoro del lettore, in più frammenti io ho ritrovato una parte di me. Bellissimo il capitolo della “variante di parabola”, dove pesa il silenzio lasciato dal vuoto dopo la morte dei suoi genitori. Lui, rimasto figlio, senza essere padre, con la sensazione forte di essere un ramo secco. Prepotente è il senso di mancanza, il senso di tristezza, il senso di nostalgia, che traspare da ogni angolo della memoria.
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Altri tempi
Leggere un libro della Austen è proprio come entrare in un’altra era. Se ne apprezza l’eleganza di altri tempi, il senso della lentezza, l’attenzione alle frivolezze, il diverso modo di socializzare tipicamente ottocentesco, fatto di vita mondana, chiacchiere e balli, la centralità della musica, in tutte le sue forme, le conversazioni incentrate su pettegolezzi e tutte impostate con un certo distacco, segno anche di raffinatezza ed educazione. E’ un tuffo in un altro mondo, piacevole senza dubbio, ma in questo romanzo più che in altri i contenuti mi sono sembrati più poveri e più insulsi. L’aspetto che ho più apprezzato è il vedere i cambiamenti di alcuni personaggi anche minori all’interno della storia, fermo restando che in ogni figura umana che viene rappresentata non c’è incanto pari a quello che dà la tenerezza del cuore.
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Un'anima nera
Thriller moderno che racconta la storia di delitti sotto una luce diversa. Nel senso che, mentre in un thriller normale, lo scopo per un investigatore è trovare l’assassino, qui, fin dall’inizio è chiaro che il focus dell’autore è l’anima nera dell’investigatore protagonista, Macbeth. Schiavo degli stupefacenti, della cosiddetta “miscela”, che lo rende instabile ed imprevedibile. Schiavo della sua Lady, che lo porta ad azioni criminose. Schiavo della sua sete di potere. Un personaggio estremamente cupo e negativo, che fa di questo libro un libro sporco e che fa riflettere su quanto il potere può affascinare le persone e spingerle oltre ogni limite.
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In una Genova anni '50
Racconto giallo italiano che fa parte della raccolta “Giallo panettone”. L’ambientazione è in una Genova degli anni ‘50, fra carruggi, barche, porto, magazzini di verdure. Scrittura un po’ frettolosa, ma comunque lineare e scorrevole. Personaggi un po’ arraffazzonati. Colonnello protagonista dell’indagine un po’ insignificante. Di buono solo qualche intercalare dialettale, non solo genovese, che ha vivacizzato un po’ questa breve lettura.
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La bruttezza della copia
Giallo italiano, ambientato a Roma, con diversi rimandi a luoghi resi celebri dalla storia, dall’arte e dai film. Con protagonista un investigatore libraio dalle zone d’ombra che non ho amato particolarmente, con una serie di adepti che in qualche modo ne seguono la scia. Con una storia decisamente frettolosa e dei pilastri appoggiati su opere d’arte che qualcuno tenta di imitare, facendone comunque brutte copie. Con una dark-lady che prende via via forma. Direi una brutta copia di quello che poteva essere un buon giallo romano. Unica nota positiva l’intelligenza e la capacità deduttiva del libraio.
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Spari in auditorium
Questa è una storia di fantasia, ma uguale a come ce ne sono tante, purtroppo reali. Racconta il dramma di una sparatoria in una scuola americana, come tante, troppe volte negli ultimi anni purtroppo è accaduto e fa riflettere sul problema delle armi da fuoco in America. Il punto di vista è quello degli adolescenti coinvolti, vittime, sopravvissuti, amici, familiari. Con uno stile non bellissimo, perché infarcito di linguaggi di comunicazione tipicamente adolescenziali, che non amo molto. Ma il contenuto non può non catturare la tua attenzione e la tua anima, soprattutto sapendo che la storia non è frutto della fantasia dell’autore.
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Troppo immensa
Con questo libro l’autrice si prefigge un obiettivo molto alto, ovvero “scrivere un ritratto” di una donna immensa: Maria. Ne nasce un libro delicatissimo, come succede sempre quando quest’autrice mette i propri pensieri nero su bianco. Lo stile è a tratti poesia pura e nello stesso tempo fa trasparire la forza, la fede, la vita. Perché Maria è la mamma per eccellenza, con tutte le paure dell’essere madre. In più di un figlio speciale. Così come sono speciali tutti i figli. Ma il suo più di tutti. E, ripercorrendo alcuni fatti dei Vangeli, viene descritto il punto di vista di Lei, i suoi pensieri, il suo amore, il suo dolore. Quando una madre diventa tale, non si sa chi ha dato la vita a chi. Era un libro difficilissimo da affrontare, ma lei, Mariapia, lo ha reso realtà.
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Memorie
I libri sono la sua vita e tutta la storia ruota attorno alla genesi di un libro davvero speciale, perché è quello che ha fatto nascere in lei l’amore per la lettura. Questo è un romanzo fatto di memorie, intrecciate, confuse, modificate, raccontate. Le memorie della madre e del proprio passato, che ricorda con nostalgia e con il sorriso. Le memorie di tre sorelle, estremamente legate l’una all’altra, tanto da proteggersi a vicenda a costo della propria stessa vita. Memorie confuse perché a volte la pazzia mette tante cose sotto una strana luce. Memorie comunque delicate e veramente ben raccontate. In una lenta e progressiva ricerca della verità, per poi scegliere di non raccontarla al mondo. Per rispetto.
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La donna perfetta
Al di là dell’oggettiva difficoltà di orientarsi che si ha con i vari personaggi dal nome giapponese…tutti simili fra loro…questo libro dà le stesse emozioni di un enigma della settimana enigmistica. Il caso è presentato con una freddezza ed un distacco che fa quasi impressione, proprio come se fosse un rebus o comunque una questione puramente lavorativa da risolvere. Nessuna emozione. Nessuna empatia con i personaggi protagonisti e minori. La freddezza più assoluta. Lo hanno definito uno dei migliori thriller relativo a casi di omicidio in una camera chiusa. Sarà…ma la chiave di soluzione del punto della porta chiusa è un aspetto davvero banale della storia. La risoluzione della catena di omicidi di donne ha, di per sé, dell’incredibile e l’effetto è quello di rendere il tutto ancora più artefatto e finto.
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Il peso della vecchiaia
Libro fluido, che scorre come un flusso ininterrotto, complice lo stile da diario. Però è un modo di scrivere che a mio avviso stanca il lettore abbastanza presto. La storia fa riflettere sul peso della vecchia, sulla letargia a cui si arriva in tarda età, ma il libro permette anche di riflettere sull’importanza della capacità di stare soli, di auto-aiutarsi e di accettare gli aiuti, perché, in fondo, non si è davvero vecchi se il cuore è giovane. Quello che è certo è il senso di malinconia che questa lettura ti lascia nell’anima, una strana sensazione davvero, come di grigiore.
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Carnefice e vittima
Questo libro si apre quasi come un romanzo, anche se poi, durante la lettura, si rivela più come un trattato storico. Il libro è incentrato sulla detenzione, all’epoca della dittatura di Stalin ed offre indubbiamente momenti di riflessione profonda sulla politica, sul totalitarismo, sull'umanità, sull'etica e sulla storia. Pur essendo costruito come un penetrante romanzo psicologico, io l’ho però trovato estremamente noioso, al punto da avere la forte tentazione di abbandonare la lettura. Interessante, per me, il solo aspetto psicologico del protagonista, carnefice-vittima, e soprattutto la prima parte, in cui viene esplorato l’animo di una persona costretta a stare in cella d’isolamento.
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Uno tsunami di primavera
Libro di viaggio che racconta la storia di un percorso fatto dall’autore in autostop lungo tutto il Giappone. Un viaggio iniziato per cercare una sorta di equilibrio. Viaggio che, tra gli incontri strampalati che fa l’autore, fa scoprire aspetti del Giappone non sempre così in linea con l’idea che si ha di questo Paese nell’immaginario collettivo. Perché il Giappone realizza il concetto di modernità al meglio delle proprie possibilità, ma è anche un paese irritante ed eccentrico. Attraverso il percorso del pellegrinaggio degli 88 templi, così come, tra hotel capsula ed alberghi dell’amore, sentendosi raccontare l’ossessione che i giapponesi hanno per il sesso, si svelano tante sfaccettature della loro mentalità, del loro essere. E’ un viaggio, e quindi un libro, che ti permette di vedere il Giappone non da spettatore ma da attore. La parte che ho preferito è quella dedicata alla fioritura dei ciliegi, con i loro colori rosa e bianco cangianti, ed il loro essere simbolo della caducità della vita. Lo spostamento del loro fronte di fioritura fa da filo conduttore del viaggio e del libro, forse perché i sakura sono un vero e proprio simbolo di questo paese. Essere immersi in quei viali, in quei parchi, in quei giorni, deve essere un vero sogno.
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Una clandestina ricerca
Bellissimo thriller italiano, che, pagina dopo pagina, svela i tanti tasselli necessari a delineare il mondo che gravita attorno ad una parruccaia, vittima di un omicidio efferato. La ricostruzione viene fatta via via in modo praticamente clandestino, in quanto l’omicidio risale a mesi prima, ma è restato a lungo irrisolto. E’ Angela, bella poliziotta e bella persona, che, per fare un piacere ad una vecchia amica, decide di curiosare e di mano in mano ricostruisce la tela. Meravigliosi sono i personaggi secondari, vivaci, colorati, ognuno parimenti importante, compreso il maggiordomo immaginario Gianpi.
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Lo sconosciuto in casa
Un investimento involontario provoca un danno irreparabile. Un uomo, Eitan, invece di affrontarne le conseguenze, scappa. E da questa fuga deriva una serie concatenata di eventi, dentro cui il protagonista si incaglia sempre di più. Storia interessante, soprattutto per tutti i suoi risvolti introspettivi. A tratti forse un po’ troppo lenta nel racconto, ma se ci si muove in una mente ingarbugliata, questa lentezza ha il suo senso. Eitan, dottore stimato, diventa prigioniero di se stesso, delle sue bugie, del suo silenzio, ogni giorno più presente ed ingordo. Tanto più che sua moglie, poliziotta, è la figura incaricata delle indagini e tanto più che la moglie dell’uomo investito diventa una figura dalla presenza impregnante, che scatena altre bugie. E’ un libro da cui scaturisce tutta la sensualità che alcune menti che si incontrano sono capaci di far scoppiare. E’ un libro da cui comprendi tutta la purezza della verità, tutto il dolore del senso di colpa, tutta la confusione che deriva dall’avvilupparsi dei pensieri intimi.
Il pianto muto
Ultimo capitolo della saga dei Cazalet, che chiude in bellezza una lettura epica, per impegno e per durata. Quest’ultimo capitolo è davvero pieno di tristezza, perché si apre con la morte della Duchessa e con tutti i cambiamenti che in una famiglia ci sono quando comincia a mancare qualcuno e prosegue con un dolore privato di Rachel, inaspettato ma vero. Si chiude quindi in questo modo un affresco familiare che, attraverso pranzi e cene di famiglia, passaggi generazionali in azienda, morti e malattie, nascite e gioie, ci ha accompagnato lungo i decenni, facendoci vivere la normalità di una famiglia con sullo sfondo la storia di quel periodo. Il messaggio più importante è che la vita va avanti, sempre e comunque. Il veicolo con cui il messaggio viene trasmesso è una storia davvero lunghissima, una vera telenovela, dove i ritratti femminili, che primeggiano con il loro carattere e la loro forza, sono davvero d’eccezione.
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Due gemelle solitarie
Apri un libro contemporaneo e sei subito avvolto da un’atmosfera ottocentesca, alla Jane Austen tanto per intenderci. Con uno stile raffinato, elegante, morbido, estremamente ricco di particolari e di descrizioni. Con un ritmo lento ed avvolgente. Il libro racconta la storia di una giovane donna che viene chiamata a scrivere la biografia di un’anziana scrittrice. E la storia di una si incastona nella storia dell’altra. E’ una vicenda di perdite, di gemellaggi, di solitudine, di ricerca della verità, ma anche di misteri e di vergogna. Prepotente emerge l’amore per la letteratura e l’empatia che prova chi legge talmente tanto da ritrovarsi con lo sguardo abbacinato fa senz’altro sentire molto vicine entrambe le protagoniste.
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La scorza del carabiniere
Giallo italiano, che fa parte di quella serie di gialli ormai molto gettonati, con protagonisti d’eccezione che si muovono in territori molto ben definiti, geograficamente e culturalmente. Questa storia è ambientata in una Sardegna degli anni ’60, dove vige un regolamento di conti modello “occhio per occhio”, perché questa è una terra e questi sono anni in cui vige il dovere della vendetta e dove le indagini partono da alcune stranezze su alcuni animali, per poi concludersi in dinamiche familiari che vengono alla luce poco alla volta grazie all’intelligenza di chi conduce le indagini. Fra i personaggi minori, il mio preferito è Caterina, una donna sarda molto loquace, che ti apre le porte del loro particolare dialetto e della loro cucina tipica.
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Zero psicologia
E’ difficile che un thriller non mi prenda, ma con questo libro così è stato. Ho fatto molta fatica ad entrare nella storia, a stabilire un legame con i protagonisti, un nipote alla ricerca della verità sulla morte della zia e tutto il contorno di personaggi minori che gli ruota attorno, lui, figura che applica la logica ad ogni cosa, emozioni, sentimenti, relazioni, parenti. La ricetta per una vita di sofferenza. La sequenza degli eventi è presentata con lo stesso ritmo di un film d’azione, però sembra una sequenza di tante tessere di un domino, fredde, con pochissima psicologia dei personaggi, con un ripetersi ossessivo del pensiero della zia, al punto che ti viene voglia di lanciare il libro della finestra e nessuna voglia di scoprire che cosa ne è stato di questa zia. La prima parte poi è veramente molto trascinata e molto poco adrenalinica e, se un libro non ti prende per mano nella prima manciata di pagine, è davvero difficile che tu lo possa apprezzare.
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Desiderio e ferite
Io non so perché i libri di letteratura ispanica contemporanea sono sempre così forti, così accesi, così potenti. Forse fa parte della loro cultura, del loro modo di essere, del loro modo di vivere la vita. Come modo di scrivere, come sensualità, come emozioni sicuramente colpiscono come schiaffi. Sembrano incrinature che non cicatrizzano mai. La storia è buona perché, da una storia di tradimento banale, si trasforma in una storia con colpi di scena inaspettati. E’ una storia che ci racconta il desiderio e le ferite dell’amore in un modo inaspettato. Lo stile è indubbiamente l’aspetto migliore di questa lettura, soprattutto nella prima parte del libro. Forse, strada facendo, diventa un po’ eccessivo per i miei gusti personali.
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Cartoline da Gotham City
New York è magia. Per me New York è un sogno, perché non l’ho ancora vista. Questo libro te la fa scoprire, grazie alla penna di uno scrittore che ne è innamorato e che te la racconta non come una guida turistica, ma in modo disordinato, così come lui ha imparato a conoscerla. Perché ognuno comincia a costruire la propria New York provata appena posa gli occhi su di lei, a partire dal primo fotogramma che la città offre al viaggiatore. Te la racconta attraverso i percorsi che ha fatto, attraverso i libri che ha letto, attraverso aneddoti che ti rimangono impressi, come quelli sulla storia del ponte di Brooklyn, attraverso istantanee e cartoline che difficilmente riesci a dimenticare. Il tutto mettendo come filtro se stesso, i suoi pensieri, le sue emozioni, perché ci sono pezzi di New York che commuovono. La città intera è fatta di materiale narrativo e la sua anima è nell’immaginazione. E’ una città così complessa che qualsiasi tentativo di definirla sarebbe riduttivo e cambia così in fretta che qualunque discorso diventa subito vecchio. Però il libro racconta dei fermo immagine memorabili, a maggior ragione, secondo me, per chi già un po’ si è perso nelle sue strade.
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Mister Smile Sicily
Questa è la storia vera di un viaggio nelle terre più povere, alla ricerca di orfanotrofi, per regalare sorrisi a bambini di tutto il mondo, attraverso l’alfabeto del gioco, che è accessibile e comprensibile a tutti. E si rivela un vero e proprio tuffo nel mare dei sorrisi dei bambini e nei colori della vita, perché anche nelle realtà più povere ed incerte brillano i diamanti. E’ un libro che ti fa riscoprire la bellezza della vita, perché viaggiare insegna il rispetto. Andrea è riuscito a riempire i buchi neri degli 8008 bambini che ha incontrato, ha lasciato loro qualcosa di sé e si è portato dentro qualcosa di loro. Bellissima la scelta di raccontare alcune delle loro storie, intitolando i capitoli non con i nomi dei bambini ma con i colori dell’arcobaleno. Bellissimo scoprire che l’arcobaleno sta dove vogliamo noi e molto spesso è dentro di noi.
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Ritratto di famiglia
Quarto capitolo della saga di Cazalet, che, mi sento di dire, ha fatto decisamente riprendere verve al ritratto di famiglia che nel terzo capitolo, a mio avviso, era risultato un po’ sbiadito. Tanti sono i colori vivaci ed oscuri degli amori fra i personaggi principali e minori. Tanti sono i tradimenti, i piaceri, le delusioni. Con tanta storia sfumatissima proprio solo sullo sfondo, come una leggera pennellata all’acquarello e tanti attori in primo piano, ognuno con il proprio marcato colore. Di questa saga sto apprezzando l’evoluzione dei protagonisti, quelli che da bambini diventano giovani adulti, quelli che da adulti cominciano ad invecchiare. Con il conseguente “allontanamento” che fa parte della vita di tutti. Forse, se devo trovare un difetto, la lettura è meno scorrevole rispetto alle puntate precedenti.
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