Opinione scritta da cesare giardini

474 risultati - visualizzati 401 - 450 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
 
Classici
 
Voto medio 
 
4.5
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    28 Settembre, 2013
Top 50 Opinionisti  -  

Morte e redenzione

Con “La sonata a Kreutzer”, è il romanzo breve più noto di Tolstoj, denso di connotazioni morali. Ivan Iljic muore a seguito di una grave malattia; accanto al feretro si muovono indaffarati parenti in gramaglie, amici tristi e pensosi, colleghi di lavoro con la mente altrove . Ma chi è veramente Ivan Iljic, come si è svolta la sua vita ? Nulla di misterioso o di spettacolare : è la vita di un benestante, di un uomo come si deve, fondamentalmente onesto, sposato con figli, una vita laboriosa con un ottimo impiego di procuratore. La malattia viene improvvisamente a turbare la sua tranquillità , mettendo poco a poco in crisi tutto un universo di riconosciuto perbenismo. Di fronte all’incalzare della grave (e misteriosa) malattia, malattia che nonostante l’intervento di famosi luminari del tempo pare non lasci adito a speranze, Ivan Iljic ripercorre a ritroso la sua vita, scoprendo giorno dopo giorno, nel sostanziale silenzio degli affetti più cari, le meschinità che l’hanno pervasa e le falsità con le quali è stato costretto a convivere. Egli non si dà per vinto, lotta tenacemente contro la malattia che lo debilita, ed in questa lotta scopre quasi meravigliandosene i veri valori della vita, valori che si richiamano alla sincerità nei rapporti umani ed alla solidarietà. Ivan Iljic muore, ma è sereno , avendo riscoperto la vita proprio nell’atto dell’estremo congedo. “ E la morte, dov’è la morte?” sussurra alla fine Ivan Iljc cercando la solita paura della morte, che invece era improvvisamente scomparsa. Scrive Tolstoj : “… invece della morte c’era la luce..” Non era finita la vita, come dicevano i presenti, ma era finita la morte, essa non c’era più, come si disse Ivan Iljic prima di esalare l’ultimo respiro.
Le ultime righe del romanzo, brevemente sintetizzate, contengono un altissimo messaggio morale, un messaggio di speranza : sono la sintesi del grande insegnamento morale che pervade il romanzo, e che lo pongono tra le opere più ispirate del grande romanziere russo.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
La letteratura russa dell'Ottocento
Trovi utile questa opinione? 
160
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
5.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    15 Settembre, 2013
Top 50 Opinionisti  -  

Un sogno d'amore d'altri tempi

E’ proprio vero quello che scrive il critico letterario D’Orrico su “Sette magazine “ (inserto del Corriere) : l’ultimo di Vitali è sempre il più bello. Il microcosmo ( ma è un coloratissimo universo) di Bellano, sulle amate sponde del lago di Como, esplode qui come mille fuochi di artificio. Attorno al poetico (e breve) sogno d’amore dell’anziana e scorbutica Benvenuta e di tale Eugenio Gerlandi (ospite della locale casa di riposo), sogno d’amore fatto di brevi clandestini incontri su una panchina, mano nella mano, si allarga tutto un mondo di personaggi tipici dei romanzi vitaliani : il timido Alfredo Denti che corteggia a modo suo la disinvolta Adelaide, il simpatico lestofante Ernesto Tagliaferri, imbroglione sprovveduto, spacciatore di banconote false, ricettatore di viveri ospedalieri, il bonario maresciallo Pezzati con i suoi scagnozzi, la pettegola del paese Carolina Tirelli, sempre pronta a spiare la vita delle comari del rione e tutta una serie di figurine (direi quasi da presepio) che l’Autore sa come al solito far emergere con rapide pennellate. E’ citata perfino la sezione locale dei donatori di sangue (l’AVIS, per intenderci), guidata con piglio teutonico dall’arcigna consorte del locale primario ospedaliero Invitto Lodi. Le vicende, come al solito nei romanzi di Vitali, si accavallano le une sulle altre, tra ripicche, rivelazioni, indagini al limite della farsa da commedia dell’arte : a Bellano c’è la vita di tutti i giorni, con gioie e dolori, e, anche se il meglio sembra che sia altrove, il succo del racconto ci fa capire che tutto sommato anche in questa cittadina sulle rive del lago si può vivere una vita serena e tranquilla, non ancora contaminata dalla modernità del giorno d’oggi e dalla criminalità organizzata delle grosse città. Il romanzo si legge spensieratamente, e per chi come me, oltre ad essere medico come l’Autore, vive in un paese nei pressi di un lago (il Maggiore, però), la lettura è doppiamente piacevole.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
I romanzi di Andrea Vitali
Trovi utile questa opinione? 
130
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
3.8
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    02 Settembre, 2013
Top 50 Opinionisti  -  

Le malefatte dei servizi segreti deviati

Il criminalista Lincoln Rhime e l’amata detective Amelia Sachs sono coinvolti in questa complicata vicenda in alcuni omicidi ad opera di servizi segreti deviati dell’Intelligence americana. Sono operazioni ad alto rischio, avvolte dalla massima segretezza : lasciano poche tracce, perché compiute da droni armati guidati a distanza, ai danni di presunti sospetti di attività antiamericane. Ma quando ci scappano morti dovute ad effetti collaterali, ecco all’opera l’abilissimo Rhime e la sua spericolata partner : devono destreggiarsi tra spie consumate e complessi depistaggi, ma l’intuito del criminalista tetraplegico avrà alla fine la meglio, inchiodando i colpevoli alle loro responsabilità. Bastano poche tracce, un capello, granelli di sabbia, avanzi di cibo, frammenti di intercettazioni : il nostro eroe di tanti romanzi coglierà con straordinaria e consumata abilità le connessioni tra le varie prove (che verranno come al solito elencate e aggiornate sulla lavagna della centrale di comando) e saprà dipanare da par suo l’intricata matassa. Sbaglierà l’unica volta che si presenterà sulla scena di un crimine (lui che non ha mai sparato un colpo) armato di pistola : ne trarrà l’insegnamento che l’essere armati infonde eccessiva sicurezza e non permette un’analisi pronta e accurata della situazione. Un’altra verità ci insegna Rhime : l’uomo deve sì essere consapevole dei propri limiti, ma non deve dimenticare di esserlo anche dei propri punti di forza.
Alla fine l’intrepida Amelia,sofferente da sempre di artrite, sarà convinta da Rhime ad affrontare un intervento chirurgico che le permetterà di evitare una possibile sospensione dal servizio attivo sul campo. La vedremo quindi ancora all’opera (e non dietro ad una scrivania) a setacciare scene del crimine e ad affrontare talora spericolatamente criminali incalliti, sempre guidata dall’espertissimo suo méntore : non resta che attendere la prossima avventura.
Tutto sommato, il romanzo, complicato quanto basta talora a far perdere il filo ai lettori disattenti, è piacevole anche se, soprattutto nella parte finale, gli eventi si susseguono in modo abbastanza caotico, ai limiti della credibilità. Del resto, quando si trattano temi fantapolitici (non devono essere il forte di Jeffery Deaver), non sempre è facile tenere la barra entro i limiti del sano realismp poliziesco….

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
I romanzi di Jeffery Deaver
Trovi utile questa opinione? 
80
Segnala questa recensione ad un moderatore
Racconti
 
Voto medio 
 
3.5
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    25 Agosto, 2013
Top 50 Opinionisti  -  

Una serie di gialli ferragostani

Come di consueto, Sellerio ci propina a Natale e Ferragosto raccolte di racconti “gialli” affidandosi alla penna di alcuni tra i migliori giallisti. Questa volta ecco Camilleri, punra di dianante della casa editrice, che apre il volumetto con una breve indagine dell’amato Commissario Montalbano. Suddivisa questa volta in soli quattro capitoli, l’indagine si srotola dal ritrovamento di un morto ammazzato sulla spiaggia, la notte che precede Ferragosto durante una festa in riva al mare : ci sono Fazio e Mimì Augello, l’immancabile Catarella che come di consueto annuncia costernato la telefonata del questore e perfino l’eterna fidanzata Livia, in trasferta a Vigata per Ferragosto. L’indagine viene svolta con solerzia ed il consueto acume : c’è di mezzo un traffico di droga, con la copertura di una Ditta di Import-Export. Camilleri la fa da padrone in questa raccolta ferragostana : gli altri scrittori, Gian Mario Costa con “Lupa di mare”, Alicia Giménez-Bartlett con “ Vero amore”, Marco Malvaldi con “ Azione e reazione”, Antonio Manzini con “ Le ferie di agosto” e Francesco Recami con “ Ferragosto nella casa di ringhiera”, si danno da fare con gustosi racconti, talora un po’ stiracchiati ( ad esempio “Lupa di mare”), talora brillanti e “mossi”, come il giallo di Recami, ove si racconta di un singolare personaggio che, mentre finalmente si gode la pace del giorno festivo, viene trascinato da una favolosa bionda in una serie mirabolante di avventure, che lasciano con il fiato sospeso e che terminano con un inatteso vero colpo di scena. Tutto sommato, e non solo per la presenza del Maestro Camilleri, un gustoso volumetto che può alleviare la noia delle abituali ferie estive. Attendiamo ora “Natale in giallo”, che Sellerio saprà pubblicare con la consueta puntualità.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Camilleri e letteratura gialla in genere
Trovi utile questa opinione? 
100
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    25 Luglio, 2013
Top 50 Opinionisti  -  

Lincoln Rhime e Amelia Sachs : un'accoppiata vince

Jeffery Deaver merita davvero con questo romanzo di essersi guadagnato da parte del “Times” il titolo di “più grande autore di thriller dei giorni nostri”. In effetti, pur seguendo due inchieste diverse, Lincoln Rhime e la sua assistente preferita Amelia Sachs (c’è sempre stato del tenero tra i due), riescono in modo magistrale grazie alle loro indiscutibili capacità a risolvere un caso complesso. Lincoln , e in parte Amelia, inseguono uno psicopatico serial killer, Amelia indaga per conto proprio su una banda di poliziotti disonesti : le due piste alla fine convergono, ed è grande l’abilità di Deaver nel tener sempre desta l’attenzione, con ripetuti capovolgimenti di scena e situazioni drammatiche degne della miglior letteratura poliziesca. Amelia, dopo qualche delusione legata ai sospetti sul padre poliziotto ingiustamente coinvolto in un losco affare di tangenti, sta per lasciare la sua attività attratta da un’agenzia privata di Security : i meriti acquisiti sul campo nella soluzione dell’inchiesta ed i buoni consigli di Lincoln Rhime la convincono però a desistere dai suoi propositi.
Grande è la tensione del romanzo, non c’è un attimo di allentamento . Ed è un vero e proprio colpo di scena la rivelazione delle reali motivazioni dello spietato killer : la messa in scena dei delitti nasconde un fine ultimo distruttivo che solo l’abilità dell’Autore riesce a non far trapelare fino all’ultimo. Da sottolineare la meticolosa precisione del criminalista tetraplegico Lincoln Rhime, protagonista di tanti thriller di Jeffery Deaver, che, come al solito, detta le linee guida dell’inchiesta dal suo attrezzatissimo studio, con i consueti elenchi minuziosi di appunti sui presunti assassini, sulle scene dei delitti, sulle vittime, sul modus operandi : elenchi che possono interessare i lettori più curiosi, ma che possono anche essere saltati a piè pari senza danni per il prosieguo della lettura. Un thriller da non perdere, in conclusione, degno di essere accostato al più famoso “Il collezionista di ossa” .

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
I thriller di Jeffery Deaver
Trovi utile questa opinione? 
110
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
3.5
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
3.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    24 Luglio, 2013
Top 50 Opinionisti  -  

Un terribile segreto riemerge dal passato

Tutto inizia da un diario scritto nel 1943, ritrovato in un vecchio baule . La storia, raccontata con la consueta maestria ed amore per i dettagli da Camilla Lackberg, si svolge in Svezia e prosegue su due filoni temporali, negli ultimi anni della seconda guerra mondiale ed ai tempi nostri. Un grande amore finisce in tragedia : una quindicenne messa incinta da un sedicente partigiano norvegese (rivelatosi poi un militare tedesco) con la sincera promessa di un matrimonio riparatore, viene obbligata dai parenti a partorire in condizioni disumane ed a cedere il neonato (da qui il titolo del romanzo) mentre il padre verrà barbaramente ucciso e sepolto di nascosto. Passano gli anni ed ecco il colpo di scena ; gli autori del delitto sono costretti ad eliminare alcuni scomodi testimoni dell’omicidio, ma non potranno sfuggire ad una serie di minuziose indagini della polizia. : tormentati dai rimorsi e dal desiderio impossibile che tutto venga cancellato, espieranno le loro colpe. Si muovono, guidati sapientemente dalla penna dell’autrice, i personaggi che indagano sui delitti (il poliziotto Patrik Hedstròm e la moglie Erika, già protagonisti di una fortunata serie di gialli della medesima autrice , coadiuvati da colleghi e da familiari) : la Lackberg indugia forse con troppe note di colore sulla vita di personaggi secondari ( ad esempio la prima moglie di Patrik, la sorella di Erika, alcuni simpatizzanti di movimenti neonazisti,etc), rallentando il ritmo del racconto e distraendo a volte l’attenzione del lettore. Ma l’impegno c’è, la condanna di ogni estremismo è palese, anche se non sempre ( vedi il colpo di scena che rivela un inaspettato complice degli eventi delittuosi) è tutto oro quello che sembrava luccicare nel corso del romanzo : anche i personaggi che stanno dalla parte dei cosiddetti “buoni” possono a volte lasciarsi trascinare da atti improvvisi di violenza
La Lackberg si conferma ancora una volta raffinata autrice di polizieschi , più volte premiata in Svezia. La sua opera migliore resta comunque “La principessa di ghiaccio”, da cui verrà realizzato (così pare) un film per il grande schermo.


Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
I gialli della letteratura svedese
Trovi utile questa opinione? 
110
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
3.5
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
3.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    18 Luglio, 2013
Top 50 Opinionisti  -  

Un torbido delitto in ambiente familiare

Una nuova inchiesta del sempreverde Commissario Montalbano. Come affermato in una intervista a “Il Fatto quotidiano” del giugno 2013, Andrea Camilleri ha promesso che per il momento Montalbano non andrà in pensione (né morirà) e che, sempre per ora, non intende farlo convolare a nozze con l’eterna fidanzata Livia. Ed è proprio Livia che, in questa nuova avventura, è presente più del consueto : i due indubbiamente si vogliono bene (complice forse la lontananza !) e, anche se la pazientissima Livia è una pessima cuoca (la fidata cameriera Adelina trionfa sempre, con la sua consueta abilità nel cucinare pesci di ogni genere !), non ci sono baruffe ed il legame con Salvo appare rinsaldato. Il nuovo giallo camilleriano inizia con un bel delitto : un emerito ricco lestofante viene addirittura ucciso due volte, col veleno e con la pistola. L’intricata vicenda mette a dura prova l’acume di Montalbano, e non solo: anche il suo vice Mimì Augello ed il buon Fazio contribuiscono a dipanare la matassa, scoprendo un groviglio di interessi familiari (c’è di mezzo un testamento) e , nel medesimo “covo di vipere”, sordide vicende che, sin quasi alla fine, mascherano un rapporto incestuoso. Camilleri tratta la delicata vicenda da par suo, con mano leggera, senza indulgere al grottesco. Rispetto ad altre inchieste del Commissario Montalbano, Camilleri dà più spazio all’analisi dei personaggi : per questo forse non soddisfa troppo i lettori amanti dei colpi di scena, anche se Camilleri è sempre Camilleri ed un bel 10 ( vedi la critica del Corsera) gli va quasi sempre assegnato di diritto. Come sempre, fanno ala al Commissario l’imprevedibile Catarella con le sue simpatiche scempiaggini, l’irascibile patologo dottor Pasquano, il p.m. Tommaseo con le sue debolezze : questa volta c’è in più uno strano personaggio (sembra un barbone ma non lo è), che suscita la compassione di Livia e che contribuirà involontariamente, e non poco, ad indirizzare Montalbano alla soluzione del caso.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Le inchieste del Commissario Montalbano
Trovi utile questa opinione? 
90
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    19 Giugno, 2013
Top 50 Opinionisti  -  

Un romanzo allucinante, ricco di colpi di scena

Un romanzone che va ben al di là dei consueti confini del thriller : come al solito Grangé riesce a tenere avvinto il lettore (questa volta per più di 700 pagine, ma non è certo una novità) con una vicenda ai confini dell’inverosimile, mai banale, ben strutturata, ricca di colpi di scena. La storia ha per protagonista un singolare personaggio degno di essere citato nei testi di psichiatria, un personaggio che smarrisce la propria identità e che di fuga psicogena in fuga psicogena assume personalità diverse, psichiatra, pittore, barbone. Il suo passaggio è costellato di delitti allucinanti, che fanno impazzire le polizie di varie città francesi e soprattutto mettono a dura prova le capacità di una detective con un passato terribile ( Il padre era stato ai tempi della dittatura di Pinochet in Cile un consigliere della polizia segreta che torturava i prigionieri politici), una detective che fa della soluzione del caso e dell’individuazione dei veri colpevoli una sfida caparbia per mettere in luce le proprie capacità investigative. . Gli scenari sono “ alla Grangé”, con spettacolari descrizioni del mondo miserabile dei “sans papier”, dell’ambiente allucinante delle cliniche psichiatriche e delle relative patologie, della sopraffazione mascherata da potere legalizzato, fino al travolgente finale ove tutto viene chiarito, con un colpo di scena da maestro del thriller. Nel porto di La Rochelle, tra i bunker dell’ultima guerra e sotto un uragano di devastante potenza, Grangé porta il suo personaggio, in mezzo a mille difficoltà, a scoprire le sue vere origini ed a trovare ,forse, quella serenità da sempre agognata.
Come per “I fiumi di porpora”, capolavoro di Grangé da cui venne tratto l’omonimo film,, anche da questo romanzo potrebbe essere tratto un film : lo sviluppo della vicenda nel tempo potrebbe esaltare l’abilità di qualche famoso regista. Nella parte del protagonista vedrei solo il grande Jean Reno, a vestire i panni della poliziotta l’attrice Noomi Rapace, l’indimenticabile Lisbeth Salander del capolavoro svedese.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Gli altri romanzi di Jean-Christophe Grangé
Trovi utile questa opinione? 
100
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    20 Mag, 2013
Top 50 Opinionisti  -  

Un legal thriller affascinante

Per chi ama i legal thriller di John Grisham , “ I Contendenti” è un romanzo emblematico, in cui l’Autore riversa tutta la sua profonda conoscenza delle attività che ruotano nel campo legale. In questo affascinante thriller, Grisham apre una illuminante finestra sul tema delle cosiddette “class action”, nello specifico riguardanti azioni legali di massa contro gli effetti collaterali di un farmaco ipocolesterolemizzante. I contendenti sono ovviamente due : da una parte un famosissimo studio legale, di quelli con decine di soci e centinaia di avvocati e paralegali, assoldato dalla potente casa farmaceutica produttrice del farmaco incriminato, dall’altra uno squinternato studio legale “ da marciapiede “, costituito da due avvocati molto originali e di dubbia fama spinti all’azione dalla speranza di guadagnare e di far guadagnare ai pazienti affidatisi a loro un bel mucchio di soldi, aiutati da un giovane legale apparentemente inesperto, che si rivelerà alla fine il vero protagonista del romanzo. Nel processo che ne scaturisce, nulla potranno gli sprovveduti avvocati da strada contro lo strapotere della miliardaria casa farmaceutica, che riuscirà a presentare prove inoppugnabili sulla innocuità del farmaco in questione. Tuttavia il giovane e battagliero avvocato, lasciati non senza rimpianto i due soci perdenti, si metterà in proprio, forte di due successi che gli apriranno un sicuro avvenire : la vittoria ed un congruo risarcimento a favore di una povera famiglia asiatica contro una fabbrica di giocattoli dannosi per presenza di piombo nelle vernici e lo smascheramento di test su nuovi farmaci condotti dalla potente casa farmaceutica su popolazioni del terzo mondo, sottopagate e con esiti talora infausti.
Come al solito, Grisham è un autentico maestro nel tratteggiare con leggerezza ed ironia gli scalcinati avvocati che osano contrapporsi quasi con allegria e incoscienza ad una multinazionale del farmaco. Ed è sempre un maestro nel puntare il dito contro logiche di sfruttamento, spesso minimizzate e quasi sempre impunite. Da segnalare la presenza di un protagonista marginale, che spesso appare nei grandi romanzi : si tratta di un cane, un indefinibile meticcio che vive socializzando nel piccolo studio legale. Il suo nome è semplicissimo: AC, “Ambulance Chaser” ( cacciatore di ambulanze), pronto cioè sempre con un ringhio sommesso a segnalare il passaggio di un’ambulanza anche a grande distanza, con conseguente allerta degli avvocati sempre a caccia di potenziali clienti da infortuni stradali.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
I romanzi di John Grisham
Trovi utile questa opinione? 
60
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    15 Mag, 2013
Top 50 Opinionisti  -  

Con le Triadi non si scherza...

Michael Connelly narra ulteriori peripezie di uno dei suoi protagonisti di successo, il detective Harry Bosch (l’altro eroe dei suoi romanzi è Mickey Haller) , alle prese questa volta con la mafia cinese (le cosiddette Triadi, delle quali spiega anche l’origine). Il romanzo consta di due parti. Nella prima (che si svolge a Los Angeles) il detective deve risolvere un omicidio legato al mancato pagamento di un “pizzo” ad una Triade, nella seconda (ambientata a Hong Kong, dove vivono la moglie e la figlia tredicenne di Harry) deve rocambolescamente cercare la ragazza, rapita dalla mafia per vendetta. Se la prima parte del giallo appare attendibile, la seconda ha qualche inverosimiglianza. Ma il nostro bravo detective, vero emblema dell’eroe americano al quale nulla è impossibile, piomba a Hong Kong e riesce in poco più di una giornata a rintracciare il luogo ove la figlia è tenuta prigioniera, grazie ad un breve video inviatogli dai rapitori, video in cui si intravvedono ombre e si sentono strani rumori di fondo. Tutto ovviamente finisce con il prevedibile trionfo del bene sul male, la ragazza viene liberata dopo sparatorie varie e ritorna con il padre a Los Angeles. Michael Connelly è comunque un abilissimo scrittore, documentato e brillante. I colpi di scena non mancano ed una buona dose di suspence è sempre assicurata. Per i curiosi, sembrerà inverosimile ma le Triadi ( leggi “mafia” cinese, una delle organizzazioni criminali più potenti e infiltrate al mondo) derivano da frange deviate dei famosi monaci buddisti del monastero Shaolin. Costoro (siamo nel diciassettesimo secolo) furono attaccati e massacrati dagli invasori manciù Cinque monaci sopravvissero, crearono società segrete che lentamente si trasformarono in organizzazioni criminali, dedite all’estorsione ed al racket, in tutto simili alle mafie italiane e russe.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
I romanzi di Michael Connelly
Trovi utile questa opinione? 
50
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi storici
 
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    10 Aprile, 2013
Top 50 Opinionisti  -  

Un omaggio alla regalità della donna

Accantonata temporaneamente la fortunata serie del Commissario Montalbano, Andrea Camilleri ritorna al romanzo storico, calandosi con la consueta maestria nella Sicilia del Seicento, governata da un Viceré spagnolo ( di nomina reale e con il titolo aggiunto e indivisibile di Legato pontificio), che all’epoca dei fatti narrati era il nobile marchese don Angel de Guzmàn . La storia, in sintesi, descrive il breve periodo di governatorato di donna Eleonora di Mora marchesa di Castel de Roderigo, vedova del Viceré deceduto improvvisamente per infarto e designata per volontà testamentaria del marito a succedergli con lo stesso titolo, primo e unico caso di Viceré donna nella storia della Sicilia di quei tempi. La storia di Eleonora è realmente accaduta, anche se riportata solo con pochi accenni nelle cronologie dei Viceré spagnoli in Sicilia : Camilleri, pur rispettando gli eventi storici, aggiunge del suo, romanzando i ventotto giorni da Viceré di Eleonora, tanti quanti impiega la luna a compiere il giro dello Zodiaco. Ed anche quella di Eleonora è una “rivoluzione”: donna di affascinante bellezza oltre che di acuta intelligenza e di specchiata onestà, “rivoluziona” in poco tempo una Sicilia dominata dagli intrighi dei potenti e da un malaffare diffuso, malaffare in cui sguazzano impuniti i nobili del Sacro Regio Consiglio e le alte cariche ecclesiastiche, dèdite senza ritegno alla sopraffazione ed ai crimini più odiosi. Eleonora, con pazienza, decisione e, all’occorrenza, con pugno di ferro, dopo aver superato difficoltà e tranelli di ogni genere, riporterà serenità in una terra martoriata dall’ingiustizia, avviando anche importanti opere di recupero per giovani abbandonate e vecchie ai margini della società : alla sua partenza per la Spagna (richiamata dal Re per l’incompatibilità del suo titolo di Legato pontificio con il fatto di essere donna) sarà acclamata e rimpianta da una folla commossa e celebrata, nell’improvviso silenzio alla levata degli ormeggi, dal canto struggente di un famoso poeta di taverna e di strada.
Un bellissimo romanzo, che si legge d’un fiato e che incorona di bellezza e di regalità una figura femminile indimenticabile, una figura che la Storia, nei suoi imperscrutabili percorsi, elargisce forse con troppa parsimonia. Da leggere e da meditare, anche per i riferimenti all’oggi che il consueto impegno civile di Camilleri sembra sottendere.



Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
I romanzi storici di Andrea Camilleri
Trovi utile questa opinione? 
110
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
3.3
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    12 Marzo, 2013
Top 50 Opinionisti  -  

Un leggendario medaglione che muta il corso del te

C.M. Palov è una scrittrice statunitense laureata, come cita la sua stringatissima biografia , in Storia dell’Arte alla George Mason University ; per conoscere il suo nome bisogna ricorrere a Internet e,cercando qua e là, si scopre che C sta per Chloe e che di M non c’è traccia. Mistero nel mistero, visto le storie esoteriche e strabilianti che la stessa ci racconta. Nel presente romanzo si narra di un leggendario medaglione trovato in un’antica cappella siriana dei Cavalieri Templari da un sergente americano in missione, medaglione che sarà oggetto di spasmodiche ricerche da parte di una fantomatica Setta post-nazista : sono scienziati esperti in fisica e relatività einsteiniana che sperano, tramite le incisioni impresse sul medaglione, di ritrovare nientemeno che il Santo Graal che permetterà, attraverso complicatissimi calcoli, di scatenare una gigantesca forza tellurica-australe (precisamente alla levata eliaca della stella Sirio) capace di riportare il tempo al 1940 e di modificare a tutto vantaggio del Reich di infausta memoria l’esito della guerra mondiale. Ce n’è abbastanza per far andare in brodo di giuggiole gli appassionati del genere e per far storcere il naso a chi tali storie non ama (tra i quali il sottoscritto). C’è un po’ di Dan Brown e un pizzico di Glenn Cooper, ma il tutto regge poco, a meno che non ci si innamori solo del ritmo incalzante della trama, che effettivamente è ricca di colpi di scena ma anche, ahimè, di lunghe e noiose trattazioni di fisica teorica. A dar buona mano al sopracitato sergente si avventura una bella dipendente del Pentagono, trascinata quasi per caso e all’inizio contro voglia nell’intricata e affannosa corsa per fermare il diabolico complotto, e un bibliotecario inglese esperto conoscitore dei Cavalieri Templari che si darà molto da fare soprattutto nella caccia al Santo Graal.
Termino dicendo che la vicenda termina ovviamente con la vittoria dei buoni e la disastrosa sconfitta dei cultori del nazismo, tra i quali campeggia la perversa figura di una bionda assassina che naturalmente avrà la sorte che si merita. A parte le predilezioni letterarie personali, non si possono non ammirare la fantasia e la vasta cultura, nello specifico, dell’autrice, che sa reggere con impegno encomiabile e senza sbavature il dipanarsi di una trama molto complessa e con non pochi riferimenti storici.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
I romanzi di Dan Brown e Glenn Cooper
Trovi utile questa opinione? 
60
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
5.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    04 Marzo, 2013
Top 50 Opinionisti  -  

Come si costruisce un vero capolavoro

Questo è, forse, tra i romanzi del filone “legal” quello meglio costruito ed efficacemente rappresentato. John Grisham, prolifico scrittore di gialli, si inventa con “L’ex avvocato” una storia avvincente, che lega il lettore sino alle ultime pagine nascondendo abilmente la verità e prospettando varie soluzioni che il lettore sembra intuire, salvo la rivelazione finale che è un vero e proprio colpo di scena. E’ una storia molto complessa : vi si narra di un ex avvocato, appunto, che finisce in galera ( in un carcere comunque di cosiddetta minima sicurezza) per colpe non sue. Il nostro protagonista escogita un diabolico piano, che prende lentamente forma pagina dopo pagina, per ottenere una anticipata scarcerazione assicurando l’FBI di conoscere e di rivelare il nome dell’assassino di un giudice federale corrotto. Il nome rivelato è quello di in suo complice (innocente), con il quale il piano è stato preventivamente architettato, che viene arrestato e incriminato e che recita da perfetto attore la parte del colpevole. Ottenuta la libertà, il nostro protagonista si mette in caccia del vero colpevole, lo inganna con la promessa di farlo recitare in un documentario fasullo, se lo trascina dalla Florida nelle isole caraibiche , sempre spiato dagli agenti federali. Per farla breve, rivelerà alla fine il nome del vero colpevole, lasciato con uno stratagemma a marcire in un carcere giamaicano, e si godrà un favoloso bottino che lascio ai lettori la gioia di scoprire.
Il protagonista si racconta in prima persona, lasciando le vicende di sfondo alla penna del narratore : ne esce un avvincente giallo con continue sorprese : lo sfondo non è l’America delle metropoli o dei grandi centri urbani, ma la più vasta e credibile America dei piccoli centri, con modesti studi legali che fanno fatica a racimolare introiti per tirare avanti, l’America dei malcelati pregiudizi razziali (il protagonista è nero), l’America dei fast-food, dei motel con poche stelle, dei piccoli spacciatori che arrotondano con lo smercio della droga e con il coinvolgimento dei parenti il bilancio familiare. Grisham è un maestro nel rendere credibili le vicende che narra, anche se a volte rasentano l’inverosimile : sembra che ci strizzi l’occhio, suggerendoci che il mondo è pieno di trappole e che confidare nella legge può non essere la miglior soluzione.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Gli altri gialli di John Grisham a sfondo legale
Trovi utile questa opinione? 
100
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
3.3
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    30 Gennaio, 2013
Top 50 Opinionisti  -  

Un romanzetto banale e commerciale

Camilleri trae lo spunto da un dramma del 1970 che fece allora grande scalpore per la notorietà dei personaggi, allorquando il marchese Casati Stampa sorprese la moglie Annamaria con il giovane amante, li uccise a fucilate e si suicidò. Tutto ciò dopo festini proibiti organizzati dal marchese stesso nei quali amava presenziare agli amorazzi della disinibita consorte con giovinastri raccattati per strada o sulle spiagge del lido romano. Finchè i giochi si limitavano al sesso, tutto bene : il nascere di un amore appassionato tra moglie e amante poteva costituire la causa scatenante di una folle gelosia, sfociata infatti nel raccapricciante delitto. Camilleri trasferisce la storia ai tempi nostri : Arianna è la moglie, capricciosa e infantile con trascorsi burrascosi, Giulio il marito che si accontenta di procurarle svaghi erotici ai quali assiste compiaciuto. Il delitto è qui compiuto dalla moglie che fa fuori uno degli amanti cocciutamente innamorato di lei in tempi e modi assai singolari. Tutto sommato un pasticciaccio banale, con note rabberciate di psicoanalisi infantile : un racconto ( si legge con una certa noia in poche ore) in cui la trama pseudoerotica rasenta talora l’inverosimile ed il ridicolo e che non lascia memorabile traccia.
Ben altri sono i personaggi di Faulkner e Lawrence cui si crede si sia ispirato l’Autore (come notato nei risvolti di copertina) : i grandi classici non c’entrano, qui si tratta solo, temo, di un’azzardata operazione commerciale, che fa rimpiangere le avventure del Commissario Montalbano.
Attendiamo, per riconciliarci con Camilleri, una nuova inchiesta dell’amato e intramontabile Commissario, o, in alternativa, un romanzo sulle vicende storiche dell’altrettanto amata Sicilia.

Trovi utile questa opinione? 
110
Segnala questa recensione ad un moderatore
Racconti
 
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    23 Gennaio, 2013
Top 50 Opinionisti  -  

Otto avvincenti storie americane

Grisham si rivela ancora una volta grande scrittore, oltre che esperto in legal thriller, in questi otto magistrali racconti : emerge un’America conservatrice, chiusa nei suoi ancestrali pregiudizi, caratterizzata da una serie di personaggi del profondo Sud ( la maggior parte dei racconti,tranne il primo che si svolge a Ford County, Mississippi, ha come sfondo Clanton, cittadina dell’Alabama), protagonisti di storie narrate con maestria e con occhio disincantato, quasi che lo scrittore rivelasse la propria impotenza a cambiare atteggiamenti ed abitudini radicate in una popolazione condizionata dal razzismo e da atteggiamenti preconcetti nei confronti di ogni diversità. Ne fanno le spese, via via, un traumatizzato bisognoso di trasfusioni di sangue, un condannato a morte che si dichiara innocente, un avvocato invischiato in una losca vicenda assicurativa, una tribù di indiani raggirati da un ambiguo imprenditore, un arzillo vecchietto manipolato e truffato da un infermiere di una casa di riposo, un ragazzo omosessuale malato di AIDS additato alla pubblica riprovazione, emarginato e condannato anche dal pastore della chiesa locale ( è il castigo di Dio per i suoi peccati !), un condannato a morte che, nella nortte precedente l’esecuzione, esprime come ultimo desiderio quello di contemplare la luna e le stelle.
L’abilità di Grisham di immedesimarsi nei personaggi e di viverne le vicende è qui espressa al massimo : la cittadina di Clanton che probabilmente lo scrittore conosce a fondo (Grisham è nato in Arkansas ma ha ricoperto importanti incarichi amministrativi in Mississippi confinante con l’Alabama) emerge viva e sfaccettata, con i suoi problemi, i suoi abitanti, le sue abitudini e l’ambientazione delle storie è convincente, descritta e quasi vissuta dall’Autore con partecipazione e, nei racconti sugli ultimi giorni del malato di AIDS e sull’ultimo desiderio del condannato alla pena capitale, con straziante pietà.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
I romanzi di John Grisham
Trovi utile questa opinione? 
20
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
4.5
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    16 Gennaio, 2013
Top 50 Opinionisti  -  

Romanzo coraggioso, contro ogni ipocrisia

Aldo Busi, incatalogabile per lo sfrontato coraggio con cui si pone al di fuori di ogni convenzione e di ogni “regola” letteraria, costituisce sempre una sorpresa. Che dire di questo romanzo (se così si può chiamare) originale, contro ogni schema ed ogni parrocchia, dissacrante e tenero, disperato eppur spietatamente lucido ? Se ne infischia, lui, dei perbenisti ipocriti, si fa un gran baffo delle comuni credenze laiche o religiose e di ciò che si può dire ma che per comune decenza non si deve dire. Busi si pone al di sopra di ogni sospetto, è quello che è, l’Autore più libero, sincero e naturale della nostra letteratura d’oggi : non lo si discute, o lo si detesta o lo si ama apprezzandolo senza se e senza ma, in tutte le sue fulminanti e illuminanti sfaccettature. Anche il modo di scrivere è unico : splendidamente folle, geniale, a volte volutamente contorto, a volte incomprensibile e disorientante (ma chiaro per chi non perde il filo e sa leggere tra le righe, e non sono in molti !). Una scrittura che avvince, che salta di palo in frasca, che inframmezza ritornelli di motivetti in voga, in cui tutto si mescola : autobiografia, critica feroce contro le convenzioni accettate supinamente da greggi di ogni tipo, invettiva, passione civile, il tutto legato sottilmente dal filo del romanzo. Ed il romanzo racconta, divagando e ondeggiando, un soggiorno dello scrittore a Barcellona ospite successivamente in due appartamenti attigui (quello di un balordo e meschino “especialista”, con parentela complicata e invadente, prossimo a nozze gay e quello di una maliarda adescatrice, efferata maestra di vizi e intrallazzata in poteri di altissimo livello ), allietato da quotidiani colloqui nella piazza di fronte con una saggia foglia di platano, pencolante perché colpita di striscio dal volo di un elicotterino-giocattolo cinese e prossima a staccarsi definitivamente dalla pianta. Dal contrasto tra i personaggi equivoci, rancorosi, vendicativi, banali che si alternano negli appartamenti ed i rasserenanti colloqui con l’adorata foglia (una sorta di alter ego, che risponde e disquisisce saggiamente con lo scrittore ) ecco tutto il fascino della scrittura di Busi, disincantata ed incalzante, pronta a sferzare ingiustizie e privilegi di un mondo che ha adottato la corruzione del male, diventata ormai consuetudine, come marchio infame che non prevede redenzione e che può essere combattuto solo con la forza incorrotta e pura di una adamantina onestà intellettuale, scevra di ogni contaminazione.
E Busi alterna con efficacia momenti di tenerezza e di consapevole rimpianto ( toccanti le pagine sull’amore materno e filiale, rivelatori i momenti autobiografici in cui candidamente confessa le opere disinteressate di beneficenza – pretende solo e almeno un “grazie” - a chiunque abbia necessità) a critiche brucianti nei confronti di religioni e dei di ogni tipo, colpevoli con i loro tentacolari apparati di incatenare e asservire il mondo con il pretesto di mondare per lucro ogni genere di peccato, originale o no. Un romanzo (ed uno scrittore ) coerente e coraggioso : leggerlo (ed arrivare in fondo) non può che far bene, soprattutto se si riesce a riflettere su alcune perle di saggezza sparse qua e là.


Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Altri romanzi di Aldo Busi
Trovi utile questa opinione? 
90
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
3.5
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    05 Dicembre, 2012
Top 50 Opinionisti  -  

Un giallo ironico e leggero

Non conoscevo Malvaldi, noto soprattutto per i romanzi della serie dei vecchietti del BarLume (che non ho letto) e devo confessare che questo giallo non mi ha pienamente convinto. Non ci sono la sapienza e la freschezza narrativa di un Camilleri, non divertono le macchiette popolane di un Vitali, non traspare la scrittura brillante di un Soldati o di un Chiara : Malvaldi non coglie nel segno, pur narrando una vicenda popolare interessante e abbastanza intricata ma che non si esplicita in colpi di scena da tipico thriller. volgendo invece abbastanza quietamente ad un finale imprevedibile, sì, ma che non distoglie il lettore da sonni tranquilli. Insomma, un tipico romanzetto da sala d’attesa o da bibliotechina di villaggio turistico. La storia coinvolge due ricercatori, un genetista ( Piergiorgio) ed una esperta di archivi ( Margherita) , inviati in uno sperduto paesino, Montesodi Marittimo, per indagare sulla noméa di “paese più forte d’Europa”. L’imprevisto è costituito dall’assassinio della maestra del paese, un’anziana vedova con figlio poco raccomandabile : l’indagine, favorita dal fatto che un’abbondante nevicata isola il paese dal mondo, percorre varie strade fino alla soluzione alla quale contribuiscono la sagacia e la pazienza dei due protagonisti. Personaggi secondari ma descritti con taglio abbastanza convincente, sono il sindaco del paese (con moglie al seguito), il maresciallo dei carabinieri, un aitante sacerdote di colore che si divide tra salutari corse campestri, doveri del culto ed amorose attenzioni ad una enigmatica servotta, e altre figurine che completano un quadro ben circoscritto, in cui i caratteri e le vicende si diluiscono in un paesaggio imbiancato da “ milioni di milioni” di fiocchi di neve. Come “milioni di milioni” sono le stelle che Piergiorgio e Margherita, ormai prossimi all’innamoramento, vedono in cielo dalla collina del paese : stelle che (così termina il romanzo) “ a causa delle luci artificiali né Piergiorgio né Margherita sono in grado di vedere più “. Un finale romantico di una vicenda ironica e leggera, che ti lascia ben poco dentro se non il desiderio di conoscere l’autore attraverso le più note storie dei vecchietti del BarLume.


Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
I romanzi dei vecchietti del BarLume
Trovi utile questa opinione? 
50
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    24 Novembre, 2012
Top 50 Opinionisti  -  

Il commovente diario di una vita

Confesso che Pennac, con Camilleri, è uno dei miei scrittori preferiti. I romanzi imperniati sulla vittima predestinata Benjamin Malaussène, autentico e volontario capro espiatorio nell’ufficio reclami della sua ditta, hanno spopolato, così come i romanzi sulla scuola ( illuminante il “Diario di scuola”) per non parlare dell’altrettanto illuminante racconto “La lunga notte del dottor Galvan”, da leggere e meditare. Il Pennac de “La storia di un corpo” ( meglio l’originale “Journal d’un corps”) lascia all’inizio perplessi : è un Pennac nuovo, al quale non si era abituati, un Pennac dallo stile più personale, intimistico, diretto, che ci introduce in un mondo tutto suo, fino nei particolari più segreti e non facilmente confessabili. L’Autore narra di un diario (quanto vi è di autobiografico?) che il protagonista lascia alla figlia (amatissima), un diario che ripercorre quasi giorno per giorno, lo snodarsi di una vita, dall’età di 12 anni sino agli ultimi giorni di agonia: non è un diario di avvenimenti (sappiamo infatti poco della vera vita del protagonista, se non i tratti essenziali), ma è un racconto del suo rapportarsi con i sensi, dai primi turbamenti giovanili, all’affievolirsi senile dei sensi stessi in un povero corpo martoriato da un susseguirsi di esami diagnostici fino alla prognosi infausta (sindrome mielodisplastica) ed all’accettazione serena della fine. La scrittura è tipicamente diaristica, a volte concisa in poche righe stringate, a volte più elaborata, tesa a descrivere con gioiosa curiosità, sensazioni strettamente personali, dal modo curioso di farsi la barba all’espulsione spontanea e del tutto personale di un polipo nasale, dalle riflessioni sull’immagine allo specchio alla lapidazione (sic !) giovanile a colpi di fichi, da un elenco delle paure nell’infanzia all’affievolirsi del desiderio nell’età presenile… Un Pennac nuovo, ancora inesplorato, che attraverso la descrizione minuziosa dei rapporti del suo personaggio con i sensi e con il suo corpo, mette inconsciamente a nudo la sua anima, sempre con leggerezza e con ironia. Il diario ha momenti anche lunghi di pausa, sintetizzati da “Note” consistenti in lettere alla figlia, una specie di trait d’union fra varie epoche della vita. Prima dell’indice finale, è interessante un curioso (e utile) indice analitico per argomenti, che può facilitare la rilettura di riflessioni sfuggite ad una prima lettura frettolosa. In conclusione, chi conosce Pennac ed è un estimatore dei suoi romanzi troverà qui un Pennac nuovo che, se al primo approccio stupisce e disorienta, finisce poi pian piano, giorno dopo giorno, a conquistare il lettore : la storia di un corpo diventa la storia di una vita intensamente vissuta.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
I romanzi di Daniel Pennac
Trovi utile questa opinione? 
220
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
5.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    12 Novembre, 2012
Top 50 Opinionisti  -  

Una vicenda intricata e intrigante

Tutto inizia con un compleanno, quello del commissario Montalbano : finalmente sappiamo la sua non più verde età (58 anni), anche se, confessa Camilleri nelle note, il romanzo è stato scritto diversi anni fa. Già che si parla dell’età dell’indistruttibile commissario, è bene che cominci a riguardarsi, dato che il medesimo se ne “stracafotte” (come scriverebbe l’Autore) dei ben noti fattori di rischio cardiovascolare : beve mezza bottiglia di whiskey per tirarsi su, fuma come un turco e divora doppie razioni di antipasti di mare, seguiti da pasta ‘ncasciata, triglie a volontà, doppie porzioni di calamari e gamberoni, doppie porzioni di coniglio alla cacciatora, vino, caffè (nenti acqua, per carità) e chi più ne ha più ne metta. Mantenerlo in vita a lungo, caro Camilleri, sarà durissimo, anche perché lo stress cui è sottoposto il povero Montalbano non è da poco ! A parte queste considerazioni, doverose data l’età del protagonista, il romanzo contempla tre morti ammazzati : un direttore di supermercato, impiccato contro la sua volontà ad una trave dell’ufficio, un povero guardiano notturno sparato alla nuca secondo i costumi mafiosi, una bella ragazza accoppata a coltellate su una scrivania nientemeno che da un importante personaggio politico. Attorno a questi delitti, si dipana una complicatissima trama, condita da numerosi colpi di scena, in cui si intrecciano oscuri rapporti di connivenza tra mafia locale e poteri politici di alto livello : il nostro commissario verrà naturalmente a capo dell’intrigo, con la consueta sagacia ed il valido aiuto del vice Augello, del suo valido collaboratore Fazio e di un esilarante Catarella, il telefonista del commissariato, esperto nello storpiare i nomi delle persone ma abilissimo nel decodificare complicati messaggi informatici.
Questa volta l’eterna fidanzata Livia è nettamente in secondo piano : qualche telefonata notturna, non sempre conclusa con il consueto litigio. Vibrante è in questo romanzo l’indignazione di Montalbano/Camilleri nei confronti dell’improntitudine della mafia collusa con la politica, inducendolo a paragoni azzeccati con la Chicago di Al Capone ed a ricordare le invettive di Cicerone nelle Catilinarie : quale governo abbiamo? In quale città viviamo? Un bel romanzo, in sintesi, che più di altri coinvolge e fa pensare. Il siciliano di Camilleri è ormai nostro patrimonio, e si legge con piacere e facilità. Bellissima l’immagine finale, mentre Montalbano finalmente si riposa , seduto nella sua verandina sulla spiaggia “ … la nuttata era scurosa, ma serena. Lontano supra al mari si vidiva qualichi rara lampara…”. Immagine quasi leopardiana..

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
I romanzi di Camilleri
Trovi utile questa opinione? 
40
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
3.8
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    01 Novembre, 2012
Top 50 Opinionisti  -  

Nostalgie di un vecchio professore universitario

E’ la storia di un vecchio professore universitario, ormai lontano da giochi di potere accademico e dallo stress della vita quotidiana. La moglie non c’è più, il figlio lavora in America ed il buon professor Martin vive in un casolare isolato in campagna, con il conforto del fedele cane Ombra e degli animali del bosco che spesso lo vengono a trovare distillando con lui, in immaginari colloqui, perle di saggezza. La sua vita viene turbata dall’arrivo, in una villa vicina, di due singolari personaggi, un gallerista prepotente e svitato ed una adorabile bionda, Michelle, che gli ricorda un lontano indimenticato amore. Il professore, impegnato in un suo lavoro di ricerca su un misterioso poeta e pittore locale (Domenico Rispoli, detto il Catena) morto suicida (o assassinato ?) in un manicomio, intreccia un delicato e struggente rapporto ( sguardi, occhiate, frasi non dette, gite romantiche al lago, un memorabile valzer in una festa paesana) con la bella Michelle, ritrovando in attimi di felicità una giovinezza lontana, che non tornerà mai più. Michelle parte per l’estero, un posto di lavoro artistico l’attende : Martin torna solo, con il suo fedele e inseparabile Ombra, gli amici parlanti del bosco ed il cuore gonfio di nostalgia e di rim-pianti : nessuna ricchezza al mondo può essere paragonata ad attimi di ritrovata felicità, anche se fuggenti. E’ un bel romanzo, lo stile è quello disarmonico di Benni che può non piacere, ma è immediato, ruspante, sincero, anche se a volte ruvido e a tratti scolastico. Le poesie inserite si possono saltare, non intaccando la trama del racconto. Interessante è il dodecalogo del cane, da ritagliare per gli amici del fedele amico dell’uomo. Una sola inesattezza : il trocantere non è un muscolo ma la protuberanza ossea del femore. Perdonabile : il professor Martin non è laureato in medicina !

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
I romanzi di Stefano Benni
Trovi utile questa opinione? 
120
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi storici
 
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
5.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    19 Ottobre, 2012
Top 50 Opinionisti  -  

Oggi come un secolo e mezzo fa...

Siamo a Bellano, lago di Como, alla metà dell’Ottocento. I personaggi di Andrea Vitali animano il paese e caratterizzano questo originale angolo di mondo con i soliti problemi : beghe tra padri e figli, pettegolezzi tra comari inviperite, litigi tra mogli indisponenti e mariti succubi, il cui unico sfogo resta il lavoro inframmezzato da solenni ubriacature… In questo contesto, cui fa da sfondo la magnificenza del lago, con l’intercalare di memorabili tempeste, si ambienta la storia di Lepido, un povero sarto sognatore e amante della natura, marito di una vera arpia ( la Diomira), che suo malgrado si lascia coinvolgere anche per dabbenaggine e scarse capacità comunicative in una tragica vicenda : l’annegamento di due ricchi figli di nobili famiglie, usciti in barca durante le avvisaglie di una tempesta. Il poveretto finisce inguaiato, si becca, pur innocente, sei mesi di galera (per di più in isolamento) e si lascia morire per inedia in carcere, solo come un cane e apparentemente contento (probabilmente per l’affrancamento da una moglie possessiva e arcigna e la conquista di un’agognata beata solitudine). Siamo nell’Ottocento, l’amministrazione è quella del Regio Imperial governo austriaco, con prefetti, podestà, preture e poliziotti dell’epoca : la tanto decantata organizzazione statale non si discosta molto da quanto accade oggigiorno. Potremmo dire : allora come oggi o oggi come allora . Le beghe di paese sono sempre quelle, la giustizia viene amministrata con occhi di riguardo per i facoltosi “padroni” del borgo, i poveri cristi sono guardati con alterigia se non con malcelato disprezzo. Nulla cambia, il mondo gira oggi come allora. Sorprende la ben nota capacità di Andrea Vitali nel renderci attuali le atmosfere di allora, con la descrizione accurata e divertente dei numerosi personaggi, talora scolpiti a tutto tondo, talora tratteggiati come vere e proprie macchiette della commedia dell’arte. Un altro bel romanzo dello scrittore di Bellano, che si può considerare tra i massimi esponenti attuali della narrativa italiana.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Gli altri romandi di Andrea Vitali
Trovi utile questa opinione? 
110
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    22 Settembre, 2012
Top 50 Opinionisti  -  

Un thriller avvincente

Lars Kepler, pseudonimo della coppia di scrittori svedesi Coelho e Ahndoril autori dei fortunati “L’ipnotista” e “L’esecutore”, propongono in questo avvincente nuovo thriller un’altra avventura del loro personaggio Joona Linna, commissario della polizia criminale, impegnato su tre fronti : un’indagine dei suoi superiori su un suo presunto favoreggiamento ritardante un’operazione di polizia, un coinvolgimento in una serie terrificante di omicidi in una casa d’accoglienza per giovani disadattate ( il clou del romanzo) e infine un’operazione di salvataggio dei suoi cari (moglie e figlia, con le quali si ricongiungerà alla fine del romanzo) per salvarle dalla vendetta di un sadico serial killer. Ce n’è abbastanza per tener desta l’attenzione dei lettori, senza un attimo di tregua : le vicende si susseguono in modo incalzante, senza pause e con inattesi colpi di scena in quasi ognuno dei numerosi capitoli. Emerge la figura del personaggio principale, il commissario Joona Linna, costante e caparbio nelle sue decisioni, ben convinto delle sue straordinarie capacità deduttive, contro tutto e contro tutti. Un voluminoso thriller (ben più di 500 pagine), che però si legge piacevolmente e che lega a sé il lettore come raramente accade.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Gli altri romanzi di Lars Kepler
Trovi utile questa opinione? 
50
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    11 Settembre, 2012
Top 50 Opinionisti  -  

Un legal thriller per intenditori

E’ un interessante legal thriller che si dipana con la consueta costruzione narrativa di Grisham. Una introduzione che subito prende il lettore per la gola, una parte centrale che può sembrare minuziosa e prolissa ma che sviscera i caratteri e le motivazioni dei personaggi ed un finale con colpo di scena ad effetto che, nel caso specifico, lascia forse l’amaro in bocca : i “ cattivi” si dileguano impuniti ed il
“buono” deve adattare il prosieguo della sua vita agli eventi. I “ cattivi” “ sono rappresentati da una banda di ricattatori di altissimo livello ( c’entra la CIA ? l’ FBI? addirittura il governo federale? ; non è dato sapere) il cui compito è appunto quello di ricattare (tramite il video compromettente di uno stupro) un giovane avvocato, intimandogli di far uscire da uno studio legale presso il quale lavora come associato documenti segretissimi di importanza vitale per la sicurezza della nazione. A parte la vicenda in sé, solo un esperto scrittore e avvocato come Grisham poteva riuscire a descrivere nei dettagli l’ambiente e le molteplici attività di uno degli studi legali più grandi di New York (centinaia e centinaia tra associati, soci, impiegati, disposti in un grattacielo su decine di piani ), il cui scopo principale è quello di “fatturare” senza badare troppo a scrupoli di ordine morale. Il “buono” vive con angoscia i suoi tormenti interiori, combattuto tra la fondata paura di rischiare la vita disobbedendo ai ricattatori e la vergogna professionale di tradire la fiducia dei datori di lavoro trafugando materiale secretato. Dal conflitto lo salverà un avvocato amico, con la collaborazione di agenti federali : il nostro eroe avrà protezione, ma i ricattatori spariti nel nulla coltiveranno progetti di vendetta o tesseranno nuove trame per raggiungere i loro scopi? Non è dato sapere : resta la maestria di un grande autore di gialli nello scolpire personaggi indimenticabili e nell’introdurci in ambienti in cui talora la realtà supera l'immaginazione.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Ltri romanzi di john Grisham
Trovi utile questa opinione? 
40
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    04 Settembre, 2012
Top 50 Opinionisti  -  

Un legal thriller da tre milioni di dollari

C’è ben altro respiro nei gialli di Grisham rispetto ai romanzi del prolifico Patterson. Nei legal thriller di Grisham, il cinquantasettenne ex avvocato penalista e noto politico del Massachussets, ci sono trame ben congegnate, uno studio accurato della psicologia dei personaggi e vicende che molto s’avvicinano alla realtà della tumultuosa vita di ogni giorno. Nulla è banale e scontato. Il lettore viene condotto per mano alla soluzione degli enigmi, senza sensazionalismi da film di serie B, senza il gusto pacchiano di continui colpi di scena : tutto è ragionato, tutto ha un suo senso. Emerge la profonda conoscenza da parte dell’Autore delle procedure legali, con accurate disamine delle situazioni e dei procedimenti : anche se talora la narrazione eccede in particolari troppo specialistici, gli eventi che si succedono non inducono mai alla noia, ma si dimostrano sempre parte integrante e interessante di un talora complesso e intricato impianto narrativo. Ne “La convocazione” un vecchio e stimato avvocato convoca per lettera i due figli per comunicazioni urgenti : il primo figlio che arriva trova il padre morto ed una lettera testamentaria. E’ sconvolto però dal ritrovamento casuale di scatoloni contenenti tre milioni di dollari in banconote, non citati nel testamento. Se ne appropria senza mettere al corrente del fatto il fratello : di qui, una serie emozionante di vicende sino al vero e proprio colpo di scena finale, imprevisto e imprevedibile. Il denaro induce a commettere follie, ma alla fine tutto sembra riaggiustarsi in un rinnovato accordo tra i due fratelli. Ritmo serrato, lettura piacevole, caratteri ben delineati : Grisham è un maestro e non si smentisce mai.

Trovi utile questa opinione? 
40
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
3.3
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    13 Agosto, 2012
Top 50 Opinionisti  -  

Viaggi mirabolanti nell'aldilà

In attesa dell’uscita (prevista a breve) di “I custodi delle anime” (dovrebbe essere il seguito di “La biblioteca dei morti” e “Il libro delle anime”), ecco un nuovo romanzo di Glenn Cooper, che rivela la sua buona preparazione scientifica, documentata dalla Laurea in Archeologia, da un dottorato in Medicina e dall’essere stato presidente di una industria di biotecnologie in Massachussets. Un ricercatore neurologo ambizioso e sull’orlo della follia scopre una sostanza (un polipeptide) presente nel liquido cefalorachidiano che ha singolari proprietà : estratto da individui prossimi al decesso e somministrato ad un soggetto qualsiasi, funge da droga allucinogena e lo trasporta temporaneamente nell’aldilà, sino all’incontro struggente con parenti defunti e, in extremis, alla visione di Dio. Vi si narra anche come lo psicopatico protagonista si procuri continuamente il suddetto composto chimico (omicidi in serie, e particolarmente efferati) e come la nuova droga, raffinata e prodotta industrialmente in laboratori clandestini, sconvolga a poco a poco l’intera umanità, promettendo pace interiore e visioni celestiali. Ed inducendo i soggetti più deboli ed emotivamente fragili al suicidio, nella speranza di un incontro con i defunti amati. Il libro piacerà ai lettori sensibili alle tematiche del post-mortem, forse anche a qualche religioso che intravede nel romanzo argomenti che potrebbero indurre a credere in una vita ultraterrena. A me, sinceramente, non ha suggerito nulla di costruttivo. Anche perché , in questo genere di romanzi, amo il lieto fine : purtroppo non c’è, poiché il poliziotto che indaga riesce sì a bloccare in extremis la diffusione dell’allucinante pandemia, ma assume a sua volta con l’inganno la fatale droga, restandone estasiato. Che sia il prologo di un seguito ? Forse Glenn Cooper ci sta pensando…
Consiglio ai colti frettolosi (che non vogliono sorbirsi l’intero romanzo) di limitarsi a leggere una diecina di pagine (256-267, ed. Nord del gruppo Mauri Spagnol): tre teologi ( un rabbino, un islamico ed un gesuita) analizzano l’azione della droga, disquisendo con dotte citazioni su Sant’Agostino, sulla Bibbia e sulle rivelazioni a Maometto. Bastano queste pagine per comprendere la cultura non superficiale di Cooper, e per chiedersi anche come mai non la indirizzi verso mete più cònsone alla sua preparazione scientifica.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
I romanzi di Glenn Cooper
Trovi utile questa opinione? 
40
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
4.5
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    29 Luglio, 2012
Top 50 Opinionisti  -  

Mankell, un maestro del giallo contemporaneo

Henning Mankell, nel ciclo di romanzi imperniati sul commissario Kurt Wallander, cede in questo “Prima del gelo” il ruolo di protagonista alla figlia di Wallander, Linda, giovane aspirante poliziotto che si fa le ossa seguendo le orme del padre e facendosi già valere per sagace intuito e cocciutaggine, al punto di incorrere in gravi rischi sino a mettere a repentaglio la propria vita. E’ lei che indaga su una setta di fanatici religiosi che, propalando una rinascita del cristianesimo, giungono dalla Guyana, fanno via via proseliti convincendoli, tramite interpretazioni soggettive della Bibbia, che il grande momento di entrare in azione è giunto : fanno sacrifici di animali, uccidono barbaramente chi, a loro giudizio, si è macchiato di peccati, preparano esplosivi da collocare nelle più importanti cattedrali scandinave. Il collegamento tra la banda di fanatici e Linda è la scomparsa di una cara amica della giovane, Anna, il cui padre, scomparso da anni, si rivela come il capo indiscusso della setta. Se la prima parte del romanzo scorre piuttosto lentamente, con digressioni sulla vita di Linda e sulle vicende che hanno dato vita alla nascita della setta religiosa, in seguito, dopo le frequenti assenze di Anna, che Linda vive angosciosamente e di cui ricerca disperatamente la causa, il giallo prende quota, le vicende si susseguono con ritmo incalzante sino al finale emozionante : Linda, in pericolo di vita, si salverà grazie all’aiuto del papà commissario. Commissario la cui presenza aleggia sempre nel romanzo, non tanto nell’azione investigativa quanto nei rapporti a volte burrascosi con la figlia ribelle : il buon Wallander, abituato a meditare, temporeggiare ed a valutare a fondo le situazioni, si trova infatti spesso a dover frenare le decisioni impulsive di Linda che ovviamente appartiene ad una generazione diversa, più impulsiva, non ancora temprata dall’età e dall’esperienza. Ed è proprio qui che Mankell eccelle, nel sondare psicologicamente i caratteri di padre e figlia, rivelandone pregi e difetti ed offrendoci due personaggi difficilmente dimenticabili.


Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Le indagini del commissario Wallander, di H.Mankell
Trovi utile questa opinione? 
40
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
3.5
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    24 Luglio, 2012
Top 50 Opinionisti  -  

Un Maestro psicopatico e vendicativo

Se ne “L’ultima notte” Patterson ci aveva allietato con un ottimo romanzo, ben costruito, con intensi risvolti psicologici, questa volta con “Il Maestro”, scritto in collaborazione con tale Michael Ledwidge ( non appaiono nei risvolti della copertina notizie biografiche), ritorna al classico romanzo da spiaggia, ottimo per le vacanze, magari da lasciare nella bibliotechina dei villaggi di vacanza. C’è in giro un folle psicopatico ( il Maestro, appunto) che rilasciando messaggi farneticanti decide di vendicarsi della società a suo dire rozza e incolta, nonché maleducata, ammazzando personaggi in vista nei luoghi più disparati e nei modi più svariati. L’ottimo poliziotto Michael Bennett, padre di una miriade di figli e purtroppo vedovo, oltre ad occuparsi con alterne fortune della numerosa famiglia, si dedica alla caccia dell’assassino, riuscendo, alla fine del romanzo, dopo un rocambolesco volo sui cieli di New York durante il quale accade di tutto e di più (ai limiti dell’inverosimile) a far fuori il folle ed a riconquistarsi la riconoscenza e l’apprezzamento dei colleghi.
La storia è abbastanza lineare, non sono presenti complicanze sentimentali : il buono contro il cattivo, il bene contro il male, la vittoria scontata della giustizia e della legalità. Da leggere e da dimenticare.


Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Altri romanzi di James Patterson
Trovi utile questa opinione? 
41
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
4.5
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
5.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    23 Luglio, 2012
Top 50 Opinionisti  -  

Sulle orme di Chiara e Soldati...

Andrea Vitali si conferma anche in questo romanzo scrittore di razza, sulla scia di Chiara e Soldati, nel rendere con pochi tratti magistrali l’ambiente genuino della sua amata Bellano e le beghe paesane dei suoi abitanti : buoni e cattivi, tonti o furbastri, tutti si danno da fare in un modo o nell’altro per tirare a campare nel miglior modo possibile, tra ambizioni di potere, storie di corna e fregature date e subìte. I personaggi, come in tutti i romanzi del bellanese Vitali, sono tanti : le loro storie si intrecciano in modo complesso, seguendo però sempre un filone riconoscibile, ruotando cioè intorno a pochi protagonisti, che appaiono e scompaiono, legando però sempre le vicende ed i personaggi tra loro. Il medico del paese, il dottor Aurelio Tornabuoni, funge da catalizzatore : oltre al ruolo di responsabile della locale sezione del Partito Comunista ( il romanzo copre un periodo che va dal dopoguerra agli anni ’70), consola, consiglia, riprende, riavvicina, fa insomma da intermediario risolvendo ingarbugliate matasse con la collaborazione del buon maresciallo dei carabinieri Pezzati. Le storie sono tant., C’è per esempio quella della bella Elena, figlia della sfortunata Leacle e moglie infedele di Eraldo Bonomi, ex comunista ed ora stracotto per il nascente Partito Socialista di Unità Proletaria , inviso a Benito Vitali che, cacciato dal PCI, veste la divisa di guardiapesca e trama le sue vendette personali. Dicevamo di Elena : è assunta come cameriera e badante dalla ricca Maria Grazia Perdicane, figlia di un imprenditore ( che, malauguratamente, annega tentando maldestramente di pescare) e moglie di Giuseppe Arrigoni (morto sifilitico, ma nessuno deve sapere la causa !) nonché vecchia fiamma del dottor Tornabuoni ; la bella Elena però attende la scarcerazione di un bellimbusto, tale Curzio Castronni (figlio scavezzacollo di un famoso notaio) di cui è innamorata, si licenzia da un impiego sicuro in un cotonificio ( dove era stata assunta su raccomandazione quando la Perdicane aveva chiuso la villa di proprietà per seguire le orme di un balordo, ma ricco, industrialotto di Lecco, tale Augusto Cillia,, arrestato poi alla frontiera svizzera per esportazione illecita di capitali e bancarotta) per fuggire con il predetto Curzio e piantare in asso il povero Bonomi, legittimo ma cornuto marito…. Tiriamo un po’ il fiato. Le vicende di Elena si intersecano con altre che fanno capo a Giuseppe Arrigoni, figlio illegittimo ma ampiamente riconosciuto e foraggiato dal ricco Quintiliano Arrigoni che morirà alla veneranda età di 103 anni alla fine del romanzo, “..disponendo che le sue sostanze andassero a finire alla parrocchia di Cernobbio”.
Da leggere, per capire quali drammi veri o presunti e quanti beffardi tranelli possano celarsi dietro le facciate di un apparentemente innocuo e tranquillo paese di provincia.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
I romanzi di Andrea Vitali
Trovi utile questa opinione? 
90
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    06 Luglio, 2012
Top 50 Opinionisti  -  

Carlos Ruiz Zafòn continua ad incantare

Dopo “L’ombra del vento” e “Il gioco dell’aqngelo” ecco un altro capolavoro di Carlos Ruiz Zafòn, che con “Il prigioniero del cielo” torna nell’universo del Cimitero dei Libri Dimenticati, sistemando un altro magico tassello in attesa di concludere il ciclo con un ultimo romanzo. E’ infatti la magia che percorre e domina le sue indimenticabili pagine : magia di una città (Barcellona) descritta con amore sofferto non nel frastuono e nella vivacità della vita delle ramblas ma con i colori grigi, indistinti delle penombre serali, con le strade umide di pioggia ed i passanti che scivolano silenziosi tra palazzi lividi e atmosfere sospese nel tempo. La storia comprende lunghi capitoli dedicati alle lugubri prigioni franchiste situate nella fortezza di Montjuic (che sovrasta Barcellona); siamo negli anni Quaranta, le carceri sono piene di prigionieri politici ostili al regime : tra questi, David Martin (Il prigioniero del cielo), scrittore famoso, obbligato, con sordidi ricatti, a correggere e riscrivere opere letterarie fasulle del direttore del carcere, Mauricio Valls, sedicente letterato, che si macchierà di orrendi delitti e che, dopo la fine della guerra mondiale, diventerà ministro e vate della letteratura di regime. Eccoci poi nel 1957 . Il tempo è passato, ritroviamo il protagonista de “ L’ombra del vento” Daniel Sempere, ormai adulto, sposato felicemente, ma ossessionato dal ricordo della madre, Isabella, amica di David, assassinata con un diabolico espediente da Mauricio Valls presso il quale Isabella si recava per impetrare la grazia per David. La storia si complica, gli eventi si susseguono incalzanti : Daniel trova infine un messaggio rivelatore sulla tomba della madre che lo induce a riflettere ed a decidere che una sola via gli rimane : la vendetta. E qui attendiamo il prossimo romanzo.
Magia di una Barcellona strana e plumbea, magia di una scrittura semplice e brillante, che, oltre ai protagonisti, tratteggia figure indimenticabili quali ad esempio il padre di Daniel, l’amico Fermin, la bella e provocante Rociito, e, nella fortezza del Montjuic, il dottor Sanahuja, Salgado, il buon Bebo cui fa da contraltare l’ombra incombente di Fumero, l’aguzzino torturatore. Zafòn ricorda a tratti Dickens, e come Dickens maestro imperituro del XIX secolo ha saputo darci un’opera che resterà nella letteratura mondiale : un’opera magica, che unisce in modo magistrale ambiente, vicenda e personaggi difficilmente dimenticabili, inseriti in una struttura letteraria solida e straordinariamente coinvolgente.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
I precedenti romanzi di Carlos Ruiz Zafòn
Trovi utile questa opinione? 
110
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    01 Luglio, 2012
Top 50 Opinionisti  -  

I rimorsi del commissario Montalbano

Il buon commissario Salvo Montalbano non arriva mai alla pensione ( Andrea Camilleri gli allunga la vita smisuratamente), ma i segni dell’incipiente vecchiaia arrivano, di romanzo in romanzo, sempre più puntuali. Non è che incidano più di tanto sull’attività investigativa, che, anzi, si affina di volta in volta, portandolo a risolvere con sagacia e formidabile intuito casi complicati come quello trattato nel romanzo in oggetto : un traffico illegale di armi, un atto di violenza sulla giovane moglie di un imprenditore, un assassinio di stampo mafioso (o forse no). Il nostro commissario , con l’aiuto dei soliti immancabili Fazio e Mimì Augello e gli interventi quasi surreali dell’altrettanto immancabile Catarella, si districa nella rete dei sospettati, indaga, interroga, si consulta con i collaboratori e infine risolve l’intricata matassa con il solito acume. Dove il nostro protagonista perde colpi è sul versante sentimentale : qui, più che in altri recenti romanzi, perde letteralmente la testa per un’affascinante gallerista, a sua volta di lui innamorata. La compagna di sempre, Livia, è quasi dimenticata, confinata nella lontana Liguria ad aspettare sempre rodendosi il fegato. Il commissario sembra non curarsene più, la fedeltà ed i buoni princìpi sembrano dimenticati, le telefonate sono più rade e fredde, finchè…..Non starò a rivelare il colpo di scena : dirò solo che è collegato ad un figlio adottivo di Salvo e Livia, un ventenne da tempo scomparso, che riappare alla fine del romanzo e che, risvegliando la coscienza ed i mai sopiti buoni sentimenti di Montalbano, lo indurrà, vinto dai rimorsi, ad abbandonare la sua fiamma del momento ed a partire immediatamente per Boccadasse ove lo attende la fedele Livia. Un romanzo che si svolge dunque su due piani : l’attività investigativa e quella sentimentale. Nella prima c’è il Montalbano di sempre, nella seconda l’età incipiente incide non poco sulla rettitudine morale del commissario che però, alla fine, si riscatta alla grande facendo trarre agli affezionatissimi lettori un gran sospiro di sollievo.
Vedremo nel prossimo romanzo se il riavvicinamento tra Salvo e Livia sarà duraturo : chissà se il grande Camilleri ha in mente un possibile matrimonio con trasferimento di Livia a Vigata. Si aprirebbero nuove e intriganti prospettive.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
I romanzi di Andrea Camilleri
Trovi utile questa opinione? 
40
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    20 Giugno, 2012
Top 50 Opinionisti  -  

Un thriller avvincente e ben strutturato

Finalmente ! Non è il solito romanzo da spiaggia o da sala d’attesa, il libro che ti porti in vacanza e che magari doni alla bibliotechina del villaggio turistico. “ Una sola notte” è un thriller con i fiocchi, una storia emozionante e ricca di colpi di scena, che ti avvince e convince dalla prima all’ultima pagina. Anche il titolo italiano rende forse meglio l’idea del perché siano avvenuti certi accadimenti, forse meglio del titolo originale, più banale e ambiguo (“ The Quickie”, cioè una cosa fatta alla svelta). In poche parole, tutto parte da un “veloce” tradimento che la protagonista, una poliziotta (Laureen Stillwell), perpetra ai danni del marito, sospettato a sua volta di tradimento. Una specie di vendetta, insomma, che però diventa inaspettatamente il prologo di una serie di fatti : l’uccisione del collega complice della donna da parte del marito, i tentativi della detective di proteggere il marito nascondendo prove e indizi, i rimorsi crescenti della protagonista combattuta tra il dovere di far rispettare la legge e l’amore per il marito, la scoperta che il marito non è proprio uno stinco di santo ma un incallito delinquente ( e non solo!), pronto a tutto… Il dramma della protagonista è reso con partecipazione e insolita bravura dall’Autore che non si limita a narrare come sua abitudine concisamente i fatti, ma indugia con sapienza sull’animo umano, svelandone paure e debolezze, fino a renderci simpatica la detective Laureen Stillwell : da colpevole tormentata da dubbi e rimorsi ad autentica protagonista, decisa a riscattarsi ed a salvaguardare la propria onorabilità oltre che la propria vita.
Lo stile è diverso in questo rocambolesco romanzo rispetto alla consueta produzione di James Patterson, tanto da far pensare all’intervento di Autori diversi ( qui è citato come co-autore tale Michael Ledwidge, del quale però non è riportata una sola riga di biografia) : certo la produzione letteraria di Patterson è immensa ( e le copie vendute in tutto il mondo pure), tale da far intuire che ci sia un pool di ghost-writers al servizio del Maestro, con idee e stimoli sempre nuovi. “Una sola notte” comunque è un bel thriller, da consigliare assolutamente anche ai non amanti del genere.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
I romanzi di James Patterson
Trovi utile questa opinione? 
60
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
3.3
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    13 Giugno, 2012
Top 50 Opinionisti  -  

Un thriller con poche emozioni

Il romanzo, composto forse da capitoli troppo lunghi, inizia con una raccapricciante strage in una comunità Amish, nell’Ohio, una enclave contadina per la quale sembra che il tempo non passi mai, fossilizzata com’è in riti e abitudini ancestrali. La strage di un’intera famiglia scuote ovviamente la vita della cittadina, le indagini iniziano, si scava nella vita della comunità, amici e parenti inclusi. L’autrice, che ritorna al genere preferito dopo l’esordio in “Costretta al silenzio”, si immedesima nel ruolo della brava poliziotta che indaga a tutto spiano ma per capitoli interi non cava un ragno dal buco. Non aspettatevi un romanzo alla James Patterson, ove i colpi di scena si susseguono forse in modo troppo teatrale : qui il ritmo è stanco, prolisso, i sospettati si sciolgono ad uno ad uno come neve al sole. Solo una fortuita coincidenza, che si materializza negli ultimi capitoli, condurrà finalmente la brava poliziotta ( anche lei di origine Amish e dalla esistenza tormentata) ad imbastire un’indagine coi fiocchi : il finale è travolgente e sembra compensare il lettore della esasperante monotonia della parte centrale del romanzo. L’autore della strage verrà smascherato ( la poliziotta per poco non ci rimette la pelle).
Il romanzo non è per amanti di thriller forti : si legge però con una certa curiosità, soprattutto per i particolari ambientali.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
" Costretta al silenzio" della medesima Autrice
Trovi utile questa opinione? 
40
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
3.5
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    27 Mag, 2012
Top 50 Opinionisti  -  

Un thriller avvincente

Questa volta James Patterson collabora con una famosa scrittrice svedese, Liza Marklund, anche giornalista e moderatrice TV, autrice tra l’altro di una famosa serie poliziesca imperniata sulle avventure di Annika Bengtzon che ha avuto grande successo internazionale. In Italia il suo ultimo romanzo tradotto è “ Finchè morte non ci separi”, con buon successo di pubblico.
Il thriller si impernia sulle criminali vicende di una coppia ( al limite della credibilità) che vaga per l’Europa commettendo una serie di efferati delitti, basati tutti sulla meticolosa ricostruzione di famose opere d’arte : i cadaveri vengono ricomposti ad imitare opere d’arte, vengono poi fotografati con una Polaroid e le foto inviate a giornalisti di importanti quotidiani locali.
Stoccolma è forse l’ultima tappa del giro orribile dei folli serial killer, e qui entra in scena un’abile giornalista svedese, Dessie che si adopera per la soluzione del caso. Ecco allora che si sente la mano della Marklund che, con Patterson, tratteggia bene i caratteri del personaggio e fa rivivere da par suo le grigie atmosfere della sua città, Stoccolma. I gialli svedesi sono più avvincenti, ma il tocco della Marklund si sente e si apprezza.
Che dire di più? Il compiacimento di Patterson di soffermarsi su scene particolarmente crude ed efferate è qui accentuato : per ricostruire un’opera d’arte conservata al Museo Egizio di Berlino (la testa di Nefertiti, che è priva di un occhio) i killer non esitano a cavare un occhio alla malcapitata vittima, e questo mi pare basti.
Un romanzo giallo a tinte forti, da leggere comunque in spiaggia o in viaggio.


Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
I gialli di James Patterson
Trovi utile questa opinione? 
50
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
3.5
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    25 Mag, 2012
Top 50 Opinionisti  -  

Una trama complicata e...ingannevole

Torna in questo romanzo uno dei personaggi principali di James Patterson, quel Alex Cross protagonista di thrillers ben congegnati quali “La tana del lupo” e “Mastermind”. Il rivale di sempre è ancora Kyle Craig, che, grazie ad un abile travestimento, riesce a fuggire dal carcere di massima sicurezza di Florence in Colorado ed inizia un percorso omicida. Contemporaneamente c’è un altro folle serial killer che inscena spettacolari omicidi al solo scopo di attirare l’attenzione di un pubblico sempre più vasto, E’ difficile determinare la paternità dei crimini, sembra che i due si divertano a depistare la polizia attribuendosi i crimini l’un dell’altro : ma alla fine Alex Cross riesce a scoprire il criminale imitatore di Craig, mentre Craig torna uccel di bosco….
Che dire di questi romanzi? Non si sa bene come giudicarli. Il genere poliziesco ha una sua dignità, indubbiamente, ma quando ti trovi di fronte a centinaia di opere, con 250 milioni di copie vendute nel mondo e 5 milioni in Italia, non riesci a liberarti dall’impressione, fondata, che siano opere dozzinali, buone per le sale di attesa, per i viaggi o mal che vada, per la spiaggia, da lasciare, alla fine dei soggiorni estivi, nelle bibliotechine dei villaggi turistici. Del resto, sembrano anche scritti per riempire il tempo libero : struttura sempre uguale, capitoli brevi, massimo trecento pagine. Scrittura essenziale, dialoghi stringati, esposizione di fatti (ben congegnati a dire il vero), poco spazio all’introspezione psicologica dei vari personaggi…. Classici libri, e non è un demerito per l’Autore, da ficcare in valigia per un viaggio o per una spensierata vacanza.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
I gialli di James Patterson
Trovi utile questa opinione? 
30
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    25 Mag, 2012
Top 50 Opinionisti  -  

Un affascinante giallo svedese

Siamo nel 1991, il muro di Berlino è caduto ma nei paesi dell’Est la situazione non si è ancora normalizzata, soprattutto nelle Repubbliche baltiche dove l’ex Unione Sovietica ha agito da potenza occupante dopo la fine della seconda guerra mondiale. Un bel mattino si arena sulla costa svedese un canotto, spinto dalle correnti da est: sul canotto due cadaveri, uccisi a colpi di pistola. Il giallo inizia. Il famoso commissario Kurt Wallander, ben noto personaggio di Mankell, inizia le indagini, si stabilisce la provenienza del canotto (Lettonia), arriva in Svezia per collaborare con la polizia locale un collega lèttone che, al suo ritorno in patria, viene trovato assassinato su un molo di Riga. Wollander viene inviato in Lettonia a collaborare alle indagini e qui inizia il vero thrilling. Wollander scopre un torbido intrigo che coinvolge forze corrotte di polizia lèttoni, criminalità organizzata e traffici illeciti. La moglie del collega lèttone assassinato sa molte cose e si mette in contatto, tramite amici e adottando sempre nuovi sotterfugi, con Wallander. Quando il commissario svedese, rimpatriato, deciderà di tornare a Riga per salvare la donna e indagare sotto falsa identità per scoprire finalmente la verità, la vicenda si complica. Non si distinguono più ( o meglio si confondono tra loro) gli amici dai nemici collusi con i criminali, i colpi di scena si susseguono : il ritrovamento di documenti che attesteranno la verità dei fatti, celati negli archivi segreti della polizia lèttone, chiarirà infine le responsabilità, ed i disonesti saranno giustiziati. Le atmosfere di Riga, plumbee e come sospese in attesa di tempi migliori, sono rese benissimo dall’Autore, che disegna qui un commissario Kurt Wallander affascinante, umano, sempre pronto, anche a costo di mettere in gioco la sua vita, ad intervenire comunque per salvare innocenti e far trionfare la legalità. Un ottimo poliziesco, e insieme un thriller di spionaggio (come lo definisce Publishers Weekly) : insomma, un libro eccezionale, da non perdere.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Le inchieste del commissario Wallander
Trovi utile questa opinione? 
41
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
4.5
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
5.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    26 Aprile, 2012
Top 50 Opinionisti  -  

Un divertentissimo romanzo popolare

Pochi oggi sanno rendere così bene l’atmosfera ed i personaggi di un paese lombardo come il prolifico ( come autore di romanzi, si intende) Andrea Vitali, nato in quel di Bellano e che proprio a Bellano usa ambientare la maggior parte delle sue storie. Questa volta il protagonista è un giovane mammone (bamboccione, si direbbe oggi), Lidio Cerevelli, sedicente geometra, erede con l’arcigna e possessiva madre di un’impresa di costruzioni. Il malcapitato, innamorato cotto di una prosperosa “svizzerotta” capitata per caso in una villa del paese a bisbocciare temporaneamente con amici, viene sui due piedi sedotto. Il colpo di fulmine è imprevisto ed immediato, il giovanotto si lascia ingenuamente irretire dalla novella Circe (che mira solo ai soldi), le giura eterno amore e combina un trasferimento di monete d’oro zecchino (trovate fortunosamente, un vero e proprio capitale) dalla riva del lago al territorio svizzero, in barba alle dogane ed alla polizia sempre all’erta (siamo nel 1930, camicie nere, camerati e servizi segreti dell’OVRA in primo piano). Ma la vicenda si complica, la trama viene poco a poco a galla ed il bel sogno svanisce dopo una serie di complicate vicissitudini : grazie anche alle ambigue beghe del primario chirurgo dell’ospedale locale, mani esperte ma cervello ottuso e impastato di regole e pregiudizi, che riuscirà astutamente a dare in sposa al povero Lidio la propria nipote Eufemia, una racchia da paura. Questa in poche parole la vicenda, ma la trama è arricchita da una serie spassosa e divertente di personaggi, delineati con maestria : dalla figura della madre Lirica, vera e propria rompiscatole, ai carabinieri Maccadò, Mannu, Cassamagna e Misfatti, sempre pronti a scansare ardue responsabilità, dal focoso Canizza , barbiere e nel contempo segretario locale del fascio, al muratore Campesi e relativa moglie Anita, dal potente primario chirurgo professor Cerretti alla di lui moglie Olghina, bell’esemplare di femmina piacente ma scema patentata, tra le cui braccia alla fine l’incauto Lidio troverà una meritata consolazione. Fate attenzione poi ai nomi e cognomi, scelti con cura dall’Autore, quasi ci trovassimo in una commedia di Plauto : la racchia Eufemia figlia di Sofronia, gli ingegneri Menaballi e Scassacani, il contrabbandiere Agostino Colluccello, il controllore dei lavori d’appalto Glauco Esangui (detto ovviamente Os de Mort), il ragionier Vigliacchini, per non parlare delle monache dell’ospedale ( suor Repranda, suor Palmenta e suor Beozia : un vero spasso!). Il romanzo è divertente, brioso e svela, pur in una circoscritta comunità come quella di Bellano, il tessuto autentico e popolare della vita di tutti i giorni, con i suoi colpi bassi e certe insperate botte di fortuna : si ride e si soffre, insomma, riflettendo sulla lieve insensatezza delle vicende umane.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Gli altri romanzi di Andrea Vitali
Trovi utile questa opinione? 
80
Segnala questa recensione ad un moderatore
Religione e spiritualità
 
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
4.0
Contenuti 
 
4.0
Approfondimento 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    15 Aprile, 2012
Top 50 Opinionisti  -  

Un'inchiesta sul potere del Vaticano

Picchia duro il bravo e documentatissimo giornalista Stefano Livadiotti, già autore di corrosive inchieste sul sindacato e sui magistrati : questa volta indaga sul Vaticano e sui suoi occulti poteri, svelati in un susseguirsi di eventi e di dati che lasciano àdito a pochi dubbi. E così, in 220 pagine suddivise in 8 capitoli, crollano le omertose mura che circondano un potere millenario e vengono alla luce fatti e misfatti che tenere celati e sepolti dietro cortine fumose e compiacenti non è più possibile. L’analisi, ricca di dati e di documenti, si estende dagli interessi e privilegi della Chiesa all’amministrazione tutta particolare delle entrate e dei beni ecclesiastici con bilanci compilati ad arte per celare le enormi ricchezze e le grandi proprietà immobiliari in tutto il mondo, dalle relazioni con i servizi segreti di molte nazioni, specialmente durante il papato wojtiliano, allo scandalo devastante della pedofilia con i tentativi ripetuti di minimizzare e insabbiare le pesanti accuse, dalle guerre feroci per il potere interno tra i clan dei cardinali Bertone e Bagnasco alla desolante radiografia del declino della Chiesa, documentato da battesimi, matrimoni e donazioni in caduta libera, e da un costante calo delle vocazioni che costringono a cercare all’estero nuovi adepti per occupare posti vacanti nelle varie parrocchie.
Il tutto documentato da numeri che sembrano certificare con precisione quanto asserito dall’Autore. Autore che a volte sembra esagerare, preso da una forse comprensibile smania di fare “ piazza pulita “ e di ergersi a protagonista : manca in effetti un valido contradditorio che possa smentire con dati obiettivi le accuse circostanziate, anche se l’organo della CEI tenta di far sentire la sua voce usando per altro argomentazioni facilmente confutabili. Restano comunque i rendiconti finanziari, gli intrallazzi bancari, le beghe di potere che fanno della casta d’oltretevere una specie di consorteria ( “ I senza Dio”) spregiudicata e arrogante, ben lontana dai valori dell’annuncio evangelico. Il saggio si conclude con una ricca bibliografia e con un indice de nomi per una rapida consultazione del testo. Il più citato è Benedetto XVI, un papa vecchio e stanco, che, come conclude l’Autore, “si sente solo…e comincia a provare un certo disgusto per ciò che succede intorno a lui”.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
I saggi sul Vaticano
Trovi utile questa opinione? 
120
Segnala questa recensione ad un moderatore
Racconti
 
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    30 Marzo, 2012
Top 50 Opinionisti  -  

Divertenti e sapide storie, in attesa di Montalban

Dopo il “Gran Circo Taddei” ecco un’altra serie di storie di Vigata, per la precisione otto, suddivise scrupolosamente, alla maniera del metodico Camilleri, in quattro capitoli ciascuna. Sono storie di paese, di fine Ottocento fino alla seconda guerra mondiale, storie di corna, di sberleffi e di truffe, con i soliti protagonisti della fantasia camilleriana : popolani arguti, belle picciotte dalle facili smanie, nobili dei Circoli sempre in baruffa. Svetta su tutte la storia che dà il titolo al libro, “La Regina di Pomerania”, che narra come qualmente un abile sedicente marchese e console di un sedicente regno di Pomerania (nato dalle spartizioni postbelliche del 1919) arrivato non si sa come a Vigata riesca abilmente a truffare sindaco e vigatesi con un mirabolante traffico di tonnellate di solfo e con la finta vendita di tremilacinquecento cani di Pomerania, “..dei volpini ma di taglia cchiù grossa del volpino taliàno, con ‘na bella cuda arricciata che portano arrotolata sopra la schina…cani di compagnia, ‘ntelligentissimi…e costano un occhio”. Naturalmente, i maldestri e ingenui vigatesi subiscono il colossale raggiro (scompaiono soldi e console) ma almeno i più accorti ( ed ecco il solito tocco ironico e furbesco di Camilleri) si godono a turno le grazie della “cammarera diciottina” del console. Ancora una volta Camilleri si rivela come profondo conoscitore della sua terra e della sua gente, mostrandone vizi e virtù in otto racconti ove furbizia paesana e ingenuità ancestrali si scontrano e si confrontano, il tutto sottolineato e reso più coinvolgente dall’uso magistrale del dialetto siculo che fa da collante e da sottofondo musicale alle vicende. Un ottimo Camilleri narratore, insomma, da non perdere per gli amanti del genere. Ed ora, attendiamo una nuova “storia” dell’amato commissario Montalbano, ove un “ altro “ Camilleri ci proporrà con la consueta abilità un’altra avventura del suo personaggio più famoso (sulla via, supponiamo, di una meritatissima pensione).

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
I romanzi di Andrea Camilleri
Trovi utile questa opinione? 
60
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    20 Marzo, 2012
Top 50 Opinionisti  -  

Conclusa(?) la saga dei Pontecorvo.

Ed ecco conclusa (o no?) la saga della famiglia Pontecorvo: l’Autore, dopo averci illustrato nel precedente romanzo (“Persecuzione”) il calvario e la tragica fine dell’illustre oncologo pediatrico Prof. Leo Pontecorvo, accusato ingiustamente di molestie sessuali nei confronti della perfida fidanzatina del figlio Samuel, esplora in “Inseparabili”, a distanza di più di un ventennio, la vita complicata, ricca di eventi piacevoli e tragici, dei due figli, Filippo e Samuel, scavando a tratti nel loro passato ed indugiando con un’accurata e minuziosa analisi introspettiva sui loro sentimenti, sui loro complessi rapporti con l’altro sesso (sfociati nel caso di Filippo in un matrimonio d’interesse con una ricca e strampalata ereditiera, nel caso di Samuel in una promessa di matrimonio fallita e in un salvifico rientro nella casa della madre Rachel). Il romanzo è intrigante, con risvolti avventurosi : nel caso di Filippo pende sul suo capo una minaccia terroristica per alcune vignette satiriche, nel caso di Samuel si materializza un fallimento economico per una truffa commerciale con una potenza asiatica. Ma il fulcro del romanzo è costituito dai rapporti tra i due fratelli, così diversi e lontani, ma così uniti e dipendenti l’uno dall’altro da dare, loro stessi, il titolo al romanzo. Su loro veglia sempre la madre Rachel, una grande figura di donna ebraica, complessa ed enigmatica, che ricorda a tratti le eroine della tragedia greca o le figure appassionate e fragili delle commedie shakespeariane: la sua morte riunirà i due fratelli ed offrirà lo spunto per un ultimo quanto mai inatteso colpo di scena rivelatore. La scrittura di Piperno ha ormai le sue caratteristiche, emerse fin da “Con le peggiori intenzioni”: ora tagliente come la lama di un coltello a vivisezionare sentimenti e azioni, fino ai particolari più scabrosi, ora ironica, leggera, scorrevole su un linguaggio indulgente al moderno, quasi strizzasse l’occhio al lettore per coinvolgerlo e sedurlo. A volte sconfina in un periodare affettato e pretenzioso, con sovrabbondanza di avverbi (ad esempio, c’è un fantasma “puntualmente”smentito, una convinzione “decisamente” stucchevole, dei vestiti “sapientemente” incellofanati, e persino due “irrefutabilmente” che, converrete con me, uno sarebbe già troppo). Al di là delle opinioni personali, comunque positive, resta il sontuoso affresco familiare : la saga di questa grande famiglia romana ed ebrea emerge in tutta la ricchezza delle sue sfaccettature e dei suoi indimenticabili personaggi. La figura tragica e dolente di Leo Pontecorvo, protagonista di “Persecuzione”, è sostituita nel secondo romanzo dai due figli, Filippo e Samuele, personaggi altrettanto imponenti : Piperno scava sapientemente nel loro vissuto e nel loro presente, delineando magistralmente due tipi di vita e di comportamenti così singolarmente diversi ma nello stesso tempo uniti nell’appartenenza familiare, “Inseparabili”, come i famosi pappagallini ritratti con gusto e perizia sulla copertina. Insomma, un romanzo da centellinare senza fretta, da gustare pagina dopo pagina, riflettendo sui buoni sentimenti e sugli accadimenti della vita che fanno naufragare anche le migliori intenzioni.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
"Persecuzione" di Alessandro Piperno.
Trovi utile questa opinione? 
50
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
3.0
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    02 Marzo, 2012
Top 50 Opinionisti  -  

Leggero come una piuma (o un fiocco di neve)

Il primo romanzo del canadese Pierre Szalowskj, di professione giornalista e fotoreporter, ha un titolo un po’ lungo e, all’apparenza, enigmatico (“ Il freddo modifica la traiettoria dei pesci”), ma è in sostanza lieve come una piuma o, data l’ambientazione delle varie vicende, come un fiocco di neve (ghiacciata). La ragione del titolo è presto svelata : uno dei protagonisti è laureando e prepara alacremente una tesi sulla teoria matematica dei nodi (branca della topologia), che si occupa di curve e traiettorie chiuse : in pratica il giovane scienziato applica le formule e gli algoritmi della teoria alle traiettorie dei quattro pesci del suo acquario, studiandone ossessivamente gli spostamenti e la loro variabilità in ragione dei cambiamenti di temperatura. L’azione si svolge in un paese del Québec, travolto da un’ondata di gelo inattesa, che provoca, oltre ad alterazioni nella temperatura dell’acquario, una serie di accadimenti che interessano il microcosmo locale ed i suoi caratteristici personaggi. La voce narrante è quella innocente di un bambino che osserva tutto ed è convinto che siano il gelo ed il freddo la causa di tutto ciò che accade. Ed in effetti pare proprio così : per il gelo ed i conseguenti disastri una ballerina lascia il suo precario e squallido lavoro, lo scienziato va ad abitare da lei per salvare i suoi pesci dal black out, una coppia di anziani omosessuali ospita una famigliola e viene candidamente allo scoperto rivelando la vera natura del rapporto, i vecchietti di un ospizio vengono salvati e ritrovano serenità e allegria, una famiglia in attesa di divorzio ritrova l’intesa perduta, due amici si riappacificano, perfino un gatto nero ritrova un ambiente familiare accogliente e, dulcis in fundo, i pesci dell’acquario del nostro scienziato cambiano traiettorie, riavvicinandosi a due a due e menandosi piccoli e amichevoli colpi di coda. E’ il trionfo dell’amore, del “volemose bene”, del buonismo a tutti i costi che fa dire al giovane narrante , a chiusura del romanzo, “… e la vita è bella così”. Che dire ? Il significato potrebbe essere che non siamo padroni della nostra vita, e che ogni nostra azione dipende da avvenimenti esterni, che ci condizionano e ci inducono ad assumere determinate decisioni. I personaggi si comportano di conseguenza, pur ben delineati, ma il finale, nel suo rapido e prevedibile evolversi, ricalca le sdolcinature del romanzetto rosa e lascia perplessi. Si impara comunque sempre qualcosa (ed è anche questa l’utilità della lettura, di qualsiasi lettura) : ora so che esiste la teoria dei nodi, branca della topologia, a sua volta branca della matematica, e di questo arricchimento ringrazio l’Autore.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Fabio Volo e simili
Trovi utile questa opinione? 
60
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
3.0
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    01 Febbraio, 2012
Top 50 Opinionisti  -  

Ci sarà un seguito? Speriamo di no...

Ma temiamo di sì. Infatti il polpettone diabolico di Cooper lascia tutti alla fine con il fiato sospeso su due interrogativi intriganti. La protagonista aspirante suora Elisabetta Celestino sceglierà definitivamente l’abito monacale o si lascerà conquistare dalla discreta corte dell’affascinante Lorenzo ? E poi : i diabolici lèmuri rimasti trameranno ancora contro la Chiesa ed il papato ? Alla prossima, sembra dirci strizzando l’occhio il buon Cooper….. Dopo “ La biblioteca dei morti” e “Il libro delle anime” Glenn Cooper sposta la sua fantasiosa e quasi monotematica attenzione su Roma e sulla Chiesa, insidiata da secoli da una stirpe diabolica con tanto di coda ( i cosiddetti Lèmuri). Vi sono digressioni nel tempo ( Nerone e le sue supposte nefandezze, il drammaturgo Marlowe con il suo Dottor Faust) che legano in modo molto complicato le vicende tra loro, sino ad arrivare al colpo di scena finale durante il conclave che dovrà eleggere il nuovo papa : i “buoni” salveranno i cardinali durante un attentato, i “cattivi” saranno eliminati ma non tutti …… Che dire ? Vi sono romanzi che fanno riflettere e ti arricchiscono e romanzi che leggi solo per sapere “come va a finire”. “Il marchio del diavolo” è uno di questi ultimi. Lo leggi come un giallo, e finisce tutto lì. Anche se indubbiamente è ben congegnato e presuppone qualche ricerca storica da parte dell’Autore, non ti dà nulla se non la curiosità ( per pochi) di andarsi a rileggere qualche dramma di Marlowe o di indagare in biblioteca sulla vecchia questione dell’incendio di Roma : saranno stati i cristiani ( tesi per la quale sembra propendere la moderna critica storiografica ) o sarà stato veramente l’enigmatico Nerone (oggi ritenuto non proprio così folle ed imbecille come ci hanno insegnato a scuola ) ? Ai posteri l’ardua sentenza. Per concludere, mi sembra che Cooper tenti di seguire le orme di Dan Brown : ma “Il Codice Da Vinci” e “Angeli e dèmoni” sono ben altra cosa……

Indicazioni utili

Lettura consigliata
no
Consigliato a chi ha letto...
I romanzi di Glenn Cooper e Dan Brown
Trovi utile questa opinione? 
32
Segnala questa recensione ad un moderatore
Racconti
 
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
5.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    23 Gennaio, 2012
Top 50 Opinionisti  -  

Un ...diabolico Camilleri

“Scoperto l’anello mancante tra l’uomo e il libro : la Libellula”. Così recita la pubblicità mondadoriana di una nuova collana di libri, agili, di lettura non troppo impegnativa, di prezzo contenuto. Sono brevi storie (tra le prime pubblicate vi sono opere di Raffaele La Capria e Chiara Gamberale), lievi come rapidi battiti di ali ma nello stesso tempo sorprendenti e incisive. Nella collana, ecco un’opera di un grande scrittore siciliano, quel Camilleri più noto come magistrale gestore del commissario Montalbano: qui il maestro si offre alla nostra insaziabile sete di lettura con 33 brevi racconti, che lasciano sorpresi per i colpi di scena finali che suppongono, come appunto dice esplicitamente il titolo, un intervento diabolico ( non può essere che il diavolo, sembra suggerirci ironicamente tra le righe Camilleri), che si premura di fare nello stesso tempo pentole e coperchi . Gli accadimenti sono i più vari, raccontati con inesauribile fantasia e profonda conoscenza dell’animo umano : si va dalla buffa disputa tra due eminenti filosofi alle incomprensioni tra nipote e nonna culminate in una finta vincita alla lotteria, dalle bassezze cui si deve ricorre per ottenere una cattedra universitaria all’odio implacabile tra due impiegati per far carriera in ufficio, dalla figuraccia di un potente manager durante un consiglio d’amministrazione ad una variegata serie di storie in cui mariti e mogli si cornificano vicendevolmente con esiti che sembrano rimandare a famosi colpi di scena della commedia buffa dell’arte. In tutte le storie, c’è lo zampino del diavolo, che Camilleri sottintende strizzandoci l’occhio. Mentre invece, ci suggerisce ancora con l’aria paterna e consapevole del maestro a ingenui e sprovveduti scolaretti, è solo la nostra dabbenaggine ( leggi anche : stupidità, ignoranza, inesperienza) che ci infila in episodi incresciosi dall’esito a volte drammatico. Quindi niente santi se le cose si illuminano improvvisamente a nostro favore e, soprattutto, niente zampini di diavolo se le disgrazie sono alle porte : i sant’Antonio e i Satanassi sono profondamente radicati nell’animo popolare, ma vanno esorcizzati con spirito critico e buon senso. La scrittura è come al solito elegante, precisa e concreta; non c’è spazio per riflessioni moralistiche né per narcisismi letterari. Le storie sono lì, nude e crude : la lettura è piacevole ed è molto utile per riflettere sulle umane miserie, che Camilleri condisce abbondantemente con il sale della sua ironia.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Le opere di Camilleri
Trovi utile questa opinione? 
30
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi storici
 
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    08 Gennaio, 2012
Top 50 Opinionisti  -  

Un grande affresco storico

La cooperativa di scrittori che usa pubblicare sotto lo pseudonimo Wu Ming ci racconta questa volta, in un affresco storico ricco e movimentato, gli accadimenti intercorsi tra l’incendio dell’Arsenale di Venezia (1569) e la famosa battaglia di Lepanto (1571), che segnò l’iniziale tramonto dell’Impero Ottomano ad opera delle forze alleate cristiane. Le vicende del protagonista, che narra la propria storia in prima persona prima del tragico epilogo, coprono tutta l’area del Mediterraneo, partendo dalla Serenissima Repubblica di Venezia fino a Costantinopoli, per continuare nell’assedio di Famagosta e terminare nella battaglia navale finale : una vicenda complessa, dove si fronteggiano cristiani, giudei, turchi, rinnegati e non rinnegati, una vicenda in cui la fanno da protagonista i servizi di spionaggio . Sullo sfondo, in alternativa al protagonista, giudeo convertito al cristianesimo e poi riconvertito, la dolente e tragica figura di Giuseppe Nasi, giudeo alla corte ottomana, finanziatore di imprese belliche, favorito del sultano Selim e propugnatore della conquista di Cipro, nuova terra promessa. Qui Nasi sogna di fondare il nuovo stato ebraico, riunendo nell’isola gli ebrei erranti e perseguitati. Ma la battaglia di Lepanto apre nuove prospettive e nuovi scenari. La scrittura, anche se si dilunga talvolta in digressioni ed in riflessioni a volte avulse dal tema narrativo principale, è fluida, scorrevole, con frasi brevi e lapidarie. I personaggi sembrano prelevati da una tragedia greca, lasciando una traccia indelebile nel lettore attento. Anche la scenografia è di grande impatto : mi riferisco, ad esempio, ai colloqui con il Gran Visir o alla resa di Marcantonio Bragadin e dei suoi capitani al comandante turco dopo la caduta di Famagosta: pagine dense di pathos, culminanti nell’orrendo massacro finale. Per i curiosi, Altai è il nome di una razza di falchi di origine asiatica, che cacciano prede ricevendo in cambio dai loro padroni falconieri brandelli abbondanti di carne : un “ do ut des” che, a ben leggere, trova riscontro nelle vicende del romanzo.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Altri romanzi storici di Wu Ming
Trovi utile questa opinione? 
70
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    28 Dicembre, 2011
Top 50 Opinionisti  -  

Un interessante giallo svedese

Dopo “ La principessa di ghiaccio” e “Il predicatore” , Camilla Lackberg affronta il tema della vendetta, maturata a poco a poco nello scorrere degli anni ed esplosa con l’omicidio di una bambina . Il dramma si compie nelle prime pagine, ma il colpevole emerge solo alla fine, inatteso ed imprevedibile, dopo una, anzi due lunghe storie che si accavallano, in tempi diversi, e che confluiscono alla fine in un susseguirsi di vicende vieppiù incalzanti che sfociano nel drammatico epilogo. I personaggi (spicca ancora una volta la sagacia del commissario Patrick Hedstrom) sono ben delineati : la Lackberg eccelle nell’introspezione psicologica e le intricate vicende delle famiglie coinvolte sono esposte con ricchezza di particolari, da profonda conoscitrice dell’animo umano. Il ritmo narrativo, più lento nel primo romanzo, qui si fa incalzante, le storie (che procedono a capitoli alternati) sembrano evolvere in modo totalmente autonomo, finchè emerge, esplicitandosi, man mano ci si avvicina al tempo degli eventi principali, in modo magistrale, la sconvolgente verità, quasi con il ritmo teatrale di una cupa opera ottocentesca. Un bel giallo svedese, che si lascia leggere piacevolmente, nonostante la mole abbastanza ponderosa (comune del resto ai thriller nordici). Se vogliamo proprio fare un appunto, eccolo ( ma è un errore comune ai giallisti, che contrasta con ciò che realmente accade) : un commissario, un medico legale, un poliziotto o comunque chiunque abbia a che fare giornalmente con delitti di ogni sorta non vomita, sconvolto, alla vista di un impiccato ! Le scene macabre fanno parte del loro lavoro quotidiano : i consulenti editoriali informino bene gli Autori !

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Gli altri romanzi di Camilla Lackberg
Trovi utile questa opinione? 
110
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
3.3
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    24 Novembre, 2011
Top 50 Opinionisti  -  

Un romanzo stanco e privo di mordente

Apprezzo molto Carofiglio come scrittore, anche se non ritengo questo il suo migliore romanzo. Mi piacciono di più le sue indagini poliziesche e le sue riflessioni sulla attività di giudice e avvocato. In questo romanzo aleggia un’atmosfera quasi rassegnata, stanca, priva di mordente. La vicenda narrata sembra un “déja vu”, con fasi ripetitive e personaggi abbastanza banali, senza quell’introspezione vera e profonda alla quale lo scrittore ci aveva abituati Non dirò che è un romanzo “esangue e tedioso” come lo definisce il critico letterario Antonio D’Orrico sul supplemento “La Lettura” del Corriere della Sera (20.11.2011), ma certamente l’opera è percorsa da una vena sottilmente stanca, monotona, senza vibrazioni che trascendano i comuni accadimenti della vita. Un carabiniere, il protagonista, distrutto da una vita sempre sotto copertura (e sotto stress), uno psicologo banalmente curioso e appiattito sul tran tran giornaliero della sua professione di strizzacervelli, una signora anche lei bisognosa di cure e attenzioni per sensi di colpa mai guariti, un bambino sognatore (forse la figura meglio riuscita) che costringerà il protagonista a ricollocarsi nel suo giusto ruolo ed a riapprezzare la serena gioia di una vita finalmente normale. Questi i personaggi, ben delineati in una storia credibile ma senza guizzi autentici. Potrebbe essere un romanzo “ da camera”, da leggere in autunno vicino al crepitio della legna nel camino, avvolti in una calda coperta di lana, seduti su una comoda poltrona, a meditare, come il protagonista mentre si ritempra nel finale del romanzo scivolando sulle onde con la tavola da surf, su “…il bene e il male, e l’amore e il dolore e la gioia e la colpa…e il perdono…e il cerchio della vita, e le storie dei padri e dei figli, e della loro disperata ricerca gli uni degli altri”.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
I romanzi di Enrico Carofiglio
Trovi utile questa opinione? 
130
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    19 Novembre, 2011
Top 50 Opinionisti  -  

Quando nobiltà, clero e mafia fanno squadra...

Ecco uno spaccato istruttivo e ,nello stesso tempo, desolante della Sicilia dei primi anni del Novecento. Camilleri abbandona temporaneamente il commissario Montalbano ed esplora da par suo l’ambiente siciliano di più di un secolo fa, ricordandoci un fatto sconvolgente e realmente accaduto in un paese siciliano di poche migliaia di abitanti ( Alia), dove i parroci delle chiese della comunità, riuniti in una specie di setta, corrompono giovani “picciotte” (anche minorenni), inducendole a pratiche abominevoli come strumento per acquisire indulgenze divine. Un avvocato coraggioso scopre i fattacci, accusa i colpevoli (che vengono sospesi e allontanati) ma, ahimè, deve fare i conti con il gretto ambiente locale, ove i nobili, il clero e la mafia erigono muri di omertà, insabbiano la verità (con la complicità delle istituzioni) e inducono il malcapitato avvocato a gettare la spugna e ad abbandonare l’isola e l’Italia riparando da parenti americani. Mentre nelle indagini di Montalbano, così seguite e amate dal grande pubblico, Camilleri incentra il racconto sulle vicende poliziesche e sui rapporti che le stesse hanno con gli interessi dei boss locali e con l’ottusità e l’insipienza di autorità e politici, nei romanzi sociali ( che non tutti forse apprezzano) l’Autore mette a nudo il suo animo generoso e onesto, denunciando scomode verità e mettendo in luce piena torti e ingiustizie di un mondo arcaico fondato sui privilegi delle caste e sulla stupida arroganza del potere. Camilleri vuole forse sottintendere ( e con piena ragione) che oggi, forse, non molto è cambiato e che la mentalità di certe “caste”pervade la nostra vita sociale e politica in modo più sottile e sofisticato. “ La setta degli angeli” è da leggere e meditare , per riflettere su un mondo non del tutto scomparso e mentalità non del tutto desuete . I tifosi del simpatico commissario Montalbano,messo per ora a riposo,si tranquillizzino : si cimenterà presto in una nuova indagine nel prossimo romanzo di Camilleri.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
I romanzi sociali di Camilleri
Trovi utile questa opinione? 
60
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    11 Novembre, 2011
Top 50 Opinionisti  -  

Un romanzo complesso e intrigante

Un bel romanzo, che definire “giallo” sarebbe riduttivo. La Vargas, scrittrice, archeologa di grande valore, sceneggiatrice, politicamente impegnata in molte battaglie, ripresenta ne “ La cavalcata dei morti” uno dei suoi personaggi meglio riusciti, il pigro e apparentemente confuso commissario Adamsberg, che, con l’aiuto del suo vice Danglard, è chiamato a dipanare in una località fuori dalla sua giurisdizione un’intricata vicenda in cui credenze popolari si mescolano ad efferati delitti. Il romanzo ha un suo finale a sorpresa, il colpevole è assicurato alla giustizia, altre vicende concomitanti hanno una loro soluzione che mette in risalto l’abilità investigativa fondata su improvvise folgorazioni geniali del simpatico commissario. La Vargas combina nell’evolversi delle varie situazioni il clima di suspence con un’introspezione psicologica di rara bravura dei suoi personaggi, tutti tipicamente della provincia francese. L’atmosfera è resa magistralmente, tanto che sembra a tratti di assistere a certi famosi film polizieschi tipici della cinematografia francese del secolo scorso, in cui l’azione si alternava al grigio dei paesi ed alle nebbie della campagna. Se cè un difetto nell’evento narrativo, lo si deve cercare , soprattutto nella parte finale del romanzo, nella complessità delle situazioni e dei rapporti tra i (numerosi !) personaggi. Un lettore disattento può perdere la bussola, se non segue il filo del racconto e gli spostamenti frequenti dei protagonisti. Dove poi la Vargas eccelle è nelle minuziose descrizioni dei caratteri, delle situazioni, delle atmosfere: si badi ad esempio alla tipizzazione dei collaboratori del commissario ( la gigantesca e razionale Retancourt, il tenente Mercadet sofferente di ipersonnia, il fedele e pragmatico Danglard) o dei compomenti la famiglia Vendermot ( la prosperosa e dolce Lina,l’intelligente Hippolyte con le dita mutilate dal padre e la capacità di parlare capovolgendo le parole,il fragile Antonin, Martin che si nutre di insetti) ; da non dimenticare poi la commovente vicenda del piccione Hellebaud,che, ferito alle zampe, viene salvato e curato giorno dopo giorno da Adamsberg fino alla guarigione ed al ritorno al volo ed al suo mondo. Un romanzo, insomma, pieno di sfaccettature, intrigante e ben costruito : da consigliare senz’altro a chi ancora non l’ha letto.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
I romanzi polizieschi francesi
Trovi utile questa opinione? 
50
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
3.5
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
3.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    30 Ottobre, 2011
Top 50 Opinionisti  -  

Un thriller grigio

A mio giudizio non paragonabile alle più navigate e classiche Cornwell e Reichs, Simon Beckett ha tuttavia confezionato un buon thriller con la giusta dose di tensione, tutta incentrata sulla caccia ad un serial killer in fuga, braccato capitolo dopo capitolo sino al colpo di scena finale. L’atmosfera è opprimente, grigia, pioggia e fango rallentano le indagini, la ricerca di cadaveri sepolti da anni mette in contrasto antropologi forensi e medici legali, ricercatrici e poliziotti, ognuno con storie, caratteri e capacità diverse. Qualche incongruenza emerge qua e là, soprattutto nella descrizione del cosiddetto mostro ritenuto assassino, il quale assume caratteristiche quasi diaboliche nei primi capitoli per poi lasciarsi andare, verso la fine del romanzo, a malinconiche confessioni ed a comportamenti contrastanti. Comunque, alla fine giustizia sarà fatta. Nei romanzi delle “ concorrenti “ americane (intendo la citate Cornwell e Reichs) c’è più spazio per descrizioni tecniche e per indagini diagnostiche sofisticate, che dovrebbero rallentare o quanto meno smorzare l’interesse dei comuni lettori digiuni di medicina legale; accade invece il contrario : le pagine specialistiche risultano perfettamente integrate nella vicenda, fanno tutt’uno con essa e rendono l’evolversi della vicenda vieppiù interessante e, oserei dire, affascinante. Tutto questo non si “sente” in Beckett : il suo romanzo ha sì una sua storia abbastanza intrigante, ma manca o è presente in maniera poco incisiva il risvolto tecnico-scientifico, che sembra piaccia agli amanti del genere. Una cosa però Beckett ce la insegna : i numeri della dissoluzione (uno, due, otto ), in base ai quali i corpi vanno incontro alla decomposizione post-mortem, a parità di clima : rispetto ad un cadavere esposto all’aria, la decomposizione avverrà con il doppio del tempo nell’acqua e otto volte più lentamente sotto terra. Non è un grande insegnamento, ma basta e avanza.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Thriller a sfondo medico-legale
Trovi utile questa opinione? 
50
Segnala questa recensione ad un moderatore
Racconti
 
Voto medio 
 
4.5
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    30 Ottobre, 2011
Top 50 Opinionisti  -  

Tre storie per un'Italia migliore

Tre scrittori, tre figure di giudici indimenticabili, che resteranno impresse in modo indelebile nei nostri cuori e nelle nostre coscienze. Camilleri, da par suo, tratteggia la figura di un giudice piemontese integerrimo e nello stesso tempo ingenuo, inviato da Torino a Montelusa agli albori dell’unità d’Italia, ignaro dei comportamenti mafiosi nell’isola e delle loro conseguenze : rischia l’eliminazione fisica ma riesce con il suo “tirar diritto” senza compromessi e cedimenti a resistere ed a vincere in modo esemplare ed a testa alta la sua battaglia sul territorio costringendo la “Fratellanza locale” ( il nome “Maffia” arriverà anni dopo) a fare un passo indietro. De Cataldo ci narra la vicenda quasi favolistica di una ragazzina giudice, costretta a cimentarsi con servzi segreti deviati nell’Italia degli anni Settanta : la vicenda è appassionante, tra continui colpi di scena, nel corso dei quali il giovane magistrato darà prova di abilità e sangue freddo, riuscendo a mettere nel sacco i cosiddetti poteri forti . Il racconto termina con la visione del tragico attentato alla stazione di Bologna : “…un boato si schiantò fortissimo nell’aria immobile di agosto….. e videro una colonna di fumo che si alzava,gonfia e nera,là dove c’era la stazione…”. Infine , nel terzo racconto Lucarelli delinea la tragica e ahimè attuale figura del politicante arruffone e spregiudicato : un sindaco senza scrupoli, che antepone in modo smaccato e arrogante i propri interessi a quelli del Comune amministrato, riuscendo perfino (udite, udite !) a conquistare il favore popolare. Ma di fronte ha un procuratore onesto e capace, suo vecchio compagno di scuola, che farà di tutto per ostacolare le sue losche iniziative.
Tre giudici, tre personaggi ancora attuali, tre storie emblematiche di un certo modo di fare giustizia, da citare ad esempio. Ecco un testo, ad esempio, da far leggere nelle Scuole superiori, da proporre per commenti e giudizi, da utilizzare come spunto per temi o ricerche, anche sulla Storia d’Italia, soprattutto recente. I tre racconti si leggono d’un fiato ; lasciano un po’ d’amaro in bocca, anche se servono per farci riflettere sulle magagne perenni del nostro Paese e per farci credere (o sperare) in un futuro migliore.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Storie di àmbito giudiziario
Trovi utile questa opinione? 
70
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
3.8
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    12 Settembre, 2011
Top 50 Opinionisti  -  

Una Dublino più realistica e intrigante

L’Autore della saga di Agnes Browne si cimenta ora , a parer mio con successo, in una nuova impresa letteraria : O’Carroll ,oltre che scrittore, è attore, regista, commediografo nonché showman brillante e fantasioso, e alcune delle sue doti più peculiari emergono in questa storia, sempre ambientata nel suo Paese, l’Irlanda, nei turbolenti quartieri periferici e popolari di Dublino, dove la fanno da padroni boss mafiosi, poliziotti corrotti ed un’umanità rissosa sempre alla ricerca di una buona pinta di birra e dei motivi più svariati per scazzottarsi. Il protagonista è un pugile dalla brillante carriera, categoria leggeri (da qui il soprannome di “sparrow”, passerotto) che lascia la boxe irretito da una banda di estortori : riuscirà alla fine a liberarsene con l’aiuto di un poliziotto onesto e dopo vicissitudini intriganti che lo porteranno a riconciliarsi con sé stesso e con la famiglia : i malvagi saranno sconfitti ed il bene trionferà. Ma non è tanto la storia in sé che colpisce il lettore avveduto, quanto l’atmosfera (siamo negli anni di fine secolo scorso) della Dublino povera ma pronta a tutto per far emergere i suoi figli migliori, una Dublino operaia e grigia dove l’unico svago è il pub, una Dublino dove continua e martellante è la lotta tra le gang mafiose, corruttrici ed arroganti, e la povera gente costretta a subire pizzo e prepotenze. I personaggi sono delineati con la consueta maestria. Non c’è la commozione che emana dalle pagine dei romanzi sulla vita di Agnes Browne, ma “ Birra e cazzotti” resta comunque un romanzo stringato e coinvolgente, con un impianto scenografico e narrativo più realistico, alla maniera dei più sofisticati thriller d’oltre oceano.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Gli altri romanzi di Brendan O'Carroll
Trovi utile questa opinione? 
40
Segnala questa recensione ad un moderatore
474 risultati - visualizzati 401 - 450 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

Le recensioni delle più recenti novità editoriali

Identità sconosciuta
Valutazione Utenti
 
3.3 (1)
Incastrati
Valutazione Utenti
 
3.8 (1)
Chimere
Valutazione Utenti
 
3.5 (1)
Tatà
Valutazione Utenti
 
3.0 (2)
Quando ormai era tardi
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
Intermezzo
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
Il carnevale di Nizza e altri racconti
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
La fame del Cigno
Valutazione Utenti
 
4.8 (2)
L'innocenza dell'iguana
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
Long Island
Valutazione Utenti
 
3.0 (1)
Volver. Ritorno per il commissario Ricciardi
Valutazione Utenti
 
4.1 (2)
Assassinio a Central Park
Valutazione Utenti
 
3.8 (1)
Identità sconosciuta
Valutazione Utenti
 
3.3 (1)
Incastrati
Valutazione Utenti
 
3.8 (1)
Chimere
Valutazione Utenti
 
3.5 (1)
Tatà
Valutazione Utenti
 
3.0 (2)
Quando ormai era tardi
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
Intermezzo
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
Il carnevale di Nizza e altri racconti
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
La fame del Cigno
Valutazione Utenti
 
4.8 (2)
L'innocenza dell'iguana
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
Long Island
Valutazione Utenti
 
3.0 (1)
Volver. Ritorno per il commissario Ricciardi
Valutazione Utenti
 
4.1 (2)
Assassinio a Central Park
Valutazione Utenti
 
3.8 (1)

Altri contenuti interessanti su QLibri

L'antico amore
Fatal intrusion
Il grande Bob
Orbital
La catastrofica visita allo zoo
Poveri cristi
Se parli muori
Il successore
Le verità spezzate
Noi due ci apparteniamo
Il carnevale di Nizza e altri racconti
Delitto in cielo
Long Island
Corteo
L'anniversario
La fame del Cigno