Opinione scritta da cesare giardini

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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    03 Giugno, 2017
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Un sequestro a fin di bene fallito

Ritorna Daniel Pennac, con la sua variopinta e imprevedibile tribù ed una nuova avventura : fulcro di tutta la vicenda è il sequestro operato da alcuni componenti della famiglia di Benjamin Malaussène , in combutta con il figlio stesso del sequestrato, di un noto facoltoso imprenditore e faccendiere, Georges Lapietà, aduso a traffici e ricatti d’ogni tipo. Il riscatto chiesto è di 28 milioni, proprio la cifra che il Lapietà avrebbe intascato come buonuscita di fine attività. Ma le cose non vanno come dovrebbero, cioè con la consegna del malloppo ad uno strano prete sul sagrato di Notre Dame e la devoluzione dei soldi a varie opere di soccorso a poveri e bisognosi: sequestratori veri irrompono sulla scena, si portano via il Lapietà e chiedono un riscatto astronomico, pena la rivelazione (sono probabilmente d’accordo con il sequestrato) di malefatte d’ogni genere di politici e politicanti, con tanto di date e dati esposti minuziosamente. Il titolo del romanzo ( “Il caso Malaussène”) non è altro che il riferimento all’incriminazione del povero Banjamin (con tanto di arresto e manette) per avere di sfuggita, durante una conversazione, difeso i primitivi sequestratori in nome di una istintiva solidarietà nei riguardi di chi sopravvive con quel poco che ha. Riemerge il Benjamin ben noto capro espiatorio dei romanzi di Pennac, che si serve di tutta la complicata e sorprendente storia per elargire perle di saggezza, con mano leggera ed una visione acuta, sofferta e lungimirante dei mali della società d’oggi: la malversazione, i ricatti, l’ingiustizia sociale, le contraddizioni e gli errori della giustizia, il tutto analizzato non banalmente , ma con l’amara consapevolezza che ben pochi siano i rimedi leciti per raddrizzare l’andazzo delle cose. C’è poi un’altra storia nella storia: la scrittura di un romanzo che, in totale isolamento e per ordine della direttrice della Casa Editrice ove lavora Benjamin, tale Alceste Fontana sta portando a termine (“Mi hanno mentito”) stigmatizzando i guai di un’educazione falsa e buonista. Il romanzo avrà un seguito (“ La loro grandissima colpa”), che probabilmente sarà l’oggetto di un prossimo lavoro di Pennac, che termina infatti il libro sul “Caso” con uno svolazzante “continua…” scritto a penna.
L’opera segna il ritorno di uno scrittore che ho sempre letto con piacere, apprezzato e stimato. Daniel Pennac, alias Benjamin Malaussène, alias il capro espiatorio di tante storie, alias il fantomatico Alceste Fontana, scrive e contemporaneamente insegna, con occhio scevro da pregiudizi e false verità: e lo fa con l’aiuto della sua scanzonata tribù, uno spaccato di mondo che sopravvive apparentemente felice all’invadenza dell’incultura e della sopraffazione.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    14 Mag, 2017
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Un giallo ad alta tensione emotiva.

Il romanzo, l’ultimo della serie che vede protagonista i’agente speciale Will Trent, non mi ha entusiasmato. La fortunata autrice americana che, ancora giovane (ha appena compiuto i 46 anni), sforna romanzi a raffica, ben coadiuvata da staff di tutto rispetto, questa volta mette insieme una storia tenebrosa, grondante sangue ( il titolo non lascia dubbi !), che pesca nei bassifondi, ove si muovono come ombre lestofanti di ogni genere, trafficanti senza scrupoli, prostitute, in un groviglio di vicende che, narrate minuziosamente quasi attimo per attimo, solo alla fine, dopo una serie di ben orchestrati colpi di scena, lasciano intravvedere una possibile verità. I personaggi (oltre a Will Trent, che non ha però questa volta un ruolo principale) sono malavitosi di alto livello con i loro avvocati e tirapiedi, ai quali si mescola un sottobosco di spacciatori e ricattatori pronti a tutto. La storia si incentra su una famosa e facoltosa stella del basket, Marcus Rippy, proprietario di locali notturni e di una squadra di basket, indagato per una storia di violenza e stupro. La polizia indaga contemporaneamente sulla morte di un poliziotto in un cantiere abbandonato, e scopre una serie di delitti che sembrano indicare una pista che però si rivela errata. Emerge una tragica figura di donna, Angie, ex poliziotta ed ex moglie di Trent, che, indagando in proprio, tenta disperatamente di riavvicinarsi al marito, sfruttando ogni mezzo, lecito e illecito. Ed è proprio nel racconto parallelo di questo rapporto tormentato (si scoprono anche parentele inattese) che la Slaughter dà forse il meglio di sé, descrivendo con toni delicati e toccanti una storia che alla fine sembra lasciare al lettore l’ipotesi di una conclusione. Il difetto del romanzo sta, a mio giudizio, in un susseguirsi di eventi estremamente complesso, descritto, sulla base delle tracce di sangue, da più punti di vista; inoltre abbondano riferimenti tecnologici sui più comuni mezzi di comunicazione (cellulari e quant’altro) ed I lettori meno ferrati da questo punto di vista avranno qualche difficoltà. La tensione emotiva comunque è sempre ad alto livello, gli amanti del genere non resteranno delusi.

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I precedenti romanzi dell'autrice.
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Romanzi
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    20 Aprile, 2017
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Una miriade di personaggi, cane compreso.

Arriva puntuale il nuovo romanzo di Andrea Vitali, la cui vena narrativa, bisogna dirlo, appare inesauribile. Bellano, sul lago di Como, nasconde personaggi straordinari, le cui vicende non cessano mai di divertire : questa volta per ben 167 capitoli (penso che sia un record), con una miriade di personaggi che ha reso indispensabile, per i lettori disattenti o smemorati, un elenco alfabetico, alla fine del romanzo, con tanto di cognome e nome (ma dove li pesca, così singolari ed evocativi !), parentele ed attività professionali. Siamo negli anni che precedono la seconda guerra mondiale, tutto inizia con una richiesta di aiuto per un tentativo di furto ( ma sarà poi vero?) nella casa di una agitata signora il cui marito è in Africa a combattere per la conquista del famoso posto al sole. Nell’appartamento della suddetta vive anche un ringhioso cagnetto, con la prerogativa di azzannare chiunque entri in casa, ad eccezione di persone conosciute nei confronti delle quali la bestiola si comporta in modo mansueto. Su questa caratteristica, vola il romanzo, capitolo dopo capitolo, battuta dopo battuta, equivoci e sorprese a non finire. E scorrono come al solito le figurine dei carabinieri, attivi e presenti più del solito, con l’inossidabile maresciallo Maccadò e la sua numerosa famiglia, moglie e quattro scatenati ragazzi, il vice Misfatti, protagonista di un’incredibile disavventura, i carabinieri semplici Grafico e Virgola, semplici e pure sempliciotti quanto basta, e poi prevosto e perpetua, e ancora un corrispondente del giornale provinciale, le suore del locale nosocomio, un’arguta nana che spia dalle persiane socchiuse ogni movimento sospetto, il figlio di un’altolocata famiglia che fugge di casa per arruolarsi in Spagna (ma da quale parte lo scoprirete !) e poi gente comune, frequentatori di bar e caffè locali …. Non manca neppure un circo itinerante la cui attrattiva principale è una conturbante bellezza esotica dalle mille sorprese … Ma è il vivace cagnetto che, alla fine, porterà alla luce la verità, mascherata da tentativo di furto con risvolti boccacceschi. Un Vitali vivace, ironico e pungente, che sembra vivere in simbiosi con i suoi personaggi ed il suo paese: se scrivesse in dialetto (mi pare di averlo già annotato) potrebbe diventare il Camilleri lombardo.

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I romanzi di Andrea Vitali
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Gialli, Thriller, Horror
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    18 Aprile, 2017
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Carlo Monterossi, eroe d'altri tempi.

Di rabbia e di vento: rabbia per tutto quello che non va per il verso giusto, per l’ingiustizia che permea di sé i rapporti umani, per i malvagi che la fanno franca e per i poveracci o gli indifesi che subiscono sempre e comunque, vento che investe, gelido e continuo, una Milano quasi spettrale, livida, ma con il cielo sempre azzurro e limpido. Da queste premesse si dipanano le nuove imprese del produttore e autore televisivo Carlo Monterossi, personaggio caro allo scrittore Alessandro Robecchi, che ne fa come di consueto una specie di paladino delle cause perse, sempre con una vena sottile di ironica malinconia. Questa volta c’è di mezzo uno strano delitto, un gestore di un salone automobilistico per ricconi viene ucciso a revolverate e, subito dopo, per poco non viene fatto fuori anche un poliziotto che, travestito da frate, passava per caso da quelle parti. Ci sono le premesse per un’indagine complicatissima, che riesce a collegare il delitto ad un precedente sequestro di persona e ad un fantomatico tesoro il cui nascondiglio è noto ad un’affascinante e coltissima escort d’alto bordo, con tanto di laurea in lettere…. Si susseguono i colpi di scena, il nostro protagonista, coadiuvato da Oscar Falcone, amico da sempre e investigatore a tempo perso, e dalla coppia di poliziotti Carella e Ghezzi, vuole a tutti i costi venire a capo dell’intricata vicenda, cercando di seguire tracce apparentemente labili, frequentando caffè della periferia e bische clandestine, esponendosi in primo piano con la tacita complicità di un vicesovrintendente Ghezzi più attivo che mai. Il romanzo corre via veloce, si moltiplicano le perquisizioni, altri delitti mettono a dura prova la pazienza di investigatori dilettanti e non, fino all’individuazione del colpevole, al ritrovamento del tesoro nascosto ma anche all’amara conclusione che, come afferma un poliziotto in un momento di sconforto, “non c’è giustizia” : Carlo Monterossi, costretto tra l’altro a vivere una vita (quella della finzione televisiva e delle false apparenze) che non gli appartiene, cerca un’affermazione personale nel perseguire il suo impegno civile e nell’aiutare i meno fortunati. Ed il tesoro, da lui ritrovato, servirà proprio a questo nobile scopo.
Robecchi si rivela anche in questo romanzo grande scrittore. Alternando lucide e sferzanti accuse a battute ironiche, trasforma il protagonista di tanti suoi romanzi in un romantico eroe d’altri tempi, con la coscienza pulita e la soddisfazione non banale di agire sempre a favore di chi meno favori ha avuto dalla vita.

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Altri romanzi di Alessandro Robecchi.
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Classici
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    28 Marzo, 2017
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Storie di varia umanità a Dublino.

Sono quindici racconti, scritti tra il 1904 e il 1907 e pubblicati nel 1914: sembrano elaborati nell’Ottocento, e ricordano Cechov, un autore che del resto Joyce non conosceva, ma più ancora Maupassant e Flaubert. Sono episodi di vita quotidiana, talora banali, schizzi di situazioni che càpitano tutti i giorni e che coinvolgono gente comune, che conduce una vita normale, con i consueti alti e bassi e con episodi che per lo più restano confinati nell’ambito della routine familiare. Protagonisti sono i “Dubliners”, gli abitanti della città, una città che è lo sfondo delle narrazioni e che diventa la vera protagonista dell’opera : una città apparentemente piatta, senza grandi ambizioni, abitata da personaggi che fanno della “meschinità” degli accadimenti di tutti i giorni una sorta di bandiera per sentirsi vivi, per comunicare tra loro e sottolineare la loro appartenenza ad un corpo vivo e multiforme. Ed ecco scorrere le vicende di due sorelle e di un prete morto dopo la rottura di un calice, l’incontro di due ragazzi con un vecchio e ciarliero barbone, la sorte di un originale bazar, l’Arabia, la nostalgia di Eveline che sogna di fuggire a Buenos Ayres ma che resta imprigionata nel suo sogno, “ il volto esangue come quello di un animale scuoiato”, due amici che millantano conquiste femminili …. E poi ancora i tentativi di una madre per sistemare la figlia, i rimpianti di un piccolo uomo dopo una visita a Londra, le vicende di un umile impiegato, la storia di Maria, destinata al convento, il caso penoso di un uomo incapace di comunicare e destinato alla solitudine … Ma è l’ultimo racconto (“ I morti”) che ci fa capire la grandezza di Joyce. E’ una lunga storia, condita da dialoghi frizzanti e battute ironiche, che descrive nei particolari una riunione conviviale, con tanto di intrattenimento musicale, alla quale partecipano personaggi di varia estrazione sociale, ognuno con la sua storia ed i suoi problemi. La festa finisce, una coppia ritorna a casa e l’atmosfera cambia radicalmente: si capisce che Gabriel ama Gretta, ma lei si perde nei suoi ricordi, rievocando un giovane di cui era innamorata e che una morte crudele le ha portato via. Un’aura nostalgica e malinconica sospinge l’uno verso l’altra, ed entrambi, in silenzio, dalla finestra, guardano il cadere fitto della neve, che tutto ricopre e avvolge nell’oblio … Il titolo del racconto contrasta nettamente con l’atmosfera festaiola di quasi tutta la lunga narrazione, e sottolinea, anticipandolo quello che sarà poi lo schema delle opere più mature dell’autore, cioè la vita dell’uomo e dell’intera umanità. Per entrare nel mondo di James Joyce , consiglio di leggere “Gente di Dublino”, prima di affrontare le opere della maturità ( “Ulisse”, “Dedalus” fino al travolgente “Finnegans Wake”).

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Le altre opere di Joyce.
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Gialli, Thriller, Horror
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    24 Marzo, 2017
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Alla fine, forse, un bagliore di speranza !

Un’indagine poliziesca, che svela retroscena inquietanti e che riporta alla luce eventi di un lontano passato (circa trent’anni prima) che sembrava sepolto e sbiadito nei ricordi. Due sono le coppie di investigatori: un autore televisivo, Carlo Monterossi, personaggio caro all’Autore e già protagonista di altri romanzi, con Oscar Falcone, investigatore privato, e due poliziotti milanesi, Carella e Ghezzi, in azione sotto traccia. Nella Milano bene, quella dei quartieri ricchi, di gente che si è conquistata un posto nella società che conta (con quali mezzi non importa), due ben noti personaggi sono ammazzati a colpi di pistola, e, caso strano, viene lasciato un sasso sul petto. Un altro ammazzato viene trovato in seguito, stessa procedura e stesso sfregio, ma il caso quadra poco con gli altri due: il morto è un ricco e losco trafficante, pedofilo per giunta, maritato con una bellissima e altolocata figlia di banchieri, Isabella ……. Le indagini sono complicate, i media tirano in ballo terroristi, Milano ha paura, si fa in fretta a creare allarmismi ed a puntare il dito su presunti colpevoli, a tal punto che, da Roma, vengono inviati investigatori da parte del Ministero competente e la nostra brava coppia di poliziotti è costretta a lavorare di nascosto, con il beneplacito di un sagace superiore. E grazie all’abilità del più anziano Ghezzi, che si intrufola addirittura in uno dei più popolosi e degradati quartieri della periferia milanese, ecco che viene alla luce una verità sepolta da anni di omertà e di silenzi. Ma Monterossi e Falcone non sono da meno: con abili stratagemmi, si scopre che l’altera e seducente Isabella sa nascondere con abilità verità segrete e inconfessabili. La trama è seducente, grande l’abilità di Robecchi nel delineare caratteri e situazioni, con un linguaggio convincente e dialoghi brillanti, con una sottile e sempre presente vena di ironia e umorismo. La grande protagonista è Milano, la città dai due volti: la Milano che trasuda benessere e ricchezza, la Milano del Centro e di via Magenta, quella ove la finanza spregiudicata e l’ostentazione degli status symbols la fa da padrone, e la Milano dei quartieri diseredati e squallidi della periferia (ma non troppo), quella di piazza Selinunte ove in casermoni fatiscenti si accalcano migliaia di poveracci in appartamenti abusivi, ove le porte vengono abbattute da nuovi occupanti e le serrature subito rifatte, e dove pur albergano episodi di altruismo e di convivenza civile. L’amara conclusione è che la giustizia làtita, i più furbi la fanno franca e chi vuol farsi giustizia da sé ha comunque torto marcio e può pagarne le conseguenze con la vita. Ma si intravede alla fine un bagliore di speranza: Ghezzi, il poliziotto anziano che ha deciso di dimettersi per coerenza con i suoi principi di onestà intellettuale, viene dissuaso da più saggio Carlo Monterossi: una soluzione si può ancora trovare…
Un bel romanzo, da assaporare pagina dopo pagina. Da leggere e consigliare !

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I gialli di Alessandro Robecchi.
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Gialli, Thriller, Horror
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    01 Marzo, 2017
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Un'indagine dall'esito sconcertante.

Il maresciallo dei carabinieri Pietro Fenoglio è uomo onesto e integerrimo, ama la buona musica ( Mozart, Beethoven), le buone letture (Calvino) ed è solito girovagare nella Pinacoteca di Bari almeno tre, quattro volte l’anno. E’ di stanza a Bari, proprio in quell’estate del 1992, tristemente famosa per gli attentati ai giudici Falcone e Borsellino , in cui si scatena una lotta senza quartiere tra due bande rivali di spacciatori e malviventi . Il clima è torrido, il cielo “luminoso e inquieto”, sia nei quartieri trafficati della città sia in quelle lande desolate e aride della periferia, ove tutto può succedere al riparo di occhi indiscreti e nell’indifferenza di una natura testimone muta di ogni nefandezza. Ed è in questa atmosfera quasi surreale che avviene il rapimento del figlio adolescente del boss Nicola Grimaldi: nonostante il pagamento di un riscatto milionario, il cadavere del piccolo viene ritrovato in fono a un pozzo. Lopez, il boss rivale, decide di diventare collaboratore di giustizia e confessa all’allibito maresciallo e ad un giovane e solerte pubblico ministero una serie di delitti che aiutano carabinieri e polizia ad arrestare ( l’operazione prende nome di “Estate fredda”, da cui il titolo del romanzo) una rete di malviventi ben radicata sul territorio, Grimaldi compreso, ed a penetrare i segreti delle “affiliazioni” e degli “innalzamenti” della delinquenza locale, nonché ad individuare le diramazioni della malavita pugliese, di marchio calabrese al nord e di origine autoctona al sud (Sacra Corona Unita). Ma Lopez si dichiara innocente riguardo al rapimento ed all’uccisione del piccolo Grimaldi : Fenoglio gli crede, e dà inizio ad un’indagine serrata, con la consapevolezza che le indagini stiano portando ad un esito che mai si sarebbe sospettato. Ed è un incontro occasionale con un posteggiatore abusivo che lo induce ad orientarsi in una certa direzione, un vero colpo di scena, che lascia la bocca amara e tanti interrogativi in sospeso. Carofiglio dà il meglio in questo romanzo, lo spaccato di un ambiente e di una realtà senza fronzoli e senza inutili retoriche. Il maresciallo Fenoglio è il protagonista, che si adatta a vivere in un mondo che può a volte essergli non congeniale: la vita, scrive Carofiglio, è come vivere in una barca,ove le alternative sono due, o buttarsi a mare o convivere con gli altri, chiunque siano. Del resto, il vivere ci mette a contatto con personaggi che sanno esprimere sempre il meglio di sé, ma anche con alti magistrati apparentemente integerrimi (il caso è citato dall’autore) che si fanno pagare in nero lezioni a specializzandi…. E con assassini che troncano vite innocenti : gli attentati a Falcone e Borsellino irrompono nel romanzo, seminando sgomento e costernazione. Un bel romanzo, da leggere per meditare e non dimenticare.

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Gli altri romanzi di Gianrico Carofiglio
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Gialli, Thriller, Horror
 
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2.8
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    29 Gennaio, 2017
Top 50 Opinionisti  -  

Kay Scarpetta indaga su un'arma letale

Singolare thriller della Cornwell, sia per la brevità temporale della trama narrativa (copre solo 4 giorni o poco più) sia per la descrizione minuziosa di ogni evento, tecnico e ambientale, descrizione non di rado avulsa dalla storia narrata e messa nero su bianco per puro spirito narcisistico. La brezza che muove le foglie delle piante di un parco, la calura opprimente che leva il respiro, una cena con il marito Benton in un famoso ristorante, l’assemblaggio di un tendone in una radura, l’attesa spasmodica di un pericolo incombente, un cambio di vestiti, ogni evento di importanza secondaria (specie per un lettore di gialli) diventa motivo per sfoggiare sprazzi di conoscenze tecniche specifiche non disgiunte da una mal celata soddisfazione per status symbols esclusivi che fanno della protagonista anatomopatologa Kay Scarpetta una privilegiata dalla sorte, sia professionalmente che nel ménage della vita quotidiana. Detto ciò, sfrondata dalle descrizioni ambientali a volte condite da lungaggini esasperanti, la storia è abbastanza semplice: alcune morti improvvise causate probabilmente da folgorazione, due ragazze ed un famoso generale, fanno scattare per vari motivi ed a vari livelli (polizia locale, Interpol e FBI) un allarme a prima vista ingiustificato, ma che si rivelerà poi di importanza vitale per la sicurezza di tutti. Kay Scarpetta è ovviamente in primo piano, sempre all’erta, pronta a cogliere ogni minimo segnale di sciagure imminenti. Non si può negare che la tensione sia al massimo, si intuisce che sta per accadere qualcosa di inatteso e catastrofico. Che si materializza solo alla fine del romanzo, con un colpo di scena ben orchestrato, che, come d’incanto, riesuma da un non lontano passato una famosa e pericolosa serial killer…. A parte le annotazioni superflue (ad esempio la lunga e particolareggiata descrizione del ristorante stellato dove la coppia di investigatori va a pranzare), l’attesa di qualcosa di terribile e sconosciuto che avverrà serpeggia nell’aria afosa di un parco e mette a dura prova le intuizioni della protagonista, della nipote Lucy e dell’investigatore dell’FBI Benton. Una nuova, terribile arma letale sta per entrare in scena e sconvolgere le consuete indagini consolidate dall’esperienza. Incombe il caos, come recita il titolo del romanzo, ma la brava Kay sa come esorcizzarlo. Da leggere comunque.

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I thriller di Patricia Cornwell
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Gialli, Thriller, Horror
 
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3.3
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    15 Gennaio, 2017
Top 50 Opinionisti  -  

Indagine su una giudice insospettabile.

John Grisham è uno dei miei scrittori preferiti, soprattutto per la capacità di analizzare con competenza le situazioni “legali” dei suoi thriller, le fasi processuali e tutti i risvolti tecnici dei dibattiti e delle controversie tra giudici ed avvocati. In questo romanzo, che rientra pur sempre nei cosiddetti legal-thriller, si nota un marcato sbilanciamento della narrazione nei confronti dell’indagine investigativa, raccontata minuziosamente, e poco spazio alle annotazioni di tipo propriamente legale. I protagonisti sono giudici ed investigatori, in uno scontro lungo e complicato; in sostanza un’investigatrice di nome Lucy, dipendente di una commissione della Florida preposta a sorvegliare la condotta morale dei giudici, viene incaricata, sulla base di informazioni fornite da una misteriosa “talpa”, di indagare su casi di corruzione (tangenti, appropriazione indebita) al centro dei quali si sospetta che agisca, in combutta con una banda di criminali, un’autorevole giudice apparentemente insospettabile e stimata da tutti, Claudia Mc Dover. L’indagata, molto abile e sicura di sé, possiede tuttavia immobili e beni spropositati e mantiene, pur tentando di celarlo, un tenore di vita nettamente superiore allo stipendio professionale. La situazione precipita quando, dopo un’azione delittuosa, arriva un’ulteriore soffiata, che permette di far luce su una rete malavitosa estesa, che coinvolge numerosi Casinò della Florida, appartenenti a tribù indiane, direttori di alberghi di lusso, poliziotti insospettabili. Lucy, con l’aiuto di agenti federali dell’FBI, viene a capo dell’intricata vicenda. Come accade sovente nei romanzi di John Grisham, scorre poco sangue: prevale un’indagine ragionata e minuziosa sul succedersi degli avvenimenti, quasi una cronaca giornalistica, in cui però non mancano tensione e colpi di scena. Un romanzo diverso dai consueti temi narrati dall’autore, che non mancherà di suscitare curiosità ed interesse negli amanti del genere.

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I legal-thriller di John Grisham
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Racconti
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    27 Dicembre, 2016
Top 50 Opinionisti  -  

Una reliquia provoca un "miracolo" letterario.

Sono otto racconti scritti nell’arco di diversi anni, che coprono un periodo della storia italiana molto vasto: si va dall’impresa garibaldina sino a metà circa del secolo scorso. Lo stile non è sempre lo stesso: ora più stringato, quasi che la narrazione volesse giungere rapidamente a conclusione, ora più ragionato, riflessivo, quasi che gli eventi storici narrati fossero più meritevoli di un’analisi dettagliata. Sono momenti diversi, situazioni caratterizzanti epoche diverse, tutte comunque illuminate dall’arguzia e dall’ironia tipiche del Camilleri che conosciamo. Il titolo è dato forse da uno dei racconti meno riusciti, “La cappella di famiglia”, che inizia con fortuiti incontri tra un bellimbusto locale e la solita vedovella inconsolabile in visita alla cappella cimiteriale di famiglia: il prosieguo e l’evolversi degli eventi hanno un sapore tragico e surreale, tra cappelle funerarie in restauro e sparatorie tra i loculi. Gli altri racconti, sempre e come di consueto divisi in quattro capitoli, toccano eventi e argomenti tra i più disparati, dalle tragicomiche sfide a duello tra signorotti della nobiltà sicula (“Il duello è contagioso”), duelli che non avverranno mai per l’inopinata mancanza delle armi designate, alla furbizia di un’astuta picciotta (“Teresina”) che s’impossessa di un ingente patrimonio, dalla tragicomica storia di un finissimo intenditore di cibi (“Il palato assoluto”) conteso da ristoratori e mafiosi, alla doppia vita (“La rettitudine fatta persona”) di uno straordinario don Fefè, ipocrita e falso moralista ma dai comportamenti apparentemente irreprensibili….. Ed ecco, dopo “ L’oro a Vigata” (storia di un bambino dalle eccezionali capacità) e “Il morto viaggiatore” ( surreale percorso di un cadavere che sembra trovare da solo la strada per il cimitero), una parentesi storica, basata su fatti realmente accaduti, già pubblicati da Sellerio nel 2002 e rielaborati da Camilleri ne “Lo stivale di Garibaldi”. E’ forse il racconto migliore, che ricorda le disavventure del prefetto Falconcini inviato in Sicilia dopo l’unità d’Italia e costretto ad assistere, dopo averne dato pur contro voglia l’autorizzazione, alla sfilata per le vie del paese di una storica reliquia, lo stivale insanguinato di un Garibaldi sicuramente poco amato dagli occupanti piemontesi. Il prefetto è tutto d’un pezzo, non capisce la realtà in cui si ritrova catapultato ed è costretto, alla fine, a lasciare l’incarico. Ma durante la sfilata dello storico cimelio, s’incontrano per caso due giovani, Caterina, sorella del luogotenente di Garibaldi Rocco Ricci-Gramitto e Stefano Pirandello: al colpo di fulmine ed al successivo matrimonio seguirà, indovinate un po’, la nascita del grande Luigi. Diamo un pizzico di merito anche al tanto bistrattato prefetto Falconcini: senza quella sfilata probabilmente non sarebbe venuto al mondo quel grande genio della letteratura italiana che è stato ed è Luigi Pirandello.

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Le opere di Andrea Camilleri.
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Romanzi
 
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4.5
Stile 
 
4.0
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    02 Dicembre, 2016
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Un mistero in fondo al lago.

Bellano e la gente del lago, o meglio delle due sponde del lago di Como: al centro un personaggio singolare, Ernesto Livera, detto Dubbio, contrabbandiere maldestro la cui barca (si chiama Caterina come la mamma assillante e protettiva del suddetto) urta qualcosa durante una traversata, che il tremebondo Ernesto individua (ma non è certo, essendo sempre per natura dubbioso) come cadavere di donna bionda e bella. Parte da qui una storia con una miriade di personaggi, gente d’osteria, operai del cotonificio, primari ospedalieri in pensione, osti furbi e dal passato inquietante, ladri di opere d’arte, infermiere a riposo, carabinieri sempre all’erta tra i quali spicca la spassosa e fanciullesca figura di uno esperto e pluripremiato come imitatore di canti d’uccelli. Mancano solo prevosti, sacrestani e perpetue, questa volta totalmente (e stranamente ) assenti. Tutta la storia si svolge nell’immediato dopoguerra, i personaggi si rincorrono e intrecciano l’altalenare delle loro vite tra rimpianti di un tempo che fu e vicissitudini (anche drammatiche: va in scena perfino un inatteso suicidio) che rimbalzano tra le rive opposte del lago, presso la cui Amministrazione trova finalmente un lavoro stabile nientemeno che come aiuto-pontilista (ma per quanto?) il dubbioso Ernesto. I capitoli sono numerosi (ben 246 !) e brevi, a volte telegrafici, agganciati sempre l’uno all’altro (sia pure con astuti e sapienti salti temporali) da una frase, una parola, un’esclamazione. Andrea Vitali ormai è un esperto del genere, narratore navigatissimo, profondo conoscitore del linguaggio gergale del posto ove è nato e cresciuto: i suoi personaggi sono figurine vive, attuali, che non di rado, oltre che suscitare immediata empatia, fanno pensare e riflettere sulle vicende della vita e sulla loro caducità. Un vero colpo di scena all’ultimo capitolo: dall’oscurità delle acque del lago riaffiora un mistero che sembrava sepolto per sempre …. La lettura di quest’ultimo romanzo di Andrea Vitali, forse uno dei suoi migliori, è senz’altro consigliabile.

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Gli altri romanzi di Andrea Vitali
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Gialli, Thriller, Horror
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    22 Novembre, 2016
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Alex Coss, sul filo del rasoio, rishia la morte

Il giudizio lusinghiero su James Patterson, che mi ero già fatto leggendo “L.A.Private”, viene confermato dopo aver letto quest’ultima impresa del leggendario ispettore Alex Cross, uno dei personaggi più riusciti dello scrittore statunitense, che conferma anche in questo thriller la sua buona vena narrativa. E’ un romanzo che non ha pause, tempi morti: l’azione è sempre incalzante, piena di colpi di scena, anche a scapito del protagonista, che, prima di riuscire a dipanare e risolvere complicate indagini, dovrà subire l’onta di accuse infamanti. La narrazione segue due filoni di indagini: la caccia a due spietati assassini, che agiscono compulsivamente e riescono a sfuggire in vari modi alla polizia e le manovre di un losco individuo che, per vendetta, tenta di colpevolizzare Cross, tramite azioni di spionaggio e servendosi di messaggi in rete. Alex Cross è sempre sul filo del rasoio, la sua capacità di resistenza è messa a dura prova, anche perché viene colpito negli affetti familiari e deve far fronte ad un ambiente di lavoro che lo ostacola e tenta di escluderlo dalle indagini. Ma il bravo Cross, pur rischiando la morte, anche stavolta la spunta, in un inatteso e drammatico colpo di scena finale. Bravo James Patterson (o la sua scuola) che è riuscito stavolta a confezionare un thriller di buon livello ed a presentarci uno dei suoi abituali protagonisti, Alex Cross, in una veste con contorni ben delineati, sia sotto l’aspetto lavorativo che come buon padre di famiglia. Il personaggio ne esce in modo convincente, anche se non raggiunge, a mio avviso, ancora la capacità di coinvolgimento di altri eroi del giallo come Lincoln Rhime (di Jeffery Deaver) o come i ben noti medici legali Kay Scarpetta e Temperance Brennan (rispettivamente delle scrittrici Patricia Cornwell e Kathy Reichs). Un buon giallo, comunque, che dimostra che pur avendo notoriamente una produzione straordinariamente ricca con milioni di copie vendute (non sempre proporzionale ad una buona qualità) qualche volta Patterson ci azzecca con prodotti di buonissimo livello.

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Gli altri romanzi di Patterson (della serie Alex Cross).
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Racconti
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    08 Novembre, 2016
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Una galleria di personaggi da incubo

“Menti pericolose” è un’antologia che raccoglie una serie di racconti da brivido, alcuni dei quali già pubblicati nel 2014 in USA. Jeffery Deaver conferma le sue doti di scrittore incisivo e raffinato proponendo una galleria di personaggi originali e affascinanti, protagonisti di storie che, nella maggior parte dei casi, raccontano situazioni spesso paradossali in cui il malvagio non appare per quello che in realtà è ma svela la sua vera natura in circostanze inusuali e con colpi di scena da incubo. Le situazioni sono le più varie: da un interrogatorio surreale per scoprire il luogo di un attentato (“In fretta”, con la partecipazione di Kathryn Dance nelle vesti di esperta in cinesica) alle manovre di un’abile vecchietta che riesce ad incastrare due loschi figuri (“Il gioco”, con l’intervento di Lou Sellitto), da una straordinaria partita di poker truccata con finale a sorpresa (“La spintarella”) al racconto di come il famosissimo Lincoln Rhime e la sua assistente Amelia Sachs riescono ad individuare da una montagna di prove contrastanti quelle poche risolutive che condanneranno una serial killer ( “Un caso da manuale”), dall’avvincente storia di un analista psicopatico posseduto da energie negative (“L’analista”) all’edificante racconto di come un’arma misteriosa possa essere un mezzo di pacificazione (“L’arma”), e via via altre vicende narrate sempre sul filo di una grande tensione emotiva. Come si nota, lo scrittore ha introdotto nelle sue storie alcuni personaggi protagonisti seriali di altri romanzi: basti leggere “Necrologio”, il racconto in cui viene pubblicato un lungo e circostanziato elogio funebre di Lincoln Rhime, il detective privato più famoso creato da Jeffery Deaver, elogio che lascerà stupiti e interdetti i numerosi fan del criminologo.
“Menti pericolose” rivela ancora una volta la straordinaria abilità narrativa di Jeffery Deaver, che, anche nei racconti brevi, resta un grande maestro di thriller.

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I romanzi di Jeffery Deaver
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Gialli, Thriller, Horror
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    31 Ottobre, 2016
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Una grande nostalgica saga familiare

Joel Dicker ripropone il personaggio protagonista di “La verità sul caso Harry Quebert” Marcus Goldman, in questo nuovo lungo romanzo. Marcus fa parte dei Goldman di Montclair, una famiglia della classe media, che abita in un modesto ma dignitoso appartamento del New Jersey, mentre i Goldman di Baltimore (zii di Marcus) godono di grandi ricchezze, abitano in un prestigioso quartiere residenziale di Oak Park e, apparentemente, sembrano baciati dalla fortuna. Una grande simpatia lega Marcus ai cugini, tanto da indurli a formare, con altri amici, un clan affiatato, che vive spensieratamente gli anni di una beata giovinezza, tra scuola, vacanze, complicità e progetti. E’ forse la parte più affascinante del romanzo, ove i ricordi d’infanzia, i rapporti con le rispettive famiglie, i primi dissapori, gli innamoramenti, i sogni, le speranze in un sereno futuro inducono i lettori (magari non tutti, ma una buona parte sì) a rivivere con nostalgia i tempi della propria giovinezza e ad abbandonarsi a ricordi e rimpianti. Ma gli eventi incalzano, i Goldman che sembrano inattaccabili dalle sventure (quelli di Baltimore) ne sono lentamente ma inesorabilmente travolti, i giovani, un tempio spensierati, sono ormai cresciuti, prendono strade diverse, la bella compagnia si disgrega sino ad una incombente “Tragedia” finale, preannunciata sin dalle prime pagine del libro. Ma il sogno d’amore di Marcus, ormai affermato scrittore, supera ogni avversità…. Il romanzo è sicuramente una grande e complessa saga familiare, che si dipana nell’arco di circa trent’anni fin quasi ai giorni nostri, accostabile, con le debite proporzioni, a certi grandi romanzi dell’Ottocento: non disturbano i frequenti salti temporali, che inducono il lettore a riflettere e ad immedesimarsi nella trama narrativa sino a rendersene quasi partecipe. Alcuni personaggi sono memorabili, come lo zio Sam, il cugino acquisito Woody, la dolce Alexandra, un enigmatico giocatore di scacchi amico di Marcus che forse rappresenta la voce sommessa della coscienza, con i suoi rimproveri, i consigli, gli incitamenti.. E c’è perfino un cane, Duke, cui manca solo la parola… L’unico dubbio, arrivati alla fine dell’ultimo capitolo, è quello di aver assistito alla rappresentazione di una fiction televisiva, ma la trama coinvolgente e appassionata narrata da un grande scrittore come si sta rivelando Joel Dicker è ben lontana dalla banalizzazione dei sentimenti tipica della soap opera. In conclusione un bel romanzo, di cui si consiglia senz’altro la lettura.

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"La verità sul caso Harry Quebert" dello stesso autore.
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Gialli, Thriller, Horror
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    12 Ottobre, 2016
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Una trappola per la detective Kim Stone

Ritroviamo la detective Kim Stone protagonista anche nel secondo romanzo di Angela Marsons, forse migliore, più strutturato e convincente del primo (“Urla nel silenzio”). La brava Kim, singolare figura di poliziotta con un passato tormentato e difficile, agisce ne “Il gioco del male” su due fronti, impegnata contemporaneamente a risolvere due casi pur diversi tra loro: una intricata vicenda di pedofilia, in cui è coinvolto anche un detective del suo gruppo investigativo, e un’indagine, assai pericolosa e complicata per la Stone, volta a scoprire le malefatte di una cinica psichiatra, la dottoressa Alessandra Thorne. Pericolosa per la Stone, poiché l’abile Alex, professionista preparata ed abile quanto priva di scrupoli e di emotività, tende a manipolare le sue vittime, i malati che a lei si affidano, per indurli a commettere quasi inconsapevolmente azioni delittuose. La fragilità di Kim è messa a dura prova, nei duelli verbali con Alex combatte per superare i rimorsi di un passato mai dimenticato del tutto: alla fine, come sempre, il bene trionfa e la malvagità viene punita. Non senza colpi di scena, che tengono sempre alta la tensione emotiva. Interessante in questo romanzo della Marsons il personaggio della psichiatra, figura originale, apparentemente dèdita al bene dei suoi pazienti, ma affetta da gravi disturbi dell’affettività, che la rendono apatica di fronte ai sentimenti etici più elevati e indifferente ai problemi e sentimenti altrui; un atteggiamento schizofrenico, che mette a dura prova l’abilità della detective. Se un appunto si può fare al romanzo della Marsons è quello di dilungarsi talvolta eccessivamente nel descrivere nei particolari gli aspetti di una patologia comportamentale, aspetti che a volte allentano la tensione suscitata dall’incalzare degli eventi. Un ottimo thriller psicologico comunque, in cui la figura della protagonista, la detective Kim Stone, assume sempre di più contorni precisi e caratterizzanti.

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Il primo romanzo di Angela Marsons "Urla nel silenzio".
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Gialli, Thriller, Horror
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    01 Ottobre, 2016
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Cormoran e Robin, un formidabile duo.

J.K.Rowling, la creatrice della saga di Henry Potter, si cimenta con successo nel giallo con lo pseudonimo di Robert Galbraith. E’ scrittrice raffinata, di grande talento, capace di coinvolgere il lettore e tenerlo sulla corda sino all’ultimo capitolo. Un investigatore privato, Cormoran Strike, noto per la sua straordinaria abilità e la riconosciuta capacità di risolvere i casi più complicati. indaga su una serie di delitti compiuti da un serial killer psicopatico che fa a pezzi le sue vittime, conservandone macabri cimeli nel frigorifero di casa. Strike ha una straordinaria socia, Robin, preparata e coraggiosa, che riceve inaspettatamente un misterioso pacco, contenente un arto umano. Da questa singolare premessa, ha origine una storia che non ha momenti di tregua. L’indagine per risolvere il caso (e i delitti che seguiranno) è lunga e difficile, costellata da insuccessi e da colpi di scena che sembrano fuorviare il corso delle ricerche investigative. Alla fine il bravo Cormoran, con l’aiuto di Robin e non senza dissidi e incomprensioni, viene a capo dell’ingarbugliata matassa. Ma dove la Rowling (alias Galbraith) mostra le sue mirabili doti di narratrice è forse nel racconto in chiaroscuro del rapporto affettivo tra l’investigatore e la sua socia, un rapporto spesso sull’orlo della rottura, ma pur delicato, mai esplicitato chiaramente, ma solido e sempre affiorante nelle pieghe della vicenda poliziesca. Rapporto che solo all’ultimo capitolo, a indagine risolta, lascia sottendere una conclusione che spetterà ai lettori interpretare.
Il romanzo si legge con piacere, sia per la vicenda poliziesca narrata con grande abilità, sia per il contemporaneo intreccio della storia sentimentale tra i due protagonisti, trattata con delicatezza e con un inatteso finale che lascia presagire un immancabile séguito.


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Letteratura poliziesca inglese, Angela Marsons in particolare.
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Libri per ragazzi
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    28 Agosto, 2016
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Un burattino divertente e fantastico

La rilettura di Pinocchio offre sempre spunti interessanti. Intanto il piacere di rileggere le avventure del famoso burattino in una copia anastatica della prima edizione ( 1883) il cui titolo “Le avventure di Pinocchio” era seguito dal sottotitolo, poi scomparso nelle edizioni seguenti, “Storia di un burattino” La casa editrice era di Firenze, Fratelli Paggi Libraio, e stampava a quei tempi altre opere per l’infanzia, oltre che di scrittori come Collodi ( “Giannettino”, “Minuzzolo” e i “Viaggi per l’Italia di Giannettino”) anche di suoi contemporanei, tra i quali una certa importanza ai tempi hanno avuto Ida Baccini e Pietro Thouar. E proprio da questi due deve aver tratto qualche spunto Carlo Collodi, allontanandosi dalle tesi edulcorate e moraleggianti del Thouar e avvicinandosi alle favole ed ai racconti della Baccini, lontani dal didascalismo pesante e pedante in auge a quei tempi e più vicini ad un realismo divertente e fantastico. A questo filone più nuovo s’accosta Collodi, con il suo singolare burattino, saggio e scavezzacollo, curioso e sempre alla ricerca (quasi come Ulisse) di un traguardo al quale ancorarsi definitivamente. Pur grondando di consigli saggi ed educativi (“non dar retta alle cattive compagnie”, “ non ti fidare degli imbroglioni”, “I quattrini rubati non fanno mai frutto”, “ la farina del diavolo va tutta in crusca”, “chi ruba il mantello al suo prossimo, per il solito muore senza camicia” e via leggendo) il romanzo scorre leggero, ammonisce ed educa senza burberi cipigli. Una citazione particolare meritano gli animali, quasi tutti presentati nel corso della storia come esempi da imitare, dal povero Grillo parlante ai fedeli servitori della Fatina, il Falco e il Can barbone Medoro, dai saggi e lapalissiani medici al capezzale di Pinocchio, il Corvo e la Civetta, al saggio Pappagallo, al Colombo, al Tonno… Il Gatto e la Volpe fanno eccezione : imbroglioni e falsi invalidi, rappresentano forse una piaga per quei tempi, sicuramente una coppia di lestofanti, ancor oggi, anzi soprattutto oggi, protagonisti della cronaca nera, ove truffatori di povera gente e ladri di denaro pubblico sono sempre all’ordine del giorno sotto svariatissime spoglie. Un cenno ai libri citati nel romanzo: oltre ad Abbecedari, Sillabari e Testi di Aritmetica (Laria Metica, la storpia Pinocchio !), compaiono in un capitolo alcuni libri di scuola scagliati contro Pinocchio dai suoi compagni: fra questi i “Racconti” del già citato Thouar e le “Memorie di un pulcino” della Baccini. Alcuni critici hanno adombrato che, nel citare i testi buttati addosso al burattino, trasparisse una certa antipatia di Collodi nei confronti degli autori, sorvolando sul fatto che tra i testi scaraventati su Pinocchio c’erano anche opere dello stesso Collodi ( “Giannettini” e “Minuzzoli”). Una lettura de “Le avventure di Pinocchio”, ben presentata e commentata, nelle ultime classi elementari non potrebbe che giovare, a mio parere, ai nostri giovanissimi studenti.

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Letteratura per ragazzi
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Romanzi
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    25 Agosto, 2016
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Un'opera monumentale e frammentaria.

Solo un lettore coraggioso e infaticabile avrà la pazienza di affrontare questo tomo ponderoso (simile come mole ad un vocabolario o ad un’enciclopedia), un lettore che, per esempio, avrà avuto l’ardire di iniziare e terminare tutti sette volumi della Recherche proustiana. Albinati ci ha messo dieci anni a completare la sua opera, che oscilla tra il romanzo, l’autobiografia, l’analisi sociologica, la vivisezione ossessiva (e ripetitiva) della violenza, in particolare della violenza maschile sulle donne, in tutte le sue manifestazioni, genesi e conseguenze. Al centro, il famoso delitto di Angelo Izzo e soci, che nel 1975 rapirono e violentarono due ragazze del popolo, una delle quali morì e l’altra scampò fingendosi morta. Gli assassini erano ex allievi di quella “scuola cattolica" romana, il San Leone Magno, gestita da preti, che funge da sottofondo al romanzo, e della quale Albinati fu allievo liceale fino al penultimo anno. Il delitto innescò in quegli anni ’70 una serie di altri delitti e violenze, anche politiche (gli anni della ribellione), che l’Autore analizza sotto ogni aspetto. Ma è il delitto del Circeo che fa da leit motiv alla narrazione, con approfondimenti, reperti, interrogatori, intercettazioni telefoniche, cercando di spiegare nei dettagli le origini della violenza sulle donne in genere ed i retroscena del delitto in particolare. Le parti del romanzo, che non ha un suo vero filo logico, sono dieci, con centinaia di capitoli che affrontano via via, oltre al tema principale, argomenti disparati, dai ricordi legati a professori e compagni di scuola ad incontri con gli stessi anni e anni dopo, da indagini sulla borghesia, data sempre per soccombente ma sempre risorgente dalle ceneri, a considerazioni su fascismo e comunismo, da approcci adolescenziali ai misteri del sesso (l’autore è un maestro in tal senso !) ai tentativi di riconciliarsi con la fede. La scuola cattolica non ne esce comunque bene, troppo ideologizzata e chiusa alla modernità, invischiata dai lacci del denaro che prometteva, nel pensiero dell’autore, una promozione quasi certa A mio parere, i difetti del romanzo sono tanti: la prolissità innanzitutto, che scoraggia anche i meglio intenzionati, la ripetitività di concetti già espressi, quasi che l’autore voglia convincere sé stesso, il compiacimento gratuito nell’insistere su particolari scabrosi, a volte la scarsa coerenza politica, che fa oscillare l’autore dalla simpatia per un amico dichiaratamente fascista alla partecipazione attiva ai collettivi anarchico-comunisti del liceo Giulio Cesare. I capitoli più godibili sono quelli che ricordano con nostalgia e affetto i compagni di scuola e gli insegnanti, pur con tanti distinguo, e segnatamente il vecchio professore di italiano, Cosmo, che tanto ha influito sulla vocazione letteraria di Albinati e del quale l’autore riporta in un’intera parte del libro i pensieri e le riflessioni. In conclusione consiglio di leggere quest’opera monumentale, sconfinata e frammentaria, ai lettori di buona volontà, che sappiano iniziare la lettura e portarla a termine.


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Le altre opere di Albinati o testi sulle rivolte studentesche
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Gialli, Thriller, Horror
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    31 Luglio, 2016
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In fuga per la salvezza con lieto fine.

Un romanzo diverso dalle complicate trame cui ci ha abituato il bravissimo Jo Nesbo. Siamo in una landa desolata, al nord della Norvegia, un clima ed un’atmosfera surreali, caratterizzati dal fenomeno astronomico del sole di mezzanotte: il sole si posiziona sull’orizzonte, e rimane così per periodi anche di sei mesi. Sullo sfondo della narrazione, un paese, Kasund (in realtà poche case e una chiesa), un paese che sembra abbandonato, pochi abitanti aderenti a sette religiose cristiane di varia origine, timorate di Dio e timorose del fuoco dell’inferno. Quale posto migliore per nascondersi, far perdere le proprie tracce ? E così, sfuggendo a un pericoloso boss trafficante di droga che lo vuole morto per un imperdonabile sgarro, in questa landa desolata arriva un singolare personaggio: dice di chiamarsi Ulf, cerca un rifugio sicuro, lo trova in un capanno abbandonato nei boschi. La gente del posto è schiva, i rapporti sono difficili, il nuovo arrivato è considerato un estraneo da tenere alla larga, e, contemporaneamente, da convertire alla fede, cercando di avviarlo alla frequentazione delle cerimonie religiose. Ad un tratto il romanzo s’impenna: i cattivi scoprono il rifugio del sedicente Ulf, una renna lo salva tramite un incredibile stratagemma, sboccia l’amore con una pia vedova del posto. Come è notorio, l’amore trionfa (quasi) sempre, il finale è edificante e largamente prevedibile. E’ un romanzo di buoni sentimenti che si trascina un po’ stancamente verso un finale annunciato: per i lettori abituali di Nesbo, una trama diversa dal consueto, un nuovo aspetto del prolifico scrittore. Da leggere comunque, anche per la singolare e suggestiva ambientazione.


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Gli altri romanzi di Jo Nesbo
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Romanzi
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    26 Luglio, 2016
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Una "Maestra" cinica e spietata.

Una nuova scrittrice si affaccia alla ribalta internazionale con questo singolare romanzo, già diffusamente tradotto con successo di lettori e di critica. E’ un thriller che ruota attorno ad una giovane assistente di una prestigiosa casa d’arte londinese, Judith Rashleigh, pronta a tutto e capace di agire con freddezza e determinazione per raggiungere scopi precisi. L’ambiente è quello delle gallerie d’arte, un mondo esclusivo e sofisticato, in cui la nostra protagonista si aggira disinvoltamente tra consulenze, aste di quadri, vendite di capolavori ( o supposti tali), viaggiando per l’Europa e barcamenandosi in trattative in cui sono coinvolti anche truffatori internazionali e boss mafiosi, non disdegnando anche frequentazioni di alto livello a bordo di yacht lussuosi e serate in locali equivoci dove si permette pause di sfrenato erotismo. Judith è molto capace nella sua attività, e nello stesso tempo fredda e spietata nell’eliminare qualsiasi ostacolo che le impedisca di raggiungere il successo, a qualsiasi costo. L’autrice, la giovane Lisa Hilton, definisce la protagonista di “Maestra” come donna “ bella, colta e spregiudicata, una donna che fa paura agli uomini, sofisticata e intelligente, abbastanza psicopatica” ; io la definirei fredda, cinica e spietata, senza scrupoli né rimorsi. Il merito dell’autrice sta nell’aver proposto una inedita figura femminile, colta, appassionata d’arte antica e moderna, e, nel contempo, totalmente amorale e priva di scrupoli : un mix singolare, a volte ai limiti dell’inverosimile ma che potrà senz’altro avere un vasto successo commerciale.

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Letteratura thriller in genere.
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Romanzi
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    17 Luglio, 2016
Top 50 Opinionisti  -  

Un ritratto disperato di sè stesso e del mondo

Il taccuino è costituito da note (“Notes of a dirty old man”) che Bukowsky fece pubblicare nel 1969 e che apparivano in una rubrica settimanale tenuta dall’autore su un foglio underground di Los Angeles, Open City, allora con buon numero di vendite e un discreto successo. La raccolta è una selezione di annotazioni apparse in circa 14 mesi: sono divagazioni su una delle grandi passioni di Bukowsky, le corse dei cavalli e le relative scommesse, gli incontri con scrittori e poeti dei suoi tempi, esperienze varie di vita, dai lavori precari che terminavano regolarmente con il licenziamento, ai litigi con i padroni di casa, il tutto condito da solenni ubriacature, avventure con donne di ogni risma, litigi furiosi che lo vedevano quasi sempre soccombere. Una vita disperata, tra sogni di grandezza e miserie quotidiane, visioni oniriche e desideri di morte, sempre in lotta impari con il becero conformismo, la stupidità e la cattiveria dell’uomo, l’ipocrisia gretta del potere costituito. E’ indubbiamente un grande autore, che ha lasciato un segno forte nella letteratura del secolo scorso, un autore che potrà non piacere a tutti ma che ha caratterizzato con il suo stile informale e senza censure morali un’epoca storica. La sua visione disperata del mondo (“Il mondo fa di noi uomini dei pazzi, e perfino i santi sono dei dementi, non si salva niente. Così vaffanculo”) è comunque sempre mitigata da una vena ironica di commiserazione per sé e per gli altri, che lo aiuta a sopravvivere ed a “liberare” la sua anima, che solo accanto ad un’altra “anima libera” trova un senso di profondo benessere.

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Altre opere di Charles Bukowsky
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Racconti
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    09 Luglio, 2016
Top 50 Opinionisti  -  

Un capolavoro della letteratura underground

Non è facile recensire Bukowsky, scrittore e poeta al di fuori dei consueti canoni, rappresentante singolare e principale, in lingua inglese, di quella letteratura (“ realismo sporco”) underground che si oppose negli anni Sessanta alla cultura popolare di massa. Scrittore anticonformista per eccellenza, ribelle ad ogni regola ed allergico a qualsiasi condizionamento ideologico, accostato alla cosiddetta beat generation ed a scrittori come Hemingway, Fante, Miller, Céline, seppe coltivare orgogliosamente una sua autonomia, con il suo stile informale, zeppo di frasi gergali e di espressioni colorite, ed il sovrano disprezzo per certa letteratura dei suoi tempi e soprattutto per il mondo ipocrita e falsamente perbenista in cui vivacchiava, perennemente ubriaco e perennemente a caccia di un lavoro decente per sopravvivere, di nuove esperienze sessuali e di editori disposti a dargli credito. Fragile e apparentemente indifeso, la sua produzione letteraria fu enorme, anche se poco valutata: uno spirito libero, sognatore a suo modo e delicato, che ha lasciato una traccia indelebile soprattutto nelle sue opere più spontanee ed importanti, tra cui “Storie di ordinaria follia”: una raccolta di racconti (42), pubblicati nel 1972, prevalentemente di natura autobiografica. L’autore racconta la sua passione per le corse di cavalli e lo stralunato mondo che le circonda, l’esperienza ospedaliera e le disavventure in carcere, gli incontri con gli scrittori del suo tempo, le conquiste femminili, i guai con le automobili, i sogni e le speranze, sino a quel piccolo capolavoro (“Animali in libertà”) in cui prefigura un lontano utopistico futuro di esseri viventi simbioticamente in pace con sé stessi e con la natura: gli argomenti di riflessione non mancano, Bukowsky può essere amato o odiato, ma a mio parere non si può negare che abbia lasciato una traccia indelebile, e che traccia!, nella letteratura del secolo scorso. ” Don’t try” (non provarci), ha voluto che fosse inciso sulla sua lapide: non muoverti, non tentare di accostarti allo stupido mondo che ti circonda, ma se qualcosa che ti va ti si avvicina, acchiappala e falla tua. E’ certamente una filosofia di vita.

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Altre opere di Charles Bukowsky
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Gialli, Thriller, Horror
 
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Stile 
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    23 Giugno, 2016
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Montalbano indaga su un delitto inspiegabile.

Siamo ai nostri giorni ed il commissario Montalbano è impegnato a prestare soccorso alle centinaia di immigrati che sbarcano nottetempo sulle spiagge siciliane. E’ un lavoro faticoso, che impegna forze dell’ordine, sanitari e volontari: Montalbano non si risparmia, mosso dai doveri di soccorritore e organizzatore, non solo, ma soprattutto da innati sentimenti di pietà e di partecipazione ai disagi ed alle storie di sofferenza di tanti poveracci sfuggiti alla guerra ed alla disperazione di una vita impossibile. E’ proprio nel corso di questi salvataggi quasi giornalieri che l’eterna fidanzata Livia gli ricorda la data di un matrimonio al quale devono presenziare e la necessità di procurarsi, da una cara amica del posto, titolare di una rinomata sartoria, un abito nuovo da cerimonia. Montalbano è recalcitrante ma si adegua, si reca dalla bella e misteriosa sarta, si fa prendere le misure, ma ecco il colpo di scena: un efferato e misterioso assassinio, apparentemente inspiegabile, apre una nuova trama narrativa, incalzante, ricca di sorprendenti rivelazioni. Le indagini sembrano non approdare a nulla, ma la pazienza e l’abilità di Montalbano porteranno ad una inattesa rivelazione ed alla scoperta del colpevole. Andrea Camilleri, ormai non vedente, detta i suoi romanzi ad una collaboratrice e, nei ringraziamenti, non esita a dirci che ha in serbo nuove avventure dell’amato commissario. Sembra quasi che, liberatosi dall’affanno e dalla difficoltà della scrittura, lo stile dell’autore sia quasi più fluido e immediato, anche nella caratterizzazione dei collaboratori del protagonista: le figure di Mimì Augello, di Fazio e dell’inossidabile Catarella emergono ancor più vive e spontanee. Un bel romanzo, una trama avvincente, un’ambientazione attuale. Per gli affezionati lettori di Camilleri ed i seguaci di Montalbano, assolutamente da non perdere.

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Gli altri romanzi di Camilleri sul commissario Montalbano
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Gialli, Thriller, Horror
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    17 Giugno, 2016
Top 50 Opinionisti  -  

Amelia a caccia di uno spietato serial killer

Amelia Sachs, la brillante detective compagna del celeberrimo criminologo Lincoln Rhime, è alle prese in questo nuovo thriller di Jeffery Deaver con un inafferrabile serial killer. E’ uno spietato assassino, psicopatico, affetto da una rara malformazione ossea (sindrome di Marfan) che gli allunga abnormemente gli arti. Tutto inizia in un centro commerciale, dove, per un improvviso cedimento di una piattaforma in una scala mobile, perde la vita, stritolato da ingranaggi che dovrebbero bloccarsi, uno sfortunato cliente. Sembra non esservi legame tra il killer, in fuga dal centro, e il guasto della scala: l’indagine di Amelia, dopo minuziose ed accurate indagini ovviamente condotte con l’aiuto del criminologo e di una brava tirocinante della scuola di polizia, scoprirà retroscena inaspettati che porteranno alla ribalta nuovi personaggi inquietanti. Altri delitti verranno commessi, mediante l’uso criminoso di meccanismi sofisticati di controllo a distanza di apparecchi di uso comune; Amelia ed i suoi collaboratori correranno rischi mortali ma sapranno valutare bene tutte le prove, riassunte come di consueto nelle lavagne didascaliche, fino all’individuazione del colpevole e dei suoi mandanti. E’ un romanzo complesso, che si dilunga talora in una minuziosa descrizione, soprattutto nei primi capitoli, di congegni elettronici e di sofisticati strumenti di controllo a distanza, ma Jeffery Deaver ha sorpreso spesso l’abituale lettore non solo, come in questo thriller, con le novità della moderna tecnologia, ma anche (vedi “October list”) con rivoluzionarie modalità di esposizione narrativa. Il thriller si legge con partecipazione ed interesse, anche per le vicende collaterali che stemperano la tensione emotiva, vicende che coinvolgono lo stesso Lincoln Rhime, il detective Ron Pulansky, il detective Nick Carter e la sua storia sentimentale con Amelia, la madre di Amelia ed i suoi rapporti con la figlia. Ogni nuovo romanzo di Deaver è una piacevole sorpresa, ed anche quest’ultimo ne è una conferma.

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I thriller di Jeffery Deaver.
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Romanzi
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    04 Giugno, 2016
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Un viaggio avventuroso con finale a sorpresa.

Il nuovo romanzo di Andrea Vitali è ambientato nella Bellano di mezzo secolo fa ed ha un titolo che propone riferimenti letterari a Franz Kafka, non solo per le “ mele “ del titolo, sempre esposte in bella vista nella hall di un albergo di Lucerna a perenne memoria del soggiorno dello scrittore che si era lamentato, alla partenza, dello scarso assortimento di frutta, ma anche per il ricordo di un suo famoso romanzo ( “La metamorfosi”) e della fine ingloriosa di certi animaletti (gli scarafaggi) che di notte vagano in cucine con poca igiene. E sono proprio i due personaggi principali, Abramo e Rosalba, che dovranno affrontare un inatteso e frettoloso viaggio a Lucerna a bordo di una vecchia 1100, soggiornare nell’albergo prima citato, e, al ritorno a Bellano, scontrarsi irrimediabilmente con le amare sorprese della vita: il tutto a causa dell’improvvisa morte di un parente e della quasi contemporanea necessità di partecipare ad un’importante torneo di bocce. Ce n’è abbastanza per imbastire una trama narrativa incalzante, in cui i protagonisti ed i numerosi comprimari si arrabattano in ogni modo per tentare di incanalare le cose sui giusti binari, ma gli imprevisti sono sempre in agguato e sembrano sottolineare il fatto che fanno parte della vita quotidiana, anche in un piccolo paese in cui tutto sembra trascorrere placidamente con l’usuale tran tran. L’abilità consueta di Vitali è qui più evidente che in altri romanzi: la lettura è piacevole, con un po’ di dialetto qua e là, e qualche interessante annotazione sul gioco delle bocce che può interessare chiunque. Ben caratterizzata la solita invadente perpetua, custode di un anziano prevosto abbastanza rassegnato. Assenti questa volta i Carabinieri. Il romanzo conferma l’inesauribile vena narrativa di Vitali, la lettura scorre piacevole confermando nel fedele lettore dell’autore bellanese che tutto il mondo è paese e che gioie e dolori sono parte ineluttabile del nostro percorso.

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Gli altri romanzi di Andrea Vitali
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Religione e spiritualità
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    30 Aprile, 2016
Top 50 Opinionisti  -  

Un'inchiesta con ricco materiale documerntario

Dato alle stampe quasi in contemporanea con “Via Crucis” di Gianluigi Nuzzi, “Avarizia” continua quel filone tanto di moda che rovista nelle sacre stanze del Vaticano, mettendo in luce quello che non si dovrebbe sapere. Ed ecco saltar fuori inquietanti particolari sulla chiesa di papa Francesco, suffragati da inchieste e documenti scottanti. Il taglio inquisitorio (una specie di laica Inquisizione al contrario) è delineato già in un prologo che, in sole tre pagine, è un atto di denuncia circostanziato che emerge da un riservato colloquio tra due monsignori e l’autore Emiliano Fittipaldi, invitato a denunciare in un libro malefatte che il buon papa argentino ancora non sa: e cioè che la Fondazione dell’Ospedale del Bambin Gesù distrae soldi per pagare l’attico del cardinal Bertone, che il Vaticano possiede a Roma case che valgono miliardi, che le fondazioni intitolate a Ratzinger e Wojtila sono milionarie, che il cosiddetto Obolo di San Pietro ha investimenti di centinaia di milioni di euro, che l’altrettanto famoso Ior investe malamente i suoi soldi, che sono aperte inchieste sulla pedofilia, che il Vaticano distribuisce a Roma tesserini speciali per guadagnare su benzina, sigarette e vestiti, che certi cardinali vivono in appartamenti sontuosi, che certi ospedali religiosi godono di patrimoni pazzeschi, che salesiani e francescani investono rispettivamente in società lussemburghesi e svizzere e, addirittura, che diocesi all’estero hanno comprato società proprietarie di televisioni porno…. I due monsignori forniscono all’autore un carico di documenti scottanti, che costituiscono il materiale dal quale Fittipaldi trae argomenti per i successivi capitoli della sua inchiesta: i tesori accumulati dal Vaticano nel tempo, tra affari lucrosi, fondazioni e scarsa propensione alla carità, lo Ior ed i suoi conti segreti, con il famoso crac del Banco Ambrosiano e le ben note vicende che seguirono, gli affari non sempre limpidi del Vaticano, dai Musei ai francobolli ed alle monete, dalla “fabbrica” dei santi ai “cacciatori” di miracoli, la vita dispendiosa e senza freni di monsignori e cardinali ( veri “mercanti del tempio”), la gestione disinvolta di grandi Ospedali controllati direttamente o indirettamente dal Vaticano, truffe, investimenti disinvolti, affari finanziari coinvolgenti ordini religiosi insospettabili… Insomma, una serie ben documentata di denunce che l’autore sciorina abbastanza sicuro di sè e della veridicità dei dati e dei documenti in suo possesso. Un libro che, alla fine, lascia l’amaro in bocca ed un profondo senso di inquietudine, non tanto per i fatti riportati quanto per l’immane lavoro di pulizia che dovrà per forza mettere a dura prova il papato di Francesco. L’inchiesta di Fittipaldi, giornalista di “L’Espresso”, rispetto a quella di Nuzzi (“Via Crucis”), giornalista di “Libero”, tocca sostanzialmente gli stessi argomenti, in modo meno analitico ed esplicativo, ma con un corredo di documenti fotografati molto più ampio. Non resta che leggere ed augurarsi cambiamenti rapidi e sostanziali.

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"Via Crucis" di Gianluigi Nuzzi
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Politica e attualità
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    29 Aprile, 2016
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Una denuncia ben documentata

Gianluigi Nuzzi è ben noto autore di inchieste scottanti, nelle quali scopre molti altarini, anche quelli più segreti, attirandosi ovviamente critiche e rampogne da parte delle autorità sulle quali indaga. Segreti, malanni, storture finanziarie e non dello Stato più protetto ed economicamente influente (si parla della Città del Vaticano) sono messi alla luce con indagini accurate, con il non velato presupposto di sostenere papa Francesco nel chiarire fatti e misfatti e di tentare di far pulizia e rimettere in sesto principi morali e onestà nei rendiconti. I capitoli si susseguono incisivi e ricchi di dettagli, dalla denuncia del papa argentino sui dissesti dei conti finanziari, ai segreti non troppo nascosti del famoso Obolo di san Pietro ( dove finiscono le offerte dei fedeli?), dai vizi più eclatanti ( fino a casi di violenza sessuale) alla vexata quaestio del vasto patrimonio immobiliare del Vaticano, e via via fino alla rivoluzione impostata da Francesco per rimettere le cose a posto, rivoluzione difficile e faticosa contro ostilità e vizi radicati, una vera e propria battaglia dall’esito incerto. La denuncia di Nuzzi è forte e ben circostanziata, e sembra non dare adito a concrete speranze. Il volume è comunque ben documentato, con un’accurata cronologia degli avvenimenti ed una serie di importanti documenti anche fotografici. Non manca, per orientarsi più agevolmente nella narrazione, un completo indice dei nomi citati. Un’opera di raro impatto, da leggere e meditare, anche da parte dei fedeli più osservanti, per comprendere ed appoggiare gli sforzi e le speranze di chi ha deciso a dispetto di tante avversità di riaccendere una luce.

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"Avarizia" di E.Fittipaldi.
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Gialli, Thriller, Horror
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    26 Aprile, 2016
Top 50 Opinionisti  -  

Un buon esordio di una nuova scrittrice

Il romanzo, un thriller opera prima dell’esordiente Angela Marsons, rende onore all’autrice, perché ben costruito, con le giuste atmosfere ed una protagonista, la detective Kim Stone, che probabilmente troveremo in altre indagini nelle prossime opere. E’ un personaggio particolare, anticonformista, ribelle quanto basta, amante della verità ad ogni costo e delle motociclette veloci. Ha un passato turbolento, di abbandono, adozioni, orfanotrofi, un passato che l’ha indurita negli atteggiamenti e nel prendere decisioni autonome, ai limiti dell’illegale, ma sempre con la convinzione di fare la cosa giusta per la soluzione dei casi e la scoperta dei colpevoli. Ed è molto complesso il caso su cui indaga. Ossa di adolescenti trovate sepolte in un campo, nei pressi di un orfanotrofio ormai in disuso, una cerchia di possibili assassini, che vengono a loro volta eliminati, una pesante cappa di sospetti sul personale dell’istituto e su strani personaggi che fanno da contorno e che sembrano al di fuori di ogni coinvolgimento. Attenzione a non perdere il filo, altrimenti può capitare di non rendersi bene conto di chi ammazza chi, anche perché il filone del racconto non è unico e gli ammazzati sono parecchi. La trama narrativa può apparire a tratti dispersiva, ma la tensione emotiva pervade ogni pagina, sottolineata da certe cupe e grigie atmosfere della campagna inglese e dall’incombente presenza dell’orfanotrofio, sede di segreti inconfessabili e di soprusi malcelati. Primeggia la nostra detective, instancabile e sagace, che non esita ad esporsi in prima persona ad ogni rischio, anche a quello della vita. In sostanza una lettura piacevole, con la speranza di trovare nel prossimo romanzo della Marsons una attesa conferma.

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Letteratura poliziesca in genere
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Racconti
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    15 Marzo, 2016
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Dario Fo, un magico istrione da Nobel.

Dario Fo, magico istrione e maestro di lazzi e frizzi (nonché, è sempre bene ricordarlo, premio Nobel per la letteratura), propone in quest’opera cinque storie in cui l’amore, d’impeto o di sfuggita, entra sotto vari aspetti, condito da ironia e talora da teatrali sghignazzi. Si inizia con la più bella e tormentata storia d’amore di tutti tempi, quella della giovine Eloisa nipote dell’abate di Notre Dame di Parigi con il suo severo precettore Abelardo (siamo intorno al 1100), storia che culmina come noto in tragedia con trasversali vendette, Si continua con un’altra tragedia: la vittima è Mainfreda della nobile famiglia Visconti (siamo qui alla fine del XIII secolo), finita sul rogo dell’Inquisizione per eresia, avendo fondato presso l’abbazia cistercense di Chiaravalle una specie di setta promiscua ed egualitaria. In due altri capitoli, la tragedia lascia il posto alla fantasia ed allo sberleffo: nel primo vi si racconta di una singolare domatrice di leoni, il cui marito, nostalgico dell’Africa, vi fa ritorno con il suo amato leone, quasi umanizzandolo e spingendolo con vari e comici accorgimenti verso leonesse da lungo tempo desiderate, nel secondo il protagonista ( siamo nella prima metà del Novecento) è uno sprovveduto ed ingenuo contadinotto cinese, che viene scambiato per un sovversivo comunista e, da innocente capro espiatorio, condannato a morte: prima di salire sul patibolo, dà ai compagni di sventura la sua definizione di comunismo, una sorta di utopia auspicabile ma sfuggente e di fatto irrealizzabile. Ed infine l’ultima storia, che si focalizza sul teatro greco, ma non su quello paludato e tragico tramandatoci dalla tradizione e ritenuto da tutti l’unico e certificato, ma su quello vero, autentico e dissacrante della satira ( citati “Gli uccelli” di Aristofane), quello che veniva rappresentato in teatri sfavillanti di colori, con rivestiture in legno, giochi di luce, sofisticati marchingegni che spostavano le scenografie ed attori abilissimi nei travestimenti e nei trucchi. Quest’ultimo capitolo è un’autentica lezione di storia e di teatro, che fa capire quanto sia grande Dario Fo.

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Le opere di Dario Fo
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Libri per ragazzi
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    23 Febbraio, 2016
Top 50 Opinionisti  -  

" La nebbia a gl'irti colli ...."

“La nebbia a gl’irti colli”, il famoso incipit della poesia di Carducci, è la parola d’ordine che deve pronunciare, prima che gli aprano la porta di casa, il padre della famigliola protagonista del romanzo di Vitali. E’ infatti accaduto, in paese, un fatto strano: da alcuni giorni una nebbia fittissima avvolge l’abitato, non si vede ad un palmo, e, per di più, sono stranamente scomparsi i giorni dai calendari. Sconcerto e timori si diffondono tra la gente: nessuno sa più che giorno è, si chiudono le scuole, il traffico è bloccato, le attività lavorative vanno a singhiozzo, tanto più che la nebbia diventa sempre più fitta e oscura, una specie di massa collosa, impenetrabile e maleodorante. Vitali si cimenta con un genere nuovo, la letteratura per ragazzi: è infatti un ragazzino il personaggio principale, pieno di curiosità e di inventiva, un osservatore acuto e meravigliato degli eventi, che alla fine contribuirà ad escogitare un piano per porre fine all’isolamento ambientale. Tornerà il sole, la vita riprenderà. Essendo un lungo racconto per ragazzi, Vitali sembra voler dare due ammonimenti, riuscendoci con la consueta arguzia: il primo è quello di avere più riguardo per l’ambiente in cui viviamo (la nebbia puzzolente è una metafora dell’inquinamento), il secondo quello di avere fiducia nei più giovani che, come il ragazzino della storia, sanno guardare ed apprezzare con meraviglia e stupore la bellezza della natura che li circonda. Ciò detto, va segnalato che la storia nel suo complesso è un po’ stiracchiata, ci si annoia insomma, anche per battute ripetitive e per situazioni paradossali dovute al calendario azzerato: ma è una specie di favola, va bene così, anche se il Vitali delle amene storie di Bellano ci convince di più.


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I romanzi di Andrea Vitali
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Gialli, Thriller, Horror
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    14 Febbraio, 2016
Top 50 Opinionisti  -  

Temperance Brennan rischia la vita

Temperance Brennan, l’antropologa forense protagonista di tanti romanzi di Kathy Reichs, è alle prese con la scomparsa, avvenuta anni prima e mai denunciata, di una ragazza, Cora Teague : il caso è singolare, perché coinvolge su internet varie associazioni di detective dilettanti (i cosiddetti cybersegugi), che amano setacciare la rete alla ricerca di dati o di tracce di persone sparite nel nulla. Tra questi “segugi” ce n’è una assai singolare e accanita, che contatta la Brennan asserendo di aver trovato in un bosco un piccolo registratore con angosciose richieste di aiuto presumibilmente da parte della ragazza scomparsa. Il caso viene riportato alla luce e sono riesaminati frammenti di ossa conservati in Istituto e ritrovati nelle vicinanze del miniregistratore. Da queste premesse, iniziano le indagini che aprono scenari da incubo e che portano alla luce ambienti familiari angoscianti : figli affetti da malattie psichiatriche, morti improvvise in culla, bambini deceduti in circostanze mai chiarite, esorcismi portati alle estreme conseguenze, frutto di un fanatismo religioso cupo e ossessivo. La brava Temperance, con l’aiuto di un abile vicesceriffo e nonostante mille avversità, riesce a poco a poco a dipanare una matassa di indizi assai intricata; mette a repentaglio anche la propria incolumità, con pericolose iniziative che tengono il lettore con il fiato sospeso. Certamente l’autrice è molto abile nello scoprire le carte e nel rivelare, con inattesi colpi di scena, un finale sorprendente. L’antropologa avrà modo alla fine, uscita non del tutto indenne da una lunga vicenda cupa e stressante, di consolarsi con il suo amico del cuore di sempre, il detective di Québec Andrew Ryan, con il quale prima o poi dovrà pur convolare a nozze. Il thriller è ben strutturato, e, se lo paragoniamo agli ultimi romanzi della “rivale” Patricia Cornwell, ha ben pochi momenti di tregua: la Reichs non ama dilungarsi, come fa sempre più la Cornwell con Kay Scarpetta, in riflessioni o in lunghe e talora noiose introspezioni psicologiche, ma bada più prosaicamente a raccontare i fatti con un ritmo incalzante, che è poi quello che i lettori del genere “giallo” preferiscono.


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I romanzi di Kathy Reichs e Patricia Cornwell
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Romanzi
 
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4.3
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5.0
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    30 Gennaio, 2016
Top 50 Opinionisti  -  

Una donna alla ricerca di sè stessa

Una singolare ed enigmatica figura di donna, Laura, è la protagonista di questo bel romanzo di Camilleri. E’ studiosa appassionata di arte (si è laureata con una apprezzata tesi sugli affreschi del Beato Angelico nel convento di San Marco a Firenze), è autrice di un romanzo ed è la moglie di un notissimo scrittore, molto più anziano di lei. I comportamenti della donna fanno discutere. Pur amando il marito, si lascia travolgere da avventure occasionali, alternate a momenti di depressione, nei quali passa ore a letto, a contemplare il soffitto, come travolta e annientata da quello che lei chiama ghibli, paragonando quei momenti alla tipica tempesta di sabbia nel deserto. E’ una creatura tormentata, apparentemente fragile ed insicura, alla ricerca disperata di uno scopo nella vita e di sé stessa. Appare soprattutto affascinata da quelle opere d’arte, e sono numerose dislocate in vari musei, in cui celeberrimi Artisti (Tiziano, Giotto, Beato Angelico, Tintoretto…) interpretano il celebre “Noli me tangere”, la frase del Vangelo di San Giovanni rivolta da Gesù appena risorto a Maria Maddalena che gli si accosta implorante. Laura improvvisamente scompare, si teme un gesto sconsiderato, un commissario indaga, si interrogano gli amici più cari. Quella che sembrava una fuga ingiustificata si rivela invece un meditato pellegrinaggio per l’Italia e l’Europa: Laura annullerà sé stessa, donandosi totalmente agli altri, e la magistrale penna di Camilleri ci spiegherà come. Laura non è soltanto, come ha affermato l’Autore in una intervista “ una donna che si vuole liberare dall’essere stata anche libertina”, ma una creatura che ha cercato di capire il vero senso della vita e, dopo anni tormentati, l’ha finalmente colto. Un bel romanzo, che parte in sordina e piano piano tiene il lettore sulla corda sino al finale inatteso e liberatorio. Da notare che Camilleri l’ha interamente dettato, per una malattia agli occhi. La lettura è senz’altro da consigliare.



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I romanzi di Andrea Camilleri
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Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
5.0
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5.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    23 Gennaio, 2016
Top 50 Opinionisti  -  

La nebbia confonde apparenza e realtà

Avechot è un paese sperduto tra le montagne, attraversato dal solito stradone, abitato da valligiani operosi, molti dei quali aderenti ad una confraternita religiosa dai princìpi rigidi. Una multinazionale mineraria ha scoperto importanti giacimenti ed ha comprato terreni facendo la fortuna di molti abitanti, senza stravolgerne la vita. La sonnolenta vita di paese procede senza scosse, quando un evento improvvisamente la scuote : una ragazzina dai capelli rossi, Anna Lou, scompare nel nulla, come inghiottita dalla coltre di nebbia che non di rado avvolge l’abitato, rendendo indistinti i confini fra uomini e cose. Si mobilitano le persone, si materializza un equivoco e singolare agente speciale, Vogel, che dirige le ricerche e che è ben noto per la sua smania di protagonismo e per la capacità di trasformare casi giudiziari in spettacoli per le luci della ribalta dei media. La narrazione è serrata e avvincente, scandita (con frequenti flash back) dal ritmare dei giorni che trascorrono dal momento della sparizione e animata da numerose figure apparentemente integre ma che potrebbero nascondere segreti inconfessabili. La scomparsa della ragazzina nelle nebbie della sera diventa un pretesto per guidarci verso realtà inimmaginabili, ove quasi sempre le apparenze ingannano e nascondono abissi di malvagità, che nel finale del romanzo si appalesano riservando ai lettori emozioni in crescendo. Ambigui vicini di casa, un insegnante dal passato irreprensibile, un illustre psichiatra collezionista di trote imbalsamate, un avvocato maneggione, compagni di scuola apparentemente fidati non sono in realtà come appaiono : le certezze dell’agente speciale Vogel vacillano, il presunto colpevole, inchiodato con prove fasulle o addirittura false, non sembra responsabile della scomparsa della ragazza facendo crollare il castello accusatorio: antichi rimorsi riaffiorano assieme all’ombra di un vecchio serial killer che aveva più volte ucciso trent’anni prima. Insomma il romanzo non fa che confermare che Donato Carrisi è un giallista con i fiocchi e che la sua fama è strameritata. Lascia con il fiato sospeso fino all’ultima pagina, dosando con perizia pesi e contrappesi e suggerendo con mano leggera che spesso nelle nebbie apparenza e realtà si confondono e si ingannano a vicenda.



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I gialli di Donato Carrisi
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Fantascienza
 
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
3.0
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5.0
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    16 Gennaio, 2016
Top 50 Opinionisti  -  

La solitudine di un uomo su Marte.

Leggendo questo romanzo, non si può non ricordare l’impatto che ebbe nella nostra gioventù l’indimenticabile storia del naufrago Robinson Crusoe, narrata circa trecento anni fa da Daniel Defoe : solo, su un isola apparentemente deserta, se la cavò per anni tra mille pericoli, sopravvivendo ad insidie di ogni genere. Novello Robinson, l’astronauta Mark Watney, disperso su Marte durante una tremenda tempesta di sabbia, viene ritenuto morto e abbandonato dall’equipaggio della missione Ares 3, costretto ad iniziare il volo di rientro sulla Terra : ma l’astronauta è sopravvissuto miracolosamente, e dovrà affrontare con i mezzi a disposizione mesi di totale solitudine e innumerevoli problemi da risolvere. Mark tiene un diario su cui annota con ironia le difficoltà che deve affrontare, affidandosi alla sua specifica preparazione ed alle nozioni di botanica (la sua specialità) che gli permetteranno addirittura di approntare una coltivazione di patate in ambiente protetto. I viveri sembrano sufficienti, le scorte di acqua sono razionate, le apparecchiature lasciate su Marte ( ossigenatori, depuratori, pannelli solari e via dicendo) controllate e continuamente riaggiustate tengono impegnato il nostro eroe, determinato caparbiamente a sopravvivere ed a sperare in un aiuto che oggettivamente sembra solo una vana speranza. Ma sulla Terra arrivano segnali, i contatti radio sono saltuariamente riattivati, la speranza si riaccende: Mark dovrà affrontare prove durissime, una nuova tempesta di sabbia, un viaggio avventuroso di migliaia di chilometri a bordo di un rover stracarico sino a raggiungere il cratere Schiapparelli dove la speranza di sopravvivere si concretizzerà.
Andy Weir, programmatore di computer ed esperto in informatica, ha scritto un grande romanzo d’avventure (da cui è stato tratto il film di straordinario successo di Ridley Scott, The Martian, con Matt Demon). Si dirà che è un romanzo per pochi esperti, date le numerose pagine fitte di nozioni di astrofisica, chimica, fisica, fisiologia, elettrotecnica, meccanica, con dati e calcoli complicati che ad un comune lettore potranno sembrare astrusi e troppo specialistici: nello svolgersi però dell’intera vicenda trovano la loro giusta collocazione, annotati sul diario di un uomo solo su un pianeta a lui sconosciuto, costretto continuamente a fare i conti per non farsi mancare aria, acqua e cibo. La solitudine è la grande protagonista: una solitudine in cui un uomo non si abbandona ad un destino apparentemente infausto, ma, aggrappandosi al primordiale istinto di sopravvivenza, mette a frutto ogni risorsa del suo ingegno e delle sue conoscenze per salvarsi. Il tutto, ed è importante sottolinearlo, con uno spiccato senso dell’umorismo, che induce lo straordinario protagonista a considerare anche negli eventi più avversi sempre e comunque il lato positivo e rimediabile. Un romanzo da leggere, per coglierne il vero messaggio.




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Libri di fantascienza, avventure spaziali.
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Romanzi
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    27 Dicembre, 2015
Top 50 Opinionisti  -  

Una suora dal passato misterioso

Il microcosmo bellanese torna a rivivere in questa storia degli anni ’70, sotto la inesauribile regia di Andrea Vitali, medico e scrittore. Inizia con un breve viaggio in taxi di una anziana sconosciuta che, giunta a Bellano in ferrovia, si fa trasportare al cimitero locale, ove giunge morta stecchita. Partono da qui affannose ricerche che movimentano il quieto tran tran del paese, mobilitando carabinieri, prevosto, frequentatori del bar, l’unico tassista del posto, personaggio di spicco di tutta la vicenda, che coinvolgerà anche il locale ospedale ove una suora (la suora “storta”) costituirà il bandolo dell’intricata matassa….. Tutta la vicenda è infatti intricata, suddivisa in numerosi brevi capitoli, che si richiamano l’un l’altro in un susseguirsi di piccoli colpi di scena che mettono in luce colpe inconfessabili e antichi ricatti, addolciti dalla sottile vena ironica dello scrittore e da momenti di nostalgica commozione. C’è a mio parere in questo romanzo qualche segno di stanchezza : i personaggi ed i luoghi di Bellano hanno un che di prevedibile, una ripetitività che, a lungo andare, potrebbe incrinare la vena di uno scrittore pur abile e pieno di fantasia qual è Vitali. Le situazioni sono a volte un po’ stantie, meno ravvivate del solito da quelle efficaci espressioni dialettali che deliziavano gli abituali lettori. E poi : perché non fare un balzo in avanti? Raccontando storie dei nostri tempi, dei tempi d’oggi intendo, ci sarebbe da sguazzare in un’attualità che supera spesso la fantasia, tra ospedalieri indagati, mafiosi al confino, politicanti e faccendieri, piccole e grandi beghe che allietano (si fa per dire !) la monotona vita dei nostri paesoni. Tornando all’amena storia della suora storta, la si legge comunque in modo spensierato, divertendosi e magari rimpiangendo un passato privo degli affanni e di certe paure dei tempi d’oggi. Da leggere, per sorridere e rilassarsi.



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Gli altri romanzi di Andrea Vitali
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Gialli, Thriller, Horror
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    14 Dicembre, 2015
Top 50 Opinionisti  -  

L'ombra di una diabolica assassina

La narrazione si svolge su due fronti: in una lussuosa villa dove la figlia di una famosa produttrice hollywoodiana viene massacrata simulando un suicidio e nella tenuta superblindata di Lucy Farinelli, nipote di Kay Scarpetta, perquisita in ogni angolo da forze speciali dell’ FBI. Sulle due vicende apparentemente non collegate, aleggia l’ombra di una ben nota serial killer, Carrie Grethen, nemica acerrima di Kay e data più volte per morta. La diabolica e depravata Carrie agisce subdolamente, falsando le indagini e manovrando occultamente per colpevolizzare di delitti vari Lucy, la sua compagna Janet e di riflesso la zia Kay. Tutta la vicenda la si ricostruisce con una certa difficoltà non tanto attraverso un susseguirsi di fatti, quanto deducendola da interminabili riflessioni, soliloqui, dialoghi della patologa forense Kay Scarpetta con i soliti collaboratori, cioè il detective Marino, il marito Benton, la nipote Kay e pochi altri investigatori. La tensione narrativa è data da suggestioni, timori più o meno fondati, sbattere misterioso di porte, manomissione di autovetture, e soprattutto dall’angoscia e dai tremori di una Kay che sta invecchiando e che continua a percepire nell’inafferrabile Carrie un pericolo mortale. Solo alla fine si materializza un colpo di scena che spiega tanti misteri ma che non risolve definitivamente l’indagine. Il thriller non è di facile lettura, si affastellano infatti nei dialoghi tra i protagonisti elementi a volte contradditori che complicano l’iter narrativo e disorientano il lettore.
La Cornwell attraversa, e non da adesso, una fase involutiva, i suoi consueti protagonisti appaiono un po’ stanchi, la routine consueta non è forse più percorribile : occorrono nuovi stimoli, nuove invenzioni che inducano la protagonista Kay ad azioni più serrate, con qualche emozione in più. Da segnalare (con cartellino rosso) nella traduzione dall’inglese un super-superlativo sinora usato solo da comici d’avanspettacolo: “fortissimissimo”, a proposito di pioggia intensa e battente: l’effetto è singolare e stridente, non compatibile con un thriller di un certo livello. A parte questo svarione (non imputabile ovviamente alla Cornwell), l’autrice scrive sempre in modo impeccabile e credibile, tanto da immedesimarsi nelle angosce della protagonista, quasi fossero anche le sue. Da leggere, con pazienza e attenzione.



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I thriller di Patricia Cornwell
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Romanzi autobiografici
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    13 Dicembre, 2015
Top 50 Opinionisti  -  

Inconri con personaggi indimenticabili

Ci sono nella vita momenti che non si dimenticano, soprattutto quando incontri persone che lasciano ricordi indelebili che porterai sempre con te. Camilleri, dopo averci fatto conoscere in “Donne” alcune figure femminili che hanno lasciato un segno nella sua vita, presenta in “Certi momenti” un album variegato di personaggi, alcuni di fama, altri sconosciuti, tutti però difficili da dimenticare, tutti con peculiarità tali da renderli unici ed esemplari. Come non ricordare Arthur Adamov, uno dei maestri del teatro dell’assurdo con Beckett e Jonesco e personaggio di spicco del maggio francese del ’68, Antonio Tabucchi la cui simpatia per Camilleri non riuscì mai a tradursi in un incontro reale, Pierpaolo Pasolini e la sua testardaggine nel volere solo attori non professionisti per il “Pilade”, Elio Vittorini fondatore del “Politecnico”, e ancora Carlo Emilio Gadda, l’editore Livio Garzanti, Primo Levi, il filosofo Benedetto Croce… Ma forse sono i personaggi meno noti, quelli conosciuti in gioventù o nell’ambito familiare che riescono a toccare le corde più intime dell’animo di Camilleri fino alla commozione: zù Filippo, il pastore di capre, don Sasà, il giocatore d’azzardo che dà consigli al giovane Camilleri sul come comportarsi nelle vicende della vita, Minicu, il mezzadro del nonno e le sue storie fantastiche, il comandante Campanella del postale tra Porto Empedocle e Lampedusa, salvato dopo l’affondamento della nave dal padre di Camilleri, la giovane e battagliera Sarduzza, la “Federala” di Brescia che nel ’41 fornì a Camilleri un libro clandestino, e tanti, tanti altri. Grazie ad alcuni di questi memorabili incontri, Camilleri iniziò fin dagli anni del liceo ad appassionarsi di poesia leggendo Montale (“Ossi di seppia”) ed individuando gli autori che gli saranno poi cari (Saba, Luzzi e Gatto), senza dimenticare l’iniziazione vera e propria alla lettura, in anni più giovanili, con le avventure dell’ “Orlando Furioso” e di “Pinocchio”. Camilleri ricorda anche il libro che fu per lui una rivelazione, “La condizione umana” di André Malraux, pubblicato in Francia nel ’33, che contribuì a fargli aborrire il regime fascista.
Quest’opera di Camilleri è una rivisitazione di tempi passati, una collana di ricordi e di aneddoti che muovono nostalgie nei lettori anziani e che possono essere di insegnamento ai giovani. Scritto come al solito con stile impeccabile, non delude e lascia comunque una traccia.



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Le opere di Andrea Camilleri
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    20 Novembre, 2015
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Un avvocato molto speciale

Sebastian Ruud è un avvocato molto singolare, si batte contro il “sistema” che stritola gli onesti, odia le ingiustizie. Non segue le regole canoniche degli ambienti legali, ha lo studio in un furgone nero blindato attrezzatissimo e una fidata guardia del corpo che lo segue come un’ombra e si occupa delle più varie incombenze. Il nostro protagonista, che narra in prima persona le sue vicende, gira armato, teme poliziotti e delinquenti, ha i suoi informatori nei bassifondi, nei media, nelle aule giudiziarie ed ai piani alti e difende solitamente colpevoli acclarati o chi non ha soldi per procurarsi un difensore. Ha problemi con la ex moglie per l’affidamento dell’unico figlio e, nel poco tempo libero, riesce a seguire come manager e scommettitore giovani promesse dei combattimenti in gabbia. La sua è una vita spericolata e complicati sono i casi giudiziari nei quali è coinvolto come difensore: un giovane sbandato accusato ingiustamente di omicidio, un pericoloso boss condannato a morte che fugge in modo rocambolesco dal braccio della morte, un pensionato che colpisce un poliziotto durante un’irruzione nella sua villetta scambiata erroneamente per un covo di spacciatori (la moglie e il cane ci lasciano la pelle), un losco individuo che sfrutta il rapimento di una ragazza…. Le storie si intrecciano, con colpi di scena e indagini che tengono sempre alta la tensione emotiva. John Grisham nutre particolare simpatia per il suo personaggio, un avvocato anticonformista, scaltro, eccessivo, arrogante e nello stesso tempo umano e generoso, che si batte per il diritto alla difesa di tutti indistintamente, anche dei più incalliti criminali, contro le regole del sistema, le ipocrisie di giudici e procuratori, preoccupati, a fini carrieristici, di compiacere superiori, media e opinione pubblica. E’ uno dei più bei romanzi di Grisham: la scrittura è sciolta, agile, priva questa volta dei prolissi riferimenti legali cui eravamo abituati in altre opere, apprezzate per altro dagli addetti ai lavori ma che forse non appassionavano il lettore generico. Se ne consiglia la lettura, anche per capire come sia difficile a volte per un avvocato onesto comportarsi correttamente in un ambiente corrotto e privo di scrupoli.




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I romanzi di John Grisham
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Gialli, Thriller, Horror
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    14 Novembre, 2015
Top 50 Opinionisti  -  

Vicende tragicomiche di una targa stradale

Siamo nel 1940. Michele Ragusano, dopo un periodo di confino per comportamento antifascista, ritorna a Vigata e incautamente si presenta al circolo Fascio e Famiglia, tra lo sconcerto ed i mugugni dei presenti. Viene proposto di radiarlo, soprattutto da parte di una novantaseienne camicia nera, don Emanuele Persico, che lo insulta con veemenza. Ragusano non si scompone, sussurra qualcosa al rivale, un’insinuazione che fa riemergere un passato oscuro di don Emanuele e che, data l’età, è sufficiente per farlo stramazzare a terra morto, colpito da subitaneo infarto. Si scatena un putiferio, il povero Ragusano viene pestato a sangue, finisce all’ospedale ove morirà non prima di aver rivelato le verità nascoste sul defunto, in realtà assai poco limpido e coerente fascista. E qui iniziano le vicissitudini di una targa stradale da dedicare al suddetto don Emanuele, targa che, dati i trascorsi ambigui dell’intestatario, viene sostituita in continuazione, tra interrogazioni, ripensamenti, aggiustamenti tragicomici, finchè….. Il grande Camilleri, in questo breve romanzo (o lungo racconto), descrive con la consueta maestria un periodo ambiguo del secolo scorso, ove si mescolavano conformismo e piaggeria, violenza e menzogne nell’ossequio acritico ad un regime che iniziava a cullarsi nell’illusione di facili imprese vittoriose. Il romanzo si legge in una serata, è godibilissimo e sottolinea, attraverso le vicende dei vari personaggi dell’epoca, il lato ridicolo, con risvolti assurdi, del regime dittatoriale dell’epoca. La postfazione è affidata dall’editore alla scrittrice palermitana trapiantata a Roma Giuseppina Torregrossa ( autrice fra l’altro di un bel romanzo di successo “La miscela segreta di casa Olivares”): un omaggio commovente al “caro Maestro”, che ripercorre la vita ed in particolare le difficoltà di inserimento nelle scuole di Roma dell’adolescente Giuseppina e che non tralascia di puntualizzare scherzosamente l’improbabilità di alcune vicende del racconto camilleriano. Il romanzo, con il corollario della brillante postfazione, non deluderà sicuramente i tanti seguaci del bravissimo Camilleri.




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I romanzi storici di Andrea Camilleri
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Romanzi storici
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    08 Novembre, 2015
Top 50 Opinionisti  -  

Alla ricerca di preziose reliquie

Pochi romanzieri hanno la capacità, come Marcello Simoni, di farci rivivere con dettagli storici documentati e riferimenti ambientali precisi la vita laica e monastica del Medioevo. Il romanzo fa parte del Codice Millennium Saga, ed è completato da una seconda parte (“L’abbazia dei cento delitti”) in cui continuano le avventure dei personaggi descritti nel primo romanzo. Siamo nella prima metà del XIV secolo, durante la guerra dei cent’anni: l’azione si svolge parallelamente a Reims, alla corte degli Estensi a Ferrara e nella famosa abbazia benedettina di Pomposa, un complesso monumentale risalente al IX secolo situato nel comune di Codigoro presso Ferrara. Non a caso gran parte del romanzo si svolge in questa abbazia : l’autore infatti, ex-archeologo e bibliotecario, ha pubblicato alcuni saggi storici sulla rivista specialistica Analecta Pomposiana, con speciale riguardo agli affreschi storici (nel romanzo non è certo di secondo piano la figura del giovane Gualtiero, autore di pitture murali raffiguranti scene del Vecchio e Nuovo Testanento) che decorano le navate della chiesa. La trama ha come protagonista un nobile uomo d’arme, Maynard, cui viene affidato il compito di recuperare preziose reliquie; il compito è arduo, mille sono le insidie che ostacolano la ricerca, data la posta in palio: vi si oppongono un ambiguo re di Boemia, un cardinale scellerato e disposto ad ogni nefandezza, un monaco viscido e prezzolato. Il nostro valoroso vanta però l’appoggio di un abate virtuoso, di una sorella badessa combattuta tra la vita monastica di clausura ed il nascente amore per un intrepido soldato di ventura e di un giovane singolare artista, audace quanto sfortunato. Ne esce un vero e proprio affresco di un periodo storico affascinante, descritto con stile preciso e rigoroso; l’ambientazione e lo stesso linguaggio usato sono studiati nei particolari, privi di banali ridondanze, testimoniando un’accurata ricerca bibliografica cui fanno riferimento le numerose note su termini desueti e su citazioni latine nonché un commento finale da parte dell’autore sul periodo storico descritto, sui luoghi in cui il romanzo si svolge, sui personaggi realmente esistiti e su quelli di fantasia. Il romanzo che non ha una vera e propria conclusione ma che prelude ad un seguito, viene consigliato a chi ama in genere il romanzo storico ambientato nel Medioevo, soprattutto se movimentato, come in questo caso, da una trama avventurosa e ricca di colpi di scena.




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Romanzi storici, soprattutto se ambientati nel Medioevo
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Letteratura rosa
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    31 Ottobre, 2015
Top 50 Opinionisti  -  

Un commovente romanzo d'amore

Tra i giovani scrittori di lingua anglosassone merita senz’altro un posto di rilievo l’irlandese Lucinda Riley, esordiente a 24 anni con un romanzo (“ Il giardino degli incontri segreti”) che, nel 2012, è diventato in poco tempo un best seller scalando le classifiche nazionali ed internazionali. Dopo altri romanzi di successo, ecco quest’ultimo (“ L’angelo di Marchmont Hall”), destinato a commuovere ed a scaldare i cuori soprattutto delle appassionate lettrici della Riley. E’ naturalmente un bel romanzo d’amore, che scava nel passato tormentato della protagonista, Greta Simpson, ne mette a nudo i sentimenti più genuini e le malcelate passioni attraverso le vicende di una vita tormentata piena di imprevisti. E’ il racconto di una vita : la grande villa di famiglia che l’aveva vista molti anni prima arrivare in tutto il fulgore della sua bellezza, ma con la disperazione nel cuore, la rivede a grande distanza di tempo, ritornata a visitare i luoghi tanto amati, in cerca di ricordi e di quella memoria di cui l’aveva privata un grave incidente d’auto. Ed i ricordi riaffiorano, sollecitati dall’iscrizione di una lapide ritrovata ai piedi di un albero, durante una passeggiata proprio nel giorno di Natale…. Ai ricordi si intreccia una storia d’amore, densa di avvenimenti ed intrigante, una storia che si svolge tra passato e presente, e che improvvisamente riporta la protagonista a ritrovare un suo ruolo nella vita, dopo essere stata per anni spettatrice delle vite degli altri. Un romanzo scritto in bello stile, che ripercorre il filone dei romanzi dell’autrice irlandese con, in più, una solida costruzione narrativa ed una vena avventurosa che lo renderanno gradito anche a chi non ama particolarmente i romanzi strappalacrime.



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I romanzi di Lucinda Riley
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Racconti
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    28 Ottobre, 2015
Top 50 Opinionisti  -  

Il cantastorie Camilleri e la sua Sicilia

Che fantastico cantastorie Camilleri ! Quando lascia il filone dell’amato commissario Montalbano ed incanta sé stesso e noi coinvolgendoci nelle storie della sua amatissima Sicilia, terra di contraddizioni, di amori, di follie e di sole, riesce a commuoverci ed a divertirci, trascinando il lettore e tenendolo avvinto con le cadenze del suo dialetto, una vera e propria lingua, facile da capire e comprensibilissima perché ormai diventata quasi un secondo e più immediato modo di pensare e di esprimersi. Questa raccolta di racconti ci fa viaggiare a ritroso nella Sicilia della prima metà del secolo scorso, in una Vigata popolata da personaggi ameni e divertenti, poveracci e baronesse, famigliole scombinate, mogli gelose, madri possessive, giovanotti alla ricerca delle prime esperienze amorose e, soprattutto, bellissime “picciotte” ansiose di far girare la testa agli scalpitanti maschi del paese. Perché di storie d’amore si tratta, storie nelle quali Camilleri, da grande intenditore, sguazza da maestro. Sono otto godibilissimi racconti. Si parte con le disavventure familiari causate dal terremoto del 1938 e si continua con le sorprese causate da somiglianze sospette, e poi ancora con un’asta particolare organizzata da uno zio avido e viscido per lucrare sulle grazie di una giovanissima nipote; non mancano le gesta di un cacciatore dilettante, annebbiato da visioni celestiali, le scorribande notturne di fantasmi tradizionali e non che turbano assai le tranquille notti di Vigata, le smanie amorose di una bionda picciotta alle prese con un giovane confessore e, infine, certe piccanti avventure di pie dame dell’epoca, dedite più facilmente ad incontri lascivi che a fornire “il boccone del povero” agli indigenti. Ma il racconto clou, quello che dà il titolo all’opera (“Le vichinghe volanti”), è il più spassoso e mette alla gogna quattro intemerati professionisti desiderosi di una serata al di fuori dei consueti canoni familiari. I quattro incauti organizzeranno un incontro clandestino con quattro bionde motocicliste acrobati svedesi: una cena luculliana e poi chissà, ma verranno scoperti dalle gelosissime mogli con immaginabili conseguenze. E’ tutto un mondo racchiuso in un paese di cui Camilleri sa tutto o immagina tutto, con fantasia fervida e coloratissima : mariti cornuti ma prontissimi a rifarsi, mogli gelosissime ma con l’occhio sempre vivido a cogliere inaspettate opportunità, giovanissime di rara bellezza che attirano l’attenzione di procacciatrici di matrimoni, letti e giacigli sfatti in una divertente e scanzonata sarabanda di sentimenti e di tradimenti.
E’ il Camilleri più vero e genuino: la sua terra di Sicilia gli offre sempre spunti ineguagliabili.



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I romanzi ed i racconti di Camilleri sulla terra di Sicilia
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Gialli, Thriller, Horror
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    26 Ottobre, 2015
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Non esiste il bene senza il male

Donato Carrisi ha una grande fantasia narrativa. Sa creare personaggi che lasciano il segno, come Marcus, il “penitenziere”, privo di memoria e rinato a nuova vita, individuato da personaggi vaticani influenti come creatura idonea a perseguire il male ovunque si annidi. Si inizia nei giardini vaticani, ove una giovane suora viene trovata fatta a pezzi (“Hic est diabolus”, si mormora fra le consorelle) : qui iniziano le indagini di Marcus (ma solo alla fine scoprirà il colpevole), che verranno via via indirizzate, parallelamente alle vere e proprie indagini della polizia romana, su altri efferati delitti : c’è in circolazione un “mostro” che assale coppie, uccidendo lui ed accanendosi barbaramente su lei, con rituali macabri e incomprensibili. La tensione emotiva è tenuta sempre ad alto livello, non ci sono momenti di pausa e ad ogni capitolo non mancano colpi di scena e nuovi orizzonti inesplorati. La vicenda infatti è complessa e coinvolge una giovane foto rilevatrice della polizia, il suo ingenuo fidanzato, un funzionario russo con uno strano figlio vittima della follia paterna, un lugubre istituto per minori ove ne succedono di tutti i colori : fatica assai il nostro “cacciatore del buio” a dipanare matasse ingarbugliate, anche perché non conosce i mandanti della missione cui è preposto, mandanti che solo alla fine si disvelano cercando di chiarire, con motivazioni filosofiche e a dire il vero poco convincenti, le motivazioni del loro agire. La conclusione è che il bene non può esistere senza il male : ne è la riprova l’ultima avventura del penitenziere che, dopo un viaggio in Africa, scopre una sorprendente verità, proprio entro le mura vaticane, dove tutto era iniziato. In una intervista all’Autore, si viene a sapere che alcuni riferimenti storici del romanzo corrispondono a verità e che esistono in Vaticano archivi segreti cui non è possibile accedere. Ciò non toglie che la narrazione abbia talora momenti inverosimili e che certi episodi abbiano più del fumettistico che del reale : ma un giallo deve avere i suoi ritmi ed i suoi momenti di suspence, ed in questo Carrisi è veramente geniale. Non cerchiamo gli approfondimenti psicologici dei gialli svedesi o lo stile narrativo cui Jeffery Deaver attinge per far giostrare i suoi consueti protagonisti : Donato Carrisi bada più all’incalzare degli eventi, senza indulgere troppo a studiare caratteri e psicologie. E’ minuzioso però nell’incastrare le varie indagini una nell’altra, aiutandosi anche con tabelloni in cui elenca gli elementi delle scene dei vari crimini ( come è consuetudine di Lincoln Rhime nei romanzi di Jeffery Deaver). Comunque, Donato Carrisi resta un buon autore di gialli : in Italia ha ben pochi rivali.



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Gli altri romanzi di Donato Carrisi
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Gialli, Thriller, Horror
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    06 Ottobre, 2015
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Tre donne si raccontano (male).

Sono tre le donne che si raccontano, alternandosi nei vari capitoli : Rachel, la protagonista, ossia la ragazza del treno, che ha la brutta abitudine di curiosare dal finestrino di un treno che ogni giorno la vede pendolare alla periferia di Londra, Megan, moglie di tale Scott, manesco e poco affidabile, e Anna, con la quale convive Tom, compagno di Rachel, abbandonata per comprovata ubriachezza molesta. Le storie si intrecciano, le tre donne abitano in casette vicine, lungo la ferrovia, e finiscono per pestarsi i piedi, tra bugie, pettegolezzi, insinuazioni, sospetti. C’è da dire che Rachel non può fare a meno di scolarsi bottiglie di vino ed aprire lattine di gin tonic, ma anche gli altri personaggi non sono da meno : la poverina però, data la sua propensione all’alcool, non è molto creduta quando scopre cose che non dovrebbe vedere e delle quali lei stessa non è compiutamente convinta… Ecco che Megan scompare, iniziano le ricerche, le indagini della polizia non approdano a nulla fino ad un colpo di scena che fa da prodromo ad un secondo delitto. Insomma, per farla breve (ma come ha fatto il grande Steven King a dichiarare che il romanzo è un capolavoro di suspense e che addirittura l’ha tenuto sveglio tutta la notte !), una sequela di banalità, frasi ad effetto, stereotipi da romanzetto rosa con tonalità a volte più accese per casalinghe annoiate. La suspense, se si riesce a cogliere, è artefatta : resta solo il quadro di una periferia londinese piuttosto squallida, popolata da un’umanità senza grandi prospettive, tutta presa, oltre che dai consueti problemi del tirare a campare, da beghe sentimentali di bassa lega. La fa da padrone comunque un treno locale, che collega Londra alla periferia, tra semafori rossi e accelerate, infischiandosene, da navigato ed esperto trasportatore di umanità, di tutto quello che accade al suo passaggio. Da leggere se proprio non si ha altro per le mani.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    29 Settembre, 2015
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Il ritorno di Lisbeth Salander

Una bella e redditizia idea quella di David Lagercrantz, giornalista svedese noto soprattutto per aver collaborato alla stesura della biografia del calciatore Ibrahimovic : la pubblicazione, a distanza di anni dalla famosa trilogia di Stieg Larsson, di un seguito che ha già venduto caterve di copie e che, nel titolo in inglese (“La ragazza nella rete del ragno”), rende forse più giustizia e visibilità alla indimenticata eroina dei precedenti romanzi. I personaggi, protagonisti indiscussi dell’opera, sono sempre Mikael Blomqvist e Lisbeth Salander, anche qui in versione dark anche se con sbavature da fumetto. Ecco, proprio uno dei difetti del romanzo è la riproposizione, a volte discutibile, dei due famosi personaggi, non del tutto paragonabili a quelli descritti magistralmente da Larsson : Blomqvist sembra una copia un po’ sbiadita dell’originale e la Salander un personaggio da fumetto, soprattutto in situazioni ai limiti della credibilità (sembra di assistere a un film sull’Uomo Ragno o su Spiderwoman). Un secondo difetto (ma per lettori più specializzati può essere un pregio) è l’indugiare su argomenti troppo scientifici, a volte molto complessi e comprensibili solo agli addetti ai lavori : argomenti di informatica nel dettaglio, metodi di hackeraggio, intercettazioni, per non parlare di fisica quantistica, equazioni e curve ellittiche, fattorizzazione di numeri primi, etc. Detto questo, la storia in sé è ben costruita, anche se con lungaggini nei dialoghi, a volte troppo descrittivi, quasi che l’autore volesse fare un riassunto( per chi non avesse capito) dei fatti avvenuti in precedenza. In sostanza la storia, complessa e ponderosa, tratta di hackeraggio di segreti industriali e non solo : un’autorità mondiale nel campo dell’intelligenza artificiale e genio dell’informatica fugge dagli Stati Uniti rifugiandosi nella sua terra, la Svezia, e chiede disperatamente aiuto a Blomqvist, il famoso giornalista che, con la rivista “Millennium” non naviga in buone acque ed ha assolutamente bisogno di uno scoop per risollevarne le sorti. Lo scienziato viene assassinato e qui inizia un turbinio vorticoso di eventi che coinvolgono servizi segreti e inquietanti personaggi disposti a tutto : non poteva mancare la beniamina dei lettori della trilogia di Larsson, quella indomita e fenomenale Lisbeth Salander, paladina della giustizia e come al solito capace di intrufolarsi nei sistemi informatici più complessi e protetti. La Salander salverà anche il figlio dello scienziato assassinato, un bambino autistico (un “savant”, alla francese) capace di risolvere in un attimo calcoli complicatissimi e dotato di eccezionale memoria fotografica, che contribuirà ad indirizzare gli inquirenti alla scoperta degli assassini. Mikael Blomqvist avrà così una storia esplosiva da pubblicare su “Millennium” e la possibilità di riallacciare un rapporto con l’indimenticata Lisbeth, da troppo tempo scomparsa. I lettori della trilogia avranno il piacere di ritrovare i loro beniamini, anche se alle prese con una trama in cui non di rado è difficile orientarsi. Comunque la lettura è consigliabile, anche per riprovare le emozioni di un tempo . Una piccola svista dell’autore : la giallista Elisabeth George, che Blomqvist ama leggere, non è inglese, ma americana di nascita. Quandoque bonus dormitat Homerus…..

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La trilogia di Stieg Larsson
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    22 Settembre, 2015
Top 50 Opinionisti  -  

Kathryn Dance a caccia di un killer speciale

Una nuova indagine di Kathryn Dance, la coraggiosa e spericolata protagonista di una delle due serie di gialli che hanno fatto la fortuna di Jeffery Deaver (l’altra serie è quella di Lincoln Rhime e di Amelia Sachs, pur citati di sfuggita ). La nostra detective, sempre più determinata, è alle prese con un killer speciale, fuori dai consueti canoni, che procura con estrema abilità stragi in luoghi affollati, rivendendo poi i particolari più agghiaccianti a clienti sadici e facoltosi. La Dance, esperta in cinesica (l’arte di studiare negli interrogatori la postura ed i movimenti degli indagati), non è in grado però di individuare la colpevolezza in un trafficante di droga (non sempre la cinesica dà buoni risultati !), che si dilegua e prosegue nella sua attività delittuosa : per questo la detective viene degradata, ma si rifarà alla grande contribuendo a catturare il serial killer e smascherando, in un’indagine collaterale su trafficanti di droga, un poliziotto complice del malaffare. Il romanzo è piacevole, riserva colpi di scena come di consueto e ci rivela una protagonista più vulnerabile, alle prese con complicate vicende familiari. Kathryn, che è vedova ed ha due figli, convive con un collega, ma non dimentica un vecchio spasimante, che finirà per tornare a galla rimettendo ordine nella vita sentimentale della bella poliziotta : questo aspetto della vita della protagonista è trattato con mano felice dall’autore, che si dilunga, senza però annoiare il lettore, sulle vicende private di Kathryn, senza trascurare certe avventure del figlio Wes che sembrano minare la solidità della solita bella famiglia americana. L’autore non manca inoltre di mettere in guardia contro ceri videogiochi troppo realistici, con scene di violenza oltre ogni limite, e contro compagnie pericolose e fuorvianti : si intuisce, più che la volontà di esibire intenzioni moraleggianti, l’invito a tenere semplicemente gli occhi aperti, facendo valere, nel caso della brava Dance, il peso dell’esperienza di una vita vissuta nella lotta al crimine. In conclusione, la trama è ben congegnata, è assicurata la tensione emotiva, la lettura è senz’altro consigliabile agli amanti del genere.

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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    23 Agosto, 2015
Top 50 Opinionisti  -  

Dai ghiacciai islandesi alla Rivoluzione francese

Fred Vargas (uno pseudonimo), archeologa e medievista, è ormai una star del noir in Francia, dove ancora una volta ha fatto centro con questo nuovo romanzo ambientato in due diversi Paesi (Francia e Islanda) ed imperniato su vicende che si svolgono a distanza di anni : due omicidi efferati avvengono in una misteriosa piccola isola islandese e, molti anni dopo, una seconda serie di omicidi sconvolge in Francia una singolare associazione di cultori della Storia di Francia che periodicamente si riuniscono a Parigi per rievocare vicende che riguardano la Rivoluzione del 1789 ed in particolare le riunioni del Comitato di Salute Pubblica ed il Regime del Terrore di Robespierre. Esiste un legame tra questi omicidi così distanziati nel tempo, un legame apparentemente indecifrabile e sfuggente, alla cui soluzione sono chiamati i poliziotti della Squadra anticrimine del 13° arrondissement parigino, guidata da due personaggi già noti ai lettori dei romanzi della Vargas : il commissario Adamsberg, apparentemente svagato, amante della compagnia e del buon cibo, dotato di un intuito eccezionale e di una non comune capacità deduttiva, e il comandante Danglard, uomo coltissimo, pieno di iniziative ma incapace di trovare spiragli geniali nella comune routine delle indagini. Il rapporto tra i due diventa a poco a poco sempre più conflittuale per il diverso approccio alle varie fasi investigative: alla fine Adamsberg, che individuerà a modo suo il colpevole dopo un avventuroso viaggio in Islanda ed un emozionante colpo di scena, si prenderà un meritato periodo di riposo, mentre Danglard, riconoscendo gli errori commessi nello svolgimento delle indagini, presenterà le dimissioni. Il rapporto tra Adamsberg e Danglard e tra i due ed il resto della variegata Squadra anticrimine non fa però velo all’intricata vicenda, che coinvolge altri personaggi i cui legami misteriosi e complicati vengono a poco a poco portati alla luce in un susseguirsi di falsi indizi e di depistaggi che tengono sempre alte curiosità e tensione emotiva. Il romanzo offre anche un interessante quadro di un periodo storico fondamentale, quello della Rivoluzione francese, con riferimenti ai discorsi di Robespierre e curiosi dati biografici di personaggi dell’epoca, fatti rivivere con tanto di parrucche e vesti settecentesche nelle riunioni dell’associazione parigina citata. Anche per questi riferimenti storici il romanzo vale la pena di essere letto, pur riconoscendo che tutta l’impalcatura della vicenda narrata dalla Vargas mostra a tratti la corda ed una certa fragilità nei personaggi principali, soprattutto se paragonati ad altre figure ben più importanti della narrativa poliziesca francese. Dimenticavo di citare Cino, il cinghiale raffigurato in copertina : ha un suo spazio nella vicenda, sarà colpito in un conflitto a fuoco ma se la caverà riprendendo il suo compito di originale guardiano domestico.

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Gli altri romanzi di Fred Vargas
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    20 Luglio, 2015
Top 50 Opinionisti  -  

Due finti sequestri e una "camera della morte".

Un bel romanzo di Camilleri, che rimette in gioco il commissario Montalbano, ora con qualche filo grigio nei capelli e sempre più stanco della consueta routine burocratica e degli abboccamenti con l’altezzoso questore Bonetti-Alderighi. E’ in pace solo seduto nella sua verandina in riva al mare, o nelle rilassanti passeggiate al molo, a fumarsi beatamente una sigaretta dopo i pranzi che gli prepara il vecchio amico Enzo. Questa volta però a movimentare la routine giornaliera ci sono due sequestri di giovani donne, sequestri singolari, senza conseguenze, come se fossero una messa in scena a preludio di ben più fosche vicende. Inizia così una complessa indagine per capire i perché e i come, indagine che vede in prima linea lo stesso Montalbano, con le sue brillanti intuizioni, ben coadiuvato dal suo vice, il buon Mimì Augello, più impegnato del solito, il fedele collaboratore Fazio, ed i consueti sottoposti Gallo, sempre più spericolato nella guida, e l’immancabile spassoso Catarella, i cui interventi meriterebbero uno spazio più ampio. L’indagine coinvolge numerosi personaggi, ma il famoso “cherchez la femme” si rivela qui quanto mai risolutivo. E la soluzione arriva, dopo il ritrovamento di due morti ammazzati, in un cupo e gelido finale, singolare in Camilleri, che ci descrive con maestria una camera della morte dove efferati delitti hanno avuto il loro lugubre scenario. Il colpevole ? Un colpo di scena finale ce lo rivelerà, grazie ad uno stratagemma messo in atto da un abilissimo Montalbano. Il romanzo é molto ben costruito, la tensione è sempre molto alta. Ci sono anche le solite telefonate all’eterna fidanzata Livia, telefonate tranquille, senza “sciarratine”: un bel passo in avanti per l’irrequieto commissario ! Un’ultima nota : per i pochissimi che non lo sapessero e avessero difficoltà con certe espressioni gergali di Camilleri o con il suo dialetto siciliano, esiste on-line (www. Vigata.org) un Dizionario Camilleri-linguaggio, che riserva interessanti sorprese linguistiche.

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Le indagini del commissario Montalbano, di Camilleri.
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    19 Luglio, 2015
Top 50 Opinionisti  -  

Un capolavoro della letteratura italiana

Romanzo d’esordio e indiscusso capolavoro, scritto, rielaborato, ampliato, corretto, più volte pubblicato in primis da Adelphi nel lontano 1984, poi più volte da Mondadori e infine da Rizzoli : Aldo Busi si racconta, con il consueto impeccabile stile, distribuendo in vari capitoli pensieri ed esperienze, da Montichiari con il piccolo e caparbio Barbino, via via fino alla fuga dalla famiglia e dal paese natale e la vita raminga in cerca di lavoro a Milano, Parigi, Lilla. Ed ecco i personaggi più strani e inconsueti, vivisezionati con amore e con rabbia, da Comare Volpe allo Strabico, dal Ciondolo al Colonnello fino alle tre protettrici cui dedica pagine e pagine accorate e pungenti. Come si possono dimenticare la piccola e innamorata Arlette, che gli presta alloggio e assistenza, sino a consumarsi in un amore cocciuto e non corrisposto, e le sue altolocate e sfuggenti amiche Suzanne e Geneviève, portatrici forse di segreti innominabili e di attenzioni che il narrante sopporta tra curiosità e disgusto, sempre teso alla ricerca di una sua libertà senza vincoli e condizionamenti. La scrittura, come si sa , non è sempre facilmente comprensibile, e nemmeno traducibile agevolmente, e Busi ne è consapevole, nelle varie edizioni del romanzo all’estero. Ma l’Autore se ne fa quasi un vanto : la sua forza è la genuinità, la capacità di entrare nel vivo delle convinzioni e delle sue adamantine certezze, sino a perdersi talora nell’invettiva feroce o in un linguaggio crudo e diretto, ben oltre l’ipocrisia dell’andazzo corrente e dei consueti luoghi comuni. I nemici sono i soliti : i perbenisti ipocriti, i falsi predicatori, i giudici che puntano il dito e razzolano nei liquami della spazzatura. Ne emerge un’etica lampante, un personaggio vittima di tutto e tutti, che si vendica denunciando e demolendo le persone di fronte alla società, soprattutto quelle (le peggiori) che si danno poteri che non hanno. Un capitolo a parte (“Diario di un barista”) racconta le esperienze giovanili milanesi, con un’ironica descrizione dell’amicizia con Eugenio Montale e varie esperienze con artisti, galleristi, personaggi ricchi ed ambigui, Adel l’Egiziano, l’amico dal ciuffo bianco…. Una serie di aneddoti, incontri, riflessioni, dialoghi, intuizioni, divagazioni, in cui ci si può perdere (il cosiddetto filo lo si perde spesso), ma che sfociano, attraverso una scrittura impeccabile, in pura letteratura. Il romanzo è densissimo, da gustare frase per frase ; ma lo Scrittore (con la S maiuscola come scrive Busi) è anche conscio che tutto si disperderà in un oblio ovvio e naturale. E termina : “… che resta di tutto il dolore che ho creduto di soffrire ? Niente, soltanto delle reminiscenze contraffatte, delle fiabe apocrife…..”.


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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    12 Luglio, 2015
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Mutande in piazza nella Bellano degli anni '30.

Siamo nella Bellano degli anni ’30, l’Italia fascista ha conquistato l’Etiopia ed a Bellano il segretario del partito, Fulvio Semola, vuole festeggiare l’evento con un grande concerto di campane, in attesa del discorso di Mussolini che proclamerà l’impero. Grande agitazione in paese, mormorii, approvazioni e dissensi, perplessità dei regi carabinieri. Così inizia il nuovo romanzo di Andrea Vitali, con Camilleri uno dei più prolifici autori italiani : dove tragga gli spunti non so, ma è certo che i suoi personaggi sono sempre esilaranti, non da ultimo per i nomi (scovati a quanto si dice nei vecchi cimiteri di campagna) che offrono tutto un panorama antico di reminiscenze contadine e letterarie. In questo romanzo ecco apparire Artide, Eudilio, Meme, Redegonda, Verzetta e Orbella (le protagoniste), per non parlare di Oberdania e Cancrena. Venendo al contenuto, tutto ruota attorno ad alcune paia di mutande delle già citate Verzetta e Orbella, rispettivamente moglie e suocera di Eudilio Malversati, un odioso e viscido ispettore di produzione del cotonificio locale che non manca di denunciare inflessibilmente piccole mancanze degli operai ai padroni. Le due donne, in un certo senso trascurate dai rispettivi mariti, se la spassano di nascosto con l’attendente negro che un giovane del paese, di ritorno dalla campagna d’Africa, si è portato a casa. Ed è tutto un susseguirsi di sotterfugi, piccole vendette, incontri, bugie e mezze verità, che alla fine riescono a coinvolgere perfino i regi carabinieri, rappresentati dal maresciallo Maccadò e dall’appuntato Misfatti, già ben noti ai fedeli lettori di Vitali. La lettura scorre piacevole, i personaggi sono come al solito ben caratterizzati, situazioni che sembrano surreali si susseguono a ritmo incalzante, tra mugugni, ripicche e imprecazioni: il burattinaio Vitali tira i fili delle sue marionette con consumato mestiere, suggerendoci che le beghe di paese sono quasi sempre le stesse, pur cambiando tempi, usi e costumi.


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I romanzi di Andrea Vitali
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