Opinione scritta da ALI77
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ATTENZIONE: NON E' UN THRILLER
Le premesse per un buon thriller ci sono tutte, un'ambientazione suggestiva, un gruppo di amici che passano assieme gli ultimi giorni dell'anno e una vittima, tutti sono sospettati nessuno escluso.
Ma chi è la vittima?
Non si sa, il libro gira proprio attorno al fatto che l'identità della vittima e dell'assassino non si conosca fino alla fine.
Il gruppo di amici è composta da:
Emma e Mark, è Emma ad organizzare la vacanza
Miranda e Julien due ragazzi chic e snob che stanno insieme dall'università
Nick e Bo la coppia gay
Samira e Giles gli unici ad avere una figlia di nome Priya di sei mesi
Katie la single del gruppo
"Torno a guardare la brochure che tengo sulle gambe. Forse questo viaggio che ho pianificato con tanta cura, cambierà le cose. Dimostrerà a tutti che merito di essere accettata nel gruppo."
La vacanza dura quattro giorni dal 30 dicembre al 02 gennaio 2018, lo stesso tempo in cui la narrazione si svolge, i protagonisti soggiornano in un rifugio esclusivo a Loch Corrin che viene affittato quattro volte l'anno, una costruzione ultramoderna in vetro immersa nelle montagne innevate delle Highlands.
Un'atmosfera suggestiva, un paesaggio misterioso dove regna la solitudine e la bellezza della natura incontaminata.
"Possono permettersi di essere se stessi. E quelle come me, le signore nessuno, non sono sempre le eroine della storia. A volte anche loro custodiscono oscuri segreti."
L'attenzione dell'autrice si concentra su cinque personaggi che sono anche le voci narranti : Emma, Katie, Miranda, Heather l'amministrazione del rifugio e Doug, il guardacaccia.
"E' qui da tempo, ormai conosce le diverse tipologie di ospite, è diventato un esperto. Però ancora non sa decidere quale categoria detesti di più."
Nel rifugio per loro sorpresa, soggiorna anche una coppia di islandesi che in realtà nel programma originale non dovevano essere ospiti assieme al gruppo di amici.
Partiamo da punti positivi, ho adorato l'ambientazione della storia, questo paesaggio dà uno sfondo enigmatico e incantevole al romanzo e rende la narrazione più affascinante.
Le descrizioni sono molto accurate, precise e accompagnano le vicende dei personaggi dando un tocco in più. Un punto in più l'ho dato solo per la scelta di questo ambiente.
Un altro elemento a favore del libro è il fatto che si legge molto velocemente, la narrazione scorra via veloce.
Ora invece arriviamo agli aspetti che mi hanno colpito di meno.
A mio avviso, i POV sono troppi ma questo non è il punto peggiore, credo che questo continuo andare avanti e indietro prima e dopo il ritrovamento della vittima, all'inizio possa anche essere interessante ma dopo un po' stanca e annoia.
In fondo la vicenda dura solo quattro giorni.
L'unico colpo di scena è quello legato alla vittima, oltre a questo leggiamo di oscuri segreti, di incomprensioni del passato ma in sostanza ci viene raccontata la vita di questi personaggi prima e dopo la vacanza. Tutti hanno dei segreti nel loro passato, nessuno escluso.
Per questo il ritmo della storia in alcuni punti è risultato statico, come se dovessero passare duecento e passa pagine, prima di far capire chi fosse la vittima e per quali motivi fosse stata uccisa.
Forse mancanza di idee? Oppure l'idea è stata sviluppata male? Forse semplicemente i personaggi sono troppi.
Paragonare questo libro ai gialli di Agatha Christie mi sembra un confronto al quanto azzardato, il libro non è avvincente, non è così appassionante come pensavo e non mi sono affezionata a nessun personaggio. Forse solo per Heather ho provato un po' di simpatia. Un'altra cosa è scrivere nella quarta di copertina, che "Lucy Foley sfida il lettore a scovare la verità in una fitta rete di intrighi e di bugie. Una lettura compulsiva e ricca di colpi di scena.", scusate ma dove sono questi colpi di scena, che ci dovrebbero essere in un thriller che si rispetti? Dov' è il batti cuore, le pulsazioni che aumentano leggendo la storia?
L'idea della vacanza e del gruppo di amici non è sicuramente male però non è neanche originale, però la cosa peggiora è stata la scelta di andare avanti e indietro nella narrazione con voci narranti differenti. Questa cosa non mi è piaciuta affatto.
Questo gruppo di amici si conosce dai tempi di Oxford e perché proprio ora vengono fuori tutti questi dissapori e segreti, prima non c'erano?
La suspense cala subito dopo le prime pagine, perché l'unica cosa da scoprire rimane chi è la vittima e perché è stata uccisa, ma non succede altro.
Un po' pochino per essere un thriller.
Non consiglio questo libro perché innanzitutto non è un thriller, è una non fiction ma non può essere definito nel genere in cui è stato commercializzato.
Pertanto nonostante la bellissima ambientazione questa storia non mi ha convinta.
E' un vero peccato!
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UN ESPERIMENTO SOCIALE
Jessica Farris è la protagonista del romanzo, è una truccatrice che vive a New York, ama il suo lavoro ma riesce a mantenersi a malapena. La sua vita privata non va molto meglio e la maggior parte delle sue serate le passa a casa con il suo amato cane.
Il suo lavoro consiste nel truccare a domicilio le clienti che la chiamano per un evento o solamente per un'uscita con le amiche. E' durante uno di quei appuntamenti che Jessica, ascolta un messaggio che le cambierà la vita. Il mittente è l'assistente del dr. Shields che ricorda alla cliente di Jessica, di presentarsi l'indomani all'università, per partecipare ad un test per uno studio su etica e morale.
La ragazza non sembra interessata alla cosa ma Jessica lo è, tanto da presentarsi al suo posto, attirata dal lauto compenso che verrà dato agli iscritti.
Jessica, dopo un primo momento, ha dei dubbi e si sente male perchè capisce di aver fatto una cosa sbagliata, ma il dr. Shields ha accettato la sua candidatura e ora la nostra protagonista non può più tornare indietro e non lo farà.
"Non sono obbligata a tornare, mi ripeto prima di scivolare nell'oblio. Ma sto mentendo a me stessa, e lo so benissimo."
Le domande che le vengono fatte sono molto particolari, vanno a scavare dentro Jessica, voglio scoprire tutto di lei, anche i dettagli più privati.
La ragazza continua le varie sedute e il lettore con lei partecipa a questo gioco surreale dove viene coinvolto e vuole sapere che cosa comporta questo esperimento.
A condurre il test il misterioso dr. Shields che è un personaggio avvolto nel mistero,enigmatico e molto strano.
Jessica ad un certo punto viene scelta come la candidata perfetta e ora lo studio prevede delle prove pratiche per testare l'etica e la morale di alcuni soggetti, anche se la ragazza non sa cosa le aspetta, accetta la sfida. Ancora una volta.
Durante la lettura mi sono chiesta: cosa non si farebbe per i soldi? Per guadagnare di più? Si può mettere in gioco la propria etica e morale? O la propria stessa vita?
E Jessica si lascia andare, risucchiata in un vortice che la coinvolge e che sarà molto pericoloso.
I capitoli sono alternati tra il racconto in prima persona di Jessica e gli appunti del dr. Shields che con dovizia di particolari descrive le sedute e lo studio che sta conducendo.
Se ci fosse una formula chimica per calcolare la probabilità che nel corso di una giornata qualunque una persona o un'azione viene giudicata negativamente, quella formula dovrebbe contenere una variabile in costante mutamento. Quell'elemento instabile è l'individuo stesso.
L'esperimento in cui è coinvolta Jessica è lo stesso in cui il lettore si ritrova, perchè c'è la curiosità di andare avanti di capire fin dove si spinge la lettura, l'intreccio narrativo coinvolge e sconvolge allo stesso tempo. La storia crea molto interesse e si vuole sapere cosa c'è dietro questa studio, se è soltanto un'indagine oppure se non tutto è come sembra.
Il rapporto con il dr. Shields è sempre più intenso e durante i loro incontri Jessica si mette a nudo, rivelando alcuni segreti del suo passato di cui non aveva parlato con nessuno.
"Oggi hai dato prova della tura devozione. Il messaggio conferma quanto tu abbia bisogno di me. Ma ancora non sai quanto abbiamo bisogno l'una dell'altra.
Ma chi tra i due avrà bisogno l'uno dell'altra? I ruoli si invertiranno?
I personaggi sono stati costruiti in maniera eccellente e le autrici sono riuscite a scavare nella psiche dei due protagonisti della storia, Jessica e il dr. Shields.
Lo stile è molto scorrevole, semplice nel complesso e l'ho trovato molto più avvincente nella prima parte del libro che non verso la fine, alcuni passaggi mi sono sembrati troppo forzati, forse si voleva stupire troppo il lettore.
Alla fine la domanda è questa: il test avrà prodotto il risultato sperato, Jessica sarà stata la candidata perfetta?
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MOLTO PIACEVOLE E DIVERTENTE
Se pensiamo che questa sia una rivisitazione del famoso "Orgoglio e pregiudizio" di Jane Austen, molti di noi storceranno il naso e diranno "ancora un libro che vuole imitare il celeberrimo romanzo di zia Jane?"
Non è nulla di tutto ciò, questo romanzo non è solo, una rivisitazione in chiave moderna del famoso libro della Austen, ma io lo definirei un omaggio ben riuscito e convincente della famosa storia con protagonisti Elizabeth Bennet e Mr Darcy.
Avevo da tempo questo libro, mi aveva colpito la trama e anche la storia dell'autrice che è scomparsa per un brutto male e così mi ero deciso ad acquistarlo.
L'ho preso in mano pochi giorni fa e devo dire che non mi ha assolutamente delusa, la protagonista Jazz è frizzante, divertente, auto-ironica e in molte cose mi assomiglia.
La storia ricalca i vari passaggi del romanzo di Jane Austen e il nostro Mr Darcy, è un famoso regista Harry Noble, che oltre ad essere affascinante, ricco e molto bravo nel suo lavoro, ha anche un caratterino mica tanto facile.
Il primo incontro di Harry con Jazz non è stato un buon biglietto da visita, la ragazza viene definita dal regista "la sorella Brutta".
Naturalmente la protagonista sente tutto e quindi si fa un'opinione negativa di Harry e da qui il famoso " pregiudizio" che entrambi si creano nei confronti dell'uno e dell'altra.
Facciamo un passaggio indietro, Jazz partecipa alle selezioni per uno remake teatrale in chiave moderna dell'opera "Orgoglio e pregiudizio".
Il regista è proprio Harry, bello, affascinante ma estremamente presuntuoso e pieno di sè.
Allo spettacolo partecipa anche la sorella di Jazz, Georgia, che fa l'attrice professionista e che tra le due si fa notare di più per la sua bellezza, da qui la definizione di prima di Jazz come la sorella brutta.
La ragazza è più attenta a quello che ha nel cervello che alla quantità di carboidrati che mangia, ha una personalità forte e brillante, è una persona alla mano e che tiene testa al nostro altezzoso regista.
La parte di Elizabeth Bennet viene affidata alla nostra protagonista che quindi dovrà sopportare e convivere con Harry, estremamente talentuoso quanto arrogante.
Le cose si complicano quando nell'intreccio narrativo si inseriscono anche altri personaggi quali Georgia, Mo, la coinquilina di Jazz, Josie sorella minore della protagonista e Gilbert Valentine, ex collega e critico teatrale.
Oltre a questo non sarà finita, perchè sia Jazz che Harry dovranno ammettere i propri errori e far cadere le loro maschere.
Jazz è un personaggio forte, pieno di personalità, non superficiale ma soprattutto divertente.
La storia è frizzante, coinvolgente e si legge tra un sorriso e l'altro immaginando che anche zia Jane si stia facendo due risate.
In questo romanzo, non mancheranno colpi di scena, equivoci, scena comiche, notti di passioni, intrecci amorosi e il tutto sarà condito con delle sana ironia.
Se avete voglia di leggere un libro spiritoso ma anche romantico, che vi faccia passare delle ore in tranquillità e spensieratezza questo è il romanzo che fa per voi.
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THRILLER ESTIVO
Ella è una donna di quarantanni con un figlio adolescente e prende il treno per partecipare ad un convegno, porta con sè un libro che non si rivela all'altezza delle sue aspettative. Ecco perchè focalizza la sua attenzione su due giovani ragazze che vengono attratte da due ventenni, che però salgono sul treno con in mano un sacco nero.
Le due giovani si chiamano Sarah e Anna e stanno facendo insieme la loro prima vacanza a Londra.
Ella riesce a sentire la loro conversazione, come le ragazze siano rimaste molto colpite e affascinate da questi due giovani.
La donna inizia ad avere i primi campanelli di allarme quando sente che entrambi sono appena usciti dalla prigione di Exeter e vede come stia nascendo, a poco a poco, una simpatia tra loro e le ragazze.
Ma Ella decide di non fare nulla, anche quando si danno appuntamento per rivedersi.
Pochi giorni dopo viene data la notizia della scomparsa di Anna.
Ella si rimprovera il fatto di non essere intervenuta, di non aver impedito alle due giovani di incontrare nuovamente questi due ragazzi.
Un anno dopo l'accaduto, Ella non riesce a perdonarsi ancora e Anna non è ancora stata ritrovata, tutta questa situazione si ripercuote sulla sua vita e nel suo lavoro.
Le indagini sembrano riprendere a causa di nuovi elementi che potrebbero portare ad una nuova pista.
Molti sono i personaggi coinvolti nella storia, le voci narranti sono ben quattro: la testimone Ella, il padre di Anna, l'amica Sarah e l'investigatore privato.
Sarah ha avuto un crollo dopo la scomparsa dell'amica, nasconde un segreto, la versione che ha dato forse non è quella corretta e non coincide con quella di Ella, chi delle due sta mentendo?
"Avevamo stabilito che ci saremmo trovate al bar alle due per tornare a casa in taxi. Non è venuta."
Ella inizia a ricevere delle lettere con delle minacce, qualcuno la guarda, le dice di stare attenta e inizialmente decide di non coinvolgere la polizia ma di rivolgersi ad un investigatore privato.
"Comincio a posare mezza dozzina di fette di bacon sulla teglia disponendoli in maniera che ci stiano tutte. Mentre sento i passi di Tony che sale le scale, apro velocemente l'odiata lettera.
Attenta ti sto guardando..."
La vita di tutti i protagonisti cambia con la scomparsa di Anna, la madre della ragazza vive con dolore e sofferenza questa situazione e spera sempre che la ragazza torni da lei.
L'intreccio narrativo è coinvolgente e appassionante anche se devo dire più nella prima parte rispetto alla seconda, il finale credo sia stato troppo frettoloso e non mi aspettavo che fosse così.
Un thriller che consiglio a chi vuole una lettura leggera e senza pretese, non ho trovato l'approfondimento a livello psicologico dei personaggi e secondo me è mancato qualcosa.
La cosa che ho apprezzato è che il romanzo inizia già nel pieno della storia, così non mi sono persa in inutili preamboli. Credo però, che quattro POV, siano decisamente troppi per un thriller e non necessari, almeno in questo caso.
Non ho trovato quei colpi di scena che mi aspetto da un thriller, ma mi sento di consigliarlo ugualmente perchè la narrazione non annoia il lettore e c'è comunque curiosità nel conoscere cosa sia successo quella sera a Anna e a Sarah.
Chi starà mentendo?
Chi guarda Ella? E perchè? E perchè la donna non si perdona di non essere intervenuta? Avrebbe potuto aiutare Anna?
A queste domande saprete rispondere solo se leggerete questo libro, per l'estate questa sarebbe una perfetta lettura da ombrellone, poco impegnativa e a tratti avvincente.
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LA COPPIA NON PERFETTA
Dopo aver amato moltissimo il romanzo “La moglie imperfetta”, non potevo che leggere anche il primo libro di B.A. Paris, “La coppia perfetta”.
Ancora una volta siamo di fronte ad una coppia di sposi e come suggerisce il titolo, tutto è assolutamente perfetto ma se fosse così non ci sarebbe nulla da raccontare.
Dalla copertina capiamo che la perfezione di questa coppia non esiste e che quello che leggiamo nei primi capitoli è solo un’illusione.
Devo dire che ancora una volta l’autrice è riuscita a sorprendermi e a farmi appassionare alla storia di Jack e Grace.
Sin dall'inizio il lettore è stranito dal fatto che la storia sia troppo perfetta, tutto troppo impostato, tutto troppo lineare e assolutamente senza alcuna sbavatura.
Quello che preoccupa il lettore è soprattutto la perfezione di questo uomo, ricco, bello, piacente e sembra che l’incontro con la moglie Grace gli abbia cambiato la vita. Certo la ragazza l’ha colpito ma non come pensiamo noi.
Alcune volte l’amore e i sentimenti ci possono confondere ed è quello che è successo alla protagonista.
Grace è anche lei, ossessionata dalla perfezione, ma quello che la spaventa e che la turba è il rapporto con il marito, ma nulla di quello che avevo pensato poi si è rivelato essere vero per la trama del libro.
Quello che ho letto è stato terribile, ma qui mi fermo e non aggiungo ulteriori dettagli.
Ho apprezzato il fatto che l’autrice abbia inserito nel testo, la figura di Millie, la sorella minore di Grace che ha la sindrome di Down, la sua scelta è stata coraggiosa e credo che sia giusto parlarne.
Un thriller particolare, molto crudo e forte in alcuni punti, ma non mi aspettavo fosse così impietoso, truce e inumano.
Tra i due libri di B.A. Paris che ho letto continuo a preferire “La moglie imperfetta” che l’ho trovato ancora di più coinvolgente e serrato di questo.
Però mi sento assolutamente di consigliare la lettura di questo romanzo.
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UN ROMANZO "PERFETTO"
In questi giorni mi sono chiesta da dove iniziare per fare questa recensione, è difficile solo immaginare di scrivere qualcosa su questo libro, ogni parola sarebbe inutile. Wilkie Collins non ha di certo bisogno di spiegazioni o di giudizi. Quello che scrive rasenta la perfezione.
“La donna in bianco” è un libro che racchiude al suo interno una storia sorprendente, intesa e molto coinvolgente, dove ogni personaggio porta al racconto qualcosa di sé, della sua personalità e della sua vita.
Il romanzo è raccontato con gli occhi di narratori diversi, quindi la storia la vediamo solamente dal punto di vista di chi in quel momento la sta vivendo o l’ha vissuta. Non abbiamo un narratore onnisciente e questo aiuta moltissimo ad aumentare la suspense.
Inizialmente mi intimoriva il fatto che il libro avesse più di 700 pagine, anche se in realtà di libri lunghi ne leggo e ne ho letti, in un momento per me tranquillo ho cominciato e la storia mi ha da subito incuriosita.
Non solo mi ha anche appassionata e questo sicuramente mi ha portato a proseguire la lettura e a ritenerlo uno dei libri più convincenti e riusciti che io abbia mai letto.
Walter Hartright è il primo narratore della storia, è un insegnante di disegno che ci accompagna per la prima parte del romanzo, è sicuramente uno dei personaggi a cui mi sono più affezionata, ho apprezzato il suo senso di giustizia, la sua lealtà e anche la sua umiltà.
Dall’altro lato ho amato anche la figura di Marian Halcombe, il suo personaggio è di supporto rispetto a quello della sorella Laura Fairlie ma nel corso della storia, lei diventa una vera e assoluta protagonista.
Caparbia, leale, sincera, non si fa sottomere da nessuno lottando sempre per fare la cosa giusta, e sicuramente Marian, rappresenta una donna moderna per l’epoca che non rimanere in disparte ma prendere parte attiva nella sua vita e nella storia.
L’intreccio narrativo è congeniato in maniera magistrale, coinvolge personaggi, trame, segreti, passato, in una rete che faremo fatica a capire e soprattutto fino alla fine non sapremo quale sia la verità.
Sebbene il libro sia stato scritto nell’Ottocento, risulta essere ancora una storia moderna, con uno stile che non annoia e che fa riflettere.
A volte le parole non servono e contano solo i fatti, se questo libro è arrivato fino ai nostri giorni e riscuote ancora tutto questo successo ci sarà un motivo.
Io non posso che consigliarvi di leggere e capire quale sia l’enorme talento di Wilkie Collins.
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UNA STORIA CHE FA SOGNARE
Questi sono i libri che riempiono l’anima e soprattutto sono queste le letture che non ti aspetti e che invece ti emozionano.
Darcy Archer è una ragazza molto romantica e sognatrice, lavora in una libreria a New York e per lei i libri sono una passione ma anche un modo per estraniarsi da una vita grigia e senza nessuna particolare emozione.
La protagonista ha 33 anni ed è single, l’amore per lei è quello che vivono nei libri le eroine create da Jane Austen o dalle sorelle Bronte, difficile da trovare nella realtà di tutti i giorni. Eppure Darcy è una ragazza che risulta subito molto vera e spontanea, lei si definisce “una persona comune in un posto fuori dal comune”.
Lei è vissuta con la zia Katherine dopo che i suoi genitori sono scomparsi e rispetto alla zia che è una persona più raffinata, elegante e alla moda, Darcy preferisce i libri ad un nuovo vestito.
Ogni pagina ci trasmette l’amore per i libri, con moltissime citazioni letteraria ma nonostante questo la narrazione è molto scorrevole e ironica, sì perché Darcy non si piange addosso ma vive con il sorriso e credendo sempre che con un romanzo si possa curare ogni tipo di problema.
In realtà anch’io penso che immergersi in una passione qualsiasi sia, quella per i libri o un’altra, aiuti moltissimo a distrarsi dai problemi della vita quotidiana.
La zia Katherine invece vorrebbe che Darcy trovi un buon partito e che si sposi e cerca in tutti i modi di farle incontrare l’uomo giusto. Ma a volte la vita è imprevedibile e un giorno Darcy correndo in bicicletta va addosso ad un uomo e al suo cane.
Per lei quel momento cambia tutto, l’uomo si chiama Aidan Harris ma quando si sveglia non ricorda nulla.
Darcy si sente in colpa per tutto quello che è successo e decide di prendersi cura del cane che aveva con sé l’uomo, un meraviglio husky di nome Bailey.
La ricerca del passato di Aidan non sarà così facile… e qui mi fermo per non svelarvi troppo.
E’ un libro molto romantico e dolce, molto adatto a questo periodo natalizio perché la storia fa sognare veramente, potrebbe sembrare una trama scontata ma in realtà l’autrice non l’ha resa assolutamente banale anzi l’ho trovata verosimile e molto appassionante.
La parte finale devo dire che è molto romanzata, ma quando si legge una storia d’amore è quasi d’obbligo che finisca in questo modo, ma credo che il romanzo non sia mai stato stucchevole e mieloso ma che l’autrice sia riuscita a trasmettere al lettore una narrazione vera e moto emozionante. Non scadendo nella banalizzazione dell’amore.
Ho adorato le citazioni dai libri, molto azzeccate e giuste nel contesto del libro e della vicenda che l’autrice stava narrando, Melissa ama sicuramente la lettura, questo suo amore traspare nelle pagine attraverso il personaggio di Darcy.
Darcy è così giusta nel ruolo di protagonista, dolce, sensibile a volte forse troppo e anche che non si accontenta di una storia d’amore tiepida e insapore ma cerca di trovare la persona giusta con cui condividere dei momenti felici insieme. E sì forse nella realtà non succede come a Darcy ma alcune volte sognare fa solo che bene.
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TROPPI PIANI TEMPORALI E POCHI COLPI DI SCENA
Ho letto piena di entusiasmo il nuovo libro di Kate Morton, essendo quasi certa sarebbe stata una lettura piacevole e rilassante. Però non è stato così, purtroppo.
L’inizio del libro e i primi capitoli si concentrano sulla figura di Elodie Winslow, giovane archivista londinese, che durante il suo lavoro, trova una tracolla dell’ottocento con all’interno un portadocumenti, un album di disegni e il ritratto di una donna. In particolare, la foto di una casa le ricorda qualcosa legato alla sua infanzia.
Elodie vive con il padre, la madre è scomparsa quando era piccola e ora più che mai sente la sua mancanza, visto che si sta per sposare.
Questo personaggio non è così importante nella storia, perché poi “il suo ruolo” passa in secondo piano e non viene più di tanto approfondito.
I capitoli seguono vari piani temporali e in ognuno di questi troviamo vari personaggi Edward Radcliffe, Lucy, Lily Millington, James Stratton, Fanny, Jack e molti altri, ma nessuno di questi ne è il vero protagonista.
Il ruolo principale è sicuramente di Birchwood Manor, una grande casa nella campagna dell'Oxfordshire, che custodisce moltissimi segreti e verità celate, nell’estate del 1862 un gruppo di amici trascorrono lì qualche giorno assieme, ma succede qualcosa di inaspettato che cambia tutto.
Tra questi giovani sicuramente la figura di spicco è Edward Radcliffe, giovane e promettente artista.
Il ritrovamento di Elodie si allaccia a quello che è successo 150 anni prima e a quei segreti che ancora non hanno una risposta.
Tutto questo sicuramente incuriosisce qualsiasi lettore, però il problema è che la storia non decolla mai, non arriva mai quel colpo di scena che ti aspetti quando leggi un libro di Kate Morton.
La narrazione rimane sempre allo stesso livello, mantiene la suspense fino alla fine però senza esserci quel finale inaspettato che ti fa emozionare, che ti sconvolge, che ti toglie il fiato.
Devo riconoscere anche il grande talento di Kate Morton, nella descrizione dei paesaggi, nel raccontare le vicende, nel suo modo di arricchire la storia con moltissimi dettagli che ti fanno immaginare quello che l’autrice ha descritto.
I personaggi in generale sono ben caratterizzati, alcuni sono approfonditi di più e altri invece molto meno, ma devo dire che sono “giustamente” collocati nell’epoca in cui vivono. Però sono troppi e decisamente eccessivi anche i piani temporali, così nel lettore si crea una grande confusione.
Questa volta sicuramente Kate Morton ha esagerato nel voler creare dei diversi livelli temporali e moltissime vicende che però non soddisfano la curiosità del lettore, che si trova intrappolato nelle moltissime pagine e soprattutto rimane incastrato in una narrazione troppo prolissa.
La storia di Elodie e il ritrovamento del ritratto all’inizio era sicuramente un elemento importante della storia, però il racconto di questo personaggio diventa sporadica e assomiglia quasi a un romanzetto rosa che non collima con lo stile dell’autrice.
Il finale sicuramente è troppo frettoloso e mi ha delusa, perché non è successo quel qualcosa che ti fa esclamare un “wow”, come , invece, mi aspettavo da quest’autrice.
La cura nei dettagli storici e nella ricostruzione di epoche diverse, rende sicuramente Kate Morton una delle più brave narratrici contemporanee, però la trama questa volta non è riuscita a soddisfare il lettore più esigente.
E’ un vero peccato perché l’autrice ci ha abituato a storie ben diverse e ad affezionarci ai personaggi, certo con Elodie l’empatia è stata immediata però poi il suo personaggio sparisce mano a mano che andiamo avanti a leggere la storia, allora non si capisce come mai la narrazione non sia andata avanti attraverso di lei.
Avrei in questo caso non osato troppo, mantenendo due piani temporali o al massimo tre, creando maggiori colpi di scena e non complicando troppo le varie storie.
Peccato perché da Kate Morton mi aspettavo molto di più!
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- sì
- no
No, se non la conoscete e vi consiglio di iniziare a leggere quest'autrice dagli altri romanzi e non da questo
UN NUOVO CASO PER ERICA E PATRIK
Ho letto il secondo capitolo della serie gialla/crime dedicata a Erica Falck e Patrik Hedstrom.
Avevamo lasciato Erica incinta di Patrik e alle prese con la pubblicazione del suo primo romanzo che poi ha ottenuto un grande successo.
In questo libro viene ritrovata una giovane donna martoriata, ma sotto quel cadavere verranno alla luce degli scheletri femminili, probabilmente appartenenti ad altre due giovani scomparse nel 1979.
Qui inizia un’intricata indagine, che non sarà così facile da risolvere in quanto molte persone celano la verità e nascondono molti segreti.
Al di là del giallo di cui non voglio parlarvi ulteriormente, posso dire che ho iniziato questa lettura con positività, nonostante i molti pareri negativi che ho trovato nei commenti di alcuni lettori.
Devo dire che Erica, rispetto al primo libro, qui è un personaggio secondario se non marginale, non interviene molto nell’indagine dove indagherà per lo più Patrik.
E’ normale che l’autrice non l’abbia più di tanto coinvolta e credo sia una scelta anche coerente, Erica è incinta di otto mesi e sta vivendo nel bel mezzo di un’estate torrida e molto afosa. Come avrebbe potuto indagare? Sarebbe stata una scelta quanto meno discutibile, certo poteva discutere di più il caso con il suo fidanzato ma non ho trovato questo punto così negativo, ma solo realista.
Poi ormai i protagonisti sono due, Erica e Patrik e quindi è giusto che ci sia spazio anche per lui.
Con questo non credo che questo sia il miglior giallo che abbia mai letto, nel senso che secondo me è anche troppo intricato e alcune parti mi sono risultate pesanti.
Devo dire anche però che lo stile della Lackberg è sempre molto ricco di dettagli e molto curato nella descrizione dei personaggi, indagando soprattutto all’interno della loro psicologia, andando a raccontarci anche i loro lati oscuri.
Non mancheranno i contrasti tra Erica, la sorella Anna e l’ex marito di lei, che la continua a tormentare, ma credo che sia giusto anche parlare di quello che succede al di fuori del caso, ogni libro ha un giallo diverso ma quello che rimane è la storia in sottofondo.
Il rapporto invece tra Erica e Patrik proceda nel migliore dei modi, i due giovani si amano anche se intuisce come sia sempre Erica ad avere le redini del loro rapporto.
In questo romanzo è sicuramente il caso che la fa da padrone e trovo comunque interessante continuare a scoprire cosa succederà anche nel privato ai nostri due protagonisti.
E’ sempre piacevole tornare a leggere qualcosa di questa autrice che ti sa catturare, ha qualcosa nel suo modo di scrivere che ti fa proseguire la lettura, sebbene ci sia qualche piccolo ostacolo da superare.
Credo che sia molto intrigante e interessante scoprire qualcosa di nuovo sui paesi nordici, così sconosciuti e affascinanti.
Sono pronta quindi per leggere il terzo capitolo della serie!
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UNA STORIA CHE POTEVA DARE DI PIU'
Un’estate, un ragazzo, la maturità ma anche un’occasione per crescere per diventare grandi, per affacciarsi al mondo del lavoro.
Un’estate che segna il cambiamento, forse un passo per andare verso l’età adulta.
Un’estate di bilanci e di nuovi inizi dove tutto viene messo in discussione anche se stessi. E’ giusto bruciare le tappe e non viversi l’ètà in cui viviamo? E’ però anche giusto non cogliere l’attimo e l’opportunità che ci si presenta davanti?
A volte correre troppo è sbagliato e alcune volte no.
Max questo lo sa, sa che nella sua estate della maturità tutto può accadere, come dover scegliere cosa fare del suo futuro, ma questa volta la decisione la può prendere solo lui.
La storia di questo ragazzo rappresenta in maniera molto veritiera quello che succede oggi ai giovani, che vogliono tutto e subito e non conoscono la gavetta o il sacrificio per arrivare. Questo lo vediamo tutti i giorni grazie a internet, ai social dove si creano fenomeni solo grazie ai follower e a niente altro. Solo chi ha talento resiste, va avanti e non sarà solo un fuoco di paglia.
Max ha una dote incredibile, ci sa fare con il computer ma come accade oggi per caso il suo talento viene riconosciuto e gli darà la possibilità di trasferirsi a Roma e iniziare a lavorare per una start up. Una notizia che gli sconvolgerà la vita.
Le cose cambiano, il mondo del lavoro trasforma le persone e ti fa maturare, non sei più “protetto” dalla scuola ma te la devi cavare da solo e anche riconoscere le tante insidie che si creano all’interno di un ufficio, come in un negozio, in un bar ecc. In qualsiasi ambiente tu sia, ora te la devi cavare da solo.
La generazione Z, di cui Max fa parte, chiamata anche Millennial, si distinguono per la loro velocità mentale, per la voglia di cambiamento in una continua corsa verso il nuovo e sempre alla ricerca di conquistare qualcosa di più. Sono cresciuti fin da piccoli con internet, sono intelligenti, perspicaci ma anche più presuntuosi e alcune volte indisponenti.
In queste pagine ho visto quanto rispetto alla mia generazione questa fosse diversa, molto lontana, questi ragazzi nascono già pronti, pieni di sogni, aspirazioni e lottano per riuscire ad arrivare, per loro non c’è tempo da perdere. Per loro non esiste la parola non riuscire, o almeno ci provano in tutti i modi.
Per quanto possa apprezzare che un ragazzo giovane e anche della provincia di Padova, come lo sono io, arrivi a pubblicare con una casa editrice importante come la Einaudi, non capisco come si possibile leggere una storia così semplice. Tutto è lineare, lo stile pulito, semplice, diretto, con alcune parolacce, ma manca sempre qualcosa, forse l’emozione. Un appunto però lo farei, meglio scrivere gay che non dei termini dispregiativi soprattutto del nostro dialetto, che risultano offensivi in un mondo dove le differenze sono sicuramente un valore aggiunto e non un motivo di regressione. Strano che nell’editing questo termine sia passato inosservato.
Certo è un romanzo attuale, che descrive sicuramente i giovani d’oggi, ma è solamente una storia che possono leggere i ragazzi o è anche per gli adulti? Io non sono riuscita ad entrare nel mondo di Max, a capire le sue problematiche, i suoi dubbi, i suoi dilemmi, forse abbiamo età troppo diverse, che poi una decina d’anni cosa sono? Eppure mi sono resa conto di come la mia maturità e tutto il resto sia stata molto diversa da quella che ha vissuto il protagonista o da quella che vivono i giovani d’oggi.
Quello che manca secondo me è qualcosa che spinga il lettore a emozionarsi, mi sembrava di avere tra le mani qualcosa di già sentito, già visto e forse questo è il limite di questo romanzo.
L’idea sicuramente è buona ma qui siamo di fronte ad una domanda, perché casa editrice come Einaudi pubblicano questi libri? Me lo sono chiesta prima di iniziarlo e dopo averlo finito non mi sono data una risposta. Nulla di nuovo, eppure secondo me questo ragazzo può fare di più, anzi sicuramente farà di più.
Un’altra cosa che vorrei far notare è la discrepanza tra il titolo “Gli squali” con il disegno della copertina, sono chiaramente dei capodogli, questa differenza è dovuta a qualcosa?
Forse non sapremo mai la risposta ma mi sembra molto strana una cosa del genere.
Auguro all’autore di continuare a scrivere e la prossima volta di regalarci una storia diversa e più vera.
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IL FASCINO DEI VINILI
Il negozio di musica è un romanzo particolare che ho letto su consiglio di una libraia.
Frank è il protagonista del romanzo ed è il proprietario del negozio di musica, in realtà lui vende solamente vinili e l’uomo ha un dono, sa ascoltare e riesce a risolvere i problemi dei suoi clienti attraverso la musica.
Dobbiamo considerare un aspetto fondamentale prima di continuare la recensione, la storia è ambientata nel 1988, quindi sebbene siano passati solo trent’anni le cose erano molto diverse, sia per quanto riguarda la tecnologia che il modo di vivere delle persone.
Frank ha un sogno e soprattutto una convinzione, il vinile è il futuro ama la musica ascoltata in questo modo e rifiuta di accettare i cd che stanno spopolando. Purtroppo il tempo non gli darà ragione, ma oggi anche i cd sono spariti, perché la musica ormai la troviamo in ogni luogo e in ogni formato e quindi forse in parte il nostro protagonista non aveva tutti i torti.
Frank è un uomo single e non vuole trovare l’amore sta bene così con la sua musica, almeno fino a quando una misteriosa donna con il cappotto verde non sviene nel suo negozio.
La ragazza si chiama Ilse ed è tedesca, si è trasferita da poco in Inghilterra e nel libro è da subito un personaggio che suscita curiosità, anche perché per quasi tre quarti della storia non sapremo nulla di lei e di cosa l’abbia portata al negozio di Frank.
Per una serie di coincidenze del destino i due si ritroveranno molte volte, fino a che sarà la donna a chiedere delle lezioni di musica proprio al protagonista, che se in primo luogo si sente in imbarazzo poi accetta.
Ma nonostante tutto Frank non chiede nulla a Ilse del suo passato o della sua vita, si intuisce che la donna è fidanzata e che ha lasciato qualcosa in Germania. I sentimenti tra i due ragazzi stanno cambiando ma anche i tempi sono diversi e per il negozio dell’uomo le cose si stanno per complicare. In realtà non solo per lui ma per tutti gli altri commercianti che insieme a Frank lavorano in Unity Street.
Oltre a questo, la vita dell’uomo è ancora di più incasinata perché non capisce cosa prova veramente per questa misteriosa donna, è molto frenato e non si vuole lasciare andare all’amore e questo suo modo di fare certo non aiuta Ilse a prendere una decisione sulla propria vita.
La donna nasconde un segreto e il finale della storia non è poi così scontato.
Una narrazione molto avvincente e atipica, le pagine sono pervase dalla musica in ogni forma, colore, genere e lei stessa diventa, inevitabilmente, la protagonista indiscussa del libro.
La musica è una terapia per affrontare i problemi della vita, della quotidianità, nei momenti di solitudine come per me lo sono i libri.
Frank è un personaggio difficile da comprendere, è un uomo che si è chiuso all’amore e che vive rinchiuso nel suo negozio, a parte Kit, il commesso che gli dà una mano e gli altri proprietari dei negozi accanto, l’uomo non ha amici e non ha una grande vita sociale. Ma questo non mi ha impedito di guardarlo con interesse e ammirazione, lui crede nei vinili e nel potere della musica. E’ un sognatore buono, un idealista che persegue la propria idea. Però a volte i sogni non bastano nella vita, bisogna avere qualcosa di concreto e di vero e sognare non può più bastare, purtroppo. Nel libro oltre a lui troviamo molti personaggi secondari, che sono i proprietari delle attività vicino a quella di Frank, troviamo Maud, padre Anthony, i gemelli che sono sicuramente un ancora di salvezza per l’uomo.
Quello che mi è piaciuto è che tra di loro non c’è competizione, ma piuttosto spirito di collaborazione e regna la normalità e la semplicità.
Ilse è un’incognita per la maggior parte del libro, non avevo capito chi fosse o cosa cercasse, quindi questo sicuramente mi ha portato a continuare la lettura che a tratti mi sembrava alquanto pesante soprattutto quando c’erano troppi dettagli legati alla musica. Molte canzoni e artisti non sono della mia epoca e non li conoscevo così bene e questo mi ha portato ad essere in difficoltà.
Questo romanzo non è solo una storia d’amore, non fatevi ingannare ma è piuttosto un inno all’amicizia, alla rinascita,all’amore e alla riscoperta dei valori importanti della vita ormai dimenticati.
La parte finale mi ha sorpresa e stupita, la storia è stata molto avvincente e volevo assolutamente scoprire cosa sarebbe successo a tutti loro.
Un libro che mette di buonumore e che in fondo ci fa ancora sperare in un mondo migliore.
ALICE ALLEVI: SARA' L'ULTIMO LIBRO?
Continua la fortunata serie che ha come protagonista il medico legale Alice Allevi.
Ho iniziato a leggere la serie dell’Allieva fin dall’inizio e forse per la prima volta mi sono veramente appassionata a una protagonista, l’ho vista crescere, maturare e diventare una splendida donna e un ottimo medico legale.
Alice dopo ben sette libri da Roma si trasferisce a Domodossola, in realtà lei stessa aveva chiesto di cambiare istituto legale, ma era stata una decisione presa in un momento di profondo sconforto e di arrabbiatura.
Ma ora non può sottrarsi alle sue scelte e quindi è costretta a cambiare città.
Per lei ci sarà un nuovo caso da affrontare e ancora una volta la sua sbadataggine le farà commettere un errore.
L’intreccio narrativo legato alla trama gialla è ben congeniato e come al solito ricco di dettagli sia nell’ambito della medicina legale che per quanto riguarda l’aspetto investigativo, in questo l’autrice ci regala sempre dei romanzi molto approfonditi e veritieri.
Dall’altra parte c’è la storia ormai infinita di amore e odio tra Alice Allevi e il suo CC, all’inizio di questo libro sembrano essere sempre più vicini e complici, che tra di loro le cose siano arrivate ad un punto di svolta?
Noi lettori lo speriamo forse dal secondo libro della serie e pensare che CC all’inizio non doveva essere uno dei protagonisti del cuore della nostra allieva, come infatti rivelato più volte dall’autrice, il suo ruolo doveva essere ben diverso. La fiction e l’attore che interpreta CC nella serie tv, hanno sicuramente contribuito a far crescere di importanza questo personaggio.
Per Alice i cambiamenti sono sicuramente molti in questo libro, a partire dal clima molto più freddo, dal trasferirsi in un nuovo istituto, ad avere dei nuovi colleghi e un nuovo commissario. Ma quello che però è sicuramente importante è che la protagonista non dimentica i colleghi e gli amici che ha lasciato a Roma e nemmeno il buon Calligaris.
Per l’autrice questo dovrebbe essere l’ultimo libro della fortunata serie, sono passati anni dal primo e con lei se ne va sicuramente una parte della mia vita di lettrice, ma spero di poter leggere ancora qualcosa del personaggio di Alice e dei suoi turbamenti lavorativi e amorosi.
Certo questo non mi impedirà di continuare a leggere Alessia Gazzola, che come dimostrato anche di persona, è una donna umile e semplice e che ha un gran talento nello scrivere.
Per Alice e CC come andrà a finire la loro storia d’amore? Questo tormentato sentimento troverà finalmente la direzione giusta per entrambi? Io non vi svelo nulla e sicuramente quello che posso suggerirvi, se ancora non conoscete Alice, è di iniziare la serie dell’Allieva, perché non ve ne pentirete.
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gli altri libri di Alessia Gazzola
RUBY E CHARLOTTE: DUE DONNE CHE NON HANNO PAURA
Ruby è una ragazza americana che decide di trasferirsi a Parigi per vivere con suo marito Marcel Benoit, che ha conosciuto a New York.
Questa scelta è molto dura per la donna, ma la sua decisione viene presa in maniera consapevole, confrontando i pro e i contro, lei decide di vivere in Francia, anche se questo la allontana dagli affetti che lascia in America.
Ruby capisce anche che in questo periodo la sua scelta è molto rischiosa, in Europa si respira il clima della guerra e tra non molto anche Parigi sarà segnata da questo terribile momento della storia, ma nonostante tutto lei non rinuncia alla sua felicità e al suo amore.
Nel corso dei capitoli, la donna si accorgerà che in Marcel qualcosa non va, l’uomo è sempre più distante e le sta nascondendo qualcosa di importante e lei soffre molto per la mancanza di fiducia del marito e soprattutto per l’indifferenza nei confronti dei suoi sentimenti.
Ruby sta molto male, si sente sola in un paese straniero e trova conforto in Charlotte, una bambina di dieci anni che abita nell’appartamento vicino a quello della donna, in rue Amelie. Il titolo originale è sicuramente più in linea con il testo rispetto alla scelta della casa editrice, che sinceramente trovo discutibile. Con questo titolo si dà un’immagine sbagliata al libro che sembra essere più una storia d’amore, che è comunque presente, ma non in maniera così rilevante.
Charlotte è una bambina sveglia e molto socievole e parlerà spesso con Ruby, le due diventano amiche nel corso del romanzo.
Quello che non sa la nostra protagonista è che la sua vicina è molto più matura della sua età e capisce che qualcosa a Parigi sta cambiando, Charlotte è ebrea e questo la mette in pericolo.
Ruby si sente impotente sia di fronte al marito che alla guerra, un grave lutto la spiazzerà ma dovrà continuare a vivere, fino a quando un uomo non busserà alla porta del suo appartamento, capisce subito che non è francese e che ha bisogno d’aiuto. L’uomo è un pilota inglese e cerca Marcel, la donna non sa cosa fare ma ugualmente lo fa entrare in attesa del ritorno del marito.
Marcel capisce che la moglie sa già tutto, ma nonostante questo non vuole che lei venga coinvolta, l’uomo fa parte della resistenza francese, collabora con una linea di fuga per salvare alcuni piloti inglesi dai nemici tedeschi.
Ruby ancora una volta è spiazzata dalla reticenza del marito, vorrebbe aiutarlo, essere parte attiva di questo progetto, dare il suo contributo alla guerra, ma Marcel trova tutto molto pericoloso.
Di qui gli eventi prendono una piega drammatica, la famiglia di Charlotte viene deportata, la bambina grazie all’intervento di Ruby si salva e dopo un altro lutto, Ruby entrerà nella linea di fuga e aiuterà molti piloti ma uno in particolare le rimarrà nel cuore, Thomas…
E’ da molto che aspettavo un nuovo romanzo di Kristin Harmel, avevo apprezzato moltissimo “ Finchè le stelle saranno in cielo”, libro ambientato sempre durante la seconda guerra mondiale.
Il testo è molto scorrevole e appassionante, Ruby è una donna forte, che vive in silenzio i suoi dolori ma che non vuole rimanere con le mani in mano di fronte alla devastazione della guerra.
Charlotte è una bambina vivace, intelligente e matura per la sua età, in tempo di guerra si doveva crescere in fretta e così anche lei affronterà molti eventi drammatici.
Gli ultimi capitoli mi hanno straziata e devo dire che tutto il romanzo è un testo che trasmette molte emozioni, che ci riporta ad affrontare una delle pagine più buie del nostro passato.
La figura di Ruby è ispirata ad una donna realmente esistita Virginia d’Albert-Lake, originaria della Florida che aveva sposato un francese e si era trasferita a Parigi e con il marito aveva collaborato con la resistenza francese durante la seconda guerra mondiale e salvato molti aviatori inglesi e americani.
Il punto in comune tra le due, all’inizio del testo, è che loro potevano decidere di andarsene e di tornare negli Stati Uniti ma entrambe rimangono in Francia e daranno il loro contributo.
La storia risulta verosimile e non melodrammatica, l’autrice non punta l’attenzione sui risvolti più dolorosi e sulla sofferenza dei vari personaggi, ma sulla forza di reagire e di combattere per il bene comune, per la pace.
Ruby e Charlotte, sebbene siano due donne diverse per età, per origini e per estrazione sociale, dimostrano di avere un coraggio incredibile, non si accontentano di rimanere in silenzio o di non vedere cosa succede ma diventano parte attiva della storia.
Per Ruby e Charlotte ci sarà spazio per trovare la tanto agognata felicità?
Un testo molto emozionante, coinvolgente e arricchito dallo sfondo di una Parigi che rimane sempre magica, un libro che fa riflettere e mette in luce il ruolo che molte donne hanno avuto nella storia, il loro contributo è stato fondamentale.
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TRA LAVORO E SOGNI
Suite 405 è il nuovo romanzo di una delle penne più amate della narrativa contemporanea, Sveva Casati Modignani.
Dopo averlo finito ho pensato: finalmente Sveva è tornata ad emozionarmi come lo aveva fatto anni fa, ho sicuramente letto una storia molto attuale e interessante e la sua scrittura semplice dell’autrice mi ha conquistata.
Il libro ha come protagonisti Lamberto Rissotto, imprenditore di succcesso e Giovanni Rancati sindacalista convinto e molto appassionato della sua professione, che lui vive come una “missione”.
Dire che i personaggi principali sono solamente due sarebbe riduttivo, ma diciamo che le vicende girano intorno a questi due uomini che sono molto diversi tra di loro ma che alla fine scoprono di avere molti punti in comune.
Lamberto potrebbe sembrare un imprenditore tutto d’un pezzo, fiero del suo successo, degli affari, spavaldo e pieno di sè ma invece tiene molto ai suoi dipendenti e cerca di migliorare la loro condizione.
La crisi economica dei nostri giorni è presente in maniera molto decisa nel testo e questo ha dato alla storia un punto in più, anche per come l’autrice è riuscita a parlare di questo argomento, in maniera assolutamente realista e non scendendo nel lato sentimentale.
Giovanni è un uomo che si è fatto da solo, ha fatto moltissimi sacrifici per la sua famiglia, ha dovuto rinunciare alle sue aspirazioni personali, purtroppo per lui i sogni sono rimasti tali. Con il suo lavoro, però, si sente utile e sta facendo qualcosa di buono per i lavoratori in difficoltà.
Oltre alla loro storia ci sono dei capitoli dedicati ad alcuni personaggi, il primo è per Armanda la moglie di Lamberto che scompare nei primi capitoli, poi tocca anche a Bruna, la fidanzata di Giovanni e a Chiara amica di Bruna.
Bruna è la fidanzata di Giovanni, fa la parrucchiera e nonostante un matrimonio fallito alle spalle ora è riuscita a ricominciare e ad aprire un proprio negozio. E’ una ragazza dolce e sensibile ma anche molto pratica, conosce da una vita Giovanni ma i due non sono mai riusciti a dichiarare i loro sentimenti l’uno per l’altra. O almeno fino a ora.
Chiara Montini è amica e cliente di Bruna, una ragazza che tira avanti facendo dei lavoretti santuari perché la libreria dove lavorava ha chiuso. Anche qui troviamo una situazione famigliare difficile, ma come spesso ci capita di leggere in queste pagine l’autrice descrive solamente delle situazioni di normalità.
Oggi il lavoro indeterminato non esiste più, siamo in balia delle aziende che sfruttano i lavoratori (la maggior parte) e non dico solo i giovani ma ormai a tutte le età succede questo.
La precarietà e la disoccupazione di certo non fanno vivere bene le persone, questo è un gran problema e alcune volte trascorriamo anni in questo stato, non sapendo se domani avremo ancora il lavoro.
I personaggi sono molto approfonditi e attraverso loro possiamo capire cosa si prova quando una persona è in questa situazione economica molto incerta. Posso dire che per la mia esperienza, trovarsi non per colpa nostra senza lavoro è terribile e ci vuole tanta forza per ricominciare e anche accettare di accontentarsi di quello che troviamo, anche se non è in linea con le nostre passioni.
Ecco noi oggi ci dobbiamo accontentare e farci andare bene tutto? Certo che no, ma si possono comunque coltivare i nostri interessi, anzi lo dobbiamo fare.
Trovare un lavoro che piace oggi è veramente un lusso. E un po’ anche il messaggio del libro, i sogni purtroppo per molte persone rimangono solamente sogni o aspirazioni, ma il segreto è reinventarsi oppure aspettare e avere fiducia perchè che prima o poi le cose belle accadono.
In questo romanzo abbiamo due punti di vista: da una parte l’imprenditore Lamberto e dall’altra Giovanni e tutti gli altri dipendenti e per una volta capo e lavoratori riescono ad andare d’accordo e a trovare un punto d’incontro . Anche se questo oggi è molto difficile da realizzare.
I primi capitoli non mi hanno convinta del tutto,ma poi la storia è decollata e mi sono affezionata in particolare a Giovanni, Bruna e Chiara.
Ho trovato che quello che abbiamo letto sia all’ottanta per cento verosimile e vicino alla realtà, alla nostra vita di tutti i giorni ma credo che alcune parte siano state romanzate. Soprattutto quella finale. E questo mi è dispiaciuto.
I capitoli dedicati alla vita di alcuni personaggi si alternano alla narrazione della storia ai giorni nostri, che ho trovato più convincente e appassionante.
Quello che non riesco a capire è come mai le case editrici si ostinano a stampare libri con moltissime pagine bianche e con caratteri molto grandi. Lo trovo solamente uno spreco.
Il romanzo è stata una sorpresa, ero rimasta delusa dagli ultimi libri di Sveva e speravo di leggere una storia che mi avrebbe appassionato, forte e intensa e in parte è stato così.
Ho apprezzato il realismo, la verosimiglianza dei personaggi e la grande ricerca che c’è stata dietro alla costruzione di questa storia, toccando dei temi forti e attuali ma che in fondo rappresentano il mondo in cui viviamo.
In tutto questo sicuramente ci sono dei punti deboli, alcuni parti risultano molto lunghe e discostano in parte dalla filo conduttore del libro, alcuni passaggi sono romanzati e prevedibili.
Non mi sento tuttavia di dare un giudizio negativo perché la storia mi ha coinvolto e fatto riflettere e perché le vicende di alcuni personaggi mi hanno appassionata.
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UNA RAGAZZA CON UNA FORZA D'ANIMO INCREDIBILE
Helga Deen è una ragazza ebrea di 18 anni di Tilburg, Olanda, che viene uccisa in una camera a gas a Sobibòr nel 1943, dopo appena un mese e mezzo dalla sua deportazione.
Chi segue le mie letture, sa che cerco di leggere più possibile su questo periodo storico, non perché ne sia “ossessionata” ma perché non voglio dimenticare quello che è successo e ogni volta mi stupisco di quante testimonianze escano ancora a distanza di anni.
Questo diario viene scoperto solo nel 2001, infatti è Conrad, il figlio di Kees van der Berg che ritrova in una borsetta questa preziosa testimonianza e anche delle lettere che leggiamo pubblicate in questo testo.
Kees è il ragazzo di Helga, l’amore della giovane che la tiene in vita e che le dà la forza di sperare in un futuro, di poter tornare a casa e continuare a vivere con la sua famiglia.
Ma questo non accadra, purtroppo.
Quello che stupisce di questo testo è la grande forza e tenacia che Helga ha nei confronti della vita, lei vuole vivere, lei crede con tutta se stessa, che prima o poi le cose cambieranno.
Se nelle prime pagine del diario, Helga descrive la sua esperienza in maniera positiva e con speranza, nel corso delle pagine capiamo che la situazione è cambiata e le sue parole lasciano intravedere molta amarezza.
“Neanche i sogni ti appartengono più”.
La scrittura di Helga, è così viva e intensa che traspare ogni sua emozione, è una ragazza dolcissima e sensibile ma anche innamorata del suo Kees e ansiosa di ricevere sue notizie e spera anche che lui non la dimentichi.
E’ una brava narratrice che sa emozionare e che trova nella scrittura il suo rifugio dalla situazione che sta vivendo e forse solo scrivere le provoca un minimo di conforto.
Lei non si arrende mai anche se quello che vede intorno a lei non prometta nulla di buono.
Credo che questo diario e anche le lettere trasmettano una forza straordinaria, questa voglia di non mollare e di trovare sempre il lato positivo delle cose anche se tutto intorno a te sta crollando e Helga lo capiva bene, sapeva cosa probabilmente le sarebbe successo. Ma nonostante questo ha lottato, ha continuato a farlo fino alla fine.
Non sappiamo ancora come questo diario sia uscito da quel campo ma quello che è importante, è che ora lo possiamo leggere.
Anche se Helga cerca di sopravvivere e di essere ottimista, nelle ultime lettere che scrive, traspare quanto lei sia sola e quanto dolore e sofferenza abbia dovuto vedere in quei pochi giorni che è stato nel campo e come lei dice non è concepibile quello che succedeva lì per chi non lo ha vissuto.
Questo diario è una testimonianza forte e chiara, che dà voce a Helga anche se sono passati anni e anche se le è stata strappata la possibilità di scrivere e di parlare.
Io non ti dimenticherò Helga.
“[…]: «Il bus rimbomba terribilmente, eppure voglio scrivere. Adesso non posso dirvi molto, solo che sono felice, che ho tanta forza, sento la forza per far condividere la mia felicità a tutte le altre persone, aiutale e rendere anche loro così raggianti. Mio Dio, ringrazio, ringrazio voi per questo, Sono molto contenta di avervi e tornerò»”
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LA GASKELL E' UNA CONTINUA SORPRESA
Le confessioni di Mr Harrison di Elizabeth Gaskell, esce oggi per la casa editrice Croce, che per la prima volta ha tradotto questo testo in italiano.
Il libro venne pubblicato nel 1851 in forma anonima in una rivista dedicata alle classi emergenti, ma che puntava soprattutto alle lettrici, che venivano aggiornate sulle novità della moda del tempo.
Frank Harrison è il protagonista del romanzo, è un medico e per l’epoca questa era una professione che rappresentava una novità e come tutte le cose che non si conoscevano e che rappresentavano un cambiamento, non venivano ben viste.
C’erano delle riserve nei confronti di questo mestiere che rappresentava la nuova borghesia, un lavoro inedito che spaventava e affascinava allo stesso tempo.
Il testo inizia con il fratello di Frank, Charles, che chiede al protagonista di raccontargli come è riuscito a corteggiare e a sposare la moglie e da qui inizia un racconto che ci porta a scoprire come ha conosciuto la donna.
Frank si era trasferito a Duncombe, una piccola cittadina inglese, per diventare socio di Mr Morgan, medico del paese e cugino del padre.
L’uomo ha deciso di lasciare gradualmente la sua professione e cedere il suo posto a Frank, così inizia la conoscenza per Harrison di tutti gli abitanti del paese.
Mr Morgan è molto critico nei confronti del giovane medico, non apprezza molto il suo modo di vestire e lo critica cercando di fargli capire che è importante fare una buona impressione.
“[…]mi aveva fato delle tali prediche circa importanza di coltivare le buone impressione della gente[…]”
E così l’uomo semplice e umile di Frank, si dovrà trasformare in un perfetto gentiluomo che oltre ad aiutare le persone, deve anche rendere onore al lavoro che svolge.
Duncombe è una cittadina molto tradizionalista e così anche i suoi abitanti, dove Frank, suo malgrado, dovrà abituarsi a rimanere impigliato in una serie di intrecci amorosi, equivoci, mezze parole mal interpretate e anche ad essere al centro di un quadrilatero amoroso.
Tre donne si contendono il cuore del bel medico ma solamente una quarta persona ha fatto breccia in Frank.
Il racconto è molto realistico, nella cittadina non c’è solo spazio per le trame amorose o i capricci delle donne del piccolo borgo, ma ci sono anche dei momenti di dolore, di lutto e di lacrime.
In questo Elizabeth punta molto l’attenzione del lettore su temi così forti e reali, ma che compongono in maniera viva e veritiera il quadro della persone che vivono a Duncombe.
L’autrice lascia anche spazio per l’ironia e il pettegolezzo, che stuzzica il lettore e lo incuriosisce nel seguire tutte le macchinazioni, più o meno inventate, dei personaggi che ruotano intorno a Frank.
“Non potevo fare a meno di interessarmi a lei; e più pensavo a quant’era buona, e dolce, e bella, più sentivo che meritava molto di meglio di quanto io potessi offrirle. […]”
Non entro nei dettagli delle trame amorose perché voglio lasciarvi scoprire chi conquisterà il cuore di Harrison.
“Tutto andava così bene che anziché camminare, volavo.”
“Ero così felice per i rossori di *** da comportarmi con benevolenza con tutti, e da desiderare di portare a benefico a chiunque.”
Ho apprezzato anche i molti dettagli sulla professione medica, sulla voglia di Frank di utilizzare nuove medicine all’avanguardia e anche ad un certo punto di imporsi nei confronti di Mr Morgan.
La Gaskell sceglie un medico come protagonista, forse ispirata dall’esperienza diretta che lei ha avuto da bambina, accompagnando lo zio medico Peter Holland per i suoi lunghi giri per visitare i pazienti di Knutsford.
In una città come Duncombe ci si può aspettare di tutto, gesti o parole che vengono fraintese e mal interpretate in un turbinio di emozioni e di pura gioia che il lettore ne è completamente conquistato.
“Questo è un aspetto affascinante delle piccole cittadine: tutti sono simpateticamente uniti a condividere le stesse vicende.”
Così che le non verità e i pettegolezzi arrivano alle orecchie di tutti e quindi le persone che ne rimangono coinvolte, loro malgrado, si ritrovano a farsi un’ opinione sbagliata nei confronti di Frank.
Un racconto che mi ha appassionato e che mi ha sorpresa, come del resto continua a sorprendermi quest’autrice che fino a pochi anni fa era rimasta nell’ombra, almeno qui da noi.
Dopo questo libro è stato pubblicato “Cranford”(1851-53) che mi riprometto di leggere, infatti alcuni personaggi di questo testo vengono ripresi dall’autrice nel romanzo successivo.
Tra tutti gli abitanti di Duncombe che mi hanno colpito di più cito: Mrs Rose, la vedova che ospita Frank da quando inizia a lavorare nella cittadina e Mrs Horsman, la pettegola del villaggio.
Una traduzione molto attenta e approfondita, come anche l’introduzione, che è riuscita a inquadrare il contesto storico del romanzo e rendere la storia molto scorrevole.
Un romanzo che stupisce e fa riflettere e per quanto riguarda me, mi ha disintossicato dal mondo esterno e mi ha fatto dimenticare per un momento la vita di oggi piena di social e di nulla facenti che di improvvisano “influencer”.
Per fortuna ci sono i classici e ancora una volta la Gaskell mi ha affascinato, mi ha portato con sé in una storia scritta quasi 200 anni fa ma che a me è sembrato molto attuale.
Un racconto vivo e pieno di gioie, d’ironia e anche di dolore ma che ci porta a conoscere quanto le persone si facciano influenzare da quello che pensano e che dicono gli altri.
Un testo da leggere e custodire gelosamente nella propria libreria.
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DUE SORELLE A CONFRONTO
La figlia francese è un romanzo che ha dentro di sé molteplici sfumature: troviamo valori come l’amore, l’amicizia, la lealtà che si intrecciano sia ai giorni nostri che durante la seconda guerra mondiale.
Segreti mai confessati che possono sconvolgere la vita di molte persone e far trapelare un passato che doveva essere dimenticato.
Eleanor Kirwan scopre dal testamento del padre, Richard, l’esistenza di una sorella che non sapeva di avere, Solange de Valnay, una ragazza francese di ventiquattro anni.
Nonostante la notizia sia devastante sia per lei che la madre come per i fratelli, decide di scrivere una lettera e rivelare la verità anche alla sua parente acquisita.
Solange de Valnay è sconvolta e non vuole sapere nulla del suo vero padre, avrebbe preferito non conoscere mai questo segreto e ora vuole solo guardare al futuro e alla sua nuova vita, infatti tra poco la donna si sposerà.
Eleanor e Solange sono due donne molto diverse, ma legate a doppio filo dal loro passato, se la prima vorrebbe conoscere la sorella e capire cosa sia successo veramente al padre, la seconda vuole dimenticare tutto e andare avanti.
La storia è ambientata nel 1970 tra Dublino e Saint- Joseph de Caune, ma la narrazione torna anche indietro, durante la seconda guerra mondiale, per spiegare meglio come sono andate veramente le cose tra Richard, la moglie e la madre di Solange.
La storia è interessante e molto coinvolgente, adoro sempre leggere dei libri dove ci sono ancora delle lettere, una corrispondenza lenta e così affascinante e non come quella di oggi, dove le mail e i messaggi hanno fatto perdere alla nostra generazione il senso e la bellezza dell’attesa di ricevere delle notizie da una persona cara.
La storia è verosimile e ben scritta, appassiona il lettore e ho trovato interessante l’intreccio e anche la ricostruzione storica nella parte relativa alla seconda guerra mondiale.
Eleanor e Solange, nel corso del romanzo intraprendono un vero e proprio viaggio dentro se stesse e si ritrovano lungo il racconto ad essere fragili, ma anche forti e scoprono anche alcuni lati del loro carattere che non sapevano di avere.
Con loro si uniscono anche le storie del fratello gemello di Eleanor, James e di Elizabeth la sorella minore della ragazza irlandese.
La madre di Eleanor, Helena, sta attraversando un periodo bruttissimo e molto complicato della sua vita, ha perso l’uomo che ama e si trova in difficoltà ad affrontare questa nuova verità e la figlia francese del marito.
Le storie famigliari dei Kirwan e dei De Valnay si fondono e inevitabilmente rimarranno legate per sempre, una realtà che è diversa da quella che immaginiamo e che purtroppo la guerra ha stravolto, l’orrore di quei anni ha portato conseguenze su tutti i protagonisti della storia e sui loro parenti.
Lo stile è molto scorrevole e semplice, la storia si legge volentieri e ho apprezzato molto tutti i personaggi, non ci sono persone buone o cattive ma ognuno vive o ha vissuto quello che gli è successo in maniera del tutto personale e autentica.
Eleanor è una ragazza forte ma che si scopre anche piena di insicurezze che solo lei può affrontare e superare per riuscire ad essere felice. Solange, invece, deve ancora scoprirsi e deve lasciarsi andare alle emozioni e non deve colpevolizzare gli altri per il fatto che le è stata nascosta la verità, ma è anche una ragazza di buon cuore e dolce e non vuole far soffrire le persone che ama. Ma deve anche fidarsi degli altri e trovare una spalla sulla quale appoggiarsi e trovare conforto.
Una storia molto profonda e molto toccante che mi ha emozionato in alcuni punti, in quanto il racconto durante la seconda guerra mondiale è molto profondo e verosimile.
Un libro che consiglio perché il lettore non può rimanere indifferente davanti a questo romanzo che riserva moltissime emozioni.
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UN TESTO CHE DOVEVA MATURARE
Vox, è il libro di cui tutti parlano e che mi inizialmente mi ha incuriosita molto.
Solo 100 parole questo è il limite giornaliero consentito alle donne. Solo alle donne perché gli uomini non hanno nessun tipo di vincolo.
Non vorrei dilungarmi sulla trama, ma questo romanzo dispotico mi ha lasciato qualche perplessità e vi vorrei dire il perché.
Sempre e solo le donne, in questi libri tutto ruota intorno a noi a questi soliti cliché che ormai stanno dominando la nostra società, le donne devono parlare di meno, devono stare al loro posto, devono essere fedeli e soprattutto devono fare figli. Anzi servono solo a quello.
Sono inevitabili i paragoni con il libro “Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood e il confronto non regge perché Vox presenta molti difetti.
Sicuramente la trama ha un qualcosa che attira il lettore ma credo che la curiosità iniziale svanisca quasi subito, perché l’idea c’è ma non è sviluppata in maniera approfondita.
La storia non è così originale, i primi capitoli sono troppo lenti e nei successivi la narrazione corre così veloce che alcuni passaggi si perdono.
Sicuramente devo ammettere che è un libro che fa riflettere sulla società del futuro, che non va avanti ma che torna indietro evidenziando le differenze e non trovando invece una ricchezza nel nostro mondo così variegato.
Nella seconda metà del libro la trama diventa veramente difficile da seguire, c’è molto confusione nei personaggi e nella storia.
Ho trovato agghiacciante leggere alcuni parti di questo romanzo, per la gravità di quello che potrebbe diventare il nostro mondo, ma sicuramente non possiamo ignorare i molti messaggi che oggi giorno vengono lanciati dalla società in cui viviamo.
Questo testo non mi ha convinto, per un libro che viene venduto e pubblicizzato così tanto l’autrice, l’editor e tutti gli altri che ci vanno dietro dovrebbero prestare più attenzione a quello che propongono.
Se fosse solo per il messaggio il libro è da un cinque pieno, ma purtroppo in sé lo stile e la struttura è da uno.
Avevo molto aspettative, forse troppo riguardo a questo libro e sono stata veramente delusa e mi dispiace perché probabilmente il testo e l’idea dovevano forse essere rivisti e “maturare” un po’ di più.
Non consiglio questo libro perché non mi ha convinta, anche se vi capitasse di leggerlo o lo avete già comprato sicuramente è un testo che fa riflettere e dal quale possiamo trarre alcuni spunti importanti, ma nonostante questo il mio giudizio non è positivo.
Se cercate un testo più solido, lineare e un vero dispotico con le stesse tematiche vi rinnovo l’invito alla lettura de “Il racconto dell’ancella”.
Non è una storia che ricorderò con piacere ma solo con tanta amarezza.
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IL CACTUS NON E' FIORITO
Susan è una donna che ama avere tutto sotto controllo e che programma ogni singolo istante della propria vita sia privata che professionale.
In realtà oltre al lavoro nella sua vita c’è veramente poco, il suo carattere molto particolare, spigoloso, saccente e anche il suo essere critica nei confronti degli altri, la rende sicuramente una persona molto antipatica e poco socievole.
Non ha un vero e proprio fidanzato, ma un uomo, Richard, con cui si incontra una volta a settimana e ha un rapporto solamente fisico senza coinvolgimento emotivo.
All’inizio la storia e anche il personaggio di Susan mi incuriosivano molto, ma poi non ho trovato tutta questa originalità e questa novità in quello che ho letto.
La cosa che mi ha spaventato di più, è che la donna nonostante tutto quello che le è successo rimanesse piatta e senza emozioni, davanti a un lutto importante e anche ad altri eventi che le accadono lei è sempre rimasta impassibile.
Questo credo non sia solo perché Susan sia un’anaffettiva, ma perchè è una persona egoista e immatura, che vuole rimanere dentro uno schema prestabilito dal quale non vuole uscire.
Il suo personaggio stona e non mi ha convinto in molti punti, non vuole condividere i propri spazi, odia le sorprese, non ama essere presa alla sprovvista ma questo suo carattere e questo suo modo di vedere le cose non è causato da un qualcosa, ma solamente da se stessa.
Mi spiego meglio, lei non è diventata così perché le è successo qualcosa nel suo passato o ha qualche particolare paura, ma solamente perché lei non vuole superare i limiti e le barriere che lei stessa si è creata.
Questi paletti fissi che lei mette in ogni cosa della sua vita, se le impone lei da sola non a causa degli altri e non cerca di migliorare se non nella parte finale.
Susan ha un rapporto difficile con il fratello e la maggior parte del libro è incentrato sulla sua “vendetta personale” nei confronti del parente, per riprendersi la casa dove erano vissuti da piccoli.
La trama è quasi inesistente e il libro è sicuramente troppo lungo, nel corso della narrazione ci sono dei momenti in cui Susan racconta alcuni episodi del suo passato, queste pagine secondo me sono molto descrittive e in alcuni passaggi superficiali. Ma il vero peccato è che la maggior parte del romanzo è noioso e la curiosità iniziale svanisce dopo qualche capitolo.
E’ un vero peccato perché si capisce che il personaggio è inventato e non risulta molto realista ma alquanto artefatto e il lettore fa molto fatica ad entrare in contatto con la donna che risulta essere da subito troppo antipatica.
“[…] gli uomioni si aspettano da me sempre più di quanto sia disposta a dare.”
Quello che riconosco a Susan, è il fatto che sia concreta nelle cose importanti della vita, il lavoro, comprare un appartamento e avere un mutuo ma questa sua razionalità a volte è troppo forte e sovrasta anche tutte le emozioni che lei invece prova ma che non mostra mai.
“ A Londra ho costruito la vita perfetta per me. Ho una casa che soddisfa le mie attuali esigenze, un lavoro adeguato alle mie capacità e facile accesso a stimoli culturali di ogni genere.”
In questa frase come vediamo viene usato con forza l’aggettivo possessivo mie, infatti Susan parla solo di se stessa e delle sue esigenze e quindi di fronte alla concretezza di alcuni cose nella sua vita, c’è dall’altra parte uno stato di profonda immaturità nei sentimenti e nei rapporti umani.
La passione che ha per i cactus è azzeccata e in linea con la sua persona, loro non possono parlare e darle fastidio ma in realtà possono pungere a volte e questa è la sua visione della vita: un percorso netto e sempre uguale senza sorprese. Ma quando c’è qualcosa di diverso, che punge appunto, lei lo affronta continuando per il suo percorso senza esitazioni.
Anche la gravidanza che noi intuiamo fin da subito e che lei conferma dopo pochi capitoli, viene vissuta in maniera approssimativa e non sembra smuovere in Susan nessuna emozione.
Sono stati quindi due i punti che mi non hanno convinta e che hanno fatto scendere la mia valutazione, il primo è sicuramente Susan un personaggio forse troppo fuori dagli schemi, egoista e a tratti surreale, mentre il secondo è la mancanza di una vera e propria trama che invece poteva far crescere e maturare la protagonista.
Il libro è molto scorrevole per il linguaggio semplice e diretto che usa l’autrice e trovo corretto l’utilizzo della prima persona che rende la lettura più agevole.
Devo essere sincera con voi e ammettere che negli ultimi capitoli, la storia riprende un po’ il ritmo dell’inizio ma ormai era troppo tardi perchè il cactus è sì fiorito, ma molto in ritardo.
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MI ASPETTAVO DI PIU'
**SPOILER NELLA PARTE FINALE**il punto è segnalato dagli asterischi
Mi trovo molto in difficoltà, perché per riuscire a fare una recensione di questo libro credo sia necessario fare dello spoiler, non quanto per svelarvi la trama in sé, ma per farvi capire perché per me questo thriller è stata una delusione.
Ho iniziato questo romanzo con tutti i buoni presupposti possibili, ma qualcosa non ha funzionato.
Il protagonista maschile è Richard, uomo ricco e sicuro di sé, fisico atletico e sorriso intrigante che sta per sposare la sua nuova fidanzata. Il suo precedente matrimonio è durato molti anni però alla fine l’uomo ha deciso di separarsi.
L’ex moglie di Richard sta cercando di ricominciare a vivere, ha trovato lavoro in un negozio di abbigliamento ed è tornata a vivere dalla zia Charlotte, è una donna che si è annullata per stare insieme al marito e per riuscire a costruire con lui una famiglia.
Ma qualcosa è andato storto e ora lei non può arrendersi e lasciare che il marito si sposa con un’altra.
La nuova ragazza di Richard sembra perfetta per essere una buona moglie e una buona madre, tutto quello che l’ex moglie non è mai stata.
Sicuramente la storia non è solo di gelosia, di fiducia, di complicità, di tradimento ma c’è molto di più, il passato dei due protagonisti, di Richard e la moglie, avrà una grande influenza nel corso del svolgimento del romanzo.
Continuo a parlarvi di Richard che presentato così, sembra essere il prototipo di uomo che ogni donna vorrebbe avere, ma qualsiasi tipo di lettore anche il più ingenuo capisce che non può essere così e nemmeno la sua ex moglie è il ritratto della felicità.
Certo dai thriller psicologici ci aspettiamo questo, cioè che qualsiasi persona nascondi dentro sé qualcosa e sono sicura anche di essere diventata un po’esigente riguardo a questo genere, ma mi sento molto smaliziata e vedo il marcio in ogni personaggio, anche troppo.
Forse sono io ma credo che la storia sia molto prevedibile.
Il romanzo è scritto a quattro mani da Sarah Pekkanen, famosa scrittrice americana e da Greer Hendricks sua editor e devo ammettere che l’unica cosa che mi ha colpito è lo stile che rende il testo molto scorrevole e avvincente.
Non mancano i colpi di scena e trovo buono l’approfondimento dei personaggi, che vengono scoperti a poco a poco nel corso della narrazione, non tutto quello che leggiamo è come sembra e molti dubbi rimarranno irrisolti fino alla fine.
Sempre che voi non li abbiate intuiti prima come me.
Come avete visto sopra non ho scritto il nome delle due protagoniste, l’ex moglie e la fidanzata, la scelta è stata intenzionale perché altrimenti vi avrei svelato un particolare che a mio avviso è importante per il libro.
**SPOILER**
Credo che la casa editrice abbia commesso un grave errore: scrivere una trama che svela un dettaglio fondamentale per la storia e che rivela un primo importante colpo di scena. La cosa peggiore era che l’edizione americana non riportava nella sinossi i nomi delle donne. Evidentemente la scelta non era casuale.
Nella quarta di copertina troviamo che le due protagoniste si chiamano Vanessa e Emma, ma se leggiamo i primi capitoli, troviamo invece i nomi di Vanessa e Nellie.
Ho notato questo particolare e l’ho attribuito ad un errore di scrittura, anche se il mio pensiero mi sembrava un po’ troppo forzato.
Il romanzo inizia con Vanessa e con la sua voglia di ricominciare ma dall’altra parte ancora legata al marito e Nellie, giovane maestra che arrotonda facendo la cameriera e si sta per sposare. L’oggetto del contendere di entrambe le donne è Richard.
Ma allora chi è Emma?
Lo scopriamo a metà libro più o meno, Vanessa è Nellie, nel senso che Nellie è il soprannome che Richard le ha dato la prima volta che si sono incontrati.
Quindi le autrici ci hanno preso in giro per bene ma la casa editrice ci ha anticipato praticamente subito questo colpo di scena.
Non posso negare che questo mi ha portato a irrigidirmi verso la storia, anche se poi la new entry Emma, mi ha dato una nuova speranza, ma nonostante tutto ho apprezzato molto lo svolgimento della narrazione e l’intreccio soprattutto psicologico dei vari personaggi.
Ma i colpi di scena sono a mio avviso molto prevedibili e non del tutto originali per questo genere, mi sono confrontata anche con altri lettori e ho trovato delle opinioni contrastanti.
Il thriller è scritto bene e coinvolge però a mio avviso troppo scontato e credo che sia inaccettabile trovare ancora in libreria dei romanzi pubblicati da una CE importante, che non siano curati nei minimi dettagli.
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No: se pensate di trovare un romanzo originale e non prevedibile
INQUIETANTE E CRUDO
Ero da tempo che volevo leggere qualcosa di Gillian Flynn, autrice già conosciuta anche grazie alle trasposizioni cinematografiche di alcuni dei suoi libri.
Ora tocca al suo “Sharp objects” diventare una serie tv con protagonisti attori eccellenti come Amy Adams e Patricia Clarkson.
Ho apprezzato moltissimo che la ristampa del libro, a cura della Rizzoli editori, abbia mantenuto il titolo originale, mentre nella prima edizione era stato cambiato con quello di “Sulla pelle”.
La protagonista della storia è Camille, trentenne che lavora come giornalista a Chicago, il suo capo un giorno le dà l’incarico di andare a Wind Gap a indagare sulla scomparsa della piccola Natalie Keene.
Questo caso sembra molto simile a quello che è successo solo pochi mesi prima sempre nella piccola cittadina della Pennsylvania, un’altra bambina dopo essere sparita nel nulla è stata ritrovata cadavere ai piedi di un torrente.
Wind Gap rappresenta per Camille un incubo è la città, da cui otto anni prima, era scappata e dove soprattutto abita la madre Adora, donna autoritaria e fredda, ben vista dai suoi concittadini ma in famiglia viene temuta per il suo carattere molto particolare.
La protagonista è quindi costretta a rivivere i drammi del suo passato e anche a rivedere la madre dopo anni, la donna non accoglie la figlia nel migliore dei modi, non approva il suo lavoro e il motivo per cui lei sia tornata.
Con la madre vivono anche il suo patrigno Alan e la sorellastra Amma di tredici anni.
L’altra sorella di Camille, Marian, è scomparsi anni fa e per la ragazza questa è una ferita ancora aperta che non riesce a guarire.
Wind Gap è la classica cittadina tranquilla, abitata per lo più da famiglie ma che nasconde molti segreti, la gente è bigotta e piena di pregiudizi, è difficile per Camille indagare in un ambiente del genere e capire cosa sia successo.
Nessuno vuole parlare, il caso si complica ulteriormente e Camille stenta a capire cosa sia successo e come mai siano state rapite e uccise proprio quelle due bambine.
Quando viene ritrovato anche il corpo di Natalie, tutti hanno chiaro il fatto che il colpevole sia la stessa persona, un particolare attira gli ispettori e Camille ora non può più tornare indietro, deve scoprire la verità.
Camille è una ragazza fragile e piena di insicurezze, vive ancora dei conflitti interiori molto forti beve molti superalcolici, si provoca dei tagli sul corpo, in alcuni punti della storia non è lucida e ho trovato che a volte si comportasse in maniera poco matura.
Una ragazzina dentro ad un corpo di donna che continua a scappare dalla realtà e dal suo passato.
I temi del romanzo sono due: da una parte abbiamo le indagini che cercano di scoprire cosa sia successo alle due bambine, mentre dall’altra parte troviamo Camille e il suo difficile rapporto con la madre.
Molti dei problemi che vive Camille, sono sicuramente dovuti ad un’infanzia non troppo felice e regolare e soprattutto alla scomparsa della amata Marian. Cerca per tutto il libro di combattere contro se stessa, infatti queste fragilità interiori la rendono un personaggio molto complicato e che suscita nel lettore emozioni contrastanti.
La storia è inquietante in alcuni punti e anche molto cruda, lo stile è scorrevole nella maggior parte del libro mentre verso la fine diventa un po’ piatto e il ritmo non è più serrato come nella parte precedente.
Il romanzo tocca molti temi, anzi devo dire che non ne risparmia nessuno, l’autrice ha una scrittura molto diretta e di immediata comprensione e utilizza anche dei termini forti. Quello che stupisce è la grande analisi psicologica attorno al personaggio di Camille e al continuo scontro con i propri demoni.
Quando ho finito di leggere questo romanzo ho pensato che questa storia mi ha sconcertata e angosciata ma dall’altra parte mi ha anche stupito, quello che mi ha colpito di più è sicuramente il modo di scrivere dell’autrice così macabro e tormentato ma molto vicino alla realtà.
Come diceva il grande Lev Tolstoj “Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo.”
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No se amate i thriller soft
LA FRAGILITA' DELLA MENTE UMANA
Dopo aver conosciuto l’autrice alla presentazione del suo libro a Mestre, ho avuto una sorta di blocco del lettore verso questo thriller.
Mi incuriosiva ma per qualche motivo non sono mai riuscita a leggerlo.
E poi è arrivato agosto un mese a mio avviso un po’ strano, dove tutti (o quasi) sono in ferie, dove le aziende si fermano e tutti si riversano al mare. Non lo amo particolarmente.
Nonostante questo ho iniziato con entusiasmo questo thriller psicologico, la protagonista è Cass una giovane trentenne che fa l’insegnante e che si sta preparando per ritornare a scuola dopo le ferie estive.
Il periodo in cui l’autrice ha ambientato il libro è lo stesso in cui l’ho letto, questa scelta per me è stata del tutto casuale ma certamente azzeccata.
Cass è sposata con Matthew e sembra che la loro vita prosegua in maniera del tutto tranquilla, fino a che una sera di ritorno da una festa, la donna vivrà un evento che le cambierà la vita.
Quella sera il tempo non era dei migliori e nonostante tutte le raccomandazioni del marito, Cass decide di usare la scorciatoia, attraverso i boschi per andare a casa, ma in una piazzola di sosta vede una donna dentro un auto, vorrebbe andarla ad aiutare ma decide di non farlo. Ha troppa paura che le succeda qualcosa e decide di non scendere dall’auto.
Cass riesce, con non poche difficoltà, a tornare a casa ma l’indomani apprende una terribile notizia, una donna è stata ritrovata senza vita proprio in quella piazzola di sosta, dove la sera precedente lei si era fermata per capire cosa fosse successo.
E oltre a questo riconosce la donna, era una sua conoscente ed erano anche andate a pranzo insieme qualche settimana prima.
Da quel momento per Cass inizia un incubo, però non racconta né al marito, né alla sua migliore amica Rachel, quello che aveva visto la sera precedete anche se è tormentata dai sensi di colpa, forse lei poteva veramente salvare la vita a quella donna.
Inoltre, crede che l’assassino l’abbia in qualche modo vista e la perseguiti e inizia a dimenticarsi le cose, gli appuntamenti e la sua vita crolla.
La donna pensa di soffrire di demenza precoce, la stessa malattia di cui la madre era affetta, la sua vita non è più una vita, è prigioniera di se stessa e di tutto quello che crede di vedere. Perfino il suo lavoro è a rischio, non riesce a concentrarsi e a rispettare le scadenze per l’inizio dell’anno scolastico.
Non si sente sicura in casa sua, riceve delle telefonate mute da un numero sconosciuto, ogni rumore la fa sussultare e non riesce a fidarsi nemmeno di se stessa.
Decide anche di vedere uno psichiatra che le consiglia di prendere alcuni farmaci, che però la intontiscono e peggiorano la situazione. Cass non è più lucida e qualcosa intorno a lei sta iniziando a sgretolarsi.
Matthew è un marito molto attento e comprensivo, alcune volte mi sono stupita di quanto abbia sopportato questa situazione e di quanto abbia sempre cercato di capire sua moglie e di aiutarla.
Nemmeno l’amica Rachel è da meno, sempre pronta a confortare e ascoltare la donna.
Cass è piena di sensi di colpa perché poteva aiutare in qualche modo quella donna ma non lo ha fatto, alla fine decide anche di dire almeno alla polizia quello che aveva visto, anche se lo fa in maniera anonima.
La donna ormai quasi completamente fuori controllo rintraccia il marito della vittima e gli fa visita chiedendo perdono per quello che lei ha fatto.
E poi succede qualcosa di inaspettato che cambia le carte in tavola.
Un thriller psicologico davvero ben scritto e che riesce a ingannare il lettore, su quelli che sono gli sviluppi della trama. Quello che mi ha stupito in positivo è la ricerca psicologica dietro il personaggio di Cass, ci scontriamo con ogni sua paura, speranza, timore e riusciamo a conoscerla attraverso i suoi punti di forza e le sue fragilità.
In questo l’autrice mi ha conquistata perché credo che un thriller psicologico sia sostenuto principalmente dal protagonista e in questo caso entriamo non solo nella vita quotidiana di Cass, ma anche nella sua sfera personale riuscendo a capire le sue scelte e anche i suoi comportamenti.
Lo stile dell’autrice è pulito e lineare, la storia appassiona e coinvolge, il lettore può intuire qualcosa nei risvolti del finale ma le dinamiche sono ben diverse da quello che si può pensare durante la lettura.
Il thriller psicologico è un genere che si sta ampiamente diffondendo in questi ultimi anni ma non sempre quello che leggiamo soddisfa le nostre aspettative su questo genere, credo che B.A. Paris sia riuscita a creare una storia che tiene con il fiato sospeso il lettore, che non intuisce cosa succederà ma soprattutto non capisce chi sia veramente il colpevole.
“A chi puoi credere, se non ti fidi più neanche di te stessa”, questa credo sia la migliore frase per riassumere il libro, una vera e propria full immersion sulle varie sfaccettature del lato più interiore e profondo di noi stessi, sulle nostre paure e sulle nostre fragilità.
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FJALLBACKA E I SUOI SEGRETI
La principessa di ghiaccio è il primo libro della serie ambientata a Fjällbacka e vede come protagonisti Erica che è una scrittrice e Patrick un poliziotto, che insieme faranno luce su alcuni dei delitti che succedono nella loro città.
Mi affascinano da sempre i paesi scandinavi ed erano anni che vedono i libri della Läckberg in libreria, ma vuoi per un motivo o per l’altro non li ho mai acquistati.
Non compro libri in base alla copertina però queste cover non mi hanno mai attirato più di tanto ed erroneamente ho sempre pensato fossero dei noir.
Mai scelta fu più sbagliata!
Erica è una protagonista vera, normale, reale che mi ha conquistata è una persona semplice, che fa la scrittrice e che torna nella sua città natale a causa della scomparsa dei genitori.
E’ single ed è perennemente in cerca di una dieta che faccia al caso suo e ha una sorella Anna, a cui vuole molto bene. Il dolore che prova per la recente perdita, si aggiunge ai problemi che ha nella sua vita, deve scrivere un libro ma non ha nessuna ispirazione e il cognato vuole vendere la casa dove è cresciuta, solo per ricavarne molto denaro.
Un giorno però un evento scombussola la piccola località dove è cresciuta, Erica trova il corpo di Alexandra Wijkner dentro la vasca della sua casa. La ragazza era una sua amica d’infanzia e così un po’ per caso rimane coinvolta in questa storia e cerca di capire cosa sia successo.
Nel frattempo incontra il suo vecchio amico Patrick con cui da bambina giocava spesso e tra i due nascerà una collaborazione per risolvere il caso e riscopriranno un feeling che c’era già da tempo tra di loro.
Credo che l’autrice sia riuscita a creare due personaggi credibili come Erica e Patrick e c’è lì fa scoprire a poco a poco mano a mano che il loro rapporto cresce.
Il libro è formato da una parte dove viene raccontata la vita di Erica e dei personaggi che le ruotano attorno e dall’altra dalla parte gialla e dal ritrovamento di questa ragazza.
La parte del thriller è ben congeniata e ben strutturata, ci sono molti elementi e molti personaggi che confondono il lettore sul quale sia il colpevole, ci sono molti colpi di scena e devo dire che uno l’avevo intuito.
Nonostante come dicevo i personaggi siano molti, il lettore non fa confusione ma riesce a seguire l’andamento della storia.
Personalmente ho letto questo libro in pochi giorni avevo la curiosità di finirlo e di capire cosa fosse successo e quindi questo sicuramente è stato un punto a favore, per me l’autrice con il suo modo di scrivere coinvolge moltissimo il lettore.
Nel testo ho trovato che mancassero alcune lettere maiuscole, anche se non lo ritengo un errore grave mentre invece la traduzione risulta essere molto scorrevole.
Una lettura che mi ha entusiasmata e coinvolta, un nuovo personaggio femminile da seguire quello di Erica, che è riuscita con la sua semplicità a conquistare il lettore, una serie che non posso che continuare.
Spero che i nuovi casi siano ancora più avvincenti e sono curiosa anche di scoprire come cambierà al vita di Erica e Patrick.
Sono pronta per il prossimo libro della serie di Fjällbacka che ho già acquistato!
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UNA STORIA D'AMORE A META'
Ritratto di donna in cremisi, è un libro che avevo nella mia libreria già da un po’, lo avevo acquistato perché mi affascinava leggere una storia ambientata alla fine del 1800 però scritta da un’autrice contemporanea.
In primis il titolo non centra nulla con quello originale che possiamo tradurre come accordo/patto, ho apprezzato di più la copertina che sicuramente colpisce il lettore.
Questo romanzo mi ha ricordato vagamente il sapore di un classico anche se l’autrice non ha saputo valorizzare le potenzialità dei personaggi e della storia.
L’attenzione è puntata più sulla storia d’amore che sul contorno della società dell’epoca o dei conflitti sociali e politici che c’erano a quel tempo. L’unica eccezione sta nel fatto che viene trattato il tema della inferiorità della donna, di quanto la sua opinione non conti nulla e che quello che pensa non sia rilevante.
Il personaggio di Beatrice, la protagonista, credo sia il più riuscito.
E’ una ragazza caparbia, forte, che non bada alle convenzioni dell’epoca e nella prima parte è sicuramente una persona libera dai pregiudizi della società del tempo. Poi non manca mai di esprimere la sua opinione anche andando contro quella degli uomini, è sicuramente molto coraggiosa e tenace ma poi per una serie di eventi, anche lei si dovrà adattare a quello che gli altri hanno deciso sia meglio per lei.
Seth, che è il co-protagonista maschile, non mi ha convinto molto e nel corso della storia non ho apprezzato alcune sue scelte.
I due ragazzi si incontrano e si innamorano ma nella loro relazione ci sono molti ostacoli da superare, un elemento importante è sicuramente il fatto che Beatrice sia promessa ad un conte, ma credo che sia lo stesso Seth che ci abbia messo del suo per complicare la situazione.
L’uomo non ha mai creduto in Beatrice, nei suoi sentimenti e credo che questo all’inizio possa essere accettabile ma a lungo andare sia una scelta sbagliata, se la ama veramente doveva avere più fiducia in lei e nei suoi sentimenti.
Anche per questa indecisione del protagonista la storia, a mio avviso, è troppo lunga e questo continuo tira e molla non mi hanno entusiasmato. L’ho trovato eccessivo.
Un libro che non mi ha convinta del tutto e che non mi conquistata, la prima metà del romanzo è molto interessante e invoglia il lettore a proseguire mentre la seconda parte è stata una delusione.
Una storia d’amore a metà che non riesce a trovare il suo spazio, che richiama solo in parte i classici vittoriani dove l’amore era sofferto, ingarbugliato, complicato ma pur sempre realista e coinvolgente.
Peccato per me questa lettura non mi ha entusiasmato.
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No se pensate che siano simili ai classici vittoriani
LE VALOROSE SEMISCONOSCIUTE
Ho trovato molto interessante la lettura di questo saggio dedicato ad alcune donne che nel loro settore sono riuscite ad emergere e a lasciare un segno.
Sappiamo bene quanto sia difficile e impervia la strada per le donne, nella famiglia, nel lavoro, nella società il nostro percorso è in ascesa e lastricato di piccoli, grandi ostacoli che dobbiamo superare ogni giorno.
Noi non siamo credibili, non siamo giuste, non viene quasi mai riconosciuto il nostro valore, non veniamo considerate alla pari degli uomini e oggi la realtà è ancora la stessa, sì siamo riuscite ad ottenere dei diritti maggiori rispetto ad una volta, ma la nostra voce ancora non si sente.
La parità tra uomo e donna è ancora molto lontana e a mio avviso se abbiamo ancora bisogno di festeggiare la festa delle donne o di scrivere libri dove vengono fatte conoscere delle donne importanti, allora non abbiamo fatto nessun passo in avanti ma due indietro.
Nel passato, nel mondo dell’editoria, per risultare credibili e poter pubblicare un libro di successo e non essere etichettato come “romanzetto scritti da donne per le donne”, le scrittrici dovevano usare uno pseudonimo maschile, ancora una volta celare la loro vera identità e nascondere il loro talento mettendo un cerotto davanti alla bocca.
Sì mi viene in mente la caricatura di una donna con il cerotto sulla bocca quanto mai attuale in molti settori, dove non si ritiene necessario che le donne parlino, basta pensare al cinema e a quante discriminazioni ci siano verso di noi.
In tutto questo clima ci troviamo in libreria saggi come questo, dove viene posta l’attenzione su un tema che sembra ai più non avere importanza, ben trentaquattro donne che sono riuscite a passare alla storia perché sono diventate importanti nel loro ambiente, hanno lottato per i loro diritti e hanno saputo affermare la loro indipendenza.
Ma il problema più grande è che molte di queste donne sono semisconosciute, di loro non si parla mai in tv o nei giornali, sono riuscite a lasciare un segno ma non vengono ricordate, si fa fatica a trovare lo spazio giusto per parlare di loro.
Questo libro è quel contenitore adatto per dar voce a queste donne che altrimenti resterebbero ancora emarginate in un piccolo spazio della storia. Il testo è formato da una selezione di donne che vengono definite “valorose”, la scelta è stata fatta a discrezione dell’autrice che è partita nel raccontare la loro storia, da una varietà di rosa che stata a loro dedicata.
Non ne citerò una rispetto all’altra perché per me, ogni capitolo è diverso e ogni personalità che ho incontrato in questo testo, merita di essere ricordata.
Naturalmente le valorose non sono solamente queste, ma possiamo considerare questo libro come la prima parte di una lunga enciclopedia alla quale, speriamo ogni giorno, di poter aggiungere un nuovo nome.
Perché per essere valorose non serve solamente avere un talento, ma basta avere coraggio, avere carattere e farsi rispettare nella vita di tutti giorni anche non facendo delle grandi imprese.
Il libro inizia con un commento da parte dell’autrice, che in poche pagine ricorda che la donna nonostante tutto è sempre in secondo piano rispetto all’uomo, anche se questi maschi a volte non sono nemmeno troppo talentuosi o intraprendenti. Come ci dice Serena” c’è un enorme spazio nel mondo per uomini mediocri, ma non c’è alcun spazio per le donne mediocri”, questo riassume il succo della nostra società, ancora maschilista e legata a retaggi e pregiudizi del passato.
L’autrice dedica qualche pagine alla descrizione della vita di queste donne, ho trovato che la scrittura fosse molto semplice e che il testo fosse scorrevole, però l’impressione generale che ho avuto è che fosse più una carrellata di nomi. Pensavo che sarebbe stato più una sorta di omaggio ma a mio avviso, queste biografie vanno approfondite e questo è solo un assaggio, che rimanda ad uno studio più attento.
Ho apprezzato di più la vita delle valorose che la struttura del testo così come è stata presentata nel libro, avrei sicuramente gradito un commento maggiore dell’autrice oppure almeno uno o due capitoli intermedi per parlare delle donne e delle condizioni che oggi abbiamo nella società.
Il libro si compone delle personalità delle donne che l’autrice ha scelto di raccontare quindi sicuramente risulta essere una lettura interessante, ma che ripeto deve essere solo un punto di partenza che va analizzata in maniera più ampia.
Direi infine, che ho trovato questo saggio stimolante e pieno di spunti per poter approfondire la biografie di alcuni di queste “valorose”, nel complesso l’ho trovato un testo gradevole e mi è piaciuta l’idea di partire da una varietà di rosa per parlare di queste donne.
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Io scelgo la felicità
Chi non ha seguito il matrimonio dell’anno?
Chi non conosce Meghan?
Diciamola tutta, fino a qualche mese fa Meghan Rachel Markle non era molto conosciuta in Europa, forse più in Canada e negli Stati Uniti, dove era un’attrice famosa della serie tv “Suits”.
Ho letto spesso in questi mesi di quante persone si siano stupite che nonostante tutto Harry ha scelto Meghan, una donna divorziata, un’ attrice e per di più afroamericana.
Sì è proprio caso di dire per di più afroamericana, perché la maggior parte della gente ha notato questo aspetto più degli altri.
Harry è stato coraggioso? Io direi solo innamorato.
Meghan, se devo essere sincera, all’inizio non mi convinceva, forse per come ne parlavano i giornali infatti l’avevano dipinta come un’arrampicatrice sociale. Lo stesso fu per le Middleton che vennero definiti “le sorelle glicine”.
Però non mi sono lasciata intimorire da quello che avevo letto nei giornali e ho acquistato questa biografica perché ne volevo sapere di più.
Da quello che si diceva, pensavo che l’autore ne avesse parlato malissimo, sembrava che ci fossero delle cose terribili sul suo conto, un passato oscuro che bisognava far scoprire a tutti.
Invece, no Meghan è una gran bella persona e con questo libro ne è uscito un bel ritratto, con questo testo andiamo oltre l’apparenza, oltre il colore della pelle, il divorzio e il fatto che abbia voluto sfondare nel mondo dello show biz.
Una donna indipendente, sicura di sé, emancipata, che ha una carriera ben avviata, femminista e attenta a difendere le minoranze. Ma anche empatica, simpatica e altruista.
Certo avrà anche i suoi difetti, sicuramente il suo obiettivo era quello di diventare famosa, infatti ha fatto un’ enorme gavetta pur di diventare famosa, tantissimi provini e molte delusioni.
Forse anche per questo risulta più umana, chi di noi non ha fatto gavetta nella sua vita, nel lavoro soprattutto? La facciamo ogni giorno è normale e anche lei è normale forse è stata fortunata a sposarsi con Harry ma come possiamo giudicarla?
Meghan è molto matura, generosa nelle sue cause umanitarie e rappresenta un bel esempio di donna moderna con una forte personalità.
Ha sicuramente un passato importante, anzi ingombrante, una sorellastra e un fratellastro che la detestano, un padre assente al matrimonio e con molti debiti, un ex marito e molti fidanzati.
Insomma ha una vita, giustamente come tutti.
Ha cercato di lottare nel pubblico e nel privato per la difesa delle donne e contro il sessismo, anche nel set di “Suits” doveva combatteva con le inquadrature sexy e per tutta una serie di scene che la definivano solo per la sua bellezza.
Già da bambina difendeva chi era in difficoltà e io credo che questo suo nuovo ruolo e impegno le si addica, io spero solo che tra loro due funzioni veramente.
La scrittura dell’autore è molto scorrevole e la storia si legge con piacere, anche se alcune volte delle frasi e dei passaggi della biografia si ripetono nel testo e mi sono ritrovata a pensare di aver già letto la stessa cosa solo poche pagine prima.
Nessuno saprà mai se tutto quello che c’è scritto nel libro sia avvenuto proprio in quel modo, chissà cosa ne penserà Meghan ma io le auguro di essere felice, infatti il suo motto è da sempre “Io scelgo la felicità” e penso che lei lo abbia fatto.
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FLORA SII CORAGGIOSA
Questo young adult mi ha incuriosita fin da quando ho letto la trama, sembrava una storia interessante ma anche strana.
Questo genere letterario presenta molti autori e sfumature diverse, pensiamo ad Anna Todd, a John Green e a tanti altri, troviamo dei libri più leggeri e senza pretese ma anche dei testi più impegnati e con tematiche più forti.
Questo libro si può definire un young adult, con sfumature thriller che tiene il lettore con il fiato sospeso fino alla fine.
Per prima cosa ho trovato in questa storia molti elementi originali, sia il tema trattato, che per l’ambientazione insolita ma anche per aver scelto una protagonista così particolare.
Partiamo da Flora, diciassette anni, che soffre di un’ amnesia anterograda cioè ha solo la memoria a breve termine e dopo poche ore si dimentica tutto quello che le è successo dai dieci anni in poi. Si scrive degli appunti sulle mani, sui dei post-it e in un diario. E’ una ragazza fragile ma che riesce anche a tirare fuori una buona dose di coraggio.
Flora vive in una campana di vetro in famiglia, ha un’unica amica Paige, che cerca di aiutarla quando la ragazza diventa confusa e non capisce dove si trova.
In questo ho trovato da un lato, l’autrice molto brava a ricreare nel personaggio quel senso di confusione, di paura e ansia che prova Flora quando non capisce dove si trova e quanti anni abbia, ma anche dall’altra parte forse viene ripetuto troppe volte il nome della ragazza, gli anni, e la pagina del suo quaderno dove viene spiegato chi è e cosa ha Flora.
Tutta questa situazione viene anche troppo enfatizzata in alcune parti del testo e risulta essere un po’ pesante.
Flora sebbene non ricordi nulla e non abbia mai fatto dei miglioramenti, una sera bacia Drake, il ragazzo di Paige e questo particolare momento della sua vita resta impresso nella mente della ragazza.
Paige, scoprendo cosa ha fatto la sua amica, non la vuole più vedere e non la aiuta nemmeno quando i suoi genitori partono all’improvviso per Parigi, perché il fratellastro di Flora sta molto male.
La ragazza si ritrova da sola a pensare al bacio che Drake le ha dato e soprattutto devo farcela solo con le sue forze.
Nemmeno il ragazzo sembra aver dimenticato quel momento e le scrive delle mail dove le dice che vorrebbe rivederla, che vorrebbe stare ancora con lei.
Drake è dovuto partire per una vacanza studio al Polo Nord, precisamente a Svalbard.
Flora un giorno, non sopporta più tutta questa situazione e parte per questa piccola cittadina per ritrovare il ragazzo, di cui lei pensa di essere innamorata.
Non aggiungo altri dettagli alla trama per non rovinarvi il proseguo della storia.
Ho ancora in mente le immagini di questo bellissimo paesaggio polare, della neve e mi sono appassionata a trovare informazioni sulle Isole Svalbard, sugli abitanti, su come si vive in questa piccola comunità.
Ho trovato originale ambientare qui una parte della storia, un posto non molto conosciuto, una meta insolita ma allo stesso tempo affascinante.
La storia è credibile, come i personaggi, che ho trovato coerenti e anche molto caratterizzati, Flora in particolare.
Paige credo abbia avuto una reazione molto in linea con la sua età, per le adolescenti i primi amori, come le prime delusione sono molto importanti e lasciano un segno in positivo o negativo. L’amica di Flora, ha reagito nell’unico modo possibile, forse dal mio punto di vista e anche con la mia età sarei passata oltre al bacio dato a Drake.
I temi che vengono affrontati sono molti in particolare oltre all’amore, parliamo anche di amicizia, di famiglia e di perdita. Anche quest’ultima viene raccontata in maniera molto delicata ma pur sempre tenendo bene a mente che parliamo principalmente di un genere rivolto ai giovani adulti.
Bugie, amore, ricordi, suspense troviamo molto elementi in questa storia, l’autrice riesce con la sua penna e la sua esperienza a raccontarci qualcosa di nuovo, ma tenendo il lettore con il fiato sospeso fino alla fine e lo conduce per mano fino alla clamorosa verità conclusiva.
Una storia curiosa e intrigante, fuori dagli schemi classici dello young adult dove si privilegia forse più la storia d’amore e meno altri aspetti, un libro che non ti aspetti e che sorprende.
Consiglio la lettura di questo romanzo perché la storia si presenta in maniera semplice ma ben definita, perché ti stupisce con dei colpi di scena e alla fine ti conquista.
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TRA PRESENTE E PASSATO
L’isola delle farfalle, è il libro d’esordio di Corina Bomann, che vede l’entrata in scena di una nuova scrittrice di narrativa contemporanea, che mette al centro delle sue storie gli intrecci famigliari, i segreti da scoprire e i sentimenti.
Il romanzo è ambientato in due epoche diverse, la prima alla fine dell’ottocento a Colombo, in Sri Lanka, e nel 2008 tra Berlino e Londra.
Diana, è un avvocato in carriera che vive nella capitale tedesca e sta affrontando un periodo difficile del suo matrimonio, ha scoperto che il marito la tradisce e in questo momento vorrebbe solo scappare via da quella città e da tutta quella situazione.
Ma arriva una telefonata da Londra, sua zia Emmely,sta molto male e chiede di vederla un’ultima volta e Diana, non ci pensa due volte e si precipita da lei.
L’anziana donna le fa intuire che deve scoprire un terribile segreto di famiglia che sua madre custodiva da anni e che nessuno le ha mai raccontato.
Diana, non può rinunciare a questa richiesta, infatti, la donna è molto affezionata alla zia e in più è anche curiosa di capire cosa ci sia dietro a questo segreto, di cui nessuno le ha mai parlato.
Una serie di indizi che troverà nella casa dove viveva sua zia Emmely, le faranno capire che deve assolutamente scoprire cosa sia successo a Grace e Victoria, suo lontane parenti ma soprattutto le ultime a conservare il famoso cognome Tremayne.
Dopo essere tornata brevemente a Berlino, deve riorganizzare le idee e partire per trovare la verità e soprattutto soddisfare l’ultimo desidero di Emmely.
Non senza difficoltà ma con l’aiuto di Jonathan, uno scrittore, il suo viaggio la porterà in Sri Lanka dove potrebbe esserci la chiave del segreto di famiglia.
Un libro che racchiude al suo interno una buona dose di mistero, di suspense e di romanticismo.
Questo è il terzo libro che leggo di Corina e ogni volta mi sorprendo del suo talento di narratrice, tra le contemporanee di romanzi di questo genere è sicuramente una delle mie preferite, insieme a Lucinda Riley e Kate Morton.
L’isola delle farfalle ti porta in un viaggio straordinario alla scoperta della verità e per Diana sarà un percorso che la porterà a capire cosa vuole fare della sua vita, soprattutto nella sfera personale.
In questo genere di romanzi la storia d’amore non è subordinata al resto del testo e secondo me, l’autrice è riuscita a calibrare bene tutti gli elementi affinché trovassero la loro giusta collocazione.
Lo stile è molto scorrevole e la storia è coinvolgente ma l’appunto che posso fare, è che la prima parte è molto più lenta rispetto alla seconda che, invece, ho trovato più appassionante.
Ogni fine capitolo ti lasciava con l’amaro in bocca, l’autrice utilizza molto il cliffhanger per tenere alta la tensione della storia e spiazzare il lettore con un futuro colpo di scena.
Corina Bomann, continua a essere una scrittrice molto interessante, che unisce suspense, romanticismo e segreti da scoprire e riesce a creare dei personaggi credibili e ben caratterizzati.
Non mi resta che aspettare che esce dalla sua penna un nuovo libro e una nuova avventura tutta da scoprire.
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L'AMORE NON TI COMPLETA MA TI COMINCIA
E’ la prima volta che affronto un libro di Matteo Bussola, non sapevo cosa aspettarmi e ne sono rimasta piacevolmente sorpresa.
Dopo aver letto questo romanzo mi sono detta: finalmente ho trovato un autore italiano che sa cosa significa scrivere ed emozionare con le parole.
Le parole sono proprio al centro della sua scrittura, l’autore le ricerca con cura e importanza e dà un vero e proprio “peso” a quello che scrive.
Il tema fondamentale dell’intero testo è l’amore di coppia in tutte le sue “fasi”, ma più in generale sull’amore, da quello ricambiato a quello immaginato e purtroppo anche a quello fallito o che abbiamo perso.
Matteo scrive dei racconti e assegna un titolo ad ognuno di loro, dividendo l’intero libro in quattro sezioni: il rosso che significa passione, il blu per nostalgia e consapevolezza, il verde per memoria e scoperta e infine il bianco per la rinascita.
I racconti riguardano sia le esperienze dello scrittore fino alla sua situazione attuale con Paola e le loro tre figlie. Oltre alle sue vicende personali troviamo anche le storie che gli sono state raccontate e il lettore in alcune pagine si riconosce in queste storie comuni.
Quello che mi ha colpito di più è la scrittura di Matteo che è viva, con le parole noi riusciamo ad immaginarci la storia che lui ha vissuto e questo lo riesce a fare solo una persona che ha una grande padronanza della lingua italiana.
Le sue esperienze passate hanno permesso di rendere lo scrittore la persona che è oggi, il racconto ci viene proposto in maniera autentica e sincera.
L’amore non è sempre bello, ma ogni storia è diversa dalle altre e anche nel libro passiamo da una fase di conoscenza, felicità, passione ad un periodo di dolore e di sofferenza.
L’amore richiede degli enormi sacrifici e molte volte non finisce come noi ci aspettiamo.
Il libro è una sorta di lungo percorso che porta alla fine alla consapevolezza del vero amore, ripercorrendo le varie tappe della vita di Matteo che riesce a capire e a riconoscere quale sia per lui il vero amore.
Lo scrittore si rende conto di quali sentimenti prova, solo quando si guarda dentro e apre il suo cuore ad un’altra persona e lo fa seriamente senza regole, senza barriere e senza ostacoli.
Il libro non ha di per sé una trama, ma queste pagine che apparentemente sono slegate tra di loro sono propedeutiche al raggiunto della fine e alla scoperta dei sentimenti.
Lo stile dell’autore è molto curato e molto preciso, riesce a catturare le emozioni e a raccontarci con impeto e realismo le storie d’amore più diverse.
Forse per la prima volta troviamo un testo in cui l’amore non viene raccontato in maniera banale e scontata ma viene finalmente descritto in modo onesto e senza creare delle “false aspettative” sui lettori.
L’amore che troviamo in questo libro, non viene raccontato in maniera sdolcinata o proponendoci delle favole, ma ci viene detta la cruda realtà senza filtri, senza romanzare il testo.
E’ proprio questo che rende il libro vivido e reale e vicino a noi, alla nostra quotidianità.
In ogni pagina troviamo delle frasi da sottolineare che rappresentano delle piccole-grandi verità sull’amore.
Le storie d’amore non sono tutti uguali alcune parti del libro mi hanno emozionato e fatto riflettere di più mentre altre mi hanno divertito.
“La vita fino a te” rappresenta uno spaccato dell’amore di oggi, di quante complicazioni e di quante difficoltà due persone trovano per vivere insieme i sentimenti che li uniscono ma soprattutto per scoprire cosa provano veramente.
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UN ALTRO GIOIELLO DIMENTICATO
Tutti conosciamo Lucy Maud Montgomery come la scrittrice della serie di “Anna dai capelli rossi” (titolo originale Anne of Green Gables) che in Italia è stata resa celebre dall’omonimo cartone animato.
Il castello blu non è un’opera per bambini ma un testo per adulti, una storia che mi ha colpito moltissimo e che ho trovato ricca di punti di riflessione.
Non è il romanzo più conosciuto dell’autrice canadese, in realtà quando uscì nel 1925 non fu apprezzato dai critici dell’epoca che lo etichettano come fiction sentimentale, l’opera verrà riportata alla ribalta quando nel 1987 Maureen Garvie accusa di plagio la scrittrice australiana Colleen McCullought, che avrebbe copiato in un suo libro trama e personaggi de “Il castello blu”.
La protagonista del romanzo è Valancy Stirling e il libro si apre con la mattina in cui la ragazza compie ventinove anni, per l’epoca una ragazza a quell’età doveva essere già sposata e avere dei figli ma Valancy è ancora single o meglio zitella.
La sua famiglia le fa pesare questo fatto e la ragazza si sente mortificata per questa sua condizione, ma il peggio di tutto questo è che lei stessa non si apprezza, non si piace.
La sua famiglia è molto legata alle tradizioni, hanno delle regole molto rigide nelle abitudini, nel mangiare, nei luoghi o nelle persone da frequentare, tutto questo per preservare il loro buon nome e la loro reputazione.
E Valancy accetta tutto, non va contro la sua famiglia, anzi cerca sempre di fare la cosa giusta per non deluderli anche se in molte occasioni viene trattata male. Perfino i capelli se li acconciava come la zia le aveva detto, anche se a lei non piacevano ed erano fuori moda.
Lei non fa nulla per sé ma sempre in funzione del giudizio degli altri.
Tutti questi anni vissuti con una famiglia che non l’ha mai apprezzata la portano a considerarsi insignificante e ai suoi occhi a vedersi brutta e ora anche vecchia. C’erano moltissime cose che Valancy non ha mai avuto il coraggio di fare, solo durante la notte quando nessuno la sente può sfogarsi e piangere.
La cosa che più la feriva era che nessun uomo l’avesse mai considerata né corteggiata, anche se alla ragazza non dispiaceva affatto essere ancora single, era un problema più per la sua famiglia che per lei.
L’unica cosa che la consolava era pensare al suo castello blu, un posto immaginario in Spagna dove lei era la padrona e poteva fare quello che voleva, come nel testo è stato scritto ognuno di noi ha il proprio castello blu anche se gli attribuiamo un nome diverso.
Un luogo in cui può trovare la propria dimensione ed essere finalmente felice.
Un giorno qualcosa cambia, Valancy decide di andare dal medico ma non da quello di famiglia da un altro e le rivela una terribile verità, ha una malattia che le lascia pochi mesi di vita.
Questa è la molla che la farà reagire abbandonerà la sua famiglia e cercherà di vivere tutto quello che in ventinove anni non ha potuto fare, va ad abitare a casa dell’unica persona che lei ha reputato amica, Cissy, anche lei gravemente malata.
Vivere con lei, accudirla e soprattutto parlare le farà capire quanto sia importante avere un’amica, confidarsi dare e ricevere consigli.
La sua famiglia è indignata dal suo comportamento, per l’epoca non è possibile fare una cosa del genere, andare a vivere da sola in casa di uno sconosciuto (il padre di Cissy) e lavorare come domestica. Tutti pensano che sia fuori di testa e che presto tornerà a casa e riacquisterà la ragione, ma Valancy è determinata ad essere felice e a fare quello che le piace e cercare di essere anche solo per una volta, considerata come una persona e non come un problema.
La ragazza non si è mai considerata parte della famiglia Stirling, loro l’hanno sempre esclusa e le hanno rinfacciato di essere zitella. Valancy è spaventata dal fatto che non prova affetto per la madre, non la vedo come una cosa naturale, un fatto normale e nemmeno prova alcunché per i suoi parenti, che le sembrano invece così lontani da come lei sente il concetto di famiglia.
Valancy troverà anche lo spazio per l’amore che non ha mai provato ma qui mi fermo per non rivelare altri particolari.
Ho vissuto in prima persona quello che ha provato Valancy, a chi non è mai successo nella vita, di sentirsi inadeguata in una determinata situazione?
L’autrice ha creato una storia sicuramente unica, con una protagonista che all’inizio sembra fragile e remissiva ma che dentro di sé trova una grande forza che le farà cambiare la sua vita, che la farà vivere.
Valancy ha vissuto in una sorta di bolla per tutta la vita, aveva paura di fare o dire qualcosa di sbagliato e al minimo errore la sua famiglia non le perdonava nulla.
In questo testo troviamo molti temi l’amicizia, l’amore, la libertà e la ribellione ad un sistema famigliare dove Valancy non fa parte, dove non viene nemmeno considerata, basti pensare al giorno del suo compleanno quando nessuno dei suoi parenti le fa gli auguri e lei prosegue con la sua routine quotidiana come se non fosse un giorno diverso dagli altri.
Trovo che la bravura della Montgomery stia proprio nel creare dei personaggi femminili forti e dalla complessa personalità, che reagiscono, che si emozionano che sono veri. L’autrice ci presenta Valancy in tutte le sue sfaccettature, debolezze e speranze e il suo personaggio rimane coerente nel corso dell’intero libro.
Le scelte che lei compie verso la fine del libro potrebbero risultare sbagliate per noi lettori, ma sono invece coerenti e perfettamente in linea con l’epoca in cui Valancy vive e considerando anche tutti gli elementi che escono nel corso della storia.
Questo romanzo è stato uno dei migliori testi che abbia mai letto, uno dei classici che consiglierò a tutte le ragazze single e non, che per prima cosa devono credere in se stesse, trovare dentro di sé la forza per reagire. Inoltre, è un libro dove capiamo che ci può essere sempre una seconda possibilità e che si può trovare il proprio castello blu anche nella realtà di tutti i giorni.
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QUESTA STORIA NON MI HA CONQUISTATA
Questo romanzo parla di due donne, due sorelle molto diverse tra di loro, che si rivedono dopo moltissimi anni a causa di un’eredità lasciata da una loro zia.
Agnese manca da Firenze da oltre 35 anni, da quando decise di andarsene da una città e da una vita che non le appartenevano più. I motivi che l’hanno allontanata dalla sua città natale sono vari e gli scopriremo durante il corso della narrazione.
Micaela, invece, vive da sola nella città toscana ed è lei a richiamare la sorella.
Agnese e Micaela sono una l’opposta dell’altra, Agnese è sempre stata una ragazza seria, studiosa e solida, come dice il titolo affidabile, ora la sua vita è ad Ancona, è una donna realizzata sia nella vita privata che in quella professionale. E’ una donna che appartiene all’alta borghesia, che vive in un quartiere benestante e con il marito ha lavorato per cercare di dare un futuro migliore alle proprie figlie.
Micaela è invece sempre stata una ribelle, la regina delle feste, una donna che non rispetta le regole, che ha sempre vissuto con leggerezza e piena di entusiasmo.
Il viaggio da Ancona a Firenze per Agnese è un incubo, nonostante la donna abbia sempre viaggiato molto, queste poche ore che la separano dalla sorella e dal suo passato le sembrano pesanti e cariche di ansia e preoccupazione.
Le due donne non si sopportano, all’inizio cercano di mantenere un rapporto quanto meno civile, ma poi il loro vero carattere e i ricordi e tutte le incomprensioni e la rabbia repressa negli anni, escono fuori spazzando via la momentanea tranquillità che la lontananza aveva creato.
L’equilibrio seppur precario si spezza e le due donne ripercorrono la loro infanzia e la loro adolescenza e nei vari capitoli riviviamo anche gli aspetti politici e sociali di quegli anni in cui le due donne sono cresciute.
Al di là della storia e della complessità della vita delle due donne, ho apprezzato il fatto che l’autrice abbia analizzato i personaggi a livello psicologico, andando a rivelare le fragilità e le debolezze delle protagoniste senza idealizzarle e senza raccontare bugie.
Agnese e Micaela nonostante gli anni passati e la loro età non più giovane, non cambiano idea rimangono coerenti con il loro vissuto e la loro storia. E non perdonano il passato, non accettano i difetti dell’altra e nemmeno cercano di trovare un punto di incontro.
Se da un lato mi è sembrato molto interessante l’approfondimento psicologico dei personaggi, non posso non dire di aver trovato alcuni difetti in questo testo.
Partiamo dalla copertina, la cover che ci viene proposta sembra essere quella di un thriller, se non avessimo poi letto la trama, anche il titolo mi dà l’idea di un romanzo giallo.
Se iniziamo la lettura sempre quasi di leggere un testo incentrato su una saga famigliare, dove si intrecciano i rapporti personali di due sorelle ma se approfondiamo meglio la storia capiamo che tutto gira attorno ai sentimenti. Anche se la vicenda presenta degli elementi da romanzo giallo.
La prima parte è molto dettagliata, forse troppo, ci troviamo a capire e a sentire il disagio delle sorelle e a vivere con molti particolari la loro reunion e poi a seguirle passo passo nelle ore successive all’arrivo di Agnese a Firenze. La storia prende il via solo nella parte finale del libro.
L’eredità di cui si parla all’inizio viene accennata in un paio d’occasioni ma non è rilevante ai fini del testo, invece leggendo la trama sembrava quasi che questa potesse essere un elemento importante per la storia invece è solo di contorno. Un pretesto per fare incontrare le due sorelle.
Il finale è sicuramente particolare e inaspettato per quello che avevamo letto prima ma purtroppo questo colpo di scena è prevedibile già nella prima parte del testo, dove molto indizi ci hanno rivelato cosa sarebbe successo alla fine.
Questo purtroppo a mio avviso abbassa la valutazione finale perché il lettore dovrebbe essere spiazzato dal finale di un libro o almeno non dovrebbe intuirlo già nelle prime cento pagine.
Lo stile del romanzo è molto curato e il testo si legge velocemente ma è come se il lettore non capisse a cosa puntasse l’autrice, quale sia stato lo scopo di questa storia.
Questa storia non mi ha convinto, non sono riuscita a capire fino in fondo quale sia stato il senso di questo testo, farci conoscere le dinamiche che si creano in una famiglia tra sorelle che hanno caratteri differenti? E che poi decidono di vivere in maniera diversa la loro vita? Che il perdono non viene sempre concesso? Che nonostante tutto quello che succeda non si possa passare sopra i sentimenti negativi e perdonare? Che non è possibile mettere da parte la propria rabbia e i propri risentimenti per ricominciare un rapporto almeno civile? A volte l’affetto e l’amore non possono superare il rancore?
Io sinceramente non ho capito nulla di questa storia, mi sembra di aver letto tre romanzi, Agnese e Micaela oggi, il loro passato e un fatto che le ha legate per sempre.
Questi elementi poi sono stati uniti tra di loro formando i capitoli.
Non posso che essere sincera e dirvi che questa storia non mi ha assolutamente conquistata, nonostante Agnese e Micaela siano dei personaggi verosimili non ho trovato nulla di buono in questa storia, non so voi ma io non consiglierei questo libro.
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STELLA E JESS NON MI HANNO CONVINTA
Questo romanzo si sviluppa in due parti: una raccontata ai giorni nostri e un’altra ambientata nel 1943, nel pieno dello svolgimento della seconda guerra mondiale.
Jess e Stella sono le protagoniste della storia, sono due ragazze molto diverse tra di loro ma le loro strade sono destinate ad incrociarsi.
Jess ha un passato difficile, sta scappando da una vita e da un uomo che non sono giusti per lei, non sa dove andare ed entra in una casa disabitata, ha paura perché qualcuno la potrebbe trovare e riportarla dove viveva prima.
Un giorno un corriere recapita una lettera e Jess decide di aprirla, quelle parole la sorprendono e sa che rimanere lì è sbagliato e che soprattutto non doveva ficcanasare nella vita della persona che abita o abitava in quella casa.
Ma non ne può fare a meno e un giorno trova altre lettere ma queste risalgono agli anni quaranta, quando c’era la guerra e i protagonisti di questa corrispondenza sono Stella e Dan.
La loro storia d’amore è travolgente e qualcosa dentro Jess si muove e dopo moltissimo tempo si sente ancora viva, capisce che deve riprendere in mano la sua vita ma vuole anche scoprire che fine ha fatto Stella.
Contemporaneamente alla vicenda di Jess, possiamo leggere anche la storia di Stella, giovane donna che nel 1943 sposaCharles Thorne, vicario di un paesino vicino Londra.
La ragazza cerca di essere una buona moglie e di fare tutto quello che si addice a una moglie di un funzionare della chiesa, pulisce, lava, cucina ed è sempre gentile e paziente, ma ad un certo punto Stella vuole qualcosa di più.
Il loro matrimonio non è dei migliori, il marito non la tocca e Stella si sente inadeguata e in difetto, è allibita dalla freddezza e dall’indifferenza che Charles prova nei suoi confronti.
Lei vorrebbe solo essere amata, avere una storia romantica come quella nei libri o nei film, vuole solamente un po’ di affetto.
Un giorno per caso incontra Dan, un tenente americano e il destino li farà rincontrare e a poco a poco i due si innamorano ma la loro storia d’amore, purtroppo non avrà il finale che entrambi si aspettano. E forse anche che noi lettori ci aspettiamo.
Ma Dan a distanza di anni, pensa ancora alla sua Stella, la lettera che Jess legge è proprio di quel tenente americano che ancora non ha perso la speranza di ritrovare il suo amore perduto.
Jess si affeziona a tutta la storia, per la prima volta in vita sua vuole essere utile a qualcuno e vuole capire cosa sai successo a Stella, nella sua ricerca non sarà sola ma ci sarà anche Will, un giovane che per motivi diversi vuole capire cosa ne sarà di quella casa abbandonata.
Will lavora per uno studio di ricerche testamentarie e quindi vuole scoprire se quell’abitazione appartiene a qualcuno oppure ci sono degli eredi.
Jess, è un personaggio che non viene molto approfondito, sappiamo qualcosa di lei, intuiamo che c’è dell’altro ma non ci viene raccontato molto del suo passato, un maggiore approfondimento della donna sarebbe stato utile per avvicinarsi alla sua storia.
Stella, non è un personaggio così facile da delineare, sembra non partecipi alla sua vita, ma che stia a vedere quello che succede agli altri e poi a lei, non ho provato simpatia per nessuna delle due ragazze.
La narrazione in alcuni punti mi è sembrano spenta e molto statica, poi nell’ultima parte della storia succedono tantissime cose e tutta la vicenda risulta più coinvolgente.
Dan come Will, sono risultati più credibili e più attivi nella storia per motivi diversi, ma credo che il loro contributo al libro sia stato veramente determinante.
Per 300 pagine e più le due vicende scorrevano lentamente, venivano descritte le singole azioni quotidiane, dando maggiore valenza ad una serie di particolari che però non erano fondamentali per la storia in sé.
Di libri raccontati in due periodi storici differenti ne ho letti parecchi e devo dire che ho trovato delle storie più coinvolgenti e credibili di questa, la mancanza di veridicità sta proprio nella costruzione molto debole delle protagoniste che sembrano non essere mai parte attiva del romanzo.
Se andiamo ad analizzare il periodo storico in cui vive Stella, in alcune sue scelte non possiamo che appoggiarla considerando anche come veniva trattata una donna all’epoca ma soprattutto la moglie di un vicario.
Però devo dire che secondo me non può essere una giustificazione per l’autrice che avrebbe dovuto fare un’analisi psicologica più incisiva sui personaggi e per questo la storia per me non è stata così indimenticabile.
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- sì
- no
no in alcuni punti la storia si perde e risulta "statica"
I LIBRI SALVANO LE PERSONE
Ho aspettato un po’ di tempo prima di scrivere questa recensione, non riuscivo a decidermi e non trovavo le parole giuste.
Il motivo principale di questo mio tentennamento è stato perché il libro mi è piaciuto moltissimo, forse troppo.
Mi ha colpito molto questo titolo così lungo e così particolare e dopo aver finito di leggere il romanzo, sono rimasta esterrefatta e piacevolmente sorpresa.
Juliet, è la protagonista della storia, è una scrittrice ed una giornalista che vive a Londra, il libro inizia nel 1946, pochi mesi dopo la fine della seconda guerra mondiale. La città inglese e i suoi abitanti non sono più gli stessi, tutto è cambiato dopo il conflitto e tutto sembra completamente distrutto, le strade, gli edifici ma soprattutto le persone.
Questo è un romanzo epistolare, i personaggi sono moltissimi e a volte il lettore si potrebbe perdere, ma ho apprezzare il fatto che le autrici siano riuscite a mantenere l’equilibrio della storia e a renderla interessante.
Dietro il romanzo ci sono sempre delle persone e la storia di Mary Ann Shaffer è molto particolare e mi ha toccato molto, anche se l’autrice è scomparsa voglio fare questa nota e ringraziarla perché in questo testo sono riuscita a trovare dei sentimenti veri e soprattutto l’amore per i libri.
Juliet, incarna sicuramente un nuovo modello di donna molto moderna, vive da sola, ha un suo lavoro e soprattutto non si vuole sposare solo per sistemarsi. La ragazza ha trentadue anni e per l’epoca una donna di quell’età doveva essere già sistemata e avere almeno un paio di figli, mentre, per Juliet le cose sono diverse e nel corso della storia lei è sempre stata coerente con se stessa e non ha mai rinnegato i suoi principi.
Un giorno per caso la donna riceve una lettera da Dawsey Adams, che vive nella fattoria di St. Martin’s Parish a Guesney, lui sta leggendo un libro che una volta era appartenuto a Juliet ed è lì che ha trovato il suo indirizzo.
E’ proprio un libro che cambierà la vita di questa ragazza,che lettera dopo lettera, scoprirà l’esistenza del “Club del libro e della torta delle bucce di patata di Guesney” , un nome così particolare che stimola la curiosità della donna.
Qui inizia una corrispondenza tra la donna e i membri del club del libro che a tratti la sconvolgerà e a volte la farà sorridere, ad un certo punto Juliet si propone di scrivere un libro sulla loro storia e sul loro club letterario.
I libri sono riusciti a salvare dalla guerra alcuni degli abitanti dell’isola e li hanno tenuti uniti.
Guesney è stata occupata dalle truppe tedesche nel 1940 e la vita per queste persone non è stata più la stessa, tutte le comunicazioni telefoniche e telegrafiche furono interrotte, il cibo era scarso come gli indumenti, le scarpe e la carne era una cosa molto rara da trovare.
Il club nasce una sera, quando Amelia Maugery riesce a nascondere un maiale e invita alcuni abitanti del paese a mangiare e tra un bicchiere di vino e una chiacchiera non si accorgono di essere andati oltre l’orario previsto per il coprifuoco, così cercano di attraversare i campi e di tornare a casa.
Ma vengono scoperti ed è Elizabeth McKenna ad inventarsi l’esistenza del club letterario ed è così che poi iniziano gli incontri tra i membri del club.
La torta di bucce di patata nasce perché non avevano chissà quali ingredienti per fare un dolce e quindi hanno improvvisato facendo il ripieno di purè di barbabietole e la crosta con le bucce di patata.
Tra i vari personaggi, un po’ tutti mi sono rimasti nel cuore, ma vorrei soffermarmi su Elizabeth, l’unica del club che non scriverà a Juliet, la sua storia è molto particolare e non vi svelo nient’altro sul suo conto ma posso dire che è la vera eroina della storia.
E’ quella che tiene le redimi del club letterario, che cerca nel suo piccolo di fare qualcosa per combattere quella terribile guerra e non sappiamo molto di lei o del suo destino fino a quando non leggeremo le ultime pagine del romanzo.
Juliet e Elizabeth, seppur diverse, hanno una forza interiore incredibile , i loro personaggi diventano cari al lettore, che si appassiona alla loro storia.
Tutti noi vorremmo far parte del club e parlare di libri.
La storia di questo romanzo ti emoziona, ti spiazza, ti spacca in due, ti fa sorridere, piangere e ridere e penso che la terrò sempre nel mio cuore, un’opera che non pensavo fosse così coinvolgente e che mi ha sconvolta.
Un romanzo epistolare che vorrei che leggessero tutti per rendersi conto di quanto sia forte il valore dell’amicizia e della lealtà e quanto i libri possano veramente salvare le persone o almeno regalare dei momenti di spensieratezza.
La scelta di scrivere questo libro attraverso delle lettere rende sicuramente il testo più interessante e pieno di suspense e ho trovato che lo stile delle autrici fosse molto curato e particolarmente incisivo nelle parti dove si voleva porre l’attenzione.
I personaggi sono molti ma devo dire che ognuno ha la sua storia e il suo vissuto, ognuno ha qualche aneddoto legato alla guerra ma alcuni sono piuttosto restii a parlarne, perché le ferite non si sono rimarginate e forse non lo saranno mai.
In alcuni momenti mi sono immaginata a vivere in quel tempo, magari ad essere amica di Juliet e a ricevere quelle meravigliose lettere e nonostante in quegli anni si vivesse peggio, oggi non c’è più la stessa magia sia nei rapporti amorosi che nell’amicizia.
Un romanzo che non ti aspetti,che ti sorprende, che ti strappa un sorriso e una lacrima e che diffonde l’amore per i libri.
I libri salvano sempre, anch’io sono stata salvata da loro.
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Wondy e Alessandro
Mi capita in poche occasioni di essere in difficoltà nel recensire un libro, “Mi vivi dentro” è un romanzo autobiografico che ti riempie l’anima, che ti spiazza, ti sorprende, ti emoziona e alla fine non ci sono parole per poterlo descrivere e per rendergli giustizia.
Paura, sofferenza, dolore, lacrime, gioia e felicità c’è di tutto e devo dire che l’autore ha avuto un enorme coraggio a mettersi a nudo e a raccontare la sua vita a trecentosessanta gradi, non nascondendo nulla a noi lettori.
L’ho letto in poche ore volevo finirlo, non so se sarei riuscita a prenderlo in mano il giorno successivo e quello ancora perché il romanzo mi aveva colpito molto e quindi ho deciso di concludere la lettura e ho fatto bene.
Ho ancora dentro di me tutte le immagini e le sensazioni che mi ha dato questa storia, il forte messaggio di speranza e di enorme forza che c’era in Francesca, per tutti Wondy e in Alessandro, una storia d’amore come tante ma unica per la loro famiglia, una farfalla bella e colorata ma che in volo si è spezzata e cade dovendo arrendersi alle conseguenze della vita.
In realtà Alessandro non si è dato per vinto, no anzi, lui con questo libro sta diffondendo la cultura della resilienza, ovvero,la capacità di un individuo di affrontare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.
L’autore ci sta provando, cerca di andare avanti di essere un buon padre per i suoi due figli rimasti orfani di madre, ma questo credo sia un percorso tortuoso e impervio e non è poi così facile mettere in pratica la resilienza.
Leggendo il significato di questa parola mi sono detta che non sia così semplice seguire alla lettera questa definizione, ogni individuo reagisce al dolore in maniera diversa e inaspettata e non possiamo pensare che sia una cosa meccanica, ma dall’altra parte non credo nemmeno sia giusto lasciarsi andare e non reagire.
Forse come si dice solo il tempo guarisce le ferite.
“Siamo qui, Siamo vivi. Siamo una famiglia”
Chi è Francesca? Me lo sono chiesta leggendo la storia, era una donna, una madre, una giornalista, ma ho scoperto che era anche molto di più, scrittrice e blogger. Nel sito della fondazione a lei dedicata “Wondy Sono Io”si legge questo di lei: ” Francesca adorava leggere, scrivere e viaggiare. E sorrideva, sempre, perché vedeva il bicchiere mezzo pieno, preferibilmente di mojito”. E da qui mi sono detta che doveva essere stata una grande donna e il racconto del marito me l’ha confermato. Una donna moderna, tenace, spiritosa, autoironica, ma anche poliedrica, due lauree , ha scritto cinque libri uno dei quali dove parlava apertamente della prima volta che ha avuto il cancro e una madre affettuosa e dolcissima con i suoi due bimbi. Per Alessandro, la sua famiglia e i suoi amici Francesca ha lasciato un grande vuoto difficile da comare, quasi impossibile.
“Ora io so. Ora lei sa. Ora sappiamo. Ma esplicitamente non ce lo diremo mai”.
Francesca affronta a testa alta la sua malattia, ma questa le lascia delle profonde ferite, sia fisiche che interiori e non possiamo immaginare quanto sia stata dura per lei affrontare tutto questo e poi era così giovane, così piena di vita e doveva conoscere e viaggiare ancora e ancora.
Ha paura Francesca, lo capiamo tra le righe, ha paura e capisce che non c’è più nulla da fare e mi chiedo perché? Alcune volte la malattia ti spiazza e non capisci perché sia capitato proprio a lei, perché per ben due volte ha dovuto sopportare tutto quel dolore.
Alessandro è riuscito a scrivere questa storia con una tale delicatezza e sensibilità che mi ha molto colpito, non ha leso in nessuno modo la dignità di Francesca e ha reso la storia di forte impatto emotivo.
Credo che scrivere questo libro sia stato un lungo viaggio doloroso e che sia stato anche terapeutico perché l’autore è stato molto sincero e si è “liberato” e ha reso pubblico la grande sofferenza che ha vissuto e che vive ancora senza la sua Francesca.
L’unica cosa che conta e conterà sempre per la famiglia di Francesca è l’amore e il sorriso che lei ha lasciato ai suoi cari e quel suo innato ottimismo che ci fa strappare alla fine anche a noi lettori un mezzo sorriso.
Questa storia d’amore mi ha conquistata per la sua semplicità, ironia, ma soprattutto perché è una storia di un vero sentimento che durerà per sempre nonostante tutto quello che è successo, il titolo lo dice “Mi vivi dentro” usa il presente perché per tutti quelli che amavano Francesca lei rimane e rimarrà sempre affianco a loro nel loro cuore, nei loro pensieri, nei loro ricordi.
Questo libro ci fa capire che per affrontare la malattia e la perdita di una persona cara ci vuole molto coraggio e ci si può riuscire o almeno si dovrebbe provare a farlo, un messaggio di enorme speranza e di forza nel trovare un modo per reagire e per continuare a vivere.
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LINDA E LA SUA ESTREMA FRAGILITA'
La trappola è il secondo romanzo che leggo di Melanie Raabe dopo “La verità”, questa storia mi ha lasciato moltissimi dubbi e perplessità, anche se nel complesso non lo considero un brutto thriller.
Linda Conrads è la protagonista del libro, è una scrittrice di successo, ogni suo nuovo libro diventa in poco tempo un bestseller, ma la donna da ormai più di dieci anni non esce più di casa e non concede interviste.
La donna ha subito un grave trauma che non riesce a superare, lei si è isolata dal mondo e le uniche persone che la vanno a trovare sono la sua assistente Charlotte e il suo editore Nobert. Ha anche un cane di nome Bukowski che le fa un po’ di compagnia.
Linda vive rintanata nella sua casa perché nulla più è importante per lei, nulla ha più senso da quando la sorella è scomparsa e da quando lei ha visto cosa è accaduto, chi era l’uomo che l’aveva aggredita dodici anni fa.
La polizia ha indagato ma il caso di sua sorella Anna, è ormai archiviato: nessun colpevole, ma Linda sa cosa ha visto, sa cosa è successo e vuole sapere la verità.
Ad un certo punto la donna crede di aver riconosciuto l’uomo che vide quella maledetta sera, è un giornalista e così decide che è ora di scoprire cosa è accaduto e di affrontare la realtà. Scrive un libro su sua sorella e su questa notte, pensa che questo sia un ottimo modo per attirare l’uomo e finalmente conoscere la verità.
Linda non concede da anni un’intervista ma la farà solo se proprio il giornalista che crede sia l’aggressore della sorella verrà a parlare con lei del suo nuovo libro, ma non sa che questo gesto le si ritorcerà contro.
Qui mi fermo con la trama perché non vi voglio rovinare la lettura, l’idea iniziale è buona ma secondo me è stata delineata in maniera troppo ingarbugliata.
Linda è un personaggio che è molto complesso, lei stessa non sta bene, ha degli evidenti problemi da risolvere, ma prima di tutto deve capire cosa è successo alla sorella e poi riprendere in mano la propria vita.
Il lettore non capisce se Linda stia mentendo e tutta questa storia sia reale o frutto della propria fantasia, ho avuto veramente difficoltà a capire questo personaggio, perché è veramente molto strano. Mi sono chiesta anche come mai solo sulla base di un’intuizione o di una convinzione, lei decida dopo anni di scrivere un libro e di attirare in una “trappola” il sospettato colpevole.
Ma sulla base di cosa? E perché vede questa giornalista solo dopo dodici anni, come fa a ricordarsi la faccia di quell’uomo e a dire che è proprio lui?
A me sembra tutto così irreale, è passato troppo tempo per risultare credibile e quanto meno verosimile.
L’autrice ha sicuramente fatto un’analisi psicologica molto attenta e importante sul personaggio di Linda, anche se,a mio avviso, ha un po’ estremizzato il tutto e ha reso questa insicurezza di Linda un punto debole per la trama che risente del mancata realizzazione di questo personaggio. Sicuramente manca qualcosa a questa protagonista, che appare piatta fino a tre quarti del libro, dopo di colpo capisce che è il momento di agire sul serio e di capire realmente cosa è successo.
Lo sviluppo della trama non mi ha fatto impazzire, non capivo molto i tempi del romanzo, non capivo quanto tempo era passato tra un evento e l’altro e pensavo ad un finale diverso, anche se l’ultima parte del libro è la più avvincente rispetta alla prima.
L’altro libro dell’autrice mi era piaciuto un attimo in più rispetto a questo anche se credo che Melanie possa far di più, le idee sono buone ma oltre alla psicologia dei personaggi che è fondamentale per questo genere, si dovrebbe realizzare anche una trama verosimile e non sforzare troppo sulle problematicità della protagonista.
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IL MONDO DELLE MADRI
Il tema trattato in questo romanzo è molto delicato e quindi sono in forte difficoltà nel dover “giudicare” la storia che ho letto, una madre non si giudica, non si può immaginare cosa prova fino a quando non si vive in prima persona questo meraviglioso dono della vita.
Quindi cercherò di dare una mia opinione affidandomi solo alle sensazioni e alle emozioni che ho provato leggendo il libro e alla mia esperienza come zia di due nipoti.
Inizio con il dire che la storia è scritta da due donne che non fanno parte del mondo della letteratura o del giornalismo, ma che nella loro vita fanno tutt’altro, anche se loro hanno dichiarato che vogliono continuare a scrivere insieme delle altre storie.
Sentire l’esigenza di raccontare la maternità può essere terapeutico per superare un momento difficile ma credo che sia impossibile dimenticare, ti rimane una ferita dentro che non si rimarginerà più. Lo sa bene Maria che scopre di essere incinta, questo bimbo lei lo desidera e crede che sia arrivato il momento giusto per diventare madre.
Nello stesso momento anche Alma, la sua migliore amica, rimane incinta ed entrambe si trovano ad affrontare una gravidanza nello stesso periodo.
Ma le cose non vanno come sperano, le autrici ci svelano fin dall’inizio quale sia il destino di Alma e di Maria, la prima porterà a termine la gravidanza mentre la seconda perderà il bambino. Queste informazioni ci vengono date all’inizio del testo, per questo non sono spoiler e inoltre ci fanno apprezzare maggiormente le emozioni e i sentimenti che le due provano in situazioni differenti.
L’amicizia tra Alma e Maria inizia al liceo e continua fino ad oggi, le due rimangono unite nonostante non siano sempre state vicine, entrambe hanno percorso la loro strada e si sono allontanate per poi riavvicinarsi.
Le due si danno coraggio a vicenda e la loro amicizia rimane salda nonostante ci possano essere delle gelosie o delle incomprensioni legate ai diversi momenti della vita.
Alma è un personaggio che si trova spiazzato nel diventare madre, è impreparata e non sa come affrontare la cosa, di certo non c’è un manuale di istruzione dove ci sono i comportamenti da seguire o meno quando nasce un bambino, quindi credo che le sue paure e insicurezze siano comuni a molte donne. Quando ha il bambino tra le braccia tutto cambia e nulla ha più importanza, il resto diventa un contorno, capisce che le priorità cambiano e che si è responsabili di un’altra vita.
Maria, invece, è una donna che si porta dentro il grande dolore di non essere riuscita a diventare madre, è sola anche se ha un compagno, ma questa solitudine la prova per il fatto di non aver potuto far nascere il bambino che lei tanto desidera. Si sente però anche umiliata, difettosa, diversa per non essere riuscita a portare a termine la gravidanza, nonostante siano cose che possono succedere Maria si dà la colpa di quello che le è accaduto. E devo dire che mi sono trovata molto vicina a questo personaggio, perché ci sono molte donne che per vari motivi, per età, per mancanza di un partner, per il lavoro, non possono avere un bambino anche se lo desidererebbero . E questo provoca un grande senso di vuoto con il quale si deve convivere o quantomeno si deve accettare, come dicevo all’inizio non tutte le donne hanno il dono di essere madri.
Entrambi i personaggi vivono a loro modo la possibilità di diventare genitore, le autrici secondo me sono riuscite a scavare nella psicologia delle due donne e a farci conoscere la loro vita prima quando erano giovani e spensierate e oggi che invece sono cresciute.
Il marito di Alma e il compagno di Maria sono marginali alla storia e non funzionali, perché la loro presenza a mio avviso, in questo testo non è rilevante, perché le autrici li hanno relegati ad un ruolo secondario.
Maria non prova rancore o rabbia per il fatto che Alma diventerà madre e lei no, ma riesce a superare questo scoglio perché l’amicizia tra di loro è sincera e capisce che di certo non è colpa dell’amica quello che le è successo, anzi le sta vicina nella sua gravidanza.
Ho apprezzato entrambe le donne, mi sono sembrate molto vere, credibili e molto simili a tante madri che sperano e fanno dei progetti sul loro futuro bambino e alcune volte le cose possano andar bene e altre no.
Il lettore viene pervaso dalle emozioni che le due donne provano, viviamo le loro paure, le angosce, le preoccupazioni, il dolore ma anche la gioia e la felicità.
Laura e Manuela, in questo sono state molto brave a coinvolgere il lettore nella narrazione, ha aiutato sicuramente l’utilizzo della prima persona e dei capitoli brevi e alternati con le voci delle due donne.
Non posso negare il fatto che non riesco ad apprezzare appieno il tema trattato, in quanto lo considero troppo delicato e personale, ogni donna sa cosa prova in quei momenti e non riesco a dare un giudizio oggettivo alla storia. Non è la prima volta tuttavia, che leggo testi di gravidanze interrotte o difficili quindi posso dire che forse scrivere aiuta molto a sfogarsi e a liberarsi da questo peso.
Credo che la storia sia sicuramente molto emozionante e vera e penso che sia giusto leggerla anche per rendersi conto di quante difficoltà possano incontrare le future mamme e come possa cambiare la loro vita e il modo di vedere le cose.
Posso dire che consiglio questa storia a chi vuole leggere un romanzo di vita vera, di emozioni forti e con un tema molto particolare e di grande emotività.
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LALE E GITA
Quanto è difficile scrivere una recensione quando si legge una storia così incredibile e così dolorosa, non ho parole per descrivere quello che mi hanno trasmesso queste pagine.
Questa è l’ ennesima testimonianza per non dimenticare quello che è successo nella seconda guerra mondiale.
Premetto che questa è una storia vera, in queste pagine ho avuto la possibilità di leggere quello che ha attraversato il giovane Lale Sokolov, che entra ad Auschwitz nel 1942 e diventare il “Tatowierer” del campo.
Lale ha ventisei anni quando le SS bussano alla sua porta cercando dei giovani in forza che potessero lavorare per il governo tedesco, il giovane si offre di andare con loro pur di salvare la sua famiglia, lui rispetto al fratello maggiore era ancora celibe e senza figli.
Non sa cosa lo aspetta, non sa dove lo porterà quel vagone del treno dove è salito e nemmeno conosce quello che succede nei campi di concentramento, nessuno se lo può immaginare.
Non entra come tatuatore, ma lo diventa dopo, Lale però fa il suo lavoro con precisione e puntualità perché ha un obiettivo, che è quello di uscire vivo dal campo e di rifarsi una vita.
Il suo proposito viene messo a dura prova durante gli anni che lui rimane ad Auschwitz, la brutalità di quello che ha visto, di quello che lui stesso ha dovuto subire è stato terribile.
Ma in questa enorme nuvola grigia di dolore e atrocità, c’è sempre uno spiraglio, un piccolo scorcio di vita che Lale trova innamorandosi di Gita, un’altra prigioniera del campo.
Quest’amore riporterà in vita Lale, lo farà resistere e i due riescono a trovare anche dei momenti, anche se molto rari, per poter sognare una vita insieme felice e fuori da tutto questo orrore.
Non vorrei raccontarvi di più sulla trama anche se la storia è facilmente reperibile sul web dove ci sono interviste e commenti su Lale Sokolov e la sua testimonianza.
Quello che voglio però dire, è che ogni anno mi sorprendo per quante storie sull’Olocausto escano ancora a distanza di settat’anni dalla liberazione del campo di Auschwitz-Birkenau da parte dell’esercito russo.
Ma capisco anche quanto sia difficile raccontare la propria storia, rivivere quei momenti, ripensare a quanto male è stato fatto, ma credo sia necessario far conoscere la vita di queste persone, perché ancora oggi molti pensano che la Shoah non sia vera. Io trovo agghiacciante tutto questo.
Devo fare sicuramente un enorme applauso all’autrice, che ha saputo raccontare questa storia con sensibilità e ha saputo trasmettere al lettore quel coinvolgimento tale che ci ha resi testimoni della vita nel campo di Lale, delle emozioni che ha provato, di quello che ha visto e della rabbia che aveva dentro quando non ha potuto aiutare le persone che erano lì con lui.
Negli anni di libri sull’argomento ne ho letti parecchi, sia storie completamente inventate che invece, come in questo caso, vicende realmente accadute e ogni volta mi rendo conto di quanto ancora oggi dobbiamo fare per non discriminare gli altri e che dal passato non abbiamo imparato nulla.
Molte testimonianze finiscono in maniera tragica, molte sono le vite spezzate per sempre, interrotte, persone piene di vita, di sogni e di speranza discriminate solo perché diverse, mentre quelli che si sono salvati rimangono sempre con il ricordo di quello che hanno vissuto.
Questo libro è veramente toccante e profondo, Lale è un personaggio che ha saputo affrontare il periodo più buio della storia ed è riuscito a sopravvivere e a sconfiggere tutto il male che gli hanno fatto.
Le sue parole e questo libro sono fondamentali per noi e per mantenere viva la memoria.
Consiglio queste romanzo perché prima di tutto è una storia vera, perché l’autrice ha reso la storia coinvolgente ed emozionante e perché non dobbiamo dimenticare quello che è successo.
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UN'ALTRA TESTIMONIANZA PER NON DIMENTICARE
La protagonista di questo romanzo è Rosa Sauer, il suo personaggio è ispirato alla storia vera di Margot Wolk, che è stata una delle quindici assaggiatrici di Hitler.
Queste donne tedesche sono state costrette ad assaggiare le pietanze prima che le mangiasse il Fuhrer, per assicurarsi che il cibo fosse buono e non avvelenato.
Da un lato c’era la certezza di avere un pasto sicuro, questo era importane perché durante la guerra il cibo era molto scarso, ma dall’altra parte ogni boccone poteva essere fatale per queste donne.
Tutti i giorni queste giovani venivano prelevate dalle loro case e dopo aver mangiato, l’ora successiva era cruciale per capire se c’era il veleno o meno, si sospettava infatti che fossero gli inglesi ad avere intenzione di avvelenare il cibo.
Nel romanzo in particolare, Rosa è una donna sposata ma non è una nazista, lei come i suoi genitori non crede alla politica di Hitler, ma non ha scelta deve diventare un’assaggiatrice.
Nel gruppo di donne dove c’è anche Rosa, possiamo distinguere due categorie, quelle che lo fanno credendo alla loro causa, credendo di aiutare in qualche strano e assurdo modo il proprio paese,mentre le altre hanno paura per la loro sorte e per quello che può accedere.
C’è chi piange al primo boccone e chi invece,lo fa solamente dopo aver capito che il cibo era buono e che la loro vita era salva, almeno fino al prossimo pasto.
Le assaggiatrici venivano pagate, ma la cifra era veramente irrisoria e quasi ridicola visto che queste donne mettevano in gioco la propria vita pur di salvarne una sola. E soprattutto quello che trovo agghiacciante è che loro non potevano scegliere se farlo o no, erano obbligate.
Rosa inizia la sua attività nel 1943, suo marito Gregor è ormai in guerra da anni, e la donna vive con i suoceri, perché non ha più nessuno della sua famiglia.
In questo libro vediamo anche il grande dolore che affrontano i genitori quando i loro figli vengono arruolati e vorrebbero per loro una vita diversa e in fondo, sperano che loro possano tornare un giorno e vivere felici, anche se molte volte questo non succede.
Nel corso della libro, Rosa racconta la propria storia e capiamo quali siano i suoi sogni, le sue speranze e quali siano i suoi sentimenti, ma purtroppo per la protagonista, il dolore e la sofferenza non sono finiti.
La vita di queste persone non potrà più tornare come prima, quello che hanno subito, quello che hanno visto è veramente terribile e ogni testimonianza è preziosa per non dimenticare.
Sicuramente questa guerra e tutto quello che è successo non ha portato a nulla, se non a dolore e separazione, ma quelli che sono sopravvissuti e che hanno visto cambiare i tempi fino ai giorni nostri, si portano dietro un carico di ricordi e di angoscia che non li lascerà mai. E alcuni non c’è l’hanno fatta a sopportare tutto questo e altri invece, forse pochi, combattono per riuscire a costruirsi una vita quanto meno “normale”.
Questa storia mi ha toccato, mi dispiace che la storia sia inventata e che non abbiamo potuto leggere quello che è successo veramente a Margot, perché come sappiamo la donna è da poco scomparsa.
Sono riuscita ugualmente ad affezionarmi al personaggio di Rosa e a combattere con lei sperando che prima o poi riuscisse ad essere libera.
Lo stile dell’autrice è molto scorrevole, incisivo e riesce a dare rilievo agli eventi, dandone la giusta importanza.
Il romanzo per me è stato veramente una testimonianza fondamentale che aggiungerò alle altre sull’argomento, un testo importante e intenso che mi ha fatto riflettere.
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IL PRIMO CASO PER SOLVEIG BERG
La protagonista di questo thriller è Solveig Berg, una giornalista trentenne che ha da poco perso il lavoro e che decide un po’ per sfida, un po’ per delusione di aprire un blog, “Stockholm Confidential”. Spera così di riuscire a suscitare clamore e interesse e trovare un nuovo impiego.
Di giorno cerca di guadagnarsi qualcosa lavorando in un fast food e di notte scrive nel blog, però i suoi post non riscontrano molto successo e non vengono condivisi dai lettori. Solveig si rende conto di quanto sia difficile ritrovare la notorietà, di cui godeva lavorando al giornale.
La donna cerca di trovare delle nuove idee, e decide di scrivere un articolo “sulle ultime modelle”, una categoria che oggi non suscita più lo stesso clamore degli anni ’80-’90. Una sera partecipa ad una festa, dove è presente anche la modella Jennifer Leone, una delle più famose a Stoccolma, oltre a lei c’è anche Lennie Lee suo amico e fotografo, Marika Glans, fidanzata di quest’ultimo, un’altra modella di nome Elina e lo psicologo dei vip Dan Irèn.
Poco dopo la fine della festa, però la protagonista farà una macabra scoperta, il corpo di Jennifer viene ritrovato senza vita.
Solveig non può che indagare, fare domande, scrivere post e cercare di capire cosa è successo.
In questo particolare, e a mio avviso riuscito thriller, troviamo come vera protagonista il glamour, il mondo della moda e il jet set di Stoccolma.
Tutti i personaggi che gravitano in questa storia sono ricchi, e tutti hanno un passato discutibile e compiono delle azioni al limite della legalità.
Devo dire che questo romanzo mi ha sorpreso, è molto moderno e in linea con i nostri giorni, si parla di blog, di social e il linguaggio è molto giovane e diretto.
La protagonista Solveig è sicuramente originale, è una giornalista, cerca di scoprire la verità, anche se non diventa un’investigatrice ma a suo modo cerca di trovare delle prove e di capire cosa sia successo veramente.
In questa storia ruotano molti personaggi, che rappresentando il mondo dorato ma anche estremamente difficile della moda, se ci pensiamo questo è un ambiente molto particolare dove non ci sono amici, ma solo rivali e persone di cui non ci si può fidare.
Un mondo di bugiardi e di menzogne, dove tutti hanno il loro passato e i loro segreti da tenere ben custoditi.
Solveig, è una donna che ha molto coraggio e non si dà per vinta e cerca di trovare un modo per riuscire a risollevarsi, per trovare un nuovo lavoro ma anche di inseguire la verità.
La protagonista non può che risultare subito simpatica e ho sperato per lei che trovasse il modo migliore per ricominciare, nonostante tutto quello che le è successo.
Lo stile è molto scorrevole e la storia coinvolge il lettore, che vorrebbe leggere ancora su di lei, seguo l’autrice sui social e so che ha già scritto e pubblicato il secondo libro con protagonista Solveig, quindi spero di leggere presto il suo nuovo libro.
Se volete leggere un thriller originale e moderno sia per stile che per contenuto, vi consiglio di leggere questa storia, la protagonista con la sua semplicità e con la sua grande forza interiore vi condurrà in una storia molto interessante e coinvolgente.
Un romanzo che mi ha sorpreso e che mi ha entusiasmato fin dalle prime pagine, l’unico rammarico che ho, è di non essere riuscita ad incontrare l’autrice che a novembre scorso era a Venezia per la presentazione del libro.
Sarà per la prossima volta!
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UN NUOVO ANNO ANCORA LA STESSA STORIA
Anche quest’anno la vecchia volpona di E.L. James ha pubblicato un nuovo libro sulle cinquanta sfumature e dopo Grey, ho avuto il “piacere” di leggere anche Darker, la versione di 50 sfumature di nero con la voce narrante di Christian Grey.
All’inizio del libro troviamo un Christian diverso, non è di certo un maschio alfa ma sembra di più un adolescente innamorato, preoccupato perché non sa se la sua Anastasia lo rivuole e anche perché è cosciente del fatto che è stato lui che l’ha fatta soffrire.
Certo che in tre giorni le cose non possono cambiare più di tanto, anche se sembra che in questo libro le emozioni e i sentimenti mutano velocemente, da un momento all’altro tutto quello dolore passa e i due tornano insieme, senza nessuna piega.
Il romanzo non è molto diverso dalla versione precedente, ci sono delle parti che non conoscevamo della vita di Christian, ma in buona sostanza il libro rimane noioso e prevedibile. E soprattutto la storia è sempre la stessa.
I dialoghi sono banali e prevedibili e ho davvero trovato fastidioso che continuamente Mr. Grey volesse imporre la sua volontà, anche se come sappiamo lui sta cercando di migliorare per la sua Anastasia,ma forse non abbastanza.
Mi sono chiesta dopo cinque libri letti se davvero Christian ami questa ragazza, oppure se sia solo voglia di possesso e sia geloso che altri possano stare con lei, ma non sia vero amore.
Non posso immaginare che questo sia l’amore con la A maiuscola, qui non siamo di fronte ad una favola moderna ma solo ad una storia che si basa sul lato fisico, sulla gelosia, sembra una transizione d’affari.
Ma mi domando cosa ci sia ancora da dire su questa storia, non ho letto delle novità eclatanti che mi hanno lasciato a bocca aperta, sapevamo già dell’infanzia difficile di Christian, sapevamo delle sue manie di dominatore, sapevamo della sua relazione turbolenta con Mrs Robinson, che l’ha avviato a questo tipo di rapporti “particolari” e lui stesso è stato a sua volta un sottomesso.
Anastasia dal canto suo l’unica cosa che fa, è sorridere e dire wow, per lei tutto questo è una meravigliosa favola, per noi lettori al quinto libro di questa serie direi che ormai questa storia sta diventando una farsa. Una sagra della banalità, del lusso, del nulla più assoluto e quindi non potrei nemmeno fare una recensione sulla trama, in quanto è sempre quella trita e ripassata in padella aggiungendo qualche erbetta di qua e di qua, così per arricchire il piatto.
Quindi passiamo oltre e chiediamoci, l’autrice sarà in grado di creare nuovi personaggi o rimarrà imprigionata in queste cinquanta sfumature? Io direi che o si inventa qualcosa di nuovo, magari cambia genere si dà al giallo o che ne so io, al dispotico, oppure si ritira a vita privata. So già che quello che sto dicendo non verrà apprezzata dalla maggior parte delle lettrici affezionate di questa saga, ma cosa possiamo ancora chiedere a questa storia?
Possiamo sopportare ancora che questi libri siano al primo posto in classifica? Che non ci sia spazio per dare importanza anche ad altro?
Dopo i libri, i film, i gadget e la riscrittura degli stessi romanzi, cosa manca ancora? Se quando uscirono furono la “novità” ,o meglio un libro mediocre ben pubblicizzato, ora sono solo una barzelletta.
Forse tra due o tre anni ci troveremo a parlare di un nuovo libro che si chiamerà 50 sfumature vent’anni dopo, con protagonisti i figli di Christian e Anastasia.
Vorrei veramente sapere cosa ci trovano in questo libri, cosa hanno di così particolare da avere tanto successo, non lo capisco sul serio.
Il nostro secolo verrà ricordato anche per le 50 sfumature, ma cosa penseranno di noi? Che siamo degli stupidi, una branca di idioti che siamo riusciti ad acclamare una storiella banale come questa.
Non dite ragazze che siete romantiche, che Christian è il vostro uomo ideale perché non ci credo, non penso che a lungo andare basteranno un bel fisico e i soldi per essere felice. Ci vuole ben altro, forse sono vecchia ma alla favole non credo e questo romanzo come gli altri non fa sognare nessuno, è così scontato, finto e privo di veri sentimenti.
Non posso ingannare i lettori e dirvi che è il libro della vostra vita, che la storia vi emozionerà, che questa riscrittura renderà la storia più verosimile, non lo posso fare quindi per favore non seguite la massa e dedichiamo il nostro poco tempo a dei romanzi più importanti.
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LA VITA NON E' UNA FAVOLA
Penelope è la protagonista del romanzo, una donna di 36 anni che lavora come addetta stampa in una multinazionale di pannolini e scrive degli articoli per una rivista online chiamata“Girl Power”.
Inizio con il dire che mi aspettavo di più da Chiara Moscardelli, dopo aver letto con entusiasmo il suo libro “La vita non è un film ma a volte ci somiglia”. E’ stato un romanzo che mi aveva da subito conquistata e che secondo me aveva anche una trama originale, cosa che invece non è successa in questo caso.
Quello che in questa storia non ha funzionato è per me proprio il personaggio principale di Penelope, che risulta essere poco credibile e poco reale, fa pensare al lettore che le donne trentenni non possano vivere senza un uomo accanto che le protegga e che le completi.
Inoltre Penelope è troppo maldestra, troppo sfortunata in amore e beve troppo e troppo spesso, sicuramente quello che esce risulta essere un quadro non solo di una donna, ma di un’intera generazione di donne che non hanno uno scopo se non quello di trovare un uomo decente che possa sopportarle e che rimanga al loro fianco.
Penelope non è bella, ma è sicuramente una donna intelligente e quindi mi aspetto anche che andando avanti nella storia lei abbia un’evoluzione, che capisca che può anche star da sola e riuscire lo stesso ad essere felice e a trovare un posto nel mondo. Questo non significa che debba rinunciare all’amore, ma che possa trovare una persona che la faccia stare bene e non inseguire un sogno che non si realizzerà.
L’autrice ci prova anche questa volta a creare una storia con un fondo di mistero, con un giallo da scoprire ma io non l’ho trovato così interessante e così avvincente.
Non mi sono divertita, le battute dei personaggi sono troppo banali, superficiali e alquanto improbabili, lo stile dell’autrice è scorrevole ma il libro risulta essere noioso e privo di emozioni.
Le premesse c’erano, la storia poteva essere veramente frizzante e ironica, potevo passare delle ore in spensieratezza ma così non è stato, le prime pagine mi avevano anche colpita e tutto stava filando liscio, fino a quando non ha prevalso l’animo romantico e fiabesco dell’autrice che ha rovinato la storia.
Alcuni diranno che i libri devono far sognare ma credo che dobbiamo sempre considerare che nella realtà una storia come quella di Penelope non potrà mai succedere, come il lieto fine che ne consegue e che tutti ci aspettiamo.
Per me questo libro è stata una vera e propria delusione, avevo molte aspettative che sono state disattese, spero che i prossimi romanzi siano all’altezza della bravura dell’autrice.
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LA VITA DI TUTTI I GIORNI DI HOLLINGFORD
Mogli e figlie è l’ultimo romanzo di Elizabeth Gaskell, l’autrice non riuscì a scrivere l’ultimo capitolo perché scomparve prima di finire la sua opera. L’editore grazie agli appunti lasciati dalla donna, scrisse quello che sarebbe stato l’unico finale possibile e che la stessa Elizabeth avrebbe voluto per i suoi personaggi.
Questo romanzo è ambientato in campagna, l’autrice lascia la città per tornare a parlare di natura, di paesaggi, infatti, il villaggio di Hollingford è circondato da un paesaggio semplice che incornicia la storia e la rende il luogo ideale per una narrare delle vicende che intrecciano amore, amicizia e veri sentimenti.
La storia, come ci dice il sottotitolo del romanzo, racconta la vita di tutti i giorni degli abitanti di Hollingford e in particolare del medico del paese Mr. Gibson che vive con la figlia Molly, l’autrice ci racconta uno spaccato di vita dove troviamo un piccolo paese con le sue tradizioni, con le sue contraddizioni e le sue diversità.
Una società variegata ma al centro della storia ci sono i rapporti famigliari che sono la cosa più importante e che sta a cuore all’autrice oltre che il raccontare la vita delle madri e delle figlie, come ci dice il titolo.
Molly, in particolare la figlia di Mr. Gibson, è una ragazza semplice, orfana di madre, buona ed è molto legata al padre in quanto è l’unico affetto che ha conosciuto nella sua giovane vita.
Il padre decide di risposarsi con Mrs. Clare Kirkpatrick, una vedova che ha anch’essa una figlia Cynthia, che ha la stessa età di Molly.
Mr. Gibson crede di aver preso la decisione giusta e che a sua figlia serva una figura materna, visto che sta attraversando un’età difficile e quindi Clare può essere una guida, un aiuto nell’affrontare questo periodo così delicato.
Molly è turbata e anche confusa per questo cambiamento ma trova conforto nell’amicizia con Cynthia, le due ragazze sono diverse, sia fisicamente che caratterialmente ma si vogliono bene, si conoscono e tra di loro nasce un sincero affetto.
Cynthia è un personaggio molto moderno e anticonvenzionale, ha molto fascino e la sua bellezza non rimane inosservata soprattutto con i personaggi maschili, è cresciuta in Francia, libera dalla madre e in quella nuova famiglia trova l’amore di cui aveva bisogno e che cercava. La ragazza sicuramente soffre per la mancanza di affetto della madre e quindi è molto volubile nei sentimenti e non riesce a stabilire un legame profondo con nessuno.
Mrs. Clare Gibson è una donna egoista, che pensa solo a se stessa, frivola, che non riesce a provare dei sentimenti materni per Cynthia. Un personaggio che tuttavia non risulta essere cattivo, ma solamente leggero, superficiale e capriccioso che però trasmette al lettore solamente un grande vuoto.
Molly e Cynthia provano dell’affetto sincero, ma quando si mette in gioco l’amore, questo può compromettere il loro rapporto e rompere quell’equilibrio che le due si erano create?
Ma come accade in molti romanzi della Gaskell, i personaggi non sono completamente buoni o cattivi e qui non c’è assolutamente spazio per gelosie, arrabbiature e rancori, ma solamente per dei sentimenti sinceri e profondi di vera amicizia e “sorellanza”.
L’autrice tuttavia non vuole rendere la storia drammatica, piena di dolore e sofferenza ma lascia che trionfino sentimenti come l’amicizia, l’amore e il rispetto.
Non è certo un romanzo comune quello che mette in scena la Gaskell, ma è molto particolare e interessante, pieni di spunti e di riflessioni.
I personaggi restano coerenti a se stessi fino alla fine, i sentimenti non vengono sottovalutati, ma sono veramente importanti e soprattutto hanno valore.
Lo stile dell’autrice è sempre scorrevole e molto ricercato, si riesce a leggere nonostante sia passati duecento anni, la storia e i personaggi sono molto realisti e coerenti nel corso della storia.
La vita di tutti i giorni di questo piccolo villaggio è descritta in maniera esemplare perché vengono descritti i vari aspetti della quotidianità in maniera semplice, ma mettendo sempre davanti il valore della famiglia, dell’amore che si può trovare solo in essa.
L’autrice a mio avviso voleva solamente raccontare la vita delle persone della sua epoca, che lottano per i piccoli-grandi problemi quotidiani e che mettono in scena ogni giorno.
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UN ROMANZO ORIGINALE E ATTUALE
E’da un po’ di tempo che pensavo di leggere questo romanzo dispotico, me lo sono ritrovava davanti ogni volta che andavo in libreria, oppure che sfogliavo dei giornali o facevo delle ricerche in internet.
MI ha “letteralmente” perseguitata, era come se mi chiamasse e mi chiedesse di essere letto.
Purtroppo fino a che non l’ho letto, il pensiero di questa storia mi è rimasta in testa e devo dire che ne è valsa la pena, perché nonostante sia stato scritto negli anni ottanta, è una lettura molto attuale e moderna.
Margaret Atwood ha una penna raffinata e ammaliante che ti accompagna per mano nel corso della storia, dove ogni pagina è interessante per capire il romanzo, il lettore è curioso di conoscere cosa sia Galaad e quale sia la vita delle ancelle che lo abitano.
La struttura del paese è ben sviluppata dall’autrice che ci spiega nei minimi dettagli quale sia la struttura della società, troviamo i Comandanti con le loro Mogli, le Marte, le Ancelle, le Zie e Nondonne, oltre ai Custodi, agli Angeli e agli Occhi.
Le vere protagoniste sono le Ancelle, queste donne che sono state scelte come “contenitore” per procreare, naturalmente sono donne umiliate, che devono solamente fare quello che gli viene detto, che ripetono frasi simili al Vangelo ma diverse da quello che possiamo leggere nei testi sacri. Diciamo che a Galaad si nomina molto la religione, ma non è quella che noi conosciamo, è un po’ cambiata. Le ancelle sono costrette ad andare a letto con il Comandante in quanto le loro Mogli non sono in grado di dargli un figlio.
Queste donne che non hanno la libertà, sono schiave di questo paese, costrette a vestirsi di rosso e in testa devono tenere un copricapo con le alette bianche che gli impediscono di vedere e di essere viste.
Difred, è la protagonista della storia, nella vita di prima, come viene chiamato il periodo prima dell’esistenza della repubblica di Galaad, era sposata ad un uomo divorziato Luke e aveva una bambina, queste ancelle e anche Difred vengono isolate dai loro affetti e non possono più stare con i loro figli e non sanno nemmeno dove sono i loro cari.
Per tutte le altre donne, che non sono mogli, ancelle, marte o zie, vengono chiamate Nondonne e spedite nelle Colonie e non si sa nemmeno che fine fanno.
Tutto quello che per noi è normale, diventa proibito, indossare un vestito corto, avere i capelli sciolti, avere una propria indipendenza, anche per Difred il mondo è cambiato in un istante, un giorno si è trovata senza lavoro, senza un conto in banca e senza nulla che fosse di sua proprietà.
Anche la libertà di leggere viene abolita, non ci possono più essere riviste o romanzi e la maggior parte della tecnologia non viene utilizzata.
Durante il parto di una delle ancelle, non vengono utilizzati anestetici o macchinari, questo comporta che il parto possa essere fatale per la donna e per il bambino, oltre che durante la gravidanza non vengono fatti esami o altro, quindi non possiamo nemmeno sapere se i neonati stanno bene.
Alle donne viene tolto qualsiasi cosa, non devono avere nulla di loro proprietà, non devono essere autonome e indipendenti, il mondo di Galaad è dominato dagli uomini e dalla loro volontà.
Se pensiamo, non siamo molto distanti dal passato anzi siamo tornati al passato, in una società che considera la donna meno di niente, che viene utilizzata solo come mezzo per procreare come se fosse un macchinario, un essere senza sentimenti e senza emozioni che deve solo eseguire gli ordini.
La donna a prescindere, viene considerata impura e colpevole, anche la Eva della creazione viene incolpata per il peccato originale in quanto Adamo non ha nessuna colpa e l’unica cosa che la può salvare è la maternità.
Tutto quello che avevamo prima era sbagliato e impuro, ma Difred non può cancellare i ricordi, il mondo in cui viveva prima e infatti nel testo una delle Zie dice queste frasi “ per quelle che verranno dopo, sarà più facile, perché accetteranno il loro dolore con cuore volenteroso. Non diceva: perché non avranno ricordi, ma diceva: perché non vorranno cose che non possano avere”.
Le ancelle escono solo per fare la spesa e gli vengono dati dei buoni per acquistare il cibo, vanno via sempre in coppia, non tanto perché hanno un’amica, ma per proteggersi dalle altre persone o per essere spiate dalla compagna che può riferire qualche comportano strano al Comandante o alla Moglie.
I rapporti umani e i sentimenti come l’amore o l’amicizia non sono contemplati, le ancelle devono assolvere all’unico loro compito quello di procreare, è l’unica cosa che conta.
Leggendo la storia, ho percepito l’angoscia di Difred, l’autrice è riuscita a creare un mondo in cui le donne hanno paura e non hanno il coraggio di lottare e di ribellarsi per riprendere la loro libertà, l’unica cosa che rimane è il loro corpo che però viene barattato come se fosse una merce di scambio.
La cosa che tiene Difred legata al passato sono i ricordi, ma purtroppo per quanto lei si sforzi, il volto del marito e della figlia si fa via via meno nitido e si somma alla paura di perdere l’unico contatto con il mondo di prima.
Con il tempo ci si abitua a questa situazione e si è costretti a sopportare di vivere in un mondo dove tutto è sbagliato, dove i diritti delle donne così duramente conquistati non esistono più.
In un mondo in cui regna il terrore e la paura, una morale quantomeno bigotta e soffocante, dove non c’è spazio per i sentimenti e le emozioni c’è una piccola luce, un piccolo bagliore di speranza, un piccolo spazio per l’amore e forse per cambiare le cose. Una flebile illusione in un futuro migliore.
Ho trovato agghiacciante leggere queste pagine e pensare che un giorno, forse, potrebbe veramente esistere Galaad e vivere in un mondo dove noi donne non siamo considerate, se ci pensiamo, ci vuole poco per tornare indietro e invece ci vuole così tanto per fare una minima evoluzione.
Un romanzo dispotico molto attuale, coerente, verosimile che lascia con la bocca aperta il lettore, che lo sorprende, lo indigna e lo fa riflettere. Se ci pensiamo l’autrice non ha dovuto lavorare troppo con la fantasia, ha solamente descritto un mondo con un sguardo al passato, dove le diversità non vengono accettate e rispettate, ma solo represse ed eliminate.
Un testo fondamentale e indispensabile che tutto dovremmo leggere, per capire che un mondo così non ci dovrà mai essere, per ricordarci quanta strada abbiamo fatto per riuscire ad arrivare qui oggi, a poter avere la libertà di decidere cosa fare nella nostra vita, chi amare e se avere figli o meno.
Per anni, noi donne, abbiamo lottato per avere gli stessi diritti degli uomini e abbiamo capito che le diversità devono essere accettate e anzi siano un valore aggiunto per una società moderna.
Non possiamo tornare al passato ma dobbiamo e abbiamo il dovere di continuare ad essere civili e ad aprirci alle diverse nazionalità, religioni, modi di pensare e soprattutto ad essere più tolleranti coltivando la cultura del diverso e a non rimanere chiusi nel nostro orticello, nel nostro posto sicuro.
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IL MONDO DELLA DANZA CLASSICA
Arabesque è il nuovo romanzo di Alessia Gazzola, che continua il filone della serie giallo-rosa con protagonista Alice Allevi. Questa volta la vicenda gira attorno al mondo del balletto e della danza classica e Alice ora deve fare tutto da sola, è diventata una specialista in medicina legale e non è più un’allieva.
La parte del giallo è molto intricata e interessante e come sempre viene costruita con dovizia di particolari e con l’utilizzo di termini e di spiegazioni scientifiche, nell’ambito della medicina legale.
Questo sicuramente depone a favore dell’autrice che, come sappiamo, è anche lei un medico legale e ha saputo descrivere nei suoi libri molti aspetti del suo lavoro e questo aiuto molto perché fa acquisire alla storia più credibilità e veridicità.
I personaggi che già conosciamo, continuano ad essere molto veri e scopriamo qualche lato diverso di loro in ogni nuovo libro.
Oltre al caso da risolvere c’è sempre la vita privata e super incasinata di Alice, che è un po’ meno goffa ma sempre distratta e maldestra, in questo libro ritroviamo la verve che la contraddistingue e che nel libro precedente un po’ si era persa.
Alice ha concluso definitivamente la sua storia con Arthur, che si è rifatto una vita, ora tocca a lei andare avanti, la ragazza ha capito che il suo grande amore è Claudio, anche se lui è scostante, diffidente e soprattutto è sempre il solito “stronzo”.
Non mi soffermo molto sulla trama, ma sullo stile dell’autrice che continua ad essere curato e la storia risulta appassionante e cattura il lettore che scorre velocemente le pagine e continua ad appassionarsi alle vicende dei protagonisti.
Quanto vorremmo che per Alice ci fosse un po’ di pace, che finalmente qualcuno l’apprezzasse sul lavoro e nella sfera personale, ma credo che per questo ci vorrà ancora un po’ di tempo, visto il successo della fiction tv sicuramente la saga dei libri a lei dedicati continuerà ancora.
L’autrice ora dovrà superarsi e cercare di trovare nuovi spunti per creare un nuovo giallo ma soprattutto per non far scadere nel noioso la storia d’amore con Claudio, che a mio avviso dovrebbe trovare un punto fermo.
Vedremo mai Alice felice? Non ci resta che aspettare il prossimo anno e la nuova avventura che l’attende.
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SYLVIA TRA AMORE E DESTINO
Gli innamorati di Sylvia è un romanzo complesso, pieno di emozioni, di storia, d’amore e con un finale che lascia il lettore inerme e senza parole.
E’ soprattutto un libro storico ambientato nella cittadina di Whitby nella contea del North Yorkshire , con protagonista, Sylvia, una giovane ragazza che sarà contesa tra due uomini, appunto i suoi innamorati.
Interessante è il periodo che l’autrice sceglie per descrivere la vicenda, la Gran Bretagna era alle dipendenze di Re Giorgio e si combattevano le guerre napoleoniche contro la Francia.
All’inizio del libro troviamo Sylvia, che va in paese a vendere il burro con la sua amica Molly, ma la loro attività viene interrota dall’arrivo di alcuni marinai tornati dopo un lungo viaggio, che li ha portati via dalle loro famiglie per la caccia alle balene.
Per questi giovani il ritorno a casa è molto importante sia per riabbracciare gli affetti che per essere rispettati da gli altri concittadini, essere un marinaio esperto e capace, portava ad essere considerato in maniera benevola dal resto della città che seguiva con grande apprensione le sorti dei giovani.
Purtroppo però in questo periodo i marinai venivano costretti ad arruollarsi per combattere nella flotta di Sua Maesta, e qui conosciamo le cosiddette bande di costrizione, o chiamate comunemente “press gang” o “impressment”, che prendevano con la forza questi ragazzi e li portavano via a combattere.
Questa situazione non era ben vista dagli abitanti di Whitby che cercavano di ribellarsi e di protestare per questa situazione.
I personaggi che descrive Elizabeth sono pieni di sfaccettature e non sono mai completamente buoni o cattivi, sono estremamente reali e i tre protagonisti della storia, Sylvia, Philipp e Charley, hanno un vissuto e una storia personale ben diversa tra di loro e reagiscono in maniera differente alle varie vicende che succedono nella storia. Nessuno dei tre, prevarica sull’altro per quanto riguarda l’affetto che il lettore può provare per loro.
Sylvia è una ragazza fragile, volubile, piuttosto sempliciotta, non ha istruzione e si distingue per la sua bellezza e per la sua autenticità, ma si lascia trascinare dagli eventi e dalla situazione scegliendo di sposare Philip solo per convenienza e per non restare da sola, però non riuscirà mai ad amarlo. A mio avviso, la sua scelta e il suo matrimonio è stato condizionato anche dagli eventi che le succedono, all’epoca non era facile per una ragazza doversi prendere cura della madre con i pochi mezzi che aveva e anche con la sua poca istruzione. Questo matrimonio purtroppo sarà pieno di infelicità e di rimpianti.
Philip è il cugino di Sylvia, non è un marinaio ma lavora come commesso in un negozio di stoffe in città, ha sempre voluto bene alla ragazza ma con il passare del tempo la vede sotto un’altra luce, ne è geloso e spera che prima o poi, lei si accorga della sua ammirazione nei suoi confronti. Però nasconde qualcosa di estremamente importante a Sylvia che cambierà gli eventi della storia e della loro stessa vita, per questo Philip ha pensato più a se stesso e alla sua felicità che a tutto il resto. Un errore grave che gli costerà molto e che purtroppo avrà conseguenze anche su gli altri personaggi.
Charley, è il classico uomo forte e pieno di coraggio che colpisce Sylvia e che però sembra all’inizio del romanzo avere molti segreti e aver avuto un passato molto travagliato sia nei suoi viaggi in mare che in campo sentimentale.
Lui si innamora veramente di Sylvia, ma il destino li divide perché il giovane viene rapito dalla banda di costrizione per combattere per la marina militare. A differenza di altre volte, in questo romanzo non ho particolarmente apprezzato questo personaggio, forse perchè anche lui si è lasciato trascinare dagli eventi e non ha saputo perdonare.
Trovo sempre incredibile come queste autrici a distanza di quasi due secoli riescano a coinvolgere e ad emozionare il lettore, che alla fine del romanzo viene invaso dal senso di vuoto causato dalla conclusione della storia.
Lo stile è impeccabile, ricercato e molto scorrevole, alcuni abitudini e usi e costumi dell’epoca sono ai nostri occhi strani, ma l’edizione del romanzo e la traduzione sono veramente ottime e se si vuole andare ancora più nel dettaglio dell’epoca basta semplicemente fare delle ricerche per contestualizzare il romanzo. Elizabeth Gaskell si contraddistingue rispetto alle altre autrici della sua epoca, per la grande drammaticità che inserisce nei suoi romanzi, in alcuni punti il lettore percepisce la paura e il dolore che provano gli stessi protagonisti. Però alla fine c’è sempre una sorta di riscatto, una speranza per il futuro.
Uno di quei classici che non può mancare nella propria libreria, un’opera che per anni è stata sepolta nella massa di libri sconosciuti e mai tradotti in italiano, un gioiello che non potete farvi scappare.
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VOLO ANCORA UNA VOLTA NON CONVINCE
L’essenza di questo libro è racchiusa in questa frase” Essere amati a volta non basta, vogliamo sentirci desiderati” e già da qui abbiamo un brutto presentimento sulla lettura dell’ultimo libro di Fabio Volo.
Premetto che non ama questo autore, ma ho iniziato questa lettura senza pretese, senza pregiudizi e dando l’ennesima possibilità a Volo di “redimersi” dalla bassezza delle sue precedenti opere.
Questo romanzo, però, non ha una trama, non parla di nulla, non c’è un’analisi dei personaggi, non si capisce quale sia il senso di questo libro. Perché è stato scritto?
Io non capisco ancora come casa editrici così importanti pubblicano questo genere di testi, si evince chiaramente dalla lettura che l’autore non ha nessun passione per la scrittura, che lo fa solo per contratto o per sfruttare la sua enorme popolarità.
In poche parole il libro racconta, o almeno ci prova, la storia tra Silvia e Gabriele, naturalmente è una relazione extraconiugale infatti Silvia è sposata e ha un bambino.
Per tre quarti del libro i due non fanno che avere dei rapporti intimi e niente altro e ad un certo punto il ragazzo ha un cambiamento improvviso e vuole far sul serio con Silvia, che poi la donna sia d’accordo o meno questo non ve lo dico, perché vi lascio la “curiosità” di scoprirlo se vi avanzano venti euro e li volete “devolvere” in beneficienza a questo autore come regalo di Natale.
Le scene di passione tra i due non suscitano niente al lettore, zero emozioni e poi il libro è talmente ripetitivo e monotono che a volte mi sono ritrovata a sbadigliare. Volo non ha uno stile, non ne ha uno suo, usa un italiano molto semplice, cadendo nei cliché tipici di un romanzo rosa ma non aggiungendo nulla di nuovo o di personale.
Sinceramente c’è poco altro da dire sulla trama o sui personaggi, non so nemmeno dare una valutazione su Silvia e Gabriele, l’autore ci ha dato un’immagine di loro solo di facciata, frivola e quindi non sono entrata in sintonia con loro.
Gabriele posso solo dire che mi sembra avere poco maturità, porta avanti questa relazione clandestina cosciente del fatto che il loro rapporto non avrà uno sviluppo amoroso significativo, fino a che di punto in bianco cambia idea e vuole qualcosa di più.
Silvia, non l’ho capita, tradisce il marito forse per ripicca, per sentirsi giovane, appagata o libera non saprei in alcuni punti mi è sembrata ambigua, scostante e incoerente.
Il testo sicuramente si legge in fretta, il linguaggio è semplice e lineare, ma il testo non ha spessore, sembra uno scritto di un autore adolescente che si sofferma solo sulla superficialità del rapporto amoroso e non vuole approfondire la psicologia dei vari personaggi, scavare nel profondo.
La trama è banale ma la cosa che mi preoccupa è che lo stesso Volo non ha un’evoluzione nei suoi libri le storie sono similari e noi lettori dovremmo meritare qualcosa in più, una “ricerca” maggiore e una cura dei dettagli più accurata.
Una storia che finalmente ci sappia coinvolgere, appassionare, stupire e sorprendere.
Non credete che ci meritiamo un po’ di più di impegno da parte di un autore bestseller, che come minimo dovrebbe dare prova almeno una volta del suo talento? O presunto tale?
La cosa che a noi lettori proprio non piace è essere presi in giro, accorgersi che nemmeno allo scrittore è piaciuta scrivere una storia del genere, che non aveva un’idea iniziale da sviluppare.
Come dice il titolo”Quanto tutto inizia” io mi chiedo quando Volo inizierà a scrivere con passione, impegno, magari buttandosi in un genere nuovo o trattando altri temi e non solo l’amore nella maniera più superficiale che ci sia.
Tentar non nuoce!
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AMICIZIA TRA DONNE
Pia Mantovani, la proprietaria di un noto ristorante a Milano, apre il nuovo libro di Sveva Casati Modignani che questa volta pubblica un racconto breve ma molto intenso.
E’ attraverso Pia che conosciamo le quattro donne che sono le protagoniste del romanzo: Carlotta, Gloria, Andreina e Maria Sole.
Le donne sono solite riunirsi il giovedì sera e cenare assieme nel locale della Mantovani, questa è l’occasione per aggiornarsi sulle rispettive vite e diventa un appuntamento imperdibile per le quattro giovani.
L’autrice ci parla di tutte e quattro le donne, anche se si sofferma di più su Andreina e ce la fa conoscere attraverso un vero e proprio racconto dall’infanzia fino ai giorni nostri. Come è abitudine della Casati Modignani, la narrazione fa un salto nel passato e ci racconta la vita della madre di Andreina e di come è nata e cresciuta la figlia.
Andreina rivela alle sue amiche di aver scoperto di essere incinta, ma Bill il padre del bambino, è sposato e abita dall’altra parte del mondo. E’una storia impossibile, sbagliata e che non ha alcun futuro in quanto sembra che l’uomo abbia un matrimonio felice.
La donna è piena di dubbi e non sa come affrontare questa situazione da sola, non crede sia corretto rivelare a Bill quello che le sta accadendo, come era successo anche per lei, infatti Andreina non ha mai conosciuto il suo vero padre.
La sua vita non è stata facile, da piccola ha vissuto con i suoi zii, perché sua madre dal sud si è trasferita al nord per lavorare e dare un futuro più felice alla figlia. Ma Andreina ha sofferto molto la sua mancanza e si è sentita sola e fuori posto nella casa dello zio. Si è chiusa in se stessa e non riesce ad aprirsi e a innamorarsi veramente di qualcuno e ad esprimere i propri sentimenti.
Mentre poi conosciamo anche le altre ragazze, c’è Gloria che è fidanzata da una vita con Sergio e da un anno ha deciso di convivere assieme a lui, ma il loro rapporto è diventato abitudinario e ripetitivo e la donna ha dei forti dubbi sulla sua relazione.
Carlotta,invece, è una donna che è dedita solo al lavoro è un avvocato in carriera che però ha deciso di non avere delle relazioni serie, ma solo delle avventure e crede che l’amore non esista.
Maria Sole, è l’unica delle quattro ad essere veramente felice e appagata, ha un marito e un figlio e sembra avere un rapporto solido e tradizionale.
In realtà ogni donna ha una storia personale molto diversa ma in un certo modo loro sanno che nonostante tutto possono contare l’una sull’altra, come una vera famiglia.
Queste quattro donne mi hanno ricordato moltissimo la famosa serie “Sex and the city” e in alcuni punti mi sembrava che fossero proprio loro, questo mi ha un po’ fatto storcere il naso, non perché non ami la serie tv (che è tra le mie preferite), ma piuttosto perché l’idea dell’autrice non è stata così originale.
Devo dire anche che Sveva ha un modo di raccontare la storia che ti sa coinvolgere e ti affascina ed è riuscita a trovare il giusto equilibrio per dare alle quattro donne, la stessa importanza nel libro e a rendere interessanti le loro storie.
Le quattro protagoniste del romanzo sono delle donne autentiche, che ci vengono presentate con i loro difetti e i loro pregi, affrontano le delusioni e le paure con coraggio e soprattutto nel corso del libro, trovano la forza per reagire e per andare avanti, perché insieme ce la possono fare.
La loro amicizia è l’unica cosa certa della loro vita, è un porto sicuro nel quale rifugiarsi.
A parte Maria Sole che non lavora, le altre tre sono delle donne in carriera e realizzate e con una vita sentimentale poco appagante e non esaltante.
Questo richiama molto le basi della letteratura chick lit, che io amo molto e nella storia ho trovato molti riferimenti a questo genere.
Non mi è piaciuta di certo la scelta dell’autrice di descrivere delle donne che avessero un’ ottima posizione lavorativa e una vita professionale molto appagante, non considerando la situazione di crisi che c’è oggi, questa cosa non l’ho trovata molto realista e in linea con quello che noi tutti stiamo vivendo.
Sembra quasi che l’autrice abbia voluto far cadere l’attenzione più sulla situazione personale e affettiva delle donne, lasciando così poco rilievo al loro lavoro che sembra non essere un argomento così importante e , a mio avviso, viene trattato con troppa “leggerezza”.
La parte finale mi è sembrata frettolosa e secondo me c’erano le basi per scrivere molte più pagine di questa storia, non mi ha entusiasmato come si risolvono le vicende delle quattro donne.
La cosa, invece, che più ho apprezzato è lo stile dell’autrice che possiamo trovare in tutti i suoi libri e che sa coinvolgere il lettore e lo porta per mano a scoprire l’intera storia.
Un testo ben scritto, intenso, ricco di colpi di scena, molto scorrevole e che si legge in poco tempo, consigliato a chi crede nell’amicizia vera che può superare ogni ostacolo e che questa possa essere un legame tra le persone e che possa anche aiutarle ad affrontare la vita di tutti i giorni.
Un libro ideale come regalo di Natale visto che nel testo si respira l’aria natalizia e anche il colore della copertina richiama i colori di questo periodo dell’anno.
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OMNIA VINCIT AMOR
La protagonista di questo nuova commedia romantica di Nicholas Barreau è Eleonore Delacourt, che lavora come assistente del professore di filosofia, Daniel Beauchamps, all’Università della Sorbonne a Parigi.
La ragazza è segretamente innamorata del professore da quasi un anno, ma lei non vuole parlare chiaramente all’uomo e preferisce restare nell’ombra e continuare a lavorare al suo fianco.
Nelly è una ragazza di venticinque anni che risulta quasi da subito un personaggio antipatico, che non agisce ma che preferisce rimanere ferma e aspettare che magari sia il professore, un giorno, ad accorgersi di lei.
Peccato che Daniel, la consideri solo come una valida collaboratrice e niente altro.
La protagonista ha tantissime paure, come quella di volare, diffida dagli uomini troppo belli perché a suo dire sono troppo presi da se stessi ma è anche una ragazza molto romantica e che ama i libri.
Il suo amore per i libri nasce dal fatto che la madre aveva una libreria e le ha trasmesso questa sua grande passione.
La ragazza crede anche nei presagi e nei segni del destino, Nelly ha vissuto con la nonna da quando i suoi genitori sono venuti a mancare ed è proprio lei che le ha regalato un anello al quale è molto affezionata e che al suo interno ha una scritta in latino, "Omnia Vincit amor”.
Ma un giorno le cose cambiano quando in un vecchio libro della nonna trova una frase e quella stessa scritta in latino e per la prima volta in vita sua, decide di cambiare la sua vita e di inseguire la verità e forse di trovare anche la sua felicità.
In questo romanzo l’autore, ha voluto parlarci di due città in assoluto tra le più romantiche del mondo, Parigi e Venezia e ci ha voluto raccontare una storia d’amore ad alto tasso di dolcezza.
La protagonista fin dall’inizio non si fa di certo amare, è una ragazza piena di paure e insicurezze sebbene abbia un lato molto romantico e sognatore.
Nel corso della storia però Nelly cambia e supera i suoi limiti forse le voleva proprio uno stimolo per riuscire a dare una svolta alla sua vita e iniziare a viverla da protagonista e non solo da spettatrice.
Ho rivalutato il suo personaggio soprattutto nella parte finale della storia e ho tifato per lei affinchè trovasse il coraggio di affrontare le sue paure.
Un libro che fa sognare chi ha un cuore romantico e a chi crede alle storie d’amore che possano avere solamente una conclusione, il lieto fine.
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JO E LA RICERCA DELLA VERITA'
La strada nell’ombra è un romanzo giallo ambientato alla fine del 1800, ad accompagnarci in questa lettura troviamo Josephine Montfort, giovane ragazza appartenente ad una famiglia molto in vista a New York.
Jo, sembra essere una brava ragazza per l’epoca, studia in un istituto per giovani signore, partecipa a balli e ai ricevimenti e sembra che tra non molto diventerà la sposa di uno dei rampolli più in vista della città, Mr Aldrich Abraham.
Non può desiderare altro di meglio per la sua vita, ma Jo ha un altro sogno che è quello di poter diventare una giornalista, non vuole essere solamente una moglie e una madre, andare nei salotti giusti, ai balli e alle cene vuole essere anche una donna moderna che lavora.
Ma soprattutto non vuole solo scrivere quale sia il modo più corretto di preparare un tè ma vorrebbe essere una reporter d’assalto che indaga nei fatti di cronaca.
Però a quell’epoca non era permesso ad una ragazza di poter scegliere della propria vita, lei doveva obbedire e accettare quello che i genitori e la società le imponeva di essere.
L’unica felicità per la donna dipendeva dal matrimonio e quella era l’unica possibilità per lasciare la famiglia e andare a vivere altrove, ma anche in quel caso si era sottomessa alla volontà del marito, quindi non si era nemmeno in questo caso delle donne libere.
La vita di Jo verrà sconvolto dalla scomparsa del padre, che getterà la ragazza e anche la madre nel sconforto più totale.
La ragazza non crede alla versione che lo zio e che tutta la sua famiglia le dicono sull’accaduto e inizia ad indagare correndo dei rischi e in molte occasioni facendosi quasi scoprire.
La storia ha un bel intreccio narrativo, molti personaggi e molti segreti ci portano alla fine a scoprire la verità.
Jo rappresenta una ragazza forte e determinata che nonostante l’epoca in cui vive e l’ambiente da cui proviene, vorrebbe essere una persona diversa, poter scegliere cosa fare della sua vita.
Questo personaggio mi è piaciuto molto, il suo coraggio, la sua intraprendenza e anche la voglia di sapere quale sia la verità, nell’ottocento la donna poteva fare ben poche cose, doveva uscire sempre accompagnata da un uomo della famiglia, non poteva girare sola di notte o parlare con degli sconosciuti.
La reputazione era tutto quello che la donna aveva e anche l’unica carta da giocare per riuscire a sopravvivere in un mondo dominato solo da uomini e da convenzioni sociali.
Jo però nonostante tutto decide di indagare da sola e con l’aiuto di un report Eddie Gallagher, corre molti pericoli pur di andare fino in fondo.
In alcuni punti ho trovato quasi strano che Jo nonostante tutte le volte che usciva di notte e molte volte da sola e di nascosto, non sia quasi mai stata scoperta e abbia comunque continuato a fare il bello e il cattivo tempo in società e in famiglia.
Questa scelta mi è sembrata alquanto forzata, inoltre ho trovato che la storia si perdesse un po’ quando hanno iniziato ad esserci troppi personaggi e alcune volte stavo per perdere il filo.
Questo non ha aiutato molto il lettore che si è trovato spiazzato e quasi in difficoltà.
L’altra cosa che mi ha lasciato perplessa di questo romanzo è il fatto che ho capito il colpevole prima della metà del libro e questo non è una cosa positiva quando parliamo di gialli, in quanto dovrebbe rimanere la suspense di capire solo all’ultimo di chi sia la colpa.
Per il resto credo che il personaggio di Jo sia credibile e che sia stata dietro una forte ricerca storica per ricostruire l’epoca e le abitudini e gli usi e i costumi dell’ottocento.
Essendo il primo libro che leggo di quest’autrice posso solo dire che le lascio ancora una possibilità e vorrei leggere qualche altro suo giallo.
Non mi sento di dare un giudizio basso a questo romanzo, perché in fondo è stata una lettura piacevole e tutto sommato ho adorato la scelta di ambientarla a fine ottocento e di disegnare una protagonista così piena di coraggio.
Cara Jennifer alla prossima!
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UN'AMICIZIA CHE DURA PER SEMPRE
Il nuovo libro di Federica Bosco parla di amicizia, di un legame che nonostante tutto cambia, cresce ma che non si spezza mai.
Questo è un romanzo molto diverso rispetto ai precedenti di Federica Bosco, eravamo abituati a leggere storie di donne alle prese con disavventure amorose, ora troviamo un testo più maturo che affronta la forte amicizia tra due donne, Cate e Ludo.
Cate, è l’anima della festa, una ragazza molto bella, socievole ma anche ribelle che ha voglia di prendersi la sua libertà e la sua indipendenza.
Ludo, invece, è la classica “brava ragazza”, studiosa, seria, affidabile che fa sempre la cosa giusta ma che in realtà, ha paura di affrontare i cambiamenti e si accontenta di quello che sta vivendo senza tentare di migliorare la propria vita.
Cate e Ludo si conoscono dai tempi della scuola, per Ludo, Cate, è la prima persona che le rivolge la parola, non per avere un aiuto in un compito o per insultarla, ma solo perché aveva voglia di parlare con lei.
E così diventano amiche, un appoggio sicuro l’una per l’altra e piano, piano il loro rapporto matura, cresce cambia e si evolve.
Nonostante i pregiudizi della famiglia di Ludo nei confronti di Cate, le due donne rimangono unite e quello che le lega è sicuramente la fiducia e la lealtà reciproca.
Il libro scorre veloce , gli anni passano e si ritrovano a essere delle donne e la loro amicizia resiste nonostante dei periodi difficili e di tensione.
Dopo una forte litigata Cate decide di partire per l’Australia da sola, ma al suo ritorno Ludo scopre che l’amica è incinta, solo che il padre non è venuto in Italia con lei.
La nascita di Gabriel sconvolgerà sia la vita della ragazza che quella dell’amica, che ne diventa non sono una zia ,ma qualcosa di più, una sorta di seconda madre.
Ma se Cate da una parte cerca di crescere suo figlio da sola, la vita sentimentale di Ludo non è un gran che e qui ho visto un piccolo spiraglio di chick lit nella figura di Paolo, il fidanzato di Ludo.
Paolo è un uomo inetto, triste, solitario, ordinario ma soprattutto un bugiardo, una persona che non merita una donna come Ludo, intelligente, leale e giusta.
Ma Ludo non riesce a lasciarlo, lo sa che in fondo lui non è la persona giusta, che lui non è l’amore che lei sognava da bambina, che ogni donna sogna, Paolo è solo un’àncora sicura dalla quale Ludo non riesce a staccarsi perché ha paura di annegare.
La vita ci insegna che a volte ci può essere una seconda possibilità per essere felici basta coglierla al volo, ma c’è anche il rovescio della medaglia non sempre le cose vanno come speriamo e alcune volte la realtà è molto dura da affrontare.
Lo stile di Federica Bosco è inconfondibile, molto curato, attento, scorrevole e appassionante ma in questo libro ho trovato che in alcuni punti la storia rimanga statica, ferma sempre sugli stessi concetti. Il romanzo quindi sembrava un po’ stagnato, mentre in altre parti correva via veloce, forse troppo.
Questo libro, secondo me, non è allo stesso livello dei primi che l’autrice ha pubblicato, la preferisco quando racconta delle storie chick lit, ma devo ammettere che alla fine quello che lei scrive mi lascia sempre qualcosa e mi fa emozionare.
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