Opinione scritta da ALI77
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LA SESTA INDAGINE DI ERICA E PATRIK
In questo volume Erica torna ad avere un ruolo da protagonista, nonostante sia incinta di due gemelli è sempre in mezzo alle indagini perché cerca di trovare la soluzione del caso.
Se nei precedenti volumi mi sono lamentata perché la Falck ricopriva un ruolo marginale, in questo è anche troppo presente e invadente. O poco o troppo la Läckberg non ha mezze misure, ormai dovrei conoscerla un po'.
Il caso al centro del libro riguarda proprio la protagonista, Erica, che ha aiutato nella stesura del suo romanzo d'esordio lo scrittore emergente Christian Thydell, anche lui residente a Fjällbacka.
Da alcuni mesi Christian riceve dei gigli bianchi con dei strani biglietti con scritto "Lei ti cammina accanto, ti segue. La tua vita le appartiene.", la protagonista cerca di indagare per conto suo e la situazione si aggrava quando un amico di Thydell, scomparso da mesi, viene ritrovato morto lungo la costa.
Anche Patrik, compagno di Erica e ispettore incaricato del caso, crede che ci sia un legame tra le lettere e il corpo, ma durante la narrazione il lettore si troverà di fronte a molte false piste e il colpevole non sarà cosi scontato...
Devo essere sincera questo libro mi ha coinvolto meno dei precedenti, forse è la risoluzione del caso che non mi ha appassionato o forse l'intreccio era troppo ingarbugliato e in alcuni punti non lo ho capito le scelte che l'autrice ha fatto.
Lo stile della Läckberg è sempre lo stesso, diretto e semplice, utilizza la tecnica dei cliffhanger sia alla fine dei vari capitoli che alla fine del libro stesso.
I personaggi in questo libro sono molti, forse troppi e tutti insieme rendono la narrazione pesante e difficile, come dicevo, c'è un po' di confusione e bisogna stare attenti a non perdere nessun dettaglio.
Il ritmo quindi risulta essere molto lento, credo perché passiamo da un personaggio all'altro e ci vuole un po' prima di orientarsi in questa storia.
Una cosa che mi ha lasciato veramente perplessa è il finale, ovviamente non farò spoiler, ma questa conclusione mi ha spiazzato e non ho compreso come la Läckberg abbia fatto una cosa del genere, come le può essere venuta in mente. Per me non era necessario dare una svolta così alla trama e sinceramente non trovo una giustificazione plausibile.
Forse voleva sorprendere il lettore con questa storia, invece a me ha lasciato l'amaro in bocca.
Per il resto se vi incuriosisce la serie della Läckberg, iniziate dal primo volume "La principessa di ghiaccio" e se continuerete sicuramente ci saranno dei libri che apprezzerete di più e altri di meno, questo romanzo per me è stato meno coinvolgente degli altri.
Se non conoscete proprio l'autrice sono usciti i primi due volumi di un'altra serie dedicata al personaggio di Faye, io ho recensito entrambi i volumi e dell'ultimo trovate la recensione qui, io non vi consiglierei di partire da questi perchè la Läckberg non è la stessa. Mi spiego, nei romanzi dedicati a Erica l'autrice si concentra più sui casi che sulla vita personale dei personaggi e la narrazione è molto scorrevole e credibile, alcune volte di più altre di meno.
Mentre in quella di Faye, non sono dei romanzi gialli, ma più dei thriller e la Läckberg punta l'attenzione su alcune tematiche a lei care, calcando un po' troppo la narrazione e inserendo degli elementi che stridono con la sua produzione letteraria del passato. Non siamo sullo stesso livello della serie dedicata ai delitti di Fjällbacka.
Peccato, speriamo che cambi rotta.
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NON E' MAI TROPPO TARDI
Questo libro porta alla luce una pagina dolorosa e poco conosciuta della storia italiana, moltissimi bambini dal Settecento fino alla Seconda Guerra Mondiale venivano venduti dalle loro famiglie che erano molto povere, per lavorare nelle ricche fattorie delll'Alta Svevia.
Questi bambini non avevano idea di dove sarebbero andati, pensavano di arrivare in un'isola felice, dove avrebbero vissuto un'infanzia migliore; ma non sapevano che quello era solo l'inizio di un incubo.
L'autrice sceglie di raccontarci la storia di Edna, ma di alternare i capitoli: quando era una bambina e viveva nella fattoria e ai giorni nostri quando ormai novantenne decide di intraprendere un viaggio da Castelbello fino a Ravensburg, per incontrare Jacop. Edna parte per rivedere l'unica persona che ha cercata di aiutarla nella fattoria e lo fa accompagnata dal suo fede pappagallo Emil.
"Arrivavano di seguito, senza logica e frammentate, schegge che si conficcavano nella carne. Sono così, i ricordi: decidono loro quando è il momento di svelarsi, guidano a volte le mani prima che la mente. Il cuore segue o resta ad ascoltare."
Prima di soffermarmi su alcune cose che non mi hanno convinta, voglio dire che questo libro ha al suo interno due messaggi importanti, che sono quelli della speranza e del coraggio.
Fino all'ultimo giorno di vita, c'è ancora la possibilità di perdonare e farsi perdonare.
Riconosco il fatto che l'autrice abbia portato alla luce un episodio del nostro recente passato che pochi ahimè conoscono, quindi di base questo testo ha un grande impatto emotivo sul lettore, che deve affrontare anche delle scene molto forti, che sicuramente fanno riflettere.
La prima cosa che mi ha lasciata perplessa è stata lo stile dell'autrice, molto pesante e noioso in alcuni punti, molto descrittivo e a volte si soffermava su alcuni dettagli che non erano rivelanti ai fini della narrazione.
"Lei credeva nel destino? In un filo rosso che collega ogni cosa senza che noi ce ne rendiamo conto, prima che quello stesso filo ci accarezzi o ci stringa fino a strozzarci?"
L'altra cosa che non mi ha convinta è stato il viaggio che Edna compie, dobbiamo considerare che è una signora di ben novant'anni, che la meta è molto lontana, che ha un pappagallo con sè e nessuno che l'ha accompagni.
Per quanto questa donna anziana sia in gamba, questa costruzione narrativa a mio avviso non è verosimile e l'ho trovata molto forzata, come anche la serie di personaggi strani che Edna incontra lungo la strada, tutti abbastanza gentili e pronti ad aiutarla.
Come dicevano alcune mie compagne di lettura, o la storia doveva essere ambientata trent'anni prima oppure l'autrice doveva concentrare la narrazione solamente sulla parte della Edna bambina, che io ho preferito.
Però credo di essermi data una spiegazione a questo viaggio che Edna intraprende, è una metafora per far capire che non ci si deve mai arrendere, che si può ricominciare e avere una seconda possibilità per sistemare le cose.
Sicuramente mi aspettavo di più, qualcosa di più coinvolgente e anche sconvolgente, ci sono molti passaggi che si potevano approfondire, ma per me è mancato qualcosa.
Recentemente ho letto il libro "Fiore di roccia" di Ilaria Tuti, anche lì si raccontava un episodio poco conosciuto della nostra storia, ma dà subito la storia mi aveva coinvolto e appassionato cosa che in questo romanzo non è mai successa.
Sarà sicuramente una unpopular opinion, però tutto questo successo ed entusiasmo verso questo libro non lo capisco, anche se credo di aver compreso il messaggio ma meno la costruzione della narrazione.
E' un vero peccato.
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UNA STORIA NOIOSA
Negli ultimi sette/otto anni il romance non rientra più tra i miei generi preferiti, però avevo proprio voglia di staccare da letture più "impegnate" e volevo una storia leggera.
Nonostante le buone premesse, questo libro non ha soddisfatto la mia voglia di spensieratezza e non mi ha affatto rilassato anzi mi ha fatto un po' arrabbiare.
Non è il primo libro della Premoli che leggo, speravo che negli anni fosse migliorata come autrice ma non è stato così.
Non mi dilungo sulla trama, la trovate in qualsiasi sito o anche più su nella scheda, la storia ha come protagonisti due scrittori, Aidan che dopo aver vinto il Premio Pulitzer, non riesce a pubblicare il suo secondo libro e Laurel, autrice che utilizza uno pseudonimo e ha un grande successo nella pubblicazione dei suoi romance.
L'autrice costruisce una storia banale e scontata e con poche idee originali e soprattutto a mio avviso, commette quattro errori.
Il primo in assoluto è quello di continuare a dire che i romanzi rosa sono dei libri di pessima qualità, letti solo da donne insoddisfatte della loro vita.
Capisco che l'autrice abbia trattato questo tema con ironia, perché sa benissimo che questa cosa non è vera, ma continuare a ripeterlo è come dire: "sai lettore che questo è solo un pregiudizio e non è affatto vero?". Io le avrei risposto certo lo sappiamo tutti che è falso, se ti rivolgi a un lettore occasionale puoi fare questo tipo di considerazione, ma i veri lettori non si ingannano. Basta andare su internet e troviamo un sacco di articoli che ci dicono il contrario, il genere rosa viene letto soprattutto da manager, per la maggior parte donne, ma che hanno una posizione importante e sono laureate. Scrivere un romanzo rosa non è affatto semplice, lo sappiamo e scrivere un libro non è facile.
Anche il titolo richiama questo concetto "è solo una storia d'amore" lo è, ma sta all'autore renderla preziosa, darle quel pizzico di sapore in più e se non lo fa, ecco che rimane solo una storia d'amore.
Il secondo errore è l'ambientazione, siamo a New York, ma potremmo essere anche a Londra, a Parigi o a Roma non sarebbe cambiato nulla, perché i personaggi non interagisco con essa e la descrizione dei luoghi non è vivida e verosimile. Non amo le ambientazioni in paesi stranieri se effettivamente non servono alla storia, ma sono lì tanto per.
Il terzo è aver creato dei personaggi stereotipati, Aidan in particolare, il classico maschio alfa o che gioca a esserlo, pieno di sè, presuntuoso e irritante, è stato delineato in maniera approssimativa e questo non mi è piaciuto.
Il quarto errore è il tira e molla tra i protagonisti, Laurel cerca di fare la sostenuta, non ammette a se stessa che Aidan le piace, quindi continua a esserci questo gioco tra i due, che a lunga andare annoia.
Capisco che la Premoli voglia in un qual modo "denunciare" il mondo editoriale dove lei stessa ci "mangia" passatemi il termine, però io non ho percepito quell'ironia che mi aspettavo da un'autrice che ricordavo essere molto brillante.
Lo stile del romanzo è abbastanza scorrevole, i capitoli sono alternati da due punti di vista diversi, però pensavo di leggerlo in molto meno tempo; probabilmente mi sono dilungata perché la storia non mi ha coinvolto.
Se i romance contemporanei sono così continuerò a leggere i classici.
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NON MI HA CONVINTA
ALL'INTERNO DEL TESTO E' SEGNALATO UNO SPOILER
Devo ammettere che avevo delle aspettative molto alte su questo libro che in parte sono state disattese, Ruth Ware è una scrittrice che riesce a creare delle scene di alta tensione e di suspense, ma qualcosa non ha funzionato.
La protagonista del romanzo è Laura Blackwood, detta Lo, una giornalista che lavora per "Velocity", che si sta preparando a partire per una crociera tra i fiordi norvegesi in uno yacht di lusso chiamato l'Aurora Borealis. Questo viaggio non è di piacere ma lavorativo infatti deve scrivere un articolo per il giornale in cui lavora.
Lo deve sostituire il suo capo Rowan, che è in maternità, questo viaggio calza a pennello in un periodo un po' così della vita della ragazza: è in crisi con il fidanzato e ha da poco subito un furto che l'ha veramente spaventata.
"Tuttavia era il ladro ad aver commesso il crimine. E allora perchè mi sentivo come se fossi io a essere interrogata?"
Lo, nonostante sia ancora scossa da quello che è successo a casa sua, decide di partire ugualmente, inizialmente tutto sembra perfetto fino a che una notte la ragazza vede un corpo finire in mare e trova del sangue sul separé del balcone della cabina affianco alla sua, la numero 10.
Il capo della polizia sulla nave, non crede a Lo, perché la cabina numero 10 è vuota e non c'è mai stato nessuno, eppure la protagonista la sera precedente a quella incriminata, ha visto nella stanza una donna con dei lunghi capelli neri che le ha anche prestato un mascara.
Laura ha dei problemi personali, è molto ansiosa e soffre di attacchi di panico, beve molti superalcolici e prende anche degli antidepressivi.
Questo sicuramente non aiuta molto la sua credibilità, tutto sembra essere contro di lei, tutti, o quasi, all'interno della nave pensano che Lo si sia inventata questa storia, per attirare su di sé l'attenzione.
L'autrice riesce a creare delle scene di alta tensione, il prologo come anche il primo capitolo sicuramente hanno suscitato il mio interesse, poi però ci sono alcuni passaggi del romanzo in cui narrazione si ferma, poi riprende e dalla seconda metà ho trovato che il climax fosse più costante.
Però credo che a questo thriller manchi qualcosa.
In primis, la protagonista non mi ha conquistata, Lo si lamenta troppo di tutto soprattutto nella prima parte, ma in realtà nessuno dei personaggi è stato convincente, forse verso la fine Laura si riscatta un po' e l'ho trovata più coerente.
La trama non è molto originale, leggendo molti libri di questo genere, credo che alcuni passaggi della narrazione, siano simili ad altri romanzi che ho già letto.
Ci sono dei momenti in cui l'autrice spiega dei dettagli che non sono fondamentali per la trama e il romanzo perde un po' la scorrevolezza delle prime pagine.
**INIZIO SPOILER **
Non ho capito come mai l'autrice all'inizio si soffermi nel raccontarci il furto che Lo subisce, ma questo fatto non sembra avere un collegamento con quello che succede dopo, come mai l'ha inserito all'inizio? Perché non è collegato al resto del libro? Forse Ruth Ware vuole farci credere che ci sia un legame ma in realtà non c'è?
Lei non ce lo spiega e a me questa cosa non mi è andata molto a genio, mi aspettavo che ci fosse questo nesso al resto della trama, altrimenti perché inserirlo?
**FINE SPOILER**
Si poteva sicuramente sfruttare meglio la situazione che aveva creato, cioè quella di confinare delle persone in uno yacht, che diventa il luogo dove avviene un crimine, non vi ricorda qualcosa? Non lo dico tanto sapete di che scrittrice famosa sto parlando.
Credo che scoprire chi sia il responsabile dell'omicidio prima della fine sia un male e forse intuirlo prima che l'autrice ce lo racconti, sia ancora peggio.
Sicuramente dovrò recuperare altri libri dell'autrice, per capire se effettivamente mi possa piacere come scrittrice di thriller.
Mi aspettavo molto e alla fine sono rimasta un po' delusa, è un vero peccato.
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UN RITORNO AMARO
Trevor Benson è il protagonista di questo romanzo, ha 37 anni ed è un ex medico, la sua vita viene sconvolta quando in Afghanistan, un missile viene lanciato contro l'ospedale in cui lavorava, nel 2011. Questo ha colpito l'ingresso dell'edificio, provocando molte ferite all'uomo, ha perso l'occhio destro, alcune dita e l'orecchio sinistro, oltre a questo ha riportato numerose cicatrici sul petto e una sulla faccia. Inoltre ha avuto anche delle lesioni spinali e delle forti emicranie e tutt'oggi è in terapia per curare il suo disturbo da stress post- traumatico.
Quando il nonno muore, Trevor decide di tornare a New Bern, nel North Carolina, dove da piccolo durante le estati trascorreva il suo tempo con l'uomo; ora gli sono rimasti solamente i ricordi di quel periodo e la casa di legno accanto al fiume dove abitava.
In quelle estati ha imparato a pescare e a prendersi cura delle api, ma il nonno gli ha anche insegnato cosa significa amare un'altra persona, è stato sicuramente un periodo prezioso per il protagonista.
Trevor è un uomo che ha delle profonde ferite non solo fisiche, è psicologicamente molto provato da quello che gli è successo, ha paura di lasciarsi andare, di ricominciare e di emozionarsi di nuovo.
Trevor incontrerà due donne, una ragazza quindicenne Callie che aiutava suo nonno e Natalie, giovane poliziotta che fa breccia nel cuore dell'uomo, anche se ci viene descritto come un personaggio freddo, misterioso e complicato.
L'uomo non capisce come mai il nonno si trovasse nel South Carolina quando ebbe il malore che poi gli fu fatale, Trevor vuole capire cosa cercasse lì e anche cosa gli volesse dire prima di morire, poche parole incomprensibili dette negli ultimi momenti della sua vita.
Partiamo dal fatto che Nicholas Sparks scrive romanzi rosa con al centro una storia d'amore, questo libro presenta alcuni difetti che mi portano a non considerarlo tra i suoi migliori romanzi.
Per prima cosa la storia tra Trevor e Nathalie: tra di loro manca l'intensa, manca la passione, manca l'emozione, il lettore non la percepisce tra le pagine; Sparks la scrive a parole ma a mio avviso non viene trasmessa a chi sta leggendo. Non c'è chimica tra i due, il loro rapporto non funziona, è come se vedessimo due bravi attori che singolarmente sono perfetti ma in coppia non riescono a trovare la giusta sintonia.
Per Trevor proviamo empatia per la sua storia personale, mentre Nathalie rimane un personaggio neutro, anche dopo aver scoperto il suo segreto.
A mio avviso, l'elemento drammatico della storia personale di Trevor è convincente, rende il personaggio più vero, il suo tormento personale, il suo passato, le sue paure, le sue fragilità da sole reggono la storia, che altrimenti avrebbe fatto acqua da tutte le parti.
Il lieto fine nei suoi romanzi è scontato, anzi i lettori di romanzi rosa vogliono trovare quel finale altrimenti non leggerebbero questo genere, ma la storia d'amore non è coinvolgente come dovrebbe essere.
La storia del nonno e di Callie, fa solo da contorno al resto del romanzo, personalmente non l'ho trovata sviluppata al meglio, l'autore non spiega bene alcuni passaggi e non ho capito come mai abbia voluto intrecciare più storie e poi finire senza darci troppe spiegazioni.
La narrazione scorre velocemente, ma ho trovato lo stile di Sparks un po' pesante, non lo ricordavo tale, ha questo modo di descrivere ogni singola azione e a lungo andare diventa un po' faticoso, alcune volte sarebbe stato meglio tagliere queste parti e dare più ritmo alla storia.
Alcuni esempi per farvi capire.
"Dopo aver finito di cenare, portai dentro il piatto e lo misi nel lavandino. Mi strappai una birra e tornai in veranda a leggere un po'."
E ancora:
"Dato che ero stato io a invitarla, ed essendo della vecchia scuola, insistetti per pagare il conto. A suo merito, va detto che mi lasciò fare e mi ringraziò educatamente."
Per me queste frasi andrebbero tolte, sono particolari che non aggiungono nulla alla storia.
Ho apprezzato molto la descrizione dei luoghi in cui abita Trevor e la casa del nonno, questo ha reso la storia più vivida e reale.
Questo libro porta a riflettere su molte cose, su quanto diamo per scontato tutto quello che abbiamo, su quanto l'amore possa arrivare quando meno ce lo aspettiamo e quanto le difficoltà ci possano rendere più forti.
"Non avevo problemi a dormire e cominciavo a tornare quello di un tempo. Era come se, cercando di salvare [...], avessi finito in qualche modo per salvare anche me stesso."
Questa storia richiama in un certo qual modo le altre scritte da Sparks, ci sono degli elementi che ricorrono sempre, in primis il ruolo centrale della storia d'amore, le difficoltà nel coronamento dello stesso, il passato difficile dei protagonisti, qualche segreto da scoprire; insomma per chi è un amante dei suoi romanzi questo libro è ciò che ci si aspetta dall'autore.
Però, a differenza dei precedenti, ha una trama un po' piatta, la storia non decolla come dovrebbe e l'anello più debole è proprio la parte "rosa" della narrazione, che in alcuni punti ho trovato forzata e priva di una reale emozione.
Il lettore si aspetta che la storia prende una determinata direzione e l'autore segue sempre lo stesso schema e chi è un suo fedele reader, probabilmente sa già che troverà una conclusione della storia uguale a come se l'era immaginata.
" Il cuore va dove vuole."
Apprezzo sempre quando l'autore di un romanzo crea un protagonista imperfetto e fragile, che ha un vissuto particolare che lo porti a trovare nuove consapevolezze nella propria vita, che migliori e capisca cosa e dove sbaglia. In questo caso Trevor lo fa, questo libro è interessante da questo punto di vista, questo forte sentimento che prova per Natalie lo spinge a cambiare, sicuramente ne esce un personaggio complesso, che però proprio per la costruzione di questo tipo di storia d'amore perde un po' la sua forza.
"Era una giornata qualunque, ma non c'era niente di normale, per me; mi pungevano gli occhi per le lacrime, e avrei voluto soltanto che questo momento non finisse mai."
In generale credo che per Sparks non sia una novità raccontare dei personaggi con storie personali tragiche e vite da ricostruire, ma qui forse ha perso proprio la magia che troviamo nel titolo. Piccolo appunto, la parola magia è stata aggiunta dalla casa editrice, visto che il titolo scelto dall'autore era semplicemente "The return".
Sicuramente per i fan di Sparks questo romanzo sarà una conferma, ma onestamente la storia non regala molto emozioni.
Le cose positive sono il protagonista e il messaggio che l'autore vuole dare ai lettori, che è quello di non arrendersi mai e di ricominciare.
Spero che però anche i suoi fans siano obbiettivi nel riconoscere i difetti di questa storia.
Trovo impensabile dare un giudizio alto a questo libro, guardo indietro ad altri suoi romanzi e questo lo trovo nettamente inferiore; alcune volte meglio un'onesta verità che nasconderci dietro la fama dell'autore.
Sparks è sicuramente un ottimo scrittore nel suo genere ma non tutte le ciambelle escono con il buco, come in questo caso.
Se vi aspettate una storia d'amore appassionante non la troverete, se invece volete leggere un romanzo leggero, ma che fa anche riflettere in alcuni punti; allora potrebbe fare al caso vostro questa lettura.
A mio gusto personale, a questa storia manca qualcosa e quindi non consiglierei la lettura se non siete amanti dell'autore.
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UNA CRIME STORY DA LEGGERE
Siamo di fronte ad una crime story ambientata nel 1931 e il prologo del romanzo ci svela che una ragazza sta morendo, lei è Angelika o Angela Raubal, detta Geli, nipote di Hitler.
L'indagine sulla morte di Geli è al centro del romanzo, inizialmente tutti gli elementi fanno pensare che la giovane si sia tolta la vita, ma per Sauer e Forster, i due commissari che indagano sul caso, le cose sembrano essere andate diversamente.
"La storia non la scrive chi vince, avrebbe dovuto dirgli, ma chi sopravvive.
Anche gli sconfitti, prima o poi, trovano voce."
Inizia così per i due, la ricerca della verità che non sarà facile da scoprire, tra strani suicidi, testimoni che non parlano, la mancata autopsia e vari depistaggi delle indagini; i due metteranno a repentaglio la loro stessa vita pur di risolvere il caso.
"«Vai a casa. E guai a te se vengo a sapere che continui a indagare sul caso Raubal. Lascia che i morti riposino in pace.»"
Inizialmente Sauer e Forster avrebbero dovuto, in sole otto ore, trovare le prove e dare una spiegazione del motivo per cui Geli si sia uccisa, ma non riuscendoci il caso viene subito archiviato per poi essere riaperto. C'è sicuramente qualcosa di strano sotto, qualche verità scomoda che non doveva venire alla luce.
Il romanzo parte da un fatto realmente accaduto la morte di Geli, che non sembra essere solamente la nipote di Hitler, ma alcune voci la darebbero come la fidanzata/amante dell'allora leader del partito nazionalsocialista dei lavoratori.
L'amore dello zio per Angela era sicuramente particolare, molto possessivo, non potremmo mai sapere cosa sia successo veramente, se Geli si sia suicida, per la paura di superare un provino di canto lirico; oppure sia stata eliminata, perché era una persona scomoda per la futura ascesa politica di Hitler.
Personalmente trovo, che la motivazione che è stata data per il suicidio, sia alquanto debole.
Fabiano Massimi si destreggia in questo crime storico tra realtà e finzione e lo fa molto bene per quasi tutta la durata del romanzo, forse meno nella parte finale dove la parte storica, lascia il posto ad ad una conclusione un po' troppo romanzata.
Nella prima parte ho trovato la narrazione un po' statica, quasi come se i personaggi continuassero a girare attorno ad un cerchio, ma non trovassero una via d'uscita per procedere con l'indagine.
Dopo aver superato queste prime cento pagine, la storia mi ha coinvolto moltissimo e ho trovato che la vicenda sia stata sempre più coinvolgente e incalzante; volevo capire cosa fosse successo a Geli, o meglio quale soluzione l'autore avesse pensato per la morte di Angela, visto è rimasto un caso tuttora irrisolto.
"Forse, si disse, il destino non esiste tutti i giorni, ma in alcuni sì.E questo è ciò che sto vivendo ora.Questa è la mia occasione."
Lo stile di Fabiano è sicuramente molto curato, ho trovato che abbia fatto un'ottima ricostruzione storica, è un libro che si legge velocemente nonostante sia comunque un romanzo storico di quasi cinquecento pagine. Ho trovato che i capitoli brevi e l'utilizzo alla fine di questi, dei cliffhanger, che io personalmente adoro, abbia aumentato la tensione e la curiosità del lettore nel proseguire la lettura.
Credo che parlare di Geli e mettere in luce questo fatto storico, sia stata un'idea vincente, questo libro è sicuramente un modo per ricordarla, forse non sapremo mai la verità sulla notte del 18 settembre del 1931, ma almeno l'autore le ha dato una sorta di rivincita.
Credo che oggi scrivere un romanzo storico inserendo anche degli elementi thriller sia molto difficile, credo lo sia proprio come genere letterario, molte sono le insidie che si va incontro, se l'autore non si documenta bene e non cura i dettagli storici, potrebbe incorrere in gravi errori di credibilità del libro stesso.
Nel nostro caso credo che l'autore sia riuscito, per almeno tre quarti del romanzo, a confondere perfettamente la realtà e la finzione narrativa, forse nella parte finale ci sono un po' troppi colpi di scena e intuiamo che la conclusione sia stata una libertà narrativa che l'autore si è concesso. Poco male, purtroppo di elementi e prove schiaccianti su quello che è successo veramente non ci sono e quindi Fabiano ha dato una sua conclusione alla storia.
Dobbiamo considerare anche che siamo di fronte a un libro d'esordio, un caso letterario a quanto posso leggere nella fascetta gialla del libro, che è in corso di traduzione in dieci paesi, quindi assolutamente mi sento di consigliare questo romanzo. La storia è interessante e poco conosciuta, il libro si legge velocemente perché si vuole scoprire cosa succederà alla fine, ai nostri commissari e cosa scopriranno su Geli.
Finalmente un buon libro nel panorama narrativo italiano.
TANTI PICCOLI FUOCHI CHE SI SPENGONO VELOCEMENTE
Era da tantissimo tempo che volevo leggere "Tanti piccoli fuochi" ma non mi decidevo mai a farlo, poi complice l'uscita della serie tv su Prime Video ho capito che era il momento giusto per affrontare il romanzo, prima di vedere il film.
La storia è ambientata a Shaker Heights, Cleveland e seguiamo le vicende di Elena Richardson e Mia Warren, due donne, due madri, due lavoratrici molto diverse tra di loro.
L'autrice ci presente Elena sempre e solo come Mrs Richardson quasi non chiamandola mai Elena, forse per far notare al lettore il fatto che lei sia una donna ricca e snob, mentre nomina semplicemente come Mia, l'altro personaggio principale.
Elena è la classica americana benestante, che ha una vita perfetta, una casa elegante e programma tutta la sua giornata ed è esattamente come tutti si aspettano. Ha quattro figli, amichi ricchi con i quali passare le serate, un lavoro come giornalista che adora.
Mrs Richardson affitta il suo appartamento di Winslow Road a Mia, la Warren capisce subito che a Shaker Heights ci sono delle regole, tutto deve essere in ordine per preservare l'estetica del quartiere, anche l'altezza dell'erba nel giardino deve essere in linea con le altre case del quartiere, come anche il posto dove lasciare l'immondizia.
"Pianificando ogni dettaglio, gli Shaker erano convinti di poter creare un angolo di paradiso in terra, un piccolo rifugio dal mondo e lo credevano anche i fondatori della città."
Mia, al contrario di Elena, è un'artista ha cambiato spesso città e lavoro, dedicandosi alla sua vera passione la fotografia, l'unica certezza della sua vita è la figlia Pearl.
Le due donne non potrebbero essere più diverse di così, ma il soggiorno a Shaker Heights non è per Mia l'ennesimo luogo di passaggio è decisa a rimanere, questa volta.
Però dietro all'apparenza scopriamo che la famiglia di Elena è tutt'altro che perfetta, l'inizio del libro ce lo fa capire chiaramente, Izzy la figlia più piccola della donna, dà fuoco alla meravigliosa casa dei Richardson, i tanti piccoli fuochi del titolo sono proprio quelli che la piccola lascia in tutta la casa.
"Com'era stata ipocrita Mia, tutta fissata sulla sua privacy a intromettersi in questioni che non la riguardavano. Ma lei era fatta così.Provava un piacere così perverso nel distruggere l'ordine naturale delle cose."
La lettura, nella prima metà del libro, è scorrevole ma non succede nulla di significativo, è quasi una spiegazione di chi sono i personaggi e di cosa fanno, c'è anche il racconto delle dinamiche che si instaurano tra Elena e Mia e tra Pearl e i figli dei Richardson.
La seconda parte del libro è sicuramente migliore, anche se non ho trovato nulla di sconvolgente, le prime pagine mi aveva fatto sperare in un libro scoppiettante, ma non lo è stato.
"Eppure la richiesta di Izzy aveva portata una ventata di novità. Qualcosa di intrigante, o perlomeno interessante. Qualcosa su cui forse valeva la pena indagare."
Una piccola delusione perchè mi aspettavo di più.
Interessante seguire le dinamiche del mondo femminile, di donne, di madri e del rapporto problematico con i loro figli, le vere protagoniste sono le donne, mentre i personaggi maschili non sono rilevanti ai fini della storia, quasi come se non ci fossero.
Viene posta anche l'attenzione tra l'eterno divario tra ricchi e poveri, anche qui la contrapposizione tra Elena, ricca madre e donna in carriera e Mia, l'eccentrica donna single che passa da un lavoro all'altro e che viene definita semplicemente un'artista.
Mia nasconde un segreto nel suo passato e Elena quando capisce che c'è qualcosa che non sa sulla sua affittuaria, decide di indagare su di lei.
Ma la vera battaglia tra le protagoniste avverrà quando i coniugi McCullough che hanno in custodia una bambina cinese, iniziano una battaglia legale contro la madre naturale che rivuole la figlia dopo averla abbandonata.
Lo stile dell'autrice l'ho trovato abbastanza scorrevole, i capitoli lunghi hanno tolto qualcosa al ritmo della storia, che soprattutto nella prima metà è molto lenta e si fa fatica a seguire.
Un punto debole è sicuramente il fatto che non ho visto tutto questo fuoco che doveva bruciare, ma solamente tanti piccoli fuochi destinati a spegnersi velocemente.
Non ho capito come mai l'autrice non abbia scritto il finale, non c'è una conclusione alla storia quando ho girato l'ultima pagina, pensavo che ce ne fosse almeno un'altra di spiegazione invece non c'era nulla...
Scrivere e creare una storia, con i suoi pregi e i suoi difetti e poi lasciare tutto in sospeso senza un reale motivo non è per me una cosa comprensibile.
A questo punto spero che la serie sia migliore del libro.
Non mi sento di non consigliare questo romanzo perché la storia in alcuni punti è coinvolgente ma rimane sempre un po' piatta senza grandi colpi di scena. Ho trovato interessanti e ben costruiti entrambi i personaggi principali, Elena e Mia e credo siano loro la forza della storia. Il "non" finale spazza via tutto il buono che l'autrice aveva costruito.
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MONTAGNA: TRA PAURA E SUGGESTIONE
Siamo nel 1974 nel Sud Tirolo e conosciamo Marlene una giovane ragazza di 22 anni che è sposata con Herr Wegener, uno degli uomini più importanti e pericolosi della zona.
La donna è cresciuta in un maso e in una famiglia molto povera e questo matrimonio le ha permesso di condurre una vita più tranquilla, almeno dal punto di vista economico.
Marlene decide di scappare dal marito, lo deruba e se ne va via, ma quello che sottrae non è solamente del denaro ma qualcosa di più prezioso, che scatenerà l'ira di uomini ancora più potenti e spietati di Wegener.
Durante la fuga, la ragazza avrà un incidente e viene aiutata da Simon Keller, un Bau'r, un contadino e cacciatore sui sessant'anni che vive da solo in montagna, in un maso isolato dal resto del mondo.
Inizia così la ricerca della ragazza da parte di Herr, che si sente deluso e amareggiato da quello che Marlene gli ha fatto, lui amava veramente la moglie ma possiamo dire lo stesso di lei?
Per cercare Marlene viene ingaggiato l'Uomo di fiducia, un feroce assassino di cui non sappiamo l'identità o altre notizie su di lui, l'autore ci dice solamente che è bello come un attore di Hollywood. Però i pericoli per la donna, possono essere più vicini di quanto lei sospetti...
"L'autocontrollo era stato per anni il suo vanto. Nervi saldi e sangue freddo l'avevano portato a comandare su ciò che, segretamente, avevano battezzato «l'impero». Un impero pronto a spiccare il balzo che, questo era il piano, gli avrebbe permesso di elevarsi dal rango di uomo di fronte al quale ci si toglie il cappello a uomo al cui cospetto è obbligatorio genuflettersi."(cit. pag. 15)
Al di là della trama, il romanzo mi ha lasciata in alcuni punti un po' perplessa.
All'inizio del libro ho fatto un po' di fatica ad entrare nella storia, la narrazione è stata molto lenta però i capitoli brevi mi hanno aiutato a continuare la lettura.
Ho trovato l'ambientazione ben descritta e curata nei dettagli e in alcuni casi, ho avuto la curiosità di andare ad approfondire alcuni termini che non conoscevo.
Sicuramente dopo aver letto il libro, vorrei andare a visitare i luoghi che l'autore ha descritto.
"Mancava il libro. Quel libro. Il suo libro. Le fiabe dei fratelli Grimm.L'unico oggetto che Marlene aveva portato con sè dalla dei genitori a quella del marito." (cit pag. 17)
Nel complesso mi sono piaciuti i dialoghi che ho trovato buoni e verosimili, ma quello che non mi ha soddisfatta a pieno è stata la costruzione dei personaggi e la loro evoluzione.
Partiamo dal fatto che ci sono moltissimi personaggi e alcuni non vengono approfonditi, anche se dovrebbero avere un ruolo "importante" nella vicenda, rimangono ai margini della storia. Sono stati un po' trascurati dall'autore.
Sembra quasi che ogni personaggio sia sull'orlo del delirio, in alcuni punti li ho trovati un po' sopra le righe e alquanti artificiali.
Marlene, dovrebbe essere la protagonista della storia, io l'ho trovata un personaggio alquanto antipatico e una ragazza priva di sentimenti che, dopo aver vissuto con un criminale per anni, scopre qualcosa di importante e decide improvvisamente di scappare.
Prima lo sposa per avere una vita migliore e poi alla prima occasione se ne va via lasciandolo nei guai, rubando qualcosa che non appartiene solo al marito. Sa bene, che compiendo questo gesto, le conseguenze non ricadranno solo su di lei e il marito, ma anche su altre persone.
"No Marlene, nonostante smalto, abiti e Mercedes, non era e non sarebbe mai stata una ragazza di città." (cit. pag. 71)
Herr Wegener ci viene descritto come un uomo spietato e che non guarda in faccia a nessuno, ma davanti ai sentimenti lui cambia e troviamo una sorta di "pentimento" per quello che fa e che ha fatto. Anche se non è un personaggio positivo credo sia il più riuscito del romanzo, però l'autore disegna per lui un percorso diverso da quello che io mi ero immaginata.
"Nutriva un sentimento ambivalente nei confronti delle occhiate. Da una parte se ne compiaceva. L'invidia rendeva forti. Marlene era come un gioiello, la dimostrazione vivente della sua grandezza." (cit. pag.50)
L'Uomo di fiducia è personaggio a mio avviso inutile che non lascia nulla alla storia, capisco solo che è bello come un attore ma questa descrizione è troppo superficiale per delineare il profilo di questa persona. Essendo un killer mi aspettavo che lui fosse molto più spietato e cinico ma non è stato così.
"Tuttavia, fino a quel giorno Wegener non aveva mai preso in considerazione la possibilità che Marlene fosse attratta da un altro uomo. Non solo perchè era certo che lei l'amasse davvero, ma perchè lui era Herr Wegener, non un tizio qualsiasi. Nessuno sano di mente avrebbe fatto la corte a sua moglie." (cit pag. 50)
Simon Keller è un uomo che sicuramente ha avuto un'infanzia difficile e soffre di gravi problemi a livello psicologico, ma anche il suo personaggio l'ho trovato troppo esagerato.
"L'uomo è programmato per alzare sempre la posta in gioco. E fa parte della sua natura anche la noia che segue la passione." (cit. pag. 60)
Il titolo del romanzo però introduce un altro personaggio che in realtà è un animale, la scrofa "Lissy",devo dire che c'è stato un punto nel romanzo che mi ha davvero inquietato e riguardava proprio lei.
Tutti questi personaggi hanno un ruolo importante nella storia ma alcuni non sono stati approfonditi a sufficienza, come all'interno del romanzo sono stati introdotti troppi temi che hanno sicuramente portato un po' di confusione. In alcuni punti, l'autore si sofferma su alcune comparse che a mio avviso non centravano nulla, dopo la loro breve apparizione non se ne è più saputo niente.
“Quattro giorni.Un’eternità.Marlene poteva essere ovunque.Il pensiero lofaceva sentire un animale in gabbia.” (pag.116)
Il finale l'ho trovato troppo sbrigativo e troppo "banale" passatemi il termine, mi aspettavo qualcosa di più, più una conclusione da commedia rosa che da thriller.
Un altro punto da chiarire è il genere, è un thriller come è stata catalogato? La risposta per me è un ni.
Non c'è sicuramente l'aspetto della suspense e il ritmo alcune volte è troppo lento per essere un thriller, tra l'altro qui troviamo la criminalità organizzata, io non amo particolarmente i libri che parlano di questo.
“La sua vita non era altro che una serie di menzogne. Menzogne su menzogne.” (cit. pag. 157)
I capitoli brevi aiutano la scorrevolezza della lettura, ma non ho trovato alla fine del capitolo i cliffhanger, che avrebbero lasciato il lettore con la curiosità di sapere come sarebbe finita l'azione, che era stata interrotta sul più bello.
In questo libro, avrebbe aiutato l'utilizzo del prologo per creare delle aspettative nel lettore, mentre il primo capitolo presenta solo queste parole "-Dolce Lissy, piccola Lissy.
“[…]Che non era giusto chiedergli di rinunciare all’unica creatura cui fosse mai riuscito a dare amore. Che ci doveva essere un altro modo per tornare indietro e rimediare.” (pag.125)
Pertanto, questo romanzo lo possiamo considerare come una storia a tinte crime, con un'ambientazione molto intrigante e con degli elementi di thriller e di mistero, di soprannaturale e di leggendario.
Non mi sento di consigliarlo perché ci sono troppe cose poco coerenti a partire dai personaggi, dalla loro evoluzione, agli eventi che accadono durante la narrazione.
Lo stile dell'autore, togliendo i primi capitoli, ti invoglia a continuare la lettura ma a mio avviso verso la fine, il romanzo si perde un po'.
Mi aspettavo di più è un vero peccato!
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PATROCLO E ACHILLE: AMORE E GUERRA
Posso dire con certezza che l'autrice con il suo modo di narrare la storia, coinvolge moltissimo il lettore, che ne rimane affascinato tanto da pensare che dovrebbero essere scritti così i libri di storia.
La storia è raccontata in prima persona da Patroclo, figlio di re Menezio, che in giovane età a causa dell'uccisione accidentale di un altro ragazzo viene confinato a Ftia, alla corte di Peleo, dove viene cresciuto assieme ad Achille.
"Ben presto, mi rivelai una delusione: piccolo e sottile. Non ero veloce. Non ero forte. Non sapevo cantare. La cosa migliore che si poteva dire di me era che non ero cagionevole."
Patroclo non era di certo un guerriero, era piccolo e fragile, ma è proprio in questo suo esilio che conosce Achille e ne rimane subito affascinato. Il sentimento, nei confronti del figlio di Peleo, cresce ogni giorno di più tanto che i due si innamorano.
"La sua bocca era un arco carnoso, il suo naso una freccia aristocratica. Quando si sedeva, le sue membra non sembravano scomposte come le mie ma trovavano sempre una perfetta grazia, come se fossero opera di uno scultore" .
Un amore puro, folle e irrazionale che durerà per tutta la vita, nonostante l'imminente guerra di Troia, l'intromissione della madre di Achille, la ninfa del mare Teti, e nonostante la continua pressione attorno al famoso guerriero, per dimostrare di essere il più forte di tutti.
Se su Achille sappiamo molte cose, l'idea geniale dell'autrice sta proprio nel dare voce a Patroclo, personaggio della mitologia greca semi sconosciuto, che viene relegato ad un ruolo secondario.
Ho trovato che Patroclo sia di una sensibilità unica, è un uomo anche sveglio, acuto e soprattutto fedele, rimane vicino ad Achille anche durante la guerra di Troia, è stato il suo sostegno nei momenti difficili. Lo ha anche perdonato nelle sue debolezze, nelle sue scelte sbagliate.
Le foto delle varie tappe del gruppo di lettura
"Therapon fu il termine che usò. Un compagno d'armi legato a un principe da un giuramento di sangue e amore. In guerra, questi uomini erano le guardie d'onore; in pace, i consiglieri più vicini."
Per Achille la guerra non è una scelta scontata all'inizio non la vuole combattere, si rifiuta di farlo ma poi accetta, lui era nato per diventare il più forte guerriero della storia e per sconfiggere i troiani.
"Non c'è niente che ti possa insegnare. Tu sai tutto ciò che sapeva Eracle, e anche di più. Sei il più grande guerriero della tua generazione, e di tutte le generazioni prima della tua."
"Eravamo come dei all'alba del mondo e la nostra felicità era così abbagliante che non potevano vedere altro che noi."
Ma questo costerà caro alla coppia Patroclo e Achille, che però nonostante tutto resiste, Achille non è descritto solo come un terribile guerriero assetato di sangue ma, almeno inizialmente, è molto a disagio nel combattere e nell'uccidere, ma sa che è quello il suo destino.
"Mi resi conto d'un tratto del peso delle parole del centauro: il mondo diceva che Achille era nato per la guerra. Che le sue mani e i suoi piedi veloci erano stati forgiati per questo soltanto, per mandare in frantumi le possenti mura di Troia."
Se il rapporto vacilla tra Patroclo e Achille, anche la guerra non è facile e soprattutto è lunga e mette a dura prova chi la combatte, sia a livello fisico che psicologico.
"Ricordavo bene i lunghi giorni trascorsi in preda al dolore per lui, le mie mani vuote e inutili, che pizzicavano l'aria come uccellini che beccavano la terra arida."
Come sappiamo tutto viene scatenato dal rapimento di Elena da parte di Paride e il marito Menelao guida un intero esercito per riprenderla assieme al fratello Agamennone.
"I troiani sono famosi per la loro abilità in battaglia e le loro morti eleveranno il tuo nome fino alle stelle. Questa opportunità di diventare immortale, non lasciartela sfuggire."
All'inizio vediamo che anche Patroclo è tra i vari pretendenti che Elena poteva sposare e tutti gli altri corteggiatori non scelti giurarono di proteggere l'unione tra la donna e Menelao, che ebbe la meglio sugli altri e divenne il suo sposo.
"Il tormento infinito dell'amore e del dolore, Forse in un'altra vita, avrei potuto rifiutare, avrei urlato strappandomi i capelli, lo avrei lasciato solo ad affrontare la sua scelta. Ma non in questa. In questa sarei salpato per Troia e lo avrei seguito, persino nella morte. "
Questo libro non approfondisce le figure di Elena e Menelao, ma se avete Netflix potete trovare "Troy-La caduta di Troia" che approfondisce questa parte della storia.
"Avevano aggiunto il loro scopo: dimostrarci che annientarli non sarebbe stato facile."
La scrittura di Madeline Miller è molto scorrevole e accattivante, la narrazione è molto fluida e non puoi non affezionarti a Patroclo, che io non ho mai visto come un debole, ma come una figura molto intelligente, che anche se resta nell'ombra, riesce ad essere fondamentale per Achille.
"Provavo pena per gli altri re che dovevano lottare per affermare la loro autorità, o che ne facevano un misero uso, i loro gesti rozzi e sgraziati. Achille emanava una forza fuglida come unna benedizione, e gli uomini sollvevavano il volto verso di lui, rapiri, come se si trovassero al cospetto di un sacerdote."
Il finale lo conosciamo ma non vi svelerò di più, perché quello che mi ha colpito di più è stata sicuramente la ricostruzione storica di queste due figure: Patroclo e Achille.
"Non uccisi nessuno, non ci provai nemmeno. Alla fine di quella fatta di ore e ore di rivoltante caos, aveva gli occhi accecati dal sole e la mano mi faceva male per il peso della lancia che avevo usato comunque più per sostenermi che per minacciare."
Si percepisce che la loro storia è vera, autentica e pura, non è romanzata, le difficoltà ci sono, il giudizio degli altri nei loro confronti, Teti che non approva la loro relazione, però tutto questo non distrugge la loro storia d'amore ma la rafforza, in un certo modo.
"Era una strana guerra.Non occupavamo territori, non prendevamo prigionieri. Era soltanto una questione d'onore, uomo conto uomo."
Loro rimangono sempre vicini nei momenti felici come in quelli più difficili, con la consapevolezza di esserci l'uno per l'altro.
Un piccolo apprezzamento anche alla ricostruzione attenta e precisa della storia, con dettagli anche riguardanti l'armatura, la guerra e le abitudini e gli usi e costumi dell'epoca.
A fine libro c'è anche il Glossario dei personaggio così nel caso non ci ricordassimo dai libri di storia, possiamo andare a vedere lì, alcuni dettagli riguardanti le varie divinità o i mortali che incontriamo nel testo.
Siamo di fronte ad un libro di alto livello, ad una scrittura che appassiona e coinvolge il lettore, l'autrice è riuscita a riscrivere la storia attraverso gli occhi di uno dei protagonisti della stessa e il risultato che ne esce fuori è una visione diversa di quel mondo, qualcosa che non avremmo mai pensato.
Un romanzo emozionante, con dei personaggi vividi che prendono forma con le loro debolezze, con le loro paure ma anche con la loro forza.
La guerra è sempre sbagliata e in un certo modo anche in questo romanzo l'amore ha la meglio.
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LE PORTATRICI CARNICHE: DONNE DIMENTICATE DALLA ST
Questo libro ha come protagoniste le portatrici carniche, donne che nella prima guerra mondiale, trasportavano rifornimenti e munizioni con le loro gerle; queste erano delle ceste di legno o di vimini a forma di tronco di cono rovesciato, dotate di fettucce per essere portate sulle spalle.
Chilometri e chilometri a piedi, dove non c'era fatica, condizioni climatiche o salite impervie che impedissero a queste donne di aiutare i soldati fino alle prime linee, dove combattevano gli alpini.
Queste donne sono state dimenticate da tutti, dai libri di storia, dalla gente e io per esempio non ne avevo mai sentito parlare.
Il loro contributo è stato "semplicemente omesso".
"Lupe stanche, cuccioli affamati. Si renderebbero contro del branco morente che siamo"
Conosciamo la storia di alcune di loro, Caterina, Viola, Lucia, Maria e in particolare Agata Primus, che possiamo definire la leader del gruppo e sicuramente il personaggio che verrà approfondito maggiormente.
"Il mondo che conoscevo è cambiato fino a farci sentire straniera. Il suo odore di metallo e paura mi fa stringere lo stomaco."
Agata è una donna forte che non si dà per vinta, vive con il padre ormai gravemente malato e cerca di vivere alla giornata, ma la guerra la metterà a dura prova, facendole affrontare molte battaglie difficili.
"Che cosa hanno visto più di questo, che è già al di là di quanto una mente sana posso sopportare?"
Le portatrici carniche erano donne tra i 15 e i 60 anni che ogni giorno con le loro gerle, attraversano sentieri, pendii e camminavano lunghe quelle montagne a loro così famigliari, venivano pagate una lira e cinquanta a viaggio e le loro consegne venivano segnate su un libricino . Indossavano gli scarpetz, una sorta di pantofola molto leggera di velluto, che veniva utilizzata per non farsi sentire dagli austriaci che presidiavano il confine.
"«Non conosco le rose. C'è invece un'espressione più felice che racconta la tenacia di questa stella alpina: noi la chiamiamo 'fiore di roccia'.» Il capitano Colman annuisce. «E' questo che siete. Fiori aggrappati con tenacia a questa montagna. Aggrappati al bisogno, sospetto, di tenerci in vita."
Le montagne sono parte integrante della narrazione, sono anch'esse le protagoniste della nostra storia, la descrizione dell'ambientazione è magnifica, l'autrice ci fa amare quelle montagne tanto da voler visitare quei posti.
Gli uomini sono tutti impegnati al fronte e le donne cercano di dare il loro contributo, possiamo dire che le portatrici sono il primo reparto di donne nella storia, ad essere impegnato nella guerra.
La guerra è qualcosa che non ti aspetti e che non sai come affrontare, provoca molto dolore e molta sofferenza, nessuno può immaginare di vedere determinate scene di morte e desolazione.
"Li ho sognati, la scorsa notte, immersi nel sangue. Scorrevano come fiori pallidi portati a valle da una corrente purpurea."
Considerando anche l'epoca in cui è ambientata la storia, le donne non avevano assolutamente un ruolo nella società, erano relegate a sposarsi e a fare le madri, ma in questa circostanza dimostrano di avere più forza e coraggio di molti uomini.
La Tuti descrive e approfondisce in maniera curata anche le condizioni in cui vivevano le persone che non erano impegnate al fronte: la scarsità cibo, la paura di non rivedere i propri cari, l'incertezza dell'esito delle varie battaglie.
"Così vicine alla morte, non chiediamo altro che qualche riflesso di un possibile futuro."
Durante la guerra è difficile capire cosa sia giusto o cosa sia sbagliato, la sofferenza ti porta al limite delle forze mentali e fisiche, ti porta a perdere la fede e la speranza in un qualcosa di migliore. Chi può giudicare l'altro?
Se ci trovassimo di fronte uno all'altro, un italiano contro un austriaco chi può biasimare l'altro di aver sparato per primo?
Siamo tutti essere umani e tutti abbiamo una dignità, una famiglia, la maggior parte dei soldati era giovane e obbligata ad andare al fronte, è normale che dopo anni di combattimento ci siano alcuni di loro che capiscono che la guerra non è giusta, che non vogliono combattere nemmeno per amor della patria.
"Chi è il buono e chi è il cattivo non è più possibile dirlo."
Lo stile della Tuti l'ho trovato scorrevole, appassionante, quasi poetico con moltissime citazioni degne di nota, io ne ho riportate solo alcune.
Il ritmo della storia è incalzante e coinvolgente, i personaggi hanno un'evoluzione nel corso del racconto, in particolare Agata che ne è la protagonista, cresce con l'andare dei capitoli ma rimane sempre coerente con se stessa e con le proprie convinzioni.
Una donna moderna, che non si lascia intimorire, che va avanti anche da sola, con coraggio, con determinazione, facendo sempre quello che ritiene giusto.
"Come su una nave, qui bisogna imparare a bastare a se stessi, a addomesticare i bisogni, a portare a termine il proprio compito quotidiano affinché quello degli altri non sia vano."
Un gruppo di donne che inconsapevolmente fanno la storia, con le loro gerle e con la loro forza a non arrendersi mai.
Un libro che riporta alla luce la figura delle portatrici carniche, donne dimenticate dalla storia, che gli uomini hanno ignorato per decenni, ma che almeno in questo romanzo sono riuscite a ottenere la loro rivincita.
Una storia emozionate e sconvolgente allo stesso tempo, che ci accompagna a scoprire una pagina della nostra storia poco conosciuta, un romanzo drammatico, vero e autentico che consiglio a tutti di leggere.
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IL DIALOGO COME SALVEZZA PER LA COPPIA
L'invenzione di noi due è un libro ben scritto ma che purtroppo non riesce a coinvolgere il lettore.
Non si crea quell'empatia necessaria con i protagonisti della storia, Milo e Nadia, che regalano poche emozioni.
I temi sono un po' scontati e sicuramente già sentiti, già letti, nel corso del testo ci sono sicuramente moltissime citazioni sull'amore che potrebbero andare bene per un manuale ma non per un libro di narrativa.
Il protagonista si chiama Milo e ci racconta la sua storia d'amore con Nadia, sono sposati da 15 anni e alla soglia dei cinquant'anni d'età vivono una crisi di coppia molto forte, più delle precedenti che hanno avuto.
Quello che manca in questo matrimonio è il dialogo, mi sono chiesta perché Milo, per cercare di riconquistare Nadia, le abbia scritto fingendosi un altro uomo.
Perché non è andato a casa e l'ha affrontata?
E' stata la paura di perderla?
"E' triste, tragico persino, ma torniamo a occuparci delle cose quasi sempre quando sono finite."
Tra i due personaggi ci sono molte cose da risolvere, sia per quanto riguarda le loro aspirazioni personali sia per i loro progetti matrimoniali, su quello che vogliono fare nel loro futuro.
Milo vive di ricordi, dei momenti felici che lui e la moglie hanno trascorso assieme e dopo un po' questi continui capitoli che ci raccontano il passato, mi sono sembrati alquanti sdolcinati e stucchevoli.
Hai quarantasette anni e non venti perché non ci parli con tua moglie?
C'è un punto nel romanzo dove lui le fa trovare in frigo dei contenitori con dei piatti già pronti e lei non mangia nulla di quello che Milo le prepara e invece di chiederle come mai, fa passare un po' di tempo facendo mille ipotesi. Alla fine pensa che sia meglio affrontare la cosa. Capisco che Milo voglia prendersi cura della moglie e per lui questo semplice gesto di cucinare è un atto d'amore, ma agli occhi di Nadia potrebbe non essere visto come tale.
"Nadia ormai non mi amava più, ma sapeva che non mi avrebbe lasciato mai."
Milo è un personaggio che viene descritto come un uomo debole, senza coraggio, fragile e riservato mentre Nadia come una donna creativa, ma poco concreta; insegue il sogno di diventare scrittrice anche pesando sull'economia famigliare.
Credo che il raccontare la storia di una coppia normale, che vive una vita semplice e che nonostante i tanti problemi che hanno cerca di amarsi e di andare avanti, non sia sbagliata come idea, solo che la loro storia risulta da subito poco interessante e vuota.
Forse a me non è arrivato il messaggio che l'autore voleva trasmettere.
"Lo lessi una volta, da qualche parte: l'amore è un privilegio. Non è un elemento previsto dalla natura, ma un'invenzione umana."
Milo vuole capire cosa succede a Nadia, come mai loro non sono più la coppia di quindici anni fa, lui cerca anche di capire cosa ha sbagliato, cosa fare per rimediare, per migliorare le cose tra di loro, ma questo si traduce nella scelta di scriverle fingendosi un altro uomo.
Inoltre, il protagonista si perde in lunghe riflessioni con se stesso, su come mai sono arrivati a questo punto, su quello che sua moglie non gli ha mai detto e io continuavo a pensare che la cosa più brutta che possa capitare ad una coppia sia il silenzio, la mancanza di dialogo e di un confronto costruttivo.
Lo stile dell'autore è impeccabile, curato, con molte frasi ad effetto sull'amore che però a me non hanno lasciato nulla.
Come lettrice preferisco uno stile più semplice con una storia che mi sappia coinvolgere ed emozionare, rispetto a una scrittura più complessa e a una narrazione che non mi lascia nulla.
Mi sono chiesta quale sia lo scopo di questo libro? Il salvare un rapporto in crisi? Cercare di andare avanti ritrovando l'amore perduto di un tempo? Riaccendere la fiamma della passione? Oppure il cercare di resistere come coppia e non lasciarsi davanti agli ostacoli della vita?
Forse nessuno o magari tutti questi, io non l'ho capito.
Sicuramente l'autore crede molto nell'amore, che è un sentimento per lui indispensabile come lo è per Milo che non pensa a nessun altra se non alla moglie, che la trova bella anche nei suoi difetti e che nonostante tutto risposerebbe ancora.
Ma è giusto rimanere assieme non per amore, ma per paura di restare soli o per abitudine?
O forse il vero amore è anche lasciare andare l'altra persona, affinché possa trovare la sua felicità altrove? Che sia con un'altra persona oppure seguendo un proprio sogno?
Se Nadia non è felice della sua vita, se ha delle aspirazioni che Milo che non capisce, se il loro matrimonio non è più fatto d'amore ma di necessità, non è il caso di lasciarsi?
Credo di non riuscire a capire Bussola come autore, non riesco a trovare nelle sue storie un qualcosa che mi sappia emozionare, oppure come vissuto e come età, sono lontana dalla storia che ho letto in questo romanzo.
Resto dell'idea che a questo libro manchi qualcosa.
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UN THRILLER CON POCHE EMOZIONI
Quando iniziamo la lettura del romanzo, ci troviamo di fronte a una donna Clara che sta spazzolando i capelli di una delle figlie Daisy, mentre la polizia irrompe nella sua casa e arresta il marito Glen.
Clara è sempre stata una persona perfetta e obbediente al marito e sa che non deve dire nulla, ma quando la interrogano e la chiamano Diana, capisce che qualcosa non va.
Dopo la scena iniziale ci aspettiamo una protagonista di un' età media tra i 40 e i 45 anni, ma andando avanti con la narrazione ci troviamo davanti ad una ragazza di 23 anni che ha chiaramente dei problemi psicologici.
Non si rende di ciò che è sbagliato e ciò che giusto, o forse sta solo fingendo per salvarsi, questo dubbio mi è rimasto per tutta la narrazione.
Il libro è formato da capitoli alternati, dal racconto della storia dopo l'arresto di Clara e Glen a quello che invece è successo prima, come i due si sono conosciuti e qual era la vita della ragazza.
Clara resta fedele al marito e a quello che le è stato detto, cioè di non collaborare con la polizia e di non dire nulla di quello che ha visto e ha sentito, anche se nel corso della storia la protagonista ha dei seri dubbi su ciò che le ha sempre raccontato Glen.
Ad un certo punto Clara cambia, la polizia le rivela un segreto che il marito, l'unica persona di cui si fidava, non le ha mai detto e alla ragazza crolla tutto, tutto si spezza e si frantuma in pochi minuti e capisce che la sua vita è un inganno.
Ora dovrà scegliere da che parte stare.
Ho trovato il libro nella prima metà, molto coinvolgente e intrigante, secondo me, aver diviso la narrazione al presente e al passato ha dato un qualcosa in più alla storia.
La parte al passato poi non è consecutiva ma la narrazione racconta degli episodi senza un ordine cronologico.Però poi ci si aspettano dei colpi di scena, qualcosa che porti alla conclusione della storia che lasci il lettore senza fiato, mentre invece ho trovato il libro prevedibile e molto scontato e l'entusiasmo della prima parte è completamente svanito.
Il personaggio di Clara, è descritto in maniera parziale come anche quello di Glen, riusciamo a conoscere solo una parte della loro vita e non riusciamo a comprendere fino in fondo perché siano arrivati a compiere determinate scelte.
Peccato perché lo stile dell'autrice è molto scorrevole, riesce almeno nella prima parte a tenere alta l'attenzione del lettore, che vuole conoscere come si sviluppa la storia.
Non mi sento di non consigliare questo libro perché ad una persona che ama i thriller psicologici soft senza troppa originalità, questo romanzo può piacere; oppure anche a quel lettore che legge poco questo genere.
Io invece mi aspettavo molto di più.
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IL SECONDO CAPITOLO DELLA SAGA DEI POLDARK
La storia riparte dalla nascita di Julia, la prima figlia di Ross e Demelza, quindi alcuni mesi dopo la fine del primo libro.
Questo secondo capitolo della saga racconta le vicende matrimoniali di Ross e Demelza e in particolare, si concentra sulla figura della giovane protagonista.
Demelza continua ad avere dei forti dubbi sull'amore che il marito prova per lei, infatti pensa di non essere all'altezza del mondo da cui proviene Ross e soprattutto lei non è Elizabeth, il primo grande amore dell'uomo.
Elizabeth è da sempre un'incognita per Demelza, anche se inconsapevolmente lei fa parte della sua vita e di quella del marito, il cugino di Ross l'ha sposata, quindi le vicende narrate intrecciano sempre i loro percorsi.
Demelza è sicuramente molto giovane e inesperta e soprattutto insicura dell'amore che Ross prova per lei, dall'altro canto il nostro protagonista prova qualcosa per la moglie ma non sono riuscita a capire se effettivamente ami veramente la donna che ha sposato.
Certo con Demelza è amorevole, attento e affettuoso ma due mondi così lontani possono incontrarsi?
"Dietro tutto questo c'era Elizabeth. Elizabeth aveva segnato un punto, quel giorno. Era parsa così bella, così calma e aggraziata, ed era rimasta in disparte evitando di farsi coinvolgere nella discussione [...] La sua semplice esistenza era sufficiente a mettere in luce tutto ciò che lei non era. [...]"
Diciamo che Ross non è il classico nobile ozioso, lui ha sempre lavorato e si è messo in gioco, sì è ritrovato con una vecchia casa da sistemare e poco altro, dopo aver letto questo libro posso capire quanto sia più simile a Demelza che a Elizabeth.
Ma mi sono anche chiesta il suo essere anticonvenzionale l'ha portato a sposare Demelza? Per far capire che lui non è come gli altri nobili? A dissociarsi da una categoria?
Demelza ne ha di strada da fare per diventare una signora e probabilmente non è nemmeno una sua aspirazione.
La sua famiglia di origine non la smette di metterla in imbarazzo, ogni occasione è buona per farlo, la donna è scappata di casa ma cerca di ricucire il rapporto con il padre e i fratelli, ma ancora una volta loro non riescono a cogliere questi segnali e la mettono in difficoltà.
"Una terribile amarezza colmò il cuore di Demelza. Quell'uomo, che quando era bambina aveva ucciso a suon di cinghiate l'affetto che provava per lui, e al quale aveva mandato un invito in segno di perdono, aveva deciso di venire lì il giorno prima di rovinarle la festa."
Per Demelza i problemi non sono finiti, la sua nobiltà di sentimenti la porterà a fare delle cose sconsiderate se vogliamo, ma lei antepone sempre il cuore alla ragione.
Questo secondo libro è scorrevole come il primo, a mio avviso l'aggiunta di nuovi personaggi e le varie vicende che si intrecciano rendono il testo un po' dispersivo e sicuramente difficile da seguire in alcuni punti.
Demelza non ha motivi di dubitare dell'amore di Ross, è la sua insicurezza che la porta a pensare questo e in alcuni punti è sicuramente un po' fastidiosa, diciamo che lei si innamora di questo nobile e il nome dei Poldark conta ancora qualcosa, lei verrà sempre giudicata per questo matrimonio e non potrà cambiare le cose ma solo adattarsi.
Però nemmeno puoi sottometterli a Ross e qui vedo che sta iniziando a fare sentire le sue idee e quello che vorrebbe fare.
A mio avviso questi libri, finora ne ho letti due, sono sicuramente molto lunghi e le vicende in alcuni casi scorrono molto lentamente, questa è sicuramente una caratteristica delle saghe che io non apprezzo molto.
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UNA STORIA CHE NON DECOLLA
Sadie è un thriller che volevo leggere da molto tempo, mi hanno incuriosito sia la trama che la cover che ho da subito apprezzato e che mi è rimasta impressa nella mente.
Il libro ha due punti di vista, quello di West McCray, un giornalista, che attraverso un podcast intitolato "Le Ragazze" cerca di capire dove sia Sadie, una ragazza di 19 anni che sembra essere scomparsa nel nulla ormai da mesi.
L'altro POV invece è quello di Sadie, la protagonista del libro.
Questo thriller non funziona per alcuni motivi, primo fra tutto c'è pochissima suspense.
All'inizio qualcosa non mi aveva convinto, ho trovato l'idea del podcast molto carina, abbastanza originale, ma dopo pochi capitoli l'interesse è sfumato.
Non ho trovato che ci fosse da parte dell'autrice un approfondimento psicologico dei personaggi o almeno di Sadie, sembrano tutte delle comparse, piatte e senza personalità.
Per me, ci sono poi troppi personaggi che vengono nominati nel corso della storia, sicuramente sono poco approfonditi e diventa anche difficile seguire la vicenda.
Inoltre, avevo capito dove volesse andare a parare l'autrice molto prima della fine della storia, per me la narrazione era prevedibile e mi aspettavo molto, ma molto di più.
Non ho trovato che ci fossero dei colpi di scena così eclatanti, questo è un thriller?
No, secondo me non lo è, ne ha la parvenza, ma purtroppo devo ammettere che non ne ha le caratteristiche.
Per un lettore che non è avvezzo alla lettura dei thriller questo libro potrebbe anche essere piacevole, ma per me è un no.
Riconosco il fatto che il tema che viene trattato è molto attuale e molto delicato, la storia quindi ha sicuramente un suo filo conduttore però a mio avviso non è stata sviluppata nel migliore dei modi.
Il finale aperto, per me, è il punto più basso che ha raggiunto l'autrice, l'ambiguità non mi piace.
Mi dispiace perché avevo moltissime aspettative, che sono state disattese.
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LE DISCRIMINAZIONI DELLE DONNE NEL LAVORO
Partiamo intanto con il dire, che se una CE decide di indicare nella cover del libro "Le ribelli", la dicitura thriller, il lettore si aspetta una lettura di questo genere.
Così non è stato. Questo romanzo non è un thriller.
La storia si concentra nel descrivere la vita di quattro donne completamente diverse: Ardie, Grace, Sloane e Rosalita.
Il libro ha come scopo quello di mettere in evidenza le differenze e le disparità che ci sono tra gli uomini e le donne nella vita ma, soprattutto, nel campo lavorativo.
"Agli uomini era concesso essere evasivi.Veniva interpretato con un segno di prudenza. Ma se lei avesse esitato, avrebbe dato l'impressione di non sapere che pesci pigliare."
Nel prologo del romanzo, l'autrice accenna al ritrovamento di una persona che si è suicidata, è poi facile e intuibile nel corso del romanzo, sapere chi fosse la persona coinvolta.
Le quattro donne sono differenti per età, per status social, per origine, ma lavorano tutte per la Truviv Inc, azienda leader nell'abbigliamento che sponsorizza i maggiori campioni americani.
"Per prima cosa, avevamo meno tempo a disposizione per lavorare rispetto ai colleghi maschi. [...] Trenta minuti la mattina per asciugare i capelli..., dieci minuti per lisciarli, un quarto d'ora per il trucco, ecc.[...] Se poi diventavano mogli e madri, il tempo diventava ancora più prezioso, perchè ce n'erano sempre meno."
I capitolo sono lunghi e pesanti, l'unica parte che ho trovato interessante è stata quella dove c'erano le trascrizioni delle deposizioni dei vari testimoni o degli indagati.
I temi che l'autrice tocca in questo romanzo sono molti: il cyberbullismo tra gli adolescenti, la disparità delle donne nel lavoro, l'integrazione degli immigrati dal sud America, la maternità e il ruolo delle madri lavoratrici.
Questi sono sicuramente degli argomenti importanti e delicati e capisco perché la Baker abbia deciso di inserirli nel libro, alla fine dello stesso c'è anche una nota che lo spiega.
Certo che però, la mia valutazione si abbassa perché questa storia è stata inserita nei thriller, mentre invece questo libro ci racconta la vita di queste donne che tra mille difficoltà, cercano di gestire una carriera o un lavoro e la loro vita personale.
"Il lunedì ci portava un mix di senso di colpa, paura, stress, stanchezza e sollievo. Durante il weekend diventano internet-dipendenti, Sbavavamo alla prospettiva di fare shopping online e di trangugiare un caffè dopo l'altro senza che nessuno ci interrompesse."
Noi donne sappiamo cosa significa essere discriminate sul lavoro, sfido chiunque di noi a non aver avuto dei problemi, piccoli o grandi, nella sfera professionale solo perché siamo donne.
Capisco quale sia stato lo scopo dell'autrice e c'è tutta la mia solidarietà femminile, ma non credo che sia stata la cosa migliore costruire un intreccio narrativo del genere; questo è più una sorta di libro-denuncia sulle disparità delle donne nell'ambito lavorativo che un thriller.
Quello che ho trovato noioso è in particolare, ogni inizio capitolo, dove c'era un inutile e a volte scontato discorso su quanto le donne siano svantaggiate, su quanto debbano faticare dieci volte in più degli uomini.
Nella narrazione c'è un elemento che sembra solo un accessorio alla storia che forse poteva essere sviluppato maggiormente. E' un file excel, chiamato BAD MEN, con i nomi di uomini che molestano le donne sul luogo di lavoro, tema importante che però rimane marginale rispetto al resto.
Per farvi capire meglio quello che ho detto in precedenza, un accenno di indagine, arriva solo a pagina 260, non prima.
Questo libro nonostante abbia un gran potenziale, non decolla, non c'è suspense, non ci sono colpi di scena significativi, nè nulla che possa rendere interessante e scorrevole la lettura.
Pertanto se cercate un thriller vi sconsiglio assolutamente di leggere questo romanzo.
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UNA NUOVA VENDETTA PER FAYE
In questo nuovo thriller, la Lackberg, continua a parlarci del personaggio di Faye, che noi abbiamo conosciuto nel primo libro, "La gabbia dorata".
Per la protagonista la vendetta, che aveva iniziato nel precedente romanzo, non è finita, infatti deve combattere ancora per riprendersi la sua libertà e per avere un "riscatto" personale.
Faye è un personaggio molto complesso, in questo secondo libro lo capiamo meglio, è una donna che fin da piccola ha subito delle violenze fisiche e psicologiche terribili, che l'hanno portata a sposare un uomo, Jack, che non la rispettava e che la vedeva solo come un oggetto.
Lei era succube del suo amore, lo ha sempre considerato l'uomo perfetto e trovava dei difetti solo in se stessa.
"L'amore l'aveva resa una vittima, ma alla fine era stato lui a rimanere con il cerino in mano"
Ad un certo punto, Faye però ha un cambiamento, mette in un angolo il marito, riesce a sopravvivere senza di lui e a uscire da una relazione sbagliata.
C'è molta strada da fare per Faye, non ha dimenticato i momenti passati assieme a Jack, quando i suoi sentimenti erano così forti, da amarlo quasi di più della loro figlia Julienne, quando gli avrebbe perdonato tutto, anche il tradimento.
"Assaporò il senso di libertà che le dava essere sola in una città dove non conosceva quasi nessuno e nessuno poteva pretendere niente da lei. Libera da ogni responsabilità, da ogni colpa."
La protagonista è diventata un'icona femminista, un'imprenditrice che ha creato la Revenge assieme ad altre donne tradite, ferite e umiliate e che hanno finanziato la sua idea.
Di solito, le donne non si coalizzano quasi mai, ma quando lo fanno, non c'è né per nessuno.
Per la Revenge è arrivato il momento di espandersi anche negli Stati Uniti, dopo averlo fatto in Svezia, in Norvegia e in Europa ma ci saranno degli ostacoli da superare, qualcuno sta cercando di rubarle la sua azienda e deve capire chi c'è dietro, ma non c'è la farà da sola.
Faye non può permettersi di perdere la Revenge, è il simbolo della sua lotta, di tutto quello in cui crede e del ricordo dell'amica Chris.
Jack, non sembra essere un problema, è in carcere e dovrà starci per un bel po' di anni, ma Faye sa che deve essere pronta, non deve abbassare la guardia altrimenti, quello per cui ha lottato così tanto, non ci sarà più.
La vendetta di Faye non è finita nel primo libro, la guerra per sopravvivere sarà sempre più dura e più spietata.
Il romanzo presenta dei capitoli alternati tra la Faye di adesso e quando lei abitava a Fjällbacka con i genitori e il fratello Sebastien, e questo ci fa capire ancora meglio cosa è successo nel suo passato.
La narrazione scorre molto velocemente, i capitoli brevi aiutano moltissimo la lettura e la suspense verso la fine è molto alta.
"Era andato tutto bene.Come tessere di un mosaico, menzogne, verità e mezze verità erano state assemblate a creare l'immagine di sè che voleva comunicare."
Una donna non dimentica mai i torti che ha subito, soprattutto se riguardano la sfera amorosa, per Faye è difficile dimenticare il passato e quando tutto sembra sgretolarsi sotto i suoi piedi, l'unica cosa che le rimane è vendicarsi e prendersi la sua rivincita.
"Era rimasta prigioniera della sua gabbia. Economicamente, Sentimentalmente. Nel mondo della vecchia Faye Jack era una divinità. Mentre nel mondo di Jack lei era un giocattolo che nessuno gli avrebbe mai portato via."
Faye è una donna calcolatrice, cinica e che ha il solo obiettivo di salvare la sua famiglia, sua madre e sua figlia Julienne, cerca di proteggerle a tutti i costi.
La sua vendetta sarà crudele e spietata e non guarderà in faccia a nessuno.
"[...] mentre sul lavoro poteva correre dei rischi enormi senza battere ciglio, nella vita privata si era circondata da muri talmente alti che ci sarebbe voluta una scala lunghissima per superarli."
Faye è una donna che a livello psicologico è fragile e vulnerabile a causa dei molti traumi che ha dovuto subire nella vita, l'autrice ne parla ampliamene in questo libro.
Ma anche le scelte che ha fatto successivamente, l'hanno portata a subire continui shock interiori e che l'hanno portata ad avere solo due possibilità: soccombere o sopravvivere.
Il racconto della vita prima di trasferirsi a Stoccolma mi ha colpita moltissimo e credo che forse l'autrice abbia alla fine un po' estremizzato ed enfatizzato, sia la protagonista che la trama in sé del libro.
Gli uomini anche in questo romanzo, come nel precedente, vengono descritti come dei personaggi negativi, o comunque, sempre alla ricerca di sotto rifugi o di spiegazioni per giustificare quello che fanno, senza affrontare le conseguenze delle loro azioni. E poi sono prevedibili.
Non ho appezzato le scene hot che per fortuna non sono molte, ma secondo me non sono necessarie.
Se nel primo libro non capivo perché l'autrice le avesse inserite, in questo posso dire che forse Faye, anche in questo ambito della vita, vuole essere libera di fare ciò che vuole.
Anche se resto dell'idea che i molteplici dettagli di queste scene si potesse benissimo evitare.
Il femminismo si pone l'obbiettivo di avere pari diritti tra gli uomini e le donne e di combattere le disparità delle donne nel lavoro, nella vita e nei pregiudizi comuni.
Sicuramente l'obbiettivo della Läckberg è questo, dimostrare che le donne possono farcela e unite hanno una marcia in più, nel dolore, nella sofferenza, in un'umiliazione possono trovare la forza per andare avanti insieme.
La parte thriller rispetto al primo libro è sicuramente più coinvolgente e ben congeniata, siamo sicuramente di fronte ad una vendetta che però non è d'impulso, ma viene calcolata a tavolino e servita lenta e al momento giusto.
Le donne subiscono oltre alla violenze fisiche, quello a livello psicologico che a mio avviso sono le più terribili, perché ti lasciano delle ferite indelebili che non riusciranno mai a rimarginarsi, nonostante il tempo, rimarranno sempre lì con chi le ha subite.
Così anche Faye, nonostante la ricchezza, alcune volte, ostentata, non riesce a dimenticare il suo passato, le sue colpe e gli errori che ha commesso.
Sicuramente ci saranno dei nuovi capitoli sul suo personaggio e avremmo altro da leggere su di lei.
Non posso che non riconoscere lo stile inconfondibile della Läckberg, che sicuramente riesce sempre a coinvolgere il lettore e devo anche dire che questo thriller è, a mio avviso, migliore del primo, è più appassionante e coinvolgente.
Continuo, però, a preferisce la serie sui delitti di Fjällbacka a cui sono molto affezionata.
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UN GIALLO "CLASSICO"
Questo è il primo libro che leggo di J.K. Rowling e non sapevo cosa aspettarmi.
La scelta di utilizzare uno pseudonimo maschile non dà fastidio, in quanto si differenzia dalla famosa saga fantasy che l'ha resa famosa.
Se pensiamo che in passato molte autrici inglesi sceglievano uno pseudonimo maschile per riuscire a fare pubblicare un loro libro, ora viene da sorridere il fatto che la Rowling per pubblicare un giallo, abbia dovuto ricorrere ad un nome maschile.
E' sempre apprezzabile che un autore si metta in gioco con un altro genere letterario, certo ha fatto un salto nel vuoto, poteva rimanere nel fantasy che l'ha resa celebre in tutto il mondo, ma se non rischia adesso che se lo può permettere, quando lo avrebbe potuto fare?
Il romanzo ci catapulta subito all'interno della storia, descrivendoci la scena iniziale e il ritrovamento del corpo di Lula Landry, una famosa modella.
Ad indagare sul caso sarà Cormoran Strike, ex veterano di guerra che ha combattuto in Afghanistan e Robin Ellacott, giovane donna di 25 anni, che diventa assistente di Strike grazie ad un lavoro temporaneo per un'agenzia interinale.
Cormoran è in un momento difficile della vita, la sua agenzia investigativa è in fallimento, si è separato dalla sua fidanzata.
E' il fratello di Lula che chiede a Strike di indagare sulla sua morte che è stata archiviata come suicidio.
Al di là della costruzione della trama del giallo, credo che l'autrice abbia un'ottima penna, il suo stile è molto scorrevole, ma in alcuni punti la storia si dilunga troppo su dettagli che non sono così importanti e il romanzo poteva essere sicuramente più corto.
La coppia investigativa formata da Strike e da Robin funziona e si compensano, la donna è perspicace, intelligente e si rivela un'ottima assistente.
Per quanto riguarda il giallo lo possiamo definire "classico" oppure molto semplice, non ho visto così tanti colpi di scena come mi sarei aspettata, forse in questo primo libro manca qualcosa che dia quell'emozione in più al lettore.
Come dicevo prima il libro si lascia leggere perché l'autrice è brava nel descrivere gli avvenimenti e anche nel raccontare i personaggi facendoceli conoscere a poco a poco, ma ritengo che sia comunque una storia troppo lunga.
Questo è il primo libro dedicato alle indagini di Cormoran Strike, mi sento di consigliare il romanzo a chi ama i gialli tradizionali, io invece rimango indecisa se continuare o meno la serie.
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LA RICERCA DELLA VERITA'
Questo libro si presenta sotto forma di thriller anche se in realtà non lo è completamente, ho trovato alcuni difetti ecco perché il mio voto è solamente più che sufficiente.
Kate è una madre single che lavora in uno studio legale e ha una figlia di nome Amelia di 15 anni.
La protagonista crede di conoscere bene la figlia, nonostante gli orari di lavoro pesanti le portino via molto tempo.
Amelia è una studentessa modello e non ha mai dato preoccupazioni alla madre, anche se il periodo dell'adolescenza che sta vivendo non è sicuramente facile da affrontare.
"Nonostante gli orari di lavoro massacranti, Kate conosceva sua figlia. La conosceva bene. Doveva esserci un errore."
Il 24 ottobre, Kate, riceve una chiamata inaspettata, deve andare subito a prendere Amelia a scuola, è stata sospesa per aver copiato un compito.
La donna è incredula e continua a ripetere che sua figlia non può aver fatto una cosa del genere e non capisce cosa possa essere successo.
La protagonista dopo più di un'ora di ritardo, riesce ad arrivare alla scuola di Amelia ma qualcosa non va e poco dopo, le dicono che sua figlia si è suicidata buttandosi dal tetto.
Kate non può credere che stiamo succedendo, proprio a lei, una cosa del genere e passa le sue giornate piangendo, vomitando e dandosi la colpa per questo evento terribile.
La sua vita è finita, per quindici anni erano state solo loro due e ora cosa le rimane?
E' sola, non ha amici e l'unica cosa che ha è il suo lavoro e solo un mese dopo dall'accaduto, decide di uscire per andare in ufficio, ormai non ne può più di restare in quella casa che le ricorda tutto della figlia.
"In tutta la sua vita, Amelia non si era mia cacciata nei guai. Tutti i suoi insegnanti la consideravano un'ottima studentessa, brillante, creativa, riflessiva e determinata."
Kate non ha mai sospettato che le cose non siano andate come le hanno raccontato, ma l'arrivo di un sms da un numero sconosciuto, le farà nascere dei dubbi; il testo del messaggio dice che Amelia non si era suicidata.
E Kate farà di tutto per capire cosa è successo veramente, farà riaprire il caso e indagherà nella vita della figlia per capire cosa nascondeva Amelia.
"Nove giorni. Nove giorni per venire a sapere che sua figlia, la sua migliore amica, la bambina con cui aveva condiviso tutto, era in realtà una perfetta sconosciuta. Una persona che nascondeva dentro di sé un dolore così grande da spingerla a compiere un gesto estremo. E lei, sua madre, non si era accorta di nulla."
L'autrice struttura la narrazione alternando due punti di vista: quello di Kate e quello della figlia Amelia prima del suicidio. In realtà ci sono anche dei capitoli dove vengono riportati alcuni post del blog Gracefully, dove si parla dei studenti della scuola, gli scambi di sms tra Amelia e un suo amico Ben e Kate quando scoprì di essere incinta nel 1997.
L'inserimento delle date nel testo aiuta moltissimo a capire i vari sbalzi temporale e ad inquadrare la scena che stiamo leggendo.
Diciamo che capiamo fin dall'inizio che la storia del suicidio non quadra molto, anche se fino alla fine non possiamo dire se Amelia lo abbia fatto davvero oppure no.
Difficile credere che la verità sia da ricercare al di fuori della sfera scolastica o delle amicizie della giovane, l'autrice ce lo fa capire sin da subito.
Lo stile è sicuramente molto scorrevole e mai noioso, ci aiuta parecchio a continuare a lettura e a scoprire cosa sia successo.
Kate è una donna indipendente, che ha cresciuto da sola sua figlia e che lavora non perché ne abbia bisogno ma perché ama la sua professione di avvocato.
Cerca di non trascurare Amelia, ma sicuramente tra di loro nell'ultimo periodo c'è stato poco dialogo e la ragazza non ha potuto dire tutto quello che la turbava alla madre.
Non mi sento di giudicare Kate, in fondo il lettore non le dà mai la colpa di quello che è successo.
Quello che mi dispiace è il fatto che l'autrice durante la narrazione ci sveli una serie di piccoli dettagli che uniti assieme ci portano ad intuire cosa sia accaduto veramente.
Mancano sicuramente una serie di colpi di scena "ad effetto wow" che io non ho trovato e che invece mi aspettavo.
Kate è una donna che ha sofferto fin dall'infanzia, è cresciuta con due genitori che non dimostravano il loro affetto nei suoi confronti e ha anche pochissimi amici con cui confrontarsi, forse quasi nessuno.
Probabilmente non riusciamo ad entrare in sintonia con lei, perché c'è sempre una sorta di muro che non ce la fa conoscere del tutto.
Nonostante alcuni difetti, mi sento di consigliare questo libro perché lo ritengo un thriller interessante ma che poteva dare sicuramente di più ed essere costruito in maniera più complessa.
Sicuramente il tema trattato è molto delicato e forse per alcune persone, la lettura potrebbe risultare difficile.
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L'AMORE TRA UNA MADRE E UN FIGLIO
Voglio fare una premessa, ho letto questo libro senza nessun pregiudizio e senza aver letto nessun'altra recensione.
Conosco Simona Sparaco, come autrice, da moltissimi anni e prima che fosse la compagna di Gramellini e questo è sicuramente il suo romanzo di maggior successo, un po' tutti ora si sono accorti di lei e del suo talento.
Lo stile di scrittura di Simona è molto scorrevole e curato e attraverso la sua penna ci conduce nel cuore della storia e ci trasmette moltissime emozioni attraverso i personaggi che ha creato.
La trama del romanzo è incentrata principalmente sull'amore che si instaura tra una madre e un figlio, in varie forme ma è pur sempre un legame indissolubile e unico.
"Quante parole ci diciamo che sono solo silenzio? Perchè vorremmo dirne altre ma non abbiamo il coraggio di dargli voce?"
Alcune volte manca proprio il coraggio di parlare, di dire un ti voglio bene ad un figlio o ad un genitore, prima che non lo si possa fare più.
Tutto si svolge in un giorno il 23 marzo, quando la vita delle quattro protagoniste cambia per sempre, l'autrice ci racconta le storie di Alice, Naima, Polina e Hulya.
Quel giorno il destino di queste quattro donne sarà in mano ad evento indipendente dalla loro volontà e si troveranno ad essere inermi davanti ad un incendio, scaturito da un frigorifero in un appartamento del secondo piano della palazzina in cui vivevano.
Come Simona stessa ha detto questo è il suo primo romanzo corale, ma al di là del raccontarci le storie di queste quattro donne, che vengono accomunate da questo evento tragico; loro sono per età, per religione, per nazionalità molto diverse e non hanno nulla in comune.
Credo che dietro a questo libro ci sia un messaggio più profondo.
A me ha colpito in particolare la storia di Alice e di Naima, due donne diverse ma che mi hanno emozionato, mentre non posso dire lo stesso per Polina e Hulya che non mi hanno trasmesso molto.
L'evento che l'autrice ci racconta è tragico e molto drammatico, in pochi minuti la vita si può spegnere oppure se si riesce a sopravvivere, queste donne si porteranno dietro una ferita molto profonda che non si rimarginerà più.
Al centro del libro ci sono i legami famigliari, quante volte siamo incapaci di dire quello che pensiamo ad una persona cara e quante volte rinunciamo ad esprimere i nostri sentimenti?
Il silenzio alcune volte è carico di parole, in alcuni casi rimarranno sospese per sempre se non riusciamo a tirarle fuori subito.
Un libro che ho trovato molto emozionante nella parte finale, a mio avviso tutti i personaggi sono ben delineati e credibili anche se alcuni spiccano sugli altri, la storia di Alice e quella di Naima sono sicuramente più coinvolgenti.
In alcuni punti, purtroppo, la storia che veniva raccontata non mi ha entusiasmato moltissimo e mi dispiace ma credo che gestire quattro punti di vista diversi sia una cosa alquanto difficile.
Simona Sparaco con uno stile semplice ma molto curato, crea un libro che vuole essere un omaggio e un ricordo per tutte le vittime e per le loro famiglie, che in un modo così atroce e spaventoso hanno persona una persona cara. Infatti, questa storia ricorda molto l'incendio alla Grenfell Tower di Londra del 2017.
Inoltre mette in luce quanto sia forte e indissolubile il legame tra una madre e un figlio, anche se a volte ci si perde di vista, o per incomprensioni varie non ci si parla più.
Un libro che consiglio di leggere, non tanto per le storie che vengono raccontate ma per il messaggio che contiene il romanzo.
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UN THRILLER CHE NON DECOLLA
Questo thriller purtroppo manca di suspense e l'ho trovato molto noioso.
Non sono riuscita ad affezionarmi a nessun personaggio, l'intreccio narrativo non mi ha convinta e sinceramente non ci sono stati colpi di scena importanti, nemmeno alla fine.
Jack Harris è uno scrittore di successo e viene interrogato come testimone, per una sparatoria avvenuta in un campo da football a New York, purtroppo ci sono state anche tre vittime.
Jack inizia a raccontare la sua storia, doveva incontrare per la prima volta una donna di nome Madeline, alcune settimane prima l'aveva vista in un parco e ne era rimasto affascinato.
L'amica di Jack, Charlotte, ha un sito web molto seguito e ha fatto un annuncio per sapere chi fosse la donna. Madeline ha risposto e lei e Jack hanno iniziato a scriversi.
La donna non è mai arrivata al campo di football.
La figlia di Jack, Buckley, chiama Olivia Randall famoso avvocato, affinché aiuti il padre, perché è sospettato di essere l'autore della sparatoria.
Jack non è un nome nuovo a Olivia, con lui ha avuto in passato una relazione che è finita in maniera brusca e ha lasciato delle ferite in entrambi i personaggi.
Olivia decide di difendere Jack e cerca di ricostruire cosa sia successo, tutto sembra essere collegato al massacro della Penn Station, dove un giovane ragazzo di quindici anni aveva ucciso tredici persone tra cui la moglie di Jack. Nella sparatoria al campo da football è stato ucciso anche il padre del ragazzo che Jack aveva denunciato, che sia solo una coincidenza? Oppure è Jack il responsabile dell'accaduto?
Purtroppo non c'è molto da dire, il libro è poco coinvolgente, è molto lento in alcuni punti ma quello che mi ha convinto di meno è la costruzione dei personaggi, che risultano essere piatti.
La trama deve dire che non mi ha entusiasmata e non mi ha nemmeno convinta del tutto, ci sono dei buchi e delle incongruenze che non riesco a spiegarmi e l'unica cosa che si salva è lo stile dell'autrice che riesce almeno a rendere la storia un po' scorrevole.
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LA SPERANZA IN UN'ALTRA GIORNATA DI SOLE
E' proprio il caso di dire che la speranza è l'ultima a morire.
Lo è almeno per questo simpatico gruppo di anziani, che nonostante siano alla fine della vita, non si scoraggia, cercano di apprezzare le piccole cose, come un sorriso, un'emozione, una sorpresa.
Cercano sempre di trovare il lato positivo delle cose, anche se sanno che il tempo sta per finire, non si danno per vinti e lottano per quello in cui credono.
Non si arrendono alla fine della vita, non si lasciano sopraffare dai ricordi del passato, dalla malinconia, dalla tristezza che giustamente potrebbe sopraggiungere in questa fase della loro esistenza.
Cercano di trovare un'altra giornata di sole, un altro sorriso, un altro momento di leggerezza.
Questo testo suscita dei momenti di riflessione soprattutto in questo periodo particolare che stiamo vivendo.
Siamo consapevoli che questi anziani non vivranno a lungo, però il libro non è pervaso dalla rassegnazione della morte che sta arrivando, ma dalla forza di trovare il bello anche quando forse non c'è.
Ecco che questa potrebbe essere una chiave di lettura diversa del romanzo, un inno alla vita, a continuare a sorridere nonostante tutto, ad essere ricchi di gioia perché apprezziamo i gesti più semplici che sanno regalarci un momento di assoluta felicità.
Molte volte sento dire che l'importante è essere giovani dentro, tutti loro lo sono : Peppino, Guerrino, Ernesto, Caterina, Gaspare, sono persone che hanno vissuto a pieno la loro vita e nonostante l'età hanno ancora molto da dare.
Un gesto gentile, un sorriso, lo sbocciare di un fiore, il cinguettino di un uccellino, ogni cosa potrebbe essere motivo per sentirsi ancora vivi, ancora per un altro giorno.
In questo mondo dove i giovani pensano solo a come farsi un selfie e a "controllare" la loro vita finta sui social, ci sono questo gruppo di anziani che dimostrano di essere molto più "giovani" e alla moda di tutti questi ragazzini.
Questo libro dà un grande messaggio oltre che di speranza, ma anche di lealtà, d'amicizia e di coraggio.
La vita non è finita fino a quando non lo è davvero, dovremmo sempre ricordarcelo e ve lo dice una che di natura è pessimista, ma dopo aver letto questo romanzo non ho potuto che sorridere, perché questo gruppo di anziani ispira solo sentimenti positivi e ci fa sperare di invecchiare come loro.
Ho trovato lo stile dell'autrice molto scorrevole e la lettura del romanzo è stata piacevole.
Secondo me, visto il numero delle pagine e i molti personaggi, non riusciamo a conoscere bene questi anziani che ci vengono descritti solo marginalmente.
Credo che questo libro possa essere veramente un inno di speranza, a non mollare, a tenere duro e ad aggrapparsi alla vita, non solo in questo momento.
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UNA STORIA A CUI MANCA QUALCOSA
Il protagonista di questo libro è Alberto, un uomo di mezza età, che scopre di avere una malattia incurabile e che per combattere la paura, il senso di smarrimento e l'ansia per la sua condizione, decide di fingersi cieco.
Ogni giorno si reca in un parco e si siede sulla stessa panchina respirando e guardando la vita attorno a sé.
E' proprio il parco il centro della storia, in questo luogo avviene quasi tutta la vicenda, anche se l'autore scopre i vari tasselli del puzzle poco a poco, creando un meccanismo di attesa, utilizzando per di più frasi molto brevi.
"Sapevo fin troppo bene cosa sarebbe successo. Niente. Il tempo avrebbe fatto il suo lavoro inesorabile e il male giorno dopo giorno si sarebbe mangiato parte di me. Era semplice"
Un giorno, accanto a lui si siede Flavia, giovane donna che inizia a raccontare ad Alberto la sua vita difficile, la sua voglia di scappare da un matrimonio sbagliato e da un marito ossessivo. Flavia è in una vera e propria crisi e sta mettendo in discussione la sua vita e le scelte che ha fatto nel suo passato.
Nonostante la sua condizione Alberto cerca di non vivere nell'angoscia e di non lasciarmi sopraffare dalla tristezza, ma è l'incontro con Flavia che gli darà, anche se per poco tempo, ancora la voglia di vivere.
"Ho cercato di non pensare. Non pensare, mi ripetevo. Tu non devi più pensare, nè al passato, nè al presente, tanto meno al futuro. Devi solo lasciarti vivere."
Ma da un momento all'altro Flavia non tornerà più al parco e ad Alberto non resterà che scrivere "la loro storia" in una sorta diario, sperando che almeno quelle parole possano arrivare alla donna e come ci dice il titolo, "le parole lo sanno dove andare."
La struttura del romanzo è una sorta di libro nel libro, il primo capitolo ci descrive la figura di un uomo che trova il diario su una panchina, è una sorta di "messaggero neutrale" che ci introduce alla narrazione vera e propria.
Infatti, il suo compito è solo quello di accompagnare il lettore ad un livello successivo, portandolo a leggere quello che ha scritto Alberto.
Dopo questa prima parte sono andata un po' in confusione perché lo stile di scrittura è molto descrittivo e specifico, volto a spiegare "passo-passo" quello che faceva il protagonista o il personaggio della scena, a lungo andare annoia e sembra quasi un elenco; tipo : mi alzo, ho chiuso la porta alle mie spalle o sono uscita in strada.
Personalmente, questo tipo di narrazione non mi entusiasma quasi mai, preferisco un testo che " premia" l'utilizzo dei dialoghi che avrebbero alimentato un po' il ritmo della storia.
Il lettore fatica a conoscere il protagonista, fino a pagina quarantatré non né conosce neanche il nome.
Ho trovato interessante e molto vivida la descrizione dell'ambientazione, che è il luogo d'incontro di Alberto e Flavia, il parco. Luogo dove, in un certo senso, inizia e finisce il romanzo.
Quello che mi ha lasciato perplessa più di ogni altra cosa è stata la costruzione della trama che ho trovato poco verosimile.
Mi sembra molto forzato che una persona si sieda in una panchina e racconti ad uno sconosciuto, come se non fosse nulla, i propri problemi personali. Anche perché stiamo parlando di una donna che in teoria sta subendo della violenza domestica.
Molte donne non ne parlano con nessuno e Flavia lo dice al primo che incontra? Ad una persona che conosce appena? Non pensa che visto che il marito la controlla, possa scoprire che ogni giorno incontri un uomo al parco?
Chi è veramente Flavia? Io non ho capito se sia una vittima inconsapevole o una carnefice e se le sue siano solo paranoie, inoltre penso che lei avesse capito fin dal principio, che Alberto non era cieco.
Io sono sempre dalla parte delle donne, ma in questo caso mi vengono dei campanelli di allarme, probabilmente l'autore doveva sviluppare maggiormente la storia per farci capire qualcosa in più su di lei.
Il lettore è comunque invogliato alla lettura, vuole capire cosa succede perché Flavia da un giorno all'altro sparisce, cosa le è successo?
**INIZIO SPOILER**
Il finale non soddisferà tutti i nostri punti interrogativi, anzi, rimane sospeso e non c'è nessun colpo di scena eclatante. Un finale che non possiamo definire tale.
**FINE SPOILER**
Non mi sento di dire nulla sul tema delicato della malattia, anche se ho letto altri libri su questo argomento, non riesco ad apprezzare o meno la scelta di parlare di un argomento così particolare.
Mentre la violenza sulle donne è un tema molto attuale e anch'esso complesso, qui viene trattato con molta superficialità, sembra quasi per fare "effetto" sull'emotività del lettore, a mio avviso non doveva essere inserito nel testo in questo modo.
Sicuramente l'autore sa scrivere e anche bene, molte frasi sarebbero da inserire come citazioni, starebbero bene nei social, ma la bella scrittura non si è sposata ad una trama altrettanto magnifica; l'intreccio inizialmente sembra avvincente ma poi scoppia come un palloncino non lasciandoci nulla.
Secondo me, il libro doveva essere sicuramente più lungo, per spiegare meglio alcune cose, alcuni passaggi e le scelte dei due personaggi principali.
Nella sovraccoperta l'editore ci descrive il libro come una possibile storia d'amore e un romanzo d'azione, due paroloni che magari possono passare inosservati ad un lettore "occasionale" ma non a me.
La storia d'amore tra Alberto e Flavia non la definirei tale, perché è un sentimento negativo che porta alla distruzione, all'allontanamento e anche ad altro che non svelo e non trovo azione sinceramente, perché manca quel qualcosa in più che l'autore non ha scritto e che noi ci aspettavamo.
Visto la recente riduzione dello sconto sui libri, non mi sento di consigliare questo libro perché l'autore con la sua storia e i suoi personaggi non è riuscito a trasmettermi nulla, ha trattato alcuni argomenti con leggerezza, senza un approfondimento psicologico e senza la dovuta profondità.
E' un vero peccato, perché all'inizio il romanzo mi stava piacendo.
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IL TITOLO DELL'EDIZIONE ITALIANA E' FUORVIANTE
"La vacanza ideale" è il titolo italiano di "Last seen alive" romanzo scritto da Claire Douglas, già autrice del libro "Le sorelle" che ho letto un po' di tempo fa.
Questo thriller ha come protagonisti Jamie e Libby Hall, una giovane coppia sposata da meno di un anno che sta attraversando un momento difficile, infatti hanno da poco perso il loro bambino.
Hanno bisogno di una vacanza e l'occasione arriva con un colpo di fortuna, uno scambio di case e si ritrovano a passare le vacanze pasquali in una meravigliosa villa in Cornovaglia.
Il lettore capisce subito che qualcosa non va, lo scambio non è equo, infatti i due vivono in un modesto appartamento a Bath, ma oltre a questo, lo scambio di casa avviene tramite un biglietto che è stato lasciato direttamente nella casetta della posta.
E' Libby che organizza la vacanza, non si fa molti scrupoli e senza nemmeno incontrare gli altri proprietari gli Heywood, decidono di lasciare tutto e di trasferirsi per qualche giorno in questa meravigliosa nuova casa vicino alla spiaggia.
Philip e Tara Heywood sembrano una coppia perfetta, la loro villa è stupenda, per Libby e Jamie sembra quasi di vivere un sogno, proprio quello che ci voleva per dimenticare il brutto periodo che stanno passando.
Sicuramente troppo bello per essere vero.
"Prendo il guinzaglio dalle mani di Jamie. Non me la sento di lasciare libero Ziggy. Entriamo e andiamo verso la cucina, ma continuo a sentirmi un'intrusa."
Certo, mi sono chiesta subito chi al giorno d'oggi faccia uno scambio di casa così al buio, senza avere un incontro di persona ma solo telefonico e poi quel bigliettino nella posta mi sembra alquanto strano, come ci suggerisce il titolo è chiaro che siamo di fronte ad una trappola.
Anche se devo dire che dare questo titolo all'edizione italiana è stata una scelta infelice, la vacanza di cui si parla è sicuramente un elemento importante della storia, ma poi la vicenda da metà libro in poi si svolge a Bath, nell'appartamento dei protagonisti.
A poco a poco, conosciamo Libby, una ragazza con un passato misterioso, è una persona che non ama parlare di sè, è molto riservata e non ha confessato tutta la verità sul suo passato, nemmeno a suo marito.
Ha lottato molto per diventare un'insegnante e lavorare con i bambini, che è da sempre il suo grande sogno e vorrebbe diventare presto una buona madre.
"Non credo di essere stata coraggiosa. Penso che chiunque altro l'avrebbe fatto, al posto mio. Sono un'insegnante, un mestiere che amo e che mi dà tante soddisfazioni. I bambini per me vengono prima di tutti"
Durante la loro vacanza succedono delle cose alquanto strane, rumori sospetti, persone che sembrano spiarli e tanto altre cose non quadrano, tanto che Libby cede sempre di più alla disperazione e Jamie cerca di calmarla e di riportarla alla ragione.
"Lo so che vuole farmi passare le mie ansie. Lo fa da quando ho perso il bambino. Cerca sempre di farmi star bene."
Ad un certo punto devono tornare a Bath, ma le cose non vanno meglio e altre coincidenze strane spaventano moltissimo i due protagonisti e la loro vita va sempre più a rotoli.
E poi c'è la famiglia di Jamie, nè la madre nè la sorella Katie sopportano Libby e oltre a questo Hannah, l'ex fidanzata dell'uomo, è sempre in mezzo in ogni occasione.
Ma i colpi di scena si susseguono uno dietro l'altro e non riuscivo a capire, chi dei due protagonisti mentisse, non riuscivo ad intuire come si sarebbe sviluppata la vicenda.
Quando arriviamo a tre quarti del libro l'autrice svela le sue carte e ci rivela uno dei punti principali della storia, da qui in poi il lettore non può che assistere al tracollo del libro.
Se per la maggior parte della narrazione, il thriller è stato un crescendo di tensione, colpi di scena e di curiosità, l'autrice ha sviluppato in maniera poco chiara l'ultima parte che era fondamentale per chiudere in bellezza la storia.
E' come se dopo aver creato un sacco di intrecci narrativi, non sapesse come concludere la storia, preferendo un finale aperto dove molte domande non trovano risposta.
E poi arriva il momento tanto atteso, la resa dei conti e non capisco perché l'autrice abbia scelto di descrivere la scena in quel modo, la tensione è altissima ci si aspetta un qualcosa di sconvolgente e... non succede quello che pensava il lettore.
Io ritengo folle, sul serio non riesco a capire questa è pura follia.
Dopo aver letto il romanzo d'esordio dell'autrice non mi aspettavo molto dalla lettura di questo thriller, invece mi ha sorpreso fino a tre quarti del libro, poi il finale è stato molto deludente.
Non saprei se consigliarlo e in questo momento non so nemmeno se leggerò altro di questa scrittrice.
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UN LIBRO SENZA TEMPO
Fare un'analisi di un libro così famoso e conosciuto è sicuramente difficile, mi sono presa un po' di tempo per pensarci bene, anche perché questa storia mi ha portato a scrivere ben sette pagine di appunti (formato A4).
Di cose ce ne sono da dire, questo è un vero e proprio romanzo che ha un inizio, uno svolgimento e un finale, insomma ha una sua struttura solida e una storia complessa che richiede del tempo per la lettura.
La parte finale è famosissima, chi non ricorda le ultime parole di Rossella O' Hara,?
Secondo me, dopo aver letto il romanzo credo, sia la degna conclusione a questo romanzo.
Ogni seguito al libro, e so che ce ne sono, dal mio punto di vista non ha molto senso.
Prima di questa traduzione, quella precedente risaliva al 1937 ed non era integrale, inoltre i nomi dei personaggi, dei paesaggi, delle istituzioni era stati italianizzati, mentre oggi leggiamo quelli originali e inoltre sono stati lasciati, nel testo, molti termini inglesi che oggi sono di uso comune.
La protagonista indiscussa della storia è Scarlett o meglio conosciuta come Rossella O' Hara.
E' lei l'anima della storia, non perde mai il suo ruolo di personaggio principale, perché è sempre lei al centro del libro, la conosciamo quando ha 16 anni e quando si conclude il libro ne ha 28.
In questi dodici anni succede di tutto, la conosciamo bambina capricciosa, altezzosa, piena di sè e della sua bellezza, ma è anche molto orgogliosa e questo le farà commettere molti errori.
Scarlett in un primo momento è sicuramente un personaggio che suscita antipatia ma con il tempo non può che trasmettere tenerezza, perché in fondo è solo una ragazza che probabilmente non sa cosa vuole, non sa chi ama e non capisce i suoi sentimenti. In alcuni momenti gioca molto con quello che provano i suoi pretendenti e poi i suoi mariti, non rendendosene conto, oppure è ben cosciente di quello che fa per riuscire a ottenere quello che vuole.
E' quindi un'abile calcolatrice?
Potrebbe sembrarlo ma a mio avviso non è così, quando si sposa la prima volta è sicuramente una bambina, lo fa per ripicca, per invidia, perché non accetta di essere rifiutata. Poi però cresce capisce come va il mondo, ha vissuto la guerra che la cambierà, ma forse non in meglio.
"Non fare il muso, adesso. Non importa chi sposerai, purché sia una che la pensa come te, sia un gentiluomo, sia del Sud e orgoglioso di esserlo. Per le donne, l'amore vine dopo il matrimonio."
Scarlett si mette in una serie di "casini" amorosi principalmente per colpa sua, in quanto la sua invidia e la voglia di essere migliore delle altre donne prevale su tutto, lei pensa di essere innamorata di Ashley che però non ricambia il suo sentimento.
Fa di tutto per cercare di conquistare l'uomo, umiliandosi anche, dichiarando il suo amore ma viene sempre rifiutata, è l'idea di questo amore che lei ha idealizzato che determinerà molte scelte che lei ha fatto e che farà durante la narrazione.
Scarlett è una stratega sin da quando era ancora un'adolescente, è stata educata per conquistare un uomo e trovare marito, la stessa autrice ci dice che il primo dovere per una donna era quello di sposarsi.
"Perchè una deve far finta di essere scema, per trovare marito?"
Per quello per anni aveva ben studiato il suo ruolo di ragazza dolce, affascinante, frivola e un po' ingenua, ma lei in realtà ha un bel carattere, è prepotente, è vanitosa, è ostinata e dice sempre quello che pensava.
A Scarlett piace essere corteggiata e farsi desiderare, lei è sempre in competizione con le altre donne e non riesce ad essere amica di nessuno.
Dobbiamo anche fare un passo indietro e contestualizzare la storia che è ambientata nella seconda metà dell'Ottocento e quindi la donna in quel periodo aveva un'unica arma che si poteva giocare, che era quella della seduzione e della bellezza. Nel caso avesse avuto un patrimonio consistente allora le cose erano diverse.
Anche se le donne fossero state intelligenti era meglio che non lo facessero notare, soprattutto davanti agli uomini, Scarlett è furba, scaltra e molto più coraggiosa di molti uomini e questo lo dimostra durante la Guerra di secessione. In quei momenti difficili lei tira fuori tanta forza e dimostra di avere carattere, anche se in amore si comporta ancora come una bambina.
L'incontro con Rhett Buttler le cambierà la vita, finalmente trova un uomo, una persona affidabile, solida e sicura, che la fa ridere, che le tiene testa, ma Scarlett non sa riconoscere l'amore con la A maiuscola, antepone la ricchezza ai sentimenti.
"Scarlett era disarmata di fronte al suo sorriso tranquillo e alle sue battute, perchè non aveva mai avuto a che fare con un individuo altrettanto inattaccabile. Le sue armi consuete-disprezzo, freddezza, e crudeltà- con lui non funzionavano: Rhett Butler non provava la minima vergogna, qualsiasi cosa lei gli dicesse."
Tutti sappiamo come va a finire tra di loro e tutti noi speravamo in qualcosa di diverso, in un finale differente ma questo libro è famoso anche per questo.
Credo che Scarlett non capisce i suoi sentimenti perché è giovane, non ha una guida che la metta in guarda dagli errori, se non Mammy, ma alcune volte la protagonista è così testarda che non ascolta nemmeno lei.
La guerra cambia tutti i protagonisti della storia e Scarlett cresce moltissimo anche se non smette di commettere errori e di fare delle scelte sbagliate, forse alla fine capirà di aver sbagliato e di non aver vissuto con sincerità e con amore le sue relazioni.
Il libro è scorrevole anche se è stato scritto molti anni fa, i personaggi sono credibile e ben delineati e la storia è molto complessa e piena di colpa di scena.
Le 1194 pagine non sono un ostacolo, la storia è avvincente e appassionante e sicuramente non è una lettura facile e avendo letto solamente un tot di pagine a settimana, questo metodo mi ha aiutato moltissimo a continuare.
Credo che leggerlo consecutivamente sia un po' troppo, perché è un libro impegnativo e denso di avvenimenti.
Non riesco a trovare dei difetti a questo romanzo, credo sia sicuramente uno di quei libri da leggere almeno una volta, se non ne avete una copia in libreria questa potrebbe fare al caso vostro, l'edizione è sicuramente curata e la traduzione rende la lettura scorrevole.
Consigliato.
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UNA STORIA CUPA E GOTICA
La lettura di questo libro è stata parecchio impegnativa, la prima parte l'ho trovata molto scorrevole mentre poi la narrazione è diventata un po' confusa e a mio avviso un po' contorta.
La protagonista del romanzo si chiama Margaret Lea, è una ragazza introversa, quando legge dimentica tutto quello che la circonda, perfino di mangiare. I libri le hanno sempre tenuto compagnia e lavora in una libreria antiquaria con il padre.
"Il mio compito non è vendere libri- a quello provvede mio padre-ma custodirli."
Un giorno riceve una lettera da una delle scrittrici inglesi più famose, Vida Winter, che le chiede di diventare la sua biografa.
Margaret conosce la sua fama, ma non ha mai letto un suo romanzo.
Decide di partire per lo Yorkshire, ma non accetta subito l'incarico perché preferisce conoscerla di persona e capire se le dirà la verità.
"La lettura non mi aveva mai tradito. Era sempre stata la mia unica certezza.
Vida Winter inizierà un lungo racconto ripercorrendo la sua vita fin dalla sua nascita.
In questo romanzo ci sono stati degli elementi che non mi hanno convinta, partendo dalla protagonista.
Margaret, dovrebbe essere un personaggio che colpisce qualsiasi lettore, è una lettrice onnivora, preferisce i romanzi alle persone, lavora in una libreria, ma purtroppo non mi ha lasciato nulla.
Credo che questo sia dovuto dal fatto che la storia non mi abbia coinvolto emotivamente, sebbene ci fossero delle ottime premesse.
A mio parere, l'autrice ha voluto creare un'ambientazione che ricordasse gli autori inglesi dell'Ottocento, la campagna inglese, i misteri famigliari, i fantasmi il tutto condito da una storia dai toni cupi e gotici.
Ma per me non è riuscita nel suo intento, perché la narrazione dura troppo, si dilunga troppo nelle descrizioni e nel raccontare dei dettagli futili.
I salti temperali spezzano la narrazione e il ritmo scende in particolare in alcuni punti che sono risultati un po' noiosi.
Forse l'autrice aveva in mente di creare una storia con una serie di colpi di scena e con una trama complicata da seguire, ma purtroppo a mio avviso la narrazione risulta confusionaria e bisogna leggere con molta attenzione per non perdere il filo del racconto.
In conclusione, lo stile e la scelta narrativa dell'autrice non mi ha convinta, ma sono sicura che ci sono altre persone che apprezzeranno sicuramente questa storia.
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L'OMERTA' E LA SCOPERTA DELLA SHOAH
La protagonista del libro si chiama Eva, è una ragazza tedesca di 28 anni che fa la traduttrice di polacco e vive con i genitori a Bornheim.
La sua vita sta cambiando perché il suo fidanzato Jürgen, dovrebbe chiedere la sua mano.
Il libro si apre con Eva che sta aspettando l'arrivo del suo ragazzo, che è stato invitato a pranzo a casa dei suoi genitori, durante l'attesa la protagonista pensa a quante differenze sociali ci siano tra loro due.
Jürgen, dopo aver studiato teologia, ora è un imprenditore, suo padre si è ammalato e gli ha lasciato le redini dell'azienda di corrispondenza, Eva è invece figlia di Edith e Ludwig Bruhns, due osti che hanno una modesta trattoria che si chiama"Deutsches Haus" - Casa tedesca.
"Tu sei una ragazza normale che ha bisogno di un uomo normale. Magari un artigiano. I conciatetti guadagnano molto bene."
Eva durante il pranzo domenicale, deve lasciare i genitori e Jürgen per andare al lavoro, infatti l'hanno chiamata per una traduzione urgente ma questa volta non saranno dei documenti commerciali, bensì si parlerà di camere a gas e di prigionieri.
Quando Eva torna a casa è molto turbata da questo incontro e dalle parole che ha pronunciato quell'uomo, Josef Gabor, lei non sa cosa è successo e tutto quello che ha sentito le sembra molto strano.
Il giorno dopo, guardando il giornale, capisce però che c'è molto di più: nell'incontro del giorno prima due dei tre uomini presenti con lei, erano il procuratore capo e il procuratore generale che stanno avviando un processo contro degli ex membri delle SS.
Eva non sa chi fossero quegli uomini perché nessuno si è presentato né ha chiarito quale fosse lo scopo della traduzione.
Il processo di Francoforte si svolse dal 1963 al 1965 e fu il primo davanti a una corte tedesca per i crimini dell'Olocausto.
Viene proposto a Eva di fare da traduttrice al processo.
Eva viene descritta dall'autrice come una ragazza " dall'aspetto sano e femminile, labbra carnose, il naso fine e lunghi capelli biondi naturali che tagliava, pettina e arrotolava in un artistico chignon senza ricorrere al parrucchiere"
Mentre Jürgen parla così della protagonista: " gli era sembrata una ragazza tranquilla, all'antica, ingenua. Si sarebbe lasciata guidare, sarebbe stata sottomessa al marito, Jürgen voleva avere dei figli con lei."
Da questi piccoli estratti capiamo quanto Eva sia considera una brava ragazza, ingenua e addomesticabile, un po' anche stupidotta, infatti Jürgen non la tratta come una persona ma come una marionetta da muovere come vuole.
Il personaggio di Jürgen non mi è affatto piaciuto, è poco sensibile verso i sentimenti di Eva, non la rispetta come persona e si intromette nel suo lavoro.
Eva vuole approfondire quello che ha sentito, vuole sapere cosa è successo durante la seconda guerra mondiale, anche se i suoi genitori le dicono di lasciar stare e Jürgen sia deciso a lasciarla se lei accettasse l'incarico.
La donna non è affatto un personaggio stupido o che si lascia influenzare, è una donna moderna, determinata, indipendente e di sicuro non è un'ingenua. Sente che c'è qualcosa che non quadra in questa storia e accetta di fare da traduttrice.
" Eva la guardava. Edith si passò un asciugamnao sul volto e disse: - Lascia che il passato rimana tale, Eva. E' meglio così credimi.-"
Eva sembra fragile, ma non è assolutamente così, è molto forte va contro tutto, la sua famiglia, il suo fidanzato perché decide con la propria testa, che vuole fare questo lavoro, per conoscere quello che è successo.
Il suo personaggio da solo basterebbe per reggere l'intera storia, è ben delineato conosciamo le sue fragilità, il suo passato, le sue paure e lei come donna rivendica la propria indipendenza e la propria "voce". E' lei che vuole scegliere cosa fare, che sia sbagliato o meno.
L'inizio di questo libro è stato molto coinvolgente e interessante, poi purtroppo la narrazione è stata lenta e un po' confusa e credo sia perché l'autrice non ci parla solo del processo ma inserisce alcune sottotrame che però non interessano al lettore e rallentano la storia.
Se il libro verte sulle testimonianze e sul processo di Francoforte perché non concentrare la trama su quello?
A me personalmente non interessa sapere quale sia la vita di Annegret, la sorella maggiore di Eva, queste parti sono veramente noiose, oltre che non capisco quale sia la posizione della donna nei confronti della processo.
Quello che colpisce di questo libro è il popolo tedesco diviso tra chi sa e tace e chi non sa nulla di quello che successe nei campi di concentramento.
Questa omertà è davvero allucinante.
Siamo abituati a leggere dei romanzi ambientati durante la seconda guerra mondiale, ma poi cosa successe?
E' interessante vedere come anche la Germana vivesse il dopoguerra, come tutto quello che era successo nei lager si pensava che fosse solo un'enorme menzogna. Ma non fu così ed è giusto leggere ancora libri sull'argomento. Per non dimenticare.
Il mio giudizio finale è sufficiente per il tema trattato e per il personaggio di Eva, ma non posso dare di più perché questo romanzo è veramente difficile da leggere, in alcuni punti è veramente poco coinvolgente e lento. Ma non posso assolutamente ignorare il fatto, che sia un testo che ci fa conoscere quanto il silenzio e la negazione fosse normale a quell'epoca e se non fosse stato per alcuni uomini, il procuratore capo e il procuratore generale questo processo non si sarebbe svolto.
Il tema è delicato e credo che l'autrice abbia avuto le migliori intenzioni quando ha scritto questo libro, purtroppo si è dato importanza ad alcune sottotrame che non sono interessanti e non aggiungono nulla alla storia.
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MARTA E LA SUA LOTTA PER DIVENTARE ZARINA
Questo romanzo storico narra la vita di Marta, giovane ragazza di umili origini, che diventerà zarina di tutte le Russie, quando suo marito Pietro scomparve nel 1725.
La vita di Marta è fin dalla nascita molto difficile, è figlia illegittima di un contadino, che ebbe una relazione con la madre quando era fidanzato con un'altra donna Tanya. La matrigna non la sopporta e cerca di umiliarla appena ne ha l'occasione, ma Marta è forte e non si lascia intimorire dalle offese che subisce. Non lo farà mai nella sua vita.
Lascia la casa del padre quando viene venduta a Vasilij Grigorovic Petrov, un mercante di Walk, poi riesce a scappare dalle sevizie subite e trova lavoro come domestica presso il pastore Ernst Glück, poi si innamora del figlio Anton, ma va in sposa ad un soldato svedese.
Solamente dopo, viene catturata dall'esercito russo quando la città viene conquistata e fu costretta ad andare a servizio del principe Aleksandr Menšikov, grande amico dello zar ed è qui che incontra Pietro, per poi diventarne l'amante.
"Provavo una tale nostalgia della mia famiglia che, guardandomi indietro, persino le offese e i maltrattamenti di Tanya mi parevano sopportabili."
Prima di sposarsi con lo zar, passano ben dieci anni e numerosi figli, dei tredici che avranno solo due femmine diventeranno grandi, Anna e Elisabetta.
Marta, nel corso della sua vita, viene continuamente umiliata e derisa sia dal punto di vista fisico che psicologico, il fatto di non riuscire a dare un erede maschio allo zar a lungo andare inclinerà i rapporti tra i due.
Inoltre, anche se la donna non era istruita si dimostrerà una consigliera preziosa per Pietro oltre che una moglie fedele e leale, almeno per la maggior parte della vita vissuta assieme.
Marta è un personaggio che ha una vita che sembra un romanzo, tutto quello che ha vissuto, che ha dovuto vedere e subire, avrebbe spezzato qualsiasi persona ma non lei, è una donna con un temperamento di ferro e con un coraggio invidiabile.
Dopo aver letto il libro, penso che lo zar la amasse ma a modo suo, perché continuò ad avere delle relazioni sentimentali anche davanti a Marta, come se tutto fosse normale e dal canto suo la zarina non ha mai detto nulla. E mi sono chiesta se anche lei lo amasse veramente o fosse solo per paura di essere spedita in Siberia o in convento, come fu per la prima moglie di Pietro.
Temeva per la sorte delle proprie figlie?
Come faceva a sopportare tutto questo? Il tradimento, l'umiliazione di essere chiamata continuamente sgualdrina e lavandaia, lo zar la ascolta ma lei sa che deve a tutti i costi rendersi bella ai suoi occhi, desiderabile, fedele affinché nessun'altra donna prenda il suo posto nel cuore di Pietro.
Posso dirlo? Ma che fatica Marta! Mi dispiace, che non sei nata nella mia epoca, altrimenti lo avresti mandato volentieri a quel paese.
La lettura di questo libro è stata molto scorrevole, le pagine sono più di 600 ma la storia scorre via veloce.
Il mio giudizio finale risulta piuttosto tiepido, per alcune cose che non mi sono piaciute.
In primis, la scelta della cover non è coerente con Marta, chi è questa donna con i capelli rossi?
La zarina ha i capelli scuri e gli occhi verdi a mandorla, purtroppo non posso non notare questa cosa, credo che la copertina debba essere in linea con il testo o almeno con il personaggio principale.
«Chi lo sa da dove vieni davvero? » mi diceva quando era in vena di malignità. «Guardati, con quegli occhi verdi a mandorla e i capelli neri come le ali di un corvo.»
Nel corso del testo l'autrice ci ripete moltissime volte che Marta è in carne e devo dire che nonostante lo avessimo capito fin dalle prime pagine, oltre a tutte le umiliazioni che ha dovuto subire la protagonista, continuare a ripeterlo non lo enfatizza. Va bene, sappiamo che non è magra e quindi questo è rilevante ai fini della sua biografia? Certo per farci capire come era fisicamente, ma qui si è esagerato!
L'autrice ha deciso di descrivere troppe volte i rapporti intimi che avvenivano tra Marta e Pietro e anche tra i vari amanti dei due, sinceramente dopo un po' il lettore è annoiato da questo e forse queste parti potevano essere eliminate.
Però devo essere molto sincera e dire che è impensabile non sentire nei confronti di Marta una sorta di solidarietà femminile, non si può non apprezzare la sua forza d'animo, il suo coraggio e la sua tenacia che l'hanno fatta diventare la zarina di tutte le Russie.
Un libro dedicato ad una donna che ha contribuito a rendere grande la Russia dell'epoca, che con la sua astuzia e intelligenza è riuscita a passare alla storia non solo come la moglie dello zar Pietro il Grande ma anche come zarina, una donna coraggiosa e intrepida.
Un romanzo che ci restituisce la figura di una donna che non tutti conoscono, Marta è riuscita ad entrare nel cuore del lettore, che si appassiona alla sua vita e gioisce con lei per i traguardi, che nonostante tutto, riesce a raggiungere.
Se vi piacciono i romanzi storici e la storia russa date un'occhiata a questo libro.
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IL SECONDO CASO DELLE SORELLE MITFORD
"Morte di un giovane di belle speranze" di Jessica Fellowes è il secondo romanzo dedicata ai delitti Mitford, se nel primo libro al centro della storia c'era Nancy, la sorella maggiore delle Mitford, qui incontriamo Pamela.
Siamo nel 1925, Nancy cerca di inserirsi nei circoli giusti e di fare amicizia con le persone più in vista nella buona società inglese, il suo obiettivo sarà quello di invitarle alla festa di compleanno della sorella.
"La gente giusta sapeva di essere il cuore palpitante di ogni trattenimento e sapeva che la sua luce pulsante gettava nell'oscurità tutti gli altri. Era il compleanno di Pamela, ma Nancy intendeva appropriarsi della festa."
Conosciamo Pamela, una ragazza più timida e introversa di Nancy, che non riesce a conformarsi all'ambiente e alle regole che il suo status le impone, lei preferisce rimanere in disparte.
Ritroviamo anche Louisa Cannon, che continua a lavorare per i Mitford anche se ha dei dubbi sul suo futuro infatti ha già ventitré anni e dovrebbe essere già sposata e con dei figli.
Come ci viene indicato nel titolo, al centro della storia c'è l'assassinio di Adrian Curtis, giovane rampollo inglese, scapolo molto ambito nell'ambiente.
Durante una caccia al tesoro nella magione dei Mitford, Ashtall Manor, viene ritrovato il corpo del giovane e accanto a lui c'è Dulcie, la cameriera personale di Charlotte, sorella di Adrian.
I sospetti dei detective ricadono subito su Dulcie, ma Louisa Cannon vuole trovare la verità perché non crede alla colpevolezza della ragazza.
"I primi sospetti cadono sempre su noi serve."
Si scoprirà che la cameriera di Charlotte, appartiene alla banda delle Quaranta Ladrone, un gruppo di donne veramente esistite che hanno commesso molti furti tra il 1870 e il 1930.
Louisa però non ci sta e vuole scoprire la verità e chiederà aiuto ad un vecchio amico Guy Sullivan...
Al centro di ogni libro della Fellowes c'è sicuramente la figura di Louisa, è lei la cameriera, la confidente, l'amica ma anche la complice delle sorelle Mitford, è lei la vera protagonista.
Abbiamo già conosciuto come Louisa sia una donna forte, deve molto ai Mitford l'hanno salvata da un destino crudele e le hanno dato una possibilità.
Nonostante il titolo riporti ad una morte, questo secondo libro in gran parte ha al centro le Quaranta Ladrone, anche conosciute come " The Forty Elephants", una banda di ladre capeggiata da Alice Diamond, una donna che si veste in maniera elegante e che indossa moltissimi anelli di diamante.
La polizia di Londra è sulle tracce di Alice e della sua banda e anche Guy la vorrebbe trovare, ma non è così facile catturarla come si pensa.
Le Quaranta Ladrone hanno l'appoggio degli Elephants, una terribile banda di ladri e di una serie di altre persone che le coprono.
Il testo è sempre molto scorrevole e la storia ci fa entrare nei ruggenti anni '20, dove le donne stanno iniziando a far sentire la propria voce.
La figura di Louisa è interessante perché lei è una serva; è raro trovate una protagonista del popolo in primo piano e capiamo come si sente ogni volta che viene messa da parte perché, anche se lavora per i Mitford, non fa parte della famiglia e non sarà mai considerata come amica dalle sorelle.
Un piccolo appunto su questo libro è che l'autrice si è soffermata di più sulla figura delle Quarante Ladrone che su Adrian Curtis e la sua morte.
L'autrice è brava però, a mischiare con suspense, degli eventi e dei personaggi reali con altri di pura fantasia e ogni suo libro è uno spunto per leggere qualcos'altro, per scoprire cose nuove.
Nonostante c'è chi la paragoni ad Agatha Christie credo che questo parallelismo sia alquanto forzato, anche se la Fellowes, secondo me, ha una buona penna e crea delle storie interessanti.
Per concludere direi: a volte la verità è più banale di quello che sembra.
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TRA AMORE E ODIO
La lettura di questo romanzo è stato un continuo susseguirsi di alti e bassi, ogni capitolo mi faceva cambiare idea sulla valutazione della storia.
L'autore ci indica in maniera chiara come si svolgerà la vicenda, le protagoniste del libro sono tre, la prima ha più di ottant'anni, è vedova, si veste di nero ed è cattiva; la seconda è bugiarda ha 36 anni si chiama Stèphanie ed è la maestra del paese. La terza si chiama Fanette, ha undici anni ed è un genio della pittura e tutti i ragazzi sono innamorati di lei.
Le tre donne non possono che essere più diverse tra di loro, ma hanno una cosa in comune: vogliono lasciare il paese in cui sono cresciute Giverny, una piccola cittadina nel nord della Francia, famosa per essere stata la residenza di Monet e milioni di turisti ogni anno la visitano per vedere il giardino del famoso artista.
Il libro si apre con il ritrovamento del cadavere di Jèrôme Morval, famoso chirurgo oftalmologo che viene ritrovato con il viso riverso sull'acqua del ruscello che ha voluto Monet, per creare il laghetto delle ninfee.
Ad occuparsi delle indagini c'è il nuovo ispettore capo di Vernon, Laurenç Sérénac e il suo aiutante Sylvio Bénavides.
L'uomo era sposato con Patricia Morval, ma aveva una passione per le donne e per i quadri e avrebbe voluto possedere un Monet.
"Una vita passata ad accumulare riproduzioni senza discendenza"
Nella tasca esterna della giacca di Jérome viene ritrovato una cartolina con le Ninfee di Monet e con una scritta " Acconsento a che si instauri il delitto di sognare".
Una frase che accompagnerà il mistero per tutta la durata del libro.
Le indagini si concentreranno sulle donne che il medico frequentava e sulla maestra Stéphanie, infatti l'uomo aveva una vera e propria ammirazione per lei, ma non si capisce fino a dove questo amore si sia spinto.
Anche Laurenç non resta indifferente nei confronti della bella maestra, tanto da non sembrare sempre lucido nelle indagini.
Il finale è sicuramente sorprendente e non lo avevo capito e devo dire che l'autore è stato bravo in questo, però per me a questo romanzo manca qualcosa.
Se c'è un giallo da risolvere dovrei essere coinvolta dalla narrazione invece non è stato così, in alcuni punti non succedeva poi molto e il climax era veramente molto basso, facendo risultare la lettura molto lenta. Ci sono dei momenti in cui Bussi fa delle lunghe descrizioni alternate a dei monologhi.
La parte centrale l'ho trovata particolarmente piatta e poco scorrevole.
Sì, ho fatto fatica ad affezionarmi a questa storia, a capire i personaggi, a trovare un punto in comune tra di loro e solo nella parte finale ho capito il perché.
Credo sia un autore che o lo ami alla follia oppure lo detesti, per il momento il mio giudizio è a metà, dovrei leggere qualche altro libro per capire se fa per me oppure no.
Ho capito che Bussi voleva farci sussultare con un colpo di scena che avrebbe spiazzato il lettore, ma io non l'ho apprezzato.
Non sarei onesta fino in fondo, se non dicessi che questa storia non mi ha convinta pensavo a qualcosa di completamente diverso che mi avrebbe letteralmente lasciata a bocca aperta ma non è successo.
Pazienza, a volte può capitare che un libro non piaccia e mi dispiace perché le premesse c'erano tutte per essere una lettura sorprendente.
Sarà per la prossima volta Michel Bussi!
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UNA STORIA LEGGERA E SENZA PRETESE
La lettera è una storia che, almeno sulla carta, mi sembrava molto affine al mio gusto letterario, ma in questo caso ho trovato un libro a cui mancasse sempre qualcosa e in alcuni punti un po' forzato.
Siamo nel 1973 a Manchester e Tina è la protagonista di questa storia assieme ad un'altra donna, Chrissie, che invece è vissuta 34 anni prima di lei.
La narrazione del libro, infatti, si divide tra le vicende del 1973 e del 1939.
Tina è un personaggio che suscita, fin dalle prime pagine, un'immediata empatia nel lettore, è una giovane donna di 28 anni che è sposata ma non è felice. Il marito Rick, la maltratta e la picchia, è un uomo violento e che perde spesso il controllo.
"Non si sarebbe trasformata in una di quelle mogli maltrattate che giustificano il comportamento inqualificabile del marito."
Tina vuole scappare, vuole andare via da una vita che non le appartiene più, vive nella paura costante di dire o di fare qualcosa di sbagliato che faccia arrabbiare il marito.
Non è facile lasciarsi alle spalle un matrimonio, anni passati assieme, l'amore che Tina prova ancora per Rick; ma lei deve cambiare le cose, alla fine ci proverà ma il percorso per essere libera è ancora molto lungo.
La donna lavora come impiegata in un ufficio di assicurazioni e come volontaria in un charity shop dove vengono venduti degli abiti di seconda mano. Un giorno mentre sta sistemando dei nuovi arrivi, dentro una vecchia giacca, trova una lettera indirizzata a Chrissie e come mittente c'è un certo Billy.
Capisce subito che la lettera non è recente e che non è stata spedita perché il francobollo non è affrancato, non resiste alla curiosità e inizia a leggerla, quelle parole, quell'amore interrotto le dona una nuova speranza e non sa ancora che da ora in poi la sua vita cambierà per sempre.
Tina decide di provare a rintracciare Chrissie e Billy e capire cosa fosse successo tra di loro.
Nonostante la prima parte sia molto interessante e coinvolgente ho trovato che la seconda sia meno appassionante e forse le coincidenze per riuscire a trovare la verità sulla lettera, sono state un po' forzate.
Anzi direi che si potevano evitare delle cose, soprattutto l'ultima persona che Tina vede prima di partire, questo incontro chiarisce alcune cose della storia ma è poco credibile che possa succedere una cosa del genere.
Tina è un personaggio forte ma anche molto fragile, è giovane ha tutta la vita davanti ma si ferma davanti a un amore impossibile, a un uomo che è incapace di amare.
"Meriti molto di più, Tina. Hai ventotto anni. Dovresti essere felicemente sposata con un marito che ti ama e magari un paio di bambini..."
Ogni persona reagisce in maniera diversa rispetto al dolore e a quello che subisce e in questo non giudico assolutamente le scelte che fa Tina, perché sono state motivate dall'amore, da quello che prova.
Non posso biasimarla per alcune decisioni che prende, dai propri errori si impara e in questo credo che il suo personaggio sia stato delineato in maniera abbastanza verosimile.
La storia di Chrissie è diversa, siamo alla vigilia della seconda guerra mondiale i tempi sono molto diversi da oggi e le donne non erano ancora libere di fare quello che volevano, di decidere chi amare, ma erano sempre sotto la volontà di un uomo, che fosse il padre o il marito.
Lei è innamorata di Billy e lui la ricambia, ma un evento importante cambierà la loro vita e porterà delle conseguenze drammatiche alla storia.
Questo romanzo si base sui sentimenti, nei rapporti tra genitori figli, tra marito e moglie, tra amici e tra fidanzati, sono l'amore, l'odio, il risentimento, il rancore che animano le fila di queste due storie che sono destinate ad intrecciarsi.
Un romanzo da cui mi aspettavo di più, che però non mi sento di bocciare perché la storia è scritta bene e la narrazione è scorrevole, peccato per qualche forzatura della trama.
Un libro ideale per qualche ora di assoluto relax.
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IL PRIMO CASO DELLE SORELLE MITFORD
Il romanzo mi è piaciuto tantissimo e devo dire che non mi capitava da un po' di tempo di essere così colpita da una storia, tanto da non riuscire a chiudere il libro.
Questo testo viene inserito nella categoria dei gialli, per me richiama molto anche il genere classico, lo storico e il noir.
Credete alle coincidenze e al fatto che ci sia un momento giusto per leggere un determinato libro?
Io sì e credo che non sia un caso che abbia letto questo libro proprio ora, siamo nel 2020 e la storia è ambientata per una buona parte nei mesi di dicembre e gennaio e inoltre mi ci voleva proprio un libro così in questo periodo.
Questo romanzo parte da un fatto vero di cronaca, siamo nel 1920 e come ci indica il titolo, la storia ruota attorno all'assassinio di Florence Nightingale Shore, avvenuto proprio in quell'anno nel treno che la doveva portare a Warrior Square. I colpevoli non furono mai trovati, con questo libro Jessica ha voluto rendere omaggio ad una donna coraggiosa che ha aiutato molte persone durante la guerra, Florence era infatti un'infermiera.
Non sapremo mai perché la donna fu uccisa o cosa successe, ma questo libro mi ha fatto conoscere ancora una volta qualcosa di nuovo e devo dire che mi piace proprio questo dei romanzi, c'è sempre qualcosa da imparare o da scoprire.
Nel libro di vero ci sono anche le sei sorelle Mitford e Nancy la maggiore, sarà una delle protagoniste della storia, in realtà ho scoperto che la primogenita del barone Lord Redesdale, fu una scrittrice e una giornalista. Sono andata a recuperare la sua biografia e ho scoperto alcuni suoi libri che vorrei recuperare, per approfondire la sua figura e quella delle sorelle.
Faccio una premessa prima di continuare, questo libro non credo sia un giallo, cioè lo è in parte, ma quello che mi ha colpito non è stato tanto come si sia risolto il caso, ma il libro in generale, la costruzione dei personaggi, la scelta di partire da un fatto vero, il contesto storico. Quindi non aspettativi chissà che cosa dalla parte "gialla", che è abbastanza prevedibile. Inoltre non credo che l'autrice abbia voluto creare una trama troppo complicata ma, secondo me, voleva creare una serie diversa dalle altre e che raccontasse la società inglese tra gli anni venti e trenta.
Nancy Mitford non è la sola protagonista della storia, ma facendo un passo indietro conosciamo anche Louisa Cannon, una ragazza povera che vive con la madre e lo zio dopo la scomparsa del padre. Ha diciotto anni e aiuta la madre nel suo lavoro di lavandaia. La vita è dura per Louisa che riesce a malapena a trovare qualcosa da mangiare ma un giorno però qualcosa cambia, quando lo zio vuole che sia lei a saldare un suo debito, ma la ragazza si ribella e scappa.
Riesce a trovare lavoro come cameriera e babysitter nella casa dei Mitford dove farà amicizia in particolare con Nancy, che ha due anni in meno di lei. Nancy è uno spirito libero, non sempre obbedisce alla regole dei suoi genitori e vuole a tutti i costi indagare sul caso di Florence e lo farà con l'aiuto di Louisa.
Louisa in alcuni momenti ha paura e si sente scoraggiata, in fondo è pur sempre una serva e nonostante sia in confidenza con Nancy, c'è sempre una sorta di distacco tra di loro.
"Louisa non disse nulla e la precedette per raggiungere Diana e Decca alla nursery. Aveva sperato che ci fossero più affinità che differenze tra lei e Nancy; invece a pensarci bene era proprio sola."
Insieme a loro nella ricerca del colpevole ci sarà anche Guy Sullivan, un agente della polizia ferroviaria che nonostante il suo capo disapprovi la sua indagine, va avanti lo stesso; perché vuole dimostrare quanto vale ai suoi superiori e anche alla sua famiglia, in particolare ai fratelli.
Louisa e Guy si conoscono quando la ragazza scappa dal treno e dalla drammatica sorte che lo zio pensava per lei. Tra i due nasce una simpatia.
Ogni personaggio ha una propria storia da raccontare, Louisa e i problemi con il suo status sociale, Guy con la sua voglia di riscatto e Nancy con i vizi e i privilegi di una giovane ragazza aristocratica.
Oltre alla storia in sè, Jessica ci descrive come viveva la società dell'epoca, qual era la condizione delle donne e dei poveri, come era difficile per una persona andare avanti se non aveva un lavoro o il sostegno di qualche parente o famiglia influente.
L'autrice ha fatto un enorme lavoro di ricerca delle fonti partendo dalla storia della sua famiglia e tutti i dettagli del caso sono tratti dai verbali di polizia dell'epoca.
Un romanzo molto coinvolgente e che riesce a farci conoscere meglio la società inglese a cavallo tra gli anni venti e trenta, in un momento di forte cambiamento nel mondo dove iniziano ad affermarsi la figura femminile e dove alcuni movimenti politici stanno prendendo forma portando la società fino alla seconda guerra mondiale.
Un libro carino, delizioso e molto scorrevole, una storia che vi coinvolgerà e vi appassionerà tanto che non riuscirete a staccarvi dal romanzo.
Assolutamente consigliato!
Questo è il primo libro di una serie di sei dedicata alle sorelle Mitford e facendo delle ricerche Nancy Mitford fu scrittrice e giornalista e quindi mi piacerebbe approfondire i libri che lei ha pubblicato.
Indicazioni utili
A chi ama i gialli storici e i classici
Consiglio anche di approfondire i libri di Nancy Mitford che fu scrittrice e giornalista
ERICA DEVE FARE I CONTI CON IL PASSATO
In questo romanzo Erica ha un ruolo più rilevante nelle indagini rispetto ai due libri precedenti, anche se ho trovato che l'autrice abbia voluto approfondire e dare spazio, a personaggi secondari come la ex moglie di Patrik, Karin e la sorella di Erica, Anna.
Erica non riesce a pensare ad altro, da quando ha trovato nel baule che apparteneva alla madre, una medaglia nazista e una camicia di un neonato insanguinata. Per alcune settimane non guarda più quel baule e non vuole affrontare quella scoperta, ma un giorno decide di far vedere il cimelio nazista ad un esperto.
Eric, un professore di storia, è la persona giusta da interpellare, purtroppo però viene trovato morto pochi giorni dopo che Erica gli aveva parlato.
Oltre alla medaglia e alla camicia, la donna trova anche dei diari della madre Elsy, che nei precedenti libri veniva descritta come una persona scostante e poco affettuosa.
Il caso giallo ruota attorno alla vita di Eric e del fratello Axel, loro vivevano assieme ed erano appassionati di storia e del periodo nazista.
"-Non mi fido della memoria umana-aveva detto alla fine. -Senza oggetti da vedere o toccare dimentichiamo facilmente quello che preferiamo rimuovere. Io faccio la raccolta di quelle cose che possono ricordarcelo.-"
In questo libro l'autrice ci fa conoscere anche il ruolo che ha avuto la Svezia nella seconda guerra mondiale, sebbene sia stato un paese neutrale, ha contribuito ad aiutare i vicini norvegesi.
Erica ha sempre descritto la madre come una persona fredda e incapace di amare, qui capiamo anche i motivi che l'hanno spinta a comportarsi in questo modo e anche come la vita le abbia fatto incontrare molto ostacoli difficili da affrontare.
Erica inizia a indagare, le ricerche non saranno così facili, deve ricostruire il passato della madre, il rapporto che la legava a Eric e Axel, cosa nasconde quella medaglia e a chi apparteneva quella piccola camicia. In alcuni momenti la protagonista è così stanca e demoralizzata che pensa di non farcela.
Possibile che la madre nascondesse un passato così misterioso?
Patrik, invece, ha preso un congedo di paternità per seguire Maja e per lasciare Erica un po' in pace a scrivere il suo prossimo libro, ma la gestione di una bimba piccola e la voglia di indagare, lo metteranno in difficoltà e dovrà alternarsi tra il ruolo di marito e padre e quello di poliziotto.
Dopo un prologo sicuramente molto accattivante, l'autrice continua la narrazione alternando il racconto al presente e al passato, come è ormai di regola in tutti i suoi romanzi.
La narrazione sebbene sia scorrevole e coinvolgente, in alcuni punti diventa un po' piatta proprio perché l'autrice ha inserito degli altri elementi che non c'entrano con il caso giallo. Come dicevo all'inizio il rapporto tra Patrik e Karin, la sua ex moglie o quello tra Anna, la sorella di Erica e Dan il suo fidanzato, a me non interessavano più di tanto.
La vita di Erica e Patrik è molto presente nel romanzo, forse di più rispetto ai scorsi libri, devo dire che mi aspettavo di più, forse mi ero immaginata chissà cosa ma alla fine ho trovato che questa storia in alcuni punti fosse un po' prevedibile.
Nonostante questo l'autrice riesce a coinvolgere il lettore e a rendere interessante la vicenda, si ha voglia di continuare a leggere e capire come finisce il libro.
Consiglio questa serie ancora una volta, solo l'ambientazione così magica e suggestiva, come quella di Fjällabacka meriterebbe la lettura. Un piccolo villaggio, con spiagge, moli, con le case di legno con i tetti rossi abitate per lo più da pescatori, è l'ambientazione perfetta per questi gialli.
Se non conoscete ancora questa serie vi consiglio di iniziare a leggerla, non vi deluderà!
UN LIBRO DIFFICILE DA DIMENTICARE
Alice Wright è una giovane donna inglese che per amore decide di trasferirsi in America e sposare Bennett Van Cleve, un uomo affascinante e all'apparenza amorevole e affettuoso.
Da subito però capiamo che c'è qualcosa che non va. Alice non era felice in Inghilterra e questo matrimonio così veloce e repentino, forse è dovuto al fatto, che lei volesse andarsene dal posto in cui era nata e cresciuta, ma dove non era libera.
La donna immaginava la sua nuova vita a New York, dove i suoi ex concittadini l'avrebbero ammirata e invidiata per il nuovo status, ma l'amara verità è che si è trasferita in un piccolo paese del Kentucky, Baileyville, dove il pregiudizio e l'ipocrisia regnano sovrani.
La vita in America non è come la immaginava, Alice si scontrerà con le malelingue degli abitanti del luogo che non accettano una straniera nella loro terra. Inoltre, dovrà vivere e sottostare alla regole del suocero Mr Van Cleve, un uomo dispotico, bigotto e maschilista che non perde occasione per trattarla male e per farle capire qual è il suo ruolo nella famiglia. La protagonista si ritroverà a vivere in una gabbia, non riesce ad instaurare un rapporto con il marito, che è succube del padre e non riesce nemmeno a farsi degli amici. Le giornate trascorrono in maniera piatta e ordinaria e ben presto capirà di aver fatto commesso un errore.
Bennett non è l'uomo che aveva conosciuto, è un ragazzo debole e incapace di prendere una posizione e di ribellarsi al padre/padrone di cui lui subisce l'influenza.
La villa dove vive Alice è piena di ricordi della madre defunta di Bennett, ogni occasione è buona per dire quanto fosse devota la donna e di quanto lei fosse un'ottima moglie che obbediva la marito senza dire una parola in più.
Alice, invece, mal sopporta il fatto di dover sottostare alle regole del suocero, la routine quotidiana è scandita dall'uomo, come ad esempio il cibo che si mangia, le letture che venivano scelte, i luoghi o la compagnia che si doveva frequentare.
Alice e Bennett non hanno mai iniziato davvero il loro matrimonio,
"Nessuno l'aveva avvertita che il matrimonio avrebbe comportato così tante chiacchiere con zie anziane davanti a servizi da tè in fine porcellana, così tante inutili sessioni di rammento e confezionamento di trapunte, o peggio ancora, così tanti sermoni mortalmente noiosi."
Alice non riesce ad integrarsi in una società così chiusa e ancora legate ai retaggi del passato, è una comunità molto devota, molto religiosa, la Chiesa è un luogo di ritrovo per i cittadini ma anche lì la ragazza viene giudicata. E' difficile per lei cambiare le proprie abitudini, la propria cultura e adattarsi al paese in cui vive.
Ma quello che è peggio è che Alice non riesce ad interagire con Bennett, a creare un rapporto di complicità e di fiducia che ci dovrebbe essere in un matrimonio. Lui inizia anche a criticarla per come si comporta e per come si veste, quando si erano conosciuto la sua opinione era diversa. La trovava bella, interessante e divertente ma da quando si sono trasferiti in America non è più stato così.
"Così a poco a poco, si rese conto di aver semplicemente barattato una prigionia domestica con un'altra."
Alice ha l'occasione per fare qualcosa di utile per il paese e anche per uscire da quella villa, decidendo di unirsi al progetto promosso dal WPA, il Works Progress Administration, che con una serie di biblioteche a cavallo cerca di portare i libri e la lettura nelle zone più rurali del Ketucky.
Sia il marito che il suocero, ma anche molti altri abitanti di Baileyville non sono d'accordo con questa iniziativa e pensano che mandare in giro delle donne da sole sia sconveniente e alquanto pericoloso per la loro morale.
Alice diventa una bibliotecaria e incontra la leader del progetto, Margery O'Hare, una donna che vive da sola, in libertà, con coraggio e cerca di andare avanti senza chiedere aiuto a nessuno uomo.
Il suocero di Alice la mette in guardia su Margery, le dice che è una donna sconsiderata, senza morale e senza ritegno, ed essendo figlia di un fuorilegge, non potrà mai fare nulla di buono.
Alice è una donna che sembra all'apparenza molto fragile, ma a poco a poco, inizia a tirare fuori il carattere e diventa molto importante per la biblioteca e inoltre trova in Margery un'amica leale e sincera.
"[...]Ma soprattutto, quella giornata era stata così straordinaria, così preziosa, che non voleva condividere nemmeno un istante con i due uomini di casa."
A loro si uniscono Isabelle Brady, Beth Pinker e Sophia Wenworth, la presenza di quest'ultima farà molto scalpore perché lei è una donna di colore.
Questo testo è pervaso dal pregiudizio e descrive una società molto arretrata, siamo nel 1937, ma questa piccola cittadina è chiusa nelle proprie tradizioni e convinzioni e non vuole aprirsi al diverso o al nuovo.
Ognuna di queste cinque donne, ha un passato, una storia da raccontare e il lettore si affeziona alle loro vite.
Alice ad un certo punto capisce che quella che sta percorrendo non è la strada giusta, non può lasciarsi schiacciare da quello che dicono la gente e deve cercare di andare avanti a testa alta.
E decide di fare una scelta che in un qual modo cambierà, non solo la sua vita, ma anche quella delle altre quattro bibliotecarie.
"Guardati intorno, Alice. le diceva Margery la voce portata dalla brezza. Non serve preoccuparsi di ciò che la città pensa di te. Non puoi farci niente, comunque. Ma quando ti guardi intorno, caspita, vedi un mondo intero di cose bellissime."
Ti regalo le stelle è il titolo scelto dall'autrice, ed è molto significativo perché sia l'amicizia che si crea tra queste donne che il potere dei libri, che arriva e unisce centinaia di persone, sono la vera e propria bellezza, le vere e proprie stelle.
Un sorriso, un abbraccio, una parola di conforto a volte può valere molto di più di ogni altro gesto.
"Perché era cambiato anche qualcos'altro, qualcosa di fondamentale. Alice aveva scoperto che, per una donna almeno, era molto più facile provare rabbia per conto di qualcuno a cui tenevi, imprimere quella sorta di ustione da freddo, voler far soffrire qualcuno se aveva fatto del male a una persona cara.
Alice, insomma, non aveva più paura."
I personaggi di questo libro sono ben costruiti e delineati in maniera credibile, assomigliano moltissimo ad una persona reale e per Mr Van Cleve ho provato un profondo odio e una rabbia costante.
Il suocero è ricco ed esercita questo suo potere nel paese dove vive, lui controlla tutti fuori e dentro casa, perfino lo sceriffo fa quello che vuole lui. L'uomo maltratta in ogni modo possibile Alice, la umilia come donna e come moglie, fa delle allusioni sul fatto che non riesce a rimanere incinta, che si è lasciata influenzare negativamente da Margery. Lui considera le donne come oggetti, delle statue di porcellane senza sentimenti, che devono rimanere in silenzio, essere devote ed essere delle buone moglie e ottimi madri. Non devono avere delle aspirazioni o dei sogni.
Jojo crea un mondo narrativo molto credibile e verosimile, un paese pieno di pregiudizi, molto arretrato e che non si apre al diverso, alle differenze che invece sono fondamentali per formare una società civile. Il buon nome e il rispetto delle persone di Baileyville è l'unica cosa da preservare per Mr Van Cleve, la sua famiglia, anche se sono di facciata, deve essere perfetta.
Questo libro è stata una vera scoperta, una storia con due grandi temi, quali la solidarietà femminile e l'amore per i libri. I libri anche in questo caso uniscono e fanno conoscere le persone e trasformano tutto in qualcosa di migliore.
Jojo Moyes ci regala sempre delle storie diverse uno dall'altra, ogni suo romanzo è una novità, ma quello che continua a fare è riuscire ad emozionare il lettore.
La storia è scorrevole e molto intensa, ho trovato qualche capitolo un po' lento, ma questo è veramente di poco conto perché la maggior parte del libro scorre via veloce.
Il programma delle biblioteche a cavallo si sviluppò dal 1935 al 1943 e l'autrice parte da un fatto vero per raccontare la sua storia.
Consiglio assolutamente la lettura di questo libro perché per me la storia merita di essere letta e conosciuta, inoltre credo che l'autrice sia riuscita a raccontare e ad affrontare i vari temi trattati sempre con delicatezza e in maniera assolutamente coinvolgente.
Una storia che riscalda il cuore, che emoziona e che indigna ma che tra una lacrima e un sorriso ci fa sperare ancora e ci fa credere nei valori dell'amicizia e dell'amore.
E' proprio il caso di dire che Jojo Moyes ci ha regalato una "stella", una storia che sarà difficile dimenticare.
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Un thriller senza emozione
Avete presente quei thriller che fanno vedere d'estate realizzati con un budget basso, poche risorse e attori alle prime armi?
Ecco questo libro potrebbe essere perfetto per questo tipo di film, una buona idea iniziale che incuriosisce, ma che alla fine risulta banale e scontata.
Rachel è una giovane donna che ha già sofferto moltissimo, si è separata, ha avuto un tumore al seno e ora ha ricevuto una chiamata che nessuna mamma vorrebbe ricevere; una donna le dice che ha rapito sua figlia Kylie di soli tredici anni.
"Rachel si interroga. Che cosa vogliono, quelli che stanno dietro tutto questo? La cosa più importante è che la Catena continui."
Inizialmente pensa che sia uno scherzo ma poi capisce che non lo è, le viene detto di versare dei soldi, comprare dei cellulari usa e getta e di rapire un altro bambino e solo dopo verrà liberata Kylie. Se qualcosa va male, il rapitore ucciderà sua figlia.
I soldi non sono importanti ma è fondamentale che la Catena non si interrompi.
E' impossibile scappare dalla Catena, ti osservano, ti seguono, ti ascoltano e anche se riuscirai a fare tutto quello che vuole, anche a distanza di anni ti potrebbero trovare e uccidere se qualcosa andasse storto.
"Per l'ennesima volta si chiede perchè sia stata scelta. Lei non l'avrebbe fatto. Neanche per idea. lei avrebbe scelto qualcuno con una situazione molto più solida. Una coppia sposata benestante."
Rachel cerca di fare del suo meglio per salvare la figlia e per riuscire a non interrompere la Catena.
La donna viene descritta come una persona che nonostante tutto ha sempre trovato la forza per andare avanti, ha paura come madre per la figlia, ha dei momenti in cui pensa di non farcela.
Non giudico il dolore che possa provare una madre, anche perché non lo sono e non lo posso capire, ma a mio avviso Rachel viene descritta come una persona che soffre e che ha paura ma non è così.
Solo sulla carta lo è, ma poi era completamente diversa, nel suo atteggiamento e in alcuni momenti non ha avuto nessun momento di esitazione.
La costruzione di questo personaggio a me non è piaciuto molto, mi è sembrata molto irreale e alquanto eccessiva sia nei momenti difficili che in quelli in cui era richiesta più azione.
In alcuni punti mi sembrava tutto molto prevedibile e tutto troppo facile, nessuno ha visto nulla di strano in Rachel o in tutti questi rapimenti che succedevano?
Nessuno ha mai sbagliato qualcosa?
I sensi di colpa e i rimorsi che sente Rachel non la portano mai a cercare una soluzione alternativa e a cercare aiuto in qualche modo? A me sembra che lei assecondi la Catena invece di spezzarla.
La prima parte è sicuramente più interessante rispetto alla seconda, anche se l'intero libro è molto scorrevole e si legge molto velocemente. Nel mio caso, continuavo a leggerlo perché volevo sapere cosa sarebbe successo, se fosse arrivato qualche colpo di scena, purtroppo però non è accaduto nulla di così eclatante.
Alcune volte l'autore tende a dedicare qualche riga a personaggi o a descrivere dei passaggi inutili per la narrazione, che a mio avviso, non centrano molto con la storia.
A mio avviso questo libro ha un'ottima idea iniziale, una bella cover e ho apprezzato la scelta di tenere lo stesso titolo dell'edizione originale, ma i complimenti finiscono qui.
L'ufficio stampa della casa editrice ha fatto bene il suo lavoro, molta pubblicità e poca sostanza come accade moltissime volte.
Ho visto moltissime persone che hanno parlato di questo libro e la curiosità di leggerlo era veramente tantissima ma come penso sempre, a volte è meglio evitare i romanzi troppo osannati perché la maggior parte di loro è un flop, anzi un bluff editoriale.
Un thriller scontato e banale, l'unica punto forte è il fatto che si legge velocemente.
Un autore che, secondo me, ha molto potenziale ma è una storia che poteva essere originale e avvincente ma che risulta essere piatta e senza colpi di scena.
Un thriller senza emozione.
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UN VIAGGIO NELL'ITALIA MEDIEVALE
Ho sempre sentito parlare molto bene di Matteo, autore della mia stessa città Padova, ma non avevo mai letto nulla di suo fino ad ora.
Le sette dinastie è un romanzo storico, ambientato nel basso medioevo, la narrazione parte dal 1418 e arriva al 1476, raccontandoci la vita di ben sette famiglie. Queste sono al potere di alcune delle più importanti città dell'Italia di quell'epoca, quali: Milano, Venezia, Ferrara, Firenze, Roma e Napoli.
Il libro parte da un'accurata ricostruzione storica che ci porta a conoscere le dinamiche che si instaurano in queste dinastie, gli intrighi e le alleanze che si creano per riuscire a mantenere il potere e a non farsi sopraffare o sconfiggere da un'altra famiglia rivale.
La base del romanzo parte dalla storia, da eventi veramente accaduti, certamente la narrazione in alcuni punti è romanzata, in quanto è impossibile sapere con esattezza come si siano svolte veramente le cose, ma l'autore anche in questo, è riuscito a rendere le vicende credibili e verosimili.
Le dinastie di cui si parla nel libro sono: Visconti/Sforza, Condulmer, Estensi, Medici, Colonna, Borgia e Aragonesi.
Nel corso del libro ci sono delle famiglie che vengono affrontate in maniera più approfondita, come ad esempio quella dei Visconti/Sforza o dei Condulmer, mentre altre come i Medici o gli Estensi hanno un ruolo meno rilevante.
Il destino di queste famiglie si incrocia, con una serie di alleanze, tradimenti, intrighi e trattative tutto condito da una buona dose di crudeltà e di guerra.
La figura che mi ha colpito di più è quella di Filippo Maria Visconti, un uomo che i libri di storia non ci avevano descritto così, il duca di Milano era tutt'altro che un aitante e affascinate combattente, ma piuttosto era un codardo, un ipocondriaco e aveva dei vistosi problemi fisici alle gambe. Era ossessionato dall'essere ferito, non usciva mai dal suo castello ed era pieno di spie ed erano talmente tante, che non sapeva più chi gli era fedele e chi no.
Un uomo che lasciava combattere gli altri invece di essere in prima linea, ma con tutti questi difetti fisici e psichici, trovo alquanto difficile un suo coinvolgimento diretto durante la guerra.
Fa uccidere la prima moglie, mentre la seconda la rinchiude in una torre, ma riesce a trovare l'amore con la sua amante Agnese del Maino che gli darà la sua unica figlia Bianca Maria.
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La narrazione prosegue con gli anni, facendoci conoscere e ripassare la storia, che probabilmente avevamo studiato male e con poco gioia, quando andavamo a scuola.
Certo, se la storia fosse raccontata in questo modo ci verrebbe voglia di approfondire e di studiare il medioevo e sarebbe anche piacevole.
Un altro tema che mi ha incuriosito leggendo questo libro è il ruolo delle donne in una società così maschilista. Le donne non avevano voce in capitolo, ma riuscivano ad essere determinanti e a influenzare gli uomini con cui avevano delle relazioni amorose.
Basti pensare ad Agnese del Maino e alla figlia Bianca Maria, che sono riuscite con la loro intelligenza, astuzia e anche bellezza ad imporsi in un mondo fatto da uomini, anzi alcune volte i loro personaggi e la loro evoluzione era più interessante rispetto ai protagonisti maschili.
Bianca, in particolare, mi ha sorpreso: seppur all''apparenza sembrava essere molto fragile, in realtà si è dimostrata una donna determinata, con una volontà di ferro. Lei andava a combattere in prima linea, a fianco del marito Francesco Sforza per riconquistare Milano, dopo la scomparsa del padre Filippo Maria Visconti. Questa ultima parte non è romanzata, perché sono stati trovati dei modelli di armatura fatti in base alla corporatura di Bianca.
La figura della donna sebbene non sia mai stata ricordata nei famosi libri di scuola che vi dicevo prima, ora in questo testo viene rivista e messa in luce come merita.
La scrittura di Matteo è sicuramente molto scorrevole, riusciamo ad appassionarci alle vicende e ad essere affascinati da un mondo così lontano ma che fa parte della nostra storia, delle nostre origini.
Ho trovato la ricostruzione storica molto dettagliata, accurata e verosimile e sono rimasta molto colpita dalla descrizione anche dei costumi che indossavano all'epoca, quindi c'è stato sicuramente un lavoro di studio e di ricerca molto approfondito.
I dialoghi sono realistici e plausibili, certo alcune parti sicuramente sono romanzate ma è possibile che i fatti si siano svolti in un modo molto simile.
Ho apprezzato i capitoli brevi che hanno sicuramente dato maggior ritmo alla storia, che non risulta essere lenta o pesante.
Immagino che sia stato molto difficile gestire la scrittura di sette dinastie, in questo credo che il testo sarebbe stato ancora migliore, se l'autore si fosse soffermato solo su alcune famiglie oppure su una sola, come aveva fatto in precedenza con la saga dedicata ai Medici.
Questo libro risulta fin da subito molto interessante, l'autore credo sia un ottimo narratore e romanziere, in grado di raccontare e far conoscere la storia non annoiando il lettore, anche se il romanzo storico non è il nostro genere preferito.
Una scrittura appassionate e incalzante che permette di seguire le varie vicende con interesse e anche curiosità.
Matteo è un autore preparato, poliedrico che riesce ad essere convincente e a descrivere con maestria, un mondo così lontano da noi, ma ancora così affascinante e tutto da scoprire.
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UNA STORIA MOLTO DOLCE
Negli ultimi anni, non leggo molto la letteratura per ragazzi, da adolescente ero più incline ad affrontare questo genere ma oggi lo sono di meno.
Devo dire però che il piccolo David, un ragazzino di soli dieci anni mi ha conquistata.
Con la sua dolcezza, il suo altruismo, la sua ingenuità buona mi hanno fatto credere ancora nella bontà e nella bellezza del mondo e delle persone.
Un libro dolce, una storia delicata per tutta la famiglia, un classico che dovrebbe entrare anche a scuola e che ha dentro di sé molteplici insegnanti.
David vive da alcuni anni con il padre in una casa isolata in montagna, immersa nella natura e lontano dal male del mondo, dal dolore e dalle cose brutte.
Il padre ha voluto dare un'infanzia e serena e spensierata a suo figlio, ma ad un certo punto l'uomo capisce che sta per morire e decide di portare David giù al paese, sperando di affidarlo a qualcuno che se ne prenderà cura.
"E David saltellava e rideva innamorato di tutto non trovando niente che gli fosse estraneo. Gli uccelli, gli alberi,il sole, il ruscelletto, le piccole creature che scorribandavano nella foresta, tutti erano i suoi amici."
Purtroppo la sua malattia lo porta via prima del previsto e riesce solo a lasciare alcune lettere dove però non si riesce a capire il suo nome.
Così David, si presenta come solo David, è rimasto solo al mondo e i coniugi Holly decidono di tenerlo con sé nella loro fattoria.
David non conosce molto del suo passato o dei suoi parenti, ma sa solo che la madre è diventata un angelo e il padre è andato in un paese lontano e che lo aspetta.
Il bambino trova conforto nel suonare il suo adorato violino e nel guardare la natura e i vari animali e vede in ogni cosa il buono e il bello.
"Sempre nelle vibrazioni delle corde trovava il mezzo per dire cose che precluse alla lingua."
E' altruista, aiuta gli altri, non pensa ai soldi o alle cose materiali è un bambino che a volte è talmente innocente e ingenuo, che ogni cosa viene presa con leggerezza e con un sorriso; anche quando viene rimproverato per la sua scarsa voglia di lavorare.
"«Ma sì, io amo le cose belle» [...] «E su in montagna ne avevo sempre. C'era l'alba, c'era il tramonto, c'erano la luna e le stelle e il mio Lago d'argento e le barchette nuvole che attraversavamo.»"
David, in questo libro cambia ogni persona che incontra, lui è un bambino che porta allegria, felicità, è anche molto intelligente e ha un vero e proprio talento nel suonare il violino.
Leggendo questo libro mi sono chiesta se David fosse un personaggio troppo perfetto, troppo idealizzato, forse troppo irreale? No, io ho adorato David, la sua bella ingenuità, la sua anima bella e soprattutto mi è piaciuto vedere le cose attraverso gli innocenti e meravigliosi di un bambino.
E' stato bello tornare a quando ero piccola, quando vedevo solo il bello del mondo, le cose erano più semplici e forse più felici.
Crescendo tutto si complica.
Secondo me, questo libro porta con sé un gran significato, dovremmo tutti avere più fiducia negli altri e vedere il buono che c'è e non avere solo diffidenza e pregiudizio verso chi non si conosce o verso le cose che non si capiscono.
Una storia dolce, delicata, che ci insegna che è giusto anche perdonare, saper capire gli altri e i propri talenti o passioni e riuscire anche ad accettare le scelte e non imporre la nostra volontà.
David, è un bambino che nonostante abbia perso i genitori e non abbia altri parenti e nessuno lo voglia, Simeon Holly inizialmente era titubante nel tenerlo con sé, trova conforto nel suo violino e nella musica, ma non si perde d'animo e cerca sempre di vedere il lato positivo della vita.
Un classico che consiglio assolutamente, sia ai bambini ma anche agli adulti, una storia dolce e molto delicata ma tutt'altro che banale, che racchiude dentro di sé moltissimi significati e con un protagonista che è impossibile non amare.
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UNA STORIA POCO COINVOLGENTE
Kendra Van Zant è una giovane studentessa di Oxford, che deve scrivere un articolo per un giornale londinese, in occasione del 70° anniversario della pace in Europa. Per questo, intervista una sopravvissuta al bombardamento di Londra del 1940, Isabel MacFarland, famosa pittrice di acquerelli.
La ragazza è inizialmente intimorita dall'anziana donna che le mette molta soggezione ma dopo un primo momento di conoscenza, Kendra troverà dei punti in comune con Isabel.
"La pelle d'oca pian piano lascia il posto a un senso di affinità."
La signora MacFarland, festeggia i suoi 93 anni e non ha mai raccontato a nessuno quello che le è successo e cosa ha provato nella battaglia d'Inghilterra.
"Un mucchietto di pelle sottile come una carta velina, capelli bianchi impalpabili e ossa fragili. però è vestita in maniera impeccabile: ha una gonna color lavanda al ginocchio e una camicetta bianco latte con i bottoni ricoperti di raso.
La narrazione si svolge alternando dei capitoli ambientati ai giorni nostri e altri a Londra nella seconda guerra mondiale, partendo dal 1940.
Qui, nel passato, troviamo un'altra protagonista Emmeline Downtree, che ha una grande passione per il disegno e il cucito. Ama in particolare gli abiti da sposa e nonostante la sua giovane età ha già le idee chiare, vuole diventare una brava sarta.
"Ormai era quasi un anno che, nel giorno di spesa, sbirciava la vetrina della Primrose Bridal, rapita dagli abiti fatati indossati dai manichini o appesi alle grucce imbottite."
Nonostante la guerra che incombe e il giudizio negativo della madre, la giovane viene assunta nel negozio di spose della signora Cronfton.
Ma ben presto i sogni di Emmy verranno messi a dura prova dalla guerra che non risparmia nessuno.
La ragazza ha solo quindici anni, ma è un personaggio di cui si ci affeziona subito, vive con la sorella di sette anni Julia e la madre.
Ha un rapporto di conflitto con quest'ultima, sembra quasi che la donna non apprezzi e non valorizzi il talento di Emmy e soprattutto non vuole che lei lavori nel negozio di spose.
In alcuni punti, la giovane età della ragazza, l'ha portata a fare delle scelte sbagliate e potrebbe sembrare un personaggio un po' egoista.
Purtroppo gli equilibri ben presto si infrangeranno, il bombardamento del 1940 è ormai alle porte.
Isabel, di contro, nel 1940 si arruola nel Women's Voluntary Service, per dare una mano alle persone che avevano bisogno, lei come altre volontarie sono state fondamentali nella seconda guerra mondiale.
Devo dire che nel complesso la storia mi è piaciuta, il mio giudizio è sufficiente ma a questo libro manca qualcosa.
In primis, Isabel compie 93 anni e ricorre l'anniversario dei 70 anni di pace in Europa, che ricordiamo con il Trattato di Parigi del 1947.
Se nel testo Isabel ha 18 anni nel 1940, ora dovrebbe averne 95 circa, quindi secondo me anche se questo è un puro dato oggettivo, andava calcolato in maniera più scrupolosa.
A pagina 21 e poi anche nella trama, l'autrice ci svela un piccolo particolare che però è molto rilevante e che non può sfuggire ad un lettore molto attento.
Sicuramente svelare un elemento così importante all'inizio del testo non giova nel proseguo della storia.
La prima parte del libro è poco coinvolgente e molto piatta, non succede poi molto mentre poi la narrazione prosegue velocemente e risulta più appassionante.
In alcuni punti ho trovato che il libro fosse simile ad altri nel suo genere, probabilmente avendone letti parecchi è normale che leggendo il testo, si abbia la sensazione di aver già visto alcuni meccanismi, oppure ci siano dei punti che sono molto vicini ad altri romanzi storici.
Ho trovato, inoltre, che la storia sia prevedibile e pensavo che il finale fosse diverso, anche se diciamo che mi ha emozionata.
I personaggi femminili la fanno da padrone, abbiamo tre grandi donne, Isabel, Emmy e Julia, tutte e tre nel loro piccolo sono molto forti e danno importanza a dei valori come l'amicizia, la famiglia e la lealtà.
Non ci sono di contro dei personaggi maschili che vale la pena di evidenziare, infatti fanno solo da contorno.
Emmy è una delle protagoniste, che suscita nel lettore la maggiore empatia, si combatte con lei le piccole, grandi sfide della vita, i dolori, il rimpianto e la determinazione nel perseguire i propri sogni.
Un messaggio che c'è in questo libro è che la guerra non porta a nulla di buono, solo alla distruzione sia fisica che psicologica di chi la combatte, ma anche di chi suo malgrado ne subisce le conseguenze.
L'amore però in ogni sua forma, può vincere anche quando tutto sembra perduto.
Un romanzo che aveva delle ottime premesse, ma che si rivela simile ad altri testi nel suo genere. Un testo con pochi colpi di scena ma che in alcuni punti ha saputo emozionarmi. Una storia dalla grandi potenzialità ma con alcuni punti deboli.
Un vero peccato!
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UNA STORIA CHE NON CATTURA IL LETTORE
La protagonista Emily è un personaggio molto insicuro, fragile e all'inizio io lo sentivo anche molto antipatico. Ha trentasei anni è single e ha perso il lavoro, non ha un buon rapporto con il padre e un giorno riceve un quadro con il ritratto della nonna scomparsa, Margaret.
"E' vero, su questo aveva ragione: mi sentivo molto più a mio agio sulla carta stampata che nel mondo reale. Ah, se avessi potuto vivere tutta la vita proteggendomi dietro lo schermo di un computer!"
Da lì inizia una vera e propria ricerca nel passato, l'autrice alterna il presente al passato con il racconto della vita della nonna a partire dalla seconda guerra mondiale.
La storia è molto prevedibile e molto scontata, non c'è nulla da scoprire perché abbiamo capito tutto e comunque l'autrice ce lo dice chiaramente.
Emily è una donna che ha sofferto molto per l'abbandono del padre quando era un'adolescente e ha fatto molti sbagli nel suo passato, a partire dal dare in adozione sua figlia. E' un dolore che si porta dietro negli anni e che non si perdona.
Emily e il padre Victor si uniscono per cercare chi sia il mittente del quadro e capire cosa è successo a Margaret nel passato.
Nei capitoli ambientati nel 1940 in poi, incontriamo la storia di un altro personaggio Peter, un soldato tedesco che viene catturato e mandato in Florida, come prigioniero, per raccogliere la canna da zucchero. Conosciamo un uomo che si è arruolato per forza e che non crede all'ideologia nazista ma che anzi, è sollevato quando capisce che ha finito di combattere.
Ma la strada per lui è in salita.
In Florida non trova solo persone che lo disprezzano ma anche anche degli americani tolleranti come Margaret.
" E mentre teneva le mani in alto, Peter era stato sopraffatto da un improvviso senso di vergogna. Ma non perché era stato sconfitto in battaglia. No, si vergognava perché era felice che quella dannata guerra fosse finalmente finita."
Non è uno spoiler attenzione, l'autrice ci dice chiaramente che Peter è il nonno di Emily e il padre di Victor, ma la trama infatti è incentrata sul perché Margaret e Peter si siano separati.
Tre quarti del libro scorre senza emozione, la trama in alcuni punti mi sembrava molto forzata e prevedibile, poco interessante e poco coinvolgente.
Emily è un personaggio che non emoziona, che non suscita nulla, non ha fiducia negli uomini, è insicura e fragile e troppo distante dalla storia.
La storia di Margaret e Peter è più interessante anche se non si riesce sinceramente ad affezionarsi nemmeno a questa vicenda, sembra un testo scritto senza anima, ma un minimo di emozione la troviamo verso la fine ma non capisco perché solo nella parte conclusiva.
Se non siete abituati a leggere il romanzo storico allora potete apprezzare meglio di me questa storia, ma per me la Harmel riesce a scrivere molto meglio di così.
Qui sembra mancare una trama solida, un'idea di partenza che forse non è stata sviluppata nella maniera corretta.
Mi sono chiesta molte volte cosa ci sarà di così sconvolgente da scoprire?
E se c'era qualcosa in più che non avevo capito, ma avevo proprio scoperto tutto.
E' un vero peccato, perché l'ultima parte è stata molto più coinvolgente e più emozionante ma non basta per arrivare alla sufficienza.
Sono molto critica perché qui manca il cuore, l'anima, manca l'autrice di "Finché le stelle saranno in cielo" e mi dispiace molto.
Spero veramente che la Harmel cambi e che ritorni a raccontarci delle storie emozionanti, altrimenti io passerò a leggere qualcos'altro.
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RIVOGLIO LA VECCHIA LACKBERG
Camilla Läckberg è cresciuta molto dalla pubblicazione del suo primo libro che risale al 2003, le sue storie sono cambiate e così anche i temi di cui tratta nei suoi romanzi. Lei stessa ha detto, che ora che è diventata famosa, sta "sfruttando" la sua popolarità per parlare degli argomenti che le stanno più a cuore, come la violenza sulle donne in ogni sua forma, ma in particolare dal punto di vista psicologico.
Penso sia normale che dopo sedici anni l'autrice sia cambiata e questo si rispecchia nei suoi libri, ha avuto mille esperienze, ha conosciuto altre persone ma quello che ho letto non mi è piaciuto più di tanto. Non c'è sentore di autenticità, di spontaneità ma solo la voglia di cambiare e di allontanarsi da un genere che l'ha resa una delle più grandi autrici di gialli svedese.
Il prologo di questo libro è molto forte e il lettore si aspetta una grande storia thriller.
Faye è una protagonista complessa, molto fragile in alcune situazioni, ma anche forte, combattiva e sicurà di sè. E' animata da un solo pensiero vendicarsi. E' questa la parola chiave del libro, la vendetta che Faye cerca e che vuole a tutti i costi.
Nel passato della donna c'è molto dolore e sofferenza e inizialmente Camilla alterna i capitoli al presente e quelli ambientati nel 2001, anno in cui Faye si trasferisce a Stoccolma da Fjällbacka, creandosi una nuova vita.
"Quella sera Jack sarebbe rientrato da un viaggio d'affari a Londra o era Amburgo? Non si ricordava. Sarebbe stato teso e stanco, ma ci avrebbe pensato lei a farlo rilassare per bene."
Faye si umilia, mette da parte la sua dignità, quello che sente veramente per far funzionare il suo matrimonio e per andare d'accordo con un uomo che ha idealizzato ma che in realtà non è come lei ha sempre pensato. Fa di tutto per farlo star bene, capisce i suoi silenzi, le sue arrabbiature ma ad un certo momento, succede qualcosa che segna un punto di svolta. Faye scopre il tradimento del marito, inizialmente vuole recuperare il rapporto con lui ma di fronte all'ennesimo rifiuto, ha una reazione forte.
"Quelle occhiate confidenziali, quei piccoli attimi, irrilevanti e rilevanti, su cui si basava un rapporto."
La rabbia, la sofferenza, l'ennesima umiliazione porta la donna a covare un forte risentimento nei confronti dell'uomo. Faye è concentrata solo sull' ex marito, tanto da dimenticare anche la figlia, l'ho vista molto concentrata su quello che lei provasse e non si è preoccupata molto di come stia la sua bambina. Almeno questa è stata la mia impressione per la durata della narrazione.
"Non era cambiato lui, ma lei. E non era forse così che la voleva la maggior parte degli uomini? Nel loro esclusivo quartiere di Ostermalm non c'era spazio per invecchiamento e aumento di peso. Almeno non tra le donne."
Inoltre l'intera storia è molto prevedibile, si intuisce come andrà a finire e si capisce anche cosa è successo nel passato di Faye e questo purtroppo fa scendere la valutazione del libro.
Inoltre non ho riconosciuto la Läckberg nell' aver inserito molte scene hot, credo che questa storia in alcuni punti sia eccessivamente enfatizzata e che Faye utilizzi molte volte la sua bellezza e il suo corpo per ottenere i suoi scopi.
"[...]«Che sembri tenerti dentro un dolore, La trovo una cosa bella. Chi è sempre allegro mi annoia, Non siamo fatti per essere felici tutto il tempo, altrimenti il mondo si fermerebbe.»"
La donna, inizialmente, è accecata dall'amore per il marito, per l'ammirazione che ha per lui e ha una sorta di dipendenza, che continua anche quando decide di vendicarsi. Un rapporto di amore-odio che porta all'inevitabile distruzione.
Credo però che ogni persona reagisca in maniera diversa di fronte ad un tradimento, che sia in amore o in amicizia, c'è chi si demoralizza, chi soffre e chi reagisce e fa del male.
Le reazioni sono imprevedibili e dipendono da persona a persona e per questo non mi sento di giudicare Faye, però credo che tutto quello che ha fatto in realtà non sia stato dettato dalla rabbia ma bensì dal fatto di essere ferita nel suo orgoglio di donna, di moglie e di madre. La parola giusta in questo caso è umiliazione, ha sacrificato la sua vita per la famiglia e suo marito ha distrutto tutto.
L'uomo crede di essere furbo, di aver in pugno la situazione e di sfruttare i sentimenti delle persone come vuole, per lui la parola fedeltà non esiste e per ottenere il successo ha usato ogni mezzo.
La Läckberg in un certo modo vuole mettere a confronto la forza di una donna che sa anche rialzarsi da sola a quella di un uomo che invece cerca sempre degli aiuti o delle giustificazioni a quello che ha fatto.
Lo stile dell'autrice è sempre scorrevole e appassionante e non possiamo dire che questo libro non si legga velocemente, ma purtroppo per me la costruzione di questo personaggio è troppo estrema e tutte quelle scene piccanti non servono a nulla.
Quello che manca è la tensione, la suspense nel capire cosa succederà ai protagonisti, la storia è molto scontata.
Se non conoscete questa autrice non iniziate da questo libro, la serie dedicata ai delitti di Fjällbacka è sicuramente più interessante e secondo me quella è la migliore Camilla. La vera e autentica Läckberg. Inoltre se vi aspettate un giallo rimarrete delusi, perché questo romanzo è un noir con alcune sfumature di thriller psicologico.
E' un vero peccato, vogliamo la vecchia Läckberg!
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UN BUON THRILLER
Questo thriller è un libro nel libro, nella prefazione leggiamo che “Il manoscritto” è l’ultima opera incompiuta dello scrittore di successo, Caleb Traskman. E' il figlio dell'uomo a trovare il romanzo incompiuto nella soffitta della loro casa e sarà proprio il ragazzo a scriverne il finale.
Inizia così la storia, da una parte troviamo Léane Morgan una famosa scrittrice di thriller, che sta vivendo un dramma famigliare, la figlia Sarah è scomparsa ormai da anni e sembra sia stata assassinata da un serial killer.
Dall'altro lato, troviamo le indagini del poliziotto della sezione omicidi, Vic Altran, che indaga su una macchina rubata, dove è stata rinvenuto il cadavere di una giovane ragazza senza volto.
Devo essere sincera e dire che la scrittura dell’autore è molto scorrevole, pulita, a volte cruda e senza mezzi termini e le descrizioni sono molto dettagliate e non lasciano spazio all'immaginazione anche quando la scena è molto macabra.
Nonostante questo non mi sono spaventata, forse solamente in alcuni passaggi, ma avevo già letto qualcosa di simile in passato.
I capitoli sono molto brevi e consentono al lettore di essere attento alla storia e di rendere la narrazione molto veloce e scorrevole.
Però ho riscontrato dei piccoli difetti nel corso della storia.
In primis, non sono riuscita ad affezionarmi ad alcun personaggio, se non un po’ a Vic. I vari protagonisti e comparse, sono caratterizzati in maniera abbastanza dettagliata ma probabilmente l’autore non ha voluto scavare a fondo e avrei preferito maggiore ricerca psicologica attorno ai protagonisti.
Vic è un personaggio stereotipato nel genere thriller, è divorziato, depresso, ha un rapporto difficile con la ex moglie e con la figlia, con la quale cerca di recuperare un rapporto normale. E' un personaggio che risulta simpatico al lettore e in parte comprendiamo il momento difficile che sta vivendo. Nel suo campo è molto metodico, schematico e preciso e devo dire che fa con passione il suo lavoro. Però credo che abbia delle caratteristiche in comune che possiamo riscontrare in altri commissari.
I POV che l’autore ha scelto di raccontare sono due, quello di Vic e Léane, anche se quello della donna è presente in più capitoli rispetto a quelli del poliziotto e anche qui a mio avviso era più interessante capire le indagini di Vic.
Non abbiamo il punto di vista dedicato al colpevole, sarebbe stato interessante scoprire cosa passasse per la mente dell’assassino e cosa lo muovesse quando compie i suoi terribili gesti, l'autore ce ne doveva parlare senza farci capire chi fosse.
Molti capitoli finiscono con un colpo di scena o un elemento che ci fa esclamare “e adesso cosa succede?”, ma poi il capitolo successivo cambia il punto di vista e la tensione e la suspense crolla.
Questo l'ho notato molte volte.
All'inizio di una scena l’autore si sofferma molto sulle descrizioni e risultano essere dei passaggi molto lenti che fanno scendere il climax della storia e rendono la narrazione in alcuni momenti un po' piatta.
Per esempio:
"Colin si tolse il giaccone, la sciarpa, appoggio il portafoglio su un angolo del mobile e indicò ai tecnici dove operare. Léane li osservò applicare i loro prodotti, le polveri, un po' dappertutto, perfino sugli interruttori della camera da letto. Colin li aiutava per rendere più rapido il lavoro." (all'interno del capitolo)
E ancora:
"Potenza, lentezza e sorpresa riassumevano l'impressione che offriva al viaggiatore il parco naturale del Vercors. All'improvviso le dolci colline potevano sbriciolarsi in crinali frastagliati, dopo una curva stretta si aprivano panorami grandiosi dove al posto delle rocce c'erano pini, pianure, distese senza fine." (all'inizio del capitolo)
Sullo stile non posso dire nulla, perché l'autore ha un'ottima penna però soprattutto nel secondo caso, queste descrizioni appesantiscono la lettura e fanno allontanare il lettore dalla storia.
Meglio scrivere così, come ha fatto in altri capitoli:
"Léane scosse Julian e si butto giù dal letto come una tigre. Corse verso la cabina armadio per prendere la pistola nascosta sotto i suoi abiti. Suo marito si svegliò."
A mio parere avrei preferito un inizio capitolo più d'azione come quello riportare sopra, rispetto a quelli più descrittivi, però credo sia questione di gusti personali, anche se non posso negare che questo tipo di narrazione troppo minuziosa non mi entusiasma molto.
Pensavo che ci fosse qualcosa in più che mi avrebbe sorpreso e fatto rimanere a bocca aperta, probabilmente è un mio limite ma non posso considerare questo thriller tra i migliori che ho letto.
Continuo a preferire quello psicologici.
In conclusione, non mi sento di non consigliarvi questo libro, perché potrebbe essere più nelle vostre corde anche se non lo è stato nelle mie.
Il libro è scritto bene, si legge abbastanza velocemente e quindi merita di avere una possibilità.
Una domanda a chi lo ha letto... qual era lo scopo dell'autore nello scrivere questa prefazione?
Perché dirci che questo è un romanzo nel romanzo?
Io non l'ho capito e voi?
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UNA BANALE STORIA D'AMORE
Per prima cosa devo dire che il titolo del libro è terribile, troppo lungo e sinceramente, continuo a non capire come mai le case editrici facciano delle traduzioni così assurde.
All'inizio il romanzo mi è piaciuto molto, ho amato lo scambio di lettere tra Elspeth Dunn giovane poetessa inglese e un suo fan americano, David Graham.
Siamo nel 1912 e la narrazione continua con la conoscenza di penna tra i due, fino a quando passiamo a leggere delle lettere del 1940 tra Elspeth e sua figlia Margaret.
Oltre a conoscere questi tre personaggi, entra nella storia anche Paul il fidanzato di Margaret, che si è arruolato in guerra e che la sostiene in tutte le sue scelte e le rimane sempre vicino anche se sono lontani.
"«La guerra è irragionevole» ha mormorato. «Non passare il resto della vita a caccia di fantasmi.»"
Non serve aggiungere altro perché la trama è molto scontata e prevedibile e nonostante le differenze e la lontananza se i sentimenti sono veri resistono a tutto.
La guerra rimane molto marginale rispetto al racconto della vita dei quattro protagonisti, c'è però la paura per i bombardamenti e per la possibile perdita dei propri cari.
Ad un certo punto succede qualcosa, Margaret capisce di non sapere nulla del passato della madre e vorrebbe capire chi è il suo vero padre, ma Elspeth scappa e lascia la figlia alla ricerca delle risposte...
Diciamo che la storia all'inizio è interessante e molto coinvolgente, poi però la narrazione prosegue in maniera piatta e il lettore si distrae perché la tensione cala e la storia risulta un po' noiosa.
Il romanzo è purtroppo banale e scontato e avevo capito già come sarebbe andata a finire dopo la prima parte del libro e questo purtroppo ha fatto scendere la valutazione.
Lo stile è molto semplice e i romanzi epistolari risultano essere sempre molto scorrevoli, perché le lettere agevolano la narrazione e la rendono molto più fluida.
Non riusciamo a delineare un profilo completo dei personaggi perché utilizzando questo tipo di romanzo, li conosciamo solo parzialmente.
Durante la storia i protagonisti incontrano degli ostacoli, ma se il mistero si intuisce dopo poche pagine che giudizio possiamo dare? Sebbene sia un libro piacevole, non possiamo assolutamente tralasciare il fatto che sia una trama già letta e la storia sia solo a tratti emozionante.
L'unica cosa positiva è aver scritto il libro sotto forma di romanzo epistolare, per il resto non mi sento di consigliarvi questo romanzo anche se la mia valutazione è comunque sufficiente.
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IL PRIMO LIBRO DELLA SAGA DEI POLDARK
Non avevo nessuna aspettativa riguardo a questo romanzo, ho iniziato la lettura incuriosita dalla trama e soprattutto perché avevo sentito parlare moltissimo di questa saga e anche della serie tv del 2015.
Lo stile di scrittura di Winston è molto scorrevole e accattivante e la storia coinvolge e appassiona il lettore che prosegue la lettura sempre con maggiore interesse, perché vuole sapere cosa accadrà ai vari personaggi.
Ho apprezzato moltissimo l'accuratezza e il modo così intenso e reale di descrivere l'ambientazione dell'intera storia, su di me la Cornovaglia ha un fascino particolare.
"Uno strano luogo. Ross lo sentiva ancora di più adesso che era tornato.Una piccola ma importante città schiva e riservata, racchiusa tra le pieghe delle colline e i molti corsi d'acqua, quasi circondata dai fiumi e collegata dal resto del mondo per mezzo dei guadi, ponti e passatoi di pietra."
Quello che mi ha colpito di più è la costruzione dei personaggi, che sono delineati in maniera impeccabile e l'autore mette in luce anche quelli di secondaria importanza, creando una grande comunità e delineando una serie di intrecci che condurranno il lettore ad appassionarsi sempre di più alle vicende narrate.
Ross è un ragazzo che deve affrontare da subito una serie di difficoltà, ma quella più grande è sicuramente il matrimonio della sua ex ragazza, Elizabeth, con il cugino Frances. Per lui è questa la delusione più grande e anche se poi cerca di superare la cosa non ce la farà, perché il suo cuore è stato donato a questa donna. Nonostante poi Ross incontri molte donne, almeno in questo primo capitolo della saga, devo dire che a mio avviso lui non ha mai dimenticato Elizabeth e il ricordo del loro amore.
"Da giovane aveva appreso dal padre a dar ben poco per scontato nella vita, eppure nei suoi rapporti con Elizabeth Chynoweth era caduto proprio nel genere di trappola che quella visione del mondo avrebbe potuto aiutarlo a evitare. Si era innamorati quando lei aveva sedici anni e lui a stento venti."
Secondo me, Elizabeth ha una simpatia per Ross ma in fondo non ci tiene veramente a lui ma è concentrata verso altri interessi, piuttosto che guardarsi dentro e capire cosa prova.
Ross, come viene indicato nel testo, è un gentiluomo impoverito e devo dire che ha moltissimi difetti ma è un uomo leale, di cuore e di animo buono.
Il personaggio che Winston ha creato per me è il protagonista perfetto per questa storia, che mischia avventura, amore, passioni, interessi economici e storia.
Demelza è un altro dei personaggi principali del libro, con lei conosciamo la parte del"popolo", conosce Ross per caso e lui le offre un lavoro, nonostante la giovane età non ha paura di niente, è molto coraggiosa e diventa una presenza costante per il protagonista.
Un piccolo appunto da fare su questo libro è che il finale è un po' strano, nel senso che sembra quasi la fine di un capitolo e non di un romanzo, a mio avviso andava fatta una chiusura diversa che andasse a "finire" almeno momentaneamente la storia.
Per essere sincera, per dare un giudizio sicuramente più completo si dovrebbe leggere l'intera saga e solo dopo fare una recensione, così risulta sicuramente difficile fare un'analisi che rimane solamente parziale. Per evitare spoiler, a chi ancora non avesse letto la saga o non avesse visto la serie tv, non ho dato ulteriori dettagli riguardo gli intrecci amorosi, e non, della trama.
Se avete visto qualche puntata della serie tv tratta da questo libro, a mio avviso nella versione del
2015, hanno sbagliato a tenere la stessa attrice per Demelza, mi spiego meglio: Ross e Demelza si incontrano e la ragazza leggendo il libro ha 13 anni, mi dispiace ma l'attrice non dimostra assolutamente quell'età e quindi non risulta credibile rispetto al romanzo. Sarebbe stato meglio cambiare l'interprete per dare sicuramente maggiore autenticità alla serie, che a mio avviso ha un ritmo molto più veloce rispetto alla storia su carta.
In questo primo libro, sono rimasta affascinata sia dall'ambientazione che dall'epoca in cui è ambientata la storia, un passato così misterioso ma anche molto intrigante. Inoltre ho apprezzato moltissimo l'indagine psicologica attorno ai personaggi, anche se alcuni sono stati approfonditi e altri meno.
Ross Poldark è il primo capitolo di una saga da riscoprire, coinvolgente e molto affascinante e per questo ve lo consiglio.
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UN NUOVO CASO PER TERESA
In questo libro Teresa Battaglia deve affrontare un nuovo caso, ma questa volta si trova davanti a qualcosa di veramente particolare, un cold case molto complicato.
Un dipinto, la "NInfa dormiente" è il legame che intreccia la narrazione della storia, quest' opera è stata realizzata con il sangue intinto nel cuore delle donna ritratta.
Il pittore che ha creato questo ritratto è Alessio Andrian, artista che ha terminato la sua carriera proprio con quest'opera.
Per anni il dipinto è rimasto nella soffitta della casa della sua famiglia, è il nipote che lo ritrova.
Alessio però non può dire nulla perchè dal 20 aprile del 1945 non parla più e non è capace di intendere e di volere e la verità rimane chiusa nel silenzio in cui lui vive da anni.
E' un caso molto spinoso e di prove non ce ne sono poi molte, l'unica persona che potrebbe aiutare Teresa non può collaborare e dietro a questo quadro si dipana una storia che intreccia la vita di molte persone e che richiama dei segreti che sono rimasti celati per anni.
In contrapposizione al caso da risolvere, sia Teresa che il suo collaboratore Massimo devono affrontare i loro problemi personali.
Il commissario Battaglia sta combattendo contro la sua malattia degenerativa che la sta piano a piano spegnendo, sempre di più ogni giorno che passa. La donna porta con sé un taccuino dove si annota tutto quello che le può essere utile sia per il lavoro che per la vita privata.
La sua malattia nel primo libro non aveva interferito con le indagini ma in questo caso le cose saranno diverse e questo segreto la metterà in pericolo.
Massimo, invece, deve fare i conti con il suo passato che sta distruggendo la sua vita e ora che la sua ex fidanzata è incinta deve prendere una decisione. Il ragazzo deve capire cosa fare, andare avanti e lasciarsi alle spalle tutto e ricominciare, oppure vivere ancora nel suo dolore e chiudersi all'amore e alla possibilità di costruirsi una famiglia.
"Un cambio di rotta con cui aveva creduto-sperato. di ritrovare la pace, un modo di ricominciare. In realtà aveva trovato molto di più, ma la pace era rimasta una chimera vomitante fiamme, che lo bruciava non appena provava ad avvicinarsi."
Devo ammettere che lo stile di Ilaria Tuti è sempre coinvolgente e molto appassionante, però a dispetto di altre recensioni che ho letto, ho preferito il primo libro. Per un semplice motivo, "Fiori sopra l'inferno" l'ho divorato, è un romanzo puro, spontaneo, scorrevole e molto accattivante mentre questo secondo lavoro mi è sembrato più lento e i capitoli sono più lunghi. In questa storia l'autrice, ha voluto soffermarsi su degli aspetti non legati alla trama e quindi che fanno risultare la narrazione meno veloce.
C'è sicuramente più approfondimento sui personaggi principali di Teresa e di Massimo, mentre ho trovato che la new entry Bianca sia ancora tutta da scoprire.
Sono stata molto contenta di aver voluto intraprendere questa serie dedicata alle indagini di Teresa Battaglia, sicuramente se uscirà un nuovo capitolo ci farò un pensierino, sperando che il livello rimanga lo stesso.
Quello che vi posso consigliare se vi incuriosiscono le trame dei libri di Ilaria Tuti, di provare a leggerli magari non consecutivamente e di provare ad entrare nel mondo di Teresa Battaglia, un commissario fuori dal comune ma con un'esperienza e un talento che la rendono una dei personaggi letterari più interessanti degli ultimi anni.
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Un romance dal sapore amaro
Probabilmente devo avere un problema con le edizioni tascabili, ma dalla trama non avevo capito che si trattasse di un libro time travel.
Anzi dopo averlo letto non ho ben capito che genere fosse, un po' romance, un po' fantasy e un po' viaggio attraverso il tempo.
Fatto sta che nella quarta di copertina alla seconda riga si preannuncia che Kate e Julian, i due protagonisti, si innamorano e vanno a vivere insieme, ma se a pagina 130 questo non succede ancora, allora ci sono dei problemi.
Poi capisco per esigenze di spazio, che la trama è stata ridotta e probabilmente chi l'ha scritto non ha letto il libro.
Ok mi sono detta, supero tutti i miei pregiudizi e vado avanti con la lettura ma ecco che trovo un nuovo ostacolo, la protagonista Kate.
All'inizio mi stava simpatica, una ragazza bella ma non sicura di sè ma poi ho capito che era solo una sciocchina. Sì, cari lettori, è proprio stupida. Ripete sempre le solite frasi, più di dire "che bello che sei Julian, io non sono adatta a te" non sa dire altro.
Il suo personaggio è inutile se lo togliessimo dalla narrazione andrebbe avanti lo stesso, che poi non c'è molto da scoprire in questa storia.
E' tutto troppo scontato, noioso, ripetitivo e privo di emozioni. La scrittura è fin troppo semplice, quasi elementare, è stentata e non ha spessore. Non c'è nessun tipo di approfondimento psicologico dei personaggi, Kate è come un'immagine stampata su un cartone, senza personalità e senza nessun tipo di opinione.
"«Oh.» Non riuscivo a dire altro, Mi azzardai ad alzare lo sguardo, Gli brillavano gli occhi, così sinceri, vulnerabili. «Julian, grazie. Sono commossa. Puoi fidarti. Prometto di non invadere la tua privacy.»"
E poi Julian, mio caro ragazzo, visto che Kate lo ripete sempre perché hai scelto una donna così insignificante?
Cosa ti ha spinto a fare questa scelta?
"«Da me, forse?» Arcuò le sopracciglia.«Julian, ma certo.» Relegai il pensiero in un angolo della mente.«Sei l'uomo più bello del creato. Guardati.» Seguii con un dito la linea perfetta, muscolosa delle sue spalle."
La cosa che più mi ha infastidita sono i dialoghi sono di una banalità estrema e disarmante, tutto verte sul fatto che questo Julian è bello, figo, ricco e ancora bello, figo, ricco.
Basta non c'è altro, non c'è stata da parte dell'autrice una caratterizzazione dei personaggi, tutto piatto e noioso.
Poi troviamo qualche battuta alla Cinquanta sfumature e vai così, avanti verso una storia che non ha senso.
Ecco perché alcune persone non leggono i romance, perché se si trovano davanti a questo scempio fanno bene a non farlo, ma ci sono romanzi rosa più che validi che meritano di essere letti.
Questo no.
La storia d'amore tra i due protagonisti è troppo veloce a livello temporale ma non nel numero di pagine e quindi risulta poco credibile, come il testo che non lascia nessuna emozione.
Ho sperato di finire presto questo libro, anche se prima sono stata molto combattuta e lo volevo abbandonare.
Alcune volte mi sono chiesta se Kate avesse 15 anni invece che 25 e speravo che avesse un'evoluzione invece ha avuto un'involuzione e il suo personaggio è peggiorato verso la fine.
Perché mi chiedo questo testo è stato pubblicato? Cosa ha visto in questa storia quell'editor? Perché ha creduto in questo libro?
Di solito cerco sempre di difendere le donne ma Kate è indifendibile e assolutamente un personaggio da dimenticare in fretta, senza spessore, insipida e fastidiosa.
L'unica cosa positiva è la cover a cui va il mio unico punto della valutazione.
Non vi consiglio assolutamente di leggere questo romanzo, ma di andare oltre ma semmai vi trovaste a comprarlo come me tratti in errore, allora magari usatelo per accendere la stufa sarà sicuramente molto utile.
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UNA STORIA A SORPRESA
Quando ho finito di leggere questo romanzo ho provato tanta angoscia e tanta paura.
Sì lo confesso, ho sofferto molto nel finire questo romanzo, perché questa storia mi ha davvero sconvolto e lasciato senza fiato.
Ancora non so definire il genere di questo libro se sia un thriller psicologico, un horror o una sorta di viaggio introspettivo nella vita del piccolo Giona.
L’inizio del libro ci presenta il racconto in prima persona di Giona, che abita con il nonno Alvise che lo tratta male e gli infligge delle punizioni fisiche e psicologiche. Da subito, questa prima parte, suscita nel lettore un forte senso di rabbia nei confronti del vecchio parente e anche una sorta di protezione per il bambino.
“Il nonno mi punirà perché per ogni azione, giusta o sbagliata, c’è sempre una lezione che io devo imparare.”
Alvise è un uomo autoritario, severo e senza cuore e vuole che Giona segua le sue regole e se non lo fa lo punisce in modo che capisca la lezione.
“«Deve essere così. Diffida di chi impara con gioia, perché ciò che si apprende senza dolore, altrettanto facilmente si dimentica.»”
Giona ad un certo punto ha la possibilità di scappare dalla casa del nonno e da qui il libro entra in una nebbia fitta fatta di ricordi confusi del bambino e anche il lettore non capisce più nulla, nemmeno il nome del protagonista che potrebbero essere Giona o anche Luca.
Ad un certo punto mi sono posta una domanda, quale fosse il significato di questo libro e solo nelle ultime quaranta pagine ho trovato le risposte che cercavo.
L’autore è riuscito a creare in maniera abile una serie di intrecci e di personaggi che solo alla fine trovano un senso, che personalmente mi ha sconvolto molto.
Ho trovato la parte finale molto scorrevole mentre il resto del romanzo è stato un po’ lento, perché la narrazione non è così facile da seguire e da capire. La trama subisce dei forti rallentamenti andando ad analizzare quello che prova Giona, le sue parole, le sue sofferenze e il dolore che prova e che ha provato.
La maggior parte del libro verte sull’incertezza mista alla curiosità del lettore di capire qualcosa, quindi bisogna riporre tanta fiducia nell’autore e nella narrazione che ha creato, solo così riusciamo ad andare avanti e a finire il romanzo.
Il finale è a sorpresa e risolse tutti i vari intrecci e sicuramente ne vale la pena aver superato i dubbi iniziali e aver continuato la lettura.
Quello che più mi ha colpito è la scrittura precisa, ricca, dettaglia dell’autore che sorprende e arricchisce sicuramente la storia.
Pertanto quello che vi posso consigliare è di non scoraggiarvi e di andare avanti con la lettura.
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TERESA BATTAGLIA: IL PRIMO CASO
La lettura di questo romanzo è stata molto veloce e devo dire che non mi aspettavo che la storia mi prendesse così tanto, la protagonista è il commissario Teresa Battaglia, una donna di sessant'anni con un carattere particolare, si presenta da subire come una persona molto arrogante e burbera. Questo personaggio però, non risulta antipatico o egocentrico, anzi è difficile non affezionarsi a questa donna, così dura fuori ma dall'animo fragile e dal un passato doloroso.
Accanto a lei conosciamo Massimo Marini, giovane ispettore che si trasferisce dalla grande città in un piccolo paese, cerca di farsi volere bene da Teresa ma la donna lo trova troppo giovane e impreparato.
Tra i due il rapporto è molto difficile, ho trovato divertente lo scambio di battute e frecciatine che c'è stato tra Teresa e Massimo e che continua per tutta la storia.
Questo primo caso per il commissario Teresa Battaglia è molto intricato ma anche delicato per i temi che vengono toccati, l'ho trovato interessante, anche se alcuni punti sono davvero macabri.
La tensione della storia è molto alta, sin dalle prime pagine ma anche verso la fine del libro, un thriller puro, investigativo che dà maggiore risalto alle indagini che all'approfondimento psicologico dei personaggi o della storia.
Teresa è una protagonista che si ama o si odia, io l'ho adorata, l'ho sentita molto vera e autentica, con i suoi pregi e i suoi difetti che di certo non nasconde. Non più giovane, ma intelligente, arguta, scaltra cerca di farsi rispettare in un mondo di uomini, non per niente il primo incontro tra lei e Marini, è disastroso. L'ispettore pensa che il commissario sia un uomo, ma Teresa mette subito in chiaro che è lei il capo.
"Nessuno mi ha detto di cercare una donna, commissario." Lei lo scrutò come si guarda una cacca attaccata alla suola di qualcun altro. "Be' ispettore non ha fatto nemmeno lo sforzo di pensarlo."
Teresa è diabetica, non è più una ragazzina, ha qualche acciacco dell'età ma questo non la preoccupa, il suo vero problema è la sua mente. Si accorge che sta perdendo la memoria e non riconosce le persone che ha già incontrato, questo è il suo vero tormento.
Per questo tiene un quaderno con gli appunti della sua vita, delle indagini, della sua routine, così che possa ricordare tutto, in questo libro questa sua condizione non ha intaccato il suo lavoro.
"Si fugge da ciò che spaventa e ferisce, o vuole farci prigionieri, pensò."
Quello che più mi ha colpito è lo stile di Ilaria, che coinvolge il lettore, lo fa sentire parte delle indagini, che lo sconvolge tracciando un profilo della nostra società a volte così crudo ma estremamente sincero.
Teresa è una donna umana, problematica, ma anche piena di debolezze che però sa tirare fuori una forza incredibile, il lettore la trova vera nel bene o nel male e questo rende la storia più credibile.
Il libro è inquietante, oscuro e la stessa autrice costruisce un'ambientazione cupa, lugubre, selvaggia in un paese inventato di nome Travenì, situato nelle Dolomiti friulane.
L'attenzione del lettore è sempre concentrata sulle vicende, la tensione non cala mai e la curiosità è tanta nel proseguire la storia.
Sebbene questo libro mi sia piaciuto non è sicuramente il genere di thriller che preferisco, però devo riconoscere che il successo che ha avuto è del tutto meritato.
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ADMIRAL HOUSE E LA FORZA DI POSY
Admiral House, è l'ambientazione perfetta che fa da sfondo a questa nuova storia romantica scritta da Lucinda Riley.
Ci troviamo a Southwold nel Suffolk, e siamo immersi in una natura meravigliosa, in giardini stupendi e profumati dove possiamo ammirare varie specie di farfalle.
Chi conosce già questa autrice sa bene che il suo punto di forza è proprio la creazione di storie famigliari con molti personaggi riuscendo a spaziare anche nel tempo, unendo epoche lontane in maniera assolutamente coerente e riuscendo a non far sentire al lettore il cosiddetto "salto temporale".
La storia di questo libro si svolge principalmente nel 2006, ma ci saranno alcuni capitoli che torneranno indietro negli anni della seconda guerra mondiale e in quelli successivi, per spiegare meglio alcuni passaggi delle vicende che stiamo leggendo.
Posy Montague è la protagonista indiscussa dell'intero romanzo, donna forte e molto legata alla sua famiglia, ha quasi settant'anni e vive da sola a Admiral House. Nonostante l'età, Posy lavora ancora part-time nella sua galleria d'arte e cura la villa di campagna, dove è nata e cresciuta e dove fino a qualche anno fa abitava con i suoi figli Sam e Nick.
Il marito di Posy è venuto a mancare quando i loro figli erano piccolissimi e la donna ha dovuto crescerli da sola, con coraggio e determinazione.
Admiral House è una dimora piena di ricordi e Posy non vorrebbe mai lasciare la sua casa, ma non può più sostenere le spese per mandarla avanti e i figli non sono intenzionati ad abitarci.
"Entro breve il giardino era diventato il suo padrone, il suo amico e il suo amante, e non le era rimasto tempo per nient'altro."
Sam il primogenito, è sposato con Amy e ha due figli e vive a Londra in un minuscolo e fatiscente appartamento, da anni il ragazzo colleziona fallimenti su fallimenti e la moglie è seriamente preoccupata per il futuro dei suoi figli.
Nick, invece, vive da oltre dieci anni in Australia, è più affidabile del fratello e ora dopo tanto tempo lontano dall'Inghilterra decide di tornare e aprire una nuova attività nel suo paese d'origine. Il rapporto tra i due fratelli non è dei migliori anche perchè Nick non ha mai visto i suoi nipoti.
Posy dal canto suo ha sempre cercato di tenere uniti i due figli anche se forse qualcosa non ha funzionato.
"Quella sensazione l'aveva prostata. Fino a quel momento non aveva mai capito davvero che cosa fosse la depressione, anzi, la considerava un segno di debolezza, [...] Aveva bisogno di qualcosa che le tenesse la mente occupata, che la distraesse dal pensiero dei ragazzi e dal vuoto che provava."
Posy ad un certo punto si decide a mettere in vendita la proprietà anche se è l'ultima cosa che vorrebbe fare, ormai per lei quella casa è troppo grande e non riesce più a pagare le spese per la sua manutenzione.
"Sì. E' l'amore che fa nascere la magia nella vita, Posy. Anche nelle giornate più uggiose, è capace di illuminare il mondo e farlo sembrare splendido com'è adesso."
Un giorno la protagonista, rivede per caso il suo grande amore Freddie, l'uomo che molti anni prima l'ha lasciata senza una spiegazione. E' come se il tempo non fosse passato, ma Posy non è sicuramente incline ad accettare di nuovo Freddie nella sua vita, ma non sa ancora che l'uomo ha tenuto per sé un segreto che potrebbe sconvolgerla.
Il libro si concentra anche sulle vicende dei figli di Posy, Sam e Nick.
Sam, è un uomo inaffidabile, che nonostante abbia una famiglia e due figli non è ancora un uomo responsabile, vive di sogni ma in realtà non è in grado nemmeno di badare a se stesso. Litiga spesso con la moglie Amy, che dal canto suo, cerca di tenere unita la famiglia, anche se non è felice e questa non era la vita che avrebbe immaginato.
Conosciamo anche meglio Amy e il suo matrimonio con Sam, le difficoltà economiche sono alla base dei problemi che ci sono tra di loro, l'uomo è un sognatore e pensa solo a se stesso e non alle conseguenze di quello che fa.
Nick, l'altro figlio di Posy, invece è un uomo con la testa sulle spalle, è però chiuso all'amore fino a che non incontra Tammy e con fatica riuscirà ad aprire il suo cuore, ma anche per lui un segreto rischierà di rovinare questo amore appena nato.
Sam e Nick, hanno dei segreti come anche Admiral House ne contiene uno di terribile che nessuno potrebbe immaginare.
Posy è forse il personaggio che viene approfondito di più, ci viene descritto come una persona vera, autentica e genuina, che ci porta per mano nella storia e ci fa conoscere la forza delle donne quando c'è di mezzo la cosa più importante, la famiglia.
La lettura di questo libro è da subito stata coinvolgente e appassionante, il primo capitolo ci catapulta in questa bellissima villa con una torre dove il padre di Posy, colleziona farfalle, da qui la famosa "Stanza delle Farfalle".
Ma le prime pagine ci mostrano come, in contrapposizione alla bellezza della villa e delle farfalle, ci sia anche la guerra e il terribile destino di molte famiglie.
Nel complesso il libro si legge velocemente, ci sono molti colpi di scena e il lettore non si annoia, ma ci sono dei punti deboli a mio avviso che vorrei analizzare.
L'autrice introduce molti personaggi e ne approfondisce circa cinque/sei che sono quelli principali, sicuramente quello che viene sviluppato maggiormente è Posy.
Ma in contrapposizione ne nomina altri che proprio non conosciamo, l'aiutante di Tammy al negozio o i soci di Sam, che quindi vengono solo indicati a titolo informativo.
Ma dal punto di vista psicologico, leggiamo solo le dinamiche legate al personaggio di Posy, conosciamo le sue paure, le sue preoccupazioni, le sue ansie, le sue gioie nel presento e nel passato.
I personaggi femminili però, tranne Posy, non hanno sfaccettature, sono piatti e hanno un ruolo positivo nella storia, lo stesso per quelli maschili dove li troviamo o totalmente negativi oppure talmente perfetti da non sembrare reali.
Un esempio è Sebastian Girault, lo scrittore famoso che andrà a vivere con Posy a Admiral House per scrivere il suo nuovo libro, è affascinante, ricco, buono ed estremamente gentile, un po' troppo per non far sospettare al lettore, che forse i personaggi introdotti siano sicuramente troppi per riuscire ad approfondirli tutti al meglio.
Forse meno storie all'interno dello stesso libro avrebbero creato delle dinamiche, allo stesso modo interessanti ma avrebbero reso il romanzo più vivido e reale.
La storia in alcuni punti è molto prevedibile e forse scade un po' nel classico cliché del romanzo rosa, dove ci sia aspetta solo fiori e felicità.
Lo stile di narrazione è come sempre molto scorrevole, semplice e immediato, ho apprezzato che la maggior parte della storia fosse ambientata ai giorni nostri, con qualche salto indietro nel tempo che però non ha fatto perdere il ritmo alle vicende narrate.
I capitoli sono brevi e molto veloci da leggere, nonostante qualche perplessità che il testo mi ha lasciato per me questo libro merita più della sufficienza.
Anche se arrivo alla conclusione, che questo romanzo sia una lettura non impegnativa, molto leggera proprio per il periodo estivo, anche se credo che l'autrice riesca a costruire delle storie ben più complesse.
Ho apprezzato sicuramente il personaggio di Posy e mi è dispiaciuto per lei, perché dopo tanti anni dove ha dato tutto per la famiglia, alla fine si ritrova sola, allo stesso modo ho ammirato anche il suo coraggio nell'affrontare la vita e i piccoli, grandi ostacoli che ha incontrato.
Alla fine della quarta di copertina è stata scritta una nota "Personaggi indimenticabile e sconvolgenti verità...", questa mi sembra un po' esagerata, ma credo che di questo libro ricorderò la semplicità e la forza di Posy, l'amore che non ha età e confini e l'ambientazione suggestiva e magica di Admiral House.
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- sì
- no
No se pensate che sia un libro impegnativo e ci sia una grande storia famigliare
UNA STORIA SCONVOLGENTE
Ancora una volta quest'autrice mi ha stupito e ha tenuta viva la narrazione dall’ inizio alla fine, intrecciano due storie su due piani temporali differenti.
Dopo “Il predicatore” non avevo molto aspettative su questa lettura, ma ogni volta che leggo un romanzo di quest’autrice, mi convinco sempre di più del suo grande talento.
Erica, la protagonista della serie, è diventata mamma di Maja e le difficoltà con il compagno Patrik sono uguali a quelle di tutte le coppie che sono alle prese con la nascita del loro primo bambino. A tutto questo si somma il fatto che Erica si senta molto sola e a volte vorrebbe che il suo ragazzo fosse più presente e l'aiutasse con la bambina.
Il caso giallo del libro è incentrato sulla scomparsa della piccola Sara, le indagini saranno molto complicate e si andrà a scavare nella vita di tutti i personaggi.
La madre di Sara, Charlotte, ha stretto amicizia con Erica, quindi è interessante vedere come si evolve il rapporto tra le due donne e come questo influenzi le indagini. Anche in questo romanzo il personaggio Erica, rimane un po’ defilato e sarà Patrick a scoprire quale sia la verità.
Come ho detto per”Il predicatore” la scelta di lasciare da parte Erica è sicuramente credibile e azzeccata oltre che essere verosimile. Impensabile per una donna incinta o per una giovane mamma mettersi ad indagare, lasciando da sola la bambina.
Nel primo libro abbiamo conosciuto Erica, la sua passione per la scrittura, la sua fragilità ma anche la sua grande forza nel cercare di ricominciare. E' interessante capire come si evolverà il suo personaggio nei prossimi romanzi.
Tornando a questo libro, la ricerca della verità si rivela più complicata del previsto, il matrimonio di Charlotte è in crisi, da anni la madre della donna ha dei dissapori con i vicini e i genitori di Niclas, il padre di Sara, hanno rotto ogni rapporto con il figlio.
In più c’è un elemento che getta tutto nello sconforto, l’amichetta di Sara, Frida, dice che la sua migliore amica le abbia rivelato un segreto…
Camilla pone al centro del suo romanzo, la famiglia e quello che succede all’interno della stessa, un'analisi arguta e precisa sulle dinamiche e sui conflitti che possono nascere e crescere negli anni. Per poi diventare dei veri e propri drammi.
Una rete psicologica di affetti e di eventi del passato che si intreccia al presente, delineando un quadro drammatico e devastante.
Oltre alla storia”gialla” è interessante notare come l’autrice ha puntato la sua attenzione su Erica e su quella che possiamo definire una “crisi post-partum”, su questo punto vorrei dire che Patrik doveva essere sicuramente più presente e rassicurante nei confronti della sua fidanzata.
Come spesso mi capita di leggere, un’autrice per scrivere attinge dalla propria esperienza, dal proprio vissuto e ce ne rendiamo conto anche in questo testo, in quanto i bambini sono al centro della storia parallelamente alla famiglia e alla dinamiche che si instaurano in essa.
A me colpisce sempre la lettura di testi dove le vittime sono dei bambini, questo libro mi ha fatto riflettere e rabbrividire.
Ho apprezzato come l’autrice è riuscita, attraverso i personaggi, a restare allo stesso tempo partecipe e distaccata.
Al prossimo libro della serie!
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POCA EMOZIONE E POCA SUSPENSE
**DOVE SEGNALATO NEL TESTO POSSIBILE SPOILER**
ll romanzo inizia con il ritrovamento del corpo senza vita di Marie, sembra che la ragazza sia apparsa all'improvviso nell'autostrada di notte e che un automobilista l'abbia travolta.
In seguito si scoprirà che però non sarà quello il motivo del suo decesso, prima era stata colpita alla testa.
Chi le ha fatto del male? E perché?
E’ questo che dovranno scoprire Franza e la sua squadra, nel corso della storia verranno a galla molti drammi famigliari e alcuni segreti dal passato.
Questo libro ha molti difetti, il primo fra tutti è sicuramente la costruzione dei personaggi che risultano essere poco approfonditi.
Franza è un commissario donna che da subito risulta essere distante, un personaggio freddo e distaccato, sembra quasi una persona esterna alla storia, come se non stesse vivendo la vicenda in prima persona.
Ha un marito con cui è sposata da anni e dall'altra parte anche un amante che forse ama o forse no, ma soprattutto non credo che dare spazio, in un libro di 300 pagine, a questa relazione extraconiugale abbia aiutato la narrazione.
A parte questo ci viene presentata in maniera superficiale, non fa una piega nemmeno quando suo figlio Ben sembra essere coinvolto con la scomparsa di Marie. Il ragazzo aveva un rapporto molto stretto con la vittima.
Anche questo è un punto debole della storia. Nella quarta di copertina leggiamo di un possibile legame tra Marie e Ben ma questo punto non viene approfondito se non alla fine della storia, forse è un’anticipazione non voluta?
***Possibile spoiler***
In più questo Ben appare solo nei flashback che l'autrice inserisce nella storia, ma il suo personaggio non esiste, aleggia sulla storia ma è lontano, perchè non viene interrogato, ne è mai presente nella narrazione.
La relazione che aveva con Marie non è forse importante? Non è rilevante per la storia?
Non potrebbe essere utile rintracciarlo?
***fine spoiler***
Un altro punto debole è l’investigazione di Franza e della sua squadra, che risulta stentata, con poco emozione e con ancora meno suspense.
L’intreccio narrativo è buono, però si riesce ad intuire chi possa aver fatto del male alla ragazza.
Marie è il personaggio più interessante della storia ma anche qui non viene approfondito poi molto, la conosciamo attraverso dei capitoli dove vengono ripercorsi alcuni passaggi della vita della ragazza.
La giovane era un’adolescente complicata, molto bella ma anche estremamente fragile, come forse lo sono molti adolescenti.
La scelta di narrare in terza persona secondo me allontana ancora di più il lettore, che come dicevo anche prima, è distante, soprattutto a livello emozionale, dalle vicende e dai personaggi.
E’ un peccato, questo thriller non mi ha convinto e non sento di consigliarlo perché mi ha lasciato poco o niente.
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UN LIBRO SUPERFICIALE
Quando ho letto la trama di questo romanzo ho pensato che fosse una storia chick lit di quelle che belle, la protagonista è Marianne ha 36 anni e abita da sola a Londra. E' una giornalista, è single e alcune sere esagera con l'alcool ed è sempre al verde.
In realtà questo libro non racconta una storia inventata, ma è una non fiction perchè Marianne è il nome dell'autrice che racconta la sua esperienza con i manuale di self help.
"Ero sempre single, non possedevo una casa e non avevo progetti. Le amiche, mi chiedevano se andasse tutto bene e io rispondevo di sì. Sapevo che era una bugia, ma che diritto avevo di essere felice?"
Dopo aver letto la quarta di copertina, ripeto, pensavo fosse una storia romanzata invece no, Marianne decide di seguire un libro diverso di self help al mese, per un anno. Diciamo che fin qua non era una brutta idea, ma sinceramente come è stato strutturato il romanzo sembra quasi un elenco di quello che succede alla protagonista, quando decide di seguire questi manuali. E basta.
Non pensavo assolutamente che ogni capitolo fosse un seguire alla lettera quello che suggeriva il libro di self help ma che ci fosse una storia dietro, un qualcosa che legasse i vari capitoli.
Invece non è stato così. Il primo libro che Marianne affronta sono le proprie paure, poi il rapporto con i soldi, la terapia del rifiuto ecc.
L'autrice decide di auto-infliggersi delle prove, che io chiamerei delle punizioni per quanto umilianti siano, per essere migliore, per essere più felice? Alcune situazioni sono così assurde che non credo siano succede veramente a Marianne, anzi mi rifiuto di crederlo. Penso che il tutto sia stato troppo enfatizzato.
Nei vari capitoli però capiamo quanto sia fragile Marianne, quando dolore si porta dentro per le esperienze che ha vissuto nella vita e di quanto amore avrebbe bisogno e forse dovrebbe veramente cambiare vita. Ma i libri di self help non sono la soluzione.
E' un peccato che non sia stato approfondito questo aspetto della vita e della personalità di Marianne, lasciando invece spazio solo a un mero racconto di episodi veri o presunti che dovrebbero far sorridere invece fanno solo sbadigliare.
Il testo è veramente noioso, poco interessante e troppo lento, sembra un elenco della spese senza personalità, sì quello che manca è il cuore.
Un libro che vuole sorprendete, far sorridere e riflettere ma che risulta stucchevole e banale.
Credo che l'intento dell'autrice non sia stato quello di raccontare solo la sua vita e le sue esperienze, le sue delusioni e le sue sofferenze ma quello di far capire che c'è sempre una via d'uscita, un modo per ricominciare. Penso anche che se le sue intenzioni erano buone, siano state sviluppate male, il risultato non è quello sperato.
"Ma ora so che la perfezione non esiste e la felicità non si compra. Felicità significa aprire gli occhi e riconoscere di avere già tutto ciò di cui si ha bisogno in quel momento"
Seppur con dispiacere, non posso consigliare questo libro, in primis la copertina colpisce molto ma sicuramente fuorvia il lettore che si aspetta un altro tipo di storia e in secondo luogo la storia è molto noiosa.
Nonostante la prima parte del libro non mi sia piaciuta, ho proseguito lo stesso la lettura perchè speravo in un colpo di scena che non è mai arrivato.
Dopo aver letto questo romanzo posso affermare con certezza che i manuali di self help non servono e alcune volte è meglio uscire con gli amici o stare in famiglia per trovare la felicità.
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