Opinione scritta da Gondes
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LA LOCANDA DEI SOGNI RITROVATI
Prima di iniziare a leggere questo libro bisogna fare un grosso respiro e lasciarsi andare ad un avventura simpatica e spensierata.
Chi ha soggiornato per alcuni giorni in un paesino alpino ritroverà in questo libro molte sensazioni che ha già provato.
Il paesaggio è da mozzafiato, contornato da maestose montagne che ti fanno sentire piccolo, ma fortunato di poter vedere tanto splendore. L’aria è leggera e fresca, così come l’acqua che con il suo rumore rilassante, scorre fra sassi e cascatelle, all’interno del centro abitato, andandosene per sempre verso il mare.
Vedendo un paesaggio simile, chi non ha mai pensato di ricominciare tutto da capo ed iniziare una nuova vita più tranquilla in uno di questi luoghi?
E’ quello che ha pensato un copia di inglesi, protagonisti di questo romanzo, che all’improvviso decidono di lasciare il loro vecchio lavoro in Inghilterra e aprire una locanda sui Pirenei in Francia. Vendono la loro casa e comprano uno vecchio stabile nel paesino di Fogas, per realizzare finalmente il loro sogno.
La cosa che però non hanno considerato è il fatto che anche il sindaco del paese , uomo molto scaltro e potente, aveva già messo gli occhi su questo affare e farà di tutto per strapparglielo di mano.
Oltre all’aspetto puramente paesaggistico, l’autrice ha saputo “dipingere” magistralmente la vita di tutti i giorni degli abitanti di Fugas, descrivendo i comportamenti di una comunità molto chiusa, ma dando ad ogni abitante del paese un ruolo molto importante nella vita stessa del paese. Ognuno ha un compito e una valenza ben delineati; tutti conoscono pregi e difetti degli altri, perché conoscono il loro passato.
Quando però si viene a saper che la vecchia taverna è stato venduta ad una coppia di Inglesi, il paese viene scosso da questa inattesa novità. Una coppia di “stranieri”, per di più inglesi che dovrà gestire il loro unico ristorante????
Si formeranno presto due schieramenti contrapposti, uno a favore e uno contrario all’accoglienza di questi nuovi paesani.
Una storia semplice e magari già sentita, ma resa viva dalla capacità dell’autrice di cogliere i minimi particolari, che rendono il romanzo particolarmente brillante e scorrevole.
P.S – Non comprate il libro se vi ha colpito la foto della gattina in copertina, pensando che abbia un ruolo importante, perché a un certo punto della storia viene dimenticata dall’autrice. Ho temuto che fosse morta schiacciata dalla Panda 4x4 di uno dei protagonisti, ma per fortuna mi sbagliavo!!!!
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I SEI CUSTODI
Il pianeta Terra sta per essere “invaso” in maniera irreversibile da forze oscure, capitanate dal Demonio; un piccolo gruppo di “custodi” dovrà difendere l’umanità e sconfiggere il male.
Detta così sembra un libro del tutto superficiale e scontato. Il solito thriller esoterico-religioso, invece l’ho trovato molto piacevole da leggere, anche se non sono un amante di questo genere. Molto coinvolgente la prima parte, dove ancora tutto sembra spiegabile in modo razionale, mentre la seconda parte è più esoterica e deve essere un attimo metabolizzata. Grazie alla scettica investigatrice Bernadette, (non c’era nome meno appropriato), si cercherà di dare una spiegazione “terrena” ad alcune morti a dir poco strane e misteriose. Dovrà collaborare nelle sue indagine in giro per il mondo con un professore, Sebastian LaLaurie, esperto di satanismo. Insieme dovranno interpretare tutti gli indizi per capire se dietro a tutto c’è veramente il Diavolo. Ma trovare il modo per sconfiggerlo non sarà certo facile, anche con l’aiuto di qualche “angelo”.
Questo libro ha avuto un buon successo negli Stati Uniti, questo dovuto anche al fatto che è stato scritto da uno sceneggiatore, che sicuramente conosce il linguaggio giusto per arrivare al pubblico, rendendolo scorrevole a avvincente fino alla fine. E’ chiaro che in questi tipi di libri bisogna accettare ogni spiegazione finale, anche se un po’ avventata.
LA NOTTE DELLA MORAVA
Non mi era mai capitato di chiedere alla libreria di rendere un libro acquistato da pochi giorni, ma in questo caso ho dovuto farlo. Avevo acquistato con molto entusiasmo “la notte della morava”, attratto dall’ accattivante trama, ma purtroppo dopo aver letto qualche decina di pagine, ho capito che avevo sbagliato la mia scelta. Avendolo iniziato in tarda sera, ho pensato che il mio primo giudizio negativo, potesse essere causato dalla stanchezza di una giornata di lavoro, ma la mattina dopo (con la mente libera e rilassata), ho iniziato nuovamente il romanzo, confermando purtroppo la mia iniziale impressione. La lettura di un libro deve essere un qualcosa di piacevole e rilassante altrimenti non ha nessun senso continuare. Ho trovato questo romanzo molto complicato, con molti sottointesi e con concetti espressi in maniera alquanto macchionosa, senza mai concretizzare e arrivare al punto. Per me una sofferenza, ma per altri sicuramente il massimo, visto che è considerato un “fuoriclasse” nel suo lavoro.
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IL CAVALIERE D'ISLANDA
"Il cavaliere d’Islanda” è la storia di Kveld, un giovane ragazzo islandese che intraprende un lungo viaggio alla ricerca del significato di bellezza.
Dopo aver lasciato la sua Islanda, avrà la fortuna di incontrare alcuni noti personaggi del suo tempo, fra i quali Riccardo cuor di Leone, che ne faranno di lui un vero cavaliere, pronto a combattere per la chiesa di Roma.
La sua fede però inizierà a incrinarsi quando la spedizione che dovrebbe portare i crociati in Terra Santa, farà tappa a Costantinopoli. Qui vedrà con i propri occhi, cristiani massacrare altri cristiani, solo ed esclusivamente per poter sottrarre alla popolazione locale, le immense ricchezze che questa città possedeva. La sua vita cambierà; inizierà ad abbracciare la fede “catara”, dove lui troverà quei valori in cui si riconoscerà. Questo cambiamento di credo lo porterà però dalla parte opposta della barricata; sarà quindi considerato anche lui un eretico e quindi un nemico da sconfiggere.
Diventato ormai un’icona fra i fedeli catari, sarà rispettato e considerato pari ad un immortale, grazie anche al suo aspetto fisico, alquanto prestante e bello. La sua missione ora sarà quella di portare in salvo il “papa cataro”, in quanto i cristiani stanno stringendo il cerchio, attaccando tutte le città non fedeli alla chiesa.
Pur essendo un amante di questo genere, “Il cavaliere d’Islanda” non mi ha convinto più di tanto. Non sono riuscito ad entusiasmarmi con le vicende di questo cavaliere, anche se la ricostruzione storia mi è sembrata ben documentata ed interessante, con possibilità di approfondimento. Quello che forse non ho trovato in questo libro è il giusto ritmo nella narrazione, in particolar modo nelle descrizione degli scontri e nelle scene d’azione, in quanto poco incisive.
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ROMA O MORTE
Simon Scarrow, l’autore di questo libro, è ormai diventato il Clive Cussler, dell’avventura in versione storica. Ha creato anche lui dei “personaggi immortali”, come i due coraggiosi centurioni Catone e Macrone, che utilizza sempre nei suoi romanzi. Ogni libro però, ha un inizio ed una fine, e può quindi essere letto anche singolarmente senza per forza dover conoscere i precedenti episodi.
Per chiunque voglia trascorrere qualche ora al fianco dell’esercito romano questo è il libro giusto. L’autore è un attento conoscitore dell’antica Roma, con una particolare propensione per tutto cioè che gravità attorno alle attività militari. Leggendo i suoi libri si possono assimilare, in maniera piacevole, tutte le gerarchie militari, ma anche venire a conoscenza della più usate strategie militari dell’esercito romano. Una vera enciclopedia di uno dei più organizzati apparati militari che la storia abbia conosciuto. Lo stile di scrittura è snello ed avvincente e ti porta sempre a dover proseguire nella lettura per scoprire come riusciranno a cavarsela questa volta i due principali protagonisti.
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L'ALBERO DELLA FEBBRE
Avevo voglia di leggere un qualcosa di diverso; spaziare verso nuovi orizzonti. Ed ecco che vengo colpito dalla copertina di questo libro con un bel albero africano in primo piano. Leggo con entusiasmo la trama, che subito mi convince, e decido che questo sarà il mio prossimo libro.
Davvero un ottimo esordio per questa scrittrice che ha scelto come sfondo alla sua storia, un argomento molto delicato e complesso come il colonialismo inglese della fine del ’800. Una scelta molto coraggiosa in quanto denuncia lo sfruttamento, da parte Inglese, delle miniere di diamanti in Sudafrica. Vengono ricostruite, in maniera molto attenta, le difficili condizioni di vita della popolazione locale, sottomessa dall’uomo bianco a fare lavori massacranti e senza nessun diritto.
La storia scorre molto piacevolmente senza mai calare di ritmo, ben condita da avventura e sentimento. Anche i personaggi mi sono sembrati ben riusciti con un vera anima, spietati e caritatevoli a seconda del ruolo all’interno della storia.
Alla fine della lettura gli interrogativi rimangono, dando diversi spunti per fare un’ approfondito esame di coscienza e guardarsi allo specchio. Chi siamo veramente? E quali sono le cose da valutare prima di giudicare una persona?
Insomma un bella storia dove la protagonista Frances, una giovane ragazza mezza inglese e mezza irlandese, dopo la morte del padre dovrà decidere, per ragioni economiche, di sposare suo cugino, diventato medico e raggiungerlo in Sudafrica. In questo lontano paese il suo futuro sposo è impegnato nella cura del vaiolo, che sta decimando le popolazioni locali impegnate nell’estrazione di diamanti. Durante il viaggio in nave, (molto bella questa parte del libro), conosce un carismatico personaggio di cui si innamorerà pazzamente. Purtroppo per lei, una volta arrivata in Africa, dovrà mantenere la parola data e sposare il suo odiato cugino. La vita in questo continente sarà molto dura, aggravata dal fatto che si troverà al fianco di una persona che lei detesta. Ma purtroppo molte volte le apparenze ingannano e dovrà comunque scegliere il suo futuro basandosi sul presente, che però molte volte può distorce alcune verità nascoste. La ricostruzione dell’ambiente africano è veramente coinvolgente dando il senso della vera difficoltà di vivere in questi luoghi aridi ed impervi.
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GLI SPODESTATI
Gli spodestati è il libro della sopravvivenza, della lotta quotidiana per rimanere aggrappati alla vita. Ma è’ anche un libro che parla di morte, quella morte che può arrivare in qualsiasi momento, se il proprio nome compare su di una lista.
E’ il libro che ti fa vedere il “bicchiere mezzo pieno o mezzi vuoto” a seconda della prospettiva con cui si guarda la vicenda. E’ un libro che una volta finito deve essere metabolizzato, per decidere da quale parte stare. E’ lecito o meno fare “un patto con il diavolo” per salvare almeno il salvabile?
Il romanzo racconta la storia del ghetto ebraico di Lodz in Polonia, che per 5 anni ha “ospitato”diverse decine di migliaia di persone in condizioni di vita al limite della sopravvivenza. L’idea di far diventare questo ghetto una indispensabile “grande fabbrica” per l’industria bellica tedesca e salvare quindi la vita ad alcune miglia di persone, fu del discusso presidente ebreo Chaim Rumkowski, messo dai tedeschi a capo del ghetto, come loro unico interlocutore.
Il libro cerca di raccontare, nella maniera più neutrale possibile, la quotidianità di questo luogo, con le difficili e discutibili scelte prese da questo enigmatico personaggio polacco per salvare più persone possibili dallo sterminio. Era lui che doveva compilare queste liste per poi consegnarle ai Tedeschi per provvedere alla deportazione. E’ chiaro che essere o non essere su questi elenchi cambiava il giudizio sul suo operato da parte della popolazione.
Lo stile di narrazione non mi è sembrato irresistibile, con alcune parti del romanzo un po’ “macchinose”, ma visto l’importanza del tema trattato, questo piccolo neo, passa in secondo piano per fare posto allo stupore e all’indignazione di fronte a tanta crudeltà. Il racconto dello sgombero dell’ospedale pediatrico da parte del SS, è un qualcosa che ricorderò per sempre nella mia memoria.
IL MONASTERO MALEDETTO
L’atmosfera mistico-religiosa che si respira durante la lettura di questo “giallo medioevale” è la cosa che mi ha colpito maggiormente. Questo autore, per me sconosciuto, è stato abile nel ricreare proprio quella sensazione di mistero che solo un luogo di culto come un abbazia di clausura può garantire. Personalmente mi entusiasmano molto i thriller che si svolgono in un ambiente chiuso, dove la soluzione è sotto agli occhi di tutti, ma molte volte nessuno la nota. Un genere interpretato magistralmente anche dalla regina del giallo Agatha Christie.
La capacità narrativa di questo autore spagnolo è evidente, e garantisce un facile scorrevolezza, anche se condita con veritieri spunti storici del tempo (1229). Anche la scelta di inserire alcune citazioni in latino danno la giusta sensazione di trovarsi proprio all’interno di in una comunità religiosa, dove è veramente difficile indagare per arrivare alla verità.
Pur essendo un libro facile, senza nessuna pretesa di rimanere negli annali della letteratura, è veramente piacevole leggerlo e non mi dispiacerebbe se la protagonista principale, suor Costanza fosse ancora protagonista di una bella indagine criminale come nel “il monastero maledetto”.
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AMNESIA
Anche in questo libro Grangè rispetta la sua caratteristica principale e cioè quella di dare alla luce sempre nuovi personaggi, senza mai collegare un romanzo al precedente, come invece fanno molti autori di questo genere.
Sarebbe forse più semplice per lui sfruttare la notorietà di qualche personaggio preso da qualche suo precedente lavoro, ma evidentemente lo scrittore francese preferisce dare ogni volta “nuova linfa” alle proprie storie.
“Amnesia”, come è facile intuirlo dal titolo, è un thriller psicologico che come trama di base non ha niente di nuovo, se non lo stile e la classe del suo autore.
Il personaggio principale è sicuramente “il viaggiatore senza bagaglio”. Definizione molto appropriata in quanto è veramente difficile dare un nome a questa figura. Soffre infatti di un disturbo mentale, che ogni pochi mesi lo farà ripartire da capo con una nuova identità, senza più avere ricordi della precedente vita. Con l’aiuto di una giovane e nervosissima poliziotta, dovrà risalire a tutte le precedenti identità fino al arrivare a quella iniziale per capire chi è veramente. Questa spasmodica ricerca dovrà anche chiarire la sua estraneità alla scia di omicidi che sembrano collegati in qualche modo proprio a lui. Il gioco si farà sempre più duro, con una serie di inseguimenti, un pò troppo fortunosi, fino ad arrivare alla “stretta finale” dove anche lui farà fatica a metabolizzare la sua scoperta.
La storia è molto avvincente e la tecnica di scrittura da vero maestro. Quello che forse può spaventare qualche lettore è l’eccessiva lunghezza del thriller. (752 pag.) Si poteva tranquillamente diminuire questo numero di pagine, senza togliere nulla allo svolgimento della storia.
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IL SIGNORE DI BARCELLONA
Una bella storia da non perdere per gli amanti del genere, capace di catturare anche il lettore più esigente.
Scritta con una tecnica che oserei definire perfetta, dove non manca assolutamente nulla:
-Una location di tutto rispetto come Barcellona; una città che nel 1052 è in piena espansione.
-Un giovane, con il desiderio di diventare qualcuno, ma che dovrà combattere contro le avversità della vita per riuscire nella sua impresa.
-Una storia d’amore difficile ed intensa con risvolti impensabili.
-L’immancabile presenza del clero e della nobiltà le cui scelte e strategie si intrecceranno con i personaggi principali, fino a diventare un tutt’uno.
-Una ricostruzione storica molto dettagliata e coinvolgente, con una particolare attenzione alle tradizioni della religione ebraica, qui descritta in maniera molto attenta.
Quello che ricorderò di questo romanzo è il tentativo, ben riuscito, di descrivere la convivenza nella stessa città di più religioni. Nel “IL SIGNORE DI BARCELLONA “ è possibile rivivere l’aria che respirava fra cristiani ed ebrei che dovevano vivere fianco a fianco per interessi economici reciproci. Questa pacifica convivenza era forse anche dovuta ad una minaccia molto più pericolosa per entrambe le comunità, e cioè quella degli Arabi che erano veramente alle porte della città.
Tutti questi ingredienti fanno di questo romanzo un ottimo libro.
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THE DOME
Ho trovato questo libro non all’altezza di “22/11/63” ma altrettanto interessante e meritevole di essere letto. Con questo libro Stephen King ci vuole ricordare che molti nostri atteggiamenti possono ferire in maniera indelebile altre persone, tanto da influenzarne l’esistenza per sempre.
La trama l’ho trovata molto avvincente su due differenti fronti. Da una parte per l’evolversi della difficile situazione comportamentale nella piccola comunità cittadina e dall’altra parte per l’enigmatico problema della cupola. Proseguendo nella lettura il coinvolgimento con le vicende è totale e quasi ci si dimentica di leggere un fantasy. Dopo un po’ il mistero della “cupola” non è più la priorità, ma l’evolversi della situazione la rende quasi secondario. Tutti sembrano impazziti, senza più regole con comportamenti irrazionali.
Il finale è forse un pò troppo “semplice”; mi sarei aspettato un qualcosa di più “macchinoso” e fantasioso, ma tutto sommato non disturba, anzi si allinea con il messaggio che l’autore vuole dare.
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GRAZIE FRANCO FORTE!
Questa volta voglio iniziare la mia recensione dal finale. Perché il finale è fantastico; solo la descrizione della battaglia di Legnano vale il prezzo del libro. Le fasi concitate sono descritte con la massima cura e danno come in pochi libri la sensazione di assistere con i propri occhi allo scontro e alla fasi concitate di quel momento. Qualche decina di pagine che rimarranno scolpite nella mia mente per moltissimo tempo e che saranno il metro di paragone per valutare altri romanzi di questo genere. Non voglio però dimenticare anche la parte iniziale del libro con l’emozionante assedio alla città di Alessandria, preceduta dall’ interessanti fasi di preparazione all’attacco del Barbarossa.
Come in altri titoli di questo autore, troveremo anche in questo romanzo, una importante storia d’amore fra la coraggiosa Angelica e Rossano da Brescia, che sfocerà anche questa nella battaglia finale. Alla bella storia d’amore farà da contrappeso l’ignobile tradimento di Venanzio con le sue trame oscure per dare in mano la città di Alessandria al nemico.
Tutti i personaggi, anche quelli inventati appositamente da Franco Forte, hanno un ruolo molto importante di sostegno nello svolgimento della vicenda e contribuiscono a rendere il romanzo gradevole ad un pubblico più vasto.
Da apprezzare anche la scelta di Franco Forte di non fare di questo libro una celebrazione a favore esclusivamente della Lega Lombarda, ma presentare la vicenda come una difesa per la salvezza di quel paese che dopo qualche tempo diventerà la nostra Italia.
I MAESTRI OSCURI
Siamo nel 1321, in un periodo in cui il terrore e le credenze riuscivano ancora a soggiogare la povera gente. Questa è la storia di un sopruso nei confronti non di una singola persona, ma di un intero paese.
Karen Maitland, autrice anche de “La bambina delle rune” è maestra nel creare atmosfere di magia e mistero, legandole a credenze popolari.
Le sue storie sono sempre ambientate in piccoli centri rurali, dove trova terreno fertile la scaltrezza di pochi contro l’ignoranza di molti.
In questo caso il male è rappresentato da un gruppo di enigmatiche persone che si fanno chiamare “Maestri Oscuri”, che dovranno vedersela con un altrettanto agguerrito gruppo di donne a difesa dei più deboli. Grazie a questa lettura avremo la possibilità di conoscere meglio l’ordine delle “beghine”. Una sorta di suore non consacrate, al di fuori della struttura ufficiale della chiesa cattolica, con l’intento di aiutare e curare la popolazione più povera. Questo gruppo di beghine, capitanare dalla “Marta governante", oltre che a contrastare i “Mestri Oscuri”, dovranno difendersi dalle accuse di stregoneria proprio dalla chiesa. Faranno di tutto per liberare il paese di Ulewic da queste credenze e smascherare i finti demoni.
In pratica una continua lotta del bene contro il male che viene però raccontata in modo molto originale. Ad inizio di ogni capitolo viene riportato il nome del personaggio che proseguirà nel racconto della storia, rigorosamente in prima persona.
Devo ammettere però che inizialmente ho faticato a prendere il giusto ritmo di lettura proprio per questo originale stile di scrittura. Poi però è diventato un valore aggiunto perché si ha la possibilità di rivivere la stessa situazione con occhi diversi. Bella idea!
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LA TORRE EIFFEL COME NON SI E' MAI VISTA
Immaginarsi Parigi senza la torre Eiffel è quasi impossibile, eppure la sua nascita non è stata certo facile e scontata.
Grazie a questo originale romanzo avremo la possibilità di “assistere” all’avvincente costruzione, piano dopo piano, di uno dei monumenti più famosi al mondo.
Il romanzo ha sullo sfondo una Parigi in pieno fervore. Siamo alla fine dell’ottocento, iniziano le prime vere scoperte che cambieranno le abitudini e la vita di molti. Ma molte persone non sono pronte a questi cambiamenti. Ne saprà qualcosa Gustave Eiffel, che in occasione della Esposizione Universale di Parigi del 1889, vince la gara per la progettazione di un opera che dovrà stupire i visitatori della capitale francese. Purtroppo molte persone, ognuna con un valido motivo, faranno di tutto per impedire la realizzazione di questo progetto.
Molte parti del libro mi hanno ricordato lo stile di Zafon, con certe atmosfere “fumose” e misteriose. Anche i personaggi hanno un certa attinenza con quelli dello scrittore spagnolo, a volte indecifrabili ma nello stesso tempo pieni di carattere. E’ il caso del giovane architetto Armand Bossier che partito da un piccolo paesino dovrà cercare di farsi assumere da costruttore Eiffel per la progettazione della nuova torre di cui tutti i giornali dell’epoca ne parlano. La sua storia andrà a pari passo con quella della torre fino a quando una serie di circostanze alquanto strane e misteriose faranno in modo di allontanarlo da questo progetto. Il romanzo è giustamente diviso in base ai numeri dei piani della torre. Il primo capitolo è infatti intitolato “Le fondamenta”, fino ad arrivare all’ultima parte intitolata “La cima”. Il finale è forse la parte che mi ha entusiasmato di meno, in quanto manca un po’ di “ritmo” con soluzioni troppo semplicistiche, che non danno la giusta importanza al libro. Lo giudico tuttavia un buon libro che ci fa conoscere dei retroscena sulla torre Eiffel che diversamente sarebbe difficile conoscere.
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QUELLA PESTE DEL NOTAIO CRIMINALE
Per gli amanti del genere non bisogna perdersi assolutamente questo libro, perché vede la nascita di un nuovo personaggio, Niccolò Taverna, il notaio criminale di cui sentiremo sicuramente parlarne in altri titoli. Il grande Franco Forte ha così deciso di iniziare una nuova serie di thriller storici con un personaggio che già dalla prima avventura cattura ed appassiona il lettore.
Il romanzo oltre ad essere un ottimo thriller con tutte le componenti classiche del genere, come ritmo e suspense, ha come merito quello di accompagnarci all’interno della città di Milano nella seconda metà del 500 e di farci rivivere quel periodo. La capacità di “raccontare la storia” è un caratteristica che solamente pochi autori hanno e Forte è uno di questi. La bravura è tale nel descrivere le situazioni che quasi si evita di respirare, per non essere contagiati dalla peste, che nel libro ha un ruolo molto importante. Gli intrighi politico-religiosi sono narrati in maniera superlativa e danno la giusta sensazione di quanto doveva essere difficile districarsi in una ragnatela tale. Il nostro personaggio sembra infatti più preoccupato a tenere a bada gli uomini più potenti della città, che di trovare chi ha ucciso il commissario della Santa Inquisizione. Una prova veramente difficile per Niccolò Taverna che in una sola giornata dovrà dare un nome all’assassino. Le tecniche di indagine sono a dir poco uniche, e fanno sicuramente sorridere pensando alla tecnologia di oggi. Ma anche questo contribuisce alla bellezza del libro. Bellezza, che nel libro viene riproposta nella persona di Isabella Landolfi, che farà perdere la testa al notaio criminale e che darà un valore aggiunto anche alla storia.
Insomma in questo libro c’è un pò di tutto, e tutto è al posto giusto. Se dovessi fare un piccolo appunto, direi solamente che avrei fatto “soffrire” il protagonista ancora di più. Nel senso che lo avrei reso ancora più indifeso, ma evidentemente essere un notaio criminale era all’epoca una figura abbastanza di rilievo che garantiva una certa rispettabilità.
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ECHI DI MORTI
Vi è mai capitato di vedere un particolare alimento e di gustarne il sapore alla sola visione? Questa sensazione si chiama “sinestesia”. In pratica i nostri sensi (vista, olfatto, tatto, udito e gusto) si mischiano è danno luogo a percezioni sensoriali complesse e combinate.
In forma lieve è del tutto normale, ma se invece è troppo sviluppata crea notevoli problemi. La protagonista di questa storia è alla prese con questa caratteristica e dopo aver perso completamente la memoria si trova a gestire un situazione per lei insostenibile. Il suo “dono” o “croce”, come dir si voglia, fa in modo di fargli percepire le stesse emozioni che ha provato un individuo prima di una morte violenta. Gli basta trovarsi nello stesso luogo e subito nella sua mente gli si ripropone la stessa situazione, già vissuta dalla persona deceduta. Questo perché nell’ambiente dove è avvenuta la morte sono rimaste delle tracce acustiche, da qui il termine “archeoacustica”, dove sono stati “registrati” le fasi concitate di quel momento. Prima di accettare questa sua capacità, dovrà riuscire a scoprire chi è, ma specialmente da dove viene, visto che non ricorda assolutamente nulla e nessun sembra riconoscerla e cercarla. Con l’aiuto dello psichiatra Nathan Fox, dovrà cercare nella sua mente delle risposte, ma purtroppo una serie di circostanza la porteranno ad una scoperta a cui lei stessa non crederà.
La storia scorre velocemente. La prima parte più investigativa con contorni del classico thriller-psicologico, mentre la seconda parte più avventurosa, pronti però ad accettare qualche concetto fuori dal razionale, senza però cadere negli eccessi. D’altronde chi non ha avuto mai la sensazione di entrare in una stanza e percepire un qualcosa di indefinito al suo interno, oppure sembrare di udire il proprio nome e girarsi di scatto e accorgersi che è stata solamente un’impressione?
Avrete sicuramente capito che per apprezzare questo bel libro bisogna avere la mente aperta, prepararsi a sopportare qualche concetto di paranormale e lasciarsi trasportare dalla storia. Avevo già letto questo autore e quindi all’uscita di questo nuovo titolo sono andato sul sicuro, certo della sua bravura, che ho apprezzato anche questo romanzo.
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POCHI MA BUONI
“Mai cosi tanto fu dovuto a pochi” queste sono le parole che il primo ministro inglese Churchill pronunciò alla Camera dei Comuni il 20 maggio 1940.
Il libro racconta il più grande conflitto aereo mai avvenuto nella storia, combattuto fra l’aviazione inglese e quella tedesca. Una ricostruzione meticolosa basata sui rapporti di guerra, ma anche sulle pagine di molti diari che gli stessi protagonisti ci hanno lasciato. Viene fuori un’ emozionante viaggio attraverso le paure e le speranze di un gruppo di giovani, che con il loro coraggio hanno cambiato le sorti dell’intera Europa. Prima di leggere questo libro avevo una visione del secondo conflitto mondiale completamente diversa. Conoscevo naturalmente il mito della RAF (Royal Air Force), ma non mi immaginavo da dove veniva così tanta popolarità e ammirazione.
Il racconto è impostato in maniera del tutto innovativa. Riporta molti resoconti di guerra e li unisce in maniera tale che il tutto sembri un romanzo, scritto di proprio pugno dall’autore. Uno stile vincente, che sicuramente ha richiesto un impegno non da poco, ma che ha prodotto un ottimo risultato. Inoltre Alex Kershaw, l’autore di questo libro,non si è limitato a raccontare questi tragici avvenimenti solamente dal punto di vista inglese, ma ha avuto l’intelligenza di fare continuo parallelo fra i due schieramenti, dando una interessante visione complessiva del teatro di guerra. Alla fine, le paure e le sensazioni dei ragazzi inglesi erano le stesse di quelli di parte tedesca, divisi solo dal differente orgoglio e appartenenza nazionale.
Con questo libro si da il giusto tributo a quei POCHI ragazzi americani, che in un periodo in cui il loro paese era ancora neutrale, hanno deciso di dare il proprio contributo contro l’avanza del nazional-socialismo di Hitler. A un certo punto, hanno sentito il bisogno di mettere in gioco la loro giovane vita, senza che nessuno glielo avesse chiesto o imposto. Anzi hanno dovuto “combattere” per poter andare a “comabattere”.
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LA CONTESSA DOLCE NERA
Un libro che si presta a due differenti metri di valutazione. Se consideriamo l’aspetto tecnico direi che siamo di fronte a una scrittura ben strutturata con un linguaggio molto scorrevole e ricco di ricostruzioni storiche della vita del tempo. Se invece valutiamo il libro dal punto di vista esclusivamente biografico sulla vita di Erzsébet Báthory, lascia un pò a desiderare. La versione addolcita della contessa non rispecchia quelle che le cronache dell’epoca definivano una serial killer da qualche centinaio di vittime. Questa scelta da parte dell’autrice è stata sicuramente ponderata, ma mi chiedo da quali motivazioni sono sostenute. Anche il fatto di impostare il racconto in prima persona, facendo raccontare alla contessa stessa la propria vita, ha contribuito a presentarci questo personaggio in maniera non così spietata come invece la immaginavamo. Penso che chiunque di noi abbia un interpretazione del proprio carattere e delle proprie azioni diversa dalle persone che ci circondano, e quindi sarebbe stato più giusto raccontare la storia in un altro modo. Anche personaggi come Hitler e Stalin avrebbero sicuramente giustificato le loro malvagità, e se ci fossimo fatti raccontare la loro vita basandoci solamente sui loro racconti, avremmo avuto un versione non certo realistica.
Quello che invece ho apprezzato molto, che non ho ritrovato in altri libri, è la ricostruzione ambientale e comportamentale delle fasi che precedono i matrimoni della nobiltà, sempre molto sfarzosi ma nello stesso tempo attenti alle strategie per garantire al proprio figlio/a la massima convenienza. Queste bambine, promesse spose ad una età ancora troppo giovane, fanno impressione e tenerezza e questo Rebecca Johns è stata molto brava a metterlo in evidenza nel suo libro.
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TESTA O CROCE
Un improbabile, ma nello stesso tempo affascinante viaggio nel passato che a tutti piacerebbe fare almeno una volta nella vita. Anche se quest’idea è stata sfruttata da altri scrittori e registi, nessuno mi aveva convinto ed entusiasmato tanto come in questo caso.
Stephen King parte da una storia fantastica e la trasforma sapientemente in una storia credibile, tanto da dimenticarsi durante la lettura di leggere un qualcosa di pura fantasia.
La tecnica di scrittura è spietata; cattura il lettore gradualmente per non dargli un attimo di tregua. La data del 22/11/68 è un traguardo a cui si vuole arrivare il più presto possibile. La vicenda ti prende a tal punto che sopporti senza problemi la stanchezza agli occhi, dovuta ad una lettura prolungata. Resisti perché vuoi assolutamente sapere se il protagonista, Jake Epping o se si preferisce George Amberson, riuscirà a salvare il presidente Kennedy. Ma poi ti accorgi che fra poche pagine finirai quel libro che hai incominciato ad apprezzare da subito e che ora è diventato “il tuo libro”, al quale ti sei affezionato e allora decidi di chiuderlo, così potrai gustarti con più calma il gran finale al prossimo "round di lettura".
Ora sei pronto e riposato; apri il libro per l’ultima volta, e ti immergi nel gran finale. Le fasi sono concitate e frenetiche, gli ultimi secondi sono decisivi, perché dopo 700 pagine ancora non ti sei fatto ancora un’idea di come Stephen King vorrà chiuderà la storia. Ti lascia credere che sarai tu a scegliere il finale, visto che la prima e la quarta di copertina hanno due epiloghi completamente diversi: uccisione e sopravvivenza, come in un LANCIO DI MONETINA.
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LA CITTA' BIANCA
Semplicemente stupendo, è stato veramente un peccato finirlo. Una ricostruzione avvincente di un periodo storico che poteva cambiare le sorti dell’intera Europa con ripercussioni fino ai giorni nostri. Vicende poco conosciute ma altrettanto determinanti, che solo per un caso non hanno contribuito a modificare il nostro stile di vita e l’architettura delle nostre città.
Il romanzo ripercorre le vicende che hanno spinto l’esercito mongolo alle porte dell’Europa dal 1229 al 1241 d.c, per poi desistere dall’invadere di paesi come Francia, Germania ed Italia. Dopo la morte del grande Gengis Khan, il popolo mongolo ha continuato nella sua espansione territoriale, espandendosi questa volta verso ovest. Le conquiste si susseguirono con successo fino a quando, ormai pronti ad attraversare le Alpi, Ogedai figlio di Gengis Khan morì probabilmente a causa di un attacco di cuore e l’esercito fù costretto a ritornare in patria per contrastare le varie faide interne alla successione al trono. Questo avvenimento cambio la storia di milioni di persone, in quanto nessun esercito dell’epoca sarebbe riuscito a sconfiggere la spietata “orda mongola”. La nostra società sarebbe ora probabilmente organizzata come quella cinese o comunque con caratteristiche molto simili.
Conn Iggulden rende tutti questi avvenimenti molto interessanti e semplici da comprendere con una scrittura facile ma nello stesso tempo accurata, senza mai annoiare il lettore con difficili passaggi. Per chi vuole gustare al massimo questo libro suggerisco di leggere prima il precedente capitolo “Il popolo d’argento” dove sono decritti gli ultimi anni di vita di Gengis Khan.
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LA CITTA' & LA CITTA'
Ero molto curioso di iniziare questo thriller-fantasy, ma da subito mi sono accorto che purtroppo non era quello che speravo fosse. Molte parti del romanzo le ho trovate di difficile interpretazione, tanto da pensare che la causa fosse dovuta ad una traduzione non del tutto indovinata. Ma poi anche l’architettura della storia mi è sembrata molto complicata e mai avvincente. Sono poche pagine ma alla fine ho avuto l’impressione di aver letto un poema in greco, tanto è stato pesante e faticoso. Leggendo la copertina ci si accorge che questo romanzo è stato anche premiato in due diverse manifestazioni e mi viene da sorridere pensando al livello degli altri partecipanti. Comunque invito tutti a cimentarsi in questa lettura, per capire se il mio approccio è stato sbagliato o se veramente è un pessimo romanzo.
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IL GIGANTE BUONO
Un Stephan King agli inizi della propria carriera, ma già ad altissimi livelli. Blaze è il libro che non ti aspetti perché mette in evidenza tematiche che pensavo fossero “pane” di altri autori. La storia ripercorre la vita a ritroso di Blaze, un ragazzone ritardato mentale, divenuto tale dopo le percosse ricevute dal padre quando ancora era un bambino.
Nessuno purtroppo avrà pietà di questo sfortunato ragazzo che per vivere dovrà dipendere da altre persone che approfitteranno in tutte le maniere della sua condizione mentale. L’aspetto emotivo-caratteriale di Blaze sarà continuamente messo alla prova e stravolto in maniera irreversibile. Fanno di lui una persona diversa da come sarebbe stato solo se avesse incontrato persone più comprensive. La pazzia arriva a tal punto che crede di sentire i consigli del suo miglior amico morto però già da qualche mese, ma per lui ancora importante.
Vive di piccoli furti che gli garantiscono la sopravvivenza, fino a quando non decide di fare il salto di qualità, rapinando un neonato figlio di una ricca famiglia. Purtroppo per lui non sarà in grado di gestire una operazione di questo tipo e lo vedrà coinvolto in una avventura più grossa di lui. Quello che però tutte le persone che ha incontrato, non sono riuscite a togliergli è la capacità di emozionarsi ed amare. Questo sua sensibilità farà di lui un “gigante buono”, quasi costretto dalla società perbene a delinquere per sopravvivere. Finiremo per fare il tifo per il "cattivo", che tanto cattivo non sarà se paragonato a tanti altri.
Purtroppo questa potrebbe essere la storia di tante altre persone che messe in certe condizioni sono costrette a tirar fuori il peggio di se, contro la propria volontà.
Un storia avvincente ed emozionante che consiglio a tutti.
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UN BUON LIBRO D'ESORDIO
Forse l’errore più grave è stato mettere in commercio questo libro mettendolo sullo stesso piano di titoli come “Il nome della rosa” e “I pilastri della terra”. Chiaramente se si “evocano” questi mostri sacri, nella quarta di copertina, è evidente che i lettori si aspettano il massimo. Bisogna invece giudicare il libro solo ed esclusivamente su quello che ci ha trasmesso durante la lettura, senza lasciarsi influenzare da altri proclami. Per essere la prima opera di un giovane autore io l’ho trovato decisamente positiva e non capisco questo accanimento che leggo in alcuni commenti contro questo autore. D’accordo certi aspetti sono da affinare, ma vorrei sapere chi alle prese con un nuovo lavoro è stato da subito al top della situazione e non si è sentito in difficoltà se paragonato a colleghi con più esperienza. Dopo questa doverosa difesa vorrei soffermarmi sulla storia raccontata nel libro. La trama, non è sicuramente originale, ma questo è un problema di quasi tutti i titoli di questo genere. Gli elementi di un thriller storico sono inevitabilmente sempre gli stessi; la differenza è data dalla bravura dell’autore. Marcello Simoni, è riuscito a farmi affezionare ai personaggi cardini della sua storia, umanizzando molto Ignazio da Toledo, Willalme e il giovane Umberto. La stessa sensazione che ho provato leggendo il bravo Alfredo Colitto creatore di Mondino de Liuzzi e Gerardo. Ritengo questo aspetto molto importante e basilare nella stesura di un libro e per questo che la mia valutazione è buona. Tra le altre cose, mi è piaciuto in modo particolare un passaggio del libro che vorrei riproporre:
“Quel ragazzo così giovane e inesperto delle cose del mondo sapeva scrivere. Per lui che era quasi analfabeta, richiudere le parole in una stanghetta d’inchiostro equivaleva a un’autentica magia”.
Appena ho letto questa frase sono rimasto affascinato dalla sua semplicità ma anche dalla profondità di pensiero di questo neo-scrittore. Consiglio a tutti di leggere questo libro senza farsi influenzare da commenti superficiali.
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IL GIOCO DELL'ANGELO
Difficile interpretare questo libro di Zafon e secondo il mio modesto parere non all’altezza di romanzi come “L’OMBRA DEL VENTO” e “MARINA”. Lo stile inconfondibile di Zafon è sempre ben evidenziato, ma quello che manca è il ritmo della storia, che in alcune parti del libro è un po’ troppo lenta e macchinosa. La solita atmosfera di magia questa volta stenta a venire fuori ed alcune situazioni sembrano non legate alle altre.
Alla fine della lettura rimangono troppi interrogativi, quasi a voler dare al lettore la possibilità di interpretare a proprio piacimento il senso della storia. Sicuramente non è consigliato iniziare a scoprire questo bravo autore con questo titolo, perché si rischia di giudicarlo non del tutto positivamente, come invece merita.
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IL MARCHIO DI GLENN COOPER
La lotta del bene contro il male è il filo conduttore di questo romanzo. L’eroe di turno questa volta è una suora che dovrà riuscire a salvare la chiesa cattolica contro una setta intenzionata a distruggerla. La storia di fondo che sostiene questo romanzo non si può certo dire che sia originale, in quanto proposta più volte da altri autori. Quello che garantisce al libro un valore aggiunto rispetto a tanti altri libri, è lo stile di Glenn Cooper, che dimostra anche in questa occasione un buon talento ed abilità. La tecnica è quella ormai collaudata in altri sui libri, e cioè quella di dividere la storia in fasi temporali diverse. Partendo dal presente, spiega in modo chiaro le fasi storiche che hanno portato a quel momento. Per far questa intreccia una serie di personaggi realmente esistiti che gli sostengono la storia aiutandolo nel suo racconto. La storia beneficia molto di questi continui salti nel tempo, che anche se non particolarmente approfonditi danno la possibilità al lettore di rivivere certe situazioni.
Il finale è di quelli da film d’avventura dove una possibile catastrofe è nelle mani di un “supereroe” che potrebbe non salvare il mondo se quel giorno non ha l’intuizione giusta.
Tutto sommato è un libro che si legge molto bene che fa trascorrere piacevoli momenti di relax, senza però farci impazzire dall’entusiasmo.
Ciao a tutti,
Denis
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IL CIMITERO DEL PRETE
Se dovessi dare un voto a questo libro basandomi solamente sulle scelte fatte dalla casa editrice italiana gli darei un bel “0”. La copertina ed il titolo di questo thriller è completamente fuori luogo. Non rispecchia in nessun modo la trama del libro, d’accordo che la cover di qualsiasi prodotto deve colpire ed invogliare all’acquisto, ma in questo modo ha un effetto contrario. Mi piacerebbe sapere cosa centra la dicitura “Vangeli segreti” con il libro; assolutamente nulla. Inoltre guardando la ricostruzione fotografica ci si aspetterebbe una storia con un gusto mistico-storico-religioso, ma invece è tutt’altra cosa.
A parte questo aspetto, che non è dipeso certamente dall’autore, il libro mi è sembrato scritto molto bene con la giusta dose di suspance. La storia non fa impazzire, ma discretamente strutturata. Viene trattato anche un importante tema come quello della guerra nella ex Jugoslavia, che ci ha visto molto coinvolti negli anni 90. Molto interessante anche lo stile adottato nel raccontare la storia, alternando il racconto in prima persona da parte della protagonista Renee, con alcune parti in terza persona. Un bravo all’autore e una tiratina d’orecchi alla casa editrice. P.S - Il titolo originale è: “ il cimitero del prete”
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Consigliato
Questo è il terzo libro che leggo di questa autrice e ribadisco ancora una volta il mio giudizio positivo. E’ sorprendente come partendo da uno spunto preso in prestito dalle “cronache del tempo”, Valeria Montaldi riesca con naturalezza ad imbastire un storia credibile e avvincente. Tutta la storia ruota attorno alle vicende della scomparsa di un manoscritto sulla falconeria la cui paternità viene attribuita nel libro all’imperatore Federico II.
Tutti daranno la caccia a questo libro; l’imperatore Federico II perché vuole venirne ancora in possesso; la chiesa perché non può permettere che il contenuto sia divulgato perché solamente il Papa è il depositario del sapere; i mercanti del tempo in quanto fonte di sicuro guadagno ed infine i comuni lombardi interessati ad aggraziarsi lo schieramento politico più conveniente per loro. Insomma una sorta di tutti contro tutti che contribuisce a dare molto vigore alla storia e fare in modo che il romanzo sia sempre “pieno di vita” e senza pause.
La lettura è stata molto piacevole tanto che all’ultima pagina era soddisfatto, ma dispiaciuto per aver finito una storia che avrei voluto non finisse mai.
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MILLE SPENDIDI SOLI
Devo ringraziare voi lettori di QLIBRI per avermi suggerito questo stupendo libro, diversamente non lo avrei preso in considerazione e mi sarei perso un lettura a dir poco illuminante. La storia è ambientata in un paese diventato suo malgrado molto attuale e cioè l’Afganistan. Racconta la vita di due ragazzine, che per una serie di sfortunate circostanze si trovano sole, senza più l’affetto delle persone a loro più care e devono affrontare le difficoltà della vita. Difficoltà enormi se pensiamo che vivono in un paese dove la maggior parte degli uomini considera la donna come un qualcosa nato esclusivamente per soddisfarli e venerarli. La loro giovane età contribuirà purtroppo a renderle ancora più vulnerabili e a dover imparare l’arte della sopportazione e dell'ubbidienza. Nella prima parte del libro l’attenzione è focalizzata solamente su una delle due ragazze, mentre nella seconda parte il loro destini si uniranno.
Naturalmente la storia raccontata è un’invenzione dell’autore Khaled Hosseini, ma comunque prende spunto dalle reali condizioni di vita delle donne afgane che lui ben conosce in quanto nato proprio in quel paese.
Grazie a questo romanzo è possibile rendersi conto delle condizioni di vita e delle usanze di questa martoriato paese che negli ultimi decenni ha visto solamente violenza e povertà, mettendo a dura prova la sopravvivenza di molte persone. Inserito come contorno alla storia delle due protagoniste, Mariam e Laila, è possibile avere anche un quadro chiaro e ben delineato delle vicende storiche che hanno interessato l’Afganistan negli ultimo 30 anni, in modo da comprendere meglio l’attuale situazione ed il perché della venuta dei Talebani. Un bel mix di sentimenti e attualità.
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LA SPADA DI ROMA
Simon Scarrow è fra gli autori più capaci di catturare l’attenzione del lettore dalla prima all’ultima pagina. La sua caratteristica principale è quella di preparare con molta cura il terreno sul quale intreccerà la vicenda, sviluppandola poi in un crescendo di emozioni.
Anche in questo romanzo si avvale dei due personaggi che ha utilizzato nei precedenti quattro titoli e cioè il centurione Macrone e il suo sottoposto Catone, che entrano nella storia in maniera molto credibile e ne diventano i protagonisti principali. Le vicende storiche che videro i Romani invadere la Gran Bretagna nell’anno 44 d.C sono raccontate in maniera chiara e precisa e fanno da contorno a tutto il racconto, che beneficia anche della misteriosa ed oscura presenza dei Druidi, molto temuti dall’esercito romano.
Particolarmente avvincenti le descrizione delle tattiche di guerra e il racconto delle vicende per liberare la famiglia del generale romano, dopo essere stata sequestrata dalle popolazioni celtiche a causa di un naufragio.
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I SUSSURRI DELLA MORTE
Non c’è copertina più indovinata di questa. Un insetto, questo è il tassello mancante che risolverà il caso e farà scoprire a David Hunter il luogo dove il responsabile di queste morti ha il suo “quartier generale”. Lo stile utilizzato da Beckett è quello a lui più congeniale. Tutto si svolge in un luogo ben definito, che in questo caso è il centro di Knoxwill, negli Stati Uniti, dove centinaia di corpi vengono studiati dopo la morte, ed inoltre il responsabile è parte di una piccola cerchia di conoscenti.
Anche questo titolo, come nei due precedenti (La chimica della morte e Scritto nelle ossa) viene dato particolarmente risalto all’aspetto scientifico di tutto quello che il nostro corpo può dire dopo la morte. Grazie ad attente valutazioni David Hunter riuscirà anche questa volta a leggere la “firma” che l’assassino ha lasciato sui cadaveri.
Negli altri due titoli mi sono divertito a cercare di scoprire l’assassino, valutando attentamente i vari indizi che Simon Beckett ci dispensava fra le righe della storia. Questa volta invece non ha messo nelle condizioni il lettore di “indagare”. I personaggi sono poco caratterizzati ed è quindi difficile capirne l’eventuale doppio fine per trovare il colpevole. Personalmente apprezzo maggiormente thriller che danno la possibilità al lettore di scoprire l’assassino con il ragionamento piuttosto che scoprirlo semplicemente quando l’autore lo desidera. A parte questo aspetto il libro si legge bene, specialmente se già affezionati al patologo David Hunter.
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AUSCHWITZ
Una storia incredibile che lascia sconcertati ed allibiti di fronte a tanto orrore. Spesso durante la lettura ci si deve fermare e fare mente locale e convincersi che tutto quello che si sta leggendo non è un’invenzione di uno scrittore, ma che purtroppo è tutto vero.
In libro parte da molto lontano, inizia dal momento in cui Denis Avey decide di arruolarsi nell’esercito inglese nel 1940. Viene inviato subito in Africa a combattere contro gli Italiani in Egitto e Libia. Lo scontro fra i due eserciti è stato particolarmente cruento e spietato e viene naturalmente raccontato con gli occhi di un soldato inglese. E’ stato particolarmente difficile assistere al racconto di operazioni di guerra dove l’obiettivo finale era l’uccisione di nostri connazionali o magari dei nostri nonni. In realtà gli inglesi non combattevano contro gli italiani intesi come popolo, ma contro Mussolini che in quegl’anni era alleato con Hitler. Quando però il generale Rommel prende il comando nel nord Africa, sostituendo per così dire gli italiani, inizia per il protagonista del libro e per molti soldati inglesi il vero incubo. Viene catturato e trasportato, dopo mille vicissitudini in campo di prigionia in Polonia. Nel libro viene dato molto spazio alle vicende che anticipano l’arrivo ad Auschwitz per comprendere meglio la situazione e il contesto storico-politico del momento. La cosa incredibile in questa storia che Denis, ha la fortuna di non essere rinchiuso ad Auschwitz, ma in un campo di prigionia poco distante, destinato solamente a prigionieri di guerra. La vita all’interno del loro campo, pur essendo durissima, non era paragonabile a quella che dovevano subire migliaia di persone solo a pochi metri da loro. Inizia così per lui una sorta di “voglia di conoscere” che lo porterà a fare un qualcosa che ha dell’incredibile. D’accordo con un prigioniero ebreo, scambia per più volte la propria divisa militare con il famoso “pigiama” a strisce ed entra all’interno di uno dei campi di prigionia più spietati della storia. All’interno del campo vede e prova cose che come dice lui stesso nel libro “ti entrano nelle ossa e non escono più”.
E’ difficile capire cosa spinge un uomo ad una scelta del genere, ma Denis decise che il mondo doveva sapere e conoscere e non c’era niente di meglio che provarlo sulla propria pelle. Mi sono chiesto spesso perché queste atrocità sono venute alla luce con più vigore solamente negli ultimi 20 anni. Il libro spiega benissimo come alla fine della seconda guerra mondiale l’opinione pubblica non era pronta ad ascoltare il racconto dei sopravvissuti ai campi di sterminio. Denis Avey dice che la gente voleva sentirsi raccontare di imprese eroiche e non storie di chi aveva sofferto, perché la sofferenza era ancora troppo presente nella società del dopoguerra. Lui infatti riesce a raccontare la sua storia solamente dopo circa 60 anni e finalmente il coraggio e generosità di questo uomo possono essere di esempio al mondo.
Il libro ha un finale non da libro-documentario, come potrebbero essere classificato, ma come un vero romanzo,che mi ha emozionato tantissimo perchè viene riproposta una storia d'amicizia interrotta tanto tempo fà proprio in quel campo di concentramento. Una storia raccontata in maniera stupenda ma allo stesso tempo in modo atroce.
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IL LABIRINTO
IL LABIRINTO è il primo libro di una trilogia fantasy che per la sua impostazione molto realistica, potrebbe essere letta anche da chi non è amante di questo genere. Non siamo infatti in presenza di vampiri, nani o elfi, ma di una storia che ha per protagonista un gruppo di giovani ragazzi. Tutti si sono trovati inspiegabilmente “rinchiusi” in un grande spazio, chiamato “radura”, senza avere più ricordi della loro vita precedente. Da circa due anni infatti, ogni mese viene aggiunto un nuovo ragazzo, che diventa così parte di una comunità, organizzata come un vero paese, con diritti e doveri. Tutto scorre “normalmente” fino a quando arriverà Thomas, un ragazzo particolarmente intelligente, che aiuterà la comunità a capire molte cose. Gli è subito chiaro che la loro condizione è sicuramente il frutto di un esperimento o una sorta di divertimento che qualcuno sta mettendo in atto a loro discapito. Attorno alla “radura” è infatti presente un labirinto pieno di insidie, che nasconde forse la possibilità di uscire da quella situazione assurda.
Abitualmente nel genere fantasy le storie sono molto spesso complicate e richiedono una certa predisposizione ad accettare certe situazioni surreali, mentre in questo caso ho avuto l’impressione di leggere un libro d’avventura o un thriller in quanto la tecnica utilizzata dallo scrittore James Dashner, ricorda proprio questi generi.
Quello che non condivido è la scelta della copertina che raffigurato una specie di psicopatico che non rispecchia assolutamente il contenuto del libro. Mi sono andato a guardare la copertina del libro originale e devo dire che mi sembra molto più attinente.
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LA RIBELLE
Non si scopre certo adesso la bravura di questa scrittrice, maestra nel far catapultare il lettore, solo dopo pochissime pagine, nel 1200. La passione e la competenza di Valeria Montaldi sono ben distinguibili anche in questo titolo. L’attenzione è rivolta principalmente alla condizione della donna, ma anche a due importanti professioni come quella medica e quella sartoriale. La storia si sviluppa principalmente fra Parigi e Milano, tanto che le due città vengono messe a confronto durante lo svolgimento della storia. Possiamo assiste così ad una splendida ricostruzione storica di questi due mestieri che al tempo erano agli albori. Accompagneremo, la protagonista principale, Caterina alle prime operazioni chirurgiche, ma assisteremo anche alla nascita dei primi show-room e laboratori di moda a fianco di sarti Parigini e Milanesi.
La storia scorre piacevolmente, anche grazie all’aiuto di brevi capitoli che aiutano la lettura. Quello che forse manca è la spietatezza di certi personaggi, come eravamo abituati leggendo per esempio “Mondo senza fine” o “I bastioni del coraggio”, che tengono in apprensione e danno un ritmo diverso alla storia. In pratica un pò più di cattiveria avrebbe, secondo il mio parere, dato un qualcosa in più al libro.
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IL TRIBUNALE DELLE ANIME
Saper scrivere è un talento e Donato Carrisi ne ha molto. Questa sua seconda “fatica” ne è sicuramente la prova, secondo il mio parare nettamente migliore della prima. Leggendo “il suggeritore” pur piacendomi, ho avuto l’impressione che aveva forse peccato di presunzione, volendo stupire fin troppo i lettori, con soluzioni un po forzate, mentre con “Il tribunale delle anime” mi è sembrato molto più equilibrato, mettendoci le giuste dosi. Perché proprio come in una ricetta di cucina, tutti gli ingredienti devo essere nelle giuste proporzioni ed amalgamati bene per farne un buon piatto.
La scelta di ambientare le vicende in luoghi poco conosciuti, ma altrettanto affascinanti di Roma, hanno contribuito ad accendere la mia curiosità, con la voglia di scoprirli di persona. I personaggi sono tutti particolarmente indovinati e caratterizzati; tutti ugualmente importanti e determinanti nel proseguo della storia. Ogni situazione è descritta in modo particolareggiato, con descrizioni minuziose dello svolgimento dell’’azione, dando l’impressione di vederla con i propri occhi. L’architettura della storia può sembrare inizialmente complessa, ma comunque rimane molto chiara, non facendo mai perdere il filo del racconto. Tuttavia ho notato che è preferibile leggerlo in modo meno spezzettato possibile per apprezzare meglio il suo stile. La suspense è distribuita sapientemente in quasi tutti i capitoli ed è per questo che lo rendono un libro avvincente. Devo ammettere che il “gran finale” mi ha riservato una grossa emozione nello scoprire che……….
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Non al meglio
Premetto che Andrea Frediani è fra gli autori che apprezzo di più, ma in questa occasione non mi è sembrato particolarmente in forma. Solo verso i capitoli finali ho ritrovato lo scrittore dei “300 guerriei”, che rimane uno fra i libri più belli che abbiamo mai letto. Se si intitola un libro Marathon ci si aspetta che il fulcro del libro sia incentrato su questa battaglia, mentre in gran parte del libro l’attenzione è rivolta sui rapporti d’amicizia e sulle vicissitudini sportive dei tre amici/rivali, che un volta terminata la battaglia di Maratona dovranno portare ad Atene le notizie sull’andamento dello scontro. Avrei gradito maggiormente approfondire la preparazione dello scontro tra Greci e Persiani in senso più generale, con una visione da ambo le parti per godermi poi lo scontro finale. Comunque negli ultimissimi capitoli Frediani ritorna ad essere lo scrittore che conosciamo, bravissimo nel descrivere le fasi confuse e frenetiche di una battaglia all’ultimo sangue fra due culture diverse.
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IL GIOCO
Questo thriller fa parte della collana “Schegge” che la “Ellint” sta proponendo negli ultimi mesi. Mi era già capitato di leggere un altro thriller “The Cleaner”, pubblicato sempre da questa casa editrice, che fino a poco tempo fa non conoscevo. Devo complimentarvi per le scelte coraggiose che hanno fatto, in considerazione del fatto che, anche in questo caso si tratta di un autore che è all’esordio. E’ vero che leggere autori conosciuti, di cui già si conosce lo stile difficilmente si sbaglia, ma è altrettanto vero che è stimolante iniziare una lettura fidandoci solamente del proprio istinto; incuriositi dal titolo o dalla trama o semplicemente dalla copertina. Questo è uno di quei casi, mi sono fidato delle mie sensazioni e sono rimasto molto soddisfatto di questa scelta. La storia è originale e da subito coinvolge il lettore perché prende spunto dall’uso ormai senza controllo del telefonino, cosa che tutti più o meno siamo “costretti” ad utilizzare. La semplice curiosità di vedere cosa comporta l’accettazione della sfida proposta sullo schermo di un telefonino, trovato per caso, spinge il protagonista “HP” a stravolgere la propria vita e mettersi in un mare di guai. Ormai coinvolto in maniera incontrollata dovrà riuscire a capire come funziona esattamente il gioco, ma specialmente trovare chi c’è dietro questa organizzazione. Mi piacerebbe vedere un film proprio tratto da questo libro perché la storia è molto appropriata anche per il “grande schermo”.
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MONDO SENZA FINE
Credo che sia uno di quei libri che non è possibile non leggere. Libri come questo fanno avvicinare molte persone alla lettura ed appassionarne altre ancor di più. Al termine della lettura ci si sente soddisfatti, sicuri di non aver perso il proprio tempo inutilmente. Perché ricordiamolo, visto la sua mole, questo libro richiede un impegno di tempo non indifferente. La paura di “stancarmi” nella lettura di un romanzo di oltre 1.300 pagine, mi ha portato a provare un nuovo metodo di lettura che fino ad ora non avevo mai adottato. Quando sono arrivato alla “Quinta parte” (circa a metà del libro), dove le vicende del romanzo lo permettono, ho sospeso la lettura e mi sono dedicato alla lettura di altri due libri di genere completamente diverso. Terminato queste due letture alternative, ho proseguito la lettura di “Mondo senza fine”. Devo confessare che questa “attesa forzata” ha contribuito a farmi apprezzare il libro ancor di più, accrescendo il mio desiderio di conoscere la fine della storia.
D'altronde la storia è di quelle che ti coinvolge a tal punto che sembra quasi di vivere a fianco dei personaggi; si soffre e si combatte insieme a loro, contro tutte le ingiustizie. In questo Ken Follett è sicuramente un maestro, così come nelle ricostruzioni storiche che sono veramente attente e ben descritte. Fra le righe Ken Follett si permette di dare la propria interpretazione sulla “discesa in campo” di Maria, la madre di Dio. Secondo quanto descritto nel libro, quasi decisa a tavolino dalla chiesa, per contrastare la crescente delusione della gente in Dio. Le prime morti per peste furono giustificate dalla chiesa come la giusta punizione di Dio contro i peccatori, ma quando il contagio si diffuse in modo massiccio in tutte le comunità, compresa quella ecclesiastica, questa motivazione non fu più credibile e quindi il popolo iniziò a dubitare del Dio che la chiesa rappresentava. Iniziarono così a sorgere all’interno delle chiese della cappelle dedicate proprio alla Madonna, dove la popolazione poteva venerare questa “nuova” icona religiosa. Finalmente iniziarono a dare il giusto valore anche alla donna in generale, che fino ad allora era vista come un qualcosa di negativo e secondario. Dobbiamo inoltre ringraziare Follett di come ha sottolineato gli aspetti positivi del nostro paese nell’epoca dello svolgimento del romanzo. Enfatizzando la nostra architettura, ma anche la predisposizione al commercio e alla gestione delle transazioni commerciali e bancarie degli italiani. Un orgoglio che in questo momento avevamo dimenticato.
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SANCTUS
Da diverso tempo volevo acquistare questo libro, poi quasi per caso vengo a conoscenza che l’autore inglese Simon Toyne presenterà il suo primo lavoro proprio a pochi km da casa mia. Approfitto subito dell’occasione è mi catapulto “all’incontro con l’autore” . E’ stata un’esperienza molto interessante a cui non avevo mai partecipato, grazie alla quale ho capito quanto lavoro e quante paure ci sono dietro alla stesura del primo libro, ma in particolar modo, come nascono e come mutano le idee durante la stesura di un romanzo. Un lavoro davvero massacrante che richiede molte energie e determinazione, con momenti di paura ed insicurezza.
Il mio giudizio è quindi influenzato da questo “illuminante” incontro (con tanto di copia autografata con dedica), ma ritengo di poter dire che si tratta di un buon libro. Non lo considererei un thriller vero è proprio come invece è presentato in copertina, ma un’avventura investigativa con continui capovolgimenti di fronte, che lo rendono molto movimentato ed avvincente. Tutto quello che succede e che viene narrato non va mai oltre alla realtà, rimane sempre al limite dell’accettabile. In molti libri invece questo limite viene oltrepassato, facendo diventare i personaggi quasi ridicoli e la storia totalmente irreale. Una delle cose che si notano leggendo questo libro è la continua contrapposizione fra l’antico e il moderno che l’autore ha voluto rimarcare, descrivendo una comunità di monaci legati a millenarie riti ed abitudini, ma nello stesso tempo utilizzatori della più recente tecnologia. Questa fusione lo travata veramente unica.
Tutto nasce da un misterioso suicidio avvenuto davanti alle televisioni di tutto il mondo, avvenuto in una piccola cittadella religiosa, arroccata su uno sperone di roccia in Turchia. Dalla dinamica del suicidio si capisce che l’avvenimento è un qualcosa di misterioso e che sarà difficile venirne a capo perché sicuramente “coperto” dalla reticente comunità di monaci di cui l’uomo faceva parte.
La prima parte del libro servirà a capire chi è veramente il “Sanctus” che si è lanciato nel vuoto, e la scoperta sarà veramente coinvolgente. Mentre la secondo parte, naturalmente ben legata alla prima, dovrà rivelare quale segreto si cela all’interno del monastero. La leggenda dice che è custodito il così detto “Sacramento”, ma nessun sa esattamente di cosa si tratta. Per gli amanti delle sfide, fate attenzione alla parte dove viene descritta l’autopsia del suicida; c’è un indizio per vi potrebbe aiutare per svelare il “Sacramento”, ma il collegamento non sarà certo facile!!
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AVEVANO SPENTO ANCHE LA LUNA
Difficile recensire questo libro. Qualsiasi cosa si scrive è una nullità rispetto alla portata del romanzo. L’unica cosa che forse è opportuno dire è il fatto che durante la lettura ho cercato di credere che tutto quello che leggevo era pura invenzione dell'autrice, perché non è concepibile, per persone che vivono nella nostra realtà, accettare i maltrattamenti a cui sono stati sottoposte queste povere persone. Purtroppo le atrocità decritte sono tremendamente vere, perché il male esiste ed è esistito, magari con nomi diversi, ma sempre con lo stesso denominatore comune: la malvagità. Ho da poco finito di leggere un libro su hitler (volutamente scritto con la lettera minuscola), ma devo dire che questo libro sembra il continuo dell’altro, con l’unica eccezione del nome: Stalin. Non per niente ad un certo punto della storia questi due personaggi si sono alleati per spartirsi intere nazioni come se giocassero ad un gioco di società, prima di dichiararsi guerra. La storia ci ha insegnato che gli “Alleati” per liberarsi di uno di questi due personaggi sono dovuti scendere a patti con un l’altro, che non era certo migliore.
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GENESIS
Sono un amante del genere avventura, ma "Genesis" non sarà fra i libri che ricorderò con piacere. La storia è molto surreale. I due personaggi principali, l’archeologa Nina Wilde e il fidanzato Eddie Chase, vivono una vita che neppure Supermen e Spiderman riuscirebbero a sostenere per più di un giorno. Viaggiono in ogni parte del mondo alla ricerca dell’Eden senza un attimo di sosta e sistematicamente in ogni luogo succede l’impossibile. D’accordo l’avventura, ma così mi sembra veramente troppo. A un certo punto mi aspettavo che per spostarsi prendessero il volo anziché l’aereo come qualunque mortale. Una storia di questo tipo deve essere anche credibile, altrimenti si passa al genere fantasy. Anche autori affermati come McDermott devono avere dei limiti!!!
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THE CLEANER
Finalmente un thriller fuori dagli schemi, strutturato in maniera che il lettore diventa quasi complice del serial killer. Abituati sempre a seguire come un ombra le intuizione del “buono” di turno per trovare il bandolo della matassa, in questo caso siamo catapultati dall’altra parte della barricata con il “cattivo”. Non abituatevi però ad essere cacciatori, perché il cacciatore potrebbe diventare improvvisamente preda e a questo punto le cose si complicano. E’ quello che succede in pratica al nostro protagonista, che pur fingendosi un ritardato mentale per non destare sospetti, crede di essere infallibile, ma purtroppo c’è sempre qualcosa o qualcuno a cui non si era pensato …..
L’ingegnosa storia è anche sostenuta da uno stile di scrittura che fa apprezzare ancora di più il libro, utilizzando periodi corti che rendono la lettura dinamica e vivace.
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IL CARNEFICE
Premetto che mi dispiace esprimere un giudizio non del tutto positivo su di un libro di esordio, che sicuramente è costato duro lavoro ed impegno ad una giovane autrice, ma purtroppo ho trovato questo thriller senza anima. Un thriller deve coinvolgere ed incuriosire, in un crescendo di emozioni. In questo caso queste sensazioni non le ho provate, un pò per lo stile di narrazione, e un po’ per la storia raccontata; molto scontata e senza nessun “colpo di scena”. Il finale mi è sembrato abbastanza scontato, come se fosse una naturale conseguenza della vicenda. In molti thriller c’è il tentativo da parte dell’autore di depistare il lettore con false piste, mentre in questo caso tutto scorre in modo troppo perfetto e prevedibile. Spero però che questa mia impressione possa essere smentita da tantissimi altri commenti pieni di entusiasmo. Aspetterò comunque di leggere il prossimo libro di questa autrice per ricredermi.
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HITLER
Se si vuole capire cosa a spinto un uomo ad una pazzia simile, questo è il libro adatto. All’inizio della lettura mi sono chiesto più volte il perché la mia scelta era caduta proprio su questo titolo. Quasi mi vergognavo a portarlo con me, ma poi è prevalso la mia voglia di conoscere anche se conoscere è stata una sofferenza.
Genna ripercorre, a partire dall’infanzia fino alla morte, la storia di questo uomo, anche se è veramente difficile chiamarlo in questo modo. Tratteggia un giovane ragazzo, insicuro e perdente che ha conosciuto molte sconfitte ed umiliazioni, ma che purtroppo ha saputo rialzarsi e diventare quel Hitler che tutto il mondo conosce. La sua esistenza è stata da subito difficile, contrassegnata da un carattere particolare, che ha alimentato fin dalla giovane età un odio verso una particolare etnia: gli ebrei. Per lui erano il male assoluto, sopra ogni cosa. L’ebreo era causa di tutti i problemi; rubavano il lavoro ai cittadini ariani, avevano preso possesso delle istituzioni e decidendo quindi il futuro della società moderna. Questa convinzione lo ossessionò in maniera esagerata, ma inizialmente non riuscì a mettere in pratica i propri progetti di vendetta in quanto non aveva il potere e la possibilità di convincere le folle. Perché ricordiamoci che un aspirante dittatore, ha bisogno del popolo per realizzare i propri “sogni”. Deve convincere, aizzare, modellare ed emozionare la folla, che si deve sentire protetta proprio dai suoi proclami. In seguito purtroppo ci furono una serie di eventi socio-politici che portarono questo spietato uomo al potere, con le conseguenze che tutti conosciamo. Il libro è scritto molto bene con inseriti nel suo interno degli spezzoni di documenti autentici, che rendono il racconto ancora più verosimile e scorrevole. Unica nota negativa è il fatto che le ultime vicende, come per esempio il "d-day" o la caduta del regime sono trattate in modo molto veloce, mentre secondo il mio parere necessitava di altre 200/300 pagine. Chiaramente l'autore a voluto evidenziare in maniera più completa il periodo meno conosciuto di Hitler, la sua ascesa a discapito della "caduta".
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MARINA
E’ veramente difficile collocare questo libro in un solo genere; direi che è molto di più!! Lo stile di Zafòn è inconfondibile, grazie alla sua capacità di fondere l’amore con il mistero. La lettura è molto scorrevole, anche se la storia è abbastanza intricata, si riesce a “divorare” il libro in pochissimo tempo. L’ambientazione e i personaggi con questo “profumo di mistero” sono particolarmente coinvolgenti (d'altronde anche la scelta della copertina ne è un esempio) e proietta il lettore in una situazione quasi irreale e fiabesca. Grazie a tutto questo si riesce ad accettare anche un finale forse un pò troppo da film horror/fantascientifico, preparato però molto bene da Zafòn nella seconda parte del libro, lasciando anche un filo di tristezza e commozione.
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UN BELLISSIMO THRILLER STORICO
Un bellissimo thriller storico con il solito protagonista, il templare Guillem de Montclar, che Nùria Masot utilizza nei suoi romanzi. Avevo già letto, sempre della stessa autrice “L’enigma dell’unicorno”, ma devo dire che “Il labirinto del serpente” mi è piaciuto ancora di più. Le vicende ruotano attorno a due diverse situazioni che poi, con il proseguo del libro, si fonderanno in un’unica storia con risvolti del tutto inaspettati per Guillem e per "l’ordine dei Templari". L’autrice ha saputo ricreare molto bene l’atmosfera mistica che si respirava nel 1200 all’interno dei monasteri e dei piccoli villaggi, dove tutto era controllato e deciso dai religiosi. Oltre all’aspetto prettamente “investigativo” alla ricerca del colpevole, ho apprezzato molto anche il risvolto di carattere avventuroso che l'autrice ha saputo dare al romanzo nella parte conclusiva del libro.Bravaaa!!!
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SUBURBIA KILLER
Una thriller molto facile da leggere, anche se a volte la trama risulta un po’ contorta. Per ovviare a questo Coben, ogni tanto fa una specie di “riassunto delle pagine precedenti” per far focalizzare meglio l‘architettura della storia. Sicuramente l’abilità dello scrittore è indiscussa perché è molto bravo a far incuriosire il lettore ed indurlo a scoprire la pagina successiva. Il finale arriva a sorpresa e completa la storia in maniera soddisfacente.
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300 GUERRIERI
Il libro prende spunto da una delle battaglie più famose della storia, dove pochi uomini riuscirono a tenere testa per alcuni giorni all'esercito persiano che disponeva di un immenso numero di combattenti. Gli uomini che vi parteciparono, in particolar modo, gli Spartani sono diventati nell’arco dei secoli una icona di coraggio e determinazione e sono ancora oggi presi come esempio da chi non vuole darsi mai per vinto.
Frediani basandosi sui pochi scritti di Erodoto riesce ad imbastire ed interpretare questa vicenda con sapienza, dando un notevole spessore ai personaggi del romanzo, condendo la storia con molti aneddoti che garantiscono una piacevole lettura anche a chi non è particolarmente amante dei libri storici.
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LA BAMBINA DELLE RUNE
Dopo “I MAESTRI OSCURI” è il secondo libro che leggo di questa autrice inglese. Anche questo libro, come il precedente è ambientato nel medioevo, il periodo più buio ed enigmatico della nostra storia recente, che alimenta credenze popolari grazie all’aiuto della chiesa.
Molto interessante è rivivere l’inizio del contagio della peste in Inghilterra e comprendere quali erano le deboli e ha volte fantastiche contromisure che la popolazione prendeva per difendersi da questa epidemia. I protagonisti di questo libro, trovatosi per puro caso a condividere lo stesso viaggio, oltre che dover evitare la peste sono costretti a fuggire ognuno dal proprio passato che incombe su di loro come un macigno. Tutti devono nascondere qualcosa, ma durante questo viaggio per raggiungere zone dove la peste non ha ancora colpito, saranno costretti a confessare ai compagni di viaggio le loro colpe e i loro segreti. I viaggio risulterà particolarmente difficile e “macchiato di sangue” e la “compagnia” verrà decimata fino ad arrivare all’epilogo finale con una scoperta sconvolgente.
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SHANTARAM
Guardando fisicamente la mole di questo libro per la prima volta si rimane un attimino sconcertati . Un “blocco” da 1200 pagine, tanto è vero che il negoziante, dove ho acquistato il libro, mi ha consigliato un sacchettino rinforzato per il trasporto fino a casa!!! A parte le apparenze, il libro è molto bello e scorrevole e forse necessitava addirittura di qualche altra pagina in più.
Leggendolo sembra quasi impossibile che tutte le vicissitudini descritte possano succedere ad unica persona e specialmente in un una sola vita. L’autore, nonché il protagonista racconta in prima persona la propria storia dal momento dell’evasione da un carcere di massima sicurezza in Australia fino al fuga in India dove vive per alcuni nella clandestinità. La prima parte del libro, secondo il mio parere, la più bella in assoluto, descrive la vita quotidiana della povera gente alle prese con il sopravvivere, con la prospettiva solamente di arrivare al giorno successivo, lasciando da parte ogni tipo di programmazione e sicurezza nel futuro. La descrizione dei luoghi e oserei dire degli odori è molto dettagliata e fa riflette per le colossali differenze con la nostra cultura e grado di benessere. (anche si il libro è ambientato negli anni ’80). Poi però ci si accorge che molte persone anche con poco possono trovare la felicità e la voglia di vivere. Questo libro fa sicuramente riflettere e lascia sicuramente qualcosa dopo la sua piacevole lettura.
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SCRITTO NELLE OSSA
Quello che ricorderò di questo libro anche a distanza di tempo sarà sicuramente la splendida ambientazione. Beckett ha puntato molto su questo aspetto, facendo girare tutta la storia attorno al fatto di trovarsi su di un’isola a nord della Scozia, rimasta irraggiungibile per diversi giorni a causa di una epocale tempesta. David Hunter viene chiamato su quest’isola, quando ancora il tempo lo permetteva, per valutare una morte sospetta, ma dopo poco tempo capisce che la persona è stata uccisa in modo violento e quindi iniziano le indagini per trovare il responsabile e scoprire l’identità della vittima. Purtroppo l’assassino inizia a sentirsi braccato e incomincia a perdere la testa, commettendo altri delitti, lasciando però altri importanti indizi.
Lo stile di questo thriller ricorda qualche libro di Agatha Christie, dove l’assassino è per forza uno dei presenti in quanto essendo isolati non è possibile arrivare ma neppure andarsene. Attenzione al finale perché fino all’ultima riga, anzi alle ultime parole ci sono sorprese !!
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