Opinione scritta da ALI77

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    13 Giugno, 2021
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UN DRAMMA FAMIGLIARE POCO CONVINCENTE

Non nascondo che B.A Paris è una delle autrici contemporanee che seguo con più attenzione, ho letto i suoi tre romanzi precedenti, però ne consiglio solamente uno.

Il libro è narrato da due punti di vista differenti, quello di Livia e quello di Adam che sono la coppia protagonista del romanzo. Sono sposati da ventitré anni e hanno due figli, Marnie e Josh. Nei romanzi di B.A Paris i protagonisti sono sempre una coppia di sposi o di innamorati, quindi il tema famigliare deve essere molto sentito dall'autrice.

Livia aspetta con molto ansia ed eccitazione il suo quarantesimo compleanno, perché ha da sempre voluto avere una grande festa, infatti, quando si è sposata era molto giovane ed era incinta e ha dovuto accontentarsi di una cerimonia semplice.

Adam è suo marito, la ama molto forse anche troppo e ha cercato di organizzarle un compleanno perfetto come Livia ha sempre sognato.

Entrambi custodiscono un segreto che riguarda la loro figlia Marnie, ma nessuno dei due rivelerà quello che sa fino alla fine della festa.

La narrazione è basata proprio su questi segreti e sulla mancata comunicazione che c'è tra questi coniugi, non c'è nulla di più purtroppo, il lettore viene a conoscenza di queste verità celate durante la lettura del romanzo.

Livia è una donna egoista, mi è sembrata anche infantile, è molto insicura di se stessa anche a causa del rapporto difficile con i suoi genitori, che in passato si sono vergognati di lei e del fatto che sia rimasta incinta da giovane. Oggi le cose con loro non sono migliorate.

Adam è un personaggio che ho faticato a comprendere ma che ho trovato più interessante di Livia.

Molti dei suoi comportamenti sono inverosimili, lui cerca di proteggere la moglie in ogni modo, non vuole darle un dispiacere e per questo non le rivela il segreto che ha scoperto sulla figlia Marnie.

Devo precisare però che quello che deve dire Livia al marito ha un peso diverso rispetto a quello che ha saputo Adam.

L'uomo inizialmente nega quello che ha scoperto, non vuole crederci e cerca di tenere per sé il dolore, però ad un certo punto non si può fingere e quindi trovo che non sia stato un comportamento verosimile, che una persona possa avere nella realtà. Non si può festeggiare, come se nulla fosse successo... per quanto io mi sia sforzata a capire Adam in questa scelta, non ho ne compreso appieno i motivi.

L'autrice doveva approfondire maggiormente entrambi i personaggi, a fine libro li conosciamo solo superficialmente e resto perplessa da quello che ho letto, non mi so dare una spiegazione.

Questo non è un thriller come avrete intuito, viene definito come un family drama, però si poteva costruire in maniera diversa, è un romanzo che si lascia leggere, lo stile è sempre lo stesso dell'autrice che possiamo ritrovare anche nei libri precedenti.

Il dilemma del titolo è sicuramente più di Adam che di Livia, è lui il personaggio chiave che ha un segreto importante, è lui che sceglie di nasconderlo è forse questo è vero il punto del romanzo, cioè quanto una persona possa celare un fatto così grave, come si possa fingere di fronte al proprio coniuge, anche davanti a un segreto così terribile.

Non mi sento di consigliarlo purtroppo.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    11 Giugno, 2021
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UN THRILLER POCO CREDIBILE

Anni fa ho letto il romanzo "9 giorni" sempre della stella autrice e devo dire che ne conservavo un buon ricordo, anche se di certo non era stato il thriller migliore della vita.

Oggi mi trovo a dire che questo thriller mi ha sorpreso ma in negativo, una storia che non è verosimile e che fa acqua da tutte le parti, i personaggi si comportano in maniera assurda e senza un senso logico.

La narrazione è principalmente alternata da due voci narranti diverse: quella di Virginia e quella della figlia Jo.

Jo torna nella città natale dopo più di trent'anni e si presenta con la figlia Ruby, la donna ha avuto un'infanzia difficile e un rapporto complicato con la madre, che l'ha sempre trattata con indifferenza e con un profondo distacco.

Da piccola Jo era molto affezionata alla sua baby sitter, Hannah, che all'improvviso se ne andò, non lasciando nessuna spiegazione per il suo gesto. Un giorno la donna trova, nel lago della tenuta, un teschio umano e lei pensa possa essere della sua tata.

Purtroppo la protagonista Jo, è un personaggio poco delineato e approfondito, ma soprattutto è incoerente e inverosimile, il suo comportamento non è quello che farebbe una persona.

La donna reagisce ad alcuni situazioni come se nulla fosse, senza emozioni, senza avere un turbamento o un cambiamento.

L'autrice mette molta carne sul fuoco, si sofferma su alcuni particolari che non aggiungono nulla di concreto alla narrazione ma che la allungano, senza un reale motivo.

L'indagine per il riconoscimento del teschio ritrovato nel laghetto, è marginale e soprattutto superficiale e ho trovato che questo libro sia più vicino a un dramma famigliare che a un thriller, visto che non c'è né ritmo né suspense.

Il finale è la ciliegina sulla torta e non si capisce cosa voglia dire l'autrice con l'ultima riga, inoltre alcuni dei temi trattati rimangono in sospeso senza una vera conclusione.

La narrazione è scorrevole grazie ai capitoli brevi, nonostante la prima parte del libro sia stata interessante e accattivante, quella centrale è stata confusa e contorta non si capiva dove l'autrice volesse andare a parare e infine il finale l'ho trovato senza alcun senso e surreale.

Quello che mi ha convinto di meno al di là dello sviluppo della trama, è stata la costruzione dei personaggi che non risultano mai credibili, ma agiscono in maniera inverosimile e non come se fossero delle persone reali. Questo è un grave difetto di questo romanzo.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    11 Giugno, 2021
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La storia vera di Stella Goldschlag

Questo libro racconta in maniera romanzata , la storia vera di Stella Goldschlag, una ragazza ebrea che durante la seconda guerra mondiale, collaborò con la Gestapo, denunciando gli ebrei di Berlino .

Stella ha avuto una vita alquanto tormentata, non sono qui certo per giudicare le sue scelte alcune sono molti forti, o per discutere quello che ha fatto; ma per dire che l'unica cosa positiva di questo libro, è stata quella di farmi conoscere un'altra faccia della guerra.

In realtà il protagonista del libro dovrebbe essere Friedrich, un ragazzo svizzero che si traferisce a Berlino per frequentare una scuola d'arte, ma nonostante il suo ruolo dovrebbe essere quello principale, risulta da subito un personaggio ingenuo, finto e artefatto.

Incontra Kristin, una ragazza spavalda, sicura di sé ed estroversa che lo colpisce immediatamente, si frequentano e si innamorano.

La storia fin dall'inizio risulta noiosa, poco scorrevole e difficile da seguire, lo stile dell'autore l'ho trovato acerbo, debole in alcune parti e poco coinvolgente.

I personaggi sono finti, poco approfonditi, la storia non suscita nessuna emozione è come se stessimo leggendo un libro di storia.

Purtroppo non mi sento di consigliarlo, nonostante si basi su una storia vera, il tutto si riduce ad una storia d'amore poco credibile e che potevo evitare di leggere, anche se l'unico merito che posso riconoscere a questo libro è quello di avermi fatto conoscere la storia di Stella.

Credo sia giusto non generalizzare mai, in ogni storia c'è il dritto e il rovescio della medaglia, non possiamo sapere cosa abbia spinto Stella a compiere questa scelta di vita, come si sia sentita a condannare senza appello centinaia di ebrei.

Se possibile da evitare.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    09 Giugno, 2021
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IL PREQUEL DI WOOL

Dopo aver letto "Wool" ero quindi molto curiosa di capire cosa sarebbe successo a Juliette, ma con mia amara sorpresa ho capito fin da subito che questo era un prequel.
Che peccato!
Copertina accattivante, trama apparentemente interessante e titolo uguale a quello originale, mi avevano colpito talmente tanto da prendere in un sol colpo l'intera serie, complice anche il metà prezzo dei volumi.
Questo libro parte dal 2049 quando i silos non erano ancora stati creati, capiamo da dove parte tutto e anche cosa è successo veramente, i silos sono stati creati per salvare gli uomini dalle esplosioni nucleari oppure è stato studiato tutto a tavolino dal governo americano?
Insomma si intuisce da subito dove l'autore voglia andare a parere, credo che l'errore più grande che abbia commesso sia quello di non continuare la storia da dove l'aveva lasciata, introdurre nuovi personaggi e rendere la narrazione troppo confusa.

Il libro si fa leggere, il carattere di scrittura è grande, le spaziature larghe, insomma si prosegue almeno per capire come va a finire.
E' un continuo andare avanti e indietro dal 2049 al 2110, dove ci viene spiegata la situazione di alcuni silos in particolare l'1, il 17 e il 18, in quest'ultima inizia anche la rivoluzione.
Insomma molti fatti, molti sconvolgimenti di trama, questo continuo cambio di spazio temporale non aiuta, ma più che altro a mio avviso l'autore doveva creare un gruppo di personaggi fin dall'inizio, che trainassero la trama e a cui il lettore si sarebbe affezionato, così il primo volume e il secondo hanno ben poco in comune.
L'idea era buona, forse non così originale ma quello che mi ha spiazzato è come l'autore l'abbia sviluppata, la trama incontra molti momenti di "flessione", il climax è basso quasi inesistente insomma manca un po' di suspense, quel qualcosa che ti spinge ad appassionarti alle vicende narrate.
I personaggi li ho trovati poco approfonditi, tutto rimane superficiale, i dialoghi tra di loro sono fin troppo elementari, il legame che si crea tra di loro ci viene raccontato e spiegato e l'autore decide di non usare la tecnica del "show, don't tell" che a mio avviso era sicuramente migliore.
Purtroppo quando spieghi e non fai capire al lettore quello che succede tra i vari personaggi, ci troviamo di fronte a un qualcosa che non funziona.
I protagonisti sono opachi e senza personalità, non ne riesco a salvare uno, la scrittura è semplice, la narrazione si ferma su alcuni particolari che non servono ai fini della storia, ma fanno solo aumentare il numero della pagine che sono davvero troppe.
Ho trovato molto confusione nella storia, forse l'autore non aveva le idee chiare su dove volesse andare a parare, fatto sta che questo libro è una grande delusione.
Ora nonostante tutto leggerò anche il terzo e vediamo cosa succederà.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    06 Giugno, 2021
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UNA STORIA CHE NON RIESCE A EMOZIONARE

Alla fine di questa lettura quello che ho provato è stato un profondo senso di frustrazione.
Questa storia manca di emozione, sembra una favola romantica di quelle che leggevo da bambina, purtroppo però questo libro risulta banale e narrato con estrema superficialità.
Quello che mi ha sconvolto è il trattare un evento drammatico senza alcuna profondità e sensibilità, ho trovato questa cosa molto irritante e per me era meglio non inserirlo, se l'autrice pensava di impietosire il lettore credo che abbia ottenuto l'effetto contrario. Non sempre la soluzione giusta per intenerire i lettori sia descrivere una malattia o una morte di un amico o di un proprio caro, ma alcune volte una storia può emozionare senza dover andare a scavare nelle paure che tutti noi abbiamo.
Ora vi spiego meglio cosa ne penso ma partiamo con ordine.
L'incipit di questo romanzo sicuramente attira molto, Cristina entra nel negozio di un'amica e scoppia una rapina, poi la storia torna indietro a quando la protagonista incontra Andrea e i due si innamorano.
Cristina è ormai una donna ultracinquantenne e nel momento in cui la paura prende il sopravvento ripensa al suo passato e alla sua vita e ai suoi amori.
Questo prologo crea molte attese nel lettore, come giustamente dovrebbe essere una buona introduzione, la curiosità è moltissima e continua fino a quando l'autrice non tornerà a raccontarci come andrà a finire.
La protagonista incontra Andrea quando ha ventidue anni, i due si piacciono subito però Cristina non ha esperienza con i ragazzi e si trova a provare dei sentimenti nuovi che sperava di sentire anche lei prima o poi nella sua vita. Quando era piccola per un incidente su uno scivolo di un parco pubblico, dovette stare sdraiata a letto per moltissimo tempo e da quel momento i suoi genitori sono sempre stati molto protettivi e apprensivi con lei.
Hanno cercato di tenerla lontana dai pericoli della vita, ha trascorso la sua infanzia e la sua adolescenza come in una bolla di vetro, ma forse questo non ha aiutato molto la protagonista nel suo percorso di crescita.
Cristina si trova impacciata e indietro rispetto alle altre ragazze della sua età, si sente di aver perso moltissimi anni senza fare tutto quello che invece era "normale" per le sue coetanee, come uscire la sera o indossare un abito alla moda.
"Le mie compagne viaggiavano a una velocità diversa. Me ne accorsi subito. Non parlo della preparazione, ma del modo di porsi, anche solo per spiegare quel poco che conoscevamo." (citazione)
Nessun ragazzo si è mai veramente interessato a lei e quello che sente per Andrea è un sentimento così nuovo, così inaspettato ma sorprendentemente bello che gli dà fiducia, crede a quello che sta nascendo tra di loro.
Tutto avviene in pochissimo tempo, i due si innamorano e si sposano, come dicevo prima una favola romantica che ho trovato molto inverosimile e affrettata.
Purtroppo la narrazione scorre troppo velocemente nel giro di pochissime pagine, passano dieci anni di matrimonio tra Cristina e Andrea, quello che mi ha lasciato perplessa è che la protagonista non ha un'evoluzione, pensa e dice le stesse cose di quando era una ventenne insicura e capricciosa. Ha delle ambizioni personali ma non riusciamo mai del tutto a capirla e a scoprire come sia veramente, la vita le scorre davanti e lei non è mai la protagonista della storia, lascia sempre la scena a qualcun altro.
I personaggi di questa storia non sono poi molti però manca un vero e proprio approfondimento psicologico, di Andrea per esempio sappiamo veramente poco, probabilmente l'autrice doveva "investire" di più su questo aspetto anche se la storia è corta come in questo caso.
Il passo dal raccontare un dramma a un melodramma è breve, quello che fa la differenza è la cura dei dettagli dell'aspetto emotivo e più intimo dei vari personaggi, quando le emozioni passano in secondo piano succede quello che abbiamo letto in questo romanzo.
I personaggi sono multi-dimensionali e dobbiamo scoprire le loro particolarità, le loro caratteristiche dopo una serie di trasformazioni, quindi capiamo a poco a poco, quello che loro pensano, quello in cui credono. La loro evoluzione personale, influenza il loro approccio alla vita e le loro scelte, ma anche il loro modo di reagire quando accade qualcosa di drammatico.
C'è troppa carne al fuoco in questa storia, la trama non è originale e a tratti l'ho trovata inverosimile e superficiale, come diceva un vecchio modo di dire sulla scrittura "less is more" ovvero che la semplicità è la sfida più grande per uno scrittore.
Non si percepisce il dolore che Cristina prova, sì lo leggiamo, capiamo quanto questa ragazza meriti di essere amata e di amare e di quanto abbia bisogno di essere felice.
"Mi sentivo in subbuglio. Tutti i pezzi della mia vita che credevo di essere riuscita a ordinare, impacchettare e nascondere dentro un armadio chiuso a chiave erano ancora una volta sparsi in disordine sul pavimento della mia vita. [...]" (citazione)
Lo stile dell'autrice è molto semplice, si percepisce da subito che la Rattaro sa scrivere, che ha esperienza però purtroppo la narrazione risulta essere piatta e senza alcuna evoluzione positiva.
Per me verso la fine il libro la storia peggiora ulteriormente cercando di dare una conclusione che in un qual modo cerchi di mettere ordine e felicità nella vita di Cristina con scarsi risultati però.
L'idea era molto buona, le primissime pagine mi hanno coinvolto però il proseguo della narrazione mi ha lasciato alquanto perplessa e stupita in negativo.
La parola semplice la troviamo nel titolo, io ho capito quale fosse lo scopo di questa storia però il risultato è stato alquanto deludente, quasi non riconosco l'autrice che sa scrivere meglio di così.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    06 Giugno, 2021
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DIRETTO, FRIZZANTE E IRONICO

Questo libro mi ha stupita e soprattutto mi ha divertita molto, dopo un periodo di letture impegnative e di alcuni delusioni, avevo proprio bisogno di qualcosa di leggero.
Il protagonista del romanzo è Kennedy Marr, un irlandese che vive in America, è uno scrittore fannullone e sceneggiatore per il cinema. E' un donnaiolo, un narciso e un egocentrico, ha il vizio dell'alcool e gli piace la bella vita.
Ad un certo punto deve fare i conti con una serie di debiti e quindi dovrà accettare un cambiamento di vita radicale...
Possiamo dire che Kennedy vive una vita esagerata, piena di eccessi, senza regole e senza nessun timore e dice sempre tutto ciò che pensa.
L'autore attraverso il suo personaggio, ci racconta la società di oggi in maniera dissacrante e ironica, tocca vari tasti alcuni intoccabili come la religione, la sessualità, lo status sociale.
Nel corso del libro troviamo delle parti divertenti ma dall'altra parte c'è anche spazio per delle riflessioni sula vita, sui tempi che stiamo vivendo.
Kennedy non è un personaggio positivo, non dà sicuramente il buon esempio, è tutto quello che una brava persona non dovrebbe essere, l'ho trovato anche prevedibile in alcuni momenti.
La lettura scorre velocemente, però non ci sono grandi colpi di scena, il protagonista si adatta al cambiamento che per forza dovrà affrontare.
E' sicuramente un testo che vuole essere semplice e leggero ma che alla fine fa pensare ai tempi che viviamo, ai limiti e alla mediocrità dei nostri giorni e su quanto le persone si soffermano su cose futili e diano importanza ad argomenti di poco spessore.
A questo romanzo però manca qualcosa, l'ho trovato più incisivo e tagliente nella prima parte meno nella seconda, il finale mi ha lasciato un po' perplessa.
La trama in sè non è così originale, in molti punti è anche banale, il lettore sa già cosa succederà ma quello che mi ha colpito di più è lo stile di scrittura semplice: diretto, frizzante e ironico.
L'autore poteva probabilmente creare una storia un po' più complicata e non così prevedibile, forse il suo intento era quello di criticare la società in cui viviamo, non so se consigliare sinceramente questo libro ma non mi sento neanche di bocciarlo.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    05 Giugno, 2021
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IL SECONDO CASO DI ERIKA FOSTER

Siamo a fine giugno e ritroviamo Erika Foster, la detective che abbiamo iniziato a conoscere nel primo libro della serie, alle prese con un nuovo cadavere e un nuovo colpevole da scoprire.
La vittima è Gregory Munro, un medico di famiglia di quarantasei anni che è stato ritrovato nella sua casa dalla madre che lo pensava in vacanza nel sud della Francia e che era passata a dare da mangiare al gatto.
Il cadavere era stesa a pancia in su con un sacchetto di plastica sopra la testa, i polsi legati alla spalliera, nudo e con gli occhi sgranati e gonfi, sembra essere un delitto passionale.
Erika non né è convinta e fa un po' come vuole come nel primo libro, non ha ancora la completa fiducia dei colleghi e del suo capo, anzi non viene proprio apprezzata.
Il caso devo essere sincera è in alcuni parti molto prevedibile, la struttura narrativa segue quella del primo libro, anzi è molto simile quindi non troviamo nulla di nuovo.
Della vita privata di Erika non sappiamo molto di più rispetto al primo romanzo, è sempre molto scrupolosa, sospettosa e acuta nel suo lavoro però continua a non seguire le regole e a fare di testa sua, però alcune volte ci sono delle conseguenze da pagare.
Lo stile dell'autore è sempre scorrevole, il romanzo si lascia leggere velocemente ma l'ho trovato un po' meno appassionante rispetto al precedente, preferirei che ci fosse una maggiore indagine psicologica sul personaggio di Erika che dopo due libri non conosciamo se non marginalmente.
L'intreccio crime del libro l'ho trovato molto semplice, la vittima non sarà solo una e seguiamo il caso con interesse eppure mancava quel qualcosa che mi aveva entusiasmato nel primo libro.
Però c'è anche da dire che al di là di questa storia a me questo autore piace molto, la sua scrittura la trovo diretta, lineare ma probabilmente qui la vicenda thriller semplicemente non mi ha preso come speravo.
Ho trovato che verso la fine del libro, ci sia stata da parte dell'autrice una sorta di analisi psicologica del colpevole andando a indagare sul suo passato e sul perché o sul cosa l'abbia portato a compiere dei gesti così terribili.
Vediamo cosa succederà nel terzo libro della serie.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    05 Giugno, 2021
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UN POLPETTONE SENTIMENTALE

Quando sono arrivata alla fine di questo libro ho tirato un sospiro di sollievo, non ne potevo davvero più.
Quest'opera è stata pubblicata nel 1977 e poi ha avuto un enorme successo grazie alla miniserie del 1983.
Il libro segue le vite dei membri della famiglia Cleary dal 1915 al 1969 prima in Nuova Zelanda e poi con il trasferimento in Australia.
Al centro della vicenda c'è sicuramente l'amore tra il prete locale , Ralph de Bricassart e Meggie Cleary, sappiamo già che la loro relazione non potrà proseguire o avere un lieto fine quindi dopo un inizio abbastanza coinvolgente; la narrazione risultava, mano a mano che passavano le pagine, sempre più piatta.
I personaggi sono molti non sono quelli citati ma ho trovato che siano poco verosimili e Meggie l'ìho trovata insopportabile e superficiale non spicca per nulla, per nessuna qualità o lato del carattere, io l'ho trovata artefatta e insipida.
Gli uomini della storia sono egoisti e anaffettivi e quello che mi è piaciuto di meno è proprio Ralph, che non ha avuto il coraggio di cambiare la sua vita per amore ma preferisce lasciare le cose come stanno e così lui e anche gli altri personaggi soffriranno per questa sua scelta.
Luke è un personaggio che trovo abominevole e insulso non vado oltre e mi fermo qui perché credo di aver reso l'idea.
Questo libro non è altro che una soap opera o se volete si può chiamare "un polpettone sentimentale" come qualcuno nel gruppo lo ha definito. La storia non mi ha trasmesso nulla, forse la narrazione alcune volte è stata "tirata" per le lunghe, si poteva accorciare il libro renderlo un po' più accattivante.
Se pensiamo a cosa capita a Maggie nel corso della storia fin dalla sua infanzia, al matrimonio e infine al figlio quasi mi dispiace per tutto quello che l'autrice le ha fatto subire. Be' quasi, però non del tutto perché come dicevo non è un personaggio che mi ha entusiasmato.
Di positivo ho trovato le descrizioni dell'Australia, così bella ma anche selvaggia e incontaminata, ma anche qui forse l'autrice si è dilungata troppo ad un certo punto erano davvero eccessive anche quelle. O forse sono io che ad un certo punto non ne potevo più di questo libro.
In generale questo romanzo è troppo lungo perché quello che succede a questa famiglia e a tutti gli altri che ruotano attorno a essa non giustificano le quasi 600 pagine.
L'autrice scrive in maniera semplice, forse troppo, alcune volte non è un male ma forse questa volta sì, penso che tutta la vicenda sia stata troppo enfatizzata, tutto questo struggimento per amore, questi amori impossibili insomma rendono tutto un po' insipido.
Come dicevo prima la parte iniziale era buona ma il resto molto meno, ho sempre sentito parlare di questo libro e del successo che ha avuto e quindi ero curiosa di leggerlo.
Mi aspettavo di più? Forse ma sicuramente non una storia d'amore condita troppo che alla fine non sa di nulla.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    04 Giugno, 2021
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ADELE HUGO

Questo libro è formato da una serie di lettere che Victor Hugo scambia con la moglie e i figli e la storia che emerge è a dir poco sconcertante.
Pochi la conoscono, nell'Ottocento questo scandalo è stato celato per non "sporcare" la reputazione della famiglia Hugo e in particolare di Adéle, l'ultima figlia del famoso scrittore.
Noi tutti conosciamo Victor Hugo come un grande scrittore e poeta francese, viene considerato come il padre del Romanticismo francese e autore di grandi romanzi.
La sua vita professionale e privata però non è stata sempre facile, ha avuto molti dolori, due in particolare, l'insuccesso della sua operata teatrale "I Burgravi" che lo allontanerà dal teatro e la morte accidentale della figlia Léopoldine annegata con il marito nella Senna, nel 1843.
Quest'ultimo evento probabilmente cambierà il corso della vita non solo di Victor ma anche dell'altra figlia Adéle.
Victor Hugo convito repubblicano fu costretto all'esilio dopo il ripristino della Monarchia nel 1851, ed è proprio in una delle isole inglesi dove soggiornò con la famiglia che successe qualcosa che porterà delle terribili conseguenze per Adéle. Nella villa degli Hugo, Adéle ebbe una relazione con Albert Pinson, un tenete che conosce per caso, la ragazza è convinta che lui la sposerà ma in realtà l'uomo non ne vuole sapere.
Adéle inizia così una serie di bugie e di stratagemmi per far credere alla famiglia che invece Pinson voglia sposarla, ma qui mi fermo per non rovinarvi la lettura.
"Quando è partito era triste, solo, e tra i singhiozzi l'unica idea che lo sosteneva era quella di diventare mio marito. Compito impegnativo, difficile, glorioso, sublime! Perché diventare mio marito significava diventare tuo genere!"
Adéle soffre di schizofrenia, probabilmente ereditata dallo zio, che la porta a immaginare che Pinton la ami e che la sposerà mentre l'uomo l'ha chiaramente rifiutata, soltanto che in lei scatta un meccanismo che la porta a compiere dei gesti che metteranno in pericolo tutta la sua famiglia.
"La fantasia non fa piangere e il capriccio non dura."
Non giudico la vita di Adéle ci mancherebbe ma credo che la sua malattia sia dovuta a qualcosa che le è successo.
All'inizio ci viene detto che la protagonista ha avuto un'infanzia serena e tranquilla, quello che sconvolse la famiglia Hugo è sicuramente la morte di Léopoldine, tanto che lo stesso Victor organizzerà delle sedute spiritiche per stabilire un contatto con la figlia.
La morta tragica della sorella Léopoldine può aver scatenato in Adéle la sua malattia? E quindi per lei credere in questo amore irreale e a un possibile matrimonio è stato un modo per combattere il dolore e per estraniarsi dalla realtà?
Prima di Pinson, Adéle ha molti corteggiatori, è lui a notarla e i due hanno una relazione, però poi per qualche motivo l'ufficiale si tira indietro, perchè? Cosa accadde tra di loro?
La malattia di Adéle e le scelte che compirà porteranno lo scompiglio in tutta la famiglia Hugo, lo scandalo è dietro l'angolo, pensiamo che siamo sempre nell'Ottocento e la reputazione di una donna è facile da sporcare.
Credo che non scopriremo mai la verità su questa storia, ma questo libro è sicuramente molto interessante e forse a suo modo ci vuol far capire quanto sia fragile la mente umana.


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Romanzi storici
 
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    04 Giugno, 2021
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UN'OCCASIONE MANCATA

L'autrice per scrivere questo romanzo si è ispirata alla famiglia dei Rothschild, i più importanti e potenti banchieri ebrei che furono i pionieri del sistema dei finanziamenti già dal 18° secolo.
La storia parte nel 1911 e conosciamo la famiglia dei Goldbuam e come viveva la società benestante dell'epoca, anche se loro erano, sicuramente, i protagonisti indiscussi.
La banca è la fonte della ricchezza dei Goldbaum, per generazioni gli uomini dovevano seguire la professione del banchiere e le donne dovevano sposarsi un cugino che faceva parte di un altro ramo della famiglia, così per garantire una discendenza "dello stesso sangue".
"Si diceva che i Goldbaum fossero così ricchi e potenyi che nelle giornate uggiose noleggiavano il sole perchè brillasse per loro."
Greta è la protagonista del romanzo, è una ragazza ribelle, molto lontana dagli standard della famiglia, lei vorrebbe essere indipendente e libera e magari vivere una vita normale. Deve anche lei rassegnarsi ad un matrimonio combinato con un cugino inglese che non conosce, quindi inizialmente si fa un sacco di paranoie su come possa funzionare un matrimonio tra due persone che non si sono mai viste e che soprattutto non si amano. Prima del matrimonio prova a cambiare le cose ma alla fine si deve rassegnare al destino che è stato scelto per lei.

Greta è sicuramente una ragazza privilegiata ma non può sfuggire alla vita che è stata pianificata per lei prima della sua nascita.

Adattarsi alla sua nuova vita lontano dalla sua amata Vienna non sarà facile per Greta, il trasferimento in Inghilterra e l'iniziale freddezza della sua relazione con Albert, il marito, la metteranno a dura prova. Così la suocera le regala un centinaio di acri per costruire un giardino tutto per lei, un luogo dove si può sentire libera e dove si può rifugiare.
Se nella prima parte Greta mi aveva convinto molto, poi in alcuni punti mi è risultata distante, soprattutto nel modo in cui si relaziona con Albert, anche se nella parte finale ha avuto, ai miei occhi, un riscatto.
"Sospettava che la sua visione del mondo fosse distorta, come se tutto ciò che consumava fosse stato generosamente cosparso di zucchero."
L'autrice approfondisce molto il suo personaggio fino a dopo il matrimonio, poi lascia spazio anche ad altri personaggi come Clemnent e Otto, trascurando un po' la protagonista e saltando alcuni passaggi della storia, per esempio come si evolve il matrimonio con Albert. Sono anche tornata indietro per capire se mi ero persa dei passaggi ma non è stato così.
Le parti che mi hanno interessato di meno sono state quelle dove si parlava delle questioni finanziarie legate alla guerra, alla banca; le ho trovate noiose.
I personaggi mi hanno trasmesso qualcosa, ho percepito quello che gli succedeva e questo denota come l'autrice sia riuscita a delineare in maniera verosimile i principali membri della famiglia Goldbaum.
Credo di poter consigliare questo libro a chi ama il romanzo storico, non posso negare che sia un buon libro però a mio avviso è mancato qualcosa per riuscire a dare una valutazione più che sufficiente.
Forse mi aspettavo di più e quindi non ho trovato quello che pensavo.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    03 Giugno, 2021
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GLI OMICIDI DELLE VASCHE DA BAGNO

Nel 1915, all'inizio della prima guerra mondiale, il caso di George Smith riempiva le pagine dei giornali. Ma chi era quest'uomo e cosa aveva fatto?
George Smith era uno psicopatico, ma grazie al suo fascino e alla persuasione era riuscito in pochi anni a sposare ben sette donne a derubarle e ad ucciderne tre nelle famose vasca da bagno.
Le donne, nei primi del Novecento, erano "in esubero" rispetto agli uomini per vari fattori, la mortalità infantile maschile era molto elevata e molti uomini andavano nelle Colonie. Una donna a ventitré anni doveva esser già fidanzata e a ventisette se non lo era, aveva dei seri motivi per cui disperarsi sulle future prospettive matrimoniale. Mentre a trenta si era senza alcuna speranza.
Nel Times non era difficile trovare dei veri e propri annunci per trovare un marito o una moglie.
Bessie Mundy aveva trentatré anni, era sola e aveva un aspetto molto proporzionato e un carattere tranquillo e docile e quando incontra Henry Williams si è lasciata persuadere senza troppi problemi e l'aveva sposato.
Alice Burnham aveva venticinque anni, era giovane più delle altre due donne, era bassa e un po' in sovrappeso, la sua famiglia non era agiata e aveva deciso di studiare per diventare un'infermiera. Quando conosce George Smith ne rimase molto colpita, lo sposa ma si allontana dai pochi parenti che aveva.
Margaret Elizabeth Lofty aveva trentasette anni e ben poche qualità per il mercato matrimoniale, non era ricca e lavorava come dama di compagnia, l'amore per John Lloyd la travolse tanto da scrivergli ben duecentoventi lettere.
Tutte e tre le donne morirono nella vasca da bagno apparentemente per motivi naturali.
Come potete intuire anche se i nomi sono diversi, i mariti delle tre donne precedenti sono in realtà un'unica persona.
Fu l'ispettore detective Arthur Neil, il primo che notò un collegamento tra i tre casi e aprì un'indagine dove coinvolse Bernand Spilsbury, il famoso patologo, per compiere le autopsie sui corpi delle donne uccise.
L'ispettore Neil, era un uomo ambizioso e coscienzioso, che voleva emergere da un ruolo di secondo piano in cui era e quindi stava proprio cercando un caso del genere affinché l'attenzione poggiasse su di lui e potesse aiutarlo nella sua carriera.
Bernard Spilsbury è un patologo inglese che divenne molto famoso per aver risolto dei casi molto complicati, è il padre della medicina legale moderna e divenne anche un perito giudiziario. Era un professionista molto preparato, autoritario e con molta personalità.
Il suo intervento al processo fu fondamentale per condannare George Smith.
I tre omicidi hanno delle caratteristiche in comune, le tre donne erano zitelle e si sono lasciate convincere facilmente a contrarre un matrimonio con un uomo quasi sconosciuto, furono portate in alloggi lontani dove c'era una vasca da bagno, era state visitare da un medico per una malattia minore e furono invitate a farsi un bagno mentre il marito era fuori casa.
Si pensa che George Smith abbia commesso l'errore di aver sposato tre donne in poco tempo e di aver agito nello stesso modo.
L'autrice si sofferma sia nel raccontarsi la vita delle tre donne uccise da Smith che sulla figura di Spilsbury, che diventa il vero e proprio protagonista del libro.
Inoltre ci spiega come la medicina legale entri a far parte di un processo e ne diventi la vera e propria prova regina per determinare la colpevolezza o meno dell'imputato.
Devo dire che nel corso della narrazione molti dettagli che ci vengono raccontati non erano così indispensabili e un po' hanno rallentato la lettura, anche se la narrazione per la maggior parte è molto interessante.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    03 Giugno, 2021
Top 50 Opinionisti  -  

UN CLASSICO DA RISCOPRIRE

Questo classico mi ha davvero emozionata e appassionata, era da tempo che mi chiamava nella libreria, sapevo in cuor mio che mi sarebbe piaciuto. Non so se capita anche a voi, con alcuni libri, di sentire qualcosa prima di leggerli, alcune volte quella sensazione si rivela, a fine lettura, positiva altre volte no.
Ritorno nel South Riding, è un vero e proprio classico del Novecento molto conosciuto tra gli inglesi, meno da noi ma non per questo meno importante e ricco di significato.
Il libro si apre con una lettera che l'autrice scrive alla madre, Alice Holtby, la prima consigliera dell' East Riding.
Winifred Holtby scrive questa storia in due anni quando sapeva già che da lì a breve sarebbe scomparsa.
La Holtby fu una giornalista molto prolifica, femminista, antirazzista e scrittrice di racconti ma "Ritorno nel South Riding" fu il suo unico romanzo che uscì postumo nel 1936 ed ebbe un enorme successo.
Prima di iniziare il romanzo troviamo una mappa del South Riding disegnata dall'autrice e sei pagine con un elenco dei personaggi che compariranno nel libro, certo si può essere intimoriti da questo ma non bisogna scoraggiarsi e superate le prime venti/trenta pagine la lettura è tutta in discesa.
Non so come mai, ma mi sono affezionata un po' a tutti i personaggi che vivono nel South Riding, ad alcuni di più ad altri di meno, però tutti mi hanno lasciato qualcosa. Lì conosciamo nelle loro debolezze, nei loro punti di forza, non sono descritti in maniera superficiale o artificiosa, potremmo uscire di casa e incontrare uno di loro da quanto siano verosimili e reali.
Sarah Burton è una donna alla soglia dei quarant'anni che ritorna nel suo paese di origine, per guidare una scuola per ragazze. La donna ha già avuto altre esperienze di lavoro in Sud Africa e a Londra, il suo obbiettivo è quello di insegnare a queste future donne che il ruolo femminile non deve solo essere relegato a quello di moglie e madre, ma che possono diventare ciò che loro vogliono e ciò che sognano.
"Ed eccola lì, una poco avvenente insegnante di quarant'anni con i capelli rossi e le grandi mani ossute. I suoi difetti fisici le bruciavano. Si sentiva umiliata per aver creduto nella sua grandiosa e nobile idea di impersonalità. Si amava e voleva essere riamata, e per questo si stava offrendo alla propria vanità. Si sentiva vulnerabile, spaventata, inerme davanti a un mondo ostile."
Sarah è una donna che lotta per ottenere ciò che vuole per quello in cui crede, cerca anche di essere "umana" nei confronti delle sue allieve, di dare un insegnamento di vita. La Burton vuole che ci sia un cambiamento che tutte le ragazze di qualsiasi estrazione sociale possano studiare e trovare un lavoro. Non devono per forza rinunciare a se stesse per l'amore di un uomo.
"Se si riuscisse a insegnare ai giovani a non aver paura, a non odiare, a non desiderare cose brutte e ostili, beh, allora sì che ci sarebbe speranza per la società, pensava. Per questo disprezzava la rassegnava, l'accettazione delle sofferenze inutili ed evitabili, la timidezza e l'indecisione."
A livello personale è molto libera, anche se è sola, ha sofferto molto per amore, ha paura per lo scoppio di un'altra guerra quando le ferite della precedente sono ancora vive. Sostiene fortemente l'istruzione e si oppone alla guerra e a tutto quello che può danneggiare i più deboli e la classe operaia.
"Scegliere e prendere, con occhi ben aperti e idee chiare. Calcolare il prezzo della scelta e pagarlo senza rimpianti. Andare avanti sopportando le avversità senza lamentarsi, anzi assumendosi la piena responsabilità delle proprie azioni. Questo era il codice che Sarah cercava d'imprimere nella mente delle ragazze che doveva educare e preparare alla vita, il codice che lei stessa seguiva. "
Sarah è un'idealista, ha delle idee innovative e desidera costruire una scuola moderna che consentirà alle ragazze della zona di poter sviluppare il loro potenziale, ma si troverà a scontrarsi con le persone che non hanno la sua stessa mentalità.
"Era intrappolata dalle sue emozioni, lacerata dalla paura, dalla pietà, dalla rabbia di sapere che lui era suo nemico, dal rimpianto e dal desiderio. Si
era illusa di poter vivere senza pensare a se stessa, dedicandosi solo alle ragazze da istruire e da preparare alla vita. Aveva creduto che le sarebbe bastato questo per sentirsi appagata da una più vasta speranza impersonale."
Sarah fa delle riflessioni in merito a quanto valga la pena lottare nonostante tutte le difficoltà che una persona possa incontrare, si può continuare a credere che esiste qualcosa di davvero importante e lottare per cercare di ottenerlo?
Un altro personaggio interessante è quello di Emma Beddows, prima consigliera donna nella contea, è una persona molto forte, saggia, generosa e affettuosa che come Sarah crede nel cambiamento e nell'importanza dell'istruzione femminile. Sa anche essere dura e inflessibile e diventa un'amica per la Burton. Il personaggio di Emma è ispirato alla madre dell'autrice Alice Holtby, la prima consigliera dell' East Riding.
Tra le alunne dell'istituto sicuramente spiccano Lydia Holly e Midge Carne.
Lydia è una ragazza molto intelligente con la passione per la lettura e per la scrittura, molto ambiziosa e appassionata, vive con i molti fratelli in distrettezze economiche, inizia ad andare a scuola quando Sarah diventa preside e grazie all'appoggio del padre. Quando però succederà un evento drammatico dovrà rinunciare al suo sogno o almeno lo dovrà accantonare e scontrarsi con la dura realtà. Avrà la possibilità di continuare a studiare?
Midge Carne, è la figlia di Robert Carne, uno dei personaggi principali della storia. Sua madre è in manicomio e ha da sempre avuto un'insegnante privata. Il padre è uno degli amministratori della scuola e su insistenza di Mrs. Beddows entra a far parte della classe dove troverà anche Lydia. Ha un carattere ribelle, protetta dal padre anche per il fatto che la madre non ci sia, certo questo però non può giustificare le azioni che compie.
Robert Carne è un contadino molto orgoglioso, le sue fattorie non rendono più come una volta, sta perdendo molto denaro e la sua amata e rimpianta moglie è in manicomio, la figlia sembra soffrire la mancanza di una figura femminile. Emma Beddows è amica di Robert, cerca di aiutarlo e di consigliarlo. Le idee dell'uomo sono molto lontane da quelle di Sarah Burton, legate alle antiche tradizioni, all'inizio i due si scontrano molto anche se poi il loro rapporto cambia.
"Non riusciva nemmeno più a criticarlo. Poteva anche essere retrogrado, un ostinato ostruzionista antisociale di idee limitate, ma era suo, suo, suo, e lei non poteva toccarlo. Lo aveva visto nel completo abbandono, inerme, disperato, fuori da ogni controllo, e lo amava ancora di più per questo."
Il South Riding è un paese in piena crisi economica che perdura da quando la Grande Guerra è finita, il livello di povertà è molto alto e anche Robert Carne è in difficoltà e dovrà prendere delle decisioni importanti per salvaguarderà la sua famiglia. E' un libro che si sofferma molto sull'attività delle amministrazioni locale, inoltre si concentra sulle donne nel loro ruolo pubblico e privato e dove gli uomini sono in forte contrasto con loro.
Lo stile è molto coinvolgente e appassionante, ogni capitolo ci racconta un personaggio diverso, prima dello stesso c'è un titolo dove ci viene presentato quello che leggeremo. I personaggi li impareremo a conoscere a poco a poco e quindi dopo alcune pagine, non ci sarà più bisogno di consultare la lista dei vari nomi che abbiamo a inizio capitolo.
Succedono moltissime altre cose ma non vi svelo altro, è stata per me una vera e propria esperienza di lettura che mi ha lasciato moltissimo e che vi consiglio di leggere.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    09 Mag, 2021
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UN CLASSICO CHE NON MI HA CONQUISTATA

Questo romanzo è stato scritto da Alexander Dumas figlio nel 1848 e racconta dell'amore tra Marguerite Gautier e Armand Duval. Lei è una cortigiana, la più ambita della città di Parigi e lui è un giovane di buona famiglia, immaturo e viziato.
Marguerite è una donna giovane, elegante e affascinante che vive negli agi e nella dissolutezza, la prima volta che incontra Armand, lo trova ingenuo e inesperto e si prende gioco di lui.
Ma dopo alcuni anni i due si rincontrano e si innamorano e la protagonista cerca di vivere la loro storia, di cambiare per l'amore che sente per l'uomo, però incontrerà moltissimi ostacoli.
A fine lettura ho trovato molti punti interessanti su cui riflettere però questo libro è un romance scritto nell'Ottocento e ho trovato la narrazione fin troppo sdolcinata e melensa.
L'autore sceglie di raccontare la storia attraverso ricordi e lettere da parte di un narratore che ha conosciuto solo di vista Marguerite.
Quello che ho apprezzato di meno di questo libro è la costruzione dei personaggi, quasi tutti risultano antipatici e l'autore racconta questa storia con semplicità, la narrazione risulta molto scorrevole anche se la trama è molto essenziale.
La protagonista Marguerite non mi ha colpito e mi ha lasciato perplessa, ha sicuramente bisogno d'amore ma lo nasconde, dietro una maschera di donna cinica e superficiale. Anche se cerca nel corso della storia di cambiare non ci riesce mai del tutto rimanendo attaccata alla sua frivolezza, al suo bisogno di denaro. In realtà vorrebbe tornare ad essere la fanciulla ingenua, sincera e semplice che era da piccola.
Marguerite, in alcuni punti sembra cambiare, però non lo fa mai davvero rimane sempre una cortigiana dedita ai vizi e alla vita dissoluta; è una donna complessa, sembra forte ma non lo è, mi sono chiesta anche se fosse veramente innamorata dell'uomo.
Armand, è un uomo ipocrita, debole, immaturo che fa parte della borghesia del tempo e lo considero il peggior personaggio dell'opera. E' un uomo infantile, la gelosia lo porta a fare delle stupide ripicche, è insipido e alcune volte il suo comportamento non ha alcun senso.
Il padre di Armand non è da meno, è un finto puritano che accetta e chiude un occhio davanti ai vizi degli uomini dell'epoca, seppur tutto avvenga con discrezione. Giustifica il figlio e condanna la protagonista.
Il tema principale del romanzo è la donna perduta, l'autore non esprime un giudizio morale, descrive la società dell'epoca, ma c'è una sorta di compassione verso quelle donne che comunque sono degli esseri umani.
Marguerite è un personaggio che nonostante io non sia riuscita a capire del tutto, è così potente e interessante che da sola regge l'intera storia.
Non ho mai creduto a questa storia d'amore, per Armand è sicuramente una passione passeggiera, un capriccio, l'uomo è talmente egoista, immaturo e privo di coraggio che non sa amare un'altra persona e pensa solo a se stessa e alla propria immagine. Si sente ferito nel suo ego maschile e non pensa mai a una volta a cosa provi Marguerite.
Questo libro insegna anche come gli uomini non possono cambiare in nessun caso e per nessun motivo.
Una storia che non mi ha colpito particolarmente, durante la lettura non ho apprezzato questo "finto" amore raccontato con fin troppa dolcezza.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    09 Mag, 2021
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UN CRIME APPASSIONANTE

"La donna di ghiaccio" è il primo caso della detective Erika Foster, che ha lasciato il suo lavoro nella squadra di Manchester per trasferirsi a Londra.
Erika viene assegnata subito a un caso molto delicato, è stato ritrovato a South London il cadavere di una giovane ragazza, Andrea Douglas Brown, che è la figlia di uno dei più importanti esponenti del partito laburista.
Il corpo viene ritrovato congelato, intrappolato nel ghiaccio, con gli occhi spalancati e le labbra socchiuse, Andrea era scomparsa da alcuni giorni. Quando è finita nell'acqua era già priva di vita, aveva dei segni sul collo e la clavicola fratturata.
Erika inizia a indagare con i colleghi Moss e Peterson sulla vita della ragazza, sulla famiglia, va contro i suoi capi e le regole pur di scoprire la verità. La Foster ha già seguito dei casi importanti che riguardavano famiglie ricche e potenti e quindi ha già esperienza su come gestire l'indagine, anche le sue emozioni un po' prendono il sopravvento.
La detective protagonista è molto determinata, coraggiosa, intelligente e non molla mai, mette a rischio perfino se stessa e il suo lavoro per arrivare in fondo a questa storia e risolvere il caso.
Erika è un personaggio che conosciamo con l'andare avanti della storia, iniziamo a capire perché preferisce rimanere da sola, perché si trascura, perché non ha proprio una vita regolare, perché non riesce a fidarsi e a collaborare con i suoi colleghi. Ha sicuramente un passato difficile e ha vissuto un grosso dolore che torna sempre a galla. Siamo abituati ai detective un po' strani, sopra le righe e con un passato complicato alle spalle e questa cosa, seppur non sia nuova, non mi è dispiaciuta.
Ho trovato l'intreccio narrativo e la trama crime semplice ma interessante, quello che fa la differenza è sicuramente il modo in cui l'autore scrive, diretto, appassionante e coinvolgente.

Il libro si legga molto volentieri e in poco tempo anche grazie ai capitoli brevi che rendono la narrazione molto scorrevole.
E' molto interessante capire e indagare assieme a Erika, leggere le varie teorie del caso e provare anche a dare una soluzione, devo dire che qualcosa avevo intuito del finale anche se non completamente.
La Foster è un personaggio complesso che ancora non abbiamo conosciuto del tutto, che piace ed è credibile proprio perché è imperfetta, fragile nella vita e determinata e appassionata nel suo lavoro.
E' stata una lettura che non mi aspettavo, che mi ha lasciato la voglia di continuare la serie, spero di non rimanere delusa dagli altri libri.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    07 Aprile, 2021
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NON E' UN THRILLER

Il libro si apre con la scena di Nora all'ospedale, che si sveglia e ha dei vuoti di memoria e non ricorda bene cosa sia successo, l'autrice parte da qui per raccontare la storia.

La protagonista è una scrittrice di gialli che riceve un invito per un addio al nubilato da Flo, un'amica di una sua vecchia conoscenza, Clare, che a breve si sposerà.

Nora accetta e si ritrova in una villa nei boschi del Northumberland, insieme ad altre sei persone e il resto è tutto molto prevedibile, un passato misterioso, degli errori che la protagonista ha commesso ma che ha voluto dimenticare.

Partiamo con il dire che questo non è un thriller, ma un romanzo di narrativa drammatico e nulla di più.

La prima cosa che mi ha fatto storcere il naso è il fatto che Nora accetti un invito ad un addio al nubilato da parte di una persona che non vede da anni, lo trovo molto forzato e inverosimile.

La suspense e l'angoscia che il lettore dovrebbe provare leggendo alcune scene, non dovrebbe essere descritta dall'autrice ma si dovrebbe percepire dal testo, invece non è così.

La narrazione risulta piatta, non ci sono dei colpi di scena, ci si aspetta che succeda qualcosa e invece la storia non ha un'evoluzione.

La copertina è fuorviante, vedendola si pensa ad una cena con delitto, non a un weekend "di paura" con un addio al nubilato.

Ho sempre sentito parlare molto bene di questo libro, addirittura ho sentito dire che è stato un caso editoriale a me sembra molto esagerato.

La trama è poco originale, strizza l'occhio ad altri libri, i dialoghi mi sembravano fin troppo semplici, e la protagonista è delineata in maniera poco approfondita e approssimativa.

Lo stile di scrittura è troppo elementare, è un romanzo che si lascia leggere per curiosità e senza alcun coinvolgimento.

L'ambientazione era quella più adeguata per un thriller, peccato che il libro non lo sia nemmeno lontanamente.

Dopo due libri che mi hanno fortemente delusa, credo sia il caso di conoscere altri autori e di lasciare da parte Ruth Ware.

Un vero peccato.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    07 Aprile, 2021
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ISABELLA: VITTIMA DELLA SOCIETA' VITTORIANA

Siamo a Londra nel 1857 e per la prima volta viene istituito il Tribunale per i divorzi, il 14 giugno si presenta Henry Oliver Robinson, ingegnere civile che sosteneva che la moglie Isabella avesse commesso adulterio e portò come prova il suo diario.

L'autrice ci fa conoscere la vera storia di Isabella, partendo dall'infanzia, passando dal primo matrimonio, alla nascita del primogenito, agli anni da vedova, fino all'incontro e alle seconde nozze con Henry Robinson.

Henry non è uomo integerrimo come vogliono farci credere durante il processo, è un uomo avido, egoista, pieno di sé, che ha avuto numerose amanti, dei figli illegittimi, che ha tentato di derubare Isabella della propria eredità. Non ha mai amato la donna e la trascurava.

Per la legge dell'epoca il marito doveva dimostrare solo l'infedeltà della moglie, mentre la donna doveva provare il fatto che l'avesse tradita, abbandonata, trattata con crudeltà o che si fosse macchiato di qualche crimine tipo la bigamia, l'incesto, lo stupro o la sodomia.

Naturalmente per le donne era sempre più difficile divorziare.

Nel corso del testo vediamo come i vari testimoni e le prove, andassero in un qual modo sempre a giustificare le azioni dell'uomo e a preservare la sua reputazione a discapito di Isabella. Il tradimento che aveva commesso la donna era più grave di quelli che abitualmente faceva il marito.

Isabella in questo processo è vittima delle credenze dell'epoca, nel libro ci viene spiegato bene cosa sia la "frenologia", ovvero la teoria scientifica sviluppatosi nell'Ottocento e oggi ormai abbandonata, secondo la quale dalla conformazione del cranio è possibile ricostruire le qualità psichiche dell'individuo compresa la sua personalità. In questo caso Isabella, secondo gli esperti dell'epoca, aveva una parte molto sviluppata del cervello che la portava ad avere una predisposizione per amare in maniera eccessiva.

Durante il processo furono lette alcune parti del diario che scandalizzarono molti dei presenti, all'interno del quale c'erano dei passaggi molto espliciti e delle descrizioni particolari quasi erotiche.

Uno scandalo per la buona società inglese dell'epoca vittoriana.

La stessa Isabella nel diario ad un certo punto, dà la colpa del suo comportamento solo a se stessa, anche lei succube dei pregiudizi dell'epoca in cui viveva.

Ho trovato da subito coinvolgente e interessante la scrittura dell'autrice che è riuscita con una ricostruzione storica accurata e credibile a descriverci la storia vera di Isabella Robinson, vittima più della società e dell'epoca in cui ha vissuto che di aver commesso qualcosa di sbagliato.

Nel testo ci sono moltissimi riferimenti ad autori e opere dell'Ottocento, compresa la mia amata Gaskell, quindi è sicuramente un testo da tenere d'occhio se amate l'epoca vittoriana.

La società dell'epoca era bigotta, maschilista e ipocrita, considera l'uomo come la vittima, a cui è concesso tutto e la donna finisce sempre per essere il carnefice. Isabella è una donna che doveva essere per forza malata, doveva avere qualcosa che non andava per avere un desiderio sessuale così sviluppato. L'autrice quindi con arguzia di particolari e con un'ottima ricerca, anche attraverso dei documenti originali, tende a descriverci quello che è successo, non esprimendo giudizi ma facendoci conoscere la storia di Isabella, una donna che ha solo la colpa di essere nata nell'epoca vittoriana.

Questo libro mi ha insegnato molto e sono contenta di aver scoperto questa autrice, che continuerò a leggere.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    05 Aprile, 2021
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UN THRILLER PARTICOLARE


Il romanzo si presenta in una forma un po' diversa rispetto ai soliti libri, all'interno del testo troviamo degli articoli di giornale, delle pagine prese dal web e delle immagini che fanno parte della narrazione.

Il protagonista del libro è Scott McGrath, giornalista che ha perso il lavoro a causa di un' indagine che conduceva su Stanislas Cordova, famoso regista di film thriller/horror che dalla fine degli anni settanta non rilascia più interviste e che sembra sparito nel nulla. La sua scomparsa è un mistero ancora da risolvere.

A distanza di anni però l'apparente suicidio della figlia di Cordova, Ashley, farà scattare in lui qualcosa che lo farà indagare nuovamente per scoprire la verità.

La sera precedente al ritrovamento del corpo della ragazza, abbandonato in un magazzino di Chinatown, Scott aveva visto Ashley vestita con un cappotto rosso, ma non l'aveva riconosciuta; solamente in un secondo momento ha capito che quella donna era proprio lei.

La lettura di questo romanzo è quasi come vedere un film, l'autrice ha volutamente creato con la sua scrittura una narrazione che ti conduce assieme al protagonista a indagare, attraverso la raccolta delle prove che noi possiamo vedere grazie agli inserti fotografici, alle immagini e agli articoli di giornali che ci sono all'interno del libro. Aver utilizzo la prima persona aiuta moltissimo il lettore a identificarsi con il protagonista.

Questo testo ha molto ritmo e molta suspense, a tratti è inquietante e nonostante le settecento pagine circa l'ho trovato molto scorrevole e coinvolgente.

L'autrice ha creato una narrazione che manda in confusione il lettore che a un certo punto si chiede a cosa deve credere, alla realtà o a una sorta di spiegazione soprannaturale.

Anche il finale non è così chiaro, ci potrebbero essere due chiavi di lettura, ma credo che la narrazione sia così interessante e così intensa che da sola riesca a coinvolgere il lettore, a tal punto che lo stesso "perdoni" una conclusione un po' amara.

La costruzione dei personaggi è la cosa che mi ha deluso di più, sono stereotipati e mancano di personalità, a volte compiono delle azioni improbabili, assurde e troppo irreali.

Lo stile di scrittura dell'autrice è semplice, però la storia è avvincente e appassionante e quindi si tende a notare meno i difetti che ci sono e considerando l'insieme del romanzo, il risultato finale è molto buono.

Consigliato a chi vuole leggere un thriller moderno degno di nota.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    05 Aprile, 2021
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UN'AUTRICE DA RISCOPRIRE

Il lettore viene colpito, quasi immediatamente, dallo stile avvolgente e diretto dell'autrice, la Deledda riesce attraverso la sua penna a creare dei personaggi verosimili, scavando nel profondo della loro anima, facendo uscire i loro pregi e i loro difetti e conducendo un'attenta indagine interiore e psicologica.

I protagonista Annesa e Paulu non sono perfetti anzi, cercano un riscatto dalla vita, anche se alla fine del libro non è detto che lo riusciranno a trovare e forse dovranno rassegnarsi alla sconfitta.

Annesa e Paulu vivono un amore sbagliato, adultero, anche se loro si sostengono a vicenda, questo non basterà a salvarli da un destino drammatico e crudele.

Paulu è un uomo che viene considerato dalla sua famiglia come la causa di tutti i mali, dopo la sua nascita è iniziato ad andare tutto storto e lui sente molto il peso di questo "pregiudizio" nei suoi confronti.

Annesa pensa di poter salvare Paulu da se stesso, ma in realtà lei non lo conosce veramente e alla prima occasione "lo tradisce", non ricordando l'amore che provava per l'amante. Nel testo ci viene anche detto, dalla stessa autrice, che la donna "più che amare si lasciava amare "ed è proprio così Annesa, si lega alle persone che le dimostrano un minimo di affetto per ottenere tutto quello che può, che sia protezione o amore. La protagonista è una persona molto triste e malinconica che è stata adottata e cerca di trovare un sostegno in qualcun'altro, per colmare il vuoto delle sue origini.




"[...] tu l'hai già detto una volta, che io sono come l'edera; come l'edera che si attacca al muro e non se ne distacca più finchè non si secca."


E' molto forte anche il tema della religione, di come le persone invece di incolpare se stessi per il male che compiono, tendono sempre a dare la colpa a Dio e al destino avverso che ha riservato a loro.

La protagonista del libro è una persona egoista, ipocrita e che non si pente del male che fa e verso la fine del romanzo hanno un'evoluzione negativa che mi ha sorpreso molto.

Tutta la storia è cupa, triste, molto cruda e realista e la parte finale l'ho trovata veramente straziante, l'amore non sempre basta per salvare le persone.

L'autrice riesce a catturare il lettore, lo trasporta all'interno della sua scrittura, lo spiazza e lo confonde per tutto il corso della storia; non si riesce a non sorridere, a non arrabbiarsi, a non piangere leggendo quello che succede ai personaggi. Si instaura una vera e propria empatia con loro.

E' un'autrice sottovalutata e da riscoprire assolutamente.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    12 Marzo, 2021
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SOGNO,AMORE E MAGIA

Sogno di una notte di mezza estate è stata scritta nel 1595 ed è forse la commedia più famosa di William Shakespeare.

Devo dire che questa opera teatrale non mi ha colpito particolarmente, anche se pensandoci alcuni giorno dopo ho capito che forse mi era sfuggito qualcosa, mi aveva colpito ma ancora non sapevo bene in che modo.

Nel testo troviamo varie tematiche, la realtà in contrapposizione al sogno, la magia e il caos del bosco, l'amore e il superamento degli ostacoli.

La commedia parte con Teseo, duca di Atene che deve sposare Ippolita e in vista dell'immediato matrimonio arrivano Egeo con la figlia Ermia che deve a sua volta prendere come marito Demetrio, anche se la giovane è innamorato di Lisandro.

Ermia scappa con Lisandro nel bosco, seguiti da Demetrio e da Elena, amica di Ermia.

Nel bosco ci sono molti personaggi, ma è Puck il vero protagonista un servitore che raccogliendo un fiore magico e mettendo delle gocce sugli occhi di una persona che dorme, può farla innamorare della prima cosa che vede.

Ma Puck commetterà molti errori e facendo, quindi, innamorare della persona sbagliata i quattro protagonisti principali della commedia.

Puck ha suscitato un gran bel caos, la magia sembra in un primo momento sconvolgere la commedia ma poi grazie ad essa trionferà l'amore.

Il bosco è un luogo suggestivo e l'atmosfera che immagina il lettore è davvero particolare.

E' un'opera che è pervasa da alcuni malintesi, che grazie sia alla magia che all'amore riescono a risolversi.

Il racconto inizia ad Atene che risulta essere in forte contrasto con il bosco, questa città è animata dalle lotte di potere, dal rispetto dell'ordine e delle regole. Il bosco invece è un luogo fatato, magico, dove regna l'irrazionale e la confusione.

Nel bosco però troviamo anche quello che viene chiamato "play within play" una commedia nella commedia, in quanto nel bosco degli artigiani ateniesi stanno provando a rappresentare un'opera teatrale durante i festeggiamenti per il matrimonio.

Sicuramente ci vorrebbe un ulteriore approfondimento per capire meglio l'opera e il grande talento che c'era nel famoso drammaturgo inglese.



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ALI77 Opinione inserita da ALI77    14 Febbraio, 2021
Top 50 Opinionisti  -  

IL DIRITTO DI UNA DONNA DI AMARE

La scrittura elegante e poetica della Aleramo ci conduce per mano attraverso il racconto della prima parte della sua vita, un testo che pone al centro della storia , come viene sottolineato dal titolo, la figura di una donna.
E' un romanzo autobiografico che l'autrice dedica al figlio, perché vuole che il suo bambino attraverso le sue parole possa capire le sue scelte.
Questo libro è straziante per quanto sia stata drammatica la vita della Aleramo, il racconto parte da quando era un adolescente, lei era più legata al padre rispetto alla madre, ma poi le cose sono cambiate è anche i suoi sentimenti verso i genitori.
A tredici anni inizia a lavorare come impiegata nella fabbrica che gestiva il padre, inizialmente lei si sente felice ma poi succede qualcosa di forte, subisce violenza da un suo collega, la Aleramo però decise di non raccontare a nessuno quello che le è successo.
E alla fine sposa quest'uomo, lei crede che sia l'unica scelta che ha in quel momento, l'unica opzione per una donna nella sua epoca, non c'era altro che poteva fare. In un certo modo, questo terribile gesto, viene visto dall'autrice quasi come un atto d'amore.
Il matrimonio non è facile, il rapporto con il marito peggiora sempre di più, lui continua a farle violenza sia fisica, spesso la picchia, ma soprattutto la sta distruggendo a livello psicologico. Questa situazione la porta alla depressione, la stessa malattia di cui soffriva la madre e più volte si interroga se questo sia il destino delle donne, non riuscire mai a raggiungere la felicità. In queste pagine però c'è di più, è un testo ricco di punti di riflessioni, si chiede anche perché le donne non possono avere una relazione con un partner, che possa essere appagante sia dal punto di vista psicologico sia da quello più intimo.
"Amare e sacrificarsi e soccombere! Questo il destino suo e forse di tutte le donne?"
Nel corso del libro conosciamo la grande passione della Aleramo per la scrittura, questa la porterà a collaborare con alcune redazioni di Roma.
E' un testo molto profondo, crudo, spiazzante ma anche autentico dove l'autrice scava nel profondo del suo animo e nei sentimenti che prova, sul ruolo che una donna debba avere nella società e all'interno della famiglia.
La Aleramo con la sua scrittura si chiede anche se l'unico scopo e il fine della vita di una donna debba essere sposarsi e fare dei figli, la donna non può amare, provare passione e desiderio come gli uomini?
Non può essere indipendente?
Il suo matrimonio ha rappresentato, per lei, una gabbia per molti anni e la Aleramo capisce che le uniche soluzioni sono: soccombere o resistere e scappare cambiando vita.
Emotivamente è un romanzo molto difficile per i temi trattati, il finale è spiazzante, emozionante e tragico.
Assolutamente da leggere!

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    14 Febbraio, 2021
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POCA TRAMA E POCA EMOZIONE

In questo libro, vediamo come i vari componenti della famiglia dei Cazalet reagiscono all'arrivo della seconda guerra mondiale e di come essa veniva vista dalle persone "normali" che non la combatterono in prima persona.
Il tempo dell'attesa del titolo può essere interpretato in due modi: l'attesa di ricevere delle notizie dai propri cari che combattono il conflitto, oppure che la trama è ancora sospesa e ferma, nella speranza che qualcosa cambi.
Louise, Clary e Polly sono sicuramente i tre personaggi principali e quelli dove l'autrice si sofferma di più e personalmente, è stato piacevole leggere come cambia la loro vita, come crescono e come stanno diventando delle donne, visto che nel primo volume erano delle bambine.
Anche se lo stile è scorrevole e coinvolgente e mi abbia convinto a continuare la lettura, credo che la trama sia ancora troppo poca e tirata per le lunghe.
Avrei preferito che la guerra non fosse così marginale, si poteva sicuramente approfondire di più e questo è uno dei punti deboli di questo libro.
Rispetto al primo volume per me c'è stato un passo indietro, che però non mi farà rinunciare a continuare la saga anche se farò una pausa e non leggerò subito il resto dei volumi.
Le pagine sono sicuramente troppe per le vicende che sono state narrate, credo che questo romanzo sia eccessivamente lungo e che questo abbia penalizzato la storia, soprattutto nella parte centrale che ho trovato molto lenta.
Ho apprezzato che l'autrice oltre alla narrazione in prima persona, abbia inserito anche delle lettere e delle pagine di diario.
Quello che mi manca davvero è l'emozione, non sono ancora riuscita ad affezionarmi completamente alla storia e credo che questo sia sicuramente un mio difetto ma che l'autrice ci abbia anche messo del suo.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    31 Gennaio, 2021
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UNA BANANA MOLTO DELICATA

Nella prima parte la protagonista Mikage ha da poco perso la sua adorata nonna con la quale viveva, queste pagine sono state, per me, veramente angoscianti e strazianti. L'autrice è riuscita a trasmettermi il dolore che la donna provava oltre allo sconforto, alla solitudine e al senso di smarrimento nei quali è sprofondata.
La donna si è sempre sentita sola, senza una famiglia che la amasse e la proteggesse e la cucina rappresenta per lei il luogo "sicuro" dove rifugiarsi.
La cucina è anche il luogo che Mikage ama di più in assoluto.

"Essere rimasta io sola in questa casa dove sono cresciuta, mentre il tempo continua a scorrere regolare, mi sconvolge."

E' l'incontro con un ragazzo Yuichi, che lavora dal fioraio dove andava spesso sua nonna, che farà capire alla protagonista che la famiglia può avere varie forme e non per forza quella che noi occidentali vediamo come "tradizionale".
Nell'ultima parte del romanzo, troviamo un altro racconto con protagonisti diversi, dove la tematica principale è sempre il dolore e la perdita, di un amore, questa volta, però questa parte mi ha convinta di meno.
Il libro sembra avere due stili differenti, se nella prima storia l'autrice mi ha trasmesso delle emozioni nella seconda, invece, ho percepito poco o nulla.
La lettura risulta scorrevole e tutto sommato piacevole, non conoscendo bene l'autrice non riesco a dare un giudizio completo, diciamo che qui ho percepito una netta differenza tra i due racconti.
Probabilmente essendo un libro pubblicato alla fine degli anni ottanta, la Yoshimoto era all'inizio della sua carriera quindi il libro è , a mio avviso, molto acerbo e molto semplice e lineare.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    31 Gennaio, 2021
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UN DISPOTICO POCO CREDIBILE

Nella copertina del libro c'è scritto "Non avrai una seconda occasione..." invece io a Christina Dalcher ho dato una seconda possibilità, dopo la delusione di Vox, volevo che l'autrice si riscattasse ai miei occhi.
Il messaggio del libro è chiaro, la nostra società potrebbe sprofondare in un mondo dove solo i migliori vanno avanti, dove le diversità non sono accettate, dove le discriminazioni avranno la meglio.
In un futuro prossimo in America, gli studenti sono giudicati per il Q, un quoziente che viene calcolato in base ai risultati, alla condotta, alle assenze. Ogni mese il test per calcolarlo viene ripetuto nei giorni delle Verifiche, così i ragazzi devono essere sempre all'erta e cercare di essere sempre perfetti.
Nelle Scuole Argento ci sono gli studenti più meritevoli, poi passiamo alle Scuole Verdi e infine le Scuole Gialle.

"Adesso ci siamo tutti abituati alle file, ai livelli, ai due pesi e alle due misure. Se le si dà abbastanza tempo, la gente si abitua davvero a tutto.

La protagonista del libro è Elena, insegnante in una Scuola Argento e moglie del vicedirettore dell'istruzione, ha una vita privilegiata ed è anche stata una delle persone che ha creato il sistema Q.
Tutto cambia quando la sua figlia Freddie, viene portata in una Scuola Gialle.

Il tema trattato è molto forte, l'autrice si ispira alla gioventù hitleriana e all'idea di creare una razza ariana pura, anche se trovo la costruzione del libro poco credibile.
I personaggi sono finti, poco verosimili, Elena è incoerente, difficile da comprendere e soprattutto ho trovato anche alcune parti, soprattutto nella seconda parte, sia state forzate, l'arrivo di lei nella Scuola gialla e tutto quello che ha fatto al suo interno.
Ho trovato questo libro molto simile a Vox, almeno nella costruzione iniziale della storia, nei personaggi, nell'ambientazione e nella società.
L'inizio del romanzo l'ho trovato interessante e inquietante ma la storia parte solamente dopo più di cento cinquanta pagine, prima ci vengono fornite molte informazioni e ci viene spiegata la situazione in cui viveva la società in quel tempo, ma di significativo non succedeva nulla.
La narrazione manca di ritmo e di suspense e credo che la trama rilevi anche troppo del libro e il lettore si aspetta che succeda qualcosa prima che la storia parti subito.


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ALI77 Opinione inserita da ALI77    29 Gennaio, 2021
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UNA COMMEDIA SULL'INTOLLERANZA

A mio gusto personale ho trovato quest'opera teatrale davvero meravigliosa, con personaggi delineati e vividi, con una trama ben congeniata e una storia ricca di spunti di riflessione. In particolare ho amato il famoso monologo di Shylock nell'atto terzo scena 1.

Il testo è pervaso dall'intolleranza, dal disprezzo reciproco tra cristiani ed ebrei.

Gli ebrei erano ghettizzati in quartieri dove venivano sorvegliati e dovevano indossare un cappello rosso, nel 2019 quando andai a visitare Venezia, sono passata proprio per quel quartiere, non così turistico ma che in un qual modo mi ha affascinato.

Gli altri temi importanti che tocca l'autore, sono l'amore, l'amicizia e il senso di giustizia, come la legge dipende sempre dalla persona che la applica e da come lo fa.

Antonio è il mercante del titolo, è cristiano, e chiede un prestito a Shylock per aiutare l'amico Bassanio a conquistare Porzia, ricca ereditaria di Belmonte.

Shylock è un usuraio ebreo, che non ha mai ben visto Antonio per tutte le volte che ha prestato del denaro ad alcune persone in difficoltà senza chiedere nulla in cambio.

L'usuario è da sempre vista come una professione immorale, ma gli ebrei erano quasi costretti a professarlo perché a loro non era consentito fare molti altri lavori.

Per i cristiani quello che Antonio fa prestando denaro gratuitamente incarna propria i valori cristiani, ma anche la lealtà nei confronti dell'amico, si inserisce in questa prospettiva religiosa.

Il monologo di Shylock mi ha colpito moltissimo perché l'ho trovato sincero, attuale, un vero e proprio inno contro le intolleranze, riconoscere gli ebrei come essere umani al pari dei cristiani, ci fa capire come Shakespeare fosse molto avanti per l'epoca in cui ha vissuto.

Visto il clima di antisemitismo che si respirava in Inghilterra nel 1500, sicuramente Shakespeare ha inserito un monologo così forte e toccante, per ridare credibilità e per "riscattare" il personaggio di Shylock che può essere considerato come l'antagonista della commedia.

Shakespeare, però non si schiera né dalla parte degli ebrei né da quella dei cristiani, sembra che nel testo non ci sia da parte sua una completa approvazione dei valori cristiani.

Infatti si evince il fatto che i cristiani odiano gli ebrei per quanto tali e nonostante i valori in cui loro stessi credono, come la pietà, la carità, l'amore per il prossimo, con loro, non lo mettono in pratica.

Questa commedia mi ha fatto riflettere molto, in un qual modo Shakespeare ha messo i due protagonisti, Shylock e Antonio, sullo stesso piano con i loro pregi e i loro difetti e non giudicando nessuno, per la loro religione o per la loro professione.

In questo io l'ho trovato geniale.

Un'opera che mi ha affascinato e sicuramente da recuperare se non l'avete ancora letta.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    29 Gennaio, 2021
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PIU' STILE CHE CONTENUTO

Siamo in Inghilterra nel 1937 e in questo volume la Howard ci descrive la famiglia dei Cazalet, troviamo quindi il Generale William con la moglie la Duchessa Kitty e i loro figli con le rispettive famiglie.

L'autrice dedica l'intero libro a farci conoscere i personaggi e si sofferma anche sugli aspetti più semplici della loro vita famigliare, molte volte durante la lettura ho pensato che il modo di narrare della Howard era così potente e acuto, che mi faceva immaginare le varie scene come se stessi vedendo un period drama in tv.

Il libro è "solamente" la descrizione della quotidianità dei vari componenti della famiglia dei Cazalet, i personaggi si stanno via via scoprendo un po' alla volta, ma non succede molto in questo primo libro, non ci sono dei grandi colpi di scena o dei fatti degni di nota.

Me lo aspettavo da una saga famigliare e questo non mi è dispiaciuto perché quello che mi ha coinvolto maggiormente è lo stile dell'autrice, raffinato, elegante, molto descrittivo. E' quello che tiene il lettore incollato alla pagina, almeno per me è stato così, probabilmente se la Howard non fosse stata così brava non avrei continuato a leggere il romanzo.

E' come se fossi stata una lettrice che ha "spiato" la vita di queste persone, che impara a conoscerle, con i loro pregi e i loro difetti e che si sta affezionando alla famiglia dei Cazalet.



"Se il matrimonio non è l'unica carriera della moglie, non può essere un buon matrimonio."


Credo che questo primo capitolo sia fondamentale per capire se andare avanti o meno con la lettura, perché se non vi piace né la trama né lo stile dell'autrice non ha senso continuare, perché nei prossimi capitoli non mi aspetto nulla di più.

Non ho ancora un personaggio preferito, difficile dirlo, diciamo che sono sicuramente dalla parte delle donne, che vivono ancora in un periodo in cui, la società le giudica inferiori rispetto agli uomini. Villy per esempio moglie di Edward, secondogenito del Generale e della Duchessa, ha rinunciato a ballare per sposarsi; oppure Zoe, seconda moglie di Rupert, giovane e inesperta e un tantino sognatrice che ancora non riesce a integrarsi nella famiglia acquisita.

Il titolo "Gli anni della leggerezza" sta ad indicare un periodo dove regna la tranquillità, la normalità, che probabilmente cambierà con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale che ormai è alle porte.

Una lettura piacevole e molto scorrevole, ho apprezzato di più il modo di scrivere della Howard, coinvolgente e descrittivo, rispetto alla trama che qui è quasi inesistente.

Uno dei rari casi in cui anche se non succede un gran che, sono riuscita ad apprezzare lo stesso il romanzo.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    24 Gennaio, 2021
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LA PIù BREVE TRAGEDIA DEL BARDO

Macbeth è la più breve tragedia che ha scritto William Shakespeare, è formata solamente da cinque atti ed è stata pubblicata per la prima volta nell'in-folio del 1623.

Prima di approfondire quest'opera dobbiamo fare una premessa, Shakespeare pensava che l'equilibrio individuale e universale fosse composto da tre fattori: la ragione (cervello) , il sentimento (cuore) e l'istinto (fegato).

Se uno di questi tre elementi prevalesse sugli altri, si creerebbe uno squilibrio che coinvolgerebbe prima la sfera personale, anche definita microcosmo individuale e poi tutto il resto anche chiamato macrocosmo universale.

Nelle tragedie e in particolare in Macbeth, l'elemento che spicca è sicuramente l'istinto, la brama del potere e l'ambizione.

Macbeth è il vassallo del re Duncan di Scozia, è un uomo che aspira al potere e così incoraggiato dalla moglie Lady Macbeth progetta e uccide il re.

La tragedia parte da una situazione apparentemente positiva e poi arriva a poco a poco la catastrofe che porterà ad una forte instabilità fino ad arrivare a un epilogo drammatico.


"Sono pronto. Tendo ogni fibra del mio corpo a questo

orribile evento. Via! Si inganni il mondo con la mostra del sorriso: un viso falso per nascondere i segreti di un falso cuore."



Questa opera teatrale mira ad approfondire i sentimenti più profondi dell'uomo, come una persona possa cambiare perché animata dalla sete di potere e dall'ambizione, come possa mettere a repentaglio la sua stessa anima solo per ottenere ciò che vuole.

Ma oltre a Macbeth, la figura chiave di questo testo è sicuramente Lady Macbeth, parte tutto da lei è lei l'elemento di rottura della storia, lei sprona il marito a lottare per avere ciò che vuole, è lei che lo aiuta, è lei che lo consola nei momenti di fragilità e di ripensamento.

Questo testo si legge con interesse e in un tempo breve, anche se non conosco bene l'autore che ho cercato di approfondire nelle passate settimane, questa storia ha qualcosa che mi ha appassionato, l'autore è riuscito a suscitare in meno delle emozioni.

La disperazione di Macbeth che capisce, solo dopo aver afferrato quel sogno tanto bramato, che forse ha commesso un errore, che non può rimediare e che non c'è nessuna cura per la sua anima.

Lady Macbeth è una donna determinata che sa ciò che vuole e fa di tutto per ottenerlo ad ogni costo, sacrificando se stessa e il sangue delle sue mani non si potrà mai cancellare.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    24 Gennaio, 2021
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UNA ESPERIENZA DI LETTURA PARTICOLARE

Beattie Ellingham, una ricca collezionista e bibliografa, chiede ad un rilegatore di unire tre manoscritti e l'unica condizione che gli pone è quella di non leggerli.

L'uomo la soprannomina "la Baronessa" e poco dopo avergli dato l'incarico, la donna viene ritrovata morta; sulla sua scomparsa ci sono dei forti dubbi, sembra che la sua morte non sia naturale ma che si tratti di un assassinio.

L'uomo rompe la promessa e legge i manoscritti che poi pubblicherà con il nome di "Storia di due anime".

I tre libri che compongono questa storia sono: L'educazione di un mostro, La città fantasma e I racconti dell'Albastro.

Il primo è una storia cupa con protagonista Baudelaire, ormai vecchio, stanco e malato di sifilide, il secondo racconta le vicende di un uomo ebreo e una donna durante la Seconda Guerra Mondiale in Francia e infine il terzo segue la vita di due anime Alula e Koahu che vivono tante vite diverse a partire dalla fine del Settecento fino al 1940.

Questo libro si può leggere in maniera tradizionale quindi dall'inizio alla fine oppure seguendo l'ordine della Baronessa, quindi ad ogni fine capitolo ci sarà il numero della pagina dove continuare la lettura.

Se si segue l'ordine della Baronessa, la conclusione del libro non coinciderà con la fine fisica del volume ma sarà a pagina centottanta.

Personalmente ho seguito l'ordine della Baronessa perché mi intrigava di più e mi sembrava più originale rispetto alla lettura classica di un libro.


"Voglio vivere la vita di qualcun altro. Non voglio vivere la mia. E' un doloro troppo straziante. Non capisce? Ogni volta che mi guardo allo specchio, è come se mi vedessi con gli occhi di un altro: gli occhi dell'uomo, che mi ha amato, dell'uomo che ho perduto per sempre, dell'unico uomo che potrò mai amare."


All'interno di questo libro troviamo dei generi differenti: il mistery, il fantasy e il romance anche se a mio avviso è più presente quello fantasy o meglio il paranormale.

Ho trovato questo libro originale nella struttura narrativa, l'autore però, a mio avviso, si è dilungato troppo su alcune vicende e penso che abbia puntato tutto su questo "gioco" di mescolare generi diversi e nell'incuriosire il lettore nei due modi possibili per affrontare la storia.

Tutto questo a discapito della caratterizzazione dei personaggi, che non risultano così definiti, sembrano essere molti ma in realtà ho capito essere solo due, a me è mancato un po' questo, l'autore non mi ha convinto nella descrizione dei suoi protagonisti.

La lettura è piacevole e molto scorrevole, forse manca un po' di ritmo e di pathos soprattutto verso la fine della storia.

Un libro particolare, sicuramente un'esperienza di lettura diversa dal solito con una trama accattivante e una stupenda copertina, una storia che però nel suo sviluppo presenta alcuni difetti che non si possono non considerare nel giudizio finale.

Piccola nota: la lettura della Baronessa vi porterà a leggere le tre storie andando avanti e indietro nel tempo, un continuo passaggio tra passato e presente, mentre se affronterete il libro in maniera tradizionale, leggerete i tre racconti separati.



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Gialli, Thriller, Horror
 
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    17 Gennaio, 2021
Top 50 Opinionisti  -  

UN GIALLO TRA LA NEVE

Siamo a Oslo e la protagonista del romanzo è Selma Falck, cinquantunenne ex avvocato ed ex atleta di sci.

La donna ha perso tutto, il lavoro e la sua famiglia a causa dei suoi problemi di gioco e così ha decide di trasferirsi in un appartamento fatiscente e poco igenico per allontanarsi dal mondo.

Il suo ex capo, Jan Morell, le chiede di aiutarlo ma non come avvocato ma come consulente investigatrice, per scoprire chi vuole incastrare la figlia Hege Chin Morell, campionessa di sci di fondo e prossima partecipante alle Olimpiadi di Pyeong Chang. La ragazza è risultata positiva ai test antidoping, anche se la Chin Morell dichiara di essere innocente e di non aver mai assunto degli steroidi anabolizzanti.

Tutto fa pensare ad un sabotaggio ma la situazione peggiora quando viene ritrovato morto un altro sciatore della nazionale norvegese, Haakoon Holm-Vegge. Il ragazzo aveva ventisette anni e una compagna e un figlio piccolo e sembra che abbia avuto un malore durante un allenamento. Ma, da alcuni esami approfonditi, si scopre che anche lui aveva assunto degli steroidi anabolizzanti.

Pertanto, il caso di Hege e quello di Haakoon potrebbero essere collegati e Selma dovrà davvero impegnarsi per risolvere il caso.

Ho trovato che la lettura di questo romanzo sia stata scorrevole e lo stile dell'autrice sia molto lineare e semplice, anche chi non è amante dello sci di fondo potrà apprezzare la tematica che viene trattata.

Selma è una protagonista fragile, piena di insicurezza e che deve soprattutto "guarire" dal vizio del gioco che ha distrutto la sua vita, è un personaggio interessante che sicuramente sarà approfondito maggiormente nei prossimi capitoli della saga.

Ho trovato, che in alcuni punti, la narrazione sia stata un po' ripetitiva e a metà libro eravamo ancora al punto di partenza, senza una svolta significativa. Ogni capitolo ha un titolo che anticipa l'argomento di cui l'autrice ci parlerà, all'inizio sicuramente ho fatto un po' di fatica ad entrare nella storia.

Quello che manca a questo giallo/thriller è sicuramente il ritmo incalzante che mi aspetto da questo tipo di letture, il climax sale e scende senza portare la storia ad avere una tensione costante ma soltanto altalenante. Ho trovato però alla fine dei capitoli dei cliffhanger che mi hanno invogliato a continuare la lettura.

Una narrazione che coinvolge a metà, perché ho percepito che manca qualcosa, probabilmente essendo il primo libro di una serie, la protagonista non viene approfondita molto e la parte finale del romanzo mi è sembrata un po' frettolosa.

Nel complesso considero questo romanzo una lettura piacevole con un intreccio narrativo semplice.

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Romanzi autobiografici
 
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    17 Gennaio, 2021
Top 50 Opinionisti  -  

UN INNO ALLA VITA

*Recensione dell'edizione Adelphi con il diario integrale*

Etty Hillesum era una ragazza olandese che morì il 30 novembre 1943, nel campo di concentramento di Auschwitz. Prima di essere deportata affidò il suo diario all'amica Maria Tuinzing con la richiesta di affidarlo allo scrittore Klass Smelik e alla figlia Johanna affinché trovassero un editore.

Fu, però, solo negli anni ottanta che questo testo fu pubblicato, molti editori rifiutarono gli otto quaderni, con la vita e le riflessioni di Etty.

Un altro caso, lo possiamo dire, di testimonianze che per molto tempo sono rimaste sepolte e dimenticate.

Questo diario è il racconto della vita di Etty che con sincerità, intensità e trasparenza ci parla delle sue amicizie, di quello che prova e dei suoi sentimenti. C'è anche spazio per delle riflessioni sulla vita, su quello che vorrebbe fare da "grande", sulla situazione che stanno vivendo gli ebrei in quel periodo.

Non vengono descritti gli orrori della guerra, Etty con questo testo ci dona tanta speranza e fiducia nel prossimo e nel futuro. Un vero e proprio inno alla vita.



Venerdì 03 luglio 1942

"Bene, io accetto questa nuova certezza: vogliono il nostro totale annientamento. Ora lo so. Non darò più fastidio con le mie paure, non sarò amareggiata se altri non capiranno cos'è in gioco per noi ebrei. Una sicurezza non sarà corrosa o indebolità dall'altra. Continuo a lavorare e a vivere con la stessa convinzione e trovo la vita ugualmente ricca di significato".

E' un testo sincero, puro e che ci fa riflettere, Etty era una donna "libera" per il suo tempo sia come idee ma soprattutto nel vivere la propria sessualità.

Etty era una donna intelligente, molto acuta, piena di vita e che non si è mai data per vinta e che alla fine ha accettato il proprio destino.

Quello che stupisce all'inizio del testo è che la nostra protagonista non era particolarmente legata alla religione ebraica, anzi, ma verso la fine del testo si avvicina a Dio e trova una sua dimensione spirituale.

Nella prima parte del diario Etty ci parla di Julius Spier, che lei chiama solamente con S., l'uomo era un ebreo emigrato da Berlino, ex direttore di banca e fondatore della psicochirologia, cioè lo studio delle linee della mano. La Hillesum è affascinata da quest'uomo che ha il potere di catturare la sua attenzione e ne divenne sua segretaria e sua amante.
Etty amava la letteratura russa e traduceva anche dei testi, la stessa madre della Hillesum, Rebecca Bernstein, era nata in Russia. Era sicuramente una ragazza di grande talento, amava leggere, anche testi di filosofia, si laureò in Giurisprudenza, poi si iscrisse alla facoltà di Lingue Slave e poi, allo scoppio della guerra, iniziò a studiare la psicologia.

Etty viveva in una stanza al terzo piano di Gabriel Metsustraat, a sud di Amsterdam, e lavorava come domestica per Han Wegerif, con il quale ebbe anche una relazione. E' lì che conobbe Maria Tuinzing, che divenne sua amica e alla quale affidò il suo diario.

Nel diario, almeno inizialmente, Etty non ci parla della guerra anche se poi inevitabilmente inizia ad entrare anche nella sua vita e anche lei si rende conto di quello che sta capitando agli ebrei.


Domenica 22 marzo 1942

"Ci è stato proibito di passeggiare sul Wandelweg, ogni misero gruppetto di due o tre alberi è dichiarato bosco e allora sulle piante è inchiodato un cartello con la scritta: vietato agli ebrei. Questi cartelli diventano sempre più numerosi, dappertutto. E ciononostante, quanto spazio in cui si può ancora stare ed essere lieti e far musica e volersi bene. "


Etty non voleva sottrarsi al proprio destino e a quello del suo popolo e decise di presentarsi spontaneamente a Westerbork, un campo di transizione e di smistamento, che era l'ultima tappa prima di arrivare ad Auschwitz. Etty amava le altre persone, l'unico modo per sconfiggere la guerra e l'odio era quello di portare la propria forza e voglia di vivere agli altri e fino all'ultimo lei lo fece.

Lavorando nell'ospedale locale di Westerbork, poté anche aiutare la Resistenza, nonostante tutti i tentativi degli amici nel cercare di convincerla a nascondersi o a scappare, fu deportata il 7 settembre 1943 con la madre, il padre e il fratello Mischa.

Etty amava scrivere, era il suo sogno quello di diventare una scrittrice, anche se rimandava e diceva che:


"[...] un bel giorno, quando sarò grane, riuscirò certamente a scrivere"


Il suo diario è sicuramente la dimostrazione di quanto talento avesse come scrittrice, aveva uno stile fluido, scorrevole e riusciva a trasmettere, forza, coraggio e voglia di vivere. Peccato non abbia avuto la possibilità di realizzare il suo sogno.

Nel suo diario ci sono veramente delle parti molto toccanti dove si capisce che Etty era più avanti di tutti noi, al di sopra dei giudizi morali e dei pregiudizi e si augurava che prima o poi l'odio smettesse in favore dell'amore fraterno.

9 gennaio 1942

"Il monito «Tutti gli uomini dovrebbero essere fratelli » avrà una possibilità di essere realizzato solo quando i diritto d'autore saranno stati aboliti; quando tutti potranno pescare dalla grande riserva comune, che è stata creata dall'umanità nel corso dei secoli. Solo quando si saprà riconoscerà che quella riserva è comune e che, se si tocca qualcosa di quel patrimonio, è una grazia; giacché quel che conta non è se tocca a te, signore o signorina tal dei tali, bensì se sei grato per il fatto di poter dare asilo a uno dei pensieri o dei sentimenti patrimonio dell'umanità. E' importante che tu sia grato di essere stato casualmente scelto come mezzo, strumento, anello di congiunzione, che esprime, rende possibile l'espressione dello spirito, del divino, o comunque lo si voglia chiamare. E allora non importa chi è chi. "

Etty, con questo diario, voleva anche lasciare una testimonianza e aveva un grande desiderio quello di "cancellare " prima da ogni persona e poi da mondo stesso, l'odio in ogni sua forma. Lei fu vittima dell'odio verso gli ebrei, lei ne fu testimone, quanto di noi sarebbero andati incontro al proprio destino senza esitare un attimo?

Lei lottò con forza fino alla fine, non si sottrasse alla sua sorte, ma l'accettò riconoscendo ogni giorno il buono che trovava nella sua vita e credo che lo dovremmo fare anche noi.

Un testo che può essere letto e riletto ad ogni età, una testimonianza che ci fa riflettere molto, che ci insegna ad amare e a combattere nonostante tutto.

Etty non fu vittima dell'Olocausto ma con questo testo lei si ribellò con audacia e coraggio a tutto quello che stava succedendo, ma alla fine anche lei dovette arrendersi alla cattiveria degli uomini.

Credo che la Hillesum abbia vinto, lasciandoci un testo potente che passerà i secoli e che ora finalmente è stato "scoperto" nuovamente e spero che molti lettori lo potranno leggere e apprezzare.

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altri diario di persone che hanno vissuto l'Olocausto o la seconda guerra mondiale
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Romanzi storici
 
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    10 Dicembre, 2020
Top 50 Opinionisti  -  

LA PRIMA INCHIESTA DI PERVEEN MISTRY

Avevo della aspettative molto alte su questo libro e per una volta non sono state disattese.
La storia è ambientata principalmente a Bombay nel 1921, con dei brevi flashback nel 1916 e nel 1917, e ha come protagonista Perveen Mistry, la prima donna avvocato indiana.
Perveen lavora nello studio del padre, si è laureata in legge a Oxford e oltre a svolgere il ruolo di procuratrice legale è anche segretaria, traduttrice e contabile.
"Tre anni di studi di legge le avevano fornito le basi, ma un anno di lavoro con sui padre le aveva insegnato a esaminare ogni riga a diritto e a rovescio."
In questo libro, Perveen dovrà eseguire il testamento di Mr Omar Farid, ricco proprietario di un industria tessile che ha lasciato tre mogli e quattro figli.
Il suo amministratore Faisal Mukri, comunica che le tre vedove vogliono lasciare la propria eredità ad un fondo di beneficienza, ma Perveen è insospettita da questa scelta e analizza tutti i documenti trovando un elemento che non quadra.
Ecco che chiede di parlare con le tre vedove musulmane, le purdahmashin che vivono in clausura per loro scelta, nessun uomo può avvicinare le donne nell' iddat, cioè il periodo di lutto che dura circa quattro mesi e dieci giorni. Pertanto solo Perveen può parlare con loro.
Oltre al caso che la protagonista sta seguendo, seguiamo anche il suo percorso di studi e cosa è successo nella sua vita qualche anno prima nel 1916, infatti alcuni punti nei primi capitoli non erano chiari e vengono spiegati grazie a dei flashback.
Perveen è una donna che cerca di trovare la sua indipendenza in un paese e in un periodo dove la donna veniva considerata meno di zero, è una ragazza intelligente e la sua conoscenza della legge la aiuterà nel corso della storia.
La società dell'epoca non vedeva di buon occhio il fatto che una donna potesse ricoprire il ruolo di avvocato, ma non solo, per le restrizioni del tempo lei non poteva discutere i casi in tribunale, era concesso solamente agli uomini.
Le donne non potevano comportarsi in determinati modi, non potevano uscire da sole, non potevano ricoprire un ruolo che era "convenzionalmente" di un uomo.
Nella storia entra anche il personaggio di Alice Hobson-Jones, una ragazza inglese che frequentava l'università con Perveen, lei e i suoi genitori si sono trasferiti a Bombay.
Perveen coinvolgerà anche Alice nella risoluzione del suo caso.
E' stato interessante conoscere le tradizioni, il cibo e la cultura dei parsi, comunità etnico-religiosa di origini persiane di cui fa parte Perveen e i musulmani, rappresentati dalle tre vedove. Perveen, nonostante tutto quello che ha dovuto subire in passato, cerca di essere forte e di cercare di farsi notare in un mondo fatto da uomini, che non vogliono lasciare spazio alle donne.
La protagonista aiutando le tre vedove, vuole far rispettare i loro diritti e cercare di capire cosa loro vogliono fare veramente.
La narrazione con il passare delle pagine è sempre più coinvolgente, iniziano ad accadere delle cose strane, non solo alle vedove ma alla stessa protagonista, tanto che Perveen si sente in pericolo e deve scoprire in fretta la verità.
La storia è avvincente e ricca di colpi di scena, lo stile dell'autrice è semplice ma curato, ho trovato interessante il tema trattato e anche il fatto che nonostante il libro sia romanzato l'autrice, per il personaggio di Perveen Mistry, si sia ispirata alla prime donne avvocato indiane.
Assolutamente consigliato e sono pronta a leggere anche il secondo libro di questa serie!

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Gialli, Thriller, Horror
 
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    10 Dicembre, 2020
Top 50 Opinionisti  -  

UN GIALLO CON ANDERSEN

Questo libro è un giallo storico ambientato a Copenaghen nel 1834 e ha come protagonista il famoso scrittore e poeta danese, Hans Christian Andersen.

L'idea degli autori parte dal fatto che Andersen tenne un diario per quasi tutta la sua vita, dal 1825 al 1875, ma c'è un vuoto di un anno e mezzo quando lui rientra dall'Italia nell'estate del 1834.

Questo libro è ambientato proprio nel periodo in cui non sappiamo cosa ha fatto o cosa sia successo.

In quell'anno Andersen non era ancora famoso, era povero ed era un aspirante scrittore, infatti i critici avevano stroncato ogni suo lavoro. Un giorno, una prostituta di nome Anna, viene ritrovata morta e la colpa ricade subito su di lui, perché è stato l'ultimo ad averla incontrata. Inoltre, tutti lo vedono come una persona strana, l'uomo infatti ritaglia, delle figure femminili, su dei fogli di carta.

Tutti lo credono un pervertito e lo condannano senza pensarci troppo, Hans ha tre giorni per dimostrare la sua innocenza.

Con l'aiuto di Molly, la sorella di Anna, cercherà di seguire delle tracce e delle piste, ma la ricerca dell'assassino non sarà così semplice.

Questo libro mescola molti generi al suo interno: lo storico, il giallo, il soprannaturale.

Ci sono alcuni elementi che mi hanno convinta poco e nonostante il libro sia scorrevole, ho trovato che le scelte degli autori abbiano influenzato molto il proseguo della storia.

Vengono sottolineati i difetti di Hans, per esempio il suo naso importante ma soprattutto viene descritto in maniera poco lodevole, viene marcata la sua presunta omosessualità, il suo essere povero e uno scrittore fallito.

Molly è una prostituta, sappiamo che nell'Ottocento le donne erano meno di zero, per me gode di troppa libertà, forse in alcuni punti ho trovato la narrazione molto forzata.

Ci sono alcuni riferimenti ad una sua opera, come potete intuire alla Sirenetta, ma non ho capito del tutto perché inserire questo elemento nella costruzione della storia.

Il lettore viene a conoscenza del colpevole fin dall'inizio ma nonostante questo, ho trovato interessante capire cosa l'abbia spinto a compiere il suo gesto.

Ma la sua vera identità verrà scoperta solo verso la fine del libro e questo è stato un vero colpo di scena.

Ho trovato delle parti più avvincenti, in particolare le prime cento pagine e verso la fine del libro, però altri punti sono stati molto pesanti.

Ho apprezzato moltissimo la descrizione di Copenaghen, i quartieri più malfamati della città in contrapposizione con lo sfarzo del castello; ci sono alcuni momenti in cui la narrazione è più diretta, cruda dove gli autori non ci risparmiano dei particolari forti.

Nonostante le premesse e il mio forte interesse verso questo libro, alla fine, un po' sono rimasta delusa perché mi aspettavo qualcosa di diverso, questo romanzo nonostante siano passati alcuni giorni da quando l'ho finito, continua a darmi delle sensazioni contrastanti.

Questo libro è molto particolare, sia nello stile di scrittura che nella costruzione narrativa, quindi è difficile consigliarlo o meno; io vi dico di affidarvi all'istinto se la trama vi ispira provate a leggerlo se invece, proprio non vi cattura, passate ad altro.

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Romanzi storici
 
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Stile 
 
3.0
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    08 Dicembre, 2020
Top 50 Opinionisti  -  

LA STORIA DI NANCY WAKE

Nancy Wake, è una giovane donna che vive a Marsiglia con il futuro marito Henri, è un personaggio veramente esistito infatti era una spia che faceva parte della Resistenza francese per combattere i nazisti.
Era una donna coraggiosa, dalla forte personalità tanto brava e temuta da essere soprannominata "Topo Bianco" e avere una taglia di centomila franchi che le pendeva sulla testa.
Henri verrà catturato e la nostra storia inizia da lì, Nancy dovrà scappare in Gran Bretagna e cercare di fare di tutto per salvarlo.
La protagonista nasce in Australia, ha un' infanzia difficile e non riesce ad instaurare un rapporto pacifico con i genitori e a sedici anni scappa via, prima in America, poi a Londra e infine in Francia.
Nancy e Henri si conoscono a Cannes, l'uomo è più grande di lei ed è ricco, questo è molto importante per riuscire a portare a termine le varie operazioni della Resistenza e per aiutare gli altri suoi "colleghi" nel combattere i nazisti.
"Era pronta a fare di tutto per contribuire ad accelerare il collasso di quel malvagio regime fondato sull'odio."
La vicenda narrata si svolge dal gennaio 1943 a giugno 1944, il 6 giugno di quell'anno ci fu lo sbarco in Normandia.
Il libro è scritto a quattro mani e nonostante si basi su dei fatti realmente accaduti alcune parti sono romanzate, ma il problema che ho avuto nella lettura è stato lo stile di scrittura.
La storia è interessante a livello storico, conoscere la vita di una spia durante il periodo nazista è un argomento che mi ha dà subito incuriosita, però ho fatto molta fatica ad entrare nella storia e forse non ci sono riuscita.
In questo testo ho trovata poca emozione, in alcune parti le vicende narrate sono avvincenti ma poi invece, in altri punti, la narrazione perde di potenza e di intensità.
I due autori, secondo me, non sono riusciti a coinvolgere il lettore e ad amalgamare il loro modo di scrivere e hanno creato un romanzo piatto, rendendo il personaggio di Nancy in alcuni momenti davvero capriccioso e poco verosimile.
Sembrava di leggere le varie vicende, le varie azioni che coinvolgevano Nancy e la sua lotta al nazismo senza esserne partecipi, senza essere coinvolti, come se leggessimo un libro di storia.
L'antagonista di questa storia è il maggiore della Gestapo, Böhm, che arresterà e torturerà Henri e cercherà Nancy; è in realtà un personaggio inventato, a fine libro infatti c'è una breve nota storica che chiarirà alcuni cose della storia.
E' un uomo crudele, senza scrupoli e rappresenta la maggior parte dei soldati nazisti che per vincere non guardavano in faccia a nessuno.
Ho trovato interessante la cartina ad inizio libro con le zone dove combatteva Nancy.
La protagonista è sicuramente una donna che ha dimostrato la sua forza e il suo valore, ma nel testo ha delle cadute, ci sono alcuni punti in cui tutto crolla e il personaggio che avevamo conosciuto non c'è più; diventa ingenua e io mi sono chiesta se fosse davvero così intelligente e astuta come ce l'avevano precedentemente descritta. Oppure, per esigenze narrative, gli autori abbiamo calcato un po' troppo la mano inventando alcuni passaggi un po' troppo inverosimili.
I capitoli sono brevi e questo aiuta sicuramente la lettura, ma ci sono delle parti molto descrittive e prolisse che mi hanno annoiata.
Mi aspettavo di più, non so se consigliarlo o meno, perché l'argomento trattato è molto interessante e la storia di Nancy Wake andrebbe conosciuta, ma la narrazione è davvero pesante e priva di emozione.
Visto che faranno il film spero di poterlo apprezzare di più del libro.

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sì agli amanti del periodo storico
no se vi aspettate una storia appassionante
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Romanzi autobiografici
 
Voto medio 
 
3.0
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
3.0
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3.0
ALI77 Opinione inserita da ALI77    08 Dicembre, 2020
Top 50 Opinionisti  -  

LA VITA DI CELIO


"Le montagne sono tutte uguali. Hanno una base e una punta. Il dolore del mondo è uguale alle montagne, ha una base di partenza e un vertice massimo. Non vivremo abbastanza per smaltire il dolore e per salire le montagne che abbiamo intorno."
Celio, il protagonista del romanzo, è un personaggio inventato dalla penna dell'autore, ma forse non lo è così tanto perché rappresenta gli uomini semplici di una volta, che hanno avuto una vita difficile, lastricata di piccole e grandi prove da superare che solo chi vive in montagna può capire.
Celio nasce nel 1910 tra Palazza e Carmelia, in un paese povero e isolato e la sua famiglia era molto umile; il padre era assente e la madre ha cercato di tirare avanti, rastrellando il fieno. La sua infanzia fu molto difficile e visse quasi sempre da solo, se fuori poteva sembrare un burbero uomo, un contadino tutto d'un pezzo, dentro di sé aveva un gran cuore.
Con la madre avrà un rapporto molto forte tanto che non si sposerà mai per non farle un torto, forse l'amore che provava per lei era eccessivamente morboso.
L'unico amico che ha è Pilo Dal Crist, un suo compaesano più grande di lui di quarant'anni, che gli insegnerà a comportarsi da uomo, le buone maniere, un lavoro e avrà quasi un ruolo da padre, visto che questa figura gli è mancata.
Celio, fu alpinista, fu cacciatore e soprattutto fu un gran bevitore, l'alcol lo distruggerà purtroppo e lo porterà ad avere problemi sia fisici che mentali.
Il protagonista è un uomo semplice, di poche parole, che sin dall'infanzia prova un senso di inadeguatezza nei confronti del mondo, probabilmente la dura realtà con la quale si scontra ogni giorno lo ha portato a sfogare i suoi dispiaceri e le sue insicurezze nell'alcol. Il fatto di non essersi creato una famiglia propria lo ha portato a una sorta di depressione.
L'ambientazione in questo romanzo la fa da padrona, l'autore descrive la bellezza dei paesaggi alpini, così anche il lettore immagina, attraverso le pagine del libro, le vallate, i boschi, i torrenti così suggestivi che donano pace e tranquillità.
L'autore delinea Celio come se fosse un personaggio realmente esistito, lo tratteggia in maniera convincente, racconta la storia di una persona "normale" che fa una vita semplice e in un qual modo vuole celebrare gli uomini del passato, i nostri nonni o bisnonni, che erano felici anche solo con un pezzo di pane e un bicchiere di vino.
Celio viene delineato in maniera vivida, un uomo legato ai valori semplici della vita, quelli genuini, quelli di una volta che oggi in parte sono andati persi.
Lo stile di scrittura è molto semplice e diretto, l'autore non ci racconta delle "favole", è un testo vero, crudo e molto umano, Celio viene descritto anche attraverso le sue fragilità, facendoci conoscere un uomo che fuori può sembrare scorbutico e rude ma dentro è veramente una persona buona.
Quello che ho trovato difficile sono i continui salti temperali da una pagina all'altra o all'interno della stessa, alcune volte ho dovuto fermarmi e rileggere.
Il finale è molto malinconico e lascia un po' di tristezza, consiglio questo libro a chi ama la montagna e i suoi meravigliosi paesaggi.







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A chi ama la montagna o ha già letto qualcosa dell'autore
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Storia e biografie
 
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3.2
Stile 
 
3.0
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    06 Dicembre, 2020
Top 50 Opinionisti  -  

EFFIE: PADRONA DEL PROPRIO DESTINO

"Lei stessa aveva contribuito a trasformare le convinzioni vittoriane prendendo posizione contro il suo oltraggioso matrimonio con Ruskin. Aveva dimostrato alle giovani donne che potevano prendere in mano le redini del loro destino."
Iniziò con questa citazione la mia recensione perchè secondo me racchiude il significato di questo saggio/ biografia su Effie Gray.
La storia di Effie è già conosciuta, fu moglie del famoso critico d'arte inglese John Ruskin, personalità importantissimo dell'epoca, il loro matrimonio fu annullato dopo la richiesta della donna.
Al di là dei motivi per cui il matrimonio non fu mai consumato, non ci perdiamo nelle varie ipotesi più o meno veritiere e sui motivi per cui i due sposi non ebbero mai rapporti, questo libro è sicuramente interessante perché ci accompagna per mano in un'epoca che sembra così lontana, ma che affascina ancora moltissimi lettori. E soprattutto ci racconta la storia di una donna che si è ribellata in un periodo storico in cui valeva poco o niente.
L'autrice racconta l'intera esistenza di Effie e anche di quello che successe dopo l'annullamento del matrimonio con Ruskin, la donna si risposò con il pittore preraffaellita John Everett Millais con cui ebbe ben otto figli.
Nonostante tutto Effie è rimasta sempre nelle mente degli inglesi, contemporanei a lei, come Mrs Ruskin anche quando si risposò con Millais; è stata al centro delle maldicenze e dei pregiudizi della gente nei suoi confronti. Lo scandalo che aveva creato quando nel 1854 ha lasciato il primo marito, non si è mai del tutto placato.
Effie era una ragazza che aveva molti corteggiatori, questo ce lo dice Elizabeth Gaskell, sì avete letto bene, le due si conoscevano perchè frequentavano la Byerley’s School, ma alla fine la scelta ricadde su Ruskin.
"Effie non amava John, però lo ammirava, Il suo interesse per lei la lusingava"
Il matrimonio con Ruskin non fu affatto facile, sia per la continua intrusione dei suoceri di Effie che per il pessimo carattere che aveva John.
"Nel matrimonio di Effie c'erano quattro persone: la giovane coppia e i vecchi Ruskin".€€
John era un uomo di grande talento però era molto solitario, era molto concentrato sul suo lavoro, sulla realizzazione di sè, non è mai riuscito ad andare contro i suoi genitori.
I vecchi Ruskin, come scrive l'autrice, consideravano Effie una bambina viziata e capricciosa, per il suo essere così poco accondiscendente e ribelle.
Effie, aveva dalla sua parte i suoi genitori ai quali scriveva molto spesso e anche grazie al loro aiuto, riuscì a scappare da quel matrimonio sbagliato.
La donna cadde in una forte depressione, che le causava molti problemi fisici oltre che la perdita dei capelli.
La protagonista ad un certo punto aveva capito che sia Ruskin che i suoceri, la volevano far passare per pazza e sapeva bene cosa significava per una donna a quell'epoca e quindi dovette agire in fretta prima di perdere la "partita". E lei la vinse, anche se, in un certo senso, la sua scelta e la sua ribellione non venne capita da molti suoi contemporanei.
La stessa Gaskell, sostenne Ruskin e non capì quello che successe con Effie, lei probabilmente aveva una visione diversa da quella che oggi abbiamo su questa storia.
L'autrice ricostruisce la storia di Effie grazie ad alcune lettere che nel 2009 riuscì a leggere, era la fitta corrispondenza tra la donna e i genitori e fu questa fu la base per scrivere questa biografia.
Nella copertina, della mia edizione, c'è il dipinto dal titolo "Portait of a girl" è di John Everett Millais e raffigura Sophie Gray la sorella di Effie.
L'autrice riesce con la sua scrittura a farci entrare nella vita di Effie, a raccontarci l'intera sua storia senza omettere nulla, senza romanzare nessun passaggio.
All'inizio il libro parte dal 1854 e dal momento in cui Effie lascia il marito, poi invece facciamo un passo indietro e torniamo all'infanzia della protagonista e l'autrice divide i capitoli per argomenti andando in ordine cronologico.
La ricostruzione storica e la ricerca per scrivere questo testo è stata sicuramente molto accurata, ma in alcuni punti l'ho trovata molto pesante, ricchi di dettagli forse anche troppo.
La scrittura dell'autrice è stata il più grande ostacolo che ho incontrato, sebbene complessivamente il libro mi sia piaciuto e il tema mi ha interessato, ho trovato che la lettura sia stato poco scorrevole e ho trovato che questo testo sia stato anche troppo dettagliato e descrittivo.
Gli ultimi capitoli sono stati sicuramente i più difficili da leggere, a mio avviso i meno riusciti del testo.
Un libro che consiglio a chi vuole approfondire la vita di Effie Gray ed è un appassionato dell'epoca vittoriana, altrimenti credo che il testo non possa essere apprezzato.

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Storia e biografie
 
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3.0
Approfondimento 
 
4.0
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    06 Dicembre, 2020
Top 50 Opinionisti  -  

CHARLES DICKENS UOMO E SCRITTORE

Non ho mai letto nulla di Dickens e partire dalla biografia mi sembrava una buona idea, invece la lettura di questo testo è stata veramente difficile.
Questo libro è sicuramente frutto di molte ricerche, di anni di studio dedicati a scoprire il Dickens scrittore, uomo, figlio e padre; ci sono molti riferimenti alle sue opere all'interno della biografia, inoltre vengono nominate moltissime personalità di spicco dell'epoca con le quali Charles interagisce, ha un rapporto di amicizia e/o lavorativo.
Oltre all'amico Wilkie Collins, c'è anche qualche pagina dedicata alla mia amata Elizabeth Gaskell.
E' un testo accurato e molto dettagliato che ci fa conoscere Dickens a 360 gradi, prima come bambino, poi adolescente e infine uomo.
Probabilmente l'avrei apprezzato maggiormente se avessi prima letto alcuni suoi romanzi, quindi sconsiglio la lettura a chi non ha mai affrontato nulla dell'autore.
L'autore parte dall'infanzia di Dickens analizzando il difficile rapporto con il padre che fu arrestato come debitore insolvente, i primi anni di lavoro nella fabbrica di scarpe, il suo primo amore tormentato, fino al matrimonio con Catherine. I primi libri, i primi successi, la nascita dei suoi figli insomma conosciamo Dickens, prima che diventi il grande Charles Dickens e anche quello che succede dopo.
Dickens era un uomo molto impegnato, si dedicava a moltissimi progetti, al suo giornale, alla sua attività di scrittore e trascurava un po' la sfera privata.
Oggi lo conosciamo come il maggiore scrittore dell'epoca vittoriana, se non, come uno dei maggiori autori inglesi di tutti i tempi, ma come uomo non si è comportato molto bene, prima nei confronti della moglie e poi nascondendo l'amante.
Un amore quello con Ellen Ternan, giovane attrice, travolgente, appassionato ma da tenere segreto per non incorrere nel giudizio bigotto della società vittoriana e visto il successo che aveva Dickens all'epoca non si poteva permettere uno scandalo. Tutti sapevano e lui negava.
La lettura di questo libro è andata avanti tra alti e bassi, diciamo che all'inizio il racconto della sua vita era molto interessante mentre poi il tutto è diventato molto pesante e lento, probabilmente i molti dettagli e le informazioni che ci vengono date sono sicuramente troppe per un lettore "non esperto" di Dickens. Quando infatti vengono accennate alcune opere dell'autore, ci sono dei collegamenti che si possono capire solo se si conosce il libro che viene citato.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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4.0
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4.0
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    26 Novembre, 2020
Top 50 Opinionisti  -  

UN LIBRO CHE NON TI ASPETTI

Mi sono avvicinata da poco alla letteratura giapponese, non sapevo cosa aspettarmi da questo libro ma ne sono rimasta letteralmente folgorata, sia dalla trama che dallo stile dell'autrice.
La Kirino è riuscita a creare una storia molto appassionante, cruda, ma sincera delineando quattro donne in maniera verosimile e riuscendo a far entrare il lettore nel vivo della narrazione, sorprendendolo e sconvolgendo. Quello che rimane a fine lettura sono delle sensazioni contrastanti, di stupore, di rabbia, di rassegnazione ma sono consapevole del fatto che è un libro che non dimenticherò.
Tutto ruota attorno alla fabbrica di cibi precotti dove le quattro protagoniste lavorano e svolgono il turno di notte, è una sorta di inizio e di fine della storia, è il punto dove le donne si ritrovano e dove decidono di compiere un viaggio verso l'ignoto, dove non ci sarà il biglietto di ritorno. La scelta di una di loro determinerà una serie di eventi a effetto domino che sconvolgerà la vita di tutte loro.
Le quattro casalinghe di Tokyo sono delle donne molte diverse, nell'intreccio narrativo spicca Masako, un personaggio molto complesso da capire, ma che farà da "collante" alla storia; una donna determinata, fredda, sempre lucida nella sua follia, senza scrupoli e senza nulla da perdere. Un personaggio delineato in maniera convincente, che sconvolge nel suo infinito autocontrollo in ogni tipo di situazione.
Yoshie, grande lavoratrice, vedova che vive con la suocera intrappolata in una casa e in una vita che non le appartiene più, è sempre al verde e deve riuscire a far quadrare i conti, senza nessun aiuto.
Yayoi, la più bella del gruppo, giovane trentacinquenne che sta vivendo un momento difficile del suo matrimonio e ha due figli piccoli.
Kuniko, la più giovane del gruppo, forse anche più ingenua e meno leale delle quattro, con lei ho da subito provato un'antipatia immediata, si considera meno degli altri perché è in sovrappeso ed è una malata di shopping compulsivo.
"Aveva il cuore in tumulto, stava perdendo il senso della realtà.Riconobbe che guardare e toccare un morto era assolutamente qualcosa di contrario alla natura umana. "
All'inizio il lettore viene a conoscenza di un evento molto grave che avrà delle ripercussioni sul resto del libro, ci sono delle scene molto forti che sicuramente non sono adatti a tutti, l'autrice ha una capacità sicuramente notevole nel descrivere le varie situazioni che accadono, tanto che incutono terrore e ansia a chi sta leggendo. Tanto più se vi capiterà di leggerlo di sera, d'inverno e con la pioggia.
Le donne sono le protagoniste del libro: fragili, forti, spietate, arriviste, umiliate, derise ma anche che feriscono e possono essere diaboliche.
Il denaro è l'altro elemento che unisce tutti i personaggi, sono i soldi che cambiano il corso degli eventi, che fanno commettere dei gesti estremi, che cambiano in meglio o in peggio la vita delle persone.
"Due individui sulle sponde opposte di un grande fiume, separati da nere acque profonde che non sarebbero mai riusciti ad attraversare. Non avrebbero camminato più sulla stessa sponda, perchè lei non l'avrebbe mai perdonato."
Lo stile e il modo di scrivere della Kirino sono semplici ma molto diretti, la sua narrazione coinvolge e appassiona il lettore nonostante la mole del libro, quasi settecento pagine, il romanzo scorre via veloce e alla fine il lettore è consapevole di aver fatto una vera e propria esperienza di lettura.
"Non doveva tradirsi, a nessun costo. Doveva arrivare fino in fondo, da sola. Non poteva scoprire il più piccolo lato debole, tutto doveva rimanere nascosto."
Non conoscendo molto la cultura giapponese, ne sono rimasta affascinata e ho apprezzato che alcuni termini siano stati spiegati nel corso del testo.
Consiglio questo libro perché è una lettura che fa riflettere, nonostante sia stato scritto nel 1997 è ancora molto attuale, anche se non rientra nella vostra confort zone è un romanzo che dovreste prendere in considerazione, che lascia qualcosa al lettore che decide di intraprendere questo viaggio.
Non sarà l'ultimo libro che leggerò della Kirino.


















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ALI77 Opinione inserita da ALI77    26 Novembre, 2020
Top 50 Opinionisti  -  

Si SALVA SOLO L'AMBIENTAZIONE

Questo giallo era nella mia libreria da molto tempo, la trama e l'ambientazione mi avevano incuriosita molto, ma questo libro si è rivelato una vera e propria delusione.
La storia parte con il ritrovamento di un cadavere avvolto in una rete da pesca, è un uomo e il suo nome è Kristen Berggren. A capo delle indagini ci saranno Margit Grankvist e Thomas Andreasson, anche se sarà quest'ultimo a seguire sul campo gli sviluppi dell'omicidio. Siamo a fine agosto e grazie a Thomas che condurrà le azioni della polizia, Margit potrà così godersi le vacanze con la sua famiglia.
Ad aiutare Thomas a trovare il colpevole, si unirà un po' per caso anche Nora, una vecchia amica d'infanzia dell'uomo che sta trascorrendo le vacanze sull'isola di Sandhamn, luogo dove è stato ritrovato il cadavere.
Questo libro è il primo di una serie composta da nove romanzi, tutti ambientati sull'isola di Sandhamn.
L'idea di partenza è buona, però l'autrice non ha creato un intreccio narrativo convincente anzi ha messo assieme personaggi e fatti che si sono uniti in maniera del tutto casuale, senza un senso logico. Il ritrovamento di alcuni indizi e la soluzione del caso, avverrà solo grazie alla fortuna.
Thomas è un commissario imperfetto, molti lo sono nella narrativa crime, qui l'autrice però lo tratteggia in maniera davvero antipatica, sembrava quasi imbambolato, in attesa di un'intuizione che non arriverà mai. La sua storia personale è davvero triste, però il continuare a ripeterlo non aiuta di certo il lettore che già è annoiato dalla narrazione e si trova anche ad essere indifferente di fronte a quello che è successo all'uomo. Forse era un modo dell'autrice per suscitare un po' di compassione e di comprensione nei confronti del personaggio di Thomas? Ma non ci è proprio riuscita...anzi ha creato l'effetto contrario.
Non mi sento di giudicare la sofferenza altrui però non è nemmeno giusto che l'autrice "utilizzi" questo evento drammatico per giustificare il comportamento di Thomas che ho trovato poco professionale.
Nora, è una donna sull'orlo di una crisi matrimoniale, è un personaggio facilmente trascurabile dal mio punto di vista, probabilmente il suo ruolo sarà funzionale ad ulteriori sviluppi nei prossimi libri, Invece, suo marito Henrik, è un uomo detestabile e insensibile nei confronti delle aspirazioni della moglie.
E' un giallo? No.
E' un thriller? No.
E' un semplice libro di narrativa contemporanea che aspira ad essere un giallo ma non ci arriva nemmeno lontanamente e pregerei le case editrici di smetterla di scrivere e di paragonare certi libri, tipo questo, ad autori come Camilla Lackberg, che non centrano nulla con questo libro.
La narrazione è piatta, senza emozione, senza colpi di scena o suspense, verso la fine c'è un piccolo guizzo di luce in fondo al tunnel ma è troppo debole per non gridare al disastro più totale.
Oltre alla mancanza della vera tensione che dovrebbe avere un libro crime, qui manca proprio la capacità dell'autrice di creare dei personaggi verosimili e con un approfondimento psicologico degno di questo nome.
L'unica cosa che ho apprezzato è l'ambientazione, l'isola di Sandhamn che mi piacerebbe andare a visitare un giorno, una località di villeggiatura sul Mar Baltico della Svezia sud-orientale.
Non consiglio la lettura di questo libro, non continuerò la serie di questi "finti" crime e se siete interessati su Prime video c'è la serie ispirata a questi romanzi, la prima stagione è incentrata su questo giallo.
Un vero disastro, una delusione totale.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    11 Ottobre, 2020
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UN CLASSICO DA LEGGERE

Questo libro mi ha colpito moltissimo, un romanzo breve ma molto intenso che sicuramente richiederebbe un maggiore approfondimento.
"Tutte le volte che ti viene da criticare qualcuno" mi ha detto "ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai tu."
Ci troviamo nella New York dei ruggenti anni venti, che l'autore descrive in tutta la sua bellezza sia positiva che negativa; anni di ritrovato benessere e di pace dopo la fine della prima guerra mondiale. Gli americani erano molto provati dalla crisi economica e dagli effetti che il conflitto aveva avuto sulle persone.
Ma Fitzgerald si sofferma nel raccontarci gli americani ricchi, tra le loro ipocrisie, le spese folli e i pregiudizi della società, ma in particolare approfondisce il contrasto tra chi è nato in una famiglia benestante e lo è da generazioni e chi invece è diventato ricco in seguito, come Gatsby, il protagonista della storia.
L'obbiettivo di Gatsby è quello di riconquistare Daisy, incontrata prima della guerra e mai dimenticata; tutto quello che fa è solo e unicamente per lei, le grandi feste, lo sfarzo non sono per aumentare il proprio ego ma per attirare l'attenzione della ragazza.
"Non si può rivivere il passato?" esclamò incredulo. "Certo che si può!"
Sicuramente Gatsby la ama alla follia, probabilmente anche riconquistarla può essere una sorta di "rivincita" nei confronti della società che non vede di buon occhio i nuovi ricchi, anche se io vedo nell'autore una sorta di denuncia sociale, come a farci notare quanto fossero "indietro" gli americani dell'epoca e non accettassero il diverso. E' una mia visione sicuramente sbaglierò, certo Fitzgerald ci descrive e ci racconta solo quello che ci vuol far vedere, il resto lo dobbiamo intuire.
Gatsby è ancorata al passato, al ricordo e all'immagine che lui si era fatto di Daisy ma che non corrisponde alla realtà.
Daisy è odiosa, frivola, stupida e priva di sentimenti e non ama Gatsby; quando si rincontrano è sicuramente affascinata dalla sua ricchezza, dall'uomo che è diventato ma non alla persona, al ragazzo che aveva conosciuto anni fa.
"Un mondo nuovo, materiale senza essere reale, dove poveri fantasmi, respirando sogni come aria, vagavano a caso... come quella figura cinerea e fantastica che scivolava verso di lui tra gli alberi amorfi."
Non conosco l'autore, questo è il primo libro che leggo di Fitzgerald, quindi probabilmente avrò detto un sacco di cavolate, questo libro mi è piaciuto, capisco anche che non sia facile per alcuni questa lettura, però credo sia necessaria nel bene o nel male. Al dì là del gusto personale andrebbe letto questo libro.
La mia difficoltà è stata la parte iniziale, ma dopo poche righe ero già dentro alla storia.
Non posso non riconoscere che l'autore scrive divinamente, ci sarebbero molte citazioni su cui varrebbe la pena soffermarsi e inoltre ci ha lasciato una testimonianza importante e un ritratto vivido del mondo in quegli anni.
Questo libro passerà i secoli e rimarrà sempre un classico intramontabile.
Da leggere almeno una volta nella vita!

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    11 Ottobre, 2020
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THRILLER GIAPPONESE

Al centro del romanzo c'è il delitto di Yoshitaka Mashima, manager di successo, sposato da un anno con Ayane, famosa designer di trapunte patchwork.
L'autore non approfondisce molto la psicologia o il passato dei personaggi principali, ma punta l'attenzione sulle indagini e sullo scoprire il modo in cui è stato ucciso Yoshitaka.
Probabilmente non lo definirei un thriller ma una sorta di romanzo giallo.
Lo stile è lento, alcuni capitoli girano attorno allo stesso punto, sembra quasi che le indagini non portino a nulla, un caso all'apparenza irrisolvibile.
Devo dire che la narrazione così lenta non mi è dispiaciuta perchè volevo capire come era stato progettato e realizzato il delitto, in più ho cercato anche di entrare nella cultura giapponese che mi affascina molto. Noi occidentali siamo molto diversi, anche nel modo di scrivere i romanzi.
"Ma il cielo, per farle un dispetto, gliel'aveva negato. Non aveva altra scelta, Ayane ci aveva rinunciato e si era rassegnata. Credeva che anche suo marito si fosse messo il cuore in pace."
L'autore forse si sofferma troppo nel raccontarci le ipotesi della realizzazione del delitto, portandoci a ogni fine capitolo a ricominciare tutto daccapo, perché i pochi indizi che c'erano non portavano a nulla.
Il lettore intuisce chi sia il colpevole, ma spera sembra in un colpo di scena che però non arriva. La soluzione del delitto sorprende, anche se l'ho trovata un po' forzata e contorta ma in un qual modo geniale.
La cosa che ho apprezzato meno sono stati i personaggi, in particolare il detective Kusanagi non mi ha colpito molto, l'ho trovato poco professionale, molto concentrato sull'interesse che provava per la moglie della vittima, Ayane.
Un romanzo che non mi ha annoiata, una lettura piacevole ma nulla di più.
Questo libro fa parte di una serie, secondo Goodreads questo è il quinto libro, ma essendo una storia autoconclusiva leggendolo non si ha la percezione che manchi qualche passaggio, che magari era descritto nei romanzi precedenti.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    29 Settembre, 2020
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UN LIBRO SCONTATO E BANALE

Questo libro non mi ha convinta e ho trovato che la storia sia molto piatta e con pochi colpi di scena.
In questo testo regna la positività, l'amore, le buone intenzioni, non che sia sbagliato per carità, ma tutto è portato all'eccesso. Una storia troppo dolce, troppo romanzata, manca di verosimiglianza con la realtà della vita e anche i personaggi sono poco approfonditi.
Lolly è la protagonista del romanzo, assieme alla figlia Arden e alla nipote Lauren.
La trama all'inizio mi aveva incuriosito, tutto parte da un braccialetto e da alcuni ciondoli che hanno un significato importante per le tre donne e l'autore ci racconta la storia che c'è dietro ad ogni singolo ciondolo.
No, non ho sbagliato, Viola Shipman è lo pseudonimo di Wade Rouse, la scelta di questo nome è un omaggio alla nonna di Wade, con cui lui ha avuto un rapporto molto stretto.
Uno dei temi principali del libro, sono i rapporti genitori-figli e nonni-nipoti, ma è proprio Lolly, il personaggio principale, che non mi ha convinta. Nella sua vita ha sempre pensato prima a se stessa che alla figlia, è una donna libera e indipendente ma facendo così ha sicuramente messo in ombra Arden. Lolly, non è più la stessa di un tempo e ha scoperto di avere una malattia che la porterà alla demenza e la figlia e la nipote decidono di rimanere con lei ad aiutarla.
Arden, la figlia di Lolly, è una giornalista e una mancata scrittrice, è molto insicura e diffidente, probabilmente perché la personalità della madre l'ha sempre un po' limitata.
Lauren, vorrebbe fare l'artista ma asseconda il volere della madre studiando economia, è insicura e ingenua e sta sprecando il suo talento, forse uno dei personaggi migliori; peccato che anche in questo caso non sia stata approfondita molto.
L'idea di raccontare la storia e il significato dei ciondoli non è male, ma a lungo andare l'alternanza dei capitoli al presente e al passato mi ha stancata.
Il titolo originale "The Charm Bracelet" era sicuramente più adatto della traduzione che è stata fatta in italiano, infatti il vero protagonista della storia è il braccialetto e i suoi ciondoli.

Purtroppo non avendo avuto un rapporto così idilliaco con i nonni, non sono riuscita a trovare quell'emozione nella storia, è sicuramente stato un mio limite.

"Nella testa le echeggiarono le parole del biglietto: «Ricorda, ogni tanto tutti dobbiamo IMPAZZIRE un po' per trovare la felicità.»"
Però devo essere anche sincera: la trama è sviluppata male, la narrazione è molto piatta, non succede poi molto, il libro poteva finire prima o continuare ma non sarebbe successo comunque nulla. Forse, come dicevamo nel gruppo di lettura, ci aspettiamo sempre quella drammaticità in un libro e quando non c'è, sembra che manchi qualcosa, come se in una pasta non abbiamo messo il sale e risulta insipida.
La vita non è mai solo rosa e fiori, questo libro assomiglia più a una favola.
Ci sono delle cose positive però, è un testo che si legge molto velocemente, i capitoli sono brevi e il messaggio che c'è dietro al libro è sicuramente importante, che è quello di non dare per scontato gli anziani o le persone che sono sole e di trovare del tempo per stare con loro.
Per il resto il libro è molto scontato, prevedibile, con poca emozione e la storia poteva dare di più, non voglio essere cinica ma un uomo non può sapere cosa prova una donna; per questo diffido sempre dagli autori maschili che mettono come protagonista una voce femminile, non sarà mai del tutto veritiera.
Io non lo consiglierei, non è un genere vicino ai miei gusti, ma se vi piacciono le storie molto romanzate, allora vi potrebbe interessare.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    28 Settembre, 2020
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UN LIBRO INGIUSTAMENTE DIMENTICATO

Elizabeth Gaskell non delude le aspettative anche questo romanzo breve è stata una piacevole lettura, in questa storia ritroviamo i temi cari alla Gaskell come il rapporto genitori-figli, la religione, l'ambientazione come parte integrante della narrazione, il ruolo della donna nella società dell'epoca.
La casa nella brughiera che dà il nome all'opera, è la residenza dei Browne e la Gaskell inizia a descriverci proprio questo cottage, lì vivono Maggie e Edward con la loro madre, vedova di Mr Browne, che era il curato di Combehurst.
Questa casa isolata nella campagna inglese sembra quasi un dipinto, un'opera d'arte disegnata sulla tela, tanto bella quanto irreale e idilliaca e come ci spiega l'autrice, era come una "delle casette delle fiabe tedesche ambientate nella foresta".
Almeno fino a un certo momento quanto la fiaba non avrà il suo lieto fine.
I Browne hanno come vicini i Buxton formato da Mr e Mrs Buxton. il figlio Frank, la cugina Erminia.
Questo romanzo è pervaso dalle contrapposizioni, le donne verso gli uomini, Frank e Edward e i Browne contro i Burton.
Partiamo dai Browne, Edward è il figlio prediletto, la madre lo difende a spada tratta in ogni situazione e fino alla fine lo preferisce a Maggie. Lo giustifica sempre, probabilmente in alcuni punti del romanzo penso che sia stata la stessa Gaskell a parlare e non il personaggio; sappiamo bene che per superare la scomparsa dell'unico figlio maschio iniziò a scrivere e ne fece diventare una professione.
"Sua madre nutriva un certo rispetto per lei, e da lei dipendeva enormemente. pur tuttavia non si può dire che fosse affetto quello che provava nei suoi confronti, O, se lo era, si trattava di un serntimento blando e indolente se comparato al profondo amore e al gioioso orgoglio che nutriva per Edward."
Edward è arrogante, egoista, presuntuoso e interessato solo al denaro, passa un periodo lontano da Combehurst per studiare e quando ritorna invece di seguire le orme del padre e diventare un curato, decide di fare l'avvocato. Ma il suo carattere non è migliorato anzi, anche Maggie lo nota.
" [...] I difetti di suo fratello, non poté fare a meno di notare Maggie, si rafforzarono e crescevano assieme a lui."
Edward nonostante tutto questo, tratta anche male la sorella non la considera come un essere umano, ma una persona da "manipolare" a suo piacimento e per raggiungere i propri scopi.
Maggie, la sorella di Edward, è una ragazza umile e molto religiosa, incapace di odiare qualcuno, purtroppo è cresciuta in una famiglia modesta e soprattutto con la madre che non la considera all'altezza del fratello e che le continua a ripetere come si deve comportare e cosa può fare una donna rispetto a un uomo. Ho apprezzato molto la sua fermezza nel rivendicare e nel seguire i propri sentimenti.
"«Vedi, Maggie, un uomo ha bisogno di essere istruito per diventare un gentiluomo. Invece, se una donna sa come si gestisce una casa, quesro è tutto ciò ch le viene richiesto di apprendere. Perciò il mio tempo ha più importanza del tuo. Mamma dice che andrò al collegio e diventerò un pastore. Per questo devo portarmi avanti col latino.»
Frank è un uomo buono e umile e aveva tutte le capacità per aspirare a una posizione importante nello Stato o nella Chiesa, ma quello che lo frena è la sua timidezza. Per il padre Mr. Buxton, quindi l'unica cosa da fare è un matrimonio "conveniente", con una ragazza che ha una buona posizione nella contea e che desse maggiore lustro al suo nome. Ecco perchè, lui non accetta che il figlio si sia innamorato di Maggie e che la voglia sposare.
"La cosa peggiore era che Maggie non aveva in sè alcuna colpa, sebbene non possedesse le doti che lui ricercava nella moglie di suo figlio."
Mr. Buxton è il personaggio che mi ha sorpreso di più, ha un'evoluzione credibile, all'inizio sembra un signorotto di campagna un po' ingenuo e anche se non lo fa apposta ostenta la sua ricchezza, poi cambia improvvisamente a causa della decisione del figlio di sposare Maggie e poi verso la fine si dimostra una persona completamente diversa.
Sebbene, questo libro sia un romanzo breve i colpi di scena non mancano e la Gaskell non delude il lettore, cercando sempre di raccontare una storia verosimile e molto scorrevole.
Rispetto ad altri romanzi credo che il finale sia un po' romanzato e che alcuni personaggi dovevano essere approfonditi di più, quali Erminia o lo stesso Frank.
Una lettura ingiustamente dimenticata per anni, ma che a me è piaciuta moltissimo, nonostante sia un romanzo breve la storia e i personaggi principali mi sono entrati nel cuore.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    28 Settembre, 2020
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DUE RACCONTI DRAMMATICI

Lizzie Leigh, è il titolo del primo racconto, è stato pubblicato nel 1850 nella rivista di Dickens "Household Words", è una storia drammatica che ha al centro della vicenda Lizzie, una ragazza che a 17 anni lascia la sua casa in campagna, nella fattoria di Upclose, per andare a servizio in città. Il padre la riteneva troppo viziata per rimanere con loro e doveva contribuire all'economia della famiglia. Poco dopo, la ragazza rimane incinta, questo fatto è una vergogna e un disonore per la famiglia, tanto che James, il padre, non la considera più sua figlia e la lascia da sola in una città sconosciuta e verso un destino crudele.
"E se lei avesse appreso l'oscuro segreto sulla vergogna di sua sorella, che le continue ricerche notturne della madre tra i reietti e gli emarginati gli ricordavano sempre, non si sarebbe Susan ritratta da lui con disgusto, come se fosse infangato da questa relazione involontaria? "
Il libro si apre con la morte di James e la moglie Anne, che decide di andare a trovare la figlia, lascia la fattoria e va a cercarla. Il figlio maggiore William non è d'accordo con la madre, non gli interessa ritrovare la sorella o aiutarla.
William, sebbene sia corrispondente all'uomo vittoriano, disprezza la sorella, ha una rabbia dentro che cova da tempo, probabilmente influenzato dal padre o dalla società dell'epoca. Dopo che la ragazza diventa una donna perduta, nella fattoria non si poteva nemmeno pronunciare il suo nome, ma probabilmente in quel periodo era normale fare una cosa del genere.
Susan, è un ragazza che William conosce a Manchester, quando la madre decide di andare in città a trovare la sorella, è un anima pura, devota, timida, riservata, anche questo è un tipico personaggio dell'epoca vittoriana, forse il più buono del racconto.
Lizzie, la protagonista, non viene approfondita come personaggio, sono poche le pagine per conoscere a fondo la sua storia, i suoi sentimenti, quello che ha provato da sola e incinta senza un marito, in una città sconosciuta. La troviamo distrutta, provata dalla vita che le ha mostrato subito il peggio, probabilmente dedita al mercimonio per salvare se stessa e sua figlia.
Un racconto che nonostante i temi trattati, non ci viene raccontato in maniera melodrammatica, ma ti colpisce dritto al cuore, una botta emotiva fortissima che ti rimane dentro inevitabilmente.
In entrambe le storie ricorrono i temi cari alla Gaskell: rapporti genitori-figli, la religione l'ambientazione che non fa solo da contorno ma che si integra alla storia e al centro della vicenda c'è la storia di persone emarginate dalla società. Ma ancora la discriminazione della donna, l’amore materno, il sacrificio, il perdono e la morte.
Il pozzo di Pen Mortha è un racconto drammatico, il pozzo è il luogo dell'inizio e della fine di tutta la storia, prima la felicità e la speranza in un futuro migliore e poi l'inevitabile distruzione e la fine.
Nest. è la ragazza più bella del vilaggio di Pen- Mortha, il suo sorriso incanta tutti fino a quando non decide di sposarsi con Edward Williams, che ha una fattoria proprio lì vicino.
Ma il dramma è dietro l'angolo e il lettore ne è consapevole, ma questo dà ulteriore merito alla scrittura della Gaskell, che riesce a emozionare con le sue storie, a farci capire cosa provasse Nest e la madre durante i vari momenti della narrazione.
In entrambi le storie, la figura della madre, prima Anne e poi Eleanor, è molto forte e soprattutto sono donne che farebbero di tutto per rendere felici le loro figlie, si sacrificano, si arrabbiano, si mettono in ridicolo.
Trovo che la Gaskell riesca a coinvolgere e ad appassionare il lettore, anche se parliamo di un racconto o di un romanzo breve, non è un'autrice banale ma è un'appassionata scrittrice che vuole mettere in luce temi di cui all'epoca si parlava poco, come le fallen woman, gli operai, la condizione delle donne. Lei denunciava in un qual modo quello che alla sua epoca non considerava giusto, probabilmente essendo borghese e sposata lo poteva fare, ma ha avuto un gran coraggio.

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gli altri racconti e romanzi brevi e lunghi di Elizabeth Gaskell
se mi piace l'epoca vittoriana
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Romanzi storici
 
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    27 Settembre, 2020
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SENZA INFAMIA SENZA LODE

"Troppi di loro non erano felici, tutti persi dietro qualche sogno impossibile... e poi... Dio santo, quello che ho visto è stato terribile..."
Inizio così la mia recensione con una frase che a mio avviso è molto significativa, al suo interno racchiude alcuni dei punti più importanti del libro: l'infelicità, il raggiungimento di un sogno e il soprannaturale e il leggere il futuro nelle carte.
Partiamo però dall'inizio, la famiglia è il punto cardine della storia, i Casadio sono particolari, stravaganti, bizzarri e a volte talmente strani da sembrare quasi irreali.
Il libro ripercorre le vicende di questa famiglia dal 1800 al 1970 circa, quasi duecento anni di vita condensati in un piccolo volume; la storia si svolge a Stellata un paese che incrocia il Veneto, la Lombardia e l'Emilia, nel cuore della Pianura Padana e vicino al Po.
Sì, probabilmente le pagine sono troppo poche per descrivere al meglio tutti i personaggi che l'autrice ci presenta, alcune storie si esauriscono in poche pagine mentre altre prendono più spazio. Non c'è una vera e propria trama principale ma una serie di subplots, dove ci viene raccontata la vita di alcuni dei discendenti di Giacomo Casadio e Viollca Toska.
Tutto parte da loro, dall'incontro del solitario e taciturno Giacomo con la zingara Viollca, il loro matrimonio farà partire la storia di questo libro e divideranno i Casadio in due categorie: i sognatori quelli con gli occhi e i capelli chiari e i sensitivi quelli con dei tratti del viso più scuri.
Viollca è molto diversa da Giacomo, ha delle tradizioni e una cultura molto lontana da quella del marito, radicata in anni di storia del suo popolo che oggi chiamiamo semplicemente Rom. La donna, va contro la sua famiglia per aver sposato un gagè ( in lingua romanì sta a indicare "gli altri") però, durante il matrimonio, non cambia se stessa o le proprie convinzioni. Lei prepara degli intrugli con erbe e radici e si dedica ad alcuni rituali per togliere il contaminato marhime; come se l'ordine e la pulizia della casa fossero responsabili dei problemi o dell'infelicità del matrimonio con Giacomo. Pertanto, tutto doveva essere pulito con accuratezza, come se ci fosse una netta divisione tra l'interno puro e simbolo di unione famigliare e l'esterno contaminato, sporco e pieno di insidie. Viollca aveva una vera e propria paura dell'impurità e per questo non toccava i rifiuti o non lavorava nei campi. La donna leggeva i tarocchi e vedeva delle cose spaventose nel futuro dei Casadio. Su questo ultimo punto, non sono del tutto sicura che i rom leggessero il futuro, sono andata ad approfondire e ho trovato degli articoli contrastanti a riguardo; quindi rimango perplessa su questo punto.
In realtà l'elemento del realismo magico è presente in questa storia, la stessa autrice lo dice, lei stessa ammette di essere stata influenzata dagli autori latino-americani che conosce bene, anche se sinceramente nel nord Italia non ne avevo mai sentito parlare. Io sono veneta e non mi sono riconosciuta, se non in parte, nelle storie di questa famiglia, tutto quello che mi è stato raccontato dai parenti più anziani mi ha dato una visione differente del passato. Posso trovarmi d'accordo con la parte in cui l'autrice ci parla delle travagliate storie d'amore, di matrimoni infelici, di amanti e di tradimenti anche tra persone insospettabili, molti segreti sono rimasti sepolti per anni, per evitare uno scandalo. Nei piccoli paesi si parla molto e le malelingue sono sempre in agguato e possono anche raccontare delle dicerie che alla fine non si rivelano veritiere. Ma era lavoratori umili e instancabili, dove non c'era possibilità di studiare, dove si viveva di quello che la terra riusciva a donare, dove lo spazio per i sogni era impossibile.
Per rendere l'idea dell'epoca e delle tradizioni trovo che sia stata vincente l'idea di inserire delle frasi in dialetto, che oggi in famiglia si parla ancora, almeno in Veneto è di uso comune.
Ho apprezzato l'enorme lavoro di ricerca che l'autrice ha fatto per inserire questi personaggi in un contesto storico credibile, attraverso le storie di alcuni componenti della famiglia ripercorriamo anche una parte della storia italiana. Sono andata a verificare alcuni fatti e date per capire se effettivamente corrispondevano. Inoltre, la Raimondi introduce alcuni argomenti importanti che non vengono sempre approfonditi: l'istruzione infantile, l'emigrazione verso le Americhe, la fede religiosa e l'aborto.
La cosa che più mi ha colpito e per la quale sono arrivata a dare una valutazione media è stata l'ambientazione, Stellata, un piccolo borgo situato a ridosso del fiume Po, fin dal Medioevo punto strategico di difesa contro i tentativi di conquista di Venezia e di Milano. Stellata non è un paese di fantasia ma esiste veramente ed è situato in provincia di Ferrara. Questo luogo viene descritto in maniera vivida e verosimile, è il posto dove vediamo e leggiamo la storia di tutti i Casadio fino ai giorni nostri.
Posso dire che sia la famiglia, che Stellata sono i due punti cardine della narrazione.
Il punto debole del romanzo sono i moltissimi personaggi, vuoi per i quasi duecento anni che ci vengono raccontati, vuoi perché è impossibile provare empatia per tutte queste persone. Sono davvero tanti anche per una saga famigliare. Le storie che mi hanno coinvolto di più sono state quelle di Achille e Angelica, quella di Adele e quella di Neve. L'autrice riesce però a trovare il giusto equilibrio, non fa confusione tra le varie vicende, questo denota un grande lavoro di anni e anni di scrittura e revisione, che io non posso negare o non considerare.
In realtà qui stiamo parlando di un romanzo con una storia completamente inventata, la stessa autrice lo ha detto in un'intervista, Viollca è un personaggio che la Raimondi inserisce nel libro ma non ha prove certe della presenza dei rom nelle famiglie del nord Italia. Sappiamo che nella Pianura Padana sono passati alcuni zingari, precisamente tra il 1417 e il 1430, infatti in quel periodo, dall’Italia all’Olanda, ci furono molte compagnie di pellegrini che si chiamavano“egiziani” e che transitarono e si stabilirono nel nostro paese.
Un'altra cosa che non mi ha convinta è il prologo, a mio avviso troppo lungo e poco coinvolgente, se avessi letto questa parte iniziale in libreria o in qualsiasi sito, non avrei preso in considerazione la lettura del romanzo, essendo un biglietto da visita importante mi sarei aspettata qualcosa di più.
Lo stile dell'autrice è semplice, pulito e lineare, la narrazione è molto scorrevole ma l'ho trovata piatta senza grandi colpi di scena; la Raimondi scrive bene, lo si percepisce tra le pagine però manca qualcosa per riuscire a consigliare questo libro.
Il realismo magico che dicevo all'inizio non è troppo marcato, ripeto io non l'ho mai sentito qui al nord Italia, mi sembra molto lontano dalle nostre tradizioni che non credono ai tarocchi o agli indovini, quindi su questo punto continuo a rimanere perplessa.
Possiamo dire che questo libro è "Senza infamia e senza lode", non mi sento di consigliarlo come ho spiegato sopra, sono cosciente delle molte recensioni positive ma non posso negare i mille dubbi e perplessità che ho avuto durante la lettura di questo romanzo. In realtà, a mio avviso, non basta dire che il romanzo è poetico e indimenticabile bisognerebbe spiegare bene il perché, sono aperta al confronto con chi la pensa diversamente da me.






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ALI77 Opinione inserita da ALI77    27 Settembre, 2020
Top 50 Opinionisti  -  

DUE RACCONTI MOLTO DIVERSI

Ho trovato che questi due racconti brevi sono molto diversi tra di loro.
Il primo dal titolo "Il giardiniere dello Scià" è il resoconto del viaggio in Persia che un giardiniere inglese, Mr Burton, raccontò alla Gaskell e viene pubblicato nel 1852 nella rivista di Dickens "Household Words".
E' una sorte di riepilogo dell'esperienza dell'uomo alla corte dello Scià, del suo lavoro nel giardino dello stesso, degli usi e dei costumi del luogo, delle sue difficoltà nello svolgere il suo lavoro. Ci fa conoscere come viveva la corte, cosa mangiava e come veniva visto uno straniero.
Non mi ha colpito molto purtroppo, forse perché è una semplice "cronaca" di quello che gli è successo e niente altro.
Il secondo "La gabbia di Cranford", è il sequel del famoso romanzo Cranford, è stato pubblicato nel 1862 nella rivista "All the Year Round".
Questo secondo racconto mi è piaciuto molto di più del primo.
Qui ho ritrovato alcuni personaggi di Cranford, l'ironia e l'amicizia, il mondo femminile di questo piccolo paese che avevo lasciato qualche anno fa.
Tutto parte da un malinteso e da una questione per "sole donne" sulla nuova moda parigina, che farà sbellicare dalle risate il lettore, che in poche pagine, riesce a ritrovare l'atmosfera di Cranford, questo villaggio inglese inventato dalla penna della Gaskell.
Ecco come da un'incomprensione può nascere un fraintendimento che porterà non poco scompiglio tra le donne del paese,
Cranford è ispirato a Knutford, luogo dove la Gaskell visse con la zia materna dopo la scomparsa della madre.
Un racconto che arriva al cuore, con assoluta tenerezza e ironia.
Ho ritrovato in questo piccolo volume lo stile e la scorrevolezza della narrazione della Gaskell, che sto imparando a conoscere anche grazie alle sue opere minori.
Probabilmente il secondo racconto si apprezzerebbe ancora di più dopo aver letto il romanzo Cranford.
Un piccolo commento anche sull'edizione della Elliot, l'ho trovata curata, completa di prefazione e note alla fine del libro.

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Gli altri romanzi brevi o lunghi di Elizabeth Gaskell
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Gialli, Thriller, Horror
 
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    24 Settembre, 2020
Top 50 Opinionisti  -  

DUE THRILLER CHE SI INTRECCIANO

Per Irene Ochoa la vita è ormai insostenibile, non può più andare avanti così, Marcos l'uomo che ama, non è più lo stesso da quando un errore sul lavoro lo ha cambiato. L'uomo era un brillante avvocato e con la prospettiva di una carriera ricca di successi, purtroppo però ha gestito male dei clienti importanti e ha perso la credibilità nello studio dove lavora. Marcos, però in ufficio è sempre lo stesso; certo tutti lo evitano e ha delle mansioni semplici, ma ha mantenuto la sua dignità non lasciando la soddisfazione ai colleghi di vederlo in difficoltà. Be' a dire il vero, la dignità l'ha persa la prima volta che ha alzato le mani su Irene, ogni sera dopo il lavoro si presenta a casa ubriaco e la picchia.
Fino a che un giorno la donna decide di ucciderlo, è l'unico modo per salvarsi da lui, sa bene che prima o poi lui l'avrebbe ammazzata e inscena quello che sembra essere un incidente domestico.
"La paura appartiene solo a chi ha qualcosa da perdere" penso, "e io ho già perso tutto." Nè paura, nè speranza, nei suoi occhi c'era solo una profonda tristezza."
Questo ci viene raccontato nei primi capitoli, la storia mi ha subito coinvolta moltissimo, ho adorato lo stile dell'autrice e il suo modo di descrivere gli eventi e quello che provano i vari personaggi.
Però, quello che non mi spiego è il perchè la Lezaun, non abbia lasciato Irene come protagonista del romanzo e invece abbia chiaramente messo al centro della vicenda, il commissario David Vázquez.
Mi spiego meglio, è proprio David l'ispettore a capo delle indagini sulla morte di Marcos.
L'uomo oltre a risolvere questo caso, deve fare i conti anche una serie di omicidi violenti ed efferati, che stanno accadendo tra alcuni pellegrini durante il Cammino di Santiago.
La storia di Irene e di questi omicidi non sembrano avere un legame se non David, questa scelta per me è stata sbagliata, l'autrice dove concentrarsi di più su Irene.
Sinceramente, vedendo la cover e leggendo la trama, mi ero immaginata un'altra storia, ma non posso dire che non sia stata una lettura piacevole, anche se ho avuto delle perplessità.
Irene Ochoa, è una donna fredda e cinica, anche se capisce quello che ha fatto, non ha rimorsi e non si fa problemi a ottenere il suo scopo, cioè quello di farla franca.
"Quando aveva varcato la linea invisibile che separava la sua vita precedente da quella attuale?
Ho trovato forzata la storia d'amore tra Irene e David, non credo che questo sviluppo della trama sia così appropriato e mi sono chiesta perché Irene stia proprio con il commissario delle indagini sulla morte di Marcos, che lei stessa hai ucciso.
David, ci viene descritto come un uomo sulla quarantina, alto, magro, atletico, appassionato di sport e soprattutto single. Quando si trova davanti Irene per la prima volta, dimentica il suo ruolo di commissario e nota solamente quanto lei sia bella e in forma. La relazione tra i due penso sia la cosa peggiore del libro, priva di alcuna credibilità.
"Ma David non poteva permettersi distrazioni.Concentrazione e analisi erano le chiavi del successo, come aveva verificato tante volte nel corso della carriera."
Io non posso credere che Irene ne sia innamorata, ma quello che mi chiedo è questo: hai subito delle violenze atroci, non mi permetto di giudicare il tuo gesto perché non mi sento di farlo, ma dico riesci così in poco tempo senza problemi a fidarti di un altro uomo? Oltre al fatto che lui possa scoprire la verità sulla morte di Marcos.
David, non sembra essere un ispettore così brillante, gli manca quell'intuizione che lo farebbe diventare un bravo commissario, nonostante la lunga carriera alle spalle, mi chiedo come mai non abbia avuto sospetti su Irene. E poi lei come ha fatto ad inscenare tutto in maniera così precisa e accurata, cosa ci nasconde?
"Con un colpo di spugna sparirono la tristezza, il dolore, la paura e il rimorso. Valeva la pena affrontare tutto, se la ricompensa era godere anche un solo minuto di quella felicità."
Questo libro mi ha fatto riflettere molto, leggi la storia con la curiosità di scoprire cosa succede, l'autrice descrive ogni minimo dettaglio di quello che accade, ma sarebbe stato migliore se avesse continuato a parlarci solo della storia di Irene e non raccontandoci gli altri omicidi.
Effettivamente a pagina 60 circa, mi sono chiesta cosa si sarebbe inventata per andare avanti con la storia, perché fino a quel punto forse ci aveva già detto tutto.
Sarebbe stato interessante continuare a conoscere Irene e capire ancora meglio cosa c'è veramente dietro al suo gesto, cosa l'ha spinta a uccidere il marito, la donna da aspirante protagonista del libro viene relegato a comparsa a favore di David, che però almeno in questo libro non ne esce positivamente come personaggio.
Gli omicidi dei pellegrini occupano più spazio nella narrazione rispetto a Irene e la sua storia diventa marginale e resta in piedi solamente perché ha una relazione con David.
Di questo libro mi è piaciuto lo stile dell'autrice, che sebbene utilizzi dei capitoli lunghi non annoia il lettore, ma ho apprezzato di meno la scelta narrativa e l'aver relegato il personaggio di Irene a un ruolo secondario.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    24 Settembre, 2020
Top 50 Opinionisti  -  

UN THRILLER CRUDO E FREDDO

Il libro è diviso in tre parti, devo subito dire che la prima e la terza mi hanno sicuramente coinvolto di più rispetto alla seconda.
Questo thriller è degno del suo nome, è un mix tra l'investigativo e lo psicologico, con delle scene molto crude e non adatte alle persone molto sensibili e impressionabili.
Il romanzo si apre, con il ritrovamento in un capannone agricolo di un uomo sospeso a mezzo metro di altezza, con i piedi inchiodati, senza i genitali, senza la lingua e con le dita tagliate all'altezza delle nocche.
Una scena molto forte e sconvolgente, leggerla e immaginarla è sicuramente diversa dal vederla, ma è decisamente molto raccapricciante e l'autore la descrive senza mezzi termini.
L'uomo non è morto, infatti ad un certo punto tenta di urlare, lo trasportano in ospedale ma per lui non ci sarà nulla da fare.
Oltre a questo omicidio, ce ne saranno anche degli altri, molto macabri e impressionanti.
A indagare sul caso c'è l'ispettore Carl Edson, un uomo di cinquant'anni con una grande esperienza lavorativa alle spalle, è divorziato e ha una figlia sedicenne.
" Come se avesse perso la capacità di accalorarsi, o di provare un'intensa sensazione di gioia,di rabbia bruciante di fronte alle ingiustizie o di dolore e nausea davanti alle indiscrivibili crudeltà che si era trovato ad affrontare nel corso della sua esistenza; restava solo il disicanto."
E poi c'è Alexandra Bengtsson, una giornalista di cronaca nera, sempre alla ricerca di uno nuovo scoop da scrivere nel giornale dove lavora, il suo capo la sprona a scoprire e a cercare più informazioni possibili prima degli altri mezzi di stampa.
Il libro si concentra più sul caso da risolvere e su come si svolgono le indagini che sulla vita privata del protagonista o dei suoi collaboratori.
La prima parte è stata molto coinvolgente, non riuscivo a staccarmi dalla storia, mi ha appassionato e non mi sono annoiata a seguire le indagini.
I capitoli brevi, la narrazione serrata e la costante paura di ritrovare un altro particolare macabro o un altro cadavere mutilato, sicuramente sono degli elementi che tengono alta la tensione del lettore. I colpi di scena ci sono fino alla fine, tanto che l'ultimo non me lo aspettavo proprio, e ho esclamato un "wow" che di solito faccio fatica a pronunciare.
Il punto debole è la seconda parte, se nella prima il punto di vista era quasi esclusivamente di Carl, con dei capitoli in corsivo dove il POV era dell'assassino, la seconda parte è narrata da un'altra persona di cui non dirò il nome perché rischio di fare spoiler.
Però posso dire che questo cambio di prospettiva non me lo aspettavo proprio e forse ha penalizzato il mio giudizio finale, non ho capito questa scelta dell'autore, ma la rispetto perché forse ci voleva far vedere la storia da un'altra angolazione.
La descrizione delle mutilazioni e di quello che è successo a questi cadaveri è molto accurata, e il linguaggio che l'autore utilizza è molto diretto e crudo.
La vita personale del protagonista è solo accennata e questo per una volta l'ho trovato un aspetto positivo, alcuni thriller contemporanei tendono a lasciare molto spazio al contorno e non alla risoluzione del caso.
L'ambientazione così fredda e cupa di Stoccolma contribuisce ancora di più a rendere la storia macabra e misteriosa.
Il finale l'ho trovato interessante e inaspettato, la scrittura dell'autore mi ha coinvolto e appassionato e credo che ormai sia una fan degli autori scandinavi o di quelli nord europei.
L'autore ha scritto un altro libro con protagonista Carl Edson, che sarebbe la sua seconda indagine, quindi speriamo che presto possa leggere anche quest'altro romanzo.
Un thriller che finalmente posso consigliare senza troppi dubbi, anche se a un lettore che si approccia a questo genere non gli direi di iniziare da un libro così "forte".
E' l'ideale per i thriller addicted che amano le ambientazioni cupe e fredde.

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Romanzi storici
 
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    23 Settembre, 2020
Top 50 Opinionisti  -  

LA VERA STORIA DELLE VITTIME DI JACK LO SQUARTATOR

Chi sono veramente le vittime di Jack lo Squartatore?
Da decenni tutti si concentrano sullo scoprire chi fosse davvero questo serial killer, ma chi furono veramente le donne che ha ucciso?
Solo delle meretrici?
Delle donne dissolute, ai margini della società?
Ma perchè ancora oggi, sebbene solamente due delle cinque praticarono il mercimonio, si considerano ancora delle prostitute?
Forse per alleviare la colpa dell'uomo e far passare queste donne per prostitute era il modo più semplice, come per giustificare il suo gesto criminale?
Visto che erano delle fallen woman non valevano niente e dovevano essere punite?
Dopo aver letto questo libro di non fiction misto a saggio storico, posso affermare che non erano prostitute ma delle donne con persone e famiglie a cui importava della loro esistenza, alcune erano istruite, erano delle moglie, delle figlie, delle madri ma soprattutto delle persone a cui dovrebbe essere dato il dovuto rispetto e un ricordo dignitoso.
Questi erano i loro nomi:
Mary Ann -Polly- Nichols
Annie Chapman
Elizabeth Stride
Catherine- Kate- Eddowes
Mary Jane Kelly
Il libro non ci parla di come sono morte le donne, ma della loro vita prima del 1888, degli errori che hanno commesso, della loro infanzia, della loro dipendenza dall'alcol o delle loro scelte sicuramente non in linea con il modello vittoriano di donna perbene.
Perché l'assassino viene studiato di più delle vittime?
E' stato comodo per decenni pensare che fosse solo delle meretrici ora però sappiamo la verità e finalmente qualcuno ha scritto un libro dedicato a loro e ha riportato alla luce la loro storia e il loro ricordo.
L'autrice ha uno stile narrativo così affascinante che nonostante le molte informazioni che ci vengono date, sul contesto storico dell'epoca, non riuscivo a staccarmi dalla storia, volevo sapere di più, volevo capire.
"A prescindere dalle colpe, se una moglie lasciava il marito il fallimento era suo.[...] Aveva il dovere di «restare al fianco» del marito e di non trascurare o abbandonare i figli."
Le prime quattro donne furono uccise per strada e avevano tutte superate i 40 anni, mentre l'ultima fu l'unica a dichiarare apertamente di praticare il mercimonio e fu uccisa nella sua camera da letto ma non aveva che 25 anni.
"L'abbandono della famiglia la rendeva inadeguata, immorale, un modello di femminilità distrutta. Separandosi dal marito, si gettava tra le braccia della povertà e di ulteriori umiliazioni."
Quando la donna non aveva un marito, conviveva, lasciava la famiglia, aveva un figlio illegittimo, era considerata una fallen woman, anche se non era una prostituta e non praticava il mercimonio. Ma non solo, anche chi non aveva una fissa dimora, una vagabonda o una nomade, chi era dedita all'alcol, chi si rendeva ridicola e molesta in pubblico perché ubriaca era considerata tale. Io e Valeria, siamo rimaste sconvolte da come l'alcolismo fosse molto comune all'epoca, anche tra le donne.
Le donne che non avevano la protezione di un uomo, non avevano credibilità, né una sorta di difesa nei confronti della violenza e delle umiliazioni e non aveva nessuna prospettiva verso un futuro migliore.
Erano delle donne, delle madri, delle figlie, delle moglie, delle sorelle, degli esseri umani che la vita ha portato a compiere delle scelte difficili ma sono ingiustamente ricordate solo come delle prostitute.
Quindi consiglio assolutamente la lettura di questo libro, soprattutto a chi è un appassionato dell'epoca e vuole sapere veramente chi erano queste donne.

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Letteratura rosa
 
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    23 Settembre, 2020
Top 50 Opinionisti  -  

UN LIBRO DA EVITARE

Dopo aver finito questo libro mi è rimasta una brutta sensazione, come quella di aver sprecato il mio tempo, a leggere una storia vuota e priva di alcuna emozione.
I primi capitoli partono bene Isabell, è la protagonista della storia, è stata lasciata dal suo fidanzato Alex, ha perso il lavoro che amava e negli ultimi mesi sta affrontando una vera e propria crisi, che si accentua quando scopre che l'ex si è rifatto una vita con un'altra donna.
"E così ora, a un anno di distanza, sono seduta qui, da sola, al caffè e sorseggio un cappuccino che non è buono neanche la metà di quello che Alex riusciva magicamente a creare con la sua macchina."
Isabell è una ragazza che soffre molto, vive nel rimpianto di una storia che ormai è finita, per lei Alex era molto importante e voleva costruire una famiglia ma non ci è riuscita.
Un giorno legge un annuncio che la incuriosisce, una famosa scrittrice Mitzi Hauptmann, cerca un'assistente dattilografica per scrivere le sue memorie.
"Ancora oggi credo che non esistano conversazioni più belle di quelle sui libri, perché chi parla della lettura, parla sempre anche di sentimenti, parla di sé, anche se apparentemente si tratta solo dei personaggi di un libro."
Isabell risponde all'annuncio e quando viene assunta parte per Capri, città dove la scrittrice vive.
E qui inizia il lento declino del romanzo, la prima cosa che mi ha dato fastidio è come ha descritto gli italiani, l'autrice ha dei pregiudizi nei nostri confronti e sicuramente di italiani che ne ha conosciuti ben pochi. Non è che se vuoi ambientare il libro in Italia, scrivi una serie di cliché banali e privi di alcun fondamento, dovresti informarti meglio prima.
Nel corso della narrazione ci sono delle scene assurde, tutto è troppo veloce, i personaggi cambiano idea dopo un secondo, si innamorano alla velocità con la quale bevono un caffè e non c'è stato da parte dell'autrice nessun approfondimento psicologico, nemmeno per la protagonista, Isabell.
La ragazza soffre molto perché probabilmente non potrà diventare madre, nella precedente relazione ci aveva provato, ma ha dei problemi, seppur umanamente mi dispiaccia per lei, anche questa parte viene banalizzata dall'autrice. La Sternberg non riesce a dedicare la giusta attenzione a questa tematica così delicata, se ne devi parlare così approssimativamente, era meglio non inserire questo argomento.
Mitzi è un personaggio che poteva dare molto al libro, speravo che nel suo passato ci fossero molti segreti da svelare, ma anche qui la sua storia risulta semplice e priva di colpi di scena.
Isabell andando avanti nella narrazione non subisce un'evoluzione, cambia sì ma in peggio, diventa quasi sciocca e ingenua, sembra abbia quindici anni e non trentacinque, lo notiamo sia nei dialoghi che nelle azioni che compie.
In questa storia tutto è troppo facile e semplice.
Lo sviluppo della trama in alcuni punti è veramente imbarazzante e la protagonista dà sfoggio di quando sia superficiale e rincorra un'ideale di amore che non esiste.
E' un libro pieno di clichè, i dialoghi sono frivoli, le scene quasi surreali, ma l'autrice che cosa pensava quando stava scrivendo questa storia? Che noi lettori siamo degli stupidi?
Se la quarta di copertina potrebbe suscitare l'interesse del lettore, la trama è sviluppata male come se l'autrice non avesse idea di quello che stava scrivendo.
E poi scommetto che lei non c'è stata a Capri, manca anche la descrizione dell'ambientazione, potevamo trovarci anche in un altro paese poco cambiava. Un accenno al luogo dove Isabell si trova avviene a pag .167, ma direi che è sicuramente troppo poco.
Il libro si legge velocemente, ma non succede nulla di così emozionante, l'idea di partenza era buona ma è stata sviluppata in maniera pessima.
Un vero disastro, le poche difficoltà si risolvono subito, questo libro possiamo definirlo come un'enorme bolla di sapone, che con un piccolo tocco scoppia non lasciando nulla al lettore.
Non consiglio assolutamente la lettura, passate ad altro anche se vi piace il genere rosa, perché sono sicura che, anche chi ama il romance, ne rimarrebbe deluso.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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2.0
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2.0
ALI77 Opinione inserita da ALI77    22 Settembre, 2020
Top 50 Opinionisti  -  

IL PASSATO A VOLTE RITORNA

La protagonista del romanzo è Louise Williams, che riceve un'email strana, Maria Weston vuole stringere con lei l'amicizia su Facebook, ma la ragazza è morta venticinque anni prima.
Louise può rifiutare la proposta e andare avanti con la sua vita, invece la accetta chiedendosi se per caso Maria sia ancora viva.
In più, riceve la notizia che ci sarà una rimpatriata della sua classe, l'idea di rivedere i suoi ex compagni di scuola non la fa impazzire, in particolare, Sophie, la sua migliore amica dell'epoca.
L'ipotesi che Maria possa essere ancora viva è molto difficile, ma Louise pensa invece che lei lo sia, è spaventata all'idea che esca fuori la verità su quello che è successo prima del suicidio della giovane. A scuola Maria era l'ultima arrivata e Louise e Sophie le hanno reso la vita impossibile.
Louise, durante il liceo, era succube di Sophie voleva essere come lei, entrare nel cerchio delle amicizie che contano e non essere esclusa, anche se questo comportava fare delle cose sbagliate,
"Facebook offre un'immagine idealizzata della vita, lo so. Una versione migliore e edulcorata per mostrare al mondo ciò che vogliamo che veda."
Nel corso della narrazione conosciamo Louise, che non riesce a perdonarsi di aver divorziato dal marito Sam, per lei la separazione è vista come un fallimento. Nella sua vita le rimane il figlio Henry, il lavoro e l'unica amica che ha Polly.
Alcune volte vorrebbe tornare con il marito, quando si incontrano per il figlio, lei subisce ancora il suo fascino e pensa a quanto potevano essere ancora felici assieme.
"Quando arriverà al punto in cui non potrà più ferirmi, quando le sue parole mi scivoleranno addosso senza toccarmi."
Louise da adolescente ha commesso molti errori, è quello più grave è sicuramente quello di voler essere come la sua migliore amica Sophie. Invece di trovare qualcuno che la accetti per quello che è e che non cerchi di cambiarla, rimane imprigionata in un'amicizia sbagliata che porterà soltanto dei guai.
Louise viene pedinata, qualcuno entra in casa sua, riceve dei messaggi di Maria e capisce che qualcuno la sta osservando, sa dove va, cosa fa e con chi si incontra.
"Quando ti lasci qualcosa alle spalle pensi che non ritornerà.Che sia finita. Ma non puoi liberarti di te stesso. Quello che sei resta con te per il resto della vita."
Fino a che la storia non arriva alla rimpatriata, più o meno a metà libro, prima però non succede poi molto, la suspense e il ritmo sono molto bassi e c'è più una sorta di racconto dei tempi della scuola e del passato di Louise.

In generale, in questo libro ho trovato pochi colpi di scena, alcuni prevedibili, ma pensavo che ci potesse essere qualcosa di più attorno alla trama.
Louise resta un personaggio che non brilla di luce propria, anche se in alcuni momenti posso capire cosa prova, lei non riesce ad uscire e a far vedere la sua vera personalità.
Il thriller si regge su poche cose che vengono portate allo stremo, pagine e pagine dove non c'è poi molto da dire.
Ho anche fatto fatica a continuare perché lo sviluppo della trama in alcuni punti, non mi ha entusiasmato.
Louise è una donna fragile, che rimane ancorata al passato, alle paure che si porta dietro dal liceo, ancora oggi si manifestano dopo la separazione dal marito, ma pensavo che ci fosse una maggiore indagine psicologica da parte dell'autrice, che però non ho trovato.
Peccato la trama sembrava interessante ma ancora una volta i pochi colpi di scena e il ritmo lento della storia non mi hanno convinto.
Un thriller che non lascia molto al lettore, se non, la sensazione di una storia già sentita e già letta.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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2.0
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2.0
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    22 Settembre, 2020
Top 50 Opinionisti  -  

"Non ho più una vita: ho solo tempo"

L'idea di partenza può sembrare, anzi è sicuramente diversa da solito, la voce narrante è quella di Lisa Evans, un fantasma che continua a vagare nella stazione in cui lei è morta, precisamente al binario sette.
Cosa la trattiene?
Sono passati ben diciotto mesi da quando il suo corpo è finito sotto un treno, è stato un suicidio o qualcuno l'ha spinta?
Ora è successo di nuovo, un uomo sulla sessantina è stato travolto da un treno.
Le prime pagine ci presentano la protagonista, Lisa, un fantasma che osserva quello che accadde alla stazione, non sappiamo bene cosa le sia successo, questa premessa l'ho trovata davvero interessante.
"Non ho più una vita: ho solo tempo"
Poi però la narrazione si sofferma su alcuni personaggi secondari, forse anche troppi, ma credo non necessari e nemmeno funzionali alla storia di Lisa e di quello che le è successo. Quello che a me interessava fin dall'inizio era scoprire cosa fosse accaduto a Lisa, perché il suo spirito era ancora in quella stazione, come mai lei sia morta lì.
L'autrice pensa bene di accontentarmi dopo ben 130 pagine, infatti mi stavo chiedendo quando si sarebbe decisa a raccontarmi la storia di Lisa.
Lisa è un'insegnate di 35 anni quando conosce Matthew, 31 anni medico, un uomo apparentemente perfetto, tanto che dopo poche settimane che si conoscono, decidono di convivere.
Matt, come lo chiama Lisa, a me è sembrato strano fin dall'inizio, troppo premuroso, troppo gentile, troppo passionale, c'era sicuramente qualcosa di non chiaro in lui.
Matthew fa passare Lisa per una fidanzata gelosa e ossessiva, quando invece è lui ad avere dei problemi relazionali, si offende del comportamento di lei, del fatto che abbia degli ex fidanzati, delle amiche che le vogliono bene.
Si lamenta del ritardo di lei, di quanto lei non capisca che il lavoro di medico sia molto importante ma anche stressante, di come i suoi turni lo stanchino molto. E quante volte lo ripete!
Quello che sostiene il ragazzo e che fare l'insegnante sia un lavoro semplice, non ci si scontra con la realtà della vita, lavorare su storie inventate non è assolutamente paragonabile al lavoro di medico. Matthew si stupisce del fatto che Lisa si mostri così poco sensibile verso il suo lavoro, di quanto lei sia gelosa di tutte le donne che in ospedale gli girano attorno, invece di concentrarsi su quello che può far stare bene lui.

"Io non dissi niente. Come capita a quasi tutte le donne, nessuno mi aveva insegnato a reagire a un complimento con qualcosa che non fosse un'autocritica."

Lisa, lo ripete spesso, lui non l'ha mai picchiata, ma ha fatto una cosa ben peggiore ha usato le parole per aggredirla e per ferirla.
La violenza psicologica è più terribile di quella fisica, Lisa è completamente plagiata da Matthew e non riesce a troncare la loro relazione.

Matt umilia Lisa, viola la sua privacy, conosce la password del suo cellulare, la isola dai suoi affetti, nella sfera privata e intima, ha dei comportamenti un po' strani che avrebbero potuto mettere in allarme la donna fin dall'inizio.
Il tema che viene trattato della violenza psicologica è sicuramente interessante e ben descritto ma avrei preferito che l'autrice si soffermasse solo sulla storia di Lisa e Matthew e non divagasse raccontando le vite di altri personaggi che non centrano nulla, o poco con i protagonisti.
Sembrava di leggere due libri in uno ma non collegati tra di loro.
Questa lettura è stata per me, veramente noiosa, la narrazione scorreva lenta e mi aspettavo qualche colpo di scena che non è arrivato.
Credo che il grande difetto di questo libro sia proprio la costruzione dei personaggi e in particolare Lisa, è sua la voce narrante che ci accompagna per tutto il libro, sono i suoi occhi e i suoi ricordi che ci fanno proseguire nella lettura, ma l'anello debole è proprio lei. Non riesce a coinvolgere il lettore, lo annoia e anche verso la fine si spera di raggiungere un obbiettivo, che la sua storia arrivi ad una conclusione soddisfacente, per dare giustizia alle violenze che ha subito.
Il lettore aspetta e spera in qualcosa di meglio, ma nel frattempo si addormenta.(ahahah).
I capitoli li ho trovati anche troppo lunghi e il romanzo è diviso in sette parti, alcuni divisioni non le ho proprio capite, mi sembravano più una fine capitolo che la conclusione di un "argomento".
Questo romanzo non lo definirei un thriller, né un noir, né un paranormale perché a parte il fatto che la protagonista Lisa sia un fantasma, non c'è niente altro di questo genere.
Non lo saprei classificare, forse un libro che affronta una tematica molto attuale come la violenza psicologica e che sfocia in un evento drammatico.
Il buono di questo romanzo è proprio il tema della violenza domestica e quella in generale contro le donne, ma la narrazione e il personaggio principale non trasmettano nulla al lettore, che alla fine è dispiaciuto perché poteva leggere qualcos'altro di meglio.

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